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Full text of "Felsina pittrice: vite de pittori bolognesi : alla maesta christianissima di Luigi XIIII re di Francia e di Navarra il sempre vittorioso"

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in  2011-withfunding  from 

Research  Library,  The  Getty  Research  institute 


http://www.archive.org/details/pittricevitedepi01malv 


F  E  L  S  I  N  A 

PITTRICE 


F  E  L  S  I  N  A 

PITTRICE 

VITE 
DE  PITTORI  BOLOGNESI 

ALLA  MAESTÀ  CHRISTIANISSIMA 

LVIGÌ"  XIIII 

RE  DI  FRANCIA  E  DI  NAVARRA 

IL  SEMPRE  VITTORIOSO 

CON  SAGRATA 

DJL  CO.  CJR.LO  CESARE  MALVASIA 

FRA   GELATI    V  ASCOSO. 

Diuifa  ìxi  duoi  Tomi  *,  con  Indici  in  fine  copiofiffimf. 

TOMO     PRIMO 

Che  contiene  la  Prima >  Seconda,  e  Tjerza  Parte» 


IN    BOLOOMA,    M.  DC.LXXVIII. 


Per  TErcdc  di  Domenico  Barbieri.  Con  liceoza  de'  Superiori. 

Ai  ÌHfti*nZa  di  Git.frattteft»  DauÌc*  ,  dttt*  ti  Turrino  , 


SI  RE 


.  .  -- - — "T— ^--^^  L  SOLE  I  umlnoiò  del- 
le Voiire  Uiorie  efce  I  *  ascosa  mia  serpe  5  ne 
pm  GELATA  qual  prima  ,  a  que  '  benefici  raggi, 
che  già  tutto  avvivano  il  Mondo  ,  di  cfporre  i 
primi  Tuoi  parti  umilmente  tenta,  e  Ci  affida.  So- 
no quefti  della  Dotta  i  elsina  (  che  cangiando  ta- 
lora la  Penna  in  Pennello  ,  feppe  nella  Pittura-, 

farli 


farfi  dir  parimente  Madre ,  e  Macftra  )  le  anti* 
che  gefta,  e  le  Iodi  :  le  vite  ,  dico  ,  di  que'  bo. 
LOGNESi  PITTORI ,  ch'eftioti  ancora ,  mai  meglio , 
che  al  frequente  ,  e  lieto  rimbombo  delle  Vit- 
torie ,  ali  *  incontraftabil  Valore  della  M.  V. 
così  famigliari ,  e  dovute,  non  potevano  fu  quelli 
fogli  riforgere  :  Poiché,  le  allo  ftrepitofo  fragore 
delle  Belliche  Trombe  ,  e  de'  Guerrieri  Orical- 
chi non  perdono  (con  prodigio  inudito)  Tufo  pa- 
cifico de 'loro  degni  elercizii  le  più  beli'  Ani ,  e 
le  Scienze  dalla  fìiblime  Voftra  premura,  e  Real 
Munificenza  avanzate  in  Parigi ,  e  protette  j  ben 
polfono  fperare  ancor  quefte  d'un  clementifTimo 
/guardo  della  M.  V.  1  '  ineffabile  Grazia  ,  folita 
di  moftrarfi  talvolta  alle  dipinte  maraviglie  de* 
Puffini,  e  de 'Bruni ,  primi  lumi  di  cotefta  Reale 
Accademia  ,  cortefemente  inclinata  ,  e  profufà- 
mente  propizia.  Cosi  corag^iofamente  fpera-j, 
ed  umilmente  £ipp]ica  di  quello  picciolo  tributo 
Pittorico  l'oblatore  divotiliimo,  che  non  fapen- 
do  a  sì  fùbiime  forte  colorir  le  Tele  ,  verga  al- 
meno per  efle  le  Carte  j  e  impedito  da'  fuoi  to- 
gati ritegni  di  fpargere  in  fervigio  della  M.  V. 
(come  il  già  fuo  Cugino)  il  fangue ,  ver/a ,  a  trat- 
tenimento erudito  de'Voftri  favoriti  Apelli,!'  in- 
chioflro ,  che  non  ofa  per  bora  co*  più  generofi 

ca- 


caratteri  alzarfi  a' già  premeditati  eccel/I  encomii 
di  vn  così  Saggio,  e  Prode,  di  vn  così  Potente, 
e  SEMPRE  VITTORIOSO  Monarca,  a 
cui  proftrato,  profondamente,  e  divotamcnte 
s'umilia,  e  s'inchina 

DI  V.  M.  CHRISTIANIS& 


Carlo  Cefare  Malvafìa. 


PER  LO  RITRATTO  PREZIOSO 

DEL  RE  CHRISTIANISSIMO 

MANDATO  IN  DONO  ALL'  AVTORE 

DA     SVA     MAESTÀ 

In  fegno  di  gradimento  della prefènte  Opera  Dedicatale 
ma  rapito  alS^orrtere^  che  lo  portatta» 


Qi" 


Al  Rapitore. 

Vale  inglufto  desìo  >  qual  cicco  affetto 
In  rapir  qucll'  Imago,  empio,  ti  aflàlc? 
Come  nel  tuo  penfier  nulla  prevale 

A  r  efccrando  ardir  tema,  ò  rifpetto? 


Come  non  preveder  nel  Regio  Afpetto 
L  '  ira  à  me  gloriofa ,  à  te  fatale , 
Quando  pur  vuoi,  che  preziofo,  e  tale, 
Qual  r  ho  nel  cor,  non  mi  fi  veda  in  petto? 

Deh  ferma,*  e  pria  del  (àcrilegio  orrendo. 
Mira  il  Volto  Real,  che  il  maggior  dono 
E'  fol  per  me  nel  lavoiio  ftupendo: 

Che  afcolterai  di  quefte  voci  il  tuono» 
Pria  che  te  tocchi  il  fulmine  tremendo: 
Non  mi  toccar,  che  di  LVIGI  io  fono. 

L'Àtétwè* 


\ 


PER  LO  SECONDO  RITRATTO 

Doppiamente  circondato,  e  /opra  coronato 
ai|groffifsimi,  e  fceltiffimi  diannanti , 
replicato  d'  ordine 

DI     SVA     MAESTÀ 

ALL'AVTORE 
E  prcfagito  dalle  prima  donategli  famofeStsmpc  Reali 

DEL    SIC.    LE    BRVN 

Cmtn.mtmi  U  gefl»  d' ALESSANORO  MAGÌiO. 


P 


Vr  giunfè  al  fin  quel  (bfpfrato  giorno, 
Ch'ogni  nube  di  duol  cangia  in  fercnoj 
Che  non  raen  che  di  gemma  il  petto  adorno  > 
Vuol  eh  '  io  porti  di  gioia  il  cor  ripieno . 

Ecco  il  VOLTO  RE  AL  fplender  non  meno    ^ 
Del  fuo  sì  ricco  Adamantin  contorno ì 
Onde  meco  I  '  ammiri  il  Patrio  Reno, 
Del  Fato  ad  onta,  e  de  l'Inuidia  à  (corno. 

Sì  sì,  per  Voi,  (àggio  Le  Brun,  mi  accade. 
Che  il  rio  cafo  introdotto  al  Regio  Trono, 
Nel  magnanimo  RE  trovi  pictade. 

Prefiighc  fur  le  voflre  Carte,  e  fono. 

Ove  Poro,  da  un  Regno  a  1'  hor  che  cade, 
Ha  da  Aleflandro  un  novo  Regno  in  dono. 

L*  Autore. 


APPROBATIONES. 

SufradiBum  opus  [cuitìtulus  efl  FcJflna  Pittrice)  nj'tdi  cumìngen- 
ti  gaudio -i  (^  pertjuam  diHgennfsimè  prò  '"oirthus  perlujìrauii 
cntnq'ì  nihil  tn  eo  ìwhi  c€curre>tt 5  <z>e/  ììdei  Catholtca  dogmati" 
huty  'zel  momm  honejìati  aduerfum^  fed  omnia  omni  ex  parti 
digms  luculranonéus ,  plurimaq;  eruditione  exmdantiail^fittj-' 
dem  jitdBoris  y  Frtìuq.  ex:fìimat'wm  auam  maxime  prefutura i 
idcirco  non  modo  ty^is  dtgnijsiwum  exifìtmo ■^'x^trumirct quam^ 
primum  luci  mandctur  ^e^Sy  ad  quosfpeBaty  enixe  precor» 

Bgo  D.  Caroius  Gorrams  'Bofìon.  Pamtemtarice  TteBor  pr«  Emi-' 
nentijs.  (^  Timetendifi.  O.Cardmah'Bonumpagm  'Somni.e Ar- 
chteptjco ,  ^  Principe. 

£luculratifsimum  opus  hoc  Comitts  Caroli  Ccjaris  Afaluajì<e  Me* 
t)cpolttan,«'Bononien(ìs  tcclefu  Canonici -i  nuncupaturn  Felfìna 
Pittrice)  oucroIeVite  de' Pittori  BoIogncfi>  /«/?»  Heuerendif 
fimi  Patris  Adagtjln  F.  Sixti  Cerchìj  Jnqwfuoris  Ceneralts  'Be- 
nonice  njidt^  (gr  nthtl  Fidei  Catholica  >  aut  optimis  MoribHS  reptf 
gnans  reperi  :  ideoqì  7  ypis  imprimi  pojjè  cenjèo 

Bgo  Vakrius  de  Zanis» 

Attenta  pr^dicìa  attejìatione  Imprimatur. 
F.  Sixtus  Cerchius  Intjmjìtor  GeneraHs  ^onom<e  (^c. 


PITTORI 

De* quali  fi  tratta  in  quefto  Pnmo  Tomo.^ 

C/i  altri-,  0  leggiermente  tocchi y  o  incidentemente  nominm  ,y?  vitro* 
mranno  nelì  'mdtce  de'  Pittori , dtfpofli  per  a/ia  de  'loro 
Cognomi  y  in  fne  del  Secondo  Tomo, 

A  D 


Amico  Arpertini.  Pagina    14T, 

142.  Sic. 
Agoltino  Carracci,  557  3^8  &c. 
Annibale Carracci.  357  358  •l'c. 
Antonio  Carracci.  517.  518   kc. 
Antonio Scaluati.  527.528.dsc. 
Aurelio  Paifcròcti.  239. 


B 


Baldaflar  Croce.  5  2 8  529.  &c. 
Bartoioitico  Bagnacaudllo.  133. 

134.&C. 
Bartolomeo  Cefi.  317.318  Scc. 
Bartolomeo  Pallerotti.  238.  238. 

240. 24  (.&C. 
Benedetto  Bocadiinpo.  33. 


C 


Camillo  Procaccini  ,  il  Senioro. 

275.  277  &c. 
B.  CATTERINA  de' Vigri.  33. 
Cefare  Aretufi.  331.332.  &c. 
Ccfare  taglione,  ^^g.  340.  &c. 
Chnftoforo  da  Bologna.  25. 


Dir»nifìo  Caluart ,  detto  Dionifio 
Fiammingo.  249.  250.  &c. 

Domenico  de  gli  Aaibrogi.  543. 
544,  Scc. 

Duiiìcnico  ribaldi.  200.  201, 


Emilio  Sanonanzi.  300.  jor.  8rc. 
Ercole  Procaccini  >iKSenjore.2  7^. 
Ercole  Piocaccini  >  il  luniore.  285?, 
290. 


Franco  fco  Brizio.  535.535.  Scc. 
Franco  Bologncfe.  14.  15* 


Gabrielle  Ferrantini.  iSé.xCj, 
Gafparo  Pallerotti.  239. 
Giacomo  Francia.  55.  55.57. 
Giacomo  R  panda,  ò  Ripranda.34,"' 
Gio.  BaftiftaBagnacauallo.  141. 
Gio.BattiftaBercufio.258.259.àc. 
t>  Gio. 


Gio.  Battifta"  Creiiiónìni,  297. 

298.  &c.  i, 
Gio.  Battifta  FioritiK  33%- 336. 
Gio.  Francefco  Bezzi.  203.204. 
Gio.  Maria  Chiodarolo.  58. 
Gio.  Paolo Bonconti.  573.574.&C. 
Girolamo  Mattioli.  233. 
Giulio  Bonalone.  74. 75.  &c. 
Giulio  Francia.  55.  55. 
Giulio  Morina.  233. 254. 
Giulio  Cefare  Procaccini.  275. 

27<5.  &c. 

Guido  >  r  antichiflìmo.  8^. 
Guido  A/pertini.  145. 1^6^ 


l 


Iacopo  Auanzi.  17.  18.  &c. 
Innocenzo  Francucci.  1 45. 1 47. &c. 
Innocenz  o  Tacconi.  571.572. 


M 
Manno.  14. . 
Marcf» Zoppo.  34.  3  j. 
Michele  di  Matteo.  32. 

N 

Nicolò  deir  Abbate.  153.154.&C. 

O 

Odoardo  Fialctti.  207.  2  oS.&c . 
Orazio  SaiDacchini.  207.  208.  &c. 
OttauianoMafcherinj.  204, 205. 


p.  f.  7.  8. 

Pellegrino  Tibaldi.  16^.  lóó.Scc, 
Pietro  Fucini.  565.  564.  &c. 
Pietro  cJ  t' Lianori.  31.32. 
Profpero  Fontana.  215.216.  t&c. 


Laranzio  Mamardi.  57(5.  577. 
L.iuinia Fontana,  zi 9.  220.  &c. 
Leonardo  Ferrari.  $60.^61. 
Lippo  Dalmafio.  25. 2  5.&C. 
Lodouicp  Carracci.  357.358.  &c. 
Lorenzo  da  Bologna.  16.  ij. 
Lorenzo  Corta.  58.  59.  &c. 
Lorenzo  Franchi.  293.  294. 
Lorenzo  Pifanelli.  350. 
Lorenzo  Sabbat ini.  227. 228.  &c. 
Lucio  Maffari.  551.552.  &c. 


Simone  da  Bologna.  17.  18.  &c. 

T 

*  Timoteo  Vite.  54.  55. 

V 

Ventura  da  Bologna.  8. 1 1. 
Vrfb.  8.9. 1 1. 


DEL. 


DELLA 


F  E  L  S  I  N  A 

PITTRICE 


PARTE    PRIMA. 


JSCEPTROQJE    DECORA 


FA 


PICTVRA  ARS  Q^VONDAM  NOBILTS 

TVM    CVM    EXPETERETVR 

A   REGIBVS 

POPVLISQVE    ET  ILLOS  NOBILITANS 

QVOS  ESSET  DIGNATA  POSTERIS 

TRADERE. 


PREFAZIONE 


■e' 


E  mai  in  cdcv.n  tempo  fi  rejè peri  oìiofò  alla  riputazione  dt 
hegV  ingegnili  cimento  della  Stampa ,  egli  e  nel  noftro 
Secolo  j  dalla  copta -^  e  T'arietàdi  tante  curio/e^  (e^eru" 
dite  Lt  ttttre  non  men  naufèato ,  che  [atollo ,'  onde  pojjk 
hen  creder jì.^  che  col gujlcx-nmerfaley  m  tanta  doui' 
zìa  ftiooliatO',  oggi  pm  che  mai  albino  anch' efsi  i  L'hri^  o  la  loro  dif- 
grazia y  ò  la  lor  firte.    Quindi  e  y  che  riflettendolo  più  <-uolte  a  aue' 
moki  fcritti^  che  in  T>arit  generi  mi  trouo  Jìhtccherati ,  ho  finalmente 
rifoluto  dar  mano  per  hora  alle  P  ite  de  '  Pittori  'Bolognefl  j  come  che 
GHeJìa  così  lieue  anche  fatica  in  raccoglier  filo  ,  e  traflriuer  notizie, 
mtella  efjtr  poffa ,  che  più  accetta ,  e  gradita ,  mi  renda  benemerito  di 
wn'  Opera  ^  fiatami  più  di  pajjàtempo ,  che  di  applicazione ,  traendone 
la  fìeka  forje  lode  ^  e  i  applaufi  ,  e  ho  firn pr e  'udito  darfl  al  Vafiriy 
al  Tiidclflt  al  Lomazsj  •>  alTiorghini^  e  jtmili  i  ne  difperando  ad  efsa 
mella  fortuna  y  alla  quale  ^'edefi  tanto  auanzata  oggi  la  Pittura  ^  pro^ 
tetta  maffimey(^  efaltata  dalla  fidlime  dilettazione  ,  e  ^eal  munifi- 
cenza del  2c£  CHR/STJ^iWòSI/yiO.  y:  Ila  per  fine  i  che  farà  mai  f 
Ciò  che  non  auro  meritato  nel  comparire  in  campo  tollerakle  almeno 
ficrittore ,  ì  auro  guadagnato  in  moflrarmi  alla  Patria  indejejfi  inda-- 
patore ,  lafciandomi  finalmente  perfiiadere  ancora  dalle  comuni  ifian^ 
Z^  ad  aé>l>:indonar più  tofìo  alle  fiampe^  cosi  ficompofle  -y  e  mal  rajfaz^ 
Zanate  quefle  Pittoriche  Aiemorie  -y  che  più  difierirne  la  pahhlicazione-i 
a  fola  cagione  di  quel  compimento  y  e  di  quella,  ap^iufiatura  j  che  ad  ogni 
modo  l' ozio  flejjo  y  alla  remfione  y  ^  al  ripulimento  delle  già  dette  più 
fraui  materie  defiinato  >  non  mi  lafiiarebbe  dar  loro . 

Per  intelligenza  dunque  y   e  nsctjjaria  antecedente  informazione 
di  ejie  y  njc^lio  che  tufitppi)  o  cottefi  Lettore  j  che  non  firmo  co- 

" > 


Jay  che  non  fa  appoggiata  a  fonda?nenti per  lo  più  ficurì^  e  'Z'eri.  O 
l'auro  <-vediitoio  mede/imo,  e  praticato  di  fatte,  o  farà  relazione  del- 
lo jìefoy  al  quale  auuenne  ciò  che  Jì  racconta ,  ò  di  fito parente  yo  dime' 
JUco  j  0  cauata  da  fedeli fsime  relazioni ,  manojcritti  )  e  memorie  irrefa- 
gahili,  come  da  quelle  del  Francia  y  del  Lamberti y  del'Baldiy  delCor 
uazjoniy  e  fmilt,  o  da  infinità  di  lettere  y  che  ho  pojìo  ajsieme-,jèn- 
zaìe  tant  altre  cedute  :  o  Jì  argomenterà  contali  conghiettwcy  che  fi 
non  farà  affatto  >-L'ero-,  poco  njaricrày  o  non  fi  dtlongherà  dal  ^erifmilei 
il  che  di  rado  pero  >  e  ne' fatti  antichi  ,  de' cjitali  filo  qui  a  principio y 
e  doue  i  no  (in  Antece^ori  fino  fiati  ^anzj  trafiitrati  che  diligenti  in  la- 
filarne  ?veynoria, 

guanto  all'Ordine  y  calla  Dinifione  dell' Opera  y  attendo  riguardo  y  e 
tifiettendM  a  '  quattro  tempi ,  ne'  quali  ha  prouato  la  Pittura  in  'Bologna 
nuna  notahde  mutazione  y  anzi  a'miento  ,  ella  da  fi  (ìelja  in  quattro 
parti  ancora  i^'isne  naturahnente  a  cLuiierfi  nell'  infrafiritta  forma  y 
e  cioè:  Che  raccorrà  breuemtnte  la  P  Ri  Aid  le  fiarfi  y  e  d fin  paté 
quafi affatto  reliquie  di  quegli  Antichifsimi ,  e  primi  ,  che  con  merito 
di  poca  lode ,  per  non  dir  gran  compafsione ,  nella  mia  Patria  operar o^ 
no.  Pajjèrà  la  SECCASI  DA  a  que'  fecondi  y  che  da  quelle  antiche 
ficcaggmi  affatto fiofiandofiy  diedero  il  lume  ad  ogni  altro  y  ed  aperfiro 
a  tutti  la  djufa  (ìrada  del  "T'ero  y  e  buon  dipingere  y  Capo  de'  quali  fa 
Francefio  Francia.  Si  dilaterà  la  TtìiZA  ne'  Carracciy  e  fuoi  Coc 
tanei  y  efiguaci ,  riflettendo pofàtamente  alle  loro  compitifsrme  operazjoniy 
curiofamente anche  diuagandone'  loro  cofiumiy  dettiy  fatti y  (^acciden- 
ti: jbjpazierà  dtffufamente  la  ^H^A^TA per  le  nobili  ,  amene y^i- 
uaciy  efpiritcfi  maniere  d'  '^n  Guido  y  d'ijn  Domenichtno  ,  d'<'vn 
jilbaniy  d' rc^n'^arbieri y  ^■' altri  diquefiiyo  concorrenti y  o  difcepoliyo 
iwitatoriy  efiguaci  ;  le  lorogeflaparimentey  lefortimey  t  detti ,  i  mottiy  non 
fenzci  'Ttile  non  meno  y  che  con  diletto  riferendo. 

jRtufiendoci poi  (^come anotprofiima tanto  f  e  contigua)  di  notizie  al- , 

tret- 


trettanto  coptoja ,  ^  abbondante  quejìa  ^arta  parte ,  quanto fcar fa  per 
lo  contrario  >  (mancante  la  Seconda ,  e  tanto  più  la  Prima  j  da  va  tctal^ 
mente -icda^ncfiri  tempi  rimota-)  ed  aliena^  e  pereto  mofìntcfa  troppo^  e  di- 
forme  la  partizione  i  per  <-vguagltare  lagroffz^  de  duo  <-L'olumit  acquali 
non  potranno  non  afcendere  {per  quanto  p-euedo)  quef e  f^ite  ^  ancorché 
in  fZfn  carattere  così  fretto^  e  n^antaggiofo  necefmato  afamparle^per 
non  dare  nel  troppo  fz-'oltiminof  ^  njntr anno f  infeme  la  Primaria  Se^ 
conda^elaTerz^  parte  nel  primo  Tomo  a  pareggiare  giuf  amente  ti 
Secondo ,  altrettanto  del  Primo  hen  grofo ,  ancorché  la  è^arta  filo  con* 
tenga  i  mafimamente [e infine  di  efo  gì' Indici  ancora f  aggiuntino ,  f o- 
me  ^0  meditando^  e  farà  forfè  necejìarto  per  tale  eguaglianza  di  far  fi» 

Degli  Autori^  io  non  hochefarr.een  bel  catalogo  y  per  confermare 
qualche fcr fi  detto ,  ofintenza ,  e  quelle  poche  autorità  ^  eh  io  fa  per  infiri» 
re  à  cafo  in  firn  ti  narraf.uapsdefire  j  e  corrente  j  lafiiando  <-un  si  bel  pregio 
al  ^idolfi^che  lefie  ha  cos\  vagamente  ricamato  di  t  ante  erudì  f! gemme» 
^mlchepa^ttcolar  riflefiione  y  nolniego ,  auro  fatto  all^afiri  ^particolar" 
mente  nel  racconto  di  que^'Bolognefi-,  e  hanno  acuito firte  d' efjìr  nelle  fue 
Vite  rammemorati  y  come  preci  [àmente  il  Francia-,  Tìagnacauallo  ,  Pri- 
maticcio^efimili  },mapiiipoi  al'Baglioniy  che  nelle  l^ite  d/  Pittori  del  (ito 
tempo  i  firtue  quelle  di  ben  diciatto  'Bolognefi',  portando  perciò  qut  di  pe- 
fiì  <^/  inferendo  nelle  mie-,  lelorFitefidette^  anzi  i  medefìmi  ritratti 
m  legno  y  con  que'fiefsi  ornati  che  le  ritingono  y  per  maggior  fedeltà  y  ^ 
autentica  non  meno  (  come  che  prima  da  altri  fritte)  che  per  n:,>edeì-m  '  io 
diuenire  in  effe  in  talguifipiìificuro ,  e  copiofi. 

Circa  lofiile,e  lafiafiy  tiigià  cominci  afentire  qualfia  :  dimefiica  af- 
fatto »  e  popolare .  Scriuo  a  Pittori ,  non  a'  Letterati  :per  dilettare ,  non 
ter  iìifignarcy  onde bafia  m'intendano >  non  "voglio  miftudino .  l^orret 
poter  dettare  agli  Stampatori  medefimi  -,  mentre  compongono  t  caratteri^ 
non  eh'  iopoffa  ripulire ,  riformare  y  abbellire  que' primi  embrioni ,  qae' 
sbozsSi  ^on  eh  '  iofàppia  correggere  nun  iota ,  trafiriuere  njn  njerfi ,  a  o~ 

gion* 


gmigere ,  leuan  'Tjna  lettera^fer  huona  ortografìa^  dalla  (juale  di  efèntar- 
mi  affatto  intendo ,  e  miprotejio.  Confiderò  Jèmpre  manto  si  poco  gradito 
fa  dalla  maggior  parte  de  gli  Operarti  il  profondo  f^incii  il  fittile  Lo* 
mazsi }  s  (juanto  per  l  '  altra  accetto  il  fiUeuato  a  baftanzit  Rtdoljìy 
r  afai  eloquente  Safari  j  cagione  [or fi  perche  il  troppo  feientifico  ,  e 
folletiato  G  ionio  di  donare  a  Ita  rifiluefp  i  prezjofi  fmi  firitti ^  e  con* 
ftgnafjè  cjuelle  [uè  giudizio  fé  >  (^  eleganti  introduzioni  alle  l'ite  >  ri* 
nonzjando  fmil  briga  a  chi  era  più  Pittore ,  che  Letterato,  /o  che  ne 
l'  ^vno^  ne  V  altro  fono^  all'  ^nojo  all'  altro  eh'  effèr  potefje  ^rinon- 
zio  purecuefe  memorie)  perche  trouare  fn  di  potefjèro  chi  meglio  ften» 
delle  <-L'olejfeì  abUlltrlet  ag^iufarle  .  Purché  effe  no7i  penfiano  (  co* 
me  con  tanto  pregiudizio  della  no  fra  ^^ccademia-,  ban  fatto  (juelle  de* 
paffati  )  fon  fiddi sfatto  «  Quando  il  Mondo  conofia  ,  quale  Scuola 
fa  fiata  ,  e  fa  ciucila  de'fwei  Concittadini ,  de 'quali  fintiam  pure 
dagli  fefi  cesi  dotti  Francef-,  per  bocca  del  loro  Orazio  Poetico  : 

Romani  j  Veneti,  ParmcnCs,  arcjue  BONONIj 
ho  ottenuto  col  mio  intento  tutto  quel  mento ,  che  poteua  fperarf ,  t 
pretender f  dalla  mia  dibgenzjL ,  e  premura  .  7  efìmiomo  in  ciò  fin- 
cero  ti  fia  lì  ne  meno  citai  ti  le  autorità  di  molte  cefi  ^  eh'  auro  ca-^ 
uate  da'  ftidetti  Scrittori  di  Vite  j  con  ingombrarne  d' erudite  pò* 
filile  il  margine  f  come  farebbe  fiato  necejaario  almeno  nel  feguente 
capitolo  ,  fondato  affai  ne'  fuppofìi  ,  e  nelle  conghietture .  Le  troue* 
rai  pero  fcmpre  giuficf  e  '-vendichete  come  fritte  daaltri^  dame  pw 
rumente  riferite y  non  punto  torte ^  noti  alterate.  Se  cosi  X)Uoi  crede- 
re^.  te  n' auro  grado y  fi  no, pazienza  .  Ti  fupplico  ben  poi  à  cre- 
de re,  che  ce  ne  ipeiboli,  come  idee  di  Paradifb,  Pitture  Diuine, 
CtIeriifattiire,forme  Angeliche,  e fimili,fatte  famigliari dalIViò, 
foroda  me  conofciute,  e  confellate  per  abufi,  che,  comcdan- 
r»o  cniafij  e  vaghezza  aJIofcriuere,  cosi  nuJIa  tolgono  di  vigo- 
re j  e  di  foflanza  al  ben  credere .  tr  ijiui  felice, 

Verfi' 


Vertjìmilmente  Bologna  ^ftn  dalla  fua  frima  origine^, 

e  frogrefsi  ,  auer  auuto  Pittori  ,  e  Pitture  \ 

ed  anch'  oggi  in  lei  trouarfene  del  5  oo, 

•£*3  6*i  £*3  KKKH  KM  E*3  f#J 

ELL'originc  dunque  della  Pittura ,  come,  quando, e  da 
chi  craelle  i  primi  natali ,  io  non  vó  qui  contendere ,  re- 
giflrandone  dottamente  le  vane  opinioni  de  gli  antichi 
Scrittori;  sì  perche,  non  trattando  io,  come  dirti,  dell* 
Arte,  ma  de  gli  Artefici  ,e  di  quelli  poi  anche  foli  della 
mia  Patria  ,  non  deuo  coniumare  il  tempo  in  traferi» 
uere  quanto  fopra  ciò  lafciarono  detto  Diodoro,  Ero- 
doto ,  Plinio ,  e  limili  ;  sì  perche  non  mi  paruero  mai  così 
prot,itiioii  que  Gtrogl  rici  de  gli  tgizii,  che  noto  anch'oggi  impreflì  ne' loro 
Obeliichi ,  né  sì  ingegnofi  que'Monocromati  de'  Greci ,  cauati  dalla  fola  ombra 
dell'  huomo ,  che  non  poteHero  cosi  vili ,  e  rozzi  motuii  di  Natura  efl'er  comuni 
ad  ogn'  altro  Popolo.  Che  quelli  poi  col  beneficio  del  tempo ,  e  colla  frequenza 
de  gli  atti  fi  riducetìero  a  gran  perfezione ,  e  paflati  in  Arte ,  ne  rendefiero  famo- 
fa  la  Grecia,  io  non  lo  niego;  dico  folo,che  come  non  fu  difficile  que'primi  prin- 
(cipii  eflere  naturali  a  tutte  le  Nazioni ,  così  non  fu  impollibile  che  confidcrabile 
ne  (uccedeffe  anche  in  tutte  l'aumentorche  fé  poi  le  magnificenze  e  fplend.dczze 
iiicredibili della  Monarchia  Romana  votarono  ogni  Prouincia  delle  più  qualifi- 
cate opre  non  folo,  ma  de'  itefll  Artefici,  che  come  fiumi,  per  cosi  dire ,  a  sì  gran 
mare  tutti  correuano,ed  è  appunto  (\\ie.\\' Ingenia  Grxcortim,atq;Tufconiiì7fingendis 
fimuiicris  yrbem  inundauerant  di  Tertulliano  nel  fuo  Apologeticojnon  e  però  che 
le  (uddite  Terre  ,e  Rt  ggioni,  anche  più  rimote ,  non  ne  follerò  le  madri ,  altret- 
tanto fortunate  in  procurli ,  quanto  infclui  in  perderli .  Io  so  che  Plinio  col  te- 
llimonio  inuitto  dell'  Ercole  confegrato  ad  Euandro  nel  Foro  Boario  ,  e  colla., 
dupplicata  attcùatione  del  bifronte  Giano  dedicato  al  Rè  Numa ,  prcua  l'Arte 
Statuaria  edere  fiata  antica ,  e  molto  famigliare  ali'  Italia ,  &  in  particolare  alla 
Tofcana  ,  per  le  cui  Terre,  foggionge  ,animira»anfi  fparfe  le  Statue  m  quelle 
fabbricate .  Hora  fé  Bologna  noe  folo  fra  le  terre  della  Tofcana  fu  anncuerata 

A  anch' 


1  P  A  7tT  E     P  7t  1  M  Ai 

anch'  efla .  ifta  colHtuita  Capo ,  e  Reggia  dell'  Etruria ,  fi  ha  che  gforiofamentè 
imperaflfe  a  tucce  queli' altre  Citti ,  e  nobilitando  il  fuo  dominio  colla  virtù ,  fi 
vantale  d  '  eflere  ,  non  meno  che  Metropoli  d' vn  Regno  >  fcuola  dell  Vniuerfo, 
profwiTando  prima  d' ogn' altra  la  Filofofia,  anziinfegnandoa  tutto  il  Mondo  i 
vericoftumi,  le  cerimonie  facre»  elebuone  lettere;  che  però,  dopo  anchcj 
fccoli ,  fatta  poi  Colonia  Romana ,  meritale  per  bocca  dell*  Eloquenza  Iteila» 
dico  Cicerone  >  vn'  ampio  Elogio  in  lode  di  Caio  Rufticello ,  eruditiflìmo  non-, 
folo  della  Lingua  Latina,  ma  della  Greca,  ed  eccitale  l'acutezza  di  Marziale  nel- 
la perfona  del  fiio  Poeta  Rufo  : 

Fundc  tua  lacrymas  orbata  Bononìa  l^iiftt 

Et  refonct  tota  plan£ius  in  t/£milìa . 
blfogna  bcn*«ncor  credere  che  i  Tofcani ,  tanto  celebrati  in  (^ueft' Arte  da  Pli- 
nio, e  per  quella  da  efifoj  e  dal  fudetto  Tertulliano  vguagliati  a' Greci,  la  nor- 
ma,  e  i  precetti  da  lei  apprendeffero  ;  onde  abbondantemente  ella  poteffe  poi 
rcllarprouifta di  tatti  que'vani  Simulacri,  e  dique'fauolofi  Numi>  de' quali  i 
riti  facri  >  e  le  cerimonie  infegnaua  al  Moudo. 

S'Ella  è  tanto  antica,  chea  rinuenirne  l'origine  ne  perdono  la  tracciagli 
Scrittori  fra  loro  perciò  difcordi;  ed  è  certo  che  per  molti  fecoliauanti  l'edi- 
ficazione di  Roma  fé  ne  ha  memoria ,  come  quella ,  aggionle  tal'  vno ,  che  fjuo- 
rcndo  le  parti  di  Enea ,  lo  prouide  di  gente  contro  Turno  ;  è  impoflìbile  ,  che_» 
in  tanti  anniriducendoi  principi!  infufì  di  que' rozzi  fegni  a  qualche  buon  con* 
torno,  non  s'auuantaggiafie  in  queft'  Arte  con  progredì  conuenienti  ,e  degni 
al  decoro,  e  maeili  di  Regina  ch'ella  era.  Se  volle  edificare  l'antichi/Iìmo 
Tempio  ad  Ifide  ,  che  oggi  Ci  vede  confa crato  al  Gloriofo  Protomartire  Stefa- 
no 1  bifognò  ben  farlo  fulla  notizia  delle  linee ,  e  camminare  sii  i  pie  delle  mifu» 
re;  e  fé  in  quello  poi  adorami  quel  falfo  Nume,  a  cui  fi  veggono  anche  appefi 
que'voti  jch'efprefll  in  marmoree  tabelle ,  han  poputorefiftereaila  barbarie 
del  Tempo,  &  al  tempo  de' Barbari  ,bifogna  ben' anche  aggiongere,  che  fapef- 
fc  efcgmrlo  con  immagini  rapprefentanti  quella  Deità  menzognera ,  &  in  con- 
feguen  za  per  mezzo  dell  '  Architettura  •  della  Statua  »  ò  della  Pittura  «  e  fcmpre 
del  Difegno. 

E  conquefiaconghietturamedefimajpaffandodaque'prìmi  fecoli  de' Gen- 
tili fudetti  a'  iufleguenti  Chriftiani ,  mi  fermo  sii  quefta  riflefliione  :  Se  Bologna 
fiì  delle  prime ,  che  dopo  l' Incarnato  Verbo  ne  adorafle  que'  Diuinì  Mifterii;  e 
fé  ne  fottofcriueffe  diuota  col  fangue  del  fuo  Procolo ,  Vitale ,  Agricola,  Arme- 
te  ,  Aggeo ,  Caio ,  e  tanti  altri  ;  è  ben  neceìTario ,  che  a  qualche  immagine  del 
Crocetìllo  Redentore  ella  efponeile  gemiflefla  la  prima  profeflìone  della  riceuu- 
ta  Fede  :  anzi  fé  a  coltiuare  queftì  fuoi  primi  femi  di  vera  Religione ,  crefle  fino 
dell'  Anno  ^6o.  il  primo  Tempio  a  S.  Felice ,  che  diftrutro  in  parte  da'  Miniflri 
di  Diocleziano,  diede  materia  apiù  foiitaofo,dedicatodel364.  alli  Gloriofi 
Apofloli  Pietro ,  e  Paolo ,  oltre  tanti  altri  inforti  più  magnifici  dopo  l'oppref- 
fione  de  gli  Ariani  >  bifogna  beaconchiudece  che  con  qaalchc  Pittura,  oue  leg- 

geffe- 


P  A  TtT  E     P  Z  I  M  a:  s 

gertero  gì' Ignoranti  su  le  pareti  quello  j  che  nonponno  sui  fogli  (corae  diffe 
Gregorio  ) folTero  efprelfique' Santi,  che  doueuano  adorarmfi,  e  per  le  loto 
proprie  effigie,  e  fimboli  dirtintamentc  riconofccruifi. 

Fece  fucceffiuamence  del  432.  S.  Petronio  fiio  decimo  Ve fcouo,  fabbrica- 
re vnTenìpio  il  più  diuoto,  e  magnifico  che  mai  fi  vcdeffe.  Le  Reliquie  infi- 
gni  fenza  pari,  e  fetjza  numero  non  ci  lafciano,  quafidiffi,  inuidiare  a  Romai 
^(\iO SanàaSanClorum.  Tutt'i  Mifteri  della  Incarnazione,  fino  alla  Refurre- 
zione  del  Noltro  Signor  Giesù  Chrifto  rendonci  famigliari  >  ancorché  si  rimo-» 
ti ,  i  luoghi  Santi  di  Gierafalemme .  I  marmi ,  le  pietre  preziofc ,  e  i  mufaici  ri- 
nouarono  a  que'  tempi  vn'  altro ,  per  così  dire  ,  Tempio  èi  Salomone ,  e  non  ci 
aura  auuto  al  Pittura  le  fue  parti  ?  Si  adora  pur  anch'  oggi  in  quella  infigne  Ba- 
iilica ,  oltre  il  Volto  Santo  della  Veronica  di  baffo  rilieuo ,  vna  dipinta  Immagi- 
ne della  Nonziata  >  che  moUtaa  qual  lufficienza  a  que' tempi  folle  qued'Arte 
in  Bologna. 

Hor  qui  m'accorgo  in  qual  fcoglio  vrti  la  corrente  del  mio difcorfo  :  come 
(fento  dirmi)  vn  Tempio  fin  da'Gentili  fabbricato  anche  in  piedi  /  vna  Pittura 
anco  in  effere  dopo  mille,  e  più  anni!  quando  non  meno  gli  accidentali  dime- 
ftici  incendii ,  che  gli  ftranieri  de  Nemici ,  e  de'  Barbari  tutto  fi  diuorarono ,  af- 
forbirono ,  fpiantarono  il  Mondo  !  Io  non  faprei  che  dirmi ,  fé  non  the  tali  fo- 
no fempre  fiate  le  antiche  tradizioni,  alle  quali  perche  in  mancanza  d'altro 
proue  non  credere,  fé  la  (tefla  Legge  tanto  (crupolola  nelle  prous,  fenza  Icj 
quali  niunacofa ammette,  infimile  difetto,  crede  inatitiquis  ad  vna  femplice 
enunciatiua ,  dà  fede  ad  vna  nuda  afferzione  ?  Se  quando  traditio  efl  >  ne  quterat 
amplius,  m' infegna  Grifoftomo  ,  perche  dourò  io  dubbitare  di  ciò ,  che  d'età  in 
età  Ci  andarono  trafmettendo  i  nofiri  Antenati ,  e  vorrò  olhnatamente  difen- 
tire  dallo  fteflo  Ecclelìafie  allor  che  mi  auuifa,  che  :  non  me  pnstereat  narratio 
feniorum  ,  ipfi  enim  didicermt  à  painbnsfuis  &c.  Io,  per  ver  dire,  dubbiterò  fem- 
pre  meno  in  ciò  della  fede  di  moki ,  che  alieni  da  cgm  paffione ,  ed  interclTo, 
con  vna  tal  quale  antica  dabbenaggine  >  e  fempliciti  fonofi  andati  fra  di  loro 
raccordando  i  (ucceflì,  facendoli  accidentalmente  a  noi  paflarein  voce,  che  ad 
vn  folo,  che  dopo  ceflatane  la  rimembranza,  gli  ha  tolti  a  fcnuere  a  turco  fuo 
arbitrio  e  volere .  E  che  ha  di  più  ella  mai  di  qucfta  Kloria  vocale  ,  alla  qualar 
non  vorremo  accommodarci ,  quella  (cricta  ,  alla  quale  sì  francamente  dob- 
biamo credere,  quando  pur  troppo  tucto  di  li  vediamo  andar  falfeggiando  in 
vn' Erodoto,  in  vn  Tucidide,  e  limili  poco  fedeli  Autori?  Ma  cerchiamo  qui 
noi  in  qual  miglior  modo  foddisfar  fi  polla  a  quella  incredulità  ,  impinguando, 
ed  integrando  quefta  femipiena  proua  dell'antica  tradizione  con  qualche  am- 
niinicolo  ;  e  perciò  riflettiamo  ,  fé  non  meno  che  gl'incendii  del  faoco  ,  le  inon- 
dazioni de'  Barbari,  che  sì  ftranamente  afliHero  la  inifera  Italia,  così  fpiantaffe- 
ro  tutte  le  di  lei  Città ,  che  f  come  auuenne  di  Gierufalemme  per  parricolar  ca- 
ftigo  di  Dìo)  non rcliquerintlapidemfupralapidem  :  Se  cosi,  dico,  leequalfero  tut- 
te al  fuolo  »  che  «è  meno  lalciandoui  orma  òvefìigio,  voleliero  poicon  tanto 

A     i  d^anQ 


4  PAnTEPTtìMA. 

danno  proprio ,  e  difpendio  impoflìbile  >  nuoue  affatto  per  abitami  erigerne,  tf 
fabbricarne.  Trouo  io  pure  in  quelle  tanto  efaggerate  incurfioni  cnerfiprelfo 
di  noi  riempite  le  abbandonate  cafc  da 'dominanti  Soldati,  e  rimefcolatifi  i 
vincitori  co'  vinti>  auer  anche,  di  due  faueile  yna  fola  componendo  infìeme ,  t> 
formando,  lafciatiui  chiari  di  sì  ftrana  propagazione  i  veftigii  nell'  odierno  cor« 
rotto  parlare.  Veggo,  Tealtroue  mi  volgo,  che  rertano  in  piedi  Terme  ,Pan- 
teoni  .Circi ,  Collofei ,  e  tante  altre  magnifiche  Moh ,  più  poi  dall'  edace  dente 
del  Tempo,  che  perlemanidicoftoro  guade,  e  decimate.  Confiderò  che  per- 
donò la  loro  barbarie  a  Chriftiani  Tempii  dalle  Lucine,  dagli  Argentarii  .da' 
Conftantini  Magni,  e  fimili  pie  Genti  edificati,  e  da' zelanti  Partorì  di  tempo  in 
tempo  rtrtoraci ,  e  interi  fino  ad  hora  mantenuti  :  che  anzi  di  elfi,  per  il  loro  fai- 
fo  culto,  fi  valfc  talora  non  folol'Arianifmo,  made'nuoui  ne  fondarono,  &: 
erefl'erogli  fteffi  Goti,  che  poi  purgati,  e  nnouamtnte  al  rito  noltroconfacra- 
ti»  a  noi  Cattolici  anch' oggi  feruono;  e  finalmente  ho  pure  almeno  in  tante*» 
tniferie,e  doglianze  a  rallegrarmi,  che;  mentre  le  Città  d' Italia,  (replica  anch' 
oggi  il  noftro  Moderno^  rimafero  da'  Barbari  in  gran  parte  fog^iogate ,  e  difìrutte, 
nonprouò  Bologna ,  ò  nobilmente  fuperò  le  publiche  calamità ,  perche  l 'armi  d  /Attila 
^è  de  gli  ynni  non  gìunfero  à  trauagliarla ,  e  quelle  d  '  Alarico  Rj  de'  Goti ,  dopo  auer 
prefo  ^oma,  furono  valorofamente  da  lei  ribùuttate ,  fi  che  difperandone  la  vittoria, 
partifjene. 

Non  fembri  dunque  così  prodigiofa  di  cotefìo  Tempio  d' Ifide  la  conferisa- 
tafiin  gran  parte  (ìrut;ura,  uè  in  conlegucnza  tanto  niarauigliofa  di  quefla_» 
Nonziata  la  pre  feruata  Immagine ,  che  nel  più  rimoto ,  e  riporto  angolo  delio 
congionte  mura  da  gli  ammaliati  p;zzi  ,e  rottami  riparata ,  e  difefa ,  dopo  ot- 
to fecoli ,  nel  ricercarfi  il  primo  piano  del  Tempio ,  og^^i  tanto  più  cauo,  e  baf- 
fodi  quello  pnniaafcende(Te,eneirgomberarfi,eripo)irfic]uel  firo,hà  potuto 
fcoprirfi,e  farfi  adorare.  A  quefia  peròaggionganfene,di  tante  altre  che  re- 
girtra  i!  Baldi  nelle  fue  note ,  quelle  poche  folo ,  che  all'  irtell'a  raate  volte  da  noi 
co'pvtiti  efamin3ta,e  riconofciutarruniera,  ci  fiamo potuti ailìcurare  elTere 
dell' irteilo  carattere,  e  forfè  anche Maertro,  e  perciò  del  medefimo  fccolo: 
cioè  Noftra  Signora , che  dalle  Catacombe  Feliciane  hor  qua ,  hor  la  traporta- 
ta .murata  finalmente  fi  vede  nelle  Cafe  prima  de'Tribilia,  hora  de"  Vizzani  : 
quella,  che  fimilmente.dopo  tante  mutazioni  di  fito,fu  incaftrata  nel  cantone 
della  Cafa  incontro  a' Signori  Maggi  a  S.  Maria  delle  Muratelle:  quella,  cho 
dopo  molte  trafportazioni,dal  Dottor  Fronti  .che  vi  fi  fece  dipingere  dauanti 
ginocchioni  al  Francia ,  con  vn  Chrifto  riforto  dall'  altra  parte ,  fu  fatta  murare 
fotto  il  portico  di  S.Tomafo  di  ftrà  Maggiore  nella  parete  della  Chicfa  :  quella, 
ch'è  dipinta  nella  Chiefa  fotterranea  de' Santi  Naborre  ,  e  Felice,  che  fùla_« 
prima  Catedra  le,  fuori  allora  della  Città  ,oggiconclufa  ngl  terzo  ricinto  delle 
mura,  col  nome  dell' Abbadia:  quella,  che  per  tante  mutazioni  anch'effa,e  ma- 
neggi diformata ,  e  poco  vifibile .  rtaffene  hora  vnita  al  muro  nel  Refettorio  de* 
Padri  di  S.  Maria  Mafcarella  .-quella,  che  dillo  Ueflb  Icfogo  iraportata  da'  RR. 

PP. 


PP.  Predicatori  a  S.  Nicolò  delle  Vigne,  flette  canto  tempo  full'  Altare  >  fin  che 
ampliatala  Chiefa»  e  poftauenevna  moderna  >  fu  fatta  collocare  fopra  va  pi- 
laftro  deli 'antico  Coro  oggi  disfatto,  come  ancora  fi  vede,  &  altre  che  bora 
non  mi  fouuengono . 

Sembrano  ben'  elleno  ftrane, e  tenute  quafi  impoflìbili,  non  però  peraltro.  Te 
non  perche  non  curatefi ,  rarillimi  troueremo  clTer  quelli,  che  prefi  fi  fiano  cura 
d'  andarne  inucftigando  in  quelle  più  cofpicue  Città ,  che  foggette  anch'efife  a 
tanti  paflati  inforcunii ,  ne'  loro  fé  non  rimafli  interi  Tempii ,  ne'  miferi  auanzi, 
che  fpiranofemprc  del  grande,  conferuano  qualche  pezzo  di  confiderabilc» 
fìruttura  ,e  di  non  fprezzabile  frammento,  che  ciò  riueli  e  ci  additi;  potendo 
Conofcerfi  pur  vero  anche  in  ciafcuna  ciò ,  che  folo  dell'  Alma  Città  fu  detto , 
chcj: 

CmcL  hominum  tantam  potult  componere  I{omam, 
Quantam  non  potuit  foltiere  cura  ùeum . 

Quindi  è  che  il  Bofio ,  ancorché  in  ella  delle  (otrerranee  foloandafsein  trac- 
cia ,  m  molte  di  fimiii  alle  noflre  già  dette,  anche  fopra  terra  e  fcoperre ,  potet- 
te più  voire  incontrarfi  ;  come  in  q;ie!le ,  che  attefta  auere  in  fua  fanciullczza_j 
vedute  nelTempietto  Trium  fontium ,  fatte  fino  del  tempo  di  Eufebia ,  creato 
Pontefice  dell' anno  309.  prima,  dic'egli,  che  minacciando  ruina,fofse  dal  Car- 
dinale Pietro  Aldobrandir  o  del  i<5o6.  atterrato  ,  e  in  così  nobile  forma  ridot- 
to :  in  quello  di  S.  Pafsera  ,Chitfa  all<  raciiie  miglia  fuori  di  Roma  dietro  le  ripe 
del  Teucre  >  porta 'CUI  .dice  ,d'A!efsandria  poco  dopo  il  400.  In  quelle,  che 
ofseruò  nella  Chiefa  di  S.  Agata  nel  Cafale  denominato  dalla  detta  Santa  fuori 
di  Porta  Aùiclia,  dipinte,  le  non  nella  edificazione  ,  nella  riftorazione  almeno 
di  Papa  Simmaco, intorno  il  500.  E  in  quelle  ,che  rapprefentano  il  Furto  ten- 
tato da  gli  Orientali  de'  Gloriofi  Corpi  de"  Santi  Pietro,  e  Paolo,  e  ricuperazio- 
ne fattane  a  forza  d'armi  da 'Romani,  che  prima  diatterrarfi  il  vecchio  portico 
di  S.  Pietro,  fatt' egli  ricauare  in  difegno,  iui  ci  ha  partecipate  col  bollino,  c-» 
che  fopra  di  mille  anni  attera,  pcrcomuae  confenfo.egiudicio,  efl'ere  ftatc^ 
giudicate  dipinte  ;  alle  quali aggionganfi  quelle  in  SS.  Cofma,  e  Damiano,  al 
tempo  di  Felice  IV.  del  525.  in  S.  Andrea  in  Cacobarbara,  del  tempo  di  Simpli- 
cio 1.  del  467.  in  S.Pan(.razio,  fotte  Onorio  I.  del  62  a .  ed  altre  fimiii,  che  anche 
oggidì  fi  veggono ,  e  che  mai  àurian  fine. 

Le  trouate  poi  fotterra  in  que'  fuoi  tanti  cubicoli ,  rapprefentantì  per  lo  più 
G  iona  vomitato  dalla  Balena,  Giona  fotte  la  Cucurbita,il  Sacrificio  d' Abramo, 
Moisè  con  la  Verga,  il  Pafior  buono  con  la  pecorella  in  collo.  Lazzaro  nfufcica- 
tOjChriftofatiante  le  Turbe,  Chrifloin  mezzo  gliApofloli,  e  fimiii  Storie  sì 
del  nuouo ,  che  del  vecchio  Teftamento  ;  ò  quante  mai  fono ,  ò  di  quante  mai 
n'  empie  egli  tutto  quel  dinoto  ,  e  curiofiflìmo  libro ,  defcriuendole  non  meno 
egreggiamente  con  l'intaglio,  che  con  la  dicitura  :  màquefte  finalmente  fono 
tutte  dopoi giorni  di  noftra  Redenzione  ,  quando  Chrifliani  afcofi  entro  quel- 
le inimenfc grotte , andauauo  fchcrmcndofi  dalle perfecazioni  de' Tiranni.  Che 

direni 


^  P  A  2t  T  E     P  R  I  M  a: 

diretnnoidiquelle,chetrouacefìrono,etuccodìfìcrouano  del  tempo  auanti 
Chrifto,e  che  altro  perciò  non  fanno  che  di  Gentilità  >  che  confefla  nella  fua_. 
Vita r  iltcffo  Vafari  eflere  andato  fotto  terra  a  copiare  »  e  che  Vi  fono  vedute,  per. 
cfempio,  nella  Villa  d'Adriano  a  Tiuoh  >  fi  vedono  entro  la  Piramide  di  Ceftio  ? 
quel  Coriolanodifuafo  dalla  moglie,  e  figliuola  a  venire  alla  dillruzione  della_. 
Patria,  nellagrotta  della  Vigna  dei  Vefcouo  di  Viterbo  fotto  S.  Pietro  in  Vin- 
coli ?  quella  Scoria  nuzziale  cauata  a  S.  Giuliano  >  e  pallata  a'  Signori  Aldobran- 
dini?  quel  Sacrificio ,  che  nel  disfarfiii  Tempio  del  Sole  a  Monte  Cauallo  andò 
a  male ,  e  que'  tanto  varii ,  fauolofi ,  ilìorici ,  e  concettofi  penfieri  trouati  hora 
che  ciò  ferino, nel  fepolcro di  Nofonio  nella  via  Flaminia,  circa  quattro  mi- 
glia lontano  dalla  Cittd  di  Roma,  in  luogo  detto  volgarmente  le  grotte  Rofle? 
Hanno  potuto  dunque  conferuarfi  tanti  fecoli  prima  dipinte  quelle 
figure  de' Gentili,  e  non  l'auranno potuto  lenoUrc^ 
di  noi  altri  Chrifliani  tanti  fecoli 
dopo  fatte  ? 


Dof 


Dopo  la  cacciata  de' Barbari  dall'  Italia ,  ejjerfi ben  Pre^ 

Jio  al  fari  (fé  non  f  rima)  di  cjtial  fiap  altra  Città  ripi^* 

gliate  d  dipingere  in  Bologna  \  come  dalt  opere^  che  an^ 

che  oggi  VI  fi  vedono  dip.fdi  Guido  3  di  Ventura^ 

e  di  Or  fon  e  3  primi  Pittori  di  que'  tempii 

cioè  dal  1  i  lo.  fino  al  12  40, 

««3  E«3  E^  S«*  5«4- £*J  £«  ■?«» 

Ncorche  per  le  addotte  ragioni ,  e  dimoflraci  efcmpii  nell'anni 
tecedence  capiro'o  ,  io  creda  ,  polla  a  badanza  reftar  pro- 
uato .  pcrqualfiafi  tempo ,  mai  di  Pittori,  ò  Pitture  effere-» 
rcftata  affatto  priua  Bologna  ;  ad  oi^ni  modo,  perche  non 
vorrebbero  fjrfe  accomodariiifi  altre  Citti,  che  ò  per  più 
frequenti,  &o:linateoppreliìoni  patite,  ò  per  minor  cura 
delle  loro  immagini  tenuta ,  fegni ,  e  vefligì  così  vini  anch'esi- 
gi »  come  i  noftri  moftrare  non  polFono  ;  io  vo  qui ,  fcendendo  a  tempi  più  baf- 
fi, ridurmi  a  prouc  tanto  più  ficiii,  e  ficure,q  unto  a  noi  più  vicine, e dimefti- 
che.  Voglicdico.fcanrando co* fcrupoiofi Critici  il p.-rigliofo golfo,  chere- 
ca  loro  tanto  faftidio  di  que'  trecento  aniii  infelici ,  ne'  quali  >  mancando  le  Arti, 
£  pericolando  le  Scienze,  il  loro  degno  cfercizio  in  vn  tenebrofoCao;di  nuoua 
ignoranza ,  e  d'impotenza  rimafe  fofpefo ,  ed  inefficace ,  fcrutiniire  l' opre  c<y' 
mi.iciatcfiadipigiredinuouo  :  Equi,  ò  quanto  a  ragione  pollo  gloriarmi  di 
trouare  nella  mia  Patria  del  ben  pretto  riprefo  valore  frefche ,  e  viue  memorie  ! 
Eccone  di  tante  quefte  poche  fo!o,pernoniftancareil  Lettore. 

Quelle  tante ,  e  sì  belle  figure ,  che  attefta  il  Baldi  nelle  fue  note ,  auere  più 
volte  veduto  nella  Chicfa  vecchia  del  S.  Saluatore ,  prima  che  \imSQ  auerrata, 
per  fondaruifi  la  moderna ,  fatte  del  1 1 1 5.  con  quelle  lettere  fotto  ;  p.  f. 

La  Madonna  detta  de'Lambertazzi ,  lodata  dal  fudecto  Baldi ,  &  enun2iata_, 
deirifteflbp./;  cauata  poi  vltimamente  dal  muro  del  Palagio  pubblico,  e  trapor- 
tata nella  Chicfa  della  Baronceìla ,  ouc  anch  oggi  R  vede,  dipinta  del  iizo. 

Della  fteffa  mano,  e  dell' ifteiTo  anno  dipinte,  dice,  in  muro,  il  mede/imo 
Baldi,  leduecopiofiflìme  Storie  della  Paffionedel  Signore  portante  la  Croce, 
edin  quella  confitto  ,  nella  prima  Chiefa  di  S.  Stefano. 
Quelle  figure  di  Santi,  che  ornisi  più  non  fi  veggono  india  Cafaoggide!  Sig. 

Dot- 


8  P  A  7iT  E     P  R  I  M  A 

Dottore  Alle  j  prcflb  la  porta ,  oprate  da  Guido  del  1 178. 

Quella  Madonna  rincontro  il  h'anco  della  piazzuola  di  S.  Paolo»  nella  Cafa 
contigua  a  que'  fcalpellini»  dipinta  fino  dell'Anno  1 180.  dall' ilieilo  Guido. 

Quel  S.Antonio  anco  in  ellere  inS.  Maria  Nuoua,  dipinto  del  115)7.  del  qua* 
Je  foggionge  auer  pofleduto  egli  il  difegno  in  carta  pecora  »  lumeggiato  di  bian- 
co >  col  nome  fotto  r  Ventura  de  Bononia. 

Qu,ellaB.V.  col  figliuolo,  oggi  dettala  Madonna  dc'Profeti,  nella Chiefa de' 
RR.  PP.  de'Serui  >  dipinta auanti  il  1200.  nel  qualanno  appare  cfTcre  (lata  de- 
poHainvoMunillero  alci  edificato  ,  da quelta ifcrizione  {otto: 
Ter  doni  largiti ,  e  miracoli  tanti 
Trincipio  fa  di  tjuefto  Munafitro 
Il  mille,  e  dugento  del  Santo  de' Santi. 

La  Madonna  della  Punta,  dipinta  già  nell'vkimo  ricinto  delle  mura  dellaj 
Città,  che  fu  intorno  il  1210.  in  vnodique'cancelli,  poi  traportata,  per  1  mi- 
racoli che  cominciò  a  fare,  in  detta  Chiefa  del  1270. 

Quella.ch'era  nel  muro  del  penultimo  ricinco  della  fleflTa  Citta ,  tirata  den- 
tro da  RR.  PI'. di  S.  Martino ,  dipinta  del  1 2 17.  con  le  parole  :  Ventura  pinftt, 

L'antichillìma  Immagine  di  tutto  riheuo  della  B.  V.  che  tiene  sii  le  ginocchia 
il  Figliuolo  morto  nel  Tempio  di  S.  Domenico  nella  Cappelletta  preflo  il  San- 
tuario ,  oue  ftà  riporta  la  Teda  di  detto  Santo ,  tanto  tempo  prima  di  lui  anche 
formata,  elTendone  egli  flato  diuoti/Iìmo,  e  che  del  i2  2}.miracoIofamcntC-# 
parlando ,  confoiò  vno  di  que'  Padri ,  troppo  afflitto  per  l'aftinenza. 

Vna  Madonna  fuori  nel  muro  de'  RR.  PP.  della  Carità,  per  lo  nuouo  portico 
traportata,  e  dipinta  del  1226.  con  le  parole  :  ^r/o/". 

L'antichiflìmoCrocefiffo  full' affé  in  S.  Francefco  dietro  il  Coro,  del  quale 
fu  così  dinoto  il  S.Padre  ;  e  che  del  1242.  parlò  miracolofamence ,  confolando- 
ìo ,  al  P.  Fra  Gio.  Peciani ,  ingiullamente  al  fuo  Padre  Generale  accufato. 

Queir  Incoronata ,  eh"  è  nel  refettorio  antico ,  eh'  oggi  ferue  per  granaio  de' 
RR.  PP.  di  detto  S. Francefco ,  fatta  del  1 2  44. 

Negli  antichiflìmi  Statuti  dell' Ofpitale  della  noftra  Archiconfraternità  di  S. 
Maria  della  Vita,  fcritti  in  pergameno  del  1260.  la  B.V.  (oftenente  sii  le  brac- 
cia il  nolèro  Redentore  da  yua  parte,  e  dall'altra  duo'manigoldi,  che  con  sì  buo- 
ne attitudini  diuincolandofi ,  flagellano  1!  Signore  legato  alla  colonna  ;  fenza  le 
tante ,  e  tante  fui  territorio  ò  pinteui  prima ,  ò  mandateui  dalla  Città ,  per  ri- 
metterne in  luogo  loro  delie  più  moderne,  e  meglio  fatte  ,  come,  per  efcmpio.la 
B.V.degli  Alemanni  fuori  di  (Irà  Maggiorcdipinta  dallo  (Icflo  Vrfonc  del  1221. 
quella , che  ii  vede  reftata  fola  entro  que!  cancello  nell'  antichiflìma  Chiefa  del- 
la Madonna  del  Monte  ,  fuori  di  Porca  S.  Mammolo , onerano  anche  della  llefla 
mano,  in  altri  tredici  compattili  cancelli,  Chrifto,  e  li  dodici  Apo/ioli ,  ferme 
il  Baldi, e  dopo  il  Cauazzone  nel  fuo  trattato  delle  Madonne  di  Bologna;  cfae 
iùrono  fatti  dipigere  da  Madonna  Picciola  Piateli  dell'anno  1 1 15.  US.  Petro- 
nio dipinto  nel  muro  di  vna  CAlciira  ili  ^.Petronio  Vecchio  dei  1240.  daifud.^t- 

to 


J 


f,f.  GVIDO  VEmV^A  E  OTISO^E,         9 

co  Vrfone  :  Quelle  varie  ftoriesì  ben  fatte  fotto  il  portico  della  Chiefa  di  S.  Po- 
io  di  Rauone,  fuori  di  Porca  S.Ifaia,deiriltc(Ta  mano,  e  del  1 2  48.  oggi  così  Ipro- 
pofitaramentccopertecon  tenta  roda,  e  affatto  quali  caflace  ;  &  altre  infinite 
che  tutto  il  dì  fcuopronfi  ne*  Cartelli ,  e  luoghi  morati  del  Contado. 

Ed  ecco  quanto  quell'opre  comincino  a  fare  apparire  bugiardo  chifcrille,che 
aWora che: per Cinfinitodiluuio de  mali,  che haueuano cacciato  aldi/otto,  edaffogatx 
la  mifera  Italia ,  la  più  tojlc  perduta ,  che /marita  pittura  rìnafcejìe  prima  in  FirenT^, 
fhe  aliroue  &-C.  e  come  perciò  l'ignara  plebe  non  folo ,  ma  qualche  buon  Autore 
del  paflato,  e  del  prclente  fecolo ,  camminando  su  l'altrui  fede ,  e  alla  cicca,lìa(i 
lafciato  portare  da  sì  vana  credenza ,  ed  erronea  opinione  .  Egli  è  auuenuto  in 
CIÒ  per  l'appunto  di  quello  Scrittore  come  fuccelTc  dell' Annio  Vjterbefe>  che 
per  dare  anch'egli  pili  famofe ,  ed  antiche  le  origini  a  molte  Otti ,  e  in  conse- 
guenza tanto  più  nobilitare  la  propria,  appoggiatoli  a  certi  apparenti  principi/^ 
da  huomini  nelle  Lettere  di  prima  sfera  feppe  guadagnarli  vna  poco  lodata  cre- 
dulità .  Così ,  dico,  quelli ,  per  fare  pur  credere  i  primi  rinouaton  di  queft'Arte 
perdura  affatto  , die'  egli,  i  fuoi  Paefani ,  da  intereifati  Scrittori  di  quella  ftelTa 
Nazione  pochi,  e  poetici  detti  togliendo,  e  con  iperbolico  ingrandimento  efag- 
gerando, fi  traile  dietro  dcYucceflìui  Autori,  colla  facile  credenza ,  vna  comune 
opinione.  Hora  sì  come  col  benefìcio  del  tépo,gran  padre  delia  verità,anzj  del- 
le bugie  feuera-fi'cale,ie  fiilacie  dell'ailuto  Frate  fono  già  fatte  pale.^,così  collo 
fleflo  mezzo  dell'Iftorico  Pittore  le  inuétatefi  origini  di  Pittura  in  Italia  Ci  danno 
a  conofcerejC  fi  fcuoprono;che  quando  pure  ei  voglia,ed  anche  polla  eflercquel; 

Credette  Zimahue  m  la  pittura 

Tener  lo  campo,  <&  hora  ha  Giotto  il  grido, 
a  fuoipaefani,  reltati  forfc  m  ciò  più  infelici,  auer  pocuto  addattar/ì,  non  può 
certo,  per  i  già  fopra  dimoflrati  r  fempii,  ne'noftn  Bolognefi  vnqua  auuerarlì. 

Dunque  folo  Bologna  ftì  così  priuilegiata  dal  Cielo,  che  perqualfiuog!ia_» 
triiferia,ed  opprctilone  le  fue  iacre  Immagini  mai  perdette  di  vifta;e  fé  pure  nel- 
le comuni  ruine  delle  altre  Cicca  non  potè  non  perderle,  nel  folleuarti  pofcia. 
Ceppe  ben  prefto ,  e  prima  d'ogn'aitra  rinuenirlc  ,  ricopiandole  imitarle  ,  e  coli' 
iinitazione  partorir  Maellri  ?  Io  di  e  io  non  mi  vanto,  ne  fon  così  temerario, 
che  nello  IlelTo  tempo  che  canto  danno  le  altrui  millanterie  ,  in  quello  oartico- 
Jare  limili  a  danno,  ed  elclufìoned'ogn'altro  io  ne  rammenti,  e  ne  aduni.  In  ogni 
Città ,  dico  io  ,  npigliodì  facilmente  il  dipingere ,  e  poche  forfè  vi  furono ,  che 
fpento  ogni  lume  di  operare  ,ne  perdefiero  affatto ,  e  per  femore  gh  efemplari» 
reflando  fenza  pitture  :  Eccone ,  dopo  tanti  anni  ancora,  viui  i  rimarchi  in  Ro- 
ma folo, pernon  poter  dir  di  tutte:  InS.  Agata  de'Goti  quelle  poche  reliquie 
di  pitture,  al  tempo  de' ilefll  Goti  che  vi  celebrarono  :  Quelle  p;rturc  Chri- 
fliane  fatte  nel  Tempio  già  di  Diana  :  Il  S.Seballiano  barbato  m  S.  Pietro  in  Vin- 
coli fotto  Agatone  Papa,  che  fu  creato  del  679.  La  Madonna  del  AJehni  .ca- 
nata dalle  ruine  di  S.Pietro  antico ,  fatta  nel  tempo  di  Formofo  circa  1'  8g  r.  La 
Madonna  in  S.  Glo.  Lacsuiio  j  paiTato  S.  G  io.  in  Fonte  per  laiire  sella  Chicfa ,  di 


IO  P  A  ^r  B     P  Ti  I  M  A 

quefto  medefimo  tempo  :  Il  Saluatorc  con  quel  S.  Pietro  che  hi  tré  chiaui,  eJ 
S.  Paolo  rocco  le  voice  di  S.  Pietro ,  che  auanti  (èaua  fotco ,  ò  preflo  il  Sepolcro 
di  Occoiie  Secondo ,  detto  Terzo ,  fatco  al  tempo  di  Leone  Terzo ,  che  fu  dell' 
800.  Sotto  le  fteffe  la  tefta  pure  del  Saluacore  ad  vn'Alrare,  fatta  al  tempo  d'Iii- 
noceiuo  Terzo  del  1198.  In  S.  Saluacore  de  Aflìbus  picture  al  tempo  cii  Leone 
Terzo  dell'  800.  Le  picture  in  S.  Grifogono  1  ouc  è  la  nauigazione  della  trapor- 
fazione  del  Braccio  di  S.Giacomo  nel  muro  di  deaero  della  Chiefa ,  alla  porca» 
ch'entra  in  Conuento  >  con  quella  memoria  :  ^mo  Incarnationis  Dominictit  1 1 28. 

Indizione  j.  anno  Domini  Honorij  TV.  I^.  Ioannes  de  Ctema velCorofo 

mare  Bdduinatus  ordmatus  Vresbyter  Cardmalis,  &  yenerabilt,  V  afe  ali  VP.  titilli 
S.Grifogom  d  fitndamentis  hanc  Bafittcam  lìruxit ,  &  erexit ,  thcfaurit  ornauit ,  &  vc- 
§ìimentis  pofiejjionibus  ampliamt ,  Tarochiam  adauxit,  prò  etus  peccati!,  qutcmq  Icge- 
ritis,  &  audicritts  intercedile  ad  Deitm  ,  &duite  ,  ò  bone  Saluator  ,  tiolkttquefiilutis 
amator ,  Fili  Chrifle  Dei ,  parcereden/ftor  et  :  Quelle  a  S.  Eukbio ,  al  rempo  d  In- 
nocenzoTtrzo  dell'i  198.  Quelle  a  S.  Gregorio  di  quello  tempo, e  fimilu 

Tanti  Mufaici  poi  >  come  quello  delle  Vergini  prudenti  in  S.  Maria  in  Trafle- 
uere  focto  Eugenio  fecondo  del  1148.  Quelli  di  S.Maria  Magj»iore,diS.  Gio» 
Lacerano ,  e  limili  da  Formofo  fino  a  Bonifacio  Oceano  ,  e  cosi  dell'Spo.  fino  al 
1294.  fcnza  que' tanti  rimarti  anche  in  piedi ne'fecoli  anche  piùdifafìrofiin  Ra- 
uenna  :  Quello  cioè  della  Tribuna  di  S,  Agata  Maggiore  ornata  intorno  il  400, 
QueilonellaTrunadiS.  Appoliinare  di  Ciafie.fattoui  fare  da  Giuliano  Argen- 
tano del  545.  Quel  celebracoper  lo  più  bello  di  turca  Icalia  dal  Biondo  nell'al- 
tro S.Appollinare  il  nuouo  jfatcouifare  incorno  il  5do.da]rArciuercouo  Agnel- 
lo :  Que'SanciCofma,e  Damiano  fuori  della  Tribuna  di  S.  Michele  in  Aphrf* 
cifco  del  445.  «e^//  abiti  de  quali  (  ferme  il  dotto  FabrO  c/«  e'  curiofo  delle  I{omane 
antichità  ,pHÒ  comprendere ,  come  foffero  que' cingoli,  che  nelle  dignità  sì  della  toga» 
come  della  jpada  y  erano  in  quel  tempo  cosìfamoft ,  sì  come  il  modo  del  vefìire  anci- 
co  de  gllmperadori ,  &  Imperacrici  fi  può  da  quei  che  fi  ofTeruano  in  S.  Vitale» 
edificato  daGiudiniano  al  tempo  di  Narfeccc  ,  e  dedicato  del  547, 

Furono  ben'elleno  vedute  tutte  queft'opre ,  &  altre  aflài  più  che  allora  vi  era- 
no,  ma  di  non  eficrfi  ofleruate  fu  intìnto;  quelle  fo'o  memorandofi,  che  dopo  il 
1  ;  00.  furono  dipinte  ,  perche  altre  non  fé  ne  credeflero,  e  prima  delle  princi- 
piace  apingerfi  dopo  il  1260.  da  Cimabue.  Non  fenza  però  gran  ragione  acre-_ 
mente  van  tutti  dolendofi ,  come  il  Sig.  Mancini  nel  Tuo  difcorfo  di  Pittura ,  nel- 
le fue  Vice  il  Ridolfi  «nelle  fiie  il  Sig,  Filibien;  concludendo  il  primo.  Cheji«- 
gamiarono  il  Safari,  ed  altri,  chenonhaueuano  così  ben  vifìe ,  e  confiderete  le  pitture 
di  Rjama ,  e  d'altri  luoghi ,  in  dire ,  che  rinafcefje  U  pittura ,  &  ilfuo  Taire ,  e  genitore 
fojie  Zimibue da  FireiiT^ , come raccolfe  dal  detto  di  Dante: 
Credette  Ztmabue  ne  la  pittura 
Tener  lo  campo  &c. 
perche  in  Conflanmcpcli  vi  ermo  pitture ,  e  TUaHri  molto  migliori  di  Zimabue  ,  anì^t  in 
Sicmjìeda ,  &  in  [{oma,  moftrando  U  fecondo  qualraence  da'Mo laici  di  S. Marco» 


;;./  GVIDO  VE^TFRA  E  OTtSO^E.        ii 

prlncipiatifi  del  1071.  e  migliorati  tanto  del  1 1 8<f.  La  Titrura  ne' moderni  tempi  [ì 

Tinouajfe  in  yene:^a, prima  cljefofie  introdotta  in  Firen^,  comerijfetifce ,  feguita  egli, 

il  Safari ,  dicendo  che  da  Firentinil'anno  1 2  40.  furono  chiamati  di  Grecta  alcuni  Vit' 

tori  >  per  rimettere  l'arte  nella  Città  loro ,  feguendo  egli  con  molta  oflenta:^ione  à  de- 

fcriuere  le  opere  di  Zimabue  ,d  jtnireaTafi  i  di  Cado  Cadi,  di  Ciotto,  di  Stefano,  di 

"Pietro  Laureati ,  di  Bufalmacco  > e  d'altri  fuoi  Vittori  &c.  e  foftenendo ,  e  prouando 

il  terzo ,  che  finalmente  quefta  «' efipas  vnArtque  les Itatiens  ayent  inuente ,  ny 

tnefme  qu  ils  ayent  deterre  eux  feuls .  Lors  qtteCrimabue  &  Giotto  commencerentà 

le  faire  revivre ,  on  lepratiqu«it  au-decà  des  Trlontsaufji  bien  qu' en  Italie ,  où  l  on 

feut  direque  depuis  Conflantin  les  Ouvrages  de  Scutpture  &  de  V cinture  n  efloient  pas 

d'vn  meilleur goufi dans  ^ome  que  ceux  qu'  on  faifoit icy .  Profeguendo  ,  Se  efempii- 

ficando  in  vn  libro  capitatogli  nelle  mani  en  perchemin,  fcriu'  egli  >  4'  v»  jtutew> 

Francois,  dont  les  cara&eres&  le langage  temoignent  efìre du  douT^eme fìecle .  Ily  « 

^uantite  de  ligures  à  la  piume ,  qui  font  connoiflre  que  le  goufi  de  dejieigner  eHoit  alors 

mjfi  bon  qite  celuy  d  Italie  l'efioit  du  temps  de  Crimabue  &c. 

Così  mi  dolgo  anch'  io ,  e  con  tanto  più  di  ragione ,  quanto  che  non  è  g\ì  ol- 
tre i  Monti ,  né  polla  nell'  Indie  la  noftra  Bologna ,  fi  che  pitture  così  antiche  ia 
ella  ben  olTernare  non  potefle,  riferire  gli  Autori,  che  vi  fi  {bttofcriflero,  aggion- 
gcre  il  millefimo ,  che  fotto  vi  pofero ,  &  infomma  con  la  douuta  fchiettezza  e 
iinccrità  propalare  nella  fua  Pittorica  Storia,  e  dire;  che  fi  come  dalle  fopra 
i-egiftrate  Immagini  appariua  ,  qualmente  dopo  tante  oppreffioni  riforca  la  mi- 
fera  Italia,  poco  auea  ritardato  Bologna  a  ripigliare  il  dipingere  ,•  così  dalle» 
ilcfle  cominciauano  qualche  poco  a  darfi  a  conofcere  quattro  di  que' fuoi  Mae- 
ilri ,  ch'erano  ftati  de'  primi  in  Europa  ad  arrifchiarfi  al  Pennello  j  cioè  quel  p.f. 
«quel  Guido ,  quel  Ventura ,  e  quell' Vrfo,  od  Orfone,  che  dirfi  deggia ,  come  ta. 
Je  appunto  l'appella  il  Baldi  nelle  fue  note  :  Eflere  fioriti  coftoro  tré  fccoli  iti 
circa  dopo  quelle  comuni  infelicità ,  e  in  confeguenza  molto  tempo  ,  e  tal'  vno 
di  eflìvafecolo  prima,  che  paffalTeroin  Firenze  que  Greci,  da' quali  ilfuoCi- 
mabue  l'Arte  apprefe:  quando  dolendofi  il  noftro  Baldi  fudecto  di  non  auer  mai 
potuto trouare di qual'anno  nafcefie alcun  di  quejìi noflriVittori  sì  antichi  :  di  qualfa- 
tatglta  foflero ,  ò  altra  fitnile  particolarità,  conclude,»o»  altro  faperfi,  fé  non  che  cauarfi 
dalle  loro  opre effer e  flati  auanti  ti  Cimabue ,  mentre  fiorì  il  primo  del  1  iio.il  fecondo 
auantiil  izoo.  il  terT^o  del  1220.  &  il  quarto  preffa  il  1240.  regiftrando  pò  di  tut- 
ti, e  ciafcum  le  già  mentouite  Madonne,  con  altre  aucora ite  a  male,  e  chc_» 
perciò  ftiBiatohòfrudaconoil  qui  crafcriuere. 


Informis  quondam  Ti£lurareperta 


B     a  DI 


FF.ANCO  BOLOGNESE. 


D  I 

MANNO  E  FRANCO 

BOLOGNESE 

E    D  I 

VITALE  LORENZO  SIMONE  IACOPO 
E  CHRISTOFORO 

DEL   DETTO   FRANCO  DISCEPOLI 
Che  fiorirono  dal  1 300.  fino  al  1400.' 

t^  tm  !*}•■£#}  m,  t®'  £«>5  S«e 

Osi  deboli ,  ed  infulfe,  pernon  dir  (ciocche ,  e  fpropofìtate 
a  me  più  fempre  comparifcono ,  per  dire  il  vero,  de'  quattro 
già  memorati  Artefici  le  figure,  che  nonpoflonoiimaraui- 
gliarmi  come  tanto  l'efalti  il  nofiro  Baldi  non  meno,  ch^^ 
quelle  de' fuoi  primi  paefani  tanto  anch' ei  celebrale  il  Va- 
fari .  Non  niego ,  che  aflai  non  fofle ,  fé  non  altro ,  l'animo 
loro ,  e  l'ardire  di  quel  rozzo  >  e  nudo  fecole ,  che  vidde  ri- 
forger  l'Arte ,  mafllme  che.  mouendofi  eglino  non  con  altro  lume,  che  del  pro- 
prio intelletto  a  ripefcarla,  e  rinuenirla,  non  ebbero  a  chi  appoggiarfi,  chìfe- 
guire;ma  non  so  twtauia  come  far  loro  poca  anche  parte  di  quegli  encomii, 
che  a'  fuflegnenti  Maertri  più  torto  douriafi.  Quegli  molto  fcarfi  inuentori,  nul- 
la di  più  parmi  mollraflero  nell'  Arte ,  che  i  puri ,  e  femplici  iftinti ,  e  impulfi  di 
Natura  ;  quefti  più  induftriofi  indagatori,vi  aggionfero  pure  vn  poco  di  motiuo, 
e  di  grazia  ;  e  allora  sì  che  l'opre  pare  comincino  a  riconofcerfi  per  parte  dell'ar- 
tificio, oue  quelle  prime  non  feppi  mai  raffigurare  che  per  vn  barlume  della  ra- 
.  zionalitd  ;  sì  come,  per  efempio,  dirò  fempre  vno  ftrepito,  non  vn  concerto ,  ed 
i  armonia  quella, che  fcotiilì  a  prin^-ipio  vfcir  dalle  mazze  ,  e  rifuonar  full'iucudi 
d'vn.  Inbalcaino .  Argoraeata  anche  il  viliauo ,  e  lo  Tenti  fare  induzioni,  ed  en- 

time 


14  PATtTEPTtlMA 

tìmemi  con  gli  altri  pacchiani  full' aia;  parti  però  quefla  naturalezza  degna  del 
titolo  d'vna  Logica  confiderabile?  Eh,  che  fino  che  l'Arci  non  hanno  qualche,» 
poco  d'eccellenza ,  non  fé  ne  confiderà  il  principio ,  non  fé  ne  tien  conto  :  che 
però  paflb  ben  preflo  a  duoi  altri,  ch'anzi  trapano ,  per  meglio  dire  :  L' vno  è 

MANNO  Orefice,  e  Statuario,  che  da!  Baldi  vien  riporto  anche  tra  Pitton'j 
ejfendofl, dice, vedutaanticameiitedipintadifuamanoneW antico  Valai^  detto  del- 
la Biada ,  che  fu  poi  vnito  al  Tala:^  Maggiore ,  vna  B.  f^  ergine  col  Bambino,  con  fot- 
ta U/ho  nome,  e  col  milUfimo,cb' eradei  1260.  Si.  auendoegli  nella  Tua  racco'ta 
d' antichi  difegni  ;  la  Strade  de  gì  '  Innocenti  molto  capricciofa ,  e  diligentemente  di/e- 
gnata  di  {uà  manoi  sàia  cartapecora.  Di  coftuifa  menzione  a  balianza  il  Mafini, 
dopo  il  Ghirardacci nella  Storia  di  Bologna,  e  il  Bumaldo  nelle  Tninerualia Bo- 
Tjoawj  memorando  particolarmente  il  Ealdi  ciò,  che  daefli  ancora  fu  toccato, 
cioè  :  quella  Statua  di  bron"^  di  Bonifacio  FUI.  pofla  fopra  il  coperto  della  B^enghiera 
de' Signori ^n^ani ,  che dalTala:i^o del Vublico  ri/guarda  sàia  Tia7^:^a  maggiore, 
col  mìllefimo,  nel  quale  fu  la  prima  volta  pofla  in  opra ,  che  fu  del  ijci.  e  la  cui  gof- 
fezza)  per  dirla ,  non  so  com  e  abbia  potuto  meritare  d  elTer  ricopiata  io  marmo 
dentro  il  famofiffimo  Tempio  di  S.Pietro  dì  Roma,  fé  nò  èpiùper  la  fedeltà  del 
fatto ,  che  in  riguardo  alcuno  della  fattura  :  E l' altro 

FRANCO ,  del  quale  non  poffo  che  parlare  con  vn  poco  più  di  rifpetto,  co- 
me quello  che  venne  giudicato  a  que'  tempi  vguale  ad  ogn'alcro ,  anche  all'ilief- 
fo  Giotto ,  quando  non  mandò  Benedetto  Nono  a  riconofcer  l' opra  di  quegli  a 
Firenze ,  e  a  leuarlo ,  che  da  Bologna  ancora  non  Ci  faceffe  venire  quello  Franco> 
per  feruirfene  a  dipingere  non  folo ,  ma  a  miniare  i  volumi  flellì  della  Libreria.» 
Vaticana  ;come  chesìfottile,efina  operazione  da  verun*  altro  non  bene  vfa- 
ca,  altro  fapere  ricercafl'e , altra  diligenza ,  di  che  trouauanfi  prouifti  gli  Artefi- 
cidi  que' tempi;e  nella  quale  manifaaura  fi  portò  di  maniera,  che  non  folo  fe- 
ce flupire  quel  rozzo  fecolo,mafuperatodi  gran  longaOderigi  da  Gubbio,  che 
concilo  lui  volle  competere,  meritò  che  di  lui  cantalfe  Dante  nell' vndecimo 
capitolo  del  Purgatorio.* 

0  ;  digi  à  lui  non  fé'  tu  Oderìgi 

L'honor  d' ^gobbio,  e  l'honor  di  queW ^rte t 
eh' alluminare  t  chiamata  in  Varigli 
Frate ,  difs  '  egli ,  più  ridon  le  carte , 
Che  ptnnelleggia  Franco  Bolognefe , 
L  '  honor  è  tutto  fuo ,  e  mio  in  parte . 

Diluì  niffuna  menzione  trono  nerla  nota  del  Baldi,  nulla  ne  parla  la  Biblio- 
teca Bolognefe ,  e  poco  mancò  che  ne  fcriueffc  il  Vafl'ari ,  mentre  nel  mezzo  a 
pena  della  longa  vita  del  fuo  Giotto ,  quella  di  Oderigi,  e  di  Franco  inficrae  re- 
iirinfe  in  sì  pochi  detti:  Fù  in  quefla  tempo  in  l{oma  molto  amico  di  Giotto,  perno» 
tacere  e  ofa  degna  di  memori»  ,  che  appartenga  all'arte,  Odengi  d'  ^gobbio  eccellente 
Tniniatore  in  que' ternpi,  il  quale  condotto  perciò  dalVapa  ,  miniò  molti  libri ,  perla 
librenadi  Talai^o  t  che  Jonoin  gran  parte  oggi  confumati  dal  tjsmpo  .  E  nelmiolibro 

de 


F$.A^CO  E  vitale:  15 

rff*  difegnì  antichi  fono  alcune  reliquie  di  man  propria  di  cofltii ,  che  in  vero  fu  valente^» 
buono,  fé  btuefù  molto  migliore  Maeftro  di  lui ,  Franco  Bologne/e  THiniatore ,  che  per 
lofieffo  Tapa ,  e  per  la  fleffa  Libreria ,  ne  medeftmt  tempi  lauoro  affai  cofe  eccellente- 
mente in  quella  maniera  ,  come  ft  può  vedere  nel  detto  libro ,  douehò  di  fua  mano  dife- 
gni  di  "Pitture .  e  di  Minio  :  e  fra  efji  vn  aquila  molto  benfatta,  &vn  Liond  che  rom- 
pe  vn  albero  bellijfimo  &c. 

Egli  è  però  certo  che  fùii  primo,  che  in  Bologna  fondaflevna  Scuola  raolto 
a  que'  tempi  famofa  per  tutti  que'  concorni  ;  facendofi  altrettanto  nominare  al- 
lora per  tutta  la  Romagna,  e  la  Lombardia  i  fuoiailieui,  che  furono  partico- 
larmente vn  Vitale ,  vn  Lorenzo ,  vn  Simone  «  vn  Iacopo  d' Auanzi ,  &  altri  da 
quelli  poi  denuanti ,  quanto  per  tutta  la  Tofcana  ebbero  grido  in  quel  fecolo  vit 
Capanna ,  vn  Laurati ,  vn  Bufaimacco ,  vn  Taddeo  Caddi ,  e  fimili  difcepoli  di 
Giotto  :  quanto  fecero  fìimarfi  in  Roma  vnGio.daPilloia,  vn  Simon  Memi, 
fcoiari  dei  Cauallini  :  quanto  ceiebrarfi  in  Venezia ,  e  fuo  Stato  i  feguaci  di  Gua- 
ricnto  ,  ed  altri  in  altri  luoghi ,  che  non  è  mia  parte  il  qui  raccordare ,  e  ridiro, 
A  noftri  dunque  fudecci  darò  più  fermo  principio ,  ma  non  in  modo,che  ftretto 
non  ricfca  il  racconto,  per  paflare  benprefìoa  que'fufleguenti ,  che  fono  più 
fopportabili,  e  più  di  arriuare  affrettandomi  a  quei  del  palmato  fecolo,  e  quei 
del noflro, ne' quali  fpero  ch'ogni  longa  dimora  fia per  riufcire  non  meno  vti* 
le,  e  fruttuofa  ,  checuriofa,ep;ùlicta  ,e  perl'eccellentiflìme  opre  loro  d'ogni 
più  compito  raj^guaglio ,  ed  accurara  nfleilìone  ben  degne ,  e  per  i  bizzari  acci- 
denti ,  e  ftrane  fortune  loro  accadute ,  per  le  riguardeuoli  ricompenfc  del  lor  va- 
lore ,  ftima  della  Virtù,  gloria  del  Nome .  E  il  primo  dunque  il  mentouato 

VITALE  difcepolojcomediffi,  dello  fteflo  Franco,  e  non  meno  di  lui  va- 
lentaomo ,  ferme  il  Baldi ,  e  la  di  cui  lode  data  alle  fue  opre  nella  Biblioteca  Bo- 
lognefe ,  eh'  elleno  :  virtutem  illiiis  egregism  admodum ,  elimatifftmamque  rnanum 
dtmonfìyant ,  parmi  non  pocerfi  meglio  adattare ,  che  alla  fua  trafandata  da  ogiV 
altro  per  l' addietro  diligenza,  &  e  fattezza;  limando  appunto,  per  così  dire,!e 
fue  figure  ,  e  ben'  aggìultandole ,  aggiongendo  loro  vna  non  più  veduta  delica- 
tezza , e  grazia  ne' volti,  amplitudine,  e  ricchezza  ne"  vcftin,  inuenzione,c_» 
fpirito  nelle  mouenze ,  parti  tutte  degne  di  maggior  nfleflìone ,  e  di  più  longo 
difcorfo ,  eh'  io  pofla  tutcauia  in  sì  perfetto  fecolo,  come  il  noUro,  farne ,-  che  fé 
poi ,  non  per  bafio  gufìo ,  ma  per  curiofo  genio,  defìderafle  qualche  indagatore 
di  Cmili  antichità  foddisfarfì,  non  potrà  meglio,  che  pafsandofenea  qualche-» 
Chiefa  in  Villa ,  oue  per  io  piùfi  vedono  innocentemente  relegate  talora  fimili 
anticaglie  ,  non  per  altra  colpa,  che  del  crefciuto  lufsojambiziofo  di  quel  pri- 
mo porto ,  che  dentro  la  Cirtd  a  quelle  diedefì .  Fuori  perciò  della  Porta  di  San 
Mammolo,  entro  l'antithifiìma  Chiefa  della  Madonna  del  Monte,  oppo/la  per 
auuentura  a  quella  ,  che  auerui  fatto  perprima  da  incognito  a  noiMaeflro  di- 
pingere fino  del  1 1 16.  Madonna  Picciola  Piatefi  fcpra  dicemmo,  potrà  ofser- 
uare  vna  B.Vers'ne,  che  tiene  su  le  ginocchia  l'aniorofo  Giesù,  ditrafparenti 
linijj.cenerocurpiciuolo  vellico  «e  che  non  credcrebbcfì  mai  con  quanta  viua 

€fpre{- 


éfprefllonedidefioinfieme,  edi timore,  fnpièrizzatofi,  fmaniofb ff muouaG 
verfo  il  Padrone  auanti  a  lui  genufleffo ,  e  nello  fteffo  tempo  fi  attenga  al  manto 
della  Madre  Santiffima ,  che  con  altrettanto  contento  ,  quant'  è  l'accortezza-» 
perche  non  caggia ,  il  trattiene  >  fottoui  :  Vitalis  de  Bononia  fecit  anno  i  j  20.  Po- 
txà  più  fotto  >  paflata  la  metà  del  moncei  nello  fcendere  a  ballo ,  confideracj  an* 
che  que'Santi  di  fua  mano  lateralmente  al  muro  appefì ,  vederne  vna  fìmilc  en- 
rro  vna  Chiefiuoia ,  detta  comunemente  la  Madonna  de'Denti .  Ella  è  come  la 
fopradetta  fulPalTe ,  &  altrettanto ,  come  la  fudecta  >  egregiamente  conferuata, 
ammirandoli  e  neli' vna)  enell' altra  vn  colore  di  carne  così  frefco,  chefembra 
di  pochi  giorni  impafiatO)  e  il  manto  dì  vn  azzanno  così  viuace  e  brillante  >  che 
fomiglia  (  maxime  tutto  tempeftato  di  griffi  d'oro ,  quafi  di  fiammeggianti  ftel. 
"le  )  vn  pezzo  più  tofto  di  Cielo,  che  vn  li;]i!fimo  oitrainarsi  e  fotto  di  efifa  fcric- 
to  :  Vitdisfecit  hoc  opits  1545. 

£  quefto  è  quei  Pittore ,  al  quale  con  molto  più  di  ragione  potrei  anch'  io  di- 
re , auer  grand'obbligo  l'Arte ,  e  molto  douer  gii  Artefici ,  come  quello ,  che  vi- 
rilmente fcofla  ia  pufilanimità  de'  panati,  e  quellantica  rozzezza  fpogliatofi,  in- 
fegnòrarrifchiarfia  folleuati  pcnfieri,  e  fpeculare  peregrine  iimenzioni  ;adar 
moto,e  vita  a  quelle  per  prima  sì  intere,  contornate,  ed  infulfe  figure  ;  e  noti 
meno  operando  col  difcorfo,  che  faticando  con  la  mano,  fiar  attaccato  al  ve- 
ro, e  fchcrzar  col  verifiinilej  come,  per  figura,  fi  oHerua  anch'oggi  nel  Natale 
diNoft.Sig.che  fece  fotto  le  prime  ioggie  del  primo  Clauftro  di  S.  Domenico, 
ma  più  in  quell'altro ,  che  fimilmente  in  muro  dipinfe  dentro  in  Chiela,  innic- 
chiaco  nel  primo  pilafìro  preflb  la  Cappella  maggiore.  Non  ci  rappreienrò  egli 
qui  fui  fieno  nudo  il  Bambino ,  contro  a  quel  :  pannis  rum  iimolmt ,  &  rectinauit 
iìiTrte/epio  del  Vangelo;  ne  tampoco  fiutato  da  giumenti  ,  ne  colla  Vergine-» 
Madre  predo  la  mangiatoia,  ma  da  elTalunge,  eindifparte,  allora  perauuen- 
tuta,  che  inuoltolo  in  que' panni,  prima  di  deporlo  fui  fieno  ,  l'adora  inficine 
col  buon  CiofefFo,  che  quafi  per  fuo  ripofo  ancora ,  non  fbffe:  eilocus  in  diuerfo'^ 
r/o ,  fu!  bafìo  del  fomaro  neceilìtato  a  federe,  dolcemente  il  contempla .  Reita- 
no  in  tal  guifa  colà  foli  a  roder  ia  paglia  a  lortaleiitoi  duo'giumenti,  al  più  vile 
de' quali  fperchevniformi  non  fodero  in  quell'atto,  e  per  l'cherzare  alquanto 
pittoricamente  )  alzò  la  tefta  verfo  il  Cielo  ad  adbrdare  l'aria  colia  flrepitofa  vo- 
ce allora  appunto,  che  dalla  fupenore  armonia  d'vn  Angelico  Coro  auiiifato 
vn  de' Partorì ,  non  fai,  fé  più  vfciro  di  k  fteflb  per  la  dolcezza  di  quel  celefte> 
canto, rattenghi  il  paffo ,  ò  fé  più  fpronato dal  defio,  quello  muoua  a  frcttolo- 
foritrouarc  l'annunziatogli  nato  Saluacor  de!  Mondo  :  Pocodiffimile  ne' con- 
cetti non  meno ,  che  nella  maniera  fu  da  Vitale 

LORENZO  fuo  coetaneo,  e  fors' anche  concorrente,  quando  tante  volte 
àuuiene  che  non  fi  veda  sj  muri  qualche  pittura  d'vno,  che  a  fianco ,  ò  al  rincon- 
tro di  efla  dell'  altro  ancora  ben  prello  vna  poco  differente  non  Ci  fcuopra  ;  co- 
me chi  ne  fofse  curiofo  potrd ,  per  efempio ,  frequentemente  oiseruarlo  nel  fu* 
detcoClauUrodc'KR.PP.Domcaicani;  oue/ì  vaiano  pur' anche  mantenendo 

mol- 


LOnEJiZO  SIMONE  B  UCOPOl       17 

moire  di  quelle  loro  Madonne ,  e  Santi,  tutto  il  dì  foggetti  alle  nuoae  rimoder- 
nature del  luogo ,  e  alle  afiìilìoni  dì  quelle  marmoree  lapidi  erette  a  quegli  01« 
tramontani  di  conto»  che  nel  maggior  feruore  de'iìudi)>  lafciaron  la  vita  in  que- 
fìa  Vniuerlìcà  non  folo>  ma  alla  ftella  baldanzofa  goffaggine,  fé  non  è  maltzia,de 
gl'Imbiancatori  i  che  con  vna  fola  ben  groffa  pennellata  di  calce»  tante  sì  belle 
di  valenti  Artefici  di  caflare  >  e  coprire  pare  H  pregino.  Dicono  che  /ìmilmen- 
te  )  auanti  che  (ìmil  disgrazia  accaddelTe ,  nell'antico  Chioltro  de'  RR.PP.  Con- 
uentuali ,  affatto  da  cfTì  poi  chiufo,  e  tiratoli  dentro  per  loro  folamente  priuaif 
vfo ,  di  mano  di  quelli  duo'Pittori  alternatamente  fé  ne  vedefTe  quanciti  ;  ed  ac- 
teftano  il  Mafini,  e  il  Bumaldodiqueft'vltimo,  che  :  egregttt  illitts  opera  in  mura 
color ata,  afabrtque  delineata  in  antiquifsimo  Sanila  Maria  de  Media  ratta,  extra  "Por- 
tara  Sanélt  Mamma,  Bonon.Templo  prouea.  hncHfqiext,  app.'  Ma  quelle  di  quel 
Chioitro  chi  più  le  crederebbe ,  fé  nel  riaprirne  per  nece/ficii  vn'  andata  alla  Sa- 
grefìia ,  non  Ci  folfe  a  noi  fatta  vedere  di  fua  mano ,  rimafla  pure  in  e^ere ,  va' 
Immagine  di  Maria  col  caraBambinoGiesù,in  mezzo  alli  Santi  Giobbe,e  Chri- 
fioforo  ?  E  nella  fudetta  Chiefa  di  Mezzaratta  chi  delle  llorie  di  queflo|Maelira 
me  ne  si  moftrare  vna  intera  >  e  ben  conofcibite  >  eilendolì  tutta  quella  partc^^ 
del  muro  a  mano  deQra»  ou'egli  prima  poi  Chrilloforo  dipìnfe ,  per  lo  più  fero- 
fiata  j  ò  fmarrita  ;  non  ad  altro  auendo  feruito  la  pietofa  cura  del  Fantuzzi  itLì 
farle  rinettarc ,  e  dar  loro  fopra  olio  cotto ,  ò  vernice  che  fi  folfe  »  che  a  mag- 
giormente  annerirle ,  e  fporcarle  ? 

Paque' pochi  frammenti  però,  che  qui  vanno  pur' anche  fchermendofidal 
totale  loro  eccìdio ,  e  dalla  fudetta  Madonna  (  a  quali  opre  folo ,  per  non  tanto 
ftancarlo  con  l'altrei  rimetto  il  Lettore  )  appare  ogni  volta  più  di  Lorenzo  il  va- 
lore ,  quando  a  lui  non  gionfero  certo 

SIMONE,  e 

IACOPO,  che  fiorirono  anch'elfi  poco  dopo,  cioèverfo  il  1370.  e  cho 
dalla  fcuola  fimilmente  di  Franco  elTer  vfc  iti,  atte  (la  il  Baldi  fudetto .  Attefe  fui 
principio  Simone  a  dipinger  folo  Immagini  grandi  del  Redentore  per  amor  no- 
ilro  confitto  in  Croce,onde  Simon  da*  Crocefìffi  comunemente  fu  detto  ;  e  Ia- 
copo a  figurar  folo  Immagini  di  Maria  Vergine ,  in  ciò  feguendo  l'vmor  di  Vi- 
tale ,  che  fempre  corfe  voce,  non  auer  mai  volfuto  far  Chrifti  in  Croce ,  folito 
dire,pur  troppo  auergiielo  conficcato  vna  volta  gli  Ebrei,e  trafìggerlo  pur  trop- 
pò  ogni  giorno  i  cattiui  Chrifiiani  co'  loro  peccati  ;  ma  vnitofi  poi  con  Simone, 
e  poitofì  a  fare  con  eflo  lui  a  compagnia ,  (ì  diede  »  come  l'altro ,  ad  ogni  fattu- 
ra ,  componendo  ,  ed  iftoriando  infìeme ,  moltrando  nell'opre  loro  motiuo,  in- 
uenzione ,  efpreflìone ,  e  facilità ,  per  quanto  comportarono  que'  tempi.  Mol- 
te fono , che  afsiemcintraprefero ,  che  vanno  pur'anchefoflenendofì,  non  così 
affatto  confumatc,  che  in  parte  olferuar  non  fi  polTano  ;  ma  fra  l'altre  mi  par  pur 
degna  di  molta  confiderazione  quella  grande ,  che  vnìtamente  operarono  nella 
mentouata  Chiefa  di  Mezzaratta ,  commendata ,  dicefi,  per  quel  eh'  ella  com- 
porta ,  da  Michelangelo  allora ,  che  H  trattenne  in  Bologna  in  cafa  dell'  Aldou- 

C  "  ran- 


ìB  p  a  RT  É    P  2i  i  m  a 

rando  >  e  più  di  che  meriti,  parmi,  lodata  da'  fiefsi  Carracci.  Vi  auea  dipinto 
molto  tempo  prima  nella  facciata  di  dentro  fopra  U  porta  maggiore  ,  e  ne'  la- 
terali infieme  Vitale  vno  de'  fuoi  Coliti  Prefepi  di  Noftro  Signore ,  vaisndofi  con 
propofico  del  vano  di  quella  porca,  a  piantar  fopra  l'archicraue  le  rozze  colonne 
di  quel  rudicoedifizio  lòdi  quel  tetto,  forco  il  quale  ricourofsi  la  gran  Madre 
di  Dio  col  Verbo  Vmanato  ;  in  quella  guifa  appunto ,  che  fouuiemmi  nei  mi- 
racolo del  Corporale  d' Oruieto ,  efferfi  valfo  dopo  il  gran  Rafaclle  del  rotto  di 
vnafÌBeltra  ad  accomodarui  vna  falira  di  fcale ,  che  la  Stona  non  folo  moflra 
intera  > ma  anzi  pare  >  che  fé  il  vano  di  quella  finellra  nonvifofse  ,  quella  non 
farebbe  ftata  punto  bene  ;  lodandolo  perciò  tanto  di  vn  tal  ripiego  il  dotto  Va- 
farij  ficomedi  vn  fimilifsimo loderò  femore  anch'io  Lodouico  Canaccinel 
Chrifto  moftrato  da  Pilato,  fotto  quel  portico  in  Galicra .  Perche  duo'  fono  gli 
ordini  delle  Storie ,  che  fieguono  a  mano  manca,  rapprefencafi  perciò  nel  fecon» 
do  Reo  dell'ordine  fuperiore ,  dietro  >  dirò ,  alla  Natjuita  fudetta  la  Circoncifio- 
nc  :  Nel  terzo  l'Adorazione ,  ed  offerta  de'  Magi  :  Nel  quarto  il  giubilo  del  buon 
vecchio  Simeone  nel  foftenere  fullc  braccia  l'Autor  della  Salute  ,  e  fotto  fcrit- 
toui  ili  lettere  antiche ,  e  ben  grandi  :  lacobits ,  &  Simeonf.  N  j1  quinto  la  t'uggita 
in  Egitto ,  e  nel  fedo  finalmente  la  Strage  de  gl'Innocenti  ;  perche  il  fettimo ,  e 
gì'  altri  fufscguenti ,  per  poco  auuertimento  de'  tetti  rotti ,  fono  itati  laaati  dal- 
le pioggie  >  e  cafsari  ,riconofcendo:iui!ì  a  pena  le  Nozze  di  Cana  Galilea  .  Tor- 
nando perciò  alla  porta,  e  ricominciando  dall'ordine  di  fotto  jlafciato  il  fecon- 
do >  il  terzo,  e'I  quarto,  per  fimil  cagione  confumati,  egiiafti,  feguitail  quin- 
to poco  rifpettato  da  que'  Confrati,  nel  fami  dipingere  tra  erto,  e'I  fello  vna  di- 
uota  Colonna  alla  mifura  della  (latura  di  Chrillo  .  Nel  detto  feffo  dunque,  con 
ingegnofa  inuenzione,  quando  Chrifìo  fanaua  tutti  gl'infermi  a  lui  condotti: 
NlI  fettimo  la  Probacica  Pilcina^  di  bei  ghiribizzi  numerofa,  e  di  nuoui  penfieri 
ai"riccliita,e  fotto  quella  in  lettere  ben  grandi  antiche:  lacobus  fccit-.mQdi-andoci 
fOi'o  quelle  auer  fatto ,  fenza  l'aiuto  di  Simone,  che  fimilmence  fc  folo  fottofcrif- 
fe  nelle  feguenti,  quaiì  che  non  in  confufo ,  ma  feparatamente ,  &  a  concorren- 
za auerle  fatte  dimolìrar  volefl'ero .  Seguita  dunque  l'otrauo  quadro,  robbatoci 
però  dalla  rottura  fattaui  per  vn'  Altare,  &  impoltatoui  vn"  aiitichiflìmo  Croce- 
fido  di  rilieuo,  che  dicono  fatto  fino  al  tempo  della  primitiua  Chiefa,  trouato 
forco  terra  fepolto  entro  quelle  Catacombe ,  oue  ricirauanfì ,  per  fottraifì  dalle 
perfccuzioni de' Gentili, i  primi  Chrifliani:  Ci  rarprefenta  il  nono  con  viuc^ 
efpre jTìoni  Lazzaro  rifufcitaro  da  Chrifto ,  col  nome  :  Simon  f.  e  coli'  iftefTo  no- 
me il  decimo,  che  ci  figura  vn  compaflloneuole  Lazzaro  preffo  la  menfa  del 
Ricco  Epulone  :  In  luogo  dell'vndecimo  fli  incaftrato  nel  muro  vn  picciol  per- 
gamo ,oue  tante  Tolte  fé  vdirlì  S.  Bernardino  Sanefc,  diuotifCmo  di  quello  luo- 
go j  e  Padre  Spirituale  di  que  Confratelli  :  Nel  duodecimo  Zaccheo  fui  fìcomo- 
ro ,  che  chiamato  alla  prefenza  de'  mirabondi  Apofloli ,  fi  mette  all'  ordine  per 
bsn  predo  fcendere:  Nel  decimoterzo  i]  :  non  inneni  tantum  fi dem  in  leruJaUmi 
Nwl  decimoquarto  iUftemebant  vefimsnta  j  e  i  rami  oliuamm  ;  e  nel  dccimoquio^ 


siMoJiE  E  Iacopo:         t» 

to  la  Cena  de! Signore ,  ritoccata  ^oìgrAtis  dal  Bagnacauallo ,  che  quefte  com- 
pofiziODi  grandemente  ofleruaua,  per  icopiofi  ,e  dram  motiui,accicadini  pro- 
prie, &  cfpreflìoni  ;  e  che  in  tutte  fono  quelle  trenta  Storie  appunto ,  che  ven- 
nero raccordate  dal  Vafari,  nel  memorare  il  ritratto  d*  vn  fuo  Nicolò  Aretino: 
Che  fu  fatto ,  dice)  da  Calajf»  Ferrare/e ,  fuo  amiciffimo ,  il  quale  dipitigeua  à  que'  ternfi 
in  Bologna  à  concsnenT^  di  Iacopo ,  e  Simone  Vittori  Bologne ft,  e  d'vn  Chrifiofano  non 
so  fé  Ferrare/e ,  ò  come  altri  dicono  da  Modona ,  I  quali  tutti  dipinfero  in  vtia  Cbiefa 
detta  laCafa  di  meT^fuor  della  porta  di  S,  Dìatnmolo ,  molte  cofeàfirefco .  Chriflofano 
fece  da  tua  banda,da  che  Dio  fa  ^damo  in/ino  alla  morte  di  "Moisè.  E  Simone,^  Iacopo 
treni£  Storie  da  che  nacque  ChriPio  infino  alla  Cena ,  che  fece  con  i  Difcepoli .  £  Calalo 
poi  fece  la  Tpffìone,comeft  vede  al  nome  diciafcuno ,  che  vièfcntto  da  baffo.  E  quelle 
pitture  furono  fatte  l  anno  i^oo.  Dopale  quali  fu  dipintoti  teSio  della  Chiefa  da  altri 
2-:::tJiri,  di  Storie  di  Dauitte  affai  pulitamente.  E  nel  vero  così  fatte  pitture  non  fono  tenU' 
teje  non  à  ragione ,  in  molta  fuma  da  i  Bologne/i ,  perche  come  vecchie Jtno  ragiojìeuolii 
e  sì  perche  il  lauoro  efiendofi  mantenuto  frefco,  e  viuace ,  menta  molta  lode  &  e, 

tquetta  fiìla  copiofavita>  cheintefktc'egli  diqueiliquattro  j  anzi  cinque 
foggetcì ,  poftoui  anche  Cofmè  tanto  più  brauo  di  Cialaffo  Maedro  j  facendone 
di  tutti  vn  fardello ,  &  ingroppandoli  con  la  vita  di  vno  Scultore ,  col  quale  mai 
ebbero  che  fare  ,-  facendoli  feruire  per  ceda  ,  e  termine  cella  ben  ionga ,  al  con- 
trario ,  &  accurata  narratiua  del  (uo  paefano  .  Non  poteuano  dunque  fl^r'  c(H 
afronte  colloro  di  que'MargsritonijBufamalchi ,  Lorenzetti,Starnini,  e  fimi» 
li,  in  defcriucre  la  vita ,  e  l' opre  ài  ciafcun  de'  quali  ft  ppei  o  eirpirfi  interi  J  fo- 
gli ?  Certo  che  le  da  difinterefsato  giudicio  fì  confidcreranno  i  Croccfiflì  anti- 
chi di  Maigaritone,e  que' che  il  noltro  Sanondipinfe,  fi  troueranno  molto  di 
quelli  migliori .  Se  da  noi  in  S.  Petronic  fi  guarderanno  le  cofe ,  che  vi  (è  Bufai* 
macco  ,  e  quella  Madonna ,  che  di  rincontro  vi  fé  a  fuo  tempo  Vitale  ,  lenza 
quelle  dopoi  oprattui  da  Simone»  ntonofceraflì  per  qual  cagione,  ed  accidente 
(già  che  s'infinge  di  non  aucrlo  potuto  fapere)  lafciata  la  Cappella  Bologiiini 
imperfetta, a cafa  fé  netornafse  quelEuonamico.  Se  fi  Cà  tanta  vernia  per  aue- 
tP  il  Lorenzetti  la  fua  Storia:j«  Siena  ne' Frati  Tnmori  Icgiadramente  dipinta  nel  Chio- 
fiio ,  dnue  è  figurato  in  t  he  marnerà  vn  giouane  ft  fa  Frate ,  &wche  modo  coli ,  ^  al' 
Clini  altri  vanno  al  Saldano  iequniijon  battuti ,  e  Jententiati  alle  fonhe,  ò"  impiccati 
à  vh  albero  ,  e  finalmente  decapitati  con  molt  arte ,  e  dcflre-^^a  contraffatto  il  rabi-.ffa- 
ruentoaell' aria,  ciaf  Mia  dellapio^^ia,  e  de  tenti,  ne  trauugli  delle  figure ,  dalle 
qualii  moderni  maeitri  hM-.no  imparatoli  modo ,  &  il  principio  di  quesia  tnucmione, 
per  la  quale ,  come  inufttata  inat,^ ,  rncritò  comaidatione  n.fimta  •  e  fc  parue  vn  mi- 
ratolo, che  lo  b'rariima  nella  Cappella  di  S.  Girolamo  cel  Carmine  in  Firenze^ 
hceise  vnMacfìro,  che  fatto  leuareàcauallovn  fanciullo  adoffoàzn  altro  ,  lo  per- 
cuote con  le  sfc'^a  di  maniera ,  che  il  pouero  putto ,  per  lo  gran  duolo  menando  le  <iam- 
bcpire,  che  gridando, tetiti  mordereyn  orecchio  à  colui,  chclo  tiene  ,  come  colui, che 
andauaghiribiTi^ando  intorno  alle  cofe  della  natura;  di  Cimili  ghiribizzi ,  e  penfieri 
q-janii  ne  pocrelTuno  nw  ofseiuare  in  quella  Csfa  di  mezzo  nelle  fiidetce  itoiie 

C    3    .  di 


20  PATtTBPTilMA 

di  Iacopo,  e  di  Simone?  già  che  d'andarne  ifcoprendo,  e  notando  non  ifde- 
gnaronoa'  loro  tempi  anch' eflì  il  Primaticcio ,  il  Tcbaldi,  non  folo  ,ma  vltima- 
mente  ancora  gli  ftudiofi  Cartacei ,  foliti  chiamare  quefte  fatture  :  erudite  gof- 
fezze ,  quanto  atte  agaaftare  il  buon  gufto  »  altrettanto  pronte  a  rifuet^liare  T'in- 
telletto?  Onde  ad  ilìanza> dicono I  di  Lodouico  fi  vedefsero elleno  fatte  rifto- 
rare  da  Pafotto  Fantuzzi ,  come  nella  lapide  di  vn  beli'  ornato  riciuta ,  fatta; 
aifigerui  nel  mezzo ,  in  cai  guifa  anch'  oggi  fi  legge  ì 

D.        Ò.        M. 

PASOTTVS  FANTVTIVS  IVNIOR 

PI^   BONI   lESVS  SOCIETATIS 

MODERATOR  COLEND.'fi  PlETATfS 

ERGO  SACRAS  ^DIS  HVIVS  VTRIVSQVE 

TESTAMENTI    IMAGINES    lAM  VEIVSTATE 

COLLAPSAS  ^RE  SVO  RESTITVEND\S  CVRAVIT 

HOC  VNVM  FRATRES  PRECATVS 

VT  HVIVS  REI  MEMORES 

ANIMAM  SVAM 
DIVINO         NVMINI 
COMMENDENT 
ANN.    SALVTIS     M.  D.LXXVIIT. 
Perche  nella  Strage  qui,  per  efempio,  degl'Innocenti  fanciulli  dal  tenero  fe- 
no  delle  tradite  genitrici  a  viua  forza  diftrarti ,  e  rapiti  i  non  fi  vede  in  maraui- 
gliofe ,  e  Oupende  efpreflìoni  di  aflalti ,  e  di  fughe ,  di  concrafti ,  e  di  preghiere, 
fcorrere  per  tutto  baccante  il  furore,  languire  abbattuta  la  compafsionejCon- 
fufi  in  ogni  parte  >  e  infiem  framifchiati  colle  tramortite  Madri  i  morti  figli ,  co' 
lordi, e  infranti  panni  itraffitti,e  fuenaticcrpicciuoli>  co'fudoriii  pianto  ,coI 
latte  il  fangue  ?  In  queg"  inférmi,  per  figura,  in  tanta  quantità,  e  in  sì  diuerfi 
modi  auanti  al  Signore  nelle  Sinagoghe  della  Galilea  portati,  e  condotti  a  rifa- 
narfi ,  quali  più  fpiritofe  inuenzioni  di  colui,  che  nel  fuo  proprio  letco  calato  a 
forza  di  funi ,  per  lo  fcoperto ,  e  rotto  tetto  auanti  al  Signore,  dall'affollata 
turba  anguftiato,  e  ri  ff  retto?  Di  quel  fante  in  lontano  fìto,  che  nel  ritornarfe- 
ne  a  cafa  j  colla  valigia  in  collo  del  rifanato  padrone ,  fermatofi  su  la  riua  di  vn 
balzo,  infegna  ad  vno  ftorpio,  che  fui  bafso  piano  gli  ne  chiede,  la  buona  llra- 
da.pergiongerearitrouare  anch' egli  il  Dattore  della  Salute?  Qual  maggior 
marauiglia,e  terrore  di  quella  moltran  coloro, che  aperto  il  fepolcrodcl  quat- 
triduano  Lazzaro,  inuolto  ne'  tetri  panni  vfcirne  viuo  lo  mirano  ?  Qual  più  cani- 
na rabbia ,  e  difpetto  di  que'  tre  manigoldi ,  che  con  fiere ,  e  rifentite  forze  affa- 
ticanfi  a  gara  in  ifpogliare  della  viua  pelle  l' intrepido  Bartolomeo  nel  pulpito 
effigiato  ?  Qual  più  vera  efpreflìone  di  riuerenza ,  e  d'affetto ,  di  che  fi  le  gge  ne' 
volti  di  quelle  turbe  liete,  che  impugnate  le  palme,  e  Rcrnendo  i  panni  per  lai 
via,  cantano  così  viuacemente  1' Ofanna  al  Trionfante  Signore ,  mentre  a  noi 
più  d'apprefso ,  falito  fopta  va'  vlmo  «dico  garzoae,  e  cpn  sì  bsU'  attitudine  ta- 
gliali- 


SIMONE    E    IACOPO,  21 

j^iandoiie  rami  »  tutti  abbondantemente  ne  prouedc  ?  Non  è  nolìra  intenzione 
oi  perderui  attorno  il  tempo»  e  fiancare  ii  Lettore  con  sì  infrutcuofe  dimorcjma 
più  tofto  accorciarne  il  racconto,  quelle  anche  folobrenemencc  cocc3ndo,che 
più  facili  fono  a  vederH ,  e  più  famigliari ,  conferuate  tuctauia  su  i  non  guafii ,  e 
rifatti  muri,  ò  Tulle  tauole  non  ancora  condannate  in  villa,  ò  fequeiìrate  su  ì 
granai ,  a  diuonir  preda  della  poluere,  e  de'  tarli ,  come  tane'  e  tant'altre. 

Di  Simone  dunque  potran  vederfi  tanti  Crocefifsi ,  come  quelio  ch'è  nel  Co- 
ro di  S.  Giacomo  :  Quello  eh'  è  fopra  la  porca  maggiore  di  S.  Martino  maggio- 
re :  Quello  eh'  è  in  S.  Stefano,  nella  Chiefa  detta  di  S.  Pietro  entro  vna  Cappella, 
con  le  parole:  Simon  fecit  hoc  opus.  Moke  Madonne,  come  quella  detta  de' 
Tribulati  entro  la  Chiefa  di  S.  Petronio  in  quel  pilaftro,  e  l'altra  nell'altro,  a 
concorrenza  di  quella  che  vi  è  di  fianco  di  Vitale,  tanto  tempo  prima  fatta  anch' 
t(&ì,  a  concorrenza  di  Buonamico  Bufalmacco.chc  fc  ne  partì  confufo.lafcian- 
do  il  principiato  lauoro  :  Quella  picciola  Incoronata  dal  Signore  in  tauola ,  in 
capo  alla  prima  fcala  della  Forefìeria  di  S.  Francefco  appefa ,  con  quefte  paro- 
le: Symon  de  Bonoma  fecit .  Hoc  opus  fecit  fieri  Frat,  Dommicusde  S.IfayaOrdiiiis 
THinomm  ad  honorem  t^irginis  Marim  ,  «^  S.  Franctfchi  A-D.  i^jj.de  menfe  OHubris: 
Quell'Incoronata  fimilraente,  conifinità  di  Santi  lateralaienre  fopra  e  (otto 
poRiui,  entro  quelle  cafelle  antiche ,  e  dorate  all'  antica  >  con  (otto  parimente: 
Symon pmxit  hoc  opus ,  che  già  fu  la  tauola  della  Cappella  Fafanini  in  S.  Domeni- 
co ,  prima  che  cedendo  il  luogo  alla  moderna  fattaui  dal  Treuilì ,  paffafle  nelle 
Monache  dello  fteflb  Santo  ,oue  al  prefente  ritrouafi:  Quella  picciola  finiiN 
mente  Incoronata  full' ade,  con  le  lettere:  Symon  fecit,  preffooggiil  Reuer.  & 
Eccellentirs.  Rettore  di  S.  Mammolo  :  Vna  limile  campita  in  oro  in  S.  Marghe- 
rita , Chiefa  fuori  di  ftrà  Cafìiglione,con  altri  pezzi ,  e  la  Santa  Titolare  all'Aitar 
grande,  fi  come  vna  di  Vitale  ,  male  in  eflere,  e  affatto  quafì  perduta  :  Vna  gra- 
ziofaB.  Verg.  cheflringendocon  [edita  vn' orecchia  al  Signorino,  afl'annofo 
tutto  s'aiuta ,  e  fi  raccomanda  pere  he  ne  defìrta ,  campita  in  oro,  con  le  lettere: 
Simon  de  Bononia  fecit  l)ocopus  nella  Chiefa  fotrerranea  de'  Reuerendi  Padri  di  S. 
Michele  in  Bofco.  Molte  infomma  nclChiotìro  di  S.  Domenico  fui  muro  ,coI 
ritratto  per  lo  più  di  chi  le  commife ,  con  l'aggionto  di  Sanci ,  e  d' iftorie  molto 
giuo!Z!ofa mente  fatte  ,  con  inuenzione  j  e  fpirito ,  buone  cicre ,  bizzarri  veftiri, 
come  può  vederfi  ,  m  quella,  auanti  alla  quale  genuflcffi  duo' Baroni  Aleman- 
ni, vengono  inueffiti  del  Feudo  da' foggetti  Popoli,  che  vfciti  fuori  della  Città, 
vanno  loro  incontro  collo  Stocco,  la  Corona,  e'lManto,e  fìmi!i,che  dal  no- 
ftro  Bumaldi  furono  anche  accennate  nella  feguente  forma  :  Simon  fi6ior  laude 
dignusnon  mediocri ,  cuiui  non paucxcernuntur  tabula  in  ì>arijs  Ecclesijs  Bonon,  vetu- 
ftionbus  piflur^,  ^ prxfertim  Chrifii  Crucifixi  tmagines  haudparux,  maximeque  vcne- 
rands;vtinBtifilica,&c.  Mtare  B.M.y.  in EccUfia  S.Michaelis  de  Foromedijefi 
ex  lUius  manufìmiliter,  e«r  aliudMtare  in  Ecclefia  S.  lac.  ^  Thil.  de  Sapina  extra  >r- 
bem  Bonon  &c.  is  ctiam  creditur  pnxi^e  tmuginem  SanSx  Mam  de  Fita  Bonon.  qux 
miracuUs  cUrifuma.  efl  g^c. 

^  Di 


2i  PARTE     PTtìMA 

Di  Iacopo,  oltre  le  gid  dette ,  tutta  la  facciata  in  tefta  dclfa  Sagrefiia,  cfce  fli 
anticamente  la  Torre  della  Chiefa  già  Catedrale  delli  SS.  Naborre.e  Felice,  oue 
efpreffe  il  princ  ipio  ,e'l  fine  di  noltra  Redenzione  nella  Santils. Vergine  dall'An- 
gelo Annonziata  ,  e  in  Chriflo  Croccfifio ,  e  pianto  dalla  V.  Maria,  S.Gionanni, 
e  la  Maddalena  a  pie  della  Croce.fatti  del  x584.fottoui:  lacobusTaultf.  Vna-. 
tauola ,  che  non  poteua  pò  i  altri  meglio  >  che  il  pubblico  Archuio ,  che  si  fedel- 
mente sa  cuftodir  le  fcritture, egregiamente conferuare,  rapprefentante  laSan- 
tiflìnia  Vergine  dall'  Angelo  Annonziata  :  Entro  vna  Cappella  dietro  il  Coro  di 
S,  Giacomo  vna  di  quelle  tgìiole  antiche  fatte  a  torri ,  intagliate,  e  dorate,  con 
quantità  di  Santi,  e  Sante  :  Vn'  altra  da  qiicfta  poco  differente,  dietro  pure  l'iftef- 
foCoro ,  predo  l'vfciodi  Sagreftia ,  appefa  vlc.mamente  al  muro  in  alto  ,  come 
in  trofeo  della  moderna  perfezione ,  &  altre  altrone,  e  per  tutto,  che  non  occor- 
re ridire,  mentre  so,  che  non  auro  pubblicato  quello  hbro,  che  faranno  forfè  ice 
a  malese  aliai  fortuna  farebbe,  pallate  follerò  (  come  anticamente  fnccedcua) 
nelle  circonuicine  Città ,  come  in  Imola  nella  Catcdrale  ,in  quella  di  Faenza,  in 
Modana  nella  Chiefa  di  S.  Domenico,  oue  più  volte  ebbi  avederne,ericono- 
fcerne.  Mantcrannofi  forfè  longo  tempo  quelle,  cheveggonfi  in  Verona,  per 
trouarfi  elleno  in  troppo  famofo  luogo ,  cioè  nel  Palagio  ,  che  fu  gid  di  que'  Si- 
gnori della  Scala ,  &  oggi  del  Pubblico  ,  6c  oue  perciò  rifiede  quell'  Eccellentifs, 
Podeftà;  perche  tolto  a  rapprefentare  per  tutta  quella  gran  Sala  la  Guerra  di 
Gierufalemme  Aldigieri  daZeuio,  Pittore  allora  di  rinomato  valore  in  quelle,* 
parti ,  e  nella  quale  egli  mollrò  :  d  hauere  ingegno  , giudizio  tu'  ii'Uer^T^ione (  àicc  il 
Vafari  nelle  Vite  di  venticinque  Pittori,che  tuttearifflif-j  it-groppa  <on  quella  dì 
Vittore  Scarpaccia  )  hauendo  cori/iderato  tutte  le  cofe,  che  fi  poffono  in  vna  guerra 
à'  importanr^a.  cmfideravc ,  oltre  il  colorito  ,che  f:  é  multo  bea  mantenuto  &  e.  I  oggion- 
ge  ,aue  re  il  noftro  Iacopo  con  luiccmcro  inqiidVopra  ,  e  poitarciì  inmo- 
<3o,  che  moflra  efier  fiutone  egli  aliai  più  Iridato ,  mentre  fcguita  a  dire,  «he  :  Ia- 
copo ^uan':^  ,  Tutore  Bolognefe ,  che  fu  ncll  opye  di  quejia  Sala  concorrente  d' Aldi- 
gicri,  lotto  le  fopradctte  pitture  dipmfe  (ìmilmcnte  à  frcfco  dnetrioiìfi  beihljirm  ,  e  con 
tanto  artificio,  e  buona  mar'-^.  a. ,  che  affa  maua  Cirolarno  Campagnuola ,  che  il  Matite^ 
gna  li  lodaua ,  come  pittura  rariffma.  E  però  creai"  ile,  cheprcucdendo  Aldigie- 
n  i  fuoi  futuri  danni,  e  gli  fuantaggi,  fé  gli  vcleOe  far  compagno,  pernoiisi:rc- 
lo  a  prouare  competitore,  rifpectandolo  anche  per  auutntura  come  di  fé  mag- 
giore, gid  che  non  i(degr?ò dargli  il  primo  luogo  ne"  lauiri,  comepaimicauarlì 
da! fudetto  Vafari, quando  breuementememr-! andò  la  Cappella,  che  panaro- 
no a  fare  infìeme  a  Padoua  nella  Chiefa  del  Sato,preHo  alk  altre  che  douean_, 
poi  dipingerui,  e  vi  aueano  altresì  dipinto  valentuomini  a  concorrenza,  dopo  la 
belliflima  di  Giotto  ;  in  maggior  vantaggio  del  nollro  Bolognefe  così  profrgui- 
fce:  il  medeftmo  Incapo  infume  con  yìldigteri ,  e  Sebcto  da  Verona  diptnfe  ÌiìTA' 
àoua  la  Capella  di  S.  Giorgio  ,  che  è  allato  al  Tempio  di  S.  Antonio .  fecondo  che  per  lo 
Teflamento  erafìato  lafciatoda  THarcbtfi  di  Carrara .  La  parte  di  (opra  dipinte  Iacopo 
d'tÀUarf^  ;  di  lotto  Mdigieri  alcune  Storie  di  S>  Lucia ,  &■  ■»»  Cenacolo ,  e  Scuoto  vi  di- 

ftnje 


IACOPO   E  CnìSTOFOtO,  aj 

fin/e  U  Storie  di  S.  Gicuanm.  Dopo  ternati  tutti  e  tre  qitrfìi  in  Verona  >  dipinfcro  infiemè 
in  Cafa  de  '  Conti  Serenghi  vn  pardi  no^:^e ,  con  molti  ritratti ,  (jr  baùiti  di  que'  tempi. 
Ma  di  tutte  l' opre,  quclLì  di  Iacopo  jlu  zn^fiì  tenuta  la  migliore. 

Equeflafoloanche.esìntlrettaatCLftaziOiied'huom  si  parco  co'ìnoftri,a 
me  riefcc  di  tanto  pefo ,  che  non  curo  più  qual*  altra  maggior  lode  a  lui  abbian 
faputodarc  ilZan:e,ilCauazzone,ii  Mancini,!]  Bumaldo,  che  di  piùaggion- 
ge .  che  :  hmc  intevpi^ores  Bononienfes  illius  [cecidi  receiifet  ^bb.  Lancellotus  in  fua 
libro  boggidìnuncup.  in  p.  i.  e  più  dicutcìiJ  Baldijchcfapiù  rifpicndere  la  virtù 
acquifica  dell'  Artefice,  perla  nobiltà  ereditaria  de'  fuoi  antenati,  regiftrando  gli 
hiiominiIIluUri  sìjn  Armi,  che  in  Lettere  di  quefìa  ar.richi/Iìma  famigh'a  degli 
Auanzi,  che  C\  troua  anche  comprefa  ab  antiquo  nelle  quattrocento  del  Configlio 
Generale;  che  però  non  è  marauiglia,  foggionfe,  (efolTe  il  primo  fra' Pittori'* 
che  non  cótenro  deli'aggionto  (olito  del  nome  del  Padre,qua  io  prima  fottofcri- 
ueuafi  :  lacobus  Tauli,  volle  pomi  Cleuato  quello)  il  Cognome  più  tofto  de  cAuan- 
tijs,  come  nel!'  vltime  fuc  fatture  ollerua/ì.  t  ciò  fo!o  balli  di  quefti  qu-.ttro  Pit- 
tori,  a  quali,  fé  non  per  altro ,  pcrelTcre  itato  anch'egii  della  Scuola  di  Bologna» 
ti  allieuo  di  noftro  Franco,  vorrò  pure  qui  in  fi  le  aggiontare 

CHISTOI-ORO,  da  Modona ,  vuole  il  Vidnano  :  non  so  fé  Ferrarefe  ,ècomeal- 
tri  dicono  da  Ttlodonti  fcrifle  il  Vafari  :  (/.:Bu/c_g?iulafciaroadetto  il  Baldi.il  Bumal- 
do, e'I  Mafinijnon  faprò altro  che  dirmi, fé  non  dopo  ropre,che  prima d'ogn'al- 
tro,  e  Hon  a  concorrenza,  come  fcrius  Giorgio, dipinto auea  nella  fud.tta_» 
Chiefa  di  Mezzaratra  dalla  banda  delha  ,  oggi  affatto  quali  fmarrite,  e  qirlle.» 
tant' altre,  che  a  concorrenza  sì,  auer  fatto  lì  vede  nell'antico  Chioiho  di  Saa 
Domenico  ,  raccordale  quella  si bmcouferuata  in  tela  all'Altare  de  Torri  nel- 
la Chi  fa  de'RR.  PP.  Celeftìni ,  cioè  la  B.  V.  col  Bambino  Gicsù ,  e  dalie  parti 
il  maeftofo  S,  A  tono ,  e  la  leggiadra  S.  Caterina  grandi  prello  il  naturale,  fcrit- 
toui  fotte  nella  predella  della  feggia  di  Maria  :  Chriftophoruspinxit  ;  epiiì  fotte  : 
^auagexius  de  Satùgno  i  j  S  2  .fecit  fieri . 

La  Madonna  in  muro  cesi  teneramente  colorita ,  con  politura  non  più  vfata, 
volta  a  federe  di  fianco  .  e  nfguardancc  col  volto  in  profilo  il  fuo  dolce  Figliuo- 
Jo ,  e  S.  Antonio ,  grandi  de!  naturale ,  prc  l]"o  la  porta  della  Chiefa,  ch'entra  :ie!K1 
Sagrefiia  dì  S.  Domenico ,  ne!  cantone , 

Vn'  altra  firaiIiiIìma,trafpoitaca  prima  da  certa  Cafa  vecchia  rifatta,in  S.Pie- 
tro ;  e  da  S.  Pietro ,  per  la  moderna  fabbrica,  iateraimente  incaftrata  nel  muro 
predo  la  porta  di  S.  Andrea  dt'  RR.  PP.  Penitenzieri. 

ViV  altra  intera,  colli  Santi  Cofma,  e  Damiano  da  vna  parte  nel  muro  laterale 
alla  porta  di  S.  Maria  Maddalena  a  gli  Orfanelli,  a  concorrenza  d'vna  di  Simone 
dall'altro  canto  ,  e  d'vna  pur  da  Virale  fa-'taùi  molto  prima,  e  fimili,  che  non  oc- 
corre perd.-re  il  tempo  lu  rcgiitrare,  pocendofi  dal  paragone  delle  già  memo- 
rate nconolcere , 


D  I 


LIPPO  DALMASIO 


D  I 

LIPPO  DALMASIO 

E    D  I 

PIETRO    DE    LIANORI 

MICHELE  DIMATTEO,  BONBOLOGNO, 

SEVERO  E    MARCO   ZOPPO 

DEL   DETTO   LIPPO   DISCEPOLI 

Ec  alcn,che  fiorirono  dal  1 400.  fino  al  1 5  00. 

Omc  neir  opre ,  non  folo  toccate  fio*  hora  >  ma  nell*  altre  àft^ 
cera  ,  che  fon  per  foggiongere ,  non  ho  io  potuto ,  ne  potrò 
forfè  affaticarmi  gran  f.itto  in  lodare  la  fufficienza  di  que* 
padati ,  e  de'  qui  (uileguenti  Maeftri  ;  così  vorrei  hora  faper- 
miadoprarein  ifcufare  con  grand' efficacia,  e  difenderò 
quel  femplice  talento,  ed  voìÌì  fpiricOjche  nelle  loro  opera- 
zioni fi  vede  ;  adducendo  in  loro  difcolpa  l'auer  effi  dipinto 
più  per  necerticd ,  che  per  ambizione  ;  alla  verità,  non  all'  adulazione  ;  al  finterò 
guftodi  quel  puro,  e  beato  fecole,  non  all' ingegnofo,  e  forie  tròppo  alle  volte 
affettato  del  noftro.  Rincnziando  cflì  alla  fuperbaFtma  del  proprio  nome, 
prepoferoad  ogni  vantaggio  dell  Arte  i  debiti  della  Religione:  purché  fpiraffe- 
TO  elleno,  l'opre  loro  Cche  tutte  a  que'tempi  facre  furono,  non  mai  profane) 
venerazione ,  e  modeltia ,  non  fi  curarono  che  tanta  eccellenza ,  e  mat  (tria  con- 
tencffcro.  Auriano  anch' eflìjferuendofi  in  parti;  dell'odierne  licenze,  fapnro 
forzar  forle  le  attitudini,  ed  alzar  le  tente,  manonparue  loro  decente  in  sì  ac- 

IcoHuniati ,  e  corretti  tempi  l'abbandonare  vna  naturale  proprietà  ,  dar  loro  vna 
indecente  mouenza  ,  ed  aflfettato  colore  ,e  inconfeguenzapriuare  le  loro  Sacre 
tlaiaiagini  di  quella  puricà;  uiodeilia)  e  grauiia>  che  canto  loro  fi  deue  >  e  ffà  cosi 
D  "  be- 


2^  PATiTEPTlIMA 

bene .  Compatifcafi  dunque  in  eflì ,  e  fi  fcufi  per  vna  prudente  elezione,  e  fanto 
propofito  più  collo  ciò  >  che  feueramente  oggi  fi  danna  per  vna  fecca;igine ,  t> 
durezza  ;  non  potendofi  ad  ogni  modo  negar  mai  che  non  fpirino  elleno,  le  cofe 
dicoftorojvna  certa  venerazione,  e  pietà,  che  con  tutti  i  lifcii,  e  sbelletti  mo- 
dernii  le  tanto  raffinate  de' noftri  non  confeguifono.  Edeccoperqual  cagione 
foffero  in  tanto  pregio,  e  predo  qualcuno  anch'oggi  fiano  le  Sacre  Immagini 
di  Maria  Vergine  da 

LlPPO  D ALM ASIO  dipinte  ;  auendo  faputo  ei  più  d'ogn'  altro  dar  loro  vn* 
iaria  così  fanta ,  e  diuota ,  eh'  ereditando  vn  tal  titolo  da  Vitale  Aio  Maefiro,  fof- 
fe  anch' egli  comunemente  detto  Lippo  dalle  Madonne  j  e  non  riputandofi 
huom  di  garbo ,  e  compito ,  chi  la  Madonna  del  Dalmafio  a  pofledere  non  fofle 
gionto.Dicono  che  quella,  che  di  fuamano  a  mio  tempo  vedeuafi  nella  Ritonda 
di  Roma ,  fofle  quella  priuata.che  per  fua  particolar  diuozione,  tenne  Tempre  in 
fua  camera preffo  il  letto  Gregorio  Xlll.di  gloriofa  memoria:  Pregiauafì  Mòfig. 
Difegna,già  Maggiordomo  d'Innocenzo X.  poflederne  vna  di  Lippo,  che  fu 
già  la  priuatamente  cuftodita ,  e  venerata  dalla  felice  memoria  d' Innocenzo  IX. 
fin  quando  era  Cardinale  ;  ed  è  vulgato,  anche  preflo  gli  Autori  ,c!ie  Clemente 
Vili,  (che  fcolare  ancora  nella  famofa  Vniuerfirà  di  Bologna ,  n'era  Tempre  fla- 
to diuoto)trouandofi  nella  fìefia  Città,  quando  vi  fi  trattenne  dopo  il  ritorno 
da  Ferrara  riacquittata  alla  Chiefa ,  f  afiando  auanti  a  quella ,  che  fìà  dipinta  fo- 
pra la  porta  di S.  Procolo, fermatofcle  dauanti,dopo  ruerla  diuotamente  fa- 
lutata  ,  e  concelTale  non  so  quale  Indulgenza  ,  ptibblicamcnte  foggiongefie,  non 
auere  mai  veduto  Immagini  le  più  diuote ,  e  che  più  lo  inteneridero ,  quanto  le 
dipinte  da  queft'  huomo .  AI  pio  fentimento  poi  d'vn  Santiflìmo ,  nulla  difcorda 
la  perizia  di  vn'eccellentiffimo  ,  il  gran  Guido  Reni,  foliìodire:  trouar  egli  ne' 
volti  delle  di  coflni  Madonne  vn  certo  che  di  fouraumano ,  che  gli  faceua  pen« 
fare ,  il  Tuo  pennellcpiù  che  da  forza  di  vman  fapere ,  venir  mollo  da  vn  occulto 
donoinfufojfapendoci  far  vedere  m  quelle  idee  vna  fantitd,  vna  raodeflia,vna 
purità ,  vna  grauita ,  che  qual  fiafi  eccellente  moderno ,  con  tutti  gli  fiudii ,  e  gli 
sforzi  del  Mondo,  non  anca  mai  faputo  in  vna  faccia  efprimere  .  Così  a  ppunto 
a  me  rifpos'  egli  vn  giorno  della  Santiflìma  Nonziata  >  nel  quale  trouandofi  ella 
quella  Sacra  Immagine,  co'  duo'Santi  laterali  ancora  inter^smente  fcoperra  (co- 
me fuole  vfarfi  nelle  più  cofpicuc  fclennità^  com'eftatico  contemplandola-.» 
prefi  ardire  interrogamelo  :  foggiongendomi  poi,  quanto  flato  fofle  quefìo  Pit- 
tore diuoto  della  gran  Madre  di  Dio  ;  onde  non  efler  marauiglia,fe  sì  bene  efpri- 
mer  fapefle  con  la  mano  queir  Immagine ,  che  portaua  impreffa  nel  cuore  :  Che 
a  pingerla  mai  Ci  pofe,  che  la  fera  innanzi  digiunato,  e  la  mattina  feguente  ricon- 
ciliatofi ,  reficiato  non  fi  fofle  col  Pane  de  gli  Angeli  :  Che  in  fine  fattofi  Reli- 
giofo ,  veftito  l'abito  de'  RR.  PP.di  S.  Martino,  era  poi,  come  Tantamente  vif- 
futo ,  così  fanramcnte  morto ,  non  auendo  mai  da  quel  giorno  eh'  entrò  in  Mii- 
niftero,  volTuto  dipingere,  che  per  propria  diuozione,  e  fenza  premio ,  donando 
ie  Tue  Immagini,  che  furono  poi  Tempre  di  Maria  Vergine,  k  non  quanto,  pei 

vbbi- 


LIPPO    DALMAS  IO.  47 

ubbidire  a  fuoi  Superiori ,  certe  Storie  di  Elia  Profeta  in  muro,  che  fi  raccorda* 
uà  aucr  vifto ,  &  efl'ere  fpiricofiffitne,  prima  che  veniffero  guafte ,  per  far  certa_* 
Cappella ,  con  dolore  >  e  fentimento  grande  de  gli  antichi  Pittori. 

Ed  ecco  qui  compendiato  in  poco  quel  poco  fimilmente  >  che  per  antica  tra- 
dizione fi  si  di  fua  Vita ,  e  che  nella  flcfla  riftretta  forma  ci  fu  lafciato  fcritto 
dal  Bucci ,  dal  Zante ,  dal  Cauazzone ,  dal  Baldi ,  dal  Bumaldo ,  e  dal  Mafini ,  e 
che  ben  potuto  farialì  più  comodamente  rintracciare»  e  più  ampiamente^ 
fcriuere  cento  quarant' anni  fi  da  chi  allora  viueua,ein  confeguenza  tanto  più 
preliba  que  tempi,  ripefcandofene  quelle  facili,  e  più  frefchc  notizie  ,  che  Tep- 
pe pur  ricauare  di  Lippo  Fiorentino,  coetaneo  del  Bolognefe ,  ed  in  fine  della», 
vira  del  quale  s'infilzarono  del  noftro  quefli  pochi  detti: 

Fùnei  medeftmi  tempi  di  Lippo  in  Bologna  vn  altro  Vittore  chiamato  (ìmilmentoJ 
Lippa  Dalmafi ,  il  quale  fu  valente  huomo ,  e  fra  l'altre  cofe ,  dipinfe ,  come  fi  può  vede- 
tela S,Tctronio  di  Bologna  l'anno  1407.  vnaN.  Donna,  che  è  tenuta  in  molta  venera- 
Telone  :  &  in  frefco  l  arco  fopra  la  porta  di  S.  Trocole.  e  nella  Chiefa  di  S.  Francefco  nelU 
Tribuna  dell  '  Mtar  maggiore  fece  vn  Cbriflo  grande  in  mec^o  à  S.  "Pietro ,  e  5,  Vaulo» 
con  buona  griT^ia ,  e  maniera .  E /otto  quefla  opera  fi  vede  firitto  il  nome  fuo  con  lettere 
grandi.  Dijegnò  coftui  ragioneuolmente ,  come  Jì  può  vedere  nel  noflro  libro .  Et  infe- 
gnò  l'Arte,  à  M.  Galante  da  Bologna ,  che  difegnò  molto  meglio ,  come  fi  può  vedere  nel 
detto  libro  in  vn  ritratto  dal  viuo  inhabito  corto ,  e  le  maniche  àgoi^. 

Dai  che  cauanfi  ad  ogni  modo  due  infigniqualici,  m  si  poche  anco  parole, 
jnuolontaria,&  mauuerrentemente, giurerei  ben'io ,31  noftro  Lippo  attribui- 
te. La  prima, che  non  potè  vantarfi  in  quell'altro,  sìè, l'effere  il  noftro  flato 
Maeltro  ,&  aucr  fatto  Scuola,  mentre  foggiongefi,che  Galante,  al  quale  infegnà 
l'/irte,  dilegnò  poi  meglio  ;  ilche  fé  così  parue,peril  parac;onede'difegni,che  dei- 
Io  Scolare  ,  e  del  Matftro  trouauaofi  in  quel  fuo  libro,  a  noi  certo  conila  il  con- 
trario ,  fui  rifcontro  della  notiflìma  Nonziara,  che  con  la  folita  marca  di  Galan- 
te oggi  ancor  fi  vede  foura  la  porta  del  già  famofo  Chiromante  Cocics  nel  Bor- 
ghetto  di  S.  France  fco ,  molto  mal  fatta ,  per  dirla ,  ft  nza  lalcre  dVgua!  gofFezza. 
La  feconda  fi  è  la  cognizione,  anzi  la  pratica  di  quel  gran  fegrcto,  che  tanto  fi 
magnifica  nella  Vita  di  Antonello  da  Meffina,  the  :  coloribus  oleomifcendis jplen- 
dorem ,  &  perpetuitatemprimus  Italicte  pióiurn  contulerit  ;  cioè  il  dipingere  a  olio, 
che  tanto  tempo  prima  d' Antonello  tacitamente  qui  fìconfefla  vfatodalDal- 
mafio  :  perche ,  fé  dopo  effcrfi  qui  detto ,  che  :  dipinfe  in  S,  Tetronio  di  Bologna^ 
l'anno  i^oj.vnaN.Donnti  ,cbc  è  tenuta  in  molta  veneratone ,  immediatamente  fi 
foggionge  :  &  in  frefco  l  arco  fopra  la  porta  di  S.  Vrocolo  ;  dunque  quella  N.  Dou- 
na  fu  a  olio ,  fé  quell'arco  fu  a  frefco  ;  confeguenza  non  mi  fi  dica  cauilIofa,c  fo- 
fìlhca  ,  quando  ella  molto  ben  confermafi  dall'  euidenza  del  fatto ,  anzi  dai  con- 
trario ,  cflendo  anche  a  olio  l'arco  fudetto ,  che  dice  egli  a  frefco  ;  come  al  Tia- 
rini ,  ed  a  me ,  che  per  nata  fopra  ciò  quilhone ,  falir  vi  voleflìmo  a  ben  chiarir- 
cene,  fi  fé ,  e  può  farfi  ad  ogn' altro  manifello.  Egli  è  a  olio  quell'arco,  ed  a 
olio  è  queir  altra  Maria  Vergine  fjcco  il  portico  de  Signoti  Bolognini  m  Uri  Ste- 

D    a  fano; 


28  P  A  TtT  B    P  Ti  I  M  A 

fano  ;  quella  priuata  del  Sig.  Guidalotti ,  &  altre  fimili  del  detto  Dalma/ìo  >  cj 
pubbliche  >  e  prillate.  Che  fé  poi  ci  fi  afconde  (né  faprci  perqual  cagione, ò 
miilero ) di qual  tempo  fiorifife  Antonello,  né  mai  potrà  ritrouarfi  per  tutta_j 
quella  Tua  Vita,  né  da  altro  mai ricauarfi  >  che  dall' eflerfi  eimolTo  apaH'arein 
Fiandra,  a  bufcare  il  gran  fegreto,  dopo  auerne  veduto  vna  tauola  del  Bru^<t 
di  coli  venuta,  prcffo  il  Rè  Alfonfo  Primo  di  Napoli  j  fé  non  cominciò  Alfonfo 
a  pacificamente  regnarui ,  che  intorno  il  1 444.  auanti  al  detto  tempo,  non  po- 
tè dunque,  dich' io,  palTar  quel  modo  in  Italia:  e  del  1400.  e  molto  prima  an- 
cora dipinfe  Lippe  a  olio  in  Bologna,  come  s'è  detto,  e  fi  vede. 

Ma  che  tanto  qui  contendere ,  non  per  altro  però,  che  per  impinguar  pure  la 
Vita  di  vn  virtuofo  sì  meritcuole  con  quelle  aliene  rifledìoni ,  gii  che  far  non  fi 
può  co'  fuoi  proprii  accidenti,  e  colle  fortune, per  colpa  ,  più  che  d'alcri ,  de' 
noftri  medefimi ,  tanto  trafandati  in  tener  conto  di  quella  nobil'Arte ,  e  de'Pro- 
feffori?  onde  a  pena  a  noi  refii  memoria  di  quelle  poche  pitture  di  effe  ,  chcj 
fcampate  da  tanti  difallri ,  dal  lulTo,  e  dal  capriccio  degli  huomini,  che  p:ù 
auanzatealla  voracità  del  Tempo ,  fono  le  infcafcritte  i 

La  Midonna  già  riferita  dal  Vafari  in  S.  Petronio  nel  pilaftro ,  fatta  fare  da_. 
Giacomo  Ghlma  perfua  diuazione,col  fuo  nome  fotto,  emillefinio,cioè,' 
Lippo  dal  Maxii  Bologne/e  l'anno  r  407. 

La  Madonna  fudecta  in  mezzo  li  Santi  Siilo,  e  Benedetto  fopra  la  porta  mag- 
giore, dalla  parte  di  fuori,  di  S.  Procolo ,  dalla  quale  R  noti ,  e  lì  caui ,  qual'  altra 
Nazione  hi  dipinto  in  tal  modo ,  e  sì  bene  da  que'tcmpi. 

Il  Chriilo  grande ,  riferito  dallo  (ledo  ,  nella  Truna  dell'  Aitar  maggiore  di  S. 
Francefco,  gettato  a  terra  nella  trafportazione  di  quel  Coro  in  quel  fito. 

Vn'altro fimileChrifto grande,  in  mezzo fimilmente  a  lleifi  Santi  Pietro,  cj 
Paolo ,  col  fuo  nome  in  lettere  grandi  nella  truna  vecchia  di  S.Pietro ,  col  mille- 
fimo  il  1404.  Esecrato  a  terra  p:r  la  fabbrica  nuoua,ch'èqueIi'illefIo  ,  che  il  Ma- 
fini  chiama  :  dell'Eccellente  Vittore  Mafo  Bolognefe. 

La  Maddalena,  che  laua  i  piedi  al  Signore  alla  Cena  del  Farifeo,  ncll'inclau- 
ftro  di  S.  Domenico ,  che  dicono  edere  la  prima  opra  che  pingelTe  in  pubblico, 
e  nella  quale  ad  ogni  modo  è  canta  tenerezza ,  e  tal  impallo  di  buon  coloro* 
eh'  io  llupifco. 

La  fudetta  Madonna  lattante  il  Bambino ,  full'  alfe  a  og'io ,  con  molti  Ange- 
letti  attoruo  dalla  parte  di  fopra ,  com'era  fua  coflumanza ,  fotto  il  portico  de' 
Signori  Bolognini  a  S.  Stefano. 

Vn'altra  lattante  pure  il  Bambino,  mezza  figura  a  olk)  fulla  tela  nella  Cappel- 
la priuata  del  Sig.  Lotto  Guidalorti,  colno:ne  (otto,  e'I  millefimo  in  leccera-. 
grande, e  Romana  del  buon  fecolo,  com'egli  folo  di  que' tempi  vsò qualche 
volta:  Lìppus Dalmasij eie Bononiamepinfìt  14O). 

Vna  Madonna  grande  del  naturale  del  i  jp  i.  con  fimile  carattere  grande  Ro- 
mano ,  di  li  dalla  Chiefa  Parrocchiale  di  S.  Andrea ,  nel  muro  della  Cafa  gii  de* 
Parchi, oggi  Bandmi. 

Va' 


L1?V0    D  ALMAS  IO.  29 

Vn'  altra  Madonna  fimiitnente  grande  de!  naturale ,  mi  la  meta  folo,  in  mez- 
zoa  duo'Santi  nell'archetto  già  della  porca  principale  della  fudetca  Chiefa>fal- 
uata  Tenza  i  Santi  fudetti  nella  nuoua  alzata  >  refarcimento ,  e  rimodernatura  di 
effa»  e  fatta  craportare  da  vndiuoto  dentro  da  rn  lato  de' muri  ;  sìcomeneir 
altro  archetto  della  porta  lateraleli  SS.  Apoftoli  Pietro  ,  &  Andrea  entro  vna^ 
barchetta  graziofilEmamente  accomodati ,  e  che  non  fi  potcron  faluare  j  eflcn- 
dofì  nel  più  bello  aperto  il  telaio ,  che  li  ncingea. 

Vna  Madonna  grande  del  naturale  nel  muro  dell'Almo  Collegio  diSpagua, 
rincontro  la  Cafa  de'  Signori  Marefcotti ,  fotcoui  :  Aue  Mater  Dei ,  & Iptcioftjsi- 
mi  Virgo ,  e  ch'era  vna  delle  dilette  di  Guido  Reni. 

Vn'aitra  poco  dirimile  nel  muro  gii  della  Cafa  de' Fronti,  eperigranmira- 
I  coli  traportata  preiTo  la  Chiefa  di  S. Colombano,  e  di  raccolte elemolìne fatta- 
;  ui  vna  piccioli  Chiefa ,  oue  fino  al  prefente  è  in  grandiflìma  venerazione. 

Vn'altra  fimile,  traportata  per  metà  entro  la  Chiefa  grandcconcigua  di  detto 
S.Colombano. 

Vn'altra  Madonna ,  eh'  era  già  nella  Cappella  maggiore  de'  RR.  PP.  della  Mi- 
fericordia  dipinta  nel  muro ,  e  per  riporui  poi  la  tauola  del  Francia ,  &  ornarla, 
traportata  nella  Cappella  oggi  de'Signori  Gozzadini ,  e  ritoccata  qualche  poco 
dal  Bagiacauallone'panni  che  s'erano  guafti. 

Vn  altra  eh'  era  già  nel  muro  dell'  antichiiTìma  Chiefa  di  S.Agata ,  che  nella_, 
moderna  fabbrica ,  con  gran  dilgufto  di  tutti ,  andò  a  male  ;  faluandofi  a  pena  la 
te (ìa  di  Maria ,  da  vn  diuoto  cultodita  con  la  debita  venerazione. 

Vna  Madonna  dipinta  in  muro,  e  con  duo' Santi  laterali,  tra  portata ,  in  oc- 
cafìon  di  fabbrica ,  entro  la  Cappella  de'Signori  Angelelli  nella  Chicfa_, 
de'Scrui. 

Vna  fìmile  traportata  da  vna  Cafa ,  in  rimurarfì ,  entro  la  Chiefa  di  S.  Giaco- 
mo ;  e  fuori  di  tffa  lotto  il  Portico  vn'altra  cufloditafotto  vna  grata  di  f^;rro; 
&  vn'altra  in  mezzo  li  Santi  Colma >  e  Diamano  predo  la  porta  di  S. Cecilia» 
fotto  lo  fìeffo  portico. 

La  Madonna  in  muro  faiuata,  e  cuftodira  in  certa  fabbrica,  &  iui  trafporta- 
ta  ,  co'  duo"  Santi  laterali ,  nella  Cappella  Taruffi  nella  Chiefa  di  S.  Benedetto. 

La  Madonna  in  muro ,  ieuara  da  cerca  cafa  rouinofa ,  e  per  la  metà  incafirata 
entro  vn  pilaOro  della  Chiefa  di  S.Gio.  in  Mvonre  ,  di  fianco  però  ;  perche  falera 
nel  pilaitro  in  tefla  >  e  a  canto  alla  Cappella  maggiore ,  dicono  cortantemente, 
edere  vna  di  quelle  fìa  del  tempo  di  S.  Petronio,  conferuatafi  fempreafcofa  foc- 
tolerouine,poi  (coperta, &  lui collocata, e  murata. 

La  Madonna  fui  muro  intera ,  e  grande  del  naturale  nella  Cafa  de'  Binarini, 
preflo  alla  porta  di  dietro  del  Conuento  di  S.  Martino,  in  faccia  al  Borgo  diS, 
Pietro ,  e  che  a  me  pare  di  vn'altra ,  e  diuerfa  molto  maniera. 

La  Madonna, mezza  figura  >  nella  via  de' Chiari,  in  vn  cantone  della  Cafa_j 
de'Martini . 

La  Madonna  a  ^nco  la  porta  della  Cafa  minore  de'  Signori  Ratta  in  Hrada 

Ca- 


jo  P  A  ^T  E     P  71  1  M  A 

Caftigliotie  1  incontro  la  Cafa  de'  Torri  ;  e  molte  dentro  le  Cafe  de'  priuati  »  cò^ 
jne  quella  entro  le  Zitelle  di  S.  Croce  full'afTe ,  cauata  da  vna  di  quelle  cauole  an* 
tiche  fatte  a  cafclle  :  Come  la  bella ,  e  grande  in  capo  alle  fcale  del  Palagio  og- 
gi abitato  dal  Sig.  Girolamo  Bolognctti,  incontro  a' Serui  ;  Vna  nella  Cafa  de* 
Signori  Lambertini  da  3.  Profpero  ;  Vna  entro  il  Palagio  del  Sig.  Lucio  Mal- 
uezzi;  VnainCafanoffrainftra  Maggiore)  m  capo  alla  prima  fcala,  in  tela, 
e  che  fu  gii  la  priuata  di  Monfìg.  Chierico  di  Camera ,  e  Teforierc  Maluafia; 
Molte  picciole  ,t  portatili ,  fnll'afle ,  e  sii  la  tela  ancora ,  come  quella  j  che  non 
vollero  i  RR.  PP.  de'Serui  lafciare  alla  Compagnia  di  S.  Biaggio ,  preltandoglie- 
la  ogn'anno ,  per  fare  la  folenniflìma  loro  Proccffione ,  permettendone  loro  vna 
femplice  copia, che  tengono  nell"  Oratorio  ;  Quella  dipinta  a  olio  full'aifein 
S.Paolcefpolta  Tempre  full'Alcare  Belui/ìoj  ancorché  corra  voce  tra' Pittori, 
elTere  vna  copia  lafciataui  dal  Cardinal  Colla  ,  portando  feco  l'originale ,  allo- 
ra che  creato  Papa,  fi  partì  da  Bologna  :  Molte  di  quelle  tauolc  antiche  con_» 
tanti  fpartimcnti  a  cafelle ,  in  campo  d'oro ,  mandate  fuori  nelle  Chiefe  di  Vil- 
la ;  come  quella  mS.  Maria  di  Borgo  Panicale  a  olio,  fatta  del  iii6.  Quella 
nella  Catedrale  di  Cartello  S.Pietro  ;  Vna  entro  la  Chiefa  di  Cafaglia  :  Vna  nella 
Chiefa  di Ceredolo del  i4o$i.cfimili,  che  mai  terminariano  ,  echemoitrano, 
eh'  egli  (  per  così  dire  )  mai  altro  facefle  che  dipingere  giorno ,  e  notte,  fenza  le 
particolari,  che  fono  poi  infinite  ;  non  trouandofi  allora  perfona  di  conto,  e 
cafata  di  propolìto,  che  la  Madonna  diLippo,  ò  dipinta  fui  muro  in  cafa,  òsti 
picciola  tauola  in  camera  poffeder  non  voleffe . 

Seguitano  gli  Scolari  di  Lippo ,  che  non  so  poi  fé  feguitaflero  tutti  il  valor  del 
Macftro,  quando  moki  di  efl:  ,non  folo  mai  gionfero  alla  franchezza  del  dife- 
gno  ,e  tenerezza  del  colorito  del  Dalmafio,  ch'anzi  ritornarono  all'antiche  (ce- 
caggini ,  e  prime  durezze ,  come  notò  anch'  egli  il  Baldi ,  che  due  cagioni  di  ciò 
n'adduce  :  prima  perche  aucflero  quefli  da  altri  apprefo  (  prima  che  da  Lippo ,  i 
buoni  )  que'  cattiui  principii ,  che  così  poi  s'addollano,  e  s'incarnano ,  che  dilfi» 
cilmente  poflafi  mai  più  liberarfene  :  fecondariamente  perche  ,  cominciato  da 
que'tempimedefimiapafl'are  daConltantinopoli  in  ogni  Citta  dell  Italia  certe 
Madonne  colà  fatte  full'afTe,  che  (perche  foreftier-)  accettate  con  gran  (lima, 
e  tenute  in  fomma  venerazione ,  come  accrebbero  la  diuozione  ne*  Popoli,  co- 
sì gualtarono  il  primo  buon  gufto  a  gli  Artefici ,  datifi  a  quelle  feguire ,  e  a  rico- 
piare, che  tanto  fpaccio  vedeuanoauer  preflfo  tutti.  Erano  qucftc  fatte  alla 
Gotica ,  per  così  dire ,  alla  Greca ,  ricinte  attotno  attorno  di  que'  profili  neri, 
ed  erano  in  ranta  abbondanza ,  e  quantità  vendute  a  vn  tanto  la  dozzina  ,  anzi  al 
centinaio ,  all'  mgrolTo ,  eh'  ogni  pouer'  huomo  per  pochi  baiocchi  poteua  pro- 
uederfene  .Che  per  efie  perciò  fi  guafiaflero ,  e  ad  vn  modo  così  facile,  e  fpedi- 
tiuo  fi  attaccaflero  Horatio  di  Iacopo  ,  il  Lianori ,  il  Boccadilupo ,  e  fimili ,  non 
giammai  Michele  di  Matteo ,  non  il  Bombologno ,  e  meno  poi  Marco  Zoppo, 
ch'anzi  di  tanto  fuperò  il  MaeRro,  a  lui  troppo  anche  aucndogiouato  1"  efler 
yfcito  dal  couacoio ,  i'auer  fcorfo  il  Mondo ,  praticato  altri  Pittori ,  e  forfè ,  o 

fcn- 


PIETRO    DE'  LlA^OTtl.  31 

fcnza  forfè  cominciato  a  vedere  le  principiate  allora  a  difotterrarfi  fiatile,  a  pro- 
curare formati  riiieui ,  a  dilectarfi  di  difegni ,  per  non  dir  (lampe ,  che  più  tardi, 
cred'  io,  ftettero  ad  vfcir  fuore,  a  fuegliare  co'loro  tanti  ghiribizzi ,  e  ritroui  l'in- 
gegno de'fucceflìui  Pittori ,  e  fimili  beneficii  negati  a  quc*  primi ,  e  più  indietro, 
e  in  confeguenzapiù  infelici  ;  parte  però  dell'  opre  de'  quali  feguitandoa  breue- 
menteregirtrare,  perbenprefto  fpicciarmene ,  e  perciò  anche  lafciandoda-, 
parte  i  fio^^i .  i  frutti ,  e  gl'animali  d' 
ANTONIO  LEONELLO,  detto  da  Creualcorc, le  miniaturedi 
GIO.  ANTONIO,  di 
CESARE,  di 
CLAVDIO,edi 
BETTINO.  Ifemplici difegni d' 
ANCHISE  BARONIO  :  I  rabefchi  di 
ANTONIO  PIPARO ,  le  (lampe  di 
GA  V ARDINO ,  e  fimili  :  pafso  a 

PIETRO  de'LIANORl,  cn  è  quell'ifteffo,  che  fotto  alle  pitture,  fatte  in_. 
prima  età  fi  fottofcrifll-  :  Tctrus  loannis ,  e  fra'difcepoli  di  Lippo  notato  dal  Bal- 
di, e  che  per  certa  c<ip<zjZ>/fà  (coincdilTe  de'fuoi  ancora  il  dotto  Vafari,  maf- 
fime  nella  vita  di  Vgoliao  Sanefe ,  che  ritenne  la  maniera  Greca  fempre,  c-» 
feguì  più  toilo  quella  di  Cimabue,  che  quella  di  Giotto)  volle  anch' eilafciar 
fcoperti quc' protìli  neri,  chencingono  le  figure,  non  far  tondeggiargli  oc- 
[chi,  non  fatui  i  fuoi  lagrimatoi,  come  vedeuaauer  pure  in  fine  vfaco  il  Mae- 
stro ,  e  talora  auanti  di  eflb  Vitale,  del  quale  perciò  bafterà  il  notare  quelle  opre 
più  famigliari ,  e  palefi . 

Nell'antichinìnia  Chicfiuola  di  S.Fidriano  di  Lucca  ,  de'RR.  Canonici  Rego- 
lari di  S.Gio.  in  Monte,  ch'è  fuori  della  Porta  di  S.Mammolo,  in  confina  de'  già 
PP. Giefuati,  latauola  full'affc,  con  quelle  cafelle  all'  antica,  col  ritratto  di  vn 
genufleffo  auanti  la  B.V,  conquede  parole  :  ^nfelmus  Fabri  de  Ercda  licentiatus 
Decanti!  ^ntuuerpienfis  fecU  fieri  ^nno  Domini  141  •^.Tetrui  lobannis  piiixit. 

Nel  Claultro  primo ,  e  pubblico  di  S.Domenico  il  Chrifto  Crocefillb.foflenu- 
to  a  braccia  aperte  dal  Dio  Padre ,  non  Vecchio ,  ma  di  giuda  età ,  la  Colom- 
ba fopra ,  e  S.  Lorenzo ,  che  prefenta  vn  genuflcflb  Dottore ,  col  nome  ;  Tetiits 
loannis . 

A  capo  le  fcalc  del  Conuento  de'  RR.  Monaci  Celeflini ,  vn  di  que'  Croce- 
fiffi  fuU'affe ,  tagliati  attorno  ;  la  B.  V.  S.  Gio.  piangenti , e  il  Pellicano  fullc  te- 
ftate ,  e  fcrittoui  ;  "Petrus  pinfit» 

Vn'altro  fimilc  full'aHe ,  ma  pinto  a  olio  a  capo  le  fcalc  de'RR.  PP.  della  Mi- 
fericordia_i . 

Nella  refidenza  del  Sale  vna  Madonna  grande ,  a  tempra  fulla  tela ,  co' Santi 
Gio. Battifta , Chriltofaro,  Antonio,  e  Leonardo  compartiti  dalle  parti, o 
fconferuatidìma. 

Vna  B.V.  coronata  dal  Signore  all'  Aitar  grande  della  Chiefa  Parrocchiale  di 
ìS.  Mammolo  fui  muro.  Ec 


j2  P  A  Tir  E     P  Ti  1  M  A 

Ec  vna  fimile  fotto  il  portico  Guaftauillani ,  oggi  Forraagliari»  rincontro  la^ 
Croce  di  ftri  Caftiglione ,  e  fimili  in  altri  luoghi . 

Nelle  Cafe  dette  de'  Rouerfi ,  per  andare  alle  Moline,  fotto  quel  porticene! 
cantone»  l'Adorazione  de' Magi  fui  muro,entro  divnfiicchio. 

Nel  veflibolo,  per  entrare  nella  Sagrefiia  di  S.  Antonio  del  Collegio  Montal- 
to  vn  S.  Chriftofaro  in  tela  a  tempera ,  meno  del  naturale ,  con  vn  diuoto  genu- 
flelToui  fotto , e  fcrittcui :  Tetrus  luhanms  de  Lianoris  fecit  1 446. 

Quel  S.Andrea  grande  quafi  più  del  naturale,  dipinto  fui  marca  olio,  che 
nel  nfarfi  la  Chiefa  Parrocchiale  di  S.Andrea,  fi  ritrouò  entro  di  vn  gran  nicchio 
murato ,  e  ricoperto  da  vna  marmorea  memoria  foprapoRaui ,  con  queftc  let- 
tere fotto:  Hoc  opus  fecit  fierilacobus  de  Zanelinis  Notarius  ^nnoDomini  1443.6 
poi  fotto  Tetrus  de  Lianons  p'wxit  ;  e  eh'  era  l' Aitar  maggiore  dell'  antica  Chic- 
fa  ,poflo  di  rincontro  alla  porca  laterale  fulla  piazzuola,  e  che  allora  era  la  por- 
ta principale , e  prima  che  di  Hancoa  man  ritta  folle  altrettanto  ampliata ,  mec< 
tendoui  poil  Aitar  grande,  coni' oggi  fi  vede. 

Entro  la  porta  delle  Campane  di  S.  Francefco  quel  S. Chriftofaro ,  due  voice 
più  grande  del  naturale  ,fopra  il  vafo  dell'Acqua  Santa. 

Molte  tauole  d'  Altare  mandate  fuori  in  Villa ,  efiliate  nelle  Sagreftie,  appcfe 
su  imuri.ripofte  su  granari;  come  quella  eh' era  nell'Altare  dell  Oratorio  di 
S.Girolamo  di  Miramontc,  oggi  nella  Sagreftia  ,  per  dar  luogo  a  quella  del 
Francia  fatta  del  145  j.  come  dal  millefiino  poftoui  fotto:  Quella  ch'era  ncU' 
Altare  antico  de' Signori  Monterenzii ,  che  con  altre  dello  fte (lo  Autore  ,  oggi 
che  Ilo  ciò  fcriuendo,  ho  trouate ,  e  vedute  porte  infieme  a  riffufo  in  cima  all'vl- 
time  fcale ,  e  su  i  volti  della  Chiefa  ,  e  Conuento  di  S.Francefco,  che  Dio  si  oue 
anderanno ,  e  fimili ,  che  non  occorre  perciò  regifirare .  Di 

MICHELE  di  MATTEO,  (e  eh  io  credo,'eirer  l'iaelTo,  che  MICHELE 
LAMBERTINI  da  Bologna ,  che  fu  anch'  ei  da  que'tempi ,  e  che  il  Mafini  diftin- 
gue  da  quell'altro ,  non  più  memorando  di  fua  mano,  che  la  miracolofa  Madon- 
na fui  muro  j  traportata  entro  la  Chiefa  Parrocchiale  di  S.  Ifaia,  col  fuonome, 
e  mill-fiiiio  che  fu  dipinta,  cioè  del  1448.  )  fimilmentcfcolarcdi  Lippo,  veder 
fi  potrebbe  la  tauola  con  que'  fpartitnenci  all'antica ,  e  quantiti  di  Santi  dcntro- 
ui  nell'Altare  delia  Refidenza  de  Calzolari. 

Vna  fimile  delle  vecchie  dell  antico  Tempio  di  S.Pietro,  che  moftraeflero 
fiata  ad  vna  Cappella  de'  Signori  Co.  Caltelli ,  entroui  la  B.  Vcrg.  m  mezzo  ,  e 
molti  Santi  laterali  dipinti  su  quelle  cafelle  dorate . 

Vna  fimilc  nell'Altare  già  de' Signori  Renghieri  in  S.  Martino  Maggioro 
del  1459, 

Ma  più  di  tutti confiderabile  quel  dipinto  fu!  muro  a  olio  fotto  il  portichet- 
todi  S.  Matteo  delle  Pefcarie,colnome,emillefimo  i44J.con  quel  sìbeneP- 
prtfloS.Franctfcoriceuente  le  Sacre  Stimmate,  tanto  ben  difegnato ,  teneroi 
afFertuofo  ;  col  sì  grazioso  S.Matteo ,  che  naturalmente,  e  con  tanta  applicazio- 
ne Hi  fctiuendo  1]  Vangelo  ;  con  quella  leggiadra  S.Bacbera  $  i  vdliti  eruditi  del- 
la ^ 


'^OJi'BOhOGJiO  E  SEVETtO.  ^ 

a  quale  tanto  comendano  !i  Signori  Albanie  Sirani,  che  aggiongono>  (ìmilifigu.' 
te  cfìfereadai  più  cenere  dì  quelle  del  Francia.  Di  fìmil  grado  ancorai  vedono 
queilcpoche,  checifonoreftate.eche  fi  riconofconoeflcrc  di  vn  tal 

BONBOLOGNO ,  del  quale  a  pena  fi  hi  cognizione  /  maflìme  haucndo  po- 
,  che  voi  ce  foctofcntco  le  fatture  col  fuo  nome;  il  che  hi  facto  poi  dire,  e  crede- 
re a  qualcheduno ,  che  viuelTe  molto  auanti  a  queili  >  c'hor  abbiam  per  le  manfi 
e  eh'  io  però  iion  credo ,  e  dico  di  quefti  tempi ,  eflendo  aflai  più  efpreflìuo ,  te- 
nero, e  sfamato;  come  dalCrocetìflo  full' affé  nella  Chiefa  Parrocchiale  di  S. 
Tomafo  del  Mercato ,  e  da  quell'altro  a  frefco  murato  nel  primo  inclauflro  di  S. 
Marcino  ,  e  fimili.  Quelle  di  vn 

SEViiRO  da  Bologna,  che  dice  il  Baldi  trovare  in  certi  manofcritti  antichi 
efler  poflo  fotto  li  fcolari  di  Lippo,  mi  non  auerc  mai  riconofciuto  fi-i  tante  le 
fue  opre  ;  ed  è  lo  fteflo ,  di  che  fi  duole  laBibhoteca  Bolognefe ,  quando  ponen- 
dolo fotto  l'Anno  1460.  fcriue  :  Seuerum  ijuen.dam  fub  hac  ttmpora,  Ti£iorem  Bo- 
nonienfem  inuenio  fcriptis tantum  relatitm ,  tUms  tamen  opera  depila  feuerioris  Varctt 
ma)Ui  obtruncatA  conijtio ,  autfaltem  obliuiofa  objcuritatis Jab  velo  latUantia ,  cum  ni- 
hiljuo  nomine  aducb  afpcxerim .  Quelle  de  i  duoi 

tu  COLI  daBol(  gna,  de'quafi  fec?uitaella  adire  ;  Hercules  vnus ,  z^  alter 
Ti&ores  ambo Bononienfes  Ciues  .  &tn  Mteadmirandi ,  cum  à  dunori antiqtutate  non 
parumreceffermt,  delicata effigiabant corpera ,  non  agi-eftia,  durane»  veluti  lapheto 
[mh  ,  vnde  ^chillinus  in  viridario  : 

Il  doppio  Hercole ,  e  feguon  più  gentili  &c. 
Videatur Leander  Alb.  mdefcr,  Ital.p.  i^6. & an  Hercules diBus communiter de Fer^ 
rana  fuertt  vnus  ex  ijiis duobus  ncc  ne ,  de  i^ua  re  valde  ambigo  &c.  QuelJe  infom- 
ma  di  vn 

ALESSANDRO  ORATII.  Diva 

BELFRAMiNO  BOLOGNESE,  lodato  in  vn  foucctonelle  RimediMou-; 
fig.  Malpigli.  Di 

BENEDETTO  BOCCADILVPO,  di  mano  del  quale  fono  li  Santi  Pietro,  e 
iPaoljaolio.afianco  della  porca  delli  Campane  per  entrare  nel  Conuento  di 
ìS.  Francefco ,  e  il  S.  Antonio  Abbate  in  vn  Pilaftro  di  inezzo  di  S.Petronio .  Di 
I  OUAFlO  di  L-ICOPO,  del  quale  nell'  Infermeria  ddie  Dontie  Reli'Ofp!- 
[  tale  della  Morte  vna  di  quelle  pitture  antiche  full'  alfe  fatta  a  cafeiie ,  e  doriica, 
j  con  la  Madonna  in  mezzo  quattro  Santi,  il  Mjdario&c.  ch'era  l'antica  d;l!a^ 
Chiefa ,  fottoui  a  duo*  verfi  iatini  :  Orat'ms  pin.  1 4 j S.  Nel  Catiello  di  S.  Gio.  m 
■Perficeto  nella  Sagredia  del  Duoino  vna  (iiinle,  che  fu  anticamente  la  princi- 
pale della  Chiefa ,  fotcoui  :  Oratins  lachobi  De  non.  Ti,  Il  r. tratto  al  naturale  di  S, 
B;rn3rd;no  in  tela  a  tempera  fopra  la  porti  lucerna  del  Conueaco  ds'RR.  PP. 
dill'OireruMza.fjtcbu  :  Ormus  Pin.xJt.MCCCC XLl^.&i  altre.  Della 

B.  CAFETiM^  de  VlGilI  da  Balogia  , della  quale  non  folofi  vedono  nel 
CoiiuentO  dei  Corpo  di  Chrill:o,r.--i:|aa;e  fi  la  Fondatrice,  diiigencifHne  iiai- 
niacure  j  ma  vu  Chaio  Bamoiao  dipinio,  che  H  aiaada  a  gl'IaferiK!,  riccuea  Jo- 

£  ne 


34  PAnTEPTtlMA 

ne  moiri  la  h\wzt .  Le  canee  de*  tré  Giacomi ,  cioè  di 

GIACOMO  DANZI.  Di 

GIACOMO  FORTI.  Di 

GIACOMO  ripanda,  de' quali  né  pur  dal  Baldi  vedo  fatta  menzione,  è 
a  pena  tocchi  dal  Mafini,  quando  di  qucft'  vlcimo  fu  tenuto  a  que'  tempi  così 
gran  conto  in  Roma,  allora  che  dipinfe  la  Cappella  in  SS.  Apolloli  a!  Cardinal 
BelTarione ,  altre  in  S.Huomobuono,  nella  Madonna  del  Popolo ,  e  nel  Palagio 
fteflb  de' Signori  Confcruatori  in  Campidoglio  i/  Trionfo  d'vn  Rè  di  Perfia ,  for- 
fè di  Ciro ,  e  la  intrepidezza  di  Bruto  in  veder  tagliar  'a  tefta  a'  figliuoli ,  rertate 
folo  in  piedi  di  tante  che  vi  fece  ;  e  che  fu  il  primo  ad  arrifchiarfi  con  tanta  fa- 
tica ,  e  pericolo  a  difegnare  la  Colonna  Traiana ,  fc  crediamo  ai  Volaterranno, 
che  nel  Libro  2i.dcirAntiopologiacosi  lafciò fcritto  :  floret itemnmc P^om£ la- 
cobus  Bomnknjis  ,  qui  Traiani  Columng piSiaras  omnes  ordine  delineauit ,  magna  otti- 
nium  admiratione ,  magnoque  f emulo  cìrcum  macìmn (candendo  ;  e  tinalmente  per 
terminare  quella  forfè  a  molti  odiofa  numerazione,  le  tante  di 

MARCO  ZOPPO  da  Bologna,  dell' onorata  memoria  del  quale  abbiamo 
altrettanto  obbligo  al  Vafari,  che  ne  dille  pur  qualche  poco  nella  Vita  dello 
Squarcione,  anzi  in  quella  del  Mantegna,  con  la  quale  ingroppò  lo  detto  Squar- 
cione,  Dario  da  Treui/ì,  Stefano  Ferratele,  Nicolò  Pizzolo,  e  il  detto  Marco 
Zoppo  ,  quanto  dobbiam  dolerci  dc'Bolognefi  antichi ,  che  de'  noftri  Pittori  in 
tanto  numero  femprc,c  così  valenti,  non  han  ferbato  memoria  alcuna , e  nulla 
hanfcritto;  non  ne  facendo  più  conto,  che  de' loro  marangoni,  de'  fcarpinelìi. 
Dopo  auer  dunque  rimortrato  mi  quell'Autore ,  quanto  da'  rilieui,  e  dalle  pittu- 
re, che  C\  faceiia  venire  da  tutte  le  parti  lo  Squarcione ,  auclie  imparato  Andrea 
Manregna nella  ruagiouanezza,fog^iongc,che  :  la  conconen'^  ancoraài  Mar- 
co Zoppo  Bologne/e,  e  dt  Dario  da  Treuifi,  e  di  ì^icolò  VìT^loVadoano  dtfcepolidel 
ftto  addottmo  Vadrc ,  e  IHaeflro ,  gli  fa  di  non  picciolo  agiuto ,  e  jìirinlo  all'  imparare» 
Ag^JOngcndoln  fine  della  vitai  che  ;  amò  egli  perciò  fempre  Dario  da  Tremft ,  e 
inarco  Zoppo  Bologneje  ,  per  ejferft  allettati  con  tjsi  loro  , [otto la  difeiplina  delio  Squar' 
tiene,  regiilrando  dell'opre,  che  fece  il  Zoppo  nollro  :  in  Tadoua  ne' Frati  Mi- 
nori vna  Loggia  ,  chefemt  loro  per  capitolo ,  &  in  Te/aro  vna  taitola ,  che  è  hoggi  nella 
Chiefa  nuoua  di  S,  Giouanni  Euangelifla  :  e  che  rilra(jein  vn  quadro  Guido  Baldo  da^ 
Tilonte  Feltro ,  quando  era  Capitano  de' Fiorentini, 

In  Bologna  dunque  vna  picciola  Madonna  ,  mezza  figura,  col  Pattino  a  olio 
full  alte  focto  a  quel  portico  rincontro  all'ofteria  della  Sega  da  acqua  :  Vna  fi- 
mile  in  cafa de  S'gnori Co.Bianchi, &  vn'altra  finiilc  graziofidima, e  linitiilìma, 
come  l'alcredue,  nel  famofo  ftudio  delgiaSig.  Bartolomeo  Mulotti ,  oggi  del 
Fofchi,tenuta  comunemente  per  di  Alberto  Duro  ,  fin  che  vi  fi  fcoperie  il  fuo 
nome  :  liìarco  Zoppo  daBolognia  opus,  sì  come  fcriile  anche  m  vn  finto  policino 
nella  rauola  a  calcile ,  che  fu  già  all'Altare  maggiore  dell'Almo  Collegio  di  Spa- 
gna, oggi  nella  Sagreflia,  per  cedere  il  lu-goal  Procaccini  :  Lafupitbiflima  m 
cafa  del  Sig.  Camillo  Scappi,  quella  iii  cafa  Balli  >  e  fimiii. 

Non 


AiAKO  ZOPPO  E  GIACOMO  FOm       i% 

Non  lafcierògid  di  toccare  la  quantica  delle  Cafe  >  e  Palagi,  che  per  tutco  di- 
'pinfcairvfodique'teaipi  a  frefco,  de' quali  fon  purrimalte  veftigiasùpcrl» 
Mercato  di  mezzo ,  Spadarie ,  e  fimi  li  luoghi  più  cofpicui  :  In  Piazza  la  Cafa  de' 
Zagoni. •  In  S.  Mammolo  quella  dclii  gii  Signori  Colonna,  oggi  Signori  Fontani,/ 
e  tanti  altri. 

Tengono  perciò  grand'  obbligazione  con  lui  le  noftre  Arti,  aucndo  dato  il  la- 
me del  dipingere  così  riccamente ,  e  di  tanti  belli ,  e  bizzarri  ornati  a  frefco  su 
i  muri,  come  nella  detta  gii  ca(a  Colonna  fi  vede,  e  così  ben  manteautafi  do- 
po quafi  duo'  fecoli ,  (landout  fcritto  il  millefimo,  che  fu  il  1 49S.  Gli  allieui  fuoì 
furono  molti ,  dice  il  Baldi ,  mi  duo'  particolarmente  ne  nota ,  il  già  detco  Gia- 
como Forti]  che  lauorò  molto  in  compagnia  del  Maeflro ,  e  su  i  muri ,  non.* 
altroue  iafciandoci  vedere  il  Tuo  nome,  che  \\\  vn  ritratto  picciolo  in  tauola,  che 
conferuano  ancora  preffo  di  loro  i  Signori  Dolfi,  d'vn  Lodouico  di  quella  Cafa, 
conquefte  parole  :Opftfforr« Bonon/cn/;  148?.  e  l'ifteffoin  vnfimile  di  Lippo 
Dalmafio  preflb  di  noi,e  dal  quale  fi  è  ricauato  il  qui  antepofio  alla  Vita;  e  Fran- 
cefco  Francia,per  fé  folo  balUnte  a  ridere  immortale  il  nome  di  Marco:  perche 
fé  gloria  delMaeHro  è  il  brauo  di(cepolo,di  qual  più  valente  difcepolo  erafi  per 
'  addietro  potuto  vantare  alcun'alcro  Maeiìro  ?  Chi  prima  di  lui  die  credito  alU 
Profeflìonc .  e  leuando  l'Arte  dalla  palTata  baffczza,  £\  pofe  ad  innalzarla.e  nobi- 
itarla.fapendofi  far  riuerir  da  gli  vguali ,  apprezzar  da'  Grandi,  feguir  da  gli  Ar- 
:efici,adorar  da  tutti?  Chi  fu  che  meglio  a  que'giorni  mollraflle  giudicio  più  fino, 
nuenzione  più  fcelta.difegno  più  corretto,  colorito  più  brauo  ?  E  quel  eh' è  più 
limarauiglia,in  cempicantofempliciepuri,  in  congiomure  così  efaufle,  cj 
iftrette  ?  Non  viffe.egli  gii  (  come  dopoi  Rafaelle )  in  vna  Roma,  ch'anzi 
nai  vidde  :  Non  ebbe  per  Maefìro  vn  Pietro  Perugina,  ch'anzi  gli  fu  coetaneo, 
:  concorrente  :  Non  potette  praticare  i  Giouii ,  non  i  Cari ,  non  i  rolomci,che 
ìnftruiffero  :  Non  vedere  le  perfettiflìme  ftatue  di  Beluedere ,  che  gì'  infegnaf- 
ero  :  Non  la  Cappella  di  Sifto,  non  il  Profeta  di  S.  Agoftino,  che  lo  nfuegliade- 
0 ,  e  l'inanimilTero  a  lafciare  le  antiche  nfiodeltie ,  e  1  rifpetti ,  ad  arrifchiarfi  ne" 
corti,  a  dar  in  vn  terribile,  e  grande.  Non  praticò  egli  il  frate  di  S.  Marco: 
Nion  ebbe  dinanzi  i  dipinti  del  Vinci ,  che  l'impaltofiiTero .  Da  quefl:o  gran  Ca- 
so dunque  della  noftra  Scuola  darò  ben  degno  principio  a  quefìa  Seconda  Par- 
se ;  figurandoci ,  auerci  fin  hora  feruiti  quc'  delia  Prima  (e  de'quali  perciò  ci  fiam 
:agioneuolmcnte  ben  prcfto  fpicciati  )  per  introduzione  all'Opra  più  tofto,  che 
»cr  confidcrabiie  parte  integrante  della  fleffa  ;  più  per  dare  vn  qualche  efordio, 
:he  prò  porne  alcun'efcmpio  ;  più  in  venerazione  dcll'Antichiti,  che  per  efem- 
plare  di  yna  perfetta  eccellenza . 

Vìne  della  Frìma  Parte . 

E    a  DEL- 


O"* 


DELLA 


F  E  L  S  I  N  A 

PITTRICE 


PARTE  SECONDA. 


D  I 


FRANCESCO 

FRANCIA- 

«*3  S*»  S*J-£«9  KH  &SM  £^  H» 

|I  come  allo  fpuntar  del  Sole  ,  che  co'  dorati  raggi  ilrin*- 
fcente  giorno  dipinge ,  s'afcondono  mortificate  le  Sedie, 
così  all'apparire  de"  niioui  colori,  che  per  l'induftre  ma- 
ni del  Francia  in  Bologna ,  e  di  Pietro  in  Perugia ,  l' Itali- 
co Cielo  cotanto  abbellirono ,  tacquero  vergognofi  i  più 
rinomati  pennelli.  Ds'paflati  Vitali,  de'Dalmafii ,  p^ 
d'ogn' altro  non  folo  fi  fé  muto  il  grido,  mi  dell' iftelìb 
Giotto  i  tanto  celebrati  fcguaci  a  qnefti  duci  Altri  di  pri- 
ma i^randczza,  anzi  Luminari  Maggiori  furon  forzati  cedere  i  loro  antichi  fplen- 
dori ,  quando  non  Teppe  negire  il  Vafari ,  che  ;  per  ejfi  laioffi  via  quella  certa  ma- 
nierafecca ,  cruda,  e  tagliente,che  per  lo  fouerchio  ^udiohaueuano  lafciata.  in  quell'or- 
te  Vietro  dclU  francefcnylai^iro  FaUrisAleffo  Baldouinerti,  Andrea  del  Cafiagno,  Te- 
fello  ,  Hercole  Ferrarefe ,  Gio  Bellino ,  Coftmo  {{ofelli,  /'  ylbb.  di  S.Clemente,  Domenico 
del  Ghirlandaio ,  Sandro  Boticela,  Andrea  THantegna,  Filippo,  e  Luca  Signorelli,i  qua- 
a  per  isfjr^xrft  ctrcauano  fare  l' impo'fibile  dell  Arte  con  le  fatiche,  e  majfime  nelli  [cor  ■ 
ti ,  e  nelle  vedute  fpiaceuoli ,  che  fi  cornea  loro  erano  dure  à  condurle ,  così  erano  afpre 
à  vederle  ;  Si  chi  ancorché  U  maggior  parte  [off ero  ben  difìegnate,  e  fenica  errori ,  ■vi 
mancwa  pure  vno  fpirito  di  proiitc^a ,  che  non  ci  ft  vide  mai ,  <j>  vni  dolce^^a  ne'  co- 
lori fnita  ,  che  la  comiunò  ad  vfare  nelle  cofefue  ti  Pancia  Bdogncfe ,  e  Vietro  "Perugi- 
no, e  che  i  popoli  nel  vederla  corfero  comf  matti  à  queHa  bcllc:;^  nuoua,  e  piti  viua,  pa- 
reridoloro  afWutamcnte  ,che  e  non  ft  potere  giarnai  far  meglio  .  Come  Pietro,  f^en- 
ne  in  poch'  anni  (  fcriue  eg!  i  )  in  tant'i  credito  ,  che  dell'  opre  lue  s  er^piè  non  fola  FÌ9- 
renj^  -,  &  Italia ,  ma  la  Francia  j  la  Spagna ,  e  moW  altri  Taeft ,  doue  elle  furono  fban- 
date. 


4©  P  A  7tT  E    SECONDA 

date  ;  la  onde  tenute  le  cofe  jue  in  riputatione,  e  pregio  grandijfimo ,  comtticì arino i 
Tilercanti  àfare  incetta  di  quelle ,  &•  à  mandarle  fuora  in  diuerft  Taefi  con  molto  vtilet 
&  guadagno  ;  così  fparfafi  per  cotanc  opre  di  Francefco  U  fama  di  così  eccellente 
Maefiro ifaceuano le  Città à gara perhauere  dell  opre  fue ,  laonde  fece  egliìnVarma. 
ere  in  B^eggio  di  Lombardia  eJ^£■.  à  Cefena  &c.  e  che  non  volfono  hauereinuidia  i  Ferra' 
%-efi  à  gì  altri  cìrconuicini ,  a>r^  deliberati  d'ornare  delle  fatiche  del  Francia  ti  loro  Duo- 
mogli  allogarono &c.  Di  quello  du'ique,  che  a m^  folo apparcieie,  fcriuerò ,  aii* 
zi  ricopierò ,  per  dir  meglio ,  la  vita ,  leuandola  di  pQ^o  (  come  liò  coleo  anche 
il  ricratco)  dall'  iflcffo  Vafari,  non  altro  di  mio  aggiongendoui ,  che  poche  no- 
te m  fine  di  ciò ,  the  ò  alla  di  lui  notizia  vnqua  no»  gionfe  >  ò  con  manifesta  alte- 
razione del  vero  dal  Giouio,dal  Bembo, &  altri amicijepar/iaii  troppo  di  Ra* 
facile  intefc;  che  per  altro  non  aurebbe  egli  l'accorto  Scrittore  quefto  Artefi- 
ce j  che  tanto  lodò  nella  fua  vita  >  cosi  ingiuftamente  caricato  nella  fua  morce> 
priuandolo  indebitamente  in  poche  parole  di  quel  molto ,  che  non  auea  potuto 
negargli  in  quefta  sì  compita  narratiua  «  Così  dunque  fcrifs'  egli; 

VITA  DI  FRANCESCO  FRANCIA  BOLOGNESE,  OREFICE, 

E  PITTORE. 

FI^w^NCESfO  Francia ,  il  quale  nacque  in  Bologna  l' am^o  1450.  «f/  per fone  artigia- 
ne ,  ma  affai  iofiuraatc ,  e  da  bene ,  fu  poflo  nella  fua  prima  fanciullesca,  all'  Ore- 
fice :  nel  qual  efercitio  adoptrandrCi  con  ingegno  ,  e  jpirtto  ,  fi  fece  crefcendo  diperjona, 
e  d'afpettotanto  bcnpropoìtionato ,  e  nella  conuerjatione  ,  e  nel  parlare  tanto  dolce ,  e 
piaceuole ,  che  hchbefoy7;a  di  tenere  allegro ,  efenT^j  penfieri  colfuo  ragionamento-,  qua- 
lunque fuffe  pnimalencontco  rper  lo  che  fu  non  folamente  amato  da  tutti  coloro,  che  di 
lui  hcbbono  cognitione ,  ma  ancora  da  molti  "Principi  Italiani ,  &  altri  Signori .  atten- 
dendo dunque ,  mentre  fìaua  ali  Orefice  al  difcgno ,  in  quello  tanto  fi  compiacque  ,  chs^ 
fiicghando  l  ingegiio  à  maggior  cofe ,  fece  in  quello  grandiffìmo  profitto ,  tome  per  mtdtt 
cofe  lauoratedaYoe>:to  in  Bologna  fua  patria  fi  può  vedere ,  e  particolarmente  in  alcuni 
latiori  di  nello  ecce! ItntlffirrJ .  Nella  qual  maniera  di  fare  mife  molte  volte  mllo /patio 
di  due  dna  daltc':^'!^t ,  e  poco  più  lungo ,  venti  figurine  proportionatiflhne ,  e  belle .  La- 
uorò  di  (malto  ancora  molte  coje  d  argento ,  che  andarono  male  nella  rouina ,  e  cacciata 
de'  Bentiuogli .  E  per  dirlo  in  vna  parola  lauorè  ci^li  qualunque  co/a  può  far  quell'aorte 
meglio ,  che  altri  faccfle  giamai .  7yià  quello  di  che  e^U  fi  dilettò  fopramodo ,  er  in  che 
/«  eccclleiitc  ,fù  ti  fare  coiij  per  Tiledaglie ,  nel  che  fu  ?,  e  tempi f noi  fingolarifilmo ,  come 
fi  può  vedere  in  alcune ,  che  he  fece ,  doue  è  naturaliffma  la  tcfla  di  Tapa  Giulio  Secon- 
do ,cbc  p.cttono  à  paragone  di  quelle  del  Caradcfio .  Oltrat  he  fece  le  Medaglie  del  Sig. 
Ciouamri  Bentiuogli ,  the  par  vitto  ,  e d' infiniti  "Principi,  i  quali  >>cl pafiaggio  di  B .lagna 
fifcrmauano  ,  &  egli  facct'i  le  "Medaglie  ritratte  tn  cera ,  e  poifi-ate  le  madri  de'  co,ùj, 
le  mahdaua  loro  ;  di  che  oltra  la  immortalità  della  fama ,  traffe  ancoraprefenti  grandif. 
fitr.i .  Tenne  continuamente ,  mentre  che  e'vifje  la  Zecca  di  B  lognt ,  e  fece  leftampe  di, 
tutti  i  conij  per  quella ,  usi  tempo  che  i  Bentiuegh  reggsnano ,  e  poicbeje  n'andarono  <?»• 

corg 


FRAJ^C  ESCO  F^AJ^CÌà:         41 

"iora,  >  mentre  che  viffe  Tipa  GiuUo ,  come  ne  rendono  chiareT^  le  monete  >  ehe  il  Tapi 
gittò  neW  entrata  fua,  dotte  em  da,  vnx  banda  U  fun  tefla  naturale ,  e  dall'  altra  quejto 
lettere ,  Bonoaia  per  luliuai  a  ryranno  iiberaca .  E  fu  talmente  tenuto  eccellente 
in  quello  mefìiero  >  die  dura  àfar  le  ^ampe  delle  monete  fino  al  tempo  di  Papa  Leone, 
E  tatuo  fono  in  pregio  le  pronte  de' coni]  Cuoi ,  che  chi  ne  ha  le  (lima  tanto ,  cheper  danari 
non  fé  ne  può  hauere ,  ^uenne  che  il  Francia  defiderofo  di  maggior  gloria  ,  hmendo  co- 
Hofctuto  Andrea  Mantegna ,  e  moli  altri  Vittori ,  che  haueuano  canato  della  loro  arte, 
efacoltì ,  e  bonari  tdeliberò  prouare  fé  lapitturagli  riitfctffe  nel  colorito.  Haucndo  egli 
fi  fatto  dilegno ,  che  e'poreua  comparire  largamente  con  quelli .  Onde  dato  ordine  à  far^ 
ne  protia  ,fece  alcuni  ritratti .  &  altre  cofe piccole  ,  tenendo  in  cafa  molti  mt:(ì  perfonc 
del  mefliero ,  che  gì'  infegnaffèro  i  modi ,  e  l  ordine  del  colorire ,  di  maniera  che  egli ,  che 
haueiia  giuditio  molto  buono  >  y>i  fé  la  pratica  prefìamente ,  e  la  prima  opera  che  eglifa- 
ceffcfù  vna  tauola  non  molto  grande  à  M  Bart.  Pelifìni ,  che  U  pofe  nella  MifericordiOt 
Cbiefafuor  di  Bologna ,  nella  qual  tauola  è  vna  N.  Donna  à  federe  fopra  vnafedia  con^ 
inoli  altre  figure,  e  conil  detto  M.  Bartolomeo  ritratto  di  naturale.  Ed  è  lauorata  à  oglia 
con  grandtjfima  diligeH:^a ,  la  qual  epera  da  lui  fatta  l  anno  1 490.  piacque  ttUmente  in 
Bologna-,  che  in.Ctouannt  Benvuogli  defiderofo  d' onorar  con  l  opere  ai  quefto  nuoua 
fitt  /(e  la  Capella  ftia  in  S.  Iacopo  di  quella  Città ,  gli  fece  fare  tn  i  na  tauola ,  vna  N. 
Donna  in  aria  y  e  du  a  figure  per  lato  ,  con  duoi  Angioli  da  baffo,  che  fuonano.  La  qual 
opera  fu  tanto  ben  condotta  dal  Francia  ,  che  meritò  da  M.  Ciouanni ,  oltre  la  lode  >  vii 
frefcnte  honoratiffimo .  La  onde  incitato  da  quefl'  opera  Monfig.  de  Bentt-*ogli ,  gli  fece 
fa,  e  vna  tauola  feri  aitar  maggiore  della  Mifericordii  ^cìnfà  rrèolto  lodata  t  dentroui 
la  NatiHità  di  Chnflo  ;  dotte  altra  il  difegno  non  è  fé  non  bella  l  ini'.entione ,  &  il  colorito 
non  fono  fé  hon  lodeuoli .  Et  in  quefl'  opera  fece  Monfignore  ritratto  di  naturale  >  moltit 
finale  ,  per  quanto  dice  chi  lo  conobbe ,  &•  in  quell  abito  sieffo ,  che  eglt  vejttto  da  pelle- 
grino tornò  di  Gierufalemme ,  Fece  ftmiltnente  m  vna  tauola  nella  Chieja  della  UonttA' 
tafuor  della  porta  di  S. Mammolo ,  quando  la  N.  Donna  è  Annunciata  dall  Aggelo  ,  in- 
fierne  con  due  figure  per  lato ,  tenuta  cofa  molto  ben  lauorata.  Mentre  dunque  per  l  ope- 
re del  Francia  era  crejciutalafamafua  ,  deliberò  egli  fi  come  ti  lauorare  à  ogliogliha- 
ueua  dato  fama  ,  &  vtile ,  così  di  "Vedere  fé  il  mede  fimo  gli  riufciua  nel  lauoro  in  frejco, 
l-iaucua  fatto  Tri.  Ciò.  Btntiuogli  dipingere  il  fuoTala':^o  à  diuerfi  Maefiri,  e  Ferrarefi, 
e  da  Bologna  i  &  alcuni  altri  Modonefì,KÀ  vedute  leprcuedel  Francia  àfreJco,delibe- 
rò ,  che  egli  vtfacefie  vnafioria ,  tn  vna  facciata  d  vna  Camera ,  doue  igu  habitana  per, 
fuo  vfo  :  mila  quale  fece  il  Francia  il  Campo  di  Oloferne  armato  in  dtuerie  guardie ,  ap- 
piedi ,  &  à  Cauallo ,  che  guardauano  t  padiglioni  :  e  mentre  ,  che  erano  astenti  ad  altro, 
fi  fedeua  ilfonnolento  Oloferne ,  prefo  da  vnafemina  foccinta  in  habito  vedomle,  la^ 
quale  con  lafimlira  teneua  i  capelli  fidati  per  lo  calore  del  vino  ,  e  dclfonno  ,  e  con  la. 
deflra,  vibraua  il  colpo  per  vccidere  il  nemico  ;  mentre  che  vna  ferua  vecchia  con  crcjpct 
Sharia  veramente  da  jerua  fidatijjima-,  intentane  gli  occhi  della  fualudit  a  per  inanimir- 
la,  chinata  già  con  la  perfona ,  teneua  b.ifja  vna  (porta,  per  rie  eitcre  in  ((fa  ti  capo  del 
fonnacchtojo  amante.  Storia  che  fu  delle  pia  belle,  e  meglio  condotte ,  cheti  Francia^ 
^ejjemai.  la  ^ude  andò ^er  terra  nelle  rume  di  qHeliofdificio  nella  v fetta  de  Bcnti- 

§  '         itogli» 


41  P  A  TtT  E     SECONDA 

itogli  j  infteme  con  vn' altra  floria  [opra  quella  medeftma  camera ,  contrafatta  di  colore 
di  bron':^  d'vria  difputa  di  Filofofi  molto  eccellcnttmante  laHorata,  &  efprefioui  ilfuo 
concetto»  Le  quali  opere  furono  cagione ,  che  TH.Giouanni,  e  quanti  erano  di  quella^ 
cafa ,  lo  amaffìno ,  &  onor affino  ,  e  doppo  loro  tutta  quella  Città .  Fece  nella  Capella  di 
S. Cecilia  attaccata  con  la  Chieja  di  S.  Iacopo  due  (Ione ,  lauorate  in  frefco  ,  mvna  delle 
quali  diptnfe  quando  la  N.  Donna  è  fpofata  da  Giufeppe  >  e  nell'altra  la  morte  di  S.  Ceci' 
ha  ;  tenuta  co/a  molto  lodata  da  Bologne ft ,  e  nel  vero  il  Francia  prefc  tanta  pratica  >  e 
tanto  animo ,  nel  veder  caminar  à  perfettione  l'opere ,  che  egli  voleua ,  cbelauorè  mol' 
te  cofe  >  che  io  non  ne  farò  memoria  :  baflandomi  moflrare  à  chi  •porrà  veder  l'opre  fue, 
folamente  le  piti  notabili ,  e  le  migliori .  Ne  per  quefìo  la  pittura  gì'  impedì  mai,che  egli, 
non  fcgiiitaffe  e  la  i^cca ,  e  l'altre  c^fe  delle  medaglie  ,  come  e  faceua  fino  al  principio, 
Hebbe  il  Francia ,  fecondo  che  fi  dtce,grandiffimo  difpiacere  della  partita  di  M.  Giouanni 
Bcntiuogti,  perche  hauendogli  fìtti  tanti  beneficif  gli  dolfe  iifinit  amente ,  ma  pure  come 
fauio  ,  e  cofiumato .  che  egli  era  attefe  all'opere  fue .  Fece  dopo  la  partita  di  anello ,  tré 
tauole ,  che  andarono  à  Modena ,  in  vna  delle  quali  era  quando  S.  Giouanni  battc^'^ 
Chriflo  ,  nell' altra  vna  Nuntiata  belliffima ,  e  nell  vltima  vna  N.  Donna  m  arii  cort» 
molte  figure,  la  qualfu  pofìa  nella  Chwfa  de  Frati  dell  Ojieruan:^a ,  Sparfafi  dunque pet- 
cotante  opere  la  f.ima  di  così  eccellente  Mae^Vo  ,  faceuano  le  Città  à  garra  per  hauer 
dell'  opere  fue  .  La  onde  fece  egli  in  Tarma  ne' Monaci  neri  di  S.Giouanns  vna  tauola  con 
vn  Chrilio  morto  in  grembo  alla  N.  Donna ,  &  intorno  molte  figure ,  tenuta  vniuerfal' 
mente  cofa  belliffima,  perche  trouandofi  ben  feruiti  i  mede  fimi  Frati  operarono,  eh  egli  ne 
facejfe  vn  altra  à  peggio  di  Lombardia  in  vn  luogo  loro  dou'  egli  fece  vna  Nofìra  Donna 
con  molte  figure .  JL  Cefenafece  vn  altra  tauola  pure  per  la  Chieja  di  quefli  Monaci ,  & 
vi  dipinfe  laCirconcifione  di  Chnfio  colorita  vagamente ,  Ne  volfono  hauere  inuidia  i 
Ferrarefi  à  gli  altri  circonuicini  ani^  deliberati  ornare  delle  fatiche  del  Francia  il  loro 
Duomo  -  gli  allegarono  vna  tauola ,  che  vi  fece  su  vn  gran  numero  di  figure ,  eia  intito- 
larono ,  la  tauola  di  ogni  Santi.  Fece  in  Bologna  vna  in  S.  Loren:^o ,  con  vna  N.  Donne, 
e  due  figure  per  banda,  e  due  putti  folto  molto  lodata.  Ne  hebbe  appena  finita  quefìa, 
che  gii  conuennc  farne  vn  altra  in  S.Giobbe ,  con  vn  CrO£ifìfo ,  e  S.  Giìbbe  inginoccbioni 
appiè  della  Croce ,  e  due  figure  da  lati .  Era  tanto  fparfa  la  fama  >  e  l'opere  di  qurflo  ar- 
tefice per  la  Lombardia ,  che  fu  mandato  di  Tofcana  ancora  per  alcuna  cofa  difuo,  come 
fi  da  Lucca ,  doue  andò  vna  tauola  dtntroui  vna  S.Anna  ,  e  laN.  D.  con  molte  altre  fi- 
gure,  e  f opra  vn  Chrifìo  morto  in  grembo  alla  Madre.  La  quale  oper *  è  pofì melina 
ChiefadiS.Fridiano  ,  &  è  tenuta  da  Luche  (t  cofa  molto  degna.  Fece  in  Bclogna  per  la 
Chiefa  della  Nuntiata  due  altre  tauale ,  chefuron  molto  diligentemente  lauorate  :  E  cosi 
fuor  della  porta  à  fifa  Cafiione ,  nella  Mifericordia  ne  fece  vn  altra  à  reqnifttione  d  vna 
Gentildonna  de'MavT^oli.  Nella  quale  dipinje  la  Nofìra  Donna  col  figliuolo  in  collo» 
S.  Giorgio ,  S.  Gio.  Batiifìa ,  S.  Stefano ,  t  S.ylgofìino  co»  vn  .Angelo  in  piedi ,  che  tiene 
le  maHi giunti  con  tanta  gratia,  che  par  proprie  di  Varadifo.  Nella  Compagnia  di  S» 
Francejco  nella  medefima  Città  ne  fece  vn  altra,  e  fi  milmente  vna  nella  Compagnia  di 
S.Gieronimo .  H.iueuafu<tdimcffiche7;TaM.ToloZambcccaro,  e  come  cmicijjimoper 
riordan'^adt  lui,  gli  fece  fare  vn  quadro  affai  grande)  dentroui  vna  Nuliuitàdt  Chri-i 

fio, 


FTiAJ^CESCO    F^A^CJA.         45 

fio,  che  è  molto  celebrata  delle  cofe ,  che  egli  fece .  E  per  queSìa  cagione  "M.  Volo  gli  fece 
dipingere  due  figure  in  frefco  alla  [uà  villa  ,  molto  belle ,  Fece  ancora  in  frefco  ì>na  (lo- 
ria  molto  leggiadra  in  ca/a  di  Gieronimo  Bolognino ,  con  molte  varie ,  e  belliffime  figure. 
Le  quali  opere  tutte  infìemegli  haueuano  recato  vna  riueren^^^a  in  quella  Città,  che  v'era 
tenuto  come  vno  Dio .  £  quello  che  glie  l'accrebbe  in  infinita ,  fu  che  il  Duca  dFrhino 
gli  fece  dipingere  vn  par  di  barde  da  ciuallo ,  nelle  quali  fece  vnafeluagrandiffima  dal- 
beri, che  viera  appiccato  ti  fuoco,  e  fuor  di  quella  vjciua  quantità  grande  di  tuttigli 
animali  aerei ,  e  terrefiri ,  &  alcune  figure  :  cofa  terribile  >Jpauentofa ,  &■  veramente^ 
bella ,  che  fu  (limata  afiai ,  per  il  tempo  confumatoui  fopra  nelle  piume  de  gli  vccelli ,  e 
nelle  altre  (orti  d'animali  terrefiri, oltralediuerfità  delle  fraudi,  e  rami  dtuerfi ,  cbej 
nella  vurietà  degli  alberi  fi  vedeuano .  La  quale  opera  fu  vicomfciuta  con  doni  di  gran 
7>aluta ,  per  Jatisfare  alle  fatiche  del  Francia  :  olirache  il  Duca  (empre  glihebbe  obliga 
per  le  lodi  >  che  egli  nericeuè .  Il  Duca  Guido  Bxldo  parimente  ha  nella  fua  Guardarob- 
ha  di  m.ino  del  mede  fimo  >  in  vn  quadra  vna  Lucretia  B^omana  da  lui  molto  filmata  con 
molte  altre  pitture ,  delle  quali  fi  fari  quando  fia  tempo  mentione  .  Lauorò  d  pò  quefie 
Tnatau'jlainS.  fanale,  ^  agricola,  allo  altare  della  Madami.''.,  che  vi  e  dentro  due 
angeli ,  che  fuonano  il  leuto  molti  belli .  Njh  conterò  già  i  quadri ,  che  fono  f par  fi  per 
Bologna  in  ca(a  que'  Gentil  huomini,  e  meno  la  infinta  de  ritratti  di  naturale,  che  egli 
fece ,  perche  troppo  farei  proli(ia .  Bafit ,  che  mentre  che  egli  era  in  cotanta  gloria ,  e  go- 
deua  in  pace  le  fue  fatiche ,  era  in  l{oma  l{.iftelh  da  orbino  :  e  tutu>  il  giorno  gli  veniua- 
no  intorno  molti  furelìieri ,  e  fra  gli  altri  molti  Gentil  huomini  Bologne  ft  per  vedere  l'ope- 
re di  quello .  E  perche  egli  auuiene  il  pia  delle  volte ,  che  ogn  vno  loda  volentieri  gì  in- 
gegni da  ca(a (uà  ,  cominciarono  qucjii  Bologn^ft  con  f{afxelle  à  lodare  l'opre  la  vita  >  e 
le  virtù  del  Francia  :  e  così  feciono  tra  loro  à  parole  tanta  amicitia  ,  che  il  Francia  ,  e 
^afaello  fi  (aiutarono  per  lettere .  Et  vdtto  il  Francia  taita  fama  delle  diuine  pitture  di 
J[afaello ,  dcfideraua  veder  l' opere  (uè  :  magia  vecchio,  &  agiato  ,  fi  godeua  la  fua  Bo- 
logna, ^menneappreffo,  che  [{afaello  fece  in  l{omaperil  Cardinal  deVucci  Santi  llll. 
fna  tauAa  di  S.  Cecilia ,  che  fi  haueua  à  mandare  in  Bologna  per  por  fi  m  vna  Cappèlla 
in  S.Giouanni  in  Monte ,  doue  è  lajepoltura  della  Beata  Elena  dall  Oglio  :  &  incaffata» 
la  diri'^  al  Francia ,  che  come  amico ,  glie  la  doueffe  porre  full'Mtare  di  quella  Cap- 
pella ,  con  i ornamento  come  l  hiueua  effo  acconciato ,  Il  che  bebbe  molto  caro  il  Fran* 
uà  ,  per  haucr  agio  di  veder,  fi  come  hauea  tanto  defidcrato  l  opere  di  fiufiello .  Et  ha- 
uè  lido  aperta  la  lettera,cheglifcrifie  l{afaello,doue  e  lo  pregaua(e  ci  fufie  nefiun  graffio, 
che  è  l  actoniiafìe ,  e  fìmilmente  conofcendoct  alcuno  errore,  come  amico ,  lo  corre^^gefie, 
fece  con  allegreo^a  grandiffima,  ad  vn  buon  lume,  trarre  dalla  cciffa  la  detta  tavola.  7Hd 
tanti)  fu  lo  fiupore  che  e  ne  hebbe ,  e  tanto  grande  la  marauiglia  :  che  cono(cendo  qui  lo 
errar  tuo  ,  e  la  (lolta  prejuntione  della  follecreden^a  (uà  .  ft  accorò  di  dolore ,  e  fià  bre- 
uilfine  tempo  fé  nt  morì .  Era  la  tauola  di  P^afaello  diuina ,  e  non  dipinta ,  ma  viua  ,  e 
talmente  benfatta  ,  e  colorita  da  lui ,  che  fra  le  belle ,  che  egli  dipinje ,  mentre  vi(fe,  an- 
cor che  tutte  (tano  miracole(c ,  ben  patena  chiamar  fi  rara.  La  onde  il  Francia  mcT^o  mor- 
to per  il  terrore,  e  per  la  bellei^  della  pittura,  che  era  prefente  à  gli  occhi,  c^  à  pur.tga- 
m  di  quelle»  che  intorno  difuamanofi  vedeuano ,  tutto  fmarrito ,  la  fececon  dihgenT;* 

Fa.  '         por- 


'44  PARTE     SECONDA 

porre  in  S.6Ì0,  in  Tdontein  quella  Cappella  doue  doweita  (lare ,  &  entratofene  fra  pochi 
dì  nel  letto  tutto  fuori  di  fé  tlefio, parendoli  ejjer  rimafio  quaft  nulla  neW  ^rtcappetto  à 
quello  che  egli  credcua,  &  che  egli  era  tenuto  s^di  dolore^  e  malinconia>  come  alcuni  ere- 
fiom-,ft  mori  ;  tffenioli  adiuonuto  nel  troppo  fijfamente  contemplare  la  viuiljìm.-:  pitturi» 
di  l{afaelb,  quello ,  che  al  Fiuij^no  nel  vagheggiare  la  fua  bella  mone  t  della  quale  è 
fcritto  qttefta  Epigramma. 

Me  veram  pidor  diuinus  meirte  recepir, 

Admoca  eti:  operi,  deinde  perita  manus. 
Dumque  oparc  in  fa<5ìo  defigit  lumina  pidor 

Incencus  nimjiim,  palluit,  &  moritur, 
Viua  igitur  fiinv  mars  :  non  mortua  mortis  imagOff 
Si  funger  quo  mors  fungirur  offi.io  . 
Tuttauolta  dicono  alcuni  altri ,  che  la  morte  f uà  fi  sì  [abita ,  che  i  molti  fegni  apDarl 
più  tofio  veleno ,  ò  giocciola , che  altro .  FÙ il  Francia  buomo  fauio  ,e  regoUtiffimndel 
vtuere ,  e  di  buone  forT^ .  E  morta  fu  j'epalto  bonoratamentc  da  i  fuoi  figliuoli  in  Bal&' 
gn.i  lar.no  1 5 1 8. 

Fine  della  vita  di  francefco  Francia  Bologne/e ,  Orefice ,  e  Vittore. 
Per  due  cagioni  dunque,  a!  feiitir  di  quello  Autore,  dall'edrema  bellezza  def* 
la  Is.Ceciliaaccernto  l'ranccf.  o  »  fé  dc  mori  ;  cioè  per  non  aner  prima  di  quella 
bellilfimatauola  veduto  maialcr  opera  di  Rafaelie,  e  per  riputarli  di  elfo  mi» 
glior  Maeftro,epiù  valentuomo  jmal'vno,  e  l'altro fuppofto  è  falfo,  daijque 
vna  sì  fatta  morte ,  e  per  tal  caufa  non  può  eflbr  vera  :  Che  il  primo  fuppoftn  fìa 
lalfo>  egli  è  chiaro  ,*  perche  come  può  qui  dir  cg'i,  che  vdito  il  Francia  tanta  fama 
delle  diurne  pitture  di  f{afalle ,  dcfidcraua  di  l'edere  l  opere  fue  »  mentre  vecchio ,  & 
agiato  fi  godeuala  fua  Bologna  >  fé  taoto  prima  pottua  auerne ,  e  n*  auea  vedure» 
e  ben  confiderate  a  fuo  piacere?  Il  quadretto,  per  dempio ,  figure  piiciole  in  CU' 
fa  del  Co,  Vincev^  Erculam  entroui  vn  Chnlio  à  vfo  di  Gmie  in  Ctelo ,  e  d  attorno  é 
quattro  Euangchiii  &c.  nunmen  rarOt  e  bello  nella  fua  picciole:^a ,  che  fianol  altre 
cojefue  nclkgrande^e  loro  ?  e  non  facto ,  come  fcnue,  dopo  la  Santa  Cecrlia.che 
commefla  dalCMd.de  Tucci,  nor» potette  principiare  prima,  che  alla  fine  del 
3  5 1  j.  nel  qua!  tempo  folo  ebbe  quello  Preiato  il  Capello  ;  la  dous  il  quadretto 
era  gionto  a  Bologna  del  jjio.  come  trouafi  notato  ne'libri  regolari  delle  fpefe 
de!  ludstto  Co.  Vincenzo,  cheritnife  in  Roma  la  valuta  d'otto  ducati  d*  oro  per 
tal  fattura  ,  per  il  Banco  de'Lianori  ?  La  Nonziata  in  CafadAgameoone  Graf- 
fi, mandatagli  da  Achille  fuo  fratello,  allora  ch'era  Auditore  ancora  della  Sac» 
Romana  Ruota,  &  in  confeguenza  prima  ad  ogai  peggio  dell'  anno  1 5  r  i.nel 
quale  fu  treato  Cardinale  ?  e  che  non  fi  può  negare  ved-tita  dal  Francia ,  quan- 
do fatti  di  (uà  mancconferuafì anche  oggi  la  copia  nel  famofo  lludio  de'Signo» 
ri  N4ufotci  ?  Jl  famofo  Prefepe ,  che  ferine  nelle  lue  note  il  Baldi ,  eflerfì  già  tro- 
uato  prsfl'oGio.Benriuoglio,  prima  che  della  Signoria  della  Patria  pr.uato, 
vc:iifle  da  quella  cacciato  da  Papa  Giulio  Secondo,  &  in  confeguenza  anch'elio 
dipiacojc  giouto  i\\  Bologna  affai  prima  delia  Santa  Cecilia,  prti^cipiata  folo  fot- 
ta 


FnAnCESCO    FTtÀJ^ClA,         45 

tò  il  fucceflbr  di  Giulio  II. Leon  X.?  Il  S.Gio.Bactifta  in  Cafa  Albergati?  La  Ma« 
donna  >  con  Chrilto  >  s.  Giouanni  >  e  S.Giufeppe  all'  ombra  d'vna  Quercia,  j£I_» 
bel  paefe  ,  in  Cafa  Cafali,  e  lìmiliajcn  ?  I  difegnidi  propria  mano,  che  prima 
anche  gli  auea  mandato  il  Sanzio,  come  dall' infrafcricca  lettera  di  fuo  proprio 
pugno ,  che  originale  preflb  di  me  Ci  conferiia ,  e  quale  tutto  il  fin  qui  detto  ta- 
citamente anche  conferma  in  que(te  formali  parole  ? 

M.  Francefco  mio  caro,  I{iceuo  m  quello  punto  il  vojìro  ritratto  recatomi  da  BaT^ot- 
to  ben  condittonato ,  efen'^  offefa  alcuna ,  del  che (ommamsnte  vi  ringratio ,  Egli  è  bcl- 
liffimo ,  e  tanto  »iuo ,  che  m'inganno  tallora ,  credendomi  di  effere  con  ejìo  voi ,  efentire 
le  vo^ve  parole  ;  pregout  à  compatirmi ,  e  perdonarmi  la  dilatione,  e  longhe'^:^a  dsl  mio, 
che  per  le  graui ,  &  inceffa>Hi  occup^tioni  non  ho  potuto  fin  hora  f.irc  di  mia  mano,  con» 
forme  Unofìro  accordo  y  che  ve  l  aurei  mandato  fatio  da  qualche  miogioumc,  e  da  me 
ritocco ,  che  non  fi  conwe/ie,  an-^i  coniienaftper  conofcere  non  potere  aguagliare  il  vojlro. 
Compatitemi  per  gratia,  perche  voi  bene  ancora  aui  ite  prunaio  altrsvolte,  checof-u 
voglia  dire  cjier  prtuo  della  f uà  libertà,  &■  viuer  obligato  à  Vaironi ,  che  poi  &c.  vi 
mando  in  tanto  ,  per  lo  (lefio  >  che  parte  di  ritorno  fra  fei  giorni  vn  altro  difegno ,  &  è 
quello  di  quel  Prefeppe  ,lebenediuerf>  ajjai  >  come  vedrete  dall  operato,  e  che  voi  vi 
feie  compiaciuto  di  lodar  tanto  }ft  come  fate  mcefiantementt  dell  altre  mie  cofe,cbemì 
ferito  arrojjire ,  fi  come  faccio  ancora  ai  quefia  bagatclla ,  che  vi  goderete ,  perciò  più  in 
Jeg'ìo  di  obbedien'^a ,  e  d'amore,  che  per  alti  o  rifpetto.  fé  in  contracambio  riceuerò  quello 
della  voftra  tfìoria  della  Giuditte ,  toh  riporò  fra  le  cofe  più  care  e  pretiofe. 

IMonftg.  il  Datano  afpetta  con  grand  anfìctà  lafua.  Madonella,  e  la  fua  grande  il 
Cdidmale  B^iario ,  come  ttittn  fc^tirete  più  precifamente  da  Da'S^tto  ;  io  pure  le  mirerò 
con  quclgujlo,  ejodisfattione,  che  vedo,  e  lodo  tutte  l  altre ,  non  vedendone  dav.iffun  al- 
tro più  belle,  e  più  diuotc ,  e  ben  fatte .  Fateui  in  tanto  animo ,  valeteui  della  vofirct 
f olita  prude 'l'^^a  ■  «^  ajjicuracem  ,chefento  le  voflre  af(ltttìoni  e  /me  mie  proprie  ifegnite 
d'amarmi}  (.ome  io  vi  amo  di  tutto  cuore.  B^oma  Udì')»  di  Settembre  1508. 

^  feruirut  fenipre  obligatijfimo 

IlvoflroI{afaeileSaH7^io^ 
Che  non  meno  falfo  poi  del  primo  fìa  il  fecondo  fuppo(ìo,cioè  quella  (loltA 
prefunT^wne  della  falfa  creden:^fua ,  d  effer  più  vjieniuomo  di  Raf^elle ,  dalle  già 
fatte  oflt  ruazioni  fopra ,  e  traltritta  lettera  comincia  ad  apparire }  perche  fé  di 
quegli  li  fofìe  reputato  migliore ,  farebbciì  egli  mai  abbafiàto  a  ricauare  vna  co- 
pia della  fudetta  Nonziata  venuta  di  Roma  ad  Agamenone Graffi?  Autebbt* 
potuto  mai  tanto  lodare  à  Rafae'le  (  come  aucr  fatto  da  quella  lettera  fì  caaa) 
quel  Prefepe  >  che  forfè  fu  quello  che  pofledeua  il  fuo  Padrone  Gio.  Benriuo- 
glio ,  e  l'altre  pitture  del  Sanzio ,  del  che  tanto  arroffirne  gli  rifpoiide  ?  Che  fc 
mi  fi  vorrà  dire ,  ciò  faceiie  per  adulazione ,  e  colla  fola  bocca  ,  non  col  cuore; 
come  per  cojì  doppio,  e  maligno  vorremo  noi  giudicarlo ,  quando  l'iReffo  Va- 
fari  lo  riconobbe  :faii'w  ,&  ac e oflumato  tanto,  per  nati  (apuio  con  sì  falda  coni» 
pofizione  d' animo  relìll:ere:(j/gMnrf;/x<7«o  difpiacere  della  partita  di'M.Gio.Bew 
tiuogliotaneorche  bauendogU  fitti  tanti  benefitij,  gli  dolere  infimtaraente  ì  Vinfe  dun- 
que 


4<?         P  A  f^T  E    SECONDA 

quecoraggiofamenteil  dolore  del  proprio  danuo,  &ìncere(re  nella  caduta  di 
quel  Signore,  che  lo  fofteneua  ,  the  l'cfalcaua,  e  non  haura  potuto  fuperare 
qualche  prima  concepito  fafto  verfo  l'ojreruato  amico  più  tolto,  che  inuidia- 
to  emolo  ?  Hor  vedafi ,  e  confiderifi ,  fé  quefte  macchie  credute ,  queftì  Aippo- 
fti  liuori  poffan  mai  dedurfi  da  gii  vmili>  finceri,&  aftettuofi  concetti ,  che  feppe 
riflnngere  il  Francia  in  quello  Sonetto,  che  in  prima  copia  originale  ritrouatofi 
nelle  {critturedclLambcrti,oggiprcflbdime  conferuafi; 

t4ll' Excellente  Ti&ore  I{affaello  Sanxìo,  Zeufi  del  nojìrofetoloi 
di  me  Frane efco  B^aibolini  detto  il  Francia . 


N 


On  fon  Zeuft ,  ne  ^pellet  e  non  fon  tale» 
Che  di  tanti  tal  nome  à  me  co'megrmi 
ìie  mio  talento ,  ne  r>ertndc  è  degna 
Hdutr  da  vn  ^ajfael  lode  imortale. 
Tu  fol ,  cui  fece  il  Ciel  dono  fatale , 

Che  ogn  altro  excede,  e  fora  ogn' altro  regna t 
L  '  excelltnte  artifìcio  à  noi  infegna , 
Con  cui  fei  refo  ad  ogn'  ahtico  vguale» 
fortunato  Carxon,  che  nei  primi  anni 
Tant  oltre  pafsi ,  e  che  fard  poi  quando 
In  più  proue£ìa  etade  opre  migliori  ? 
Vinta  farà  Natura  ;  e  da  tuoi  stìganni 
J{e{a  eloquente  dirà  te  lodando  , 
Che  tu  folo  il  pi£lor  fei  de  fi£ìori. 
Ma  che  tanti  difcorfì,  che  tante  nfle/iioni ,  e  che  proue ,  doue  il  fatto  in  con- 
trario è  manifeiìo ,  &c  cuidente  ?  Se  ricrouanfi  opre,  dico ,  di  Francefco  dipinte 
ott'anni  dopo ,  che  fi  vuol  morto ,  come  veramente  fu  il  primo  ad  orteruarc ,  e 
darne  lumeTefatto  Mafinijcome  dunque:  nel  trarre  dalla  Cafia  la  tauoladellaS» 
Cecilia  itantoftì  loftupore,  che  e  nehebbe  ,e  tanto  grande  la  merawglia ,  checonofcen- 
do  (jut  l'errar  fuo  ,  e  la  fìolta  prefmttone  della  folle  credenT^z  fua ,  fi  accorò  didlore  ,e 
fra  breuifsimo  tempo  [e  ne  morii  e  come  replicar  di  nujiio,che:  //  Francia  me^o 
morto  per  il  terrore ,  e  per  la  belleT^i  della  pittura ,  che  eraprefcnte  alli  occhi,  &  à  pa- 
ragone di  quelle ,  che  intorno  difua  mano  fi  vedeuano  tutto  jmarnto ,  la  fece  con  diit- 
ge«:^a  porre  in  S.  Ciò.  in  Monte  à  quella  Captila  doue  doueua  Ilare ,  &•  entratofene  fra 
fuochi  dì  nel  letto  tutto  fuori  difefleffo  ,parendogli  effer  rimafto  quaft  nulla  nell'arte  ap- 
petto à  quello ,  che  egli  credeua  ,  e  che  egli  era  tenuto  di  dolore ,  e  di  mu  lenconia ,  come 
alcuni  credono  ,fi  mori  ?  &c.  credono  perciò  male  colloro,  e  male  credono ,  anzi 
male  dicono  quegli  alcuni  altri ,  che  la  morte fua  fu  così  jubita> che  à  molti fegni  apparì 
fmtofioveleno  ,ògoc£iola, che  altro;  impercioche,  come  dicemmo,  can-pò  molti 
anni  dopo, e  così  vecchio  ,  e  cadente  mutò  maniera  ,e  s'auanzò  tanto  nell'Ar- 
ie, che  fé  folfe  Itato  cosi  coecaneo  di  Rafaelic ,  come  gh  fu  dii  caiuo  auaiiti  (  on- 
de 


F3tA^C  ESCO    FftAnciA.         47 

de  potcua  cffergli  poco  men  che  auo ,  non  che  padre  )  ardirò  di  dire,  che  1  Vgua- 
gliaua  :  Vedafi  per  grazia  di  quanto  lo  pafsò  nella  paftofìd  del  colonto,  e  nel/a 
tenerezza  dell'  opre  da  poi  fatte  :  Notifi  il  CrocefìÀo,  che  dipinfc  del  1 5  20.  per 
l'Aitar  de'  Signori  Geflì  nella  Chiefa  di  S.  Stefano,  e  fapimifì  poi  dire,  fé  rn  torfo 
il  meglio  intefoi  e  ben  difegnato  Ci  poflTa  defiderare  :  Notinfi  le  gentili  attitudi- 
ni, e  le  viuaci  efpreflìoni  di  quel  S.  Girolamo.che  genufleflb  in  lui  tien  fife  le  luci, 
e  par  fi  dillruga  in  così  dolce  meditazione  :  il  S.  Francefco,  che  dall'  altra  parte 
anch'  ei  piegato,  alzare  ambe  la  braccia,  ed  aperte  le  mani,  ftà  diuotamente  im- 
plorando, &  attendendo  le  Sacre  Stimmatej  mentre  a  pie  della  Croce  ,chcamo- 
rofamenteftringe  colle  braccia  la  penitente  Maddalena,  piange  ifuoi  pecca- 
ti; ma  fopra  il  tutto  la  franchezza  dell'operazione,  e  la  morbidezza  dell' im- 
pairo . 

Fece  del  ijaz.vnS.Sebafliano legato  con  lemanifopra  il  capo  ad  vn  tron^ 
co,  di  C05Ì  fine,  e  giufte  proporzioni ,  brano  difegno ,  viuace  colorito ,  e  grazio- 
fa  mouenza  ,che  il  più  marauigliofo  in  alcun'  altro  tempo  mai  fu  veduto  :  Egli  a 
guila  di  queir  antica  figura  del  Policleco,  dal  qnalegli  \rtefici,comedaro!a,c 
neceflaria  legge,  folean  prendere  le  mifure  delle  membra,  e  delle  fattezze  hu- 
manc  j  ed  in  luogo  della  quale  a'giorni  nolfri  vediam  fucceduta  la  perfetta  ilatua 
dell*  Antinoo  in  Roma ,  feruì  iempre  di  norma ,  e  d' efemplare  a'piu  degni  Mae- 
ftri,  non  in  altro,  che  su  quel  torfo  Iludiando  l'Abbate  Primaticcio,  il  fuo  Nico- 
lò ,  il  Tibaldi ,  il  Sabbatino,  i  Procaccini ,  i  Pafl'erotci,  e  fimili  altri  non  folo ,  ma 
gli  llcflì  Carracci ,  che  più  volte  il  difegnarono ,  e  ad  ofl'eruarlo,  e  ftudiarui  fopra 
mandarono  ftmpre  1  fuoi  fcolari;  non  meno  che  a  talpropofico  configli  il  Lo- 
mazzi porta  rfi  al  S.Giorgio  di  Rafaelle  a  S.  Vittore  in  Milano,  a  quello  fatto 
giàalDucadi  Vrbino  s'vntauoliere  .òallongarfi  in  Francia  a  mifurare  in  Fon- 
tanablò  il  ,S.  Michele  dello  rteflo.  Così  m'ha  detto  più  volte  l'Albani , afferman- 
domi auer  veduto  fcritte  le  fue  mifure  ad  vna  ad  vna  prefl'o  ad  Annibale ,  e  mo- 
ftrandomi  vn  fog  io  grande  di  fua  mano ,  oue  difegnato  in  più  modi  ben  quattro 
volte  il  detto  S.Sebailiano,  era  poi  partita  per  via  di  mifure,  ed  efammatala 
fua  fimmetria.  Raccontauami  di  più  quefl' onorato  vecchio,  auer  vJito  dire 
più  volte  a  fteiD  Caracci ,  elTer  t>ata  tanta  in  ciò  lamodeftia  del  Francia,  clieac- 
cortofi  affollaruifi  attorno  le  genti,e  lìudiaruifi  a  tutte  l' hore  da  giouani,perche 
non  ficredefle  mai, che  a  concorrenza  del  morto  Sanzio  fattOjSdefpofto  l'auet- 
fe,  fiaccatolo  da  vn  certo  Camerone  della  pubblica  Zecca,  oue  tUuaappefo, 
rauca  mandato  fuori  della  Citti,  con  farne  dono  a'  RR.  PP.  della  Mifericordia, 
prcflb  i  quali  tuttauia  profeguì  fempre  lo  fieflo  cócorfo  della  lludiofa  giouentù, 
ììn  tanto  che  il  Cardinal  Giultiniani  Legato  di  Bologna  de]  1606.  non  potendo- 
ne ottentre  l'acquillo  da  que' Religiofi  per  qual  fifoflegran  prezzo  offerto  lo- 
ro ,  facendone  ncauare  almeno  vna  copia ,  quella  ben  anclie  cattiua,  e  mal  fat- 
ta riporta  nella  flelTa  cornice ,  vi  refìò,  come  anch'oggi  fi  vede, in  luogo  dell'ori- 
ginale .  Simile  cofa  auuennc  della  tauola  ,  ancorché  di  prima  maniera ,  polla 
nell'Altare  ds'  Calcina  neli'andchillìma  Chiefiuola  di  S.Lorenzo  alle  Grotte,ac- 

qui- 


48 


P  A  Tir  E     SECONDA 


quifiata  dall'  Enainentifs.  Lodouico  Ludouifì ,  riportauì  vna  copia  ;  e  cTie  poi 
fti  quella  >  che  venuto  a  morte  quel  Cardinale  jc  lafciato  vna  pittura  (  delle  mol- 
tci  che  trouauafi  auerc  nel  fuo  Palagio  in  Roma)all  Eminentifs.  Franccfco  Card. 
Boncomp3gtii, chiamato quefti  i\  Caualier  GiofefFo  d'Arpino  a  farne  l'elezione, 
e  la  fcelta,  quefta  folo  configliò  a  pigliarfi  il  detto  Cardinalejche  da  Sua  Emine- 
za  parimenti  lafciata ,  in  morte,  al  Cardinale  Torres ,  gli  fu  confìgnata  con  gran 
fentimento  dal  Sig.  fuo  Nipote.Abbate  allora,  oggi  Card.  Boncompagni,digmf- 
fimo  Arciuefcouo  di  BolognajC  Principe,e  benignillìmo  noiho  Padrone;  che  ad 
ogni  modo  oggi  che  ciò  flò  fcnucado ,  n'ha  acquiiìato  di  be!lii3ìme  ;  in  partico- 
lare vna  di  quelle  fue  Madonne  col  Figliuolino  in  braccio,  prefencato  da  vn'An- 
gelo  in  profilo ,  d' vna  bellezza,  e  colorito ,  grazia,  e  viuacita  così  eccedente,chc 
par  più  viuo,  che  dipinto  :  quella  per  l'appunto,  che  per  qual  fi  fofle  offerto  prez- 
zo, mai  ottener  potette  rEminentifs.Lodouico  Ludoiufi  dalla  Monaca  Moran- 
da  in  S.  Pietro  Martire .  Ma  non  auria  mai  fine  queiìo  difcorfo ,  fé  qui  tutte  vo- 
leffimonoi  riferirel'opre  di  qucft'huomo ,  per  far  acquiRo  delle  quali  (ìnoqua(ì 
al  dì  d'oggi  fi  è  mantenuta  Tempre  viua  vna  viruiofa  gara  fra'  Dilettanti ,  per  ar- 
ricchirne 1  loro  Mufei,  poco  meno  che  fimile  a  quella  prima>  che  così  ardenrci  e 
feruorofa ,  viuente egli,  s'accefe nella  Coite  di  Roma  non  folo,  ma  predo i 
Principi  dell'Italia  di  fue  pitture,  non  repucandofi  cótento  quel  Signore,  ne  com- 
pito quel  Prelato ,  che  a  pofledere  la  Madonna  di  mano  del  Francia  da  Bologna 
non  giongefe;  il  perche  non  è  marauglia,  fé  tante  e  tante  dipinte  full'  affé  (co- 
me accoftumò  folo  ^vedonfi  andar  pure  in  qualche  modo  fchcrmendo  dall' vl- 
tima  perfezione  de' moderni  nelle  galeriefamofe:  come,  perefempio,  nella_» 
RioftruofadiModanaledue  Madonne  diuerfe  :  Le  due  di  fimil  proporzione 
nel  Giardino  di  Parma;  e  reftringendomi  a  quelle  folo  di  Roma,  per  edere  im- 
poflibileildirdituttcquellach'è  ne' camerini  delia  Vigr-.a  Borghefe ,  tenuta 
coli  comunemente  di  Pietro  Perugino  :  Quelle  due  nella  Vigna  Pcretti ,  in  vna 
delle  quali  vi  è  di  più  S.  Girolamo,e  S.  Francefco  :  Quelle  due  fra  l'altre  fuperbe 
pitture  de'  Signori  Ometti,  e  quella  fra  quelle  de  Signori  Sacchetti  :  Quella  nel 
primo  cafino,  e  l'altra  nel  fecondo  della  Vigua  Ludouifìa  :  Vna  fimile  con  S.Gio- 
uannino  di  più ,  e  S.  Maria  Maddalena  nella  galena  Pantìlia  :  Le  due  nella  gale- 
ria  de'SignonSpadi  :  Le  due  nelle  danze  de'Signori  Colonna  :  Le  tante  ne'Mez- 
zanelli,  ou'abicano  le  Donne ,  nel  palagio  de'Signori  GiulUniani  ;  fenza  le  molte 
in  Bologna  in  cafa  Zani,  in  cafa  Bianchi,  Gua(tauiliani,Gozzadini,  Grati,  Er» 
coIani,Riarii,  Maluafia.Sampieri ,  Lupari,  Pepoli.Z imbeccati.  Scappi, Ben» 
tiuogli ,  Lambertini ,  Albergati ,  e  fimili ,  che  Ci  come  vanno  ritirandofi  per  ce- 
dere i  più  confpicui  fici,epiudegni  luoghi  a  moderni  Maeftri,  così  me  purc^ 
configliano  a  ritirarmi  dal /oro  inutile,  e  p>ù  minuto  catalogo;  badandomi  qui 
raccordare  quanto  a  que'  tempi  perciò  folli  tenuto  e^li ,  e  celebrato  Francefco 
per  prim'huomodiquelfecolo.  Ecco  ciò  ne  fcriuellsrodique' tempi  varii  Au- 
tori, e  prima  GiooFiloccoAchiJilinond  fuo  Poema  di  noue  canti  >  intitolato  il 
Viridario  :     "  " 


FRAf^CESCO  FZAnCIA,   •  45 

Tcutt'  opre  in  teflimonio  ha  fatto  il  Vrancit , 
Et  in  Scoltura  al  fegno  ver  fé  accofla» 
Col  b»llin  /eco  agguaglia  la  bilancia . 
E  Cafio  nelle  fue  Rime: 

Francia  Felfmeo  Orafo ,  e  Vittore 
Tanto  fu  fìngolar,  ch'ogni  fua  opra 
Fra  l'altre  tutte  flè  fempre  di  fopraì 
Onde  acquiflò  con  l  '  vtile  l  '  honore . 
Hermlco  Caiado  Porcughefe  nel  lib.ié  de'  fuoi  Epigrammi  ;  kdBarthol^WCHflf 
Slancbinum: 

In  te  pneltdium  Tifloribut^,  atque  Toetist 

^rs  qutbus  efl  eadem ,  mens  quibus  eft  eaiem. 
Gloria.  VtlloYUtn  fis  te[ìis  Francia  nobis , 
hlec  tu  mentir i  me,  Beroalde ,  finat . 
Il  Buzio  nella  fua  Bologna  IliuOrata  : 
Vnus  omnium  efl  mihi  chanjfimus  Francijcus  Francia  nuncupatue ,  cui  in  Sculptura  Thi- 
dias ,  & Vraxiteles,  fi  viuerent,  palmas cederent,in  Visura  (tmiliterTarrhafiuSt  Zf«- 
fìs ,  &  jlpollodorus  ab  eo  in  certamine  fuperatos  profiterentur, 

Birtoiomeo  Bianchini  nella  vira  di  Cedro  : 
Kuius  vero  effiziem  oris ,  vultufq;  &  lineamenta  corpùris  mire  expreffit  in  /tdibus  Ben- 
tiuolorum ,  amor  &  delitite  noHra  Francia  fpe£iatfi  virtutis  artifex ,  cuius  vnicum  ingg' 
ni]  faftigium  pariter  omnes  &  amant ,  &  admirantur ,  &  tamquam  numen  adorant,cum 
toh  alia  tum  in  primis ,  &  quiafttmmus  noflro  suo  efl  aurtfex,  &  tamquam  artis  huiufce 
Deus,&inpi£iuranemimpoflhabendus;  nullius etenim ante ipfum  neq;  pi&ura,neqi 
etiam  colatura  m  propatulo  vifitur ,  qiiateneat  oculos  &c. 

Gio.  Antonio  Bumaldo  nelle  fae  Minerualia  Bononia  : 
Francifcus  Francia  pSor,&  aurifex ,  cuius  plurimis ,  e^piBis,  &  cxlatis  Bomnitt 
fruitur  tbefauì  is,  de  quo  &c.  etufdem  vitam  Fafariusfcripftt,  Borghinus  honor^ca  me- 
moratur  ,vt&  alij-.pauciefunt  innofira  Ciuitate  Bononia  Ecclefia ,  qux  aliqua  illius 
non  exornentur  pi&ura,  fed  Mas  precipue  ia&ant  Eccl,  S.  Trarne  ^nnuntiate,  atq;S. 
Marig  Mifericordiarum  &c. 

U  Zanti  nel  (uo  trattato  delle  cofe  notabili  di  Bologna  j  che  lo  chiama_(f 
Tittere  [opra  ogn  altro  eccellentijfimo. 

Il  Cauazzone ,  che  nel  fuo  trattato  delle  Madonne  di  Bologna ,  e  nelle  coHu* 
notabili  fimilmente  di  Bologna  il  nomina: 

Vittore  che  à  fuoi  tempi  non  ebbe  Ivguale ,  che  meffe  tutti  (ulta  buona  Hrada  >  le  cui 
Tiladonne  piueuano  tanto  à  I{.ìffaelle,che  le  ammiraua,e  contemplatta,  lafciando  per  effe 
quella  fé  cche'^7;a ,  the  acqmUato  hauea  da  "Pietro  Tnugino . 

E  iìnalmtncc ,  dopo  il  Baldi ,  il  Lamberti ,  il  Mancini  )  ed  altri  »  vltimamento 
lo  Scandii  •  che  trattando  nel  1 9.  Capo  del  Tuo  Microcofmo  : 

De'  Vittori  della  ter'^tfcuoU  di  LombAvdia  t  e  dell  '  opre  principali  d'Andrea  Mante- 
gn-t ,  d'Ercole  da  Ferrara ,  di  Bramintc  Milane je,  e  di  Francefco  Francia  da  Eologn.i-', 

G  Tato- 


jé         P  A  X  T  E     S  E  C  O  9^  D  A 

Tìttoriique' tempi  al  pari  ,ed  anco  piàfawofi ,  ed  eceellentt  d'ogtì  altro,  chefurono  ed' 
me  più  immediata  dìfpofttione  allajuprema  virtù  del  Dtuino  Correggio,  così  lafciò 
fcritco  :  Furono  diuerft  i  tranci  Vittori  Bolognefi  ,  ma  Francefco  vien  ricomfciuto  a8ai 
flit  [ufficiente  d'ogn  altro  ,  e  l'opre  di  maggior  vaglia  fono  tré  tauole  &c.  &  in  THodann 
nella  Cine  fa  de'  VP.  dell'  OfieruanT^a ,  &  in  Tarma  vtia  tauola  nella  Chiefa  dt  S.Gio.  de' 
Tadri  Benedettini  :  e  nelle  particolari  radman'S^c  di  Lombardia  s' ojferuano  diuerft  qua.- 
dri ,  mafflme  in  l{oma  nella  citata  Calerla  de  gli  Aldobrandini  alcuni  pe7^  d' eccellenza 
eonfiderabile  ;  l'opre  fimilmente  de  gì  '  altri  Frana  fi  pofiono  vedrre  nelle  Cbiefe  dt  Bo- 
logna ,  e  que^i  con  molt'  altri ,  che  à  forte  fi  tralafciano ,  fono  pure  tutti  gran  TiC' 
torti  che  viueuano  nella  Lombardia ,  quella  cotale  cattiua  valle  intefa  dal 
Va/ari ,  nel  tempo  che  vi  nacque  come  miti  auuemurato  augello 
(  die'  egli  )  Antonio  da  Correggio  ,  e  pur  ei  qatui 
aquila  fortunata  fece  preda  della  vera 
carne  del  fuo  pennello  i 
la  doues  ei  fojfc 
nato&c. 


SIMILISQVE    PO 


X>1 


G    2 


GIO.  BATTISTA  FRANCIA. 


D  I 

GIACOMO 

FIGLI  VOLO 

GIVUO  CVGINO  GIO.  BATTISTA  NIPOTE 
DI  FRANCESCO   FRANCIA 

EDI 

TIMOTEO     VITE 

GIO.  MARIA    CHIODAROLO 

LORENZO     COSTA 

DISCEPOLI  DELLO   STESSO. 

«K  f^  t«*  "^  -i^im  t^  i^ 

On  mi  faprei  ben  dire ,  fepiùragloneuo'menteio  fiaperdo- 
(i  1^  lertni  di  quaato  in  fine  della  paflata  narranua  ci  fu  lafciato 
y^nW-  ferino,  ò. fé  di  ciò  più  tòrto,  ciie  nel!' vltimo  di  efia  taciuto; 
non  minor  danno  vedendomi  nafcere  dal  noneflerci  riferito 
CIÒ,  che  dopo  la  vita  del  Francia  auuenne,  che  dall' efierci 
raccontata  la  di  lui  morte  in  quella  forma ,  che  mai  non  luc- 
ceffe.  Ci  tiì  occultato  quiui ogni  fuo  difcepolo  >  edallieuo, 
afcofto  o^ni  Tuo  feeuace,  e  coetaneo ,  né  facendoli  menzione  alcuna  di  quclla_. 
Scuola, ranco  a que' tempi  famofa,  moftrato  quali,  che  coi  morire  di  sì  grand 
huomos  eiiinguefle  ancora  la  nobil'  Arce  in  Bologna  :  Finfe  ini  Giorgio  di  non* 
fapere,  the  vno  di  que'  fuoi  figliuoli ,  da'  quali  dice  elfere  egli  flato  fepolto  ono- 
ratamente ,  chiamato  Giacomo ,  battendo  gloriofamente  le  pedate  del  genito- 
re  »tirvt' opre  così  belle  lafcialTe  in  pubblico,  quando  egli,  che  più  voice  pafjò 
non  iolo  per  Bologna ,  ma  vi  dimorò  mcfi  interi ,  tutte  notar  ben  potea ,  per  te- 

gillrar- 


54  P  A  TIT  E     S  £  C  O  n  D  A 

giftrarle  con  l'altre  nella  fua  Storia  Pittorica .  Non  difTe  che  i  primi  princìpiì  da 
tanto  Maeftro  tracflero ,  e  l'Arte  imparallèro  il  Chiodarolo ,  li  Bagnacauallo» 
Innocenzo  da  Imola ,  Maflro  Biagio  >  il  Cotignuola ,  gli  Afpertini ,  e  tant' altri 
difcepoli ,  quando  moiltò  pur  di  faperlo ,  allor  che  gli  renne  fcritto  altroue  ;  Che 
mentre  in  Bologna  Francefco  Francia  attendeua  alla  pittura ,  fra  molti fuoi  difcepoli  fa  ti' 
rato  inanT^i,  come  più  ingegno/o  de  gì'  altri,  vn  giouine  chiamato  Marcantomo .  Non  pa- 
lesò che  Timoteo  dalla  Vite  da  Vrbino  folle  anch'  ei  tuo  (colare,  quando  (crÌHen- 
donc  poi  la  virai  non  potè  negarci  che:  attendendo  nella  prima  età  all' Orefice  t  fii 
chiamato  da  TUcjìer  Tieiro  Antonio  fuo  maggior  fratello ,  che  ali  '  bora  fludiaua  m  Bolo- 
gna  in  quella  nobilijjìma  "Patria,  acciocbe fotta  la  difciplina  di  qualche  buon  Maeiìro  fé- 
gi!Ìta(Je  quell'  arte  :  perche>  fc  inftradatofì  all'ore  fice  >fù  ctiiamaco  jn  Bologna,ac- 
ciocche  (otto  la  difciplina  di  qualche  buon  Maeftro  fi guitafie  queir  Arte,  qual 
mig'ior  Maeftro  in  Bologna  nei  meiìierdell'  orefice  allora  del  Francia>che  tauo- 
rò  qualunque  cofapuòfar  qucW  arte  meglio ,  che  altri  faceffe  gtamai  ?  £  fé  inclinato 
7):olto  più  alle  cofe  di  Vntura,  che  ali  Orefice,  parue  al  detto  fuo  fratello  Iettarlo  dalls^ 
lime,  e  da' f carpelli ,  e  che  fi  daffe  in  tutto  allo  jiudio  di  difegnate;  chi  meglio  allora-. 
efercitò  il  difegno  del  Francia ,  che  in  quello  tanto  fi  compiacque,  che  fuegliando  l'in- 
gegno à  maggior  cofe ,  fece  m  quefio  gr.indifsimo  profittot  e  nel  veder  l'opre  dei  quale." 
corfero  ipopoli  come  matti  à  quella  bclltT^  nuona ,  epìùviua,  parendo  loro  afjolutn- 
mentccbe  e'  non  fi  potefie  far  meglio  ?  Che  fé  poi  vuole»  come  foggionge.che  tan- 
to irn  paratie  Timoteo  tndendo  folamente  alcuna  fìataàcotali  Vittori  idioti  fare  le  mC" 
flfche ,  ZP-  adoperare  ipennelli  :  e  che  dafefìeffo  guidato,  e  dalla  mano  della  natura  fi  pQ* 
neffe  arditamente  à  colorire ,  pigliando  ì>na  affai  ■paga  maniera ,  e  molto  fimde  à  quellci 
del  nitcì'.o  .Apellefuo  compatriota ,  ancorché  di  mano  di  lui  non  haueffe  veduto  fé  non  al- 
cune poche  cofe  in  Bologna,  che  contradizioni  foi-i  quefle  ?  Sopra  fu  detto,  che  tenen- 
doflretta  domeflii.he-^7;a  con  Vittori ,  s  incarnino  di  maniera  nella  nuoua  Sìradtt ,  che  era 
yna  merauiglia  il  profìtto  ,  che  facea  di  giorno  m  giorno  ;  e  qui  Ci  vuole ,  che  vedendo 
folamente  alcuna  fiata  a  corali  Pittori  idioti  far  le  mediche ,  &  adoperare  i  pen- 
nelli diucniiTcfìbrauo'  Se  tenne  ftrettadimeftichezza  con  Pittori,  come  qui 
dunque  da  fé  Ikifo  guidato ,  e  dalla  fola  mano  della  natura  ?  Se  ritiajfe ,  e  difegnò 
tutte  le  migliori  opre  della  Cittd ,  coiTìe  àuuque  sì  idioti  que' corali  Pittori,  che  lo 
pinfero  ?  e  da  quali  altro  cauar  non  potefle,  che  il  far  le  mefticht  ?  Ebbe  il  Mae- 
ftro in  Bologna ,  dalla  viua  voce  del  quale ,  e  dalla  prefentanea  operazione  potè 
impararrArte,efi  vorrà,  che  più  rollo  l'apprendefle  dalle  mute  opre  di  Rafael- 
le ,  da  lui  allora  tanto  lontano  ?  E  fé  veduto  auca  quelle  alcune  poche  cole  in_« 
Bologna  di  Rafaelle  ,  come  fcriuerfi  nella  palTata  vita  ,  che  il  Francia  non  au~a 
mai  veduto  altr*  opera  di  Rafaelle,  che  la  Santa  Cecilia  ?  Le  auea  veduto  TimO'. 
teo  fcolare ,  e  non  le  auea  veduto  il  Francia  Maefiro  ?  Ed  ecco  quanto  abbifogni 
ad  va  bugiardo  l'auer  buona  memoria;  perche  fc  Timoteo,  vien  fcritto,  morì 
l'aniio  di  noflrafalute  1 5  24.  e  della  fua  vita  54.  era  dunque  nato  del  1470.  e  ft* 
dopo elfer  flato  in  Bologna  ad  imparar  l' Arte ,  turno allaVatria  huomogiàii  ven- 
tifei anni,  non  iìemmBologas, olite  il  r455.aiiziil  149J.  come  apparirà  inap^ 

preffoj 


GIACOMO    FtAJiClA.  55 

preffo;  ma  così  è. che  del  i4?5.  RafacIIe  di  pochi  mefipafìfjua  iVndccimoinr.r» 
di  fua  età  ,  dunque  di  quel  tempo  non  poteiia  auer  anche  mandato  in  Bologna 
fue  opre ,  che  foflero  vedute ,  e  (tudiate  da  iKaoteo  nel  tempo  che  vi  fi  tratten- 
ne ;  e  ad  ogni  peggio  farianoftate  puerili,  e  peggiori afifai  di  quelle  del  Francia» 
auendo  longo  tempo  ritenuto  le  feccaggini  Perugine.  Ma  che  canti  argomenti, 
che  tante  proue?  Ecco  qui  la  partita  precifa  della  venuta  in  Bologna,  e  della 
partenza  dalla  flefia  di  Timoteo ,  canata  da'fteilì  libri  famigliari  diFraacefco» 
oggi  prefl'o  il  R  jimondi  >  e  che  il  tutto  cbianrcono  in  poche  parole. 
Sotto  il  1490. 

Mi  8.  Luglio,  Timoteo  Vite  dx  Vrbino  prcfo  in  nojlr^i  botega  il  primo  ano  fenx^ 
niente ,  per  elfcgondo  à  rafonc  difedefi  Fiorini  a  ogni  tnmeP.ri ,  <6"  d  ter^ ,  &  altri  je^^ 
guenti  à  fatture  >  e  in  fua  libertà  l  andare  e  io  flette  così  d  accordo» 
Sotto  il  1491. 

Jldì  z,  Settembre  .  Fatti  i  conti ,  efald.ito  con  Timoteo  Vite  da  Vrhìno  dicommu- 
ne  concordia ,  tote  fare  il  piSiore  t  e  però  pofto  sa  lo  Salone  co' gì'  ahri  d.'fcepoli. 
Sotto  il  149?. 

t^dì  4.  aprile  y  partito  il  mìo  caro  Timoteo  j  che  Dio  le  dia  ogni  bene ,  e  fortuna^. 
Dalchecauafì,  che  non  in  età  divintifei  >  madi  vinticinqusanni,corne  toccai 
fopra ,  cornò  ad  Vrbino  ,•  che  non  imparò  da  altri,  che  dal  Francia  ;  e  che  s'ama- 
uano  fcambieuolmente  all'vltimo  fcgno  .che  non  potea cfler  di  meno  j  per  Ia_, 
iìraordinaria  conformità  djgenio,econfaccenza  dicofìuini;perche  fé  il  Francia, 
dice  il  Vafari  :fù  diperJGV.a ,  e  d' ajpetto  tanto  ben  proporticr.ato ,  nella  conucrfatione, 
€  nel  parlare  tanto  dolce^  epiaceuole  ,chehebbefor7^adi  tenere  allegro,  e  fen^apenfìcri 
colfuo  ragionamento  ^qualunque  fofft  più  malcncomco  ;  Timoteo,  fcriue  anche  :  fìt 
allegro  huomo ,  e  di  natura  gioconda ,  efejìeuele,  dcfìro  della  perfona ,  e  ne' moti  t  e  ne' 
ragionamenti  arguto ,  efacetiifinio. 

Ma  lafciarao  per  grazia  le  queri.Tionie  ;  e  più  toflo  che  dolerci  d;'(lranieri ,  e 
ìnconfeguenra  a  noi  poco  amoreuoli  Scrittori,  lamenciaoici  deTcelIl  noRri 
paefani  così  negligenti , e  poco  accurati  in  raccogliere  quelle  antiche  nocizìo, 
c'hora  tanto  ci  fariano  necelTarie.  lonontrouoaltrode'Franci  ,fe  nonchefu- 
rondmerfijcomenotò  il  fooramentouato  Scanelli  ;  cioè  quattro,  feri  Aero  il 
Baldi  nelle  fue  note,  e  il  Cauazzone  i;i  fine  delle  fue  cofe  notabili  di  Bologna: 
Francefco  che  fu  il  capo ,  e  vlaeflro  di  tutti ,  come  abbiam  gid  rimoflraco  j 

GIACOMO  fuo  figlio, 

GIVLIO  fuo  Cugino,  &vn 

GiO,  BATTISTA ,  del  quale  Ci  è  pofto  il  ritratto  a  principio ,  in  luogo  di 
quello  di  Giacomo,  che  non  fi  è  potuto  rinuenire,  e  che  fu  iVItimo  di  querta  Fa- 
miglia, del  quale  s'abbia  memoria  ;  facendofene  menzione  in  que'  frammenti 
de'  libri  de'la  Compagnia  de'Pittori ,  che  fi  vanno  pure ,  per  difgrazia ,  mante- 
nendo predo  il  Boibo'ie,  infieine  con  la  matricola,  &  il  banco  antico  della  Re- 
Cdenza.  Ne' rogiti  dell'Hoftefani  Notato  di  ella  Compagnia,  focco  il  1569. 
nd  ^uil  anno  notali ,  dopo  vnalonga  lite  e  contraito,  cifcreftatii  Pittori  fs- 

paraii 


5(r  P  A  nr  E     SECONDA 

parati  dalli  Selari ,  Guainari }  cSpatari,  a'quali  erano  per  prima  vniti,  echia- 
mauafi  la  Compagnia  delle  quattro  Arti ,  &  effer  ftaci  vniti  ali  antichiflìma  de' 
Bombaciari,  per  decreto  finale  dcirillullrils.  Reggimento  C\  ha ,  efferfi  egli  iiu 
ciò  molto  affaticato  >  maflìme  perche  fi  fé para'.Te  ancora  la  quarta  parte  delle 
comuni  entrate,  e  quefta  fi  con  fegnaflc  a' Pittori ,  come  feguì,  per  rogito  d'An- 
nibale dall'Oro  Segretario  allora  del  (udetto  Illufirifs.  Reggimento,  Scappare 
nella  Camera  de  gli  Atti  :  Che  fu  cceflìu  amente  emanato  altro  decreto,  che  fi 
eleggeffe  vn  numero  di  trenta  Conferuatori ,  dieci  de  quali  fofTero  dell'Arte  de' 
Bombaciari,  e  gli  altri  venti  di  quella  de' Pittori,  egli  non  folo  fu  nel  numero 
de'  (udctti  trenta ,  ma  eletto  vno  de  quattro  ad  opporfi  alle  fudette  tré  Arci,che 
appellarono  prima  ali  ifteflo  Senato ,  pòi  dauanti  a  Monfig.  Alticozio  de  gli  AI- 
ticozii  Vicelegato  di  Bologna  ,  che  confeiitenza  fauoreuole  confirmò  i  fudetti 
decreti  :  Che  per  le  fpefe  nella  lite  preftò  fommiconfiderabile  alla  Compa- 
f;ni3,  e  s'iitipiegò  nel  comporre,  e  formare  nuoui  Scatuti  i  e  che  finalmente  mor- 
to fotto  li  ij.di  Maggio  1575.  ottenne  il  Tuo  luogo  Biagio  Pipini  fubrogatogli 
fino  del  156P.  con  futura  fucceflìone.  Io  non  ridico  quelle  poche  opre,  che  di 
fua  mano  fi  vedono  reftate  in  qualche  Chiefa,  per  edere,  a  dire  il  vero,  deboli 
alTai ,  e  molto  lontane  dall'eccellenza  di  quelle  de'fuoi  Antenati  j  ma  forfè  più 
attefe  a  godeifi  le  ricchezze ,  che  le  virtù  ereditate  da'  vecchi ,  come  auer  fate' 
anche  prima  di  luì  il  fudetto  Giulio,  ricauo,  non  folo  da  non  aucr  mai  veduta  al- 
tra fattura  di  fua  mano ,  che  qualcuno  di  que'  Santi ,  che  eran  già  dipinti  nelle-» 
coloane  della  Chiefa  di  S.  Gio.  in  Monte  ,  come  C^  dirà  qui  fotto ,  nelle  Suore  di 
S.Mai'garita  la  bella  tauolina  con  la  Sanca  ,  S.Girolamo ,  S.Francefco  ,•  ma  da  vn 
Infiromento  fui  pubblico  Archiuio,  rogato  per  Battilia  Bouio,  ouc  alli  z.d'Ago- 
fto  del  1 5  IO.  enunziato  figlio  di  vn  quon.  Andrea  Raiboiini ,  alias  Francia  Ore- 
fice ,  e  Pittore ,  acquifta  due  Pofiefiìoni  contigue  nel  Comune  di  Sabbione ,  per 
prezzo  di  dodici  milla  e  ducento  feffanta  lire  j  che  però  tornando  al  fopradetto 
Giacomo:  Francifcusfìlius,àke  ììBamMo , qui patris velìigiafecutus, abeo pi&u- 
rxadm.  pidcra prodiere  varijs aj]ix£  locis  &c.  qualcuna  riferirò  qui  fotto  dell'efpo- 
fle  in  pubblico,  chele  pruiate  fono  infinite,  auendo  egli  profegmto  a  far  Ma- 
donne a  particolari,  che  mai  ad  ogii  modo  quelle  vgua;^Iiarono  del  morto  Pa- 
dre, ancorché  in  vitimo  poi  le  palìaflem  vna  certa  morbidezza,  e  facilità.  E  pri- 
ma in  S.Petronio  nella  Cappella  della  Madonna  della  Pace  la  tanto  dal  citato 
Cauazzone  lodata  tauola  ,  rapprefentance  vn  rauficale  concerto  di  viole  ('come 
anticamente  accultumauafi  fi  à  Cittadini^  foauemente  toccate  da  bdiilfimi  An- 
geli, che  ricingendola,  copron'anche  quella  miracolofa  hnmagine  dirilieuo, 
entro  vn  bizzarro  nicchio  ripofta  ;  &  a  concorrenza  di  B.trtolomeo  Bagnaca- 
uallo ,  Girolamo  da  Corignuola ,  Amico  Eolognefe ,  e  fimili  condifcepoli  vna  di 
quelle  florie  lateralnence  dipinteui  della  Vita  di  Chrifto  Sig.  Noltro  ;  onde  non 
so  per  qua!  cagione  ignorata ,  ò  taciuta  dal  Vafari  nella  vita  di  quelli  altrij  men- 
tre non  potè  quelle,  che  pur  memora,  riguardare,  cht  quefi'anche  non  vedefle; 
tanto  più  meritandolo  eila  maggior.msnte  per  eflcre,  fc  non  la  migliore,  ad  ogu' 

altr* 


GIACOMO    FTtA'fJClA.  57 

àìt^a'  certo  vgaale ,  ma  più  paflofa  poi ,  e  di  gran  maniera ,  auendo ,  per  guada- 
gnar fico,  figurato  il  Signore  1  che  alla  prefenza  della  Madre,  e  de  gli  ApoftoH 
afcendc  al  Cielo ,  non  altro  più  di  lui  vedendofi  che  i  foli  piedi,  che  (otto  la  cor- 
nice auanzano  ;  onde  il  S.Barcoiomeo  volto  in  ifchiena ,  col  coltello  impugnato 
nella finiftra  che  appoggia  al  fianco,  vienad  effer  grande  del  naturale  ;  oltre  il 
ritratto  del  Caualiere  Cafio ,  che  cai  opre  gli  comife ,  e  quello  di  Giacomo ,  del 
Caualier  figliuolo  ,non  di  fé  fteflb ,  come  han  creduto  molci ,  con  vna  marmor 
rea  tabella  «che  non  può  a  fé  non  accrarre  la  villa  di  tutti ,  con  quelle  parole  ; 
HIERONYM.  CASIVS  MEDICES 
EQ.   GAVDIVM    MARINE 

ASCENDENTE  lESV 
OB  SVAM,    ET   lAGOBIF. 

PIETATEM  DICAVIT. 
lA.  FRANCIA  FACIES. 
Nella  Chiefa  di  S.  Maria  delle  Grazie  all'Altare  de'  Zagnoni  la  belliflitna  cauola 
con  S.  Fidriano  in  mezzo  a  quactr' altri  Santi,  particolarmente  quella  S.Lucia* 
delia  quale  più  bella,ben  veflita,  e  leggiadra  non  può  immaginarli  purgata  idea: 
Nella  Chiefa  di  S.Gio.  in  Monte  all'Altare  della  Famiglia  de' Turchi  il  Chriflo 
apparente  in  forma  d'Ortolano  alla  Maddalena ,  tenuto  comunemente  per  del- 
le prime  opre  di  Tiziano,  mi  alla  meno  di  Giorgione,  e  per  tale  potutofi  ven- 
dete; e  dello  fiefTo  grado  molti de'Santi  Pontcfici,Cardinali,e  Vefcouidiquell' 
Ordine  de'Canoniti  Regolari ,  così  teneramente  già  dipinci  a  fr efco  ne'  pilaltri 
di  quella  Chiefa  ,  le  bizzarre  tefl;e,eiìfonomie  de' quali  tutto  il  di  da  Pittori  an- 
che moderni,  e  di  maggior  grido  veniuano  lludiate,  e  ricauate  ;  e  perciò  con 
tanto  danno  de'l'Arce ,  per  rimodernare  quella  Chiefa  ,  col  colore  di  trauertino 
•empiamente  cafTate,  fino  al  numero  di  5  8.  che  tante  grandi  del  naturale  ne  ca- 
piuano  nelle  dette  5  8.  fatcie ,  che  formano  quelle  colonne  :  Preffo  la  Porta  late- 
rale del  Sig.  Senatore  Ratta  quella  tanto  bella,  e  dinota  B,  V,  dipinta  a  frt  (to  fot- 
to  il  portico ,  difegnata  più  volte  da  Agoltino  Carracci ,  come  fi  vede  nello  Ou- 
diode'difegnide  Signori  Locar».  Ili ,  e  dallo  iieflb  intagiiata  :  Tante  Itone  afre- 
fco  nel  palagio  della  Viola ,  nella  Chiefa  Parrocchiale  di  S  Cecilia ,  nell'audien- 
za  dcU'Òiatorio  della  Morte,  &  altroue,  fatte  peróni  prima  eti,  e  perciò  non 
così  perfette;  com' anche  non  tal;  le  tane' altre  che  tralafcio,  come,  per  figura, 
nella  Chiela  di  S.  Gulielmo  la  cauola  dell'Altare  maggiore,  colia  B.  V.  San  Gu- 
lje!mo,&altri  trèSanti,  e  foprail  Dio  Padre  :  Nella  Chiefa  Parrocchiale  di  S. 
Donato  all'Altare  de"  Signori  Faui  il  S.Gio.  Euang^iifla.  rincontro  la  Vifitazio- 
ne  di  Maria  Vergine ,  a  olio ,  full'afk ,  come  fono  l'alcre  fudecte ,  e  quelle  che^ 
fieguono, non haucndom.?i  dipinto  fuila  tela  ;  Nella  Chiefa  di  S.  Maria  Nucua 
la  tauola già  dell'Aitar  maggiore,  in  cui  luogo  fu  polla  la  eaiditade!  Tiarini: 
Nei!.!  Chiefa  di  S.Chi-iilinala  Natiuità  del  Signore  con  Erode ,  che  incontrando 
li  tee  Magi ,  li  prega  a  dargli  poi  parte  del  Nato  Signore  nei  peduccio ,  e  ba.f^a- 
menco  della  cauola  «  fatta  fare  da  vna  di  cucile  RR.  Monache  di  Cala  Vizzsni 

'  H  dd 


58  PARTE     SECONDA 

dd.  1552.  NeilaCIiiefide'SS. Gerua{Ì3,e  Protado  quefti  msde/ìmi  Sant? nel- 
la taualad£ll'Alrarmaggiore»edm  vn'altra  la  Natiuitj  diN.Signore  ;  N.!Ia_, 
Chiefa  di  S.Barbaziano  la  tauola  dell'Aitar  rnag:;iore,  e  quella  a  man  iTniftra: 
In  S.Domenico  in  vna  delle  gran  Cappelle  Pepoli  l'Arcangelo  Michele  :  Nella 
Cliiefadclle  Monache  di  S.Maria  Maddalena  l'AIcarc  maggiore,  eilCrocefilTo 
a  frefco  con  molte  figure  in  vn'altra  Cappella  :  Nell'Oracono  di  S.Rocco  all'Al- 
tare la  taaola,  entroui  S.Rocco,.S.Sebahiano ,,  e  S.Antonio  :  In  quello  della  Ma- 
donna del  Borgo  di  S.  Pietro  fopra  la  Refidcnza  la  d.-pofìzione  di  ChriftoSig. 
Noftro  dalla  Croce:  Neil' Altare  entro  la  Sagrcftia  de' RR.PP.ZorccIanti ,  det- 
ti della  Nonziaca ,  rineilb  portato  alla fepokur a ,  e  non  di  mano  del  Colla.comc 
fcrilTc  il  Caaazzone  :  La  rauola  all'Aitar  maggiore  della  Chiefa  della  Confrater- 
nità dcilo  Spirito  Santo, cntroaiS.  Celerino  Papa,  &  altri  Suiti  :  Nilla  Chiefa 
di  S. Paolo  in  Monte  de'  RR.  PP.  Min.  OlTer.  Rifornì.  Francifcani  «detta  perciò 
comunemente  l'Olleruaiiza,  fuori  di  Porta  S.  Mammolo  la  tanola  all'Aitar  mag- 
giore .entroui  la  B.V.  AUonta.cIi  SS.  Pietro  ,PaoIo,Gio.Batti(la,e  Caterina» 
C  non  folo  col  cognome  del  Francia ,  come  comunemente  vfaua ,  ma  col  nome; 
proprio  di  Giacomo,  ambiziofo  forfè,  per  elTer  delie  fue  prime,  epiùfauorite 
opre.come  delle  maggiori,ch'  ella  non  fi  prendere  per  di  mano  del  Padre,  come 
fuccefle  ad  altro  Scrittore,  che  di  Franccfco  la  diflc  ;  ed  infeir.ma  tant'altre  che 
tralafcio ,  per  non  cfl'er  più  nella  primiera  vcnerazion-e,  dopo  che  canto  innalza- 
rono la  maniera  il  Primaticcio ,  il  Tibaldi ,  i  Paflcrotti ,  e  fimili ,  che  a  qut.'  pri- 
mi fnccelTcro,  come  a  fuo  luogo  diradi.  Suo  compagno  fu 

GlO.  MARIA  CHIODAROLO,  del  quale  io  non  trono  altra  menzione, 
chela  fcarfane  fa  il  Baldi,  che  nelle  fue  note  lo  nomina  fcolare  di  Francefco,  fi 
come  per  tale  ne'fopracitati  libri  dell'ifteflo  vien  notato  ;  e  quel  poco  ne  dico- 
no il  Bumaldo,e  irMafinicon  qualche  però  diuario,  volendo  il  primo,  chefìa 
ftaro  :  Sculptor  nomiti tndus,  agi^ioni^endo ,  che .-  CifCt  D.  Dominici  arctm  marma- 
rtam  elaborauerit  >  vt  tefìis  esìFratSY  Leander  Albertus  in  Hijì,  Bomn.  e  nominan- 
dolo il  facondo p^r  folo  Pittore,  col  dire,  che  G  o.Maria  Cbiodaroli  dipinfeà  frefco 
eoi  Frmcii ,  il  Colia  ,  e  l  Afpertini  nelU  Chief.x  di  S.Cecilia  la  vita  di  quella  Santa  ;  e  le 
Lo'igie  difetto  delpala'^o  della  yioU ,  delCollcgio  Ferreria  nel  Borgo  diS.  Trlarino,  al 
che  conferite  ciò,  che  nelle  fuecofe  notabili  di  Bologna  aiiea  lafciato  ferino  il 
Canazzone,  nella  Chiefa  di  S.Cecilia,  cioè  :  Molte  i(iorieàfrcfcopi,-tedi  Francefco 
Francia,  e  parte  di  Loren';i^o  Coffay  del  Chiodarolo ,  e  tré  di  Maeflro  etnico .  E  nel  Pa- 
lagio delia  Viola  leloggiedi  fotta  di  mano  del  Chiodar  ola ,  Le  ftorie  di  S.Cecilia 
fono  deboli,  come  prime  operazioni  fatte  in  giouentù,  e  quando  erano  tutti 
anche  fotto  la  difciplina  del  comune  Maeflro  Francefco  ;  ma  in  quelle  delle-» 
fadette  Loggie  lì  portarono  ben  poi  egregiamente ,  &  in  modo ,  che  poterono 
ftare  a!  pan  delle  trèfamofedipintem  da  Innocenzo,  dert olTm ola, per  eder  na- 
ciuo  di  quella  Città,  come  qui  feguitamciitedimollreraOiafuoluogo;  epaffa- 
rono  di  j;ran  longa 

L0IÌEN210  COSTA  ,a  cui  del  più  valente  allicao  di  Francefco  crafì  dato  da 

a  quel, 


LORENZO     COSTA,         59 

a  quel  punto  il  vanto ,  e  ronore .  Fu  coftui  Fcrrarefe  ,  che  tale  appunto  lo  trouo 
nominato  da  Filoceo  Achillini  nel  fopradetco  Poema,  intitolato  il  Viridatio  : 
Now  iafcio  (benché  Ferrarefe)  il  Cofla, 

Stato  in  Bologna  quafi  lafua  etade, 

Lopra  fui  morirà  quanto  ha  mageHade  . 
ancorché  il  Bumaldi  lo  dica  :  natus  Bononia,  Vatre  Ferrarienfe;  al  che  tacitamente 
par  consenta  vn  fuo  paefano,il  Guerini,  che  nelle  Chiefc  di  Ferrara  nominando 
vna  fola  opra  fua  in  quella  Città ,  come  non  s"  arrifchiò  a  dire  in  qual  luogo  fof- 
f  e  il  fuo  natale  ,  così  troppo  impegnolfi  iiì  farlo  morto  in  eflfa ,  quando  lo  vuol 
fepolto  nella  Chicfa  di  S.Saluatore  di  quella  Città  ,  dopo  che  l'accurato  Vafari 
fcnue ,  auer  finita  la  fua  vita  in  Mantoua,  oue  fono  poi  fcmpre  flati ,  foggionge, 
i  fuoi  defcendcnti.  Comunque  fiafìj  egli  fu  fìmilmente  di  quefla  Scuola.e  fimil- 
mentcquiuiaccafatofì,  vi  dimorò  fempre;  ancorché  il  detto  Vafari ,  che  diluì 
fcriile  compitamente  la  vita  ,  fpendcndoui  vna  pagina  intera  >  e  anteponendoui 
il  ritratto  Cond'  è  che  poco  io  fia  per  dii  ne ,  per  non  replicar  lo  ftefio  )  lo  faccia 
più  abitato  nella  detta  Città  di  Mantoua,  che  in  Bologna,  e  fcolare  d'vn  fuo  pae- 
fano,  Fra  Filippo  Benozzi  ;  quando  dicci  volte  più  in  quefta,  che  in  quella  la- 
fciòfue  opre;  e  quando  nei  ritratto  di  Giouanni  Bentiuoglio,che  trouafi  pref- 
fo  quella  Nobiliflinia  Cafa ,  fi  vede  fottofcritto  :  Lauientius  Cofia  Frana*  difcipu- 
/«j;  io  nonfaprci  già  dirmi  fé  ciò  per  propria  vniiltà,giàche  vedeuifi  anchc^ 
quello  del  Francia  fottofcnttcui  :  Francia  aurifcx  factebat  ;  ò  fé  peradulazionoj 
mentre  il  Francia  dichiarato  Pittore  di  Giouanni,  l'auuantaggiò  fempre,  pro- 
ponendole al  fi'.o  Padrone ,  e  valcndoféne  ne*  fuoi  lauori  ;  Quando  perciò  difpo- 
fedi  far  tutta  dipingere  Giouanni  la  fua  grande,  ed  infigne  Cappella  in  S.Giaco- 
ino  maggiore, alla  quite dal  ftu)  palagio  padaua  a  vn  bifognoper  fott"rranea_j 
via  ,  fu  pollo  innanzi  il  Colta ,  che  si  milkriofamente  fi  pofe  ad  ifìoriarla,faccn- 
idcui  da  vna  parte  il  ritratto  di  quel  Signore  di  Bologna ,  con  la  fua  Moglie ,  e  fa- 
miglia confiilente  in  quattro  figli  mafchi ,  e  (ette  femmine ,  ini  interi  partita- 
•me.ste  {otto  l'Immagine  di  Maria  Vergine  ritratti,  con  quello  Didico: 
MH  PATRIAMET  DVLCES  CARA  CVM  CONIVGB  NATOS 
COMENDO  PRECIBVS  VIRGO  BEATA  TVIS. 
MCCCCLXXXVill.  LAVRENriVS  COSTA  FACIEBAT: 
TL\  duo' Trionfi  iodati  dal  Vafari,  le  lunette  ,  le  volte,  &  altre  cofe  infinite,  chtj 
troppo  noiofo  fana  il  ridire;  ferbatafi  la  rancia  dell'Altare  a  Franccfco,che  nel- 
l'eccedente bellezza  di  efld,preflo  a  quelle  di  Lorenzo,  ci  dà  veramente  a  cono- 
fcerr  quanto  prcualellc  a;iofcol3re;ondencn  so  perche  poi  fcriueffi,  che  :  iru 
San'Pctvonio  nella Capclla  de  "Marifcitti  intauolatl  S.  Bafiiano  faettato  alln  Colemia 
<ou  molte  altre  figure ,  fcr  cofa  tauorata  à  tempra  ,fù  la  migltcre ,  che  irfino  allora  ftjfe 
fiata  fatta  in  quella  Città .  Similmente  quando  fé  dipingere  Giouanni  il  Ino  luper- 
bopaiagio,ih;  fu  poi  buttato  a  terra  (eche  dicono  cofladè  di  tante  iìanze.  , 
quanti  fono  i  giorni  deli' Anno,  e  che  non  h.i  dell'incredibile,  quand'anche  fi 
saper  certo,  che  tanti  fiì  la  fua  grandezza,  e  he  m  ogni  Città,  partendoli  da_. 

Ha  Bolo- 


«ro         P  J  n  T  E    SECONDA 

Bologna  per  fino  a  Roma>  ceiiea  Cafa  aperta  J  fattaui  il  Francia  fra  le  altre  »  Ia_» 
ftoria  della  Giuditta,  tanto  dal  Vafari  lodata ,  ma  prima  da  Rafaelle.ciie  n'ebbe 
da  Franccfco  ildifegnoindono,  come  fi  vidde  jpropofe  il  Coita  a  fatui  :  à  con- 
correnza di  molti  altri  Maeflrt  alcune  flaiij^  delle  quali ,  per  efiere  andate  per  terra  con 
la  Tuuina  di  quel  Vala^i^  ,  fi  fcufa  l'ifteflo  Scrittore  non  poter  fare  aUra  mentione, 
V  liìclXo  auucnne  della  Chiefa  Parrocchiale  di  S.  Cecilia,  dando  a  lui  pureiiij 
concorrenza  di  Giacomo  fuo  figliuolo  ,  del  Chiodarolo ,  di  Maftro  Amico ,  zj 
d'altri,non  fole  due  di  quelle  lìorie,  ma  facendogline  egli  fteilo  il  difegno.  Nella' 
Mifericordia  all'Aitar  maggiore,  quando  per  Anton  Galeazzo  (che  iui  in  ginoc- 
chioni vellito  d'vn  faione  bianco ,  con  Crocetta  roffa  falla  fpalla  delira,  in  quel- 
lo flelTo  modo  ,  che  dicono  folTc  ritornato  di  Gierufalemme  )  fece  la  tauoU  pec 
l'Aitar  maggiore  Francefco,entroui  la  Natmita  di  Chrifiocon  vatiiSanti,e  van- 
tandofi  della  preftezzaditaropra,  vifcnfle  in  lettere  grandi  in  campo  d'oro: 
"Pinorum  cura  opus  menftbus  dmbus  confumatum ,  prefe  in  aiuto  il  Corta ,  affegnan- 
dogli  la  predella  >  copiofa  di  ben  quaranta  figurine,  rapprefentanti  l'iftoria  de* 
Magi  ,ful  fuo  difegno  >  che  trouauafi  prefloIatacGoIra  famofa  di  Florio  Mac- 
chio ,  e  pafsò  in  quella  del  Lucarelli ,  Sul  difegoo  parimente  del  Maefiro  dipin- 
fela  tauola  dell  Aitar  maggiore  di  S.  Gio.  in  Monte,  entrcui  la  B.  V.  in  gloria  in 
mezzo  al  Dio  Padre ,  e  al  Figlio  dalla  parte  di  fopra ,  e  fotto  li  Santi  Gio.  Batti- 
Ita,  Girolamo,  Gio.  Eiiangelifta,  AgollinOjSeballiano,  e  Vittore;  non  toccata 
dal  Vafari,  che  folo  nella  llefsa  Chicfa  nominò  quella.che  di  fua  inuenzione  mol- 
to tempo  dopoi  fece,  cioè  del  i-fp/.  nella  Cappella  d'vn  Iacopo  Chedini  >oggi 
de'  Signori  Conti  Ercolani,  e  Segni  infolidum  i  fi  come  nulla  difse  della  Refurre- 
zione  di  Nollro  Signore  in  S.  Maria  della  Mafcarella;  Della  tauola  all'Altac 
maggiore  di  S.  Maria  della  Vita,  oggi  fparita,  per  dar  luogo  ad  vna  moderna  del 
B.  Riniero  ,dcl  Sig.Gioieffo  Maria  Metelii  :  Delle  fponfalizie  di  Maria  Vergine 
nella  Nonziata  in  Cappella  Gifìì,  e  nella  Canobbia  nella  ftefsa  Chiefa,  delSi, 
Petronio,  con  S.  Francefeo ,  e  S.Domcnico  :  In  quella  di  S.  Martino  Maggiore 
della  tauola  all'Altare  Fantuzzi,  ed  altre  tant' opre  che  fece  in  Mantcua,cil 
quella  fua  vita  compitamente  riferite ,  e  defcritte . 

Lafciofinalmente  li  tanti  altri  Scolari ,  che  da  sì  formidabile  Scuola  vfciro- 
no  ;  come  a  dire  vn  Zouano  da  Milan,  vn  Francefeo  Bandinello  da  Imola,  Gio. 
B-rghefi  da  Meflìna,  Gemimano  da  Modana, Bartolomeo  da  Forlì,  ZuanMa;» 
ria  da  Cafielfiranco  ,  Zuan  Emili  da  Modana  ,Zuan  da  Pauia,  Akflandro  da  Car- 
pi, Nicola  Pirogentili  da  Città  di  Cartello,  NicoIu^cioCa!abrefe>Lodcuico  da 
Parma ,  Gio.  da  S.  Giouanni  ;  fenza  li  tanti  Bo'ognefi ,  Tric  Trac ,  Zanobio  >  il 
Panigo, Guido Rugieri,  Virgilio Barun, il  Zardo,  ilBucchini,  Lorenzo  Gan- 
dolfi ,  Francefeo  Palmieri ,  Giacomo  di  Ruffi ,  Annibal  dall'  Er,&  altri  fenza  fine, 
afcendentj  nelle  note  fulle  vacchettine  di  Francefeo  fino  al  numero  didugcor 
£0  e  vinci ,  e  i  quali  pesciò  mai  aunan  fine . 


D  l 


^l 


lìmmummim^^mìM^i 


D  I 


/ 


MARCO  ANTONIO 

RAIMONDI 

ET  ALTRI    INTAGLIATORI   BOLOGNESI 

E  dell'  opre  ò  d'altri  da  efll ,  ò  de'  noftri  da  altri 
fìn'hora  tagliate. 

»3  £#J  KM  E*J' 5<*K' fe»  £«i3  £«9  f*3  3^ 

,^|<oer|^A>A  E  negli  antichi  fecoli  trouata  fi  foffe  ia  Stampa ,  per  iiiccnfar- 
wS^^T^^^X^*?  ne  gli  altari  al  primo  iniientore ,  non  era  per  ballare  tutta  vu' 
^xnV^O^^^  Arabia  alla  fuperfliziofa  Gentilità  .  Troppo  grande  è  il  be- 
'H/^  *^S^^-S  ncficio ,  che  venne  à  fentirne  la  Letteraria  Republica ,  ne  mi- 
^^jS^^^^ìitit  ""''■sl'*'i'c>cheognidìnericaua  la  Pittorica  Scuola,  refa-. 
g^C^^^I^;^  perefTa  non  meno.chedagi'imprelfi  libri, da' ftampati  ti- 
^^^^^^iJvw*^  mi,  di  tiittociòch'alei  pili  s'appartiene,  pienamente  infor- 
mata ,  ed  iftrutta  :  Hora  (e  mentre  a  fauor  de'  Pittori  doppiamente  in  tal  guifa_. 
gemono  i  torchi  ;con  le  intagliate  carte aflai più,  che  co'gl'impreflì  volumi  fi 
confìgliano  effi,  e  fi  reggono  ;  non  fuor  di  propofito  parmi  il  qui  foggiongerne 
vna  compita  nota,  che  albifogno  de  gli  Artefici  noftri  foddisfi ,  e  infieme appa- 
ghi la  cnriofitàde'Diletcanti,  che  d'aucric  tutte  infiem raccolte, &  vnite,  con 
bella  gara  fi  pregiano  anch  eflì:  Di  quelle  però  de'miei  paefani ,  de' quali  Colo  io 
qui  tratto,  m'intendo,  e  che  in  foftanza  que'  principali  furono,  che  l'opre  più  fa- 
mofe  della  Scuola  Romana,  della  Lombarda,  della  Bolognefe,e  della  Veneziana 
ci  refero  cosi  famigliari,  e  comuni  ;  perche  poche  troueremo  di  Rafaelle ,  chc_. 
Marco  Antonio,  e'IBonafone  nò  pubblicailcro  ,■  e  le  piùinfignidelSabbatini,d(.l 
Samacchini, del  gran  Paolo,  del  Tentoretto,e  del  Coreggio  date  fucceiriuamcit- 
te  Ci  viddero  in  luce  da  Agoftino  Cartacei,  con  tanta  intelligenza,  e  poflclTojche 
nella  correzione  j  e  grandezza  di  mainerà  fuperauo  alle  voice  gli  originali  ftcffi. 

Dan- 


(?4         PARTE    SECONDA 

Dando  dunque  principio  da  quelle  di  Marco  Antonio  dicafaRaimondiìan^ 
corche  detto  comunemente  de*  Franci,  peri  addotta  ragione  dal  Vafari  (  cht* 
perche  compitamente  al  folitomolto  ne  fcrifle  ,a  me  toglie  ogni  briga  in  ripc- 
fcame  le  troppo  a  noi  nmote  ,  e  fcordate  notizie ,  delle  quali  ben'  anche  qual- 
cuna a  noi  pafsò  per  tradizione  >  ma  non  so  con  qual  ficurezza  di  verità  ;  come 
fariaa  dire, eh' egregiamente  anco  pingefle,  echetauoIepriuatc>  edifuailira- 
no fi  vedano:  chefapendo  ridurre  ogni  pò  di  fchizzo  di  Rafaelle  ad  vn' intera.» 
perfezione ,  veniffe  più  volte  da  sì  gran  Maeliro  detto ,  fa perne  più  di  lui  rtcfìfo: 
che  morifle  vccifo  da  vn  Sig.  Romano ,  a  richieda  del  quale  auea  tagliato  gì'  In- 
nocenti, perche  contro  refpreflb  patto, tornò  ad  inragliarli  per  fé  lleflò,  cornea 
per  la  differenza  ddla  felce  a  tutti  è  noto  )  dopo  auer  qucfto  Autore  parlato  lon- 
gamente  prima  d'Alberto  Duro,econclufo:  che  fra  le  tante  altre  carte  fut/» 
auendo  il  gran  Fiammingo  difegnaio  per  vna  Vaffione  di  Chriflo  j  6.  peT^^dt  e  poi  inta- 
gliatili,  fi  conucnneconTyJarco  Antonio  Bologne/e  di  mandar  fuori  in/ìcme  quefle  carte; 
e  che  così  capitando  in  Fetìetia>fù  quefì'  opra  cagione ,  che  fi  fono  poi  fatte  m  Italia  cofe 
marauigliofe  in  quelle  fiampe ,  come  [otto  è  per  dire ,  così  (oggioge  :  Tilentre,  che  in 
Bologna  Francejc  a  Francia  attendeua  alla  pittura ,  fra  molti  [noi  dtfcepoli  fa  tirato  inan- 
:q  ,  come  pia  ingegnofo  deglirdtn ,  vngioiijne  chiamato  "Marc'  Antonio,  il  qualtper  ef' 
fcr  flato  molti  anmcol  Francia ,  t  da  lui  molto  amato ,  s  '  acquifìò  il  cognome  de  Franci. 
Cofìui  dunque ,  il  quale  haueua  miglior  difegno  ,  che  ilfuo  Tilaeflro ,  maneggiando  ti  bu- 
lino con  facilità,  e  con  gratta  ■  fece ,  perche  allora  cr  ano  molto  m  vfo ,  cinture,  eì^  altre 
tnoltecofcnietlate,  che  furono  bclliffime ,  perciochc  era  in  quel  mefliero  "veramente  ec- 
ccllentijjimo.  yenutogli  poi  defiderio,  come  à  molti  auuienc,  d  andare  pel  Mandole  ì>e- 
derediuerfecofe,&  i  modi  di  fare  degli  altri  artefici ,  con  buona  gratia  del  Franciafe 
n'andòà  yenctia,douehcbb<:  buonricapito  fra  gli  artefici  di  quella  Città.  Intantoca- 
pitando  in  Fenetia  alcuni  Fiamminghi  con  molte  carte  tnta;i^liate>  cflampate  in  legno,  ^ 
in  rame  da  liberto  Duro .  scrinerò  vedute  da  Marcantonio  in  sii  la  pia^^a  di  S.  Mar- 
co ,  perche  Jìupefatto  della  maniera  del  laiioro ,  e  del  modo  di  fire  d  Alberto  ,  fpe/e  in 
dette  carte  quafì  quanti  danari  haueua  portati  da  Bologna  ,e  fià  l  altre  cofe  comperò  U 
Taffionc  di  Giesù  Chnflo,  intagliata  m  :j  6.  pe's^i  di  legno  in  quarto  foglio ,  fiata  ftampa- 
ta  di  pò  co  dal  detto  Alberto  ;  la  qual'  opera cominciaua  dal  peccare  d  ^damo  ,  eJ-  effe- 
re  cacciato  dal  Taradifo  dall' angelo ,  tifino  al  mandare  dello  Spirito  Santo .  E  confìde- 
rato  Marc'v/intonio quanto hotiore,&ì>tile  fi haurcbbc  potuto  acquifìare,  chifi  fufie 
dato  à  quell'arte  in  Italia ,  fi  dijpofe  di  volerui  attendere  con  ogni  accuratc\:^a ,  e  dili- 
gen':^a ,  e  così  cominciò  d  contrafare  di  quelli  intagli  d' Alberto ,  fìudtando  il  modode' 
tratti  <  &  U  tutto  dalle  (lampe ,  chehauea  comperate ,  le  quali  per  la  nouità ,  e  belle^:^^ 
loro  .  erano  m  tanta  riputaT^one,  che  ognvno  cercaua  d' hauerne,  Haitendo  dunque  con- 
ti afatto  inrame  d  intaglio  grofio,come  era  in  legno,  che  haueua  intagliato  Alberto  ^tut- 
ta  la  detta  Taffìone ,  e  viia  di  Cinico  in  5  6.  carte,  e  fattoui  ilfegm,  che  Alberto  faceua 
nelle  (uè  opere  ,  cioè  queflo  ^  E ,  riujà  tanto  fimile  di  maniera  ,  che  nonfapendo  niffunot 
eh"  elle  fùffero  fatte  da  Marc'  Antonio  ,  erano  credute  d  Alberto ,  e  per  opere  di  lui  ven- 
dute, e  comprate  ;  Li  qual  cofa  eljendojcritta  in  Fiandra  ad  Mberto,  e  mandatogli  vi.a 

dt 


STAMPE  DI  AfAZC  A^TO^IO.  <5'5 

di  dette  Vafjìoni  contrafatte  da  7yt*rco  Antonio  t  xme  Alberto  in  tanta  coUefa ,  chtj 
fartitoft  di  Fundra ,  fé  ne  venne  in  yenetia  ,  e  ricorjo  alla  Signoria  fi  quereiò  di  Marc' 
t4ntomo,  ma  però  non  ottenne  altro  ,}e  non  che  Marc'  Antonio  mnfacejfepià  il  nome,  e 
né  il/egnofopradetto d'Alberto  nelle  fuc  opere  :  la  doue  ne'  fuoi  paefi  auere  adai  più 
confcguico,  appare  nella  Madonna  i  con  S.Caterina  imprefT.  Hurimbergn  per 
Albert.  Durer.SimioChrifìi  millefimo  quingentefimo  vndecimo,  con  fottoui  fude- 
guentemente  queste  Itrcpitofilììnie  minacele  :  HeustH  mftdiator,  ac  alieni  labo- 
ris  i&  ingenij fimeptor ,  nemamstemerarias  bis  noliris  operibus  inijcias  caue:  fcias 
enim  d  glorio/i ffìmo  [{omanorum  Imperatore  Maximiliano  nobis  eoncefìum  efie ,  ne  quis 
fuppnfitijs  formis  has  imagiìies  imprimere  ,  feu  tmprefias  per  Imperij  limitcs  vendere 
audeat  ;  qmd  fi  per  if^ttmpt»m  ,feu  auariti*  crimeu (ecus feceris  ,  poft  bonorumconfi- 
fcationem  ,tibimaxitnumpericulHnjfnbeHndnm  efie  certi[Jime  fcias .  Dopo  le  quali  co- 
feandatofene  Marc'  Antonio  à  ì{om.i  fi  diede  tutto  al  di/egno ,  &  Mberto  tornato  in 
Fiandra  &c.- 

Ma  tornando  à  Marc'  sintonia ,  arri/tato  à  ^oma  intagliò  in  rame  vna  belliffima  car- 
ta  di  I{afaelU  da  orbino,  nella  quale  era  vna  Litcretia  {{omaria  >  che  fi  vccideua  ,  con 
tanta  diligenza .  e  bella  maniera,  che  cffendo  /ubilo  portata  da  alcuni  amici  fuoi  à  ^ji- 
fj.elle ,  eg^i  fi  dijpofe  à  mettere  fuoriin  iftumpa  alcuni  difcgni  di  cofefue ,  &  apprefio  pì) 
difegno ,  che  già  h.mea  fatto,  del  giudicio  di  Varis  ,  nel  quale  R^afaelle  per  capriccio  ha- 
ueua  dijegnaco  il  Carro  del  Sole ,  le  Ninfe  de'  bofchi ,  quelle  de  fonti ,  e  quelle  de  fiumi» 
con  vafi ,  timoni,  &  altre  btlis  fantafie  attorno  ;  e  così  ri/vinto  furono  di  maniera  iuta' 
gliatc  da  Marc'  Antonio,  che  ne  flttpì  tutta  P^oma .  Dopo  queSiefù  tagliata  la  carta  de 
gì  Innocenti  con  belliffimi  nudi ,  [emine ,  e  putti ,  che  fa  ccja  rara  ;  &  il  Nettuno  con  hi^ 
fiorie  piccwle  d'Enea  intorno  ;  il  belliffimo  ratto  d  Hclem  >  piir  difegnato  da  I\afaelle  ■  ^ 
Vìi  altra  carta  doue  fi  vede  morire  S.  Felicita,  bollendo  tali'  oglio,  &  i  figliuoli  efjei  de- 
capitati j  le  quali  opere  acqmlìarono  à  Marc  Antonio  tanta  fama,  ch'erano  molto  più  (li- 
mate le  cofefiie ,  pe  l  buon  difegno  ,  che  le  Fiamminghe ,  ent  faceuano  t  Mercanti  buo- 
ìi:fp.mo  guadagno .  Haucua  I{afaelle  tentilo  molti  anni  à  macinar  colori  vn  gar^one^ 
chiamato  ti  Bmiera  ,  e  perche  fapea  pur  qualche  cofa ,  ordinò  che  Ttlarc'  Antonio  inta- 
gliai fie  ,  &  il  Baitiera  attcudcffe  àflamparc ,  per  così  finire  tutte  Icfioiiefue ,  vendendole 
&  in  grofio,  &•  à  minuto  à  chiunque  ne  vclejfe.  E  così  tKefio  mano  all'  opera,  stamparono 
vna  infinità  di  C6fe,  che  gli  furono  di  grandifjìmogHadagno^e  tutte  le  carte  furono  ditj 
Ti/are  intorno  fegnate con qi'.ellifegniperlonome  diB^afaelle  Sanilo  da  orbino  I{S. e 
per  quello  di  Marc'  Antonio  M  f .  /  opac  furono  quefìe  ;  vna  Venere ,  che  ^rnore  l  ab- 
braccia ,  difegnata  da  V^afaelle  ;  vna  fiorta  ,  nella  quale  Dio  Vadre  benedifce  lifcmead 
tAbraam ,  don  è  l' anelila  con  due  putti,  ^Apprefio  furono  intagliati  tutti  i  tondi,  che  I^a- 
faelle  hatieua  fatto  nelle  camere  delpala.'XXo  'Papale,  doue  fa  la  cognitionc  delle  cofc^-i 
Calliope  colfitono  in  m.iiio  ;ta  Prouiden:^a,e  la  Ciuf  aia  ;  dopo  in  vn  dijegr.o  lafloria, 
che  dipmfe  I{afaelle  nella  medefima  camera ,  dd  Monte  Tarnafo,  con  ^p'Ah ,  le  Mufc, 
e  Toeti  i  &  apprefio  Enea,  che  porta  in  collo  ^nchìfe ,  mentre  che  arde  Troia  ,  il  qual 
difegno  haueafutto^afaetlc  per  farne  vii  quadretto  .  Mefjerodopo  quefio  in  (lampa  la 
Gulatea  pur  d«  J^afaellejopra  vn  carro  tirato  in  mare  da  i  Delfini,(on  alcuni  Tritoni,  t  /;,; 

I  rapi- 


€6         P  A  TtT  E     SECONDA 

rnpifcono  vna  Ninf^  :  E  quefle  finite,  fece  pure  in  rame  molte  figure  fp  c'itale, difegnate  fi- 
tnilmente  da  F^afaelle  :  vn'  apollo  con  vn  [nano  in  memo  :  vna  Tace  alla  quale  porge 
ornare  vn  ramo  d' yliuo  :  le  tré  virtù  Teologiche  ,elc  quattro  Morali,  £  della  medtft' 
ma  grande":^  vn  Ciesù  Chrifto  con  i  dodici  ^poftoli ,  &■  invn  mcT^o  foglio  la  Nofira 
Donna, che  ^afaellehaueua dipinta  nella  tamia  d'araceli:  e  parimente  quella  ,che 
andò  à  Napoli  in  S.  Domenico  ,  con  la  Noflra  Donna ,  S.  Girolamo ,  e  l'angelo  ì^af^elle 
con  Tobia  :&in  vna  carta  picciola  vnaNoflra  Donna,cheabbraccia,fedendoJopra  vna 
feggiola  y  Chriflo  fanciullctto  ,  mf:^o  veflito  :  E  cosi  molte  altre  Trladonne  ritratte  da  i 
quadri  ,che  [{afaelle  baueua  fatto  di  pittura  à  diueifi .  Intagliò  dopo  quelle  vn  S.  Gio. 
iattifla  giouinctto  à  fadcrc  nel  deferto ,  &  apprefo  la  taucla ,  che  l{afaclle  fti i  per  S. 
Ciouanni  m  Monte,  della  Santa  Cecilia  con  altri  Santi,  che  fu  ten^a  bellifjima  carta  :  & 
hauendo  }{afaelle  fatto  per  la  Capella  del  "Papa  tutti  i  cartoni  de  i  panni  d ara^T^o ,  ihe 
furono  poi  tcffuti  difcta,  e  d'oro, con  hifìorte  di  S.  Tietro ,  e  S.  Taolo,  e  S.Stcf.mo,  Marc 
.Antonio  intagliò  lapredicatione  di  S.  "Paolo ,  la  lapidatione  di  S.  Stefano,  &  il  rendere  il 
lume  al  cieco  ile  quali  flampe  furono  tanto  belle  per  l  inuentmie  di  ({afaiilc ,  per  lagra- 
tia  del  dtfegno ,  e  per  la  diligenTia ,  e^  intaglio  di  Marc'  Antonio ,  the  non  era  pcffibile 
veder  meglio .  Intagliò  appreffo  vn  bellijjimo  drpoflo  di  Croce ,  con  tnucntione  dello 
fìeffo  B^afaelle ,  con  v>;a  l^osìi  a  Donna  fuenuta ,  cìk  è  merawgUofa .  E  non  molto  dopo 
la  taiiola  di  I{nf;il!e,rbe  andò  in  Talermo ,  dvn  Chrifìo ,  che  porta  la  Croce ,  che  è  vna 
fiampa  molto  bella.  Et  vn  difegno,  che  I\a facile  haueua  fnto  d  vn  Chriflo  in  aria  ■.  con 
la  Nofìra  Donna ,  S.  Gio,  Battifia,  e  S.  Caterina  in  terra  ginocchioni,  e  S.  Taolo  ^pefiolo 
ritto,  la  quale  fu  vna  grande,  e  ielliffimaflarnpa;  e  quella,  fi  come  l'altre,  efiendo  già 
quaft  cowumatc  per  troppo  efier  §ìate  adoperate  andarono  à  male,  e  furono  portate  via 
da'  Tede/chi,  eì^  altri  nel  facco  di  l{oma  :  il  mcdefimo  intagliò  in  profilo  il  ritratto  di 
Tapa  clemente  f^Il.à  vfo  di  medaglia .  ed  volto  rafo  ;  e  dopo  i'arlo  F,  Imperadore, 
che  allora  era  giouanc ,  e  poi  vn  altra  volta  di  più  età  ;  e  fimtlmcnte  Ferdinando  I\è  de' 
P\omant ,  chepoijuccedettencll  '  Imperio  al  detto  Carlo  y.  [{itrajfe  anche  in  ^cma  di 
naturale  Mcffer  Tiet,o pretino  Toetafamofi(fimo , il  qmlritratto  fu  il  più  bello ,  che 
mai  Marc'  ^ntonioficejje:  e  non  molto  dopo  i  dodici  Imperadori  antichi  in  medaglie. 
Delle  quali  carte  mandò  alcune  B^af utile  m  Fiandra  ad  liberto  Duro,  il  quale  lodo  mol- 
to Marc  ^ntcmo,&  all'  incontro  mandò  à  T{afaelle, oltre  moli'  altre  carte,  ilfuo  ritratto, 
che  fu  tenuto  beilo  affatto  Crefiiuta  dunque  la  fama  di  Marc' Antonio, e  venuta  in  pregio, 
e  ripMatione  la  cofa  dille  flampe,  molti  fi  erano  acconci  con  efio  hi  per  imparare  ;  nà  tra 
gli  altri  fecero  gran  pi  ofitto  Marco  da  I^auennn  cbefcgnò  lejuecoje  colfegno  di  I{afaelle 
i^.  S.  &■  Agoflino  yenetiano ,  che  fegnò le  fue  opere  in  quella  maniera  A.  F.&c. 

Marc  Antonio  in  tanto fegmtando  d' intagliare, fece  m  alcune  carte  i  dodici  Apofioli 
piccioli  in  diuerfe  maniere ,  e  molti  Santi,  e  Sante ,  acciocÌK  i  poueripittori,t  he  non  han- 
no molto  difegno  ,}e  ne  potè  fiero  ne'  loro  bifogm  ferme .  Intagliò  anco  vn  nudo  ,  che  ha 
Vn  Leone  à  piedi ,  e  vuol  fermare  vna  bandiera  grande,  gonfiata  dal  vento,  che  é  con- 
trario al  volere  del  giou  ine:  vn  altro  ,  che  porta  vna  bafa  addojio  :  &  vn  S,C-'/olamO 
picciolo  ,chc  cor, fiderà  la  morte ,  mettendo  vndito  nel  cauo  d'vn  tefchio ,  che  ha  in  ma- 
no ,iL  the  fu  iimcn^me  di  P^a  facile;  e  dopo  vna  CiH^itia,  la  quale  rilrafie  da  i  fianni 

~     '  '  iella 


STAMPE  DI  MATtCA^TOWo:         6j 

delta  CapelU  :  &  apprejfo  l'aurora  tirata  da  due  eaualli ,  à  i  quali  l' bore  mettono  laj 
briglia:  e  dall' antico  rttrajje  le  tré  gratie  ,&  yna(loria  di  hlofira  Donna ,  chefagltei 
gradi delTempio,  Dopo quefle cofe  Giulio  Romano,  ti  quale,  viuente  B^afaellefuo mae- 
ftro ,  non  volle  mai  per  modeflia  fare  alcuna  delle  fue  cofe  [lampare ,  per  non  parere  di 
•poler  competere  coneffo  lui  :  fece  dopo,  ch'egli  fìi  morto,  intagliare  à  Marc'  Antonia  due 
battaglie  di  caualli  bellijjtme,  in  carte  affai  grandi,  e  tutte  le  fìorie  di  f^ enere,  d'^ApollOt 
e  dt  Giactnto,  eh  egli  hauea  fatto  di  pittura  nella  Stufa  ,chei  alla  tigna  di  lUeffer  Bai- 
dafiare  Tumni  da  Vcfcia  :  e  parimente  le  quattro  florie  della  Maddalena ,  &•  i  quattro 
Euangelifit ,  che  fono  nella  volta  della  Capella  della  Trinità ,  fatte  per  ma  meretrice, 
mconbe  hoggi  fia  di  Meffer  agnolo  M affimi .  Fu  ritratto  ancora,  e  mcffo in  iflampa  dal 
medeftmo ,  rn  belliffim o  pilo  antico  ,  chef»  di  baiano  ,  &  è  hoggi  nel  cortile  di  S.  Tie- 
tro,nel  quale  è  vna  caccia  d'vn  Leone,  e  dopo  vna  delle  {Ione  di  Marino  antiche,  che 
fono  [otto  l'arco  di  Coftantino  ;  e  finalmente  molte  [ìorie  ,  che  R^afaelle  haueua  difegnate 
per  U  corridore,  e  loggie  di  P<j/fl:^:^o ,  le  qu4i  fono  fiate  poi  rintagliate  da  Tomafo  Bar- 
lacchi ,  infieme  con  le  {ìorie  de  panni, eh  e  l\afuelle  fece  pe  l  Conci{ìoro  publico»  Fece  dopo 
qucfìe  cofe  Giulio  Scornano  in  venti  fogli  intagliare  da  Marc'  Antonio ,  in  quanti  diucrji 
modi .  attitudini,  e  piftture  giacciono  I  difoneftì  buomini  conledonne,  e  che  fu  peggio,  À 
ciafcun  modi!  fece  Mifjer  Tietro  pretino  vn  dt{ontSìt{fimo  jonetto ,  in  tanto  eh'  io  non  so 
qualfu{]epiH ,  ò  brutto  lofpettacolo  de  i  difegni  di  Giulio  ali  occhio,  ò  le  parole  dell'are 
tino  àgli  orecchi ,  la  qual  opera  fu  da  Tapa  Clemente  molto  biafimata  :  e  fé  quando  eli* 
fùpublicata,  Giultononfuffr  già  partito  per  THantoua,ne  jarebbe  {lato  dallo  {degno  del 
"Papa  afprcmente  cafitgato  ;  e  poiché  ne  furono  tronati  di  quefìi  difegni  in  luoghi  doue 
meno  fi  jarebbe  penfato .  furono  non  folamente  prohibiti,  màprefo  Marc' ^ntonio,e  meffo 
prigione  ,  e  n  harebbc  baiiuto  il  malanno ,  fé  il  Cardinal  de'  Medici ,  e  Baccio  Bandmetlì, 
che  in  ^^otr.a  feruiua  il  Tapa  non  l  hauc{fero [campato ,   E  nel  vero  nonftdourebbonoi 
doni  di  uio  adoperare ,  come  molte  rotte  fifa  ,  m  vituperio  del  mo>  do,  &  incojeabomi- 
ncuoli  del  tutto.  Marc'  Antonio  vfcito  di  prigione  .fini  d  intagliare  per  c(jo  Baccio  Ban- 
dinelli  vna  carta  grande  ,  chegiàhauiua  cominciata  ,tutta  piena  d  ignudi, che  arroflma- 
no  sii  la  graticola  S.  LorenT^o ,  la  qu.^cfìi  tenuta  veramente  bella ,  ^  è  fiata  intagliata 
con  incredibile  diligen'za,ancorche  il  Bandìnello, dolendo  fi  col  Tapa  à  torto  dt  Marc' ^n' 
tomo,  dicefje ,  meno  e  Marc'  Antonio  l'intagltaua,  che  gli  faceua  molti  errori  ;  i:ìà  ne  ri" 
portò  il  Bandinello  di  quella  così  fatta  gratitudi'^e  quel  merito,  di  che  la  /uà poca  corte- 
fia  era  degna  ;  perei  che,  hauendo  finita  Marc' Antonio  li  carta ,  prima  che  Baccio  lo  fa- 
fe{fe ,  andò  ,e{iendo  del  tutto  auifafo,  al  Tapa,  che  infinitamente  ft  dilettaua  delle  cofe 
deldifegno ,  eglimolhò  l  originale  fiato  disegnato  ial  Bandinella,  e  poi  la  carta  fiampata, 
onde  il  Vapa  conobbe ,  che  Marc'  ^Antonio  con  molto  giudictohauea,  non  [ola  non  fatto 
errore ,  ma  correttone  molti  fatti  dal  Bindinello  ,di  non  pìcciola  importan':;ra ,  e  che  più 
hauea  {apulo ,  &  operato  egli  con  l  intaglio  ,  che  Baccio  col  difegno  :   E  così  il  Tapa  lo 
commendò  molto ,  e  lo  videpjtfempre  volentieri ,  e  fi  crede  gli  haurebbe  fatto  del  bene; 
màjuccedendo  ilfacco  di  B^pma  ,  diuenne  Marc'  limonio  poco  meno, che  mendiccperche 
oltre  al  perdere  ogni  co  fa ,  {e  volle  vfcire  dalle  mani  degli  Spagnuoli ,  gli  bifognòsborfa- 
re  vna  buona  taglia,  ti  che  fatto  >  fi  partì  di  I^prna ,  ne  vi  t^rnh  mai  pù  ;  la  doue  poche 

l     2  cofe 


^8  PARTE     SECONDA 

cofe  (t  veggono  fatte  ix  lui  da  quel  tempo  in  qui.  É  m  ìào  l  arte  noftra  oMigata  à  filare* 
Antonio  ,per  hauer'  egli  in  Italia  dato  principio  alle  ftampe,  con  niilio  giouamenlo  ijr 
villi-  dell  '  arte ,  e  commodo  di  tutti  i  virtaoji ,  onde  altri  hanno  poi  [aite  l'opre ,  che  di 
folto  fi  diranno  &c. 

E  per  vlttmo  di  tutto  il giouameto,che  hanno  gli  Oltramontani  cautto  dal  vedere,me' 
diante  le  ftampeje  maniere  d'itali  a, e  gì' Itali  ani  dall' hauer  veduto  quelle  degitftramerit 
^  oltramontani,  ft  ieue  hauere,per  la  maggior  parte, obligo  à  Marc'  Antonio  Bologntfe  ; 
perche  oltre  all' battere  egli  aiutato  i  pnncipij  di  qtttfla  prafejfione ,  quanto  fi  è  detto,  non 
è  anco  flato  per  ancora  chi  l'habbia  gran  fatto  fuperato  ,  (tbenepochi  inalcune  cofegli 
hanno  fatto  paragone  ;  il  qual  Marc'  .Antonio,  non  molto  dopo  la  fua  partita  di  r\pma,ft 
morì  in  Bologna ,  e  nel  ncfìro  libro  fono  di  fua  mano  alcuni  dtfegni  d'Angeli  fatti  di  pen- 
na ,  &  altre  carte  molto  belle  >  ritratte  dalle  camere ,  che  dipinfe  F^a facile  da  Frbinoi 
nelle  qaali  camere  fa  Marcantonio,  cjfendogiouane,  ritratto  da  B^a fatile  m  vno  di  que" 
Valafrenieri,  che  portano  "Papa  Giuliofecondo ,  in  quella  parte  doue  Onia  Sacerdote  fa 
oratione.  E  qucflo  fiati  fine  della  vita  di  Marc'  Antonio  Bologneje ,  e  de  gli  altri  fopra- 
detti  Intagliatori  difìampt,  de' quali  ho  voluto  fare  quesìo  lungo  sì,mà  neccffario  dtfcor- 
fo ,  per fodisfare  non  fcloà gli  jìudwfi  delle  nofire atti ,  ma à  tutti  coloro  ancora  »  chedi 
così  fatte  opere  fi  dilettano. 

Fine  della  vita  di  Marc'^ntov.io  Bolognefe ,  e  d'altri. 

L'a!crepoj,cheame  più  volte  fon  capicate  per  le  mani,  e  c'hò  veduto  ne' 
famofì  ftudii,  come  quello  di  Gio.  Fabri,  di'  è  il  più  copiofo  e  compito,  non  folo 
di  Bologna  ,  ma  di  turca  l'f  calia,  anche  più  diqiie'diRoma  ,  e  di  Venezia  3  per 
non  dir  della  Francia  j  oue  mtendo  ne  fiano  de' mirabili,  fono  le  infrafcritte_<» 
quando  non  equiuocaflì  talora ,  confeilando,  e  proteftandomi,  potcrfì  dare, che 
le  fteile  da  Giorgio  già  regillrate,  io  replichi ,  ò  almeno  le  IkfTe  fiano,  che  in  ge- 
nere toccò  egli ,  e  in  conflifo,  come  a  dire ,  quelle  Madonne,  eh'  egli  dice  tutte  ri- 
tratte da' quadri  dipìnti  da  P^ifacllc  :  que'«jotó  Santise  Sante  fatte  di  fuo  capriccio  da 
Marco  Anconio,per  beneficio  dc'poucri  Vittorijcbe  nonhanno  molto  difcgno,acciò  fé 
vepotcfiero  ne  loro  bijogni fevune  :  qiie'pezzi ,  ne'quali  fé  Rafaclle  la  eognition  delle 
cofe  :  quelle ^ow  di  y  enere,  di  Apollo,  e  di  Giacinto;  qu  elle  della  Maddalena,  e  fnni- 
li.lono  quelle,  che  qui  Icguiranncpremeifo  ch'io  abbia  prima  tré  auuertiracn- 
ti,ò  dichiarazioni;  La  prima  che  fono  quelle  ftace  tagliate  alle  volte  così  rigoro- 
famcnte  attorno  ,  che  dall'  altre  più  ampie  podono  qualche  poco  variare  :  La_. 
feconda,  che  per  lo  pili,  è  quando  io  pofio  le  noto  con  l'auuanraggio  di  quel  fpa- 
2Ìo  di  fotto,  oue  faranno  talora  verfi,  detti  della  Scrittura,  dedicatorie  ancora, 
il  nome  del  difegnatore ,  intagliatore ,  e  impreffore  ,  che  in  moire  da'  Dilettanti 
faranno  fìati  tagliati  ftiore:  E  terzo  che  regolandone  io  la  mifura  loro  coll'oncia 
Bolognefe,  perche  quella  a  tutti  fìa  nota,  ne  porto  qui  in  marcine  l'cfempiq  nel 
mezzo  piede  Bolognefe  ,  confidente  di  fei  oncie,come  fi  vede,  &:  ogni  oncia  di- 
uidendo  nelle  fue  mczzc,per  intera  intelligenza  del  tutto. 

La  prima  dunque  è  lo  Scregozzo  ,  detto  comunemente  di  Rafaelle ,  e  di  MÌt 
chdangelo  ftriue  il  Lomazzi,  onc.20.  oncp.  e  i,nez.  gagliarde  per  trsueifo. 

La 


STAMPE  DI  MAZC  AJ^roWO,  69 

la  ^anta  Caterina  di  Giulio  Re  mano.  onc.  iS.onc.  14.  per  diritto. 

L' erudito  Baccanale  cauato  da  vn  baffo  rilieuo ,  oue  Sileno  di  maeftofa  vefiè 
coptrco)  vjen  foftenuto  da  duo'fatiri  ,con  duo'  Termini  in  ogni  canto,  prello  i 
quali  fatirette  ,  (otto  il  pie  d' vna  delie  quali  lià  fcritto  :  l\pm&  ai  5.  Marcum:  poi 
7a  ./f.  F.onc.id.emez.  onc.  4.6  mez.gag!.  pertrau. 

L'eruditiffima  carta  detta  il  Trionfo,  òli  Pilo  di  Marco  Aurelio,  oue  egli  nu- 
do in  piedi  sii  feudi,  &  armi,  che  preme  col  piede  ,  fi  vede  foggecti  li  troppo 
piccioli  nemici  vinti,  e  incatenati  attorno,  fra  molti  foldati  disi  diuerfe  arma- 
ture ,  e  giacchi  di  maglia  vertiti,  con  la  corona  di  lauro  dalla  Fama  preparatagli, 
onc.  ló.onc.i  I.  pertrauerfo. 

L'altra  carta  famofa  de  gì"  Innocenti,  in  tutto  come  la  prima  > fuori  che  i!  fo- 
lo  aggionto  della  felce  da  vn  canto,  come  detto  di  fopra.  onc.  13.6  mez.  onc.  9. 
{carf.  per  trau. 

Vn' altro  erudito  baflb  rilieuo  5  oue  dalla  Fama  vien  coronato  l'Imperatore 
da  vna  parte ,  mentre  dall'altra  fi  combatte,  e  fi  atterrano  i  ne  mici.  onc.  13. onc. 
9.  fcarf.  per  trau. 

À'IelTandro  Magno  ,  che  alla  prefenza  de' Dotti  da  vna  parte ,  e  Soldati  dall' 
altra  fa  riporre  nel  ricco  fcrigno  di  Dario  la  Iliade  d'Omero. onc.  ij.fcarf.  onc. 
9.  gagl.  pertrau. 

La  B.  V.  in  abiti  vedcuili ,  in  piedi  fopra  il  morto  figlio  fiefole  auanti  1  e  chc_» 
aperte  le  braccia ,  e  alzaci  gli  occhi  al  Cielo ,  gli  piange  fopra.  onc.  io.  onc.  7. 
per  dirit. 

Tré  di  que'  peducci ,  ò  pennelli  che  fianfi ,  nella  volta  della  Loggia  de'  Ghigii 
cioè  Gioue  che  bacia  Amore  ,e  le  tré  Dee  nude,  fri  le  quali  quella  in  ifchiena, 
che  fola pins' egli  Rafaelie.onc.io.  Icarf.onc.6.  e  mez.  l'altre  trèDee  vellito» 
ma  in  forma  quadra  >  e  perciò  oiic.5.  gagl.  onc. d.  per  dirit. 

Li  Pefcacori  da  Rafaelle,  credo,  mezzo  foglio  e  più  pertrauerfo,con  la  Tua 
folita  marca. 

Vn  giouane  di  fquifite  proporzioni,  bell'aria,  e  tenerifiimo,  con  vn  pò  di  pan- 
no fu  ir  antico,  che  lo  va  ricoprendo  da!  mezzo  in  g'iì,  che  con  le  fìniitra  fo  igie- 
ne, paion  ceppi  di  legno,  entro  vn  nicchio,  dietro  il  quale  vedefi  vna  ferriata_. 
come  di  prigione ,  con  la  l'uà  marca  folita  in  ifcorto  entro  il  piede  di  detta  colo- 
iiella.onc.io.fcarf.  onc.4  e  mez.  per  dirit. 

Marte  nudo  a  federe  predo  l'armi  fue ,  ponendo  vna  mano  s' vna  fpalla  a  Ve- 
nere nuda  in  piedi ,  a  cui  Amore  pone  nelle  mani  vna  longa  facella  ardente ,  in 
paefe ,  M.  A.  F.  che  par  pia  torto  penfiero  del  Mantegna.  onc.p.  e  mez.  onc.6.  e 
mez.  per  dirit. 

Due  non  so  fé  Sibille ,  l' vna  delle  quali  ferine  fopra  vna  tabella  pofata  fui  gi- 
nocchio ,  in  profilo,  alzato  il  piès'vna  bafeil'akra  mirabilmente  sfiancheggian- 
do fofiiene  vn  libro ,  e  mira  nel  Zodiaco  lo  Scorpione ,  e  la  Libra.  onc.<?.-onc.<5. 
e  trequarti  per  dirit.  e  della  quale  fi  valfe  nel  fuo  Simbolo  i27.rcruditiflIinonO' 
ftro  Boccino,  anzi  il  Bonafoni,  che  ne  fùil  tagliatore. 

U 


70  PARTE     SECONDA 

ta  tanto  ftimata  pefte ,  detto  il  morbetto  di  Rafiellc.  onc.  8.  e  onc .  6.  e  mtt, 
fcarf.  pertrauerf. 

Vna  Galatea  nuda  in  mare>  col  pie  fulìa  conchiglia ,  e  con  la  Hniflra  roHenen- 
tefì  1  molli  capelli  :  fopraui  in  aria  due  Deitd  coronate,  onc.8.  e  mez.  onc.  $.  c« 
mez.  perdirit. 

Venere  fedente  con  vna  freccia  in  mano,  e  Amore  con  l'arco,  clic  glie  la  chie- 
de, in  paefe,con  Vulcano  che  fulla  incudine  batte  ordigni ,  con  la  marca.  onc.S^. 
gagl.  onc.  5.  e  mez.  per  dirit. 

LaB.  V.afedere  in  faccia,  con  S.Anna  didietro  con  ambe  le  mani  alzate,  e 
iu  braccio  della  S.  Madre  il  Bambino,  che  sfugge  lafciarfì  prendere  da  vna  vec- 
chia, che  genuflefl'a  vuol  pigliarlo,  per  riporlo  nella  culla;  con  va' Angeletco, 
che  tiene  vn  vafo,  che  ferui  per  lanario,  ont.  8.  onc. 5.  e  mez.  per  dirit. 

Il  Signorino,che  nudo  a  federe  fulle  ginocchia  della  fua  S.  Madre  fedente  in 
paefe,  fi  volge  di  fianco  a  dare  con  la  delira,  foftcnucagli  da  S.A  ina,  la  benedi- 
zione a  S.Giouannino,  chegenuflcHocon  vn  ginocchio  folo  ,  fi  mette  la  mano 
al  petto,  foftenendo  con  1  altra  la  Croce  di  canna. oiic.8.  onc.  5. per  dirit. 

Adamo,  che  poggiandofi  con  vna  mano  ad  vn  catciuo  arbore,  porge  con 
l'altra  duo'  pomi  ad  Eua  appoggiatafi  ad  vn  finiile  ,  fui  quale  iXi  il  fcrpentc ,  coii 
quella  improprietà  di  farci  veder  di  vjucl  tempo  ed;tìcii  in  lontananza,  onc.  7.  e 
trequarti,  onc. 5.  e  mez.  per  dirit. 

La  Madonna  a  federe  fullc  nubi  col  Puttino,che  fé  le  attiene  almanto;  quella 
che  fu  poi  rintagliata  da  Agoftino,  con  nubi  ranto  migliori,  e  i'aggionto  di 
quelle  dueteftedi  Serafinotti  di  tanta  pai  tcrribil  maniera,  e  bei  fegaoni.  onc.7. 
e  mez.  onc.  5. e  mez.  perdirit. 

Vna  Madonna  in  piedi  ,  che  alzando  da  terra  il  Bambino  nudo,  mofira  vo- 
lerlo porgere  a  S.  Giouannino ,  che  fofìenuco  da  va'  Angelo  in  rerra,  veftito  di 
clamide,  s'affatica  per  giongere  a  toccarlo;  mentre  dall'altra  parte  vn' altro 
fimir  Angelo  fià  ciò  diuotamcnte  mirando  ;  primo  rame  da  lui  tagliato  fono  il 
Francia  in  Bologna;  ed  opra  dello  Itedo  Francia,  onc.  7.  e  mez.  onc.  5.  e  mez. 
perdirit. 

Il  M.  Aurelio  a  Cauallo  ;  ftatua  di  bronzo  in  Campidoglio ,  intagliata  in  mez- 
zo foglio  ordinario. 

Il  fonatore  di  Marc'  Antonio ,  tenuto  per  fua  inuenzione  ,  e  capriccio  ;  cana- 
ta,altri  dicono, da  vn  dipinto  dal  Francia,  ch'era  prefloilSighicelli,  e  che  fo- 
na vna  chitarra ,  fino  a  que'  tempi  alla  Spagnuola  >  aucndone  vna  firaile  predo  i 
piedi. onc.7. onc. 5.  perdirit. 

Vna  Donna  nuda ,  con  vn  manto  fulla  fpalla ,  che  la  vi  ricin^jendo  dal  mezzo 
in  giù,  e  che  ftà  con  vn  braccio  appoggiato  ad  vn  piedeftallo ,  guardando  da_» 
quella  parte  ;  dall'altra  calando  il  braccio ,  e  la  mano ,  cenna  ad  vn  vafo  antico» 
che  leftiapiedi  poftoin  terra,  in  paefe.  onc.7.  O1IC.4.  e  mez. gag!,  por  dirit. 

Vna  Donna  alata  ,  credefi  la  Poefia,  a  (edere,  circo  idato  il  capo  di  lauro  ;  il 
pletcco in  vna  taanoiaell'alcravn  libro  chiufo,  fulle  nubi  in  mezzo  a  duo' putti 

nudi, 


STAMPE  DI  MATtC  AJ^roWO.  71 

biidì  >  tenenti  due  tauolc ,  entroui  in  vna  :  Numine  jlflatur ,  con  la  Tua  folica  iraf- 
ca.  onc.6.  e  mez.onc.4.  e  tré  quarti  per  dirit.  dalla  quale  tolfe  la  figura  del  i  go. 
(imbolo  il  Bonafonc ,  per  (erujr  l'erudito  Bocchio. 

Entro  vn  nicchio  vna  Venere  nuda  in  faccia ,  che  sfìancheggiando  con  Ic-» 
mani  all'ali  d'Amore,  th'a  lei  volto  di  profilo  le  Ili  di  fianco  j  moftra  volerlo 
prendere  > Scalzarlo,  onc.5. e  trez.  onc.s.  e  mez, 

Vn  baflo  rilicuo  d' vn  Satiro ,  che  vota  vn'  otre  ad  vn'  altro ,  che  fedendo  ir» 
ifchiena  porge  vn  corno  per  riempirlO;&  altri  Satiri,e  Ninfe.onc.é.onc.j.e  mez. 

Vn'altro  d  vn  Vecchio,  e  d'vn  giouanc  nudo,che  con  faceilc  in  vna  mano,  coli' 
altra  folicntano  vna  paniera  entroui  vn  putto  nudo  rannicchiato,  onc.  6.  onc.5. 
per  trautrf. 

Vn'Adamo,&  Eua  ,chefugonodaI  Paradifo,  e  vn  tronco  d'albero,  onc.  5. 
onc. 4.  e  mez.  perdirir. 

Vn'altro ,  e  he  moftra  vno  fpecchio  ad  £ua ,  tenendo  ferpi  auiticchiati  nell'al- 
tra mano  ;  colla  foiira  Marca. 

Euridice,  &  Oitecfua  inuci  zione, onc.5.e  me7.onc.4.gagI.  perdirir. 

Vna  Madonna  fulie  nubi ,  col  Putcmo  in  piidi.di  Rafaelle  ;  e  tré  mezzi  Ange- 
letti  fcherzanti  fctiOjefràk  nubi,  onc  5.  e  mez.  onc.  4.  e  mez.  perdirir. 

Vna  Madonna  a  federe  per  metà ,  che  premendo  con  la  mano  la  cinna  al  Si- 
gnorino,e  he  le  porsje  la  bocca,  guarda  a  noi  altri  Spettatori,  onc.5.  e  mez-fcarf. 
onc.4.  karf.  perdirir. 

Vn'huomonudo  abbracciato  per  di  dietro  ad  vn'altro  ;  Tua  inuenzionc.  onc. 
5.  e  mez.  ft a' r. onc.4.  fcarf.  per  dinr. 

La  fcnimiiuna ,  che  flefa  dorme  ,  con  ambe  le  braccia  fopra  incapo ,  che«  la 
ftatua  in  cella  al  cortile  di  Bcluedere.ooc.  5.gagl.onc.  ^.emez.  gagl.per  tra- 
uer.  e  che  fi  vede  intagliata  da  vn'aliro  con  la  marca  P. 

Il  ballo  de'iioue  puttmi  nudi ,  che  tencntifi  per  le  mani ,  fanno  la  catena  ;  con 
la  fua  folita  marca. onc. 5. gagl. onc.  j. e  mez.  nntagliati  dal  Barlacca. 

Vn'akra  Lucrezia  che  C\  s'ccide,  pochiffimodiuerfa  dalla  gii  mentouata  dal 
Vafari  :  Ita  più  picciola ,  con  altre  lettere  greche  ,  ma  diuerfe ,  e  tramutata  in_. 
vna  DidonejCoH'ag^iontopreflo  di  vna  tìamma.onc.^.onc.  4.  per  diritto. 

Vna  Venere  a  federe  «che  nuda  Ci  afciuga  vn  piedei  &  Amore,  che  pofìofi  ma 
mano  ne'capclli ,  moftra  voler  partircene.  5.onc.4.(carf.  per  diritto, 

Vn  ritratto,  dicono,  di  Rafaelle  nel  mantello,  a  federe  in  terra  penfierofo 
per  fare  vn  quadro  scaricaturà  di  M.  A.  onc.4.  e  n^ez>  onc.^.e  mez.  perdirir. 

Vn  Satiro  a  (edere,  ihe  con  la  deftra  foibe  ne  vn  vaio.  Si.  vn  putto  in  piedi 
con  vn  grappolo  d'  vua  ne  Ila  delira,  mettendogli  la  finilira  nella  bocca,  (otto 
vn'arborc,e  in  piefe,conla  folita  fuamarca. onc.4. onc.j. gagl.  per  dirit. 

Vna  femmina  co;i  la  delira  (otto  il  mento, la  finilira  appoggiata  ad  vn  piede- 
flallo,  con  vn  rotolo  m  mano  .entro  vnnrcthio.  onc.4.  onc.2.e  mez.  per  dirir. 

Vn'altra  della  (telfa  grandezza  in  vnfimil  nicchio,  veltira  fimiImentefuU'aa- 

ticoi  nella  fiaiUu  rn  vccclloj  verfo  il  quale  geHide  con  la  delira. 

■--  -  -  Vn 


72  P  A  7iT  E     S  E  C  O  n  D  A 

Vii  pallore  in  piedi,  che  con  vna  fcopa  mena  vn  colpo  ad  vn'  ignudOjche  vol- 
to di  fianco  a  federe,  fi  pone  la  certa  fri  le  mani.  onc.  3 .  e  tré  quarci  fcarf.  onc.j. 
fcarf.  per  diric.  con  la  marca. 

Vn  vecchio*  federe,  &vtia  donna  abbracciata  ad  vn  puttino  jpenfiero  pa- 
re di  Michelangelo ,  cauaco  da  vna  lunecca  di  vaa  volta,  onc.  4.  fcarf.  onc.  2.  c« 
mez.gagl,  per  trau. 

Huomo  nudo  a  federe,  e  donna  nuda  in  piedi  fomentano  vn  globo  da  vna  par- 
te ;  in  mezzo  vn'aicro  nudojpoggiata  /a  deltra  s'vn  piedeltallo, porta  addoflo  vti 
faflo  ,'e  vno  dietro  Ini  fona  due  trombe.  Dall'altra  parte  vn  vecchio  ben  vcftito 
ciò  mirando ,  difcorre  con  vn  nudo,  che  tiene  in  mano  vn'  afta  con  vna  cartella 
in  cima.onc.4.  farf.onc.2.e  mez.gagl.  per  trau. con  la fua  marca. 

Vna  femmina  a  federe,  veftita  flili'antico  ;  fotto  vn  pie  la  Luiia,vn  libro  fotto 
la  delira ,  nella  fìniftra  cerco  Ilrumento  pertugiato  ,  con  la  marca,  onc.4.  fcarf. 
onc.2.  e  mez.per  dint. 

Della  fìefla  mifura  duo'  Impcradori  co!  Mondo ,  e  Io  Scettro .  Vno  in  profi- 
lo quafi,  l'alerò  in  faccia  a  federe,  in  amoiduo' la  folica  marca. 

Della  flelVa  mifiua  Dauidd;  in  piedi  audo ,  eh;  ghermide  con  ambe  le  mani 
lateftadiOlofeniOjvn  braccio  terribile,  quale  gì;  vien  dietro  a  dirittura  del- 
le gambe  ,conduo'mezri  padiglioni,  &  vn'arbore,  conia  (olita marca. 

Della  ftefia  mifura  vn  Satiro ,  che  foltenta  fotto  la  gola  vna  Ninfa  nuda  a  fe- 
dere ;  e  con  banone  in  mano  fi  ripara  da  vn  colpo ,  che  gli  mena  vn'  altro  Satiro 
in  vn  bofco ,  con  la  folita  marca. 

Vn  Ercole  giouanc  ,  con  la  delira  fulla  c'aua ,  l' altra  mano  fotto  ìa  pelle  del 
Leone, e  in  piedi  fra  due  pilaftrate,  e  vedutadi  paefe  lontano,  col  nome  di  Ra- 
nelle entro  vno  dique'piialhi.  onc.j.  e  mez.  onc.  z.emez.  perd-rit. 

Della  ftcfla  mifura  vna  femmina  coperta  la  meta  da  vn  manto,  a  federe  fopra 
vn  Leone  ,  &  vn  Drago  :  tiene  con  la  finillra  vna  cola  rotonda ,  come  vno  fpcc- 
chio  ,  entro  di  cui  ella  fi  mira.  ^ 

Duo'jcome  Filofofi,  con  libri  in  mano,  fotto  vn'arco.  onc.j.e  mez.onc.2. 
e  mez.  perdint. 

Dell'ifleiTa  grandezza  vn  gioaanotto  graffo,  che  difcorre  in  piedi  con  vn  vec- 
chio appoggiato  ad  vn  ballone  ,  ignudo  >  con  pochi  panni  attorno ,  per  dirit. 
con  la  folita  marca. 

Dell'iflefla  mifura  vn  mezzo  nudo,  cheverfa  acqua  entro  vna  concolina,  e 
donna  mezza  nuda  in  piedi  bagua  vna  fpugna ,  che  hi  nella  finillra ,  alzandone 
vn'altra  nella  delira. 

Dell'iftcffa  grandezza  vna  Santa  Caterina ,  ben  veftita ,  poggiante  con  ambe 
le  mani  fulla  metà  della  ruota,  e  vnapalmetra  in  mano,  con  la  lolita  marca;  pri- 
me cofe  intagliate  in  Bologna ,  fui  difegno  del  Francia. 

Deirifteffamifura,d;iri(lsiroFraicia,  e  dello  ftciTo  tempo  tagliata  vna  S. 
Marta  ,con  la  deltra  fopra  v'nDrago  »e  n:lla  lìniilra  la  palma ,  in  paefe,  con  la 
(olita  marca. 

"  Vna 


STAMPE  DI  MAtCA^roWO,         -ji 

Vna  femmina  a  federe  di  profilo,  co'grocchi  baffi,  e  penfofa  ;  le  mani,  e  i  pié«' 
di  fotco  i panni,  veftita  full'antico.  onc,  3.  e mcz. gagl.  onc.  a. e m. z.  per  dirit. 

Vna  femmina  vcftita  full'ancico  ,che  difperata  C\  fchianta  le  chiome,  onc.j.e 
mez.  onc.  2.  per  dirit. 

Vn  S.Gio.  Bacciita  in  piedi,  nella  finiftra  vna  Croce  longa  di  canna  ,  alzando 
la  deftra ,  prefib  vn'arbore.  onc.  3.  e  mez.  onc.a.  piccura  del  Francia,  pnme  cofe, 
onc.j.  e  mez.  onc.2.  psr  dirit. 

Vna  Leda  nuda ,  a  federe ,  col  Cigno  in  grembo,  onc.  5.  gagl.  onc.  2.  e  mcz, 
perdirit. 

Vn  S.Chrifloforo  mezzo  nell'acque ,  volto-in  ifchiena  >  col  Signorino  fulla^ 
ipalla.  onc.j . gagl.  onci.  gagl.  per  dirit. 

Vno ,  pare  Filofofo ,  fedente  ad  vaa  fineflra ,  leggente  vn  libro,  onc.  3.  fcarf. 
onc.2.  fcarf.  per  dirit. 

Della  Ikfla  mifiira  vna  femmina  nuda  fedente  ,  con  vna  mano  a!  mento. 

Vn  Fiume  corcato  nudo  in  terra  ,  in  vna  mano  vn  timone ,  nell'altra  vn'erbà 
paluflre.  onc. a.  e  mez.  gagl. onc.a.  fcarf. per trau. 

Vn  Vecchio ,  che  ftefo  dorme  fii  canucchie ,  &  vn  Paftore  nudo  diritto ,  che 
ccnna  al  Sole,  che  fpande  gran  raggi,  e  tiene  vn'ancora.  onc.;.  e  mcz.  gagl. onc. 
2.  fcarf.  per  diritto. 

Della  fiefla  mifura  vna  femmina  nuda  in  piedi,  con  vn  panno  che  le  ricinge  le 
cofcie,  appoggiata  ad  vna  bizzarra  colonna,  e  fi  tiene  ad  vii  certo  ordigno. 

Della  ftefla  proporzione  vna  donna  nuda ,  volta  come  di  fianco ,  con  vn  velo 
fuolazzante,  che  tiene  con  ambe  le  mani,&  vn'huomo  nudo  volto  in  faccia,  che 
prender  con  la  (ìniftra  il  detto  velo ,  ponendole  la  delira  in  feno. 

Della  ftefla  vn  Pallore  fotto  arbore ,  &  vn'altrocon  vna  mano  in  vn  mapa- 
mondo  ,  &  vna  fquadra ,  con  la  marca  AP.  MA. 

Della  ttefla  mjiura  vna  donna  ftefa  mezza  nuda  in  terra,  di  dietro  vna  fabbri- 
ca antica,  &  vn  paitore  veftito,  chino,  con  vn  baftone  in  mano ,  che  le  difcorrCé 

Della  Iteda  vna  Kmminina  in  vna  niuiola,  ó  raggio  che  fiafi  j  foftienfi  tonU 
ritta  la  verte ,  che  s'alza  dalla  parte  dauanti  ;  nella  (ìniftra  vno  fccttro. 

Della  ftefla  forma  vna  femminina  mezza  nuda  (i'i  fotto  il  braccio:  foflenta 
conia  finiftra  VII  rotolo,  con  la  deitra  vna  mezza  Luna,  inmczzoaduo' nuii, 
vnode'qualifuonailciuffiloin  piedi, l'altro  a  federe  alza  la  mano,  inuolto  nel 
manto  che  fuolazza ,  :n  vna ,  come  grotta ,  con  la  marci. 

Vn'  altra  poco  più  alta  C3rt3,oue  quella  ftefla  femmina.che  fedente  in  vn  bo- 
fco,con  ladtftrafoltienc,  come  vnanauicella  da  incerilo  ,  e  pone  la  finiftra  fui 
collo  ad  vno  ginocchioni,  con  vnnudo  fte(okauanti,con  la  marca. 

In  vn'altra  poco  differente ,  vn  pador  vecchio  in  piedi,  che  appoggiato  a!  ba- 
ftone,  difcorre  con  vn  giouane  ginocchioni  in  vn  bofco ,  che  moltra  afcoltarlo, 
con  la  foa  folira  marca. 

Vn  vecchio,  che  tiene  in  vna  mano  duo'  bafioni ,  &  vn^  donna  gli  pone  vnaj 
mano  full»  (palla ,  di  fimik  mifwra. 

:&  Della 


74  P  A  TtT  E     SECONDA 

Della  flefifa  mifara  il  Tempo can  l'ali  »  che  guardava  pulcino  in  terrà,  chc^ 
chino  a  lai  riuo':o  prende  vn  vaio. 

Della  (kffa  vn  S.  Giobbe  in  piedi,  in  mezzo  dno'cani,  ò  S.Doiiino  che  naHiCol 
pièfiiiiflro  s'vna  bafe  ,  e  non  so  quali  ordigni  in  mano,  con  lafolita  marca. 

Della  fteffa  vn  S.  Sebaftiano  legaco  con  le  mani  fopra  la  terta ,  inuenzione  del 
Francia, conia  folita marca. 

Il  S.  Rocco  compagno,  cauato  fimilmenrc  da  vn  difegno  del  Francia. 

E  fimilraente della  ftcìlamifura,  e  dell' ifteffo Francia  nell'  inuenzione,  vnS. 
Gio.Batn'fta  a  federe  preflb  molti  arbori,  che  guardandogli  fpectacon,  alza  il 
dico  della  finiftra ,  &  inragliato  con  molte  altre  delle  fopradetce,  prima  di  partir 
di  Bologna  ;  che  però  prima  d'intagliar  le  cofe  di  Rafaelle,  non  ebbe  quel  bifo- 
gno,  che  fupponeil  Vafari.di  paflarein  Roma  ,  e  dar  fi  tutto  al  difegno  :  perche  Te 
prim"  anche  di  giongere  a  quel!'  Alma  Città ,  portatofi  rli  prmia  molto  a  Vens- 
zia  ,colàfepperintagliare  li  ?<S. pezzi  della  Paffionedi  Alberto  Duro,  tanto  pili 
g!ufti,e  corretti  de gh  originali,  come  fi  vede  ;  anzi  fé  ben  predo  ,  e  fenza  cor- 
rer tempo  dal  Tuo  arriuo  a  quella  Corte ,  e  da  quella  prima  operazione  della  Lu- 
crezia Romana,  che  ragliata  fubito  fé  prefencare  a  Rafatlle,che  marauigliato- 
fene,  e  molto  rallegrandofencgli  die  ben  tofio  altri  (uoi  difegni  da  eCeguire  con 
quel  fuosìmarauigliofo  bollino,  aueadunquc  imparato  a  baitanzadidifegna- 
re  a  Bologna,  e  fotto  il  Francia  Maeflro,  ne  tenta  bifogno  di  quel  fiippoilono- 
uiziaro.Ma  finiamo  per  grazia  il  contendere,  e  lafciando  le  g.à  tocche  del  Fran- 
cia, dal  fudetto  Marc'Aiitonio  tagliate  non  Colo,  ma  qualcuna  dal  medefimo 
Agoflino  Carracci  talora  pubblicata,come  fotto  diradi ,  pa(Tiamo  a 

GIVLIO  BONAS(.*Nl,  chefeguendolo  iìileanch'eglidel  Tuo  paefano,  tane* 
altre  ne  diede  in  liice,ch'ioquìpcnfocflerbene  ilregidrare.gidche  Giorgio  le 
accenò  fclo  col  dire  :  molte  da  Giulio  Bonafone  Btlognefe  cfìerf.ate  intagliate ,  con  al' 
cane  altre  di  B^afatllt  ■.  di  Giulio  R^omano  ,  del  Tarmigiam,  e  di t.mti  altri  maejìri ,  di 
quanti  ha  potuto  b-tuer  difegni  :  non  perche  vgual  veramente  al  Raimondi  eglifia, 
anzi  ad  vn  ?vlartui  Rota  ,  ad  vn' Agoflin  Veneziano,  e  fimili  tanto  valenti ,  per 
parlare  con  ogni  lombarda  fincerità  ;  piì  toP.o  molte  volte ,  madìme  fui  princi- 
pio, moRrandofi  debole ,  particolarmente  nel  paefaggio  ,  e  nella  f-afca,  cliC  non 
fi  può  veder  peggio  fiappata  ;  ma  per  la  cognizione  di  tutte  le  più  belle  maniere, 
di  tutte  le  cofe  buone ,  anzi  migliori  de'  migliori  Maallri ,  per  l'vniuerfale  erudi- 
zione ,  per  le  tante  inuenzioni,chefeco  portano  cfl'e  le  flampe  ;  a  quale  obiet- 
to forfè  ,  furono  elleno  tanto  ricercate  fcmpre,  e  bramate,  come  fi  caua  anche 
dalle  lettere  d' vn  gran  foggetto,  dico  dello  Itefl'o  Marini ,  che  cosi  le  defidera- 
uà,  e  gradiua  ani h' egli,  quando  in  efle  fcriuendo  al  Ciotti,  che  gii  facefie  vnttj 
[celta  d  alquante  carte  buone,  cioè  di  figure  ,  foggionge:  non  voler  cofe  d\AlbertoDmOi 
ne  di  Luca  d  Olanda ,  r.e  d'^ildegraui, perche  te  ha  intte ,  ma  fé  fi  troua  qualche  cartai 
vecchia  delle  buone  di  Giulio  Bonafone ,  di  Talare'  Antonio,  ò  d' altro  buon  maejiro,  gran- 
de, picciola  &c.  &  altroue  :  ;/  pachetto  di  figure  del  Franco  i  effergli  fiato  carifftmo ,  che 
ferciò  torna  à  pregarlo,  che  tutto  quel,  che  può  hauere  di  effo  Franco ,  del  Bonafone ,  non 

lafci 


STAMPE  DEL  'BO^ASO^E,         75 

lafci  per  danari  &c.Sc3i\  Co,  Fortunato  S.  Vitali  che  :  rft  vn  pò  di  diligetìT^a  di  tra- 
uargli  delle  buone  §ìampe  di  que'  valenti  maeftri ,  come  Ttiarc' Antonio  j 'Martin  B^oteiJt 
Cmlio  Bonafone  &c.  Ione  dunque  cileno  quelle,  che  ho  auuto  force  mi  pallino 
perle  mani,  le  infrafcritte  : 

Vna  carta  in  foglio  affai  grande,  per  trauerfo ,  ou'è  il  Cauallo  di  Troia  intro- 
dotto dentro  in  Cuci,  con  le  lettere,  Bo/.  ioMenfor,  che  vogliono  dire  il  nofiro 
Primaticcio,  detto  comunemente  l'Abbate ,  ma  più  anche  il  Bologna ,  col  mil- 
IcHmo  1545.  Bonafo  Se. 

Vna  battaglia  a  csuallo,  forfè  diCoftantino,  e  vn  difegno  forfè  di  quella^ 
douea  dipingere  Rafaelle,  ma  diuerfa  affatto  dall'  efeguica  poi  da  Giulio  Roma- 
no j  in  gran  foglio  per  trauerfo.  /.  Bonafo  F.  1 5  44. 

In  foglio  mezzano  intero,  per  trauerfo ,  Europa  rapita  daGioue  in  forma  di 
Toro.  R.  V.  Julia  B.F.  TU DXLP^I.  poco  buona. 

In  foglio  quafì  intero  la  copiofai  e  bizzarrifflma  inuenzionedelfamofoS. 
Giorgio  di  Giulio  Romano. 

L' altrctranto  poco  in  certe  cofe  decorofo ,  quanto  copiofo  Prefepe ,  non  so 
fé  di  Giulio,  onc.  14.  onc.8.  emez.per  trauerio:  in  vn  cantone  I.  Bonafon.  F. 

Apollo,  e  Fetonte  in  aria  ,  &  Amore  fopra  vn  carro  tirato  da  duoi  Alicorni, 
quali  moftra  di  facttare  :  buona  carta,  onc.  1  j.  fcarf.  onc.  9.  lu.  Bonafo  I.  Fintar, 
1545.  Tom.  Barlac.  exc. 

La  Madonna  del  Parmigiano  fedente  in  aria,colPuttino  in  piedi  fra  le  ginoc- 
chia, che  ftende  la  mano  ad  vn  libro;  forto  S. Gio.  Batcifia  genufleflb  ..  che  lo 
moftra  a  fpettacori  quelli  guardando;  e  S.  Girolamo  quafi  cucco  nudo,  fìefo  dor- 
mience  in  iftorto,colcappelIo,e  laceftadimorcea  piedi, fotco  F.T.l.y.I.BQ- 
najonis imitando  finfit  & cclauit.  sAf.  Squtbxt.  onc.  1 1.  gagl.  onc.7.  e  mcz. 

Mosè,  che  fa  riempire  i  vali  di  Manna  al  Popolo  Ebreo,  e  fotto  vna  grotta  fi 
colla  vtrga  fcatunr  l'acqua,  che  pire  penfiero  di  Rafaelle  ;  ma  vi  è  F.Varmifea- 
nino.  1.  y  mtor  luito  Bologne  fi  F .  I54<5.  onc.ii.  onc.8.  emez.  gagl.  per  trau.  poco 
buona  caita. 

Quattro  Ninfe  Marine  affìfe  in  mare  alla  menfa  formata  da  vno  fcoglio  ,  con 
duo' vecchi  Tritoni,  tenenti  pefci  in  mano,  non  so  feinuenzionedi  Giulio  Ro- 
mano; buondifegno,e  bel  caglio. onc.  11. onc.8. emez. fcarf.  e  dencro  vn  faf- 
fo ,  parce  dello  fcoglio  :  luUhs  Bonajonius  F. 

Ninfe  in  vna  felua  nude ,  vna  delie  quali  prefa  per  mano  da  vn  foldato  , arma- 
to all'eroica,  vien  coniolata,  mcncre  vno  a  lui  vicino  cienc  a  mano  il  cauallo;  al- 
tre donne  nude.  Amore,  &  vna  menfa  :  nonsò  fé  fatto  per  Aleflandro  Magno,  e 
la  Rofanna;  non  ben  corretto,  taglio  ftentato,  brutti  arbori  :  in  vn  faflo  qui  vi- 
cino: J«/joBon«/o«o/nKf«toi-.  onc.n. onc.7.  pertrauerf. 

Marte,  e  Venere  di  fotto  in  sii  rigorofamente  viffi ,  che  pare  inuenzione  dell' 
Abbate;  e  taglio  dei  Bonafone.onc.i  i.onc.6.  gagl. 

Vn  paefe  con  varii  huomini,  e  donne  nude  in  piedi ,  e  a  federe ,  con  attitudini 
poco  onefte;  ancorché  di  giufte  proporzioni ,  e  belle  mani ,  e  piedi. 

K    a  Vna 


7*5         PARTE     S  E  C  O  Js[  D  A 

'  Vna  Pietd  ,•  cioè  la  flefTa  B.  W  di  Rafaellc  iacac;Iiata  da  M.  A.  in  »nà  erotti» 
con  absn  vedoiiiii ,  in  piedi  >  e  eoa  le  braccia  apci  ce ,  tu  seco  di  piangere  fopra_» 
Chrilèo  morto,  e  didefole  nudo  auanci  ''iill'auel.'o. 

L' erudito,  e  bizzarro  Baccanale  i  ò  baflb  nlieuo  che  fiafì ,  cor,  quella  Nir.fa, 
che  correndo  precorfa  da  duo' Draghi,  fi  biuta  vu  fanciullo  nudo  di  dietro  Icj 
fpalle  ;  &  altre  Ninfe,  e  puctiai  .con  gran  g;u'iezia,ebiioi)  taglio  efpreffa  jea- 
trouiin  vna  colonna  fpezzata:/.  Co»j/bre  F.onc.io.onc.6.  e  mez.  pcrtrautrf. 

Giofetio  dai  dodici  fratelli  venduto  a'i\Iercanti,pen(ìero,crcdo  ,  di  Rafàel- 
k.onc.io.  onc.S.e  del  Bonafoni  parmi  tag!io,tanto  più  the  fuoi  fono 

I  fratel!;,  a'  quali  trou-infi  in  ìocentem.nte  gli  argenti,  credati  rubati,  iie'fac- 
chi,  edendoui. /^4.  ^r.  J«.  cI.Bo'ufon.  F.onc.j.e  mez.  onc.4.  per  tran. 

La  bizzarrilììma  cacciata  di  Adamo,  &  Eua  dal  Paradifo,  penfìero,e  difegno 
di  Maiìro  Amico  Afpircino;  ancorché  alcri,c  li  più  dichino  anzi  dall' illeflo  Ma- 
itre Amicocagliaca.  onc.  IO.  onc.y.e  mez.  per  trau. 

IlmineriofoSatturno>che  voltoin  profilo ,  fotte  di  vn'aibore  ,  tien  fotte  la! 
gota  la  delira,  il  di  cui  bracc:o appoggia  ad  vna  vanga,  follenendo  con  la  fin i- 
ìlrali  falce,  iulla  quale  pofa  ilpièliniìtrOjC  contro  eli  lui  tré  putti  nudi,  che  col 
fulmine,  e  co!  fegolo  lo  minacciano  ;  e  vn"  aquilotto  fopra  vn  rottame  di  fabbri- 
ca rouinaca  ;  a  piedi  vna  bafe,  con  vn  globo  circondato  da  vna  ferpe,che  fi  rode 
la  coda,  e  nella  bafe  ;  lulio  I^or/iano  Inucutoi:  I.  Bouafone  F.  onc.p.  e  ^.  quatti,  onC 
6.  e  3.  quarti  per  dint. 

Diana  in  paefe  con  quantiti  di  cani ,  che  tiene  Jrj  vna  mano ,  nel!*  altra  i!  dat^ 
do,e  vaccine  da  vna  parte;  quando  ella  non  fiafcouie  li  più  voglloiio)di  Vincen- 
zo Caccianemici  Caualier  Bologncfe  >  come  anche  moiira  la  marca  V.C.onc.y, 
e  mez.  fcarf.  onc.  6.  e  mez.  per  trau. 

Vna  Madonna  a  (edere  in  pacfe ,  che  porgendo  ad  vna  Santa  genuflelTa  il  Fi- 
glio, (ì  torce  egli,  come  in  atto  di  volerle  vfcir  dalle  braccia .  Dall  altra  parte  vn 
S.  Vefcouo  con  le  mani  gionte  ciò  mirando,  e  S.  Giofeffojchecenna  co!!' indi- 
ce; penfiero  della  S.  Margherita  in  Bologna  dei  Parniigianino,madiuf;rro  dall' 
efeguico,  onc.p.  onc. 6.  e  mez.  tagliata  poi  molto  meglio  da  vn' altro  ,  perdirir. 
La  Pietà  di  Michelangelo ,  cioè  la  Madonna  fedente  fotto  la  Croce ,  con  Ic^ 
bracci3alzate,&  il  Signore  morto  fra  leqinoccbia,  (ollentato  lateralmente  da 
duoi  Angeli ,  intagliata  del  1 5 46.  IhIìhs  BoìionietifisF.  onc.p.fenza  la  Croce,  onc. 
5. e  mez.  gagl.  per  dirir. 

Sepoltura  data  ai  Nofiro  Redentore,  penfiero  di  Tiziano,  flentatotagliojdel 
I56j.onc.9.onc.5.per  dirit, 

S.  Marco, the  fedendo  volto  in  profilo,  e  foRenendo  con  la  finiflra  vna  tabel- 
la appoggiata  alla  coCciajepreffoquelIail  calamaio,  calando  la  penna  colla_» 
dcitrj,  parche  ftiarammemorandofila  Paflion  del  Signore,  mentre  il  Leone  a 
p  edi  inofira  vn  tal  qual  atto  di  quietezza ,  per  non  diìtornarlo ,  dipinco  di  Tiri- 
no del  Faga.  In.  Bonaloìi.onc.  9.  icarf.  onc.5.e  mez.  per  trau. 

La  Midonna  vulgata  del  Parmigiano ,  della  quale  canee  copia  C  f  edoQO ,  che 


STAMPE   DEL   'SOtQASOJ^E.         77 

in  pàefe a  federe  tiene  il  Signorino,  ciie  s'  aterina  d'  elTer  baciato  da  S.Giouari- 
nino:S.  Mana Maddalena, e  S.G!ofctTo  a  principio, aiczza  figura,  fuppoflo  il 
refiduo fuori,  e  fotco  del  quadro:  e  in  vno  de' libri  che  ciene:  I.Bonafon.F.  e  iii 
va  fallo  in  fine  1 5  4 j.  once,  e  mez.  onz.  6.  fcarf.  per  diric. 

L'altra  Pietà  di  marmo  di  Michelangelo  nella  Cappella  de' Signori  Canonici 
di  i).  Pietro  di  R-oma.  onc.8.  e  mcz.  onc.5.  e  mez.  per  dirir.  de!  1 5  47. 

Pomona,  ò  Ninfa  che  fiafi  .  che  tenendo  vn  Cornucopia  pieno  di  frutta ,  va 
altro  le  ne  vien  molhaco  dal  Dio  Pane  prello  vn'aibore ,  da  cui  pendono  il  tiir- 
caflb,  !'  ccanetto,  &  altri  Itrir.nenci  ;  e  vn  fanciullo  dall'  altra  parte  preCfo  vn_i 
gran  DioTcrininc.  /.  Z?o«i?/o«.F.  onc.8.  e  mez. onc.  7.  p:r  d.'iic. 

Sarurno.cherodeilfnnoin  aiia,coiilf  paiole  forto  la  falce:  In  p:duercnL» 
rcueìtens:  fottom  terra,  eindillanza  vna  vi  Ila,  a  cui  s'incammina  vn'huomo,iSc 
Vna  barchetta  inacqua:  Bonafone Inuentore.  onc.8. e  mez. oncj. fcarf.  perdirir. 

Vn'Allonta  veiiica  coinè  da  Monaca,  filila  Luna  fra  le  nubi,  con  duoi  Angeli 
con  fdci  accefc  ,  &  altri  fotte  di  lei  :  in  piano  li  dodici  Apoltoli  attorno  all'  aud- 
io :  poco  buon  taglio  ,  con  la  marca  B.  onc.  8.  o;ic.5.  e  mez. 

Sembra  pure  fuo  taglio  ^'na  Madonna, che  pare  del  Parmigiano,  col  PuttinOj 
che  fi  fuincola  Tulle  di  lei  ginocchia  ,  per  j^iongerea  baciare  S.  Giouannino  in 
piedi  ;  di  dietro  S.  Gi^.  F-uangelifta  col  calice  er.rroai  il  ferpc;  dall'altra  parte  S. 
Maria  Maddalena,  &  altre  due  lantc.  onc.8.  fcarf.  onc;.  e  mez.  pcrdiiir. 

Jl  penfiero  del  S.  Rocco  del  PariiTi^iano  in  Bologna,  ma  diucrfo  dall'  efegu:- 
to;cattini edifici!,  arboreti,  e  canne  &c.  onc.S.  fcarf.  onc.  4.  e  3.  quarr.pec 
dlrit.  7.  B.  F. 

Marfìa  legato  colla  te fta air  ingiiì  ad  vntroco,  prefenti  vari^  Ninfe,  ò  Dei- 
tà che  fienfirpare  tolto  da  vn  t>a(1o  rilieuo.  /.B3«.7«.0!ic.8.  fcarf.  onc.4.emcr.. 

La  Santa  Cecilia  famrfa  di  Rafaelle  in  Bologna,  ma  diuerfa  in  moltecoi?^ 
dall'altra  tagliata  da  M.  A.  e  conforme  in  tutto  alla  dipana:  perche  doue  irj 
quella  di  M.  A.  vedonfi  le  maniche  della  Santa  fìrette  affatto ,  eradettaiele  aJ!e 
braccia ,-  nella  dipinta  fono  ampliate  di  pieghe  ,& arricchite  di  velami ,  eh.-  \?ut 
danno  maggior  grandezza,  e  nobilrà:  doue  inqueldifegnoauea  Raf  ielle  polli 
pochi  frumenti  in  terra;  nella  dipinta  tanta  quantità  fece  aggiongeruene  a  tiio. 
da  Vdine  a  di  lei  piedi,  per  ben'  efprimerne  il  proietto ,  e  lo  fprezzo  preflo  alle.* 
melodie  Celefti,  alle  quali  Ita  intenta;  one  in  quc^i  difegno  che  intagliò  M.A. 
faceua,  che  la  Maddalena  volta  di  profilo  guardale  anch' efia  a  que"  Paraninfi 
canori;  nella  dipinra.  e  dal  Bonafone  intagl  ata,  facendola  variar  azione,  e  per- 
ciò guardare  più  torto  gli  fpettatori,  Iepofea:iche  arditezza  viuace  nel  volto, 
raccogl'eudole  in  oltre, e  piuetuditamence  raijetrandoie  que' capelli,  che  in 
queldifcgnodirciolci,egiù  perle  fpalle  cadenti  men  nobile  ,per  non  dir  popo- 
lare troppo,  ce  la  figurauano,  arricchendola  in  oltre  di  peregrini  vefìiri  :ouc  in 
quella  di  Marco  Antonio  S.  Paolo  poggia  fui  pome  della  fpada  la  déura,uiqnc- 
fla  iiollra,  e  del  Bonafone ,  fd  che  quella  pollali  alla  barba ,ftia  nel  douuto  a  lui 
ateo  di  profondo  penfictOi  e  medicazione,  e  fimili. 

S.Pao- 


78 


P  A  7tT  E     SECONDA 


S. Paolo  predicante,intagliato  del  1 545.0  cauato  da  vn  difegno  di  Pierino  del 
Vaga ,  in  forma  ouaca ,  per  diritto,  onc.7.  e  mez.  g3gl.onc.5.  e  mez.  gag!. 

il  compagno  >  quando  geltilTe  col  ferpente ,  che  fé  gl'auenta. 

E  l'altro  delio  Ikflo  Maeftro  pure,  mifura,  e  forma  quadrata  da  lati,  e  cir- 
colare nell'ertremità  :  S.  Gio.  volto  iuifchiena  »  e  coniai  S. Pietro, che  fana  lo 
florpio  alla  Porta  Aurea ,  nella  cornice  della  quale  è  fcricco  :  Virino  del  yaga  In- 
ucntor.  lulioGrc 

Vn  Prefepe ,  e  partorì ,  fembra  del  Parmigiano,  onc.  7.  e  mez.  onc.  6.  e  mez. 
e  rimagliato  poi  da  Antonio  Salamanca. 

Par  dello  fteflo  vna  Madonna  fedente  ,  tenente  vn  libro  diritto  fu!  ginocchio» 
e  fra  effe  per  la  mano  il  Signorino  in  piedi,  con  la  camicia  ,  col  pie  fopravna.» 
predella ,  e  di  dietro  vna  colonna,  oncy.  e  mez,  onc.4.  e  mez.  per  dirit. 

Qi^attropezzi compagni ,  diftinti  con  quattro  dadi  da  giocare,  ne! primo 
del  quale  è  vn  punto  folo,  nel  fecondo  duoi ,  nel  terzo  tré,  e  nel  quarto  quattro, 
con  quattro  verfi  fotto  per  ciafcuno  ,  contenendo  il  primo  Febo,  che  vccide  il 
Pitone  :  recide  Febo  il  gran  Vittori  [erpente  &-c. 

Sileno  a  cauallo  del  rauco  afinello.tenentefi  a  duoi  huomini  nudi,  e  vn  Satiri- 
no  dietro  portante  vn  vafo ,  mentre  da  lungi  caduto  il  medefimo,  vien  folleuato 
per  i  capelli  :  par  cauato  da  vn  baffo  r)lieL]o.onc.7.onc.4.e  vn  quarto.  l.Bonafo  F, 

Duoi  ouati  per  diritto  :  in  vno  Mercurio  in  profi!o,col  caduceo  in  vna  manOj 
nell'altra  vn  organetto  :  dall'  opporta  parte  Pallade  ,  che  colla  dsftra  foftien'  vn 
dardo,  e  lotto  i  piedi  vno  feudo  ;  inuenzione  dell'Abbate,  quando  non  fia  del 
Parmigiano  :  Nell'altro  Circe  vedita  all'  antica ,  che  da  il  bere  a  Nauiganti. 

Venere  g;ù  del  letto  ,  a  cui  le  tre  Grazie  acconciano  la  teda  ;  difegno  corret- 
to, e  bel  taglio. onc. 6.  e  j.quar.  onc.5.perd!rir. 

La  B,  V.  in  profilo  fedente,  col  Signorino  fedentele  fulle  ginocchia  >  e  a  lei 
guardante,  prefa  la  mano  di  S.Caterina  in  profilo  auanti  a  lui  gcniifl;(fa,  tenen- 
do l'altra  mano  {ulla  ruota;  in  vn  canto  S.Giofffb  per  meta  .conciera  di  S.  Pao- 
lo, e  fotto  :  Frane.  Parm.  inu.  e  nella  poggia  della  Icdia  della  B.  V.  1. Bona/o  F.  onc. 
6. e  mez.onc.5.fcarf.  per  dirit. 

La  Madonna  a  federe  in  profilo ,  fui  gurto  antico ,  che  tiene  a  feder  fui  ginoc- 
chio il  Signorino,  che  nudo  volto  in  profilo  controdi  ella,  con  ambe  k  mani  le 
prendcjcdringelacinna:  S.Giouannino  dalf  altra  parte  in  piedi,  con  vna  ma- 
no porge  vna  rondinella  al  Signore  ,  coll'altra  tien  pendenti  duo'grappoli  d'vua; 
dietro  S.GiofefTopreiTo  vn' edificio  rotto,  con  due  mezze  colonne,  fràlebafì 
delle  quali  I.Bonafoni.  In.F,  fua  inuenzione. onc.5. onc.4.  e  mez.  per  ''•rif* 

L'altra  Madonna  che  tiene  il  Bambino  ,  che  abbraccia  ,e  bacia  S.  Giouanni- 
no  :  S.Giofeffo  a  federe  fui  ballo  dell'afinelio  ,  che  con  la  mano  fotto  la  guancia 
lo  fti  rimirando  :  duoi  Angeletti  dietro  a  mani  gionte  nel  mezzo,  e  fopra  vn'An- 
gelo  in  Cielo ,  che  tiene  nella  finillra  vn  ramo  di  vliuo ,  e  colla  de  iìra  fparge  fio- 
ri :  all'acqua  forte  pare  ,  ritoccata  a  Bollino.  I.Bonafonelnuent. 

Suo  iCredefi ,  vn  nudo ,  con  ya  lanternone  in  mano ,  dietro  il  quale  vn  bric- 
co, 


STAMPE   DEL   'SO^ASO^E.         79 

co  »  cke  lo  fiegue  in  paefe.  onc.5.  fcarf.  onc.4.  per  dirit. 

Il  Vafo  di  Pandora  fcoperto  da  vn  vecchio  erudicamentc  vefìito  ,  che  a?!"cf5- 
gie  rafl'embra  il  Bocchio  ,  vfcendoae  fuori  la  Speranza  ,  che  ne  richiama  dentro 
le  fuggicene  Virtù;  enei  vafo:  luhoBonafone  F.  pare  facto  per  vno  de'fimboii 
di  quell' Autore ,  ancorché  piùgrande,cioèonc,  5.6  mez. fcarf.  onc.  3. e  mez. 
Si  come  fuo  crede  va' alerò  pezzo  più  Ihetto ,  e  forfè  auanzo  ò  rifiuto  de'Simboli 
/udetti  >  ancorché  oggi  forco  vn'alcra  marca  1  entroui  le  noue  Mufe,  e  Pal'adc  in 
mezzo  loro  ,  con  le  forfici  però  in  mano. 

Vn  tondo  d'oncie  cinque  di  diamecro,  oue  Venere  fiaf'iugavn  piede  >  Se 
Amore. 

Li  fei  pezzi  compagni ,  ne'  quali  incerucngono  fempre  huomo  .  e  donna  nudi, 
e  ben  fpeflo  Amore  ,  in  arci  poco  decenci ,  e  perciò  decci  \i  Lafciuie  del  Bonafo- 
ne  ;  cffendofi  anche  aiidsmelticato  ra'uolca  porui  focco  verfi  ftorrecci.  onc.  5. 
gagl.  onc.;.  e  mez.  gagl.  per  diric.  focco /«.  B.  iHiientor. 

Della  ftcflamifiira  ,  e  formavn  Fiume  nell'acqua, e  duo'peilegrini  lontani  ;in 
Cielo  vna,  par  Veneree  duoi  Amorini,  the  caggionoj  pare  umilmente  vn'auaii- 
20,  ò  prona  de'fimboli  del  Bocchio,  con  la  Marca  IV.  B.  e  ere  verfi  fotco. 
Correte  .Amanti,  rò  che  jlmore  auampa  c^c. 

Della  fleffa  proporzione  ancora  Venere,  e  Marte  in  lecco  fcopcrti  dal  Sole, 
che  fopra  palkg^ia  fu!  carro  le  nubi  :  con  verfi  : 

Th  mai  fcoperto  al  vecchio  mio  Vulcano  ,  &c. 

Della  fielTa  la  Pittura,  che  nuda  a  fedcrt  al  trepicdi,  pingf,  con  vn  genio  pref- 
fodilcii  e  a  canco  Apollo  nudo  ,che  le  accenna  che  a^oiufti  :  foctoui  : 
fraglia  far  quello  braccio  à  modo  mio:  Gre. 

Li  dicinoue  pezzi  delia  Paflìone  del  nolìro  amorofiliìmo  Redentore  ;  lulif 
Bonafouiofus,  di  fuainuenzione,  inftrendouili  i5.Miftcri  delSagririilimo  Ru- 
fario ,  tatti  da  fé  foli ,  e  per  prima. 

II  ritracco  di  M.  Anconio  con  grandifUma  barba ,  e  capigliatura,  vecchiflìmo, 
inouaco.onc.  4.  onc.  3.  e  mez.  col  nome  attorno. 

Ci'  ^moroft  Sdegni,  òr  Celofie  di  Giunone  22.  pezzi  bea  ornati ,  con  verfi  fotco 
di  fua  inuenzione. 

E  lìiialmence  li  150.  pezzi  de' Simboli  de!  noftro erudito  Bocchio  ,  co!  fuori- 
tracco  a  principio,  che  mag^iormence  qualificarono  (per  il  tanto  allora  da  tutti 
bramato , e  gradito  taglio)  qu^l  tanto  per  fé  fieflb  riguardcuol  libro,  onc.3.  e»/ 
mez.  onc.  2.  e  mez.  perciaftuno,  tucci  di  fuainuenzione  ;  fé  non  quanto,  per 
compiacerne  l'Aucore,  s'aiucò  con  fiampe  già  da  altri  pubblicate, come  dal 
Durerò, da!  Parmigiano, di  penfieri  di  Michelangelo,  come  ne'i  duo' Ganime- 
di rapiti;  di  quakhe  difegno  occenuco  dal  decco  Parmigiano,  ma  più  poi  di  Pro- 
fpero  Fontana,  che  amico  di  quei  gran  Letterato,  a  fua  richieftadimoki  fsce 
il  difegno.  Dicono  mcaglialTc  qualche  cofaanch egli  delle fue  tanto copiofe, e 
infinite  inuenzioni  il  nofiro 

ABBATE  Di  S.  MARTINO  ,  O'  PRIMATICCIO,  come  dir  vogliamo, 

maffi- 


8o  PARTE     S  E  C  O  J^  D  A 

maffimc  all'acqua  forte  ;  auendo  egli  veraaience  a  ciò  fare  moftrato  più  talento 
d' ogn'alcro  de"  fuoi  tempi  >  per  la  ghiocta  leggiadria  della  penna  >  nella  quale» 
vguagliaua  il  Parmigianino;  e  per  lo  gran  fondamento  del  difegno,iiel  qiial  poi  di 
gran  longa  lo  fupcraua  ;  mi  non  mi  è  mai  tocco  la  force  di  vederle  >  ò  almeno  di 
ticoaoicerle  p^r  tali  i  non  auendole  concraflegnate  col  proprio  nome  >  ò  coa« 
marca,  che  per  tagliatore  ancora  ce  lo  riueli;  come  fono  forfè  tutte  quelle  Dei- 
tà entro  nicchi  fcparatameutc  fìnte  ,  fotcovna  delle  quali  altro  non  iti  dritto, 
che  quefto  folo  nome  di  PRIMATICCIO  :  Tutte  l'Arti  liberali  con  fotcoui  vn  Bj 
che  forfè  vuol  duv  il  Bologna,  fuofopranorac,  e  fimilijcomebenpoi  molto 
e  molte  n'ho  veduto,  e  tutto  dì  ne  vedo  da  altri  tagliate,  e  che  qui  con  l'altre  vò 
rcgiftrare  ,  per  non  auerne  poi  a  tornare  a  dir  nella  fua  vita  ;  e  già  che  le  vedo  in 
tauro  credito  anch'elle prefloi  Dilettanti, e  ftudioiì;  e  fonoie  infrafcritte: 

E  prima  il  tanto  vtile  a  ProfiJilon  bellillìmo  libro,  titolato  :  Le  trauauxd'l^lif- 
fe  dedie'^à  Tiionfeigneui-  de  Liaiuourt par  Theodor  van  Thulden  165  j.  Ifampatoda 
F.  L.D.Ciartres;  confìftente  in  58.  pezzi , quali  folo ,  e  pili  di  ogn'  altro  ('come 
dell'opre  ftefie  raccótauami  l'Algardi  in  Romajauergli  più  volte  detto  Monficuc 
Pudln)  polTonoinfegnarea  tutti  il  vero,  &  vnicomodo  di  porre  in(ìeme,bea 
diftribuire , e  difporre  iltorie  >  con  nouicà  d'inuenzioni ,  bizzarria  d'incroduzio- 
m ,  intelligenza  rquifìta  di  punto ,  e  di  piani ,  ingrandimento  incredibile  di  luo- 
go,e  di  fiti ,  nobiltà,  grazia ,  ik  eiudizione. 

L'ernditiillmo  bado  rilieuo  del  Sacrifizio,  fottoui:  His  ,iSrtalibui  monumen- 
tìs  olim  ornata  fuitillaM„4titO'i!J  -^biquc  mer/ioratttcoliimna  ex  qua  hx:: ,  qnx  vides 
expreffa funt  ; csteravifumsnift  ab eiujdem  columnA  inccndium  defiderarcntur.  ^nt, 
Lafreriformis  I{om{e  QO  DLXV.  e  nell'altare  del  Sagnfìzio  in  fondo  la  marca 
dell'intagliatore. L.D.  acqua  force,  onc.  1 5 .  fcarf.  onc.8.  e  mez.  fcarf.  per  trau. 

Gioue  con  tutte  1  altre  Diici,  viftc  rigoro.'amente  di  focto  in  su,  guardando 
iIdectoGioue,cheha  fopradifcrOrla.onc.14.  &onc.  8.  pcrc.-au. 

LaTeflìcrice  nel  telaio,  the  re(Te,  &  vna  in  piedi  par  che  f^prema  le  cinnefu! 
drappo  ;  &  altre  che  unno  diuerli  vfii  ii  al  numero  in  tutto  di  ledici ,  fui  gullo 
affatto  de!  Parmigiano,  &  anche  più  graziofe.  oiic.i4.0!)c.6.  per  trau.  nel  telaio, 
^ .  Fontana  Bleo.  Sol,  Inuentor. 

La  tanto  dal  Lomazzo  celebrata,  e  prepofla  in  efempi'o  a  tutti  fucina  di  Vul- 
cano, di  sì  ben  rifentiti  j  e  ben  moujucifi  nudi  Ciclopi  fabbricanti  dardi,  e  tati» 
to  ben  fatti,  e  ben  fcherzanti  Amoretti  caricantine  li  turcaiiì  copiofa  j  fottoui 
invn2ix\^ii.U.  tQutanaBleo.BA.L  eia  vn  angolo  GF.  onc.  11.  e  mez.  onc.  io, 
per  trau.  bollino. 

il giouanefpogliato nudo, portato fulle  braccia  daduoi,  con huomini die- 
tro addolorati,  &  altri  Ve  Ititi  full'antico  ;  e  trombettieri,  òpjfariauanti,  che  ca- 
lati io  più baflo  piano ,  l'antecedono ,  fonando  preflb ,  e  dietro  a  maeftofa fab- 
brica bugnata ,  m  i&battimento  :  fotco  ji.  Fontana  Blco  Boi,  m  mezzo ,  e  da  vil* 
canto  quella  marca  CR. 

Il  unto  di  fico,  t  di  difpoflzioac  bizzarro  conuicto  d'huoaiinf,  e  donne  feden» 

ti 


STAMPE  DEL  PTtlMATlCClO .  Si 

ti  in  tcrri  alle  loro  proprie  feparace  tauoline,  con  feruenti  che  portano  le  viuati^ 
de  ,  falendo  ordinacamente  da  vna  fuppofta,  non  veduta  fcala  ;  fottiliflìmo  bol- 
lino, onc.  II.  €  mez.  onc.  8.  per  trau.jnvn  gradino  del  piano.  »/<.fo«f(i»(i.fi/f^. 
Boi.  e  in  vna  carcelletta  da  vn  lato  Domenico  Fiorentino, 

Donna  velica  all'anrica  »  che  dorme  Uefa  fopra  vn  carro  *  fenza  nome ,  ò  al-' 
tro , mezzo  foglio  per  trau. 

Vn'Aleflandro  Magno  armato  di  corrazza ,  full'antico  »  che  alla  prefenza  del 
Rè  Filippo  fuo  Padre  *  di  foldaci>  ed  altra  gente ,  ftà  in  atto  di  voler  faltar  fui  Bu- 
cefalo >  in  vn  ouato  per  dirit*  onc.  1 1.  fcarC  onc.  7.  in  pie  d'elfo  nello  feudo  Boi, 
L.  D.  all'acqua  forre. 

Li  quattro  sfondati,  òfotto  in  sii  in  forma  da  Iati  quadrata,  e  neirertremiti 
circolare:  in  vno  tré  Mufe,  nell'altro  Apollo,  e  il  Dio  Semicapro  con  l'organec- 
to  :  nell'altro  tré  Matrone  cantanti  a  coro  ;  e  nell'altro  tré  altre  cantanti  a  libro* 
con  vn  Amorino  fopra  ciafcuno.onc.p.  e  mez.  onc.5.  per  dirit. 

Vn  ouato ,  oue  Danae  Ikfa  in  Ietto,  con  vna  nuuoia  foura  i  piedi ,  &  vna  ves- 
chia ,  ch'empie  vn  vafo  della  pioggia  d  oro,  aiutata  da  vn'Amorino.onc.p.gagl. 
onc.7.  fcarf.  all'acqua  forte. 

Quattro  Termmefle  ben  veftitc  full'antico ,  che  in  teda  foflentano  paniere  di 
frondi ,  e  frutta,  a  vna  bell'acqua  force,  oiic.p.  e  onc.  3.  per  dirit.  fotto:  S,  Martin 
Bolo»,  inuen.  Daman,  excudit. 

Vno  fponfalizio  fatto  coll'anello  alla  prefenza  di»  non  so  fé  Alelfandro.  onc. 
8. e  mez.  onc.7.  per  trac. 

Sileno  fedente  in  mezzo,  foftenuto  da  Pane,  e  Pomona  in  piedi,  col  pie  s'viia 
palla  circondata  da  vn  ferpe  ;  all'acqua  forte,  onc.7.  e  mez.  onc.  7.  e  mez. 

Quattro  ouati  compagni  di  quattro  Deità  per  ciafcuno ,  vifte  di  fotto  in  su  ri- 
gorofamente  ;  in  vno  Ercole ,  Bacco ,  Sileno ,  Se  vn'altra  Deird  ;  nell'  altro  Net- 
tuno ,  Plutone ,  Apollo ,  &  altro  ,•  nell'altro  Venere  nuda  con  duoi  Amorini ,  Se 
altre  nobilmente  vellite  i  nel  quarto  Giunone  convn  puttino  di  dietro,  che_# 
verfa  ricchezze ,  e  (ìmili ,  &  in  quella  F.  T.  jln.  Boi.  In.  G.  MF.  nell  altrt  Fr.  Boi, 
In.  G.  MF.  onc.7.  e  Tiez.  onc.d.  per  trau. 

Aleifandro  Magno  ,  che  difcorre  con  Guerriere  alla  prefenza  di  foldati.  onc 
7.  alto ,  largo  5.  A.Fontan.  Eleo.  Boi.  con  la  marca  GF. 

Pomona  con  fcttoniabbondanti  di  frutta ,  e  ftefa  ;  a  cui  vn  fatiro  genufleffot 
e  volto  in  ifchiena  alza  vn  gamba  ;  &  ella  fi  pone  vn  braccio  «  ò  mano  fulla  ce- 
fìa  ;  à  Fontanablò  Boi.  onc.7.onc.  5 .  per  rrau. 

Vna  femmina  vellica  bizzarramente  fuH'ancicOi  egiacente  con  la  fchiena  in 
su  fopra  vn  mezz'arco ,  ò  volto  che  fìa  «  che  fpira  fiato  »  ò  aria  dalla  bocca  :  ali- 
acqua  forte  .  Bologna  L.D. 

La  fua  compagna,  fimilmente  in  tal  guifa  giacente  fopra  vn  mezz'arcOjò  vol- 
to ,  di  fimil  taglio, e  di  forco  in  su  ,  fembrando  Giunone,  coli' iflefia  marca. 

DelfiftelTo  tagliatore,  e  del  medefìmo  taglio  vn'Europa,  che  cotona  il  TorOi 

con  (rè  Donzelle  veftice  &1  sullo  antico ,  fenza  nome  >ò  alcco. 

^         ^ 


8i         P  A  TtT  B    S  £  C  0  7T  Ù  A 

LimeiitouaciGioiie,  Ner:uno>  Plutone,  Proferpina  ,  Diana,  Apollo,  Vul- 
cano ,  Ercole  .Cerere,  e  fini  ih  altre  Deità ,  figure  tutte  feparate ,  finte  in  piedi 
entro  nicchi,  con  vn  verfo  efametro  fottociarcuna;fenza  nome  dei!  inuentorc» 
fé  non  quanto  fotto  Gioue  a  cauallo dell'Aquila fti  (critto:  "Primaticcio. 

Le  gli  dette  Arti  Liberali ,  rapprefentate  tutte  per  donne ,  in  varie  pofiturt/i 
e  nude  ;  in  vna  delie  quali  vi  è  de!  15  44.  e  fotto  la  Rettorica  vn  B. 

Il  mencouico  infotnma  causilo  ds  Troia  iieil-  carte  del  Bonafone ,  che  ne  fa 
f  intagliatore. 

E  final  niente  li  cinque  puttini  nudi ,  fcherzanti  intorno  a  grappoli  d' vua ,  vno 
de"  quali  a  canal  Io  dVna  Tigre,  ò  Leone  j  &  in  vna  cartella  appoggiata  ad  vna 
rupe  Francon^ri:idis  Bologna  a  Fontaine  Bloi>  all'acquaforte,  onc.  6.  onc.  4.  cj 
mez.  psr  tran.  Nulla  incagliò  di  proprio  pugno ,  ch'io  fappia ,  il  fuo  coetaneo,  e 
conciCtadmo  noltro  il 

TiBALDI;  ne  da  altri  tampoco  intagliate  vennero  l'opre  fue,  poco  vfandoff» 
dique'tempiatnieno,la  graifidein  .Milano,  oue  fi  ridulTe  in  fine  ad  ab.tare,e 
morire  ;  e  meno  anche  a'  dì  noitn  praticandofi  in  Ifpagna ,  ouj  le  (tupende  fue 
operazioniin  tanta  abbonda  iza  colorite ,  non  meno  ronorc  della  ftampa  mcri- 
tauanojdi  che  ottenuto  l'abbino,  e  tutto  di  io  confeguifchino  quelle  del  Pri- 
maticcio, nel  tanto  di  fopra  mentouatoFontanablò  in  Francia  ;  nècurandofì 
per  l'altra  il  noflroBonafone,egli  altri  quelle  poche  di  lui  ragliate  nella  propria 
Patria,  che  già  a  tutti  famig'iari,e  comu.u,  poteuaafi  (  come  continuamente 
fuccedeua  )  liludiare  vniuerlalm,  nte  a  gara  sii  (kflì  originali  ;  che  però  qaalcu* 
na  folo  IO  viddi  talora  di  quelle  d'Ancoiu  pubbicate  ,  come  a  dire  lo  sfondato 
di  mezzodiqnella  fimofa  Loggia  de'  M-rcanti,participatoci  in  gran  toglie  da 
Domenico  Veneziano,  quando  però  ella  più  tolto  non  folle  di 

DOMENICO  TIBaLDL  Fu  quetii  figliuolo  di  Pellegrino,  che  non  folo  ac- 
teff  ali  Architettura  con  fomma  lode,  e  profitto,  ma  intaglio  lufScientemente, 
e  del  quale  perciò  chiaramente  fi  vedono  fatte  a)  bollino  :  Il  tanto  capncciofo, 
e  ricco  difegno della b-lliliÌTia  fonte  di  Bologna,  permotfrare  la  vaitita  della_, 
quale,  finte  in  piccioli/Tìme figure  vnode'Suizzeri  della  guardia  del  Palagio  pub- 
blico fcendcre  da  quella  Icalinata,  allontanandofi  da  fpru^zi  di  quel  licore,  trop- 
po a  fua  Nazione  nemico,  &  vna  donna,  che  n'ha  empiuto  vafi. 

In  vn'  altro  immenfo,  e  due  volte  più  grande  foglio.vna  così  fmifurata,ben'in- 
tefa,  e  meglio  ornata  macchina  di  vnReal  palagio,  che  non  meno  fpauenta, che 
dih  tri,  con  quefte  lettere  entro  vna  cartelletta  fopra ,  nel  mezzo appefa  :  Calajji 
tAl^hìsij  Carpenf.apud  ^4lphonjum  H.Ferrarie  nucem  Architeli  opus.Dominicuf  The' 
baidus  Soiionierifis graphicè  in  Are  elaborautt  anno  1^66. 

In  vn' altro  gran  fo:^lio  reale  intero,  e  per  diritto  onci 5.  e  vnquar.  onci  2.  e 
vnqua-.  la  tauoia  della  Santiffima  Trinità,  che  Orazio  Samacchini  dipinfeall' 
Aitar  nng'^iore della  Chiefadi  quelle  RR.  Monache;  fottoui  m  lettere  inajufco- 
le  :  Gloria  fummis  Trmitati,  vni  -verte  Deitati ,  ed  in  picciole  :  Domi.  Ttbal.'fec.Bmo. 
i  j  70.  e  fuiiih,  elle  non  mi  affatico  in  raccordarmi,  c'memours»  già  che  non 

*.  fon'  • . 


STAMPE  DEL  PASSETtOTTL  tf 

fon'elleno  in  tanto  grido,  che  fé  ne  vada  a  caccia  con  queir  anfieti ,  con  cheJ 
l'altre  fudetce ,  e  quelle  che  direrao  fotco ,  puntualmente  fi  cercano,  e  fi  voglio- 
no. Lo  fteffo  diremo  di  quelle  del 

PASSEROTTI,  nato  per  incagliare  forfepiù  che  ogn' altro, auendoauuto 
vna  penna  così  f  anca  ,  e  f  lice,  e  vn'  mtendimento  così  profondo ,  che  fé  dir  di 
sé  tuctiaque'  tempi,  portando  ifuoidifegni  il  vanto  fopra  tutti  gli  altri,  ed  in- 
fìruendoui  l'iQeflo  Agoflino ,  che  fiì  poi  sì  gran  ugliatore  ;  che  però  di  Tuo  rac- 
cordaremo: 

In  foglio  grande  per  traucrfo  >  ma  ncMi  alta  tutto  il  foglio ,  vna  ftoria  grande," 
e  bencopiofa  di  trenta  figure,  della  Vifitazione  della  B.V.  a  Santa  Elifabetta» 
con  le  parole , che  così  intagliate  diritte,  vennero  ièampace  rouefcie  ;  Francifcus 
Saluiatus  pinxtt.  B.  Vafierottus  imitauit  ',  primo  taglio  dicono*  che  facede  all'acqua 
force ,  e  non  troppo  buono. 

Si  come  fua  credo  (  e  perciò  sbagliato  il  nome,  e  cognome)  ma  Madonna  fe- 
dente m  paefe,  che  ciba  il  Signorino  fedente  anch'  egli ,  &  appoggiato  a  vn'  in- 
Uoglio  di  panni  ;  e  S.  Giofeffo  di  dietro ,  fiaccante  con  vna  mano  cerafe  dall'  ar- 
bore, e  con  l'alerà  porgcndogline  .mentre  l'Afìiiellopafce  il)  didanza,  fotto  le 
parole  in  lettera  Romaia  ;  lofeph  infomnis  ab  Angelo  admonitus  fugiensjttcit  pua^ 
ruTn,&matremeiusint/£gyptnm.  Matth.  fecttnd.  ertroui  ,  Bernardtnuf  TafferM 
£f./.r«j./^ow<e  15  84.  acqua  forte,  ritoccata  parmi  coi  bollino,  onc.  14.  onc.  9. 
gagt.  perdine. 

Vna  Madonna  di  fnrma  grande  affai ,  che  foficncndo  il  Puttino  nudo  s'vn  gì- 
noccnio ,  colla  delira  prende  per  lo  panno  S.Giouannino,  che  s  vn  tauolino  sfor- 
za d'alzarfi  a  porger  la  mano  al  Signorino,  cnc.p.  e  mez.  onc.  7.  e  raez.  per  dirle» 
fegni  radi. 

Vna  Carità  erudita,  e  nobilmente  veftita ,  che  allattando  vn  bambino ,  e  l'al- 
tro m  pie  foUenciido  con  la  de/lra ,  con  ia  finiftra  alza,  e  porge  vn  vafo  pienodi 
fiamme, polta  suduo'gradini.fegni  radi  fimilnientcairacqua  forte,  onc.y.onc.y. 

Vna  Madonna  che  a  federe,  volta  d.  profilo ,  quafi  col  pie  ritto  fopra  la  cul- 
la,cinge  col  braccio  fianco  il  Signorino  nudo,  e  fedentele  fui  ginocchio,  e  che 
s'affa  ica  in  foftenere  ,  come  a  fé  douuta,  la  Croce  di  canna ,  tolta  di  mano  a  S, 
Gnujnnino  ,  al  quale  porge  in  cambio  vn  pomo  con  la  (lanca,  per  quiecarlOf 
piai.gendone  egli  corrucciato:  manicrofa  molto,  e  con  le  telte  riei  e.  onc.7.  gagl. 
e  Oli  .6.  per  dint.  e  da  vn  Iato  B.  P. 

Vna  vecchia  ben  poi  fedente  sii  certi  gradini  in  profilo,  ricca  molto  di  pan- 
ni, e  di  veli  fuola^zanti, che  pollali  la  (ìnifiraalpetco.conla  delira  allongata_» 
(bliiene  vna  Croce  da  Altare  ,  Ien7a  1!  Redentore  ,  dalla  qnale  pende  vna  falcia 
ài  velo  ;noti  sòlcfdtca  per  la  Religione  :  d'vn  fianco  taglio  ,  all'acquaforte,  t^j 
bizzarro  ;  tanto  m3cfìofa,ai  erudita  ,che  pare  dell'Abbate  Pnmaticcio.oncj. 
fcarf.  oi.c.6.  per  dirit.  da  vn  canto  B.  P. 

Si  come  pcflìma  al  contrario  di  difcgno  ,  e  piti  anche  di  taglio,  in  legno  però, 
vna  Madonna,  S.  Andc«a>  S.  Caterina ,  e  S.  GiofeiFo ,  accttbuica  ad  vn  Bene  detto 


§4  P  A  7tT  É    SECONDA 

Pafferotto,  e  perciò  da  iitri  tagliata. Vna  Refurrezione  Scc.  L'ifteiTo  di  quelle  de' 

PROCACC  INI ,  tanto  a  Milano  (limati ,  maflime 

CAMILLO,  anche  nell'acqua  forte,  del  quale  perciò  vedefi  la  gran  carta". 
onc.i8.&  onc.iz.  in  circa  per  dirit.  di  quella  belliffìma  Trasfigurazione ,  cho 
colà  fece  ne  ila  Chiefa  di  S.  Fedele. 

Vna  Madonna  fedente  in  bel  pacfe,  verità  di  molto  be'  panni ,  che  con  la  te- 
ila  volta  in  profilo  guarda  il  Signorino ,  che  nudo  ponendoli ,  pare,  vna  manina 
alla  bocca,  guarda  S.  GiofefFo  venerando  vecchione  i  che  ftandogli  di  dietro  in 
piedi,  con  vn  cedro  alla  mano,  l'altra  fui  baftone ,  lo  guarda  ;  l'afinello,  che  lon- 
tano pafce  ,  e  qui  in  terra  d'appreflfo  i!  ballo  vn  bariletto  da  vino,  &  vn'inuoglio 
di  panni, fcritto in  vn  faffo;  CamiUoTtocaccino Boi. Inuent.  incid.  i^p^.oac.S^ 
e  mez.  onc.5.  e  mcz.  perdirif. 

Vn'  altra  Madonna  veftita  all'  Egizia ,  con  inuoglio  fn  capo,  fedente ,  e  ripo- 
fantefi  dal  viaggio  a  pie  di  pslme  ;  col  Signorino  nudo  fulle  ginocchia ,  che  ri» 
mira,  mezzo  il  bafto  qui  predo,  &  io  lontananza  a  pena  accennato  in  duo"  fegni 
S.  Giof  ffo  in  p:edi,  con  le  mani  al  petto ,  e  dietro  lui  i'alìnello ,  che  grida  ;  di 
lui  fimilmente  tagliata  all'acqua  forte,  onc.5.  e  mez.  onc.  5.  e  mcz.  per  dirit.  c> 
con  la  quale  in  vna  fimile  tanto  s'incontrò  il  Pcfarefe, 

La  ifleflìllima  Madonna  (fé  non  quanto  gli  ha  fatto  di  più  vedere  l'orecchia) 
fotto  le  ftefle  palme  ,  &  altri  arbori  :  S.  Giofeffo  qui  predo  appoggiato  col  brac- 
cio finiftro  fui  ballo ,  e  con  la  delira  cennando  verfo  il  Signore ,  che  a  noi  mo- 
ftra  ;  e  la  teda  dell  afino  dietro  la  fua  ;  fimilmente  all'  acqua  forte,  con  vna  car- 
tella appefa  ad  vn'  arbore ,  entroui  :  Camillo  Trocaccino  Inuent.  tncidit.  onc.  8.  e 
mez.  onc.  7.  percrau, 

Vn'  altra  Madonna  volta  in  profilcripofante  in  paefe,col  Puttino  fra  le  gam- 
be, e  S.  Giouannino,checon  lui  trcfca:  più  indietro  S.Giofcffo  ,bel  vecchio- 
ne ,  e  dietro  lui  duoi  Angeli  fui  gufto  del  Parmigiano ,  che  cogliendo  frutti  dall' 
arbore,  li  prefentanoal  Signore,  all' acqua  forte  anch' effa  tagliata  dallo  llcflo 
Camillo,  fenz'  altro,  e  vn  pò  più  fcarfa  dell'  antecedente  a  quella  fopradetta. 

Si  come  intagliata  da  altri  vn'AIIonta  fua  ,  vifta  quafi  di  (otto  in  su ,  con  glo- 
ria d'  Angeli ,  più  grande  d' vn  quarto  di  foglio  reale,  &  a  bollino ,  fatta  da  vn  G'/- 
rolamo  Danid. 

VnS.  Carlo,  mezzo  fòglio  grande,  tagliato  fimJImente  fui  fuo  difegno  da  vn." 
altro  a  bollino,  e  dedicato  a  vn  Vrimicerio  Giulio  Cefare  l^ifconti, 

Vn  Affonta  co' gli  Apertoli  fotto,  non  troppo  ben'efeguKacoIboI!ino,mez- 
20  foglio  reule ,  e  dedicata  ad  vn  ^efcauo  Erafmo  Caymo. 

Il  beliiflìmo  S.Francefcoriceuentc  le  Sacre  Stimmate,  in  foglio,  di  sì  netto.e 
franco  bollino  efpreffo  da  lu/lo  Sadeler  ;  in  vn  falTo  di  quel  diferto  poltoui  :  Ca- 
milloTrocaccino Bol.Inuent.  cCotto  in  lettere  Romane:  Signafli  Domine  feruttnL» 
tmm&c.  E  finalmente  di 

gì  VLIO  CESARE  fuo  fratello ,  picciola  Madonna  col  Signore  ,  da  lui  ftef- 
fq intagliata,  quafi  di  ponti,  con  lettere  fotto  :  LC.  Proc.ln.  Mais.  M.  Non  gii 

così 


STAMPE  DEL  SAMACCHmo.  Sj 

€0s}  pronunciaremo  di  quelle  del  mentouaco 

SAMACCHINO ,  la  di  cui  rrinici ,  come  dicemmo ,  dal  taglio  del  Tibaldi 
ci  Tu  partecipata  :  né  di  quelle  del 

CALVARTE  ,  il  cui  famofo  ratto  delle  Sabine  fu  vno  de*  più  ftimati  foggetti, 
'  che  mai  prendere  ad  cfprimerci  col  Tuo  leggiadro  ferro  I.Sadeler,  che  in  vnbel 
fogliodioiic.14.  e  mez.  &  onc.io.  in  circa  per  dine,  fiben  erpreH'o  ci  fé  gode- 
re ;  né  di  quelle  infomma  del  graziofo 

SABBATINI  ;  già  che  tutti  e  tré  ottenere  quefti  Maeftri ,  d'effer  tanto  gradi- 
ti, e  (limati  dal  grande  Agoftin  Carracci.che  l'opre  di  tatti  loro  fi  pofe  ad  altret- 
tanto efaltare>  quanto  effi  vmili  troppo,  e  modelli  nulla  (limarono,  epiù  to- 
fto  a  priuar  di  luce  acconfentirono  ;  non  folo  non  mai  eglino  (tedi  intagliando- 
ne,  ma  che  afcri  loro  le  intaglialfero  nulla  curandofì.  Fu  dunque  Agodiuo  1!  più 
brauo,  e  valentuomo  che  alle  (lampe  attendelTe  ;  padando  egli  non  folo  quanti 
per  l'addietro  efercitati  vi  (j  erano,  ma  quanti  (ìano  giammai  per  far  correre  bra- 
uamente  quel  ferro  «ù  i  rami  :  perche  quanto  a'paffati,(e  non  /ì  può  negare,auer- 
ci  fatto  vedere  la  Fiandra,  e  l'Olanda  m  Alberto  Duro,  e  inLucajlItalia,  cioè 
Mantoua ,  e  Bologna  nel  Mantegna ,  nel  detto  Bonafone ,  mi  più  poi  di  tutti  ia 
Marco  Antonio  marauigliofe  operazioni  in  quello  genere  ;  s' era  però  femprtj 
OfTeruato  in  efle  va  certo ,  non  so  s'io  dica ,  rifiietto,  ò  timore  ne'fottili ,  e  trop- 
po forfè  diligenti  fegni,  cheduuano  in  vn  croppo  picciolo,  e  minuto  ;  (ì  come 
Io  (leiTo  fino  allora  auean  mollrate  anch'  elfe  le  piccure  (lefle ,  troppo  affiticate, 
emefchine;  che  tùilprimo  Agodinoadarrifchiarfi,  non  fenza  peròoppofizio- 
ni ,  e  contraili ,  ad  alterare ,  ad  ingrandire,  a  nobilitare  ;  vfcendo  fuore  con  certi 
fegnoni  franchi, e  braui,  che fembrano  non  meno  fatti  perdifprezzOjedircher- 
zo,  che  con  vn'eftrema  padronanza  del  diiegno,  poflcffo,  ed  intelligenza  pro- 
fonda dell'Arte .  E  quanto  a  moderni ,  fé  non  Cx  può  gii  negare,  vederli  adopra- 
to  in  vn  modo  quel  ferro,  che  ha  del  prodigiofo ,  fuperando  la  pittura  (Iella ,  nel 
farci  vedere  ne'  lle(2  ritratti  sì  ben  compartito  il  chiaro,lo  fcuro,  e  le  mezze  ten* 
te ,  il  fondo ,  e  il  lume  principale  :  gli  capelli  così  minuti ,  e  sfilati ,  che  conta- 
rianfi  ad  vno  ad  vno ,  anzi  a  miglia ,  ed  a  miglioni ,  e  quel  eh  é  di  maggior  mara- 
uiglia ,  con  la  ftefifa  polue  di  Cipro  così  imbrattati ,  e  imbiancati,  che  temi  ft  uo- 
tcrli  punto ,  ò  maneggiarli ,  acciò  ella  non  ti  caggia  addolTo ,  e  ti  lordi  il  vellico: 
hora  di  minuti(fimi  punti,  come  d'inlìnicid'actomi ,  inuifibilmente  compolli'i 
hora  d'vn  ben  groffo ,  e  non  mai  interrotto  fegno  circondotci,e  conclufì  ;  e  (imi- 
li  artifìcii  così  fottili ,  pazienti  ,e  giudiciofì ,  che  fpauentanano  quel  grand'huo- 
mo ,  fé  più  foffe  viuo  ;  bifogna  ben  anche  poi  dire,  e  confc(fare,  che  mai  vedrai^ 
fi  in  elfi  quella  correzione ,  e  giuflezza,  quel!'  indicibile  accento,  e  (pirito,  quel- 
la profonda  intelligenza  ,  e  mirabile  ficurezza  di  difegno,  che  nelle  (lampe  di 
Agollino  fi  ammirano ,  {\  vagheggiano .  E  però  dalla  nodra  fcuola  di  Bologna 
a  principianti ,  e  ftudiofi ,  perche  ben  s'incamminino  a  principio,  per  cfemplaro 
fipropongono  ;  quando  ogni  dì  piùofleruiamo,  contener'efle  vna  correzione 
in/ìemei  e  cembilicàj  che  padano  di  grandezza»  e  di  maefli» non  che  digiudez* 

za 


B^  PARTE     SECONDA 

za  gV  originali  fìefll ,  da* quali  furono  effe  dedotte  i  e  cauate  ;  e  perciò  Jaf  taglia» 
tote  più  cedo  migliorate  ,&accrefc!Ute  ,  che  danneggiate  ,e  d  mmuite  ,cotne 
orduiariamsnte  fiicceder  de  gì'  altri  tutto  dì  compatiamo .  Se  n'accorlero  bene 
il  Fratello  >e*l  Cugino,  che  più  volte  vi  fi  pofcro  anch'elfi;  ma  tolto  s'auuidd  ero 
quant'anche  in  quelèa  a  lui  propria  dote ,  per  non  dir  longo  lludio,  ceder  douef- 
ftro  ;  onde  a  poche  Ci  reftnnfero  eglino  ,buttandofi  parcicoiarmence  all'  acqua 
forte  ,  e  ben  prelto  ritornando  al  pennello  ;  e  che  ad  ogni  modo  con  quelle  infi- 
nite di  Agollino  non  poflb  non  riferire  anch'  efle  ,  e  qui  annettere  »  dando  loro 
Ja  precedenza  conforme  l'età ,  e  perciò  quelle  prima  regiltrando  di  chi  fu  il  pri- 
mo a  viuere  non  folo ,  ma  ad  oprare ,  e  che  fu 

LODOVICO,  del  quale  però  quelle  poche  fole  notai  da  lui  ftelTe  tagliate: 
Vna  Madonna  fui  gufto  quali  del  Sarto ,  che  con  bel  manto  fopra  il  capo ,  che 
anco  laricinge.afedere  appoggiata  ad  vn  tauolmo,  guarda  gli  fpettatori,cora 
libro  aperto  nelle  mani  ;  e  a  federle  a"  piedi ,  coprendoli  collo  IteflTo  manto ,  il 
Signorino  in  camicia ,  con  pomo  in  mano,  guardando  fìmilmente  gli  fpettatori» 
cdidietroS.Giouannino  chel  >  guarda;  taglio  lottiliilìm)  a  bollino,  fuH'anda- 
rediM.  A.  del  Bonafone.  onc.  6.  onc.  4.  e  inez.  fcarf.  per  dirit.  lotto  1604.  Lo» 
douico  Carracci  fece ,  e  fotto  quattro  veri]  ;  0  l{egtna  del  Ciel  &e. 

Vna  mezza  Madonna  volta  in  profilo,  leuanJjil  Bambino  nudo  dalla  man- 
giatoia, e  gloria  d'Angeli,  chefcendonodal  Cielo  fopra  di  elio  ad  inccnfarlo, 
e  rimirarlo  in  numero  di  quattro  ;  troppo  fotcile  ,  e  poco  ficuro  taglio ,  parte 
all'acquaforte,  e  parte  a  bolìinotiouo  LO.  C.  Tetri Stephanoniexc. onc.  j.ej 
Biez.onc.4.  per  dirit. 

Vn' altra  mezza  MaJonella,  che  a  federe  (ìmilmente  volta  in  profilo,  guar» 
da  >  e  con  ambe  le  mani  folliene  il  Bambino  in  camicia  ,  che  auidamente  lattan- 
do, guarda  gli  Ipettacori,  llringendo  d.l  gran  gu'toconU  mauina  quella  della 
B.  V.  forco  in  vn  canto  Lod.  Car.in.f.  i  )P2.  acqua  forte,  onc.4.  e  j.quar.onc.J. 
ej.quar.  perdtrit. 

INT^GLI^TE    Djt  ^LT\h 

llgranChriftomortOjintagliatosì  bendibollnio  daN.  Pittau Belga,  onc.  17. 
onc.  ij.per  dirit. 

Vn  rame  di  conckifione,  nel  mezzo  del  quale ,  in  vece  dell'arme  folita  ,  vi  è  il 
ritratto  di  quel  Cardinale  entro  cafcata  Ji  panno  ,  arìifo  a  vn  bcllornato  di  qua- 
drattura,  attorno  al  quale  fcherzanti  quattro  puttini ,  e  fotto  del  qu.< le  fuori 
dell' ornato  efcono  bellillìmi  Leoni  ;  dalle  parti  vn  giouane  con  fiamma  in_» 
capo,  e  fcettro  in  mano,  e  vaa  donna,  cheappoggiatafiad  vn  Toro,  alza  vn  li- 
bro. 1 606.  LodouicusCara.  im.  Olmier.  Gattusjc.  a  bollino  fui  caglio  del  Bouafo» 
ne. onci ^. onc.  8.  e  vn  quar.  per  trau. 

L'eruditamcnt- velLco  Angelo  Annonziante  la  Madre  SantilTima ,  quanto 
egregiamente  tagliata  a  bolhno  daK.  Audran,  canto  indjibitamsnte  attribuirà 
ad  Annibale  ;  efiendo  il  primo  difegno  di  quella  ,  che  del  1618.  fùdata  a  fare  al 
grati  Lodouico  nellunctcoue  m  faccia  della  noittàCacedtaJc,  con  cauta  du^r- 

" "        "''  iìtà 


STAMPE  DE*  CATttACCì]  %j 

fitìl  poi  neir  Anqelo ,  peggioramento  ancora ,  ed  vlcima  fua  ruina  :  fottoui  Spi- 
ritus  S<iȣlMs[upememct  in  te &c.  e  (occo  quelte  :  Ectc  .AncilU  &c.  caci  3.  e  ciez. 
Onc.p.  perdine. 

La  così  Trancamente  tagliata  all'acqua  forte  Madonna,  co'i  pie  fulia  Luna 
nella  Cappella  B^ncmogli  alli  Scalzi ,  con  S.Francefco  ,  e  S.Girolarno,  dal  nortro 
Flaminio  Torre  ,  e  però  dieci  voice  più  bella  di  quella  del  Rolli,  ouc.  iz.oac.g, 
fenza  nome , ò  alrro  >  per  dinr. 

Lo  fpiì  itofo  rpirifato  di  Lodouico  a  S.Michele  in  bofco ,  con  altrettanto  fpl- 
tico  inragllaco  all'acq  1 1  force  dal  PeTarefe  ,  e  he  fu  gran  danno  le  altre  del  famo- 
fo  Cortile  non  profegaule ,  d.i  lui  gii  tutte  a  tal'  effjcco  lon  meno  difegoate ,  che 
per  far'iui queir  iftudio,  che  ogn' altro  valentuomo  vi  ha  fatto. onc.  iz.emezt 
Onc.  S.emez.  p.rdint. 

La  B.  V.  che  vifita  S.  EHfabetta  >  due  fi'^ir;  folo  intere  h  paefe ,  con  vn  pò  di 
Cafamento  ,  atcr  bilica  an.h'efla  i  idebira  neirea  1  ^miib^l Carratius pinxit  :  con 
fotco  le  parole  :  vt  audiuiifilutationem  Miri£  EUfabeih  ,  exuUauU  infans  iiivtero 
c««i;  la  marca  ML.  vnod-'piu  ben'  i.Ke'ì  ,e  nscci  tagli,  che  immaginar  fi  polla, 
onc.  I  I.  e  mez.  ga;^!.  onc.S.  e  vn  quai .  per  dine. 

Vn'arnicdicoiiclufìonefoitenuradaciuo  puttini,  in  mezzo  ad  Apojloa  ma* 
tio  ritta ,  fottoui  ;  hic/aa  geiia  canit;  e  ad  vna  Fama ,  ò  Storia ,  che  fiaiì  alla  fini, 
ftra  ,  fottoui  :  hUtidosLu  fcribit  honores  ;  difegr.ata  da  Lodouico,  intagliata  dal 
Brizioa  bollino,  oac. IO  e  niez.  onc.  8.  perrrau. 

Vna  balaullrata,  fotco  dj  cui  nel  mezzo  entrano  diio'puttini  belliffimi,  latera- 
li all'ornato  d'vn  arme  Cardinal. zia,  e  due  tai£?,hecte  dalle  parti,  &  vna  fotto  con 
imprefe.e  motti  alludenti  alGaìIo;  taglio  di  gran  perfezione,  egiullifJimo.  Lod» 
C.  I.  Fr.  Bri,  F,  per  trau.  e  per  conclufìoue.  onc. 9.  e  5.  quar.  oac.7. 

Lo  feudo  nudo, e  femplice  con  l'arme  Aldobrandma,  fé  noa  quanto  fé  gli  af- 
faticano intorno  a  ricingcrlodi  f  (toni  di  frutta  quattro  bei  puttini  ;  incntre_» 
quactr'alcri  gli  ralfcttano  (opra  il  Cardinalizio  Cappello,e  gii  aggroppano  i  fioc- 
chi; fottoui  duo' dc'folui  ben  intefì,  e  rif.ntiri  magroni  di  Lodouico  ,  rappre- 
fent.inci  duo  Liumi  >che  verlano  l'acqua  dall'vrne  j  per  condufione  :  fotto  LodO' 
uico  Canacci  ir.ttcnt,  Francefco  Brij;'!^!  f.  onc.9.  e  mez.  onc.y.  gagl.  per  rrau. 

Vn'arme  del  Duca  di  Mancoua  aiiiftica  lateralmente  da  Bacco  ,  e  da  Pomona, 
con  cornucopii  di  frutta  ,  e  tazze  dimoncta  ;  lottoui  c'uoi  al  (olito  bcnnfaltati 
Fiumi»  chebcn  danno  a  conofccre  l'inuenzioneelfcre  di  Lodouico,fi  come  il  ta- 
glio del  Brizio  ;  per  condufione. onc. p.e  mez.onc.y.gagl.per  trau.  vn  pò  debole. 

Il  femplice  feudo  dell'arme  Cardinalizia  Spinola, circondato,  in  vece  di  car- 
tellamenti ,  da  cornucopii  di  f-i:tta ,  e  felloni  intrecciantifi  ;  fopraui  la  Tempe- 
ranza ,  e  da  quattro  angoli  li  quattro  Elementi  ;  polla  in  mano  alla  Dea  C  ibete 
per  la  Terra  ,  la  Città  di  Bologna ,  e  vn  cornucopia  di  frutta  ,  che  allude  alla  di 
lei  f.rtilità;  prime  cole  dei  Brizio,  e  però  anche  piiì  della  fudetra  debolma.  Lud, 
Cai-.  In.  Frane.  Bri.  f-  per  conci  ufione.onc.p.  e  m^z.  fcarf.  onc. 7.  perrrau. 

fri  le  Otto  Aiadonne  iutaglivicecuttemllcme»  e  compagne,  da  BloeiTiarte,c 

^         "    ^  '  dcdi- 


ss  PARTE    S  B  C  0  J^  D  A 

dedicate  al  Marchefe  Giurtiniano.che  di  tutte  poffiede  gì'  origina/i  j  cioè  vna  di 
Rafaelle  >  due  di  Tiziano  >  due  d'Andrea  del  Sarto,  vna  di  Giulio  Romatio,&  vna 
delCangiafo;  la  tanto  graziofa  i  &  erudita  di  Lodoutco.  onc.^.  emez.onc.7. 
fcarf.  per  dirit. 

Vna  Madonna  all'acqua  fortei  non  so  da  chi  sì  fortemente  aflaflinata,in  pae- 
fea  federe ,  che  tiene  il  Bambino  nudo ,  che  rtringe  nella  deftra  vna  rondinella» 
e  fi  forza  di  rizzarfi ,  mentre  a  piedi  della  B.  V.  S.  Giouannino  genufleflb  con_. 
l'agnello  >  e  la  Croce  ;  e  dall'altre  parte  duoi  Angeletti  nudi  1  vno  de'  quali  cenna 
all'altro  la  detca  rondinella  >  aprendo  l'altro  la  mano  per  prenderla  ;  iotto  :  Lo» 
douico  Carracciiau.  onc.8.  fcarf.  onc.6,e  mez.  per  dirit. 

Il  terribile  Dio  Padre  in  S.  Gregorio,  foura  il  sì  rifencito  S.Giorgio,  che  (ten- 
dendo ver  noi  l'onnipotente  delira,  tien  la  fìniftra  fui  Mondo  {intorno  al  quale 
parte  de'noue  Angeletti  fenz' ali  fcherzàno,  parte  intorno  gh  fuolaz2.i  di  quel 
manto ,  all'acqua  forte ,  fatto  per  proua  dal  giouanctco  Zani ,  che  tutte  vokua 
intagliare  l'opre  del  famofo  Cortile  di  S.  Michele  m  Bofco ,  da  lui  anche  ptr  la 
maggior  parte  egregiamente  dilegnate,  (e  così  iutepelliuamente  non  cc'Jco- 
glieua  la  Morte.  L.  C I.  onc.8. onc.j.  fcarf.  per  trau. 

La  Madonna  fìnta  fotto  vn'arco  a  federe  ,  e  perciò  villa  di  fotto  in  su ,  che  in- 
crocicchiate le  mani ,  flringe  fri  le  braccia  l' amorofo  Giesù  in  camicia ,  cho 
alzando  vna  mano ,  guarda  gli  fpettaton  ,  e  a  canto  a  lui  S .GioR  ffo  con  la  deltra 
s'vna  gamba ,  e  alla  fìnillra  appoggiato  il  volto  :  cattino  taglio,  onc.  7.  e  mez* 
gagl.  onc.  6.  per  trau. 

L'Adorazione  de'Magi  nella  Cappella  Ceffi  in  S.  Bartolomeo  a  gì*  Orfanellij 
ìngiuff  amente  attribuita  ad  Annibale  dal  Sadcl-  r.chc  l'intagliò  all'acqua  forte,  e 
perciò  foctoui  :  Annibale aratius  inuentort  &  fecit,  lufìus  Sadeler excudìt,  onc. 7. 
gagl.  onc.j.  e  mez.  gagl. 

Madonna  in  bel  paefe  ,che  china,  e  genufleffa  fopra  vn  rio  d'acqua,  lana  pan- 
ni porci  dal  Signorino ,  che  li  vi  leuando  da  vn  fece hio  per  a  lei  darli  ;  e  dall'  altra 
parte  S.Giufeppe  in  piedi,  &  allongato ,  che  gli  Ifende ,  perche  s'afciughino ,  al 
Sole,  fopra  vna  corda  tirata  da  vn  ramo  all'altro  di  lauri  j  con  le  lettere  L.  CI, 
con  la  dedicatoria  fotto  al  Sig.March.  Guid' Antonio  Lambertini  Senatore;  ia- 
tagliata  a  bollino  dal  Fontanella,  onc.y.  onc.  5.  fcarf.  per  din t. 

La  graziola  Galatea  tirata  s  vna  conchiglia  in  mare  da  duo' Delfìni,  el'altra 
Deità  compagna,  che  fono  duo'  de'quattro  famofì  fotto  in  sii  di  Modana,com- 
pagni  del  formidabile  Plutone  di  Agoflino ,  e  della  carnofa  Venere  di  Annibale! 
intagliati  a  vna  bell'acqua  forte  da  Oiiuiero  Dolfìn  ;  con  Lod.  Car.  onc.  7.  fcarf. 
onc.d.  per  trau.  in  ouato. 

La  patetica  coronazione  di  fpine  alla  Certofa ,  ricauata  in  difegno  dal  Caue- 
done,&  intagliata  all'acqua  force  per  dirit.  quarto  di  foglio  grande. 

Il  graziofo Himeneo  così  eruditamente  velìito,  che  nella  delira  alzando  Ia_. 
face ,  colla  fìniftra  foltien'  Amore  fulle  nubi  pofantc ,  e  a  lui  riuolto  ;  a  pie  di  efli 
duo' Leoni  lateralmente  fedenti,  e  puttioj  con  gigli  in  mano,  e  fopra  vn  manto 

cafcan- 


STAMPE  DE'CA7i3tACCh  89 

cafcantej  da  due  Aquile  Iaceraiinenceronenuco.oac.5.  e  mez.onc.4.e  tnez.gagf. 
per  dine.  L.  C.  in.  VAL.  a  bollino  1607. 

La  Madonna  vclìica  all'Egizia ,  che  col  figlio  per  mano ,  e  S.  Giufeppc  »  fugge 
in  tgicco.  Loi.  Caracc.  in.  Fra.  Bris^ 

Il  S.Raimondo ,  che  dipinfe  in  S.  Domenico  alla  Cappella  Solimei.  L.  C.  I. 

Le  quatcro  Donne  illulki  >  mezze  ligure  ;  Semiramide  ,  Lucrezia  «  Arcemi/ìa* 
e  Porzia  ;  all'acqua  force  L.  C.  in.  F.  B. 

Nel  libro  de  principii  del  difegnare  di  Agoftino ,  pubblicato  dallo  Stefanoni, 
duo'Baccanni  di  Lodouico  >  che  in  piedi  con  grappoli  d'vua  >  e  come  abbraccia- 
tifi  I  moftrano  difcorrere  ;  non  altro  che  L.  C.  &  il  nu.24. 

E  filialmente  la  tanto  celebrata  condufione  dedicata  al  Duca  diMantouaJ 
dal  Dottor  Caualli ,  detta  comunemente  la  condufione  delle  Deità ,  per  clTerui 
elleno  eoa  tanca  nouicà ,  grazia ,  giultezza ,  e  proprietà  efprefle  >  che  ben  daii* 
no  a  diuedere ,  Lodouico  ncll'  muenzione ,  e  nel  difegno  auer  pafifato  ogn'  alerò: 
foccoui;  Lo(/.  Car./». 0/i«. GaK. onc.  12.onc.1r.  gag),  per  trau.  Da 

AGOSTINO  cagliate: Il famofo,  enonmaiabaftanzalodatogran  Prefepe 
di  BaldalTare  da  Siena,  intagliaco  del  1 5  79.  e  dedicato  al  Cardinal  Gabrielle  Pa- 
leotto  >  Vcfcouo  di  Bologna,  onc.  j 5.  onc.  j 3 .  per  dirit. 

La  tanto  più  corretta,  e  più  bella  gran  Crocefiifione  del  Tcntoretto,  intaglia- 
ta del  1 5  8p.  ò  occant'otto ,  come  alcrc  han:io  ;  dedicata  al  Cardinal  dc'Medici,c 
G.  Duca  ,  e  fitta  a  Donato  Rofigocci.  onc.58.onc.15.  pertrau. 

La  Bologna,  ftampa  rara;  non  quella  della  quale  oggi  è  vndifegio  nello  ftu- 
dio  famofo  del  Sig.  Polazzi  a  penna  ;  ma  vna  più  picciola,  e  quadra,  e  cioè  ,  onc. 
26. 8c  onc.  26.  in  circa ,  e  della  quale  non  pofs'  io  gii  far  di  meno  di  non  trafcri- 
ucre  qui  fotto ,  non  che  la  dedicatoria  da  lui  fteflfo  fatta ,  il  compendio  Iftorico 
da  lui  parimenti  compofto ,  e  canato  da  gli  Autori,  delufi  però  dalle  bugie  del- 
l'Anoio  Vuerbefe  ;  acciò  da  efla,  in  ifcnuere  ancora,  il  fuo  grande  ingegno  (i  de- 
duca, e  fi  caui.  Ha  ella  fopra  vnfregio,  intagliato  fimilmente  a  bollino,  con  l'ar- 
me ddla  felice  me(noria  di  Papa  Gregorio  Boncompagni  in  mezzo;  a  mano  rit- 
ta quella  del  Cardinal  Paleotcì,  al  quale  la  dedicò ,  e  alla  manca  quella  della  Li- 
berci  ,  cioè  della  Cicri ,  fopraui  ia  lettere  grandi  Roiiane:  Bonoiiia  Doiet  da  vna 
pìxte,  dàW'àkrà:  MaterSrudiorum.  A  mano  ricca,  preflo  l'arme  Pakotcì,  vi  è  la 
dedicatoria Tudecia  entro  vn  carcdlone  quadrato ,  ornato  d' cornucopii  pieni  di 
frutta ,  alludendo  alla  fertiliti  del  terreno,  aifiilito  fotto  da  duo'  puctMi  laterali» 
nudi ,  fedenti ,  Se  accennanti  con  vna  mano  alle  lettere  della  cartella,  con  l' aU 
tra  foltcnenti  vn  ma/.zo  di  frutta  ;  così  dunque  dice  la  dedicatoria: 
Mi'  lUuIirifs.  e  B^tuereniifs.  Sig.  e  Vadron  Colcniijfimo 
ti  Card.  Valeotti. 

E'  Tanta  la  pronte^^Tia  (  Ulonftg.  lUufirifs.  )  che  tengo  di  feruire  in  qualche  cofa  V,  S, 
lllulinis.  e  l\ev.erendtfs,  che  bruendo  pref entità  come  volontteri  vederebbe  impref~ 
fa  di(ìintamente  in  dtfcT^no  quefla  Città  di  Bologna,  della  quale  é  ella  in/ìemefiglto,e  Va- 
fiore»  IO /ubitosforT^ndonii  d'imitare  il  deftieriofuo ,  &iL  v^ro ,  m  fono  pollo  à  di[e-^ 


5>ò         P  A  nr  E     S  E  e  O  fT  D  A 

guada  t&  bora  glie  la  prefento,  con  intiera  dìHintione  delle  Chiefe  ,&  forfè  delle  eoi' 
inde  :  le  quali  faranno  anco  appartatamente  con  numeri ,  zirconi  nomi  loro  notate.  Se 
fotéffi  così  in  cofa  di  maggior'  import an"}^  fenitre  7.  S.  lllii%  io  tanto  pia  prontamente  lo 
farei ,  quanto  più  farebbe  conforme  al  defiderio  ,cìraU'  ofieritan's^a  mia  :  ma  poiché  la 
debole^amianon  me  b  concede ,  accetti  ella  con  la  (olita  f uà  benignitàpm  l  animo  che 
ilpiccioldono ,  &  humilmente  le  bacio  la  mano ,  &k  prego  da  Dio  intera  feUcUà% 
Dell' ^nno  i<)8i. 

Di  y,  S<  Iltuflrifs.  e  B^euerendifu 

Seruo  deuotijfimo 

^goflino  Cara"!;^. 

Dalla  parte  oppofta  nell  '  ifteffo  Cartellone. 
fa  Bologna  da'  Tojcani  edificata  ,&  dai  loro  ^é  nominata  prima  da  Felftno  Fé' {Inai 
poi  da  Bono  Boiona ,  &  vliimamente  detta  Bologna  .  E  ella  antichijfima ,  It  che  nella^ 
guerra  di  Annibale  con  ì{omani,  diede  à  l{omani  aiuto ,  i  quali  danni  i^S.  alianti  il 
nafcimentodiChnlìo  la  fecero  Colonia  loro.  Dopo  il  detto  nafcimento  l'anno  l'i  6  ef» 
fendo  in  gran  parte  vcnutaalla  Fede  Chnliiana  ,  le  fu  da  Vapa  Cornelio  primodato  Zu- 
ma per  primo  f^efcouo .  Era  allora  di  poco  circuito  ,  con  due  porte  fole  l{auignana  ,  ^ 
Stieriy  &  del  :;S6.per  l'aggiunta  de  Cittadini  della  Quaderna  vinti  da'  Bologne ft  fu  ani' 
filata  con  due  altre  porte ,  poi  da  Te  odo  fio  primo  del  194»  fu  roumata  da  fondamenti 
con  vccifions  di  1 7000.  pcrfone  :&  del  j^ig.  hibbe  da  Celesìino  Vapa  primo  S.Vetro- 
tiio  ConHahtinopolitano  per  y ejcouo  yill.  the  coni  avito  di  Teodofto  fecondo lareedt- 
fico,  piantando  le  quattro  Croci  oue  erano  le  porte,  cioè  quella  in  Torta  dalla  torre  de  gli 
t4ftulli  j  quella  di  S.  ScbaHiano  quella  de  i  Santi ,  zir  quella  diflrada  Ca£liglione ,  gà* 
pmilmente  l'ampliò  trasferendo  le  porte  della  Città  à  i  luoghi  de'  Tore/otti  nuue  ,otte- 
nendo  anco  da  e(jo  Teodofio  i  priuileggi  dello  Studio  ,  c^-  del  tennitorio  della  Cittd .  Tot 
del  10S8  pcrpitt) fi  il  popolo  più  tofto  yuire  fu  diuifa  m  quartieri  {{auenato  ,  Stieri, 
Tiero,iìr  T>  Odilo  :cjr  del  1206. per  Umoltiedificij  fatti  fuori  della  Città,  lefàtirat* 
intorno  la  fojfa  circola ,  horafoffa  della  Città  ,  e  fattole  dodici  porte ,  à  quali  è  liato  poi 
aggiunta  quella  del  Torto  .  Hora  va  fempre  accre[cendoft,abbellendoft  di  edificij,  popò- 
lo,  &  honori,  fatto  il  feltcìjfimo  Tontificatodi  Tapa  Gregorio  X III. dell  lUuJiriffima  fa- 
miglia  Bonccmpagni ,  il  quale  N,  S.  Dio  lungamente  feliciti,  &  conferui. 

La  famofa  Santa  Giuftina  di  Paolo  Veronefe  >  tanto  grande,  che  più  del  qua- 
dro inenoriefce  anche  cale;  dai  Bertcilo  dedicata  a  Giacomo  Contareno  del 
i582.onc.29.  onc.  19.  per  diric.  di  cosi  tremendo  taglio. 

Di  non  nneno  fpauentofo  taglio  il  famofo  Anchife  del  Baroccioj  detto  co- 
munemente l'Anchife  di  Agoftino.  Federicus  Barocius  Frbmas  inuen.  Typis  Donati 
B^oficott.  in  vncantone  ^go.Car./ec.  1595.  onc.17.  onc.14.  pertrau. 

La  carta  detta  del  Nome  di  Dio.  Luca  Bertelli  formis  1582.  onc.  i5.  cmezt 
One.  i2.perdirit. 

Quella  comunemente  detta  del  Cordone,  dedicata  ai  Reuerendìfs.P.  Gene- 
naie  Cicael'a ,  (uà  fimilmentc  inuenzione  ,fotto  :  Ter  te  godiamo ,  0  Siflo ,  il  gran 
mrto  di  Chrifio  &c,  ^ug  .Car.for.  Boi,  1585.  onc.  J  6,  e  mez.  onci  i. 

Lo 


STAMPE  DE'  CAZJtACCi:  pi 

Io Sponfalizio di S. Caterina  nella  Chiefadi  detta  Santa  in  Venezia,  jtufji 
Cor.  fé.  1582. 

Lo  fmamofo  Sant'Antonio  tentato  del  Tentoretto.  Luc£  Bertelli  far.  ^m9 
TaoLX X X II. onc.16. onc.io.c  mez.  ptt  ditk.  ^ntoniuscum  Damones &c* 

La  Madonna  col  S.  Girolamo,  e  S.Caterina  del  Coreggio,  nelle  Suore  di  S.' 
Antonio  in  Parma,  dedicata  a  Tiberio  Delfino,  jtugufiinus  Carratm  Botion.inei'' 
dit,^  impreffit  i586.onc.i5.emez.onc.i  i.  emcz.perdirit. 

La  Madonna  dalla  parte  di  fopra,  col  Signorino,  S.Giofcffo,  e  S.  Giouannint» 
fotto,S.  Caterina  a  federe  ,  e  il  porcello,  S.Antonio  in  piedi  col  pie  s' vna  co- 
lonna (pezzata  ;  nel  pezzo  della  ruota  A.  C.  F.  poi  Tauili  CdianFeronenfisoput 
in  EcdeftaS. Francifci à  f^inea  i  jSi.onc.  i5.e  mez.onc.io.perdirit. 

li  S.  Francefco  in  sì  bel  paefe ,  riceiiente  le  Sacre  Stimmate,  col  compagno 
lontano, tutto sbattimentato.onc.  i5.onc.  lo.per  dirit. 

Il  graziofiflimo  S.  Michele  nella  noftra  Cappella  di  S.  Giacomo,  che  pefando 
l'anime  filila  bilancia ,  vien  la  buona  prefa  dal  signorino ,  fedente  nudo  fullc  gi- 
nocchia della  Santidima  Madre  ,  alla  di  cui  fìnilka  [ti  ciò  rimirando  tutto  fello- 
fo  S. Giouanaino.  Laurentius  Sabadims  Bomnien^ts,  e  fotco  Carracciut  1 5 Ss. onc* 
I4.e  mez.  onc.  9.  e  mez.  fcarf. 

La  Pieri ,  ò  Chrilto  morto,  coli'  Angelo  che  foflenta  la  mano  al  Signore  ;  del 
l^%i.  "Paulo  C  durila  cronefe.  OrntioBenelli  form»  ^Hg.  Car.  fé,  onc,  13.  e  mez» 
onc.p.  e  mez.per  dinr. 

Il  diuincolantofi  S.  Girolamo  del  Tentoretto ,  con  sì  bel  Leone  »  con  la  dedi- 
catoria nel  libro:  Alla  ConfrarernitidiS.  Girolamo  mS.  Fantino,  1588.  in  va 
faflo.onc.i  j.e  mez.  onc.p.  per  dirit. 

Rafaelle ,  e  7  obia  di  Refaelie  da  Reggio , pollo  òsi  gl'intereffati  Intagliatori 
dopoi  lorro  nome  di  Rafaelle  da  Vrbino  in.  ^ug.  Ca.  fé.  1581.  Franco  formai 
fotco  I{aphael  Comes  invia  "Medicus  Domi.  onc.  i  ?.  e  mez.  onc.p.  perdirir. 

II  tcrribiliffimo  S.  Girolamone  di  fua  inuenzione ,  e  lafciato  imperfetto  ;  fat- 
to poi  finire  da  Lodouico  al  Brizio ,  che  vi  fece  di  fuo  la  metà  della  tefta  del  Leo- 
ne, il  braccio  ftanco ,  che  tien  la  Croce ,  e  la  gamba  Ranca ,  come  può  rauuifarc 
chi  ha  l'imperfetto  ;  carta  rariflima.  onc.i2.e  mez.  onc.p.  perdirir. 

La  Rachelle  di  Diomfio  Fiammingo.  Dionifìus  Caluart  tnucntor  Bon.  1 58 1.  (oX.' 
toui  : /^4t/;f/o«ejpa(m^c. poi:  amouit lapidem  &c.  duo' verfì.onc.  \^.  emez* 
onc.  8.  e  mez.  per  di rit. 

La  Madonna  tramortita  del  Coreggio  del  isSy.onc.  i2.onc.  S.emez. 

Tutte  l'Armi  de'  Pontefici,  e  Cardinali  Bolognefi,  intagliate  del  idoo.adin- 
fianza  dvn Francefco Cauazzone  Bologn. inuentore.onc.iz.fcarf.onc.p.e  jTiez» 
fcarf.  con  la  fua  dichiarazione  latina  rtsmpata. 

Il  Ventaglio  di  Agolfino,  così  comunemente  chiamato,  con  !a  tefta  di  Diana 
nel  mezzo  entro  vnofcudetto,  poi  fiacchi  da  fé  tré  altri  fcudetci:  in  vno  Pailade, 
tella  compagna  della  Dianaje  ne  gli  altri  Nettuno,e  Pallade.che  fan  nafcere  il  ca- 
usilo ,  e  r  vliuo,  le  tré  Grazie  &c.lua  inuenzione.  onc.  1 1.  e  mez.  onc.8.  per  dirit. 

M    2  il 


pi  P  A  TtT  E    SECONDA 

Il  S.Scbaflianodi  mano  del  Francia  nella  Chiefa  di  S.  Giofeflfo  fuori  dello 
mura  ;  &  i!  S.  Rocco  compagno  1 580.  Donai.  F^uficotti  forma,  onc.  1 1.  onc.  8. 
icarf  pit  dirit.  per  ciafcuno  :  prime  cofc. 

Ledtiefamofe  fcene  di  Agofìino,  e  comunemencc  dette  le  Scene  de' Car- 
racci  ;  cioè  quella  delle  Ninfe,  che  infegna  a  CUCCI  far  le  nubi  belle  ,  e  fulle  quali 
pofano ,  partite  in  due  fchierc  otto  Ninfe  a  (edere ,  che  nel  mezzo  hanno  l'Ecer- 
nita  col  gran  fufo;  e  in  terra  dodici»  cosi  graziofamente,  e  ben  veltite:  E  quel- 
la detta  del  Drago,  ad  vccider  il  quale  fcende  Perfeo  dal  Cielo ,  chi  infegna  far 
gli  arbori ,  e  la  fronda  ben  vifla  di  forco  in  su,  ben  fcolla,  &  ondeggiante  dal  ven- 
to, con  sì  leggiadri  perfonaggi  di  vani  feffi ,  condizioni ,  ciere,  e  vclliri.  onci  (. 
fcarf.  onc.7.  gagl.  per  crau. 

Vn'  arme  Cardinalizia  con  tré  sbarre  a  crauerfo ,  entro  vn  nicchio ,  in  doppio 
colonnato  laterale;  e  puttinocti  nudi,  che  s'affaticano  infoltenere  legaccia  ,  al- 
le quali  fono  attaccati  fenoni  di  frutta,  che  fembra  difegno  di  Lodouico,  noti 
de'  fquifiti  tagli,  e  prime  cofe;perconciufione.onc.io.  e  mez.  onc.7. 

Ritratto  di  Tiziano,  dedicato  a!  Cardinal  Gaetano  i5  87.onc.io.e  mez.  onc. 
7.  e  mez.  per  dirit.  fopraui  in  lettere  maiuftole  :  Titiani  Fecdij ,  TiSons  celeber- 
rimi, acf^moftffimi  vera  effigies. 

Il  Signore  Crocefìifo  da  vna  parte  :  per  di  dietro  dalla  Croce  la  B.  V,  tramor- 
tita, foftenuta  da  vn'altra  Maria,  che  con  la  mano  ncca  le'  (ciiopre  il  volco ,  con 
la  finiRra  le'tocca  dalla  parte  del  cuore,  e  dietro  la  Maddalena ,  che  foftenendo 
con  la  fua  mano  ricca  la  manca  alla  B.  V.  alza  il  guardo  all'  amato  Signore  :  dall' 
altra  parte  S. Gio.  che  ftringendo  affiemele  palme, guarda  ai  Redentore.  Tao, 
Ve.  ia.  Carra77;^fe.  Horat.  Ben.form.  onc. io.  onc.  8.  in  cirta  p=r  dine. 

Armccca  Aldobrandina,  vna  dellepiùfoncuofe,e  magnifiche;  con  duo'ma- 
fchcroni  laterali  fotro  carrozzi,  cornucopii ,  felloni  ,e  finiili ,  facca  per  vnacon- 
clufione.onc.io.  onc.7.e  j.quar.  per  tran. 

LamedefimajC  dello  Hello  Cardinale,  mutati  i  gruppi  de'cordoni  de'fiocchi 
laterali,  leuaci  1  fudetcì  mafcheroni  laterali,  murata  la  telìa  d'Angelo  fotco  il  ca- 
pello in  vn  mafcherone,  eilmafcherone  in  fondo  in  vn'altro. 

Il  S. Francefco  i'uenoco,  colCroceliflo  in  mano,  all'armonia  del  celefle  vio- 
lino ,  fatto,  &  intagliato  dal  Vanni  all'acqua  force  rrincaghaco  più  ampio  a  bol- 
"  lino  da.  Ago/tino;  macaco  l'Angeletto  nudo  in  vn  vellico  di  tanto  miglior gufio, 
con  l'acgionto  di  tosi  bt  Ila  viltà  di  paefe,  con  arbori  cosi  bentocchi.e  frappa- 
ti, con  :  trave,  y anmus  Sen.  inuer.tar  :  e  in  vn  canto  1595.  e  fotto:  Define  duUito- 
qMai^Us&c.c]Uimro  verfi.-e  da  vn  canto  Ioannes  Thtlippus  RJccìhs è  Societate^ 
Jt'/M.  onc.io.e  onc.7.e!Tiez.  perdinr. 

Giuditta  mezza  hgura  ,  che  colla  (ìnifìra  tiene  il  tefchio  di  Olofèrno  nella  bar- 
ba ,  e  prefio  l'elmo  s' vn  tauohno  ;  nella  delira  impugnata  la  picciol  daga ,  forco 
la  celata  :  Lauren.  Sab.inuen.  onc.  9.  e  3.  quarr.  onc.7.e  vn  q.per  dirir.pnme  cofe. 

VnSponfal'zio  diS.Cacerinaaila  prefenza  dicrè  Angeli  .che  fonano  ,  &  vno 
dietro  la  Santa,  che  tiene  la  palma  j  vn'Angelecto  nudo>  eh'  alza  yn  panno ,  &  vn 

Se- 


STAMPE  DE'CAtTlACCL  9i 

Serafino  fotto  :  ii  Vaolo  l^eronefe.  oric.p.  e  mez.  fcarf.  onc.  j.  gag!,  per  dirit. 

Li  fci  pitocchi  vulgati  d'A^>'lino  ,  detti  anche  i  fei  monelli,  che  intagliò  in 
Roma,  con  (otto  qus'verfì:  l^mmusex  raptu&c. 

L"  arme  Sforza  fopra  vna  bafe,  (u!Ia  qaale  pofa.ido  diioi  Angeli  nudi  «  con  ra- 
mi di  vliuojcdialtrom  ma  io,  foikiitano  il  Cardinalizio  Cappello;  dalle  parti 
due  Virtù ,  e  in  vno  fcudetto  in  me?20,  foftentato  da  due  arpiece  :  Tu  folus  :  va 
poco  antica  ne'  cartocciamenti.onc.p.  e  mez.  fcarf.  onc.y.  difegno  d  altri. 

Vna  B.V.  veftita  anch' elTa.come  di  Tacco,  aprendo  ambe  le  braccia ,  foura  le 
quali  duo' de  fuoifolitigra?iofìSertfiiocti. chi  rictifi  fotto  il  di  lei  manto,  quello 
foftentano;  fotto  di  quello  nceu^ndo  eifa  duo' <--oiif  atelli  vediti  in  cappa,  di- 
balTa  fifonomia ,  che  genufl -(fi  a  lei  fi  raecomandano ,  con  queiU  ottaua  fottOj 
dallo  ftelfo  Agoftino  ^o.r.pofta  : 

Color ,  che  vniti  in  carità  perfetta , 

Menni  qua  giù  viuendo  i  giorni,  e  l'hùre» 
FrateUi  in  Chnflo ,  dalla  fna  diletta 
Madre  raccolti  fon  con  fanto  amare  • 
Ella  li  culiodìfce .  ella  gli  accetta 
Come  juoi  figli  t  &  mette  t»  fommo  honore; 
Ella  del  Tilondo  à  Icr  do>ia  rittoria  , 
E  in  del  li  tira  alla  beata  gloria . 
Horatio  Bertelli for.  onc.  9.  e  mez.  fcarf.  onc. 6.  e  j.  quar.  per  dirlr. 

La  franca,  e  macHofa  arme  del  Cardinal  Franciotn,parmi ,  entroui  vn'rpo- 
eriffbbcllillìmo  in  bipartito  tampo  pertrauerfo. col  motto  intorno  :  Dum  fiderà 
prxpete penna  JoRenatii  Bocchi  da,  duo' mezzi  Angeletti  vfcenti  lateralmente^ 
dall'  ornato  ;  per  vna  conclufjone;  per  trau.  onc.^.  e  vn  qnart.  onc.y.  gagl. 

La  B.V.  che  in  paefe  r!pofando,prclTo  vn  mallo  in  profilo,  fì  pone  a  federe 
s'vn  ginocchio  il  Sgnorino,  mentre  da  lontano  S.  Giofeffo  pre(To  l'albcrgOjleua. 
il  bafto  all'afinello  che  pafee  :  e  quefti  verfi  fotto  da  lui  compofti,  fi  come  fua_, 
r  inuenzione,  debole  vn  pò  di  difegno, come  prime  cofe  : 
Ter  p.ilfar  '  in  Egitto  ,  acciò  il  furore 
D' [{erode  non  s'adempia,  il  "pecchia  Santo t 
Con  Marta  ft  prepara ,  e  tran  di  pianto 
Se  (ieffi,  e  noi  faluando  il  Saluatore» 
onc.p.e  vnquart.  onc.  7.  per  d  rir. 

La  Mifericordia  .  &  f^eritas  obtiiaueruntftbi,  Iifflitìa,&  Vax  ófcutaté  funt.  Dami 
fjal.  8.  m  fondo  del  fedile  del'a  Verità  FA.  &  lloratij  Samachini  in,  dall'  altra  par- 
te 1580.  onc.p.  onc.y.  fcarf.  per  dirit. 

1!  secolo  del''Oro,oue  huomini,e  donne  nude  trefcano  infìemccon  sì  ben'ef- 
preffe  actitudmi,  che  onsflò  tuttauia  con  qucrti  quattro  fuoi  verfi  : 
Dal  reciproco  amor ,  che  nafce ,  e  viene 
Da  pia  cagion  di  virtnofo  affetto , 
Kafce  ali  alme  fincere  almo  diletto  f 

che 


94  P  A  7iT  E     S  E  C  O  f^  D  A 

"^        che  rtca  all'huom  letitia,  e'I  trae  di  pene. 
con  la  fua  compagna  >  da  lui  Hello  cagliate»  onc.9.  e  mez.  fcarf.  onctf.  e  méz.pér 
trau.che  con  tré  altre  compagne,fuainiicnzioiie  fimilmente  intagliate  dal  Sadc- 
lcr>  comunemente  fon  dette  :  le  carte  de  gli  Amori  :  gli  Amori  de'Carracci. 

La  non  meno  ricca ,  che  ingcgnos'arme  del  Card.  Peretti ,  foura  il  cui  Cap« 
peliOjche  vicn  foftenuto  da  due  Fame  fonanti  la  tromba, ftan'  tre  Jklle,col  mot- 
to :  THeta  Olimpo  ;  e  nello  fcudetto ,  fotco  vn  Leone  che  foftenta  vna  ruòta  »  col 
motto  :Ope  r«a;conclufione.  onc.8.  e  mez.onc  7.  pertrau. 

Duoi  Angelotti  nudi,  che  foflengono  vnfcllone,che  viene  a  formar  l'ornato, 
tenendo  elfi  vna  corona  :  fotto  duoi  Angeli  puttini  a  federe  tengono  cornucopii 
di  frutta,  &  vn'armertina  del  G.  Duca  ;  che  fu  già  frontifpicio  alla  Vita  del  gran 
Cofimojflampata  in  Bologna  del  1586.  da  Aldp  Manu<^io,  che  fece  anche  fare 
fui  principio  della  Vita  la  Tofcana  ali'  ideflb  tagliatore ,  e  la  prima  lettera  in  ra- 
me, con  sìgraziofo  Aquilorto.onc.8.  emez.onc.5.c  mez.per  dirit. 

Li  duo'  ritratti  feparati,e  grandi,  teda  ,  e  butto  folo  di  Fe/dt.  Medi.  Magn, 
Dux  Etrutite  III.  e  di  Chrijìina  Lotaringia  T^agna.  Due.  Etrurìa  :  m  ciafcun  de' quali 
è  la  propria  arme  congionta  nello  fìeflo  feudo,  onc.  8.  e  vn  quar.  onc.  6.  e  mez. 
per  dirit. 

Li  duo'  Pontefici,  cioè  l'iflefio  buflo ,  e  mani,  mutata  folo  la  teda ,  e  il  dentro 
dello  fcudetto  dell'  arme  :  Innocentius  IX.  Vont.  Max-  Vatrìtt  fplendor ,  entro  vna 
C3Lnz\\ctt.3.  ,&:VaulusF.Vont.Max.  lóoj.  macome  (e  Agollino  eramortoPe 
pure  il  draghetto,  nel  quale  fu  tramutata  la  Noce,  par  (uo. 

Il  ritratto  di  vn  Dottore  entro  vn'ouato,  impello  m  vn  zoccolo,  òbafcj  co- 
me di  colonna  :  in  vn  canto  fotto  :^^«.C<ir.onc.8.  gag!.  onc.<$. 

Il  ritratto  di  Cofimo  cui  Ducal  manto,  e'I  Tofoiie ,  tefta  ,  e  bullo  folo ,  orna- 
to di  quc'  girifalchi ,  ò  doghe  antiche  alla  Bagliona,  con  due  Fame  alate  lateralij 
e  duo*  puttini  a  federe  :  fotto  nell'  ornato  aitorno  allo  fcudetto  :  Cofmus  Medicei 
lilag.  Dux  Etmri/e.  onc.8.  e  mez.  onc.  6.  per  dirit. 

Pallade  che  fcaccia  Marte ,  per  conftruar  la  Pace ,  e  l'Abbondanza  ;  vno  de' 
quattro  penfieri  del  Tentoretto  nel  Salotto  del  Palagio  di  S.  Marco.onc.iJ.gagl. 
©nc.5.  e  mez.  per  trauecf. 

La  compagna  di  Mercurio  con  le  tré  Grazict  della  fieila  mifura. 

La  fleffa  Madonna ,  detta  di  fopra,  di  Rafaelle,  a  federe  fulle  nubi ,  intagliata 
da  Marc' Antonio,  mucataui ,  anzi  Icuataui  la  mano  deftra.i  capelli  fuolazzanti, 
e  la  marchetta  ;  ma  aggionteui  fopra  dalle  pam  sì  bel/e  nubi,c  »  duo'cernbili  Se- 
tafìnotti  tanto  più  belli:  tfozto  [{af.f^rb.in.onc.S.onc.'y.  e  mez. 

Vn  miracolo  di  S.  Paolo  di  vn  morto  nlufcitato  alla  prefenza  di  molta  gente» 
di  Antonio  Campi,  intagliata  del  i^^f.  per  proua  de"  ritratti,  che  douea  fare» 
tieir  Iftoria  di  Cremona ,  fottoui  :  D.  Vanii  miraculum  in  t^erenis  Talatio  fuSum, 
onc.8.  e  onc.6.  per  dirit.  carta  (ingoiare. 

Vn  frontifpicio  d'  vn  libro ,  oue  fra  vn*  ornamento  di  due  colonne  torte ,  ac- 
corno  alle  quali  volgendofi  l^ac(;ià,  che  aggroppano  nel  fine  vn  felf  onc  di  frut- 
ta, 


.    STAMPE  DE*CA7t7tACCI.  9$ 

Cài  foRcnuto  daduoi  Angeletti  nudi ,  fedenti  su  i  cartozzi  1  &  in  mezzo  vn'ar- 
pietca,  vi  fono  il  Dio  Padre,  il  Dio  Figlio,  e  Io  Spirito  Santo  in  forma  di  Co- 
lomba nel  mezzo  :  in  vna  cartella  fopra:  VrouinciaTrinitatiSi  e  (orxo  t  Beata  ftt 
Sanda  ,^Indiutdua Triniias. onc.y. e  3. quart.onc; .  e mez.  per dirir. 

L* arme  Cardinalizia  de  Signori  Fachenetti ,  parmi ,  fofienuco  il  Cappello  da 
duoi  Angeloni  nudi,  molti  teneri,  m  pie  fuile  nubi  :  vno  nell'altra  mano  vna  pal- 
ma; l'altro  vn  ramo  di  vliuojfoficnendo  ambi  anche  1  cordoni  dtl  Cdppello;pec 
conclufìone.  onc.7.  e  mez.  gjgi.  onc.5.  e  mez.  per  trau. 

Ilritractodi  vn  Dottore  m  vn'ouaco,  infanto  entro  vn' ornato  dozzinale  di 
quadrauira,  e  fotro  duo' verfi  latini  in  lettera  corfiua,  ma  così  bella  , per mo- 
ftrarfi  non  men  brauo  fcnctorc,  che  intagliatore  :  Diuini  haic  fultum  &c.  onc.7.  e 
jnez.  con  le  lettere,  onc.5.  per  dirit. 

'  Vn"  arme  canto  lontana  dallo  Itile  dell'  altre ,  e  non  men  bella ,  e  capricciofa, 
d'vn  Vefcouo  ,  ncinca  da  vn  maenofo  panno  cafcante  ;  raccolto  però,  e  fofte- 
nuto  da  duo' fieri  Angelotti.che  infegnano  vna  vera  ,e  perfetta  fagma  di  putti- 
ni  carnofi  ;  tanto  offcruaca  dal  Mctelli,  entroui  tré  monti ,  vna  sbarra  con  tré  gi- 
gli, e  fopra  cometa;  conclufione.  onc.7.  ^  mt^^z*  onc.d.  per  trau. 

La  mezza  Madonna  in  ouato ,  entro  la  Luna ,  che  ledendo ,  e  foflencndo  il 
Bambino  in  fifcie  con  la  finiftra,  con  la  defira  premela  c;nna,  per  lattarlo  ;  fo- 
praiii  duo'  Scrafioott';  d  dicata  aila  Principerà  Maria  de'  Medici  :  da  vna  parte; 
Jacobus LigotiHS inuen.iìiW' àkxì'.^gofìnms  Caraccius  Dt.in  mezzo  i  jSp.differente 
taglio  da  tutti  gli  jltri,  con  certi  fegni  interfecancifi,  &  ondeggianti,  onc.7.  o 
vn  quar.  onc.  ó.e  vnquar.  fcarf.  perdirit. 

Vn' arme  Cardinalizia,  per  conclufione,  il  di  cui  Cappello  vien  foflenuto  la- 
teralmente dalla  ReIigione,e  dalla  Prudenza;  e  in  vna  cartelletta  fotto  :His  Du- 
eibus.  onc.7.  ^  ^^^'  fcarf.  onc.5.  e  mez.  fcarf.  per  trau.  dt  bo!e ,  e  prime  cofc. 

llfamolo  ritratto  di  Marc' Antonio,  di  si  eccellenti  fegni,  e  taglio  alctettaii- 
CO,  quanto  di  ddioii ,  e  cattiuo  l'altro  intagliato  dal  Bonafone. 

Vna  nobiliiiìma ,  e  sì  eruditamente  (  fenza  dare  nel  ilatuino  )  veftita  Madon- 
na a  fedcrf  jcheloftenendoilFigliuoIino  ,  che  If efole  nudo  Culle  ginocchia  foa- 
uemente  dorme  ;  con  la  fìniftra,  alia  quale  s'attiene  egli  con  vna  mano.  alza_» 
con  la  delira  il  panno ,  per  ricoprirlo  ;  e  di  dietro  il  belliflìmo  S.  GiofefJb ,  che 
incrocicchiate  le  braccia,  lo  mirai  col  millefimo  foio  1597.  onc.7.gagI.  onc.5.e 
mez.  fcarf.  per  dirir. 

Le  quattro  Ninfe  inpaefe,  che  tenendofi  per  mano,  ballano,  &  vna,  chea  fe- 
dere fuona  il  lm:o ,  con  vn  pallore  da  lontano ,  che  cangiafi  in  arbore  j  (otto  va* 
pctaua,  che  dicono  daini  fteflbcompolia: 

Mai  non  dourebbe  l  '  eccellente ,  il  dotto 
Btafmar  &c. 
fono  a  rouefcio.  onc.7.  fcarf.  onc.4.  e  mez.  gag!,  per  dirìt. 

La  carta  dell"  ogni  cofa  vmce  l' Oro ,  cniinmaticamente  frrftto  fotto  a  quel 
Vecchio , la  di  cui  vergogna  bsa  cfpnme  quei!'  Amore ,  che  fui  ietto,  per  lui  fi 


^6  PARTE     SECONDA 

fpczzi  r  arco  s'vn  ginocchio,  onc.  7.  e  j.quar.  onc.j.  per.  dirit. 

Vna  bizzarriflìma  >  e  ben'  intes'  arme  del  Cardinale  AldobrandinOj  Con  orna- 
to di  sì  amore  fé  arpiette,  foftcnenti  fulle  fpalle  i  rouefciati  cornucopii,chc-# 
formano,  e  terminano  l'ornato,  fopra  aflìdica  dalle  si  eruditamente  veilite  Giu- 
ftizia ,  e  Prudenza  j  per  conclufione.  onc.5.  e  mez.  onc.4.  e  ;.  quar.  nella  bafe  A. 
il  di  CUI  difcgno  tanto  mericamenre  nima  il  Sig.  Lorenzo  Pafinelli  eccellentilfi" 
mo  Pittore,  auendola  fra  gli  altri  fcelti  del  fuo  famofo  fiudio.. 

Vn"  altra  non  meno  maeftofa ,  e  leggiadra  del  Duca  di  Mantoua ,  col  Monte, 
lai  imprefaj  fotto  la  corona  Ducale  :  in  mezzo  la  tanto  grazi.ofa ,  e  ben  veftitt. 
Pace  col  ramo  d'  viiuo,  che  da  vna  parte  la  foftenta:  e  dall'  altra  la  non  meno  fpi- 
ritofa  Abbondanza,  che  coronata  di  (piche, vcrfa  fui  terreno  dal  fuo  cornucopia 
le  £  urta  ,•  per  conclufione  fimilmente.  onc.6.  onc.4.  ^  ^^^-  P^""  f'"^"* 

Cauata  dalla  fteffa  la  tanto  fpiritofa  del  Card.Cefio,  conia  (lelTa  arpietta  fot- 
to, che  foftenendo  pittoricamente  vn  pannarmela  compifTccon  la  doppia  co- 
da; e  il  bizzarro  gruppo  del  cordon  de' fiocchi,  della  quale  perciò  tanto  fi  com- 
piacque ,  che  nella  fudetta  la  ricopiò;  d  come  fu  tanto  olleruata  dal  Metelli.onc* 
5.  e  j.quart.  onc.4.  §^g'*  F^*"  ^''^"'  ^  fimilmente  per  conclufione. 

Il  S.Girolamone,  mezza  figura  del  Vanni, che  in  faccia  con  la  mano  fotto  la 
gota,  così  attentamente  contempla  il  Crocefillo;  tanto  ben'intefo,  e  rifcntito 
nudo,  jlgo.f.  onc.6.  onc.4.  e  mez.  per  dirit. 

Vn'armetta  da  Cardinale,  con  cartellaggio  alla  fcafpellina,  alla  Bagliona..; 
entroui  per  la  metà  trèsbarretrauerfe,  e  nell'altra  vn  riccio  .-da  Ile  parti  la  Giù- 
flizia,  e  la  Prudenza  fopra  vn  bizzarro  feggiolo,  formato  loro  dallo  fteflo  cartel- 
lamento  j  per  conclufione.  onc.6.  onr.4.  per  trau. 

Il  Prete  lani ,  Rè  d'ttiopia,  mezza  figura,  con  lo  fcettro  fatto  a  Croce  nella 
deflra.  1605.  onc.5.onc.5.  per  dirit.  ma  come,  s'era  morto  Agoftino  ? 

La  Madonna,  che  a  federe ,  fofiiene  con  ambe  le  braccia  il  Pattino  nui^cche 
(ì  auuenta  a  S.  Giouannino,  che  genuflefio  abbracciandolo ,  gli  pone  la  manina 
fotto  il  mento  :  dall' altra  parte  S.Caterina  conia  ruota,  e  con  le  mani  incrocic- 
chiate auanti  il  petto,  cauata  da  Gio.Battifia  Bagnacaiiallo:  e  perciò  m  vna_j 
bafe  fotto  il  pie  di  S.  Giouannino.  „4go/?.Car./è'c.  dall' altra  parte  :G/o./?<jmy?»i  £«- 
gnacaualo  inuentore  Banon.  1 5  7<5.  onc.5.  fcarf.  onc.4.  e  mez.  per  dirit. 

Vn'  arme  delCard.  Sega, forfè  anch'eila  perconclufionc,tenuta  da  duo'put- 
tinottinudi,e  belliflìmi,  vn  de'qualirienla  bilancia  con  le  parole  :P<ic//^7.e  »>a- 
poneremodcsiì' altro  li  Spada,  attorno  laquale  s'auiticcfiia  vna  cartellina  con 
le  parole  :  [{egere  imperio  populos  :  fotto  l'arme  vna  cartelijna ,  entroui  :  hx  libi 
erunt  artes.  onc.5.  onc.4. 

La  carta  detta:  l' omnia  viucit  Amor;  oue  Amore  così  grande,  in  paefe  atterra 
il  Dio  pane ,  con  due  Ninfe  nude  abbracciate  infieme  dall'  altra  parte ,  fotto  sì 
bei  arbori,  in  sì  bel  paefe  1 5  pp.  ^uguft.  Carrai.  Inuent.  onc.6.  onc.4. 

Il  ritratto  del  Siuello  Comico,  con  lamafchera  alla  mano,  che  da  fé  foi'o 
rapptefentaua  vn' intera  Coniedia,  facendo  vedere  comparire  infcena  ruttili 

per: 


STAMPE  DE'CAltTtACCI,  97 

perfonaggi  jc  perciò  fottoui  iSclusinfìaY omnium,  lòes  Gabriel &c.  Padre  di  Scap^ 
pino ,  inuencore  del  primo  Zanni  riformato  ,  com  oggi  sVfa ,  che  fonaua  cento 
forca  di  firumenti  diuerfi:  dcncro:  ^«g./".onc.d.onc.4.per  dirit. 

Il capricciofo  frontifpiccio  di  quadratura  con  due  arpicete  laterali,  fotto 
duci  Amorini»  vno  con  vn  gran  turcaiTo ,  I'  altro  con  voa  viola  da  gamba  >  fotto 
vn  drago  f  corticato ,  entro  la  cui  pelle  :  Thabeo  concidit  i&u ,  fopra  l'arma  Aldo- 
braudina  in  mezzo  due  tame,ncl  mezzo  jw^//7//«/?j';/f.d^c.onc. 5.3. quar.0nc.4t 
fcarf.  carta  (ingoiare. 

Venere  nuda  a  federe  in  paefe ,  appoggiato  il  volto  Tulle  braccia  ad  vn  maf- 
fo,  con  vn  Satiro  per  di  dietro,  che  alzando  vn  panno  cafcance ,  la  mira.  onc.5« 
onc.  4.  per  diric. 

Vn  altra  ftefa  s'vn  ietto  nuda  ,  col  gatto  fotto ,  che  dorme,  a  cui  vn  Satiro 
muratore  ,colgrembialeauanti,alzail  piombo , e  mazzo  di  corda  nella  dellraf 
poggiata  la  lìnillra  ad  vn  tauo!ino>  &  Amore,  che  alzando  il  cortinaggio,  ciò  ri- 
mira, onc.  similmente  6.  onc.4.  gag!. 

Vn'  altra  ,  che  a  federe  fulla  conchiglia ,  vien  portata  in  Mare  da  duo'  Delfini, 
fattali  con  ambe  le  braccia  vela  del  velo ,  in  compagnia  di  tré  Amoretti  ;  e  della 
quale  nilluno  fperi  vedere  figura  più  corretta  «meglio  difegnaca,e  con  più  pro- 
fonda intelligenza  tagliata,  onc.4.  ^  ?*  quar.  onc.  ;.  e  mez.  per  dirit. 

Vn' altra,  che  a  federe  nuda  fotto  vna  bellilfima  macchia,  e  ben'intefafra- 
fca  ,  con  vn  braccio  fopra  la  tefta  si  profondamente  dorme  .fopraggiongendò 
vn  Satiro ,  che  tutto  sbattimentato  ,  col  dito  alla  bocca  a  noi  cenna  ,  guardaa- 
doci,  che  non  la  fuegliamo.  onc.4.  e  5.  quar.  onc.;.  e  mez.fcarf.  per  dirit. 

Vn  altra ,  che  fatto  prendere  a  caualìo  ad  vn  puttino  Amore  bendato ,  &  ala- 
to ,  con  verghe  alla  mano  lo  flagella  ,  piangendo  vn'  altro  gcuuflelfo  a  caualio 
del  curcaflo,  in  bel  paefe.  onc. 5.  (carf.  onc.j.  e  mez.  per  dine. 

Vn'  altra,  che  ver  noi  ftefa»  fo^uementc  nuda  dormendo ,  con  vna  mano  fot- 
to la  guancia,  e  fotto  vn  panno  appefo  ad  vn  tronco  ,  viene  rimirata  da  vn  Saci- 
rofcdcntele  preflo,in  bel  paeie.onc.4.e  5. quar.  onc.j.  e  5. quar,  perdiric. 

Vn'  altra,  che  fedendo  nuda  in  bel  paefe ,  polla  vna  gamba  fulla  fchiena  ad  vn 
fatiretto  bambino,  che  con  Icitrefca,  (e  vengono  tagliate  l'vgna  da  vn' Amori- 
no, onc.4.  e  mez.  gagl.  onc.5.  e  mez.  ftarf.  per  dirit. 

Vn  '  altra  in  belliihma  veduta  di  pacfe,con  vn  Satiro,  onc.4.  e  mez.gagI.onc.;» 
e  vnquar.perdirit. 

Andromeda  legata  al  duro  fcoglio.  onc.5.  fcarf.  onc.g.  e  mez.  per  din't. 

Vn' altra  Andromeda  dall' altra  partc,dmerfaaffacto,  e  non  legata.  0110.4.5 
mez.  onc.5.  e  j .  quar.  per  dirit. 

LaSufaniiaallalita  da  vccchinelgiardino. onc.5. onc.j.emez. per  dirit. 

Le  tré  Grazie,  che  G  dan  di  mano. onc.5.  fcarf.  onc.3.  e  mez.  per  dint. 

Loch  con  le  due  figlie,  ni  orrido  paefe.  o  1C.5.  fcarf.onc.j.  e  mez.  per  diric. 

E  che  tutte  coM  la  Venere,  che  appoggiata  nuda  in  faccia  ad  va  malfo,  tiene 
{piche  in  vna  ia  tnaoo,  e  focco  Amore  dormiente  ;  e  da  lontano  miecicori ,  ma 
•    .        '  IM  oac. 


98         P  A  nr  B    S  E  C  0  J^  D  A 

onc.  7.  Otte,  5.  fcarf.  per  dirit.  &  fnarrìuabile  carta  per  bellezza  ;  vengono  detts 
Iclafciuie  de'Carracci  al  numero  di  i5.  anzi  di  17.  fé  vi  fi  ponga  il  (opradecto 
vecchio  con  le  mani  al  carniere. 

La  quafi  intera  Madonnina  inuolta  ne!  manto  fulle  nubi>  in  &cci^ ,  che  con 
ambe  le  mani  incrocicchiate  fofliene  il  Bambino.  chefimiFmente  nudo  in  fac- 
cia ,  con  la  de  (ira  da  la  benedizione,  con  la  finillra  foftien  rofe,  e  duo'Serafini  fo- 
pra  :  fotto  uiug.f.  1582.  onc.5.  e  vn  quar.  onc.5 .  e  J.  quar.  per  dirit.  e  più  gran- 
de dell'intagliata  all'acquaforte  dal  Baroccio,  con  quelle  lettere  F.B.  F.F. 

Vna marca  per  Mercanti, cartellina bislonga,  nella  di  cui  fafcia,  che  la  ri- 
cinge ,  e  kricto  :  Fabrica  di  Gio.  Fiumi ,  e  Comp.  in  Bologna  ;  fopra  quella  la  marca 
entroui  G.  F.  C.  con  duo'  Satiri  legati  con  le  mani  dietro ,  e  fopra  di  eifi  arpice- 
te >  che  vengono  a  rinfìancare  l'arme  della  Liberta.  onc.5.gagl.onc.4. 

Vn"  arme  fenza  nulla  dentro,  colla  buffa  Copra,  a  cui  feruono  per  cimiero  due 
fpiche  di  miglio,  con  imbrandimento  di  fogliami  dalle  parti ,  folienuta  con  vna 
mano  da  duoiAngelotti  alati  ,e  nudi,  fé  non  quanto  la  ricinge  vn  liltelio  fcher- 
zante  >  e  folienuto  dalla  loro  fìnidra ,  entroui  nel  mezzo ,  Nofirum  cji  :  e  fotcoui 
la  bell'armetta  ricinta  da  due  arpiette ,  entroui  vn  vento  che  loffia  nella  Luna» 
fgombrata  dalle  nubi,con  ìcpzroìc: Spirante  micat.onc ^.  onc^-c  vn  quart.gagl» 

Vna  mezza  Madonna ,  che  volta  in  faccia  foftien  fulle  braccia,  e  dolcemente 
rimira  il  Bambino  nudo  ,  che  con  pomo  nella  finiftra  mano ,  con  la  deftra  fé  gli 
butta  al  volto  ;  acqua  forte ,  e  fopra  >4go.Ca.  I.  Vietro  Stefanoni  form.  onc.  5.  onc» 
3.eme2.perdirjr. 

Il  ritratto  di  Gregorio  XIIL  in  ouato  a  lui  comunemente  attribuito.  1571Ò 
ne!  qual  cafo  aurebbe  auuto  folo  14.  anni. 

Al  Poema  delTaffo  ftàpato  del  1 590,  con  le  figure  del  gran  difegnatore  Ber- 
nardo Caftelli.efeguì,  e  in  cófeguenza  perfezionò,  e  migliorò  egli  col  fuo  taglio» 

Quella  al  canto  felto ,  oue  a  principio  vn  Soldato  Chriftiano ,  Se  vn  Turco  1  e 
duoi  araldi  fpartifcono  la  qniftione. 

Quella  al  canto  (ettimo ,  d'Erminia ,  che  fouraggiogne  addolTo  al  paitorciche 
lì  vede  ; 

Tejfcr  fìfcelle  alla  fua  greggia  à  canto  , 
Et  afcoltar  di  due  fanciulli  il  canto  . 

All'ottano,  Goffredo  fotto  il  padiglione»  afcoltante  la  morte  del  Sig.  dc'Danf. 

Al  canto  decimo,  quel  Goffi-edo,  fimilmente  fotto  il  padiglione ,  a  cui  narra 
alla  prefenza  de'  foldati  il  vecchio  Piero  'e  lodi ,  e'I  merto  di  Rinaldo. 

Nel  duodecimo ,  la  Clorinda ,  che  muore  fra  le  braccia  di  Tancredi. 

Al  decimoferto ,  il  Rinaldo  in  braccio  ad  Armida ,  con  l'arrmo  di  Vbaldo ,  e 
di  Carlo  afcofi  dopo  gl'arbori. 

Nel  decimofetcimo.il  Soldano  d'Egitto  fopra  altiffimo  trono  ,  aflìftitoda' 
Satrapi,  che  dà  lo  fcettro,e  fafpada  al  Generale  del  fuo  Eferciro. 

Nel  decimonono ,  l'Arganre  rccifo ,  e  il  Tancredo  feinimorto  in  braccio  ad 
Armida,  e  V^afriuo. 

E  fiaal- 


STAMPE  DE'CATiTtACCì:'  5>p 

E  finalmente  nel  vigefìmò,  la  battaglia  fotto  Gicrufalemme,  ouè  vico  portata 
la  fpada  a  Goffredo  ;  e  fatte  tutte  a  concorrenza  del  Francoiche  troppo  diligen* 
te,  e  minuto,  parali  non  corrifpondefle  nell'altre  al  proprio  nome,  cedendolo 
anzi  alrifoluco  taglio  del  concorrente, quando  l'affezione  non  na'inganni  ;  facen- 
done però  giudice  l'altrui  buon  guflo ,  e  la  difìnterelfata  comune  opinione. 

Così  non  dico  già,  né  protefto  de'rami ,  che  di  fua  mano  Ci  veggono  nell'Ifto- 
ria  di  Cremona ,  comporta  dal  famofo  Pittore  Anton  Campi,  ancorché  tanto 
cadati,  e  biafimatigli  da  quell'Autore  per  troppo  groflfolani  di  taglio ,  e  negli- 
genti ;  e  perciò  lodatigli ,  e  pcrferitigli  que'di  Dauid  de'Laudi  Ebreo ,  che  le  co- 
le più  intime ,  e  fenza  mufcoli  gl'iutagliaua  ;  cioè  le  piante  di  quella  Citti  >  e  del 
Contado ,  il  Duomo  >  il  Battideno  ,  e'I  Campanile  ;  (in  che  intagliandogli  poi  il 
fuo  proprio  ricratto  cesi  fottile,  e  fullo  ftile  del  fuo  paefano  Marco  Antonio,che 
altro  mai  non  facea  che  commendargli,  lo  facefl'e  ricredere  della  fua  erronea 
opinione.  Sono  quefti  jj.  ritratti ,  comprefoui  anche  quello  dell'Autore  del 
libro  ,  e  fenza  quello  in  legno  di  Ezelino,  che  per  breuiià  non  nomino,  bafiando 
folo  il  dire  la  mifura ,  che  è  in  ouato  di  onc.4.  e  j .  quart.  onc.  3.  e  mcz.  gagl.  per 
dirìt.  acciò  incontrandoti  in  qualcun  di  efCche  più  volte  ho  veduto  feparati  nel- 
le raccolte ,  fi  fappia  non  efferui  tutti,  &  effer  porzione  della  ftoria  di  Cremona, 
a  quali  aggionge  il  Campi  il  Carroccio,  tacendo,  non  so  per  qual  cagione,  gl'al- 
tri tré  più  importanti  rami ,  cioè  il  fuperbo  frontifpicio  del  libro ,  le  due  fufle- 
guenti  belliirime  Virtù.che  coronano  il  medaglione  di  Filippo  fecondo  Rè  delle 
Spagne ,  con  forco  l'arme  di  tutti  1  Regni  ;  e  per  terzo  Bellona ,  ò  Cremona ,  che 
fia,  con  fotto  li  tré  fiumi,  il  Pò ,  l'Adda ,  e'I  Tefino ,  difegni  tutti  del  Campi. 

S.  Chiara  in  profilo  ,  la  telta  fola ,  e  mani  tenenti  il  Tabernacolo ,  prime  cofe 
per proua > & vna Santina fpincofa,  compagna. onc.4. e mez.gagl. onc.j. gagF. 
per  ciafcuna ,  per  dirit. 

Vna  marca  entroui  G.  A.  entro  vna  fafcia  ,  che  va  legando  l' ornato  :  Eredi  di 
Gio.  jigocchia ,  e  Sfor:^  Certani ,  in  Bologna  :  fopraui  vna  cartella  bislonga  vacua. 
onc.4.  e  mez.  onc.  ; .  e  mez.  per  dirit. 

Il  ritratto  d'vna  Duchetla,  con  berettino  in  capo ,  e  colanna  al  collo  di  grofle 
perle ,  alle  quali  attaccato  vn  diamante,  con  manto  foderato  di  ceruieri  ;  attor- 
no airouato,e  il  di  lei  nome,  e  fuori  ^.  Car.fec.  onc.4.  ^  mcz.  gagl.  oiic.j.  e  mez. 
per  dirit.  ed  è  l'iftelTa  ,  eh'  è  nell'iftoria  di  Cremona ,  ma  non  lo  fteflb  rame. 

Euridice  leuaca  dalle  fiamme  Infernali  da  Orfeo,  con  la  Lira  per  terra  :  fotto, 
Venetiji  Donati  !{afctcottiformis.  onc.4.  ^  '"^'^*  %^t>^'  onc.j.e  mez.  fcarf.  per  dir. 

Vna  Ninfa  legata  nuda  ad  vn' arbore,  Vagellata  dal  Satiro,  mafoccorfada 
vn'altro ,  che  efcc  da  vn  bofco  con  battone  alla  mano  per  difenderla,  onc.  4.  e  j. 
quart.onc.j.emez.  per  dirit.  che  vaforfeconlelafciuie ,  con  l'antecedente. 

Vna  molto  femplice  ,  mi  però  bella  armettadell'^bbaceSampieri.onc.  4.0 
mez. onc.^.  e  mez.  per  dirit. carta  fìngolare ,  effendo  il  rame  prelfo  gii  eredi. 

La  fieffa ,  cntroui  quel  gracile  leuriero,  col  terribile  cappello  fopraui,  con  fe- 
doni ,  e  cociiucopii  di  ftucta  j  credo  per  condulìone.  onc.4.  onc.3.  per  dirit. 

N    a  Vn 


100        P  A  TtT  É    SECONDA 

Vn  panno  reIigatofopra,cc3rcante  cireoodaco  da  vii  ^rrtone  di  làuro  :  nel 
mezzo  l'Anne  dell'Accademia  col  globo  cele[ìe,e  il  mocco  :  Contentionc  perfeBus, 
fotco  :  Magmf.Si  \.D' ordine  del  Sig.Trtncipe  &c,  policc  per  muicare  all'Accademia. 
onc.4.  e  mez.  onc.j.  per  diric. 

L'arme  d.^1  Duca  Boncompagiii,  Marchefe  di  Vignuola ,  tenutale  fopra  la  co- 
rona da  dtioi  Angelotti  midi,  con  viu  carCelletta  in  mano,  cmvow  :  Hos  tibi  mnc 
teneros  ojferttua  vineafru^ius :  e  circondato  Io  fcu  io  da  vn  fellone  d'vua  ,  fogli  di 
viti,  emekgrane,e  vnacarcellctra,  cntroui  :  InfomnicuHodnaDracone.onc.^» 
gagl.  onc. j.  e  mez.  per  conciufione ,  ò  raccolta  di  rime  :  per  trau. 

Il  ritratto  del  Plinio  Bologne  fé  in  vn  fchiettoouacofolo,  con  le  lettere  attor« 
no:  f^ltjfes Mdrouctndus  8ono?i.^nno  tetatis  j A.onc.^.e  j.quar.onc.j.mez.pcrdirit. 

Il  fioncifpicio  alle  rime  de' Gelati,  si  alle  prime  fatte  pubbliche  del  1590.  che 
alle  altre  date  fuori  del  1597.  in  quella  giiifa  ItclTa  ,  eh  auealoro  dipinta  la  vni- 
uerfalelmprefa,  l'vno,  e  l'altra  gratis  ,  e  fenza  ricognizione  alcuna,  per  eflerc 
anch' egli  ad  eflì  aggregato  a  interceirione  del  Fondatore  Zoppio  ,  al  quale  fe- 
ce anche  li  ritratto  della  moglie  già  morta,  e  fepolta,a  mente,  con  vn  ritrattino 
diluifteiToinmano  ;  equalelmprefa,  cflendo  vna  Selua  sfrondata ,  e  piena  di 
neue  ,  co!  motto  ;  Nec  lengum  fi?»«p«/,parueg'i  a  propofìco  fami  filando  fulie  ve- 
re regole  di  buona  armilLria  )  il  coiteggio  di  figure  >  in  vece  di  tanti  girifalchi; 
cioè  circondar  Io  fcudetto  con  le  quattro  Stagioni ,  eh'  anch'eile  vanno ,  e  rie- 
dono ,  ritogliendoci ,  e  ri  portandoci  la  bella  Primauera ,  e'I  fruttifero  Autunno, 
fenza  che  queìfamofo  Dottore  gli  ne  faceffe  motto  alcuno,  con  fuo  però  gran 
flupore,  e  lode  datane  ad  Agodino.  onc.4.  onc.2.  per  dirir. 

E  per  entro  ad  efle  rime  l'Imprefa  del  Ba!^ani ,  detto  il  Paunio  1  ch'è  l'organo 
feluaggic  del  Dio  Pane,  col  mo'-to  :  fatile  dulci  :  affiftito  (ìmilmente  con  buone 
regole  di  nobile  fcuderia  ,  dj.  duo'  fauni ,  con  le  zampe  caprine  ;  già  che  l'arme 
Balzana  fono  due  fimili  zampe  incrocicchiate,  onci,  per  ogni  verfo. 

Et  alla  quale  io  concfco  poterfì  francamente  aggiongere  quella  delMare- 
fcotti,  detto  il  Tetro  j  quella  del  Cattaneo,  detto  l'Ando  ;  quella  delFabretci, 
detto  l'Incolto;  enei  pnmo  volume  quella  del  Tardo,  col  moro  sfrondatela 
più  bella  di  tutte. 

Il  fuo  Cane  di  cafa,  per  lo  quale  venendo  a  rifle,  ebbe  a  lafciarui  la  vita,  onc.4. 
gagl.  onc.  4.  fcarf.  per  dirit. 

L  arme  del  Cardinal  Fiefchi,  concofteggio  antico, e  cattiuo,fnlguf}oBa- 
glione,  e  duo' putti  nudi  a  federe  ,  che  follenendola  con  vna  mano,  con  l'altra 
tengono  vno  le  bilancie ,  l'altro  vna  palma,  onc.4.  ^  5*  q^ar.  onc.  5.  e  mez.  cre- 
do per  concliifìoni ,  ò  principio  di  libro  :  prime  prime  cofc ,  ma  non  fenza  qual- 
che principio  di  ipirito. 

L'arme  del  Cardinal  Paleotti ,  per  condufioncina ,  con  fottoui  duoi  Orfi  che 
/ì  abbracciano. 

Vn  Chrillo  morto  a  federe  nell'auello ,  foftenuto  da  vn'AngeIo,eduoi  fatera- 
h,  de' quali  vno  tira  il  lenzuolo,  r  altro  foftiene  yn  torchio  accao  ;  prime  cofe, 

onc. 


STAMPE  DE'  CATtZACCÌ.  loi 

pnc.4>  onc.  j.  per  dirit.  Mors  mea  vita  tua. 

L'Orfo  in  colera  con  la  Vefpe,che  gli  entra  in  bocca.  0nc.4te3.qnar.  per  ò\f. 

In  pochi  fegni  intagliato  facile,  il  ritratto  di  Antonio  fuo  Padre.onc.3.  ejt 
quart.  onc.;»  e  vn  quar.  per  dirit.  carta  ranffima. 

Vn  ritrattino  in  ouato  d'Enrico  IV.  con  le  lettere  attorno  :  HenricHs  7^.  Dei 
Gratta  Gallio ,  &  Nauana  I{ex  t/£t.  j  4.  ♦!♦  e  fotto  in  piccioli  caratteri  :  Francois 
Bunelpeintr  inTaris  rjp^.  dal  quale  fu  così  copioramente  riconorciuto,chedic 
folca,  che  fé  in  fimil  modo  di  tutte  le  carte  tagliate  fofle  flato  premiato, aureb- 
bc  potuto  viuere  da  gentiluomo ,  feiiza  più  far  altro. onc.  j.  e  mez.  gag!,  onc.  3. 
per  dirit. 

Vn'  altro  fimile  de!  Medico  Pona ,  che  fi  fcorge  beniilìmo  veflito  di  veiiito» 
colle  lectere  attorno  :  Io.  Bapttfla  Tona  Thilofoph.  (2^  7\ledicus  Vercnenfis Ataùs aiit 
norum  3 1.  in  vn  cantone  :  A.  C.F. onc.^.e  mez.  oiic.  3. Icarf.  per  dirir. 

Vn  ritratto  di  Gallico  Galilei  j  Linceo  Fiiofofo  ,  e  Matematico  delSereuifs. 
Gran  Duca  di  Tolcana.  onc.  j.  e  mcz.  onc. 2.  e  3 .  quar. 

Li  dodici  Apoltoli,  con  di  più  il  Signore  ,  la  Mp  donna,  e  S.  Ciò.  Battifta  in- 
teri ,e  in  piedi,così  diflerenti  d'attitudini ,  di  ciere ,  e  di  veRiri  ;  così  belli ,  giullii 
e  bizzat'  i.  onc.  3 .  e  mez.  fcarf.  onc.a.  per  dirit.  fotto  il  S.  Gio.  che  fa  bere  nel  ca^; 
lice  :  Oratio  Bertelli  for.  1585. 

Vn'arma  partita  in  incizo  per  trauerfo  :  nella  parte  fopra,  quello  fegno:N« 
nella  fotto  queito  ;  Coibe  j  nel  mezzo  fopra  i  monti  la  Croce  dupplicaca,  e  fla- 
gelli della  Confraternita  della  Vita  ,  toira  in  mezzo  da  duo'bellifìimicomucopii 
pieni  di  frutta  ,da'quaii  pendenti  /tanno  lacerali  grappoli  d' vua ,  da'  quali  p;;n- 
dono  naftri ,  oue  Hanno  appiccati  fìafchi,  bottiglie,  m£zzecte,boccali  &c.  ferui- 
uà  perbollcccinidabocti.  onc.j.emez.  fcarf.  onc.2.e  mez.  per  dirit. 

L' efemplare  d'Agoftino  ;  cioè ,  occhi ,  nafi ,  bocche  ,  refte  in  profilo  ,  in  fac- 
cia ;  mani ,  piedi ,  braccia ,  peri  principianti  del  difegno  ;  prelTo lo Stefanoni. 

Vn  fouetto  con  S.Rocco;  quando  la  Compagnia  di  detto  Sarào  in  Bologna 
andò  à  Venezia  a  vifìtare  quel  Santo  Corpo,  da  lui  tagliato. 

Vna  medaglia  d'Augullo ,  con  quefto  rouefcio  :  C.  A. 

Molti  Santini ,  mezze  figure  di  onc.3.  e  mez.  ò  d' oncic  Crè  in  circa,  tagliatiti 
per  prcua  in  giouentù  ;  venduti  poi  i  rami  dal  Locatelli  allo  Stcfanoni ,  che  alte- 
rò loro  talora  l'anno,  e  vi  aggionfeRomx,cioè{ 

La  Madonna ,  fottoui  :  Ecce ^ncilla Dotniiìi» 

Vn  Saluatore  :  Saluator  "Mundi  faina  nos. 

S.Gìo.BmùìÌcl:  Ecce  Agnns Dei, 

S.  Veronica  :  Spcculumfine  micula. 

S.  Maria  Maddalena ,  che  fi  volge  a  guardare  vno  fplendore  fopra  da  vn  Iato» 
Sfeculur»  penitentiie . 

Vn  Signore  moflrato  :  Ecce  Homo. 

Vn  S.  Girolamo ,  debole  afiai  ;  Domine  exandì  orationem  meam. 

Vn'altw  Madonna  colla  Colomba  a  iìniftra  :  Ecce  MalU  Domini, 

Altre 


t 


101  PAH  TE     SECONDA 

Mere  ere  Santine  di  onc.  ;.  e  tnez.  onc.  j.  fcarf.  per  diriccioè  S.  Maria  Mad* 
dalena  >  ch'alza  con  vna  mano  il  vafo ,  l'altra  al  pecco. 
^    S.  Lucia, 

E  S.  Chriftina ,  òAgnefc  che  fiafi ,  col  pugnale  nella  gola. 

Mezzo  S.Francefco,  voice  le  manii  e  braccia  apercc  al  CrocefifiTo,  per  riceuer* 
ne  le  Sacre  Stimmate;  la  celta  del  compagno  lontano ,  che  guarda  il  Crocefido. 

Vna  cartellina  formata  i  e  ricinta  da  duo'  cornucopii  pteiii  di  frutta ,  abbrac* 
ciati  da  vn'arpietta ,  che  vi  è  nel  mezzo  di  fopra ,  e  guarda  in  sii  ;  entroui  vna_* 
mano ,  che  fo(tiene  vn  frullo ,  e  fopraui  vna  legacciecta ,  entroui  :  Votius  qmm 
dormire. ptr àìnz. onc.  j.onc. 2.fatt3,diconoi  allora  che  conualefccnce,  gli  fu 
prohibito  dal  Medico  il  dormire  il  dopo  pranzo,  lafciandola  fui  cauolino,  che 
ìavedefle  quando  andòa  vifitarlo. 

Lo  fcudecto  d'vn'armettina  Pontifìcia  i  fenz'  altro  dencroui.  onc.  j.  fcarf.  onc. 
S.gagl.  perdirit. 

Vna  Madonna  a  federe ,  che  foftiene  il  Puttino ,  che  col  braccio  (ìniftro  ac- 
taccatofele  al  collo ,  alza  la  fìniflra  >  fedendole  nudo  Tulle  braccia  ;  e  S.  Giofcffo 
di  dietro,  pottola  mano  fui  battone  lo  guarda. onc.a.  e  mcz.  onc.2.  perdine. 

Vn  Sudario  Santiliìmo ,  fenza  nome ,  ò  altro. 

Vna  Cella  di  bella  Donna  in  profilo. 

La  bella  mezza  Madonnina  di  Giacomo  Francia;  la  ftelìa  dipinta  fotte  il  por- 
tico de'Signori  Ratta ,  fottiliifimo  taglio ,  fui  gufto  di  M.  A.  del  quale  perciò  da 
altri  è  tenuta,  onci,  e  vnquar.  onc.i.e  5.  quar.  perdine. 

Nel  bel  libro  de'Simboli  Bocchiani,a  fpefe  della  Compagnia  de' Stampatori 
di  Bologna  riftampati  del  1574.  il  primo  fimbolo  del  tcfchio  di  bue  fcarnato, 
coronato  di  alloro  j  &  ornato  da  duo'martelli  dalle  parti  cadenti  ;  quale  nella^ 
prima  ftampa  era  in  legno  >  e  ritocchi  molti  di  que'fimboli  gid  logri. 

Varie  telliccmole ,  cioè  mafcheroni  per  ornati  di  cornicioni ,  e  fimili ,  al  nu- 
mero di  fei;  e  fra  quelli  vn'animadann3ta>che  fpietatamence  grida,  onc.  2.0 
mez.  onc.2.  in  circa;  prime  cofe  per  prona. 

Vn  piccioliflìmo  S.Giouannino  Euangelifta,  giouanetco,col  libro  alla  mano,e 
la  penna,  inatto  di  fcriuere,erAquilaapiedi.oiic.2.fcarfì(f  onc.r.gagl.  perdir. 

II  ritrattodiCefarino  Rinaldi,  per  anteporti  nel  frontifpicio  delle  fue  rime, 
finitiffimo  taglio  •  e  fottihffimo  ;  per  compiacer  quel  Signore  ,  col  Tuo  nome  at- 
torno, e  l'anno  1590.  inòuato  ;  perdirir.  0BC.2.  gagl. onc.2. fcarf. 
IliT^GLIATE  DA  A  LT  I{1 . 

La  Samaritana  ,moko  diuerfa  da  qu'tila  d'Annibale,  e  co'i mormoranti  Apo» 
ftoli  di  più,  che  po(Tedono  anch  oggi  1  Signori  Sampieri,  a  quali  ei  la  dipiife  j  in- 
tagliata all'acqua  forte  dal  Brizio ,  &  attribuita  per  longo  tempo ,  e  creduta  ta- 
gliata dalSlg.  Guido; per l'equiuoco  d'auercagliato nello llelfo tempo,  &  an- 
no,  e  a  concorrenza  là  elemofina  di  S.  Rocco  di  Annibale  :  alterato  poi  tutto, 
ecaffato  dallo  Stefanoni ,  e  fatcoui  :  Annibil.  Car.  iment.&fculp.  mi  goffamen- 
te iafciaodoui  il  vecchio,  e  veromillciìmo,  cioè  léio.  fenza  riHectere ,  cho 

jt(  Anni- 


STAMPE  DE'  CAlLtACCI.         103 

Annibale  era  gii  morto  del  ii^oS.onc.  i^.onc.p.e  tnez.  per  trau. 

Il  famofo  per  meco  il  Mondo  S.Girolamo  della  Certofa  di  Bologna  >  fatro  in- 
tagliare 1  e  mandato  per  tutte  le  fcuole  d' Europa  dal  Lanfranchi ,  per  fua  difcol- 
pa  >  e  difefa,  quando  fiì  cacciato  di  maligno  allora ,  che  gli  venne  detto ,  da  que* 
fto  auer  rubato  il  pcnfìero  il  Domenichino  nel  fuo  S.Girolamo  della  Cariti .  Fu 
il  tagliatore  all'acqua  force  Francefco  Perrier  Borgognone,  oac.  1 2.  e  mez.  onc« 
lo.emez.pcrdiric. 

La  graziofiflìma  Europa  rapita  dal  Toro,  con  duo'Tritoni  precedenti  :  Amo- 
re fui  Delfino ,  che  cenna  »  e  duci  altri  in  aria ,  vno  de'quali  (tende  vna  veletta 
^ì\x.tovi\  Agatino Camcci  t  fuperbillìma  acqua  force:  fotcoui,^i. 0.  J.onc.y.c 
mez.onc.5.  emez.gagl,  per  trau. 

La  Madonna, che  in  faccia  a  federe»  foftiencconla  finiftra  il  Signorino  ,che 
nudom  faccia  anch' egli  le  fiede  infeno,  ponendola  de/Ira  fui  tabernacolo  di 
S.Chiara  a  lui  riuolta»e  tutto  mi  rando  dall'altra  parte  S.Giufeppe  :  tagliata  dVna 
gentiliOìma  acqua  forte,  conia  fuaaggiontaui  grazia,  da  Guido  Reni.  onc.  7. 
onc.5.  fcarf,  per  dirit.  attribuita  falfamente  ad  Annibale  taluolca. 

La  tanto  morale ,  ben'  intefa ,  e  corretta  Venere  legata  per  le  braccia  di  die- 
tro ad  vn  tronco  di  belliilimopaefe,  mentre  Pallade  prefoper  vn  braccio  il  fuo 
figlio  Amore,  che  ginocchioni  piange,  e  fi  raccomanda  ,  Io  flagella  ;  prefa  per 
adeguato  foggetto  del  fuo  leggiadro  bollino  da  Cornelio  Gallo,  animandola 
con  quattro  verfifotto:  Improbo  dat paiias &c.  AuguH.Car.im.  eorn.  GaU.fful- 
ffii.\-  Sadellerexcu.onc.j.onc.^.e  mez.perdirit. 

lltremendiflimoPlucone.collofpauentofiflìmotrifauce  Cerbero,  che  di  ter- 
ribilità ,  e  d'intelligenza  fupera  gl'altri  tré  sfondati ,  ò  foce*  in  su  de  gì"  altri  Fra- 
tello ,e  Cugino,  che  fonoprelTo  l'Altezze  di  Modana;  cioè  la  paftofona  Vene- 
re di  Annibale ,  e  la  leggiadriOIma ,  e  corretta  Galatca  ,  e  l' altra  compagna  di 
Lodouico:  intagliato  ài  belhflìmaacquaforce  daOliuicroDoliin.  onc.  7.  e  i. 
quar.  onc.6.  per  trau.  in  ouato. 

QucU'iftelfa  mezza  Madonnacol  Bambino  col  pomo  in  mano,  intagliata  da 
Agoflino,airacqiiaforte,  aRoma.  onc.  5.onc.  j.e  mez.  perdirit.  e  detta  difo- 
pra;  tornata  ad  intagliare  con  finiflìmo  bollino  da  Raf.  Sadel.  fotroui  :  Inuenit 
quem  dtligit  anima  mea,  Can.  i.  poi  An.  Carrai. inuenl.  l^apbaei  Sadder  fecìt  Mona- 
(bij  159?'  Da 

ANNIBALE  tagliate. 

La  tremenda  Sufanna  tentata  da'  Vecchi  nel  giardino ,  di  sì  bell'acqua  forte. 
Onc.  IO.  emez.  onc.  lo.perdirir. 

Il  franco  S.  Girolamo  in  diferto ,  e  sì  ombrofa  frafca ,  volto  in  faccia  ,  che  sì 
ben  gira  in  guardareil  Cielo  ;  che  con  la  deftra  foftenendofì  il  manto  nudo  fot- 
te il  petto,  colla  finiHraprefohà  il  faffo,  appoggiato  al  libro  j  all' acqua  forte. 
onc.8.  fcarf.  onc.5.  per  dirir. 

Il  Sileno  giacente,  a  cui  duo' Satiri  votano  in  bocca  vn'otre,  e  duo'pnttini 
fagliene  vn  cerchio  di  foglie  di  viti,  egrappohd'vua,  che  dciie  figure  circon- 

daiv^; 


104         PARTE     SECONDA 

«Jaiio;  detco  comunemente  la  tazza  di  Annibale,  peraucrciò  tagli'ato  entro' 
vna  foctocoppa  d'argento  col  bollino  ,  a  quel  D.  Giouanni  de  Cadrò ,  che  cosi 
bene  poi  gli  corrifpofe  con  i  già  noti  500.  feudi  d'oro  in  vn'alcra  fottocoppa  &c« 
carta  perciò  fingolare.  onc.  7.  di  diametro. 

La  Madonna  j  che  a  federe  tiene  il  Bambino,  che  nudo  vien'  abbracciato  da_» 
S.Giouannino^uHa  culla;  dall'  altra  parte  S.  Gioleffoin  profilo,  che  a  federo» 
poggiata  la  fchiena  ad  vna  colonna  ,attentifljmamente  legge  vn  gran  libro,che 
tiene  con  ambe  le  mani;  in  bei  paefe;  acqua  forte  diligentiflima,aggiuftaia  pe« 
rò  col  bollino. onc.7.  onc. 5.  e  vn  quar.  ^««i.  Car.m.fec.  1590. 

Della  fleflafottiliffima  ai  qua  forte,  e  fimiimentc  col  bollino  aggiuflata  Ia_» 
fiera  Maddalena  indiferto  ,  fedente  fuila  (luoia;e  perciò  comunemente  detta  la 
Maddalena  della  fluoia  ,  rmtaghata  molto  bene  ;  aggiontoui  nel  maflb  ouc  ap- 
poggiafi  : Carra.  In.  e  fotte  nel  mezzo  1 59 1 .  onc.7.  onc.5.  per  dirit. 

La  tanto  giufta,  corretta,  e  tenerona  Venere,  cosi  ben  dormiente  nuda  fo- 
praferico Ietto, appoggiante  lafiniftrafopra  (piumacciato  origliere,  ladcdra 
fìefa,e  poggiante  fui  ventre  ;  {coperta  a  piedi ,  e  mirata  da  curiofo  Satiro,  mi- 
nacciato coli'  arco  aizatO)&  irr  fo  col  deto  in  bocca  da  Amore  fotto  1!  mczo  pa- 
diglione; con  lontananza  di  paLft;belliflìma  acqua  forte  al  folito,  &agg, aitata 
coi  bollino. onc.7.  onc.5. fcarl. per  trau. fottouiin  vn'angolo  1592.  A.C. 

Vn  S.Petronio,  chegenuflcflo  preflfo  la  Citta  di  Bologna  .adora  il  Santifs.Su- 
dario  fpiegatoghinCieloda  trègraziofiflìmi  Angeli, foctoui  :  Quare ìubrum efl 
indimentum  tmmì  t  fotto  in  vna  cartella  grande  vn  detto  di  Tob.  ii.^nmb.Car» 
onc.6.gagl.onc.4.  gagl.  per  diritto. 

Ilpietofiflìmo  Chnlio.a  cu,  fedente  porge  iitnafcalzone  la  canna,  mentre»» 
dall'  altra  parte  vn'  armato  digrignando  1  denti,  gli  calca  fui  Diuino  piegato  Ca- 
po la  corona  di  fpine  ;di  sì  minur' acqua  forte:  fotto  in  piccole  lettere:  ./^«n;^. 
Carracciusin,  &  fecit  ido6.  onc.j.e  me?.  g;'gl.onc.4.  ^  vn  quar.  per  d.rit. 

La  Madonna  fedente  in  profilo,  e foftenente  in  profilo  fulle  ginocchia  a  fe- 
dere li  Signorino,  the  poRa  adefìrafulla  fpallaaS.  Gicuannino,  colla  fiuiUra 
l'aiuta  a  bere  alla  (cudelia  portagli  da  Maria  ,  e  però  comunemente  detta  la_» 
Madonna  delia  (cudelia,  e  dietro  S.  Anna  ,  che  alza  la  mano;  belliffima  acqua 
forte,  aggiuflata  coi  bollino  al  folito.  onc.5.  gjgi.  onc.4.  per  rrau. 

Dell' iltedamifu'-a  il  famofo  Chnfìo  morto  (ulle  ginocchia  alla  B.  Verg.  con 
J'altrc  Marie , e  S. Giouanni , detto  comunem<  nte  il  Chrifto di  Caprarola,  (fato, 
dicono,  colà  tagliato  m  argento  :  fottoui  Caprarola  1 597.  all'  acqua  forte  ,  ma 
ritocco  affai  col  bollino. 

La  Madonna,  che  fedente  in  paefe  con  vn  libro  aperto  nelle  mani ,  mirai! 
Signorino  fedentele  fullc  ginocchia  ;  tolta  la  rondinella  a  S.Giouannino,che  con 
la  mano  ne' proprii  capelli,  così  difperatamenre  grida  :  e  S.Giolcffo  in  lonta- 
nanza con  vn  paniere ,  e  e*  ha  per  la  cauezza  l'afinelio  ;  nel  piedellallo  ,  oue  ap- 
poggia vn  braccio  laB.  Verg.  u/?»;".  C<?y.  Bo/  F./«.  e  fotto  1 581.  a  bollino  ,  taglio 
flentato ,  e  cattiuo,  fatto  per  picca,  e  gareggio  con  Agolìino  :  prime  cofe.  onc. 
S.fcacfconc.^.e^.quarc.petdinc.  Vti 


STAMPE  DE'CAmACCì.  105 

Vn  S.  Francefco  in  faccia  »  veftico  alia  Capuccina ,  che  fedendo  preflb  vnJ 
tronco  atterrato,  col  tefchio  di  morte  in  grembo  che  nfguarda ,  Ci  (tringevn_» 
Croceiìiro  al  volto,  con  gran  rplendore  attorno  alla  tefta  ;  acqua  forte  minutiflì- 
ma.  ritocco  col  bolli.  1 585.  onc.4.  e  mez.onc.g.emez.  fcarf.  perdirit. 

Il  Prcfepino  famofo ,  intitolato  da  tutti  il  Prefepe  de'Carracci,  oue  quel  gio- 
uanctto  paftore  genuflefifo ,  s'appoggia  con  la  mano  alla  colonna  di  legno ,  ch'c 
in  mezzo,  onc.4.  e  mez.  fcarf.  onc.j.  e  mez.  per  tran. 

Mezzo  S.  Girolamo ,  che  appoggiato  quafi  di  profilo  ad  vn  maflb ,  oue  fti 
fitto  li  Crocefiifo  >  volgendo  con  la  delira  le  carte  d' vn  libro ,  con  la  finiftra  fi 
pone  gli  occhialial  nafo;  taglio  debole,  e  (dentato;  prima  cofa  da  lui  fatta  pec 
proua,  e  ritocca  da  Agothno,  maffime  ne  gli  erbaggi  qui  prefTo  ,  moflratogli  il 
modo  d' oprare  il  bollino,  onc.j.  gagl.  onc.  3.  fcarf.per  dirir. 

Vna  mezza  Madonnella  all'acqua  forte,  che  fedente  in  faccia,  foftiene  su  am- 
be le  ginocchia  il  Signorino  nudo  dormiente ,  foftencndogli  conia  finKtra  Ia_, 
cerulee ,  e  rimirato  per  di  dietro  da  vn  Iato  da  vn  bell'Angelo  alato  :  (opra  l'An- 
gelo A.CA.f.TietroStefamnefor.  onc.  j.  fcarf. onc. j.  fcarf. 

Vn'  altra  entro  vn  ouato ,  all'acqua  forte  ,  ritocca  a  bollino  non  troppo  feli- 
cemente ,  e  che  fìringendod  con  la  (ìnidra  la  cinna ,  con  la  de^ra  folhcne  il  Si- 
gnorino verfo  di  lei  volto  a  federe  ,  che  latta  ;  pollo  vna  manina  fulla  fpalla  dì 
lei ,  che  china  lo  guarda  :  fotto  ^nib.  C<ir.  epiùfotto  :  Gafparo  dall'Olio  exc,  onc* 
a.  e  3.  quar.gagl.  onc.  2.  per  dirir. 

INT^GLI^TE    DA  >/tLT\l. 

II  compitiflìmo  libro  della  Calerla  Farnefiana,  così  egregiamente  intagliato 
all'  acqua  forte  da  Carlo  Celìo^che  più  nonpuòdefìderarlì ,  dedicato  all'  £mi- 
nentillìmo  Octoboni. 

La  (Iella  nucuamente,  d'vn  giudo  difegno,e forte  taglio  fimilmente  all'acqua 
forte,  data  fuori  dal  Biondi. 

L'altre  carte  dette  1  Camerini  di  Farnefe ,  ottimamente  intagliate  all'acqua 
forre  da  Nicolò  Mignard. 

E  gli  Ueflì  fimilmente  vfciti  nuouamente  fuori,  intagliati  a  vn  altrettanto  bel- 
la acqua  forte  da  vn  Pietro  Aquila,  e  dedicati  all'  Eminenti(iìmo  d'Ecrè ,  aggion- 
toui  il  pezzo  rcrribiliflìmo  dell'  Ercole  Cofmografo,  che  tutto  è  di  Ago  limo,  an- 
corché attribuito  ad  Annibale;  eie  Fame  «le  Virtù,  le  fatiche  dello  Itello  ,  e  li- 
mili ornati  efpredì  in  cinque  pezzi  di  più  :  dicendoli  che  ftia  intagliando  per  la_ 
terza  volta  la  gran  Gaieria. 

L' altre  della  Sala  Magnani,  diregnati,&  intagliati  li  primi  fette  pezzi  da  Fran- 
cefco Tortebat,  e  il  refiduo  con  la  fuga  fatto  intagliare  da  Monfieur  Vouetil 
giouane,  tutto  all'  acqua  forte,  da  Mignard. 

Il  gran  Prefepe  con  Angeli  ,e  Paltori ,  e  fopra  il  Paradifo  votatogli  addolTo, 
con  tanti  Angeli  cantanti ,  fotto  ;  Fa£ia  eft  multitudo  militix  CMeftii  laudanlium. 
Lucas  Euang.  cap.z.  onc.  17.  onc. 1 2.  per  dirit. 

La  bella  Pietà  intagliata  egregiamente  da  Pietro  del  Pò.  onc.  14.  onc.  1 1.  e 
mez.  perdirit.  .  '  O  Vn 


loS        PATtTBSECOJ^DA 

Vn  Chrifio  caduto  in  terra  nel  portar  la  Croce ,  con  vna  mano  s' vn  faflbi  ri- 
uolto  alla  B.  V.  ò  Veronica  che  fiafi ,  fotroui  :  ^nnibd  Carratiuspinxit.  F.  Toily 
excH.  e  più  fotco  in  lettere  maggiori  :  Supra  dorfum  meum  fabricauermt  peccata- 
»-fj;belliffimo  taglio  a  bollino,  onc.  14.000.1  i.e  vn  qiiar.  perdine. 

La  Samaritana  faoiofa  de' Signori  Oddi  da  Perugia  »  intagliata  così  corretta, 
tenera,  e  graziofamente  dal  Sig.  Carlo  Maratti  Pittore  famofiflìmo,  all' acqua 
forte. onc. 1 3.  e  mez.  onc.  1  g. per  dirit. 

La  Cananea  famofa  intagliata  dall' intelligcntiflìmo  Pietro  del  Pò.  onc.  13.  e 
mez.  onero,  e  mez. per  dine. 

La  Madonna  cosi  eruditamente  veflita,  che  fedendo  fulla  ftefTa  culla  del  Si- 
gnore ,  e  guardando  gli  fpcttatori ,  foIHene  in  piedi  il  Bambino  velHto  della  fo- 
la camicia ,  che  portole  la  deftra  al  colio ,  colla  finiltra  foftiene  vn  pomo  ;  rimi- 
rato di  Hancoda  S.Giofeftbfoftenentc  con  iafiniftra  gli  occhiali  ;  con  S.  Gio- 
uannino  dall' altra  parte  ,che  ciò  rimira;  incagliata  nel  modo  che  fi  può  credere 
dal  gran  Elocmarc,  con  fog^iongerui  > eh' ella:  Extat in ddibus honorum  Quitina- 
lium  Eminentifs.  Movtahi.  onc.  1 1.  e  mez.  fcarf.  onc.8.  e  mez.  gagl.  per  dine. 

li  bel  rame  del  Chrilto  no;  to,  nelle  Itanze  dell'  Altez?a  di  Modana ,  con  Ia_. 
B.V.  tramorttauifoprajS.  Giouami,  la  Maddalena, e  Angeletti  nudi  qui  preflo 
vn  fallo, cennando  vn  di  e/fi  alla  corona  di  {pìn^.^nnibalCanacciinuent. dzW'zhra, 
parte  :  Olmicr  Dofin  exc.^oco  buono,ali'  acqua  forte.onc.  1 2. onc.  y.e  mez.per  dir. 

La  tanto  fqu.fitamente  tagliata  a  bollino  S.  Margherita ,  trami:taca  dal  Maf- 
fari  nella  S.  Caterina  >  a  S.  Caterina  de'  hunan  in  Roma  ;  appoggiata  ad  vn  pie- 
deftallo ,  ou'  è  fcricto ,  Surfunt  corda  :  fottoui  ^nnibal  Carratitis  pinxit,  Cornelius 
Bloeman  fculp.  onc.  1 2.  (c^xi.  onc.7.  per  diric. 

L'altrettanto  ben  fatta  Madonna ,  pofante  in  bellifsima  veduta  di  paefe ,  col 
Chrirto  dormiente  sì  bene,  adorato  da  duoi  Angeletti  veftiti  con  clamidetttj: 
fotto  vn'  arme  in  mezzo  :  Et  adorent  eum  omnts  ^vgtli  Dei  :  in  vn  canto  ^nnibal 
Carratiusprinxit.  F.  Toily  fculpfit.  onc.  1 2.  (carf.  onci  2.  per  tran. 

Il  S.  francefco,  che  genufleilo  prende  nelle  braccia  il  Bambino  portogli  dal- 
la B.V.  che  fcendedal  Cielo  sileni  quadro  era  giane'Capuccini  di  Bologna,  do-, 
nato  loro  da  Annibale,  franchifsima  acqua  forte,  onc.  1 1.  onc.y.  per  dirit. 

Vn  CrocefiiTo  in  bel  paefe  ,  con  la  B.  V.  tramortita  fulle  ginocchia  a  vna  Ma- 
ria ,  e  la  Maddalena  distro  quella  da  vna  parte  ;  dall'  altra  S.  Giouanni ,  che  in- 
crocicchiate le  mani  mirandolo  ,  piange  appogj^iato  ad  vn  mafìfo  ,  onde  fi  vede 
meno  della  meti,  con  quattro  verfi:  Dum  montar  riatusdaiiis&c.e  fotto  a  que- 
lli :^™óa/  Carratius  inuent.C.Bloemart  fculpftl  D^oma,  fuperbifsimo  bollino  al 
foiito.  onci  I.  e  mez.  onc.7.  e  vn  quarc.per  dirit. 

All'acqua  forte  la  Madonna,  che  genuflclTa  ,  e  china  ad  vn  rio,  lana  i  piedi  ai 
Signorino  entro  di  cfio  in  piedi;  gran  paefe.  onc.  io.  e  j.quar.  onc.8,perdirit. 

Chriifo  morto  fulle  ginocchia  a  Maria,  che  piange,  mentre  vn' Angeletto 
nudo  gli  foltenta  ia  cadente  dertra,  e  vn' altro  cennando  alla  corona  di  fpint-» 
piange:  in  mezzo  condo  per  di  fopcaae  quadro  ne' lacerali;  all'acqua  forte.^»;^. 

Car, 


STAMPE  DE'CA^nACC/o  107 

Car.Inu.  l{pmx.Stephanus  CelbenJtusF.  dedicata  al  Co.  Solario  de  Moretta,  Mar- 
chefe&c. e  AmbafciadorediSauoia.onc.io.oac.7.  e  mcz.  perdine. 

Vna  delle  ftorie  laterali  alla  Cappella  di  S.  Diego  in  Roma;  quando  il  Santo 
cangia  il  pane,  che  auea  fottratco  per  dar'  a  poueri ,  in  rofe  ;  penfiero  prima  di 
Annibale,  poi  aggiuftato ,  e  colerico  dal  folo  Albani  coli'  altre  due  ;  all'acqua.» 
forte,  ./in».  Car.  onc.  9.  e  mez.onc.S.  per  diric. 

Il  Picocco.ò  l'Orbo  che  fiafi,  air  acqua  forte,  col  cane,  figura  grande,  col 
terzetto  fotto  in  lingua  come  Bert^amalca ,  fatto  dicono  dall'  AJgardi  : 
^ndè  vu  à  lauorà  fìoi  de  porche , 
7Hà  non  hauè  befogn  de  lauorà , 
"Perche  à  dilnà  v'  affettano  le  forche. 

la  Venere  alla  fucina  del  manto  Vulcano,  che  carica  ad  Amore  il  turcaffo 
di  freccie  ;  ch'era  nel  sia  famofo  (ìudio  Coccapani  di  Modana ,  con  la  lettera^ 
Canac.  in.  Curt.  B^egietis fede. e  che  non  è,  come  detto  è  comunemente,  di  Anni- 
bale, ma  del  fuo  (colare  Siilo  Badalocchio. 

Si  come  non  fua  la  beiliflìma  Madonna  fedente  in  paefe  fotto  vn'atborcche 
foftiene  vn  panno,  coi  Signorino  fra  le  gambe  nudo  in  piedi  ;  al  quale  porge  con 
lafinillralaciniia  ;  fotto;  A.  CI.  1595.  vedendofi  ildifegno  nella  raccolta  del 
gii Sig. Co,  Coradmo  Areoftì effer  ói  Agoftino. 

Il  diligentemence  tagliato  a  bollino  S.Pietro  in  faccia,  che  conladeftra  fo- 
fiien  la  chiane ,  la  fìniitra  appoggia  ad  vn  libro  ferrato ,  fedendo  fulle  nubi ,  sì 
cruditamence  veftito,  fottoui  :  ^nnibal  Carraci  pinx.  Baronius  f,[{^om,  onc.8.(c3cC, 
onc.5.  per  dirit.  a  cui  oggi  è  aggionto  il  S.  Paolo  comj-agno. 

Vna  Madonna ,  mezza  figura  in  faccia,  che  appoggiata  ad  vn  caudino,  guar- 
da s'  vn  libro  aperto  ;  foftenendo  con  ambe  le  mani  incrocicchiate  il  Signorino 
in  camicia,  in  piedi,  che  atcenendofi  colla  finifira  al  manto ,  con  la  deftra  fa  vo- 
lare la  rondinella  a ppefa  al  filo  ;  forco  quattro  verfi  ;  iQ«<c  volat,  &  filo  clamofa 
tenethirmdo&c.  (oito ^n.  Car.pinx.  F.Tortebat  del.  ex.  V.Daretc£lauit  165  2.  fu- 
perbilìimo  taglio  a  bollino,  onc.7.  e  mez.  gagl.  onc.  5 .  e  me?. 

La  troppo  carnofa  Venere  col  pomo  in  mano,  a  cui  il  belliQìmo  Amore,  che 
noi  sì  viuamente  rifguarda ,  tiene  vna  mano  fulla  fpalla ,  e  le  Colombe  qui  pref- 
fojvno  de' tamofi  sfondati  delle  Altezze  di  Modana,  compagna  d'vn' altro  di 
Agoltino.e  duo  di  Lodouico,  intagliati  di  sì  bell'acqua  forte  da  Ohuiero  Dofin, 
in  ouato  per  crauerfo.  onc.7.  onc.5. 

Vna  Madonna,  che  fedente  in  profilo,  e  foftenendo  nudo  il  Signorino,  che  fe- 
dendole (uile  ginocchia  con  la  mano  alla  cinna  ,  fugge  il  latte,  che  con  la  mano 
alla  delta  ,  anch  efia  gli  preme;  all'acqua  forte;  da  vna  p^nsiLallaflì fiero  vberc. 
onc.5.fcarf.  onc.4.  gag',  paté  intagliata  da  Guido. 

Jl  bel  dileguo  antcpolto  a  gli  altri  di  tanti  Caualieri.e  Baroni  Romani,&  inta- 
gliato dall'egregio  bollino  di  Bloemarr,  nel  nobililTimo libro  de'Dccunriéci  d'A- 
more dcil"  antichiflimo  Fraocefco  Barberini,  onc.6.  e  mez,oac.4.  e  ^.qu.  per  dir. 

Il  ritratto  di  Monfig.  Agucchi ,  che  in  zimarra  tenendo  vna  lettera  con  ambe 

O    a  le 


io8         PAltTBSECOJ^DA 

le  mani,  guarda  noi  fpettatori,  all' acqua  forte.onc.4.  onc.^.  pcrdirir.  inferic» 
con  gii  altri  ne  gli  Elogii  del  Tomafini  ;  e  l'ifteflo  fatto  rincagliare  a  bollino  da_. 
vn'  Orteren  dal  Sig.  Co.Valeno  Zani  nelle  Memorie  de'Signori  Accademici  Ge- 
laci fotto  il  fuo  Prmopato.  onc.  4.  e  mez.  onc.j.  e  mez.  fcarf. 

Poco  più  de'  Carracci  fin'  hora  credo  efler  fuori ,  ancorché  molte ,  anzi  infi- 
nite, fiano  tutti  dì  per  vfcirnc,  intagliate  da  più  braui  bollini,  maflìme  Fran- 
cefi  ,  che  a  tutti  preuagliono .  Troppo  accetta  è  la  maniera  così  elegante,  eru- 
dita, eTprefsiua,  e  corretta  di  quelli  grand' huomini,  onde  m'atteltinoilRofsi 
in  Roma,  il  Lazeroni  in  Venezia,  e  il  noilro  Longhi  jn  Bologna,  dar  via  p;ù  car- 
te de'Carracci,e  di  Guido  in  vnfol'anno,  che  altre  più  infigni  di  qualfiafipiil 
rinomato  Maefìro  in  dieci  ;  come  a"  loro  tempi  fuccefle  altresì  al  Bertelli ,  e  al 
Rofigotti  in  Venezia,  che  su  quelle  di  Agoltino  fi  arricchirono.  Non  lafcierò 
intanto  didire,come  ho  veduto  fuori  ani  he  d'Antonio  fuo  figlio,  il  S.Carlo  ge- 
nufiL-ffo  auanti  al  SepoK  ro  di  Verallo»  afsiftito  da  vn'Angelo ,  e  che  dipinfe  que- 
fìogiouanettoinvn  fiefcod'vna  delle  Tue  Cappelle  a  S.  Bartolomeo  dell' Ifola 
in  Roma ,  in  quarto  di  foglio,  onc.y.  fcarf.  onc.6.  per  dint.  ottimamente  taglia- 
to da  Ttetìo  Santi  Bartoli,  fi  come  da  Francefchino  Cartacei  tré  piccioliTsimi  ra- 
mettini  a  bollino  tagliati  ;  La  B.  V.  di  S.  Luca  ,  quella  eh'  egli  dipinfe  neli'  Ofpi- 
tal  della  Morte ,  fopraui  :  Deipara  Imago  à  Ditto  Luca  pilla  :  e  fotto  :  Hanc  Bono- 
nix  morantem  ^rchicotìfraternitas  Mortis  ,  i^na  cum  pia  carcerum  cuftodia  Ficarij 
Tontificij  ,&  Scnatut  concedere  :  nell  altro  S.  Carlo  gcnuflellba  vn  tauolino>con 
le  braccia  gionte,  rifguardante  vno  fplendore  ;  e  nel  terzo  di  clamidetta , &  cta- 
diti  panni  velhto,  e  di  grand'  ali  prouifto  vn  Angelo  geiiufieflo ,  che  coH'indicc 
della  delira  verlo  vn  telchio  di  morto  in  terra,  e  colla  fitiiftra  alzata  al  Cielo  ver- 
fo  vn  raggio  celefte, inulta  gli  fpettaton  alla  meditazione  del  noilro  fine,  e  alla 
gloria  promeflaci  del  Paradifo;  fottoui  F.  C.  onca.onc.  i.  e  vn  quar.per  ciafcu« 
no,per  dirit.E  foggiongerò  finalmente  di  ere  de'più  infigni  in  quella  Profcfsionc 
allieuidi  Agollino  l'opre  intagliate;  più  perche  con  quelle  de' Cartacei  noio 
s'equiuochir.o ,  come  a  gì'  imperiti  fuccedere  qualche  volta  ho  villo,  che  perche 
io  le  ftimi  di  ftare  al  pan  di  quelle  del  Maeftro  degne ,  e  bafteuoli. 

Furono  quelli  il  più  volte  memorato  fopra  Francefco  Brizio ,  il  memorato  fi- 
milmente  Oliuiero  Gatti,  che  mancatogli  Agollino  nel  primo  principio  del  fuo 
operare  ,  profcguì  poi  tale  iludio  folto  il  Valefio  ;  e  finalmente  il  Valefio  (Icflo, 
che  più  di  tutti  ereditò  il  netto,  e  franco  modo  del  Precettore  :  e  che  fé  più 
contentato  {i  folfe  di  tagliar  le  altrui  cofe  ,  che  le  proprie,  voglio  dir  quelle  d'ec- 
cel'etiti  Macflri  ,aurebbeacquill3topiù  ,  ed  in  eite  più  durata  aurebbe  auuto  il 
fuo  nome  foHliziale,  che  ad  ogni  modo  a  que'  tempi  (è  gran  llrepito,per  la  mol- 
ta inueiizionfuajc  certa  ghiotteria  nelle  figure  ,che  tralfe  dal  praticare  poi  le» 
graziofe  di  Lodouico,  che  l'aiutò  fempre,  e  lo  foflenne.  Di 

OLIVIERO  GATTI  dunque  fi  può  vedere  ,  anzi  R  de' tener  conto,  come 
difegno  di  Lodouico  ,  la  fopra  memorata  appunto  nelle  cofe  tagliate  di  Lodoui- 
co^ conclufione^oue  fi  dill'e,  in  vece  dell' amie  ia  mezzo  icllccui  il  ritratto  di 

quel- 


STAMPE  DEL  GATTI  E  DEL  'BtlZIO.      i  o  9 

quell'Eminentifs.  a  cui  fu  dedicata  :  fotroui  TAOQVl.  ludoukus  Catta,  inu.  OUuitr* 
Cattusjc.  a  bollino, fottilc. onci ^.onc.  8.  e  vn  quar.  percrau. 

Similmente  a  bollino  del  1619.  vii' altra,  oue  ft;!  trono  raedefimo,  efteffo 
baldachino ,  ò  padiglione  folkniito  da  duoi  Angeletti ,  l'vno  de'  quali  alza  ii  tri- 
regno, l'altro  la  corona  lmperiale,CeIenino  Papa  alla  dellra,&  alla  finiUra  Teo- 
doro Imperatore ,  che  a  S.  Petronio  genufleilo  porgono  il  priuilegio  delio  Stu- 
dio ,  e  Felfina  riuerente ,  pofta  la  delèra  full'arme  della  Liberta,  a  piedi  hi  fei  vo- 
lumi di  quegli  antichi  Glofl'atori  anche  Bolognefi ,  a'  quali  rubò  i'  efpofìzioni ,  e 
le  glofle  li  buon*  Accurfio ,  e  fé  ne  fé  belTo  ;  ferirci  peiciò  i  loro  nomi  fulle  carte, 
e  fono  il  Bulgaro ,  Martino ,  Vagolino ,  l'Azone  ,  il  Tancredi ,  e  il  Viuiano, 

Vnacon  l'arme  del  Cardinal  Geflj  ,a  queirHminentiflimodedicata,e 

Vna ,  oue  Ottauiano ,  Lepido  ,  e  Marc'Anconio  fui  Bolognefe ,  s' vna  mappa 
tnifurata  da  vnCofmografo.fidiuidono  ilMondcefimili,  che  non  occorre  il 
qui  rifirrire ,  e  che  molte  fono. 

La  vulgata  Madonna  del  Garbieri  del  i52;.ouc.<^.emez.onc.  5.emez.  per 
diritto. 

Vn  frontifpicio  all'Addolorata  Madre  di  Dio ,  Poema  eroico  di  D.  Baffiano 
Gatti ,  da  Piacenza ,  in  quarto ,  coll'armecta  del  Cardinal  Cappone ,  a  cui  ìù  de- 
dicato del  i525.  con  le  trentafei  figure  aciafcuncanto,  ò  lamento,  alternata- 
mente fatti  con  Andrea  Salmincio  Lbraro ,  the  intagliò  con  poca  lode. 

La  più  gran  cofa  di  fuo,è  l'immenfo,  e  Iterminato  éi  grandezza  arbore  di  tut- 
ti i  Santi  della  Religione  Agoftiniana. 

La  più  bella  ,  quel  S.  Francefco  Xauerio  ginocchioni  alla  ripa  del  Mare ,  che 
riceue  il  perduto  CroccfiiTo,  ritrouatogIi,e  portatogli  dal  granchio  marino,  con 
laB.  V.  in  aria  del  i6i5.onc.7.  onc.  5.per  dirir. 

E  finalmente ,  per  non  perdere  il  tempo ,  e  più  tediare  il  Lettore  ,  l'efempla- 
redelGuercinoda  Cento,  confìlientein  22.  pezzi,  con  la  dedicatoria  nelf  on- 
tifpicio  della  Pittura, che  fedendo,  pingefulla  tela,  foftsrjutalc  da  nudo  barribi- 
no ,  l'arme  del  Duca  di  Mantoua  ;  alla  ftella  òeneriflìma  Altezza  dal  Sig.  Gio. 
Francefco  dedicato  del  idi 9.  c'hà  auuto  vno  fpaccio  grandiflìmo  ;  sì  come  l'hi 
anche  il  nntagliato , con  aggionta  d'altre  telhciuole  ài  Guido ,  dal  Curti ,  il  Bo- 
lognefe ;  e  l'vltimo  tagliato  in  Francia .  Del 

BRlZlO ,  io  non  rammemoro  le  già  toccate  fopra  cinque  conclufioni ,  con 
difegno  di  Lodouico ,  che  mortogli  Agoflino  Tuo  Maeftro,  fé  lo  tirò  preflo,con 
penficro  di  dargli  a  tagliare  moki  penfieri  di  Madonne  ,  che  fu  danno  grande^ 
dell'Arte  non  feguifle,  non  altro  eflendocene  relìato  veftigio  ,  e  rimarco,  che 
nella  Madonna  vellica  all'Egizia,  che  col  figlio  per  mano,  e  S.Giufeppe  fut;ge  in 
Egitto ,  fottoui  :  Lod.  Carrac,  in.  Fran.  Brit.  come  nelle  di  Lodouico  fopra  fi  difTe. 

Intagliò  la  già  detta  S;imantana ,  e'  hanno  dipinta  di  mano  di  Agoftino  1  Si- 
gnori Sampicn ,  del  1610.  all'acqua  force  ;  fatta  a  concorrenza  di  Guido  ,  che 
nello  fiefs'anno  (  con  tanta  rabbia  del  Brizjo  )  fi  pofe  ad  intagliare  la  Elemofina 
di  St  Rocco  di  Annibale  ,  e  perciò  a  Guido  da  qualcuno  attribuita  ;  anzi  dagli 

afìuti 


no         P  A  TtT  B     SECONDA 

aRuti  Stampatori  fcritta  per  di  Agodino ,  e  taluolca  di  Annibale. 

£  finalmente  >  per  anche  di  quefti  prefto  sbrigarmi ,  il  già  cocco S.Girofamo- 
ne  lafciato  imperfetto  da  Agoltino ,  e  da  lui  con  poco  diflìmile,  anzi  fimilifll- 
mo  bollino  terminato  •  come  fi  dille. 

Senza  i!S.  Rocco  del  Parmigiano  in  Bologna»  diligentemente  efeguito» ed 
al  Cardinal  d'Efte  dedicato;  Mi  fcrmeròbene alquanto  più  nelle  ftampedel 

VALESIO ,  tanto ,  come  diflì,  a  fuo  tempo  rinomate ,  per  quella  bellezza  del 
taglio  »  eh'  è  giufto  come  nelle  pitture  il  bel  colorito  »  che  chi  si ,  e  chi  non  si 
ferma  j  &  inganna  ;  e  che  p.  rciò  allora ,  fé  non  adeflb  ,  furono  ricercate ,  e  rac- 
colte ;  come  altresì  erano  i  fuoi  compiciffimi  difcgni  t  de'  quali  non  par  più  tan- 
ca fetc  fra  Dilettanti  j  fono  dunque  quelte  che  fieguono  le  principali  : 

E  prima ,  l'vlcima  cofa  che  dicon  cagliafìT^  ,  cioè  la  non  mai  a  baltanza  a  quc' 
tempi  celebrata  conclulìone  di  Filofofia,  e  reologia,  da  Monfig.  Giberto  Bor- 
romei  dedicata  alla  Sanciti  di  Papa  VrbanoOttauo  ;  col  dif-gao  però  di  An- 
drea Cam;' flco;  di  quattro  fogli  reaIi;cioèonc.40.  onc.  i6.  per  dine,  e  che  fece 
ftupire  tutta  la  Corte,  non  più  auuezza  a  vedere  si  grandi  macchine,  e  conla_j 
quale  figlilo ,  come  dico ,  tutte  le  fue  opre ,  ponendoui  l'vlcimo  termine  con  la 
fua  morte,  che  concorfc  anche  a  renderla  più  preziofa,e  riguardeuok;  onde  vi  fi 
pofe  ambiziofamente  fotto  :  Valefiana  incifio  extrema. 

Vna  conclulione  di  duo"  fogli  fuperba  per  il  Dottor  Nardi  >  dedicata  a  Coff- 
tno  G.  Duca  del  1619.  entrouieilìeflo,  che  armato  con  l' alta  abbatte  vn  Rè 
Turco,  e  fchiaiii  legati  dall'altra  parte,  conleconclufioni  fcritte  nefci  globi. 
onc.2o.  onc.ij.pcrtrau. 

L'altrettanto  magniiìca  dell'Archidiacono  Francefco  Paleotti  :  Vn  Soldato 
nobile  con  fcguaci,  e  Turchi  incatenati  al  piede,  guardante  all'arme  Cardinalizia 
Borghefefoftcnutain  Cielo, alla  prcfenza  di  molte  altre,  da  vna  Deità, ò  Virtù 
che  (iafi ,  col  morto  :  llinc [ccftra  ,dtcu]que  ;  e  complimentato  egli  da  vn  nobilif- 
fimo  Rèmoro  vinto,e  ftoperio,  al  quale  vn  paggiettofoftenta  loftrafcicodi 
gran  manto  ;  da  vna  v^ine:  il  yalefìo pittore  f, 

E  perche  è  attaccata  quefta  gran  carta  piegata  al  libro  delie  conclufioni,  in 
foglio  ;  nel  frontirpicio  del  libro  la  dedicatoria ,  forco  di  cui  la  Scoria  a  fcdercj 
fopra  il  Tempo  atterrato,  con  la  falce  rotta,  che  ftà  in  atto  di  fcriuere.e  /opra  la 
Giuitizia  ,ela  Pace,  che  fi  abbracciano;  dalle  parti  Ercole,  perla  Foi  rezza,  e'I 
Decoro ,  graziofiflìme  fuor  di  modo  figure  >  e  fquifitiliìmamente  tagliate,  onc. 
5.  fcatf.  onc.6.  fcarf.  per  diric. 

La  condufione  per  vn  Doctor  Galefio ,  ò  Galli ,  Leggifla ,  ò  Medico  che  fiafì; 
con  l'arme  della  Liberta,  foflcnuca  fulle  fpalle  con  ambe  le  braccia  da  Felfina 
fedente ,  &  aiutata  dalle  quattro  Virtù  Cardinali  :  tutto  finto  entro  vn  iranno, 
nel  rouefcicvde!  quale  dupplicata l'armerta,  fottoui  :  0' &  prxfidium,  &  dutcede- 
(US  meum.  onc.  1 1.  fcarf.  onc.7.  gagl.  per  trau.  f^al. 

V  l'altra  (ìmilc  onc.  p.rò  <?.  gagl.  onc.  7.  gagl.  per  trau.  la  Liberalità ,  e  l'Affa- 
biliti,  che  calcando  con  vn  pie  il  globo  della  Terra,  entroui  :  Imperio  expUbitt 

fo- 


STAMPE   DEL  VALESIOl         ni 

foftentano  l'arme  del  Cardinal  Serra.  i6i6,  il  (^  de  fio. 

Vn  rametto  di  conciufione  dedicata  a  vn  Conte  Pepoli ,  l'arme  del  quale  Vieri 
fofienuta  da  M>-"rcurio ,  e  da  Pallade.  oiic.8.  oiic.  6.  per  trau. 

Vn'armectjnaentrovn  panno  follcnuto  dalla  Religione,  e  dalla  Prudenza, 
con  vn  puctino  fopra  in  piidi ,  che  Ci  pone  in  capo  il  cappello  j  per  vna  conciu- 
fione; in  vna  parte  dell' arme  vn  braccio  foltenenteil  caduceo  di  Mercurio  j  e 
tré  ftelle  ;  e  nell'altra  vn'  arbore  fulla  fchiena  d' vn  Gallo  j  e  l'Aquila  fopra.  onc.j. 
onc.j.emez.  perdirit. 

Vna  conciufione  pe'l  Dottore  Franccfco  Fantuzzi,  oue  Atlante  da  vna  parte, 
&  Ercole  dall'altra  foftentano  il  Mondo  ;e  Mercurio,  eh;  volandoui.e  ficaden- 
douifi  fopra,  pare  aiuti  a  fomentarlo  ;  accomodataui  poi  a  noflri  giorni  dentro 
l'arme  del  Sig.  Card.  Nicolò  Ludouifii  ;  per  funzione  d'altra  follenta. 

Vnaconclufìoncina  vaghiifima  :  Fijfina  fedente  fui  Leone  a  pie  d'vnvagO 
colle ,  dietro  il  qiiale  dalle  parti  il  Reno ,  e  Sauena  :  in  lontananza  la  Città  ;  e^ 
Felfi'ia  fupplicara  da  vn  Poeta  da  vna  parte ,  &  Orfeo  dall'altra,  dedicata  a  gì  II- 
lnftrìfs.  Senatortdi  Bologna,  onc.  5.  onc.^.  e  msz.  per  dirit. 

Vn  rame  di  conciufione,  oue  il  nudo  feudo  dell'arme  de!  Card.  Ludouifio  fo- 
fìenuto da  cinque  puttini,  vien adorata  da  vng:ouane  genufl.flb,  foltenenteil 
giogo  ,&inuitatoa  ciò  fare  dal  Dominio,  (ottoni iMeritorumfcdes:  il  Fa',  mob  , 
to  galante  al  folito.onc.9.  e  mez. gagl.  onc.6.  cmez.per  trau. 

Vna  conciufione ,  ò  per  dir  meglio ,  il  frontifpicio  delle  conclufioni  proprie 
delfud.tto  Lodouico  Ludouifio,  che  fu  poi  Cardir.ale  ,  e  dignUl^mo  Nipote  di 
Gregorio  XV.dedicate  al  Cardinal  Borghefe ,  Nipote  di  Paolo  V.  con  la  ifcri- 
zione  entro  gran  bafe,  fui  cui  zoccolo  a  federe  ,  coIpièsùDeliìni  duo'Fiumi  la- 
teralmente verfanii  l'vroe  ;  e  fopra  di  ella  Mercurio  a  caualio  dell'Aquila ,  e  Pal- 
lade a  caualio  del  Drago,  che  fi  danmano.onc.^.fcarf.  onc.5.  perdirir. 

Vn  frontifpicio  in  fog'io  alle  repetizioni  fopra  la  recoa:ia  parte  dc'i'Inforzia- 
to ,  delfamofo  Matfinio  E  ni.iente  di  Leggi  nella  nollra  Vniuerfica,  dedicare  al 
Cardinal  Capponi  allora  Legato  :  vu"armec:a  femplice,  e  fenzaornaaìentOj  fo- 
Ilenucada  duoi  Air^sletti  nudi. 

Vn  frontifpicio  ad  vn  libro  in  foglio  di  Medicina  :  I{efpovfionum ,  &  Con/ulta, 
tiomim  THedicmalium ,  delnolìro  Dottor  Claudini  :  Vn' ornato  con  la  Medicina  ^ 
da  vna  parte ,  &  vna  donna  con  vn  liuto  lotto  j  piedi  dall'altra. 

Vn  fiontifpicio  alla  Vita  della  noftra  B.  Caterina  da  Bologna  del  1626,  S, 
Francefco,  e  S.Chiara  collaterali ,  e  fopraui  la  ftefla  Beata  :  in  quarto. 

Vn  frontilpicio  contenente  due  Aquile  laterali  in  profilo ,  &  vna  forte  in  fac- 
cia, e  che  tutte  vengono  a  formare  vu  cerchio,  entro  il  quale  è  la  dedicatoria 
ad  vn  Principe  di  Modana  :  in  quar. 

Ilfrontifpiciopervn  libro  di  conclufioni  di  Teologia,  dedicate  al  Card.  Lo- 
douico Ludouifio  da  vn  Fra  Gio.Serafino  da  Pia  :  quattro  Virtù,e  puttini  in  bel- 
lillìmi  fcorti ,  foftenenti  l'arme  di  Sua  Eminenza  :  in  quar. 

Vn  frontifpicio  i  la  B.V.  di  fopra  genuflefl'a ,  coroaacadal  Padre ,  e  dal  Figlio, 

e  fo- 


112  P  A  Ti.  T  E     SECONDA 

e  fopra  !o  Spirito  Santo ,  con  Angeli  fcherzanti  fopra  ,  e  incorno  la  cartella  »  CfH 
ero  della  quale  :  De eminentia  Dtip,ir*  f^irginis  Marta  &c.  del  P.Nanati  .-in  quar. 

Vn  frontifpicio  al  trattato  del  pury;atorio  dei  P.  M.  Vandini  da  Bologna  >  en« 
troui  dalla  parte  di  fopra  il  Crocefitio  fupplicato  da  tutti  gli  Angeli  a  mano  rit- 
ta ;  alla  manca  da  tutti  i  Santi.;  focto  il  Ponte/ice ,  Cardinali ,  huomini ,  donnet 
pure  fiipplicanti,  &  in  fine  le  Anime  Purganti  :  mquar. 

Il  frontifpicio  dsHTitoria»  e  Miracoli  della  Madonna  di  Reggio,  entrouila 
Santa  Immagine ,  duo'  Vefcoui ,  e  duoi  altri  :  in  quar. 

'  Vn  frontifpicio  alle  rime  del  noftroCaccianemici  ;  Tarme  del  Duca  di  Man- 
toua  fopra  ;  fotco  Don  da  vna  parte ,  dall'altra  vn  Fiume  :  in  quar. 

11  frontifpicio ,  che  antcpofe  alla  raccolta  de'  fuoi  propri  Sonetti ,  fotto  tito- 
lo di  Cicala  ftampati  >  e  dedicati  del  i62  2.alSig.  Card.  Ludouifio;  entroui  fo- 
pra vna  bafe,  ou'è  l'ifcrizione,  l'Eternità,  che  fedendo  fopra  il  Tempo  conculca- 
to jcabbatcutOj  con  l'vna  raanofolknta  il  ferperodcntefi  la  coda  ,econ  l'al- 
tra foltiene  l'arme  dell'Eminencifs.  e  fotto  in  vn'  anjjoloin  vn  tronco  d'arborcj 
vna  Cicala ,  col  motto  Spagnuolo  ;  Sino  es  dulce ,  esdurable  :  molto  appropriata 
al  nome  impoflofi  >  ch'era  dello  Stridolo  tra  Scluaggi  :  m  quarto. 

Il  frontifpicio  alla  Cleopatra  >  tragedia  del  Dottor  Capponi ,  il  vecchio ,  fuo 
confìdente,e  Concademico;  fuo  difegno  mandato  da  Roma  ;  intagliato  dai  Co- 
riolano  all'acqua  forte  >  e  che  in  quefta  prof^iDone  fu  fuo  fcolare  :  in  quar. 

L'altroue  memorato  frontifpicio  dell'Imeneo ,  difegno  di  Lodouico  Cartac- 
ei,  e  da  lui  tagliato  :  in  quar. 

Il  frontifpicio  alle  rime  dell'elegantifllmo  noflro  Girolamo  Preti  ;  cioè  il  ti- 
tolo del  libro  entro  vn  cerchio  di  lauro  ;  fopra  vn  aquilone  intero  coronato  fi- 
ni ilmente  di  alloro;  fotto  duo' puttini  nudi  pofanti»  vn  di  eflj  foura  fcudij  cclatei 
&  altr'armi ,  l'altro  foura  libri ,  e  llrumenti  muficali  :  in  ottano . 

Il  frontifpicio  alle  rime  del  noftro  Co.  Ridolfo  Campeggi  ;  due  Aquile  in_i 
profilo,  che  lateralmente  mordendo  i  fiocchi  del  Cappello  fourapollo  all'  arme 
del  Cardinal  Gonzaga ,  vengono  ad  vnirfì  graziofamente  a  certe  arpiette  »  che 
ornano  fotto  vn  picciolo  fcudetto  :  in  dodici. 

Il  rame ,  che  feruiua  per  le  pojize  da  multare  la  Congregazione  Panolina:  in 
quarto . 

Vn' altro  fimiJe,  perinuitarei  Signori  Prefidenti  del  Sacro  Monte  di  Pietà; 
Chriflo  morto  in  mezzo  duoi  Angeli  ;  in  quarto. 

Et  vn'altro  fimilmer.te  in  quarto ,  per  inuitare  i  Confratelli ,  &  Officiali  dell' 
Ofpitaledi  S.Biaggio,  coll'arme,  ò  marca  in  mezzo  di  quella  Confraternita; 
dalle  parti  vn  pellegrino ,  e  pellegrina  con  ragazzi . 

Si  vede  anche  tagliata  dal  franco  bollino ,  al  (olito ,  in  paefe  vna  graziofa  Ve- 
nere ,  che  prefo  per  l'ali  Amore ,  che  fpauentato  fé  le  volge  gridando ,  con  la  fi- 
niflra  ,  con  la  delira  impugnato  vn  flagello  di  rofe  lo  vuol  percuotere ,  auuea- 
tatldofelecionambele  mani  vn  Satiro  per  fermarla,  e  focto  a  pie  di  ella: 
We«  fi  caftiga  >4mor  can  lime  /degno , 

onc. 


STAMPE  DI  GVIDO  HE^h         tii 

WC*  é,  è  mez.  «ne.  4.  e  mez.  per  diric. 

•  Vn'  altra  Venere  nuda  fedente  in  vn  paefe  »  che  mordendofi  l'indice  della  de- 
lira, alzato  l'altro  delia  fìniftrai  minaccia  Amore  alato,che  cinco  il  curcaflb)  coli' 
arco  nella  finiltra  impugnato,  moftra  di  fuggire  da  lei:  fotto,  quefto  verfo  : 

Nonfiigge  Avuvr  di  f^ eneve  à  gli /degni. 
onc.7.  e  mez.cnc.  5.  e  vn  quar.  per  trau*  btilidimo  taglio. 

Vna  Madonna  intera  di  profilo,  dell' iltelTobrauo  taglio,  fedente  in  pae/è» 
alle  CUI  ginocchia  fi  appoggia  Chnfto  Bambino ,  con  la  camicia  >  che  amorofa- 
niente  in  profilo  la  guarda ,  tenendo  nella  deftra  voa  picciol  Croce  ;  e  in  aria»* 
vn'Angeletto,checon  le  mani  incrocicchiate  l'adora;  tanto  bella,  che  pare  pea- 
(icro  di  Lodouico.  onc^.onc.4.e  mez.perdirit. 

Vn  S. Raimondo  folcante  il  mare  fui  mantello,  entro  il  quale  :  Tu  dominaris 
foteftati  marti  :  e  fotto  :  S.^aimundus  de  Vignafort  Ordinis  Vrxdicatorum.  Tietro  fa' 
eim  tnuen.  Gio.  y  de  fio  ^Accademico  jìuuiuaco  1 5o  i .  di  cui  non  fi  /peri  il  più  nfolu- 
to  taglio. 

S'artifchiò  anche  di  fare  in  vn'ouaco  per  dirit.  onc.5.onc.4.  fedici  forte  di  va- 
rie tefte  in  tutte  le  vedute ,  con  quelle  molco  ardite  parole  :  oodtct  prmcipali  m»* 
mittenti  della  tefìa.  per  chi  defidcra  introdurli  nella  pittura.  Il  ^ ale/io  inuentore  fece. 

£  di  più  por  fuore  ancora ,  in  diciotto  pezzi  i  "Primi  elementi  del  Difegno ,  in 
gratta  de'  principianti  ncW  arte  della  pitturx ,  fatti  da  Gio,  (^ale/io  l  Infiahtlt ,  ^Accade» 
intco  Incammato  di  Bologna  ;  dedicandoli  con  aflettaca,  Oc  adulacrice  troppo  lette- 
ra ai  Cardinale  Spinola  Legato  allora  di  Ferrara;  ma  vaglia  il  vero ,  fu  troppo 
ardire  selfendoeliì  così  deboli , che  più  tofto  fariano  quei  feruizio  ad  vn  gioiia- 
ne,  che  dille  Annibale,  eifer  per  fare  le  opre  di  Gio,  Bactida  dslla  Marca  a  S.Pie- 
tro in  Montorio.  Doueua  egli  conccntarfi  di  quelle  fue  picciole  figurine,  cài 
<}ue'  fuoi  principali  motiui,  ne'quali  veramente  era  riufcito  così  patetico,  e  gra- 
210I0  alia  fua  età,che  non  ebbe  pari  ;  ne  doppo  Agoftino  s'era  veduto  il  più  fiero 
bollino ,  fé  non  tanto  fondato.  Al  contrario  le  carte  di 

GVIDO  RENI  iondatifsime  fi  oficruarono  quanto  al  difegno,  ma  poco  fe- 
lici di  taglio  ;  an2Ì,per  dirla,  molto  deboli,  e  dentate ,  quelle  poche  però  nello 
quali  prouar  fi  voile,  che  due  folo  efler  fiate  ritrouo  ,•  vn'  armetta  della  Libertà, 
{bfleiiuradaduo'Leoniinpiedi ,  polla  nel  frontifpi ciò  del  libretto  intitolato; 
De/cri ttione  de  gli  apparati  fatti  in  Bologna  per  la  venuta  di  N.  S.  "Papa  Clemente  yill, 
cnc.  2.  emez.onc.z.gagi.  pertrau.  e  vnapicciolamezza  Madonnina  intagliata 
in  vna  lafìra  di  ottone  ,  che  pare  efca  fuore  d'vn'occhio  tondo ,  e  villa  di  fotto  in 
SÙ ,  tenente  con  vna  mano  vn  libro ,  con  l'altra  il  Signorino ,  che  mezzo  nudo 
fedendo  full'  orlo ,  auanza  fuori  con  vna  gamba  :  fottoui ,  G.  i^.  F.  onc.j.  onc.a. 
e  mez.  per  dirit.  che  però  giudiciofamcnte  voltofsi  alla  faciliti ,  e  modo  sbriga- 
tiuo  dell' acquaforte,  nella  quale  non  occorre  (  eden  do  piùtrouaca  per  mk- 
§narc,  cheper  diiet:are,  perisbizzarrirfi,  che  perafiaticarfi)sì  longocferci- 
2Ìo,  ne  particolar  Iludio,  ma  balla  faper  difegnar  giullo ,  e  corretto ,  che  per  al- 
tro prello  s'apprende  quei  facJe  maneggio,  quando  rhuom  fi  contenti  di  trat- 

j?  tarla 


114       p  A  n  T  E   SÉCO  no  A 

tarla  con  vna  cerca  faciliti,  e  difinuolciira  Parmigianefca  ;  non  perche  vera*, 
mente  non  fi  pò ffa  poi- anch' cfla  adoprare  con  fìninffima  pacienza  ,e  fonnina_f 
diligenza ,  quale  fi  vede  marauigliofa  talora  in  certi  tagliatori  Francefi,  e  de'  no- 
flri  Italiani  in  Carlo  Cefio,  ciac  sì  mirabilmente ,  e  con  tanto  fondamento ,  ch'è 
quel  eh"  importa ,  ha  fattocomune  a  tutto  il  Mondo  la  gran  Galeria  Farnefc,  Icj 
cofe  del  Domenichino in  S.Carlo  a Catinari,  efimili,  per  non  ripetere  adeflb 
le  già  dette  di  Annibale  finite  con  l'anima  ;  ma  perche,  torno  a  dircjbafla  anche 
ineffail  dimoftrarfi  fondato,  toccando  gaiofamente d>  pochi, ma giuftifegni 
le  figure  »  e  dando  anche  loro  in  tal  guifa  vno  fpirito ,  che  appaga  gì'  intelligen- 
ti,-&  innamora;  come,  dico,  fanno  quelle  di  Guido,  e  forfè  anche  più  quelita 
delPcfarefe  fuo  allieuo.c  che  piiì  potè  atrenderui  del  Maeftro  troppo  aflediato. 
dalle  commifsioni  di  pittura  ;  che  però  ne  farò  qui  diligentemente  rimembran- 
za, gid  che  in  tanto  pregio  le  olTeruo  preflbi  Dilettanti,  che  più  non  veneto* 
no,e  fi  cerca!)o  anfiofamente  anco  le  rintagliate  :  E  prima  di  Guido ,  cioè  da.* 
lui  fteflo  tagliate  :  La  già  memorata  fopra  Elemofina  di  S.  Rocco  di  Annibale, 
tagliata,  dopo  auerla  prima  dipinta  in  picciol  rame ,  all'  acqua  forte,  del  i5io. 
come  fi  diffe. 

Li  noue  pezzi  di  rame ,  ch'entrano  nel  gii  detto  libretto ,  intitolato  :  Defcrìt" 
tione  de  gì'  apparati  in  BolognaperU  venuta  di  N.  S.Tapa  Clemente  mi.  confidenti 
nella  memoria  rizzata  nella  facciata  del  Palagio  pubblico  in  Piazza  a  Sua  San- 
tità ,  e  ch'ei  ftedo  auea  già  dipinta  attorno  :  nella  porta  di  Galiera  ornata  :  ne* 
quattro  portoni  rizzatile  :  nella  Colonna  per  i  fuochi  artificiali  in  Piazza  eret- 
tale :  nella  gran  Profpetttua  *  e  nel  portico  della  Catedraie  crnaco  ;  tutto  all'ac-. 
qua  forte  tagliato. 

Tutti  li  rami  che  occorfero  nel  fiincrale  di  Agofiino  Carracci»  che  fono  no- 
ue ,  eccettuata  la  Colonna,  e  il  frontifpicio  intagliati  a  bollino  dal  Brizio ,  come 
fi  vede . 

Il  famofo  Chrifto  fcpoItOjCon  le  ifuenute  Marie,airacqua  forte.delParmigia- 
nino,  rintagliatoda  Guido  così  giufta,  e  graziofamente.  oncp.  onc.5.e  mez. 

La  gloria  d'Angeli  in  mezzo  foglio  reale ,  all'acqua  forre ,  per  dirir.con  le  pa- 
role fotto  :  lubilemus  Deofalutari  noUro:  dedicata  al  Co.GuidoTaurello.  Tietro  StCm 
fanoni  Vicentino  l{omano  ìóoS.Lucas  Cangiafus  inuent. 

Vna  Madonna  a  federe ,  poggiatafi  col  braccio  dcflro  fopra  vn  taiiolino ,  fo- 
pra di  cui  ftd  a  federe  il  nudo  Signorino  benedicente  S.Giouannino  ,chc  tenuto 
colla  finiftra  dalla  B.V.gli  bacia  il  piede;  S.Anna  dietro  ad  e(Ta;S.Giofefto  dall' 
altra  parte,  e  fopra  duoiAngeletti  nudifatti,  &2ggionti  col  bolhno  ,  chefpar- 
gono  rofe  ;  il  refto  all'  acqua  forte,  onc.8.  once.  gagl.  per  dirir. 

Il  S.Chriftofaro  ,  che  col  Signorino  fullafpaliapalfa  il  fiume,  con  le  pardo: 
Citìd.  Inu.fe.onc.S.  e  mez.  cnc.^.  e  mez.  gagl.  per  dirir. 

La  g;à  detta  Madonna  in  faccia, di  Agoftino ,  col  Signorino ,  che  fedendole-i 
nudo  \n  grembo,  fi  volge  a  S.  Chiara,  ponendole  la  manina  fui  Tabernacolo. 
onc.7.  onc.6,fcarf.  per  dicic.  mezze  figure. 

Vna 


STAMPE  DI  GVIDO  TtE^T,         115 

Voa  condufìoncina  fimile  a  quelle  di  Agoftfno,  e  più  leggiadra  ancora ,  e  fui 
gufto  aflfatto  del  Parmigiano  >con  1*  arme  del  Cardinal  Pcretti,  foftenutole  fopra 
il  Cappello  da  due  facirette  lacerali ,  &  Angelo  forco  quello  ;  a  mano  dcdra  ia_^ 
Fortezza, alla  finifìra  la  Pruden2a.onc.7. gagl.onc.5.emez.gagl. pertrau. 

Le  due  Madonne  compagne  col  Signorino  >  e  S.Giufeppe  ;  volte  cfl'e  di  profi- 
lo,ful  gufto  del  Parmigianino;e  perche  dubitò  che  la  prima  troppo  a  quello  s'ac- 
coftafle,  onde  a  lui  parell'e  rubata,  maiiìme  alla  conciatura  della  tefta  della  B.V. 
e  più  al  S.Giufeppe,  fece  l'alerà  al  contrario,  cangiandolo  in  vn' altro  tutto  di 
fua  maniera,  con  la  mano  fotto  la  gota,  e  fopra  aggionfc  duoi  Angeletti  firail- 
nientc  fpargenci  rofe  :  forco  Gmdui  B^enus  inuentor,  &  incidit.  ambidue  >  eccetto 
che  la  pnma>  non  hanno  nome,  marca ,  ò  altro. 

Tornò  a  farne  vn' altra  ,  l'iftefsifsima,  mutando  folo  il  S.Giofeffo ,  che  fimil- 
Mente  tiene  la  mano  fotto  la  gota ,  ma  in  diuerfo  modo,  e  con  l'altra  tiene  S. 
Giouannino ,  che  bacia  la  mano  alla  B.  Vergine,  e  leuò  i  duoi  Angeletti  fpargen- 
ti  rofe ,  raccordando^  auerli  fatti  in  vn'  altra;  &  è  folo  onc.  6.  e  mez.  onc.  4.  ^ 
mez.  fcarf.  fenza  nome ,  ò  altro. 

Vna  B.V.  a  federe  volta  quafì  di  profilo,  acuì  il  Signorino  atcaccatofì  colie 
braccia  al  collo,  la  bacia  :  da  lontano  da  vna  porta  tonda  fi  vede  in  lontananza^ 
S.  Giofeffo  in  paefe.chc  cammina,  con  quel  bellarboretto  fui  gufto  di  Agofti- 
no  :  fotco,  jietereum  Vatrem  &c,  duo'  yerfì.  C.  i^.  F.  onc.  6.  e  mez*  onc.4.  e  mez. 
per  dirit. 

La  Madonna  fedente  in  faccia ,  che  poflafì  la  (ìniftra  fotto  la  guancia,  con  la 
deftra  Ci  foftiene  m  grembo  il  nudo  Bambino  ftefo,  volto  all'  insù  ,  che  fa  volare 
la  rondinella  appefa  a  vn  filo,  onc.6.  e  mez.  gagl.  onc.4-  ^  "^^^'  §''§'•  P^''  '^"''C* 

Il  S.  Girolamo  nel  diferco ,  genufleflb  fopra  vn  faffo ,  che  adora  voa  Crocoi 
con  bei  arboreti  di  lontano»  con  quelle  peiliciuole»  ecrefpe>  che  mofìra  va 
vecchio,  onc.5.  e  mez.  gagl.  onc.4.  e  mez. 

Vna  Venere,  ò  Galacea  che  fìafì,  in  piedi  fopra  vna  conchiglia  in  marejCL» 
che  con  la  deftra  fopra  il  capo  folieua  vn  velo ,  che  facendole  manco  dalla  parte 
deretana,  viene  con  vn  lembo  a  coprirle  le  parci  men  degne,  e  la  finiftra  aper- 
ta, e  ch'io  dubbico  taglio  del  Sirani,  benché  a  Guido  comunemente  atcribuica; 
in  ouato,  per  dine,  ohc.5.  e  mez.  onc.4.  e  mez. 

Vna  donna  eruditamente  veftita,  fenza  dar  nell' antico;  a  federe  pocomea 
che  in  terra,  appoggiata  ad  vna  bafe  :  tiene  vn  libro  con  la  finiftra ,  con  la  deftra 
alza  vn  compaiìo,  &  vn'  Amorino  a  pie  di  elTa ,  che  appoggiato  ad  vn  tauoliuoi 
caua  la  penna  dal  calamaio,  onc.6.  fcarf.  onc.5.  per  tran. 

La  Madonna  in  profilo  ,  che  foftiene  fopra  vntauolmo  con  ambe  le  mani  il 
Signorino,  e  S.  Giouannino,  che  con  la  deftra  foftenendogli  il  piede  gli  lo  ba- 
cia, tenendo  nella  finiftra  la  Croce  di  canna  ;  vn  bel  panno  fopra ,  come  fapea_i 
farli  Guido ,  e  veduca  ài  lontananza.  onc.6.onc.5.gagl.  aiutata  col  bollino. 

LaMadoneaencrovn  tondo,  che  tiene  fopra  ilginocchio  il  Signorino  nudo 
dornaicnce,  chinando }  e  poggiando  ella  I9  tefta  con  quella  del  Puccino.  onc.  5.  e 

P     >  mez. 


115         PAltTÉ     SECONDA 

ine2.di  diametro,  con  quel  pò  di  fpaccio  attorno. 

Lofteffopenfìeroin  ouato  pettraucrfo,  e  ritocco  qualche  poco  a  bollino; 
per  cfTer  venuta  poco  cauaca  dall'  acqua  forte. onc.5.  onc.;.  e  mez. 

E  lo  fteffb  finalmente  intagliato  in  legno ,  con  le  due  ftampe  dal  Coriolano  >  è 
in  vnafafciain  mezzo  :Iefus  Maria  ;  da  vna  parte  G,  Bjiems  Bon.  In.  dall'altra.* 
B.  Coriol.  Eq.  &  Setilp. 

Il  Signorino,  che  nudo  a  federe  fopra  vn  greppo»  pone  la  finiftra  fotto  il  men- 
to aS.Giouannino  genuflcfiro,conlcmani  giontem  profilo,  in  beli  iflìmopae- 
fe  :  in  vn  cauto  l'agnello  pafcolante  qui  da  vicino  ;  e  in  gran  diftanza  piccioliflì- 
tni ,  fotto  arboreti  belliffimi ,  la  Beata  Vergine ,  e  S.  Giofeffo.  onc.  5.6  mez.onc» 
3.  e  mez.  gagl. 

Il  ritratto  di  Papa  Paolo  Quinto,  del  quale  fiì  egli  Pittore  in  capite,  entro  vn' 
ouato  :  in  vna  cartella  fotto  :  Taulus  V.  Toni.  Opt.  Max.  non  troppo  buono ,  né 
netto,  onc.5.  ^  ?•  quat»  onc.4.  fcarf.  per  dirir. 

Iduo'  Baccarini  in  piedi,  che  ne  fomentano  fullefpalle,  e  con  le  mani  vn' al- 
tro volto  con  la  pancia  in  su ,  e  tenente  con  ambe  le  mani  vn  piatto  ,  fui  quale 
tré  bicchieri. onc.  5.  gagl.  onc.  4.  pcrdirit. 

Vn  Signorino  nudo  dormiente  fopra  la  Crocccon  tefchio  di  morto  fotto  Ia_« 
tefta,  con  la  corona  di  fpioe  3  chiodi ,  &  orologio  da  poluere  ;  acqua  forte,  onc. 
^.onc.  ;.per  trau. 

Vn  S,  Girolamino  ftefo  in  diferto ,  appoggiato  ad  vn  maflo ,  leggendo  vn  li- 
bro fìrappazzato,e  di  primi  fegni ,  per  prona  di  vernice,  ma  fpintofiflìmo.  onc. 
4.fcarf.onc.2.pertrsu. 

11ÌT.AGL1ATE  DjI  ^LTB,I, 

La  gran  carta  di  quatiro  fi  gli  di  carta  reale  dclGioue  fulminante  i  Giganti, 
e  perciò  detta  comunemente  1  Giganti  del  Sig.  Guido;  intagliata  in  legno  con 
le  due  ftampe  dal  Coriolano  del  1541.  e  del  1647.  nuouamente  pubblicata-^, 
con  l'aggionto  de'  Venti, e  duo'  Giganti  di  più ,  e  dedicata  al  Serenifs.  di  Mo- 
dana  ;  e  perciò  in  vna  cartella  dalla  deftra  parte  di  Gioue  :  Terra  parens  quon- 
dam Cteleflibus  inUìda  I{egnit.  Claud.Cigantom.  e  in  vn' altra  a  finirtra:  yi£loriam 
Jouh  Arcts  Gigantum  fuperimpofitis  montibus  fabricatas  fulmine  deijcientis  C^IdO 
"B^HENVS  iterumauxtt.Bartol,CoriolanusEq.ir.cidtty  ^iterum  etiulgauit:  volen- 
dofi  in  eflì  sbizzarrire  Guido,  e  farconofcere  fé  al  pari  d' ogn'altro  gran  Mae- 
fìro  intendefle  i  mufcoli,e*l  nudo,  come  lo  dimoltrò  l'altro  nel  fuo  Giudicioj 
ma  dando  anch'egli  in  vna  troppo  vniforme  proporzione ,  e  diiicatezza. 

Il  gran  rame  di  tre  fogli  interi  reali,  detto  1  Arianna  di  Guido  ;  imm':nfo  qua- 
dro da  lui  dipinto  perla  Regina  d'Inghilterra,  &  intagliato  all' acqua  forte  dal 
Bolognino  brano  fuoallieuo ,  e  dedicata  al  Serenifs.  Carlo  Duca  di  Mantoua. 

L'Atalanra  ,che  chinatafi  nuda  a  cogliere  il  pomo  d' oro,  vicn  fuperata  nel 
corfo  dal  nudo  parimente  Ippomene  ;  gran  foglio  per  trauerfo. 

Il  famofo  Prefepe ,  che  C\  rroua  in  Francia ,  in  forma  ottangola  ,  diuinamente 
incagliato  dal  gran  Poilii  >  del  quale  io  pofilo  atteftate  »  auec  veduto  vna  mattina 

ycfl- 


STÀMPB  DI  CVWO  HE'HL        nj 

venclerreneadìuer(icuriori<liecieremplari  in  meno  di  mezz'horaj  a  vno  icaàà 
l'vno.  onc.  1 4.  onci }  *  per  dint. 

L'ifteflb  rintagliato ,  &  adulcerato ,  come  chiaramente  fi  conofce>  Se  ad  ogni 
modo  con  grand'efico. 

La  famofa  mezza  Madonna ,  che  alzando  il  velo  per  far  ombra  al  Bambino," 
fcn  vii  \n  Egicco  con  S.GiofefFo  ;  e  vn  A  igi:letto  auanti ,  che  infiorando  loro  la_j 
(Irada ,  va  Ipargendo  rofe  :  incagliaca  dal  foiico  egregio  bollino  di  Poilii.  onc.  14. 
onc.  1 1 .  e  mez.  per  dirit. 

La  fletla  incagliata  molto  prima  dal  LoH  all'  acqua  force  :  £.  Lollius.  onc.  loj 
fcarf.  onc.  7.  e  mez.  per  dirit. 

La  fteffa  jmà  fenza  l'Angelecco  ,  che  porge  rofe,  a  bollino  :  fotcout ,  Dei& 
Tdatris ,  e^  Filij  fugarti  m  t/Sgiptum,  Gaid,  I\en.  inuent.  &  pinxit,  S»  Bernard,  Jculp.  P, 
Ferdinand,  excudit.  onc.  i  !.  e  mez.  onc.  8.  per  dine,  la  prima  fuperbiffima,  lalua< 
te  le  idee  >  per  la  feconda  quella  del  Loli ,  e  quella  per  terza, 

IIS.Benedercoprefencaco  nel  diferco,  che  dipinfe  anch' eigiouanetco nel fà- 
mofo  Cortile  di  S.  Michele  in  bofco  in  Bologna,  a  concorrenza  de' fecce  pezzi 
fatimi  dal  maeftro  Lodouico,e  de  gli  alcri  d'alcri  difccpoli  ;  difegnata  per  via  del 
velo ,  e  incagliaca  all'acqua  force  poco  felicemence  dal  Borbone,  onc.  ij.onc.y. 
gagl.  perdiric. 

La  mezza  Madonna»  che  con  ambe  le  mani  flende  il  velo  fopra  il  Signorino 
dormiente  jla  cui  pittura  è  ad  vn'  Aitare  in  S.Maria  maggiore  di  Roma  :  inta- 
gliata daloan.  Gcrardin.  1 661.  e  dedicata  air£ccc//e«ri/j.  D.  THaria  FerginiaBor^ 
ghefe  Ghigia ,  Trincipeffa  di  Farne/e.  onc.  1 2 .  e  mez.  onc.9.  e  mez.  per  dirit. 

La  Madonna  fola ,  mezza  tìgura  in  ouato ,  che  con  gh  occhi  baffi  ,  e  le  mani 
gionte ,  moftra  di  orare  ;  così  giuita  di  difegno ,  inarriuabile  di  taglio  ;  incaglia- 
ta da  Poilii  :  Guido  ^^en.  Eon.  pinx,  e  focto ,  liomcn  Virginis  Marine,  onc.  1 2.  onc.9» 
e  mez.  per  ditit.  con  la  compagna  dei  Giiercino  .chi  hi  di  più  il  Signorino. 

La  ttltadeirAmordormientefamofo,  intagliato  in  legno  conle  due  Uampc 
dal  Coriolano,  grande  quafi  del  nacurale.onc.i  z.  onc.p.  e  mez.  per  tran. 

I  famofi  I  nuocenti  di  S.  Domenico  intagliati  all'acqua  force  dal  valente  Bolo^ 
gnini  ,e  dedicaci  dallo  llelTo  al  Sereniffimo  di  Guartalla. 

Gli  altri ,  più  picciol  foglio,  incagliati  dallo  Stefanoni  all'  acqua  forte  :  Guidus 
^enus  Bomn.inu.  &  pinxit  Bonon.  onci  i.emez.  onc.8. perdine. 

II  Crocefiflo  famofo  de'  Capuccini  incagliato  fimilmente  all'acqua  forte  dalf  * 
ifteflb  Bolognini ,  e  dedicato  al  Sig.  Senatore  Angelo  Maria  Angelelli. 

Il  Signore,  che  dà  le  chiauia  S.  Pietro,  nel  Duomo  di  Fano  ,  intagliato  fimil* 
mente  all'acqua  forte  dal  fudetto ,  e  dedicato  al  Reuerendifs.  Padre  Inquifitore 
di  Bologna. 

S.  Francefco  genufleflo  in  faccia  ,  in  diferto ,  pofiafi  la  deflra  al  petto  ,  con  la 
fìniltra  foftenente  vn  tctchio  di  morto,  guardando  il  Cielo,  alterato  il  volto ,  ma 
nectiflfìmo  taglio  :  (ottovÀ  S.  Francifcus  :  poi ,  Confige  timore  tuo carncsmeas  ,àiu- 
iUiji  enm  tms  tmui ,  T/al.  118.  Cuidus  P^ems  Bonon,  inu,  Cornelius  Bloemartfculpfìc 

:  "  Ilo-  ' 


ii8         PATITE    S  E  C  O  fi  D  A 

l^oWiJ.  onc. 1 1 .  e  mcz. onc.8. per  diric. 

La  Madonna  di  si  bei  panni  (  e  pure  loticani  dallo  flatuino  )  yc^iti  ;  volta  m 
profilo  a  federe  ,  con  la  finillra  alzando  il  panno ,  e  fcoprendo  il  Signorino  nu- 
do., e  ftefo  ,che  verfo  di  lei  apre  le  braccia  :  forco,  f^irgofilet  &c.  duo'vcrfi.  ChU 
dus  ^enus  Bonon.inuentor.  loanaes  Sauuè  fculp.  Daman.excudit.  così  fino  taglio  a^i 
bollino,  onc. 1 1 .  e  mez.  onc.8.  per  dirit.  &  è  quella ,  il  di  cui  difegno  pagò  il  Mo- 
la da  paefi ,  per  mandarlajn  l^rancia ,  venti  doppie  al  Sirani, 

L'Angelo  Michele  a  Capuccim  di  Roma,  a  bollino;  in  vnhffo  ,Cuidus  I^ems 
Son.  pinxit.  V.  de  Bdhttfcitlp.  F{_om£  :  Cernis  vt  aligeri  &c,  quattro  v erfi.  onc.  1 1 .  e 
mez.  (carf.  onc.8.  per  dirit. 

Giardino  di  Guido  nell'Horco  dell' Efperidi  del  P.  Ferrano,  compagno  di 
quelli  de  gli  altri  Valentuomini,  onc.p.e  mez.  onc. 6.  perdirit. 

Il  Nettuno  m  piedi  fui  carro ,  tirato  in  mare  da'  Tritoni ,  compagno  de  gl'ala 
tri  dell'Albani,  del  Berettini ,  e  (ì nuli  primi  Maellri ,  intagliati  da  Bloemarc ,  Se 
inferiti  nella  Flora  del  detto  P.  Ferrari. 

La  mezza  Madonna,che  con  le  mani  gionce  contempla  il  Signorino  dormien» 
te,  con  le  parole:  Ne  fufcuetis,neque  euigiUrc  faciatis  dile6lum  :  dedicata  a  P/efra 
Taolo  d'^uila  da  Bloemart,  in  vn'  ouaco  ;  cioè  onc.  io.  onc.p.  per  dirit. 

S.Girolamo  mezza  figura  in  prolìlo,  che  fi  batte  il  petto,  contemplante  il 
CrocefilTo ,  in  legno  colle  due  ftampe  :  focto  in  vi  cantone  l'arme  dell'  intaglia- 
tore ,  e  fotto  m  vn  fallo  ;  Guidus  !{enus  Inuen.  Barthol  CorioUnns Eques fculp/ìt  Bo- 
BOnw  i<fj7.  onc.p.  emez.  onc.y.perdirit. 

La  Fortuna  che  dipinfe  all'  Abbate  Gauotti ,  che  fi  è  pofla  la  fìnifira  fui  fìan- 
co ,  e  porge  la  delira  con  vna  cartella  pendente,  &  vn'altra  focto  vn'Amore,  che 
con  l'arco  nella  finiilra  alza  la  dedra  ;  intagliata  dal  Coriolano  in  legno,  onc.  p. 
e  mez.  onc.  7.  per  dirit. 

Le  quattro  Sibille  in  legno  con  le  due  ftampe ,  intagliate  dal  Coriolano ,  due 
con  Angelecti,  e  due  fenza  ;  di  sì  bei  panni  velìite.  onc.5.  e  mez>onc.5.  e  $  .quar. 
per  dirit. 

Si  come  due  altre ,  il  difegno  delle  quali  reftato  al  fudetto  Coriolano ,  vncn- 
dole  infieme ,  ne  formò  la  conclufìone  in  legno ,  con  le  due  ftampe ,  al  Dottor 
Gotti  ;  facendoui  aggiongere  allo  fteffb  Guido  que'  duoi  Angelecti ,  quelle  nu- 
bi, que'  panni ,  e  l'arme  della  Liberti  :  in  vna  bafe  :  Guid.  Rjjen.  in.  Barth.  CoriO' 
ianus  Eques  fculplìt ,  &  form.  Bon.  dall'  alerà  parte  MDCXXXX.  onc.  14.  e  mez. 
onc.  I  o.  e  mez.  per  crau. 

La  sì  ricca ,  &  eruditamenre  vediti  Giuditta  in  piedi,  che  con  la  (ìnirtra  tiene 
latefladiOlofernofpiccadal  bullo,  nell' altra  la  fpada poggiata  in  terra  fopra 
l'armatura  del  Gigante,  co'padiglioni  in  lontananza ,  e  che  oggi  C\  troua  in  Fran- 
cia ;  a  bollino  :  Guid.  \en.lnu,  onc.  8.  e  mez.  otìc.6.  fcarf.  per  diric. 

Ilbcl  Dauidde  in  piedi  compagno  ,  che  poggiato  col  braccio  finifttofuIIa_f 
mezza  colonna,  foftcnendo  la  fromba,  tiene  la  teìla  di  Golia,  polla  fopra  vn  pie- 
de(Ullo,coatcrapJandola,  con  la  fpada  a  piedi;  a  bollino.  Tkmusf.Stefano  Sco- 
lari 


STAMPE  DEL  PESARESE.         119 

lari  forma  a  S.Zulian.  onc.7.  e  mcz.  onc.5.  per  dirir. 

Il  S.  Franccfco  del  Paglione ,  portato  fotte  vna  grotta  coti  bel  pàcfe ,  e  duo» 
Angeli  foprache  gli  apparifcoiio ,  in  vn  libro  Guido  l{enif.  in  vn  canto  Canutusf, 
acqua  forte  cactiua.  onc.7.  e  mez.  onc.  5.  e  mez.  per  dirit. 

L'Abbondanza,  che  con  lafiniftra  foftenendo  vn  cornucopia  pieno  di  frut- 
ta »  colla  deftra  poilagli  alle  fpaile  di  dietro, abbraccia  la  Pace,  c^«e  lei  fimilmen- 
te  con  la  finiftra  abbraccia,pollafì  la  deftra  fui  fianco  ;  foftenendo  vn  ramo  d'vli- 
uo, Scalzando  il  manto ;!eg^iadri(!ìme,& erudite  figure,  e  con  fottiliflìmota» 
glio  che  fembra  rame, intagliate  in  legno,  con  le  due  fiampe  dalCoriolano 
Bari.  CorioUnusincidit  l{omte  1627.  onc.  6.  e  ?.  quar.  onc.  5.  fcarf.  per  dirit.  e  le 
ftcfle  tagliate  per  meta  folo  all'acqua  forte  poco  buone,  onc.5.  onc.j.  pertrau. 

L'Aritmecica>  con  quattro  puctiiii  nudi  intorno  ad  vna  Fontana  informadì 
colonna  ;  Frontifpicioperla  Fonte  prima  di  ^rttmetica  diCio.  B.utiJ{a  Fontanelli, 
dedicata  al  Sig.  Co.  Odoardo  Pepoli  Senatore,  cactiua  acqua  forte,  onc.  6.0 
mez.  gag!,  onc.  4.  e  mez.  fcarf.  per  dirit. 

Vn'Erodiade, mezza  figura  in  legno  gro(To,con  Icdueftampe.che  foflenen- 
do  la  terta  del  Santo  fui  baccino  con  ambe  le  mani ,  vien  precorfa  dalla  Madre, 
che  con  la  finiRra  l' aiuta  a  foftenerlo  fotco.  id  j  i.  Coriol.f.  e  in  vn?  cartella  fo» 
pra  :  Guido  I^hcnus  Bonon.  in,  Bart.  Cor.  Equesf.  e  di  rincontro  l' arme  fua.  onc.  5. 
onc.s.gagl. 

Vna  Madonna ,  che  tiene  con  la  dertra  il  Bambino  con  la  camicia  .  fedente 
fppra  duo'cufcini  s' vn  tauolino ,  con  la  finiRra  fulla  fjialla  a  S.  Giouannmo ,  che 
bacia  il  piede  ai  Signore  ,  con  la  Croce  in  mano  ;  nel  raperò  del  tauolino  vno 
fcudetto  ;  entroui,  G.  I{.  im.  B.C.  Eq.  f  1 6^y.  in  legno  con  le  due  Rampe,  in  oua- 
to.  onc.5.  e  mez.  onc.5. fcarf. per  dirit, 

.  In  paife  S.Giouannino ,  che  genuflefT-  ,  e  con  l'Agnello  dietro  che  lo  rimira, 
abbraccia  il  Signorino  fedente  s' vn  mallo  ,  e  lui  pure  abbracciante  ;  intagliata 
all'acqua  forte,  &  aiutata  col  bollino  da  Bon  Enfant  :  fottoui  quattro  verli,./<f<er- 
na  in  nollrts ludufapientia  terris&c.  onc.5.  e  mcz.  onc.  4.  per  dirir. 

Quella  buia  femminina ,  con  quel  beli'  inuogiio  in  teRa  in  quel  groppo  delle 
tré  femminine ,  che  fono  nel  ratto  di  Elena ,  incagliata  a  bollino ,  e  poRa  fri  i 
principi!  per  imparare  di  difegnarc  di  AgoRin  Carracci ,  dallo  Stefanoni.  onc.  5. 
e  mez.  onc.  ^.  e  g.  qnar.  perdirit.  Di 

SIMONE  CANTARINI  poi  da  Pefaro,  e  perciò  detto  comunemente  il  Pe- 
farefc,  tanto  fiinboliche  con  quelle  di  Guido,  che  per  prima  furono  di  lui  cre- 
dute ,  e  tolte  in  Francia ,  &  altroue ,  noto  queRe  : 

La  conclufione  fitta  del  i<5j  j.  per  lafolienta  delSig.  Dottor  Fantuzzi,  con- 
tenente le  tré  Dcitd  principali;  cioèGioue  fui  carro  tirato  dall' Aquile;  Plutone 
da'  caualli ,  che  fpirano  fuoco ,  e  eh*  efcono  dalle  fiamme  j  e  Netunno  in  Marc 
s'vna  conchiglia  condotta  da'  caualli  marini ,  e  corteggiato  da  graziofiflìmi  Tri- 
toni, e  Naiadi ,  e  che  tutti  e  tré  leuatafi  di  capo  la  propria  corona  ,  ne  fanno 
corcefe  o^erira  ,per  criplicatauience  coronarne  l'arme  del  Cardinal  Borghefe ,  a 

cui 


I20         P  A  TtT  B     SE  C  O  n  D  A 

cui  fu  dedicata ,  e  che  comparifce  in  Cielo  >  non  con  alerò  cofteggfO)  che  di  cin* 
que'putcini  foftenenti  vno  il  Cardinalizio  Cappello  ,  e  gii  altri  quattro  tutti  i 

firaboli  delle  quattro  Virtù  Cardinali,  cioè  lo  Specchio,  la  Serpe,  la  Bilancia, 
la  Colonna,  e  idiio'Vafii  taglio  del  più  gentile,  msì  (cicntifico  difprezrojche 
moftrar  pofla  con  l'acquaforte  brano  Maeltto,  e  venduta  gran  tempo  per  di 
Guidot  onc.  1 4.  onc.  1 2 .  per  tran. 

La  graziofirtìma ,  tanto  giulta,  e  ben  tocca  Europa  rapita  dal  Toro ,  con  con- 
certi vani  d'Amoretti  fcherzanti  ;  mezzo  foglio  per  trauerfo. 

Lo  fpif  itato  famofo  di  Lodouico ,  tocco  (opra  nelle  lue  cofe  da  altri  tagliate* 
onc.  1 2.  e  mez. onc.S. e  mez.  per  dirìc. 

Il  tanto  ben'  intefo ,  e  corretto  Argo  ,  che  fedente  nudo  in  terra  da  vn  lato, 
àfcolta  Apollo ,  che  fimiimcntc  in  forma  di  nudo  partorello  fedendo  nel  mezzo 
s'vn  mailb  ,  fotto  arbori  belli0ìmt,  poggiata  vna  gamba  fui  ba Itone,  gentiimen« 
te  tocca  il  flauto ,  per  addormentarlo  ;  afcolrato  dall'  altra  parte  da  vn  cane  in 
molto  bello ,  e  ben  pittorico  paefe.  onc. 9,  e  mez.  onc.S.  e  vu  quar.  per  trau. 

La  Madonna  fedente  nei  m.-zzo  di  bel  paefe  col  Ruttino  in  grembo ,  fopra  vn 
cufcino,  che  a  braccia  aperte  prende  vn  dattaro  portogli  da  S.  Giofeffo ,  chc^ 
dietro  falito  s'vn  greppo ,  poggia  laltra  mano  fui  tronco  ;  e  diioi  Angcietti  nu- 
di dall'altra  parte  m  aria,chc  s'affaticano  a  chinar  le  frondi  della  palma,  onc.  io. 
onc.7.  fcarf.  perdirir. 

Vn  altra  fìmilmente  in  paefe,  con  frafca  ben  cocca,  nella  quale  effcndofì  sfor- 
zato leuarfì  dal  fuo  far  gentile ,  e  dare  in  vngrandeCarracccftOjèriufcitomea 
graziofodelfolito.  Tiene  il  Ruttino  nudo  con  ambe  le  mani,  che  apre  le  brac- 
cia; da  vnaparceS.Giofeffoa  federe  fotto  arbori,  che  lo  guarda  ;  dall'altra  vn' 
inuoglio  di  panni  in  terra,  onc.8.  gagl.  onc. 5.  e  mez.  gag),  per  trau. 

Vn  S.Antonio  da  Padoua,  che  gcnufieffo  in  profilo  abbraccia ,  e  foftiene  il  Si- 
jgnorinovoitogli fìmilmente  contro  di  profilo,  e  che  l'accarezza  con  ambe  le 
mani  fotto  il  mento  ;  atllftito  da  duo'  Serafini ,  con  gloria  d' Angeli  fopra ,  e  tre 
velfiti,  che  graziofamente  cantano  a  Coro.  onc.S. onc.5.  e  mez.  perdirit.rinta» 
gliato  dal  Curri  a  bollino ,  e  dedicato  al  P.  Pittorino  di  S.  Francefco. 

Marte ,  che  a  federe  fotto  arbori,  folbene  Tulle  giiiocchia  Venere ,  &  Amore 
fotto ,  che  grida  aflalito  da  vn  cane  j  cauaco  da  vn  quadro  del  gran  Paolo  Vero- 
nefe,che  copiò  anche  in  pittura,  onc.8.  e  mez.  onc.d.  P.C.  perdine 

La  Fortuna  in  piedi  fui  globo, che  verla  la  borfa  piena  di  moneta,  fatta  a  con* 
ccrrenza  di  quella  del  fuo  Maellro ,  così  fortunato  diceua  egli  ;  &  aggiontoui 
milteriofamente  Amore,  che  afferratola  peri  capelli  la  tira  ;  e  della  quale  ab- 
biamo noi  duo'  difegni.  onc.  7.  e  mez  onc.  4.  e  mez.  per  dirir. 

LaR.V.a  federe  ,che  con  la  mano  fotto  la  guancia  contempla  il  Signorino, 
che  con  vn  filo  tiene  la  rondinella  che  mira  ;  fui  guilo  del  maelfro  Guido ,  maf- 
fimc  ne' panni  cosìgrandoni,efacili.onc,7.onc.4.  e  mez. gagl.  perdine. 

Il  Signore  caduto  in  terra  in  portar  la  Croce ,  fortenuta  da  vn  manigoldo>con 
veduta  di  villaggio  in  dillaiua.  onc.^,  e  j.quar.  oac.  4.  per  tcau. 

La 


STAMPE  DEL  PESARESE,        121 

Là  B.  V.  in  bel  paefe  >  fedente  qui  dauanti  in  faccia  con  inuoglio ,  cappello ,  e 
fìafca  da  rn  Iato  :  porge  con  la  finiftra  dattari  al  Signorino  ,  che  foftiene  con  la 
deftra  nudo  a  federe  tulle  ginocchia  ;  S.  Giofeffo  a  federe  in  profilo ,  e  in  diftan- 
za  appoggiato  con  ambe  le  braccia  ad  vn  greppo ,  rimirando  duoi  Angeli  veftiti 
più  da  lontano ,  vno  de'  quali  piega  le  frondi  ad  vna  palma  per  coglierne,  onc.7. 
onc.6.  e  vn  quar.  per  dirit. 

Eua  in  bel  paefe ,  che  fedendo  s'vn  maffo ,  porge  con  la  finirtra  il  pomo  ad 
Adamo  vofto  a  noi  di  fchiena ,  a  federe  in  terra,  e  loflenentefi  fui  braccio  deftrOi 
aliongando  la  fìoiflra  mano  a  prenderlo  ;  dietro  lui  il  ferpcntc  full' arbore ,  che 
vno  n'ha  in  bocca  ;  vn'aquila  s'vn  tronco  preffo  di  lui ,  e  in  lontaniiCma  diflanza 
duo'caualli.onc.6.  e  mez.gagl.  onc.5.  e  mez.  fcarf.  perdiric. 

Vna  B.V.  in  paefe  >  che  fedendo  in  terra  col  Bambino  mezzo  fafciato ,  che^ 
latta,  rifguarda  con  la  terta  volta  di  profilo  a  vn'Angelo,  che  con  ambe  le  mani 
piega  vna  palma ,  per  coglierne  firacti  ;  rimirato  da  S.  Giofeffo  in  diftanza ,  a  fe- 
dere anch'  egli  in  terra,  onc.5.  e  mez.  gagl.  onc.j.  e  mez.  per  dirit. 

U  S.Sebatliano  in  paefe ,  legata  la  deftra  fopra  il  capo  ad  vn'arbore,  e  a  cui  vn 
nudo  Angelino  in  aria  porta  la  corona  >  moltrando  volerglila  porre  in  capo ,  e 
nella  delira  la  palma,  onc.5.  e  mez.  onc.4.  per  dirit. 

Vna  B.  V.  come  Adonta,  fulle  nubi ,  calcante  con  vn  pie  la  Luna ,  e  le  mani 
incrocicchiate  al  petto  ;  coronata  da  duoi  Angeletti  nudi ,  e  in  aria  fuile  nubi  >  e 
focto  tré  tcfte  di  Serafìnotri.  onc.5.  e  mez.  gagl.  onc.4.  ^  f"cz.  per  dirir. 

Vn'  alerà  a  federe  in  paefe  fotto  duoi  arbori ,  che  di  profilo  tiene  il  Signorino 
tutto  nudo,e  colle  gambe  aperte  fulle  di  lei  ginocchia  ;  S.  Giofefto  a  federe  pref^ 
fo  di  lei  le  cenna  colla  fini  Ara,  sbattimentato  in  bel  pae(e,e  contro  loro,  nel  can* 
tonequì  dauanti  i'afino  chepalce>sbactimen:ato,  vedendofi  la  tefla  folo  >  e  le 
duegambedauanti.  onc.5.  e  vnquar.  onc.j.  pertrau. 

Vn'akra  a  federe  fimilraence  in  paefe,  che  foftenendo  a  federe  s'vn  ginocchio 
il  Signorino  in  profilo,  con  ambe  le  mani  accarezza  S.  Giouannino,  che  ginoc- 
chioni »  fattofi  delle  braccia  Croce  al  petto ,  l'adora  ,  mentre  da  lontano  feden- 
do S.  Giofeffo  preflo  a  certi  arbori  ben  tocchi ,  e  leggendo  vn  libro ,  che  foftieti 
con  la  deftra ,  con  la  finiftra  fi  fi  ombra  a  gli  occhi  per  ben  leggere,  onc.7.  §*§'• 
pertrau.  poco  bene  impreffa. 

Ilgraziofo  Angelino  Cuftode  ,  che  camminando  per  paefe  con  vn  figliuoli- 
no  in  camicia,  che  tien  per  vn  braccio  con  la  finiftra,  con  la  deftra  gli  cenna  ver- 
fo  il  Cielo  ad  vno  fplendore.  onc.5.  e  mez.  onc.4.  P^^  '^""'f* 

La  famiglia  Santa;  cioè  in  paefe  pittorico  la  B.  V.  a  federe  in  profilo  prelTo 
ad  vn'arDorc ,  foftenente  colle  mani  infiem  ferrare  il  Signorino  nudo ,  verfo  éi 
noi  fedentele  fulle  ginocchia  :  di  rincontro  a  lei  S.Anna,  che  volta  di  profilo,  ap- 
poggiata col  braccio  finiftro  s'vn  maflb ,  alza  la  deftra ,  e  dietro  lei  S.  Giofeffo  a 
federe  di  dietro  in  mezzo  a  tutti,  sbattimentato  affatto  ;  poftofi  il  dico  alia  boc- 
ca ,  cenna  che  s'acheti.  onc.5. onc.4.  per  trau. 

In  pittorico  paefe  S.Gio.  che  volto  in  profilo,  genuBeffO)  con  le  mani  gionte 


ttt         P  A  Ttt  É    SECONDA 

adora  il  Signoriao  >  che  nudo  in  faccia  >  fé  dence  $' vn  ma(Io,fì  volge  a  porgergli  fa 
finiftra  fotco  il  mento  ;  e  in  lontananza  S.  Giofeffo  volto  in  ifchiena  con  I4  B.  V. 
arabo  in  piedi,  onc.5.  e  mez.  fcarf.  onc.j.  e  3.  quar.  per  trau. 

Il  graziofo  S.Gio.Battifta  in  paefe ,  fedente  s'vn  maflb  in  faccia ,  predo  ad  vna 
rupe.da  cui  vfccndo  acqua,  ne  prende  entro  la  fcudelia  con  la  finvttra,  poggiata 
la  deftra  >  nella  quale  hi  la  Croce,  onc.  5 .  e  vn  quar.  onc.5.  e  vn  quar.  per  dir» 

Vna  Madonna  falle  nubi  in  faccia,  che  tiene  il  Bambino  nudo  m  piedi  >po- 
fiagli  vna  mano  al  fianco  ,  e  l'alerà  fotco  il  piede ,  &  egli  le'  ha  gettato  vn  brac- 
cio al  collo  ;  fatto  le  nubi  due  tede  di  Serafini ,  e  fopra  quelle  tré  mezzi  Ange- 
letti  ,  duo'de'quah  l'adorano  con  le  mani  gionte ,  difcorrendo  fra  di  loro.onc.4» 
e  mez.  onc.  j .  e  mez.  per  dirit, 

Vna  Madonnina  a  federe  in  paefe, in  profilo,  che  tien  fulle  ginocchia  il  Si- 
gnorino , del  quale  poco  altro  (i  vede ,  eflcndo  in  ifcorco  ;  dall'  altra  parte  in  di-» 
fianza  S.Giufeppe  in  faccia,  chcleggevn  libro,  che  tiene  con  ambe  le  mani* 
dipochiflimiftgnir0nc.4»gagl.onc.2.  e  mez»gagl.  per  trau, 

Vn'  altra  più  fiera  con  inuoglio  in  capo ,  ma  liilelio  Putcino  ;  dall'  altra  parte 
S.  Giofeffo  lìefo  preflb  vna  macchia ,  dorme  con  la  mano  focto  la  gota ,  e  lonta.- 
nanza  di  paefcforma  ottangola  per  trauerfo.  onc.4.  onc. 2.  e  mez.  per  trau. 

Vna  B.  V»  fedente  col  Bambino  nudo  in  piedi ,  che  appoggiata  la  faccia  alla 
iua ,  lo  bacia  ;  S.  Giofeffo  con  la  mano  fotto  la  guancia  lo  guarda ,  e  S.  Giouaa» 
nino.  S.C  rfd  Tf/jfo /è.  onc.4.  gagl.onc.s. e  mez.  gagl. per  dirit. 

Vn'aitra  della  (leffagrandezza  a  federe  in  profilo,  col  Puntino  a  federe  in-» 
grembo  di  rincontro  j  e  che  con  vna  raanoitringc  vn  dito  a  quella  della  B.V. 
S.GiofefFoavntauolmo  legge  vn  libro  j  vnvafo  fopra  vna  fine  ftra,  e  vn  panno* 
S.  V  .  da.  Te/aro  fé. 

Vii'  altra  della  fleffa  mifuraa  federe>che  tiene  il  Bambino  nudo, che  le  hi  po- 
llo vn  braccio  al  collo  ;  con  S.  Giofeffo ,  che  alzando  vn  panno  con  ambe  le  ma- 
ni,  fi  volge  a  rimirarlo.  S.  C.  da  Pe/ara /?. 

Vn  S.  Antonio  da  Padoa ,  che  predo  vn'AItare  genuflcffo  fulla  predella, oue 
fìà  ftefo  il  Giglio ,  in  faccia  verlo  di  noi ,  con  ambe  le  braccia  foltenendo  il  Si- 
gnorino nudo, io  contempla.onc. a. e  j.quar.onc.a.pcrdiric. 

Ancorché  nulla  di  propria  mano  io  fin'  hora  abbia  crenato  auer  tagliato  i  no* 
Un  ruffeguenti  tré  Maeftri, cioè  l'Albani, il  Zarabieri.e'l  Barbieri,  onde  al  nu-» 
mero  de'fopradetti  altri  tagliatori  aggiungerli  non  deggia  ;  tuctauia,  perche-» 
l'opre  loro  da  altri  date  alle  (lampe  fono  in  gran  credito,  &  eflimazione,  ho 
rifoluco  di  qui  aggiongerle  ,  e  connetterle,  maflìme  quelle  di  quefl*  vltimo» 
che  fono  in  gran  numero,  come  intagliate  per  lo  più  dal  fuo  Pafqualini,  più  in- 
tento al  proprio  incereflfe,  maflìmcperli  regali  ne  tralTe  con  le  frequenti  dedi- 
catorie, che  alla  riputazione  del  Sig.Gio.  Franccfco,  che  più  volte  con  me  fi 
doife  della  poca  intelligenza  di  queft'huomo ,  peraltro  confacentefipoicol  fuo 
fondo  taglio  a  quella  caricata  maniera ,  e  force  colorito .  Dell' 
ALBANI  dunquQ  ;  La  B.  V.  iu  bel  paefe,  che  a,  federe  foftienc  il  Signorino 

«ud9» 


STJU  DELL*  AL'BAW  E  DEL  DOME'^,     1 1 1 

nudo  »  che  ài  vna  tazza  di  rofe  portagli  da  duci  Angeli  gcnufleflì  cauaj  e  fi  pren- 
de la  Croce,  ciò  rimirando  di  dietro  S.Giofeffo  :  Da  lontano  vn  Angelo,  che  fi 
bere  ad  vn  fiume  l'afinello,  ein  ariaalcrircherzanti  conia  palma,  e  caneltridi 
fiori  ;  ma  poco  felicemente  cagliata  all'acqua  forte  dal  fuo  diletto  Pier  France- 
sco Mola, e  dedicata  al  P.  BaldaffarcTorefani.  onc.ij.onc.io.  perdirit. 

LafamofaconclufionediFebo,  e  di  Mercurio,  che  a  federe  sii  loro  carri  i* 
aria ,  aiutano  Ercole  Cofmografo  a  foftenere  il  globo  del  Cielo,  con  tré  puttinì 
per  ogni  parte ,  duo"  fopra,  imprefe,  motti  &c.  intagliata  egregiamente  dal  Vil- 
Jamena.  onc.  14.  e  mez.  (cari,  onc.p.  e  mez.  per  trau. 

La  Natiuità  di  M.  V.  con  tanti  concerti  di  Angeletti  in  aria ,  &  efpreflìoni  in 
terra  ;  acqua  forte  :  fottoui ,  Virginis  ImmaculaU  Natiuttas.  Francifcut  Mbanus  In- 
hentor.  "Petrus Sin&us  Bartolus fculpfìt.  onci 4.  onc.  9.  fcarf.  per  dirit. 

Si  vede  tagliato  eroicamente  a  bollino  da  Bloemart  il  famofo  rame  da  lui 
così  diligentemente  al  folitodifegnato  in  compagnia  de  gl'altri,  nel  Giardino 
dcll'Hefperidi  >  trattato  de  gli  agrumi  del  P.Fercano^onc.p.  e  vn  quar.  onc.  6,  e 
mez.  per  diric 

Si  come  l'altro  dell'ifteflo ,  cagliato  fui  fuo  difegtso  nella  vaga ,  8c  erudita  Fio.' 
ra  del  Padre  ilkdo. 

Vnà  Madonna  col  Signorino ,  che  nudo  in  piedi  fullc  di  lei  ginocchia,  fcherza 
conS.  Caterina  genuliclìa  ;  dall'altra  parte  S.Giofeffb  ;  e  qaìdauanti ,  guardan- 
do gli  fpettatori ,  S.Ceciiia  ;  figure  tutte  intere ,  fottoui  :  SicChriftusfinceri&c, 
dao'yczCx. Franctfcus Mbanus  Inu.  Sebafì.  OuiUemontfctHpf.  a  bollino.  Del 

DOMENICHINO  ,  all'acquaforte,  in  foglio  molto  diligente  da  P.  del  Pò, 
fui  difegno  del  Caualier  Franccfco  Rafpantino ,  la  tauola  dell'Aitar  grand  e,  che 
fece  in  Roma  nell' Aitar  maggiore  della  Chiefads  Bolognefi  ;  oue  la  B.  V.  col 
Pattino  introno, e  concerto  d'Angeli  j  e  forco  dalle  parti  S.  Gio.Euangelifia» 
S.Pecronio>&  Angelettifcherzanci.  onc.  17Ì  onci  i.  perdiric 

La  rinomata  flagellazione  di  S.Andrea  a  frefco ,  a  S.Gregorio  3  campo  Vac- 
cino in  Roma  ,  fatta  a  concorrenza  dell"  adorazione  della  Croce  di  detto  San- 
to da  Guido  j  intagliata  egregiamente  all'acqua  force,  in  foglio  grande  per  tra- 
uerfo,  dall'eccellente  Carlo  Maratci» 
I  La  tanto  meritamente ,  con  fuperbo  elogio  fotto ,  efaltata  Comunione  di  S, 
Girolamo  in  S.Girolamo  della  Carità ,  intagliata  diligentemaite  all'acqua  force 
da  vna  Jtdì.  Frane.  Collignottformis. 

I  quattro  peducci,  òpenaelli  che  fianfi,  fotto  la  Cupola  di  S.Carlo  a  Catina- 
ri ,  efprimenti  con  si  fpeculatiui ,  e  bizzari  aggionti  le  quattro  Virtù  Cardinali, 
intagliaci  mirabilmeice  al  folito,  all'acqua  forte,dal  foncatilLmo  Cario  Cefio. 

Di  non  minore  ;i;iullezza,  ebell'  acquaforte  i  quattro  quafi  condì, che  dipinfe 
in  S.  Silueltro  al  Quirinale  ,•  nel  primo  Giuditta ,  che  moAra  la  telU  di  Oloferne 
al  popolo  di  Bctruiia ,  fottoui  :  Erti  memoriale  aoministHÌ,  cum  mamsfamwa  deiC' 
ceriteum. ludit.cap.  9.  nel  fecondo  Dauidde  fonante  rarpa,e  faltante  auanti  l'Ar- 
ca da  Sacerdoti  porcata  >  foccoui  ;  Filiorfiam  flitlquàmfa^ui  fum ,  &  ìmmilis  era 

Q    a  ia 


124        PARTE     SECONDA 

tttoculismeis.  2. 1{egumcap.  6.  nel  terzo Efter  alla  prefenza  dcIRè  Afìfuero  iTue- 
nuta  )  (otcoui  :  Sicut  dmfìones  aquarum ,  ita  cor  regis  in  manu  Domini,  quocumque 
voluerit  inclinabit  illud.  Vrouerbiorum  2 1.  e  nel  quarto  il  Ré  Salomone  ledente  in 
trono  con  la  Regina  Saba ,  foctoui  :  Beati  viritui ,  &  beati  ferui  tui ,  qui  (iant  coratn 
te  femper,(jr  audiunt fapientiam  tmm.i.B^egumc.  io.  tagliaci  molto  bene  da  Gerar- 
do Audran  Francefe.  onc.iz.emez.fcarf. onci  i.emez.gagl. 

D' vn  nettiflìmo  taglio  di  bollino  vna  Madonna  A(Tonta>  foflenuta  da  tré  An- 
geli, in  tondo, con  le  parole  attorno  ;  QuAefi  ifla,  qux progreditur  &c.  Domimcus 
Bouonienfis  inuen.  pinxit  Karolus  audran  Parts  fculpfn, 

Vna  Madonna  a  federe  in  belpaefe ,  prelTo  a  vn'  edificio  con  colonna  dietro, 
{oftenentefulle ginocchia  li  Signorino  nudo,  che  tiene  la  finillra  appoggiata  a 
S.  Giouannino,  the  genuflcilbgli  auanti,  veflico  di  pelliccia,  porge  ambe  le  ma- 
ni» per  riceuere  da  lui  vn  pomo  :  di  dietro  vn  pezzo  di  cornice  ,  a  cui  fi  poggia  la 
Beata  Verg.S.Gioftfifo  ,  che  leuatofi  gli  occhiali,  e  follenendo  vn  libro.  Ita  il 
tutto  mirando ,  fotto  :  I{efu  [ium  peccatorum  :  da  vna  parte,  del  Dominichino  inueti' 
tor.  dall'  altra  ^ug.  Quefnel  excud.  mezzo  foglio  per  trauerfo  all'  acqua  forte  :  pa- 
re il  S.  Giouannino  tolto  da  quello  di  Annibale  nella  Madonna  della  Scudella; 
e  che  nel  S.  GiofefFo,  abbia  auuto  in  tefta  quello  della  Madonna  di  Annibale  alla 
Vigna  Perecti. 

Vna  mezia  Madonna  in  faccia  ,  poggiata  a  vn'  intagliato  macigno  ,  che  por- 
gendoci rofe  con  la  finiftra,  inifcorto  da  noi  veduta,  con  la  delira  fofticneal 
fianco  il  nudo  Bambino  con  vna  di  edc  in  mano,fottoui  :  LdCtus  Chrifìe  B^ofas&c. 
quattro  verfi.  Dominicus  Zamperius  Bononìen.  finx.  Stefhanus  Ticartjculpfit [{oriì^i, 
bel  bollino. 

La  tagliente  Dea  Latona  eruditamente^eRita ,  che  fedendo  in  bel  paefe,  al- 
latta Apollo,  e  foftiene  Diana,  rimirata  in  Cielo  da  Gioue  full'  Aquila  ,  fottoui: 
Exulerat  quondam  Latona  enixigemellos&c.  fei  verfi.  Domiraquìnus  Bonon,  Inucnt* 
F.  L.  D.Ciartres  excudit,  bell'acqua  forte  ;  mezzo  foglio  reale  per  dirit. 

La  Venere  al  fonte,  che  calbga  Attcone  tramutato  in  Cerno,  feouiro  da'Cani 
in  bel  paefe ,  fottoui:  ^£ìeon  oeulisfolum  &c,  fei  verfi.  Dominiquinus  Bonon,  in- 
uent.  F.  L.  D.  Ciartres  excudit.  l'iftelia  beli'  acqua  forte  ;  picciol  mezzo  foglio  in- 
tero, per  tra». 

Dallo  fteflo ,  e  con  la  fìeffa  acqua  forte  tagliato  in  quarto  di  foglio ,  per  tra- 
uerfo ,  il  Sacrificio  d'Ifigenia  ,  alla  quale ,  mentre  il  manigoldo  l\à  per  piomba- 
re fui  colio  innocente  la  manaia,alla  prefenza  del  Sacerdote  eruditamente  ve- 
ftito,e  cauato  da'pili  antichi.companfce  in  aria  Diana  prcfentando  vna  Cerua> 
lotcoai  :  Cum  foret  immitti  lamia  ma&anda  Dianx&c.  fei  verfi. 

La  morte  di  S.Cecilia  da  lui  dipinta  di  rincontro  la  Elemofina  della  ftefla  in 
S.  Luigi  de' Francefi;  incagliata  con  diligente  bollino  da  Fred.Grenter ,  e  dedi- 
cata, alla  Sig,  Cecilia  BJcci  ,{oaoui  :  yAngehmDeibabts.  oiìC.<).  e  mez.  onc.  5. 
fcarf.  per  tran. 
Nel  tracc^to  de  gli  Agrumi  del  P.  Ferrarlo  la  Ninfa  >  che  alla  prefenza  dell'al- 
tre 


STAMPE  DEL  ^ATfBIE^L         iij 

tre  attonite  abbracciando  vn'arbero ,  vede  vfcirne  vna  tefta  vmana.  onc.  p.  c_# 
mez.  onc. 6.  e  mez.  per  diric. 

Le  fiorie  d'Apollo ,  eh'  eidipinfe  alla  Villa  Aldobrandini  a  Frafcati  entro  ì 
paefi  del  Viola,  egregiamente  tagliaci,  con  la  frafca  beniflìino  intefa,da  vn  Fran- 
ccfe.  Di 

GfO.  FRANCESCO  BARBIERI  infomma ,  detto  comunemente  il  Guer- 
cin  da  Cento  ,  che  fi  prouò  ili  due  fole  cofe  tee  all'acqua  forte:  in  vn  mezzo  S. 
Antonio  da  Padoua ,  fenza  il  Signorino ,  e  col  folo  Giglio  \\\  mano  ;  e  in  vn  S. 
Giouannmo  a  (edere  in  veduta  di  paefe ,  per  trau,  onc. 6.  fcarf.  onc.  4.  ecco  le-» 
infrafcrittet 

E  prima  l'Aurora  col  vecchio  Titonc,  e  le  Hore  che  la  precorrono,  dipinta  a 
frefco  in  vna  Caletta  del  palag  tto  a  la  Vigna  Ludouifia  in  Roma;  intagliata  de' 
foliti  fcgnoni  grolFi ,  e  faciloni  a  bollino  dal  Pafqualini,  facile ,  facile  ;  e  dedica- 
ta a  Tilonfìg.  Bouio  Canonico  di  S.  Tictro  di  I{orna ,  e  Camaricire  d  onore  di  "Papa  LudO' 
«//Joi  di  buona  maniera,  o  ic.  20.  onc.  io.  per  tran,  del  1621. 

Il  Signore ,  che  dando  le  chuui  a  S.  Pietro,  gli  moflra  la  Sedia ,  con  duoi  An- 
geli dietro  quello,  vno  che  incrocicchiando  le  braccia  afcolta  il  decreto,  1'  al- 
tro foftenta  il  Camauro  ;  e  dietro  a  S.  Pietro  li  duoi  Apoftoli  più  baffi ,  che  la  dif- 
corrono  rfìenflìma  di  raglio,  ma  poco  ben  difegnara;  dedicata  dal  detto  Paf- 
qai\\i^ìalCo.^ldrouandoS(iiatorediBologna.onc,i<).  e  mez.  onc.  io.  per  diritto. 
L'  Utello  penfìero  poco  diuerfo,  incagliato  dallo  fteflo,  ma  più  piccolo,  cioè 
onci  i.e  mez.  onc.S,  emez.gagl.  per  dirit.  dedicato  all' ./4rc/prefe,  e  (^icario  di 
Cento ,  Dondini . 

VnS.  Scbailianoflefo  in  ifcorto,  che  guarda  all' insù  ad  vn  mezz'Angelo, 
che  gli  appare  tulle  nubi ,  e  cennando  col  dico  alle  ferite ,  la  difcorre  con  vn'  al- 
tro Angelo  m  terra,  con  vna  frezza  in  vna  mano ,  nell'  altra  vn  lino  infanguina-» 
te  ,•  dedicato  dal  detto  Pafqualino  al  Dottor  Fsdsnco ,  Gouernxtore  di  Cento,  onc. 
i5.onc.  lo.e  mez.  per  d.rit. 

Li  Santi  Giouanni,e  Paolo,  che  gcnufle  iti ,  e  mezzo  nudi,  Tengono  dal  ma- 
nigoldo collo  rpadone  decolati  ;s'vn  poggiolo  convn  raperò  il  Giudice  ,ed  vn 
vecchio  j  vn  pò  lontano  fpetcatori  ;  e  dail'  altra  parte  in  vn  fito  più  baflb  vno  3 
cauallo,&  altri folJatiaffiftenti:  fopra  duoi  Angeletti  nudi,  che  arrecano la_» 
palma  del  mart1rio.onc.14.  emez.  oncio.fcarf.perdirit.  del  Pafqualino. 

Chrilto  morto  rtcfo  fopra  il  lenzuolo,  contemplato ,  e  pianto  da  duoi  Ange- 
lini, fottoui  :  Lvxit ,  &  elanguit  Terra  :  angeli  pacis  amare  (icbant.  Ifaia  3  j .  fuper- 
biflìmo  taglio  a  bollino  di  N.  Titau  Belga-oiK.  1 4.  e  mez.  onc.  i  z.e  mez.per  trau. 

L' intero  Chrilfo  in  piedi  apparente  a  S.  Terefa  genufleda  ,  con  gloria  d'An- 
geli, di  fqiiico  bollino,  d' Egidio I{puf[eUes,  e  dcàiczta.  a  Bartolomeo Lumaga,Si^ 
gnore  dell  Hiye.  onc.  14.6  vn  quart.  onc.  p.  e  mez.per  dirir. 

11  Signore,  ch*^  ri  fu  fc  ita  Lazzaro  cauuto  fuor  del  monumento,  e  slegato  alla 
prefenza  di  Marta  ;  dedicato  a  Sebafttano  Fabri  dal  Palqualini  in  B^oma  del  162 1. 
onc.  14.  onci  2. e  mez.  per  trau. 

Il 


126         PATtTE     SECONDA 

II  Miracolo  di  S.  Pietro,  di  fufcitar  la  figlia  dell*  Archifìnagono  morta  nel  ca- 
taletto ;  intagliato  inarriuabilmente  bene  al  folito  da  Corn.  Bloemart,  ma  non  to- 
talmente corretto,  fottoui:  'Mirabìlis  Deus  inSanfìts  juis  ;  e  dedicato  al  Principe 
Ludouifio.onc.  14.  onc.ii.e  mez.  pertrau. 

S.  Maria  Maddalena  geniiflcfla  svn  piedelìallo,  in  paefe ,  con  la  corona  di  rpi- 
ne  del  Redentore ,  venendole  anche  moflrato  da  dtioi  Angeli  vn  Chiodo ,  8c  vn* 
ampolla  del  preziofiffimo  Sangue  , prezzo  di  noftra  Redenzione  5  intagliata  ,cj 
dedicata  del  i<5i2.dal  Piiquuhni  ai  MarcbefeGtltolit^mbafciaior  di  Ferrara  pref' 
[0 Gregorio  xy.onc.  ig.onc.  ii.gagl. perdine. 

La  SantiiEma  V'ergine  Annonziata  dall' Angelo, fottoui:  angelus  Domini  nun- 
tìciKÌt  Mariin.  jirchiconfratcrnitatit  B.  Tri.  V.  Terra  Centi.  Joannes  BapuHa  Vafquali' 
ms  Cent.f.  1 63 o. onc. 1 3.  onc.p.  per dirir. 

La  Madonna  in  ouato,  mezza  tìgura ,  fofienente  con  le  mani  vn  libro  aperco> 
e  fra  le  braccia  il  Bambino,  che  posole  la  finiltra  nel  feno ,  ha  nella  delira  \rna_. 
rofa;  intagliata  quefta  sì  con  vera  intelligenza,  e  miglioramento  ancora  dal  gran 
Poily,  fottoui  :  liigrafum,fedformofa.  loannes  Francifcus  Btrberius  dei  Conte  inuentor. 
onc.  1 2.  gagl.onc.p.  e  mez.  per  dirit.  facendoui  poi  la  compagna  di  Guido  >  di  sì 
beli'  aria,  e  modella,  di  sì  belle  mani ,  {quifìti  panni. 

Giouc,  che  col  fulmine  alla  mano,  coli' altra  fcoprendo  Semele,  le'foprag- 
gionge  ,  con  fei  verfi  fotto  :  Infelix  Semele  ,qu<g  nam  &c.  dedicato  dal  Paiquahni 
al Marcbefe  Nicolò  Efienfe,  Tajfune.  onc.  i  i . onc.8.  per  trau. 

Il  B.  Felice  Capuccino ,  che  colle  facche  in  Ipalla  ,  colla  mano  ritta  prendo 
per  mano  vn  fanciullo  llefo  fui  cataletto,  rendendogli  la  vita;  mentre  dall'al- 
tra parte  femmine  di  belliflìma  idea ,  con  le  mani  vna  incrocicchiate  pare  prie- 
ghwl'altra  gemendo  con  pannolinoafciugafì  giiocchi,  fottoui:  //  B.FeticeCa- 
puccino  reffifcita  vn  fanciullo  morto  :  ali*  lUuflrifs.  Sig.  Vadron  Colendift.  il  Sig.Co.  Ho- 
rafio<//C(?rpeg«(ZC?'f.  dalPafqualiiiodel  1d29.onc.11.  onc.8.  per  diri:,  e  prima 
del  1 52  3.  con  lettera  volgare  alla  Marchele  Turca  B;uilacqua. 

Vn  S.  Francefco  genufleflb ,  che  col  Cordone  al  collo,  fé  lo  (Itinge  con  ambe 
le  mani  auanti  al  Crocefiflo,  moilr^ndogli  vn'  Angelo  fopra  vn' ampolla,  iu  pae- 
fe; intagliata,  e  dedicata  dal  folito  Pasqualino  del  1630.  a  Monfig.Con^aga  Strci" 
uefcouodt  ^odi ,  e  Co.di  Noucllara.  onc.  H.onc.7.  e  mez.  per  din  t. 

Armida  jchefmontata  da  cauallo,  ììà  colle  mani  aperte  fopra  Tancredi  fe- 
rito ,  e  femimorto ,  e  Vafrino  che  moftra  la  piaga  ;  dedicata  al  Caualiero  FraneC' 
fcoDondmd&ì  Pafqualini,  che  l' intagliò  del  1620.  co'i  yerfi  fotto  ; 
t4l  nome  di  Tancredi  ella  veloce 
tAccorfe  in  gnifa  d'ebra ,  e  forfenata .  TaflT. can.i j>. 
onc.  IO. onc.8.  gag),  per  trau. 

US. Girolamo, che  al  fuono  che  fi  della  tromba  del Giudicio  finale  l'An- 
gelo »  femimorto  cadej  di  cui  pofl'eggono  il  picciolo  sì,  ma  fpiritofiflìmo  rame 
i  Signori  Sampieri  fra  l'altre  preziofe  pitture  del  loro  copiofo  mufeo ,  da  elfi 
acc^uiftaco  per  oii|le  lire  :  fiecaraence  al  folico  intagliato  dal  Pafqualini ,  dedicato 

al 


STAMPE  DEL  'BAJt'BIEni,         127 

alSio.CaftelIiProton.  Apoftolico  ,  Cappellano  di  N.  S.  Gregorio  XV.  allora; 
poi  Malìro  di  Camera  del  Card.  S.  Onofrio , fratello  di  Papa  Vrbano  Octauo  ,e 
finalmente  Concanonico noftro.onc. 9.  e  mez.onc.7.  e  mez. per  dirit. 

La  Circoncifione  di  N.  Sig.  otto  figure .  a  brutta  acqua  force ,  tagliata  da  vii 
talM««fceoN.fot:oui nel  mezzo:  Imago SanÉiij^ma  Societatis lefu  Ttrm€enti;c 
che  rielce  catriuidìma ,  &  inlulfa ,  per  non  eiler  tagliata  colla  (olita  forza>e  fcurì 
tremendi,  onc.8.  e  3. quar.  onc.6.  e  mez.  per  dirit. 

Vn  S.  Paolo  >  che  poggiato  ad  vn  tauolino  con  la  mano  fotto  la  giiancia,con(ì- 
deraatcentamence  vna  delle  fuepiflole;  mezza  figura  peflìmamente  tagliata  a 
bollino  da  vn  Gio.Francefco  Muci  Centefe,  fotcom  :  Omnin  vejìra incaricate fiant.  cnc. 
9.  onc.7.  gagl.  per  dirit. 

Dell'  ifteiìo ,  e  della  ftelTa  proporzione  vn  S.  Girolamo  indiferto>  mezza  figu- 
ra, che  con  la  dertra  ad  vn  libro,  alzando  la  fiiiiltra  fi  volge  a  vn  Crocefiflb. 

Dell'  ifteH'a  mifura»  ma  molto  meglio  affai  tagliato  vn'alcro  S.  Girolamo ,  chs 
poflofi  con  la  finilha  il  fallo  al  petro,  colla  delira  gecta  il  manto,  volgcndofia 
gua'-dare  j1  CrocefifTo  ;  fenza  nome  del  tagliatore ,  ò  altro. 

Vna  Madonna  deIRofario,  poco  più  di  mezza  figura ,  che  volta  in  profilo,' 
tiene  il  Bambino  ft  dente  ,  che  ha  vna  rofa  in  mano ,  &  efl"a  la  corona ,  fottoui 
quattro  verfi;  Tlaudite  f^irgmei{lorcs&c.  mugliata, e  dedicata,  ài  vn  N:  Danid 
a  Loiouico  Majìri.  onc.  9.  e  mez.  onc.i^.  e  mez.  gagl.  per  dirit. 

Vna  Madonnajmezza  figura  grande  in  profilo,  che  tenendoficon  vna  mano 
il  Bambino  al  feno,  coll'a  tra  togliendo  la  zuppa  da  vn  bicchiere  pollo  fopra-, 
vnofcabello,  moftra  volerlo  cibare;  dedicata  dall'Intagliatore  Pafquaiino  al 
Dottore  Zaccaria  Tafqualino,Tatri'!^oCentefe,  del  lóai.  onc.  57.  e  mez.  onc. 7. 
per  dine. 

La  prefa  di  Noflro  Signore  nell'horto  efeguitada  Tei  Mafcalzoni ,  col  Giuda 
qui  dauantì ,  quadro  tremendifiìmo  nella  Galeria  Ginecti  in  Roma,  onc.p.  onc* 
7.  gagl.  del  Pafqualini  ;  mezze  figure  per  diricco,  fourufcio. 

Dell'illefla  milura,  dallo  fìeflo  tagliaco, e  prcilo gli  fleflì  Signori  Ginctti,il  Tu- 
perbiflìmo  quadro  di  S.Tomafo  toccante  il  Sacratiifimo  coftato  al  Redentore. 

Vna  B.V.  mezza  figura,  che  guardando  di  profilo  S.  Giouannino  ,  che  in  pie- 
di fopravn  fallo  fpiega  \' Ecce  .Agnus  DW,  tiene  a  federe  fullc  ginocchia  il  Chri« 
fio,  che  con  la  rondinella  in  mano ,  volto  di  profilo  ,  guarda  ilS.  Giouanni ,  fot- 
to di  cui  è  fcricto  :  loanncs  Francifcus  Barberiiis  Centenfìs  inuentor  :  Beniardinus  Cut' 
tus  Bj:gien,  fecit  ló^z.focto  l'arme  del  Velcouo  Cocapania  cui  fu  dedicata-., 
come  quello  che  nel  fuofamofomufeoneaueuailquadro.  onc.  9.  onc.6.gag!, 
perdine. 

La  mezza  Madonna  In  profi!o,pre{Tb  vn  muro  rocto,e  che  tenendo  con  la  fini- 
ftravn  libro  aperto,  guardando  gli  fpetcacori  il  Bambino  nudo,  e  in  piedi,  con 
la  deflra  fiacca  vn  garofano  da  vna  rama  entro  vnvafo  ;  intagliata  dal  Curci  da 
Reggio  a  bollino ,  e  dedicata  da  vn"  ÉrcoU  Trini  al  Sig.  Cig,  Battila  Ferri,  oac.9. 
ont.ó.  per  dirit. 

Va 


125         P  A  ft  T  E     SECONDA 

Vn  S.  Carlo  genufle(To  all'  Altare ,  con  duoi  Angeli  dietro  che  la  difcorronoi 
intagliaco  in  legno  da  Ciò.  Battila  Cartolano  :  fotcoui  duo'  verfi  latini,  onc.7.  e  3. 
quar.onc.5.e  mez.  per  diric. 

Il  Chrillo  che  fi  ii  conofcere  alla  cauola  in  fratone  fanis  ;  mezze  figure  1  in- 
tagliato dal  Pafqiialinidel  i5ip.  onc.7.  e  mez.  gagl.  oi)C.5.  pcrtrau. 

Memoria  ,  Intelletto, e  Volenti,  tré  pezzi  feparati ,  &  idoriati  di  bella  in- 
uenzione,  intagliaci  dal  Pafqualinial  folitoje  dedicati  a  Federico  Sauelli  Baren 
Bramano  &c. 

La  Carità ,  mezza  figura  co*  tré  puttini ,  vno  volto  in  ifchiena  latta  ;  l' altro 
tenendo  con  vna  manuccia  il  dito  della  mano  alla  Canti ,  coli'  altra  fi  prem^^ 
gli  occhi  fedente  ;  e  l'altro  in  piedi,  poggiando  il  gombito  a  lei  fulla  fpalla)  cenni 
rerfo  lei  col  dito,  onc.7. 

Vno  fponfalizio  di  S.  Caterina.  La  Vergine  fedente  in  profilo ,  e  tenente  a  fe- 
dere fulle  ginocchia  il  Bambino  Giesù,  chefimilmente  volto  in  profilo,  pont> 
l'anello  nel  dito  alla  Santa,  volta  verfo  di  noi  in  faccia  {tagliata  al  folitodal  Paf- 
qualini,  e  dedicata  a  D.Giulio  Gagliardi ,  Canonico  dt  S.Biagio  di  Cento,  onc.  io. 
onc.  S.perdirit. 

LaBeata  Vergine  con  vn  libro  in  mano,  Chrifto,  e  S.Giouanni  in  attodifcri- 
oercfotto:  Cafla  legic  f^irgocjrc.  duo' verfi, intagliata  del  162 1.  onc.7. gagl. 
onc.  <5.  pertrauerf, 

Dauiddc ,  che  alla  prcfenza  d'  vn'  altro  foltado  di  la  lettera  ad  Vria  ;  mezzo 
figure,  onc.  7.  onc.  6.  per  trauerfo ,  intagliata  dallo  Hello  non  mai  contento ,  Se 
infaziabile  Pafqualmi . 

LaNatiuitàdi  Noflro  Signore,  che  nella  mangiatoia  fottoil  Bue,erAfineI- 
lo  nudo  apprendo  le  braccia ,  pare  faccia  illanza  alla  Beata  Vergine ,  che  lo  fol- 
leui ,  quand'  ella  genufleffa  l'adora  ;  e  fotto  mezza  figura  rapprefentance  S.  Gio- 
fefFo  ;  tagliata  in  mezzo  foglio  per  diritto  da  vn  Mergolino  da  Cento,  e  dedicata  3 
Fra  Vado  da  Garexio  Inquifitore  di  Bologna  :  e  credo  la.  tauola  iia  nella  Compagnia 
del  Nome  di  Giesù  in  Cento. 

Il  S.  Filippo  Nerio  nella  Chiefa  de'  PP.  dell'  Oratorio  in  Bologna, 

Vn S. Girolamo,  che ftudiando,  vien  raccordandofi  delle  donne  Romano» 
rapprefencace  in  vna  vezzofilUma  che  lo  tenta,  del  quale  abbiamo  noi  il  di- 
fcgno , 

S.  Pietro ,  che  fi  fcalda  al  fuoco  interrogato  dall'  Ancella ,  con  vn  candehero 
in  mano,  alla  prefenza  d"  vn' Aiabardiero,  mezze  figure  per  trau.  onc.6.e  i.quar. 
onc.j.fcarf.perdirit. 

Vn  Lot  volto  in  Uccia ,  a  federe  in  mezzo  le  figliuole  j  vna  delle  quali  gli  vota 
da  vn'  vrnctta  antica  vino  entro  vna  tazza ,  che  tiene  con  ambe  le  mani ,  da  lon- 
tano ardendo  le  infami  Citti  ;  intagliata  in  foglio  intero  voltato  per  trauerfo  al- 
l'acqua forte  da  vn  FranceftoTrouidoni  del  165 1. 

VnMosè  in  profilo,  con  la  tauola  feruta  in  lettere  Ebraiche,  a  bollino,  in 
quatto  di  foglio  per  trauerfo ,  con  l' arme ,  e  dedicatoria  a  vn'  Mbate  Mileti  Go- 

uer- 


STAMPE  DEL  TlAtlW  ET  ALTltl.     129 

uernatoredi  Ctnto  :  incagliata  dal  Pafqualini. 

Vii'alcra  della  Ikfla  grandezza,oue  fono  duoYoldatj  con  vn'altro  mafcalzone^ 

tutti  giocando  a'dadi;  mezze  figure  per  crauerfo;  intagliaca  dal  folito  Pafqualini. 

Vn  S.Lorenzo  ginocchioni,  che  guarda  la  Beata  Vergine  col  Bambino  fo- 

pra da vna  parte,  a  bollino,  dallo  iteffo  Pafqualino  del  1626.  dedicato  a  D. 

^fcanio  Tio. 

Li  quattro  Baccarini  intagliati  troppo  delicatamente ,  e  perciò  non  così  ga- 
gliardi ,  come  l'altre  cofe  con  tanta  forza ,  ancorché  con  poco  difegno ,  taglia- 
te dal  fiero  bollino  del  Pafqualini,  fottoui:  //  Querchin  Dacccnt.  F.L.D.  Ciartret 
excudit . 

Il  belliffimo  Chrifto  moftrato  da  Erode ,  intagliato  con  tanta  fquilìcczza  nel 
frontifpicio  del  libro ,  intitolato  :  i^agjon  difiato  del  Tre  fidente  della  Giudea,  del 
Padre  Mirandola,  a  bollino  da  H.D<2H«/  Francefe.onc,  ;.  e  5.  quar.  onc.4.  e  vn 
quart.  per  dirit.  con  le  lettere. 

L'altro  rametto  pe '1  libro  dello  HelTo  Padre,  intitolato:  L'Ofleria  del  mal 
tempo . 

Tutti  li  rami  per  principio  de' canti  del  Poemetto  della  vita  di  S.Lorenzo, 
contenenti  i  fatti  gloriofi  del  Santo  Lenita  ;  incagliati  dal  Coriolano  a  bollino. 

Li  quattro  EuangeliRi  compagni ,  onc  5.  in  circa  per  ogni  verfo  *  intagliati 
con  tanta  fama, &  applaufo  del  Pafqualini . 

S.  Antonio  da  Padoua ,  mezza  figura  in  faccia ,  che  fpiega  il  Rcfponforio  fo- 
fìenutogli  dal  Signorino  nudo  a  federe,  intagliato  dal  Curti  a  bollino,  onc.  5. 
onc.  4.  per  dirit. 

laelle,  che  pianta  il  chiodo  nellatenaa  Sifara,  in  legno,  intagliata  daICo« 
nolano,  con  le  parole  entro  vna  bafc:  Sic (ìermtur  errar  veritatis pm&o  ;  credo 
per  fironcifpicio  di  libro,  onc.3.  e  j.  quar.  onc.a.  e  j.  quar.  per  trau. 

Il  tanto  gradito  efemplare  per  i  principii  del  difegnare  ,  nntagliato  dal  Curti 
Bolognefe,  &  vltimamencc  in  Francia ,  con  tanto  fpaccio.  Spiacemi  non  poter 
qui  (oggiongerc  li  rari  concetti ,  e  peregrini  penfieri  del  grande 

ALESSANDRO  TIARINI,  vno  de'  più  ingegnofi,  puntuali  ,  e  decoroG 
inuentori  del  nollro  fecolo ,  e  della  noftra  Patria  ,  per  non  anere  egli  aiiuto,  co* 
me  il  fudetto  Barbieri ,  anzi  il  Rubens,  il  fuo  tagliatore,  che  de' e  opio/ì,  biz- 
zarri ,  e  dotti  ghiribizzi  del  gran  Maeitro  informato  abbia  col  bollino  ,  ò  alme- 
no con  l'a  equa  force  gì"  Incendenti ,  come  con  tant'  vtilc  dell'  Arte  ,  e  beneficio 
de'  Profeflori  auuenire  vn  dì  potrebbe  a  chi  con  gran  prouecchio ,  anche  pro- 
prio, delle  fuc  tante  tauole  le  giudiciofe  fempre  compofizioni  a  tagliare  vn  di 
lì  ponefle  :  che  però  toccherò  in  lor  vece,  di  paffaggio  folo,  i  varii  capriccii,  che 
in  altra  materia  ,  cioè  in  Quadratura  ,  e  Scuderia ,  prima  tanto  di  Monfieur  la 
Poutre ,  ed  altri  d' vgual  sfera ,  a  beneficio  de'  Scultori ,  Intagliatori,  Stuccatori, 
Argentieri ,  Pittori  Frefcanti ,  e  fimili ,  fé  comuni  a  tutto  il  Mondo ,  con  la  fui_. 
(akellancc,  graziofa,  e  tutta  brillante  acqua  force,  il  leggiadriflìmo  AgolHno 
Mecelli  i  cioè  h  quacancocto  pezzi  de'  fregi  dell'  Architettura  :  li  yentiquactro  dì 

R         '  varii 


13©  VATI  TE     S  E  C  O  V  D  A 

varii  feudi  i  cartellamcnti ,  fogliami  >  cartocci ,  &  altri  fimili  ornati ,  per  la'  pre- 
fta ,  e  frequente  vendita  di  eflì ,  ad  inftanza  del  Longhi  nntagfiati  dal  Curti  da_» 
Bologna  >  e  continuamente  fpacciati  per  i  buoni  :  Le  dodici  bizzarre  cargherte» 
fcnza  li  ventiquattro  pezzi  di  frammenti .  aggionti ,  a  fuppliche  iterate  de'Stam- 
patori ,  dal  Signor  Gjufeppe  Maria  virtuofìtiìmo  in  ogni  genere  fao  figlio ,  fera» 
cilTìmo  muentore ,  e  abbondantiffimo  tagliatore ,  del  quale  fpiacemi  non  poter 
qui ,  come  di  viuentc ,  toccare  i  meriti ,  e  le  doiiute  lodi  a  miglior  penna  della_. 
mia  riferbate  ;  si  come  per  la  ftefla  cagione  tacer  mìconuiene,  coninuolonta- 
ria  ingratitudine  »  le  dodici  ingegnofe  cartelle  per  feudi  d'arme,  quali  a  me  hi 
fauorito  dedicare  il  Sig.  Domenico  Sanfi  nella  fua  prima  proua  di  tanti  bei  pen» 
fieri  9  che  ha  pronti  >  air  acqua  forte. 

Vò  finire  quefto  così  longo ,  e  forfè  a  qualcuno  noiofo  capitolo  ;  che  però  non 
memoro  ciò  che  tagliafle  all'  acqua  forte  così  bene  vn  Flaminio  Torre  ;  come  a 
dire  il  Pallone  famolo  del  Sig.  Guido  Reni  in  gran  foglio  reale  ;  non  il  Dio  Pane 
atterrato  da  Amore  >  fuga  nel  Palagio  de'  Signori  Marchefi  Magnani  dipinta  da 
Agoftino;  nonlaMadonnadiLodouicoa'Scalzijc  quanto  a  lui  fi  accoltalTe  coti 
vguale  giuflezza  ,  e  leggiadria  il  fuo  fido  ,c  troppo  cnraggiofo  fcolare  Sandraio 
Badiale»  che  del  Maetìro  die  ali  at qua  forte  il  Chriflo  dcpofio  di  Croce  inS. 
Giorgio  ;  vna  fua  Madonna  col  Puttmo ,  e  S.Giufeppc ,  &  altre  cofe  :  Né  per- 
ciò ridicole  infinite  altre  date  in  Inceda  vn  Sa!mincio,da  vn  Parifini,da  vn  Buo- 
no ,  eh'  altro  appunto  di  buono  non  ebbe  ne*  fnoi  tagli ,  che  il  nome ,  lafciando 
Ogni  pregio  a  Giorgio  fuo  figliuolo  jche  doueua  pafifar  quanti  aueffero  mai  ma- 
naggiato  bollmoje  quafijfui  perdire,gli  fteifi  anche  in  ciò  braui  Francefi,come 
fi  vidde  in  non  so  quali  conelufioni ,  col  difegno  dello  fpiritofo  Canuti  fuo  Mae- 
ftro:nclfrontirpiciodel  Giglio  fra' Cipreflì,  orazione  del  Co.  Giufeppe  Fabr»": 
nel  fronrirpicio  delle  pubbliche  conclulioni  fotienuce  dal  Sig.  Abbate  Co. Pietro 
Ercole  Albergati:  in  vna  fcpoltura  di  Chriflo  Signor  Noflro  in  mezzo  foglio 
per  diritto  ,  penfiero  del  Garbieri:  nel  ritratto  deHofieflo  Canuti  Tuo  maeftro. 
Caccinoli ,  &c  altri  duo'fuoi  condifcepoii  :  in  quello  del  Granata,  auanti  il  princi- 
pio delle  fue  fonate  date  alle  (lampe,  e  fimili  da  lui  tagliate  anche  giouanec- 
to  ,e  prima  che  (graziatamente  vna  notte  per  rifia,  a  cagione  di  certa  donna_»3 
refiaTsc  morto, 

Tralafcio  le  cento ,  e  piti  conclufioni  tagliate  con  grande  intelligenza ,  e  fran- 
chezza da  Gio.BattiftaCotiolano,  fratello  del  fopramemorato  Caualitre  ,che 
fopra  fi  vidde  auer  tagliato  in  legno  con  le  duce  tré  ftarrspe  tanti  penileri  di 
Guido  ;  e  che  vna  fim'le  Madonna  dedicando ,  e  donando  alla  fel.  mem.  di  Papa 
Vrbano  Vin.infiemeconlefteiTetrèfìampe,  meritò  divenirne  infìgnito  coti 
la  Croce ,  ottenendo  vn  Caualierato  di  Loreto,  di  qualche  anco  entrata  ;  E  non 
entro  ne'  vmcnti ,  nel  Curri,  nel  Tinti ,  nel  Fontana ,  nel  Grimaldi ,  cosi  brauo 
Pittor  di  paefi, che  a  sì  fondata  acqua  forte  pubblicò  il  Funerale  del  già  no  Uro 
Sig.  Ambafciator  Fachenetti  in  Roma  :  Vna  mutadi  fcipae(ì  fu!  totale  guRo 
Carraccefco,  &  altri penficri,  che  verranno  poi  a  fuo  tempo  da  altri  merita- 

men- 


STAMPE  DEL  METEtU  ET  ALTlth     i^i 

mente ,  con  le  fue  pitture  defcricti  :  E  caccio  finalmente  la  bell'acqua  forte ,  che 
fallo  ftile  del  Pefarefe ,  vi  talora  per  fuo  paffatempo  praticando  la  Sig.Elifabecta 
Sirani,  come  fi  vede  nella  Madonna  Addolorata  sii  imifteri  della  Pa/iionede! 
Redentore  >  imbranditi  da  Angeli  piangenti ,  dedicata  al  P.  Ettore  Ghislieri 
della  Congregazione  dell' Oratorio,  al  quale (picciola  anche  fanciulla)  auea  di- 
pinto il  rame  :ji  S.  Eultachio  »  che  grande  al  naturale  dipinfe  gid  al  Sig.  Parifeccì 
da  Reggio:  la  meti  di  quella  Madonna,  che  a  me  grande  del  naturale  fece  inte- 
ra con  le  mani  gionte  al  petto:  tré  penfieri  de' dodici,  che  hi  difegnato  ,con  sì 
diuerfe,  e  peregrine  inuenzioni ,  il  Sig.Gio.  Andrea  fuo  Padre  delle  MadonuCi^ 
pofancefinel  viaggio  d'  Egitto,  e  fimili,  che  faranno  fcrittea  fuo  tempo;  fi  co- 
me celebrate  quelle  »  delle  quali ,  per  fouuenire  Vittorio  Serena  Stampatore,  al 
lui  fece  cortefe  dono  il  fudetto,  confilèenti  in  dieci  pezzi  di  varii  Amorini  fcher- 
zanti,  comunemente  riputati,  e  tolti  per  di  mano  del  Sig.  Guido,  con  quella 
Fama ,  e  quel  beiliilìmo  Saturno ,  che  non  è  chi  non  Ha  per  dire  airolutaniencc^ 
del  Reni. 

Auranno  anche  al  fuo  tempo  le  douute  ,  e  ben  meritate  lodi  le  ftampe  in  le- 
gno, che  con  sì  bel  principio,  anzi  con  sì  prodi^iofo  auanzamento  fi  epodo  a 
fare  la  Sig.  Veronica  figlia  di  pochi  anni  del  fudato  Fontana,  che  di  si  belle,  e 
flupende  hi  refo  adorno  tutto  il  famofo  Mufeo  Colpiano;  me  pure  accomo< 
dando  di  molte,  che  in  quelle  mie  Vice  fi  veggono,  e  che  nulla  cedono  a  quelle 
del  famofo  Caffioni ,  al  quale  già  feci  quafi  tutti  intagliare  i  ritratti,  non  men  pec 
la  I  uoua  bizzarria ,  e  curiofiti  del  difufato,  &  oggi  rimcfso ,  e  ripigliato  difficile 
taglio  in  legno ,  che  per  la  fcarfezza  pieflo  di  noi ,  anzi  mancanza  aft'attcdi  que' 
braui  bollini,  che  a' tempi  andati  di  vn  Marc' Antonio,  de' Cartacei ,  del  Vale- 
fio,  e  fimili  j  a  nmn' altro  cedeuanojetutcifoprauaiizauano. 


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BARTOLOMEO 

RAMENGHI 

DETTO   IL    BAGNACAVALLO 
£t  altri  di  quefta  Famiglia,  e  Scuola 

EDI 

BIAGIO     PVPINI 
AMICO    E    GVIDO    ASPERTINI 

E  T 

INNOCENZO    FRANCVCCI 

DETTO     DA    IMOLA. 

t^  S*3  5*»  &3H  £4K-  E^  f^  S*3  f*3  KM 

Na  mal'arma  è  la  penna,  la  di  cui  punta  tal  volta,  fc  non  trapaf- 
fa  le  vjfcere ,  trafigge  la  riputazione  della  ftcfla  vita  più  cara_,; 
che  però  del  Tuo  pungente  fiile  temettero  con  ragione  ben 
fpefl'olepiù  valorofefpade,  e  vna  potente  dertra  a  foftener  lo 
fccttro  viata  ,  a  vendicarfi  delle  ingiuriofe  note  di  vno  Scrit- 
tore non  fùvaleuole.  Lo  proua  ben' anche  oggi  Bologna  da 
vna  faciratfoppo  fiera  sì  mal  tractata,  evil:pefa,  allora  che 
prefo  ella  a  memorar  que' Pittori,  che  alla  Scuola  del  Francia  fuccefferojcosì 
con  la  calunnia  mefchiò  la  lode  ,  e  co'  difetti  confufe  il  valore  ,  che  feppe  in  elfi 
farci  apparire  per  colpa  il  mento, e  per  demerito  la  Virtù.  Sotto  dunque  il  po- 
llo qui  di  rincontro  precifo  ritratto,  che  tanto  anche  doleuafiScipion  nipote» 
jflgiuriofamente  caricalo,  ed  mgiullamence  a  fìlonomia  caprina  ridotto, così 
aicià  (cricco; 

VITA 


134         P  A  TtT  E     S  E  C  0  fi  D  A 

VITA  DI  BARTOLOMEO  DA  RAGNACAVALLO,  ET  ALTRI 
PlTrORI  ROMAGNVOLr. 

Ertamente ,  che  tifine  delle  concorrenT^e  nell  arti ,  per  ambinone  della, 
gloria ,  fi  vede  il  più  delle  volte  ejfcre  lodato  :  Md  s' egli  amtene  >  che 
dafuperb:a,e  daprefutnerfi ,  chi  concerie  ,  meni alcnna  voltatropp* 
vampadifcftfcorgem  ifpttiodi  tempo  quella  virtù,  che  cerca,  tn  fu- 
mo, e  nebbia  rifoluerfi ,attefoche  malptiòcrefcereinperfettione  chi 
non  coni/ce  ilproprio  difetto,  e  chi  nontemel  operare  altrui.  Vero  me- 
gito  fi  conduce  ad  augmcnto  la  fperanza  de  gli  jlndiofi  timidi ,  che  [otto  colore  d'honefitt 
vitabonorano  l  opere  de'rari  miieHri,  e  con  ogni  flttdto  quelle  imitano  ,  che  quella  di  cO' 
loro,  che  hanno  il  capo  pieno  dtfuperbu,edifu>no,  come  hebbero  Bartolomeo  da  Bai^mt- 
cauallotjlmico  Bolognefe  >  Girolamo  da  Codignuela ,  eJ*  Inn  lan';^  da  Imola  Vittori; 
perche  effendo  cofloro  in  Bologna  in  vnmedefirno  tempo ,  s  hebbero  L'vno  all'  altro  queW 
inuidia  >  che  fi  può  maggiore  imagmare .  E  che  è  più  la  fuperbia  Ino ,  e  la  vanagloria, 
chenon  era  [oprali  fondamento  della  virtii  collocata  ,  lideuiò  dalla  via  buona ,  la  quale 
all'eternità  conduce  coloro, chepi'k  per  bene  operare  ,chepergara  combutono:  fùdun- 
que  quella  cofa  cagione  ,  che  à  buon;  principij ,  e  haueua  o  cofloro  ,  non  diedero  quell'ot- 
timo fine ,  che  s  ajpeltaua  ;  concio fiache  il  prejumerffi  d  effere  maefìri ,  li  fece  troppo  dif" 
co(ìar/i  dal  buono  .  Era  Bartolomei  da  Bagnacauallo  venuto  à  J\pma  ne  tempi  di  Rafael' 
le,  per  aggiugnere  con  l'opere,  doue  con  l  animo  gli  pa-ena  arriuare  di  pcrfettione  ;  e  co- 
me gioitane,  chaucuafama  in  Bologna  perl'afpettatione  dt  lui .  fi  mejfo  à  fare  vn  lauoro 
nella  Chiefa  della  Vace  di  [{orna  nella  Cappella  prima  à  man  defira ,  entrando  m  Chieftt, 
[opra  la  Cappella  dt  Baldafjare  Verucci  Sanefe.  Ma  non  gli  parendo  riulcirt  quel  tanto, 
che di[ehauenaprome[io,fenetornòàBohgna,dou  egli,  &i  [opradctn  [aeroàcon- 
corrtnT^i  l  vn  dell'altro  in  S.Vetronio  »  cia[cuno  vna  dona  della  vita  di  Chrifio  ,  e  della 
Tiladre  alla  Cappella  della,  Madonna ,  alla  porta  della  facciata  dinan':,^  ,  à  man  defira^ 
entrando  iti  Chiefa ,  fra  lequalipoca  differenzia  di  perfettione  fi  vedcdall  vna  all'  altra; 
perche  Bartolomeo  acqmfiò  in  tal  co[afama  d'hauere  la  maniera  più  dolce ,  e  più  fìcura. 
Et  auuenga  ,  che  nella  Horia  di  Maflro  ^mico  fìa  vn'  infinità  di  coje  [irane ,  per  hauer  fi- 
gurato i.ella  I{efurrettione  di  Chnflo  gli  armati ,  conattttudint  torte  ,  e  rannicchiate , e 
dalla  lapida  dd  fepolcro,  che  rouina  loro  addojso,  fìiacciatt  molti  foldati  ;  nondimeno  per 
efiere  quella  di  Bartolomeo  più  vnita  di  difegno ,  e  di  colorito  ,fà  più  lodata  dagli  Arte- 
fici ;  Il  che  fu  cagione ,  eh'  eglifacefie  poi  compagnia  con  Biagio  Bolognefe  »  perjona  mol- 
to più  pratica  nell  arte ,  che  eccellente ,  e  che  lauorajfmo  in  compagnia  r»  S.  ialuatore  ti 
Frati  Scopctmi  vn  ({efcttorio ,  //  quale  dipinfero  parte  àfrefco  ,  parte  à  lecco  ,  dettroui 
quando  Cirnfio  [atta  coi  e  mq'te  pani,  e  due  pefci,  cinque  mila  perfone.  Lauorarono  an- 
corain  vna[acciata  della  Libreria  la  difputa  di  S.AgoHino,  nella  quale  fecero  V'.apro- 
[pettiua  affai  razioneuole ,  Haueuano  quefìi  Maeflri ,  per  hauer  veduto  l' opere  di  I{_i- 
facile ,  e  praticato  e oneffo  .  vn  certo  che  dvn  tutto  ,  che  pareua  di  douer'  cffcr  buono; 
mànel  pero  non  attejero  ali  mgegnojf  particolarità.  dellartf,comfidebbe>  Ma  perche 


^ATtTOLOMEO  TtAME^GHL  155 

f»  ^olognA  in  queUempi  non  erano  pittori ,  che  fapefiero  più  di  loro ,  erano  tenuti  da  chi 
gouernaua  te  dai  popoli  di  queliti  Città  ,  /  migliori  Maefìri  d  Italia ,  Sono  di  mano  di 
Bartolomeo ,  fatto  le  volte  del  Valav^  del  Tode(ìà ,  alcuni  tondi  in  fi  e/co ,  e  diiim- 
pettoal'Palaj^o  de  Fantucci  in  S,  aitale  vr.a  (ioria  della  P^i/ìtatione  di  S.Elifabet- 
ta.  E  ne  Serui  di  Bologna  ,  intorno  à  vna  tauola  d  vnt  Nunttata  dipinta  à  oglio  da  In- 
nocentino da  Imola  alcuni  Santi  lauorati  àfiefco .  Et  in  S.  Michele  m  Bofco  dipinfe  BartO' 
lomeo  àfiefco  la  Cappella  di  l{amma'S^tto,capo  di  parte  in  l^omagna.Dipinfe  il  medefi- 
mo  in  S. Stefano,  in  Vna  Cappella,  due  Santi  à  fiefco ,  con  cent  putti  in  aria  affai  belli.  Et 
in  S.Gtacomo  vna  Cappella  à  M.  Annibale  del  Corrilo ,  nella  quale  fece  la  Circoncificne 
di  Nofiro  Signore  ,  con  afiai  figure  :  e  nel  meT^o  tondo  difopra  fece  Abraamo  ,  che  [acri- 
fica  il  figliuolo  à  Dio.  Equeft  opera  ini' ero  fu  fatta  con  buona  pratica ,  e  maniera,  v/f 
tempera  dipinfe  nella  Mifericordia  fuori  di  Bologna  jnvna  tauolettaja  noflra  Donna,^ 
alcuni  Sdnti,eper  tutta  la  Città  moltiquadri  &  altreopcre,  che  fono  mmxnodidiuerft, 
E  nel  vero  fu  cofìui  nella  bontà  della  vita ,  e  neil  opre  più  che  ragioneuole  ,  &  hehbe  mi' 
glior  dijegno  y  &  inuen  none  che  gli  altri ,  come  fi  può  vedere  nel  noftro  libro  in  vn  dife- 
gno, nei  quale  éCiesùChrifìo  fanciullo,  the  dijputa  coni  Oottori  nel  Tempio   convnca- 
fame  ntom  Ito  ben  fitto  >  e  congiudicio .  Finalmente  finì  cofìm  la  vita  d  anni  cinquanta 
otto  tcfiendofempre  stato  molto  muidiato  da  Amico  Bolognefe  huomo  capricciofo,  e  di 
tt'^^irroccruello  ,  come  fono  anco  pa^z:  per  dir  così ,  e  caprtcciofe  le  figure  daini  fatte 
per  tutu  Italia  e  particolarmente  in  Bologna  doue  dimorò  ti  più  del  tempo .  EnelverOi 
fé  le  molte  fatiche   che  fece  di  difegni ,  fofino  (late  (turate  per  buona  via ,  e  non  à  cafot 
egli  haurebbe  per  auucniura  pa fiato  molti  >  che  tengìnamo  rari ,  e  valenthuomini .  Miì 
può  tanto  dall  altro  lato  il  fare  afìat ,  eh  è  impoffibile  non  ritrouarne  infra  molte ,  alcuna 
buona, e  lodeunle  opera,come  è  fra  le  infinite,  che  fece  loflui  >  '^na  facciata  dichiaro  fcU' 
ro  in  su  la  ViaT^T^a  de  Mar  figli  nella  quale  fono  molti  quadri  difiorie,  &  vn  fregio  d  ani- 
mali, che  combattono  mfieme  mott'fit  ro,  e  benfatto,  e  qua  fi  delle  migliori  cofe ,  che  di- 
pingere mai .  ynaltrafacciata dipinfe alla  porta  di  S. Mammolo   <c!-  à S. Saluadore  vn 
fregio  storno  alla  Captila  maggiore ,  tanto  fìrauagante ,  e  pieno  di  pa^'^e ,  che  farebbe 
ridere  ,  chi  ha  più  voglia  di  piangere .  Infomma  nmè  Chie/a ,  ne  firada  in  Bìlogna,  che 
non  habbia  qualche  imbratto  di  mano  di  conui.  In  R^oma  ancora  dipinfc  ajiai  j  iir  à  Luc- 
ca in  S'Friano  vna  Capelli  con  (irane ,  e  bi^arre  fintafts  ,  e  con  alcune  cofe  degne  di  lo^ 
de,  come  fono  lefìorie  della  Croce  ,  &■  alcune  diS.  /ìgoftino  ,  nelle  quali  fono  infiniti  ri- 
tratti diperlonefegnalate  di  quella  tittà  .  E  per  vero  dire ,  quefìafù  delle  migliori  ope- 
re, che  Ttlaellro  ^mico  faceffe  mai  à  fiefco  di  colori .  E  anco  m  S.Giacomodi  Bologmi^ 
ali  Altare  di  S. Nicola,  alcune  fiorie  di  quel  Santo ,  &  vn  fregio  da  baffo  con  pro/pettiue, 
che  meritano  d'cffer  lodate .  Quando  Carlo  Quinto  Imperadore  andò  à  Bologna,  fecc-) 
t/ìmico  alla  porta  del  Valai^o  vn  Arco  trionfale ,  nel  quale  fece  Alfonfo  Lombardi  le 
Sìatue  dirilieuo,  Neèmarauigtia  ,  che  quella  d' Amico  fufie  più  pratica,  che  altro,per- 
che  fi  dice ,  che  come  perfona  aflratta  eh  egli  era,  e  fuor  di  fquadra  dall  altre ,  andò  per 
tutta  Italia  difegnmdo,  e  ritrae' do  ■gni  cofa  di  pittura  ,e  di  rilieuo ,  e  così  le  buone ,  co- 
me le  cattiue,  il  the  fu  cagione,ch  egli  diuentò  vn  praticacelo  inuentore.  E  quando  poteua 
bauer  cofe  dafcruirfene ,  vi  mettcua  su  volontitri  le  mm ,  e  poi,  perche  altri  nonjt  nsj 

Jer~ 


i^S         PATITE     S  E  C  O  f^  D  A 

feruifie,  le  guajlxua  ;  le  quali  fatiche  furono  cagione ,  eh  egli  fece  quella  maniera  così 
faT^a  >  eflraiia  .  Coflui  vemto  (inalmente  in  vecchie:i^a  di  jettant'anni ,  fra  l' arte ,  e 
la llranic:^  della  vita  ,  belìiaiijfima'uente  impa':^:!^,  onde  M.  Francefco  Guicciardino, 
nobilifjimo  Fiorentino,  e  veraciffimo  fcrittore  delle  liorie  de' tempi  fuoi ,  il  qual  era  allora 
Couernatore  di  Bologna,ne pigliaua  non  piccolo  piacere  infieme  con  tutta  la  Città .  Non- 
dimeno credono  alcuni ,  che  quefia fm pa7;j^a  fofie  mefcolata  ditrisìitia ,  perche  auendd 
venduto  per  picciolprcT^  alcuni  beni  mentrera  pJi(7^o,  &  in  elìremobifogno.gli  riuol- 
le ,  effendo  tot  nato  in  ceruello,  egli  rihebbe  con  certe  conditioni,per  hauerglt  venduto,di' 
ceua  egli , quando  erapa7;j^  ;  tuttama  perche  può  ancoefjere  altrimenti,  nonaffermo, 
chefufje  così ,  ma  ben  dico ,  che  così  ho  molte  volte  vdito  raccontare .  jltteje  coftui  an- 
co alla  [cultura,  e  comefeppe  il  meglio  fece  dimarmo  in  S. "Petronio, entrando  in  Chiefa  ti 
mm  ritta,  vn  ChriUo  morto,  e  Nicodcmo .  che  lo  tiene  della  maniera ,  chejono  lefuepit' 
ture .  Dipingeua  Amico  conamendue  le  mani  à  vn  tratto,  tenendo  in  vna  ilpenaello  del 
chiaro,e  nell  altra  quello  dello  (curo;  ma  quelluch'erapiii  bello. e  da  ridere  fi  è, che  iiàdo 
tinto,  haueua  intorno  intorno  piena  lacoreggi-i  dipignatti  pieni  di  colon  temperati ,  di 
modo ,  chepareua  il  diauolo  di  S.Macario, con  quelle  fu-  tante ampMe  ;  e  quando  lauo- 
rauii  con  gli  occhiali  al  nafo  ,  harebbe  fatto  ridere  ifajji ,  e  rnaffimamcnte  fé  fi  metteua  à 
cicalare ,  perche  chiacchierando  per  venti ,  e  dicendo  le  più  (hane  cofe  del  mondo  ,  era 
•vnjpajfo  il  fatto  fuo .  f^ero  è,  che  non  vsò  mai  di  dir  bene  di  pofona  alcuna,  per  virtuo- 
fa  ,òbuona,ch'  ella  foffe ,  ò  per  bontà ,  che  vedeffeinlei  di  naturato  di  fortuna .  Ecome 
fi  è  detto ,  fu  tanto  vago  di  gracchiare ,  e  dir  nouelle ,  c'hauendo  vna  fera  vn  pittor  Bolo- 
gnefe  in  su  l' Jue  Ilaria  comprato  cauoli  in  ViaT^a ,  fi  [conerò  in  ^mico  ,  il  quale  con 
fue  nouelle ,  non  fi  potendo  il  pouer  huomo  [piccare  da  lui ,  lo  tenne  fotto  la  loggia  del 
Tode[ìàà  ragionamento  con  sì  fatte  piaceuoli  nouelle  tanto  >  che  condotti  fi  fin  preffoi 
giorno ,  difìe  Amico  ali'  altro  pittore ,  hor  va  cuoci  il  cauolo  ,  che  l  bora  paffa  .  Fece  al-, 
tre  infinite  burle,epa:(^ie,  delle  quali  non  farò  mentione,  per  efiere  hoggimai  tempo,  che 
fi  dica  alcuna  cofa  di  Girolamo  da  CotignuolaM  quale  fece  in  Bologna  molti  quadri, e  ri' 
tratti  di  naturale ,  ma  fra  gli  altri  due ,  che  fono  molti  beli  in  cafa  de  y  inacci .  Bjtrafie 
dal  morto  Monfig.  di  Fois,  che  morì  nella  rotta  di  ^anemia,  e  non  molto  doppo  fece  Uri' 
tratto  di  Tnafjhniliano  Sfor^iit-  Fece  vnatauola  inS,Giofeffo,chegliflt  molto  lodata,  i^ 
à  S.  Michele  in  Bo[co  la  tauoLi  à  oglio ,  eh' è  alla  Cappella  di  S.Benedetto,  la  quale  fa  et' 
gione,  che  con  Biagio  Bolognefe  egli  faceffe  tutte  lefìorie ,  che  fono  intorno  aUa  Cbiefa,  à 
frefco  impofìe ,  &  àfecco  lauorate ,  nelle  quali  (t  vede  pratica.  a[iai,  come  nel  ragionare 
dclUmanieradi  Biagio  fi  è  dato.  Dipinfe  il  medefìmo  Girolamo  in  Santa  Colomba  di 
Filmini,  à  concorrenza  di  Benedetto  da  Ferrara ,  e  di  Lattantio,  vn  ancona  ,  nelit  quale 
fece  vna  Santa.  Lucia  più  toflo  lafciua ,  che  bella .  E  nella  Tribuna  maggiore  vna  Coro- 
natione  di  noflra  Donna  con  i  dodici  jlpofioli ,  e  quattro  Euangelifii ,  contefìe  tanto  grof- 
fe,econtrafitte ,  eh' è  vna  ver  gogna  vederle»  Tornato  poi  à  Bologna  non  vidimerà 
molto,che  andò  à  B^oma  doue  ritrafie  di  naturale  molti  Signori,  e  particolarmente  "Papa 
"Paolo  Ter:^o.  Tilà  vedendo,  che  quelpacfe  nonfaceua  per  lui ,  e  che  male  poteua  acqui- 
fìare  honore,  vtile,  ò  nome  fa  tanti  Vittori  nobiliffimi  ,fe  n  andò  à  Napoli ,  doue  trouati 
dcuni  amicijfioi)  che  lofmorirono,  e  particolarmente  M,  Toma/o  Cambi  Mercante  Fio- 

ren- 


"B  Arroto  MEO  TtAMEJ^GHI.  r  3  7 

fintino,  ielle  antichità  de'  marmi  antichi,  e  delle  pitture  molto  amatore,  fu  da  lui  acco^ 
modato  di  tutto  quello,  e'  hebbe  di  bif agno, per  che  mejjofji  à  lauorare,fece  in  Mónte  Oli' 
ueto  la  tauola  de  Itlagi  à  olio ,  nella  Cappella  d'vn  M.  Antonello  yejcouo  di  non  so  che 
luogo.  Et  in  S.  .4niello,  in  vn  altra  tauola  à  olio ,  la  No^ra  Donna ,  S.Taolo,  e  S,  Oio, 
Battifta,&  à  molli  Signori  ritratti  di  naturale ,  E  perche  viuendo  con  miferia  cercaua 
dauan:^re ,  ejfendo  gii  a{iai  bene  in  làcon  gli  anni ,  dopo  non  molto  tempo,  non  hauen- 
doquaftpiù,  chefarein  Napoli,  fé  ne  tornea  [{joma;perche  hauendo  alcuni  amici  fuoi  in* 
tefo ,  chaueua,  auan:^to  qualche  feudo ,  gli  perfua  fero,  che  per  gouerno  della  propria 
nta  douefie  tor  moglie .  E  così  egli,  che  fi  credette  far  bene,  tanto  fi  lafciò  aggirare ,  che 
daidetti,percommoditàloro,glt  fu  meffo  acanto  per  moglie  vna  .  .  .  .  eh  effìfite^ 
neuano ,  ondefpofata ,  che  l  hebbe ,  egiacciuto ,  che  fi  fu  con  effo  lei ,  ftfcoper/e  la  cofx 
con  tanto  dolore  di  quelpouero  vecchio,  ch'egli  in  poche  fettimanefe  ne  morid'etÀ 
d  anni  6g. 

Ter  dir  bora  alcuna  cofa  (t  Innocen^  da  Imola ,  flette  colìui  molti  anni  in  Fiorenj^ 
€on  Mar  lotto  Mbertinelli,e  dopo,  ritornato  à  Imola,  fece  in  quella  terra  molte  opere.  Ma. 
ferfuafo  finalmente  dal  Conte  Gio.  B.tttifìa  Bentiuogli,  andò  à  {lare  à  Bologna ,  douefrà  le 
prime  opere,  contrafece  vn  quadro  di  P^afaelleda  l^rhino,già  fiato  fatto  al  Sig.  Lionel' 
lo  da  Carpi  ;&ài  Monaci  diS.  Michele  in  Bofco  lauorò  nel  Capitolo  àfrcfco  la  morte  di 
nofìra  Donna,ela  P^efurrettione  di  Chrtfto  ;  la  qual  opera  certo  fu  condotta  con  grandifjì- 
ma  diligenT^a,  epulitc^.  Fece  anco  nella  Chiefa  del  medefimo  luogo  la  toltola  deilM' 
iar  magnare  :  la  parte  di  fopra  della  quale  è  lavorata  con  buona  maniera .  Ne  *  Semi  di 
Bologna  fece  in  tauola  vna  tJuntiata,  &  in  S.  Saluatore  vn  Crocifìlfo ,  e  molti  quadri ,  & 
altre  pitture  per  tutta  la  Città,  jtlla  ^iola  fece  per  lo  Cardinale  luurea  tre  loggia  mfre- 
fco ,  cioè  tn  eia/cuna  due  fiorie  colorite  con  dijegm  d' altri  pittori ,  ma  fatte  con  gran  dili- 
gen^rt .  In  S.  Giacomo  fece  vna  Cappella  infrefco,  &  t>na  tauola  à  oglio  per  Madonna 
Beno":^,  che  non  fu  fé  non  ragioneuole.  \itrafk  anco,  oltre  molti  altri,  Fr  ance  fco  Mi- 
dofio  Cardinale,  che  l  ho  veduto  m  Imola,  infìeme  col  ritratto  del  Card.  Bernardino  Car- 
uaial , che amenduc fono  afìaibelli.  Fàlnnocenr^perfonaafiaimodefia,  ebuona, onde 
fuggì  fempre  lapratica ,  e  conuerjatione  di  que' pittori  Bologneft ,  eh'  erano  di  contram 
natura.  E  perche  ft  affaticaua  più  di  quello,  che  poteuano  le  for"^  fue ,  ammalandoli 
d' anni  cmquanlajeidifebrepcfiilentiale,  ella  lo  trouò  sì  debole, &  affaticato, che mpo^ 
chi  giorni  l'vccife ,  perche  efìendo  rimasìo  imperfetto  ,  an:^i  qua  fi  non  ben  ben  comincia-^ 
to  vn  lauoro,  c'huea  prefo  à  fare  fuor  di  Bologna  lo  condaffe  à  ottimo  fine  ,  fecondo  che 
Imocen'^  >  ordinò auanti  lafua mortCìVrofpe'O  Fontana  Vittore  Bologne/e, Furono l'ope* 
re  di  tutti  ifopradetti  Vittori  dal  MùFl.  infìno  al  MlXLIL  e  di  mano  di  tutti  fono  difs' 
gni  nel  noflro  libro. 

Fine  della  fita  di  Bartolomeo  da  Bagnacauallo. 

Così  armaco  più  di  liuore,  che  di  ragioni  muaico»  fende  querto  Autore  de'no- 
flri  Bolognefi ,  falfamenre  diuuigandoli  per  inuidiofì  fra  di  loro,  e  nemicij  quan- 
do pur  troppo  concordCie  fedele  ebbe  egli  iteflo  a  prouare  la  loro  (ocieta  ;  tan- 
to arroganti, e  vanaglonoG,  allora  che  fé  fteflì  poco  fiimarono,ad  ogni  vil-prcz- 
£0  oprarono  ;  così  fprszzatori  d'oga'akro  Artefice, mentre  cheanche  Maeftri 


15»         PATtTE     SECONDA 

ad  imparar  da  Rafaellc  s' vmiliarono ,  a  quella  folo  maniera  s' acrcnnero .  Che 
fé  poi  nulla  modi  da  quelle  tré  cauolc ,  che  così  infulfe,  e  lontane  da  quella  buo- 
na (Irada  e  vero  modo  I  pafsòcgli  a  dipingere  in  Bologna  nel  Reteccorio  di  S. 
Michele  in  Bofco.non  vollero  lafciar  Rafaelìe  per  lui  fcfgmre,  io  mi  rime  tto  s  ab« 
bia  ragione,e  fé  ftia  bene  a  lui  di  fcriuerc:  che  non  bonoraffero  l' opere  de  rari  Mae- 
firi,e  quelle  nonimitafìero  &c.  Ch;  lafuperbta,e  vanagloria,  che  non  erafopra  il  fonda- 
mento  della  virtù  collocata,  lideuiaflc  dalla  via  buona,  e  fimili  concetti.co'quali  po- 
teuafar  di  menoi!  fuoGiouio  di  comporgii  vn  si  poco  onoreuole  proemio  alla 
lor  vita.  Certo  che  il  dolerli  m  quella  d'Ercole  Ft-rrarefe:  cbcin  Bologna  i  pittori 
di  quella  Città  per  inuidia  hanno  fempre  portato  odio  à  i  Foraliieri ,  che  vi  fono  flati  con- 
dotti àlauorare;:  più  indiuidualmente  poi  lo  fcoprirfì  nella  Iu3,chefi me  le  pictu- 
re  di  quei  Refettorio  ,  gli  conueniffe  tornar  fubito  à  Fioren^^a  ,  perciòche  il  Treuigit 
TUaflro  Biagio  .  &  altri  Vittori  Bologne/i, penfando,  cheeift  voicffe  accafare  à  Bologna, 
e  torre  loro  di  mano  i  lauori,  noncejfauano  di  inquietarlo,  ma  più  noiauaio  loro  ftejìo 
che  lui  I  ti  quale  di  certe  lor  pa(fioni,e  modi  fi  ridetta ,  hi  tanto  poco  fon  Jamenco  di 
ragione,  quanto  che  anzi  di  lui  lamentarli  ben  elfi  furon  più  volte  intefi,  che  nò 
contento  d'auer  egli  per  tante  vie  ,  e  col  mezzo  di  quegl'  Abbati  Oliuetani  del 
fiiopaefe,&  amicicltortoillauorodi  detto  Refettorio,  altresì  tentalTe  torloro 
di  mano  le  pitture  di  tutta  quella  Chiefa.e  della  Sagrelha  gii  promefl'e,&  accor- 
date loro  ;  volendo  purfigurare  ad  ogni  modo  in  va  canto  di  efl'a,  come  per  fag- 
gio e  proua.vnaCrocefiiSonedi  S.  Pietro,  anc'oggiiaelTere,  e  che  come  in 
faccia  di  que  belliflìmi  Santi ,  di  maniera  sì  grande ,  e  sì  partofo  colorito ,  cho 
per  tutte  quelle  mura  introduce  il  Bagnacauallo  Cfalfamente  da  lui  altroue  at- 
tribuiti a  Girolamo  da  Carpi,  e  Maftro  Biagio)  non  fi  può  rifguardare  fen7.a_, 
fuo  gran  danno,  e  vergognai  cosìallorafml  difcapitodi  Tua  riputazione  nella 
noftra  Città. 

£d  ecco  finalmente  qual  folTeil  motiuo  dell'  implacabil'odio,  e  giurata  nc- 
micizia  di  Giorgio  verfi  iBolognefi,eperqual  cagione  in  ogni  occorrenza  non 
poteflc  fopra  d'eflì,e  dell'opre  loro  non  vomitare  il  veleno  dell'interna  amarez- 
za ;  perche  quanto  a  quel  Mallro  Biagio,  dal  quale  fi  duole  tanto  inquietato, 
non  contento  in  quel  poco,  che  qui  lo  nominò,  dirlo  :  perfona  molto  più  prattica 
fieli  ^rte ,  che  eccellente ,  in  quel  troppo  che  altroue  ne  fende ,  ce  lo  rapprelentò 
la  rouiiia  de'lteflì  Artefici .  Nella  vita  di  detto  Girolamo  da  Carpi ,  che  porta- 
tofi  dalla  fua  Ferrara  a  Bologna,  per  fotto  di  lui  imparare  il  frefco,  perfezio- 
narli, e  fprarichirfi,  dopo  auer  detto,  che  :  -vedendorenire  Girolamo  in  buon  cre- 
dito ,  cominciò  cofiui  à  temere ,  che  non  gli  p^ffaffe  inan:^  ,  e  gli  IcuafSe  tutto  il  guadagno, 
che  perciò  fatto  fua  amicitia  in  buona  occafione  per  ritardarlo  dall'  operare ,  gli  diuenne 
compagno,  e  dtmcfttco,di  maniera  che  cominciarono  à  lauorare  ài  compagnia  ;  foggiun- 
ge ,  che  :  tal  cofa,  come  fu  di  danno  à  Girolamo  nel  guadagno,  cosigli  ft  parimenti  nelle 
cofe  dell'arte ,  peycì)c  feguitando  le  pedate  di  Majìro  Biagio ,  che  lauoraua  di  pr Attica, 
e  cauaua  ogni  cofa  da  i  difegni  di  quello  ,  e  di  quello ,  non  metteua  anch'  egli  più  alcuna 
diligen':!^  nelle  fuepilture  &c.  E  tìnalinencci  che  :  Girolamo  accwtoft ,  che  loflare  in 

Com- 


'BARTOLOMEO  %AMEJiGHh  1^9 

Compagnia  di  lUaeJiro  Siagie  nonfaceuaper  lui ,  an:^i  che  era  la  fua  efprejfa  rouina  >  dis- 
fece la  compagnia ,  e  cominciò  à  far  da  je  finita  queW  opra  nella  fudccca  Sagredia  di 
S.Michele  in  Bofco ,  che  fopra  ha  memoraca»  e  che  fono  que'Santi ,  ne'quali  co- 
me confeflfa  :  efier  pur  qualche  co/a  di  buono ,  quando  anzi  fono  di  tutta  perfezio- 
ne ,  così  falfamente  »  come  fopra  notammo ,  attribuifce a  lor  daoi,  e(tendo  tutti 
del  Bagnacauallo  ;  non  auendo  efiì  in  altro  pofto  le  mani ,  che  ne'  fcomparti  di 
quadratura ,  e  fìnti  flucchi  1  de'  quali  tutta  adorna  è  quella  ricca  volta ,  con_f 
quelle  quattro  floriette  d'Angeli ,  e  quattro  Euangcliftì  ne  gli  angoli ,  bozzan- 
do  a  fatica  la  Trasfigurazione ,  ritocca  aSatto  ,  e  finita  da  Bartolomeo  >  che  ne 
auea  fatto  prima  il  difegno ,  il  medefìmo  quafì  precifo  di  Rafaelle  in  S.  Pietro  in 
Montone  ;  folito  afferirc  »  in  fìmiii  compofìzioni  edere  vna  pazzia  >  e  temerità  il 
cercar  oltre  a  quel  grand'huomo  ,  eda'fuoi  inarriuabili  penfìeri  sIontanarfì>e 
partirli .  Come  dunque  non  ftimò  egli  i  rari  Maeftri  ?  Com'ebbe  il  capo  pieno 
di  fuperbia,ediflimo  ;  E  come  andato  a  Roma  ne'  tempi  del  Sanzio,  pcrag- 
giongere  con  l'opre  doue  con  l'animo  gli  pareua  poter  arriuare,  a  competenz» 
di  quel  grand'huomo  prefe  a  fare  non  so  qual  lauoro  nella  Pace ,  quando  v'andò 
per  ritornare  difcepolo,  non  per  dimoftrarfi  maeRro  ;  per  imparare,  non  per 
emulare  ;  per  ammirare,  non  per  contendere?  onde  l'equiuocata  contenzione-» 
non  fu  altrimenti  a  quella  Corte,  ma  ritornato  m  Patria  ;  feguì  nella  Cappella 
della  Pace  in  S.Petronio  di  Bologna ,  non  nella  Pace  di  Roma  ;  in  concorrenza 
di  quel  Maflro  Biagio,  Maflro  Amico ,  e  fìmiii  paefani ,  non  di  Rafaelle,  di  Giù* 
lio ,  del  Fattore ,  od  altri  feguaci  di  quel  diuino  Artefice. 

Né  furono  gi.ì  quelle  tré  opere ,  che  quiui  fcc'  egli  a  concorrenza  de'  fudetti, 
efonol'AnnonziazionejlaNatiuità,  e  l'adorazione  de' Magi,  delle  più  belle  di 
fua  mano  ,  né  le  migliori  dell'altre,  per  auer  in  effe  acquiflato  fama,  dice  il  Vafjri, 
d'attere  la  maniera  più  dolce,  e  più  ftcura  &c.  per  effere  più  vnite  di  difegno ,  e  di  colori- 
to ,  onde  furono  pia  lodate  da  gl'Artefici  ;  parche  d'altra  inuenzione  poi ,  di  altro  di- 
fegno ,6  giullezzafì  giudicarono,  fenza  pari  affai, quelle  tante  iftoriedel  tefta- 
mentonuouo,  colle  quali  chiamando  qui  si  Biagio  in  compagnia,ornòlemura 
dituttalafudettaChiefadi  S.  Michele  in  Bofco,  quale  non  so  a  che  fine  poco 
più  fotto  afcritte  anche  al  CotignuoJa ,  che  nulla  vi  ebbe  che  fare ,  e  qui  tacciu- 
te,  ònttrette,  per  dir  meglio,  alla  fola  Cappella  deIRamazzotto  ,  della  quale-» 
però  fi  poterono  ritenere  folo  in  piedi  certi  Profeti  nella  volta ,  rouinato  il  refi- 
duo  ,•  sì  come  guafte  tutte  le  dette  florie,  per  cauarui  le  due  Cappelle  di  S.  Carlo, 
e  di  S.  Francefca  Romana ,  arricchirla  di  lumi ,  di  porte ,  e  d'ornati ,  &  infomma 
tutta  rimodernarla  queir  antica  Chiefa,  facendoui  ridipingere  il  refiduo  al  Co- 
lonna ,  e  Me  telli ,  al  Canuti ,  Cignano ,  e  Santi ,  con  quella  grandezza ,  e  nobiltà 
che  fi  vede,  e  non  fi  può  maggiore  defiderare. 

Dall'altre  opere  tuttauia  rimafìe  fparfe  per  la  Città,&  efpofìe  in  pubblico,cIu 

ticonofcer  meglio  r  eccellenza  di  qut  11' huomobramafle,  potrà  vedere  il  Prefc- 

pe,e  la  Vifìtazione  laterilmente  a  fecco  fatte  nella  Cappella  Banzi  in  S.  Stefano: 

!  La  S.  Anna  in  fccfco  nella  Gap  pella  Gottardi  in  S.  Maria  Maggiore  :  Nella  Ghie- 

Sa  fa  ' 


14©         P  A  2  T  E     SECONDA 

Fa  dclli  Santi  Vitale,  &  Agricola  le  tanto  erudite  ftorie  a  frefco  t  e  laterali  netlaJ 
Cappella  di  quella  Immagine  di  Maria  Vergine,  alla  quale  pinfe  la  coperta  Gia- 
como Francia:  Nella  Refideiiza  della  Compagnia  dei  Baracano,  fui  muro,Chri- 
fto  portante  la  Croce,  lafua  Crocehllìone  ,e  la  depofizione;  Neil' atrio  della 
Bafiiica  di  S.  Stefano,  fopra  il  depofito  Reccadelli,  la  B.  V.  incoronata  dal  Figli- 
uolo, del  piùbrauo  colorito  a  frefco,  che  fia  mai  ftato  praticato  al  Mondo  ;c 
dell'  ifìeflb  grado  la  B.  V.colfigliiiolinoin  collo,  e  S.Giouannino  a  piedi,  ch'era 
la  diletta  di  Guido,  nel  cantone  dell' antica  cafa  de' Strafini  in  capo  alla  Via_, 
Larga ,  di  rincontro  al  Sigiior  Marchefe ,  e  Senatore  Barbazzi ,  e  I  Sacrato  di  S. 
Domenico.  Tante  tauolc  poi  a  oglio;  quel  Crocefiilo  conia  Maddalena  a  pie 
della  Croce,  Il  SS. Giacomo ,  e  Pietro  laterali  .tauola  già  neirAicare  de'Signori 
Boncompagni ,  e  dal  Padrone  donata  alli  Signori  Canonici  di  S.  Pietro ,  che  la^ 
pofero  nella  ben  ornata  Cappella  della  Sagreiha  colfuo  nome,erannoch*cila 
dipìnfe  nel  pie  della  Croce  a  lettere  d'oro:  Nella  Chiefa  dell' O  pitale  della_» 
Morte  il  Croccfifl'o  :  In  quella  delle  Monache  di  S.  Maria  Maddalena  nel!  Altare 
de'  Signori  Guerrini  la  NatiuitadiChrilto:  Nella  Chiefa  di  S. Damiano  all'Aitar 
maggiore  li  Santi  Titolari  atenipra:  Nella  Chxfa  di  S.  Maria  Nuoua  lafuper- 
biffima  adorazione  de' tre  Magi ,  non  di  Biagio  Pupir.i  ,come  fcriue  qualcuno: 
Nella  Chiefa  de' Putti  della  Maddalena  la  così  gentile,  &  amorofatsuolma  del- 
la B.  V.  poita  in  mezzo  li  SS.  Rocco,  e  Sebadiai.o  ;  Fiiotidi  Porta  ftràS. Dona- 
to ,  nella  Chiefa  dedicata  a  quel  Santo  li  Santi  Donino ,  Pancrazio,  &  altri  ;  e  fi- 
nalmente ie  priuatc  in  ogni  Cafa  di  Bologna,  &  in  tanti  Palagi  di  Iloma  ;  come 
in  que'  de'  Signori  Ginetti,  Spada,  Sacchetti  ;  ne'  Camerini ,  ò  mezzanelli  del  Sig. 
Marchefe  Giuftiniano  ,oue  tante  fue  Madonne  ,  con  altre  del  Francia  confufe,e 
frammifcbiate  fi  notano:  Le  tante  nella  villa  Ludouifia:Nella  prima  danza  a  baf- 
fo a  canto  la  Sala  della  vigna  Borghefc  lo  Sponfalizio  ài  S.  Caterina  dalla  ruota, 
e  S.  Giufeppe  ,  mezze  figure  minori  aflai  del  naturale ,  in  tsuola  alla  fua  vfanza, 
tenuto  comunemente  per  mano  de!  Fattore:  Vn' altro  della  ftelTaqualici  ,art- 
corche  di  penfiero  differente  ,  &  il  compagno  entroui  S.  Anna ,  S.  Giofeffb,  e  S. 
Giouanni  preflo  il  Sig.  Principe  di  Paieftrina  alle  quattro  Fontane ,  e  fimili  fers- 
23  numero ,  e  che  tutte  ben  danno  a  conofcere  quanto  egli  altra  lode  a  ragion 
meritalTe ,  di  che  gli  fu  data,  quando  in  tanta  venerazione  l'ebbero  gli  Itefifi  Car- 
racci,  Guido  fteilo,  e  l'Albani;  non  ifdegnandofi  li  primi  di  fludiarc  sùlcfut^ 
Madonne ,  molte  delle  quali  da  eHi  ricopiate  fra  hoì  fì  confcruanoj  e  pregiando^ 
li  fecondi  auer  faputo  ritrouare  le  fue  graziofe  idee ,  &  arriuari  ad  imitare  i  fuoi 
be'puttinijde'qualtniffun' altro  Maclìro  (per  grande  fiafi)auerii  maipcrTaddie^ 
tro  così  carnofì,  teneri,  e  zizzofi  faputo  formare  più  volte  afferirono . 

E*  perciò  grande  l'obbligOjche  a  lui  deuelì,  hauendo  foftenuto  maflìmc  in  Bo- 
logna.e  rinouata  vna  Scuola  a  niun'  altra,ardirò  di  dire,inferiorc;  quando  produc 
feppe  foggetti,  che  gionfero  a  pingere  gli  Efcuriaii ad  vn  Filippo  Secondo,i  Fon- 
tanablò  ad  vn  Francefco  Pnmo,a  por  le  mani  nelle  Pontificie  Sale,  e  tirar  ftipen- 
dii  da  vn  Leon  Decimo,  da  vn  Gmljo  Terzo,  e  fimili,  fcnza  la  longa  fcne  di  Pit- 
tori, 


'BARTOLOMEO  'R.AME'nGHl.  141 

tori ,  che  ci  ha  tramandati  fino  all'  vltimo  di  qucfta  fua  Famiglia  Ramenghi,  che 
tale  fiiil  fuo  vero  cognome  »  ancorché  :  propter  antiquam  (nota  anch' egli  il  Bu- 
mMo)originem  jiut,  e  Bagnacaballo  oppido  BagnacaballusdiliuSt  F{apbaellisdc  Vr- 
bino  difcipulus .  Furono  qa^lH  vn 

GIO.  BATTISTA  fuo  figlio,deI  quale  altroue.renza  nominare  di  chi  nafcefr 
fé  >  e  cioè  nella  fua  propria  vita,  eflerfi  con  foddisfazione  feruico  ,  maflìme  nella 
gran  Sala  della  Cancellarla  di  Roma  dipinta  in  cento  giorni,  riferifceil  Vafari; 
onorato  dall'egregio  bollino  di  Agoihno  Carracci,  che  fra  le  altre  opere  de'più 
infigm  Pitcori ,  incagliata  vna  ce  ne  fé  vedere  del  detto  Gio.  Batti/la ,  che  con 
le  altre  a  fuo  luogo  anch' eiTaregiflrata  venne;  Lodato  dal  Baldi,  dopo  ilZante, 
e  il  Cauazzone  ,  che  fra  l'altre  opre  di  fua  mano  regiftra  il  CrocefilVo  nella  Chie- 
fà  delle  Grazie,  l'alerò  a  cempra  nella  Chiefa  di  S.Damiano;  Nella  Chiefade 
gli  Angeli  la  bella  tauola  all'  Altare  di  S.  Paolo  ;  In  S.  Maria  del  Morello ,  fuori 
diportaftràMaggiore,ilMartirio  diS.  Cieco,efimili:  Dal  Bumaldo  onorato 
con  quelle  parole:  Filium  habnn  loannem  Baptiflam  pinorent  boneslijfims  conditio- 
nis  &c.e  finalmente  con  gran  decoro  memorato  nel  libro  de'  Pittori ,  allora  che 
per  la  lite  della  feparazione  diefsi  dalle  quactr' A  rti,pre(tòfomma  molto  riguar- 
deuole:  Entrato  nel  numero  delh  trenta  diConfighodel  1569.  eletto  del  1571. 
a  fare,  e  faldare  li  conci  al  fcribanaro  Sindico  della  loro  Vniuerfità  idei  iS74.a 
ftimare  li  lanori ,  &  accordare  le  differenze  j  e  finalmente  del  1 575.  creato  Maf- 
{aro.  Vn' altro 

BARTOLOMEO,  detto  illuniore,  figlio  di  quel  Scipione,  che  fu  fratello 
di  Bartolomeo  Seniore ,  e  dopo  la  morte  del  detto  Seniore  nato  al  detto  Sci- 
pione in  Bologna ,  ou"  era  paffato  anch  egli,  lafciato  Bagnacanailo  ,  i*?c  a'  quale^ 
perciò  (  mancando  l'origine  paterna,  per  l'ingrefib  nella  Compagnia .  conforn-.c 
li  Statuti  di quellaj  del  i578.periafpefanclla  difpenfa,fece  la  figurcù  1!  decto 
Gio.  Bactifta  fuo  Cugino .  Vn 

SCIPIONE  luniore,  figliuolo  ottenuto  da]  detto  Gio.  BattiHa,  dopo  la 
morte  di  Scipione  fuo  Zio,  e  però  in  elio  ricoperto  il  nome  j  l'voo,  e  l'altro  de* 
quali  non  gionfe  veramente  al  valore  del  vecchio  ,  ma  vaJfe  molto  queft'  virilo 
nella  quadratura .  &  vnitofi  al  Pafinelli ,  fece  molt'  opre  che  fi  vedono ,  marsime 
ne'  Palagi  di  Bologna ,  che  troppo  farla  noiofo  il  ridire  ;  G  come  quelle,  che  Bar- 
tolomeo luniore  in  fimil  guifa  dipinfe  col  Cremonini ,  col  quale  fece  compa- 
gnia I  come  con  Biagio  talora  ,  col  Cot;g!iuola ,  e  col  Treuifi  l'auea  fatta  anch' 
egli  il  Seniore .  Solo 

MASTRO  AMICO  fiì  quell*  vmot  bisbetico,  e  folitario,  che  con  nifliino 
mai  (e  la  tolfe  ;  ftrauagante  non  men  di  genio,  che  bizzarro  in  tutte  le  fue  ope- 
razioni ;  e  perciò  non  immeriteuole  in  tutto  (  per  dir  fempre  il  vero^  delle  mal- 
dicenze ,  ed  impropcrii ,  de'  quali  fi  vede  pienamente  caricato .  Fu  dico  queiio 
Amico  Afpertini  >  che  tale  fiì  il  fuo  cognome ,  vn*  huomo  capricciofo  1  e  fanta- 
ftico ,  che  alla  maniera  di  nifluno  mai  volle  foggeccarfi ,  ftudiando  ben  sì  da  tut- 
ti, e  le  più  beile  cofe  ne' (uoi  viaggi  per  tutta  1  Italia  difcgnandoin  certe  vac- 

chet- 


142         ?  A  UT  E     SECONDA 

chettine  di  carta  pecora,  anch' oggi  in  effere,  ma  componendoreoe  pofcia  vnt 
particolare ,  &  a  luo  modo, e  biafimando  quedi  alcri ,  che  datffi ,  folcua  egli  di- 
re, ad  imitare  non  altri  chcRafjelle ,  di  quella  a  lui  peculiar  maniera  troppo  re- 
Iigiofi  offeruatori  fi  dmioftrauano  j  quafi  non  auefle  ciafcuno,  foggiongea ,  for- 
tito  dalla  natura  la  fua  indiuiduaicchedoueua  feguire,  non  altro  più  cercan- 
do, che  di  colciuarla  col  buon  difegno ,  e  coli'  efercizio .  Ebbe  tuttauia  (  come 
dir' anch' ci  folca  Gio.Francefco  Barbieri)  due  forti  di  pennelli,  que'da  buon^ 
prezzo ,  e  quei  di  ftima  ;  e  le  co'  primi  dipinfe  cofe  che  muouono  tal  volta  a  ri- 
fo  «operando  allora  per  difpetto,  ò  per  vendetta,  co'  fecondi  feppe  condurre  a 
tal  perfezione  i  fuoi  lauori ,  che  dicrono  gran  lume  a"  Profeflbri ,  e  perfezione»» 
all'Arte.  Nel  primo  grado  concediamo  qui  eflerne  qualcuna  delle  regidratt-» 
da  Giorgio,  ma  nel  fecondo  ancora  riueliamo  a!  Lettore,  che  far  fé  ne  pofla  di- 
fapaffionato  giudice  .qualcuna  delle  tante  ò  non  conofciute,  ò  a  torto  careg- 
giate, ò  maliziofamcncc  tralafciate:  Le  tré  florie,  per  fìt^ura,  che  a  concorren- 
za de'  Franci ,  del  Corta ,  del  Chiodarolo  fi  vedono  nella  Parrocchiale  di  S.  Ce- 
cilia, cioè  la  Decollazione  delli  SS.Tiburzio  e  Valeriano  ,  la  fepolcuradataa 
medefimi ,  e  la  confeffione  della  Chrilf  iana  Fede  facta  dalla  Santa  dauauti  al  Ti- 
ranno :  Quelle  poche  che  faranno  auanzate  ne'  PP.  Giefuati ,  dopo  la  rimoder- 
natura del  Conuento ,  edificazione  della  grande  ,e  nuoua  Chiefa  loro  ,e  fopref- 
fione  finalmente  di  cffi  ,e  fra  quelle  la  tanto  ben  difegnata ,  e  pallofamente  co- 
lorita Samaritana ,  che  par  di  Giorgione  ;  Il  fregio  meritamente  in  vna  fimilt^ 
riuouazione  conferuatofi  inrorno  alla  bella  Sala  del  Collegio  de*  Signori  Notati 
fui  Palagio  del  Regiflro  :  Que'  pochi  frammenti  fimilmente  auaiizati  alla  Chie- 
fa nuouamence  fabbricata  al  Buon  Gicsù  :  La  Madonna  fotto  il  portico  de'  Si- 
gnoti Ercolani  in  Galiera ,  foura  la  quale  Lodouico  Carracci  rapprcfentando  il 
Iwo  Chriflo  mollrato  al  popolo  da  Erode ,  non  ifdegnò  con  effa  concorrere  :  La 
belliflìma  tauola,  che  prima  in  Chiefa  di  S.Martino  maggiore  all'Altare  da'Gar- 
giarìa,  è  trafmigrata  nel  Refettorio  di  que*  Padri  nella  principale  facciata ,  ouc 
in  alto  vedefi  la  B.  V.  col  Puttino,  e  vn  Santo  Vefcouo.che  genufleflo  guarda  gli 
fpettàtori,  e  dall'altra  parte  S.  Lucia,  e  fotto  S.Nicolò,  che  con  tré  palle  d'oro 
comparte  la  dote  alle  tré  citelle ,  che  iui  genuflefle  pare  ne  riferifcano  a  Maria 
Vergine  la  grazia  ;  e  nelle  quali  tutte  figure  hi  dato  in  vn  grande,e  terribile  sì  ne' 
contorni ,  che  ael  colorito  ,  in  vna  faciliti ,  e  nfoluzione ,  che  fé  a  parte  a  parte 
fi  feparaffero  col  tagliole  cofe  che  entro  vi  fono ,  pafleriano  perdi  Giorgione; 
perche  la  paftoficà  delle  carni ,  la  fincerità  de'  vediti ,  la  facilità  delle  pofaturcj 
fono  affatto  le  medcfime.  Lo  fteffo  anche  C\  può  dire  della  facciata  tutta  ,  ma  in 
frefco  dipinta  nella  libreria  di  S.  Michele  in  Bofco ,  oue  fopra  nel  mezzo  rappre- 
fentò  in  aria  il  tanto  Macftofo  Dio  Padre,  colla  Colomba  fotto ,  &  il  Figliuolo 
Crocefifib,  al  quale  in  atto  di  adorazione  genufleflo,  e  nudo  rifguarda  Adamo 
con  la  mano  ai  petto ,  qnafi  moftrando  di  dare  a  fé  rtcflb  la  colpa  del  preziofifli- 
mo  Sangue  fparfo  per  redenzione  del  Genere  Humano ,  e  dietro  lui  Mosè ,  & 
Kaia  i  dall'  altra  parte  Abramo  Padre  de'  Credenti  i  Dauidde,  ed  £fdra:  fotto  di 

que- 


AMICO    AS  P  EUr  1J>II.  I4J 

quefli  da  vna  parte  li  SS.Pietro,  e  Paolo ,  li  quattro  Euangelifti ,  S.  Ambrogio,  S.: 
Gregorio»  S.  Girolamo,S.  Bernardo>&  altri  duo"  SS.  àX  quella  Religione^  abitc. 

Pregò,  dicono,  quel  Padre  Abbate  t  che  Io  ponciTc  in  libertà  di  efprimercj 
fotto  a  quefta  degn'  opra  in  figurine  picciole  vn  fuo  penfiero ,  e  cioè  il  vero  ftu- 
dio  de*  Monaci,  che  conceflàgli,  feceuiin  vn  finto  tapeto  da  vna  parte,  per  lo 
Paradifo,vna  inefauda  Iui.cradiata,come  d'vn  Sole,  alla  quale  s'incamminauano 
inaria,  fopra  vn  fottiliflìino  filoimpoflìbilmentc  camminando  l'Anime  de  gli 
Eletti,  picciole  che  a  pena  ^i  vedono,  di  Monaci,  di  Preti ,  di  Principi ,  di  Plebeii 
d' Imperatori,  di  Cardinali,  e  di  Papijdall'  altra  parte  vn  Cielo  irato ,  fofco  ,cj 
nero,  tutto  pieno  di  lampi,  e  di  fae  ce,che  vannofia  fcaricare,  e  piouerefoura 
l'Inferno ,  entro  il  quale  llranament". ,  e  m  crudelifsimi  modi  fi  vedono  tormen- 
tate l'anime  dannate  :  A  rimirarle  fiiife  vna  Matrona  condotta  dall'Angelo ,  t.* 
tentata  da  vna  Diauolefla  perl:i  Lafciuia  ,che  dietro  ha  lartìfFaida:  piùlunge  vn 
banchiere,  che  appoggiato  al  telonio  ,nitg3  la  eicmo/ìna  ad  vn  pouerelio  che 
gli  ne  chiede  ;  vno  che  iiefo,  tiratofi  il  manto  fopra  gli  occhi,  moftra  l'Ozio:  v'è 
ia  Lafciu!a ,  la  Crapula  ;  vi  è  l'Ira  in  vno ,  che  aS.;rrato  vn  galantuomo  per  i  ca- 
pelli ,  gli  pianta  vn  pugnale  nella  gofa.  Finfe  che  di  qua  s  incamminaflcro  tutti  i 
mortali  d'ogni  (lato, e  condizione,echegiongendoad  vn  ponte,  necefsitati  fof- 
feroa  falire  fopra  vna  (tanga  porta  nel  mezzo  in  bilico,  chefeliportaua  in  alto» 
veniuano  riceuuti  da  gli  Angeli,  fé  trabboccaua  albaffo,  trouauano  i  Dianoli 
pronti  a  porli  nella  barca  di  Caronte .  In  Cielo  poi  varie  figure  dell'ApocalifTe» 
e  nel  mezzo  vna  bilancia ,  e  vna  fpada ,  alludendo  alla  protezione  dcH'Arcangc- 
Jo  Michele  titolare  di  quella  Chiefa ,  e  Munirtero.  Sotto  poi  iiel  fregio  pofe  duo* 
di  que'  Monaci  fonnolenti,e  penfcfi,colcapuccio  tirato  sii  gli  occhi  ,e  in  vn_» 
polizino  il  fuo  nome  :  ^micus  jifpertinus  Bononienfispinxit.  e  fotto  1 3 14. 

Io  non  ftò  a  ridire  a,  parte  a  parte  la  Itupcnda  operazione  della  bella  itaila  fat- 
ta di  pianta,&  ifolata  de'Signori  Marfili,tanto  nominata'per  tutto  a  que'tempi,e 
così  famofa,che  nò  potendofi  occultare,ne  dirfenc  male,  fu  minor  male  il  dirne 
bene, con  quella  ailutafrafe  però,  d'efllrque'molti  quadri  dirtorie.e  que'  fregi 
in  effa  dipinti  delle  migliori  opre  dell' Afpertinijquafi  che  della  ftcffa  qualità,  e 
più  belle  affai  non  tiufciffero  le  tante  facciate  di  Cafe ,  che  fimilmcnte  dipinfe  3 
chiarofcuroper  tutta  aCitca,  come  andauafene  pur  anche  fin  a  quell' hora_» 
ritenendo  inueteratocoftume;  come  quella  dell'  antica  Cafa  de'Cortelliin  lira 
S.  Donato,  della  quale  però  dall'  ingiurie  del  tempo  fonofi  potute  fol  difendere 
quelle  radunanze  d'antichi  Dotti  e  Letterati,  che  vi  dipinfe  fotto  il  porticorDe- 
moftene, Pomponio,  Polliciano,  Cicerone,  Ouidio,  Virgilio,  il  nollro  Beroal- 
do.Pico  della  Mirandola  ,  l'Imola,  l'Ancarano,  il  Salicetto,  Gio.  Andrea  Cal- 
deraio, Gio.de  Ugnano,  e  fimili,piùafuo  capriccio  ,che  per  comandamento 
alcuno  gli  ne  facefse  il  virtuofo  Padrone,  al  vano ,  &  vniuerfale  genio  del  quale» 
cercò  conformarfi  ;  rrouando  egli  tutta  dipinta  la  Cafa  per  di  fuori  al  fuo  ritor* 
no,  in  otto  giorni  (olod'ertate  che  attefe  a  villeggiare  :  Quella  picciola ,  che  in 
yn  giorno  fole  diede  finita  »  rincontro  le  Suore  di  S.  Lodouico  nella  via  del  Pra- 

tcllo» 


144         P  A  71  T  E     SECONDA 

cello,  rapprcfentandoui  in  picciole  figure  la  Caccia  del  Toro  fatta  fullaPIazz» 
diBo'ogaa  allaprefenza  di  Carlo  Quinto,  allora  che  in  quella  fi  trattenne  per 
farfi  coronare  dal  Papa  ;  e  fìmiliinfìiM'te>  che  anche  fi  vedono,  e  che  lafcioal 
giudizio  degl'intendenti,  fé  chiamar  fi  deggiano  imbratti,  de' quali  fùlafcia- 
co  (critto ,  non  etlere  in  Bologna  Cafa ,  ne  Chiefa ,  che  di  mano  di  co/lui  non^ 
fia  piena.  Certoche  tal  nome  non  mentano  quelle»  e  tante  altre  priuate,  che 
tutto  di  fi  fcoprono  ;  come  la  condotta  al  Caluario,  e  la  Crocefilfione  del  Re- 
dentore preffo  li  Signori Chriftiani ,  la  morte  di  N.Signora  preffo  \i  Signori  Con- 
ti Bombaci ,  e  fimili  operazioni  molto  dotte ,  e  giudiziofe  ;  che  fé  poi  m  giouen- 
tù  ,anzi  in  fanciullezza ,  C\  può  dire ,  e  perciò  fenza  fcorta ,  e  fondamento  alcun 
di  difegno ,  ma  per  vn  certo  impulfo  di  natura ,  che  di  dodici  anni ,  dicono  ,  gli 
fé  impugnare  i  pennelli ,  m  quello  e  quell'altro  muro  andò  fcapricciandofi,  do- 
ueiiano  (ìir.iij  principii ,  e  per  così  dire ,  tentami  effer  compatiri  per  quel  che  fo- 
no ;  perche ,  come  ,  per  efcmpio ,  preffo  i  razzi ,  che  ioteituci  fui  difegno  di  Ra- 
faelle,  fi  vedono  taluolta  efpofli  nella  regia  Cappella  di  Madrid,  non  fi  può 
fenza  marauìglia ,  per  non  dir  fcandalo ,  rifguardare  su  quell'  Alcare  l' andata  di 
Chrifto  colla  Croce  Tulle  fpallc  alla  morte  deli"  ideila  mano  ,  non  oftan:e  cho 
Filippo  Quarto  (  inolTo  forfè  dalle  terminate  lodi,  che  gli  die  il  Vafari^  oc- 
tenuta  finalmente  detta  tauola ,  aliìgnafle  a  que'PP.che  la  poll'edeuano  in  Paler- 
mo vn'annua  rendita  di  mille  feudi ,  e  prouedeife  quel  Superiore ,  che  con  tanta 
accottezzane  maneggiò  la  tanto  altre  volte  pericolofa  afportazionc  da  quella 
anche  fuddita  Città  ;  così  premeflb  il  douuto  defalco  alla  comparazione,  preflb 
le  pitture  fatte  dal  nollro  Amico  in  prouetta  età ,  non  vanno  mai  pofte  quelle» 
che  ragazzaccio  anche  da  fcudifcio,  andaua  imbrattando  per  imparare. 

Siprendinodunque,eficonfiderino,  oltre  le  già  dette,  quelle  di  tutta  perfe- 
zione; come  a  dite  la  bella  tauolina  ,  che  fece  per  i  Signori  Fronti  nella  Chiefa 
Parrocchiale  di  S.Tom3fodiftrà  Maggiore:  La  belliifima  Adorazione  de'Magi, 
figurine  picciole  in  rame,  che  andò  in  Francia:  Il  belliflìmoChrilto  coronato,  e 
fchernitoda  gl'Ebrci,della(leflagrandezza,efimilméte  in  rame,pre(logiàil  Pa- 
dre Pittorino  di  S.Francefco  :  Il  belìi  (lìmo  difegno  polfeduto  dal  Sig.Bianco  Ne- 
ri .  e  che  preffo  tant'altri  deprimi  Pittori  d'Europa  che  poflìede ,  nulla  perde ,  e 
brauamente  fi  loftenta  :  Quell'akro  non  meno  pregiabile  del  depoiìto  di  non  so 
qual  Dottore ,  che  doueua ,  dicono ,  efler  efegui to  dallo  fledo  in  rilieuo  di  mar- 
mo, tanto  meritamente  llimato  frd  gl'altri  che  poffcggonoi  Signori  Gennari» 
maCBme  commendato  tanto  prima  dafZio;  e  finalmente,  per  dar  fine  al  tedio, 
li  fuperbiilimi  fregi  di  Sirene  fcnerzanti  con  Tritoni,  &  Amoretti,  poffeduti  con 
l'infinità  di  tanti  altri  ftupendi  di  tutti  i  Maeftri  del  Mondo ,  dal  Sereniamo  Sig. 
Principe  Eminentifs.  Card.  Leopoldo  di  Tofcana.  Furono  quelli  parte  di  que" 
penfieri,che  sì marauigliofamente  efprefle  a  chiarofcuro  nella  fudettaftalia— 
Marfih ,  della  quale  io  cauo  da'libri  regolati  di  quel  Pompeo  Seniore,effsrfi  fpic- 
ciato  in  quindici  giorni  folo,  a  due  lire  il  giorno,  effendo  egli  flato  il  più  nfoluto» 
ferace,  e  sbriganuo  Pitcore  di  que'cempi»  e  di  quanti  altri  dopo  di  im  vennero. 

Ebbe 


■J 


GVIDO    ASP  EflTìJ^r.  t^f 

Ebbe  fn  fratello  maggior  nato>  al  contrario  ponderato.e  lento;  onde  quanto 
die  fegno  di  volere  più  aggiuftata,e  diligentemence  di  Amico  operare.altrcccau- 
to  moitronì  finito  troppo  ,e  crudetco.  Così  a  noi  va  compartendo  il  Sig.  Iddio  i' 
talenti,  a  chi  d'vno  facendo  dono  >  a  chi  dell'altro,  perche  di  tutti  ricco  vn  folo, 
troppo  non  s'alzi  la  noftra  alterigia,  e  perche  megho  in  tal  guifa  fra  noi  fi  diffon- 
da, e  fi  comparta  i'vmana  vicillkudine  delle  cofe.  Il  Vafari  accorciar  volle» 
quelto  infelice  la  riferita  rita ,  come  pur  troppo  ebbe  a  prouarne  egli  brieue  U 
fua  naturale .  Ecco  ciò ,  che  ò  non  più  cercando ,  ò  non  volendo  farci  fapere, 
né  pure  di  qual  famiglia  foUs ,  e  di  chi  fratello  »  ne  fende  nel  fondo  della  vita  di 
Ercole  da  Ferrara  ; 

Lafcìò  Hercole  Guido  Bologne/e  Vittore  fno  creato ,  il  quale  l'amo  r  49 1 .  come  fi  w- 
de ,  doue  pofe  il  nome  fuo  [otto  ti  portico  di  S.T tetro  à  Bologna ,  fece  àfrefco  vn  Crocefìf' 
fo  con  le  Marie ,  i  Ladroni ,  Caualli ,  &  altre  figure  ragioneuoli .  E  perche  egli  defidera' 
uà  fommamente  di  ventre  limato  in  quella  Città ,  com  era  flato  il  fuo  Maeflro ,  lìudiò 
tanto,e  fi  fottomtfe  à  tanti  di/agi ,  che  fi  morì  di  trentaanque  anni .  E  fé  sì  fuffe  meffo  Cui' 
do  i  imparare  l' Arte  da  fanciule'zj^ ,  come  vi  fi  mife  danni  1 8.  arebbe  non  pur  pareg- 
giato il  (uo  Maeflro  fenica  fatica ,  ma  pacatolo  ancora  di  gran  lunga .  £  nel  noflro  libro 
fono  di(iegni  di  mano  di  Hercole,  e  dt  Guido ,  molti  benfatti ,  e  tirati  con  gra'^a ,  e  buo- 
na maniera. 

Fine  della  vita  di  Hercole  da  Ferrara  Vittore. 
E  però  compatibile  le  altro  a  nollri  giorni  di  lui  non  trouando  il  Bumaldo, 
BOn  più  ne  diHe,  di  che  ne  notafk  il  Cauazzone ,  dopo  il  moderno  Zante ,  e  il 
più  moderno  Baldi  :  Guido  Afpertinus  Violar  maximx  expe£iationii  dr  praeocit  plu' 
rima  virtutis  ,  quam  Cibi  luuemli  xtate  ,  fub'qua  deceffit ,  afciuerat  zjfc.  Amicus  Guido- 
tiisprame morati  FraterViSior,  &  Sculptor  prxexccUens ,  vt  notatZantus&c,  Ed  è 
r  iiteilo ,  che  in  ottaua  rima  di  ambiduoi  auea cantato  nel  fuo  vindano  l'Achil- 
hni . 

ììon  taccio  Guido ,  benché  morte  accerbx 
Cel  tolfe  quando  fua  virtù  fioriua  > 
Come  tempesta  ,  che  ruina  /'  herha , 
Talché  ti  yillan  del  feme ,  e  frutto  friuax 
7Aà  la  feconda  vita  fi  riferba  , 
Che  Guido  la  Lucretia  morta  auuiua  : 
Qì*  beli' error  che  l  Galea'3^0  finto 
Speffj  pel  ver  fi  honora,  &  è  dipinto» 
\4mico  fuo  fratel  con  tratti ,  e  botte 

Tutto  il  campo  empie  con  le  fue  anticaglie 

F^ettrate  dentro  a  Le  Bramane  gì  otte, 

BiT^ir  più  che  rouerfcio  di  medaglie  ; 

E  benché  gioutn  fta ,  fa  cofe  dotte  , 

Che  eoa  gì'  antiqui  alcun  vuol  che  fi  aguagliCt 

Fn' altra  laude  fua  non  pretcri[co 

T  Ce 


I4<J         P  A  7tT  E     SECONDA 

De  li  prejìe/^i  del  perinei  flupifco . 
Di  Guido  così  cancò  ia  Tua  vica ,  celebrando  vn  ritratto  di  fua  mano  di  Ga- 
leazzo Bentiuogli ,  Hertnico  Caiado  Portughcfe  nel  fuo  primo  libro  de  gì'  Epi- 
grani,  epigr.  69. 

Trifca  fuos  laudet,  laudet  pifiura  Magilìros, 

Qjios  bona  pofiexitas  viuere  morte  factt . 
Dttm  modo  Gutdonem  cun&is  praponat ,  &  illunt 

Ejferat  in  Calum  laudtbus  iftud  opus, 
ìiamque  decus  patria  duplex  Caleatius  Frbis 
Terpetm  vtuit  tutus  abUnteritu, 
Etiti  fua  morte  così  fenile  fra  gli  akri  fuoi  Sonetti ,  Diomede  Guidalotti 
ttclle  lue  Rime. 

MErìtamente  fi  dolea  di  morte 
Lajfav  il  vel  Mortai  sì  tofto  Guido , 
C  hor  innal^^ando  di  fua  fjma  il  grido  > 
Tempo  era  d' habitar  l' humana  corte, 
Tolfe  miti'  alme  alle  voraci  porte , 
Già  che  pittura  fece  in  effo  il  nido. 
Onde  interrotto  dal  fuo  Fato  infido  » 
ì^on  potea  non  doler  de  U  Jfia  forte  • 
La  Virtù  grande  inuitò  morte  à/deg/iOt 
Che  hauendo  vi/lo  per  le  antiche  carte 
Di  mill  alme  mancar  fua  Vatria,  e  Rjegnoò 
ìion  pHote  comportar  di  Guido  hor  l'  ^rts , 
Z?cnfando ,  eh'  ci  fuo  Hato  bauria  men  degno» 
P^eftando  de' i  fuoi  vinti  in  terra  parte. 
S'egli  viiTuto  folle  i  fuoi  giorni  >  e  gionco  all'  età  dei  Pupino,  del  Bagnicaual- 
Io,edei;rakri  >  gì' aurebbe  facilmente  paffati  tutti,  come  vuol  qualcuno,  che 
nella  tanto  lodata  Croccfidìone  fatta  fotto  il  portico  di  S.  Pietro,  a  tutte  fue^ 
fpefe , e  fenza  alcun  premio ,  mi  per  mera  gara ,  e  picca  della  Cappella  Garga- 
nella dipinta  entro  quella  Chiefa ,  fuperaffe  Ercole  da  Ferrara ,  del  quale  perciò 
fu  concorrente,  e  non  fcolare,  ò  creato ,  come,per  non  darfi  !a  gloria  a  Bologna, 
e  a  Maftro  Amico  fuo  fratello  d"  vn  tanto  allieuo ,  e  malignamente  occultarli ,  e 
fupprimerfilafamofafcuola,  chern  detta  Città  più  che  mai  fioriuaa  que' tem- 
pi ,  fu  nominato  da  queft'huomo.  Così  kce  pur  anche  d' 

INNOCENZO ,  detto  l'Imola ,  e  col  quale  conclufe  e  terminò  la  vita  di  que- 
fli  noflri  paefani ,  facendolo  fcolare  d'vn  tal  Mariocto  Albertinelli;  quando  elTer 
flato  difcepolo  del  Francia  euidentemente  confta  dalle  fue  vacchette  in  tal  gui- 
fa cantanti  i^oZ.alli  j.di Maggìoprefo  inmiufcola  tiocentio  Fraticucio  Imolefeai 
injian^ì  del  Fekfmi ,  e  del  Gombruti .  Francan^ente  egli  tuttauia  kr  fle  ,  clfer  [iato 
cofiui  moltanni  in  Fiorenza ,  con  qtteflo  Mariotto  ;  e  dopo  ritornato  à  Imola ,  auer  fatto 
in  gufila  terra  molte  opere ,  quando  altro  non  fanno  «  né  pontio  colà  mollrarci  di 
'  '  '  "_  -   -  ^^^    ■ 


lJstJ^0CEN20  DA  IMOLA.         147 

fui  tnanój  che  duo'piccio!»  quadretti  nell'Oratorio  della  Confraternita  di  S.Ma- 
cario ,  detta  la  Compagnia  de'PP.  ds'Serui  >  e  nella  Compagnia  di  Valuerde,  che 
curtodici ,  e  coperti  fotto  doppia  cortina ,  la  prima  di  tela ,  e  l'altra  di  taffetano 
cremefi .  come  vna  reliquia  molirano  a  noi  Bolognefi  j  che  ne  abbiamo  piene  le  ' 
cafe,  non  che  le  Chiefe  ;  auendo  poi  fempre  dimorato  preflo  di  noi,  né  mai  par* 
titofene  dal  primo  di,  che  vi  pafsò  ad  apprender  T  Arte,  ed  apertaui  Cafa ,  e  tràf 
portataui  la  famiglia, che  anche  a'  noftri  giorni  dura.  Per  impinguar  dunque  più 
che  mi  fia  poflìbile  la  fua  vita,  e  non  pacarmela  così  afciutta  come  fu  fatto,  re- 
giftrerò  qui  quelle  principali  opre,  che  di  lui  sì  trouano  anche  in  effere,  e  in  pub- 
bUco ,  lardandone  tante  priuate,  acciò  da  quelle  almeno  fifcorga,  che  valen- 
tuomo folle  quello  a  quc'  tempi ,  e  quanto  perciò  più  conueneuolmentc  meri- 
taffe  quegli  encomii,  che  per  altri  di  tanto  minor  valore  s'inteflTetcero.  Molte  fé 
ne  vedono  oprate  fuori  della  porta  di  S.  Mammolo ,  nel  famofo  Muniflero  di  S, 
Michele  in  Bofco  7  perche  non  folo  fquifitamente  dipinfe  a  frefco  nel  Dormen- 
torio la  sfera  dell'oriuolo ,  nel  Capitolo  i  quattro  Euangcliib',  l' Annonziazione, 
il  Mortorio, l'Aifonzionc di  Maria  Vergine  Noftra Signora,  enei concauo  della 
Tribuna  della  Cappella  maggiore  in  Chiefa  la  B.  V.coronata  col  Padre  Eterno,Sc 
Angeli  ;  mi  nello  Itelfo  Altare  la  tauola  grande  a  olio,  entroui  l'Arcangelo  Mi- 
chele nel  mezzo,  S.Pietro ,  S.Benedetto ,  e  la  Madonna  in  alto ,  cosi  fui  gufìo  di 
Rafaelle, che  parue,  che  egli  llelfo  quel  gran  Pittore  gli  auelTe  prima  fatto  il  di- 
fegno,poi  retta  la  mano .  Nella  Cappella  famofa  della  Pace  in  S.Petronio  fullo 
Hello  ftile  vna  di  quelle  itone  a  concorrenza  di  quegl'  altri ,  oggi  non  so  per  qual 
cagione  coperta  con  corami  d'oro ,  fé  non  forfè  perche  fembraffe  più  preziofo 
della  pittura  vn  sì  vile  arredo  :  Nella  Chiefa  della  Madonna  detta  di  S.  Luca  fui 
Monte  della  Guardia ,  nella  tauolina  baffa  dell'  Aitar  maggiore ,  in  figure  poco 
men  di  vn  piede  alte,  laNatiuiti  di  Noft.Sig.  di  tanta  bslla  inuenzione,  buon 
difegno,  brano  colorito,  e  corretta  giullezza,  che  fé  troppo  non  folTe  ,  ardirei  di 
dirla  bella  quanto  fé  l'auelTe  dipinta  Rafaelle  ;  onde  non  fenza  molta  ragione,« 
tante  volte  abbino  tentato  gì*  Oltramontani  farne  acquilto  a  prezzo  eforbitan- 
ce:  Deli'idcflò grado  nella  CappeHa  de'RR.  PP.de'  Semi  all'Altare  de'Fantuzzi, 
dietro  il  Coro  lo  Sponfalizio  di  Maria  Vergine ,  che  con  tanta  modefiia  porgen- 
do la  mano  ali'  anello ,  volge  dall'  altra  parte  vergognofa  il  capo  ;  e  nella  Cap- 
pella de'Signori  Bolognettila  SS.  Nonziata  figure  grandi  del  naturale  ,  e  fopra  il 
Dio  Padre  corteggiato  da  belliffinii  Angeli ,  e  nella  bafe ,  ò  peduccio  fotto,  tra 
ftoriette  rapprefentanti  la  B.  Verg.  mollrata  dalla  Sibilla  ad  Augulìo  Imperato- 
re, la  Natiuità  di  Nofl.Sig.e  1  Magiche  vollero  pagar  gran  prezzo  Monficur  del- 
la Montagna ,  &  vltimamente  Monfieur  Alle ,  che  fi  die  vanto  farle  paffare  fuori 
d'Italia  per  di  Rafaelle ,  ranco  fono  fpiritofe ,  erudite ,  e  corrette  :  La  tauola  così 
grande,  e  così  bella  all'Aitar  maggiore  delle  RR.MM.del  Corpo  di  Chriilo,  oue 
fi  vede  la  B.Vcrg.  col  Figliuolo  fnlle  nubi,  adorata  da  gli  Angeli,  egregiamente  al 
folitovelHtijCon  certe  clamidette  fottilij  fuolazzanti,  e  giudiziofamente  rile- 
gate i  S.Pectonio  )  S.Funcefco ,  S.Ch,ara  j  e  vn  S.  Sebafliano  di  canto  le  belle^ 

'      T    »  prò- 


14? 


P  A  7iT  E     SECONDA 


proporzioni ,  così  giufto ,  e  infiem  les^giadro ,  che  parue  fuperar  quafj  il  Frarìcia 
fuo  Maeftro  >  che  tanti  sì  aggiuflati,  e  di  sì  bella  fimmetria  fi  die  vanto  di  fempre 
dipingere  ;  ed  i  ritratti  del  Marito,  e  della  Moglie  t^inocchioni,  che  la  fecero 
fare  ;  Nella  Chiefa  delie  RR.  Monache  diS.  Matteo  la  caiiola  c\\t  C\  vedcauer 
feruico  all'Aitar  grande  deJrancica  Chit  fa ,  e  prima  che  l'altra  dc:lla  nuoua,dopo 
tanto  tempo>  vi  facclTc  il  Laureti.oue  nel  nicchio,  che  hora  vi  Uà  fempre  curato, 
(ìmira  la  Verg. Maria  col  Signorino  in  piedi  fulle  nubi ,  che  di  'a  benedizione, e 
li  SS.Pietro.Paolo,  e  Girolamo  da  vna  parte,  dall'afra  li  SS.Matteo,Gio.  Euan- 
gclifta,  e  Domenico,  con  sì  graziofi  Angeli  fopra ,  e  vn  Dio  Padre  ;  e  fotto  nel 
peduccio  ,  ò  bafe  cinque  lìoriette ,  cioè  Chr.flo  apparente  in  forma  d'Ortola- 
no alla  Maddalena, la Prefentazionc al  Tempio, S.Pier  Martire,  eS.  Antonino 
Vcf:ouo,IaNaciuiti  di  N.);troSig.co  P.i:tori»e  S.  Domenico  genufl-flb, la Di- 
fpura  del  Signore  coli"  arriuo  in  diiparte  di  Maria  ,  e  Giofcifi ,  e  dall'  altra  di  S. 
Tomafo  di  Aquino,  che  ila  difcorrcndo  con  rn'  altro  Santo  Vefcouo ,  la  Sama- 
ritana,&  il  Martirio  di  S.Caterina  ;  non  mai  fazio  qucfto  buon  virtuofo  di  riem- 
pire bene  ogni  fpazio delle  fue  tduo'e  •  ed  arricchirle  d  aggionti  d'  Angeli,  di 
Serafini,  e  d'altri  ornati  fimili,  elTendoabbondanti'fimo  di  penfieri,  ecopiofo: 
In  ii.Giacomo  tutta  la  Cappella  oggi  de'Pied")ca,dipinta  nobilmente  a  frefco  at- 
torno ,  e  nella  tauola  ad  olio  la  B.  Verg.  col  Patino ,  S.Caterina  da  cflTo  fpofata» 
S.GiofefFo ,  S.Gio.  Battifta ,  e  S.  Giouanni  Euangelifta ,  così  graziofa ,  fpiritofa» 
e  corretta  figura,  ch'ella  par  di  Rafaelle  ;  fi  come  delio  fteffo non  fi aurebbcj 
fcrupolo  nominare  il  bel  Prefcpe ,  che  di  figurine  picciole  incantò  fotto  in  mez- 
zo alla  bafe  dell'ornato:  Nella  Cappella  de  gli  Orioni  in  S.Saluatore  il  Crocefif- 
fo  famofo ,  attorniato  da  quattro  Santi ,  i  più  belli  che  fperar  Ci  poiTano  da  gia- 
llo difegno,  efpiricofocotjrito;  alle  quali  tutte  punto  non  cedono,  quando  di 
gran  longa  non  te  trapalBno;  le  tré  loggie  in  frefco,  dice  anch'  egli  il  Vafari ,  cioè  in 
ciafcuna  due  [lorica  frefco ,  che  fece  olii  l^ioh,per  lo  Cìrdinale  luurea  ,  colorite  con  di' 
fegni  d'altri  Vittori ,  che  none  vero,  perche  furono  luoi,  e  così  belli,  che  non  vie 
chi  non  li  giudichi  di  Rafaelle. 

Qaefte ,  &  altre  fimili  fatture  dell*  Imolefe  littore  paflTarono  in  molte  cofej 
(perdir  fempre  la  venta  anche  contro  me  (teflo)  quanto  mai  fino  a  quell' hora 
operato  fi  folle  da'noftri  Bolognefi ,  anche  dairillell'o  Francia ,  anche  dall'idef- 
fo  Bjgnacauallo;  perche  fé  bene  non  gionfe  mai  ad  vno  fpirito»  ad  vna  proprie- 
tà, e  leggiadria ,  che  fu  nel  Tuo  Maeflro  inarriuabile  ,  e  fé  non  alla  difinuolrura,  e 
paftofo  colorito  di  Birco!omeo,ambi  trapafsò  di  g  a  long3('a  me  pare)neir  eru- 
diZ!one,nella  maeltà,  nella  correzione.Diede  in  vn  pili  nobile,  e  grande,  e  nato 
ai  dì  buoni,  cioèa  tempi  di  Rafaelle,  potè  godere  del  gran  beneficio  di  veder 
per  tempo  le  fue  cofe,  ofleruarle,ed  infiradarfi  a  quel  perfetto  modo,appoggia« 
to  tutroat  gran  fondamento  de  gh  antichi  Greci,  mediante  le  loroftacuj  allo- 
ra, ò  poco  prima  ritrouatefi  in  Roma,  ricauatefi,  &  in  pubblico  efpoftcfi. 
Trasfjrmolfi  dunque  in  quel  gufto ,  morto  il  Francia  Mae  Uro  ,  e  nelle  proprie.» 
opere»  così  d'imicatlo  ingegaoHì  pcc  rauuenirCf  che  in  quella  parte  di  con^ 


JJ^^OCE^ZO  DA  IMOLA, 


149 


trafarlo >  pafsò  vn  Giulio  Romano  ,  vn  Fattore,  vn  Baldaflfar  da  Siena  >  e  quanti 
altri  di  quel  graa  Maeftro  allieui,  che  dimoUrarono  ben  poi  altro  fondamento, 
efapere.cfuronofenza  pari  di  lui  più  valenti.  Qu^indi  fu,  che  e&tnào  egli  perfo- 
na  affai mndefii ,  e  buona ,  anzi  che  fuggir  fempre  la  prattica ,  e  conucrfatione  di  que' 
pittori Bolo>,neft, che  erano,  dice  Giorgio  ,  di  contraria  natura ,  a  quefta  nuoua  Hra- 
da  gl'inuitafle ,  ed  e(fi  a  fegmrh  fi  poneff^ro  ;  onde  non  so  di  chi  più  dolcrfi  oggi 
potenè.ò  d;*  Bolog-iefì  chetT'to  l'impiegarono  fempre,  e  loftimarono.ò 
d'vno  Scrittore  ,  che  sì  poco  di  lui  fé  conto:  fé  piùdoueffe  ram  ricar/ìdi  fe_» 
medelìmo,  eh   aff'jticmdoft  più  di  quello,  che  poteuano  le  foy:;^  fue ,  ammalandoli 
d'anni  cinquanta  (a  di  fcbre  pendenti  ale ,  ella  lo  trouajfe  cosi  debole,  &  affatticato, 
che  infochi  giorni  l  vccife,  ò  d  di  chi  affaticandofi  aflai  meno,  per  non  die 
nulla,  di  quei!)  poreua,  e  douena  in  indagare  le  fue  qualità,  coltumi, acci- 
denti ,  e  fortune ,  palfandofene  in  due  parole  la  fua  degna  vita ,  e  nel  fon- 
do ditant'altreinculcatamenteaggiongendola,  ha  noi  anche  lafcia» 
ticosipriui  di  quelle  notizie,  con  le  quali  aurefiìmo  po- 
tuto contribuire  il  douuto  onore  ad  vno 
de  grand'  huomini  che  auelTe 
quel  {ecolo. 

#     * 
* 


D  I 


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^^ll^|^^lf^lÌÌ!ll^S(iK^^'^ 


D  I 

FRANCESCO 

PRIMATICCIO 

E    D  I 
NICOLO    DETTO    DELLABBATE 

Suo  Difcepolo  ,  6c  altri. 

«M  E*J  e^  £*3  £#3  f^  f-^  S-^^ 

A  Virtù  collocata  in  nobi!  foggetco ,  vna  gioia  legata  inoro 
meritamente vien detta;  riceuendo  ella  iiitalguila  ogni  lu- 
ftro ,  e  decoro  non  meno ,  che  da  sì  ricco  metallo  ornate ,  z^ 
riftrettele  gemme.  Eccone  qui  vn'cfempio nella  Pitturala 
più  fublime  grado  non  mai  più  folleuata  di  allora ,  che  da  vn 
Gentiluomo  trattata  ,  acquiibre  vno  de' primi  pofti  nellc_» 
Corti,  e  premiarli  in  ecceflb  dalle  Regie  munificenze  fi  vid- 
de.  Fu  il  ben  nato  Artefice  Francefco  della  nobil  Famiglia  de'  Primaticci,  che 
da  gli  Autori  vien  connumerata  fri  le  più  antiche  ,  e  rignardeuoli  di  Bologna, 
quand' ella  in  ogni  tempo  diede  huomini  Illuftri  alla  lìeflainArmi,  in  Lettere, 
ed  in  Santità .  Si  compiacque  a  guifa  de  gli  a  itichi  Fabii ,  d' altri  Confoli ,  anzi 
Imperatori  Romani  trattare  anch' egli  i  pennelli ,  e  fé  vedv;re  compatibili  i  fati- 
cofiftudiidiquefi'Arte  con  gl'agi,  e  le  comodità.  Pafsòdigran  lunga  quanti 
mai  fino  a  queir  hora  dipinto  auefi'ero  in  Patria;  e  tanto  e  tale  fu  il  fuo  valore, 
che  non  potendolo  più  tacere  il  Vafan.fi  pofe  apertamente  a  confelìarlo  mentre 
anche  viueua  ;  quali  che  preuedeffe,  dopo  la  di  lui  morte  auerfi  a  dilatare  il  fuo 
nome  ,  e  fucceder  que'  g!orno>  che  la  di  lui  vita  fcnuer  compendiofamente  do- 
uelTe  nel  fuo  Ripofo  il  Bor^hini,  in  quella  del  Vignuolefe  Baroccio  sì  degna  men- 
tionc  farne  (prima  del  Vidriam)  il  P.  M.  Egnatio  Danti ,  Le  fue  noue  compofitioni 
di  membri  in  ciafcunoidine  di  edificio ,  i  fuoi  Trionfi ,  e  la  fua  Fncim  di  yulcano  pro- 
por 


152         P  A  UT  E     SECONDA 

por  douefTe  iti  efempio  a  gli  Architetti , e  Pittori  il  Lomazzi  ;  ne  contenta  fa  di 
lui  fama  d'elTerfì  in  Francia  ,  oue  a  feruigii  di  quella  Corona  dimorò  fempre»  fat- 
ta sì  grande  i  giongerea  noi  pure  a  farfi  anch' oggi  fentire,  per  bocca  dei  dot- 
to Fihbien,  che  in  fuo  linguaggio  anch'  egli  laviranefcrilfe  :  rcftar  gì'  ingegni 
Francefi  oblig-iti  al  Trimaticcio ,  &  à  THeff'er  Nicolò  di  molte  belle  opere ,  epoterft 
ben  dire ,  ejferelìati  li  primi ,  che  portafjero  in  Francia  il  guflo  {{ornano ,  e  la  bella  ides 
della  Vittma,e  Scohitra  antica  &c.  Douendo  dunque  di  lui  qui  fcnuere  dietto  ad 
I  inocenzo  da  Imola ,  del  quale  fu  difcepolo  nel  difegno  ,  fi  come  nel  colorito 
poi  del  Bagnacauallo  >  non  faprei  mai  come  meglio  cf.  guirlo  in  tanta  lontanan- 
za e  di  paefe  oue  abitò  i  e  di  tempo  nel  qual  vide,  che  (gii  prepottoneil  precifo 
ritratto  >  che  ancepofe  anch'  egli  a  quella  Vita  il  compito  Vafari ,  come  ho  fitto 
dique'de!  Francia,  di  Marc  Antonio,  e  del  dccto  Bjgnacauallo  totalmente,  e 
coll'ornaco  Reffo  da  lui  colti ,  e  ricauacO  appoggiandomi  anche  a  ciò ,  che  puii- 
caalmente  ne  fcrifl'e  nella  feguence  forma  : 

DESCRITTIONE  DELL'  OPERE  DI  FRANCESCO  PRIMATICCIO 

BOLOGNESE,  ABBATE  DI  SAN  MARTINO, 

PliTORE,  ET  ARCHITETTO. 

H  unendo  infìn  qui  trattato  &c. 
Cominciandomi  dunque  da  Francefco  "Primaticcio ,  per  dir  poi  di  TÌT^mo  Ve- 
cello ,  e  lacomo  Sanfouini,  dico,  che  dotto  Francefco  ,  ejfcndo  nato  in  Bologna  della  no' 
bile  famiglia  de  "Primaticci  molto  celebrata  da  Fra  Leandro  Alberti,  e  dal  Vonrano,fù 
Ìndiri':i^ato  nella  prima  fanciulle:^a  alla  mercatura  :  ma  piacendogli  poco  quell' eferci- 
tio  :  indi  à  non  molto ,  come  di  animo,  e  di  fpirito  eleuato,  fi  diede  ad  ejercitare  ti  difegno, 
alqualefi  vedeuatfjne  da  natura  inclinato.  E  così  attendendo  à  dijegnare,  etalhoraà 
dipingere  >  non  pafsò  molto ,  che  diede  faggio  d  haucre  a  riujcire  eccellente.  Andando  poi 
à  Mantoa,doue  allora  lauoraua  Giulio  I{omano  ilpalaT^o  delT.  al  Duca  FederigOt 
hebbe  tanto  me:^o,cbefù  meffo  in  compagnia  di  molti  altri  giouant,  che  fiauano  con  Giu- 
lio à  lauorare  in  quell'opera.  Doue  attendendo  lo  (patio  dijei  ami  con  molta  fatica  ,  e  di- 
ligenza à  glijìudij  dell  '  arte ,  imparò à  benifjim't  maneggiare  i  colon,  e  laujrare  diftuc- 
co  londe  fra  tutti  gli  altri  giouani .  ihe  nell  opra  detta  di  quelpalaT^  s  affaticarono  ,fù 
tenuto  Francefco  de  migliori ,  e  quelli,  che  meglio  dtfegnaffe ,  e  colorifìC  di  tutti  ;  come  fi 
puòvedere in  vncamerone grande,  nel quule fece  intorno  due  f>egiature di  fiucco  vna 
fopra  l'altra ,  con  ma  grande  abbondanza  di  figure ,  che  rapprejentano  la  militia  antica 
de'  Romani .  "Parimente  nel  mede  fimo  palazzo  conduffe  molte  cofe ,  che  vi  fi  veggiona 
di  pittura ,  con  t  difegni  di  Giulio  jopradctto .  Ver  le  quali  cofe  "penne  il  "Primaticcio  in 
tanta  gratta  di  quel  Duca ,  che  hauendo  il  l{é  Francefco  di  Francia  intefo  con  quanti  or» 
«amenti  huueffe  fatto  condurre  l  opera  di  quel  palaj^o ,  e  fcrittogli ,  che  per  ogni  moda 
gli  mandaffe  vn  giouane ,  il  quale  fapefle  Lauorare  di  pitture ,  e  difìucco  ;  gli  mandò  efìo 
francefco  Primaticcio,  l  anno  155 1.  Et  ancorché  fuffe  andato  tanno  innanzi  al  f erui- 
gio  del  medefimo  l{è  il  R^ofio  pittore  Fiorentino  >  come  fi  è  detto  i  e  vi  haneffe  launrata 

mot' 


FHÀ^CESCO  PRIMATICCIO.        155 

molte  cofe ,  e  particolarmente  i  quadri  del  Bacco ,  e  Venere  ;  di  V fiche ,  e  Cupido,  nondi' 
meno  i  primi  §ìucchi,che  fi  facejiero  in  Francia,^  $  primi  lauori  afre/co  di  qualche  con- 
to >  hebbero ,  fi  dice ,  principio  dal  Vrimaticcio ,  che  lauot  ò  di  qucfla  marnerà  molte  ca- 
mere, [ale,  e  loggie  al  detto  ^jè .  ^l  quale  piacendo  lamaniera,  &  il  procedere  in  tut- 
te le  cole  di  quello  pittore,  lo  mandò  l'anno  1 5  40.  <z  t{pma  à  procacciare  d  hauere  alcuni 
marmi  antichi ,  nel  che  loferuì  con  tanta  diligen';(a  il  Vrimaticcio ,  che  è  fra  tejìe ,  torfi» 
e  figure  ne  comperò  in  poco  tempo  cento  venticinque  pe':^  .  Et  in  quel  medejìmo  tempo 
fece  formare  da  lacomo  Baro:^  da  Vignuola ,  zr  altri ,  il  cauallo  di  bron-;^ ,  che  è  iru 
Camp  doglio  :  vnagran  parte  delle  florte  della  colonna  ;  la  sìatua  del  Comodo ,  la  Vene- 
re ,il  Laocoonte  j  il  Teucre ,  il  Hilo ,  e  laftatua  di  Cleopatra,  che  fono  in  Beluedere  i  per 
gettarle  tutte  di  bronT^o .  In  tanto  ejjhndo  in  Francia  morto  1 1  Bjajjo ,  e  perciò  rimaja  im- 
perfetta vna  lunga  Galleria ,  fiata  cominciata  con  fuoi  dtfegni ,  &  in  gran  parte  ornata 
di  jìucchi ,  e  di  pitture,  fu  richiamato  da  B^oma  il  "Primaticcio .  "Perche  imbarcatoli  con 
i  detti  marmi,e  caut  di  figure  antiche,  fé  ne  tornò  in  Francia .  Doue  innam^  ad  ogni  altra 
cofa,  gettò  fecondo,  che  erano  in  detti  caui,  e  forme,  ma  gran  parte  di  quelle  figure  an- 
tiche ,  le  quali  vennono  tanto  bene,  che  paiano  le  ^efje  antiche ,  come  fi  può  vedere  li 
doue  furono  pofie  nel  giardino  della  Bigina  à  Fontanableo  ,  con  grandijfima  fodisfatione 
diquel  Bji ,  che  fece  in  detto  luogo  qua/i  vna  nuoua  I{oma .  7>i^  non  tacerò ,  che  hebbe 
il  Primaticcio  m  fare  le  dette  fiatue  maeflri  tanto  eccellenti  nelle  cofe  del  getto  che  qtteW 
opere  vennero  non  pure  fott oli ,  ma  con  vna  pelle  così  gentile ,  che  non  bifognò  quafi  ri- 
nettarle  ,  Ciò  fatto  ,fù  commeffo  al  Primaticcio,  che  defkfine  alla  Galleria  che  il  B^ojfa 
haueua  lajciata  imperfetta  ;  onde  mefjoui  mano,  la  diede  m  poco  tempo  finita  contanti 
fiuccbi ,  e  pitture ,  quanto  in  altro  luogo  fiano  (late  fatte  già  mai.  Perche  trouandofi  il 
J{è  benferuito  nello  jpatio  di  otto  anni ,  che  haueua  per  luilauorato  coftui,  lo  fece  mette- 
re nel  numero  defuoi  camerieri,  epoco  apprefjo  ,  che  fu  l'anno  1544.  lo  fece ,  parendogli» 
che  Framefco  il  meritafìe ,  abbate  di  S. Martino. 

ina  contuttociò  non  ha  mai  reflato  Fiancejco  di  fare  lauorare  molte  cofe  difiucco,  e  di 
pitture  in  feruigio  deljuo  Bj,e  deglialtri,  cbedoppo  Francefco  Primo  hanno  gouexna- 
to  quel  Pregno. 

E  fra  gli  altri ,  the  in  ciò  l'hanno  aiutato  ;  /'  ha  feruito ,  oltre  molti  defuoi  Bologne  fi, 
Ciouambattifìa  figliuolo  di  Bartolomeo  Bagnacauallo ,  il  quale  non  è  flato  manco  valente 
del  padre  tn  molti  lauori,  e  iìorie ,  che  ha  meflo  in  opera  del  Primaticcio. 

Parimente  ihàjeruito  afiai  tempo  vn  Ruggieri  da  Bologna ,  che  ancora  (là  con  efio 
lui .  Stmilmeme  Projpero  Fontana  ,  pittore  Bolognefe  ,  fu  chiamato  in  Francia  ,  non  ha 
molto  j  dal  Primaticcio ,  che  dijegnaua  fernirfene  ;  ma  efiendout ,  fubito  ,  che  fu  giunto 
amalato  con  pencolo  della  vita  ,  fé  ne  tornò  à  Bologna .  £  per  vero  dire  quefli  due ,  cioè 
il  Bagnacauallo ,  &  il  Fontana  fono  valent  huomim  ,  &■  io  che  dell  vao  ,  e  dell'  altro  mi 
fouo  a^iai  feruito, cioè  del  primo  à  ^oma,  e  del  fecondo  à  [{imini,&àFioren^t,  lopofio 
con  penta  affermare.  Màfia  tutti  coloro,che  hanno  aiutatol  abbate  Primaticcio  ninno 
gli  ha  fatto  più  honore  di  Nictlò  da  Modena,  di  cui  fi  è  altra  volta  raggionato.Vcr  cloche 
coflut ,  con  ì  eccellen':^  della  fua  virtù  ha  tutti  gli  altrijuperatojiauendo  condotto  difutt 
manotcon  i  difegm  dell' ^bbatefVna  faU,  detta  del  Ballo  t  con  tanto  gran  numero  di  fìgu- 

Y  re. 


1J4         P  A  UT  E     SECONDA 

re,  che  appena  pare  ,  che  ft  pollino  numtr ire ,  e  tutte  grandi  quinto  il  vino ,  e  colorite^ 
d'vnj  marniera,  cbioìa ,  che  paiano  con  l  v.none  de' colori  àfrejco ,  Uuorate  à  olio. 

Doppo  que [t'opera  ha  dipnito  aelU  gran  Galleria  ,  pur  con  i  difegm  dell  J.hbite ,  fef- 
fanta  liane  della  vita^  fatti  d  f^lifi; ,  ina  di  colorito  molto  più  [curo ,  che  non  fon  quelle 
della  [ala  del  Ballo. 

E  CIÒ  è  auuenuto,  però ,  che  non  ha  v/uto  altro  colore,  che  le  terre  in  quel  modofchiet- 
te  ,  eh  elle  fono  prodotte  dalla  natiua  ,fen'^a  mefcoUrut  fi  può  dire  bianco  ;  ma  cacciate 
tic  fondi  tanto  terribilmente  di /curo ,  che  hanno  vnafor:^a ,  e  rilieuo  grandtjji/ao. 

Et  olire  ciò  l  ha  condotte  con  vna  sì  fatta  vmone  per  tutto  ,  che  paiono  quafi  tuttLj 
fatte  in  vn  medefimj  giorno. 

Onde  merita  lode  flraordinaria,  e  rnajfirnamente  hauendole  condotte  àfrefco  ,fen^ 
bauerle  rnairitocc'ìeàfecco ,  comehoggt  molti  cosìumano  di  fare. 

La  Doltafiratlnuntediquesla  CaUeria  è  tutta  lauorata  di  fluccbi,  e  di  pitture ,  fatte 
con  molta  diligin:^  da  i  fopr adetti ,  &  altri  pittori  giouani ,  ma  però  con  i  difegm  dell' 
jibbate  :  /?  come  è  anso  la  (ala  vecchia  ,  &  vna  bafia  Galleria ,  che  ù  fopr  a  lo  [lagno  ,  U 
quale  è  bellUjima  ,  e  meglio ,  e  di  più  bell'opere  ornata,che  tutto  il  rimanente  di  quel  luo- 
go,  del  quale  troppo  lunga  cofa  farebbe  voler  pienamente  ragionare .  A  eledone  l}à  fatto 
ti  medefirno  Abbate  Tri 'naticelo  infiniti  ornamenti  al  Cardinale  di  Lorena  invnfud 
grandijftmo  pj/j^^o  chiamato  la  Grotta  ;  ma  tatto  firaordinario  di  granie^ja  >  che  àfo- 
miglia  ':^a  degli  antichi ,  così  fatti  ed^lcij  potrebbe  chiamar  fi  le  Terme ,  per  la  infi'ùtàt  t 
granier^a  delle  bggie  ,fcale  ,  e  camere  publiche  ,  e  priuate  ,  che  vi  fono  .  E  per  tacere 
l'altre  particolarità,  è  belhjjima  vna  ilanT^a  chiaraita  il  padiglione,  per  effère  tutta  ador- 
na con  partimenti  di  cornici ,  che  hanno  la  veduta  di  fatto  in  su ,  piena  di  moltiffimefìgu- 
re ,  che  fcortanoncl  raedefimomodo  ,e  fono  belliljìne .  Di  fatto  épot  vna  fianca  grande 
con  alcune  fontane  lauorate  difiucchi ,  e  piene  di  figure  tutte  tonde ,  e  di  fpartimenti  di 
conchiglie ,  &  altre  cofe  maritime  >  e  naturali ,  che  fono  cofa  marauigliofa ,  e  bella  oltre 
modo .  E  la  volta  èfìmilmeate  tutta  lauorata  di  fluccbi  ottimamente ,  per  man  di  Da- 
raiano  del  Barbieri ,  pittore  Fiorentino  ,  che  è  non  pure  eccellente  in  qucfia  forte  di  rilieui, 
ma  ancora  nel  difegno  ;  onde  in  alcune  cofe ,  che  bà  colorite ,  ha  dato  faggio  di  rarifjimo 
ingegno  .  Nel  mede  fimo  luogo  ha  lauorato  ancora  molte  figure  di  fiacco  pur  tonde  vno 
Scultore  fi  milmente  de  nofìri  paefttCbumataVontiOiche  fi  è  portato  bemjfimo.Mà  perche 
infinite ,  e  vane  fono  l  opere ,  che  ia  quelli  luoghi  fono  fiate  fatte  inferuigio  di  que'  Signo- 
ri ,  -PÒ  toccandofolimcnte  le  cofe  principali  dell' Abbat:,per  mofirare  quanto  è  raro  nel- 
la Vittura  j  nel  Difegno ,  e  nelle  cofe  d' Architettura  .  E  nel  vero  non  mi  parrebbe  fatica, 
allargarmi  intorno  alle  cofe  particolari ,  fé  io  n  haueffi  vera ,  e  diflint  a  netitia  ,  come  ho 
delle  cofe  di  qua.  Ma  quanto  il  difeso,  il  Vnmaticcio  è  sìato ,  ed  è  eccellentiff.rno  ,  co- 
me  fi  può  vedere  in  vna  carta  difiia  mano  dipinta  delle  cofe  del  Ciele ,  la  quale  t  nel  no- 
flro  libro ,  e  fu  da  luifìefio  mandata  àme^  che  la  teng«pcr  amor  fuo ,  e  perche  e  di  tutta 
perfettioìie  ,  carifjìma .  Morto  il  Bjè  Francefco ,  re  fio  l'abbate  nel  medefnr.j  ì^ogo  ,  e_» 
grado  apprejio  ai  i^c  Henrico ,  e  loferuì ,  mentre  che  ì>iffe .  E  dopo  fu  dd  I{è  Francefc» 
Secondo  fatto  comritifiario  generale  fopra  le  fabbriche  di  tutto  il  i{egno  ;  nel  quale  vffìciot 
che  è  bonoratiffimo  )  e  di  molta  riputatiom ,  fi  e/ercitò  già  ti  padre  dei  Cardinale  delU 


FRANCESCO  PTilMATlCClO^        155 

Sordagìera ,  e  THonfìgnor  di  yilUroy. 

Tilorto  Francefco  II.  continuando  nel  medefìmo  v^cio,  ferue  il  preferite  \è}di  ordine 
del  quale,  e  della  I{egina  madre  ha  dato  principio  il  Trimaticcio  allafepottura  del  detto 
l{è  Henrico  ;  facendo  nel  me^o  d  vna  cappella  à  fei  facce  lafepoltura  di  efio  I{è,^  in  4. 
facce  lafepoltura  di  ^.figliuoli  :  In  vna  dell  '  altre  due  facce  della  cappella  è  l'altare,  e 
nell'  altra  la  porta  ,  E  perche  vanno  in  quefle  opere  moltiffime  flatue  di  marmo ,  e  bron- 
:^i ,  e  Horie  affai  di  bafìo  rilieuo,  ella  riufcirà  opera  degna  di  tanti,  e  sì  gran  l{è,  e  dell'ec- 
celi.  &■  ingegno  di  si  raro  artefice ,  come  è  qucflo  jibbate  di  S.  Martino  ,  il  quale  è  flato 
ne'fuoì  migliori  anni  in  tutte  le  cofe  ,  che  appartengono  alle  noflre  arti  ecceltentiffimo,  25» 
"pniuerfale  ,poichefi  è  adoperato  injeruigio  de  fuoi  Signori  non  folo  nelle  fabbriche,  pit' 
ture,  e  ftucchi  ;  ma  ancora  in  molti  apparati  di  fefìe ,  e  rnafcherate ,  con  belliffime ,  e  ex- 
priccioje  inuentioni .  E  flato  liberaliffimo ,  e  molto  amoreuole  verfo  gli  amici ,  e  paren- 
ti >  e  parimente  ferfo  gli  artefici ,  che  l' hanno  feruito .  In  Bologna  ha  fatto  molti  bene- 
ficij  à  i  parenti fuci ,  e  comperato  loro  cafamenti  honorati ,  e  quelli  fatti  commodi,  e  mol' 
to  ornati ,  fi  come  è  quella  doue  habita  hoggi  M.  Antonio  ^nfelmi ,  che  ha  per  dorma 
vna  delle  nipoti  di  ejfo  Abbate  Vrimaticcio ,  il  quale  ha  anco  maritata  "pn  altra  fua  ni- 
pote forella  di quefla  con  buona  dota  ,  &  honoratamente .  E  vìuuto  fempre  il  "Primatic- 
cio non  da  pittore ,  &  artefice ,  ma  da  Signore  ,  e  come  ho  detto,  è  flato  molto  amoreuole 
à  i  noflri  artefici .  Quando  mandò  à  chiamare,  come  s'è  detto  Vrofpero  Fontana,gli  man • 
dò, perche  potefìe  condurft  in  Fr  ancia,  vna  buona  fomma  di  danari  ;  la  quale ,  ejfendoft 
infermato ,  non  potè  Trofpero  confue  opere t  e  lauorif contare,  ne  rendere  ;  perche paffan- 
do  io  l'anno  1 5  5  j.  per  Eolo'ina  ^li  raccomandai,  per  queflo  conto,  Trofpero;  efii  tanta  la 
corte fia  del  Trimaticcio,  che  aitanti  10  part'.jfi  di  Bologna  ,  v.ddt  vno  fcritto  dell  'abba- 
te ,  nel  quale  donaua  liberamente  à  Prospero  tutta  quella  fomma  di  danari ,  che  per  ciò 
haueffe  in  mano  ;  per  le  quali  cofe  è  tanta  la  beneuo!en^a,ch'  egli  fi  ha  acqmflata  appreffo 
gli  artefici  ,  che  lo  chiamano  ,  &  honorano  come  Taire  &c. 

E  queflo  è  il  fine  dell'  opere  dell' Abbate  Trimaticcio,  alle  qaali  aggionfe  i]  Sig, 
Filibien  q'.icll?,  che  fi  vedono  efeguice  da  Nicolò  :  dans  le  Chafleau  dt  Beauregard, 
poche  de  Blois ,  qui  appartient  à  Monfteur  le  Treftdent  Ardier.  L  es  plus  confi derables 
font  dans  la  Chapelle  qu  il  a  peinte  à  fraifque  fur  Ics  deffeins  du  Trimatice .  Il  ya  au 
defjus  de  l'Aurei  vne  defcente  de  Croix .  Ce  Tableau  efl  compose  defeptfigures  grandes 
camme  le  naturel .  La  principale  efl  celle  du  Corps  mort  de  Noflre  Seigneur  Itfus  Chrifi 
etendu  cantre  terre,  &foutenu  par  lofcph  d  Arimathie.  La  Magdelame  eHauxpieds 
de  fon  Maiflre,  quelle  baife  &  arrofe  de  fes  larmes .  La  F  terge  &  le's  deu.v  Maries  font 
tout  procbe  &  au-  de-là  de  toutts  ces  figures ,  on  voit  celle  d«  S.  lean ,  qui  occupe  vne 
place  confiderable:  ce  que  le  Teintre  voulut  fatte ,  à  caufe  queceluy  à  qui  sppartenoit 
alors cettemaifon,fenoìnmoit leanduThier.  Il  cfloic  Secret. d'Eltatfons  Henry  IT. 
Le  haut  de  la  Croix  ,  qui  efl  dans  ce  Tableau ,  fé  termine  dans  la  voutt  de  la  Chapelle, 
qm  eflant  encroix  d'Ogive ,  a  dans  chacune  des  quatreparties  du  pendentif,  ou  efpaces 
qui  font  entre  les  arefliers ,  fix  figures  d'Anges ,  qui  portent  les  inflrumens  de  la  Tafjìon 
de  Nolìre  Seigneur  .  Au  tour  de  la  Chapelle  font  peints  les  Mifleres  de  la  l{efi'.rre£iion. 
Dans  le  premier  Tableau  efl  rcprefente  tloflre  Seigneur ,  qui  fori  glorìeux  du  Tombeau 

Va  oà 


I5(r  T  A  TtT  E     SECONDA 

oh  les  luifs  legaydoient .  Dans  lefeeond ,  on  voit  comme  l  '  ^nge  eft  affìs  i  tentree  dit 
Sepulcre  ,&"  parie  aux  femmts  qui  alloicnt  pour  embaumer  leCorps  du  Fils  de  Dcìu, 
Dande  troifieme ,  comme  Nojìre  Seigneur  apparut  à  la  Magdilaine  en  forme  de  Tardi' 
nter,  Dans  le  quatrieme  ,commeil  i'  entretient  avcc  lesdeux  Tellerim  qm  ronteru 
Emaus.  Et  dans  le  cinquieme,  comme  il  fait  toucbcrjon  cofle  à  S.  Thomas. 

Del  mentouato  poi  qui  più  volte  Nicolò  ,  che  fiiperficialmeiite  folo  van  toc- 
cando li  detti  Signori  Fiiibien ,  e  Vafari ,  s"  ingegnò  al  meglio,  che  in  tanta  fcar- 
{ezza  di  notizie  gli  venifle  permeflb,  metterne  aflìeme  vna  tffcttiua  vita  il  Vi- 
driani  ne'fuoi  Pittori  Modanefi,  regiftrando  anch' egli ,  non  folo  quanto  delle 
di  lui  opere  s'è  qui  detto,  ma  anteponendo  ad  eSo  ancora  ciò  che  quìfotco 
ficgiiej  : 

Di  Nicolò  figliuolo  di  Giouanm 
Abbate  Pittore, 

Fy^  quello  Vittore  Coetaneo  del  Begarelli,  cft  come  il  detto Begarellt  fa  vn  miracolo 
nella  Scoltura ,  così  ìi ic olà  abbate  fu  celeberrimo  nella  Vittura,  &"  vn  miracolo 
ancor  egli  in  quell'arte.  La  benignità  delle  Stelle ,  eie proportionatamiftione degli 
humori  li  diede  vn'  ingegno  tale ,  che  puoti  con  l  eccellen?^a  dell' arte  imit.ire  perfettif- 
ftmamente  legrande:i^e  della  natura.  Ha  moflraio  egli  col  (uo  ingegno  eleuato ,  e  gran' 
de  ,  e  quel  che  fd  più  [fupire  indefeffo ,  che  coja  fia  la  perfettione  dell  '  arte  del  difegné 
(  mi  valere  dt  Ile  parole  del  Safari  )  nel  lineare,  dintoriMre ,  ombrare ,  e  lumeggiare  per 
darrilieuo  allecofe  dellapittura  ,  e  con  rettogiudicio  operare  in  quella,  come  fi  vededx 
tante  fue  pitture,  le  quali  {ano  di  merauiglia ,  efempre  faranno  à  gì  '  Intendenti.  Lauorb 
qui  in  Mùdona  con  Mberto  Fontana, ,  ancor  elio  allieno  della  predetta  .Accademia ,  e 
poco  meno  eguale  à  lui  nel  dipingere.  Diremo  prima  in  parte  quello ,  che  colorì  nella^ 
"Patria  ,  e  pofcia  quello  ,  che  operò  altroue. 

Il  Sigdor  Fr.tncefco  Scandii  trattando  de'Titton  Lombardi ,  così  fcriue  del  noUro  Ni- 
V»  colò:  Hebbe  occafione  di  dipingere  in  fua  gjiouine-^iifarie ,  &  eccellenti  operationip 
ji  maffime  nella  Città  di  Modonajua  "Patria ,  [opra  il  muro  delle  Beccherie  il  bellijjimo  fre- 
»>  gtoconhi^orie  alnaturale  capricciofe,e  bi^^redoue  interuengono  vari  putti,  il  tutto  ef- 
j»  preffo  con  tanta  pratica ,  compitela ,  e  fondamento  dell'arte  ,  che  paiono  pitture  di  B^d' 
facile  i  &  in  altre  facciate  publiche  della.  Città ,  com'  à  S.Chiam  nella  cafa  de  Signori  In- 
goni  dentro  ,  e  fuori ,  ma  quelle  di  dentro  nel  rifar  fi  la  detta  cafa ,  fi  fono  perdute .  Già 
in  S.Domenico  vi  era  vn  pontile ,  che  diuidea  la  Chiefa  ,c[opra  di  cui  i  Frati  vi  cantaua» 
no  le  dmine  lodi ,  nelle  mura  del  quale  vi  erano  effigiate  due  Hiflorie  de'  miracoli  di  S. 
Ceminiano  Trotettor  noflro ,  ch'anch  effe  fi  fono  guajìe  nel  leuar  via  detto  pontile  perag' 
grandir  la  Chiefa.  Dipinfe  con  Alberto  Fontana  la  fianT^a  prima  dell' Illuflriffma  Comuni- 
tà l'anno  i  >  46.  e  vicolo,  ì  il  Triumuirato  di  Augujlo, Lepido,  e  Warc  Antonio  fcgnito  su 
quel  di  Modona,  e  poi  la  prouifione  de'viueri,che  fa  Decio  Bruto,facendn  anco  ammaT^- 
re  quanti  annimali  puoti  hatterete  fatarli,  per  Tffisìereall'alfedio  di  dato  Marc' ydntonwt 

cb& 


"NICOLO'  DELV  A'B'BATE]  t^f 

ìhepòco  doppo  eglipofe  à  Modona  .  Figurò  [opra  ti  Camino  di  detta  ftanT^a  vn  beWHev- 
cole,  che  fquarciala  bocca  ad  vn  Leone  figurato  per  il  Trincipe  nofìro  col  preferite  Di- 
(iico  : 

Vindex,  fi  ciuis  ciuem  rapido  ore  laceffis, 
Diuulfo  Alcidis  ore  Leonis  erit. 
"Ptf  altro  [oggetto  erudito  volea,  che  fé  li  poneffe  quejlo  motto:  Sic  femper»  nil  repenti- 
ne, (bicolori  ancora  la  ^^uerra  tra  Modonefi , e  Bologneft,  e  tutta  quefl  opera  cojìò  lire 
tré  milla ,  fen^^a  la  cnllatione  di  cofe  dolci. 

SiconferuaujViiuTduila  alla  dcfira  dell'  oiltare  maggiore  deVadri  Benedittini  di 
Taodona  (g'à  era  nelme-;^o  della  Chtefa  al  detto  altare  )  dipinta  da  luiejjendo  in  età 
d'anni  ^ì.  e  la  forrì  l'anno  l'y^j.efì  collocata  nel  digito  luogo  la  vigilia  diS.Vietro  ,e 
"Paolo  j  &  il  giorno  della  fcfìa  ammirata  da  tutta  la  Città  :  In  efia  fi  prefenta  ifoggiunge  '» 
lo  Scanelli ,  la  Decollatione  di  S,Vietro ,  e  S.Vaolo  >  &  il [old.no ,  che  gii  taglia  la  tefìa  è  » 
molto  ben  futto  ,  e  condotto  pofcia  compari  fie  vn<i  gloria  d  angeli  nt  Ila  parte  di  [opra,  »> 
inuentione  copiofa  ,  capriccin[a  •  e  bella ,  &  efprefìa  con  gran  ri[olutione ,  e  buona  fuffi-  >* 
citnT^a  :  e  gufando , come  Ipero  i  il  f^irtuofol  opere  di  quello  eccellente  Tylaeftro  ,dipor-  >» 
tandofialbellijfimo  Palagio  di  Saffuolo  ,  fià  l'altre  degne  operationi ,  vedrà  neW  vltimt  >» 
flan:^  dell'appartamento  dellaparte  de^ra  alcuni  fregi  formati  con  belliffime ,  ebi^i^a-  >* 
reinuentioni .  Quitti  ft  fcuoprono  certi  [oldati ,  eJ*  altri  Caudieri ,  e  foggetti  fpintofì  » 
di  rara  bclle^j^ ,  eh'  al  ficuro  meritano  i  offeritatione  d' ogni  buon  ^trtnofo  per  ve-  » 
derli . 

Quello ,  c'hà  colorito  nel  Talagto  di  Scandiano  di  fuori ,  cioè  le  fauole  del  furiofo ,  e 
di  dentrOie [pecialmente  l'Eneide  di  Virgilio  dipinta  marauigliofifsimarnete  in  vn  came- 
rino fon')  Opere  tanto  piene  di  (ìuporCt  e  d'  ammiratione,che  non  sì  può  aljatto  dire .  Ba(la 
che  tanti  Oltramontani ,  e^  aliri  Foreflicri  vanno  à  polla  à  vederle,  e  trott-ino  e(jcr  più  in 
fatti  di  quello,  che  ne  [parge  la  fama,  verifìcandoft  in  ciò  quel  detto, non  minuit,  fed 
au»ec  prsftiitiafjmjm.  Tarmente inModonahabbiamoneila  Chicja de'  Vadri Ser- 
Ulti  [opra  il  vello  di  U'jlltar  Zlaggiore  i  quattro  Eiiangclijìi,  cir  i  quattro  Dottori  di  San  ■ 
ta  Chiefa ,  con  il  Signore  nel  mc^o ,  che[alifie  alla  gloria ,  dipinti  di  quella  fua  jolitiì.j 
maniera  ammirabile  ,  e  che  fcucnte  vengono  copiati  da  gente  [ìraniera  perita  dell'arte. 
Se  poi  io  vole[fi  dir  tutti  ifegi ,  e'  ha  fitto  nelle  Sale,  &  m  molte  Camere  di  Modona  pie- 
ni  d'Hiflorie  Sacre ,  e  "Profane  [arci  troppo  lungo ,  come  altresì  quello ,  e'  ha  figurato  in 
molte  CÌne[e  difilla  ,  come  in  ca'^^tìara,  &  altre  ,  e  particolarmente  sa  il  Boi  gnsfe  ,e 
quello ,  chefàjìupire  per  pochifjlmo  (itpendio .  Dirò  quello  [ola  ,  che  dipingendo  m  certa 
Chiefa  di  y  dia  fy.l  territorio  di  Bologna  ,  hebbeper  pre^:^o  di  ciaf  cuna  figura  tanti  po- 
chi quattrini ,  che  farebbe  ridicolofa  cofa  lo  [criuerlo .  Quando  ecco  renne  cafualmente 
à  paffar  per  di  là  l'^bbateVrim^ticcio  Vittore  di  quell Eccellenza  ,  che  ft  sà,e  vedute 
le  dotte  figure  ,chefac€ui ,  e  confìderatele ,  ^  ammiratele ,  cfiupito  delpoco ,  che  l.  d.-i- 
vano  ;  lo  per[ua[e  girne  [eco  à  Bologna,  come  [egiiì ,  doue[egti  aper[e  hrgo  campo  di  mo- 
flrare  il  fuo  valore  nell  effigiare  e  colorire  in  tanti  luoghi  qne  limagini ,  che  [in  bora  lo 
rendono  gloriofo ,  eferuono  d'efemplare  àftudiofi  della  pitture:. 

uà  afcoltiamo  quanto  né  ha  [cr'itio  il  citato  Scanelli  :  Si-pcde  pure ,  dic'egli ,  neU,L>  „ 

;  Cit- 


<^ 


158         P  A  ^  T  E     SECONDA 

ìì  Città  di  Bologna,  nel  me^^jro  alla  fl/adit  del  Corfo  all'incontro  del  Valagio  del  Marchefe 
»  Ltgnani  certe  Tauoleàfrefco  in  figure  ai  naturate  ridotte  con  gran  pratica ,  e  fondamen- 
ti to  dell  arte ,  e  di  tal  forte  fotta  il  portico  de'Vadri  de  Strili  di  jirada  Maggiore  fi  ricono»- 
j>  fce  l'Arma  con  duegrandi,e  bellijfimi  Angeli  del  Tontefice  Gregorio  XIII,  pittura  ftmil' 
jj  mente à  frej co  ,fìcome  l  hijìoria,  chefià  (otto  ilportico  de  Leonivicinoà  S.  Martino 
3,  Maggiore  de'Vadri  Carmelitani ,  che  rapprejenta  con  Hgure  naturali  la  Natiuità  dt  Chri" 
!,  fio  ,  dipinto  della  folita  bella  optraT^one  .  E  chi  brama  di  vantaggio  potrà  ofleruarle  en- 
JJ  tro  il  Valagio  già  mentouato  poflo  in  Gallerà ,  e  ha  leflrema  facciata  htfloriata  di  chiaro 
j)  fcuro  da  Girolamo  Treni  fi ,  che  vedrà  vari  fregi .  &  altri ,  che  dimofirano  pure  hifìoric, 
5)  efauolediuerfe,comenelTalagiode'Montecuccoliinflrada  di  S.O)nato,  Opere  dell' 
JJ  ijiejìo  Nicolò  Abbate , eh  e  fanno  chiaramente  conofcere  l'Artefice  per  Maeftro  molto  fuf- 
}>  fidente ,  e  nella  facilità  ,  pratica ,  e  buona  rifolu':^ione  veramente  impareggiabile .  Sin 
qui  il  citato  Scandii.  Lo  (lefio  fi  legge  neW  Appendice  del  libro  mfcritto  Minerualia  Bo- 
ti noti,  à  car.i  5  5 .  con  tali  parole ,  cuius  intcr  alia  opera  du£  m  publicis  fila  lucis  pi&ura 
JJ  Bononia  notantur ,  altera  eli  in  via  San&t  Mammx  in  muro  è  regione  Valatij  DD.  de  Li- 
ti  gnams  ;  &  e[i  hierogtypbicum  quoddam  valde  ingeniofum  plures  animalium ,  homtnum' 
,y  quefiguras  coneClens ,  &  exprimens,  <^c.  altera  cfl  ptieri  le/a  nati  ad  Vnefepc  cum  Ma- 
„  gorum  \egumadoratione  exiUcns  fub porticu  domusDD.  de  Leonibus  prope  SanSium 
,1   Tilartinum  maiorem  ,  &c. 

Giunto  all'età  di  quarant  anni  fa  chiamato  in  Francia  t  partendofì  à  25.  di  Maggio 
dell'anno  1552.  doue  poco  doppo  inuitò  con  lettere  i  fuoi  parenti  efortandoli ,  eh  an- 
daffero  pure  lietamente  j  che  farebbero  flati  molto  ben  vifii ,  e  meglio  trattati  in  riguar- 
do fuo ,  e  per  i guadagni  grandi ,  che  faceiia .  Che  pitture  formafk  colà  ,  e  doue  lo  caua- 
remo  in  compendio  dal  Safari  nella  terT^a  parte  del  fecondo  volume  à  car.  215.  c/;ej 
fcriue  in  tal  modo.  Verche  Nicolò  &c.  con  quello  che  fiegii" ,  erte  già  dcttolòpra. 

Qjielli  che  à  giorni  noilri  hanno  vedute  le  dette  pitture  ,  rifcrifcono  efier  tanto  (limate, 
che  fono  coperte  con  cortinaggi]  di  riccbijfimi  drappi  di/eta ,  &  oro,  e  moftrarfi  per  tanti 
miracoli.  A  Medone&c. 

Altro  non  dice  iljopranominato  Safari  ,ne  io  ha  potuto  per  anche  trouare  >  cotne ,  e 
quando  morifìe ,  e  quali  altre  fue  opcrationi  habbta  fatto ,  che  fev^  dubbio  faranno  mol- 
te ,  le  qualiper  mancanii^a  di  Scrittore  refìano  à  noi  fin'  horafcpolte  nell'oblìo. 

Fu  detcoegli  dell  Abbate,  non  perche  folle  di  quello  cognome,  e  di  tal  fami- 
glia, ma  perche;  Francifci  Vrimaticij  Abbatti  difctpulus  (  fi  dice  nelle  dette  Miner- 
ualia  BononiiS ,  e  (i  tace  dal  Vidriani  )  Nicolaus  Abbatis  propterea  di&us ,  qui  in  Gal- 
liacumpraceptorediu  manfit&c.  come  fi  dille  anche  Lorenzo  di  Credi,  Pierino 
del  Vaga ,  Peppe  del  Saluiati ,  Marco  Antonio  del  Francia  ;  e  a  noftri  giorni  fri 
noi ,  Menichino  del  Brizio ,  Bactillin  del  Geifi ,  non  per  altro ,  che  per  effer  fla- 
ti allieui  coloro  di  que'  Maedri,  da' quali  poiprefero  il  fopracognome .  Chc^ 
poi  fofle  Bologncfcò  Modaiiefe.quì  potrebbefi  contendere  non  mencdi  quello 
che  contrarino  Caltel  Franco,  e  Vcdelago  per  la  nafcita  di  Giorgione ,  per  Puc- 
cio Capanna  Fireazc,  edAfcefì  ;  in  quella  guifa,  che  ne  gì' antichi  tempi  nel- 


la Grecia: 


Ta- 


F^AJJCESCO  PTtlMATICCIO,       159 

Tatriam  Nomerò  feptem  contenditis  Vrbes  : 

Cum£ ,  Smyrna ,  Chios ,  Colophon ,  B^odos  ,  jirgos ,  Mberue  ; 
mentre  il  Sig.  Mancini  nella  fua  nota  de'  Pittori  del  terzo  fecole ,  e  perfetto  ,  il 
Montalbani  nelle  dette  Minerudia  Bonont£,zà  Agoftin  Carracci  nel  titolo  del  So. 
netto ,  che  compofe  in  fua  lode,  lo  fan  Bolognefe ,  e  lo  ftclTo  il  difle  il  Baldi  nel- 
le fue  note, che  di  più  v'agsJÌonfe,efler  ftaco  prima  calzolaio .  L*  iflcffo  Vidriani» 
nella  vita  di  Propettia  Rodi,  non  fapendo  come  ben'afficurarfiluH'vnico  detto 
del  Vafari,  che  Nicolò  da  Modanaildide  ,e  il  fèdirealloScaneIli,eaFilibien, 
croua  quello  mezzo  termine  :  eh  egli  fia  di  Vadre,  e  di  nafcit*  THodoneJe,  ma  Bolo- 
gnefe poi  per  Citttadinaiì'^a  :  Certo.che  quando  anche  non  vi  aueffe  auuto  l'edere, 
vi  aurebbe  confeguito  con  la  virtù  imparataui  il  ben'efl'ere;ed  ha  tanto  più,fenza 
alcun  paragone ,  oprato  in  Bologna ,  che  in  Modana ,  e  in  conleguenza  tanto 
fri  noi  abitato  nella  fua  cafa(  eh' anch'oggi  fi  vede  nel  Borghetto  di  S.Fran- 
ccfco,  ed  entro  la  quale  morì  fua  Madre)  che  più  che  per  priuilegio>  percon- 
trattoui  longhiffimo  domicilio,ne  porrebbe  eller  diuenuto  Cittadino  ;  come  ne 
fan  fede  le  infinite  opre,  che  in  tante  cafe,  e  palagi  fi  vedono,  che  come  fareb- 
be difficile  numerare,  così  impoffibile  riufcirebbe  la  loro  eccellenza  defcriuere; 
cfTendofi  coftui  dato  a  conofcere  per  vno  de'maggiori  Maeftri,  ch'abbia  mai  ve- 
duto alcun  fecole.  Ecco  ciò  che  ne  fcrilTe  nel  mentouato  Sonetto l'ifteflo  Ago- 
{Imo  Carracci  : 

Sonetto  in  lode  di  Nicolò  Bolognefe , 

Cui  far  fi  vn  boti  pittar  cerca ,  e  defia 
Il  difegno  di  l{om<z  habbia  alla  mano  > 

La  malfa ,  coli  ombrar  yeiie^i^tano , 

E  il  degno  colorir  di  Lombardia . 
Di  7^1ÌLÌ}el\An;iiol  la  terribil  via. 

Il  vero  naturai  di  Ti:!^ano , 

Del  Careggio  lo  ftil  puro,  e  fourano, 

E  di  -fin  [{afel  la  giufta  fimetria . 
Del  Tibaldi  il  decoro ,  e  il  fondamento , 

Del  dotto  Trimaticcio  l' inuentare , 

E  vn  pò  di  gratia  del  Varrnigianino . 
Tiia  fen:^a  tanti  (ìndi ,  e  tanto  fleiito , 

Si  ponga  falò  t'apre  ad  imitare, 

che  qui  lafcioii  il  noftro  Nicoltno. 

tAgoftino  Carracci. 

Fra- l'egregia  raccolta  de' miei  difegni,  quello  delia  Femminina  detta  della_. 
Chiaue,dipinta  a  frefco  incontro  i  Signori  March. Lignanijnel  fopramcncouato 
geroglifico  riferito  dal  Bumaldi,  fupera  ogn'alcro  eh'  iopoflegga  ;  e  dopo  i  tan- 
ti 


t6o         P  A  Ti.  T  E     SECONDA 

ti  fquifici ,  e  più  copiofi  d'ogni  Maeftro ,  bifogna  tornare  a  rimirar  quello ,  e  Co- 
pra  oga'aicro  dargli  il  yanco,  elfendo  tutto  rpirico.tutto  grazia,  tutto  fondamen- 
to ,  tutto  decoro  ,•  onde  quallora  mi  faiiorifce  il  Sig.  Colonna  per  altri  affari  tro- 
uarfi in Cafa mia»  nonsadamedipartiriì,  fé  a  luinon  tornoamoftrarlo.ane- 
rendo  in  quefto  foto  tiouarfi  vnito  >  e  compendiato  il  gufto  di  tutte  le  Scuoio. 
Perche  veramente  è  cofa  di  ftuporeil  vedere,  quanto  bene  maiftringcndofi 
fotto  ne'  piedi  infieme  vniti ,  &  allargandofi  fopra  nelle  fpalle ,  venga  a  formare 
la  piramide  rcuefcia ,  cioè  colla  punta  in  terra  »  e  il  piano  in  alto  :  quanto  gra- 
zJofamente  poi  volgendo  la  tefta  in  profilo  da  vna  parte,  e  dall'altra  all'oppofi- 
to  attrauerfandofi ,  ed  vncndofi  le  braccia ,  e  le  mani  a  foften  er  la  chiaue.al  con- 
trario di  effe  rifaltando  il  fianco,  e  tornando  di  rincontro  a  fcherzar  le  gambe, 
graziofamente  in  tal  guifa  diuincolandofi,  ondeggi  :  quanto  finalmente  due  vol- 
te più  grolla  la  gamba  dello  ftinco.ediqueftotrè  volte  più  lacofcia»  venga  con 
fina  intelligenza  a  sì  ben  praticare  ,  ed  efeguire  il  gran  precetto  diMichelan* 
gelo  alfuo  diletto  difcepolo  Marco  da  Siena,  chela  figura  fia  fcmpre  piramida- 
le, ferpenteggiata  ,  e  moltiplicata  per  vncduoi,  e  tré.  Mi  per  tornare  all'ec- 
cellenza deTuoidifegni,  anzi  su  quella  infiitere,  ègrancofa  cièche  accade  al 
Reu.  Guerra  Padre  dell'Oratorio,  che  fra  le  migliaia  ,  che  in  mano  gli  fono  ca- 
pitati ,  aflerifce ,  mai  il  più  tremendo  auer  polleduto,  d'vna  l'iona  di  fua  mano, 
rapprefentante  Giof.ffo, quando  ne' facchi  de' fratelli  trono  gli  argenti,  chc^ 
s'anduua  a  vedere  come  vn  miracolo,  e  che  comprato  da  vn' altro  Dilettante 
Parigino,  pafsò  in  Francia,  ouc  anch' oggi  troueraffi  forfè,  e  potrà  adoluermi 
dalla  condanna  di  troppo  ardirò ,  &  appaflìonaco  fcrittore. 

Apprefe  egli  quello  fondato  modo,  corretto,  e  graziofo  f  re  dal  fuo  Mae- 
firo,  che  dopo  la  penna  del  Parmigiano,  occupa  il  primo  luogo  in  grazia,  e-» 
leggiadria ,  come  poi  di  gran  longa  l'oItrepalTa  in  erudizione ,  e  fondamento  di 
difegiio,  come  a'troue  dirti;  e  venendo  perciò  le  fue  dottiiiime  operazioni,  e 
peregrine  tutto  dì  date  alle  Itampe  a  beneficio  de' Itudiofi  della  Profcifione,  co- 
me fotto  la  vita  di  Marco  Antonio,  e  fra  l'altre  cofe  dc'nofhi  Maelìn  Bolo- 
gncfi  tagliate  fu  notato  :  che  perciò  meritamente  fu  di  lui  fatto  quel  conto  che 
doucafi  in  Francia ,  e  gareggiarono  fucceffiuamente  que  Rè  a  foUeuarc .  ed  in- 
grandire r  alquanto  lua  depreifa  fortuna ,  giongendo  egli  a  godere  in  quel  Re- 
gno grandezze,  ed  onori ,  e  a  farli  godere  aliai  maggiori  a  fuoi  nipoti,  che  a  fuc- 
ceflori  con  maggior  ampiezza  parimenti  li  tramanaarono.  Ecco  ciò  che  foprai 
quello  particolare  ci  abbia  lafciato  fcritco  Bartolomeo  Galeotti  n^l  fuo  tratta- 
to de  gli  Huomiai  Ululici: 


BàroQÌ;^ 


FHAJJCBsco  Primaticcio:     i^i 
Barronia  di  Marca  Ferreria , 

&:  di  S.  Giouanni  di  due  Gimelle  ,  acquiftace  da* 
Giouanni  Frimadizzo.   1 5  64* 


By^  AH  e  ESCO  di  Giouanni  già  di  ^affettilo  VrimadÌT;^ ,  è  Barone  di 
Marca  Ferreria  ,  &  di  San  Giouanni  di  due  Gimelle  ,  Caflclla  pofle^ 
in  Francia  ;  Marca  Ferreria  è  in  Bretagna,  200.  miglia  da  Varigt ,  con 
autorità  di  tre  pegliere ,  cioè  di  far  fangue ,  e  S.  Giouanni  di  due  Gimel- 
le ,  queRo  è  polio  nella  dioceft  di  Meos  lontano  trenta  miglia  da  "Parigi, 
Jl  primo  che  le  acqutflò  fì  Giouanni  Trimadi:^:^  fatto  del  i')6j.  CaualierediSan  Mi- 
chele dalla  Maeflà  di  Carlo  nono .  Ma  per  narrar  l' origine  è  dafapere  che  lanno  l  n  9« 
Francefco  Trimadf:^:^  pafsò  in  Francia  alla  corte  del  I{è  Francefco ,  &  per  effer  buon» 
pittore  dipinfe  à  Fontana  b'.eo ,  luogo  deliciofo  quanto  jìa  in  tutto  il  mondo ,  onde  per  le^ 
fue  virtù  venne  da  quella  Corona  fauorito,  &  accarezzato  con  dargli  l'^^bbatia  di  San 
Til.irtino;  mandò  per  Giouanni  fuo  nipote,  il  quale  del  i  5  45.  pigliò  in  matrimonio  Donna 
Maria  Musò  "Parigina  ,  &hebbe  indole  quefìe  C  afte  Ila ,  della  quale  alli  13.  di  ^gO' 
{lo  i'^6%.gli  nacque  Francefco  al  prefente  Barone  di  dette  f'aftella  . 

Che  vguale  fortuna  ^  rjfpcctiuanjence  però  alla  fua  canco  inferiore  nafcica,  io- 
contraflfe  il  fuo     '  K  NI- 


iSi         P  A  Z  T  £     SECONDA 

NICOLO*,  allora  che  ripaflato  a  Bologna  Francefco  del  i5<J3.nondeI  1552Ì 
come  fcriue  il  Vidriani,dimandò  del  Tuo  Nicolino,e  dettogli  crouar/ì  fuori  della 
Città  nel  Comune  di  S.  GjIìo  a  dipingere  a  venti  baiocchi  1]  giorno^fì  difpofe  le- 
uarlo  da  quelle  miferie,  e  condurlo  con  gran  fatica,  e  renitenze  della  Madre  (a 
cui  lafciò  cento  feudi  per  allora  pèrche  fé  ne  contentale  )  in  Francia ,  non  ha 
deirinuerifimileperraccidente,  che  racconta  il  Baldi  nelle  fiie  note,  vulgato 
fra  Pittori,  ed  è:  Che  volendo  pure  vn  giorno,  contro  idiuietiefpreifi  di  quel- 
le Macuà ,  che  fpefib  per  diporto  a  vederlo  trauagliare  R  diportauano ,  fcoprirfi 
il  capo,  &  in  quel  modo  operare;  vn  cortigiano  frettolofaniente,  ed  in  colera  fa- 
lito  il  ponte,  e  prefalaberetta,a  viuaforzagìi  laponeHccricalcaffe  più  volte 
in  tefta ,  andandofene  poi  tutti  con  gran  rifa,  quando  quella  tofto  leuatafi,  s'ac- 
corfe,  auergli  colui  pollo  attorno  vn  centiglio  d'oro,  pieno  tutto  di  diamanti, 
afcendenti  al  valore  di  duo'  miila  feudi. 

Scnu  e  anche  lo  ftefl'o  ciò,  che  più  volte  fi  è  intefo  dire  a  gli  antichi  Pittori, 
ed  è  ;  Che  I  aftuto  Rolfo,  per  fempre  via  più  renderfi  iìimabil j  in  quella  Corte,e 
maggiornfiente  accredicarlì  preffo  a  Sua  Macfii ,  fi  dolclTe  in  ogni  occorrenza, 
non  poter' egli  folo  tanto  intraprendere,  &asì  diuerfcfortidilauori  refìilere; 
che  creduto  da  lui  detto  con  fincerita  d' animo ,  e  per  vn  vero  bifogno ,  e  defì- 
(derato  aiuto,  induccfle  il  Rè  a  fcriuere  a  tal  fine  m  Italia  ;  e  che  perciò ,  quando 
meno  ferafpettaua,  vededegiongerc,  cgiuntarfi  il  Primaticcio,  laccato  del 
1559.  dal  feruigiodel  Screniflìmo  diMantouaaqueiìo  effetto.  Che  tanto  più 
maggiore  fu  la  mortificazione,  e  la  marauiglia,  quando  vidde,  e  fperimentò  ben 
prelto  rincredibil  vslore  di  Francefco  sì  negli  Stucchi,  e  ncll'  Architettura  ,  die 
nelDifegno,e  nella  Pittura,  nella  quai' anche  fife  conofcere  alTai  più  copiofo, 
corretto ,  e  decorofo  dell'  altro  :  pili  fpcditiiio  poi  nelle  fatture ,  più  affabile  di 
natura,  gentile  di  coftumi,  facile,  cdifiiuiolto  ali'vfodel  paelc  ;  onde  quanto 
più  s' auuantaggisua  neli'-afiezionc  di  tutti,  e  nella  ftima  del  Rè ,  tanto  maggior- 
mente cadeua  l'emulo.  Chediciòaccortofi  ,pcrtorfi  diprelTo  Francefco,  in- 
uogliafl'e  il  Rè  a  mandare  a  Roma  chi  colà  gli  comperafTe  rilienj,  eghcauaffe 
la  forma  delle  antiche  llatue'più  infigni,  e  gli  ne  proponefle  il  Primaticcio  per  lo 
più  pratico,  e  deflro in  fimil  faccenda.  Che  di  quello  sionoreuole  pretefio,e 
fpeziofo  efiiio  fatto  dare  ad  vn  tanto  Maeflro,nrcpita(rero,  e  ogni  mal  ne  dicef- 
feroque' Facitori,  che  fotto  quelli  duo' Capi  operando,  s'erano  tutti  volti  a 
Francefco, più  volentieri  fottoifuoi, che  fotto  idifegni  delRofl'o  trauaglian- 
do: motteggiando, riufcir loro  nella  venuta  del nuouoMaellro  inquelpaefc, 
più  (iiccofijcfaporiti  1  frutti  Primaticci,  &  acerbi  ,che  i  Rolli,  e  troppo  fatti, 
r  iflefioRè  gli  lo  dicefse;  &  in  certo  lauoro  moftrandcfi  poco  di  lui  foddif- 
£itto,foggiongefse,  portarfi  afsai  meglio  il  Bologna,  e  perciò  efsernecef- 
fario  il  richiamarlo  da  Roma ,  doue  inutilmente  perdeua  quel  tempo,che  sì  be- 
ne ,  e  tanto  meglio  auria  fpcfo  in  quelle  pitture ,  in  vece  di  confumarlo  attorno 
a  que'  cani ,  e  quelle  fenfarie,  che  non  erano  efercizii  da  vn  par  fuo ,  e  fattibili  ad 
pga  altro  j  onde  teltò  così  confufo»  ed  atterdco  ilpouetc  Rofso,  che  ito  fubito 

a  cafa 


NICOLO  DELLA'B'BATE, 


1S$ 


i  cafa  jf  prefo  difperatamente  il  veleno ,  fé  ne  morì .  Afaeriuano  di  pili  Gui- 
do, e  l'Albani,  aiiere  tutto  ciò  veduto  fcritto  in  vna  lettera  originale  del  Caccia- 
nemici,  che  con  longa  diceria  ne  ragguagliaua  vn  parente  in  Bologna. 

Il  Vafari  tuttauia,che  vuole  in  fine  folìentare  il  paefano,  la  racconta  altrf- 
mcRti ,  e  conclude  in  quella  vita ,  che  parendo  al  Rèd'hauer  fatto  nella  morte  del 
B^pfio  perdita  del  più  eccellente  artefice  de'  tempi  ftioi ,  perche  l  opra  non  paiìfje ,  la  fc 
cefeguitare  d  Francefco  Trimaticcio  Bolognefe,  doue  douea  dire  :  la  fece  guaflare,c 
rifare,  efsendoui  appena  del  Rofsoreltato  in  piedi  quella  Galeria  (opra  la  bafla 
Corte  &c.  Si  come  anche  dicendo,  che  al  detto  Primaticcio  donò  vna  buona  Ba- 
dia,  douea  foggiongcre ,  d'entrata  d'otto  milla  feudi  l'anno ,  per  modrare  quan- 
to maggiore  Rito  era  quello  premio  di  quello  dato  al  fuo  Rollo;  e  nondire^ 
femplicemence  (perche  fi credeflTc vguale iVno  e  l'altro)  donandogli  vnabuonx 
jlbbadia.a  come  al  B^pfjo  hauea  fatto  vn  Canomcato  ;  perche  qualche  differenza  par- 
xni  vi  fìa  da  mille  feudi  d  entrata  »  che  fopra  auea  detto  trouarft  H  l{offo  poco  auanti 
lajua  morte ,  ad  otto  milla,  che  frutcaua  l'Abbadia  folo  di  Francefco  ;  ma  il  buon 
Vafari  è  così  moderato  e  compoflo,chegli  pare  affai  più  quel!*  vao  cheifiioj 
poHeggono,  che  que' fecce  di  più  che  gii  altri  figodoao< 


Ti^Hra  jtrs  quondam  Nobilis. 


)i.    i 


D  I 


PELLEGRINO  TIBALDI. 


D  I 


PELLEGRINO 

T  I  B  A  L  D  I 

DOMENICO     SVO     FIGLIO 

Et  altri  di  quefta  Famiglia. 

EDI 

GIOVANFRANCESCO   BEZZI 

DETTO     IL     NOSADELLA 

Et  altri  Difcepoli  dello  fteffo. 

«^  f*3  {*•:  J*3  KB  f*j  f*3  KM 

E  non  vanno  mai  fole  per  lo  più  le  difgrazie  ,  vengono  anche 
talora  a  copia  le  fortune;  onde  quando  del  doppio  danno, 
che  per  la  perdita  del  Tibaidi  aggionta  ben  tolto  a  quella 
del  Primaticcio,  vcnn'ella  a  {entire.voglia  doler/ì  la  Scuola  di 
Bologna, dourà  pregiarli  anche  lieta  d'auerfaputont  Ilo  flef- 
fo  tempo  prouedere  i  duo'  primi  Regni  d' Europa  di  duo' de' 
prinii  Artefici  di  quel  fecolo  ,  ambi  eccellenti  nella  Pittura, 
ambi  egregii  nella  Scokura  .ambi  infigni  nell'Architettura  ;  nelle  quali  tré  fa- 
colti  compitamente  feruendo  i  loro  Monarchi ,  ne' riceuuti  gradi ,  nelle  accu- 
mulate ricchezze,  e  ne*  confegu:ti  Feudi,  ben  degno  nome  afe  Ite  flì,  eterna  fa- 
ma alla  Patria  acquiflarono .  Non  si  tolto  dunque  ebbe  contanta  lode  dipinto 
Fontanablò in  Francia  1  Abbate  ,  che  a  farlo  Jleflb  nell'Efcuriale  fu  ehiamato 
in  Ifpagna  Pellegrino  ;  e  come  l'eccellenza  del  primo  aueua  così  incontrato 
nel  genio  del  Rè  Francefco,  che  la  maggior  parte  delle  cofe  colìi  principiate^ 

dal 


16S         P  A  tT  E     SECONDA 

dal  Roflc),  fu  comandato  a  profeguire,  e  tal  volta  a  rifare;  così  il  valore  del 
fecondo  talmente  venne  aggradito  dal  Rè  Filippo,  che  (al  riferire  anche  de' 
Baglioni)fuionodi  commifJione  di  Sua  Maeftà  buttate  a  baffo,  e  da  queff  al- 
tro tutte  ridipinte  le  opre  prima  facteui  da  Federico  Zuccheri ,  fi  come  lo  fìef- 
foefferauucnuco  di  qualcuna  del  Cangiafo  ,  aggionge  nel  fuo  sì  ben  defcritto 
Efcuriale  l'efatco  Mazzolati  ;  apparendo  veramente  egli  per  i  fuoi  aggiuftati  ri- 
fatti così  grande ,  e  fondato  nel  difegno ,  e  per  la  naturale  ,e  patetica  tenta  del- 
le carni,  così  viuace,  e  paflofo  il  noltroBologaefe,  che  non  potette  a  fronte» 
della  fua  sì  amorofa ,  e  compita  reggere  la  troppo  ideale ,  e  sbrigatiua  maniera 
di  queir  Vrbinate,  e  del  Genouefe . 

Nacqu'egh'  Pellegrino  di  vn  tal  Maflro  Tibaido,  natiuo  di  vna  terra  fui  Mila- 
nefe,  da  alcuni  detta  Valfolda»  che  Seguendo  l'efcmpio  di  vn  fuo  Zio ,  che  tan- 
to tempo  prima  lo  fteflb  auea  fatto ,  paflato  anch'  egli  a  Bologna  ad  efercitarui 
l'arte  del  muratore ,  del  1522.  v'ebbe  quelìo  figlio, il  quale  neceriìtato  poi  ,per 
gl'accsnnati  impieghi ,  e  gradi  acqujftatiui ,  ad  abitare  nel  fine  dell'  età  in  Mila- 
no,  e  colà  finire  i  fuoi  giorni;  come  auea  dato  occaiìone  a  oiolti,  maflìme  Scrit- 
tori di  quel  paefc ,  come  il  Lomazzo ,  il  Mazzollan ,  il  Bofca  ,  il  Santo  AgolHnr, 
e  fimili  di  farlo  Milancfe ,  cosi  leuarc  non  auea  già  potuto  a  g'Auton  Bolognefi» 
comcilBaldijilCauazzone,  il  Bumaldi.il  Mafini,  &  altri,  che  vantarlo  lor  Cit- 
tadino con  giufla  verità  non  potefllero ,  alUltiti  anche  dall'  autorità  di  Monfieuc 
Monconii__,  e  de!  Mancini ,  che  tale  ildiflero.  [ùil  fuo  vero  cognome  de' Pelle- 
grini, ancorché  comunemente  detto  de' Tibaldi  j  fopraiiome  ,  anzi  nuouo  co- 
gnome popularmente  impo/logli.e  ftioccamente  dedotto  dal  Padre ,  che  in  al- 
tro modo  maijche  di  Tebaldo  di  Tebaldo  C\  feppe  far  dire,  con  meno  in  ciò  giu- 
dicio ,  &  accortezza  di  vna  (uà  forella  ,  che  di  nome  anch'eira  Tebalda  ,  della 
famiglia  de'Pellegrim  pur  fi  volle  far  fenipre  cognominare,  auendola  io  trouata 
ne'noftri  libri  Battilmali  così  dcfcritt3,e  cioè  :  fottoli  2  4.diMarzo  1512.C0W4- 
veMadonna  Tebalda  delTcllegrino,  e  fottohd.  di  Decerabre  i^Sz.Comp.&c, 
DnaThebaldadeVeregrinis:  e  in  vn'infirumento  di  vendita,  rogato  per  Francefco 
di  Ser  Ercules  Sabadino,  così  enunziata  ;  Onejìa  mulier  D.  Thcùalda  olim  Veregri' 
ni  ds'Teregrinis,  Mediolatien.origin.  ad  quam  iufiis  titulis  &c.  perje  &c.  cum  confen- 
[il  &c.  vendiiit  &c.  duas  manfìones  cuiujdam  domHncuU  pofìt.  in  ftrata.  S.  f^xix  &c, 
confimt.  &c.ì^on  ho  perciò  dubbio  alcuno ,  il  noftru  Pellegrino  Tibaldi ,  e  quel- 
lo ,  che  Pellegrino  Pellegrini  chiamano  i  Sa.  Milanefi ,  efler'  vn  lolo ,  e  io  ftelfo; 
ond' errato  di  molto  andaile  il  nollro  erudito  Bumaldo,  che  nelle  fue  Minerua- 
iiiiB(jnow<«rvno  dall'altro  difìinguendo,  fotto  l'Anno  1540.  fcrilfe  del  pi  uno, 
Tcregrinus  Thebaldus ,  intcr  primarios  fui  temporis  Vi&ores ,  qui  ab  Htjpaniarum  i^c- 
gè  gbnoftjjimè  accitus,  illique  acceptijjimus,  ab  eodem  max  Marchio  conftttuitur  :  Cj 
del  fecondo  fotto  l'Anno  1 5 1 5.  TercgnnusVerègnnus  Vtflor ,  Verini  de  Fago  di* 
fcipulus ,  à  LoritaT^io  indigitatus ,  &  tanquant  virfatis  famojus  pradicatus  ^c. 

£d  eccoquìcome , così  intrigato  nodo  non  fenza  fatiche  difciolto ,  vn'  altro 
uon  fotii minore  mi  lì  rapprefenci  ben  coflo  da'nuoui  Autori  t  iti  di  loro  difcot- 

'  di, 


VELtEG,  T l'È  ALDI,  ET  ALTJLl,         iS-j 

dì,  propoflomi  :  perche ,  fé  che  fofle  del  Vaga  difcepolo  il  noftro  Pellegrino  la- 
fciò  qui  Icricto  li  Bumalcio>  anziil  qui  dal  Bumaldo  riferito  Lomazzo ,  come  vno 
de' più  fegnalati  difcepoli ,  e  feguaci  del  modo  di  fare  di  Michelangelo  dirioil 
Mazzolar!  ?  Anzi  fé  dalle  prime  opere  da  lai  dipinte  in  Bologna.auaiui  che  paf- 
fatoiene  a  Roma  >  ad  eferapio  del  Boiiaroci  akeraffe  tanto  il  contorno,  euiden- 
cemence  appare ,  non  altro  allora  auer'  egli  auuto  m  teRa  che  il  fare  di  quel  6a- 
gnacauallo  ,  che  tanto  fu  in  odio  a  Giorgio ,  come  ardì  Giorgio  di  dire  :  che  ne 
fuoi  pnm'  anni  attendede  a  difegnarc  le  opere  def  Vafan ,  che  fono  in  Bologna 
nel  refettorio  di  S.Michele  in  Bofco ,  e  quelle  d' altri  Pittori  di  buon  nome ,  fri 
quali  dunque  cosìgalancemence  egli  fé  lieflfo  pofe  ?  Io  non  faprei  che  dirmi,co- 
sìpriuodi  notizie  circa  l'educazione ,  gli  ftudii,  e  progrefD  del  noftro  Artefice, 
quanto  circa  la  fua  concrouerfa ,  e  dibattuta  origine  mi  venne  pur  fatto  di  tro- 
uare  prone  vere,  e  ficure  j  il  perche  profeguendo  io  la  fua  Vita  ,  con  ricopiare 
tutto  ciò ,  che  ne  fcrilTe  !o  fteifo  Giorgio ,  che  d'auerlo  molco  ben  conofciuto,  e 
praticato  n  vanta,  e  ci  auuiUjhfcierò  eh' alcri  ne  giudichi,  e  ne  creda  ciò  che 
più  gli  piace ,  e  gli  aggrada. 

Hata  con  l'occafione  (  die"  egli  )  dell  'abbate ,  e  de  gli  altri  Bolognefì  ,  de  quali  fi  è 
fin  qui  fatto  mentione  ,  dirò  alcuna  cofa  di  Vellegrino  lìolognef e ,  pittore  di  fomma  afpet- 
tatìone  ,e  dt  bellijjìmo  ingegno  .  Coftui  dopohauere  nt  [uoipiinn  anni  atte/o  à  difegnU' 
re  l'opere  del  Fafarichc/ono  à  Bologna  nel  refettorio  di  S.TiUchclein  Bcfco.e  quelle  d'ai' 
tripittoridibuonnome,andò  à  l\oma  l  anno  1547.  doueattefcmfino  ali  anno  1550. 
à  dij'egn.ire  le  cofc  più  notabili,  lauorando  iti  quel  mentre ,  e  poi  in  Cafìel  S.  angelo  alcw- 
ve  cofc  d  intorno  ali  opere,  che  fece  Verino  del  Faga.  'Nella  Chiefa  di  San  Luigi  de  Fran- 
ccfifece  nella  cappella  di  S.  Dionigi  in  me^  d'vna  volta  tna  sìoriasàfrefco  dvnc  batta- 
glia ,  nella  quale  fi  portò  di  maniera ,  che  ancorché  Giacomo  del  Conte  Tittcre  Fioroiti- 
no,  e  Girolamo  Siciolante  da  Sennoneia  hauefiero  nella  mede  fina  cappella  molte  cofc  l.i' 
uorato  ;  non  fu  loro  Vellcgrmo  punto  inferiore ,  an-^i  pare  à  molti ,  chef  portajjc  meglio 
di  loro  nella  ferci^T^a ,  gratta,  colorito,  e  difegno  di  quelle  fue  pitture;  le  quali  poi  furO' 
no  cagione ,  che  TiJonfignor  Toggioft/eruiffe  affai  di  Velltgrmo .  "Per cloche  haiiendoin 
fui  monte  Efquilino,doue  hai'efa  ma  fua  vigna  ,  fabbricato  fn  palaT^o  fuor  della  por- 
ta  delvopolo,  folle  cheTellegrino  gli  facefj'e  alcune  figure  nella  f.iciuta  ,  e  che  poi  gli 
dipignejje  dentro  vna  loggia,  che  è  folta  verfo  il  Teucre ,  la  quale  condnfje  ccn  tanta  di- 
ligtn'^aycheè  tenuta operamolto bella,  egratiofa.  Incafa  di  Francefco Forììiento ^frà 
lafìrada  del  Tellegrino,  e  Variane  fece  in  vn  cortile  vna  facciata ,  e  due  altre  figure.  E 
con  ordine  de'  mii.ifin  di  Tapa  Giulio  III.  lauorò  in  Bcluedere  ni  arme  grande ,  con  due 
figure  ;  e  fiora  dcllaportadel  Topoloalla  Chieja  di  Sant'^4ndrea  ,  la  quale  haueua  fatto 
edificare  quel  "Pontefice,  fece  vn  5.  "Pietro ,  !&  rn  S.  ^Andrea,  che  furono  due  molte  lodate 
figure  ;  ;/  difegno  del  quale  S.  Tietro  è  nel  noHro  libro ,  con  altre  carte  dijegnate  dal  me- 
defimo  con  molta  diligenza. 

Elfendopoi  mandato  à  Bologna  da  Monftgnor  Voggìo,gli  dipinfe  àfrefco  in  vnfuo  pU' 
laT^T^O  molte  fìorie,  fra  le  quali  n  è  vna  belliffima  ;  nella  quale  fi  vede,  e  per  molti  ignu- 
di I  c  vefiui  jperi  leggiadri  componimenti  delle  iìorie ,  chefv.pcrò  Jejlcfio ,  dimaniera^, 

'  che 


163         PARTS     SECONDA 

che  non  ha  anco  fatto  mai  poi  altra  opera  diquefìa  migliore  :  in  S.  Giacomo  delU  mede/t- 
ma  Città  cominciò  à  dipingere  pure  al  Card.  Voggio  vna  cappella  che  poi  fu  finita  dal  gii 
detto  VrojpefO  Fontani .  Effendo  poi  condotto  Tellegrino  dal  Cardinale  d\Augufla  alla 
Madonna  di  Loreto,  gli  fece  diftucchi ,  e  pitture  vnabelliffima  cappella  .  hi  ella  volta  in 
vn  ricco partitìiento di  ftucchi  è  laNatmitd  ,eTrefentationedi  Chrifto  al  Tempio  nelle 
braccia  di  Simeone;  e  nel  me:i^o  è  majfimjimenteil  Saluatore  trasfigurato  in  fui  monte^ 
Tabor ,  e  con  effo  Elia,  ^  i  dtfcepoli .  E  nella  tauola ,  che  è /opra  l'altare ,  diptnfe  San 
Ciouanni  Battifta ,  che  batte's;?^  Chri/to.  Et  in  quefta  ritrafle  in  ginocchioni  detto  Car- 
dinale . 

Nelle  facciate  dagli  lati  dipinfein  vna  S.  Ciouanni,  che  predica  alle  turbe,  e  nell'  ira 
la  decolUtione  del  mede  fimo  :  e  nel  paradifo  folto  la  Chiefa  dipinje  leftorie  del  Giudicio, 
&  alcune  figure  di  chiaro  (curo,  dotte  hoggi  confefiano  i  Teatini.  Effcndo  non  molto  do- 
po condotto  da  Giorgio  Morato  in  ancona  ,  gli  fece  per  la  Chiefa  di  Sani"  .Agoftmoin  vn»  ' 
gran  tauola  à  oglio,Chri[to  battc^ato  da  S.Giouanm,e  da  -pn  lato  S.Taolo  con  altri  San- 
ti: e  nella  predella  buon  numero  di  figure  picciole.  che  fonomolto  gratiofe.  ^l  mede  fimo 
fece  nella  Chicfa  di  S.  Chnaco  fui  monte  vn  bclliffimo  adornamento  diftucco  alla  tauola 
dell  'Aitar  dlaggiore ,  e  dentro  vn  Chnfto  riHorco  tutto  tondo  di  rilieuo  dt  braccia  cin- 
que che  fu  molto  lodato  con  roniamenco  di  (hicto  d ordine  Corinthio,  con  An- 
f^eiidi  tutto  rilit'uo  nel  frontifpiccio  di  fopra  ,  opera  bell;(7ìma  :  e  parimente  ha 
fatto  nella  mede fima  Città  vrì  ornamento  di  fcuccogi-andijsimo ,  ebelUisimo  ali  altare 
Tiiaggiore  di  S.  Domenico  :  e^  harebbe  anco  fatto  la  tauola  ma  perche  venne  in  differenj^a 
col  padrone  di  quell  opera  ,ellafù  dna  à  fare  à  Tubano  freccilo,  come  fi  dira  à  fuo  luo- 
go .  y Itimamtìjic  hauendo prefo  à  fare  Vellcgrino  nella  medcfima  Città  d  AncjnaU 
loggia  de  Mercanti ,  che  è  volta  da  vnaparte  fopra  la  manna  ,  e  dall  altra  verfo  laprtn-  . 
àpaleftrada  della  Città,  ha  adornato  la  volta  ,che  è  fabbrica  nuoua  ,  con  m  Ite  figure 
grandi  diftucco ,  e  pitture .  biella  quale  opera  perche  ha  pojto  Tellegrino  ogni  fua  mag- 
gior fatica  ,  eftudio ,  eli'  è  riitfcita  in  vero  molto  bella ,  e  grati  ìfa  ;  pcrctoche  oltre  che 
fono  tutte  le  figure  belle,  e  ben  fatte ,  vi  fono  alcuni  [corti  d  ignu.li  belliffirni,  nei  quali  fi 
vtde,ch(hà  mutato  l'opere  del  Diioriaroti, che  fono  nella  cappella  di  l\oma,con  molta  di- 
ligcnT^ .  E  perche  non  fono  in  quelle  pani  architetti ,  ne  ingegni  di  conto ,  e  che  più  [ap- 
piano di  luijjiì  prefo  Tellegrino  afiunto  dt  attendere  ali  jin hitettura,^  allafjrtifìcatio. 
ve  de'  luoghi  di  quella  Trouincia  ;  e  come  quelli,  che  ha  conofciuta  la  pittura  più  diffìcile» 
e  forfè  manco  vtile ,  che  l'Architettura,  Li;ciato  alquanto  da  vn  lato  il  dipignere,  ha  con- 
dotto per  lafortificatione  d'Ancona  molte  co/e  ,  e  per  molti  altri  luoghi  dello  [tato  della 
Chiefa ,  e  maffimrmente  à  [{auenna .  Finalmente  b.ì  dato  principio  in  Vauia  per  lo  Car- 
dinal Bìromeo  à  nnpalaT^^oper  lafapien^t.  Ethjggi  perche  non  ha  però  del  tutto  ab- 
bandonata la  pittura  ,  lauora  in  Ferrara  nel  refettorio  di  S.  Giorgio  à  i  Monaci  di  monte 
Olmeto  vna  [torta  àfref  co ,  che  farà  molto  bella  :  della  quale  mi  ha  ([(o  Tellegrino  mo- 
[irato  non  ha  motto  il  difegno  ,  che  è  bellsjfimo .  Mi  perche  è  gtouane  di  ^  5 .  anni ,  e  vi 
tuttauia  maggiormente  acqui/landò ,  e  cammandoallaperfettione  ,  que[to  di  lui  ba/tiper 
hontj . 

Scrifle  ben'  aach'  egli ,  e  molto  tempo  dopo ,  il  Baglione  la 

•  VITA 


PEILEG.  TÌ'BAlDIy  ET  ALTRI.         i6^ 

VITA  DI  PELLEGRINO  DA  BOLOGNA  PITTORE, 
ET  ARCHITETTO  : 

ma  quando  molto  più  perfetta  la  credeuamo ,  e  più  pingue,  fcarfeggiar  molto 
anch'  efla  l'abbiam  veduta  ;  poco  più  del  Vafari  aucndo  cgl i  notato ,  anzi daJIo 
ftelTo  tutto  dedotto ,  ncopiato,e  tal  volta  riltretto,  memorando  folo  di  più  nel 
detto  Cartel  S.A\^gelo, nella  Sala  ,  quel  bellifimo  angelo  michele  in  facci*  afjaè 
fiacciuto ,  e  congran  maeftria  compito  ;  i  fuoi  difegni ,  che  per  Mio  (fcriu'  egli  )  gira- 
no con  graa/ua  lode  >  e  queir vnica  opera,  che  aueua  ad  ogni  modo  tocc'  anch» 
il  Vafari  nella  Vita  del  Ricciarelli,  cioè:  ^lla  Trimtà  de'Montì ,  nellaCapelU 
delluB^ouere  la  invita  da  lui  dipinta  in  compagnia  di  Marco  da  Siena y  co'  cartoni  di  Da- 
tiitllodaFolterra.  Cosiconofco,  e  confeflo edere infomma fatale, che quefto 
anche  nelle  fue  felicità  infelice  Artefice  (  che  fopra  vedemmo  auer  auuto  à  pcr^ 
dcre  il  fuo  vero  cognome ,  la  fua  vera  Patria,  il  fuo  vero  MaeftrO)  fé  fteflb  final- 
mente neUuo  indarno  tanto  bramato  ritratto,  che  non  iìè  trouato  in  Mila- 
no ,oue  credeuafieffere;nè  inque'fuoi  frefchi  entro  la  Chiefa  maggiore  di 
Belforte,  come  n'era  flato  intenzionato  il  Sig.Boniforte  per  mefauorire;nè  \n- 
fomma  neirEfcuriale,tutco  in  van  ricercato  à  tal'  effetto  dal  Sig.  Metelli,allora 
che  nafifato  in  Ifpagna  col  Sig. Colonna,  n'era  flato  da  me  auuertito,c  pregato) 
proui  anche  cosi  trafcurata  la  douuta  efatta  memoria  di  tanti  fuoi  egregi  lauo- 
ri  ;  non  trouando  io  quafi  più,  per  efempio ,  chi  fappia  ricor.ofcere  per  Tua  iru 
Roma  ,  nel  Palazzo  delia  Villa  Borghefc ,  fopra  la  fUtua  di  Diogene,  la  Vergi- 
ne con  Chriflo  in  braccio,  e  molte  figure  attorno  ;  e  in  rno  di  que'  Camerini  di 
fopra  la  Venercch'efce  dal  bagno,có  tanti  Amorini  :  Chi  mi  fappia  ridire  nells 
fudctta  Terra  di  Belforte ,  nella  Chiefa  maggiore  il  bel  quadro  rapprefentante 
Chrido,  quando  Trionfante  entrò  in  Gicrufalemme,  polto  entro  vna  Cappella 
dipinta  anche  lateralmente  dallo  fleffo  ;  A  Ciuitd  nuoua ,  Terra  de'Signori  Du- 
chi Cefadni ,  fotto  Loreto,  vicino  à  Fermo,  nel  Palazzo  maggiore  la  fala  gran- 
de dipinta  così  bizzarra,&  eruditaméce  i  frefco;  In  Macerata  ftefla  chi  più  rico- 
nofca  la  Torre  delia  piaz7a  per  fuo  difegno,  Ci  come  co  fuo  difegno,  &:  aflìftenza 
raccordi  architettato  il  Palazzo  fatto  à  bugne  de'SignoriFloriani ,  e  quello  del- 
la Teforeria  de'Signori  Razzanti ,  ò  Ciccolini ,  che  fianfi,  e  doue  aggiunfe  alle 
fodezze  dell'Architettura  le  vaghezze  della  Pittura ,  e  gli  ornati  de'flucchi  nella 
fala  di  cfib  ,  con  tanta  inuenzione ,  nouitd ,  e  bizzarria ,  che  più  mai  feppe  fare 
vn  Pierin  del  Vaga ,  vu'Abbate  Primaticcio  ,  vn  Danielle  da  Volterra,  e  quanti 
più  brani  in  alcun  tempo  in  fimil  genere  fi  dimoflraflero  :  Nella  ftcffa  Città  di 
Ancona  chi  più  rauuifi  la  bellifsima  Fontana  del  Calamo  per  fua  inuenzione  ;  e 
chi  dalla  fuperba  Loggia  de"Mercanti,  vno  de'più  compiti  lauori,  chefia  al 
Mondo,  c'muiti  fucceflìuamente  ad  ammirare,  con  non  minor  merauiglianel 
Palagio  di  queir  Angelo  Ferretti ,  che  ricco  allora  di  Tedici  milla  feudi  annui,  fu 
tanto  parziale  di queftoViituofo,  i  miracoli  di  quel  pennello,  che  accomo- 
dandoli al  fico  alla  veduta  yicino ,  Teppe  con  tanta  finitezza  >  che  nulla  preìudi> 

Y  ca 


I70  PAZTE    SECONDA       ' 

ci  alla  rifoluzione  ,  sì  ben  figurare  tra  le  duefincftre  della  fala  l'Arme  dalle  due 
Virtù  afsiftita?  nel  fuperbo  fregio  la  battaglia  de' tré  Ora^ij ,  figure  difettc,» 
palmi  ;  e  nella  Camera  d'Oro ,  così  detta  da  i  dorati  fluccbi ,  che  v'  introdufie» 
e  vi  fece  anche  tutti ,  trattene  quelle  figure  di  tré  palmi  d'altra  mano ,  quelle,» 
otto  ftorie  con  tanta  erudizione ,  bizzarro  difegno ,  e  brauo  colorito  efprefle? 
I tanti ,  e  tanti  altri  infomma  lauori,  che  dopo,  che  fcnfl'c  il  Vafari ,  auea_. 
fatto  il  noftro  Pellegrino  j  mafsime  in  tutti  quefti  luoghi  della  Marca,  oue  gran 
tempo  a  trattenne  chiamato  per  tutto  à  dipingerei  ad  architettare ,  à  fcolpire? 
'  Ma  lafciam  le  doglianze  j  e  da'  difaftri  pafsiamo  alle  fopraccennate  fortune, 
che  fucccducegli  dopo  la  morte  dell'amico  Vafari,  potè  folo  nelfincdiquefta 
Vita  notare  il  Baglioni ,  nella  forma  che  fìegue  :  Ma  ritornando  à  Milano  in  quella 
tifibil  Città  fa  architettore  della  gran  fabrica  del  Duomo. 

Eflando  à  quella,  carica ,  come  anche  dichiarato  Ingegnere  maggiore  diquello  Stato, 
fu  chiamato  in  Spagna  dal  I{^é  Filippo  II. per  dipingere  l'Efcuriale ,  doue  hauea  operato 
Federico  Zuccheroda  orbino  :  aiidoui  Tellegrltio ,  e  vi  fu  btn  veduto  da  quella  TiUeflà; 
e  dicono  rifacePe  tutte  le  opere)  che  gii  Federico  dipinte  hduea.  Diede  egli  à  quel  ^è 
granfcdisfittione  ,  e  finito  che  hebbe  il  lauoro  ,fù  regalato  alla  grande  ;  e  di  più  vogliO' 
fio ,  che  ne  riportale  il  valore  di  cento  miUajcudi ,  oltre  ejfer  honorato  di  titolo  di  Mar- 
chefe ,  e  fattolo  padrone  di  quel  luogo ,  cu  egli  fui  Mtlanefe  nacque;  e  così  Tellegrim 
nobtliffimamente  honorò  la  fua  famiglia,  e  laprofeffune, 

i^ueflo  virtuofo  meritò  afsai  non  folo  per  ilfuo  valore,  il  quale  era  grande ,  ma  ancora 
perla[uagentile':^a,cper  lefue  buone  maniere. 

Indi  ritornojiene  alla  fua  carica  in  Tnilano  carico  d  '  honori ,  e  di  ricche's^e  ;  e  dopa 
alcun  tempo  ripofatofi ,  pafsò  da  que^ad  miglior  vita  nel  principio  del  "Pontificato  di 
Clemente  FUI.  e  difettant'  anni  in  circa ,  con  grani'  accompagnamento ,  e  pompa  nella 
Città  di  Milano  fu  fepolto. 

E  fé  troppo  riftretto  in  così  fuccofi  ad  ogni  modo  periodi  riefce  il  Baglionc, 
l'ampliaremo  noi  peradcflb  quel  più  che  potremo,  defcriuendo  al  meglio  ci  fìa 
permeflb  le  accennate  opere  fatte  in  Ifpagna ,  e  in  Milano ,  fin  tanto ,  che  più 
compito  Scrittore  di  quelle  parti ,  anzi  di  quefìe  ,  gi'  Infuòri  Artefici ,  m  tanto 
numero ,  e  cosi  valenti ,  ad  efaltare  prendendo  nella  vita  di  Pellegrino  pretefo 
fuo ,  i  noflri  diffetti  adempia,  e  gli  tra  fcorfi  corregga:  e  quanto  alle  prime  da 
noi  tanto  remote,  io  non  faprei  giammai  come  più  diligentemente  efeguirlo,di 
che  lo  vediamo  nel  Mazzolari,  ladottifsima  perciò  efpofìzione ,  e  morale  di- 
chiarazione del  quale,  con  ifperanza  di  grand' ytile  infieme  de' Pittori  ,e  dilec> 
tazionc  del  Lettore  io  quìtrarcriuo,ed  è  la  feguente  : 

NELLA  DESCRITTIONE  DEL  CHIOSTRO.    Cap.  Quarto. 

Ho  defcritta ,  come  mie  flato  poffibile ,  l'architettura  del  Cbioflro  alto ,  e  baffo .  Dif- 
eorrerò  bora  dell  acconcime  d'entrambi .  Egli  è  il  Chioflro  baffo  dipinto  mito  à  oglio ,  ei 
à  frefco ,  di  modo  che  in  tutto  tlfuo  contorno  jonom  quaranta,  efei  hiflorie  del  Tefìamen- 
to  nuouo,  dalla  Concettione  di  Noflra  nonna,  final  Giudicio  finale,  che  afpetc\amo,[cotn- 
fartiKepergli  arebi  di  dentro  i  che  rifpondono  à  thiatt  di  filtra ,  cwi^utando  i  quattr'an» 

goli» 


Miich. 


PELLEG,  TmALDly  ET  ALTTil.         171 

gali, e  cantoni  litichcve  ne  fon'otto , eie  cinque ,  che  difjtflanno  nella  /cala  principale, 
cheparimente  rifpondonoà  chiari  de  gì' archi,  per  doue  entrapà  quella  >  ed  alle  flr ade  de 
Chiofìrt  piccioli .  Cominciano  queft'hiftoric  dalla  porta ,  per  doue  s'efce  colle  Vroceffioni 
dalla  Chiefa  al  Chioftro  :  ed  incontanente  nell'arco ,  e  chiaro  di  man  manca ,  perche  cesi 
girano  fHbbito  con  la  Vroceffione  ,ftà  la  Concettione  della  tergine  Santijfima ,  che  è  come 
la  primapietra ,  eh  Iddio  pofe  nella  fabbrica  di  quejìa  nuoua  allegra  del  y angela ,  e  te- 
[lamento  mouo,  eh  e  volle  far  cogHhuomini .  Et  dall'altra  parte  della  ftejìa  porta  Amati 
defira ,  ^à  l  efam:  vltimo ,  che  farà  ecn  noi  altri ,  per  vedere  fé  complimmo  così  bencj 
ciò ,  che  con  ejio  luiflabilimmo ,  come  egli  il  compii  difua  parte  :  oueft  termina  la  Tra- 
ce(f,o>ie  :  &  non  ha  più ,  ch'andare ,  ne  che  negotiare ,  perche  quei  ch'il  compliro  >  entra- 
ranno  wlfuo  Tempio,  ^  nella  fua gloria co'quegli  ch'andettero  bene  aìlaproccfftone,que- 
gli  che  nò,  riniarranoftfuora,  come  vergini  ftioccbe ,  ò  fcrui  dappoco ,  che  non  feppero  Tj" 
guadagnare  ;  affine  fi  vegga ,  che  non  è  la  pittura  fitta  à  cafo .  B^ipartiffi  ella  tutta  tra 
quattro  Maejlìi ,  due  Spagnuoli,  &  due  Italiani .  La  pittura  à  frefco  de  chiari  degli  ar- 
cì)i  tutti  con  l'angolo,  che  jìà  vicino  alla  Chiefa  picciola  che  è  il  principale,  fi  diede  à  Tel' 
legriMo  Tcllegrini  Milanefc ,  huomo  eccellente  nell'arte ,  di  molta  muentione  >  e  capita- 
le ,  sì  nell'hijìoriare,  come  nel  difegno  :  vno  depiàfegnalati  difcepoli,  e  feguace  del  modo 
di  f.ire  di  7iUchel'  Angelo  Bonaruota ,  come  ft  mojìra  in  tutte  l'opre ,  che  qui  rirnafero  di 
fua  mano ,  di  che  faremo  mentione  àfuoi  propri  luoghi .  Di  quelle  di  que(Ì6  Chiojìro  di' 
reme  bora  qualche  cofr.  La  prima  (ìatione ,  come  dijfi ,  è  la  Concettion  della  f^  ergine, 
vn'biiioria  bellijjìma.  ^hbraccianfi  ilSant»  Gioachimo,  è  come  il  chiama  S.7Hatteo,Gia-  M»"!»» 
cobbe ,  e  Sant'Anna  diluì  Moglie ,  nella  porta  dorata.  Son  elleno  due  figure  di  vago 
difegno  ,  e  raouimente  ,  che  rapprefentano  bene  quella  purità ,  e  gratia  ,  che  ne' genitori 
della  f^ ergine  Santiffìma ,  fi  può  imaginare .  Dtfcuoprefi  vn  p(7^  di  buona  architcttH" 
ra  ,  oue  (là  la  porta  dorata  ;  &  per  il  chiaro  di  quella  vna  fìrada ,  con  alcune  lontanan- 
7^e  eccellenti, oue  fi  ì>egg0no  perfone ,  e  finefire ,  e  porte  ,  che  fanno  al  proposto .  Feg- 
goìifi  per  l'altra  parte  alcuni  belli  paefi ,  e  campi ,  oueflanno  bejliami ,  e  paflori  del  San- 
to Vatriarca  ;  e  come  gli  parla  iuil'yingelo ,  con  altre  figure  grandi,  epicciole  y  fecondo 
le  di  flange  ,  tutte  indotte  con  gran  confideratione ,  e  vaghcT^. .  Dietr'  à  quefia  fcgue  la 
hiatiuità  dcll.t  [ìefia  Santiffìma  (^ergine .  Finfe  qui  ìlMaefìrovnpeT^ì  di  edificio  me'^ 
^0  i  affine  fi  vedejfe  il  di  dentro  di  vna  cafa  ordinaria ,  Nel  luogo  più  alto ,  fià  la  Santa 
Ti.'atranna  Anna ,  pofla  à  diacere  con  gran  modefiia  in  vn  letto  :  e  pare  rimafe  più  bella 
dopo  così  fingolar  parto, perche  kà  vn  cleuatios  particolare.  Nella  parte  più  baffa  dell' 
habitatione ,  ftamio  alcune  donne  raf^ettando  la  bambina  di  nuou)  nata ,  così  al  viuo.che 
pare  fi  vegga  lo  fìe fio  ,  ch'auuenne.  Tofcia  nel  ter7;^arco  vedefi  come  la  prefeutanoi 
fuoi genitori  alTempio  :  cu  è  vngratiofopei^ d'architettura,  poflo  in  pTofpettiua,e 
la  Bambina  diuinafi  vede ,  come  va  falendo  da  fé  fola  i  gradi  del  Tempio ,  con  sì  allegro, 
e  giuliuo  fcrnbiantc ,  come  ch'andana  alla  cafa  delfuo  vero  Tadre.  Introduffe  il  Vittore 
in  quejìhijioru  due  poucri  ignudi ,  che  chieggo»  limofina  vicino  à gradi  :  in  chemoftra 
ben  il  motto ,  che  conoft.  e.t  nell'arte  ,&che  ben'haueaintcfoil  corpo  dell  huomo, perche 
fon  figure  di  molta  forza ,  rilieuo ,  e  difegno .  .Apprefie  feguc  la  quarta  ,  che  è  lo  Spofa- 
litio  della  medefima  fuegina  col  Santo  <.  lofeppe  ;  hifioria  eccellente ,  ed  al  mio  parer  del- 

Y     a  le 


iji  PATtTB    SECONDA 

le  pìit  ben  t>'attate>cbe  fìano  nel  Chiofìro.  Ha  ella  vtì altra  Mcbitettura  ben'intefa.  Veg- 
gonfi  iuitefie  di  vecchi ,  e gìonani,  &  d'ogni  età ,  donne  belle ,  &  di  gentil gratia  ,  e  tutti 
moflrano  allegreì^a,eftannogiuliHÌ,in  veder  quella  miracolo/a  vniont  degliSpofi.  ye- 
de/t  S.Giofeppe  colla  verga ,  che  fiorì  in /uà  mano ,  eh'  era  l  indino  del  Cielo ,  perche  fi 
mcritafie  così  eminente  Spofa .  Le  due  figure  principali  della  F  ergine ,  e  S.GioJcppefono 
veramente  (ingoiar ifsime ,  piene  dhonefld,e  vaghcT^^a  .  Nel  chiató  dell'  arco  quinto 

luci,  vedcfi  l\4nnunc'iation  della  V ergine ,  che  (e  bene  con  quella  ci  venne  tutta  la  buondì 
•ventura ,  quefl'hifloria  non  l'ha  hauuta ,  perche  già  è  fiata  dipinta  due  volte ,  e  niuna  ha 
data  foddisfattione .  Ella  e  miglior  la  fefia ,  z!r  di  più  nuoua  inuentione ,  che  è  la  vifita- 
tion'  à  Santa  Elifabetta ,  e  la  cafa  di  Zaccaria ,  che  ha  ajiai  buone  cofe .  Qui  entra  il  pri- 
moangolodel  Chioflro,cheflà  vicino  alla  porta  della  Sagrellia ,  in  che  fononi  melt'biflo- 
rie .  Fanno  tutti  due  fronti ,  e  raddoppianfi  l'hilìorie ,  perche  fi  chiudono ,  ed  aprono  /e_j 
porte  delle  fpontie  :  ^  così  fi  procurò ,  che  aperte ,  e  chiù! e  ferb afferò  lo  ficffo  o  rdme  ,  & 

lue.  j.  non  fi  troncaffe  tifilo  dell'  hiHoria  ;  &  ciò  refii  detto  per  gli  altr'  angoli .  Nel  primo  dì 
queUifegue  dunque  la  Nattuità  del  nofìro  Salitatore  nella  fponda ,  à  oglio ,  sì  di  dentro, 

Ibid.  come  di  fuori  ;  <érl' Jtpparition  dell' Jlngeloà  pallori;  &  la  Circoncifìone  del  Signore, 
Quefie  due  nell'ante ,  quando  s'aprono ,  &  quando  fìanno  chiufe ,  in  quello  che  turano 

Matt.i.  del  muro  ,àfrefco ,  Nella  feconda  tcfìiera ,  euui  l^doration  de'  I{egi ,  nel  principale 

ioin.2.  dellafponda:  &  nell'ante  quando  s  aprono  fi  vede  il  Batteftmo  dinofiro  Signorenelfiu» 

Ibid.  ^^  Giordano  :  ed  il  miracolo  delle  No^:^e  ,  conuertendo  l'acqua  in  vino ,  ciaf  una  nella 
Jua  anta  :  ^  quando  fon  chiufe ,  in  ciò  che  turano  del  muro ,  quando  fìann  aperte ,  dipin- 
te àfrefco.  Di  modo  che  in  ciafcHW  di queHi  angoli,  ha  dodici  hiflorie ,  benché ,  come 
dico,  non  fiano  più  difei ,  ma  che  fi  dipignono  due  volte  con  differente  inuentione ,  e  pofi» 
tura.  Dipinfe  quefiaftatione  con  molto  fìudio ,  ediligen7;a.  Luigi  di  C  araba]al ,  fatel 
cugino  di  Giouan  Battifta  Monegri ,  di  cut  difsimofono  le  figure ,  efìatue  de'  I{egi ,  &  dì 
San  Lorenzo .  Enti  apofciala  facciata  d'Oriente ,  che  cade  alla  porta  della  Sagrefiia  In 

lue  I.  fafiando  la  porta  delfuo  androne ,  chefìà  nel  primo  chiaro  ,  fegue  Ihifloria  della  Turi- 
ficatione  di  nofìra  Donna  -.e  può  metterfi  tra  le  prime ,  e  migliori  di  quefl'  ordine.  Torta 
la  F ergine  nelle fue  braccia  il  Bambino  allegro ,  e  ridente .  Nella  man  deftra  tien  vna 
candela  accefa .  Ttloftra  d'entrar  nel  Tempio  ,  che  fi  rapprefenta  con  eccellente  profpet- 
tiua  ,&  fen':(a  dubbio  fono  tutte  queftt  figure  eccellenti.  Ella  è  l'hiftoria  vagamente 
{compartita  :  gratiofe  le  tefte ,  ben  lauorato ,  e  ben  colorito  >  e  buono  il  tutto  .  Sen'^a^ 
quefta  fononi  altr  otto  hiftorie  in  quefta  facciata  ifin  all'altra  porta,  che  rifplende  à  que- 
lla nell'vltimo  chiaro .  La  fuga  d'Egitto ,  ouefi  vede  la  y  ergine  col  Bambino  m  brac' 

Mat.  2  ""  '  '^ff^^t^^^fopra  d'vn  ^finello ,  e  giurano  tutti ,  che  7  veggono  caminar  vna  china,  à 
fcefa.  Giofeppe  il  guidaper  la  capev;^  :  vn'  .Angelo  in  piedi 'tn  vna  nube  gli  va  condu- 
cendo ;  vn'  hiiìoria  di  fole  quefìe  tré  figure  artificiofamente  pofte ,  e  ripartite,  ed  ifìimate 
tra  tutte  quante  fi  veggono  in  quefio  Chiofìro,  e  con  ragione  .  Segue  poi  laflrage  de  par- 
goletti Innocenti  il  ritorno  dall  Egitto,  e  quella  del  perduto  Bambino,  e  ritrouato  nel 

iiic.  z.  Tempio  in  mci^^o  de'  Dottori ,  interrogando ,  e  rifpondendo  :  hifto>-ia  eccellente  ,  e  gen- 
tilmente tracciata  ,  e  difpofìa  .  Tare  fi  vegga  loro  ne'  fembianti  l  ammiratio'ic  ,  che  gli 
ponea  nell'anima ,  così  celcflialprudenT^ .  Tofcia  fiegue  la  Tentation  del  difetto ,  pò» 

'  '  nen- 


PEILEG.  T  l'È  ALDI,  ET  ALT  ti         173 

nendoletutte  ire  con  buon'  ingegno  ;  f  elettione  de gl'^poflcli ,  &  de' difcepoli  >  appo  Mat-4' 
d'eJsereHati  orando  nel  monte  :  èfignificò  qui  con  molt'  artifìcio  il  Vittore  quella  diffe- 
renT^z  difentimenti  j  che  può  crederli  >  ed  immaginarft  ;  fece  qutW  etettione  negli  -pm^ 
&  ne  gli  altri  ;  perche  qu  ti  di  man  deflra ,  oue  pofe  ifcìeltiper  così  rJto  rniniftero  y  fiati' 
noco'fembianiidiuctiihumili,  grati,  e  fant  amente  allegri ,  che  pare  fé  gli  veggano 
qneftipij  affetti  nellafaccia,  &  ne'  mouimenti  :  queiche  reftano  à  man  manca  fftrno- 
ftrano,  come  tiepidi ,  e  traf curati ,  mal  contenti ,  &  come  quegli ,  che  mnmeritauanofi 
facefie loro  quel  fauore,  che  appenacadefotto  de'  meriti  ;  E  puote  il  Maeftro  tanto  con 
l'arte,  che  ci  volle  far  veder  nella  pittura ,  ciò  che  non  e  facile  à  conofcere  nella  ftefio  nit- 
turale, e  viuo .  Starna  appreffo  la  Bjfurettion  di  La'^iro  hiftoria  ben  confidtrata  .  L'vl-  loi.u. 
tima  di  quefta  facciata  è,  quando  cacciò  Chrifto  dalla  cu/a  di  fuo  "Padre  quei ,  che  ven- 
deano  >  e  comperauano  nel  Tempio.  Fofjepiacciuto  à  Sua  Diuina  Trlaeftà  d'hauerlicac-  Matth, 
ciati  tutti  t&'che  nonfoffcromai pi:)  tornai  ad  entrarui ,  &  che  non  haueffe  ragione  di 
chiamar  più  U  di  lui  cafa  ,fpelonca  di  ladri.  Quìprefc  Pellegrino  qualche  troppa  liceii' 
:^a  in  indurre  perfone  ignude,  che  con  l'a^ettion  dell'arte,  e  la  voglia  di  mofirarla,  fi  per- 
de molte  volte  il  decoro  ,e  la  pruden^^a  .  Entra  poi  l'angolo  fecondo ,  e' ha  il  numero 
dell  hiftoriedelpafjat».  Dipinfelovnpittor  Italiano,  nomato  B^omolo ,  che  flette  molti 
anni  in  Ifpagna ,  &  così  vi  lajciò  molt'  opre  di /uà  mano .  QiicUe ,  che  dipinfe  in  quefto 
cantone  fono  le  due  principali  à  oglio  denti  o ,  e  fuori .  La  Trasfiguratione  del  Signore,  e  Matth. 
ItCena.  nell'ante  aperte  ,&  nelle  parti,  che  cuoprono  dehnuro ,  fononi  quella  della  •*•*' 
Samaritana  ,&  quella  della  donna  colta  in  adulterio ,  eChrifìofcriucndoin  terra  la  pO'  ioia,4. 
ca  gitifìitia  degli  accufatori ,  per  ritrouarfi  in  eglino  altri  maggiori  peccati ,  e  putgraui 
adultera .  ì<lell'altrapartefìàlaCcna:nell'vnafiàlingreffofefiiuo,  e  de  rami  di  Gie-  ioan.s. 
rufalemme ,  &  nell'  altra  la  lauatione  de'  piedi .  Dipinfe  in  quella  di  fuori  la  Cena  lega- 
le deli'  .4gnello^guratiuo,co'  bafìoni  in  mano ,  &  come  gente ,  chedi  fubbito  haueffeà 
viaggiare  ;  &  nella  di  dentro  la  reale ,  e  vera  del  Santifjimo  Sacramento  del  Corpo  >  e^  n. 
Sangue  di  desìi  Chrifìo .  Ella  ha  quefla  pittura  buon  colorito ,  &  non  ^lU  manca  rilieuo. 
Torna  poi  àfeguìtar  Vellegrino  Ihiflorie  ne  chiari  de  gl'archi ,  ed  incontanente  dalla  pri- 
ma,paffato  quesi'  angolo  di  B^omolo,  comincia  il  corfc  della  Taffione  per  tutta  quejiafac' 
data  di  mcTiT^  giorno  in  dieci  hifiorief compartita  ,  cominciando  dall  Oration  dell'  Orto,  '''"*» 
cue  mofirò  molt  arte,  e  grand'  eccellen^^e  del  di  lui  ingegno  ;  varietà  di  pofìture  ,fcor:^, 
luci  gagliarde  ,gran  rilieuo,  e  pofìture ,  ò  corn'  ejji  dicono ,  habitudini  ^rane ,  con  diuerfe 
architetture ,  ed  eccellenti  profpettiue  ;  Ed  al  parer  di  molti  già,  che  s'arrificò  à  far  tan- 
te firane:^ ,  ed  effer  sì  inuentiuo ,  ò  come  dicono  capricciofo ,  non  hauea  à  fidar  l'effe' 
guirlo  ad  altra  mano  ,  che  Ma  f uà  ,  per  che  fononi  alcune  cof e ,  che  ponno fi  malamente 
Jculare .  Ciunfc  correndo  con  quefle  iHorie  ,fin  che  Ckriflo  efce  colla  Croce addofjo  dalla 
porta  di  Gierufalemme  :  oue  rapprefentò  mah'  al  viuo  quella  frotta ,  e  calche,  e  he  injt- 
milicafifuol  far  la  gente  ,gl'vnià  piedi,  altri  àcauallo,vrtandofi  ,gridando.  LeCroci  ,j,  ,j^ 
de'  Ladroni  ft  fcorgono  mc';^  dentro  delle  porte  ycrnes^T^o  fuori ,  ed  altri  cento  moui- 
menti ben  penfati.  B^apprefcntò  la  pcrfona  del  ncfìro  Satuatore  inginoccbioni  colla  Croce 
addoffo ,  &  la  calta  della  canaglia ,  oue  l'incontra  la  Santifsima  Irladre .  Ttnfe  la  faccia 
del  Chrifìo  (Ofì  disfatta ,  e  così  (onfumata ,  chifpc?^  il  cuore ,  ideila  della  F  ergine^ 

non    ^ 


174  PARTE    SECONDA 

«on  s'ifcuopre  tutta ,  che  qua  fi  flà  rinuolte  le  [palle .  Ir.  quello  fi  può  cono/cere  >  diede  fé- 
gni  d'inten(ìjstmo  dolor  ,  e  jentimemo.  Elia  éfcn^^a  dubbio  vn'hiftoria  eccellente  di  centi 
co/e  buone ,  c5"  dt  molta  pietà,  e  diuotione.  ^pprejjofegue  ilter:^angolo,  ch'è  parimente 
dello ftejfo "Pellegrino  ;  oue  per  efier  quafi  tutto delfuojicjìo pennello  ,ecoiorìio,  ha  cofe 
eccellenti,  &  difingolar  ta^ìe^^ ,  ed  arte,  si  nella  pittura  à  frefco.come  à  aglio.  Nella 
ib;d.      prima  flatìone  delle  due  principati  flà  Chriflo  confitto  m  Croce.  In  quella  di  dentro  il  pofe 
di  rincontro ,  con  molt  accompagnamento  dt  figure.  La  Vergine  [ìà  in  piedi,  ^  lo  flefio  S. 
Cwuanni,&  le  Marie,  benché  la  Maddalena  jiia  abbracciata  à  piedi  del  Crocififio  ,  ìHj 
yna  pofitura  artificio/a  ,  &  che  non  offende ,  ne  imbroglia .  Tutte  moflrano  ti  vino  do- 
lor, e  fentimento , che  fi  puote  dichiarar  col  pennello.  I Sacerdoti ,  e  Scribi  reggonfi 
allegri,  e  come  trionfando,  in  hauer  compita  la  mijura  de'  peccati  de'  juoi  genitori.  I  car~ 
ibJd.      nefìci,  ò  faldati ,  giuocando ,  e  gettando  le  forti  [opra  la  vefle  dell'  Innocente  .  Tutta 
Matth.   ll)ifloria  finalmente  ha  gran  maepà,ed  cccdUn'^a.  Et  che  più  importa ,  accoppiò  in 
Jf,ii.     quella  molta  diuotion ,  e  Yaghi':^i .  Mojìrò  qui  Vcllegrino  ,  che  fé  ben  era  più  di  di~ 
ciotto ,  ò  rent  anni,  che  non  ìmuea  dipihto ,  ne  fatta  ccfa  di  [uà  mano  à  oglio  ,  ned  eficr- 
citatoil  colorito  j  hanea  nulladimcaogran  talento ,  e  gratin  in  quello ,  &•  che  fé  ihauiffe 
effercitato  ,farebbefi  aggu:igliato  co  l  Tittano ,  ò  con  Antonio  di  CorcT^ ,  principi  del 
ben  dipigner,  e  colorire  .  Ncllahiftorfa  mcdefima,che  fi  vede  chiufe  le  ante,  pofe  il 
Crocifìfjoda  vn  canto invnofcorcio  d'ingegno ,  per  dargli  drilieuo grande , che  ha,  per- 
che pare  d  ingombro  ,&  che  pofja  abbracciarfi .  Dimoftra  la  cagiondcl  Sole  ofcurato, 
taci}.  ^  if  tenebre ,  che  fi  fé  cero  f  opra  la  terra,jentendo  la  morte  delfuo  Creatore,vn  cielo,  ed 
aria  euoperta,tdeccl,ffc!ta  ,  che  fece  con  qucfto  ammirabil'  effetto  per  tutto  il  rilieuo 
deli  hiftoria  .  Qià,ed  in  vn'  altra  ftatwne , che ftà  nel  muro  ,  che  cuoprc  l'mta,quan- 
do  s  apre ,  pofe  la  Santi/sima  Vergine  caduta  à  terra ,  e  vinta  dal  dolore  :  In  quefia  di 
yederlo  morto ,  &  che  vangli  à  darla  lanciata  :  neU.  '  altra  di  vederlo  inchiodar  nella 
Croce .  Ma  haffegli  à  perdonare ,  perche  non  glie  l  auertiro  j  che  le  molte  pitture ,  che  fi 
"peggono  con  queftofuenimento  il  fecero  cader  in  qucfta  tra/curagginc ,  eh  egli  ftefìo  difie 
pofcta  gli  era  rincrefciuto  :  &  per  variar  il  difegno  ,fece  quefto  torto  di  porre  queftofue-^ 
nimcnto  nella  più  eminente  fortei^i  ài  donna  ,  c'hahbi  Iddio  creata  :  ^  ihe  con  animo 
inuincibile  (benché  in  eftrano  afflitto  )  ojfertua  ilfuo  mede  fimo  Figliuolo  al  Vadre  Eter- 
no, per  Jodisfattione  del  gener  hitmano.  Neil  ante  aperte  ftanno  Le  due  hiftorie  ;  d'in- 
chiodarlo nella  Croce  ima ,  efcenderlo  da  quella  l  altra  ;  entrambe  si  nell'ante  à  oglto, 
cornea  frefco  nel  muro  ,fono  difuafiefft  mano,  come  le  due  chabbiam  detto  ,  &  di  tan- 
ta eccellcn's^a ,  e  pcrfettioue ,  che  nonsòfe  il  di  lui  maeftro  Michel  .Angelo  hautfie  potuto 
far  più  in  quelle .  Le  due  di  quando  l  inchiodano  ,fono  di  molt  arte ,  perche  ftà  il  Chri- 
fto  diftefo  in  terra fopra della  Croce  ,efà  certi  (corei  ingegnofifsimi,  e  di  molta  difficol- 
tà .  NeU  altra  ftatione  ,ftà  per  principale  la  T{ijurtttwne,  che  fé  bene  non  la  lauorò  tut- 
ta difua  mano ,  la  ritoccò ,  &  la  rinal:(o  molto  ,  sì  quella  di  dentro,  come  quella  di  fluori. 
Hanno  amcndue  eccellenti  jcorci ,  e <iian  difigno  ;  politure  dfficili  in eftrcmo  ne  faldati, 
che  cuftodifcono  ilfepolcro  ;  che  come  ingente  fp  luentaia  ,  fcompigliata ,  &  impaurita, 
hebbe  luogo  di  moftrar  mtlt'  arte  .  B,  iceue  quella  di  dentro  vaghe  luci ,  e  rijflefsi,  da  al- 
cuni rofjori ,  cbe  fi  cagionano ,  ed  efcgno  da  quel  gran  Sole  di  giuftitta ,  che  moftrafi  aggi- 
rato 


PEILEG.  TJ'BAIDÌ,  ET  ALT  Iti  175 

rato  da  vn' aurora ,  e  aattindbellif sima  i  che  à  c^' il  mira  gioifce ,  e  fefieg^ia  l'anima. 
Hell'  vn'antaftà  quatti'  il  pongono  nel  Sepolcro  ;  &  nell  altra,  quando  caua  l'anime  ,g , 
de  Santi  "Padri  dal  Limbo .  Lo  fteflo  rifpo  vde  ne'  lati  del  muto,  quando  fià  chiufa  la  MÌttii. 
ftatione  .  Cièche  qui  più  fi  pondera  ,  emuifinifcediftimarfì,fomledueftationiàffe-  '^" 
/co  ,  che  s'vnifcoKO  nel  proprio  angolo ,  tra  quelle  due  hifìorte  principali ,  che  fon  il  fcerf 
dimenio  dalla  Croce ,  ed  ti  porlo  nclfepotcro ,  entrambe  àfirefco  nel  muro  ;  otte  pare  voi" 
le  vjar'  ogni  dtligen-^a ,  e  moUrar'  ogni  sfor"^ ,  e  quanto  valea  nell'arte ,  perche  in  mol- 
to breue  [patio  racchiuje  quesìc  due  hiftorie ,  accomodandoui  alcune  figure  n^olto  grandi» 
in  guifd  tde,  che  fi  godono  bene ,  &  di  tant'  arte ,  e  sì  ben  lauoraCe ,  che  non  le  ha  vedu- 
te alcuno   che  non  refli  di  quelle  fodisfatto  in  efìremo .  Seguono  pofcia  nella  facciata  di 
Tonente  l'biftorie  della  {{ijurettione ,  in  chejonoui  tutte  le  ylpparitioni ,  ch'il  Signor  fece 
pofcia  rifufcttato  ,  dalla  prima ,  che  lìà  in  pafTando  la  porta  della  Chie fa  picciola:  che  è 
quella,  che  così  piamente ,  e  contante  ragioni  fi  crede ,  chefofic  alla  fua  Santijfima  7Ha- 
dre ,  benché  quella  riuifiìtna  fede  di  quefiafoarana  l{egina  il  vedefie  meglio  collanimat 
che  co  gì  Od  hi  del  corpo,  fin  all'vltima  ,  che  fece  à  juoi  spopoli  andando  pefcando  S»  ] 

7  tetro  ,  e  S.  Cioanni  nel  mare ,  con  altri  di  quel  Sacro  Collegio  ,  nel  mar  di  Tibertade,  luc.ìV 
edil  Signore  gii  parlò  dalla  rmcra;&  nel  cor  ulto  del  pefce,  &  del  fauo  di  niele  il  co- 
nobbero .  Le  Marie  ,  e  Sante  donne  ,  à  cui  fi  mojtraro  gli  angeli ,  &  gli  diedero  Ioj  *J*"* 
buona  nuoua  della  T{i[urenione ,  fon  nella  feconda  ftatione.  E  perche  qui  feguono  pofcia  i 
cinque  chiari ,  che  dtfst  fi  fanno  co'  due  tran  fui ,  per  i  Chioftri  piccioli ,  ed  i  tré  della  fica- 
ia principale ,  fi  pofero  l  hiftorie  ne  gli  archi ,  cbejtanno  nella  (cala  >  che  fon  la  carriera,e 
corfa  che  fecero  S.  Titro,  e  S.  Giouanni  per  la  nuoua ,  che  loro  diede  la  Maddalena,  &  Io.jo. 
come  giungono  ammirati  alfepolcro.  Tofcia  l' ^pparitione  alla  ftefia  Maria  Maddale-  ^jJ^'Jl. 
n.t  ;  appo  quefta ,  quella ,  che  lo  ftcjfo  Signor  fece  alle  Sante  donne  ;  la  quarta  è  quella,  28. 
che  fece  à  due  Dijcepoli,  chegiuano  al  Caftello  d  Emaus  :  &  la  quinta ,  quella  che  fece  à 
dijcepoli  la  prima  rolta  mancandoui  S.  Tomafo.  Quefta,  e  quella  diS.Tietro,e  S.  lg\g^ 
Giouanni ,  quando  giunfero  al  Sepolcro  ,  non  fon  di  Tellegrino  ,  ma  di  Luca ,  ò  Luchino 
Cangiafo  ,cheibaueua  dipinte  tutte  cinque;  Et  perche  non  diedero  fodisfattione  le  tré 
dellateftiera ,  fi  leuaro  ,(0"  le  dipinfieVellegrino .  L  altre  due  fono:  l'altra  venuta  del  ibid. 
Signore  chiufe  le  porte  ,  e  ftando  S.  Tomafo  prefente ,  Fn  hiftoria  molt'  eccellente ,  ^ 
di  molta  confidcratione, con  vri  architettura  in  profpettiua  beh  indouinato;  elvltima,' 
quella  che  diffi  del  mare,  ftando  i  difcepoli  pefcando .  Non  voglio  trattenermi  inponde- 
rare alcune  co  fé  eccellenti ,  che  fi  veggono  in  queft'  hiftorie ,  perche  farebbe  vn  mai  fini» 
re  ;  Ed  altresì  potrei  auuertir  alcuni  diffietti ,  cheimaeflri  dell'arte,  òptr  meglio  direj- 
l'inutdia  v'hanno  ritrouati ,  si  nel  difegno ,  come  nel  decoro  delle  figure .  Segue  pofcia  il 
quart'  angolo  del  Chiofìro ,  oue  per  lo  sìefs'  ordine ,  ftannonel  principale  delle  dueteflie-  JJ*"' 
re .  l  jifcenfion  del  Signore ,  &  la  venuta  dello  Spirilo  Santo  ;  &  peli  '  ante ,  ed  in  ciò  Aft.j. 
chegli  rifponde  del  muro  ,altre  due  apparitiont, che  fece  il  Signor  à  molti  de'fuot  difce-  Ma«. 
poli  inftem'  vmti ,  &  la  venuta,  efcefa  dello  Spirito  Santo,  per  lapredicatione  di  S.Tie-  **• 
tro  ,&peri  impofittion  delle  mani  de  gl'i  Apoftoli  fopra  molli  credenti,  Queft  'hiftorie,  a^-  '4. 
e  tutto  queft'  angolo ,  è  pittura  di  Miibel  Barro/o  Spagnuolo  :  Son  elleno  ben  trattale,ed  ^  *' 
iateje  :  buono  lofcompartimento»  e  colmto,  &  di  buon  difegno  ti  tutto* 

Ho 


i']6  PATiTB    SECONDA 

Ho  detto  cosi  di  corfa  ciò  >  che  ha  in  quejìe  quattio  flationi ,  ed  angoli  del  Chìojlro  ; 
^lello  cherefla pn'alla  porta  ,per  doue  cominciammo ,  ed  vjcimmo  dalla  Chiefa  ,fon  al- 
tre quattro  flationi  di  Pellegrino  ;  in  chefìamo  l'hijìorie  del  tranfito  di  Nofìra  Donna  ;  la 
fua  falita  al  Cielo,  la  Coronatione  in  l\egina  fouranna,  fopra  tutti  i  Con  de  gli  angeli  :  é 
ivltima ,  il Ctudicio finale  ;  che  è  l'rltima  delle  fefte ,  che  celebrerà  quefto  mondo ,  e  la 
tmggior ,  che  fi  pofia  imagmare ,  in  che  Ciesu  Chrisìo  Giudice  de'viui ,  &  de  morti ,  pre- 
mierà  fecondo  le  fue  opere  tutti  dalprim'huomo ,  fin  all'vltimo  ,  v  ftpreferìtericolfuo 
corpo  intiero  auanti  difuo  Tadre ,  confegnandole  quel  ^egno ,  che  acqui(lò  per  la  THaeflà 
fua ,  e  gloria .  Ella  è  queUa  tutta  la  pittura  del  Chioftro  principale ,  eonfufa ,  efrettolo- 
famente  detta ,  e  rapprefentata .  Verde  molto  in  trattar  fi  così  ;  e  nulla  pale,  fé  non  fi  ve- 
de  ;  condopa ,  che  ràfempre  l'anima  di  chi  per  quello  pafieggta  trapportando  in  fé  colla 
fedeltà,  della  vifla  lo  [pirito  di  sì  amoroft  paffi ,  e  fentendo  alcun  allegre-^ ,  e mouimen' 
ti  d'altre  genere  di  quei,  che  panno  najcere  da  cof a  terrena.  Qui  vien  ben  ciò ,  chcquei 
Tilaefiro  di  molte  defcrcttioni  difie  nella  fua  arte  : 
orat.  Scgnius  irntant  arumcs  deinifla  per  aurem , 

**"■  Qiiam  qua:  fune  oculis  fubiefìa  fidelibus. 

S2jiello  che  più  è  da  doler  fi  è ,  che'l  tempo  va  trattando  male  queft'  eccellente  pittura; 
fofciache  l'acqua ,  ;/  v ento ,  il  fole  >  la  nebbia ,  il  calor  j  e'I  freddo  la  combattono  quafi 
inmediabdmeritc  &c. 

NELLA  DESCRITTIONE  DELLA  LIBBRERIA.   Capo  Nono. 

La  folta  colle  due  tcfiiere ,  e  fronti ,  che  fianno  di  fopra  della  cornice ,  fono  dipinte 
di  mano  di  "Pellegrino  Vcllegrini ,  che  benché  fempre  fi  mofìri  difcepolo  »  ed  immitatore 
del  Buonarota ,  qui  volle  garreggiar  con  lui,  E  quando  in  I{oma ,  Milano ,  Bologna, 
ed  altre  Città  d' Italia  non  haucjje  lafciate  altre  memorie  delfuo  ingegno ,  &  del  molto, 
eh'  acquiftò  nell  '  arte  ,  &  di  quel  modo  difficile  del  di  lui  THaeftro ,  che  alcuni  chiamano 
inacciffibile  ,  quejta  il  farebbe  d'  eterno  nvìne,  perche  fenT^a  dubbio  lofteffo  TiUchel' an- 
gelo non  haurcbbc  potuto  far  più  di  quello,  che  qui  vedefi  cosi  felicemente  effeguito, 
X'  inuentione  ,  e  difpofitionc  di  qitefta  pittura  prscurerò  dcfcriuere  colla  maggior  breui- 
tà  ,  chefia  poffibile .  ideile  due  fronti  fopra  della  cornice  [tanno  dipinti  i  due  capi,  e  prin- 
cipij  delle  Jcieni^  tutte,  che  Ihuomo  maneggia  :  la  Teologia  ,  e  la  Filofofia;  il  natu- 
rale que(ta  ,  il  riuetato  quella .  ^lla  parte  del  Tvlor.afiero  fi  pofe  la  Teologia ,  hauendo 
confi deratione ,  che  benché  nel  Collegio  fi  ftudij  l'vna ,  e  l  altra  ,  egli  è  molto  più  à  prò- 
pefito  appropriargli  la  Ulofcfia ,  attefo  che  iui  cominciano  i  l\cligio(i ,  fendo  giouanotti, 
gli  feudi,  entrando  per  la  Dialettica:  cÌ!- la  Teologia  benché  altresì  iui  fi  fiudi,  non  fi 
gode  nttlladimeno  di  cfia  in  que'  prim'  anni ,  che  fi  (pendono  tutti  in  altercationi ,  e  dif' 
iplft""  P*^^  '  ^^  op'moni ,  fino  che  npofati ,  e  maturi ,  godano  nelle  celle  del  Ivr  Monaflero ,  de' 
ad  Ru  ben  fiagtonati  frutti ,  che  refero  quelle  radia  amare  delle  difpute^e  fcuole.  Sta  dunque 
^^''  nella  parte  del  Collegio  dipinta  la  Ftiofcfiaàgtitfad'vna  matronagraue ,  e  bella.  Tiene 
auanti  sé  vn  globo ,  ò  sfera  grande  della  terra,  moftrandolo  co'ldeto  à  Filojofi ,  che 
tiene àcant'àlet, Socrate, e Tldtonejuo  difcepolo.  ^riftotele  difcepolo  d entrambi, 

&S9- 


PEllEG,  ri'BALDIy  ET  ALT  ti,         i-jj 

^Seneca  difcepolo  di  tutti  tré.  CappoJJì  quefl' vltinto ,  benché  vi  pótefjero  difìgner 
altri  più  aituantaggiati ,  per  ejìer  Latino  >  e  Spagnuulo.  Le  figure  fon  grandi  poco  me- 
no t'evolte  pit)  del  naturale,  dt  tanta  format  e  niteuo,  così  ben' intef  e,  e  sì  ben  dipin- 
te à  frefco , che  quegli ,  eh'  entrano  per  la  porta  di  rincontro,  ancorché  vi  fiano  cento 
paffi  di  diilan^apare  Hiano  vicine  à  qucUey  che  le  pofiano  acchiappar  cella  mano ,  cosi 
paiono  di  rilieuo  ,  e  sì  fortemente  [porgono  dalla  muraglia .  Da  quella  Madre  commU' 
ne  delle  fcien':^  naturali ,  &■  che  s' ottengono  colla  noflra  ddigen-s^a ,  fi  va  cammanda 
alla  perfetlione  ,  e  fine  di  quello  fi  può  faper  nella  terra  ,  del  riuelato  »  e  dmino ,  che 
chiamafì Teologia;  cofa tanto necefiaria>  che  fen^a  hauer  alcuna  cognitione  de' fuoi 
piifterij ,  e  d' iinpoffibile  conofca  l'  huomo  il  fine,  à  che  fu  creato.  Non  voglio  far  qui 
bora  del  Filofofo  ,  ne  moflrarmi  Teologo  ,  ma  colla  maggior  fchiette7^:i^a,  che  mi  farà 
poffibile  ,  defcriuer  alquanto  dellapittura ,  affine  fi  legga  in  efia  parte  di  quello  è .  QuC' 
fio  ,  che  chiamiamo  Ftlofofia ,  così  in  commune  com'  il  dicono  oltre  di  lì ,  abbraccia  tut- 
to quello  Hudiano  gl'huommi  da  tetti  in  giù  ;  chiamando  altresì  tetto  ti  Cielo,  acciò 
non  rimanga  fuori  quello ,  che  ci  cuopre  tutti .  CosìlaCramatìca,  che  fiudiano d'or- 
dinario i  fanciulli  ,per  parlar  comenientemente,  e  legar  ben  i  vocaboli  di  lingue  pelle- 
grine :  e  la  Eiettori ca ,  ih'  infcgna  à  parlar  con  artificio ,  e  più  ornatamente  ;  e  la  Dia- 
lettica ,  che  dà  precetti  per  formar  rag!oni ,  e  prouar  ciò  che  vogliamo  confori^ ,  e  buoi» 
difcorfo ,  fono  tré  partì ,  dall' vna  parte  di  quefìa  Filofofia  ,  che  chiamafi  ^ationale, 
Terciò  in  tré  difìinte  diwficni ,  ò  ripartimenti  della,  volta. ,  fi  dipingono  quefle  tré 
fcienT^e  nell'  ordine  >  cfce  s'è  detto  .  Fingefi  aperto  il  quadro ,  &  che  per  di  là  fi  vegga 
il  Cielo  ,  ed  aria  fercna ,  e  laCramatica  pofta  à /edere  fopra  di  certe  nubi  (per  pro- 
prietà della  naturatc:^a ,  che  la  figura  humana  fé  non  ha  l'ale ,  deue  feder' ,  è  jof tener  fi 
i  a  qualche  co  fa) .  La  figura  é  di  donna  grane.  Tientn  l' vna  mano  vna  grillanda  di 
verdura  ,  e  fiori ,  ed  in  l  altra  vna  sferra ,  e  frusta ,  fé  ben  alquanto  nafcosta ,  per  di- 
mostrar ,  che  nelle  fcuole  baffi  àjeruir  più  del  premio , che  del  castigo ,  e  basta  /appia- 
no, che  vi  fia.  Et  benché  ciò  fi  a  vero  ,  fanne  tuttauia  di  mestieri  alcuna  per  i  fanciulli, 
ne' quali  non  può  tanto  la  ragione,  com  il  timore  ;  Egli  è  però  miglior  me7^  condurgli 
alfine  co'lregalo  del  premio,  e  conuertir  in  fiori  l' afprc'^^a  de  principij ,  con  buona 
difcrettionc  :  perche  quella ,  che  fi  chiama  :  Ludus  Litterarius ,  Giuoco  di  Ietterei 
tal  bora  pare  più  tosto  carcere  de'  tormentati ,  fecondo  odonfi  in  quella  continui  i  gridi 
degli  fgratiati  fcolari.  ^eggonfi  in  questa  pittura  alcuni  fanciulli  all'  intorno  della 
Cramatica ,  con  fue  cartelle ,  e  libriccmoU  in  mano  :  il  tutto  con  sì  vago  colorito,  lucit 
/corei ,  ignudi ,  e  forile ,  che  trattengono  ,  e  dilettano  nonpoco. 
•  L' architettura  del  tetto  aperto ,  che  fingefi  di  pietra ,  la  fostengcno  quattro  gioutt- 
notti  f or  ti  ignudi ,  maggiori  del  naturale  co' panni,  ò  guanciali  su  gì'  homcri ,  ò  su  le 
t<ste  ,  così  eccellenti ,  &di  tanto  artificio,  e  di/egno ,  edincosì  ftrane  pofiture ,  che 
hanno  ben ,  che  ftudiare  quei ,  che  vogliono  profittar  nell  'arte.  Le  lunette ,  e  cap  ial-i 
T^ati ,  che  f tanno  nelle  finestre  alte ,  ed  in  quelle ,  che  gli  corri/pondono  nell'altro  mura 
di  rincontro  ,  fi  fingono  altresì  aperte  al  Cielo  co'  certi  tondi,  ò  /pecchi  di  pietrami 
ed  altri  due  giouani  ignudi ,  poco  mtno  del  naturale ,  che  parimente  /tanno  /ostenendo 
l'apertura,  ò circonferen^i  del  (biaro,  co»  eccellenti  pofiture,  belle  vestimenta,  e 

Z  "  guati- 


178  PARTE    SECONDA 

guanciali ,  in  che  fanno  lafor^a  ,  e  ricemno  la.  canea .  Ver  il  buco  dello  fpecchio  (i  ì>ede 
fcendere  per  cialcun'  vn  angelo ,  con  qualche  co/a  in  mano  di  quello  fpetta  alla  facoU 
tà ,  e  fcien';^ ,  che  accompagna .  tengono  facendo  eccellenti  po/ìture ,  e  coricandofi  per 
l'aria ,  con  maramgUofifcorct ,  e  profpettiue ,  che  mirati  da  diuerfe  parti  -parlano  la  figu- 
ra ,  confingolargufto  di  quei ,  che  le  confiderano .  In  fine  egli  è  il  tutto  cesi  eccelientCt 
e'  hanno  detto  molti ,  che  colà  iranno  intelligenti ,  &  di  buon  gufto  nell  '  arte ,  vedendo 
tante  differenj^e  d  '  ignudi ,  che  gli  pare ,  die  >'  andò  loftejio  Buonaruota  à  dipigner  que- 
fìa  Libbreria  ,&  che  lettala  brama  di  veder  quello  si  lodato  Giudicio,  the  dipin/e  in 
l{oma  nella  Capella  "Papale ,  nomata  di  Siflo ,  nel  Praticano.  Di  modo ,  che  quanto  fpet- 
ta ali  inuention  ,edifegnodiqueftapitturainciafcun  quadro  io  vafo,  ò  chiamiamola 
Baftlica ,  (id  vna  parte  di  Filofofia ,  e  dieci  figure  d  huomini  gnudi ,  efen^i  alcuna  disho- 
ne[ìà  di  quello  non  andò  circonfpetto  Michel  '  angelo  nel  fuo  Giudicio  ;  fen':!^a  igrottef- 
thi ,  e  fogliami  d' oro  ,  e  di  pietra  finta ,  che  fanno  le  dimfioui .  Oltre  di  ciò ,  à  due  lati 
delle  fìneflre  alte ,  che  ftanno  alla  parte  d  '  Oriente  ifopra  la  cornice,  ed  in  quelle  ,  che 
corrifpondon  à  quefle ,  alla  parte  di  Vanente ,  cheflanno  chiufe ,  fi  ì>i:de  alcun  huomo  in- 
signe in  quella  facoltà,  efcien:^  ,  chefld  accompagnando  ;  di  modo ,  che  con  ciafcuna  ce 
ne  fon  quattro ,  Et  così  in  quefta  prima  diuifione  delia  Cramatica  fipofero  quattr  huo- 
mini  inftgni  in  quella ,  in  diuerfe  pofiture ,  benché  tutti  con  granita  ,  e  decoro  ,  pofii  à  fe- 
dere ,  e  maggiori  molto  del  naturale .  Nelle  figure ,  che  rapprefentano  per/one  bafìe ,  che 
s  inducono  nell  '  hiftoria ,  non  più  cheperjeruigio ,  ò  carica ,  od  officij  baffi ,  fi  permetto- 
no ignudi  per  moflrar'  in  eglino  l'arte  ;  ma  non  fi  de  uè  permettere  nelle  per/one  principi»' 
U  ,graui  >  honefìe .  Et  così  l  ofieruò  Tellcgrino  in  quefta  Libbreria  ,  &■  nel  Chioflro 
principale  :  C?"  di  rado  trafcurafi  in  quefta  conuenien'^a ,  benché  sì  amico  di  moftrar  l  ar- 
te ,  e  quello  mtendea  del  corpo  dell  '  huomo ,  che  è  il  più  nobile,  e  più  difficil  fuggetta 
della  pittura .  ^ccomp-ignano  dunque  la  Gramatica ,  dall  '  vn  canto  ,  Marco  Tcretaio 
Varrone  ,  che  con  giufto  titolo  può  efier  il  primo ,  nun  falò  fra  Oramatici ,  ma  tra  molti 
eccellenti  Filifofi  :  Ed  è  eonusniente ,  che  in  negolio  di  lettere  tenga  il  primo  luogo  ,  cui 
fìimò  tanto  Cicerone  ,  e  di  cui  profittaronfi  tanto  i  due  chiari  lumi  delta  Chiefa  Gir  ola- 
D  Hier  "**  >  '^'^  ^goflino  ;  chc  quello  ft  pofe  à  far  cattalogo  difue  opere ,  e  ritrouò  quattrocento, 
in  Ca.  e  nouantalibbridottiffimi  (e  l  afferma  ^ulo  Celilo  )  &  così  par  agonollo  alfuoCdcen- 
ìuuft"  terio  Origene  ;&  quello  il  chiama  mille  volte  Dotttjfimo ,  e  diuorator  di  libbri ,  eVoli- 
Auio  flore, che  è  lo  fteffo,  che  je  dicemmo  fapiente  di  moltecoje.  Et  così  hebbe  à  dir  diluì 
il'e'^'.o  quellafenten:ia ,  che  :  Scrifle  tanto ,  che  pare  nulla  puoce  leggere  ;  e  Ielle  tanto, 
c.Aii?.  che  pare  nulla  puotcfcriu.Te,  Tra  gli  altri  ritagli,  e  reliquie,  checifono  reftatedi 
ciùìt.  '  tanti  I  e  così  illujlri  monimenti  del  fuo  ingegno ,  come  ha  conjumato  il  tempo ,  fononi  tré 
D=''  libbri  De  re  xaàicz ,  che chiarnaremo  jlgncoltura ,  che  tratta  dilauoreria  de' campi, 
de' beftiami ,  e  terre ,  luoghi  de'pafcoli,  e  coltiuar  terreni.  Scriffe  parimente  venti- 
quattro libbrt  della  Lingua  Latina ,  che  bora  vanno  à  peT^:^  ,  e  bocconi  mal  coneffi ,  e  le- 
gati :  &  quello  ,  che  è  poflo  m  qualche  buon  ordine  deue/t  tutto  ad  /intorno  ^gofltni, 
che  s' affaticò  tn  ripulirlo  ,  e  metterlo  infieme .  Terquesla  ragione  fé  gli  diede-  in  queft* 
Libbrertail  prim>  luogo  tra  Ftlofofi  :  &  nonpenfi  alcuno ,  che  Cramatico  voglia  dir/olo 
quello ,  chf  tratta  de' precetti  di  congruen"/^  .  che  quefta  nqn  è  pù ,  eh  vna  mifcra  parte 


PEILEG.  T  l'È  ALDI,  ET  ALTRI.         ijp 

pc'  fanciulli  (come  nell  '  aritmetica ,  &  nella  Muftca,  ilfuonar',  ò/ommar,  e  reftar  al- 
cuna co  fa  )  che  none  eh'  tma  parte  di  Ftlofofia ,  fcienj^  perfetta ,  &  che  in/teme  coil» 
qntfto  fi  (lende  alla  buona  intetligen:^ ,  ed  interpretaticne  di  quanto  gì' inuentori  delle 
/cien^s^e hanno fcrittot  Quefìocifàdire lagrauitd,e'lrtJpetto,che  fideae  ad  vrìbuO' 
mo  cosi  infigne . 

ytcirì  adeffo,  dall  '  altra  parte  del  feftone ,  che  quiuì  rifponde  alla  fineflra  di  rincon- 
tro ,  che  tien  in  me:i^o  vn  medaglione  finto  i  oro ,  ed  vn  F'iofofo  fcolpito  in  effo ,  molto 
ben'  imitato ,  eum  Feflo ,  ò  Sejio  Tompeo  di  poco  meri  antichità  di  quel  gran  Trincipe ,  è 
Capitan  Romano  ,  pofciaehe  fiorì  nel  tempo  d 'jiugufio .  Scrifìe  egli  venti  libbrt  dell* 
figmfication  delle  parole:  e  fu  come  riiur'à  metodo  ,  ciò  che  di  prima  hauea  fatto  Ve- 
rio  Fiacco  :  ed  anche  quefto  Compendio  fi  ridujìe  pojcia  in  vn'  altro  più  breue ,  cotanto 
accurati  furo  i  l{omani  in  coltiuar  la  lingua  loro .  Et  fé  quefìi  libbri  fojier»  intieri ,  non 
rifarebbe  tanta  improprietà  ,  &  così  poca  cognitione  di  lingua  Latina  in  molti ,  che  fi 
contentano  in  parlarla  ,  ed  ijcriuerla ,  come  fi  voglia .  E  quello  eh  è  più  di  galanteria» 
che  fi  [degnano  fcriuere  nella  (uà  propria  lingua»  tenendo  ft  per  muantaggiati  nell'  al* 
trui  ,jenxafaper  bene  Ima  ,  ne  l'altra.  ^Ido  Manutio  truffe  à  luce  certi  frammentit 
che  CI  rimafero  di  Seflo  Tompeo  :&  l'^rctuefcuo  Antonio  ^gofìini,  non  ifdegnandofi 
in  me^o  di  sì  alta  dignità ,  &  di  tanta  eruditione ,  e  dottrina ,  fiamme fchiarft  fra  que- 
fli ,  che  chiamano  gì  '  idioti ,  Gramatici ,  poje  più  diligen:^  in  ripulir,  e  comporre  quefii 
frammenti,  come  quello  che  fapea  ben  di  quanto  importati:^  fia  la  cognitione  diquefls 
proprietà .  Dall  '  altra  parte ,  che  è  quella  d  Oriente ,  flannoui  i  due  conojciuti  Elijs 
cosi  temuti  da  fanciulli ,  eh  '  imparano  à  mente  le  fue  ^rti  ;  Elio  Donato ,  ed  Elio  jìtu- 
tonio  di  Nebrifia ,  Bramano  l  vno  ,  Spagnuolo  l'altro  :  huomim  infigni ,  de  quali  penfa- 
m  alcuni,  che  non  japt fiere  più  che  la  Gramatica .  Wertoffi  il  primo  hauer  per  difcepo- 
lo il  Diuino  Girolamo  Dottor  delìaChiefa  :&pregiafieglt  defio m  più  d'vnluogo  :  e  ri-  inAp" 
feri/ce  i  Comentarij ,  che  fece  fopra  Virgilio ,  e  Terentio  :  &  fen^a  di  ciò  alcuni  dotti  1°  ten- 
argomenti  alle  Metamorfofi  d'Ouidio.  Fece  anco  vn'^rte  di  Gramatica,  che  perfua  sttiibì. 
eccelleuT^a  viue  oggidì ,  ed  in  molte  parti  d  '  Europa ,  va  nelle  mani  de'  fanciulli ,  benché 
ridotta  in  minor  compendio .  Scriffe  moli'  altre  opre  fpettanti  alla  Gramatica ,  incomin- 
ciando dalle  lettere  ,&poi  dalle  filabe  ;  Trattò  de'  tuoni ,  e  piedi  de  ver  fi ,  de'  barba- 
ri/mi, ed altr  opre  d'  huomo  dotto.  Elio  .Antonio di  Nebrijfa  è  con  ragione  pofto  tri 
qucfi  huomini  così  dotti  ;  ed  è  vergtgna  ti  conofc ano  meglio  i  ftranieri ,  che  gli  ftefiì 
fuot  Nationalt ,  edifcepoli  -^c  he  fen-;^  eccettuar  alcuno  ,  fi  pomo  chiamar  così  cinquan- 
ta ,  e  piti  anni  fono  in  quelleparti ,  tutti  gli  huommi  dotti  deità  Spagna .  Gli  ftranieri  il 
ttngonop  er  più  di  Gramatico ,  edifuoi  anche  ii  quefio  il  ì>ogtiono  correggere ,  ed  appena 
e  è  che  l  paffi  da  quefta  clafie  >  cosi  poco  [limata  in  tutto  ti  Mondo .  Ter  molti  che  non 
fanno  cognitione  di  que[t  'Auttore ,  darò  qui  ragguaglio  delle  fue  opre ,  almeno  di  que- 
le ,  che[otio  peruemue  alla  mia  y  oltre  à  que[t  ^drte  di  Gramatica  (che  farebbe  fiato  be- 
ne l'  hauejferola[ciatacom' egli  la  la[cw,  &  non  foffero  andati  cauteri^andola  così 
brutta  ,  e  difdiceuolmente  )  :  Fece  egli  tré  Dtttior.aivj  :  l' vno  de'  nomi ,  e  voci  Latinct 
(olia  dtchiaratione  in  lingua  Cafiigliana  :  il  fecondo  di  Cafiigliano  in  Latino  :  ed  il  ter:^o 
de'  luoghi, e  nomi proprij  d  huommUlu/tri,  popult , fiumi  tmari,  prmincie&c.  Fé-  • 

Z     a  tene 


i8o  PA%rE    SECONDA 

tene  parimentem' altro,  che  chiamò.  Lexicon  lurisCiuilfs,  dìfcuoprendo  in  quello 
per  ifgamo  del  fuo  tempo  molte  ignoran'^  d'Murfto.  Fece  altresì  yn  ùiUtonariodi 
tré  lingue ,  Latina ,  Greca  ,  ed  Ebrea ,  conciofiache  di  qucjìe  tré  lingue  hcbbe  pia  cognì- 
tionedi  quella,  che  in  quel  tempo  communemente  haueaftin  Ifpagna,  tra  fcgnalatì, 
Queflo  mai  i'  imprese,  almeno  [otto  il  di  lui  nome ,  potrebbon  ejferfi  profittato  di  quello, 
quei  e'  hanno  trattato  di  quefta  materia  di  Dittionavij.  Fece  pur'  anche  wi  Comoitario 
à  Ver  fio  ,  ed  è  del  molto  buono,  che  fi  a  fopra  quell  'buttar  diffìcile .  Scrtjie  vna  Cofmo- 
grafia ,  ed  oltre  à  ciò  ,  rn  Introduttione  per  quefla  facoltà .  Trafie  etiamdio  à  luce  l'hi- 
Sloria  de'  I\egi  Cattolici ,  Ferdinando  3  ed  Ifabella  :  e  principalmente  quello  fpetta  alli 
guerra  di  Granata ,  ed  à  quella  del  B^e^no  di  Nauarra  ;  e  fece  à  due  I{egi  quella  sì  indoui- 
tiata ,  acuta ,  e graue  imprefa  delle  freccie , correggie ,  e  giogo ,  co  l  motto  >  TAN  r O 
MONTA  >  che  fu  mgegnofa  alluftotie  tiell  '  anima ,  e  corpo  di  quella  :  e  folleuando/ì  à 
maggior  co/e  il  di  lui  ingegno  ,prefe  à  dichiarare  alcuni  luoghi ,  e  paffi  difficili  di  Santa 
Scrittura ,  e  fece  vn  libro  d'eglino ,  che  chiamò ,  Qumqnagcrns  ,  doue  moftrò  buon  giù- 
dicio ,  erudition  ,  e  lettione  ;  ed  .Ruttori  graui  fi  pregiano  d'allegarle  ne'fuci  Cementa- 
ri .  Finalmente  potiamo  dire, che  fu  il  Vadre  delle  buone  lettere  in  Ifpagna,  come  il  Ve' 
trarca  in  Italia .  Et  al  fuo  ternpo  incomincioffi  à  bandir  la  barbarità ,  in  che  iìaua  ella 
fepolta,ftH  dal  tempo  de' Gotti,  Mandali,  ed  yìrabi ,  cherltimamente  s' impadronirò 
di  effa  1  e  feppelltro  quanto  eraui  reflato  di  politia ,  ed  ingegno ,  co'  fuoi  barbari  coliumit 
e  colla  necefjìtà  c'hauca  difìarfemprc  contro  d  eglino  coli  '  armi  in  mano. 

^ppreffo  tra  le  duefafcie ,  che  diuidofw  que^o  quadro  nella  volta  del  fecondo  quadrOt 
che  è  quello  della  B^ettOfica ,  faffi  vna  d4ian:^a  ,  che  rifponde  à  gì  '  intercolonni .  Ella  è 
lauorata  di  bi:^'!^arri  grottefchi ,  co  pe:^7^  d'architettura ,  tempietti ,  ed  altre  gratiofe  «'»- 
ttentioni  ;  &  ne  gli  eìiremi  veggonfi  i  due  illuHri  Scrittori  d  hifloria  la  naturai',  e  mora- 
le ;  Vlinio  quell  '  huomo  cosi  fecondo  infcriuer  le  coje  della  natura ,  corri  ella  in  produr- 
le. Ed  ancorché  queflof patio  tra  le  fafcie  oiie  Hanno  i  grottcfcbi ,  &  le  figure  nonfìx 
moli  '  ampio ,  hanno  nulladimeno  quelle  molta  auttorità ,  e  vicino  à  quella  di  Vlinio 
Veggon  fi  alcuni  ammali ,  Caualli  >  Leoni ,  Elefanti ,  ed  altri  ,per  fignifìcar  il  fuggetto  di 
che  tratta  quell'  jiuttort ,  e  quant'  eccellente  difcopritor  fìa  flato  delle  proprietà  loro, 
C.Hiet  l'  altro  è  Tito  Liuio ,  acuii}  afia  per  fua  lode ,  quello  dice  di  lui  il  mio  Vadre  S.  Girala' 
alo.  ad  mo,  chiamandolo  vna  vera  fonte , e  fiume  di  eloquen:^a,  ed  altre ,  eh' era  come  vnmi- 
Jiui.,  faccio  nel  Mondo  >  conciofia ,  che  quei  che  non  potea  trarre  lagrande7;^a ,  e  poter  di  l{o. 
tua  ttirauagli  la  famadivntal'  huomo,  e  quetch  entrauano  in  effa,  cercauano  altra 
cofa  fuor  di  lei  mede ftma .  AdTitum  Liuium  ladies  cloquencis  fonte  mananteni 
(  dice queflo  gran  Dottore fcYiuendoàVaolmo)  de  vkimis  Hifpanije,  Galliarumquc 
finibusquoldam  vcniflcnobiles  legimus>  &quos  ad  conteniplationem  fui  Ro- 
ma non  traxcratjvnius  homiiiis  fama  perduxic.  Habuitilla  «casinauditum  om- 
nibus feculis,  cclebrandumque  miraculum,  ve  Vrbem  tancam  ingreflì ,  aliud 
extra  Vrbem  quercrcnt. 

Segue  pofcia  il  quadro  della  I{ettorica;  yna  bella,  ed  eccellente  figura  di  donna,  con 
firano  ornamento  di  veflimenta ,  epiù  Sìranapofitura ,  efcorT^o  .  ideila  man  deflra  tiene 
il  Caduceo  di  Mercurio  (  cbiamaiianlo  gli  micbi  il  Dio  dell  '  £loquen:^).  Ella  è  pari- 
menu 


fBlLEG.  T /'BALDI,  ET  ALT  HI.         181 

mente  aecompaguau  da  fanciulli  ignudi ,  pofli  tra  le  nubi ,  co' libri  inmano  ;  ouefi  veg' 
gono  compo/ttìoni  allegre ,  edintrecciate ,  che  ha  molto  cbeftudtare,  e  vedere  in  quelle. 
Tien'  vn  Leone à canto ,  per  dimoflrar  xche  coW  eloquen'S^a ,  &  colla  for^^  del  ben  di- 
re ,s'appiaceuoltfcono  gli  animi  pia  crudi,  e  fieri.  Ctàdìffi,  (&  fia  detto  per  vna  volta 
tanto ,  per  tutti  quefli  quadri ,  e  ripartimenti ,  l  '  architettura ,  e;~  le  figure ,  che  fono  np' 
chiari ,  ò  cieli  >  che  fi  fcuoprono  ,  &  chiglifeftenta  :  le  figure  ,  che/uno  nellelunctte,  & 
la  grandetta  loro  ;  &  quelle  di  qM^efcien":^,  che  fono  maggiori  del  naturale  due  volte 
più  ;  di  maniera  ,  che  U  difegno  nel  tutto  è  d'vno ,  le  pofiture  ,  e  delineamenti  fìrana- 
mente  variati  :^cbe  nella  parte  d'Oriente  vi  fono  finefire  ,  eon  inuetriatc  aperte  >  ed  in 
quella  di  Ponente ,  rifpondono  alcuni  fefiom  co'fuoi  medaglioni  d'oro .  In  quefio  fecondo 
quadro  della  Rettorie  a ,  à  canto  di  quefie  finefire ,  e  fcfìoni  le  fianno  facendo  fiato, ed  ac- 
compagnandola  ,  quei  quattro  principi  dell  eloquenza  :  Ifocrate ,  e  Demofiene  all'vna 
parte,  amendue  Gì  eci .  Dirò  breuemente  chi  furo,  poiché  fermo  per  tutti.  Ifocrate  fii 
del  tempo  di  Tlatone  ,  difcepolo  di  efjo  lui ,  benché  Diogene ,  velia  vita  di  "Platone  dica» 
iht  foffe  pia  secchio  di  quello .  Egli  fu  vno  de'  più  eccellenti  Oratori ,  e  hebbe  la  GrC' 
eia  ,  e  maeflro  dell  '  arte  ,  perche  l' infegnaua  à  tutti  quei ,  eh'  andauano  alla  di  lui  cafat 
ed  egli  s  efferato  molto  in  quella.  Fùmolto  Rorido,  faciliffimo,  e  chiaro  nel  tutto,  buo- 
na maniera  di  parlare .  Scrifje  molte  cofe ,  anco  fin'  ali  '  vltima  età  :  poiché  fendo  di  nO" 
vanta,  e  quattr  anni  mando  à luce quelV  eccellente  libbra  ,  nomato  Panatheniaco, 
ch'erano  certe  fefie  ,  che  ft  f accano  alla  Dea  Mmerua,  di  cinque  in  cinqu  anni,  che  pari- 
mente s'accofiumaro  pofcia  incorna ,  &  lechiamaro  Quinquatrie ,  doue i giouanotti ^e 
fanciulle  faceano  dan^^  Gimniche ,  à  quello ,  eh'  allude  quel  rigido  Cenfore»  de'  corrotti 
CQsiumi  : 

Eloquium»  ac  famam  Denodhenis,  aut  Ciceronis  i«">e- 

Incipit  optare,  &  cotis.Quiiiquarribus  opcat,  oai.fat, 

Quifquis  adhuc  vno  parram  colie  elTe  Minemam. 
Dicono  ififfe  più  di  cento  >  e  cinqu  anni  Demofìène ,  e  sì  conof cinto ,  che  tutto  il  Mondo 
il  celebra  il  Vrimipe  dell'  eloquen'^  Greca.  Dicono  fofie  figlio  d' vn  Fabbro ,  chefacea 
coltelli ,  &  l'afferma  d  Toeta ,  the  hora  allegai  nello  fitfio  luogo .  Bjmafe  in  poter  de' 
Tutori, chegli  conjumarola  robba  (femprefù  ti  THondovno  )  ed  appena  hebbe,  chepa- 
gari  Maefiriychegi'  infegnauano.Fù  egli  di  sì  eminente giudicio,che  da  quellapouertà,  e 
miferia  s'innalT^  ad  effer  come  padre  e  difenfore  di  tutta  la  Grecia ,  ed  à  opporfi  colla^ 
for^i  dell  '  eloquen':^  fua ,  à  quelle  di  que  due  così  forti  Vrincipi  padre ,  e  figlio,  Filip' 
fo,ed  /ilcffandro  Magno.  Haurei  molto , che  dire  di  quefto  notabile  huomo  ;  Bjffe- 
rirò  fola  quello  dice  d  mio  T.  S.  Girolamo  circa  de'  fuoi  ftudi .  Trimier amente,  che  con- 
fumò più  aglio ,  che  vino ,  che  nonfapea  male  à  Greci  :  &  che  non  vi  fu  manoale  meo-  Apo'i. 
canìco ,  che  fi  ri:^tfie  sì  per  tempo  à  trauagliare ,  corri  effo  lui  à  ftudiare  :  &  quando  era  j?  ^"f 
neeeffitatodidar  alcune  carriere  forti  ,e  veloci,  per  leuarfi  la  pofftbilità  di  trattenerli  aubi.  ' 
fuor  dt  caja  ,  fi  vadta  la  metà  della  barba ,  non  più.  Et  finalmente  per  non  venire  alle 
manid  AntipatroT iranno, fuccefford'   ilefiandro , s  vccife  da  fé  medefimo .  .All'ai' 
tra  parte  ftà  Cicerone  ;  Tutti  il  conofciamo ,  perche  da  fanciulli  portiamo  fuoi  hbbriin 
mano , per  apprender  in  quegli  Upwità  ,efchiitte3^:^deila  lingua  Latma:  ed  è  il  me- 
no» 


l8z  PATITE    SECOJJDA 

ho,  che  fi  poffi  apprender  in  efi  Uro ,  in  riguardo  della  loro  dottrina ,  efilofo^a  ,  ebej 
racchiudono.  La  di  lui  morte  parimente  fappiamo ,  polacche  altre  Filippiche  gli  co- 
ftaro  la  rita .  Nonpojjo  la/ciar  di  foggiunger  dietro  à  que  ver  fi  jquefti ,  in  che  fona 
così  elegantemente  defcritti  tfini ,  ed  anco  i  principij  di  quefti  due  si  eccellenti  Oratori, 
Greco  /'  vno ,  Latino  l  '  altro , 

Eloquio  fed  vtrumque  perit  orator,  Vtrumque 

Largus,  &  cxundans  Ischo  dcdic  ingenij  fons; 

Ingenio  manus  eft,  &  ceruix  csfa>  ncc  vnquam 

Sanguini  caufìdici  maduerunc  roftro  pufiUi . 

O  fortunatam  natam  me  confule  Romam, 

Antonij  gladios  potuit  contemnere.  fi  fic 

Omnia  dixidet,  ridenda  poemata  malo, 

Quam  te  perfpicuè  diuino  Philippica  famx 

Difiblueris  aprimaque  proxima.  fcuus,  Se  illum» 

Exitus  eripuit ,  quc;m  mirabantur  Athenx  > 

Torrentem ,  &  pieni  moderancem  frino  theacrij 

Dijs  ille  adusrfis  genitus,  fatoqne  fininro, 

Quem  pater  ardencis  mafia;  fuligine  lippus 

A  carbone,  &  forcipibus,  gladiofq;  parante 

Incude,  &  luteo  Vulcano  ad  Rethora  mific. 
Non  ofo  tradurre  quefli  verfiper  non  leuar  loro  la  gratia ,  ed  eccellenza  :  paf]ìnfi[en~ 
l^a  d*  eglino  quei .  che  non  potino  hauer  piùgufio  di  quello  tocca  all'  htftoria ,  poiché  è  gii 
detta.  L'  vltimo  di  quefli  quattro  è  QumtiUiano  :  che  benché  sì  Maesìro  nell  artde^ 
Spagnuolo ,  ed  à  quello  dicono  natio  di  Calahorra,  e  nalladimeno  tra  quefli  heroi  giù- 
ftamentel'vltimo .  Dipoi  apprefio  queflo  quadro ,  euui  vna  fafcia  con  vn  vago  grotte- 
fco:  &  pofcia  l  arco,che [ale  dal  pauimento  della  Libbreria,  che  fa  la  prima  capella,e  di' 
uifione  >  in  che  dijjì  (iaua  diuifa  quella  Libbreria  :  affine  non  rimanere  troppo  lunga ,  per 
l'  alte:^7ia  ,ed  ampie^^T^a ,  &  fen^^a  la  douuta  proportione .  Quefl' mta  ,  òpilaftro  rifal- 
ta  due  piedi ,  e  t»e:^:^o ,  ed  alquanto  più  dal  muro  ;  &  per  tutti  i  tré  lati,  i&  ornato  co'fa- 
rij  lauori ,  eguarnitioni .  Ter  la  fronte  Ha  egli  dipinto  di  vaghi  grottejchi ,  gratiofì ,  e 
ben  lauorati  :  in  che  veggonfi  medaglie ,  e  figure  puciole  di  molto  dijegno  :  di  modo ,  che 
é  molt  arrichito ,  e  vago  di  co/e  fantafliche ,  &■  come  dicono ,  cappriccioje .  Sopra  dell* 
cornice ,  doue comincia  à  muouer  larco,  stanno  fopr a  certi  piede ftal li ,  che  fingonfiin 
certe  fponde ,  ò  nicchi  ;  dall  vna  parte ,  Omero  coronato  d'alloro  ,  principe  della  pò  e  fin 
diGrecia  ,&  di  tutti  gì  jiutlori  profani.  Egli  fià  con  sì  propria  habitudine ,  efcmbian- 
te  di  cieco,  che  benché  non  fé  gli  vedeffero  gl'occhi  ,ilconofcerebbe  chififia ,  così  viua- 
nentefeppe  il  Maeflro  dargli  l'aria ,  d  huorno  che  butta  le  mani ,  taflando ,  per  fupplire 
al  mancamtnto  della  vifla .  Dall  altra  parte  flà  Virgilio  ,  cui  i  critici  de  noHri  tempi, 
non  fapendo,  oue  metterlo  ,ò  come  nomarlo,  ilihtarnano:  Deus  Poetarum  .  ^i»- 
mendue  fono  sì  conofciuti ,  che  farebbe  fuperfluo  parlar  di  loro .  Bafla  dire ,  che  non  e  è 
Ruttar  Sacro  ,  «e profano ,  Chnftiano  dico ,  ne  Gentile  ,  né  Dottor  sì  graue  nella  Chiefa 
Creta,  Latina,  che  non  orni  fuoifcritti,  co  ver  fi  dt  quefti  coìì  fìngolan  buomim  parti 

tari 


PELLEG.  Tl'BALDly  ET  ALTRI.         i8j 

rari  iella  natur»  ;  pofciache  da  efjì  in  qua  >  è  [tata  così  auara ,  che  noH  ha  voluto  dar  lo' 
ro  compagni .  Dietr'à  quelli  in  vn  altro  intercolonnio,  che  fi  fa  d altre  due  fajcie ,  come 
quelle ,  che  dicemmo  y  inchcftauano  Tliniu  eTtto  Ltuio  ,Jtamo  altri  due  grottefthi 
della  medefi  ma  inuen'S^ione,  benché  cangiate  le  figure ,  eveftimenta ,  &•  l' anhuetturei 
ed  in  quegli  [tanno  gl'altri  duefamofi  Toeti  Linci ,  Vmdaro  de  Greci ,  ed  Oiatio  de  Lati- 
ni: coronati  altresì  d'alloro,  albero  si  amxto  da  Appallo,  ed  in  conjeguen^a  cotanto 
confagrato  dafuoi  vani  adoratori, 

Mcunihanno  voluto  riprendere ,  che  in  quefta  L  bbreria  vi  fìa  molto  di  quefto  Tot'' 
fico ,  e  Ceritilttio  ,  parendo  loro  >  che  in  Libbreria  noi  folo  Chriftiana ,  ma  altresì  d' vn 
THonaftero  di  [{eligto/ì ,  e  Gieronimiani ,  non  vi  douefs'  efiere  cofa  veruna  di  quefto ,  né 
edorar  di  co/a  profana  :  ti  tutto  douea  efter  figure ,  ed  immagini  de  Santi,  hijtorie  del 
secchio .  e  numo  Tefiamento  yfenT^a  mifcbiar  cofe  Sacre  colle  profine .  Ragione  in  vC' 
ro  di  gente  ignorante ,  od  ipocrita .  ^d  ogni  cofa  baffi  à  ferbar' il  fuo  decoro.  Quejtoè 
per  il  Chioftro ,  Sagreftia  ,  Capitoli ,  Coro ,  ed  altri  luoghi  proprtj  dello  fiato ,  &  dell  o/- 
feruan^.  Le  Libbrerie  fono  apotheche ,  ed  officine  communi  per  ogni  forte  d  huomini» 
ed  ingegni .  il  fono  i  libbri ,  &  così  l  hanno  ad  ejfer  le  figure .  Et  fé  fon  in  quefta  ,  &  in 
tutte  le  Biblioteche  del  Mondo ,  i  libbri  di  cosi  celebri  ingegni ,  che  moftrano  la  belle's^ 
i:^a  ,  od  il  fembiante  di  quello  hauean  dentro  ,& fé  gli  leggono  i  penfieri  ;  perche  voglio- 
no  non  vifiano  i  ritratti  delle  f accie  ?  Quefta  Libbreria  è  Bacale  >  &  v'hannoft  à  ritro- 
uar  tutti  i  gufti ,  come  in  menfa  I{eale ,  ciò  che  gli  è  in  grado  :  ed  anco  fé  ben  fi  confiderai 
etiamdio  per  i  molti  I{eligiofi  ,fonoui  in  quefto ,  che  chiamano  gentilitio  ,  buoni  fuggetti» 
ed  eccajtoni  per  lodi  diurne ,  e  mottiui  di  Santa  meditatione  ;  Ed  i  Santi  molt  ammaeftra  • 
ti  dal  cielo ,  ftimaro  molto  quefto ,  di  che  alcuni  fannofi  tanto  fichi fo  :  ed  affegnaro  regO' 
le ,  perche  fi  cauaffe  molto  da  ciò  .  I{efii  ciò  detto  per  quello  fegu  e ,  evado  m  oftrando  à 
quei  di  buongufio  ,  gente  Santa  ,fen7^  hipocrifia  ,che  del  tutto  s  approfittano  in  bene. 

Segue  da  poi  la  Dialettica  nel  ter:i^o  npartimento,  e  quadro  :  f^n  altra  gran  Donna  ec- 
cellente ,  ed  è  molto  in  te/te ,  così  grandi  (  che ,  come  diffi ,  fon  maggiori  del  natu- 
rale ecceffiuamente)  moftrar  tanta  belle:^a ,  e  quefta  l  ha  ;  gratiofa  la  faccia ,  ed  in  vna 
fcorcio  difficile.  Tien  le  braccia  diftefe  ;  con  l'  vna  man  aperta ,  &  l' altra  chiufa ,  per 
moftrar  ch'infegna ,  comehajfi  à  dilattar  vnfuigetto ,  e  reftringerfi ,  che  fono  due  gran 
virtù  dtfua  arte  ;  Conciofia ,  che  non  è  minor  difficoltà  faper  ritirar  ciò  ,  che  di  natura 
fua  è  molto  diramato ,  e  grande ,  che  allargar  è  dilattar'  il  picciolo,  e  pouero  :  ammendue 
le  cofe  fa  con  l'inuentione  >  e  difpoftttone ,  ed  ti  modo  d'argomentar, e  formar  ragioni.  La 
tefta  tien  coronata ,  colle  due  corna  della  Luna ,  per  dimoftrar  quella  maniera  d  argo- 
mento ,  che  i  Greci  chiamano  Dilema ,  ed  i  Latini  argiimen  tii:ìi  cornutum ,  con  cui  ri- 
(Iringefì  molto  lauuerfaria ,  &  con  che  più  fortemente  fi  getta  à  terra ,  e  vince .  Uà  ella 
lo  flefio  accompagnamento  degiouani ,  e  fanciulli ,  girando ,  e  muouendofi  con  habitudi' 
ni  marautgliofe ,  piene  di  difficoltà ,  e  vagherà  :  perche  mai  fempre  amò  quejì  artefice 
apprendere  cofe  difficili  ne  gì' ignudi ,  per  dimoflrar  il  molto ,  che  poffedea  dell'Arte.  Dall' 
vna  banda  ,flanno  Meliflo  ,  e  Zenone ,  Di  queflo  dice  Cicerone ,  che  dichiaraua  la  diffc" 
renT^  delia  l\ettorica ,  e  della  Dialettica  ,  moflrando  l'vna  man  chiufa ,  ^  l'altra  aper» 
U  :  il  modo  di  dir  dell' vna  t  aperto  >  difiefo ,  vago  :  quello  dell  altra  fftrinto ,  duro,  e  ma- 

iih 


i84  PARTE    SECONDA 

iageuole .  ti  TAelìffo ,  non  trono  ragione  di  porlo  nello  (lato  di  gran  Dialettico ,  nec'hah- 
bi  futa  molta  profcffione  di  quefto .  Diogene  Lacrtio  non  dicepu)  di  lui  >  di  che  fu  grand' 
huomodiI{epubUca}dilcepolodiTarmemde,  ed  eccellente  Ftlofofo ,  così  incommme, 
all'altra  parte  ,(ìanno  Vrotagora ,  ed  Origene .  Del  prim  o  due  Laertio ,  i  he  fu  gran  So- 
fifla  ,  òfia  cauillatore ,  guflando  molto  di  quegli  inganni ,  e  fofiiìitherie  della  Dialettica 
fofìSlicata  :  che  la  vera  non  tratta  di  ciò ,  (e  non  perche  fi  fugga  da  quttlo ,  come  da  co/a 
degnadeficrabborTÌta,edinchenon  ha  più  profitto ,  che  d  eficrcitar  ingegni  dt  fan- 
ciulli. Scriffeegli  vn  arte  di  conti  ouerfìe ,  ed  altre  cof e  più  mature  t  i?^  di  buon  tngC' 
gno .  Origene  non  è  il  Teologo ,  i  cui  libbri  fi  filmano  molto ,  ma  vn  Filofofo  antico ,  il 
qualfù  celebre  ne'precetti  di  Dialettica  ;  &  per  cjuciìo  il  pongono  qui  per  celebrar  la  di 
Im  memoria  .  Seguono  apprejjo  ne'quattro  ripartimenti ,  e  quadri,  che  reftano  nella  voi- 
ta  ,  eguali  à  qucfii ,  &  di  egiial  bellc:c^a ,  le  quattro  principiti  parti ,  in  che  diuidefi  l'al- 
tra parte  di  Ftlofofia  che  thiamafi  commune  mente  Mattematica ,  che  fono  l'^ntmettica» 
f  Mufica  ;  Quella  tratta  de' numeri,  e  conti  :  &  qucfla  aggiunge  fopr a  di  ciò  il  fuono  :  di 
maniera ,  chefi  fuoni  numerofamente ,  &  per  conto  ;  c!r  per  ciò  la  chiamano  Jubalterna- 
ta ,  come  inferior' ,  e  contenuta  fetta  a  principij  dell'altra  ,  che  fono  più  vniuerjali .  Sa* 
rebbe  cofa  lunga  minu':^ar  in  tutte  quefie figure ,  e  ne'fuoi  ornamenti .  Ter  quello  bah- 
biam  detto  delle  tré  prime  j  intende  fi  già  quello ,  (he  ha  in  quefie ,  cheferbano  il  proprio 
ornamento ,  ed  accompagnamenti  nel  tutto .  Lo  fìefj'o  dico  delle  due  j  che  feguono ,  Geo- 
rnttria ,  ed  ^ftr,.  logia  :  che  (e  ben  la  compagna,  e  più  vicina  della  Geometria,  fia  la  Ter- 
fptttiua  >  e  (ubahemata ,  come  dicemmo  della  Mufica  :  conciofìa  che  la  prima  tratta  di 
linee ,  e  lafecondafopra  qiiefiof oggetto  aggiunge  linee  fatte,  e  prodotte  colla  vifla  '-pofifi 
nulladimenoin  recedi  quella  l'^fìrologia  ,perche  é  più  nobile  il  di  luifuggetio,epiù  ele- 
vato, per  trattar  de'  corpi  celefìt  ,  de  fuoi  mouimenti,  edafpctti,  mijthiando  parte  del 
naturale ,  e  Fifico , col  Mattemattco .  In  tutte  quefie  fcien':^c euui  grand'  accompagnar- 
mento  >  ed  ornamento ,  &  t>i  fi  pongono  i  più  infigni  huomini ,  ò  di  maggior  antichità, 
che  fi  conofcano  in  quefie  difcipline ,  frammifchiando  co'  quegli  alcuni  de'noflrt  tempi, 
Feggonfi  iiii^rchitaTarentino,Titagora  iSenocratt ,  Archimede,  ed  altresì  il  Car- 
dano j  e'I  Sacro  Bojco ,  e  Ciouanni  da  Monteregio ,  che  in  comparatione  de'  quattroprimi 
Genef.  fondihieri.  hi  ella  7Hu fica  fonnouì  ^ppo  Ilo,  Orfeo,  enfiane,  lubal  padre  di  tutti,ed  entra 
'*'        co'  quegli  Boetio  Seuerino .  liell'Afirologia  accompagnafi  con  Tolomeo ,  il  [{è  ^lonfoy 
farnojopcr  le  fuetauole  in  tutto  il  Mondo  .  In  qucfla  guifa  dimosìrafì,  che  per  venir  dal- 
la Filo]  fit^^  alla  Teologia,  è  di  mefticrt  camminar  per  la  cognttione  di  molte  di  quefie  cofe, 
Viuu.  Se  vogliono  gli  architetti  (come  il  dice  il  lor  Fittuuio  )  ed  i  Vittori  (come  l'affermano 
«ap.  i'.  quei ,  e  l]anno  feruta  dell'arte  )  che  quegli ,  c'hanno  ad  effer  perfetti  in  qucft  arti,  h abbia- 
no almeno  alcuni  buoni  principij,  eiognitionedi  quefie  facoltà  :  con  maggior  ragiune  deue 
ciòfpettarfi  al  Teologo ,  e  principalmente  à  quei ,  c'hanno  à  maneggiar  la  vera  Teologia, 
eh'  è  la  Santa  Scrittura,  alla  cui  cognttione  s'indri':^mo  tutte  le  regole  della  Teologia, 
Tnctodica ,  ò  Scolafìica .  Così  vedcfi  quella  pofla  nella  Tefliera ,  che  dtffmo ,  cade  alla 
parte  del  Monalìero,  dentro  d'vn  architettura  d'vn  tempio,  chefignifica  la  Chiefa,  ou' el- 
la regna  ,  e  tien  ilfuofeggio ,  e  cattedra .  Sta  ella  affentata ,  vna  fanciulla  grande ,  ej 
bella }  poiché  ne  ammette  corrottionct  ne  >ecchit:{^\a  ;  ehc  quella  pattfce  quefie  mutan- 


PEILEG,  TI^AWh  ET  AITHI.         i8/ 

^e  ,fJon  è  Theologin  ,  che  fantafmi ,  t  fogni  d  inopinati  Mettafi/ìci ,  che  gerraogliano  Ì€ 
ttiofi io litfurtantiin^gni, come gltchuma.il mio  T.S. Girolamo,  efcongU  dal  capo,  ''""[ 
e  faccia  certi  fplendort  diuini;  ed  vna  corona  Bjeale ,  che  fofiienfi  in  cima  colla  for-  cip.  ]. 
^  della  luce ,  per  figmficar  tjuanto  fopra  ogni  cofaftfoUeui ,  &  che  i  fuoi  fondamenti  '"  ^*''' 
fono  diurni  >  che  non  hanno  necejfità  d  '  appoggio  humano ,  ^  cvme  à  Fuegina  ha  da  fer- 
uiigli  il  tutto  ,  ed  ubbidirgli .  A  due  cauti  {ìaimo  t  quattro  Dottori  della  Chiefa  Latina» 
Girolamo  y  Ambrogio,  jlgofìino,  e  Gregorio,  co' fuoi  proprij  habiti .  Son  elleno  ^gure 
grandi  di  molta  maeflà ,  ed  auttorità .  Uelle  faccie ,  efcmbianti  fé  gli  conofce  lajantità 
dell  '  anime ,  e  l  alta  meditatione ,  in  che  fon  pofti .  Co  'l  deto  della  man  deftra ,  mofira 
loro  la  Teologia  vnlibbro ,  che  è  la  Santa  Scrittura ,  per  dar  loro  ad  intendere ,  che  in 
quello  hanno  ad  impiegar  il  talento ,  che  lor  diede  il  Cielo ,  affine  colla  dottrina ,  che  di  li 
apprenderanno  ,  facciano  for:^a ,  e  difendano  la  verità  della  Fede  Cattolica ,  ed  illumi- 
nino i  mortali  per  il  cammino ,  e  flrada  del  Cielo .  ^eflo  è  l  '  ordine ,  e  la  Tittura  >  che 
vede  fi  nella  Ltbbreria  dalla  cornice  m  sii .  Ver  ripofar  da  mirar  in  alto ,  &  da  dijcorfa 
così  lunj^o ,  laf Clamo  il  rimanente  per  quello fegue, 

Siegus  il  rapporto  del  difegno  »  ed  ornamenti  della  Libbrcria  principale» 
eoa  tutte  le  Tue  parti.    Capo  Decimo. 

lion  s' ha  veduto  entrar'  huomo  in  quella  così  illujlre  Ltbbreria ,  che  non  /'  babbi  pojlo 
in  amrniratione ,  df  come  lafciato  fofpefo ,  e  veramente  con  ragione  :  conciofia  ,  che  anco 
quegli  j  eh  '  lui  rificdono  ,fe  auuien  loro  far'  alcuna  afieni:^  ,  quando  ritornmo ,  cagiona 
la  di  lei  villa  quefla  fìefix  nouità ,  e  mouimento .  Molti  e  hanno  vedute  la  yaticana  di 
Bt^oma ,  eh'  è  così  eccellente  (  va  già  fatto  vn  libbra  grande  di  quella ,  perche  non  fi  fac- 
ciano longhi  quefli  difcorfi  )  ed  altre  molte  d' Italia ,  e  Francia ,  &  d' altri  I{egnt  >  l* 
filmano ,  e  nconofcono  per  cof*  eccellente .  Habbiam  veduto  ti  di  lei  disegno ,  e  fuoi  ri' 
partirnenti  ypauimcnto  ,fcancie ,  armadij ,  ^  la  pittura  dalla  cornice  ih  sh  nelle  fette 
capelle ,  ò  quadri .  &■  le  due  tesìierc ,  douefi  diptnfero  tutte  lefcien:^e. 

In quejìo  difcorfo  vedremo  la  rimanchte  pittura ,  che  ^à  tra  la  fafcia  ,  &  onde ,  che 
correper  di  fopra  gh  armadvj  fin  alla  cornice  ,  &  lo  jìabilimento  ,  eJr  ordine  de'  libbri. 
Dicemmo ,  che  nella  fronte  del  ?ni'.ro ,  che  cade  al  Collegio ,  (ìàla  Filofofia,  con  alcuni 
principali  Filofofi  ,  naturali ,  e  morali .  DetibercJJì ,  che  fotte  ad  ogrti  quadro  della  vol- 
ta ,  e  tutto  qutllo  rifpondefie (in  à  gli {ìeffi  armadi] ,  fojfe  cofa  fpettante  alla  medefima^ 
fcien:^a  ,  che  [iàajjentat  a  nelle  nubi  di  quel  chiaro .  Toferonfi  acanto  huomini  inftgnit 
come  vedemmo ,  &  di  lotto  alla  cornice ,  bijìorie ,  che  rifpondeffero  allo  fìefio  di  fo- 
pra .  Cosi  fi  compcfe  in  quefla  tefliera  vn  hifloria  della  Scuola  d'Atene,  diuifa  in  quelle 
due  fette  sìfcontrate  dagli  Stoici ,  ed  Accademici,  Stanno  quiui  due  Cattedre,  perfigni- 
ficar  quefto  nel  quadro  :  i^^nell  '  vna  che  è  degli  Stoici,  fi  vede  polio  Zenone ,  fondatore 
di  quella  iottrina  dogmatica ,  ò  come  fé  dicemmo  ,precettifta,  e  deffinitrice  ,  che  vuol  /«- 
fciar  '  il  tutto  flabiUto ,  e  determinato  ,ptrlefue  tegole ,  e  fuoi  difcorfi .  l^ell  '  altra ,  che 
è  degli  Accademici ,  vedi  fi  il  prudente ,  ed  acutifjìmo  Socrate ,  cut  fanno  fondat  or ,  e  pa- 
dre (li  quefla  Scuola ,  chepofciafi  dinife  in  tanti  rami  >  e  braccia ,  che  appena  fi  sa  qual 

A  a  '  fi* 


l8(j  ^^PA?.TB   SBCOJ^DA 

fia  il  principale;  e  chiaminfìfuoidifcepoli  al  ro-Aefcio  de  gV  altri  ^potematìci ,  ò  Sce- 
ptici  t  che  VHo!  dir  dubbiofi  ,fen:^i  deliberar  fi  in  cofa  veruna ,  ma  che  confumano  l  '  in- 
gegno in  ritromr  ragioni  >  per  entrambe  le  parti ,  fina  venir  ad  affermar  alcun  di  loro, 
che  tn  tutte  le  cofefoffero  le  ragioni  eguali ,  in  prò ,  e  cantra ,  per  affermar,  e  nega»  e .  Di 
modo,  che  quelle  due  principali  Scuole  differentiauanfi  ne'  tré  punti  principali,  in  che 
appoggiano  tutte  lefcien':^  ;  ne'  principij ,  mcT^i ,  e  fini  :  Il  punto  più  gagliardo  della 
controuerfia  erafopra  s  habbiano  gì  '  hiiommi  rncT^o ,  ed  iflromento  fermo ,  e  (odo ,  per 
faper  conofcer  la  verità  ,  e  natura  delle  cofe  ;  Non  entrano  quefìe  nell'anima ,  che  pe'  fuoi 
fentimenti  :  Quefii  fon  fallaci  >  e  mille  fiate  s' ingannano ,  e  c'ingannano  :  ^dunque  (in~ 
feriuano  gli  accademici  con  molta  euidenj^a  )  non  putiamo  affermar  ciòcche  così  fai  fi  re» 
fiimcnij  prouano  »  Ciòft  pretefeftgmficar  in  quefla  historia.  Chi  vorrà  più  di  ciò  fapere, 
legga  l  libbra ,  chefcriffe  Tietro  di  Falen^a  ,  natio  di  Zafra  ,  huomo  dotto  nonfolo  nella 
Ciurifprudeni^,  ma  nella  Filofofia,  e  Sagre  Lettere,accompagnato  daftngolar  cognitioi.e 
delle  lingue  Greca,  Latina,  ed  Ebrea  :  ;/  titola  è  :  Acadsmica,  fiuc  et  ludicio  erga  ve- 
runi ;  Douein  pochi  fogli  vedrà  cofe  molto  recondite,  circa  quefìe  due  Scuole,  ed  intenderà 
per  me^7;p  di  quello ,  ciò  cheftano  le  Quefiioni  accademiche  di  Cicerone,ed  ti  Libbra, eh* 
intitolò  Lucullo  :  e  quello  che  fcrifie  il  chiaro  lume  della  Chiefa  Sant'  ^gofìino  contro  gli 
accademici.  Quella  è  la  prima  hijioria ,  che  sìa,  come  diffi,fotto  della  Ftloffia. 

^  due  canti  di  fotta  alla  Cramatica ,  ve  ne  flanno  altre  due  al  propofuo  :  L' vna  è 
CeueC   l^^  Torre  di  Babilonia ,  che  vajji  cdifica'ido  con  gran  tumulto  >  e  concorfo  di  gente  ;  p  ai- 
chi  ,  argini, pietre  ,  e  tutto  quello  vediamo  in  vn'  edifìcio  grande  ,  quando  fi  Ha  nel 
maggior  furor  del  lauorare .  Et  perche  iui  confnfe  Iddio  le  lingue,  ediffercntiò  gt  Idio- 
mi >  &  quindi  nacque  hauer  gì  '  huomini  neceffità  d 'apprender  Cramatica  ,  per  venir 
in  cognttione  d  altra  lingua  di  f un  proprietà ,  e  co'igruenT^ ,  e  dcfìnenT^e ,  che  chiamia- 
mo Idiom  ,  e  Dialetti  ;  &  ciò  tutto  s  infcgna  in  quella  fcien:^a ,  fi  pofe  qitefì'  bilìcria, 
the  fu  tutta  l'occafwne ,  e  fondamento  di  quella  ;  Che  fi  come  fa  il  flagello ,  e  cafìigo  di 
noflra  fupsrbia ,  cosi  non  s' apprtnde  benefeiiT^  colpi  di  frufla.  Ed  il  pondera  S.  ^gofli- 
D.Ang.  no  nella  ripugnanza,  che  (ì  vede  ne  fanciulli  per  vfcirda  quefìa  igriOYan^^t.  Due  fono  le 
«le  Gu.  differenT^e  ,  che  fi  veggono  nelle  lingue  :  /  '  vna  afiolut a  mente  chiamafi  dijferen:i^a  di  lin- 
cei,    gua  , perche  totalmente  s'allontana  dall'  altra ,  in  tutte  le  fue  voci  ,ò  qua/i  tutte, fen:!^ 
eonuemr  con  quellain  cofa  veruna  :  ouero  conuengono  nelle  principali  lettere  delle  voti, 
benché  in  quelle ,  che  lìanno  foggette  à  più  mutan'i^a ,  vi  fia  differenv^a ,  che  fon  quelle, 
che  chiamanft  nella  lingua  Ebrea  ,  l  '  vne  Eradicali ,  e  l'altre  Motioni ,  cui  chiamiamo 
no:  altri  vocali ,  che  fi  mutano  con  più  ,  ò  meno  aprir  la  bacca,  ò  porla  d' altra  guifa,  che 
quella  chiamafi  non  propriamente  differen':^a  di  lingua,  ma  differenzia  di  labbro.  Gli  ef- 
fempi  di  ciò  fon  infiniti .  Chine  vorrà  veder  alcuni ,  legga  ilV.  Siguen:ì^a  nella  P'itct 
ìoCeph   del  P.  S.  Girolamo,  da  me  tradotta  dall  '  Idioma  Spagnuolo  nel  Tofcano ,  dal  qual  lib" 
à  sigué  yyQ  habbiam  prefo  tutto  quello  bibbiam  detto.  Et  così  dice  il  Sacro  Tefìo,  di  doue  fi  pre- 
vit.  D.  fé  qite{ì'  hifl:iria  ,  che  quando  s'incominciò  ad  edificar  la  Torre,  parlauanfì  gì'  vni  con 
ìfb*'""  S''  '*'"''  i^f^'^'K.  alcuna  difficoltà  s' intendeuano  :  trac  euim  terra  labi;  vuius  j  &  fer- 
}.      '  monum  eorumdetn  ;  ò  come  dice  l' Originale  :  labium  vnum  ,  &  verba  vna .  Dima- 
Genef.  gjf^^j,  che  (  acciò  nwfi  dilunghiamo  più  )  quejla  è  l  origint  della  Cramatica ,  &  per 

([ue- 


PELLEG,  T l'È  ALDI,  ET  ALTRI.         iSf 

queflofegU  attribuì  quefl'  hifioria ,  che  è  molto gratiofamente  dipinta.  Ùalt'  altra  pxrtè 
ftà  il  primo  Seminario ,  e  Collegio  della  Gramatica,  chefapiamo  fia  flato  al  Mondo;  dotte 
per  comandamento  del  E,è  di'Babilonia  Nabncodonoforre ,  fniron/ì  molti  fanciulli  delfuo 
^egno  t&de'  capcmi  I/meliti  >  affine  lui  fludiaffero  diuerfefcienT^e,  &  la  lingua  Caldea; 
come  ti  rifenfce  Daniele ,  eh  '  egli  iìeffo  fu  fno  di  queglit  con  altri  tré  compagni  >  i  quali  ^*'"*'- 
hauendo  vn  altro  miglior  7Haeftro ,  ch'eia  il  timor  di  Dio ,  e  l  offcruan^a  dijua  Santa 
Legge ,  vfciro  approfittati  con  ecceffiut  vantaggi .  y enne  àpi opojìta  quefi  'hifterìa  per 
l'antichità  della  Gramatica,  efua  auttorità ,  Zf' per  hauer' altresì  vnito  d  quefl  '  Edificio 
il  I\i  fondatore  vn  Seminano  di  cinquanta  fanciulli,  che  apprendono  lo  fleffo  ;  e  princi-  Videe. 
falmente  s'ammaefirano  à  temer,  ejeruir  Iddio ,  e  lodarlo  co  cantici ,  e  diuim  "pfficij,  co-  l*  ^^' 
me  già  s  è -peduto.y  anno  qui  parimente  facendo  diuiftont  tra  quefi'hiflorie  lemedeflme  in  cal< 
falcie ,  e  ptlasìri ,  co  gli  ìtejji  grottefthi ,  che  dijjimo  nella  volta,  &  così  non  è  di  meflieri  '** 
dipiii  auu.  rtirlo . 

Tra  quefle  due  htflvriefacre  della  Cramatica ,  ne  feguono  due  d  *  tlumanità ,  di  folto 
alla  B^ettortca .  C  r>na  è  la  Libertà  »  che  Cicerone  ottenne  di  Caio  I{abirio,  eh'  era  accu- 
fato ,  e  foci)  men  che  condannato  da  Tito  Labieno  di  Tetdueltio  ,  ih  era  (come  dicono) 
crinienlsarMaiefiatis:  ò  contro laCittà di  F^oma ,  od' alcun Trincipe,  eminifiro  di 
quella.  Hauea  {{abirio  vccifo  vn  tal  Saturnino ,  huomo  perniciofo  alla  B^tpublica,  Fa 
così  eccellente  l' oratione,  che  Cicerone  fece  infua  difeja,  di  tant'  arte,  &  con  tant' affetti 
ornata ,  e  detta,  benché  gli  damerò  poco  tempo  di  farla  :  che  di  tutto  punto  vjci  colla  tit- 
toria ,  e  palma .  Vede  fi  dipinto  Cicerone  orando ,  e  I{abirio ,  à  cui  flanno  mozzando  i 
legami  in/egr:o  diliberià,^:^  così  meritò  quefl' oratione  (ìponeffe  per  moflraael  moltOt 
che  può  la  B^ettorica ,  e  l  arti  di  ben  dire .  Dall  '  altra  parte  flauui  qucll  Ercole  Calli» 
co ,  da  Luciano  cotanto  lodato ,  e  conofciuto  da  tutti  i  Secchio  ignudo ,  con  la  fila  pelle 
di  Leone ,  e  colla  mao^  ferrata,  i/congli  dalla  boccaalcune  catene  d 'argento,  ed  oro» 
che  acchiappando  nell  '  orecchie  di  molte  genti ,  je  gli  guida  dietro  ;  che  non  fi  puoie  in^ 
ventar  miglior  enimma,  òftmbolo  per  dimoflrar  la  forq^a ,  che  ha  il  parlar  e  on  arte ,  ed 
ornatamente ,  ne  cuori  de  gì  '  huomini .  Ciòritrouafmegli  huomini  vecchi,  che  colla 
dolce:^a  di  [uè  parole ,  e  la  forT^a  difue  ragioni ,  incatenano  ,  legano ,  e  guidano  dicti'À 
fegrvdnori,etirangltallorparere,efeNten7^a.  Nella  Dialettiia  fé  ne pofero  altre 
due  :  l  '  vna  di  Zenone  Eleate ,  cui  fa  unitotele  muentor  dilla  dialettica ,  co  nciopa,  che 
debbe  effer  il  primo,  che  tra  Greci  dafie alcune  regole ,  òponefie  in  alcun  metiodotl 
modo  di  difputare ,  benché  fin  à  tempi  di  Socrate,  poto  fi  fapef]e  di  quefìo,  &  dell' ttica, 
Dipinfefi  quefto  Filofofo  inan:i^  àmoltigiouani ,  eh  ti  feguono,  ed  egli  mofìra  loro  due 
porte  :  L' vna  hàper  titolo  ,  VERITAS  ;  e  l 'altra ,  I  ALSlTAs  ;  per  fignificare,  che 
la  Diatetica  è  la  porta ,  per  doue  entrafi  alla  cognitione  della  verità ,  ed  ifi.  uopn  la  fai' 
lacia ,  e  la  men:i^ogna ,  &  che  il  di  lei  officio  è  li  dar  regole ,  per  difiinguer  il  faljo  dal 
vero ,  diffinendo  ,  diuidendo  ,efill  gÌ7;ando.  La  coflanT^a  di  Zenone  Eleato ,  ed  i  tv>mett- 
ti,  che  patì  dal  tiranno  N  earco  ,  con  animo  sìinuincibile,  che  per  quello  liberò  la  di  lui 
Tatrta ,  vien  riferita  da  Laertio  nella  flefia  vita.  Dall  '  altra  parte  flanno  S.^mbrogio, 
e  S.  Agofiino ,  come  difputando  ;  e  la  Santa  Madre  Monica ,  pregando^ddio  per  la  con- 
uerfion'f  efalute  del  figlinolo  >  &  the  nongligioui  lafua  Dialettica  ,feguendo  in  quefto 

Ah     4  k        . 


i88  PAUTB    SECOJ^DA 

la  finta  >  che  dice  comandami  Sani'  Ambrogio  dìrjì  nelle  Letanie  ;  A  Logica  Aiiguflinì 
libera  nos  Domine  ;  Habbi  U  verUii ,  che  vonawio. 

Seguono  pofcia  le  due  hi/torte  dell' aritmetica.  Vede  fi  all'  vna  f  arte  Salomone^ 

giouamtto  bello ,  riccamente  veftitcpofto  àfcdcrsù  vna  tauola  ;ela  Fuegina  diSabba, 

j.  Reg.  cheftà  come  addimandanio  »  e  proponendo  enimmi.  Difopra  la  tauola  ftauui  vn  pefo  di 

'»•       bilancie ,  vna  f  quadra  j  ed  vn'  abbaco  da  computar  >  con  molti  numeri ,  e  i^ri  d 'oirit- 

tnetica  ;  &  nella  caduta  del  tapcto  di  feta ,  cheftà  sii  la  tauola ,  vedefifcritta  con  lette- 

ve  Ebraiche ,  quella  sì  alta  jenten-!^  '.  Omnia  in  numero,  pendere,  &  menfura_.. 

j.  Reg.  Che  chi  ben  la  penetrale  ,gli  riufcirebbe  facile  fcioglier  tutti  gli  enimmi  dell  '  vniuerfo: 

'■        &  s' alcuno  nel  Mondo  l'intefe,fù  quefto  faggio  B^è,  cui  dotò  Iddio  di  tatua  fcun'3;a  :  L  hi- 

D.Hie-  [torta ,  che  vedefi  ali  '  altra  parte ,  è  di  que'  Ginnofofifti ,  de'  quali  dice  il  Va  ire  S.  Gira  • 

«ó-  Ep.  lamo,  chefilofofauano  co'  numeri  nella  rena.  Sanno  dipinti  mole  '  huomini  ignuii,  fcom- 

laui,    partiti  nel  quadro  in  circolo ,  moW  attenti  alle  figure  della  terra,  che  chiamauano:  JVIen- 

faii  Solis  ;  conciofia ,  eh  '  ella  è  il  paHo ,  e  mantenimento ,  che  ci  dà  non  il  profano ,  ma 

il  dtuino  Apollo ,  vero  Dio  delle Jcicn:^ .  Tengono  nel  mcT^  vn  triangolo  mnalìiatoì 

fer  l  '  vn  lato  di  quello fcendono  numeri  pari ,  c^  dall  '  altra  parte  caffi ,  in  certa  propor- 

tione  da  gì' vni  àgi' altri  y  conche  voletKO  ftgnificar  la  fcienT^a,  affetti,  e  virtù  dell' 

Uo^  i.  anima  :  Neil  '  vn  canto  (otto  l'vno  poneano  due ,  più  difotto  quattro ,  ^  nel  bajio  otto: 

deiBre-  peri  altra  parte  numeri .  Quefìi  numeri  pari  vniti  fanno  quattordici ,  con  /'  vnità  quin' 

lófeph  '^'<^ì  '•  &  f  0^'  parca  loro ,  ci  difcuoprejiero  il  grado  ,  efkre  >  officio ,  virtù ,  /bri^a ,  e  pò- 

àsiguè  ten'3^  dell'  anima .  Ella  è  triangolo  per  le  fue  tré  poten:i^e , memoria ,  intelletto, e  va- 

vtt!  d!  lontà  :  ò  per  lefue  tré  virtù ,  ò  gradi  ;  vitale ,  animale ,  e  rattonale .  L'  vjiità,  chefopra 

Hieió.  di  fé  tiene ,  dacci  ad  intendere ,  che  quello ,  che  éfuperior'  ali  '  anima  ,jìà  in  più  eminente 

'*'    pofio  d  '  e[ja  lei ,  contenuto  infomma  ftrnplicità ,  lontano  da  diuifione ,  &  da  pluralità» 

invnfemplice  ,{ìncero,  epuro  ejfere  :  che  è  quello ,  che  foglion  diri  THettafifici  ;  che 

guanto  vediamo  diuifo ,  &  come  diramato  per  terra ,  nelle  co/e  inferiori  di  virtù ,  ò  per- 

fettioncys'  vnifce  tutto ,  e  fifa  vno  nelh  virtù  juperiore ,  fen:ì^i  diaifìone  >  infino  che^ 

•venga  fe'fuoi  gradi ,  falendo  dall  '  vn  in  l'altro ,  ad  efjcr  vnito  ,  fenT^a  alcu  na  forte  di  di' 

niftone ,  ò  compofìtione  nella  femplicifjìma  natura  di  Dio .  Quefìa  è  quella  vnità  perfet- 

tiffima  ,  che  (opra  fé  contempU  l  '  anima  :  tutto  il  rimanente  fcende  con  qualche  diitiftO' 

ne,  efìà di piùfottoà quella ,  &fi  moltiplica  :  //  chetutto  dimojìrano  i  mmcripan  ne", 

canti  del  triangolo ,  come  fon  due ,  quattro  ,  otto ,  che  cojìituifcono  il  numero  quattordi' 

cefimo  delle  cofe  materiali ,  che  fi  diuidono .  Qui  potraffi  vedere,  che  volle  dirTlato- 

ve ,  quando  diffinendo  l'anima ,  diffe  ,  eh'  era  vn  numero ,  che  fé  flefio  mouca  ;  &  l'altra 

fenten^i  di  Vittagora  ,  che  iprincipij  di  tutte  le  cofe  lìauano  rinchiuft  ne  '  numeri .  Ne- 

gotto  lungo ,  ed  alieno  da  queflo  dilcorfo .  Dirò  folo ,  che  né  l' vn ,  né  l'altro  parlauano 

di  quelli  numeri ,  con  che  contiamo ,  ma  an:^i  erafimbolo  d'altro  maggior  fegreto. 

Segue  dapoi  laMufica  ,  che  come  vedemmo  nafce  dall'  aritmetica,  &  delfuoflcffo 

fuggettceprefupponefuoimedefimi  principi)  .  Quiut  altresì  mtfchiaronft  hisìoria  Sa' 

era,  eprofana .  Dall' vna  parte  fìà  quell  eccellente  effetto ,  che  fida  la  mufica  di  Daui- 

ss.&'ig  ^^  nell' indtauolata  melanconia  di  Saulle  :  e  la  dolcc^i  dell  arpa ,  ò  lira  del  pasìorello 

^imopotea  tanto  fCb'iJcarKam  t  ed  allegerina  molta  parte  di  quelpejaute ,  e  noiofo  hu-^ 

more 


PEILEG.  Tl'BALDIy  ET  ALTU         i%$ 

more  di  quel  dif:tbbedicntc  l{è ,  che  meritofjlì  cotanto  caftigo ,  psrnon  rìueriril  precetto  i.Reg, 
Diiiino  ;  Che  fé  bine  il  principale  di  quell'effetto  ha  più  elcuiUo  principio  di  quello  può  in-  ''* 
uefligar  l  ingegno  haraano  :  non  fi  può  mdiadimeno  negare ,  che  non  vediamo  far  qucffo 
fltifo  effètto  alla  Muftca  in  altri  appufftonati  da  quefl'  humor  terreUre ,  ej"  che  con  quella 
quietano ,  e  ripofano .  "Piacque  molto  »  eforfi  troppo  à  Galeno  la  fenten^a  di  Tittagora,  gj;  j.;^ 
che  difie  era  l'anima  à  guifa  d' yna  ben  temprata  cetra  :  benché  Cicerone  attribuifca  que-  ftagm. 
flafenten^a  ad  jlri^offejene  Mufico .  Riprendono  ciò  Vlatcne ,  ed ^riftotele ,  e  con  ra-  fù'^bftjf 
gione  :  conciofia ,  che  intendeano ,  che  l'anima  non  [offe  altra  co/a ,  che  vna  certa  armo-  oat.  fa-. 
nia  >  ed  vnione  d'bumori .  7Hà  prendiamolo  tutt'  injieme ,  anima ,  e  corpo ,  &  non  farà  'ciUt. 
cattiuaU  fimilttudìne  :  Che  quando  le  qualità ,  cdhumori  di  quefìo  compofìo  fono  beni  Tuf.  q. 
aggiufttti ,  ed  vniformi  ,fen':^a  dubbio  veruno  fente infegranfoauità  ,  e  ripofo  l'animo:  1]^.  in 
ed  è  vna  Mufica ,  che  caua ,  e  libera ,  come  di  tra  le  furie  infernali  quellaparte ,  che  bra-  ^'^«'l- , 
ma  goder  la  luce  dell'  intelletto .  Quefto  è  che  fi  dimoftra  nell'altra  hiftoria  di  rincontro,  de  Àai^ 
che  è  la  dotta  f.iuola  d'Orfeo  ,quando  caua  la  fua  diletta  conforte  ,  Euridice  dall'inferno,  ""• 
fuonando  dolcemente  la  cetra ,  ò  lira ,  addormentando  alfuono  il  Can  cerbero  di  tré  tefte  i  lib.  4.' 
e  perdette  la  moglie  quando  vjcia  già  dal  pericolo  ,  per  non  offeruar  ti  precetto  di  Vro-  <»e<"B> 
ferpina ,  di  non  volger  ti  capo  addietro .  Che  fi  vede  bene  non  è  ciò  detta ,  per  quello  fuo- 
va  aldi  fuori  y&  cljerichtede  s'entrinel  fegreto .  Votreiqui  di  pafiaggio  far  vedere  ca- 
lne ci  vollero  gli  antichi  Toeti  vender  così  cara  la  verta  della  buona  dottrina ,  che  Iddio         : 
comandò  alle  genti ,  perche  nonhauefierofcuf a.  Ma  nonmi  fonopermefie  tante  digref- 
fioni.  Quello  poffo  dir  hora,  è,  che  ftà  con  grand  ingegno  dipinta  Uf Mola,  co' vaghi 
lorjani ,  chiari ,  e  fcuri  ,&-con  fole  due  figure  occupato  gentilmente  vn  quadro .  Seno- 
preft  per  l'vna  parte  vna  bocca  di  fuoco  dell'Inferno  :  ed  ti  Can  cerbero  alla  porta  addor- 
mentato per  laltrafcuopronfi  alcune  campagne  vifìofe  >  ed  allegre .  che  fanno  vn  ammi- 
rabile contrapefttione .  Orfeo  pare  vada  molto  circonfpetto ,  fonando ,  ed  Euridice  bel- 
liffima  ignuda ,  ed  honeftafeguendolo. 

Qtii  tra  gL'  intercolonnij ,  e  ptlaflri  entra  l' altr  creo ,  che  fi  la  diuifione  della  ter^A 
bafilica  di  quella  Libbreria  è  l'ornamento ,  e  grotte/chi  con  alcun  eccellenti  figure  di  Mer- 
curio 5  ed  Appallo  ;  il  tutto  di  moli  arte.  Entrano  pofcia  i  altre  due  hifiorie  della  Geo» 
metria  :  nell'vnaparte veggionfi  i  Filofofi  d' Egitto ,  eh  erano  gUfieJJi  Sacerdoti  .facen- 
do dimoftrationi  Geometriche  nellarena  tn  dtuerfi  circoli ,  e  giunte  co'fuoi  compaffi,  e 
f quadre  :  e  mofiranfi  così  attenti,  che  fé  gli  vede  lo  fludio ,  e  la  fpeculation  grande , con 
che  vennero  à  ritrouar  tante  fattigliele,  ed  eccellente  in  quella  facoltà .  Dicono  ebbe 
idi  la  Geometria  il  di  lui  principio  ;  Concio  fia ,  che  come  il  Nilo  fcorre ,  ed  inonda  la  ter- 
ra »  co  fuot  crefcenti ,  ed  ifiurba  la  diuifione  de  poderi,  e  tenute  incaricato  à  Sacerdoti,  che 
glie  le  ritornaffero  à  diuidere ,  &  daffero  à  ciafcuno  ciò ,  che  dì  prima  hauea .  Ter  que- 
fio  fu  di  melìteri  effercitarfi  nella  Geometria ,  e  moflrar  à  chi  Jentiuafi  aggrauato,  dicen- 
do (  per  cfiempio  )  che  la  di  lui  tenuta ,  e  pofieffione  era  maggiore ,  quando  la  perdette», 
che  quando  glie  la  tornautno ,  perche  di  prima  era  quadrata,  ed  bora  gli  dauano  vn  per- 
%o  tondo  di  terra  :  mofirargli  {  come  dico  )  che  quel  pe^^  tondo  era  tanta  terra ,  come 
la  quadrata ,  che  di  prima  hauea  ;  Et  come  quefta ,  offerianfi  altre  cento  diffcren-:^ ,  che 
tom^oiieano  que  Sacerdoti  itnofirando  loro  folla  ragion  mattematicafchenonpatiuano^ 

alcun' 


ipo  PARTE    SECONDA 

denti aggr amo  •  Veli' altra  parte  Uà  jtrchimede ,  così  attento  in  vna  der/ioflratm  mit' 
tematica,  che  fé  bene  i  faldati  Romani,  c'haHeuanoimaf a  la  Città  di  Siracuja,di  Sici- 
lia ,  gli  minacciaro  la  morte ,  nulladimeno  non  fece  cafa  di  loro,  ned  al^^o  ti  capo  à  mirar' 
gli  i  &  così  leuarongli  la  vita .  Dispiacque  molto  à  Marco  Marcello  Confole ,  ed  lotpe- 
ratordiqudrefierMola  morte  d'huomocosì  infigne  ;  che  (e  bene  co' fuoi  ingegni,  e  mac' 
chine  haueagli  difefa  la  Città,ed  vccifagli molta  gente,  abbrucciati,e  fot  timpcs;^  molti 
nauigli ,  con  tutto  ciòhauea  comandato ,  che  niuno gli  faceffe  male ,  ne  toccaficro  co/a  di 
fua  afa  :  facendo  piùfìima  d 'Archimede ,  che  di  tutta  la  Città .  Tanto  s  inoltrò  queft 
buomo  nelle  Matematiche ,  e  tanto  fi  può  oprar  con  quelle  quando  fi  fanno  profondamen- 
CUud.  te .  Scriue  di  queflofìejfo  Claudiano,che  quaft  vn  Dio  terreno  fece  vna  sfera  di  tetro  »  in 
cui  con  marauigliofo  artifìcio  vedeanfi  difpmiglianti  muoti  di  circoli  : 
lura  poli  (dice)  rerumque  Deorutn 
Ecce  Syracufius  tranfìulic  arte  fenex: 
Percurrit  proprium  mentitus  fignifer  jeuum , 
Et  fimulaca  nouo  Cynthia  menfc  redic. 
■[     .    Chi  "puoi  veder' altre  cefe  di  quejl  huomo,  veggia  ciò  d'cfio  lui  dicano  Tito  Liuto,  TliniOt 
€  Tlutarco . 

Vvltimedue  hifleriefono  dell'  jifirologìa .  V  vna  mofìra  quella  fi  fourana  Ecclifie^ 
iucw  ^^^  ^"^^  '  f  ^'^""f  ""s  ft^lla  Tajfion  di  Nofìro  Signore ,  volendo  il  "Padre  Eterno ,  che  tutte 
le  creature rendeffero  teftimoman^a  della  morte  dtlfuo  unigenito  Figliuolo,  e  tutte  com- 
fattffero  feco .  Et  per  effer  così  accetta  Chifioria  di  S.  Dionigi  AreopagUa,  che  vedendo 
quefì  Ecclifje  in  ditene ,  merauigliato  della  fìrane7;^a  del  cafo ,  dicono  proruppe  in  quel-- 
ireu.    le  parole  :  Aur  Deus  narurje  patitur ,  auc  irundi  Machina  dilfoluetur  ;  &■  che  dan- 
emì'ie-  </"  di  piglio  ali  ^[ìrolabio  viddcro  egli ,  ed  jtppolofane  ,  che  fendo  nel  plenilunnio ,  erafi 
genda-  futtatal  retrogadaiione,  e  mouimcnto,  eh  erafi  venuta  à  porre  la  Luna ,  tra  l  Sole,  e 
Oftob.  ia  terra ,  ed  ecclifiato  il  Sole  ;  dipinfeft  in  quefìagutfa ,  benché  in  ciò  tutto  ,  &  poco  me- 
no in  ogni  parola  vi  fi  a  ilfuo  dubbio  ,  e  quefiione ,  e  tante  varietà  di  pareri ,  ch'hanno  ec- 
clifiato  quello  non  era  molto  ofcuro  .  Il  Sacro  Bofco  auttore ,  che  va  nelle  mani  di  tutti, 
dice  neU'vltime  parole  del  fuo  picciolo  trattato  de  Sphjera  ,  chela  Luna  fi  pofetrà  me7^ 
^0 ,  come  neU  altre  Eccliffi  ordinarie ,  &  così  il  feguiro  in  quesìa  pittura .  L  hifloriaj 
non  ch'altro ,  è  molto  ben  dipinta  ,&co'  sì  vaghi  lontani ,  gli  vni  chiari ,  gì'  altri  ecclif- 
fati  ;  ed  i  Filofofi  così  ammirati  >  ed  attenti ,  che  ed  vna  delle  buone  cofe ,  che  fiano  iru 
in  quefla  Libbreria  >  ouec'è  tanto  di  buono .  Dall'altro  canto ,  fìà  vn  altra  marauiglia 
4.  Reg.  grande  del  Sole .  L'hifloria  è  celebre ,  e  conofciuta .  il  I{é  E':^ecchia  ritrouauafì graue- 
=o-       menteinfermo ,  &  con  vna  mortai  pofìema ,  &  che  è  7  peggio  fcntentiato  da  Iddio  à  mo' 
ji.     *  vir  di  quell  infermità ,  e  comandato  facefie  tefìamento.  Ottenne  canle  lagrime  di  fua 
afai.3«.  verapenitenT^a  quindici  anni  più  di  vita .  L'Imbafctatoretrà  Iddio ,  e  l  l{é,era  il  Tro- 
feta  Ifaia:egiunferotantoflo  forationi,  e  le  lagrime  del  pio  Rj  al  Cielo,  che  auanti, 
ch'il  Trofeta  vfciffe  daipalaT^o  ,ou'  eia  l'infermo ,  ned'  arriuajfe alla  metà  del  cortile» 
ritornaro  co'l  difpaccio ,  ed  afìolutione .  Tomoffene  di  là  il  Trofeta  al  I{è ,  &  difjele ,  che 
Iddio  gli  hauea  perdonato ,  &gli  dilungaua  t  quindici  anni  di  vita ,  che  fé  gli  erano  di- 
falcatifper  ti  di  Impeccnto^che  t'intende  fofie  ti  non hauer  voluto  ammogliar/i,  ned'  ha' 

tter 


PEILEG.  TmAUùh  ET  ALTltL         7pT 

utr  cura  di  lafciar  figlio  hertde  nel  Bjegno  di  Dautde ,  da  cui  per  retta  linea  hauea  àfcett' 
dere ,  e  nafceril  l{è ,  che  farebbe  [tato  eterno  in  quel  Trono.  )  Inferno  di  qv.efta  falute ,  e 
grada  così  compita ,  gli  diedero  à  fctegliere ,  fé  volea ,  che  le  linee ,  eh  il  Sole  ficea  eoa 
l'ombre  del  gnomone  ypaffaffero ,  e  crefcejjero  dicci  pìùauanti,  ò  che  ritornaffcro  dieci 
più  addietro ,  di  quello  haucan  corfo  ;  Cr  ciò  non  in  tutti  gì  horologi  »  ma  in  vnc ,  thefta^ 
uà  in  fua  cafa  >  &  l  hauea  fatto  farfuo  Vadre ,  il  Rj  ^ca':^.  I{tfpofe  E':^cch  ia ,  che  non 
era  molto  difficile  correr  il  Sole  dieci  linee  auanti  ;  ma  ben  sì  tornar  addietro  dieci  linee 
all'  improuijo ,  &  (he  s  erano  venttdue  bore ,  fegnaffe  f  ombra  le  dodici  :  quello  era  pia 
prodigiofo ,  &  quello  volcaperfegno;  Et  cosìfecelo  incontanente  il  Sole ,  che  in  quello 
feudo  dell  horriuolo ,  eh  era  rotondo  ,f compartito  in  dodici  horc ,  toccando  già  l' ombra 
nelle  ventidue ,  f^  non  mancandone  più  di  due  à  farli  notte  >  tornoffi  l  ombra  delgnomone 
alle  dodici ,  à  quafi  di  nuouo  à  principiar  il  giorno .  Fece  il  Signcre,d  cui  feruono  tutte  le 
fue  creature ,  tn  tutto  quello  gli  comanda  >  che  7  raggio  del  Solefuccffe  quel  rifflefjo,  e  ri- 
giro y  acciò  veniffe  à  toccar  l  ombra  dello Jtile  nelle  prime  bore  del  giorno ,  //  cui  miftero 
t  di  grandtffima  confiderationc ,  ma  non  è  di  quefto  luogo  il  trattarne ,  La  pittura  di  quc- 
fta  Libbreria ,  non  mfira  mollai  proprio  quejta  fabbrica  dell'  horologio ,  perche  i  pittori 
non  fanno  tanto  di  quefto  :  il  rimanente  è  molto  ben  efpreffo ,  c^  s  intende  ben  il  cafo. 

Moftraft  in  quelte  due  hiftorie  dell'  Aftrologia ,  che  'l  Creatore  de  Cieli ,  e  quello  che 
folo  sa  i  nomi  di  tutte  le  fìelle  (  nome  vuol  dir'  virtù ,  ed  effenT^  )  fa  di  quelle  ciò ,  che^ 
vuole  }&  che  (com'egli  ce  io  commanda)  non  habbiamo,  che  temer  de  fuot  influjji ,  ne  uié.io 
cofìellattonl. ,  ma  feruirl»  ,  ed  amarlo ,  e  temer'  ifuoi  diuini  precetti  :  concicfia ,  che  per 
fcb  la  vece  d'vn  huemo  ,&per  le  lagrime  d'vrì  altro ,  &  per  l'oration  d'vnaltro,fcom- 
piglierà  il  Cielo ,  tratterrà  il  Sole ,  torcerà  fuoiraggi ,  chiuderà ,  ed  aprirà  le  fue  influen- 
^  ,efarà ,  che  fendo  noi  altri  quegli ,  che  dobbiamo ,  eferuendolo ,  ctferuano  j  e  et  vb- 
bidifcano,  anco  quand' il  lor  naturai  corfo  richiegga  altra  cofa.  Everrà  ad  e ffer  tanto 
vera  quella  fenten7^a(  benché  non  fia  del  tutto  pia  J  che  fapiensdominabitur  aftris; 
Che  non  folo  il  •omctr  le  noflre  pafjìoni  >  ed  inclinationi  auuerfe ,  ma  altresì  in  quejìe  mC' 
defimeftelle  habbiamo  "pero  impero  ,fecercaremo  lafapienT^a,  che  non  fi  vota ,  ne  ftgon-  D  Paul 
fia  ,  qual  è  quella  di  qucfio  n:oncto ,  ma  anT^  quella  de'Santi ,  &  che  puramente  è  di  Dio.  coi.s. 
Ho  CIÒ  detto  voLntiert,penhe  fcuopro  l'intento,  che  shebbe  >  quando quiuipojeroquefl' 
hiflorie .  Et  pofciache  habbiam  fatto  di  quefia  Agronomia,  Teologia,  dtfcriuiamo  l  viti' 
ma  the  ftàrijpondendo  dirimpetto  alla  f cuoia  d' Mtene  i  &  di  fotto  alla  mede fimahi-^ 
Jloria^ . 

I{apprefentoffì  alla  meglio  fi  puote  il  Concìlio  Niceno ,  che  è  il  più  generale ,  e  più  gra- 
ve di  quanti  ha  celebrati  la  Chiefa  (feinciòpuòefferpiù,ò  meno,  perocché  appoggiano 
tutti  ad  vnafìeffa  auttorità  ditiina ,  ed  affiflen^i^a  dello  Spirito  Santo.  )  Concorfero  m  quel- 
lo trecento  ,  e  du  lotto  "Padri ,  huomini  Santiffimi ,  ifpenmentati  molti  di  loro  nelle  batta- 
glie della  Fede  ,V  doppo  fparfo  per  Ciesù  Chriflo'l  Sangue ,  glortoftfuoi  Confeffori,  Qjti- 
vi  congregati  cauaro  dalla  fonte  di  Theologia ,  che  è  la  Santa  Scrittura  .  quelle  printc 
eonclufioni  della  confuflantialità ,  ed  egualità  delle  tré  perfone  Diuine ,  e  principalmen- 
te ,  di  quella  del  Figliuolo  co'l  Vadre  ;  tnchepofe  audacemente  la  bocca  nrio  (  vn  mal 
Sacerdote  d' Mefja>idria ,  guidato  nen  da  altro  miglior  fondamento ,  che  dalla  fua  mera  ' 

ambi' 


i9i  PA3tT£   SECO'NDA 

ambitione ,  e  brama  di  farfi  celebre ,  con  quefla  nouità  :  Laccio,  ed  anche  pelago]  OM 
cadono  inftmti  buomim  c«n  quella  anouellata  cupidigia ,  defier  come  Dei ,  &  di  guidar 
B.Paul  difccpoU  appo  loro  (come  il  dice  S.Taolo  ).  Tre/idettc  in  quefto  Concilio ,  OfioU  l/efco- 
a.Cor.  ^g  di  Cordoua ,  infieme  con  due  altri  "Preti ,  eh  erano  lo  flejfo ,  e'  bora  chiamiamo  Legati 
à  latere  colà  inuiati  dal  Santo  Vontefiee  Siluefìro,  Dimofìr aronfi  quiui  colla  pittura ,  ^«o- 
ti  dell' a!jjì(ìen:^a  dello  SpiritoSanto .  ducpmti  importarti  alla  meglio,  che  fi  jeppe  fare. 
Vedcfi  llmperador  Ccflantino  pofto  à  federe  più  di  (otto ,  lontano  da  yejcout ,  perche 
giammai  osò  porfitrà  quegli,  ne  hauer  miglior  luogo,  dicendo  {come  tanto  pio)  che 
quell'anione ,  e  tribunale ,  era  di  quei ,  che  teneano  nella  terra  il  luogo  di  Dìo  :  &così 
ftà  egli  gettando  nel  fuoco  certe  cane,  in  che  eranglt  ftatc  date  alcune  querele  d' alcuni 
yefcoui ,  &  memoriali ,  che  conteneano  accufe  de  gl'vni  contro  gli  altri  di  certi  punti  di 
premineni^e  ,ògimifdittioni  de' loro  f^efcoitati ,  perche  le  giudicale  :  dicendo  chei  Sa- 
cerdoti ,  e  yefcoui  non  hauca>:o  ad  effer giudicati  da gl'huotnini della  terra  >  ma  da  Iddio 
fola .  Sentcu\^2  degna  di  tal  Trincipe ,  che  dura  fin  hoggidt  in  fua  for'3^ ,  con  tanta  ra- 
gionc ,  benché  per  tante  partì  pretenda  il  nimico  di  farle  sn  fottomano  :  il  fecondo  è  %  la 
condennatione  d'almo .  THoftrafi  egli  caduto  da  vn.xfcdiain  terra,  &  con  talfembian' 
te ,  che  fé  gli  può  conofcere  l'oflinata  rabbia  di  veder  fi  fupsrato  ,  e  vinto .  Quefta  è  la 
forma ,  e  l  ornamento  del  materiale  di  quefta  eccellente  Libbreria ,  rapprefentato ,  e  del' 
to  colla  maggior  fretta,  e  ho  potuto. 

Quanto  alle  feconde  a  noi  più  proffime ,  cioè  quelle  di  Milano,  fé  non  con 
tanto  faflo ,  erudizione,  e  fapcre ,  con  vna  pura ,  e  fedele  (inceriti  Lombarda,  e 
quanto  bartaua  per  auuentura  ad  vna  femplice  nota  neceffaria  a  Pallaggitri, 
che  con  offefa  e  della  loro  riputazione ,  e  della  ftiina  doaura  a  rn  canto  Artefi- 
ce ,  tornar  non  volelTero  al  lor  paefe  ,  fenza  poter  almeii  dire  d'auerle  vedurtj, 
fuperficialmente  così  andolle  notando  nella  fua  Immortalità ,  e  gloria  del  "Pennel- 
lo il  Sai  tagortino  : 

Sotto  a  Porta  Orientale 
ideila  Capclla  Reggia  Ducale ,  nel  'Pala:i^odell  Eccellentiffimo  Goueruatore,  l'an- 
cona dell  Mtare  con  laflagdlatioiie  di Chrifto Signor Noftro  ,  à  olio,  &■  il  rimanente 
ifrefco. 

Sotto  a  Porta  Comafina 
Nc//<j  Capella  de  Signori  della  Città ,  alla  Pw:^!^4  de'  Mercanti ,  nel  volto  moltc^ 
me  ih  te. 

Nella  Galleria  della  Libreria  Ambrofiana 
Sei  dtfegni  in  lungo . 

Nella  Galleria  dell  '  Arciuefcouato 
Vna  mev^  ^gura  di  yn  ^poftolo  belliffìma . 
Poche  fon'  elleno  quelle ,  pere  he  poco  Itectc  a  Milsno ,  riducendouifi  fole,  co- 
me fi  è  detto  e  veduto,  per  poco  tempo  laprima  volta,  e  la  feconda  neTvIti- 
nio  de'  Cuoi  anni  ;  fi  come  ancora  poche  fono  quelle  di  Bologna ,  per  la  fteffa_» 
ragione  d'auer  paflato  il  più  della  fua  vita  fuori  della  Patria  natiua ,  ed  impofta- 
tofi  finalmente  a  finire  ifuoi  giorni,  e  morire  nella  elettiua,  antica  però  de'fuoi 

Afcen- 


PELLBG,  TmALDU  ET  ALTRI.         ip$ 

Afcendenti,  e  che  gii  tocche  dal  Vafari ,  me  affoluono  dalla  replica) ed  in  con- 
fegueiua  dalla  impoflìbiliti  di  vna  sì  dotta  >  compita ,  elegante,  e  perfetta  rela- 
zione ,  quale  abbiamo  intefa  ,&  ammirata  nel  Mazzolar!  in  quelle  di  Spagna  ;  e 
che  >coi)fefro  il  vero,  maggiormente  nelle  noftre  ,  al  riferire  anche  del  Colon- 
na,  e  di  quanti  alcri  hanno  quelle  anco  vedute ,  douriaiì  ;  edendo  appunto  il  Sa- 
lotto terreno  del  Palagio  de'  già  Signori  Poggi  la  più  eccellente  opera2ione,che 
dalle  Tue  mani  Tfciile .  Spauenta  la  grandezza  deli'arrifchiato  rifalto,  quanto  di- 
letti la  vaghezza  dell  amorofo  colorito ,  e  ne'difficiliifimi  fcorci  di  fotto  in  sii. 
così  ben'  intefì ,  dà  a  vedere  egli  folo  fri  tanti  e  tanti ,  e(Ter  ilato  il  più  brauo« 
ed  eccellente ,  fé  non  cffettiuo  difcepolo ,  come  lo  credette  il  Mazzolati ,  fc- 
guace  almeno ,  come  lo  foggionge  ,  della  terribile  maniera  del  Buonaroci  ;  ad- 
domeilicandolapoi ,  e  trattandola  con  quel  carnofo  colorito  di  più  >  e  coxi_* 
quell'afFabile  grazia.che ardirò  di  d;rein  quelgran  Maeflroditutcireftaffeade- 
fìderarfì  ;  onde  i  Cartacei  medefimi  il  lor  Michelangelo  riformato  il  dicefle- 
ro.non  altro  magg;ormeiite,che  le  fue  cofe  ftudiaflero.Mandarono  femprei  lo- 
ro fcolari  a  difegnarc  le  figure  del  detto  Salotto  ,  e  quelle  della  Cappella  de'ftefli 
Signori  mS.  Giacomo;  ed  è  certo.che  prima  di  porli  allauoro  della  Cia  eria_f 
Farnefc  ,fecc  Annibale  trafmetterfi  vnofchizzodi  sìgiudiciofo  »  ericcofcom- 
partoje  che  quando  ei  fi  partì  da  Romaaritrouar  Lodouiccpcrritornarui  poi 
con  elio  lui,  come  fece  ;  noumeno  che  fi  portaffcro  vniti  ariuedre  le  pittori- 
che merauiglie  delle  VenezianeSaleiallarnaenofa  anche  volta  del  bel  Salotto 
in  Bologna  pili  volte  tornarono  a  benconfiderare,  per  propria  irruzione  i  vn 
tanto  lauorojche  fé  non  vguaglia  nella  vaftita  della  mole,  e  nellabbondanza^ 
de'  fiucchi  ,e  de'  rilieui  1  Anconitana  Loggia  >  di  molto  e  molto  la  fupera  la 
mio  parere ,  in  vna  migliore  intelligenza  >  in  vn  più  aggmllato  concorno  »  in  vn 
più  paftofo  colore . 

Toccherò  dunque  alla  sfuggita  anch'io  qualcuna  di  quelle  picciole ,  e  priua- 
tc  opere  ,  che,  come  occulte,  non  furono  memorate  dagli  Autori:  fono  però 
da  me  confiderate  come  di  due  forti: le  prime  fullo  ftile  del  fuo  primo  Mae- 
ilro.ò  che  almeno  prefe  ad  imitare,  cioèilBagnacauallo;  e  le  feconde  fui  fare 
di  Michelangelo,  e  perciò  piùterrbili,  emaefiofe.  Nel  primo  gufto  ecco  la 
Venere  alla  fucina  di  Vulcano  nel  camino  della  Sala  del  virmofiifimoSig.  Co. 
Ercole  AgoftinoBerò;  e  nel  cortiletto  della  cafa  de  gii  antichi  Fani ,  ouegii 
per  tanto  tempo  tenne  perpetuo  nido ,  e  fede  ia  Filofofia ,  e  la  Medicina ,  oggi 
polkdutada'Signori  Cupellini,  fin  che  deuolua  a  Signori  Conti  Maluezzi,nel 
fine  della  Via  di  mezzo,  l'Adone  morto  in  braccio  a  Venere,  pianto  da  gl'Amori 
da  vna  parte ,  e  dall'altra  la  Madre  Natura  in  mezzo  ad  Apollo ,  e  ad  Efculapio; 
e  in  vna  danza  i  terreno  il  giudicio  fatto  da  Paride  delle  tré  Dee ,  opre  a  fre- 
fco  :  e  nel  fecondo  gufto,  nella  rteffa  cafa  nel  fecondo  parcamento  di  fopra,neI- 
la  prima  ftanza, entro giudiciofiffimo, bizzarro,  e  da  lui  proprio  ben  architet- 
tato ornamento  del  camino,  àfecco.òvogliam  direàtempra,  vn  Proni'-teo 
quafi  del  naturale,  che  col  fuoco  rapito  al  carro  del  Sole  animala  fuafiacua_,« 

£b  auen- 


Ì5>4  PATITE    SECOJJDA 

auendopoiprofeguito  ne' fregi  j  in  finti  quadri  rapportati,  e  m  picciole  figure» 
quando  la  cognata  Pandora  mandata  col  chiufo  vafo  al  marito  Admeteo  >  (eco 
difcorre  ;  quando  da  queftialia  di  lei  prcfenza  aperto  il  vafcforco  forma  di  vo- 
lanti ferpenti ,  n'efcono  ad  affliger*  il  Mondo  tutti  i  mali  ;  e  quando  finalmente 
legato  per  ordine  di  Gioue  l'ardito  Statuario  fui  monte  da  Mercurio ,  fti  impa- 
ziente l'Aquila  per  diiiorargli  per  fempre  le  rinafcenti  vifcere ,  aggiongendo  in 
yna  delle  cartellette  ,  ch'entrano  ne  gl'ornati,  il  mefe,  il  giorno,  e  l'annodi 
queir  operazione,  che  fu  del  1 5  55.  acciò  fi  vedelTe  la  differenza  dell'vna ,  e  deli' 
altra  maniera ,  il  profitto^  ed  il  vantaggio  dopo  il  fuo  ritorno .  Nel  fregio  fimil- 
mente  della  ftanza  contigua  fece  a  tempra  ftoriette  alludenti  alle  geltadelpiù 
felice  ttàRegnanti,chemai  vedeffealcunfecolo,  Octauiano  Augufto;  in  vna 
efprimendo  quando  infieme  con  Lepido,  e  Marco  Antonio  nell'  Ifoletta  del  fiu- 
me fui  Bolognefe  diuife  quel  Mondo ,  al  quale  poi  tutto  doueua  imperare ,  co! 
tnotto  fotte  :  Trouinciis  diuifts  ;  nella  feconda,  quando  la  terza  volta  con  la  pace 
vniuerfaJe  chiufe  il  Tempio  di  Giano,  con  le  parole  ;Li«ofe»"c/a«/b;  e  nella  ter- 
za ,  quando  di  apparirgli  in  vifione  narrafi  non  ifdegnaffe  la  Madre  del  vero  Id- 
dio ,  fottoui  :  Vietati  jiuguftx .  Ma  tutte  lupera  vna  Medea ,  che  con  gì'  incan- 
tefmi  ringiouenifce  Giafone  nel  rozzo  camino ,  &  antico  della  falerta  terrena, 
come  che  d'vna  maniera  molto  più  robufta ,  e  più  grande  ,  e  perciò  di  maggior 
gutlo,  di  che  Ci  veggia  èfpreffo  lo  ftefifo  foggetto,  che  (egato  il  vecchio  muro ,  fu 
da' Signori Marefcalchi fatto  traportare,  &  incaftrare  entro  il  camino  della_, 
gran  Sala  di  quel  sì  compito  per  ogni  parte  Palagio;  in  vna  ftanza  terrena  deU" 
antica  fabbrica  del  quale  reftano  anche  in  piedi ,  come  anche  elleno  vi  fono,  le 
tré  Grazie,  delle  quali  niffuno  pcnfi  giammai  vedere  cofa  più  bella;  malSme  re- 
cince da  quel  graziole  anche  ornato  da  lui  difegnato,  ed  oprato ,  entro  al  quale 
sì  teneramente  colorendole,  che  fé  crederle,  e  dirle  al  Cauazzone  per  delSa- 
tnacchini ,  moftrò  quanto  anche  valelTe  nella  quadratura.  Lo  fteflo  diede  a  co- 
nofcere  nel  famofo  Palagio  di  Tufculano,  oggi  de'Signori  Marchefi  Beuilacqui. 
non  meno  ne' fuperbi  ornati  di  quell'ingreflò  alla  Sala  di  fopra  ,  e  ne' cornicia- 
mentidique'sì  ben'intefi,efontuofi  camini  sbizzarrendofi,che  nelle figuros 
che  vi  effigiò  dentro  ;  in  vno  pingendo  a  frefco,  non  so  fé  la  Verità ,  che  col  col- 
tello alla  mano  tagliata  la  lingua  alla  Bugia,  Calonnia,  ò  Maldicenza,  che  fiafia 
ne  fa  dono  al  fuoco , portogli  entro  di  vn  vafo  da  vezzoio  fanciullo;  e  nell'altro 
la  Pace,  che  fotcomeffofi  vn  nudo  foldato ,  fui  quale  verfanfi  le  fiamme ,  con-* 
l'accefa  face  ledi  lui  militari  fpoglie,  e  i  bellici  arnefi  incende;  In  voanorxj» 
men  bella  da  lui  fimilmente  architettata  nel  Palagio  de"  Signori  Pafelli,  dietro 
à  S.  Maria  Maggiore ,  entroui  Altea ,  che  per  vendicare  i  da  lui  vccifi  fratelli, 
non  perdonando  allo  fteflb  figlio  Meleagro ,  col  ritornato  tizzone  nel  fuoco  gli 
toghe  la  vita  ;  e  finalmente ,  per  non  più  tediare  anco  il  Lettore ,  nel  veQibolo 
del  Refettorio  di  S.  Michele  in  bofco ,  foura  il  lauatoio,  la  dimanda ,  che  fece- 
10  al  Signore  gli  Scribi ,  e  Farifei ,  per  qual  cagione  i  fuoi  difcepoli  non  fi  lauaf- 
(ero  le  mani  prima  d'allìderfì  à  menfa  )  figure  ficcioje  sì  di  mole  >  ma  così  alte* 

' cpro^ 


VELLEC.  rmAlDI,  ET  ALTU         195 

e  profonde  di  fapere,  che  non  poterono  non  maggiormente  inopallidire  a  tal 
paragone,  e  di  rincontro  le  tré  tauole  >  delle  quali  (i  canta  vernia  il  Va(ari>ofan- 
00  alienre,  che  su  quelle  Itudiaile  Pellegrino  ;  onde  con  tal  fine  vogliono ,  ch'ci 
quel  poco  di  frekoiuifacelTe,  dopo  auer  letto  e  veduto  ciò,  che  di  lui  in  que- 
ito  particolare  così  arrogantemente ,  e  tuori  d'ogni  verità  ftampato  auea,  van- 
tando egli  Pellegrino  vn'aItrofare,vn'altro  modo,  pili  naturale,  più  grande,più 
ferace ,  più  sbrigatiuo .  Perche  fé  bene  pigro  fi  moitrò  ne'  primi  anni ,  ed  irre- 
foluto, CIÒ  non  auuenne  per  mancanza  di  naturai  talento,  e  di  pronta  difpofi-< 
zione ,  che  in  lui  fi  dimoilo  poi  fempre  marauigliofa;  ma  perche  non  foddisfà- 
ccndofi  mai  del  polTeduto ,  a  maggiori  acquiftì  afpirò  l'auido  defio  ,  OHde  non 
mai  fulle  prime  opere  quietandofi ,  penò  a  darle  finite ,  e  in  confeguenza  dal  ri- 
trattone da  ede  a  poter  viuere:  equeflo  è  ciò,  che  forfè  volle  anch'  egli  dire 
il  Vafari  :  the  come  quelli ,  chehauea  conofciuto  laTìtturapiù  difficile ,  e  forfè  manct 
Vtile ,  che  l'^rchnettura  ylafciato  alquanto  da  vn  lato  il  dipingere,  hauea  condotto  per 
laforttficatione  d'^ncota  molte  co/e  ,  e  per  molti  altri  luoghi  ddloftato  della  Chief/tj, 
A  quelto  propofito ,  e  per  corroborazione  ancora  di  quanto  io  vò  qui  diuifan- 
do,  non  lafcttrò  diauuertireciò,  che  piU  volte  in  queilo  particolare  abbianu. 
fentico  dire  all'Albani ,  ed  è  :  C  he  raccontaua  Ottauiano  Mafcherini,  Architet- 
to della  bo.  meni,  di  Gregorio  XIll.(à  cui ,  fé  non  altro,  la  magnifica  icala  del 
Palagio  di  Monte  Ciuallo  fatta  con  fuo  difegno,eraper  fé  fola  bacante  a  dar- 
gli merito  di  feruire  vn  tanto  Pontefice  )  che  andando  vn  giorno  full'  bora  tarda 
fuori  di  Porta  Angelica  ptrdiuertirfì>eprender'aria,lafciatofidallafìradamae- 
flra  portare  in  cettofito  crafuerfale ,  e  luojjodifabitato  ,  ficrouò  all'improuifo 
fcpra  di  vn'huomo,  che  ficfo  fotto  di  vn'  arbore  prcflb  vn  cefpuglio ,  andauafì 
fcherraendo  per  non  efler  veduto  ,  e  in  conleguenza  fempre  maggiormente  in- 
iiogliandolo  di  riconofcerlo ,  e  veder  pur  chi  fofle ,  come  al  fin  gli  auuenne,  fco- 
prcndo  eflerquefti  il  Tibaldi:  che  interrogatolo,  chccofaiui  faceffecosì  con- 
llernato,  ed  atterrito,  per  auermaflìmeincefa  prima  la  fua  voce  mefta  e  fof- 
pirofa ,  come  di  chi  per  qualche  gran  difauentura  tra  fé  fi  dolga  ,  auea  fentito 
finalmente  rifponderfi:efler  egli  difperato  allatto  per  non  venire  pofto  in  opra» 
f.'nonperdifgrazia  ,&ailor anche  consipocamercede,  che  non  poteacam* 
pare  >  mafiune  per  non  fapcrfi  de'  fuoi  primi  penfieri  contentare ,  né  mai  fiac- 
carfi  dal  lauoro  ;  the  però  auea  nfoluto  in  quel  luogo  rimoro ,  e  folitario  mo- 
rirfi  di  fame,  d'inedia,  e  torfi  dalle  niiferie  di  quello  Mondo:  che  fgridatoloj 
corretto'oj  ed  inanim itolo,  oltre  il  promettergli  di  preftargii  ogni  aiuto ,  1  auea 
perfuafo  à  darfi  ali'  Architettura ,  come  professione  di  minor  fattura  ,  e  di  più 
lucro, oficrendofeglicortefemente  di  ben  preflo  iftruirnelo,  e  feruirfene an- 
cora nelle  fue  proprie  occafioni ,  come  felicemente  poi  fuccedette,  diuenen- 
done  Pellegrino  vno  de*  grand'huomini,  che  in  piantare  fuperbi  edificii,  &  erge- 
re auguite  moli  abbia  moftrato animo  vallee  fpirito  immenfo. 

E  ben  poi  vero  ,che  fgraziacoalfolito(tornoquìadirc)  in  quefta  parte  an- 
cora ,  come  che  confiderato  più  per  Pittore ,  che  per  Architetto ,  non  è  fiato  ia 

Bb    2  que 


t^S  PAUTE    SECOJUDA 

queftaprofeflioné  celebrato  al  pari  dell' altra  da  gli  Autori:  perche  fé  non  folo 
dipinfe  la  volisi ,  mi  architettò  anche  tutta  l'immenfa  >  e  merauigliofa  macchina 
della  non  mai  a  baftanza  memorata  Loggia  in  Ancona,  perche  non  lafciarfì  ben' 
intendere ,  e  dirlo  apertamente  il  Vafari ,  e  che  la  dipingeflc  foiamente ,  fcnuere 
il  Baglioni  ?  perche  ì'vno ,  e  l'altro  tacere  Io  fteflb  del  Palagio»  e  della  Cappella,. 
Poggi ,  oggi  Celcfi ,  col  fuo  maeftofo ,  e  nobile  difegno  m  Bologna  murati ,  e  a 
pena  di  quelle  pinteui  ftorie  far  menzione  ?  Perche  il  Baglioni  volerlo  chiamato 
in  Ifpagna  a  dipingere  folo  l'Efcuriale ,  allora  che  in  Milano,  di  doue  fii  leuato, 
era  più  famofo  per  le  fabbriche ,  che  per  il  pennello  >anzi  per  quelle  folo,  e  non 
per  quefto  conofciuto,  e  celebrato  in  Madrice ,  s'egli  è  vero  (  come  non  ha  diffi- 
colta )  quanto  fcriue  nella  vita  del  Vignuola  il  P.  M.  Ignatio  Danti  :  fri  gl'altri 
difcgMi  di  quell'Efcurialc ,  che  fu  l'ottaua ,  anzi  la  prima  marau'glia  del  Mondo» 
raccolti  da  tutti  i  più  braui  Architetti  delle  principali  Cittd  d'Italia  .  dal  Barone 
Berardino  Marcirano ,  a  ciò  fpedito  dalla  Maeltd  di  Filippo  II.  vno  eflerfene  ■àa- 
che  ottenuto  in  Milano  da  TellegmoTibaldì}  Se  vuol' egli  il  Baglione,  che  del 
feruiziopre flato  a  quel  Rè,  ne  riportalfe  il  valore  di  cento  mila  feudi ,  oltre  l'ef- 
fer  onorato  del  titolo  di  Marchtfe,e  di  quel  Feudo,  bifognò  bene  eh'  altro  an- 
che colà  ùceffc  »  che  quelle  folo  pitture  nel  Cortile ,  e  nella  Libreria  dell'  Efcu- 
riale  .ch'altro  non  importarono ,  che  fefl'anta  mila ,  e  trecento  trencafei  feudi, 
e  non  so  che  reali ,  che  tutti  poi  anche  non  toccarono  a  Pellegrino ,  fé  ben  la_. 
maggior  parte  ;  e  perciò  nel  danxro ,  chtfl  éfpefo  in  quefta  fabbrica ,  cafo  ventefimo» 
così  fcriuendo  il  Mazzolari  : 

La  pittura  del  Chiostro  principale ,  ed  vna  di  quelle ,  vnendo  tutto  quello  montano  le 
fue  partite ,  perche ,  come  auuertij ,  furono  quattro  i  Trlaeftri ,  eìr  così  vi  furo  diuerfe 
ta(ie  iauuaritaggiando  mai  fcmpre  ,  con  notabile  ec  ceffo  quello  fece  "Pellegrino;  Dico» 
che  monta  tutta  la  pittura  ,che  ha  in  quello  à  oglio  ,  ed  àfrefco ,  quaranta  mila ,  e  cento 
Jettant  vno  feudi ,  e  due  reali . 

Et  pofciache hat/biamo  cominciato  à  difcorrer  di  pittura,  dirò  altresì  la  taffa  dì  quel- 
la,  che  ha  nella  Ltbbrerta  ,per  efjer  delle  più  infigni  cofe  di  quefto  Monastero  :  ed  auueri  ij 
parimente ,  eh' è  tutta  di  Tellegrino  (  dico  fempre  tutta  di  quefto  Maestro ,  non  perche 
la  lauor  affé  tutta  ,che  non  haurebbe  potuto  in  tré  volte  tanto  tenipo  farla;  beni  he  ha- 
uefie  dipinto  come  Luca  Cangtafo ,  ma  difegni ,  traccia ,  ed  inuentionjua  ,&  co'  fuoi 
gar:i^  ,i,  ritoccando  difua  mano  ciò  gli  parca ,  e  facendone  alcune  di  propoftto  )  montò 
dunque  tutta  quella  pittura ,  coinputando  altresì  l' oro  della  cornice  ,  <&  delle  fafcie 
(  che  è  mvlto)  venti  mila ,  e  cento  fef^antacinque  feudi ,  e  fette  reali  &c. 

Memora  pure  l'erudito  Bcifca  nel  fuo  dotto  trattato:  De  origine,  &  ftattl 
iìbliotheciz  Ambroftanx,  in  Ifpagna  architettato  m  parte  il  vecchio  Palagio  di 
Sua Maelta da  Pellegrino,  allora  che defcriuendo  l'arriuodel  Ferrario,  e  del 
Calmo  a  quella  Res^gia  Corre ,  per  cercar  libri ,  dice  :  l{cgis  Valatium  vetcriftrw 
liura  conditum  :  Fontcmmol's  excitauitVeregrinus  deVeregrinis  ^rchimedes  Me 
àiolar.enfis ,  cuius  ars  potiffìmumeminuil  faftt^to  immatuum  operum  ,  quxinwbibust 
tcgroque  Injubrum  admiramur . 

Che 


PELLEG,  TJ'BALDIy  ET  ALTRh         197 

Che  fe'poi  non  voglionfi  confidcrarc  dal  VoIgo,nè  conofccrfi  qucfte  fuperbe 
fabbriche  I  con  proporzionata  grandezza  in  sì  poche  parole  latine  qui  in  gene- 
re cfahate  ;  anzi  fi  croui  chi  maligno  taluolta  le  morda  >  e  le  tareggi ,  poco  im- 
porca j  come  le  gran  moh  appunto  per  la  loro  fublimiti  fi  fanno  oggetto  de' ful- 
mini, così  li  più  liiigolar  merito  fu  Tempre  l'efca  de'canini  morfi .  Che  ne  fenti- 
no  >  e  ne  fcriuino  anche  male  gli  emuli,  i  competitori,  che  rilieua .  fé  raoflrando 
in  tal  guifa ,  che  fono  loro  di  noia ,  e  danno  loro  faftidio ,  vengono  a  tacitamen* 
mente  riconofcerle ,  e  confeffarle  confiderabili,  riguardcuoli,  e  da  temerfi  ?  ben 
mi  afflige  che  gli  Storici  mdifferenci  per  lo  più,  e  puntuali,  le  trapadlno,  eie 
tacino,  con  pericolo  di  reftarfepolte  per  Tempre  in  vn  profondo  oblio.  Così 
parlo,perche  so  ben'io  con  quanto  liuore  fé  gl'auuentaflero  contro  coloro,  che 
pretendendo  la  carica  così  degnamente  a  lui  conferita  di  quel  gran  Duomo ,  fé 
nevidderoefclufi.  Non  mifcorderò  mai  quel  Martino  Baflì,  cheadabbaffar- 
lo  appunto  C\  pofe ,  e  pretefe ,  allora  maflìme  che  fattolo  finalmente  con  la  fua 
più  petulante ,  che  zelante  lettera  latina ,  portane  a  quel  Reuerendifs.  Capitolo, 
chiamare  in  contraditorio  auanti  a  quella  sì  celebre  Aflbnceria  di  Cuualieri, 
Architetti ,  Pittori ,  &  altri  Virtuofì,  fopra  ciò  eletti,  e  auanti  a  quali  sfuggendo 
di  comparire  (  fcrìue  coftui)  la  prima  volta  tirò  auanti  i  lauori  a  fuo  modo,  con* 
tro  il  diuieto  fattogline,due  oppofizioni  fri  l'altre  gli  fece  ;  Vna,  che  aueffe  erra- 
to nel  gran  marmo  della  Nonciata  di  tutto  quafi  rilieuo ,  e  porto  in  alto  fopra  ì 
noftri  occhi  17.  braccia ,  facendo  vedere  mutato  il  pauimento,  e  piano  ou'ella, 
e  l'Angelo  pofano ,  con  doppio  orizzonte,  ò  veduta,  e  doppio  punto  di  diftan- 
za,  contro  quello,  che  fatto  auea  il  fuo  Anteceffore ,  contro  le  buone  regole ,  e 
contro  la  natura  ItelTa  della  nollra  villa  ;  anzi  aggiontoui  vn' altro  piano,  oltre 
quello  fattoui  dal  primo  Architetto,  che  con  quello  a  fmuffo  s'andaua  ad  vnire, 
e  con  effo  lui  faceua  angolo  :   L'altra  »  che  nel  difegno  del  Battiftero  di  forma 
quadra,  troppo  dillanti  fodero  le  quattro  colonne  tra  di  loro,e  fopra  i  piedeftal- 
]i  tropp'alte ,  e  in  confeguenza  deboliliime  a  foflenere  quella  mole ,  in  cui  gl'ar- 
chitraui  tanto longhi fi fariano  rotti,  allegando  tefti  latini  di  Vitruuio,  Scaltri 
Architetti .  Che  fé  bene  con  faccia  lieta ,  e  ridente  tutto  fprezzante ,  e  baldan- 
zofo  rifpofe:  E  vero  che  queftì  intercolunnii  fono  oltre  le  regole  fproporziona- 
ti ,  ma  s'io  auefD  il  rimedio  in  pronco  all'vna ,  e  l'altra  cofa,  non  farebbe  quello 
bello?  proponendo,  fpiegatoil  difegno  del  detto  Bactiilero  ,di  mectere  certe 
pietrecuneatene'fregida  tutte  quattro  le  fafcie,  con  quattro  llanghe  di  ferro 
impernate  ne' capitelli,  e  cacciate  nelle  membra  fuperiori  con  vna  chiaue  di 
ferro  tra  dette  llanghe  a  ciafcuno  de  fregi ,  che  paflaflero  dall'vna  all'altra  delle 
quattro  colonne  fudette ,  e  gloriandofi  di  detta  fua  inucnzione  ,  e  ripiego  con 
que'Signori  ;  poto  gli  giouò,  replicandogli  contro;  à  lui  badare,  chedi  pro- 
pria bocca  quelle  confeflato  l'errore  ,  già  che  in  altro  modo  non  fapea  diffen- 
derlo ,  che  con  proporre  il  rimedio ,  contro  il  quale  tuttauia  auea  molte  ragioni 
irrefrjgabili,  che  tutte  addulle,  corroborandole  con  l'autorità  dt  I  Vigniiola, 
che  riprouando  detto  nraediO,  precifame  nte  fcriueua  :  le  fabbriche  ben  intefe  vo' 

lerfi 


198  PATtTE    SECONDA 

lerft  reggere  per  fé  flcffe ,  e  non  Hare  attaccate  con  le  ftringhe ,  e  mafsime  doue  fi  hi  li- 
tera  elettwne  dipoterfi  appigliate  al  meglio,  come  verjhcauafi  per  auutiiturancl 
detto Tcmpiecco  del  Bdctilèero,  libero,  e  pronto  a  riceuers  a  principio  ogni 
forma,  e  vicinanza  dalle  fiie  colonne  per  renderfi  forte,  &  eterno;  {e  bene  poi 
fatti  ritirar  di  nuouo,  e  dopo  ferie  ponderazioni  richiamati  dentro  a  fentire  la 
determinazione  di  que'Signori,  la  nfpolìa  foffe  ,che  Martino  auea  ragionato 
perfcicnza  ,  &  in  ciò  diceabene,  &il  vero;  e  Pellegrino  auea  operato  per  pra- 
tica ,  ne  auea  fatto  male  ,  &  auea  ragione. 

Ma  che  difleminandofi  fuore,  e  ratcontandofi  da  parziali  di  Pellegrino  diuer- 
fannente  quello  (ucccfio ,  e  a  di  lui  fauore  ;  e  che  perciò  ifìantemente  ricercato 
da  vn  tale  Sig.  Aìfonfo  N.di  Verona,  del  quale  porta  a  principio  vna  lettera,  ve- 
ra ò  finta  che  fiali ,  a  dargli  notizia  di  quefti  ragionamenti  da  lui  auuti  fopra 
l'opre  d'Architettura  ,  e  di  Profpettiua ,  che  fi  laceano  in  quel  Duomo,  col  con- 
fenlo  di  M.  Pellegrino  Pellegrini  nuouo  Architetto  di  eflo;  fi  nfolueua  di  farlo 
fedelmente, e  fchiettamente  in  quel  Libro  dedicato  (ìgr///?</m, e  Tilolto Magnif, 
Sig'Dcputatidella fahrica del  Domo diMiUro, \niix:o\&io  iJifpareritn  materia  d' ar- 
chitettura ,e  Vrofpettiua ,  con  pareri  di  eccellenti ,  efamoft  architetti ,  che  li  riffoluono 
di  Jilartwo  lìafsi  Milaneje&c.  profegucndo  a  longamente  narrare  tutto  ciò ,  che 
già  fi  è  (opra  in  pot  he  parole  riftretto;dolendofi  finalmente  della  rifpofladara 
da  quella  Coiigregazione,  ftante  che  la  pratica  difgionta  dalla  fcienza  cade  in 
molti  inconuenienti  ;  mofirando  con  le  autorità  di  Vitruuio ,  e  de'Pilofofi,  do- 
uer' elleno  ambidue  eflercongionte  in  vn'Architetto  ,  che  voglia  rettamente 
operare  ;  e  finalmente  regillrando  le  infrafcntte  lettere  de' primi  Architetti  di 
que'tempi,  che  a  fuo  fauore  ,  e  contro  di  Pellegrino  la  fentono  ;  cioè,  Vna  di 
Andrea  Palladio  fcritta  da  Venezia  li  4.di  Luglio  1 570.  Vna  di  Giacomo  Baroz- 
2Ì,dettoil  Vignuolada  Caprarolah  iS.Agolto.  Vna  diGiorgio  Vafari,  convu* 
altra  d'vno  chiamato  da  eflò  Valente  Accademico, &  vn'  altra  del  Sig.  Gio.  Bac- 
tilla  Bertani ,  che  con  l'efempio  de  gli  Archi  antichi  difcorre  beniflimo  &c. 

Ma  (e  qui  la  Verità,  dich'io,  voleua  il  fuo  luogo ,  doueua  pur'anche  la  difcre- 
tezzaefercitar  le  Tue  parti:  compatire,  e  condonare  qualche  cofa  agl'huomini 
grandi ,  che  auendo  per  lo  più  operato  tanto  bene ,  fono  fcufabili  fé  qualche-» 
volta  nelle  loro  operazioni  cade  vn  pò  di  male:  imitarli  nelle  cofe  perfette,  & 
irreprenfibili,  non  riprenderli  fubico  nelle  imperfette ,  &  inimitabili:  chi  non 
fa  non  falla  ,e  nifluno  fumai  fenza errori  :  chi  altrimente  fi  diporta,  fi  fcuopre 
più  malignojche  zelante,  perche  bifogna  altrettanto  prima  operare,  che  così 
pronto  dimoftrarfi  al  biafimare  ;  riufcendo  cosi  facile  il  céfuraread  ogn'huomo» 
quanto  a  pochi  il  conferuarfiimmuni  dall'altrui  cenfura.  L  perche  più  torto  che 
ilrepitar  tanto  contro  quel  baffo  rilicuo,  contro  quel  Battilkro,  contro  quel 
fottcrraneo Tempio,  detto  lo  Scuruolo,  non  lodare  la  tanto  bella  ,  e  perfetta.» 
Chiela  delia  Madonna  prcfTo  S.Celfo ,  quella  della  B.  V.  di  Rhò  ,  l'edificio  della 
Sapienza,  e  fimili,  eh  anche  in  oggi  feruoiio  di  norma  ,  e  di  efempio  a  primi  Ar- 
chitetti? E  quello  fu  forfe,che  quc'prudeutiffimi  SignO^ri  fopra  ciò  elletti,  e  con- 

gre-_ 


PELLEO.  TJ'BALDIy  ET  ALTRI.         199 

grcgatìjlarciando gracchiare  afuapofta  quel coruo, lambire  il  folo  veleno à 
quel  ragno ,  s'appigliarono  al  mezzo  termine  di  quella  indififerente  rifpoftai  tan- 
to poi  fpiace[ioIe,e  tormencofa  al  rigorofo,  ed  inefperto  giouinafiro  ;  e  lafcia- 
ronoia  libertà  di  operare  afuopiacerealTibaldi,  checome  quel  gran  Macftro 
eh'  egli  era,  ben  potea  qualche  volta  torli  giù  dalla  battuta,  vfare  quel  fourano 
artifìcio.come  fog'iono  dire  i  più  arditi  di  peccar  contro  l'Arte,  e  non  fottoporli 
come  ftitici  Grammaticucci,  e  i  tificucci  Pedanti  alle  rigorofe  regole  ,e  fo:ffifti- 
ci  precetti,  da' quali  piacque  fé  fteflbaflbiuere  anch' egli  il  gran  compofitoto 
Virgilio,  chiamato  perciò  da  eflì  il  loro  flagello.  Fare  come  i  generofi  Retorici, 
che  del  loro  bel  dire ,  e  ben  parlare  coitituifcono  anche  giudice  l'orecchio  j  ed 
è  ciò  forfè  5  a  che  volle  alludere  l'iftelTo  Vafari  nella  qui  dal  BaiE  citata  lettera: 
Che  in  quefte  cofe  ,  che  fono  oggetti  dell  '  occhio ,  all'  occhio ,  &  alla  vifta_» 
bifognaauer  più  riguardo,  che  ad  altra  cofa;  che  però  folca  dire  il  gran  Mi- 
chelangelo j  bifognare  auer  le  fede  ne  gli  occhi ,  e  non  in  mano .  Io  così  par- 
lo per  bora ,  perche  qucllopre  ho  veduto  ben  sì ,  ma  fuperficialmente ,  e  non_* 
giammai  ad  oggetto  di  douerne  fcnuerejche  forfè  potrei  auerle  allora  concepi- 
te degne  di  reale  fcufa ,  e  difefa ,  come  auuerrd  che  facilmente  vn  giorno  fuccc- 
da,  ed  allora ,  che  brano  1  ngegno  togliendo  l'altre  particolarità  di  Pellegrino  in 
vna  più  compita  relazione  afcriuere;  narri  anche  ciò,  che  in  Milano  poi  oc- 
correre gli  potefle:  Se  coli  è  pur  vero  tornaffe  a  prender  moglie,c  ad  auerui  folo 
doppia  prole  feminina,  altamente  in  matrimonio  collocata  :  Con  qual  fonda"» 
mento  corra  preflb  qualcuno  quella  voce,  che  la  nobiliflìma  famiglia  de'  TebaU 
di,  da  quelli  prendere  quel  cognome,  che  pare  ch'ei  lafciafle  in  Milano ,  atten- 
nendofi  ali  antico  folo  de'  Pellegrini  :  Se  fia  pur  vero  ,  che  la  fua  retta  linea_j 
s'eftinguefle,  e  i  fuoi  beni  veniffero  confifcati  per  l'omicidio  commelTo  nella 
perfona  di  vn  fratello  del  Sig.  Fi/cai  Porro  da  :  due  figli  di  quel  Zoppo,  eh'  era  il 
vero  defcendente  da  effo ,  &  erede  :  Se  da  lui  fiano  defcendenti  collaterali ,  ò 
che  abbino  a  fare  con  effo  lui  quel  Padre ,  e  Figlio  de'Pellegrini,  ch'oggidì  viuo- 
no  in  Valfolda,  Dominio  temporale ,  e  fpirituale  degl'Arciuefcoui  di  Milano,  e 
degnamente  efercitano  la  pittura ,  e  fimili  altre  cofe  a  me  ignote . 

Quanto  con  verità  pofifo  dire  ,è  l'auer  qui  colle  mie  incredibili  diligenze ,  e 
fquittinii  fatti ,  dato  pure  in  vn'  altro  figlio ,  e  in  vna  figlia  nati ,  molti  anni  do- 
po di  Pellegrino ,  al  già  detto  ribaldo  fuo  Padre ,  e  in  confeguenza  di  Pellegri» 
no  fratello ,  e  forella,  così ne'libn  Battifmali  enunciati ,  e  cioè  fotto  li  28.  di Fe- 
braro  1554. 

Ioannes  jlntonius  f.  Tibaldi  Muratoris  &c,  Comp,  D.  CoT^adinus  de  CoT^adinis ,  & 
THagr.^lexandtr  Murator. 

E  lotto  alli .  6.  di  Decembre  1 5  57. 

Canarina  f.Magr.  T ebaldi  de  Tibddis  Muratoris  &c.  Comp.  Dominicus  Taffari- 
ms ,  &  THagr.  Antonius  Tri  bilia. 

E  l'auer  potuto  trouare ,  fé  non  la  prima  conforte ,  eh'  ei  prefe  in  BolognaJ 
Pellegrino ,  vho  almeno  de  i  piùfigliche  vi  ebbe»  cosi  ne'  (udetci  libri  enuncia- 
to ioiw  li  18.  di  Aprile  1541.  '  DOj 


aoo  PA7tT£    SECONDA 

DominìcHsfìliusTeregrmTibaldi.  C»mpat.  Magr.Ioames  Franctfus  aurifex  >  & 
JUaria  LaHrentij.  E  quello 

DOMENICO  è  lo  ftcflb,  del  quale  fi  croiiaqiiefta  marmorea  iTcrizionc,  con 
J'Arme  fuaanneffaiii»  nel  pauimento  della  Chiefa de' RR.PP.Zoccolanti,  detta 
della  SS.  Nonciata  ,  fuori  di  Porta  S.  Mammolo  >dou' è  fepolto:  Dominici  The- 
baldi  ,  de  Vdkgrinìs,  Graphidis ,  ViSlurte ,  ^  Mchite6lm£  inftgnis  viri  ine  offa  fila 
/«n/,ch€(]crlomedcfimo,3ncorcheaggiontoallauuenti2io  cognome  de  Tibal- 
di  >  l'antico ,  anzi  il  nuouamente  reaflunto  de  '  Pellegrini  da  (no  padre,  confer- 
mafi  da  ciò  che  foggionge  la  lapide  :  perche  fé  ('come  feguc  )  vixit  an.  xxxxi], 
TU.  v.tmortuusamoD.  1583.  viengiuftamentc  a  cadere  il  computo  nello  itelfo 
anno  che  nacque  ;  ond'  errati  di  molto  andadero  Guido  >  1  '  Albani  1  e  il  CefH* 
eh  '  effer  Itato  coftui  fratello  di  Pellegrino  credettero . 

ChecofaopralTedi  Pittura,  gii  che  il  faffofepulcralelofiin  queft' anche  in- 
lìgne ,  io  non  faprei  dire  ,  non  elTendofi  di  lui  veduto  »  ò  almeno  tenuto  conto 
d"  opra  alcuna  •  ben  fi  riconofconfi ,  e  fi  dicono  di  fua  commiflìone ,  e  difegno 
le  più  famofe  fabbriche  di  que'tcmpi  nella  noflra  Citta  :  come  a  dire,  la  fontuo- 
fa  Cappella  maggiore  della  nollra  Catedrale  ,  che  non  poflo  far  di  meno  di  non 
▼edere  due  volte  il  giorno,  ed  ammirarne  perciò  più  del  bifogno  quell'inarri- 
uabile  magnificenza ,  che  fece  dire  à  Clemente  Vili,  allora  che  doppo  il  ritor- 
no dalla  riacquiftata  Ferrara  vi  tenne  così  folcnne  Cappella ,  vna  così  degna ,  e 
maefiofa  non  auerne  i  Pontefici  in  Roma  ;  Il  magnifico,  e  fodo  edificio  della 
nofira  Gabella,  dimezzata  però  folo,  e  della  quale  fcnue  l'efattoMafini,  non 
eflerui l'vguale in  Italia,  profeguendo  a  minutamente  defcriuerne  non  meno 
chelagiudicìofa,e  capace firuttura  ,  ilgouerno  economico,  e  ciuile:  Il  ga- 
lante difegno  del  Tempietto  dellaB.V.  del  Borgo  di  S.Pietro  fulle  mura  della 
Città ,  fatta  d'eicmofinc  raccolte  (  fcriuc  il  Cauazzone  nel  fuo  copiofo  tratta- 
to delle  Madonne  di  Bologna)  da  Gio.  Francefco  de'Steffani ,  Alefandro  Gi- 
liani,  e  Vincc-nzo Ramponi,  aflonti  eletti  a  detta  fabbrica  da que' Borgheg- 
giani  del  1 5  80.  U  ricco  ornato  intorno ,  e  fopra  la  porta  del  Palagio  maggiore 
della  Città ,  ouc  del  1 5  80.  con  si  grande  allegrezza ,  e  folennità  fu  collocata  la- 
be Ila  ftatua  di  Gregorio  X I II. di  b.  m. fatta, e  formata  dal  noftro ,  non  mai  à  ba- 
flanzalodato  in  quell'arte,  Menganti;  Il  ben  compofio  Palagio  de 'Signori 
Marc  he  fi  Magnani,  fu  Ila  piazza  di  S.  Giacomo;  vero  modello  del  più  maeftofo, 
che  fondar  volefle  vngran  Monarca  ;  il  nobii  penfiero  della  cui  doppia  fcala  10 
ben  giurerei  auer  egli  prefo  dalla  fopra  memorata  del  noltro  Mafcherini  a 
Montecauallo;  ed  altri  molti  e  molti,  che  più  diffufamente  faranno  narrati,  e 
defcntti  da  chi  le  Vite ,  e  l' opre  degli  Architetti ,  e  Statuari;  Bolognefi  vorri 
lodeuolmente  intraprendere  ,  ed  al  quale  volentieri  io,  qui  pur  troppo  riltret- 
tomi  a  Ioli  Pittori ,  cedo  1]  luogo. 

Incife  il  Valentuomo  anche  in  rame ,  come  altroue  fi  diife ,  mi  poche  volte 
pofe  in  quelle  Aampe  il  fuo  nome ,  col  quale  folo  vedefi  fuora  in  vn.  gran  foglio 
cagliate  a  bollino  il  difegno  della  belliflìxna  Fontana  delia  Piazza  a  Scaffieri 

(  '^0'* 


DOMENICO  TI'BALùì:  401 

(non  fu'a  inuenzionc ,  com'altri  ingannato  da  quefto  rame  (crfffei  mi  del  Lau^ 
reti ,  al  quale  più  che  di  buona  voglia  cedete'  egli  vna  cane  'occafìone ,  fàttofe- 
Io  di  più  compare ,  col  farfi  tenere  vna  figlia  del  1579.)  e  la  tauola  della  Tri- 
niti del  Samacchiiio,  che  non  occorre  ridire. 

Trono  che  prefa  ei  moglie ,  con  lei  fempre  viffe  in  Bologna,  e  n'ebbe  vna  nu- 
merofaproledi  vndici  feniiiie  iCtrè  mafchi»  A  primo  de'qualii  e  che  nacque 
alli  7.di  Ottobre  15^5.  mi  fa  credere  mortogli  allora  l'Ano,  così  ricoprendo 
Domenico  in  quefto  1  che  fii  anche  il  primo  parto ,  il  nome  del  gi£{  fuo  Padre: 
Thibaldus  fìlius Dominici dcThibaldis ,  Mediolanen. &  eius vxoris  D.  Francifcx  &Cm 
Che  alli  2  3.diOccobre  ijyi.delli  tré  nominati,  e  prefentati  dalla  Compagnia 
de'  Pittori  al  Senato  di  Bologna ,  perche  vno  n'  eleggede ,  da  riporfi  nel  nume- 
ro delli  trenta  del  Confeglio  di  detta  Compagnia ,  in  luogo  del  già  M.Gio.Fran* 
cefco  Bezzi  morto  ,vien' eletto  Domenico  de' ribaldi  ;&al!i  4.  diNouembre, 
prefentando  la  lettera  del  Senato,  fede  con  gl'altri  del  numero.  Che  frali 
quattro  dati  per  compagni  ,fotcoli  ro.  di  Decembre  dell  'iftefs'anno,  al  Pit- 
tore Sabbatmi,  allora  iVlaffaro,adinterucnireaIla  vendita  della  Cafa,e  Forno, 
refpettiuamente  della  Compagnia  dc'Pittori,ftipulare, e  obbligare  i  beni  di 
quella  »  v*  entra  Domenico  Tibaldi .  Che  fotco  li  8.  di  Marzo  1 579.  vien'  elet- 
to per  compagno  di  Gio.  Bactifta  Fiorini  a  rifcuorerc  le  vbbidienze  della  fu^ 
detta  Compagnia ,  con  participazione  della  prouifione  a  detto  Fiorini  affegna- 
ca.  E  che  finalmente  alli  18.  di  Luglio  nell'anno  medcfimo  ,  \kn'  eftratto 
MafTaro  ,  &  accetta  l' viEcio  in  forma. 

Che  di  lui  anche  faflì  degna  menzione  da  gli  Autori  ,dal  Cauazzone,  e  dai 
Wafinifudetti,  dal  Baldi  ,dal  Bnmaldi,che  nelle  fue  Minerualia Bondni£ , (otto 
il  1550.I0  diffe:  Teregrini  Thebaldi  THanhioms  TiQoris  fihum-,  Ti£ìoyem,atqtte 
am  ineiforem ,  nec  non  ^rchite£lum  ;  e  dal  Faberio ,  che  nell  '  Orazione  funebre 
ftampata  in  morte  di  Agoltin  Carracci ,  notando  come  reputata  era  quefto 
gran  Pittore  a  principio  perimpazicnte  nell'Arte,  anzi  inabile  adefta,  lace- 
rando ben  tofto  come  imperfetto  ogni  fuo  difegno ,  fenza  inoltrarlo  al  Precet- 
tore ,  foggionge  :  che  non  s' ingannò  già  nel  fuo  parere  Domenico  Tibaldt  valente  di'> 
fegnc.tore ,  intagliatore ,  &  ^Architetto  ,  il  quale  ottenendo  ,  che  ^goftitio  foffe  accoti' 
ciò  con  lui  per  longo  tempo , ne  acquifiò  credito  i&vtile  di  non  mediocre  import  am^f 
per  molti  intagli ,  che  gli  fece  in  rame. 

Finalmente,  per  non  lafciarcofa  indietro,  che  feriiirpoffa  di  maggior  lume, 
e  fcmminiftrare  indizii ,  non  tacerò  d' auer  conofcmt'  io ,  ragazzo  ancora ,  ca 
però  nell'cfler  accompagnato  alla  fcuola,  prelTo  alla  quale  ,  rincontro  S.  Ma- 
ria delie  Miiratelle  in  quella  cantonata ,  abitaua ,  vn  vecchio  mezzo  pazzo ,  che 
chiamauafì  Pietro  Tibaldi ,  mi  non  con  altro  nome ,  che  di  Napoli  detto ,  e  ri- 
conofeiuto,  per  efter' egli  cold  nato  ('diceuafì  )  allora  che  vi  abitaua  fuo  Fa» 
dre,efercitandoui  la  fieda  carica,  che  Pellegrino  in  Milano  ,  di  Sourainten-» 
dente  di  tutte  quelle  fortificazioni ,  &  Architetto  maggiore  di  quel  Regno  ;  e*, 
perciò  non  in  altr^  lingua  parlac'egli  ichc  regnicela ,  tanto  a  me  nuoua,  e  gu^' 

Ce  ^         ftofa,- 


-oa  PAZTE    SECOJ^DA 

0ofa;ond'cramiofpafl"oilpor!oindifcorfo,  che  d'ogn'altra  cos'era,  fiiorì 
che  di  Tuadifcendenza  &  origine,  come  che  ne  per  ombra  mi  fognaflì  douec 
iomaifcriiiercquefte  Vite, e  perciò  tanto  auerne  a  tener  bifogno.  Ponea_» 
fuori  appefe  al  muro  teftc,  per  lo  più  di  dodici  Imperatorijò  di  Villani  >  che 
inangiauano fagiuoli ,  di Contadiiielis  con  ricotta,  e  fimili  baronate,  le  più 
ladre  ,  che  mai  fi  vedeflero;  lodandogliele  io  però,  per  prendermi  guRojin.. 
vederlo cenerfene  buono,  e  pregiarTene .  Vantauafi  d'cffer  flato  allieuo  de* 
Carracci ,  quali  dalle  cofe  delfuo  Auolo  (  parmi  allora  dicefle ,  fé  ni'  è  poflìbile 
il  raccordarmelo  ,  già  che  tanto  quefta  cantilena  replicaua)  auer' imparato 
quel  che  faputo  ausano,  E  dallo  fteflb  auer  ereditato  ciò  che  pofledeua ,  ch'era 
la  detta  cafa  antica  de'  vecchi ,  vna  picciola  nella  Fondazza ,  e  non  so  che  luo- 
ghi di  Monti;  onde  far' egli  quelle  bagattelle  per  dmertimento,  non  per  bifo- 
gno.  Diduo'iìgli,ch'oggi  intendo  auelle  ,il  picciolo  ,  che  foprauille  al  Pa- 
dre ,  ho  fol  '  io  conofciuto ,  detto  Andrea ,  che  voleua  anch  '  egli  attendere  alla 
Pittura ,  md  ritardato  prima  dalle  commodità ,  poi  dall  '  elìremo  bifogno ,  po- 
co più  f.-ce  del  morto  Padre  ,  non  altro  in  lui  an^mirandofi,  che  vna  troppo  ri- 
foIuta,&abbreuiata  via,  che  finalmente  daua  in  nulla.  Kcftato  folo,  sbrego 
tutto;  la  cala  grande,  e  natiua  ,la  metà  della  quale,  nell'aprirfi  dall'  Eminen- 
tifljmo  Cardinale  Bernardino  Spada  allora  Legato,  lanuouavia,  detta  Vrba- 
na ,  fu  buttata  a  terra ,  con  tanti  ftnlli ,  &  affanno  del  pouero  vecchio ,  che  fé 
nonnetraea  non  so  che  centinaia  di  feudi,  m  riconipenfadel  danno  ,finiua_, 
d' impazzire  :  La  picciola  nella  Fondazza  ,  e  que'  pochi  crediti ,  onde  ridottoli 
in  pouerti  ,io  Io  vedeuo  poco  men  che  mendicare ,  e  cercar'  occafione  di  ac- 
commodarfi  al  feruigio  di  qualche  padrone  ,  praticandolo  in  parte  col  Sig. 
Carlo  Bottrigari,  che  perche  non  andaffe  affatto  amale,  lofouueniuadi  qual- 
che vitto,  impiegandolo  in  tanto  in  affari  di  cafa.  Prefe  al  fin  moglie  vna  bel- 
lifEma figlia  datagli  con  promelTe  di  certa  erediti  futura  da  vn  Notaio  del  Foro 
Arciuefcouale,  che  oft'eriua  altresì  di  fargli  recuperare  le  alienate  cafe  qualuol- 
ta  ne  auefle  figliuoli  j  md  trouatala ,  per  dirla ,  non  troppo  fchiefta ,  e  però  ftre- 
pirandone ,  e  di  propofito  e  lei  minacciando  nella  vita ,  e'I  Notaio  ,  ne  ftguì  U 
{  parazione  non  folo,  mi  vna  fera  né  rileuòdi  matte  baitonatc .  Morì  final- 
mente infelice  ,fenza  i  beni  ereditati ,  fenza  la  virtù  in  sì  fupremo  grado  da  gli 
Antenati  pofl'eduta,fenza  la  moghe,  che  poco  ftette  a  (eguirlo  al(cpolcro,e 
fenza  la  fepokura  nell  "  arca  auita ,  perfidiofamente  anco  prima  negata  a  Pietro 
fuo  Padre ,  che  fu  ncceffario  riportato  veniife  a  cafa ,  e  d' indi  alla  Parocch  a.^» 
ancorché  ne' libri  di  quella  notato  fi  legga  nel  libro  de  '  morti  della  Chiefa  di 
Santa  Maria  delle  Muratelle:  i.Februarij  1641.  Tetrus  de  Tibatdis  annorumjo» 
fepuUus  in  Ecclefu  S.^nmmtiaU,  Tal  fine  prelfo  di  noi  auendo  vna  cosi  feliccj 
Famiglia.  ^ 

Allieui  di  Pellegrino  potiam  dire  cfler  fiati  in  Ifpagna  tutti  i  Pittori  di  quel 
paefe ,  come  in  Francia  tutti  i  Pittori  di  allora  allieui  del  Primaticcio  ;  auendo 
r  vno>  e  l'altro  portato  Se  introdotto  refpettluaraenie  in  que'  Regni  il  vero  mo- 

-  -  do 


GlO.  FftAJ^CESCO  'BEZZI.         20J 

<dodiben<]ipingere.  Goncanfìcuccauia  fra  gli  altri  quelKomofo»  quel  Luigi  di 
Caraba;aI>equelGiouanni  Femandez  Muto ,  che  brauo  paefìfta  folo,  altre* 
tanto  buon  fìguriiU  diuenne  ;  come  dall'  opre  così  ben  da  lui  dipinte  nel  Chic- 
ftro  di  fopra ,  ò  per  meglio  dire  foprapoUo  ai  Chioftro  maggiore,  dal  fuo  Mac- 
ero dipinto,  e  già  defcritto .  Così  anche  in  Bologna  tutti  potiam  dire  di  que' 
tempi,  e  dopoi  fino  inoltri  ,  auer  feguito  quella  maniera,  non  altro  Hudian- 
dofì  ,che  le  Tue  cofe  ;  mi  due ,  che  particolarmente  nel  rotolo  de'fuoi  efièc- 
tiui  Tcolari  n  -jicon  deferirti . 

GIROLAMO  MIRVOLI,  de/ quale  altra  opra  non  fi  hi  in  Bologna,  cho 
l'ornato  cosi  terribile  ,  a  frcfco ,  attorno  al  maellofo  depofito  del  famofo  I.  C. 
e  Senatore  Lodouico  Gozzadini, che  viene  anco  a  feruire  d'ornato  alla  porta.* 
laterale  fotto  il  portico  di  s.M  ria  de'Serui;  i  duo' quadri  laterali  dipinti  a  frefco 
fu'l  inurojche  feruono  a  que'duoi  Altari  nella  Chiefa  di  S.M  aria  del  Tempio,det- 
ta  la  Mafone  ;  né  altra  menzioiie  di  quella  ne  fa  il  Mafìni ,  che  lo  vuole  vilTuto 
fempre  al  fernizio  dell'Altezze  Serenifs.  di  Parma ,  e  coli  morto  ;  e 

GIO.  FRANCESCO  BEZZI,  chiamato  i]  NOSADtLLA,  dalla  fìrada, 
oue  abitaua ,  in  vna  Tua  cala  propria ,  entro  la  quale  anco  fi  vede  vna  fuga  da  !ui 
egregiamente  dipinta,  così  detto  ;  e  del  quale,  (  perche  da  noi  poco  operò, 
vagando  per  l'Italia ,  e  fpeflo  fermandofi  in  Roma  )  non  ho  molto  che  dire.  Ne 
libri  Bactifmah  trono  folo  due  figlie  dalla  moglie  ottenute  ;  ed  in  quelli  della 
Compagnia ,  non  altra  menzione  di  lui  {àrG ,  che  in  occafior.e  della  lua  morte, 
al  riferir  del  Ma/ini  feguitaaih  15.  di  Li  glio  1571.il  fuo  luogo  efler  flato  dato, 
come  fopra  fi  difle,  al  detto  Domenico  Tibaldi .  Quelle  poche  d' opre ,  che  di 
lui  fi  vedono,  e  fono  per  lo  più  a  frefco  anch'eATe,  s'ammirano  di  vn  buon  colo- 
re, come  quelle  del  fuo  Maeitro.epienedi  erudizione  ;  e  fenonccsìgiufle,e 
fludiate,  più  terribili  ferie,  ribaltate,  e  rilolute  :  tali  fi  offeruano  eflcre  le  due 
tauole fatte  peri  Sig.Lamandini,  vna  all'Altare  àd\  Oratorio  dell' Archicon- 
fraternità  di  S.  Maria  della  Vita ,  e  1"  altra  alla  Cappella  maggiore  de*  medcHmi 
Signori  inS.Maria  Maggiore,  rellata  però  imperfetta, e  finita  da  Profpero  Fon- 
tana :  Vna  facciata  d'vna  picciola  cafa  prelfo  alle  Z  rtellc  del  Baracanojira  ruàlì 
tutta  a  male  :  Il  camino,  e  fregio  d' vna  Itanza  n.l  Palagio,  che  fu  de'  Lucchini, 
fulla  piazza  Calderini,  oggi  de'Signori  Angelell!,<''u'efpre(le  così  al  viuo.  con 
tanto  furore  e  bizzarria,  la  fempre  lodata  caccia  d'animali  ;  Ntl  deliziofoPa- 
lagietto  villereccio ,  che  fu  del  già  Dottore  Spannocchia ,  hm'nente  nella  no-. 
Ara  Vniuerfita  ,la  flanza  tutta  dipinta  di  fauolofi  rapporti,  ed  in  quello  in  Cit- 
tà de'Signori Bolognetti ,  alla  Mercanzia ,  la  (lanza  a  ballo,  di  sì  viuace,  e  rifen- 
tita  maniera ,  dipinta  del  1 5  5-8.  efpriracndo  ne'  ricchi  fcomparn  di  qu  .1  dora- 
to palco  il  Configlio  delli  Dei  nel  mezzo,  e  dalle  parti  Venere  fciu-tadagli 
Amori , e  Bacco  da  I  Satiri  corteggiato:  Nel  fregio  copiofodi  variornanicn* 
ti,  e  nerboruti  termini,  che  le  recingono,  e  fomentano  ,  quattro  tìnti  quadri 
rapporrati  :  N  J  primo  gli  Ambafciadori ,  che  pregano  Camillo ,  efulc  m  Ar- 
eica, 4  foccorrcrc  la  Patria  Roin^:  Nel  fecondo  il  furtiuo  allalco  dato  da' Galli 

Ce    a  al 


fe«4  PAliTB   SBCOVIDA 

al  Campidoglio  >  fcoperco,  ed  auaifato  dall' Oche  :  Net  terzo  {a  conte/afri! 
Komani  >  e  i  Galli  >  nel  pefar  l' oro ,  e  la  fpada  di  Brcnno ,  per  la  liberazione  dì 
Komai  e  l'arriuodi  Camilio  ;  £  nel  quarto  la  battaglia  >  e  la  rotta  data  dallo 
Aedo  a' Galli  nella  via  Gabina;  quali  tucte,  per  non  potere  leuare>coine  dipinte 
fui  muro  >  si  come  fui  muro  la  prefa  di  Roma  incendiata  da'  ftellì  Galli  >  in  quel 
camino  >  fatte  da  valente  giouane  ricopiare  il  Sig.  Girolamo  Bolognetti ,  portò 
feco  all'altra  cafa  ereditata  dal  già  Sig.  Senator  Bolognetti  ;  sì  come  l'originale 
de'trè pezzi  fudetti  di  quel  palco  dipinti  full'affe,  per  aggiongerli  all'altre  pittu- 
re,  e  difegni ,  che  pofliedc  »  e  che  fiirono  del  già  Sig.  Camillo  fuo  Padre  >  che-» 
qualche  poco dipinfe per  fuo  trattenimento,  auuci  i  principii  del  difegnoda 
quello  Nofadella,  ch'era  pure  ftato  Maeftro  de'Sig.  Lamandini  >  e  d'altri  Caua- 
lieri,màin  particolare  poi  di  Bartolomeo  Celi»  come  nella  fua  vita  diraiTiiia 
appreffo . 

Vogliono  che  foffe  anche  allieuo  di  Pellegrino  Profpsro  Fontana,  morto  iJ 
Francuccio  fuo  primo  Maeflro ,  ma  che  troppo  furiofo  poi  e  impaziente,  non 
fùcosìaggiultato  e  corretto,  come  il Maeìtro,  ancorché  nell' amorofo  colo- 
rire ,  a  frefco  particolarmente,  affai  l' imitalTe  ;  e  '1  Samacchini,  che  reftatone 
priuo  ben  pretto ,  per  le  fue  chiamate,  e  dimore  nella  Marca,  in  Ifpagna ,  in  Mi- 
lano ,  paflatofene  a  Roma ,  in  compagnia  di  vn  Peppe  del  Saluiati ,  d' vn  Giro- 
lamo Sicciolante ,  d'vn  Liuio  da  Forlì ,  del  noftro  Fiorini ,  de'Zuccheri ,  del  Va- 
fari  «lafciòla  vera  maniera,  fondata  fui  buon  naturale ,  attaccandofi  alla  di  co- 
floro  diiauata  molto ,  e  manierofa ,  dalla  quale  mai  più  puote  fmorbarfi. 

Del  fopramentouato  poi  Otcauiano  Mafchcrini,  che  come  iiifegnò  l'Archi- 
tettura a  Pellegrine,  così  daini  dicono  vn  più  perfetto  difcgno,  e  vago  colo- 
rito apprendefle ,  dopo  quel  poco ,  che  in  quaklie  altra  Vita  ne  toccò  il  Vàla- 
ri  »  così  pienamente  ne  fcrilfe  il  Daglione . 

VITA  DI  OTTAVIANO  MASCHERINO,  PITTORE, 
ET  ARCHITETTO. 

;  P^  della  Città  di  Bologna  Ottauiano  TUafi  herino ,  e  •venne  adorna  ,  come  al' 
la  I{eggia  delle  f^irtù ,  nel  tempo  di  Tapa  Gregorio  XIII.  Bologne/e .  Ha" 
iiea  principio  affai  buono  nella  pittura.  E  nella  Galleria ,  e  nella  Loggiat 
che  furono  fatte  da  quel  "Papa  /«  adoperato ,  e  vi  dipinfe  diuer/e  hifìorie^t 
come  in  particolare  è  il  miracolo  dell'  acqua ,  che  fi  cangiò  in  vino  ;  &  anche  tra  gli  ar- 
chi ,  che  diuidono  la  loggia  di  Leon  X.  e  quella  di  Gregorio  XIII.  su  l  muro  alcuni  putti- 
ni  a  frefco  furono  da  lui  con  buona  maniera  condotti. 

Diede ft  anche  a  fludiare  di  architettura  ,  e  vi  fece  sì  buon  profilo ,  che  per  l'eccelleu' 
S^<j  del  fuo  ingegno  in  breue  diuenne  architettore  del  Tontefìce ,  il  quale  dicdegli  la  carità 
della  bella  machina  del  Tatagio  Tontifieio  in  monte  Cauallo ,  oue  egli  fabricò  quel  leg- 
giadro portico  in  cima  al  cortile  con  la  loggia ,  e  con  la  facciata ,  e'I  nobili  fimo  apparta- 
mmo ì  e  vi  pofe  quella  bilUffima  feda  a  chiQftioh  »  chf  fé  alm  mainon  haueffefattoj 
" "  '  5«f- 


OTT Ariamo  MAscHEnmi 


205 


quejlafoh  il  renderebbe  immortale  t  e  gtoriofo  ne'jecoli  avenire. 

Tu  [ho  difegno  nella  pia:^  it  S.  Marlinelio  il  palalo  gii  de  Signori  Santacroci ,  fc^ 
ra  diitenuto  Monte  delta  Vieta . 

architettò  la  Cbiefa  di  S.Saluatore  del  Lauro  con  quel  bello  ordine  d»ppio  di  colonne 
di  treuertini  intorno ,  con  lafua  cornice,  e  finimenti  affai  gratiofi . 

Fece  fotta  Gregorio  XIII.  il  palagio  di  S.  Spirito  >oueèla  fonte ,  &  ha  vago  cortile: 
tfotto  Sijìo  V.  la  facciata  della  chiefa  fa  da  Ini  con  buona  maniera  condotta ,  ma  dt  gii 
la  chiefa  era  difegno  di  Antonio  da  S.Gallo. 

Con  gli  ordini  di  Ottauiano  f?t  compita  la  chiefa,  e  la  facciata  della  7>laionm  delta 
Scala  in  Trafieuere  >  ou  è  l'habitatione  de'Tadri  Scal^^  Carnielitani. 

E  nella  Chiefa  della  Trafpontina  in  Borgo  rìtrouaniofi  vna  facciata  y  acuiCiouannì 
SaluHio  TeruT^^  figliuolo  del  gran  Btldajfarre  da  Siena  co'proprii  difegni  diede  princi- 
pio, il  TU  afch^rino  poi  ri  fìipropofìo  a  terminarla  ;  onde  co  Ifuo  comando fìnifft  ti  fecon- 
do  ordine  dt  quella  facciata  con  il  frontifpitio ,  econ  altri  ornamenti ,  dalfuo  ingegno  fc 
licementc  compita,  ui' nofìri  giorni  però  la  partcdella  tribuna, la  cupola,  &  ti  choro 
dalH  architettore  Veparelli  ha  hauuto  l'vltimofuo  finimento. 

Difegno ,  e  fece  dii'.erfe  opere  per  particolari ,  e  priuati  Signori ,  che  per  breuità  io  le 
trapafjo . 

Vltimamente  "vecchio  di ottantadue  anni  in  circa  morì  qui  nel  "Pontificato  diTaolo 
V*  e  ftt  honoreuolmentefepclUto .  Et  ilfno  ritratto  da  noi  nell'accademia  Romana  di  S» 
Luca  fi  conferua ,  in  cui  egli  più  volte  hebbe  il  grado  del  Principato ,  &  à  quejla  lafctò 
tutto  lofiudio dellsfae  belltjfìme  fatiche  dt  architettura  ;  ZT,  anche  ,  finita  la  jua  linetUf 
Iheredità  di  tutti  ijuoi  beni. 


Di 


ORAZIO  SAMACCHINI. 


20f 


O   R 


D  I 

A   Z 


I   O 


SAMACCHINL 


É*3  f<2&3-&iK  1^  £*3  É^  E«^  £*J- 

On  fenza  ragione ,  e  miftero  vollero  molti,  che  nel  tanto  da 
eflì  bramato  perfetto  quadro  di  vn*  Adamo  >  &  Elia  >  quello 
contornato  dal  Buonaroti,  md  da  Tiziano  efeguito;  queflat 
dal  Sanzio  difegnata>  mi  dal  Coreggio  colorita  fì  vedefle; 
potendoli  foloje  douendofiin  tal  gmfa  infisine  accoppiare  & 
vnire  quelle  particolari ,  e  precife  doti ,  che  in  tanti  fparfe ,  e 
partite  ,  ad  vn  folo  tutte  non  sa ,  non  può,  ne  vuole  donar 
la  Natura  .  O  s'ingannò  dunque  il  Vafari ,  quando  credette ,  che  fé  le  cofcj 
di Rafaelle veduto  aueffe  Antonio,  più  gran  Maellro  diuenuto foffe j  òfùvn' 
attuto  paradoflb  di  quell  'Autore, per  molìrar pure,  e  ben' imprimere  (come 
Tempre  ei  batte)  che  fuori  della  Scuola  di  Roma  altra  non  ve  ne  fìa.  ;  onde  fen» 
za  a  quella  portarli,  abbia  dell' impunìbile  diuenir  gran  Pittore.  E  chehàche 
fare  vnoflile  coli  "altro?  la  maniera  Romana  colla  Lombarda?'  Te  quella  più 
alla /tatua,  quella  più  al  naturale  s'appoggia  ;  quella  più  dell'artificio,  quella 
più  della  purità  fi  pregia  ;  quella  più  dello  Àudio ,  e  del  difegno ,  quefta  più  del- 
la verità  ,  e  del  colorito  fa  pompa  ;  ond'  entrar  l'vna  nell  '  altra  non  (i  conceda, 
a  ciafcuna  nella  propria  folo  preualere  fia  dato  ?  Confefla  pure  anch  egli  Gior* 
gio ,  dopo  l'auer  tanto  lodato  per  la  più  compita ,  e  perete  '  opra  le  Sibille ,  e  ì 
Profeti  nella  Chiefa  della  Pace  che  :  fé  I^afacUe [i [offe- in  quefìa  fua  maniera  fer' 
tnato ,  né  bauefft  cercato  d  '  aggrandirla  ,  e  ì>ariarla  per  montare ,  eh  '  egli  intendeua 
gV Ignudi  così  bene,  che  Micelangelo ,  non  fi  farebbe  tolt:>  parte  di  quel  gran  nome,  che 
acquiftato  fi  banca ,  proCegaendo  in  dir  poco  bene  de  gì'  ignudi,  che  fece  in  Torre 
Borgia,  e  nella  Loggia  de  Ghigi,  e  dottamente,  al  fuo  fol  to,  ricauandonc-» 
quello  notabile  :  Che  dourebbe  perciò  ciafcuno  contentarft  di  fare  volontiert  quelle 
cofe  y  alle  quali  fi  f ente  dal  naturale  tflinto  inclinato ,  en3n  volere  por  mano  per  gareg- 
giate à  quello ,  eh  e  non  gli  viendato  dalla  natura,  per  non  faticarci»  vano,  e  fpejfa 
(on  ì^ergogna  >  e  danno .  Hora  fé  ad  yn  Rafaelle  >  dich'  io ,  che  feppe  auuantag- 

giaco 


2o8  PAZTE    SECONDA 

giato  anche  tanto  d' età ,  fmorbarfi  dalle  fccchczzc  Perugine,  ncnnufcì  Umi- 
gliorar maniera,  e  l'ingrandirla  2!  pari  di  Michelangelo ,  più  confacentc  certo 
al  Tuo  genio,  che  qnelladi  Rafaelle.edi  Miche  iatigeio  ai  genio  del  Coreggio, 
aurebbeil  Coreggio  migliorato  il  fare ,  ville  l'opre  in  Roma  d' vii  Sanzio  3  d'vn 
Suonatoti  ?  Migliorarono  eflì  la  propria ,  dopo  auer  quelle  vedute ,  Andrea  del 
Sarto, e  il  Frate  del  Piombo  j  eh' anzi  perdendoiii  il  primo  la  fquifitezra  Tof- 
cana  ,  il  fecondo  la  Veneziana  brauura ,  non  feppero  mai  più  far  cofa  migliore 
del  Cortile  della  Nonciata ,  del  gran  Polifemo  a  Chigi ,  per  prima  oprati  ?  La 
migliorarono  il  Parmigianino  ,e  Tiziano,ch'  anzi  per  non  perderai  il  già  prima 
acquiftaco  nome  per  l' opre  famofe  nella  Steccata  di  Parma,  per  lo  S.  Piermar- 
tire  a  S.Zanipolo,  a  quella  rinonziando  ben  prefto,  alla  propria  ritornarono, 
e  s'attennero?  La  migliorarono  iafoirma  vnSaluiati,vn  Sermoneta ,  vii  Liuio 
da  Forlì,  i  Zuccheri,  I*  iilcfib  V'afari ,  e  quanti  altri  fi  trouarono  di  quel  feco- 
le dilauaco,  e  fiacco,  che  nella  maniera  loro  tanto  iafulfa  ,  chimerica,  e  di 
pratica,  parucnon  haueiTcromai  veduto  le  porte  diRoma,  non  che  confuma- 
tiuigii  anni  interi ,  e  l'età  in  ofleruar  que*  dipinti? 

Non  fenza  ragione  dunque  tanto  C\  doleiia  il  noftro  Orazio  Samacchini  allo- 
ra che  chiamato ,  come  vno  de'  primi  Artefici  di  que'  tempi ,  a  Parma  per  di- 
pingeiui  la  gran  Cappella  contigua  ali  '  inarriuabile  Cupola  delCoreggio, co- 
nobbe ,  ma  tardi ,  d' auer  fpefo  inutilmente  con  quegl'  altri  il  tempo ,  cercando 
in  Roma  ciò,  che  non  era  dia  vocazione;  te  doue  fìando  fermo  nel  Lombardo 
fìile .  che  fu  prima  fuo  proprio,  come  dal  famofo  quadretto  della  Flagellazione 
nella  Sagreltia  di  S.Saiuacore,  e  fimili  fatti  in  fua  giouencii  fi  vede,  aurebbe  fupe- 
tato  quaich'  aliro,chs  di  prim'oggi  ha  il  grido;  mpftrandoiì  egli  anche  in  vltimo 
così  f-race  d'inuenzione,  pratico  della  notomia,  intelligente  di  profpettiua, 
giudiciofo,c  difinuoko  nell'accoppiameuto  infieme  di  più  figure  jc  nella  collo- 
cazione ,e  fcomparto  di  elk  (ul  piano  ;  viuace,  e  bizzarro  nelle  attitudini,  e  nel 
moto,  giuliO  nelle  parti ,  graziofone'volti.decororo  ne' veltiri  ;  che  ben  per 
tanti  requifiti  meritò  la  liana, e  il  rifpctto  ,  con  che  trouo  auerne  parlato  ogni 
Scrittor  di  Pittura. 

Ecco  Giorgio  Vafari ,  che  conofciurolo  anche  giouane,  fé  non  feppe ,  allor 
che  de  gli  akrifcrmeua,  farne  la  Vita,  non  potè  tacerne  i  priraordii;  efenon 
palsfando  ciò  che  fece  à  fua  concorrenza  nel  Pa'agio  de' Signori  Vicelli  a  Circi 
di  Caftello  .toccando  almen  di  sfuggita  in  quella  di  Taddeo  Zuccheri  la  flcria, 
che  fece  delle  due,  che  mancauano  all'altre  così  egregiamente  dipinte  da  Fe- 
derico, del  detto  Taddeo  fratello ,  in  vna  ftanza  del  Palagictto  entro  il  bofco  di 
Beluedere,  d'ordine  di  Pio  Quarto;  l'altra,  che  a  concorrenza  ci  tanti  altri 
valentuomini  gli  fu  darà  a  fare  nella  Sala  Reggia;  e  finalmente  nella  DESCRlT- 
TIONE  DELL'OPERE  DI  FRANCESCO  PRLMATICCIO  BOLOGNESE, 
in  tal  guifa  di  lui  fcnuendo  :  Tarimente  farò  braie  in  ragiona;  e  d'H  or  alio  Samacchi- 
«0 ,  pittore  ftmilmente  Bolognefe  ,  il  ejuale  ha  fatto ,  come  s'è  detto  in  f{oma  ,  /opra  vna. 
dcile  porte  deiln  Sala  de  Bj  vna  iìotta ,  cJ)' è  buoniffima  j  &  in  Bologna  molte  lodate 

pit. 


ORAZIO  SAMACCHmi\  lop 

pitture  i  perche  anch'  eflo  ègiouane  >  e  fi  porta  in  gmfa ,  che  non  farà  inferiore  à  fuci 
maggiori,  de'  quali hanerno  m  quefle  nofire  f ite  fatto  meritione.  I  l{omagimoli  anch' 
ejfi ,  moffi  (tali  '  esempio  de  Bologneft ,  loro  vicini  hanno  &c. 

Ecco  iJ  Loitìàzzo  j  che  dopo  auer  detto  tiell'  vltimo  capo  del  fuo  libro  che  : 
quando  per  Hluftrarepiùlecofc  fue ,  ^fottoporle m  certo  modo  à gì  '  occhi  de'  Lettori, 
trattando  di  queftafcienT^  ,  ha  fempre  per  efiempio  fatta  mentione  d  '  alcuni ,  (he  iru 
quella  parte  erano  flati  eccellenti, accioche  eglino  fapejjcro  quale  hauefjero  ad  imitarct 
fapeua  bene  >  che  molti  altri  vi  eran  degni  d  '  effer  celehati ,  0-  polii  per  ejfempio ,  & 
imitatione  :  foggi  o  nge  ;  come  Loren^tto ,  d  Pajferotto ,  il  Sarnachino  Bologne  fi  Clrc. 

Il  Haglione ,  che  nella  Vita  di  Marco  da  Siena ,  dopo  auer  detto ,  che  quefti 
nella  Sala  Reggia  fopra  Uporta,che  va  alla  Loggia  della  Benedittione,hà  di  fuo  infiefca 
la  jìoria  di  Ottone  Imperatore ,  che  reftitui/ce  le  Vrouincie  occupate  alla  Chiefa  ;  efpli- 
caiido  la  già  tocca  dai  Vafan  del  iioftro  Paefano ,  foggiongc  :  Et  ali  '  incontro  sii 
l  '  altra  porla  Horatio  Samacchini  BJognefe  fece  l  '  altra  di  Gregorio  Secondo ,  e  della 
dcnatione  di^niperto  confermata  da  Luitprando  R^é  de'  Longobardi. 

IlCduazzone  ,  ma  prima  ilZante,  che  nelle  lofe  notabili  di  Bologna  memo- 
tando  nella  Chiefa  de'Scrm:  la  tauota  fatta  al  Sig.Senatore  Vliffe  Go^^dini,  entrvui 
il  Crocififio ,  la  Madonna  ,  S.  Ciouanni ,  &il  ritratto  dell  '  iflefio  Signore  ;&cin  S.Gia- 
como maggiore  :  la  bella  capella  del  Sig.  Lorem;o  Magnani  >  tutca  lauorata  di  Cuc- 
chi, &  oro,  conia  tauola  ,  nella  quale  e  dipinto  la  Vrefentatione  di  Noflro  Signore  al 
Tempiodi  Oratio Samactliini , g\i  dà  titolodiraro  Piuore,&eccellcntiflìmo. 

11  Mafini  j  che  ingannato  dal  Vafan,  lo  chiamò  Orazio  Fumaccini  anch'eglf, 
e  lo  fcriife  per  vn"  altro  diuerfo  dalSamacchini,  óltre  le  già  dette»  e  la  tauo- 
laiuS.Luciaj  oiie  il  Signorino  nudo  in  piedi  loftenuco  dalla  Beata  Verg.  afli- 
flita  da  S.Giofeffb ,  porge  l'altra  chiaue  à  S.  Pietro  genuflcffo  >  e  dall'  altra  parte 
S.LorenzO)  che  fìmilmente  genuflelfojconla  fchiena  verfo  noi  voltata,  Uà  ado- 
rando il  Signore,  regirtraper  di  fua  mano,  nella  Chiefa  de'SantiNaborre.e 
Felice  :  Li  frefchi della  Capella  Maggiore,  e  la  tauola  d' ejìa ,  con  la  coronatione  del- 
la. B.  y.  li  Santi  Titolari,  &  altri  :  Nella  Chiefa  de  gli  Angeli ,  L' innondata  fopr* 
Laporta  ,  e  latamladtll'MtarentllaChiefainteriore delleMon^che  :  InS. France- 
ico  àìetro  AChoto  ,  La  Cena  di  Chniio  con  gì  4pojìoli,  Altare  de'Grmbm:  InS. 
Maria  Maggiore  ,  La  tauola  deli' altare  Triudegiato  de  Sig.  ?/larcÌKfi  Tanari,  detto 
de  Santi  Giacomo,  &  Antonio:  Nella  Refidenza  de'FaLgiiami,  nelle  Cimane, 
Lo  SpofaliTQo  di  S.Giofejfo  :  Il s. Franccfco  nell'  Oratorio  vecchio  della  Confrater- 
nita di  detto  Salito  :  La  tmola  con  la  Santijfima  Trinità  aella  Chiefa  così  intitola- 
ta delle  Monache  di  elTa:  Nella  Chiefa  Parocchialc  delle  Monache  di  S.Marghe- 
rica,  Latauoladell'Mtar  Maggiore,  con  la  Santa  Titolare  della  fudettaCÌncfa  :  Ln 
tauola  dell' Mtar  Maggiore ,  con  la  Madonna  foUcutta  d.t  gl'angeli ,  nella  Chiefa_» 
della  Concezione  :  E  nel  Collegio  maggiore  della  Nazione  Spagnuola  ,  La  ta- 
uola dell'Altare ,  &  in  alto  la  Madonna  col  fuo  Bambino  in  feno ,  e  difotto  S.  "Pietro  in 
atto  di  dar  le  cbiam  dclTontificato  à  S>  Clemente,  &  altri  Sanii,  e  lifrejchidellaj 
Truna  &c% 

Dd  L'tru- 


aro  VA  UT  E    SECOJ>tDA 

L' erudite  Archidiacono  Sauaro  di  Mileto  nella  Tua  ftoria  Egidiana  »  ò  Albor* 
nozza.  che  defcriuendo  diligencetneRte  la  fabbrica  di  quell'Almo  Collegio« 
venendo  alla  Chiefa»  delle  già  dette  pitture  tne(fa>  e  dal  Mafìni  notate  cosi 
fcriffe  :  Vagheggia  /'  occhio  vn  Quadro  in  tcU  .  nel  quale  di  mano  di  Ora'i^io  Samma' 
chini  celebrato  pittore  di  que' tempi,  fi  vede  la  B.  tergine  col  fuo  Bambino  in  Jena  fra  le 
muole ,  corteggiata  da  gl'angioli  pur  fra  le  nubi ,  che  raffembrano  vn  Cielo .  Di  [otto» 
à  man  deflra  ve  S.  Vietro  >  in  atto  di  dar  le  Cbiaui  dell  auttorità  "Pontificia  à  S.Clemen' 
te  »  che  fìà  dipinto  à  finiflra .  Dietro  S.  "Pietro  vi  è  S.  Iacopo  in  habito  di  Peregrino ,  à 
piedi  di  S.Ttetro  vn  angioletto  in  piedi,  che  con  vna  mano  foflenta  il  Bacolo  Tatriar' 
cale  1  e  con  l  altra  vn  libro ,  raffembrante  forfè  le  lettere  Canoniche  dirette  da  S.  Pietra 
alla  Chiefa  ;  /opra  il  fuo  capo ,  ma  tra  le  nuuole ,  vn  altro  angelo ,  che  tien  con  ambe 
le  mani  il  Tiara  ,  ò  vogliam  dire  il  camauro  Pontificio,  al  fianco  di  S,  Clemente  vi  è  S» 
Girolamo  in  ginocchioni  col  fuo  Leone  à  piedi ,  &  vna  congerie  di  pietre .  Dietro  à  que- 
fli  vi  fono  due  in  habito  di  Leuiti,ivno  è  S.Loren:^o ,  l'altro  S.Stefano  ,fopra  de' quali  in 
atto  di  volare  ve  dipinto  vn  Angelo ,  che  mofira  di  porre  su  la  fronte  à  quefii  Martiri 
vna  Ghirlanda  di  fiori ,  che  tiene  in  mano  &c. 

lì  Bumaldi  tutte  in  pochi  detti  poi  così  reftringendo  :  Uoratius  Sammachìnus, 
Ti&or  eximius ,  de  quo  Loma^T^us ,  atque  Vafarius  aliquid  dixere.  plura  illius  opera 
confpiciuntur  Bononia  :  in  Ecclef.  S.M.  Seruorum  Altare  DD.  de  GoT^adinis ,  inq;  Ecclef, 
S.  lacobi  'Maiorts  Altare  DD.  de  Trlagnanis ,  ex  Zmti  relat.  item  in  Ecclef.  Monialiunt 
S.  M.Angelorum ,  &  Altare  maius  Ecclef.  Monialium  SS.  Naboris ,  &  Felicis  tam  in 
icone  oleagineis  colortbus ,  quam  in  fuperpoftto  fornice  aqueis  coloribus  &c, 

E  finalmente ,  per  non  più  tediar'  il  Lettore ,  lo  itelfo  Notaro  della  Compa- 
gnia, l'Hoftefani  j  che  facendo  ne' libri  di  ella  menzione  della  fua  morte  (cola 
non  mai  più ,  né  con  altri  vfata  ,  eccetto  che  col  Sabbatini  )  la  defcriue ,  e  la_. 
deplora  con  gran  rifpecto&  onore,  in  quelle  formali  parole  :  Ilmedefimo  12,  di 
Giugno  1577.  fiaccando  vno  de  luoghi  del  Confeglio  della  detta  Compagnia ,  per  liij 
morte  ieU egregio,  &  Eccellente  pittore  M.Horatio  Samacchini,  il  quale  alli  giorni  paf.» 
fati  lafciò  queflafpoglia  mortale ,  &  andò  à  godere  con  la  prefentia  la  gloria ,  e  la  bel- 
hT^psrfetta  di  quei  Santi  Angeli,  &  anime  beate,  eh'  egli  con  la  mano,  &  con  l' in- 
telletto cercaua  rapprefentare  al  Mondo  così  belli ,  &  così  viuaci ,  che  ragioneuolmen' 
te  fi  può  da  chi  conofce  (arte  inuidiare,  &  ammirare,  comparfero  dinanT^i  alli  detti  Maf' 
}aro,&huomini&c.t  piùfottoli  15.  di  Luglio  deli'illeHo  Anno,  tacendo  men- 
zione ài  quelli,  che  per  la  detta  fua  morte  addimaiidarono  il  luogo ,  così  ferine; 
Effendo&c.  che  addim andana  il  luogo  del  Confeglio  vaccante  per  la  morte  del  già  M» 
Horatio Samacchini, dho'iorata,  e  virtuofamemoria; quali  fono  gì  infrafcritti  ,cioè 
TU.  Gio.  Paolo  Sonora  ,  M.  C efare  Bxglione ,  M.  Felice  Pinare:^^,  &  M.  Angelo  Segna, 
pittori ,  &  raccolti  li  partiti  di  ciajcuno  di  effi  da  per  fé ,  tutti  li  detti  partiti  furono  con- 
trarli ,  ci"  niffuno  di  ejfi  ottenne  ,  cofa  che  fino  à.  queflo  dì  non  era  accaduta  ;  forfè  rarrt' 
memorandoli  quelli  huomim  da  bene ,  eh  erano  congregati  il  valore ,  la  virtù ,  &  la  bon- 
tà di  M.  lloratio  ;  e  con  quanto  amare  lui ,  &  M.Loren'!^  Sabadini  haueuano  procurata» 
&  ottsnuta  l  anioni  di  quefla  Compagnia ,  l  bonorCfta  nputatiune  >  &  con  quanta  pru- 


OTtAZ/O  SAMACCHmi:         ■  21T 

ie»Z^  tvtio  y&l' alno l'haHefjerocuiiodita,diffelai& indiata-,  bucmini  rerametite 
degni  di  lìatue ,  per  le  (ingohri  doti  delli  animi  loro ,  &  perla  vera  virtù ,  &  amO' 
re  deU  aite ,  che  inlorortjplendeuano .  0  /pinti  beati  >  che  viaendo  con  virtuofa ,  & 
amica  emulatione ,  cercafle  {ciiT^a  punto  d  inuidia  aggiungere  à  gì'  vltimi  termini  della 
nobilijjìma ,  &  infinita  pittura  :  non  è  marauiglia  je  l  amore ,  e  "Pittù ,  che  gl'animi  V9- 
fri  teneuano  dijeftrttto  >  &•  amato  nodo  e  on^tonti  vi  hanno  ancora  in  breue  ttnipo  refli- 
tutti  al  Cielo  voflra  vera ,  e  ftlice  patria  ;  poiché  in  si  breue  tempo  /'  vno  di  voi  già  va' 
anno ,  òpoco  meno  m  ^oma ,  e  voi  Horatio  vhimamente  in  Bologna,  voflra  comune pa- 
triavijueflifle  della  fpoglia  mortale  pochi  giorni  fono,  tnà  dotte  mi  lajcio  traportar' i9 
fuor  di  tempo  forfè  nel  pelago  grande  dementi  i  &  delle  lodi  di  duoi  cosi  chiari  fpnitit 
dal  quale  fen':^a pericolo  di  fommergermi  non  potrei  conlongatftoriavfcire?  vogliocon- 
eludere  in  effetto  ,chefe  i  meritivofiri  fi  prefentarono  neW  atto  del  ponere  lipartitii 
quella  Congyegatione  ,  non  è  marauiglia  fé  gl'occhi  loro  abbagliati  da  si  dolce  vifla ,  non 
puotC)  0  allora  volgere  gli  fguardt  altroue ,  &fe  reftarono  attenebrati,  e  confuft  li  diman' 
danti ,  non  ottenendo  alcuno  di  loro  :  poiché  vedoua  la  Compagnia  dt  duoi  così  cari  Capì» 
e  ^glii ,  rejìa  in  dubio  doue  riuolga  gì  animi  defuoi  huomihi  àfare  nuoua  ellettione ,  e_» 
beo  ragione  che  con  più  longo  tempo ,  &  più  longo  propofito  vada  defiderando ,  &■  cer- 
iando  chi  doppo  e  osi  gran  perdita  inparte  la  confoli  &c. 

E  quelto  e  quanto  trouar  mai  s'è  potuto ,  e  raccorre  di  queflo  Artefice  >  le 
onorate  azioni ,  e  i  degni  coltumi  del  quale  doueuano  in  tutta  pienezza  venire 
da  noi  riferiti ,  e  defcritti ,  fc  in  ricrouarne  le  procurate  notizie>  così  fauoreuole 
ini  fi  moHraua  la  Fortuna  ,  quanto  viua  Tempre  ne  mantenni  la  brama .  Altro 
perciò  non  mi  refta  che  dire,  fé  non  quanto  fu'  fteffi  libri  della  Comp3gnia_j 
chiare  marche  della  fua  beniuolenza  ed  amore  verfodiefiTa  più  fempre  appa- 
rifcano  ;  non  trouandofi  chi  più  di  lui»  eccettuatone  vn  Tomafo  Romano,  e 
il  Sabbatini ,  ne'  più  vrgenti  bifogni  la  foccorrefle  :  perche  nella  lite  della  tanto 
controuerfa  Separazione  dalle  Tré  Arti,  di  che  fu  anch' egli  primo  inuentore, 
ed  accerrimo  difenfore ,  nifluno  più  di  lui  fi  mofìrò  fplendido  >  e  liberale  ;  t^ 
nell'altra  del  lus congrui  modale,  e  mantenutale  contro  tré  anni  da  Euangeli- 
f}a  Londra,  e  Giofeppede'fpiriti,  per  l'acquifto  delia  ftanza  della  Conpagnia 
de'Drappieri,  venduta  a  quella  de 'confinanti  anch' eflì  Pittori,  forco  li  5. di 
Luglio  15  72.  eflendo  egli  Maflaro,nelle  collette  per  le  fpefc,  non  fi  tafsò  egli 
mai  meno  di  due  feudi  d'oro  per  volta .  Al  Sabbatini  morto  in  Rema ,  fec'  egli 
di  proprio  celebrare  in  Bologna  onoratiffime  efequie ,  aggrauandofi  di  farlo  il 
Corporale,  per  ipafiati  difpendii  in  tante  controuerfie  ;  ed  infomma  nonla- 
fciando  paflare  occafione  anche  minima  di  darfi  fempre  a  conofcere  difinte» 
refTaco  in  tutto , e  galantuomo;  poco auuanzandofi  de' guadagni , (olito dire.* 
poterfiben  contentare  la  fua  famiglia,  ch'ebbe  numsrofa  di  molte  fcminc.c 
duo'mafchi ,  fé  lafciaua  loro  integra  ,e  fenza  intaccarla  l'eredità  auuta  da  Alc- 
fandro  fuo  Padre,  buon  Cittadino ,  e  affai  comodo,  e  la  dote  delia  madre  loro, 
chcfùvnaSig.Pulifena  dell' onorata  famiglia  allora  de'Norboni.  Morì  ineti 
di  quarancacinqu  anni ,  emefi,  eflendo  nato  alli  20.  di  Decembre  15:32.  ela- 

Dd     a  fciò 


ila  PAUTB    SBCOVDA 

fciò  i  fudetti  duo'figli  jde'quali  vno  ebbe  il  nome  dell'  Auo  Alefandroi  e  l'aftro 
Fabrizio,  fi  crede  >  non  effendofi  di  eflì  tenuto  conto  >  per  non  auer  feguira  lai 

virtù  del  Padre;  sìcomeefercitata  né  meno  ella  venne  dafno  fratello  ,  per  ne- 
nie Giulio  Ce  fare  jancorche  fi  troui  ne'mdett:  libri  memorato  folto  li  8.  di  Fe- 
braio  IS7?'  come  aggregato  in  tal  giorno  al  numero  del  Confeglioj  viuente 
anche  Orazio ,  honoris,  gratta ,  e  lenza  ifcanza  nifiuna  di  alcun  di  loro ,  per  siTere 
flato  il  fratello  tanto  benemerito  della  Compagnia. 

Fu  fuo  fcolare  fra  gii  altri  vn 
TINTI  PARMIGIANO,  a  cui  toccò  poi  quella  tauola  ad  olio,  nella  fteflhJ 
Cappella  nel  Duomo  di  Parma ,  che  fé  non  moriua,  dotieua  fare  il  Maeflro, 
che  già  vi  aueua  cosi  lodabilmente  dipinto  tnttiifrefchi,  beiliflìmi  non  fi  può 
negare,  ma  troppo  battuti  dall 'inarriuabile  eccellenza  della  granCupoIa_): 
che  dipinfe  anche  ne'  volti  della  Madonna  della  Scala  di  Parma ,  in  tefla  al  gran 
ilradone.mi  con  quanta  gagliardia,  con  altrettanto  rimproiiero,  per  eflerfi 
in  que'fpartimenti  così  trasformato  nel  Tibaidi ,  che  più  tolto  furto  manifefto 
riefca  quella  fattura,  che  imitazione  lodeuole;  modo  (folca  poi  dire  )  dalle 
frequenti  elortazioni  del  Precettore  in  Bologna,  che  non  gli  perfuafe  mai  altri 
feguire  ,che  1'  vnica  maniera  tenuta  da  quel  grand'  huomo  in  cafa  Poggi ,  tj 
dalia  quale  con  tanto  fuo  pregiudicio  aueua  egli  |-eceduto ,  per  conformarfi  alla 
praticata  allora  da'  Maeftri  di  Roma . 

L'olferuarono  anche  i  Carracci,  ftudiando  le  fue  pitture  ;  vedendofi  preffo  I 
difegni  del  Serenifs.  Sig.  Cardinale  Principe  Leopoldo,  di  mano  di  Lodouico  la 
parte  fuperiore  delia  menrouata  tauola  della  Badia,  oltre  il  difegno  di  tutta., 
d' Orazio ,  più  fchizzi  dalie  fue  cofs  cauati  da  Annibale  je  non  ifdegnando  Ago- 
ftino  di  fua  mano  intagliata  fotto  il  1 5  80.  dare  alb  ftampe  l' altre  volte  dettai 
T^ifericordia ,  &  Veritas  ebtihuermt fibi ,  luftitia ,  ^  Tax  ojculatxfmt .  Horatii  Sa- 
ntacchiniin.  La  detta  tauola  in  S.  Lucia  ,  quando  pure  daluifia  intagliata  ,  fot-« 
toui  : Horatitis Samacchint'.s  inu.  1588.  Quella  della  Prefentazione  con  quediL» 
maiufcole  parole  :  Opus  Horatii  Samaccìmi  in  Ecclefia  S,  lacchi  Bonon.  ad  jlltars 
TH.DN.LaurentiideTHagnanis ,  troppo  manierofa  tuttauia,  e  in  confi  guenza_, 
molto  inferiore  a'frefchi  laterali,  ma/lime  all' inarriuabilmente  graziofa,  e 
maeftofaS.  Elena  ;  dal  che  due  offcruazioni  fi  fanno,  cioè  ,efl'er'egli  veramen- 
te nato  per  lo  frefco  ,  e  per  rifolutamente  operare ,  non  con  tanra  fatica,  alloB 
peggio riufcendo, che  meno  (ì  contentaua,  come  dalla  iiefìa  tauola  apparej 
cosìfludiata,  che  prima  nonfeppe  finire  che  dopo  molt'anni,  e  tornato  di 
Roma,  e  della  quale  ben  cinquedifegnidiuerfitrouanfi,  due  nella  fudettaco- 
piofiffima  raccolta  di  quell'  Eminentils.  Principe ,  due  in  quella  de'  Locatclli,  8c 
vnoprelTodi  noi.  Lolteflfo  cauafi  da' Santi  Rocco,  e  Seballiano,  che  lateral- 
mente dipinfe  alla  porta  della  Chiefa  di  quella  Arciconfratermtà,  ne'  quali  mai 
faziofD ,  giongendo  fino,  finiti  a  buon  frefco,  a  così  minutamente  tratteggia- 
re , e  leccare,  che  molto  leuòlorodi  quella  inìelljgenza» maeftà» e- bellezza» 
che  in  e/Ti  ad  ogni  modo  fi  adoanbu  • 

PRO« 


PELOSPER.O  FONTANA. 


LAVINIA  fontana; 


ilj 


'm^^mmtmmi^^^. 


D  I 

PROSPERO 

FONTANA 

EDI 

LAVINIA 

SVA    FIGLIVOLA. 

•(«3  {#3  -Eil»  {<E4  e#3  f^  HS^  H» 

EgnipiùdicompaflIone,che  dilode  io  fìimai  femprcque* 
Pjtcoriji  quali  fìdandofì  totalmente  della  memoria,  e  nello 
fpiritoloro,  nulla  curano  di  veder  altro  >  oprando  di  fanta- 
fia  >  e  di  furore  >  non  d' imitazione ,  e  di  ftiidio  ;  imperocché» 
fé  bene  fi  veggono  prouifti  d'vna  pratica  vniuerfale,  cheli 
rende  fìcuri ,  e  difende  da'  più  manifeAi  errori  ;  ad  ogni  mo- 
do incontra  fpelFo  loro  ciò ,  e  he  a  brauo  Medico  ,03  valen- 
te Auuocato,  a' quali  la  dottrina  generale  delle  regole,  e  de  gli  aforìfmi,  che 
pienamente  poffeggonOjvienfpeffe  fiate  re  fa  fcabrofa,  ed  inutile  perla  varie- 
tà de'nuoui  fatti,  e  de' diuerficafi  ,  che  tutto  dì  loro  fi  apprefentano.  Io  non 
niegoche  ne'rifoluti ,  efpeditiuilauori  di  quelti  tali  non  s'ifcorga  vn'imbran- 
dimcnto  ,  che  a  prima  vifta  diletta ,  &  vn  ripiego ,  che  appaga  ;  ma  dico  man- 
carui  vna  tal  quale  proprietà,  vn  certo  aggiuftamento  ,  &  vn' amore,  chenoa 
viddi  giammai  trjfandato  da  que'primi,  che  dierono  perfezione  ali  '  Arte.  A  vn 
Tcntorctto  folo  fra  tanti  ei  parti  riufcito  vn  fimile  ardire ,  mi  riBettendo  più 
applicatamente  ali  '  accordata  fimctna ,  eh'  egli  olTerua  nelle  parti ,  al  colorito 
facile ,  e  brauo ,  all'  introduzione  de'  sbattimenti ,  e  trapaflì  di  lume ,  a'fpiritofi 
atteggiamenti, e  giudicioficontrapoftij  conuerri  confeffare ,  gli  eruditi  con- 
cetcì  di  sì  eleuaca  mente  elTer  ftacnnolto  ben  prima  veduti,  eraiS.iati  entro 

quel 


Ile  PATITE    SECONDA 

quel  fuocopiofo  gabinetto ,  oue  fi  sa  quante  co  nfumafle  intere  le  notti  a  befii 
configliarfij&aflìcurarfi  di  quelle  fudate  faciliti,  cheparuero  fpcgazzi  all'ifìef- 
fo  Tiziano .  Così  fatco  auefle  Profpero  Fontana  >  allieuo  aiich  '  egli  a  principio 
d'Innocenzo  da  Imola,  e  contentato  fi  foffe  di  cokiuare  la  naturai  prontezza 
con  1'  arduità  dello  (indio ,  e  più  dilettandofi  d'  aggiufìar  le  parti ,  moftrarfi, 
cornei!  fuoMaeftro, corretto  ,  che  aurebbe  auuto  pochi  vguali.  Oprò  più  di 
pratica  ,  che  di  fcienza ,  e  quanto  diedefi  a  conofcere  ferace  inuentore  nc'co- 
piofi  penfieri ,  fi  palesò  in  terminarli  impaziente ,  &  inconfiderato  eiecutoro. 
Amòpiiilapreftezza  che  fa  diligenza,  e  fu  così  nfoluto  esbngatiuo,  che  in 
pochi  giorni  die  lauori  finiti,  che  da  ogn' altro  auriaii  ricercato  anni  interi; 
come,  per  efempio,  le  due  gran  trtine,  ò  crociere  nelle  Cappelle  maggiori  di 
Santa  Maria  maggiore,  e  della  Catedrale,  ambe  fatte  in  vnfol  mefe,  dicono: 
Lagran  Cappella  del  Palar^io  maggiore,  terminata  in  diciotto  giorni:  11  gran 
lauoro  nel  Salone  del  Palagio  de' Signori  Vitelli,  a  Città  di  Cartello ,  in  poche 
fettimane  compito.  Ini  perciò  più  che  totaImSte  gradito  da  gli  Artefici, fomma- 
mente  grato  a'  Principi,  e  in  fua  giouentù  potè  feruire  quattro  Ponti-fici ,  il  pri- 
mo de'  quali  fu  Giulio  Terzo ,  a'  feruigi  di  cui  fu  promoHo  da  Michelangelo,  Toc- 
co la  protezione  del  quale  pofìrofi  allora ,  che  gioumotto  era  paflato  a  Roma,  e 
d* ordine  fuo  ancora  egregiamente  ritratto  aucua  Sua  Santità,  fece  dalla  ftefla 
falanarlo  per  Pittor  palatino,  con  prouifione  di  trecento  feudi  l'anno.  Tor- 
nato perciò  a  ripatriare  nella  virilità,  e  prefaui  moglie  di  onorata  famiglia,  viffe 
fempre  in  gran  ftima ,  e  riputazione ,  eletto  più  volte  Maflaro  dell'  Arte ,  Sindi- 
co, estimatore.  Fu  come  l'Arbitro  d' ogni  lite  ,  e  differenza  fa  Pittori,  e  Di- 
lettanti ,  &  a  lui ,  come  all'  Oracolo  ricorrendofi ,  fu  Itimato  facrilegio  il  dipar- 
tirfida'fuoi  rifponfi.e  dalle fue  fentenze  dilTentire,  ò  appellarfi.  Viffe  alla_. 
grande  ,e  fi  trattò  da  Principe .  Fu  la  fua  cala  di  tutti  i  Virtuo/ì  di  quel  fecole 
il  ridotto,  e  l' emporio,  particolarmente  et'  Vliffe  Aldrouandi ,  e  d' Achille  Boc- 
chio ,  a'  quali  fu  carillimo .  Fece  loro  fenza  premio  i  ritratti ,  varii  difegni ,  do- 
nò pitture,  ed  infomma  con  tanto  sfarzo  e  fatto  pafsò  la  fua  vita,  che  noiij 
citante  che  guadagnane  tefori ,  ebbe  quafi  a  morir  pe2zente,&:  infelice.  Fu 
Maeflro  di  Lodouico  prima  ,  poi  di  Agoltino  Carracci ,  di  Dioniflo  Caluarte, 
del  Tiarini ,  dalla  viua  voce  del  quale  tutto  ciò  rifcppi ,  e  di  quanti  altri  Valen- 
tuomini dopo  di  lui  fucceffero  ,  e  da 'quali  con  gran  mortiricazione  preifo  il 
fine  di  fua  vita  vidde  abbandonarfi.  11  primo  fu  Achille  Calici,  che  mirata  Ja 
tauola  di  Lodouico  alIeConuertice;  prefo  e  ferito  da  sì  giudiciofa  ,  e  corretta 
maniera ,  non  folo  lafciò  ben  prefto  Profpero ,  ma  gli  folleuò  contro  tutta  Ja_> 
fcuola,  moftrando  ad  ogn' altro,  e  predicando,  eil'cr quello  del  Carracci  il 
vero  modo  .  Soleua  perciò  il  buon  vecchio  di  ciò  inconfolabilmenre  dclerfì ,  e 
infieme  rallegrai  fi  della  preda  morte  feguita  poco  dopo  dell  ingrato  difcepolo, 
attribuendola  a  caftigo  del  Cielo  e  vendetta  per  lui  fatta,  per  aiierccoftui  cosi 
malamente  corrifpolto  alle  fue  cortefie .  Fu  neceilìtato  in  vkimo  andare  a  cac- 
cia lauori,  edoucprimaper  laloprabbondauza  di  cfiìadaltn  nnonciauanei 

ad 


PTiOSPEtO   FOV^rjnj:  tij 

bd  implorar  pvocezione ,  e  fauori  da  gli  antichi  amici ,  perche  qualche  tauo/a 
alm.'no  di  tante,  che  a'Carracci  fidauario,  aloinoccalle,  come  dal  fondo  di 
viia  lettera  di  Lodouico  ,  chefcriuead  vn  F.oueglia  ;  e  da  vn'akra  del  Vizzani 
a  Monfig.Uactaa  Roma,  allora  che  detto  Prelato  fàcea  fabbricare  di  fuo  pro- 
prio in  Bologna ,  e  di  pianta  le  due  Chicle ,  di  S.  Pietro  Martire ,  e  di  S.  Gio. 
Battilta ,  Monalteri  di  Suore ,  oue  trouauanfi  prof^jffe  due  Sorelle  fiie  ,  fi  caua  : 
nella  prima:  Quanto  dUtatioU  della.  S.  C  Pierina  à  me  poco  importa  lajciarla  alSig. 
Trofpero  thnutndone  tante  da  fare,  che  mi  baila  :  oltre  che  poco  mi  curo,  che  l  opre  mie 
anco  sì  deboli  ftano  vedute  in  Casìelli ,  ousda  pochi  fi  vedono ,  e  daniffuno  fi  confide» 
rano  &c.  Nella  leconda  :  Quanto  alla  pittura  della  tauoLt ,  io  ho  parlato  con  i  Car- 
racci ,  &  li  ho  fatto  parlare  anco  da  altri  per  dtfponcrgli  >  &  fi  fono  nffolhti,  cheferui' 
ranno  ;  ma  venuto  à  trattar  del  pre^o  non  mi  è  ptac cinta  la  loro  rìjjolutione  ,  poiché 
hanno  detto  di  voler  ducento  feudi ,  che  mi  pare  vngran  pagare ,  hauendo  cffi  fino  ad  hO' 
ra  fatto  le  loro  tauole per  Jcffznta,  e  petfettnnta,  ma  vogjicno  cominciare  à  vendere 
per  riputatione  >  ho  poi  intefo  ,  che  fono  fuliti  à  calar  molto  poco  dalla  prima  domandai 
cr  che  tengono  i  lauori  metto  tempo  nelle  mani ,  prima  che  fintlcano .  Ho  poi  parlato 
con  7tl.  Trofpero ,  che  mi  ha  detto  molte  parole  del  gran  deliderio,  che  tiene  di  fer" 
uire  y .  S.  E^eucrendijs.  del  pre's^o  non  ha  voluto  chiarirla ,  ma  dice  che  feruendo  altri 
che  lei  vorria  cento  fendi  >  &  che  da  lei  fi  contenterà  di  ciò  che  vuole  :  ^  che  darà  fini- 
ta l'opera  inanv^i  al  fin  d'aprile ,  &  la  farà  difua  mano  >  che  di  Madonna  Lauinia  non  li 
ho  parlato  ;  &  tutto  queHo  perla  trasfiguratione  ,  &  è  qnanto  mi  fauni  ene  di  quelli  due 
pittori ,  da  che  potrà  far  conio  fé  le  torna  meglio  à  farle  fare  in  [{oma,&  del  tutto  cfe- 
quirò  quanto  la  mi  comandar à ,  chefento  piacer  grandifjimo  feruendoLa,  &  di  tutto  cuo- 
re donandomele  gli  bacio  le  mani .  Di  Bologna  à^.dt  Lecembre  i  J  j»^. 

Di  y,  S.  MoW  Illuft,  e  I^eiierendifs,  Deuotifs,  Seruitorc 

"Pompeo  Fi^i^ani. 

Se  la  Natura  fofle  fiata  più  tardi  a  produrlo ,  e  n'auefle  riferbata  la  naicita  al 
Aiflegucnte  fecolo  migliore ,  che  fu  quello  de'  fudecti  Carracci  j  aurebbe  forfe_» 
anch'egli  più  aggiuftato,  e  rimodernato  la  Tua  manie  ra  >  più  faticando  nell'opre; 
niortrandofi  per  altro  molto  vniuerfale,  &  vn  gran  pratico  così  nel  frefco>che 
neir  a  olio  ;  intelligentillJmo  di  Fauole  ,e  di  Scorie  ;  decorofo  nell'oprcj  grande, 
ricco,emaeftofo  :  tenero,  limpido,  efacile  :  intelligentiffimo  de'piani,del 
ben  pofare ,  e  della  profpettiua ,  della  quale  ancora  daua  a'  Scolari  lezioni  ;  on- 
de di  luì  parlano  con  gran  rifpetto  gli  Autori,  il  Baldi,  ilZante,  ilCauazzone» 
il Bumaldo, e  prima d'ogn' altro  ilVafari,  che  nella  vita  di  Taddeo  Zuccheri 
nota  ,  di  quefto  Pittore  efferfi  affai  valfo  e  feruito  Profpero  Fontana  nel  dipin- 
ger nel  Palagio  nuouamente  fatto  fabbricare  da  Papa  Giulio  Terzo ,  e  in  quella 
dell'Abbate  Primaticcio ,  dopo  auer  detto  che  :  fimilmente  Trofpero  Fontana ,  pit' 
tore  Bolognefefù  chiamato  in  Francia  nonhà  molto  dal  Trimaticcio ,  che  difegnauafer- 
uirfene ,  ma  eh' effe  ndouif libito ,  che  fu  gionto  amalato  con  pericolo  della  vita,  fé  ne  tor- 
ma Bologna, &c.  &aggionto  che  quando  V  Abbate:  mandò  à  chiamare ,  come  fi  è 
detto  Trofpero  Fontana ,  gli  mandò ,  perche  poteffe  condurfi  in  Francia  Dna  buona  fom-' 

£e  ì.nz 


2i8  PATtTB   SECONDA 

ma  di  danari ,  U  quale ,  ependoft  infermato ,  non  potè  Vrofpero  con  fue  opere  fcohtare» 
«erendere.  TerchepajiandoegU  latino  l'^ó^.  per  Bologna,  gli  racotnandò  per  quefla 
conto ,  Trofpevo  >  e  fu  tanta  la  corte  fi  a  del  Vrimaticcio  ,  the  aitanti  egli  partifje  di  Bolo- 
gna ,  Taide  vnofcritto  dell  abbate,  nel  quale  donaua  liberamente  d  Vrofpero  tutta  quel' 
lafomma  di  danari , che  perciò  hautjje  in  mano  &c.  foggionge: 

£  per  dire  ancora  alcun' altra  cofa  di  ejfo  Vrofpero ,  non  tacerò ,  che  fa  già  con  molta 
fualode  adoperato  in  B^onta  da  Vapa  Giulio  ili.  in  palalo  alla  yigna  Giulia  ,  &al 
fala:^  di  campo  THartio ,  che  allora  era  del  Sig.  Ealdoumo  Monti ,  &  hoggi  è  del  Sig, 
Hernando  Cardinale  de'Medici ,  e  figliuolo  del  Duca  Co/Imo .  In  Bologna  ha  fatto  il  me" 
de/imo  molte  opere  à  olio  ,&  à  frefco ,  e  particolarmente  alla  Madonna  del  Baracana 
in  vna  tauola  à  olio  vna  Santa  Canarina ,  che  alla  pye[en7;a  del  Tiranno  difputa  con  Fi' 
lofofi  >  e  Dottori ,  che  è  tenuta  molto  bella  opera  >  &  ha  dipinto  il  med efimo  nel  pala':^ 
^  y  oue  ftà  il  Gouernatore ,  nella  capella  principale  molte  pitture  à  frefco  &c. 

Anche  il  Borghini  onorò  ij  nome  dell'Artefice  con  la  fua  penna ,  così  fcriuen» 
done  .•  E  in  Bologna  parimente  Vrofpero  di  Siluio  Fontani ,  pittore  prattico ,  e  diligente, 
il  quale  già  lauorò  in  Cenoua  nel  palagio  del  Vrencipe  Doria  >  e  pei  con  Verino  del  l^agt 
nelle  fale  del  palagio  della  Signoria,  e  particolarmente  in  quella  delconfiglio»  e  delle 
hifiorie,  che  vi Jono  fece  difegni  piccioli  >  che  vanno  fuori  in  iflampa  :  in  Bologna  Jono 
di  fua  mano  più  tauole,  due  nella  ChiefadiS.Iacopo:  vna  nella  Chicfa  de  Giefuiti  ,vna 
nel  Monaflero  de  gl'Angioli  :  vna  nel  Monaftero  di  S.  Gio.  Battijia  :  vno  in  quelle  di  S". 
Catterina ,  &•  vnainS.Maria  Maggiore.  Dipinfela  capella  grande  di  fopra  del  pala' 
gio  de  Signori ,  e  la  tribuna  della  Chie/a  Cattedrale ,  &  ha  fatto  molte  altre  opere ,  che 
dir  non  pò  fio ,  per  non  bauer  d  efie  notitia  particolare  :  ritrouafi  hoggi  il  Fontana  di  età 
diji.annt&c. 

01:re  le  Cadette  opere,  altre  ve  ne  fono  fparfe  per  tutta  la  Citti;  come  a  dire, 
nella  nobile  Porteria  nuoua  de'RR.  PP.  del  Giesu  in  Patria ,  nella  facciata  prin- 
cipale in  tefta ,  il  quadro  della  Crocefi/fione ,  oue  fi  ved'egli  ritratto  in  quel  ve- 
nerando vecchione ,  che  rifguardando  l'Autore  della  nofira  falute  per  noi  mor- 
to in  Croce,  ncll'ifteflo  modo  ch'iuifu  effigiato  con  le  mani  giontc  dalla  La« 
uinia  fua  figIiuo!a,a  noi  ha  feruito  per  l'antepofìone  ritratto  alla  preséte  fua  Vi- 
ta :  L'Altare  de'  Terbilii  m  S.  Domenico  dipinto  a  fiefco,oue  per  far  capire  in  sì 
poco  fito  li  Santi  Petronio,  e  Bernardino  grandi  delnaturale>  li  figurò  con  tan- 
to garbo ,  e  grazia  così  rannicchiaci ,  come  che  genufieffi ,  ed  oranti  auanci  alla 
Beata  Vergine  col  Puttiiio  in  gloria  d'Angioli,  così  leggiadra,  di  buona  ma- 
niera, e  vago  colorito,  che  paìnonpuòdefiderarfi;  Le  due  ricche  ,  ecopiofc 
Adorazioni  de'Magi  dipince  in  tauola  a  olio,  tanto  diuerfe  di  penfiero ,  mi  fem- 
pre  mirabili;  che  però  in  vna  di  effe  ,  cioè  in  quella  de'Sig.  Magi,  al  loro  Altare 
nelle  Grazie,  in  lettere  grandi  d'oro  fcrifle  il  fuo  nome  :  L'altra  in  S.Bernardi- 
no  ,  Chiefa  di  Monache  :  Oltre  la  mentouata  difputa  di  S.  Caterina  nel  Bara- 
cano ,  vn'  altra  fiinilc , e  forfè  più  bella  nel]'  Altare  dedicato  a  detta  Santa  entro 
la  Chiefa  maggiore  di  Cartel  S.  Piero ,  &  vna  in  S.  Domenico  in  vna  delle  Capei- 
lePepoli,  la  maggiore,  dipinta  a  ftefco,  a  concorrenza  d'altre  figure  fiitteui 


PROSPERO   FOJ^TAflA.  119 

dal  Bertoia  :  Nella  Chiefa  di  S.Antonio  di  Sauena  fuori  di  Stri  S.Donato,Chiei 
fadelnollro  Reuerendifs.  Capitolo,  la  tauola  così  grande,  e  paftofa  all' Aitar 
maggiore:  Le  due  Icuatc  di  Chrifto  dalla  Croce,  tanto  diuerre  d'inuenzionc^ 
noumeno  che  di  colorito  jl'vnaneir  Oratorio  dell'  Ofpital  della  A4orcc  in  te- 
Ita,  fui  gufto  di  Giulio  Romano,  e  fotto  la  quale  pofe  il  fuo  nome  ,  e  l'altra  co- 
sì delicata  nella  Chiefa  del  Corpo  di  Chrifto  ;  e  dell'ifteflb  tenero ,  e  foaue  mo- 
do la  Noiiciata  nella  Chiefa  delle  Grazie ,  col  fuo  nome  ,  come  per  lo  più  far 
folea  ;  oltre  la  gran  tauola  dell'Aitar  maggiore  della  fteffa  Chiefa ,  con  figure.» 
grandi  del  naturale  :  La  Comunione  miracolofa  di  S.  Maria  Maddalena  nella 
Chiefa  delle  Monache  di  detta  Santa  ;  In  S.  Giacomo  il  Battezo  di  Chrifto  all', 
Aitar  de'Poggi,  oggi  de'Celelì,  oue  il  Tibaldi  dipinfe  tutti  i  mirabili  frefchi ,  e  lai 
Cappella  di  S.Alelfio  de' Sig. Conti  Orli:  La  Circoncifione all'Aitar  grande  di 
Santa  Maria  Maggiore ,  principiata  dal  Bezzi ,  detto  il  Nofadella  ;  &  mi  pure  la 
memorata  cruna  con  otto  de'Dottori  di  Santa  Chiefa ,  e  la  Natiuità ,  e  l'Adora- 
zione de' Magi  ne' laterali,  e  nella  Cappella  del  Santifs.  Abramo.che  Sacrifìca_» 
Ifacco  in  vno  dique'laterali:Sieome  dalle  parti  della  Cappella  maggiore  à  PP. 
dciroiferuanza  li  Santi  Pietro  e  Paolo  decapitati ,  a  frefco:  Nella  cafa  famofa 
d'Achille  Rocchio  ,  entro  fcomparti  di  ftucco,  nelle  volte  di  due  ftanze  a  baffo, 
varie  figure  rapprefentanti  Virtù ,  e  Deiti ,  defìgnando  per  l'ifteffo  molti  de'  ra- 
mi .  che  occorrerò  nell'erudito  libro  delle  fue  Simboliche  Quiftioni ,  intagliate 
da  Giulio  Bonafone  :  Tutta  lafala  del  deliziofo  Palagio  Ferrerio,  detto  della 
Viola ,  oue  m  tre  Storie  grandi ,  e  quattro  di  terretta  gialla ,  fouraulci ,  rappre- 
fentò  i  fatti  di  S.  Silueftro  Papa,  e  di  Coftantino,  col  fregio  fopra  di  fcherzi 
di  puttini  con  leoni  e  tigri ,  cosi  belli ,  che  comunemente  reputati  vengono  di 
Nicolò  dell'Abbate:  Nel  Palagio  dc'gia  Senatori ,  oggi  del  Sig.  Girolamo  Bo- 
lognctti  r  Adorazione  de'  Magi,  &  i  frefchi  nelle  lunette  della  bella  Cappella  in 
capo  alla  loggia  di  fopra:  Nel  camerotto,  oue  trattengonfì  i  Sig.  Lettori  Leg- 
gifti,  prima  di  andare  alle  Catedrcin  mezzo  la  volta  la  Madonna  col  Puttino;  Se 
altrouc  in  cento,  e>mille  altri  luoghi  priuati,  infiniti  lauori,  che  maifiniriano, 
fluendo  egli  folo  dipinto  più  che  quattro  altri  Pittori  infìeme. 

Ebbe  fotto  li  25.di  Agolto  i)  53.  la  memorata  figlia  fcritta  al  Batte/imo  col 
nome  di  Lauinia ,  che  fotco  la  difciplina  del  Padre  attefe  aldifegno  ,  e  riufcì  pra- 
tica ,  e  vaga  nel  colorire .  Seruì  anch'ella  Pontefici,  e  fu  la  Pittrice  di  Papa  Gre- 
gorio Xlll.  e  di  tutta  la  Cafa  Boncompagni ,  che  l'onorò  fempre ,  la  beneficò,  la 
proteffe  ;  e  tanto  grande  fu  la  Itima ,  che  ne  fece ,  che  qualora  pafsò  a  Sora_.  » 
a  Vignuola  ,  &  altroue  ,  muitataui  da  quelle  Eccellenze ,  vi  fu  riceuuta  co- 
me vna  Principefla,  facendofele  formale  incontro,  &  armandofi  le  fìrade-» 
delle  folite  Milizie  in  fila ,  e  in  ordinanza  al  fuo  arnuo .  Carreggiarono  tutte 
le  Dame  della  Cittd  in  volerla  per  qualche  tempo  preflo  di  loro,  trattenendola, 
&  accarezzandola  con  dimoftrazionidi  fìraordinario  amore  e  dirifpetto,ri- 
pucandofi  a  fortuna  l'effer  vedute  su  1  corfì,  e  nelle  radunanze  in  compagnia 
della  virtuofa  giouane  j  uè  maggior  cofa  defiderando ,  che  venire  da  efla  ntrat- 

£e     2  te, 


220  PATITE    SECONDA 

te  jprerHÌandonelainmodo,  che  maggior  prezzo  a  giorni  noftri  nonfìafìvra» 
to  con  vn  Vaiidych,  con  yn  Monsù  Giudo.  Non  s'infuperbì  con  tutto  ciò  nfiai 
per  taijti  fauori  la  faggia  figliuola ,  e  più  allora  vmiliandofi ,  che  più  fenciua  efal- 
tarfì  >  fecefi  maggiormente  fauorire  edamare.  Potè  più  volte  accafarficon 
perf  one  Nobili ,  e  con  ricchi  Signori,  ma  rifiutò  Tempre  di  farlo ,  folita  dire,  vo- 
lere vnfuo  parijeffendol'vguaglianzane'macrimonii  madre  della  Concordia» 
e  della  Pace  :  e  fé  bene  a  Profpero  fuo  Padre  riiifcì  di  darla  a  Gio.  Paolo  figlio 
vnico  di  Seuero  Zappi  da  Imola ,  molto  ricco  ,  e  quafi  gentiluomo  (ìì  che  poi 
ha  fatto  credere  e  dire  a  molti ,  mafiìme  Imolefi,  elier  ftato  Profpero  anch'cgli 
della  loro  Città,  non  di  Bologna)  fu  perche,  paffando  rpefib  a  Bologna  il  Padre 
di  Gio.  Paolo  ad  ottenere  la  tratta  per  la  trafportazione  de'  Tuoi  grani ,  nel  qual 
cafoanch<;  auea  ricorfo  a!  mezzo  della  Sig.Lauinia,  che  tutto  da 'Legati  ot- 
tcneua,  nacque  fra  le  due  cale  vna  tale  amicizia  e  confidenza,  che  non  fu  dif- 
fìcile a' vecchi  ftringerfi  anche  per  tal  via  in  nodo  di  parentela.  Facilitò  altre- 
sì l'efito  di  tal  negoziazione  la  ellrema  deletazione,  che  moliraua  auer  il  gioua- 
ne  delia  Pittura,battendo  perciò  anch'egli  per  proprio  diletto  la  Hanza  di  Pfof- 
pero  infiem  con  gli  altri  Scolari ,  e  qualche  poco  difegnando ,  fé  non  così  bene» 
da  par  fuo ,  e  da  perfona  comoda  ;  arrifchiandofi  ancora ,  fé  ben  poi  inutilmen- 
te, a  porfi  allo  trepiedi,&  al  colorire.  Paraci:)  oltre  alla  fagacegiouanepo- 
terfi  francamente  afDcurare  della  dabbenagincanzi  femplicità  del  futuro  fpofo; 
il  perche ,  diueniitale  pofcia  conforte,  con  condizione  non  foio  di  permetterle, 
che  profcguire  potefs'ella  il  dipingere,  ma  lei  ancora  aiutar  doiiedc  ,  e  in  ciò  af- 
faticarfi,  nulla  riufcendo ,  folca  burlarlo;  e  ponendolo  a  fare  almeno  il  bullo  a 
que' ritratti,  ch'ellaricauaua,  &  a  veflirli  lolamentcfoggiongercchein  tal 
guifa  fi  contentalfe  fare  almeno  il  Sartore,  già  che  il  Cielo  non  lo  volea  Pittore» 
Tutto  ciò  folca  raccontarmi  il  Tiarini ,  al  quale  efìTa  leuato  auea  le  fafce  alla.* 
Crefima,molkandonii  perciò  vna  grolla  penna  ài  cigno  da  fcriuere,  da  lei  ite(Ta 
ricoperta  ,  ed  intelfuta  tutta  di  feta  e  d'oro,  con  vn  fiore  in  cima,  e  da  lei  do- 
natagli in  tale  occafione  ,  e  della  quale  tenne  egli  conto  fino  alla  morte ,  per  sì 
degna  memoria.  S'io  voleffiregidrare  tutti  i  ritratti,  che  nelle  Galene  di  Ro- 
ma ,  e  nelle  cafe  priuate  di  Bologna  conferuanfi ,  non  ne  verreflìmo  giammai  al 
fine  :  dirò  folo  che  fono  così  gentili ,  diligenti,  e  teneri ,  che  innamorano,  comcj 
per  efempio,fi  può  ofleruare  nel  ritratto  della  Lindra,  madre  di  Simon  Tall:,giu- 
dicato  da  ogni  Pittore  di  mano  di  Guido  :  in  quelli  di  vna  loro  quafi  intera 
flimiglia  in  cafa  del  Sig.SenatoreGozzadini  :  In  quello  di  Monfig.  Ratta,  al  qua- 
le vn  Chiericotto  porge  il  Breuiario,  in  cafa  del  Sig.Giofeftb  Carlo  della  ItefTa 
Cafa  j  e  prello  dello  fteflb  vna  mezza  Giuditta  veduta  a  lume  di  torcio  :  Nel  ri- 
tratto di  Celare  Caporale  pofleduto  dall'  erudito  Sig.  Dottore  Mano  Mariani  : 
In  quello  di  Papa  Gregorio  XIII.  predo  il  Sig.  Canonico  Caiteili  :  e  preflo  il  Sig. 
Canonico  Floriano  Maluezzi  in  quello  di  Andrea  Calali  ancor  putto ,  con  vna 
forella  ,  ambi  guidati  per  mano  da  vn' Ortolano  in  paefe  :  e  in  quelli  delle  cia- 
quc  Dame  di  quella  cafa ,  prima  eh'  dlcno  fi  monacailcro  ^  e  limili. 

Ne 


LAvmiA  Fo'nrAi<iA\         121 

Ne  menò  fono  prezzabili ,  per  di  mano  d'vna  Donna ,  quelle  pòche  tauolei 
che  di  lei  fi  vedono  in  qualcuna  delle  noftre  Chiefe  :  La  Nonciata  ne'  Capucci- 
ni  >  foura  1!  voltoj  e  in  fronte  delia  Cappella  maggiore  :  Le  graziofiflìme  cinque 
Santine  focto  Chiefa, nel Confeffio de"  RR. Monaci  Oliuetanij  a  S.  Michele  in 
Bofco  ,e  in  vna  delle  quali, che  a  noi  hi  feruico  perricauarIo,eqnìanreporlo 
come  fi  è  veduto,  fece  il  fuo  ritratto,  poiiendoui  predo  a  piedi  U  proprio  no- 
me, e  l'anno  che  le  dipinfe»  in  queik  forma  :  LAV.  FON.  FA.  \6o],  LaNati- 
uiti  di  Maria  Vergine  in  vn  '  Altare  in  vS.  Biagc^io  :  Nella  Chiefa  del  Baracaiio 
all'Altare  laterale  quella  Madonna:  Nella  Cappella  de'Gnetti  ne'Serui  li 
Santi  Donnino,  Pietro  Gnfologo,  &  altre  figure  con  ritratti  del  naturale  :  L'Af- 
fontanell' Altare  de' Signori  Paleotti  nella  nolìra  Chiefa  di  S.  Pietro,  princi- 
piata però  dal  Padre ,  prima  ch'ei  morifie  :  In  S.  Giacom.o  maggiore  la  tauola, 
entrv)ui  la  Madonna ,  e  li  Santi  Cofmo  ,  e  Damiano  ,  e  Caterina  :  Nella  Chiefa 
delia  Morte  ali  '  Altare  de'  Signori  Vizzani ,  il  S.  Francefco  di  Paola ,  che  rende 
la  vita  al  putto  morto  di  vna  Regina,  e  fimili,  che  all' occafioni  fi  fcuoprono, 
daleiEitti:  Nella  Chiefa  della  Madonna  del  Borgo  di  S.Pietro  nella  Cappel- 
la del  Crocefiilo,  l' ifìcflo  da  lei  dipinto  in  quel  quadro,  fottoui  Carlo  Maluezzi 
padrone  di  queir  Altare,  col  Caualiere  Giacomo  fuo  figliuolo:  Nel  Coro  de' 
Capuccini  di  Cartel  S.Pietro ,  in  mezze  figure,  la  B.V.col  Signorino,  che  prende 
fiori  portigli  da  S.  Gioannino, e  Giofeppe,  donato  aque'RR.  PP.  dal  P.  Ale- 
fandro  della  Madonna  di  Gallerà:  Entro  vn  quadro  rapprefentante  il  fagrifi- 
cio  di  vn  Toro  alla  prefenza  di  vn  Rè ,  e  di  gran  gente ,  fatto  per  vna  fuga  di  vn 
camino  nel  compito,  e  giudiciofo  Palagio  architettato  dal  ribaldi  a  Signori 
Marchefi  Magnani ,  ou'ella  fi  fottofcriffe  :  Laiiin.  Font.de  Zappis  1592. 

Ebbe  in  particolare  tré  figli,  fra  quali  vnafemina,  che  fgraziatamentecoH* 
ago  da  cucire  fi  appannò  va'occhio,  &  vn  mafchio,  nel  quale  rinonandoii 
nome  d'vn  di  lei  fratello  mortola,  e  ch'era  nato  al Sig. Pi-ofpero  del  1544. 
pofe  nome  Flaminio,  e  che  condotto  feco  a  Roma,  era  così  femplice,  chc_* 
feruiua  perii  paffatempo,  e  giocolare  di  tutta  l'Anticamera,  mentre  chiama- 
to a  Palagio  feruiua  Sua  Santità,  che  di  buona  penfioiie  gii  l'auea  prouifto. 
Confcflauafi  auer  tratto  egli  quella  femplicità  dalla  parte  del  Padre,  non  gii 
dalla  Madre  accorta, e  fagace  altrettanto , quanto  virtuofa ,  e  buona  j  ondc^ 
per  tante  doti ,  che  in  grado  fublime  in  lei  trouauanfi ,  meritò  che  vn'  Accade- 
mia di  Roma  le  dedicalTe  vna  coppiofa  raccolta  di  Rime  in  fua  lode,  ponendoui 
il  di  lei  ritratto  nel  frontefpicio.  Fu  celebrata  dal  Marini,  dal  Co.  Ridolfo  Cam- 
peggi» e  dall'altre  più  famole  penne  di  quel  fecolo.  Del  primo  leggefi  nella 
Galena  il  feguente  Madrigale  ; 


Hera^ 


221  PA7Ì.TB    SECONDA 

Herodiade con  la  tefla  di  S,  Ciò.  Battifla,  di  Lauinia  Tontanì', 


M 


Entre  in  giro  moucndo  il  vago  piede 
La  Dan:^crice  HebreUf 
Ciò  .  che  à  pena  potè*  / 

Soffrir  eo  gì' occhi i  con  la  lingua  chiede ì 
Bbbro  il  i^t?  Valeftino 
Di  lajcima ,  e  di  vino , 
*  Le  dona  pur,  dal  giuramento  aflretto  » 

//  capo  benedetto  ; 
0  più  perfida  ajiai,  che  ciò  concede. 
D'ogni  perfidia  altrui  perfida  fede. 
E  del  fecondo  vedefì  nelle  Tue  Rime  J' infrafcritto  Sonetto  : 

t4lla  Sig.  Lauinia  fontana ,  "Pittrice  famofiffima, 
XXXVlll. 

ELESTE  man,  che  di  Natura  à  l'opre 
Leggiadre ,  e  rare  inuoli  i  primi  bonari f 
Che  in  emulando  il  fiel  più  bei  fplendori 
(  0  dolce  inganno)  il  tuo  pennel  di/copre» 
Se  per  fare  altro  mar  tua  for^^t  addopre. 
Vere  fon  l'  onde ,  odi  quei  lor  fragori  j 
0  s'humana  beltà  formi,  e  colori, 
Vn  vino  corpo  vn  muto  fpirto  copre , 
0  de  la  noflra  età  fero  ornamento , 

Tu  mentre  il  foco,  ò  ^mor  difegni,  ò  pingi. 
L'imprimi  altrui  nel  fen  più  ardente ,  e  vago. 
L'occhio  (tjuando  non  [copri,  ò  che  non  fingi 
Diuini  oggetti)  all'hor  via  più  contento 
S  '  appaga  poi  ne  la  tua  bella  imago . 
Di  lei  fecero  menzione  il  Baldi,  iiCauazzone,  e  il  Eumaldi,  che  così  nti 
fcrifTc  :  Lauinia  Fontana  fupradiSi  Trofperi  filia  Ti&rix  famofijfima ,  quit  rultuum 
fpeties  ita-exprimebat  pennicillo  >  &  imitabatur ,  vt  in  bis  nil  nifi  t^iuens  fpiritus  dcfi^ 
deraretur  :  mtdierum  prxterea  veiìimcntg.  affabrè  ,fummoque  artificio  reprex/cntabat; 
prxcipuis  i&  ipfa  in  Ecclefìts  ptóiuras  collocauìt  propiias  :  in  Ecclefia  &c. 

Il  Borghini  dopo  auer  detto  di  Profpero  ciò,  che  fopra  C\  è  nferito>  così  fog- 
gionge:  E  per  quello,  che  la  fama  fuona,bàvna  figliuola  detta  Lauinia ,  la  quale  di- 
pinge bemffimo  ,  ^  ha  fatto  molte  pitture  in  luoghi  publiti ,  epriuati,  e  ne  fono  andate 
à  R^oma,  &■  in  altre  Città,  douefono  tenute  in  molto  pregio . 
il  paglione  ne  compendiò  la  vua  in  quelta  guifa  ; 

■  VITA 


VITA  DI  LAVINIA  FONTANA  PITTRICE. 

Ebbe  Lauinia  Fontana  per  fuo  genitore  Trofpero  di  Liuio  Fontana  da  Bolo* 
gna ,  Tutore  ;  e'I  "Padre  le  imparò  taf  uà  virtù ,  fi  che  diuenne  affai  buona, 
e pr attica  Maejìra  ,  &  in  far  ritratti  era  eccellente,  (^ennc  ella  à  l{oma 
nel  Vontificato  di  Clemente  Fili,  e  per  diuerfi  particolari  molto  operò ,  e 
nel  rafiomiglìare  i  volti  altrui .  qui  fece  gran  profitto ,  e  ritraffe  la  maggior  parte  delle 
Dame  di  ì{  ma  ,efpetialrnentele  Signore  Vnnctpcfie ,  &  anche  molti  Trinctpi ,  e  Cat' 
dinali ,  onde  gran  fama ,  e  credito  ve  acquilo ,  e  per  cffer'vna  Donna  >  in  quella  forte  di 
pittura  )  afiai  bene  fi  portaua . 

Lamniaprima ,  eh  ella  vcniffe  à  ^'ìma,  mandò  da  Bologna  vn  quadro  per  -ena  cap- 
fella  qua  in  S.Sabina  fui  Monte  Auentino  ;  fattole  f.ire  dal  Cardinal  ^fcoli ,  che  ernj 
Fra  Girolamo  Bernerio  da  Correggio  di  Lombardia  dell'Ordine  di  S.  Domenico ,  e  fa  pofla 
frjpra  l  Altare  à  mxn  diritta  della  naue  minore ,  oue  è  vna  Madonna  col  Figliuolo  Giesi* 
in  braccio ,  e  S.  Giacinto  gmocchione  in  atto  di  orare  afiai  diligente  >  ben  colorito ,  ela-> 
miglior  opera  ch'ella  ftcefie. 

Toriata  dal  Cardinale  d\Afcoli ,  e  dalla  prona  dì  quefltt  opera  crebbe  ella  in  gran  CrC' 
dito ,  e  molta  era  la  lìima ,  che  di  lei  fifaceua. 

Leggefttche  ne  tempi  antichi de\om ani ,  mentre  eragtouane  Marco  Varrone ,  rìtra- 
uaronfi  Sopilo  >  e  Dionifio  celebri  Dipintori  >  delle  cuitauole  erano  quafi  da  per  tutta 
riempite  le  Camere ,  e  le  Sale  de  Grandi  ;  ma  Lata  Ci'^cena  Greca ,  la  quale  per  tutto  il 
tempo  di  fuavita  fu  vergine ,  sì  ne  gli  artificii  del  fuo  pennello  auuanT^ojfi,  che  benché 
feminaà  quegli  illuflri  ingegni  tolf e  gli  V fi  dell  opre,  &à  leipcr  le  pitture  ricorreuafi: 
e  così  per  l  appunto  in  perfona  di  Lauinia  adiuenne. 

Doueuafi  dare  à  dipingere  vn  quadro  grande  in  S.  Taolo  fuori  delle  mura  su  la  via^ 
Ofìienfe ,  e  benché  vifiiffero  molti  buoni  Maeflri ,  furono  lafciati  indietro  i  migliori  fog- 
getti ,  che  in  quel  tempo  efiercitauono  ,  efit  l  opera  f diamente  conceduta  à  L  auinia  .  e  ri- 
dipinfe  la  Lapidatione  di  S.Stefano  Vrotomartire  con  quantità  di  figure ,  e  con  vna  gloria 
nell'alto  %  che  rapprcfenta  i  Cieli  aperti  ;  ben  egli  è  vero .  che ,  per  e  fiere  le  figure  mag- 
giori del  naturale,  (ìconfu/e  ,e  sì  felicemente ,  comepenfaua,  non  riufcille  ;  poiché  è 
gran  differenzia  da  quadro  ordinario,  à  machine  di  quella  grandcT^atchefpaucntano  ogni 
grand  ingegno . 

Vero  attefc  à  fare  ifuot  ritratti ,  à  quali  col  genia  inclinaua ,  &•  affai  comodamente^ 
bene  lifaceua  ;  e  lafua  babttatione  per  la  virtù  eh  ella  haueua  >  era  grandemente  fre- 
quentata^ . 

Le  fu  dato  à  dipingere  nella  Chiefa  delta  Tace  i  pila[ìri  detta  capelta  maggiore  fabrì' 
catahi  da'  {{lualdi ,  ^  ad  olio  vi  fece  da  vna  banda  S.  Cecilia ,  e  S.  Cattherina  da  Siena; 
e  dall'altra  S.  Agnefe ,  e  S.Chìara  con  amore  ,  e  ben  colorite. 

j^ì  m  I{oma  non  fece  altra  cofain  puplico  ,  efiendo  quafi  del  continuo  occupata  in  ri- 
trarrei volti  dal  viuo  ,eraffomigliarli .  E  finalmente  morì  in  età  rf;  50.  anni, fiotto ì[ 
Tonificato  di  Taolo  F.  e  tutti  nhebbero  difpiacere  ,per  effer  donna  pirtHofa , e  da  bene. 
£  n  habbiamo  ilfuo  ritratto  nsUa  noflra  Mademia . 

Fé- 


:ì24  PA7ÌTE    SECONDA 

Federico  Zuccheri  j  nella  prima  delle  Tue  ftampate  lettere ,  fcrltta  da  Turino 
ài  Cafella ,  fra  gli  altri,  che  prega  detto  Sig.  à  fa'iitar  da  fiu  parte  ,  e  parcecipurc 
..quella  curiofìlfima  fiia  diceria ,  foggiorige  :  LararUt^  eccellente  Sig.  Laninia  Fati' 
tana  "Pittrice /ingoiare  col  Sig.  Gio.  Taolo/uo  marito  &c. 

E  finalmente  jl  dotco  Mdzzolari  nel  Tuo  copioTo  libro  deli'  Efcuriale  trattan- 
do nel  capo  dicifetttfimo  della  quantità  j  varietà ,  e  billezza  delle  pitture,  che 
ha  in  quella  cafa,  di  vna  fua  pittura  così  paria  ;  Di  Lauinici  Fontana  figliuola  di 
TrofperoFontanatpittor  famofo  in  Bologna  euui  di  (uà  fìefìamano,  e  flà  nel  Capitolo, 
che ibiamaft del y icario  queW hifìoriadi  NoHra  Donna  col  Bimbino  addormentato, 
gettato  alla  lunga  dt /opra  certi  guanciali ,  ò  cufcini  lauorati  .col  Santo  Ciouannino   e 
S-Oiofeppe  ,  e  la  tergine  tcb  inal'^a  vn  velo ,  affinchè  ft  ^egga  il  Bambino  ;  pittura  cosi 
t>iflofa,  allegra,  e  vaga,  e  di  sì  buon  colorito,  e  così  piena  dtdolce'^^a,  the  mai  {t 
fatierebbe  di  vederla.  E  con  effere  in  quel  luogo  tante ,  e  sì  eccellenti  pitture ,  quefla  fola 
porta  via  gì  occhi ,  ed  inamora  ,  particolarmente  la  gente  ordinaria .  Le  cofe  di  Laui- 
nia  fi  filmano  in  tutta  l  ltalia:chejebencnonh.ibbino  leccellen'i^x ,  evalentia,  chehà 
in  quelli  di  cotefiigrand huomini ,  per  e(]er  nulladimeno  dì  donna ,  eh'  efce  dal  corjo  or- 
dinano,  e^  da  ciò  che  è  proprio  delle  lor  deta,  &  di  fuemani,  come  il  dijjzj 
Salomone,  fi  fa  con  ragione  multa  flima  di  quelle,  Debbonfi  cjier 
fattcda  dicci,  ò  dodici  copie  di  qucjlo  originale ,  alcune 
affai  ordinane  :  &  quelle ,  che  fi  fono  poi  canate 
da  quefle  fono  di  poco  valore  : 
l'vne  peggiori  dell\ 
altre  &c. 


D  1 


F£ 


D  I 


LORENZO  SABBATINI. 


D  I 


LORENZO 

SABBATINI 

E    D  I 

FELICE  PASQVALINI  GIVLIO  BONASONE 
GIROLAMO  MATTIOLI 

E 

GIVLIO     MORINA. 

§*3  f^'S^a i^B  £*3  J*3  K&?  £*3- 

A  natura  anch'efifa  facile,  il  cuor  fìncero,  la  man  liberalo» 
ed  i  cortefi  tracci  di  Lorenzo  Sabbatini,  detto  perciò  eoa 
graziofodiminutiuo  Lorenzin  da  Bologna,  e  non  Lorenzet- 
to,  come  lo  chiamò  il  Lonazzo,  nel  lodarlo  per  vn  Pittore 
degno  da  imicarfì,  furono  cosi  coniunemente  applaudici»  che 
l'ifteffo  gran  Pome/ice  Gregorio  XI II.  di  gloriola  memoria 
ebbe  a  farne  tallora  commendazioni,  &  elogii .  Così  corre 
vna  voce  comune, che  da  quello  fondo  di  lectera ,  che  fcrifle  a  Piofpero  Fon- 
tana fuo  grand' amico,  e  quattro  volte  compare,  prende  vigore:  Mi  fon  poi 
fatto  introdmre  (  fcrifs"  egli  l'otro  li  7 .  di  Marzo  1 5  7  5 .  )  rfij  Sua  Santità ,  the  mi  ha- 
ueua  fatto  intendere  per  l'^mbafciatore  noflro,che  mivuoLe  federe  .  Gli  feci  le  tré 
volte genufleffìone ,  come  fi  vfa  dauanti  al  "^apa .  Subito  non  mi  lafciò  parlare ,  che  mi 
diffe  ,  che  dite  Lorenxjno  nurefle  voi  mai  creduto  di  vedermi  Tapa  f  Orsù  fiate  allegra- 
mente, e  pregate  Dio  per  noi ,  che  non  mancaremo di  jeruirctdt  voi,  acciò  potiate  anco 
ttgiutare  la  voflrafamigliuola  ;  interrogandomi  poi  di  più  cofe  circa  l'arte ,  e  che  opera 
bella  aueuoper  le  mani ,  e  di  volermi  far  dipingere  molte  cofe  inpala-^t  e  fuori  ,ej 
tir ca del luo ritratto,  del  quale  vmilmente lo  fupplicai ,  dandomi  lico-s^a,  e  conten- 
tando fi  per  vnajolvolta da me,e dal TaJfarotto,cheda altro nonvole  cjfcrritratto  &c. 

Ff    a  m'bà 


22»  PA7Ì.T  B  SECONDA 

tn'  ha  poi  ietto  nella  camera  de'  cauallegieri  »  incontrandomi  in  effo ,  il  Sig.  Pabio,  eh'  iè 
flia  allegramente  >  che  Sua  Santttà  mi  fole  adoffarc  tutte  le  pitture  dafarjì  co»  la  /opra' 
imeréden':^t  àgi' altri pittoriiC  con  buona  prouifìoncoltre  la  quale^mt  faranno  anca  pa- 
gate puntualmente  le  mie  fatture  isìche  vedete, che  fortuna  mimar.da  Dìo  L:i:cdcua 
ferfua  infinita  mifericordia ,  oltre  ogni  mio  merito  >  cfpero  ne  goderete  ,e  voi}  e  tutti 
di  cafa  per  la  voftra  antica  beneuolenT^  &c. 

Che  cosi  poi  auuenifle ,  lo  ricauo  da  molte  altre  fue  lettere  da  lui  fcritte  a 
Mario  fuo  figliuolo ,  &  ad  altri ,  moftratemi  alla  sfuggita  da  Francefco  Maria 
Sabbatini  Notato  del  Collegio  de 'Signori  Lcgiltij  che  però  trouerannofii 
preffo  gli  eredi, auendomene  ben  egli,  quando  viueajpromeflb  da'  venti  vol- 
te la  copia,già  che  degli  originali  mai  volle  priuarfi  per  qua!  fi  fofi'e  gran  prez- 
zo ,  ma  non  auendolo  mai  efeguito.  Dourà  perciò  e  a  quefie,  ed  alle  l'carfe  no- 
tizie, che  ho  di  sì  valente  Pittore  fupplire  ciò,  che  ne  lafciò  fcrittoil  Baglioni 
nella  feguente  forma  : 

VITA  DI  LORENZINO  DA  BOLOGNA,  PITTORE. 

Oren'^itio  da  Bologna  venne  fatto  il  fimoftff.mo  Tonificato  di  CregDria 
Klll'  e  dipinfetrà  le  altre  cofenella  cappella  Taolina  due  fior  ie  grandi  in 
fi-efco  a  concorren'!^  di  Federico  Zucchero ,  e  di  altri  eccellenti  TiUefiria 
che  vi  operarono ,  &  a  prò  della  fua  fama  fi  portò  aflai  beìic ,  e  furonA 
l' hifiorie  di  S.  "Paolo  ^pqHolo. 
Hebbe  la  fopraifitendcn:^a  delle  opere,  che  fé  ce  dipingere  il  Tapa  sì  nella  f ala  de'Da- 
thi ,  nella  cui  volta  è  di  fuo  lafmola  d 'Ercole  con  Cerbero  ,  e  l  '^rme  con  fue  figurei 
come  nelle  a/tre  fiar,^ ,  le  quali  furono  lauorate  dt  ordine ,  e  con  difegno  diefìo  Lorert- 
•^no .  Et  altresì  nella  Galleria  egli  moflrò  il  fuo  valore  ;  e  parimente  nelle  loggie  ri  fe- 
ce di  fua  mano  diuerfe  hifiorie ,  efigurine  in  fi-efco  affai  ben  concliift ,  e  di  buona  manie' 
ra  formate . 

Dipinfe  nella  Sala  I{egia  la  Fede  Cattolica  veHtta  di  bianco ,  cÌk  abbraccia  con  vna 
manolaCroce,e  contaltrail  Calice  ;  ^à  ella  à  federe,  e  fatto  ha  diuerfi  infedeli  canal- 
cunipeT^i  di  nudi  molto  lodati  ,&  è  alla  banda  diritta  dentro  il  quadro  dellbifioria  del' 
ìa  battaglia  nauale  fatta  da  Ciorgio  Vafari . 

Come  parimente  di  fua  manojono  nell'hifioria  grande ,  che  rapprefenta  la  mofira  dell' 
armata ,  l  Imagtne  della  Legafegmta  tra  il  Vontefice ,  //  Bj  di  Spagna ,  e  la  B^epubbli- 
cadif'inegia,  che  fono  quelle  tré  figure  inpiedi,  che  con  la  mano  rifirette  fitengonOy 
fatte  congrandiffima  maeflrta ,  Et  in  faccia  della  fiala  all'incontro  della  Captila  Vaalina 
vi  fono  due  angioli ,  vno  à  manfintflra ,  che  tiene  vna  palma  nella  mano ,  cjrè  fua  di^ 
pintura  ,  e  l 'altro  è  di  I{affaelino  da  I{eggio  , 

Era  Lor enfino  afiai  prattico  nell'  arte  della  pittura  sì ,  che  molto  piaceua  la  fua  ma- 
nìera ,  &  era  vmuerfale  ;  ^  in  quelle  opere ,  delle  quali  egli  hebbe  la  Jopraintendenc^a, 
fece  far  nobili  Uuori  con  bellijfìmi  paefi  di  Cefare  Vtamontefe ,  di  Matl  eo  Brilli ,  e  di  al- 
tri i  e  le  figure  erano  de  più  eccellenti  artefici ,  chefuffero  in  que  tempi, 

Dipin- 


tOZE^ZO  SAWATìW,  ET  ÀLTU     129 

"bipìnfe  "inquadro  à  olio  nelt  empio  vecchio  di  S.Vietro  tdentrouita  Vietò. ,  cioSChri- 
fio  morto  con  dmerfe  figure ,  el  difegnofii  di  Michelagnolo  Buonarroti  ;  &  il  quadro  bo- 
ra fi  ritroua  nella  Sagreflìa  di  S-Vietro  nelliprima  capellaà  man  (fniflra  :  ò  fia  nel  a_» 
quarta,  come  vltimamtnce  hi  [cricco  l'Abbace  liei  nel  fao  STVDIO  DI  Pif- 
TVRA  Sic. 

Sì grand'lmomo/efolfe  campato  infinalla  vecchiaia  haurcbbe  fatto  nell'atte  della  di' 
pintura  mirabil  pro^tto ,  poiché  in  lui  buon  guflo  »  e  bella  maniera  fi  fcorgeua ,  mÀ  m  eti 
giouenile  morijji ,  mentre  in  "PalaT^  feruiua  il  Vontefice  Gregorio  Xlll. 

Aurebbero  ben'atiche forfè  i duo'Tofcani ,  il  Vafari ,  dico,  e  il Borghini affai 
più  detto  di  vn  tanc'huomo,  fé  non  l'aueffc  quegli  conofciuto  troppo  giouanc ,  e 
perciò  nc'principii  più  tofto  ,che  ne'progreflì ,  e  nel  compimento  del  fuo  buon 
fare  ;  e  della  dotriffima  opra  di  qaefti  non  follerò  (lato  ii  principale  oggetto  gì' 
infegnamenti  più  tofto  dell'Arte,  che  le  vite  de  gli  Artefici ,  così  nella  DefcriT^o- 
ne  dell'opere  del  Trimaticcio  fcriuendo  il  primo  :  E  anco  molto  amico  del  Trimaticcio 
Loren^  Sabbatini  pittore  eccellente ,  e  [e  non  fojic  flato  carico  di  moglie ,  e  molti  figliuo- 
li l'harebbe  l'abbate  condotto  in  Francia,  conofcendo,  che  ha  buonijjìma  maniera}  e 
gran  prattica  in  tutte  le  cofe ,  come  fi  vede  in  molte  opere,  che  ha  fitto  in  Bologna.  E 
l'anno  1 5  66.  fé  ntjeruì  ilVafari  nell'apparato ,  che  fi  fece  in  FiorenT^a  per  le  dette  ?;o:^- 
j^e  del  Trincipe ,  e  della  Streniffima  Fuegina  Giouanna  d'jlufiiia ,  facendogli  fare  nel  ri- 
cetto ,  che  è  fra  la  fata  de  i  Dugento ,  e  la  grande  fei  figure  à  frefco ,  che  fono  molto  bellet 
e  degne  veramente  di  effere  lodate ,  ?Hà  perche  queflo  valente  pittore  va  tuttauia  acqui- 
fìando  3  non  dirò  di  lui  altro  ,fe  non  che  fé  nefperat  attendendo,  come  fi ,  àglifludij  dell' 
arte , honoratijfima  rtufcita .  e  il  fecondo ,  dopo  auer  dato  nel  fuo  RIPOSO  tan- 
ta lode  alio  Itcflò  Vafari ,  per  Io  belliflìmo  palco  nel  Palagio  del  G.  Duca ,  fog- 
^ìottgQndoiDue figure  ancora  ejìer  bclliffime  dipint e  à  frefco  nella  voltafalitc  lefcale  del 
detto  palagio,  l'vna  rapprefentante  la  Giuflitia ,  e  l'altra  la  Truden'^^a  di  mano  di  Loreu' 
^  Sabatini  Bolognefe  ;  in  cut  fi  vede  buon  difegno,granrilieuo ,  belcolorito  >  &  infom- 
ma  tn  ogni  parte  ben  ojferuate.  L'ifleffo  Agoftin  Carracti  fu  intefo  più  volte  da_. 
•  fuoi  ailieui  celebrar  molto  la  bellezza  delle  tefte,  e  la  grazia  delle  figure  di  queft' 
huomo  ;  acremente  riprendendo  egli  vn  giorno  il  Cauedone ,  che  dopo  auer  di 
fua  commiffione  fìudiato  le  ftorie  a  frefco  del  Tibaldi  nella  ricca  Cappella  Pog- 
gi in  S.Giacoino,comandato  a  difegnar'anche  non  meno  che  la  tauoia  a  olio,  i 
quattro  Euangelifli ,  e  i  quattro  Dottori  della  Chiefa  a  frefco  nella  nortra  a_, 
quella  contigua  ;  nfpoftogli  da  Giacomo ,  con  la  fua  folita  libertà ,  non  piacer- 
gli tant'elleno  queft'opre ,  come  quelle ,  e  parergli  vn  pò  deboli  ,•  come  deboli, 
tutto  in  colera,  fencìnfponderfi  da  quelgran  Maeftro  ?  fé  non  fono  così  terri- 
bili ,fon  forfè  più  aggiullate,  e  ad  ogni  peggio  preuagliono  nelle  belle  idee ,  e  in 
quella  leggiadria  che  mancò  forfè  al  Tibaldi  troppo  alle  voice  afpro,  e  rigorofo 
nel  (uo  fare.Non  ifdegnò  dare  alle  ftampe  intagliata  di  fua  mano  la  fndet  ta  tauo- 
ia noftra  in  S.  Giacomo ,  detta  comunemente  di  S.  Michele ,  per  appefarc  qucll' 
inarriuabilmente  graziofìilìmo  Arcangelo  le  Anime  auanti  alla  B.V.col  Bambi- 
no >  che  a  quella  (ì  auuenta  che  iale;  e  Si  Gicannino  altrettanto  leggiadti ,  quan- 
to 


z'so  P  AtTE  S  ECOJiDA 

to  rìella  fua  deformitd  mirabile  il  comun  Nemico ,  che  fotto  il  pie  del  Paraninfo 
Celefte ,  quell'attende  >  che  a  lui  fi  fpetta  \  vna  Giuditta  mezza  figura  >  pnuato 
quadro  fatto  da  Lorenzo  a'Signori  Bianchetti;&  io  poHo  bea'atteltare,auer  vc- 
duro  prelTo  lo  (ludio  già  famofo  del  Locacelli  difegnata  di  fua  mano ,  allo  iteiTo 
cfFtrto  di  farla  comune  a  tutti  coi  bollino,  l'AOTonta  dello  (kflo  Autore,  nella». 
Chicfa  de  gli  Angeli ,  alla  quale  ad  ogni  modo  tanto  prt  uagliono  que'frefchi  la- 
terali (quando  però  non  fodero  del  Samacchini  )d  vn'impafto,  the  pare  ,thc 
Paolo  Veronefe  né  pure  allora  in  embrione,  gli  componelle  le  mcitiche,non 
che  gli  reggetfe  la  mano  :  Di  non  minor  bellezza  erano  le  graziofe  Itoriette  ne' 
palchi ,  e  ne'fregi  di  cinque  ftanze ,  buttate  a  baffo  per  la  moderna  fabbrica  del 
cópitiffimo  Palagio  de'Jignori  Conti  Zani,  prel^o  de'quali  ancora  vagheggiai!  il 
primo  ritratto,  ch'ei  fece  di  Gregorio  Xlll.taiito  bello  :  Tali  vedeanfi  prima  che 
da  altri  oggi  ntocche  ,e  guaite,  le  due  maellofe  figure  lateralmente  polle  alla 
belliflìma  porta  del  Sig.SenatoreGozzadini;  Talique'catinijchepinfe  ne'vefti- 
boli  delle  (cale  del  bel  Palagio  Vizzani ,  e  molti  camini  nelliitello  luogo  ;  sì  co- 
me tant'alcri  nella  Cafagià  de'SignoriBon(Tgnori,oggiZ3gnoiii,inltrada  Cafti- 
lione  :  Quelli  m  tutte  le  cafe  de'nofW  vecchi ,  de'  quali  fu  ordinano  Pittore,  fa- 
cendo anche  di  tutti  il  ritratto,  mallìme  del  fuo  tanto  amato  Cornelio  vecchio: 
Quei  nelle  cafe  d^'Signori  Bargellini,  de'Signori  Marfili,  e  tanti  e  tanti  altri,  che 
troppo  farla  longo  )1  ridire,  fi  come  tediofo  il  compitamente  dcfcnu  re ,  come 
veramente  dourebbefi,  perefferecosi  pieni  di  erudizione,  conipolti  dimaeftà, 
ricchi  di  bellezza,  &aggiulUti  didifegno,  che  non  poflono  che  fommamente 
fuegliare ,  auuercire ,  infegnarc ,  ancorché  fatti ,  per  cosi  dire  ,  alla  macchia ,  e 
con  tal  velocita ,  che  bifugna  confeflare ,  in  lui  folo  elTerfi  trouato  il  dilperato 
in  ogn'altro  accoppiamento  di  prelio ,  e  bene. 

Non  faranno  perciò  riputati  per  modi  più  dall'affetto  che  dal  douere  ;  più 
dalla  parzialità  che  dal  giullo,  come  troppo  intereff'ati  nella  efaltazionedel 
loro.c  nollro  paefano,que'Bo!ognefi  Autori,  che  della  fua  eccellenza  fcriflero 
con  tanto  decoro  j  come  a  dire  il  Cauazzone ,  il  Zante ,  il  Bumaldo ,  e  tutti  in- 
fomma  queìlelFi ,  che  tanto  fopra  ben  differo  del  Samacchino ,  la  cui  precifa_, 
lodcbenpuòfarfia  quelti  anche  comune  ,  e  le  parole  perciò  de'quali  non  ilare 
qui  infruttuofamence  a  ripetere  ;  sì  come  a  non  ricopiare  e  refcnuere  Je  tante 
altr'opre  ,  che  fi  vagheggiano  ne'Ftlfinei  Tempii  diligentemente ,  al  folito ,  ra- 
coite,  e  riferite  dai  JVlafinijpreffb il  quale  potrà  femprc  vederle  il  curiofo;  ag- 
giongendoui  folo  di  più ,  ò  meglio  efplicaodo  la  tauola  ir.  S.Lucia  ,  entrom  la  B. 
V.  da  due  Sante  lateralmente  affìltita ,  con  S.Domenico  fui  piano,  che  ce  ne  in- 
ulta al  la  contemplazione  ,eS.Pctronio  ,che  colle  fpallevolto  verfodinoi  ,ge- 
nufleflo,  alla  noltra  Protettrice  raccomanda  la  Città  di  Bologna ,  foitenutale  a 
piedidavn  Angioletto;  In  S.  Martino  que' Santi  Gioachino  &Anna,  cheab. 
bracciatifi  fcambieuolmente,  rallegranfi  del  promelfo  gran  Parto ,  che  alla  ma- 
niera fi  lafciano  molto  ben  conofccre,  fé  con  quella  mfolita  marca  a  piedi  s'oc- 
cultano ;  efuori ,  e  altroue,  e  per  tutto,  tnairime  in  Roma,  nelle  priuate  Galerie 

le 


fé  tante  j  che  fi  vagheggiano  di  fua  mano  i  e  grandemente  fi  fiimano  ;  corno» 
per  efempio  >  nella  Villa  Borghefe ,  pafTaca  la  loggia  fcoperca  >  nella  prima: 
ilanza  dell'appartamento  a  mezzo  giorno  ,  il  quadro  fopra  laporta  della  loggU 
della  Madonna,  con  Chrijìo,  e  S.Giofeppe  :  Il  quadro  grande  di  Diana  Cacci jtnce ,  che 
ha  nella  fua  gran  cornice  intagliati  di  profondo  rilieuo  ogni  forte  di  frutti  colorati,  e  mef' 
fi  à  oro,  come  fcriue  anco  il  Marnili,  Guardarobba  di  detta  Villa,  nella  fua  WiL^' 
LA  BOiiGHiìSE,  fuori  di  porta  Pinciana. 

Toccherò  f jIo quanto anch'ei  modcfto folte ne'fuoi componimenti}  non  in- 
troducendoui  per  entro  pofiturefgangherate,  atei  poco  decenti,  uè  nudi,  de* 
quali  altrettanto  era  parco,  quanto  intendente  jcontentandofi  di  foddisfare  ira 
ciò  più  al  rifpecto ,  che  all'ambizione ,  più  alla  conuenienza,  che  alia  maeftria; 
ond'èche  tutte  le  nobili  Donzelle,  alle  quali  s'vfau  a,  fpofandofi  ò  nelSig-iorCt 
ò  nel  Mondo ,  dare  principalmente  fra  l'altre  mobilie  &  apparati ,  vna  B.V.  di- 
pinta co'Santi  Protettori ,  al  Monaflero ,  ò  alla  nuoua  cafa  quella  portauano  di 
Lorenzino,  ogn'altro  pofpofto;  il  perche  tante  fé  né  vedono  entro  le  Monache, 
e  nelle  loro  Chiefe  efpofte  in  occafione  de'  loro  giorni  facri ,  e  fcftiui  ;  fortuna- 
ti auuanzi  di  tante ,  e  tant'altre ,  che  prima  fé  n*  ciìorfero ,  per  mandarfi  fuore. 
E  a  quello  tanto  elegante ,  e  modello  modo  d'effigiare  le  cofe  facre  volle  forfè 
alludere  il  Santo  Pontefice,  quando  tocco  nel  cuore  più  dal  decoro,  &  onefìi 
douuta  a  vn  sì  gran  luogo,  che  daireccellenza,e  dall'arte  cercata  folo  da'Pittori» 
comandaua  che  Ci  buttalTero  abbaflb  gl'indecenti  nudi  del  Buoi*aroti  nella  Cap- 
pella di  Siflo  Quarto ,  e  tutto  {ì  rifaccffe  quel  Giudizio  dal  fuo  Lorenzino ,  che 
v'aurebbe  fatto  vn  Paradifo  tutto  pieno  di  onert3,edi  nobilti,  non  di  ofceni- 
t^,  e  facchinerie . 

Aggiongerò  finalmente  quanto  foffe  benemerito  dell'Arte  non  meno  del 
fuo  compagno,  &  amico  caroli  Samacchini  ,adoprandofi  per  la  tante  voltc^ 
memorata Teparazione  della  Compagnia  dalle  Tré  Arti ,  fpendendo  anch'  ei  di 
proprio ,  e  ben'  otto  volte  fomminiltrando  denari ,  non  mai  in  damo  chie Itigli 
in  prcflito  ;  e  che  trouo  poi  ne'  libri  de"  conti  auer  rinonziati  liberamente  ,  Se 
a  quella  donati  fotto  li  6.  diGiugno  1 575.  Procurò  in  oltre  di  ftaccarl' anche 
dalla  Società  de' Bombaciari  .cancellarle,  &abollirIeaftatro  il  titolo  di  Com- 
pagnia >&  impetrarle  quello  di  Accademia,  comeaueua  anche  prima  tentato 
di  quella  di  Roma ,  del  che  fu  egli  primo  promotore ,  ancorché ,  fenza  punto 
nominarlo,  tutta  nediailBaglionelalode  aMuziano,  Pittore  non  in  capite  di 
tutti  i  lauori  di  Palagio  ,  fin  che  vide  il  Sabbatini ,  mi  di  quei,  folo  della  Cappel- 
la Gregoriana  in  S.Pietro,  e  dc'mufaici.  Quefto  tutto  appare  da  vna  delle.» 
fudette  fue  lettere  preflb  il  già  morto  Notato  Sabbatini,  quale  foie  a  braccia.» 
croce fupplicai,  mi  in  damo,  preRarmi,  per  poterla  vn  giorno  con  alerei 
centinara ,  e'  ho  meflo  afiìeme  di  varii  Pittori ,  dare  in  luce.  Pregaua  in  t  da  Ma- 
rio fuo  figlio  a  riuerirc  a  fuo  nome  il  Samacchini,  e  dargli  parte  che  fpera- 
ua  ottenere  dal  Papa  il  mentouato  Breue  dell' Accademia  de' Pittori  di  Ro- 
ma )  aucndone  digu  iupplicaco  la  Santità  Sua  .quale  ciò  aucua  commedb  a  vn 

Gciz- 


^52  PATITE   SECONDA 

Gozzadinij  fé  mal  non  mi  raccorderò  informatione ,  con  fperanza  di  douer* 
efler'efaudito:  Che  perciò  ftafle  pure  di  buona  voglia,  che  fatto  queftoprifnO' 
paffojs'auuanzarebbe anche  all'altro,  ài  fupplicare  laftefla.che  Ci  degnaffe 
non  folo, come auea egli chiefio, di  far fcriuere  ai  Reggimento,  che  kiiartei 
Pittori  di  Bologna  da  i  Bombaciari ,  e  gH  aflbiueffe  altresì  da  ogni  obbligo ,  t* 
grauezza  del  Pubblico  in  auenire.mà  la  facefle  poi  aggiongere,  &  aggregare  alU 
lielTa  Accademia  di  Roma ,  con  le  raedefime  efenzioni ,  e  priuilegi ,  come  fa- 
rebbe feguito ,  fé  più  fofle  campato  ;  ma  nel  colmo,  anzi  nel  principio  delle 
ilie  fortune  ,  andò  a  cercarne  delle  vere ,  e  non  caduche  ;  riceuendo,  come  pia- 
mente può  crederli ,  il  premio  e  guiderdone  delle  fue  onorate  fatiche ,  e  d' vna 
vita  efemplare  ,  che  menò  fempre. 

ReliòildectoMariojchefotcoli  17.  Agofto  1577.  eflendo  Malfarò  Barto- 
lomeo Paflerotti,  ottenne  il  luogo  di  fuo  Padre,  promeflbgli,e  riferuatogli 
fino  del  1 5  6<?.  allora  che  per  ilchermirfi  dalie  liti,  che  aueua  la  Compagnia  con 
le  Tré  Arti,  e  non  intaccare  gli  lìabili  d'efla,  fu  chiefto,&  ottenuto  vno  pre- 
mito da  tiuti  li  Trenta  del  Numero,  pervia  d'vna  talTa  volontaria ,  dandofi  a 
ciafcun  di  efii  il  fucceffore  fojì  mortem;cioè  al  Bezzi,  Domenico  Tibaldi;  a  Pie- 
tro da  Ile  Lan;e,  Giacomo  ibo  figliuolo;  al  Francia,  Biagio  Pupino;  a  M.To- 
niafo  Romani ,  Romanino  fuo  figlio  ;a  M.  Orazio  Samacchino,  M.  Angelo  Di- 
fegna;a  M.Bartolomeo  Pafl'erotco,  M.Francefco  Pinarezzi,e  fimili  ad  altri. 

Molti  trouoeSer  (tati  idifcepoli  diLorenzino,  ma  fri  gli  altri  il  Caluartcé 
FELICE  PASQVALINI ,  detto  il  Lafagna ,  che  fu  quello ,  che  vinto  dalla  dif- 
perazione,  &  acceca  to  dall 'ira  .diede  convn  coltello  vn  morrai  colpo  a  D. 
Ferrante  Carli  nella  Cafaftefla  de' Signori  Cafali ,  perche  biafimando  vna  pit- 
tura da  coftui  fatta  loro,  e  trouandoui  più  errori ,  diceua,  che  pennellarti, 
auea  indotto  il  Sig. Senatore  Ferrante  a  non  più  volerla;  e  di  mano  del  quale 
vuole  il  Mafini  che  fia  la  bella  affai  tauoia  nella  Chiefa  di  S.  Bartolomeo  di  Re- 
no ,  nella  Cappella  Stiatici ,  entroui  la  Madonna  col  Puttino,  le  Sante  Caterina, 
Lucia,  &  Angioli  ;  difegnata  perciò  cred'  io  dal  Macftro  ,e  forfè  da  lui  anche 
ritocca . 

GIVLIO  BONASONE,  che,  come  non  fi  può  negare  qualora  fì  guardi 
la  tauoia  alla  Cappella  Morelli  in  S.  Stefano,  entroui  la  B.V.  e  S.Nicolò,  tut- 
ta fulfòflile  del  Maeftro,  così  difficilmente  può  crederfi  quando  l'altra  poi, a 
lui  da  tutti  attribuita ,  fi  confideri  del  S.  Francefco  implorante  dal  Signore,  col 
perdono,  la  liberazione  dell'Anime  dalle  Fiamme  Purganti  nella  Cappella.* 
Landmelli  nella  Chiefa  de' Serui ,  di  tanto  contraria  maniera,  esù'nguRoaf^ 
fatto  diuerfo ,  e  più  tofio  Carracefco  ;  e  che  né  ad  ogni  modo  effer  può  mai  del 
Baldi, eh"  ebbe  vn  carattere  tutto  difflrenre,  e  quale  appunto  fi  vede  nel  fuo 
S.  Giacinto  nella  Madonna  di  Miramonte,  che  nulla  con  quel  S.  Francefco  hi 
che  fare.  Che  dipinco  anche  a  frefco  auea  le  tanto  ben'intefe,  e  infiem  gra- 
ziofe  figure  de 'SS. Rocco,  e  Sebaftiano  laterali  a  quella  picciola  Madonna.. 
ancichiOlma  full '  afle ,  nella  cantonata  del  portico  della  Morte,  che  il  Mafim  hi 

'■^      poi 


GìtOU  MATTÌOU  E  GIVÙ  MOTtmA.     t  j  5 

poi  fatto  nuouamentc  ornare  con  ftucchi ,  e  rilicui ,  e  in  tutto  abbellire  ;  é&\ 
quale,  come  più  d' Intagliatore,  che  di  Pittore  aliai  fopra  fu  detto  nella  Vita  di 
Marc'Antonio,tutte  le  fue  ftampe  lui  numerando,e  raccogliendo;  che  finalmen- 
te (ì  troiia  ne'libri  della  Compagnia  efler  flato  eflratto  più  volte  Eitimatore, 
Sindico,  e  Maffaro  dell' Arte  ;  auer  fatto  diminuire  il  falano  al  Depofitario, 
&  accrefcerlo  al  Notato  di  efla; fatto  crear  creditori  su'  libri  della  Compa- 
gnia tatti  quelli ,  che  con  volontario  impreltito  l' aueano  a'già  detti  altre  volte 
bifogni  foccorfa  ;  facendo  poi.ad  efempio  del  Sabbatini,libera  rinonzia  e  dono 
di  tutto  che  le  auea  dato,  alla  medefìma. 

GIROLAMO  MATTIOLI ,  ch'imitò  più  d' ogn'  altro  la  maniera  delPre- 
cettore,echef3riadiucnutoanchepiùbrauo,fepiù  preftoandaua,  come  fece 
nell'vltimo ,  fotto  i  Cartacei,  e  fé  più  campaua ,  eflendo  reftato  in  certa  rifla_» 
fgraziamentc  vccifo  ;  e  fé  non  fi  foflfe  anche  prima  tanto  abbaflato  ,  ed  auuilitOi 
dandoli  per  ogni  tenue  ,  e  ben  prello  guadagno  ad  ogni  vigliacco  lauoro ,  fino 
a  dardi  vernice,  di  color  di  noce  a  banche,  &vrci>  a  dorar' a  mordente,  efì- 
mili  batfezze  ,  onde  gli  fu  prohibito  vna  volta  l' effer  MalTaro ,  &  a  pena  gionfe 
vna  fola  ad  efler  Sindico.  Infinite  fono  le  cofe,  ch'eidipmfe  in  tucte  quafì  l£> 
cafe  della  Città  ;  màbaflerà,  perefempio,  quelle  folo  addurre ,  che  fece  nel 
compitiflìmo  Palagio  de'Sig.  Conti  Zani  ;  cioè  nelfappartamcnto  a  ballo  ,  nel- 
la volta  della  fala  il  Fetonte,  che  tirato  da'quattro  deltrieri,  precipita  dal  car- 
ro; Nella  fuga  il  Muzio  Sceuola.che  intrepido  foftiene  la  mano  in  mezzo  le  fiam- 
me alla  prelenza  del  mirabondo  RèPorfena,  efuoEfercito  ;  ma  più  mirabili 
poi,  e  degne  d'  ogni  lode,  nella  feguente  camera  nella  fuga  vna  Pace  ,  che  con 
l'accefa  facella abbrucia  1  fotcopolti  militari  arnefi  :  Nella  volta  in  mezzo  la_« 
Fortezza,  e  in  quella  della  fèanza  feguente  la  Diana  tirata  fulle  nubi  da  due  Dei- 
tà, fopra  vn  carro;  fenzagli  altri  bei  frefchi  dipinti  a'dcliziofillimi  Palagi  de'ftefli 
Signori  fuori  di  Ifni  Stefano,  entrato  coftui  Pittore  ordinario  di  quella  Cafa,do- 
po  la  morte  del  Sabbatini  Maeftro,  che  tenea  prima  tal  pollo  ;  eflendofi  lino  ar- 
rifchiaco  di  far'anche  il  quadro  a  olio  nella  Cappella  di  detta  nobil  famiglia_j 
neilaChiefadiS.Bcnedetto,entroui/a  Madonna  di  Reggio,  e  li  quattro  Santi 
Protettori  antichi  della  Citti.  Similmente  non  occorrerà  il  dire  le  tante  fac- 
ciate di  Cafe, eh' ei fece,  maflìme  psrdendofene>  come  troppo  a  venti  efpo« 
fle ,  e  alle  pioggie ,  le  velligia  ;  e  per  lo  più  equiuocandoli  cri  efle  ,  e  quelle  d'al- 
tri f  refcanti  ;  come  per  efempio ,  auuiene  di  vna  graziola  figura  della  Libera- 
lità di  terretta  gialla  nella  facciata  di  quella  cafetca  de' Signori  Zambeccari, 
prelTo  la  Confraternita  dello  Spinto  Santo,ch'altri  fcriffe  di  lua  mano,quando  è 
certo  eflere  di  Cefare  Aretulì ,  com'  altr  si  attefla  il  Colonna  auerlo  vdito  di- 
re mille  volte  a  Gabrielle  Ferrantini  fuo  maeftro .  E  finalmente 

GIVLIO  MORINA,  eh' alterò  poi  molto  più  la  maniera  in  vltimo,  dopo 
auer  veduto  le  cofe  de'Carracci ,  al  tempo  de'quali  anche  fu  viuo  ;  e  che  cari- 
car folca  vn  pò  gli  occhi  con  certe  pupille  grandi ,  e  nere  ;  ^\  come  far  le  boc- 
che vn  pò  grandette  >  e  ridenti  , per  voler  forfè  imitare  il  Coreggio ,  come  che 

Gg  '  iu 


254  PATiTE    SECONDA 

in  Parma  molto  trattenendofi  a  lauorare  per  quell'Altezza,  a'  feruìgi  anco  della 
quale  è  opinione  comune ,  mi  falfa,  morifse ,  quando  mancò  alla  Mirandola  in 
dipingere  certa  fala  , e  ftanze  a  quel  Duca  ,  mi  diceua  il  Tiarini ,  e  mi  conferma 
il  Colonna,  quel  modo  apprende fse.  Certo  che  quando  (ìa  vero  ciò,  che  feri- 
uè  il  Mafini ,  che  l'aura  pure  intefo  da  più  dVu  Pittore ,  la  tauola  dilla  B.  V.  con 
li  Santi  Bartolomeo,Proco!o,&  alcri,all'Alc3re  de'Signori  Budrioli  in  S.Tomafo 
di  Uri  iMaggiorc,  efser  fua ,  e  non  del  Sabbacini ,  come  mi  ci  farei  ben'io  in- 
gannato, non  vi  pofto  difficolti  efser* egli  lUco  (uo  fcoUro,  mentre  in  tale 
opera,  che  fu  forfè  delleprimc,  e  fotto  gli  occhi  di  quel  Maellro  fatta,  l'imitò  di 
modojchspar  piùdiLorenzinoche  fua;  che  per  altro  poi  di  troppo  diuerfo  gu- 
flo  ,come  diflì ,  fono  le  tant*  altre  ,  che  per  tutto  di  lui  C\  vedono  :  come  a  dire 
la  Storia  dipinta  lateralmente  a  frefco  nella  facciata  della  Cappella  del  Santiflì- 
mo  Sacramento  del  MeUhifedcch  panem ,  &  vinum  obtulit ,  tanto  p;ù  maeflofa ,  e 
bella  dell' altra  di  rincontro  gii  detta,  dellAbramoSagrilìcantelfacco,  di  Pro- 
fpero  Fontana  :  11  frefco  fulla  porta  del  ricinto  delle  RR. Monache  di  S.  Pier 
Martire,  oue  ben  fi  coaofcc nella  cosi  viuace,  e  fpiritoia  Adonta  auer' imitato 
quella  del  fuo  Maelko  nella  gii  detta  Chiefa  delle  Suore  degli  Angioli  ,fen2ali 
due  Santi  laterali  della  Religione  Domenicana  :  Gli  altri  tanto  beifrefchi  fatti 
nella  volta  del  Coro  di  S.Francefco ,  cioè  il  Dio  Padre ,  e  gli  Angioh  in  varii  mu- 
iìcali  concerti ,  e  nc'muri  laterali  le  molto  ben'intefe  fèoric  sì  a  olio ,  che  a  fre- 
fco per  quelle  fìnteui  fineftre ,  fuperando  nella  grandezza  di  maniera ,  e  nella-» 
paltofìti  de!  colorito  le  due  folo  fatteui  dal  Cremonini ,  che  però  efcJufo  né  ven- 
ne: Quel  tanto  compaflìoncnoleChnflo  morto,  e  pianto  dagli  Angioli  con  si 
viue  efpreflìoni  al  principio  del  portico  dil  Sig.  Ge(ii  di  ftrà  Stefano ,  che  tanto 
era  lodato  da'  Carracci  :  A  olio  poi  la  belliffima  tauola  all'Aitar  maggiore  del- 
le RR.  MVI.  di  Santo  Huomobono:  Nella  Chiefa  de'Scrui  la  fpiritofi  Prefcn ra- 
zione della  B.V.  all' Altare  Nafcencori  ;  All'Altare  della  B.Caterina  da  Bolo- 
gna nella  Chiefa  delle  RR.  Monache  da  erta  infticuite ,  e  fondate,  la  Santa  vino- 
ne j  ch'ebbe  del  Signore ,  della  Madre  Santiffima ,  e  delli  Santi  Stefeno  e  Loren- 
zo, in  luogo  della  veramente  così  debole  dipintaui  da  Federico  Zuccheri  ;  li 
Crocefiflb  con  la  B.  V.e  Santi  nella  prima  Cappella  a  mano  finillra  nell'entrare 
la  prima  Chiefa  di  S.  Stefano,  incontro  il  tanto  antico  Chriflo  portante  laCro- 
ce,e  Chrifto  in  quella  conlìtto,in  muro  ;  L'Angelo  Cuilode  nella  Cappelletta  de- 
dicata allo  (ledo  in  S.  Saluatore  :  Le  fpofalizie  della  B.  V.  con  S. Giofeffo  nell'Al- 
tare dell'Oratorio  della  Confraternita  di  S.Biaggio  ;  La  Madonna  di  Loreto  en- 
tro il  Coro  di  S.Giacomo  maggiore;  fenza  le  tante  fuori  di  Citri,  comequcla 
nella  Chiefa  di  S.Vito,  lufpatronacooppulentiffimo  de'Signòri  Pepoh, fuori  po- 
chi paffi  della  Porta  di  flrà  Caflilionc  ;  le  tante  fuori  del  Territorio  ,  ou'era  fem- 
pre  a  lauorare  ;  e  le  tante  nelle  priuate  cafe  ,  come  la  graziofa  taifolma  in  cafSr 
de'Signon  Agocchi , e  fimili , che  troppo  rendercbbeiì  noiofo  il  Icntirc  qui  nu- 
merar e . 

D  I 


BARTOLOMEO  PASSEROTTI. 


TIBVR.ZIO  PASSEROTTI, 


D  I 


BARTOLOMEO 

PASSEROTTI     0 

EDI 

TIBVRZIO.  AVRELIO,  PASSEROTTO 

E  VENTVRA 

SVOIFIGLIVOLI 

GASPARO  &  ARCANGELO 

NIPOTI. 

•f^  e^' HK  HM  e#ì  f«a  f^  K^ 

A  fle(Ta  lode ,  che  quel  da  Cadore ,  inconttàtoff  vn  giormj  nd 
Veronefe  a  lui  diede  j  cioè  d'aaer  egli  quel  decorofo  Arte- 
fice ricchiatnata  1*  auuilica  Pittura  all'  antico  fafto ,  e  decoro; 
quanto  mai  bene  a  Pafferotti  ancora  io  qui  bcn'addatcailì 
rauuifo  !  Softennero  anch'  effi  a  tutto  lor  potere  l'onor  dell' 
Arte  5  non  mai  permifero  che  di  vii  mercenaria  findegno  no- 
me portafie  ;  e  leuandola  dall  '  anguftia  delle  ftanze,  e  dalla 
baffezza  delle  officine  ,  vollero  introdurla  ne'Palagi  a  paffeggiar  le  anticamere, 
e  farla  ben'  accolta  ftimare  e  riuerir  nelle  Corti .  Seppero  acquiftarfi  con  la 
feruitù  i  Principi ,  co'  doni  i  Giudici ,  co'  gli  ofl'equii  la  Nobilti ,  e  con  le  corte- 
fiela  Plebe  ;  onde  ipoaeri  Cartacei  ftefB  da  tante  grandezze  fourafatti,  e  da.  sì 
grandi  artificii  abbattuti ,  appena  furono  conofciuti ,  e  adoprati,  correndo  tut- 
ti dietro  Coftoro,  che  contratti  anche  grandi i  e  difcorfo  aggiuftato  e  forbi- 
to >  fecero  ftimarfi  affai  più  di  quello  che  in  effetto  folTero;  affafcinando  cor» 
Canee  apparenze  anche  i  pia  accorti >  e  i  più  intelligenti  addormentando .  Lo 

fteflb 


238  P  A7iT  E    S  ECOJ^DA 

fleffoAgoftinofifentìprefo  alla  prima,  e  fermato  anch' egli  dalla  manierai 
grande  di  quella  penna  maneggiata  da  Bartolomeo,  e  giudicandola  ei  pure  per 
Ja  più  franca  edanimofa  ,  che  fino  a  quell' hora  aiieficformatobsi  tratti,  fac- 
tofi  di  lui  [colare  ,  n'  apprefe  il  bel  modo ,  aggiongendo  poi  alla  pratica  di  si  tre- 
mendi fegni  quella  profonda  intelligenza ,  che  del  primo  bollino  di  que'  tempi 
gli  acquino  il  nome.  Quindi  è  che  tante  volte  fi  equiuoca  fra' loro  difegnii 
maflìme  di  femplici  nudi,-  prendendofibene  fpeflb  quei  di  Bartolomeo  perdi 
>\gofiiao,e  que'di  Agoftinoperdi  Bartolomeo. 

Fu  quelli  dunque  il  primo  di  tutti ,  non  meno  in  riguardo  d'elTer  riufcito  i!  più 
valente  ,  e  fondaco  de' iìieffi,  che  quattro  furono,  Tiburzio  ,  Aurelio,  Paflerot- 
to  ,  e  Ventura ,  che  d'efler  ftato  Padre  loro  ,  e  maeftro  ;  lafciandoh  non  meno 
eredi  che  della  Virtù ,  della  grandezza ,  e  del  pofìo,  con  che  tanto  vantaggiofa- 
niente  auea  faputo  trattar  la  profeflìone .  Fu 

TIBVRZIO ,  come  il  primo  nato ,  così  il  migliore,non  pareggiando  l'opre  de 
gli  altri  quelle ,  che  di  lui  in  più  abbondanza  fi  vedono ,  come ,  per  clempio,  le» 
Ruote  di  Santa  Caterina ,  che  miracolofamencc  fpezzate ,  in  tanti  bizzarri  mo- 
di vccidono  i  carnefici  in  si  diuerfi ,  e  ben  intefi  fcorti  raggroppati  infieme  nel- 
la Chiefa  di  S.GiacomoaJla  Cappella  Loiani  ;  nella  qual  tauola  ,  maffime  nella 
parte  inferiore ,  imitò  molto  il  Padre  :  Nella  Madonna  del  Rofario,  S.  Domeni- 
co ,  &  altri  Santi  entro  la  Chiefa  di  S.  Guglielmo ,  oue  parue ,  né  so  a  qual  fine, 
ed  in  qua]  modo  ,  mutar  maniera,  ed  accoftarfi  a  vna  Veneziana,  come  del  Pal- 
ma, òfiinilejfenza  1  Profeti  ne'Seruiaii'Alcar  Melari  :  l'Adonta  in  S.  Marlin 
Mafcarella  :  il  S.Giacomo  intercifo ,  e  il  S.  Onofrio  nella  Chiefa  della  Maddale- 
na a  gli  Orfanelli  :  il  Crocefiflo  in  quella  delle  RR. Suore  di  S.  Gio.  Battifla  ;La 
tauoladell'AltarPaleotti  nella  Parocchiale  di  S.  Cecilia,  e  fimili  molto  ideali, 
perdirla,eflrauaganti  ,echeadognimodo  trouo  eflerfi molto  ben  fatto  p a- 
garcgiongendotallora  a  ritrarne  di  cadauna  di  effe  cento  feflanta,  edugento 
lire , prezzo eforbitante  a que'tempi .  Leuò e conduffe , come  ilGenitore , an- 
ch' egli  cafa  nobile,  ammobigliandolapiù  che  da  par  fuo;  e  nella  ftanzafepara- 
ta,&  aperta  a  canto  a  S.Micliele  del  Mercato  di  mei.zo  ,  e  gii  di  fuopatrinio- 
nio,accrebbe  infinitamente  quello  Audio  famofo  già  principiato  dal  morto  Ge- 
nitore jaggiongendoui,  oltre  i  più  fingolari  difegni  de'più  valentuomini,  de' 
quali foloanea potuto auere  dal  Cardinal  Giufi:iniani  feimilla  lire,  tutte it> 
fìampe  più  rinomate,  quantità  di  romani  rilieui,  infiniti  d'antiche  medaglie, 
numeroficà  di  libri  fingolari  in  ogni  profeilìone  ,  molln  fecchi,  e  confcruati,ani- 
mali ,  frutta ,  ed  altre  cofe  impietrite ,  idoletti ,  carnei ,  gioie  ,  e  fimili  curiofità; 
onde  non  era  Legato  ,  che  Bologna  gouernaffe,  non  Perfonaggio  grande,  che 
per  quella  pafl'alle,  non  forcitiero,  che  vi  fi  tratteneffe,  che  fenza  auer  prima 
veduto.&ammiratoiduo'fludiifamofi  a  que'tempi.cioè  quello  di  Camillo  Bo- 
Jognini ,  e  quello  de'Paflerotti ,  da  effa  partiffe .  Ebbe  per  moglie  vna  Sig.  Tad- 
dea  della  onorata  famiglia  de  Gaggi ,  dalia  quale  in  particolare  ottenne  Gaspa- 
ro, che  attefe  anch'egli  alla  Pittura  ;  & 

AR- 


"BAZroL,  PASSEROTTI  ET  ALTTil       259 

ARCANGELO ,  che  rinonziato  non  meno  alle  vanità  di  qucflo  fecolo ,  che 
alle  ragioni  sii  quel  Mufeo.riceuendone  per  la  fua  parte  il  contraccambio  in  de- 
nari ,  veftito  l'abito  de'Centuroni  j  attefe  nell'hore  di  ricreazione  e  di  ripofo  al 
ricamo,  nel  quale  fu  eccellente  j  fi  come  nel  lauorare  tauolini  di  marmo  fintOt 
che  allora  poco  in  vfo ,  vlcirono  dalle  fue  mani  come  cofa  più  fingolare  e  ma- 
rauigliofa,  molto  ben  incaftrati,  e  ripieni  d'arabefthi,  di  caccie  d'animali,  ed 
altre  fimili  galanterie, nelle  quali  moftròmirabil  dote  e  talento. 

GASPARO  fu  egregio  nelle  miniature,  cdipinfe,mi  non  in  modo,  che  di 
lui  far  fi  debba  gran  conto  prsifo  all'opre  di  Tiburzio  fuo  Padre  ;  e  tantomeno 
dcll'auo  Bartolomeo  ,  come  fi  potrebbe  per  curiofiti  ofleruare  nelle  tante  figu- 
re di  quella  Gloria  Celefte,  ch'eglifolodipinfe  nella  cupoletta  della  Cappella 
-della  Madonna  del  Rofario  in  S.Domenico  di  Modana ,  e  non  Giulio  Secchiar/f 
come  fcrifle  il  Vidriani  nelle  fue  Vite  ;  non  auendoui  potuto  né  pur  fare  vn  fe- 
gno  quefto  Modanefe ,  morto  prima  di  principiarfi  quell'opra  »  tolra  però.que- 
ito  è  vero ,  a  dipmgere  in  compagnia  del  Bolognefe ,  per  quanto  riferifce  il  Co- 
lonna, che  affenfce  di  più  auerlo  egli  in  que'  tempi  fauorito,  prima  che  morto  il 
compagno ,  viponefle  le  mani  :  Perche  paflato  prima  a  Parma  per  dare  vna  oc- 
chiata alla  impareggiabile ,  e  non  mai  a  baldanza  lodata  Cupola  del  Coreggio, 
dalla  Principerà  di  Modana ,  che  llaua  nelle  Monache  di  S.  Alefandro ,  e  eh  egli 
in  quella  Chiefa  feraiua.impetratoglidipocer'andarcoli  fopra  a  ben'  oileruar- 
la, e  copiare  allora,  che  n'era  pallata  vna  rigorofa  vniuerfale  proibizione^, 
raoftrando  curartene  poco ,  partì  ali  improuifo ,  fenza  né  pur  dire  addio  ;  e  quel 
ch'è  peggio,  quando  per  auuentura  lodandolo  tantoa  quella  Serenillìma  per 
così  brauo  neile  cofe  picciole ,  e  in  carta  pecora ,  gli  auea  impetrato  molte  mi- 
niature di  libri  Corali ,  a'quali  per  altro  con  tanto  luo  guadagno ,  ed  onore  at- 
tendeua_j  . 

AVRELIO  tuttauia  fecondo  genito  à\  Bartolomeo ,  e  fratello  del  già  detto 
Tiburzio ,  e  ch'era  iìato  per  l' appunto  quegli ,  che  ciò  fare  aueua  inlcgnaro  a 
Gafparo  nipote,  miniò  fenza  paragone  affai  meglio,  e  tirò  di  linee  impareg- 
giabilmeote ,  difegnando  con  gran  fondamento ,  e  polizia  di  fortificazione,  on- 
de efortato  a  non  lafciareoziofi  così  degni  talenti  in  Patria,  ma  pallaFfeneal 
feruigio  di  qualche  Potentato, ò  Principe  ;  portatofi  alla  Corte  dell'  Impera- 
dore,  Ridolfo  Secondo,  fé  non  erro,  venne  da  quella  Maeftà  moko  ben'accolto, 
&  accarezzato  ;  mi  di  quelle  grazie,  e  confidenze  abufandofi,  delle  quali  ^\  vidde 
poi  fa  to  degno  ,  ardì  a  tanto  auuanzarfi ,  che  fi  meritò  l'cfler  fatto  prigione  ,  e 
cacciato  in  vn  fondo  di  torre,  lett'anni  in  quella  miferamente  viuendo  j  fin  che 
occorrendo  a  fua  Maefta  far  fondare  non  so  qual  Fortezza ,  ò  Cittadella  in  mez- 
zo l'acque  ,  fouuenutogti  l'ingegno  grande  del  Bolognefe ,  e  dettogli  nilfuno  di 
quell'Italiano  in  fimil  facenda  effer  migliore ,  gli  ne  facefle  per  terza  perfona_., 
commettere  il  difegno  de  gli  ordigni,  e  il  modello,  impareggiabilmente  dal 
prigioniero  efegaiti  ;  onde  S.  Maeftà  in  rimunerazione  non  folo  il  liberalTe ,  ma 
facendolo  prima  purgare ,  e  ben  fecuire  >  il  rimandalie  in  Italia  carico  di  fauori* 

cdi 


240  PATiTB    SECONDA 

e  di  doni.anziall'ifteflb  Pontefice. dicono,  che  gli  neauea  fatto  chiedere,  non  so 
per  qual  cagione  >  e  fcruigio .  Md  non  fi  todo  fò  gionco  in  Roma ,  che  aggra- 
uato  ogni  dì  più  dalle  indifpofizioni  prefe  ne'  difagi  di  quelle  carceri  >  dalle  qua- 
li vicico,  mai  potèliberarfi ,  finì  con  la  vita  le  fue  miferic  ,  non  fenza  fofpecto 
divn  velen  terminato,  come  fu  Tempre  opinione  del  P.  Lodouico  Malia  fuo 
figlio  fopradetto ,  dal  quale  più  voice  ciò  che  ferino  inrefi  a  dire .  Di 

PASSEROTTO,  che  fu  il  terao  figlio  altra  notizia  ionon  ricauo,che  certe 
tauole  di  fuà  mano  deboli  moIto,e  fcorretce,come  a  ditele  due  Nunziate  nella 
Chiefa  del  Corpo  di  Chrifto,  e  in  quella  d  ella  Mifericordia,  e  (quando  non  fia  di 
Tiburzio,  prima  maniera)  la  portata  della  Croce  al  Monte  Caluario  in  Santa 
Chriftina  al  primo  Altare  a  man  finitìra  ,6  che  forfè  è  quello ,  di  che  volle  in- 
tenderfi  il  Mafini,  quando  in  detta  Chiefa  gli  attribuì  il  Chrifto  Riforto,  che,» 
chiaramente  fi  vede  effer del  Bcrtufio  ;  e  l'ifteflo  mi  auuiene  del  quarto,  pec 
nomo 

VENTVRA,edel  quale  è  meglio  che  nifiun'opra  veder  fipofsae  notare,che 
farlo  con  poca  lode ,  come  dell'altre  fudette  accade.  Di  lui  folo  Ci  ha  menzione 
nel  libro  della  Compagnia, mentre  che  del  1577.  edendo  eftrattoperla  terza 
volta  MaiTaro  Bartolomeo,  fupplicòfotto  li  2(5.  di  Agofto,  &  ottenne,  che  in 
quella  C\  accettafiero  in  vn'ifiello giorno  PalTerotco,  e  Ventura  fuoi  Figli,  fecon- 
do la  forma  delli  Statuti,  e  fotco  nome  di  lui  loro  Padrci  sì  come  nella  fte(Ta  for- 
ma se  modo  prima,  e  cioè  fottoli  23.  di  Maggio  1571.  era  flato  accettato  l'al- 
tro Figlio  anch'egli ,  cioè  Tiburzio,  non  fapendofi  negare  inchicfta,  per  grande, 
e  diflicile  fi  foffe  a  Bartolomeo ,  tanto  ftimato  e  riuerito  da  tutti ,  e  benemeri- 
to di  quella  virtuofa  Vniuerficà.  Quando  dopo  la  fiera  lite  folienuta  con  eflì  fu- 
rono finalmente  del  15(59. feparati  dall'lllufirifs.  Senato  i  Pittori  da' tante  volte 
detti  Selari,  GuainarijC  Spadari,  &  aggregag^'Eombaciari,  ne'Trenta  Huomini 
delConfeg!io,che  allora  fi  elefi'ero,  v^ne  dall' HollefaniNotaro  porto  in  fe- 
condo luogo  Bartolomeo .  Preftò ,  e  là  fine  dogò  fomma  confiderabile  ad  ef- 
faperlefpefe  della  fudetta  lice  della  fep^jyque";  concerie  la  fua  ftaiiza  più  vol- 
te per  fami  le  Congregazioni,e  dirizarui  vna  temporanea  Refidenzaje  finalmen- 
te propofe  nell'vltimo  fuo  Maflariato,  che  tutti  quelli  non  folo  che  per  Io  paiTa"» 
to  efercitaco  laueuano ,  e  fimilmente  il  Confolato ,  e  il  Sindicaco  rinonziaflcro 
i  loro  falarii ,  de'  quali  andaaano  creditori ,  mi  che  gli  efìraendi  per  l' auuenire 
faceffero  il  firaile,  principiando  egli  a  darne  buon'efempio  nel  fuo  vfficio  in  fua 
propria  petfona.fgrauandofim  tal  guifa  1  Pittori  dal  debito  di  cinquecento  lire 
fatto  à  cagione  della  fudetta  lite .  E  fé  bene  nnonziò  poi  la  prima ,  e  la  feconda 
volta ,  e  con  quante  preghiere  fcppero  mai  adoprarfi  gli  Huomini  del  Numero, 
nonvalferoafarsi ,  che  non  volelleefserc  afsolutamente  cancellato  dalla  Ma- 
tricola ;  ad  ogni  modo  pretelle  Tempre  di  non  auer  punto  rimefso,e  fcemaco 
d'affectoalla Compagnia, ma  folo  cfser  ftatoa  ciò  necefiìtatoperlogran  torco 
in  fotìenergli  contro  il  Pafqu3lini,che  comprate  le  Vbbidicnze  decorfe.e  da  de- 
correre, troppo  violentemente  s'era  diportato  nelle  rifcolTioni,  aggtauando 

g'i 


"BAtTOU  PASSEROTTI  ET  ALTRI.       241 

gli  Vbbidienti  più  del  giafto ,  e  del  douerc ,  con  gran  ftrilli  de'poueri  Formato- 
ri ,  Doratori ,  Bocalari ,  Merciari  >  e  fitnili  foggerei  all'  Arce  de'  Pittori .  Coftui 
fu  )1  pruno  in  Bologna  ,  dopo  il  Primaticcio  ,  e  il  Tibaldi ,  che  recedeado  dall' 
antica  modefiia ,  e  rifpetto  de'paflati  Maeftri ,  moffo  dall'efcmpio  del  gran  Mi- 
chelangelo nel  Tuo  Giudicio ,  s'arnfchiaffe  introdurre  ne'quadri  anche  di  Chiefa 
X  corfi nudi ,  ancorché  poi  tanto  ne  mordefle  1'  inroIenza(la  chiainaua  egli)  de" 
Cartacei} che  troppo  fmoderatamence, fenza  occafione  ancora, &aflfectata- 
mence.diceua,  ce  gli  aueuano  fatti  vedere  nelle  ancone  d'Altare,  preflb  alle  San- 
te Verginelle  da  que' Carnefici  fpogliati  tormentate  ,•  nondouendofi  ciò  con- 
cedere che  ne' SS. Sebafiiani,  Vitali, Erafmi,  efimih»  ne' quali  non  fipotea»» 
di  meno,  ingegnandofi  di  rapprefentare  i  paltori  alPrefepe,  fé  non  total- 
mente, almeno  i'emiuefìiti,  come  anche  in  talguifa  i  Manigoldi  tormentatori 
de'Santi  Martiri, e fimilijpotendofi  benmoftrare,  foggiongeua  egli,  la  pro- 
porla intelligenza  nella  mofìra  de'mufcoli,  de 'quali  ebbe  vna  profonda  pe- 
rizia ,  col  farli ttafpanr  fuori  delle  velli ,  e  de'panni  ;  ond'  è  che  taluoka  affetta- 
tamente ,  e  fuor  di  propofito  ciò  fi  oflerui  efeguito  ne'fuoi  Santi  Francefchi,  Gi- 
rolami ,  e  fimili ,  ifcoprendofì  minutamente  tutte  le  membra  fotto  quelle  groffc 
lane ,  come  fé  follerò  fottiliffimi  lini ,  co'quali  prim'  anche  il  Mantegna  ,  il  n0'« 
Aro  MarcoZoppo,  il  Coda, Scaltri  fimili  antichi  falciate  aueuano  le  loro  figu- 
re così  Itrette  ;  perche  egli  è  ben  vero ,  come  anuifa  il  Pini  predo  il  Doni  :  l' in- 
telligenza de  panmnafcer daldifotto del rilieuo  ,non  altrimenti,  che  fanno  lojfa ,  CÌT 
i  mufcoli,  ò  veramente  l'acque ,  che  vanno  fopra  i  greti,  le  quali  con  le  loro  onde  meflra- 
no  come  Ha  la  forma  di  fotto  del  greto  :  così  le  pieghe  de  panni  douer  tno^rare  le  mem- 
bra humane  inmodo ,  chevnminimod  intorno,  ò  ofcurità  d'ombra  non  le  tagli,  &_ 
Mmmacchipiù  del  douere ,  e  tanto  più  belli  cffer'  i  panni  quanto  con  più  bella  gratia  gira- 
no Jopragi'  ignudi  j  mi  non  fi  de  pju^  vfare  fterminatamentcjfuon  di  tempp  e 
luogo ,  fenza  ragione ,  e  giudicid :  che'ijuando,  per  cfempio,  Nicolò  dell'Abba- 
te nella  fua  femminina  della  Chrauc  fèc(osì  euidenteméce  trafparire  il  nudo,  la  ri- 
cinfe  tutta  di  fottiliffimi  lini  ò  vefrrpofiìbiH  a  fare  vn  tale  effetto  ,  come  in  ol- 
tre conueniuafi  a  foggetto  tanto  graziofo:  fi  moderò  nondimeno ,  e  fi  correffc 
ìnqueR'vltimo ,  come  nelle  non  mai  a  baftanza  lodate  tauole  in  S.Giacomo ,  e 
nella  Cappella  della  Dogana  Grolla  fi  vede;  il  che  dà  chiaramente  a  conofcere» 
che  fé  così  dopo  1  Carracci  nato  folte,  come  anticipati  gliaueua,  alle  cofe^ 
del  douere  fariafi  anch'ei  rimedo  ,  e  aggiongendo  a'  fondamenti  del  fuo  molto 
faperevna  difcreca,  e  dotta  libertà  de' Moderni,  farebbe  ito  auantia  molcia 
quali  reitò  indietro .  La  lua  penna ,  come  fopra  toccammo,  fu  delle  più  brauci 
che  mai  fi  vede  (le ,  e  tanto  né  vennero  (limati  i  fuoi  profili ,  ed  i  fuoi  tratti ,  che 
Hon  era  Pcrfonaggio grande,  nonvirtuofo  primario,  che  di  qualche difegno 
del  PafiferoctinonandalTe  vago  ,  e  curiofo ,  e  ne'fuoi  fiudii  di  far  vedere  fra  l' al- 
tre più  belle  cofe  non  ambifse  :  trouandone  perciò  io  ne'miei  viaggi,  e  ntUtj 
raccolte,  con  mio  gran  gufto  non  meno  che  merauiglia  ,  quantità  grande,  co- 
me mi  accadde  in  Firenze  preflb  il  Rimbotci,  e  nello  Studio inarriuabile  dell' 

Hh  -  ^^,^^_ 


24*  PA^TE    SECONDA 

Eminentifs.  Card,  de'  Medici  :  In  Vrbino  ne'copiofi  ftudii  de'S/gnorl  SempronnV 
dello  Scacolitdel  Leualafle,e  del  Reucr.  Bcuilacqua,che  tanca  quantità,  maflìme 
di  tefte  de!  natura/e  >  di  tremendi  fegnoni  di  penna ,  conferuaua ,  come  reliquie 
digrandiuozionenonmenOjchedi  molto  fapere  delPailerocci;  del  quale  an- 
che prcgiauafi,putello,  cfserftato  fcolare;  Scaltroue,  oue  comprar  difegai, 
per  fornirne  il  mio  Studio ,  mi  è  occorfo . 

Ne'dipinti  ritratti  poi  pochi  furono ,  che  a  que'  tempi  iVguagliafsero ,  end'  è 
che  più  volte  venifse  chiamato  a  Roma  a  far  quelli  de' regnanti  Ponteiici,  e  de* 
Nipoti ,  colà  rparfa/ì  la  fama  in  ciò  del  fuo  valore ,  fondata  veramente  nella  ve- 
rità del  mento  non  meno,  che  ampliata  dalle  continue  relazioni  de' Prelati,  ci 
Cardinali ,  che  colà  ritornando  dalle  loro  Legazioni,e  Gouerni,  ne  racconcaua- 
no  marauiglie  ,•  e  per  teltimonio  moftrauano  i  loro  proprii ,  tanto  naturali ,  ben 
tocchi ,  e  franchi ,  che  più  non  potea  fare  il  pennello  ;  ed  egli  artificiofamentc 
li  faceua  loro  anche  non  ricercato,  non  altro  premio  ta'lora  pretendead  o  e 
chiedendone,  che  la  lor  grazia,  e  la  protezione  ;  pregandoli  pofcia  alla  loro 
partenza, metterlo  in  confiderazione  a'fuccefsori,  cheTubito  gionti.aadaua  a  ri- 
uerire ,  dandoli  a  conofcere  ad  efsi,  e  a'ioro  Cortiggiani,  quali  anche  taluolta  di 
fuoi  belli  difegni  regaiaua.  Lofiile  flefsopraticauaco'gli  Auditori  del  Toro- 
ne ,  e  quelli  della  Ruota  BoJognefc ,  chiamandoli  poi  per  compari  nel  Battez- 
zo de'iigli  che  gli nafceuano,  facendofi  loro dimeftico,  e  famigliare.  Quelli 
poi ,  come  foreliieri  tutti ,  diuulgauano  nel  loro  ritorno  al  paefe  ,  ò  nell'  altro 
Cittd,  oue  a  nuoue  fìmili,  e  maggiori  anche  condotte,  e  cariche  auuantag- 
giati  veniuano3ladiluicortefi3,eìbuon  termine,  cintai  guifa  dilatando^  il 
(uo  nome  ,  onde  d'altro  a  que'  tempi  non  Ci  difcorreua,  tenendo  per  tal  via  mor- 
tificati e  badi  i  concorrenti, eforzandogli amoreuoliaflimarlo,eftargli  fot* 
to  T  arti  tutte  ,  e  finezze,  che  come  diifi ,  faceuano  impazzire,  per  così  dire,  i  po- 
ueri  Carracci  abbandonati  da  tutti ,  per  non  dire  aborriti  ;  vnito  ogn'altro  con 
Bartolomeo ,  e  con  Tiburzio,  col  Sabbatini,  Caluarte,  Procaccini ,  e  fimili ,  de* 
quali  oggi  poco  conto  vien  fatto  »  dalla  màfri'cra  Carraccefca  tanto  ogni  dì  più 
accetta  e  gradita,  battuti,  e  fpiantati.  Se  ne  vedono  de'marauiglioiì  in  tutte 
le  principali cafc  della  Citta,  chiedendoli  allora  ogn'vno  da  lui  folo  ;  ondo 
non  potendo  bene  fpeflo  refiftere,  li  mandaua  (malfime  s'erano  di  gente  balTa  ) 
a  farfeli  fare  a' ragazzacci  (così  chiamaua  anch' egli  Agoftino,  &  Annibale^ 
cheper  imparare  di  ben  oprarli,  lui  imitando  foggiongea,  li  dauanoa  buon-, 
prezzo ,  &  anche  in  dono .  II  Sig.  Marchefe ,  e  Senatore  Lignani  n'  hi  di  fuper- 
biflìmi  de' Vecchi  della  fua  Cafa ,  particolarmente  di  quattro ,  che  furono  infl- 
gni  nelle  g'oflre  e  ne'torneij  che  peròarmati  tutti  di  ferro, e  in  attitudini  bra- 
ue  e  bizzarre,  maflìmeconquell  armi  chetralucono,  e  che  abbagliano,  paio- 
no più  veri  che  dipinti;  altri  de' quali  in  profilo  con  la  vita,  prendendo  impa- 
ziente la  lancia  da  fpiritofo  paggiotto  portagli  ;  altri  in  faccia  ,  mollrando  di 
frettolofoparcirfi,  parchelafci  qualch'ordine,  eia  difcorra  con  qualcuno  ;  al- 
tri in  atcominaccioro  fulaiinar  con  gli  occhila  ciafcuRoinfomma  di  efiì  addac> 

tati- 


'BAZroL.  PASSEROTTI  ET  ALT  HI.       24^ 

cando  qucirazione ,  e  quel  gefto,  che  fu  più  particolare ,  e  frequente  alla  natu- 
ra,  &  al  gemo  di  quel  foggecto  ;  e  in  cai  guifa  non  figurandoli  fermi ,  ed  infenfa* 
■ti ,  mi  in  azione  ,  &  in  moto  >  e  perciò  coll'operazio  ne  aniaiandoli ,  ed  iftonan • 
doli, come  anch'cgli  talora  Apelle  ,  che  ricrafTe  Clito  amico  di.  Alefandro  in 
atto  di  montar  (ul  deftriero  per  ire  alla  guerra  >  &  vn  paggio  porgergli  la  celata: 
Neoctolemo  a  cauallo  in  attitudine  appunto  di  combatter  co' Perfiani  :  Arche- 
lao che  complimencaua  colla  moglie,  e  la  figlia  ;  eh  e  il  vero  modo  al  ritrattiftai 
di  renderli  anche  in  efli  folo  celebrato ,  e  famofo  ;  come  nel  fuo  difcorfo  di  Pit- 
tura auuerte ,  &  infegna  il  Mancini  ;  né  meno  badando  dar  loro  la  morbidezza! 
di  Tiziano,  la  finitezza  del  Belletti,  la  viuaciti  del  Vandyche,  e  di  Giulio,  mi  lo 
fpirito,  il  moto,  il  coitume,  e  ciò  infomma  di  che  dà  tanta  lode  il  Ridolfi  a  quei 
di  Parjs  Bordone  cioè:  che  Ji  componete  tal  volta  in  alcune  muentiom,che  factua,ac' 
ccmodaudogli  con  tal gratia,che no pareuano  >itratti,ma  cofe  formate  di  capriccio.  Cosi 
il Tentorctto  ne' primi,  ch'efpofe in  Merciaria  ,  canati  da  fé  medefimo  nello 
fpecchio  »  e  da  vn  fuo  fratello ,  finfe  eflcr  l'vno  fculcore ,  ponendogli  nelle  mani 
yn  modeletto,  l'altro  vn  fuonacore,  facendogli  tafteggiare  e  toccare  vna  cetra: 
e  in  quello  che  Agoftino  Carracci ,  fui  guHo  del  mcdemo  Tentoretto ,  mandò  a 
cafada  Venezia,  e  eh' oggi  è  nella  famofa  raccolta  de' tanti  Pittori  da  fé  ftcflì 
ritractifijche  ha  melfo  mlìeme  il  SL-reni(limo  Cardinale  Leopoldo  di  Firenze,chc 
con  la  bocca  aperta ,  e  con  quella  bella  mano  gellicnte  in  sì  diiSciie,  ma  ben'in- 
tefo  ifcorto ,  finfe  che  con  chi  lo  miraua  Ja  difcorreffe  ,  e  in  altro  moftrandofi 
orologiere.  Sono  poi  quefti  tanto  facilmente  operati ,  tondi,  e  teneri, che-» 
fembraHode'Carracci,  enonv'cchi  perdi  mano  di  elfi  giudicarli  auefle  alcun 
fcrupolo .  Così  tutti  credono  di  vn'altro  fimil  ritratto  di  vna  gran  Dama  pafla- 
ta  a  marito  in  quella  nobiliHìma  cafa,e  fecondiillma  madre  di  ventiduo'fìgliuoli, 
fra  quali  dodici  mafchi,  e  tutti  a  vno  llclTo  tempo  viui,  e  che  tutti  andarono  ,  di- 
cefi ,  ad  vna  guerra  inficme ,  così  morbida,  paftofa,  e  franca,  che  dopo  Tiziano* 
io  non  so  chi  più  farla  tale  auefle  potuto  :  non  fenza  però  gran  ragione  fiin.ò  an- 
che lo  Hello  Guido  i  ritratti  di  queft'huomo  ,  auendogli  più  d'vna  fiata  intefo  io 
a  dire  :  che  poteuano  ftare  al  pari  di  quei  de"  Carracci ,  e  che  dopo  Tiziano  non 
trouaua  chi  meglio  del  buon  Pafl'erotco  fatti  gli  auefle.  Difimilicosi  ben' effi- 
giati infiniti  fé  n'offeruano  in  tutte  le  altre  Cafe  nobili ,  e  Senatorie  ;  Bargellini» 
Bianchi,  <^aldenni,Maluezzi,e  che  so  io.  Famofi  anche  fon  quelli, che  fi  trouano 
fuore  in  ogni  Città  nelle  Galerie.e  ne'Studii,come,per  efempio,quelli,che  fi  có- 
{crueranno  m  Roma  preflb  i  Signori  Sacchetti,  compraci  dal  già  Sig.  Alefandro 
allora,  che  per  la  guerra  di  Vrbano  Ottano  con  Parma  trouandofi  in  Bologna, 
fece  acquifto  dello  Itudio  dell'Arlotti  minirtro  della  Dogana grolfa.morto  a  quc' 
tempi,oue  molti  ve  n'erano  così  belli,che  refcrifle  quel  Signore  al  Dmarelli.che 
gli  fu  mezzano  alla  compra ,  efler  ftati  tenuti,  e  giudicati  in  Roma  da]  Cortona, 
dal  Romanelli ,  dal  Sacchi,  e  da  ogn'altro  per  de'Carracci.  Pofsiedoio  nel  mio 
Studio  i  quattro  ritratti  famofiin  vn  fol  quadro  de' quattro  fratelli  Monaldini, 
che  al  fuouo  d' vi»'  antica  lira  da  vno  di  eflì  toccata  accordano  vn  guilofo  can- 

Hh  2  to. 


%44         PATtTE  ssconaj 

io  s  de'  quali  nìai  feppe  ben  decidere  Guido ,  né  Io  può  alcun  altro,  fc  d'Agoftf* 
no  Carracci ,  ò  fé  dei  Paflferotci  fi  deggian  dire ,  volendo  alcri  efl'erui  dèi  primo 
vn  riditolofo  cane  ,c  le  refte  ricocche  ;  e  del  1570.  ne  vidd'  io  vn  iìmile  a  inara- 
uiglia  bello ,  di  vn  vecchio  di  aobilillìmo  afpetco  ,  che  il  Canari  ùce  acquiftare 
al  Sig.  Lazarelli  >  Auditore  allora  della  noftra  Ruota ,  per  mandarfi  a  Lione  a  va 
tal  ruocorrifpondenteichegrinuiana  in  Francia; e  vidi  la rirpoila>  che  glicom> 
mccceua  ne  prendefse  pur  di  quel  carattere  quanti  trouar  ne  potefse  ,  perche 
al'solutamente  in  Parigi  non  fi  crouaua  minima  difficoltà  in  farli  pafsarc  per  ds^ 
Cartacei  fudetci. 

Non  è  però  che  alcri  quadri  di  ftia  inuenzionc  veduti  non  fìanfi  dentro  ItJ 
cafe  ,  e  dentro  le  Chiefe  ancora  fue  tauole  non  fi  ammirino  .  Dura  !a  memoria 
ancora  di  quel  fpauentofo ,  ma  ben  rifentito  Tizio>  che  lauoraco  di  afcolo,  &  an- 
tiquato, fece  efporrein  certa  Proceflìone  ad  vnfuo  amico,  e  moftrare  a  Car- 
racci ,  che  dopo  molte  confulte ,  e  contefe ,  conclufero  efser  di  Michelangelo, 
prime  cofe ,  e  fi  obbligarono  mantenerlo  per  tale  ;  e  fu  più  che  vero ,  che  la  ca-t 
ricacura  di  vn  bructiUìm'huomo ,  che  palpeggia  le  cinne  ad  vna  più  moftrnofaa 
e  ftomacheuole  vecchia ,  fterminatamente  dietro  di  eflì  a  bocc'  aperta  gridan- 
do il  riuale  ,  canto  piacque  ad  Agofiino ,  che  ne  volle  ricauare  vna  copia  ,  ch'era 
gid  nello  ftudio  del  Bafenghi;  fi  come  vn'altra  cauatoneauena  Profpero  Fon- 
tana,  pofseduta  già  dal  Sig.  Co.  Berò.  Hanno  vna  belliflìma  Madonna  con_» 
cerei  Santi  i  Signori  Cucchi ,  vn'altra  i  SjgnoriEargellini,&  infinite  fi  vedono 
che  non  aurian  mai  fine  &c.  Le  tauole  in  pubblico  più  vifibili ,  e  famigliari  fo« 
no  ,  in  capo  alla  fcala ,  che  va  nell'Oratorio  de'Poueri  vna  tauola ,  entroui  la  B<. 
Vcrg.  Afsonta  >  e  fotco  li  SS.Gio.  Batcifta,  Girolamo,  e  Franccfco;  Nella  Chie- 
/a  del  Borgo  di  S.  Pietro  Chnllo  moftrato  al  Popolo  da  gli  Ebrei,  nellAltar  Bot>» 
figlioli  :  In  S.Petronio  nella  Cappella  de'Macellari  la  tauola,  entroui  la  B.V.S.Pc- 
tronio ,  S.Piecro  Martire ,  &  altro  ;  Nel  Confeflìo  di  S.Pictro  all'Altare  Ambro» 
fini  l'Adorazione  de'Magi  :  La  tauola  dell'Aitar  maggiore  delle  Conuertite,  en- 
troui ChriftoCrocefifso,  eli  SS.Giacomo,  e  Filippo  laterali  :  Il  S.Tomafoair 
Altare  de'Notari  full'Archiuio  .-Il  noli  me  tangere  all' Aitar  maggiore  de'  Putti 
della  Maddalena  ;  S.Maria  Maddalena  (olleuata  da  gl'Angioli  nella  Chiefa  di 
detta  Santa  in  Galliera  :  La  tauola  nell'Altare  della  Confraterniti  di  S.  Domeni- 
co ,  miracolo  di  detto  Santo  con  gli  Ebrei  :  L'Arcangelo  Michele ,  tauola  dell" 
Aitar  maggiore  di  S.  Michele  del  Mercato  di  mezzo  :  La  Madonna  con  li  Santi 
Egidio,  e  Rocco  nella  Chiefa  di  S.Egidio  fuori  della  porta  di  ftri  S.  Donato  :  U 
Crocefifso  con  li  Santi  Girolamo ,  e  Francefco  nella  Chiefa  di  S.  Giofeppe  fuori 
di  Porta  Saragozza  ,  e  le  due  non  mai  a  baftanza  lodate  tauole,  quella  in  S.Gia- 
como maggiore  nella  Cappella  Battaglia ,  e  quella  della  Prefentazione  di  Maria 
fempre  Vergine  nell'Altare  delia  Gabella  grolsa ,  regiftraca  anch' efsa  con  mol- 
te delle  già  decce,&  altre  dal  Borghini,  che  ponendolo  fra  gì' akri  Pittori  fa- 
nofi,  de' quali  fé  non  compofe  interaraence le  vice»  toccò  almeno  i  menti 
mentre  anco  viucuaj  così  ne  fcrifse  « 

la 


^Anrot:  vàssezotti  Èf  2ifù     14; 

tn^ologna  è  Bartolomeo  Tafferotti,  pittore  di  chiaro  nome,  il  quale  da  principia 
imparò  l'arte  da  Iacopo  frignala  architetto,  e  pittore,efeco  andò  à  l{oma  dout  fece  gran 
{ìndio  nel  difcgoo .  Ma  fpeditoft  il  tignola  de'fuoi  affari  ,/e  ne  tornò  in  Francia ,  d'o»« 
de  era  venuto  ,  &  il  Vaijer'jt'o  à  Bologna  ^  e  Jcppo  non  molto  tempo  ritornò  à  I{oma ,  e 
ft  mi/e  à  latiorarc  con  Taddeo  Zuchero ,  &  aflai  tempo  dimorarono  iiifiemc ,  ma  venen- 
do il  !{oma  F.dcrigo  fratello  di  Taddeo ,  il  Va[krotto  prefe  cafa  [opra  di  fé,  e  fece  il 
ritratto  di  Tapa  Tio  Shunto  ,  e  del  Cardinale  ..Alefjandrino ,  e  pofcia  ritraffe  dal  viuo  il 
Tapa  fCregoiiì  ùecirnoter7;9  ,&  il  Cardinal  Guajlairtllano  ,  i  quali  ritratti  famiglia-' 
no  marauigliofamcTìte .  In  Bolcgnafcno  molte  opere  fatte  da  lui .  in  S.  Bajliano  è  fnct 
fua  tauoU .  in  S.  laeopo  vn'altra.  vna  in  S.  Giofeppc  fuor  delle  mura  .  vna  in  S.  Tietro 
Martire,  vna  nelle Gratie.  vnainS.Ttlaria  Tiladdalena.  t>na  inS.  Girolamo,  vna  nel 
Duomo,  vna  inS.  Tietro ,  &  in  molti  altri  luoghi  fi  veggono  delle  fue  pitture  tutte  de~ 
gne  di  lode .  Fa  vn  libro  di  notomie  d  '  offature ,  e  di  carne ,  in  cui  vuol  mofirare  come 
fi  dee  apprendere  l'arte  del  di/egnoper  metterlo  in  opra ,  eft  può  fperare  che  hahbia  ad 
ejfer  cofa  bella,  perche  egli  difegna  bemffnno;  efiàgl'altri  dijegni  ha  fatto  due  tejìe 
vna  di  Chrijìo ,  e  l  altra  della  y.  TU.  in  foglio  Imperiale  finite  in  tutta  perfettione  con 
ia  penna  ,&  ha  la/ciato  i  lumi  della  carta  ;  e  quefìe  fi  trouan  hoggi  in  mano  di  Frate 
Jgnatio  Danti  matematico  di  Sua  Santità,il  quale  le  ha  accomodate  in  vn  libro  di  difegnit 
ch'egli  fa  di  mano  di  tutti  i  valentuomini  dell'arte.  In  Fircn^^  ha  di  mano  del  Tafferotta 
Ciò.  Battisìa  Deti  yhuom  che  fi  diletta  molto  delle  belle  lettere,  vn  quadro  grande  in 
tela  di  colorito  gagliardo  à  oglio ,  doue  fono  in  vna  barca  i  marinari,  chepropofera 
V  enigma  à  Homero ,  eh'  è  fui  lito ,  e  da  l'altra  parte  è  vna  Zingana ,  enei  vifo  di  HO" 
mero  ha  ilTafferotto  ritratta  fé  flefìo,e  vi  fi  vegono  naturaliffime  le  acque  del  mare» 
&  alcune  conche  marine  ,&-vn  cane ,  che  par  vino .  Ha  etiamdio  otto  carte  difegna- 
te  con  penna ,  in  cui  fi  vede  vn  far  gagliardo ,  e  con  gran  rilieuo ,  &  vna  te§ìa  di  Zin- 
gana belliffima  pur  difegnata  con  penna  del  mede  fimo  maefiro  donò  il  Deti  al  Sig.D, 
Ciò.  Medici ,  che  come  intendente  delle  cofe  buone  la  tien  cara  :  molte  altre  cofe  fi  può 
credere ,  che  habbia  fatto  ilTafferotto  ;  ma  per  non  miefernote  non  ncpofiofauellare, 
Hoggi  intendo  che  fa  vna  tauola ,  in  cui  egli  dipingi  la  Vergine  Cloriofa,  eh  eft  rapprc 
ferita  alTempio,  itegli  per  quel  che  mi  vien  detto  dee  effere  intorno  all'anno)^. del- 
l' età  fna  ,efemprefi  va  nell  arte  con  lode  auuanT^ndo. 

E  tutto  ciò  è  Jo  fkflo  j  chem  queite  poche,  ma  fuccofe  parole ,  reRrinfe  il 
Bumaldi;  Bartholomeus  Taffarottus  Ti&or ,  quem  Loma'^us,  &  Borghinus  intcr 
notabiles  artifìces  enumerant ,  cuiusplura  vifuntur  publìcis ,  &  priuatis  in  isdibus  lau- 
dabilia  opera ,  in  quibusfere  femper pafferculum  ir.ferebat ,  tanquamfui  nominis  fym- 
bolum ,  vnde  iì'  propter  hoc  non  erit  admodum  difficile  fuos  ab  aliis  aiiorum  confimi'- 
libus  pi£iis  laboribus  difìmguere;  veriffimumque  efi  ipfum  in  artificiofa  delineationg 
flurimum  valuiffe ,  cum  fymelris ,  &  fìruSìurarum  humani  corporis  fuerit  fìudiofifjì» 
Tììits  >  €5"  callentiffimus ,  qui  etiam  bominum  ora  per  quam  Ctmillima  coloratis  infuper^ 
ficitbus  referebat  :dnos  genuit  filiosTièurtium  altcrum,  altcrum  TaffarottumnominCt 
fedfìbi  mfcrioresin  arte  expertus  efi»&c. 

fu  lodata  lafuafiancapenaa  dal  Ciglio  in  quel^i^ochivcrn; 


ì^ 


24(5" 


VATtTE    SECONDA 


Quindi  del  picciol  ^en  ce  w*  apprefentx 

Di  (ctelti  fpirti  valor of a  fchiera, 

Ter  cui  viu  '  Ella  ogn  '  or  lieta ,  e  contenta  » 

Il  Vajiarotto  con  fua  penna  intiera  . 
E  in  manco  parole  anche  dal  Vafari ,  che  non  potendo  occulcarne  la  notiziaJ 
per  la  ragion  che  fiegue  >  così  quella  reririnfe  nel  fine  della  vita  dell'Abbate  Pri- 
maticcio :  ^ggiugnerò ,  eh  efiendofi  egli  fatto  ritrarre  in  difegno  di  penna  da  BartO' 
lomeoTajferotto  Vittore  Bolognefe,  fuo  amicijfimo  ;  il  detto  ritrattoci  evenuto  nelle 
mani  ,e  l' hauemo  net  nofìro  libro  de  t  difegni  di  diuerft  "Pittori  eccell. 

Chi  fia  pofcia  vn  tal  Bernardin  PaOari)  che  qui  fìeguc  a  lodar  il  Giglio»  po^ 
ncndolo  forco  i  Bolo^nefi  : 

y  è  il  Taffaro  chiamato  Bernardino. 
efe  lofteffofiaj  che  ,  chiMXìindolo  Belardino  Taflerotti ,ippen3it\omina,  nello  ■ 
fue  Vite  il  Baglioni  (  il  quale  in  quella  del  Vignuola  loda  anche  Bartolomeo,  col 
riferire ,  che  il  detto  Vignuola  à  I{oma  in  compagnia  di  Bartolomeo  Tajìerotti ,  pit- 
tore di  chiaro  nome  fi  trasferì ,  oue  egli  tal  volta  esercitò  la  "Pittura,  e  dal  qual  deCCO 
caua(ì,auer  più  tolto  il  Vignuola  imparato  l'Arte  da  Bartolomeo,  che  Bartolo- 
meo dal  Vignuola.come  fdlfaments  afferifceil  BorghiniJ.iè  fapreidire.nè  ritro- 
uorsòcheilnoftro  difegnaua  egreg'iamente  prima  che  andaffea  RomajOnde 
quel  gran  Studio>the  foggionge  il  Borghini  aucr  colà  fatto  nel  difegno,farà  fiato 
forfè  delle  Statue ,  e  del  Giudicio  di  Michelangelo,  del  quale  ho  veduto  più  vol- 
te copie  di  queft'  huomo ,  che  paiono  originali  ;  tanto  fono  ginfti ,  e  infìem'  ar- 
diti neYegni;  doueua  perciò  egli,e  ben  potcua  attendere  al  bollino,  che  fareb- 
bero le  fue  carte  riufcite  mirabili,  come  in  giouentù  prouato  vi  fi  era,  vedendoli 
da  lui  cagliate  ceree  poche  cofe  nell'  opre  de'  noltn  Tagliatori  già  regiltcace* 


DI 


DIONISIO  CALVART., 


a  4P 


D  I 


D 


I   O   N   I   S   I 

C  A  L  V  A  R  T 


o 


E    D  I 

VINCENZO   SPISANI  GABRIELLE   FERRANTINI 
PIER  MARIA  DA  CREVALGORE 

GIO.  BATTISTA  BERTVSIO  SVOI  DISCEPOLI 
ET    ALTRI. 

A  più  perniziofa  «  e  detcftabife  auarizia  non  è  quella  dell'oròj 
che  finalmente  fottopofto  al  breue  fideitommidb  d*  vno  fcri- 
gno ,  fuol  lafciar  priuo  di  fé  fteffo  il  primo  lol  poflcffore  ;  ma 
ben  sì  quella  della  Virtù  >  che  non  comunicata  a  gli  a'Cri  >  non 
fouuiene  chi  n*  è  degno ,  e  capace ,  con  ecerno  danno  del 
Pubblico)  e  detrimento  del  Prollìmo.  L'huomo  na^ce  ali* 
altr'huomo  più  che  a  fé  fteffo, anzi  all' altr'huomo  faifi  vxi^' 
Dio  col  fologiouare,  tanto  proprio  delia  Diuina  Prouidcnza  j  che  però  fé  non 
degni  di  fcufai  di  qualche  compalììone  almeno  furono  qiie'  Gentili,  che  troppo 
incereflati  nel  proprio  vtile ,  eforbitarono  nel  culto  ,  adorando  per  Deird  que- 
gli Eroi ,  che  foli  alla  Terra  foffero  fiati  benefici .  E  che  perdettero  i  Greci  col 
partecipare  le  loro  leggi  a'  Romani  ?  certo  che  la  fama  della  loro  fapitnza  rofa 
dalTempOjC  deuoratadairObbIio,viue  fin'hora  foftenuta  su  quelle  dodici 
Tauole,chenell'efcrefcenza  del  Legale  Oceano  porteranno  fempre  a  galaj 
così  amoreuolc  partecipazione.  Viueri  fin  che  vma  il  Mondo  il  nome  dello 
Squarcione,  e  quel  grido  che  ottener  non  potette  come  gran  Pittore,  lo  con- 
feguird  come  grande  amoreuolc,  chiamato  con  eroica  antonomafia  il  Mac- 
ero di  cuuijauendo  con  tanca  abbondanza,  &vmanità  infegnata  loro  l'Are?, 


Il 


die 


2501  P  ATITE  SECOJ^DA 

che  ben  cencò  é  crentafecce  Hano  gli  aliieui  >  che  dalla  Tua  fecola  vfcirono  Maè- 
ftri.  Rifuoneri  Tempre  per  vna  parte  gloriofo  il  nome  di  Rafaelle  per  le  belle 
anche  operazioni  de' Giuiii,  de' PoJidori,  de 'Fattori,  de' Vaghi,  etant'altri» 
che  di  quel  primo,  e  gran  fonte  furono  vene  e  rufcelli ,  quanto  fcandalizzarono 
per  l'altra  gli  auari  timori  di  quel  Tiziano,  che  per  gelofìa,  non  folocaccioSì 
di  fcuola  il  Robufto ,  mi  non  perdonando  al  proprio  fangue,  impiegò  Fran- 
cefco fratello  alla  Mercatura,  fpauentato da vn fuo quadro  troppo  benfatto; 
acomcpcr  fimil  cagione»  efofpttro  licenziatoci  priadaGiorgione,  eprima 
Cìorgione  da  Gio.  Bellini  fi  vidds .  Non  così  Dionifio  Caluartc ,  che  fuori 
chedigiouarc  alProlfimo  coU'erudir  fcoIari,efareallicui,  moftrònonauc- 
re  maggior  genio,  e  premura,  infegnando  con  amore,  correggendo  con  pa- 
zienza, animando  colli  lode,  eco'premii,  tenendo  in  freno  col  timore,  e  col 
caligo,  ed  infommaintal  guifa  indefeffamente  infegnando,  che  dalia  fua^ 
fcuola  parimente  altrettanto  braui  Soggetti  ne  vfciffero,  e  fra  quelli  i  più  ce- 
lebri e  rinomati,  eh' abbia  veduto  il  noflro  Secolo,  come  vn  Guido,  vn'AN 
bani ,  vn  Domenichino ,  e  fimili  < 

Nacque  queft'huomo  in  Anuerfa ,  e  furono  il  fuo  primo  mefìiere  i  paeffi 
ali  '  vfo  di  quelle  parti ,  e  ne*  quali  altro  poco  piti  v'era  di  buono  che  la  mappa 
de  gli  arboreti  bea  diftinta?  e  battuta.  Inuogliatofì  d'auuanzarfi  anco  alle  figu- 
re, per  poterne  poi  arricchire  quelle  fue  verdeggianti,  &  amene  vedutele  per- 
ciò deliberato  d'andarfene  a  Roma  a  farui  quel  nouiziato,  pafìato  per  Bolo- 
gna, &ammiratauivna  così  piena,  e  florida  Scuola, rilolfe  non  voler  cercar 
altro ,  e  quiui  fermandofi  iccamminarui  li  fuoi  lludii.  Ciò  penetrato  &  intefo 
da'  Signori  Bolognini ,  fu  per  lorparte  offertogli  parlamento  in  quella  Cafa ,  e 
il  vitto  alla  rauola  propria ,  che  mai  priua  fividde  di  qualche  Virtuofo  di  Muli- 
ca,ò  di  Pittura , delle  quali  due  facoltà  fomnaamente  dilettaronfi,non  altro  da 
lui  pretendendo ,  che  la  foddisfazione  ftcffa  d'aucr  per  ofpite  continuo  vn  beli' 
ingegao.Piacque  a  Dionifio,  &  accettò  più  che  di  buona  voglia  il  partito  tanto 
perluivantaggiofo,  maffimeperla  libertà  lafciatagli  di  poter' iftudiare  fotto 
la  direzione  di  qualcheduno  di  que'Maeftri,prouedutogIj  anche  da  que"  cortf  fi 
Signori .  Fu  quelli  Profpero  Fontana,  che  poc*  ebbe  da  faticare  intorno  al  gii 
iftruttoGiouanetto,  con  tanto  feruore  poltoSadifegnare  dalle  carte  più  infi- 
gni  ,che  andauagli  fommininrando ,  e  da'rilieui ,  eh'  ebbe  anche  ad  auuertirlo 
più  volte  che  moderarli  douefle ,  per  non  foccombere  ad  vn'applicazione  rigo- 
rofa  troppo,  e  frequente.  Ammirandoli  intanto  i  fuoi  difegni  peri  più  finiti,  e 
corretti,  fu  auuantàggiato  al  colorire,che  ben  prefto  àpprefe,  come  che  dimez- 
zato in  quella  pratica  per  i  già  dipinti  paefi>ricopiando  nò  folo  le  cofe  del  Mac- 
ftro,  ma  dallo  Iteffò  pofto  a  bozzar  le  fue  tauole ,  feguitando  tuttauia  in  ciò  fare 
per  poc'anni,  mentre  abbandonato  improuifamente  il  Fontana ,  palsò  a  feruire 
nello  fteflb  affare  il  Sabbatini.  Qualdiciòfoffe  ilmotiuo,vario  ed  incerroèil 
difcorro:a]tri  vogliono  accadeffe  per  la  maniera  di  queft'vltimo  al  fuo  genio  più' 
confaccenceiepacccica,come  che  più  amoro  fa»  e  compita;  la  doue  Profpero  più 

caldo 


Diojjisio  c  Air  art:  151 

caldo  e  rifoluto  tiraua  bene  fpeffo  giù  i  lauori.e  finiua  alla  priftia.fenjsa  tanci  n'f- 
contri  e  ricerchi  :  altri  lo  Tdegno  prcfo  >  perche  facendo  di  Tua  commidìone  le 
lontananze,  e  'i  paelaggio  ncilc  lue  tauole,  glie  le  caffaua  quafi  affatto  il  Fonta- 
na, e  le  tnutaua , riducendole  alla  fua  maniera  più  mae(tra,  e  Facile, bufìtnando- 
gli  nello  ItcHo  tempo  quel  modo  troppo  finito ,  leccato,  e  (quel  eh  più  gii  fpia- 
t:eua  fencirgli  a  dirt  )alfiamingato  ;  come  fi  vede  Aicci-lso  nel  quadro  a  S.Maria 
delle  Grazie,  nell'Alsonta  de'  Signori  Paleocti  m  S.  Pietro ,  e  fimili .  Comunque! 
fiali, pafsò, come  diflì,rotto  Lorenzino,e  l'aiutò  limilmente  ne'  quadri, la« 
uorandoui  dentro  fotto  il  fuo  difcgno  ;  come  fu  nella  noitra  tauola  in  S.  Giaco- 
mo ,  ouc  colorì  queir  A  rcangcio  Michele  con  tanto  beli'  impallo ,  e  vaghezza, 
che  poco  più  v'ebbe  che  ritoccare,  e  che  aggiongerui  il  ntiouo  Precettore;!' 
jftcfsofuccedendo  nella  bellifsima  Afsonta  delle  Suore  de  gli  Angeli,  poco  dall' 
idelso  ritocca,  e  finita ,  come  fi  vede .  Auuenne  dunque  che,  creato  Sommo 
Pontefice  il  Card.  Boncompagni,  della  cui  Cafa  Pittore  ordinano  era  già  il  Sab- 
bacini ,  e  perciò  farro  fubito  chiamar  alla  Corte  da  Sua  Santità,  che  ne  rirenne 
fempre  concetto  sì  grande ,  che  folea  dire,  non  trouarfi  in  Roma  l'vgualc  ;  con- 
dufse  feco  il  Fiammingo,nó  meno  per  (oddisfarc  alle  feruoiote  di  lui  inflanze  di 
Vedere  con  si  bella  occafìone  quella  Roma,  alla  quale  erano  fempre  fiati  diret- 
ti i  fuoi  primi  penfieri ,  che  per  viucre  egli  certo  di  auer  feco  vn  giouane  da  po- 
terfi  promettere  gran  cofe  in  ogni  più  arduo  lauoro,  e  quel  che  era  più  ,  hucnu. 
dabbt  ne.finccro,  e  fedele,e  fecondo  infomma  il  cor  (uo.  Così  fu  per  1  appunto, 
perche  dichiarato  quegli  da  SuaBeatitudine  capo.e  foprintendente  a'iauor  ,che 
far(ì  colà  doueuano  a  Pallazzo ,  come  nella  fua  vita  fi  difse , e  perciò  leuati  molti 
Pittori,  e  quanti  trouar  potettcìa  Dionifio  fole  appoggiò  la  maggiore ,e  pnnci- 
pal  cura,  che  fu  di  far  que'cartoai  ombrati,  lumeggiati,  ben'  infomma  aggiufta- 
ti  ecoEnpiti,  cauandoli  con  tutta  foddisfatione  di  Lorenzo,  &  ammirazione 
di  quegl'  altri  da  piccioli  penfieri ,  ch'ei  gli  difegnaua  su  carta  azzura ,  e  lumeg- 
giata ói  biacca .  Non  meno  poi  del  gran  fondamento  dei  Fiammii  go  campeg- 
giò la  dabbenaginc ,  e  la  fedeltà  ;  perche  conofciuto  iVtiIc,  che  da  si  intelligen- 
te ,  ed  affaticato  Oltramontano  trarre  auriano  effi  potuto  ,  gli  furono  addoflo 
coloro ,  fra'  quali  particolarmente  vii  Marco  da  Faenza ,  ch'auea  pollo  la  mira 
a  fatleio  compagno.e  fuiarlo  dal  Sabbatini;  mi  nonfolo  rifiutò  di  fare  vn  tanto 
mancamento,  che  di  tuttoauuisòftmpreilMaeftro,c  di  quanto  altro  andaua 
alla  giornata  occorrendo .  E  ben  poi  vero ,  che  anche  qui  (lucco  di  quelle  fog- 
gezioni , ed  impegni ,  ch'egli ,  e'  huom'cra  malenconico  più  toflo ,  e  fofpetto- 
fo.apprendeua  portale  alla  fua  diletta  quiete  e  ritiratezza  ,  la  hbera,  e  gio- 
conda conuerfazione  ài  tanti  operarli ,  volle  lafciar  il  Maellro ,  e  da  fé  ritirarli, 
ad  oggetto,  e  coni  fcufa  d'cflerfì  trasferito  a  Roma  piuperifludiare,  che  per 
operare ,  più  per  far  da  principiante ,  cht  per  mollrarfi  prouetto ,  e  perciò  vo- 
ler'lui  trattenerfivn  par  d'anni  a  tutte  copiar  quelle  ftatue,  tutti  difcgnare  idi- 
pinti  dillafaelle,del  quale  altrettanto  fiprofclsò  là  deuoto,  quanto  prima  nel- 
la Lonibardia  del  Corcggio ,  del  Parmigianino  ,  in  Bologna  di  Nicolò  dell' Ab- 

li    2  bate. 


i5s  PAtTE    SECOfiDA 

bate ,  e  del  Tibàldi .  Md  non  sì  torto  ebbe  quelle  folo  ricaue  i  che  adornàtto  M 
Loggia  de'Ghigi  in  Trafteuere ,  che  peiitico  di  pili  coli  tractenerfi ,  e  fmaniofo 
di  ben  prefto  tornare  alla  fua,bella  Bologna  (  foleua  egli  appellarla3  andò  a  dar- 
ne patte  al  Maeftro»  e  da  lui  torfi  congedo.  Spiacque  non  men  che  la  prima» 
quefta  feconda  rifoluzione  a  Lorenzo  ;  perche  diuulgacofi  per  tutta  Roma  l'ag- 
giuftatotantOjC  polito  modo  del  difcgnare  di  quelto  fuo  {colare ,  la  maggior 
parte  de'pezzi  del  quale  j  ricauati  di  lapis  roflb  da  quella  Loggia >a  forza  di  gran 
denaro  eftortigli  dalle  mani  da  fenfali ,  andauano  con  incredibil  Uima ,  &  am- 
mirazione paffando  d'vna  nell'altra  mano  de'Dilettanti,  e  de'Pittori  fieni,-  e  per- 
ciò ricercato  dal  Card. d'Efte,  amatore,  &  intendente  diqueftaprofeflìonej» 
condurgli  vn  giorno  il  sì  brauo  difccpolo,  auea  promeflb  feruirlo,  e  quel  ch'eri 
più,  farglielo  anche  vedere  difegnare  all' improuifo ,  e  di  memoria  vn'anoto- 
mia  compici/Ilma ,  con  tutti  li  fuoi  mufcoli ,  vene, offa,  &  ogn'altra  parte ,  con 
tanta  franchezza,  e maeftria,  chen'aurebbe  trafecolato.  Lo  pregò  dunque 
ad  efiet  feco  almeno,  prima  di  partire,»  baciar  i  piedi  a  S.  Santità,  colla  qiialcji 
auendo  auuto  molte  volte  difcorfo  fopra  la  fua  perfona ,  s'era  lafciata  intende- 
re l'aurebbe  vifto  volentieri  ;  e  fimilmente  a  nuerir  l'Efte ,  che  l' ifteflo  brama- 
ua  ,  limandolo  all'vltimo  fegno  ;  ma  difficilmente  n'ottenne  il  confenfo ,  caua- 
togli  pur  di  bocca  a  forza  di  fupplicata  grazia ,  e  a  titolo  più  tofìo  d' vbbidien- 
za  al  comandamento  di  lui  fuo  Maellro,  che  di  cortefia  come  amico.  Così 
adunque  fucceffe,  con  quanta  foddisfazione  del  Cardinale,  con  altrettanta  reni- 
tenza del  timido  Okramontano,  che  pregato  in  tal  congiuntura  adifegnare 
qualche  cofa  in  fua  prefenza,  acciò  che  lo  Itile  e'I  modo  di  operare  a  lui ,  che 
affai  ben  difegnaua ,  fi  facefle  noto  e  palefe ,  fi  pofe  a  fare  vna  mezza  Madon- 
na col  Figlio  in  braccio,  con  tant'aflanno di  cuore ,  e  paflìon  d'animo,  maffi- 
me  che  il  Cardinale  flandogli  dimefticamente  fopra  attentiflìmo,  la  finiflta  gli 
tenea  fuila  fpalla ,  e  la  defira  fui  fianco ,  che  pareua  prouafle  i  dolori  di  morte» 
Ammirò  ad  ogni  modo  il  valore  del  Caluarte  quel  Porporato  ,  &  alIora_j 
anche  più  lo  conobbe,  e  lodollo ,  che  moftrandogli  con  fuo  gran  riftoro ,  e  con- 
tento la  fuperbifHma  raccolta  de'  difegni  di  tutti  i  più  valenti  Maeflri  d' ogni 
fcuola ,  non  folo  feppe  Dionifìo  conofcerne  tutti  gli  Autori ,  md  gionti  ad  va.» 
nudo  di  Michelangelo  di  que'  del  Giudizio ,  e  a  due  figure  di  quelle  di  Rafaelle 
nella  fcuola  d'Atene  ,rauuertì  non  effere  originali ,  ma  da  lui  fatti,  e  copiati  dall' 
opre  medefime,  ancorché  in  qualche  luogo  mutati,  così  comandatogli  da  vn 
tal  Pomponio ,  che  glil'auea  commeffi;  e  che  per  l'appunto  era  ftato  quello» 
che  aflùmicata  poi  quella  carta ,  e  fattala  venir  logra  a  loco  a  loco  >  gli  auea^ 
venduti  per  originali  al  Cardinale,  come  fucceffiuamente  vcrifìcoflì ,  confeflan- 
dolo  allora  colui ,  e  chiedendone  perdono,  che  fi  vidde  conuinto .  Non  mino- 
re poi  dimoflrof?ì  la  pufillanimiti  di  queft'huomo  quando,  non  fcnza  contraili, 
e  fatiche  condotto  a  baciare  i  piedi  al  Pontefice,  fi  trouò  così  conflernato,e 
fmarrito ,  ch'ebbe  a  farne  marauigliare  infieme ,  e  ridere  S.  Santità ,  che  accor- 
ufìpiù  allora  asternrfì  »  cheeeccaua  fargli  animo  *  inccirogacoio  fé  dunque.^ 

ve- 


Dlon/SIO  CALP'ATiT.  ajj' 

yéfuni  grazia  chiedefls  >  &  auucone  in  rifpofta ,  non  alerà  fé  non  d'eflcre  lafcia» 
co  andar  via ,  datagli  la  benedizione ,  lo  po(e  in  libercà  ;  alTai  fpìacendogli ,  che 
consì  fpropofìcaci  cimori in  fé ^c(^o quella  vircù auuiltfse  Sa  abbada^Te ,  che  fua 
intenzione  faria  ftau  innalzare ,  e  premiare. 

Tornò  dunque  in  Bologna,  ed  apertaui  fcuola  >  non  ^  può  dire  qualCj  e  quan- 
to fofle  il  concorfo  de'fcolari  nonfolo,  ma  dell'  opre ,  che  commefie  venman* 
gli  ;  maffime  allora ,  che  lontano  prima ,  poi  morto  il  Sabbatini ,  per  le  Mona- 
che NouÌ2ze,e  per  le  nouelleSpofe  faceuafi  dipingere  il  rametto  al  Fiammingo; 
end'  è  che  tanti  per  tutto  fé  ne  vedono  non  folo  in  Bologna  (  fra'  quali  i  tre  bel- 
liilìmipreflbiLocatellijCioèledue  Flagellazioni diuerfe,  l'Agarre  .d'Annon- 
ziata  ftupendiflìma  in  cafa  Lignani  )  ma  fuori  ancora,  come  que'tanti  eh  '  erano 
in  Roma  nel  primo  Calino  della  Vigna  Lodouifia»  cfprimenti  cosi  viuamente 
tutta  la  pafsione  del  Redentore:  Que' duo' preflb  i  Signori  Ginetti  :  Il  tanto 
compito  fponfalizio  di  S.  Caterina  fri  Jc  pitture  de'  Signori  Spada,&  vn'altro  tri 
quelle  de 'Signori  Falconieri ,  e  fimili  >  ne'quali ,  come  piccioli ,  e  più  compati-* 
bile  (  fcufandofi  per  diligenza  in  efsi  douuta ,  e  compitezza  )  quel  fare  troppo 
leccato,e  manierofo,  fuperato  tuttauia  nell'  opere  grandi  ancora  dalla  (ingoia-* 
rità  de'penfieri ,  dall'abbondanza  delie  figure ,  così  ben  dillinte  e  difpofte ,  da 
vna  douuta  efprefsione  d'affetti ,  dalla  flella  grazia,  e  vaghezza ,  che  trafle  in_, 
gran  parte  dal  Sabbatini .  Non  è  però  che  in  tauole  da  Altare  non  poneffe  ab- 
bondantemente le  mani  ,e  che  infinite  non  gh  ne  toccaffero  Tempre,  che  a  que* 
tempi  s'ammirauanO  per  molto  belle,econfìderabili  al  pari  di  quelle  di  tant'al- 
tri  Maeftri,  che  allora  fiormano.  Riconofcanfi  dunque  fra  l'altre  queftc,  che 
alla  memoria  mi  verranno,cioè  :  Nella  Chiefa  di  S.Domenico  all'Altare  de'Luc- 
chini  lafpiritofa  insieme,  e  deuota  Santifsima  Nonziata,  il  compito  difegno 
della  quale  hanno  \z  Serenifs.  Altezze  di  Tofcana  ;  Di  non  inferior  grado  la_» 
bella  tauoUna  all'Altare  de'  Palmieri  nella  Chiefa  della  Compagnia  della  Santif. 
{ima  Triniti,  oue  con  sì  fiera  attitudine,  e  viua  mouenza  impera  il  Tira  nno,  che 
fi  conduca  ad  efler  faettata  S.  Orfola,  che  con  graziofo  motiuo  volgendoli, 
deride  il  fuo  fdcgno ,  moftrando  ch'ella  folo  al  Cielo  ha  volto  i  fuoi  penfieri: 
In  S.Petronio  il  fiero  Arcangelo  Michele  alla  Cappella  Barbazzi ,  tanto  lodato 
da  Guido,  &ofl"eruato,  prima  che  nel  fuo ,  che  andò  a  Romane'Capuccini, 
ponefle  le  mani  :  Nella  Madonna  dfelle  Grazie  quelle  beli  'Anime  Purganti,  co* 
fuffragii  da  quelle  ardenti  fiamme  liberate,  e  che  lìnilmente  furon  vedute  olTer- 
uarfi  tanto  dal  Guercino  allora,che  le  fue  per  S.Paolo  llaua  lauorando:  La  mae- 
llofa  tauola  della  Cappella  maggiore  di  S.Gregorio.oggi  de  PP.dcl  ben  morires 
Nella  Chiefa  de'Serui  la  gran  tauola  di  tutti  i  Santi ,  fra'  quali  qui  in  principal  ve» 
duta  il  S.Pietro,  il  difegno  del  quale  trouafi  prslTo  il  Serenissimo  Card,  de  Medi- 
ci j  e'I  S.  Onofrio  preflb  la  porta  picciola  del  Coro  :  I  n  S.  Giacomo  maggiore  la 
tauola  del  S.Rainiero:Nella  Chiefa  delle  Suore  della  Santifsima  Triniti  la  Tauo- 
Ja  di  Mosè  ,che  vede  il  Roueto  ardente ,  ed  in  quelle  di  S.Gio.Battifla  l'Annon. 
2iata  )  a  come  vn'aUra*  che  credo  più  colto  di  fuo  aliieuo;  da  lui  ricocca  m  qusU 

..  le 


1^4  PA7ÌTE   SJSCO^DA 

le  di  S.  Leonardo  all'Altare  de  Lindri  :  A  S.  Leonardo  alle  Carceri  la  flagellazio- 
ne di  Chrilto  :  Entro  la  Chiefa  della  Confratcrnicà  di  S.Giofeppe  la  tauola  all' 
Aitar  maggiore  :  Nella  Chiefa  vecchia  di  S.  Lucia  vn  gran  quadro  d'vna  B.V.  io, 
gloria  d'Angeli ,  trasferita  poi  fopra  la  porta  di  dentro  della  Porteria  iiuouaJ 
A  S.Michtle  inBofconelConfcisiola  tauolinagraziofa  di  S. Pietro,  che  con- 
degna le  chiaui  a  Clemente  ;  8c  vna  non  infenore,di  Chrifto  che  rifana  ogni  for- 
te d'infermi ,  entro  la  Cappella  sì  ben  ornata  dell'infermeria ,  co'  Santi  Laterali 
d'vn  fuo  allieuo ,  da  lui  ritocchi .  Nel  compito  Palagio  nel  Comune  del  Farne» 
del  Sig.  Mafsimiliano  Bolognini,  nella  noua  Cappella  in  cafa  da  lui  nfiibbricata 
il  fuperbifsimo  frefco  fui  muro  traportato,  contenente  la  Depofizione  del  mor* 
to  Redentore:  Nelle  antiche  fianze  fopra  i  camini  lacopiofilsima  Fucina  di 
Vulcano  fabbricante  la  rete  per  prender  il  feroce  Marte  ,  che  con  la  Dea  della 
bellezza  fi  giace:  La  vaghifsima  Semelc  che  attende  Gioue,  e  nella  volta  della 
falalagraziofaFamajt  le  tefìediterretta  gialla  fullc  porte:  Nella Chicfa  Par- 
rocchiale di  S.Maria  Maddalena  della  Terra  della  Porretta  nell' Aitar  maggiore 
tn  Noli  me  tai  gere,&  in  quella  di  Cafalccchio  nella  Sagreftia  la  B.V.fopra,chc 
appare  a  S.  Lucia  ,e  S.AppolIonia,  che  con  si  bella ,  e  graziofa  attitudine  fi  vol- 
gi ,  alzando  le  luci  a  rimirarla  :  In  S.Profpero  di  Reggio  nella  prima  Cappella  a 
man  ritta  la  B.  V.  in  trono ,  in  paefe  con  colonne  di  dietro ,  e  panni ,  e  che  fo- 
fliene  il  graziofo  Bambino ,  quale  porge  non  so  che  a  S.  Appollonia ,  che  genu- 
flefla  l'adora ,  con  molti  Angeli  ,che  fuonano  Ikomenti  :  e  quàli  tutt'cpre  me- 
ritariano  (  il  confeffo  )  per  le  loro  tante  parti  buone  ,  che  pt  r  entro  vi  fi  troua- 
no,  l'efler  defcritte  e  lodate;  ma  perche  vedo  ch'oggi  appena,  con  tutte  l'Jltre 
de'Pittori  di  que'tempi ,  fon  refe  degne  di  guardarli ,  al  contrario  de'  fcientifici 
Cartacei, anzi  dopoidi Guido,  del Domenichini, dell'Albani,  del  Guercino.  e 
(ìmili  altri  Moderni ,  che  fempre  le  notarono ,  le  confiderarono ,  fé  n'approfit- 
tarono ;  per  non  iflancare  quefli  nofìri  ritrofi  Odierni ,  hù  volfuto  lit  ucmcntc 
ttafcorrere ,  paflando  perciò  dalla  ftanz3,oue  furono  da  elfo  dipinte,  alla  fcuola 
più  tolto,  oue  infegnò  a  gl'altri  il  dipingere;  non  potendofi  egli  ad  ogni  peggio 
negare  quel  tributo  d'odi  quio  e  di  rifpetto ,  che  fé  gli  deue ,  per  edere  flato  in 
quella  parte  (  più  anche  forfè  di  qualfiafi  altro  noltro  paefano)  benefico  alla_j 
noUra  Patria  j  benemerito  di  efsa ,  e  degno  infomma  che  al  fuo  merito  drizzaf- 
fe  le  ftatue ,  non  che  la  prefente  mia  narratiua  tutta  fi  diftondefsc  ,e  terminafse 
ìnelogii.  Troppo  s'affaticò  egli  fempre  per  i  filo'  alluui,  leggendo  loro  le^ 
regole  di  prolpettiua,  sì  bene  in  efse  da  Profpero  fuo  primo  Precettore,  ed  in 
ciò  peritifsimo  jifirutto  ;  mofirando  perciò  loro  di  collocar  bene  il  punto  alla 
debita  veduta, degradate  con  ragione  i  piani,  &  inefsi  farbenpofarle  figure: 
moftrando  la  notomia ,  e  tutte  dichiarando  le  parti  dell'vmana  ilruttura ,  nomi- 
nando i'afsa  tutte,  i  nerui ,  accenando  le  compagini ,  e  legature  d' efse,  diuife  e 
l'vna  con  l'altra  afsieme;  dichiarando,  ed  efemplificando  gli  ordini  dell  Archi- 
tettura ,  e  ia  loro  conuenience  necefsita ,  e  debita  applicazione ,  giufla  i  tempi» 
B  luoghi»  k  Hotis»  e  f^itick  rapptefcnuce.  Auutaendoli  poi  di  quegli  erro- 

ri»  ^ 


DlOf^JSIO  CAL^ATtr.  4y5 

ti  >  che  più  facili  ad  incorrerui,  fogliono  rendcrfì  i  meno  ofserùàti  ;  fcoprendogli 
le  parti  migliori ,  le  più  fcelte,  e  le  più  intelligibili  »  all'  oppo/ìco  delle  diffectofe, 
delle  dure ,  &  odiofe ,  ancorché  pofsibili ,  e  vere  .  Di  quante  carré  famofe  fino 
a  quell'hora  fofsero  fuori  vfcite'(  e  eh  '  efsere  vna  volta  folcano  la  più  frequen- 
te pratica .  e  dilettazione  de'noftri  Artefici ,  che  tanto  iftruirfi,  e  rifucgliarfi  fen- 
tiuano  dalla  inucnzionc  >  e  ricchezza  di  quelle  del  Durerò ,  di  Luca  d' Olanda ,  e 
d'AIcograuio  ;  dalla  erudizione ,  e  giuftezza  di  quelle  cauate  da  Ratàellc  da  no- 
ftri  Marcantonio ,  Bonafone,  da  Martin  Rota ,  Marco  da  Raùennaj  Agoflin  Ve- 
neziano, e  fimili:  dalla  grazia  ineffabile,  e  dal  viuacc  fpirito  di  quelle  del  Par- 
migiano,  e  da  lui  {kt(so  tagl iateall'acqna  forte  ;ò  da  Vgo  da  Carpi  in  legno  con 
le  due ,  e  le  tré  ftampe ,  ò  col  bollino  dal  Caraglio  )  proucdendo  la  (uà  fala ,  dal- 
le mura  anche  della  quale  pendeuano  appefì ,  come  per  trofei  della  Comma  fua 
prouidenzain  tutto,ecortefia,i  piùfdmofi  bafsi rilieui ,  i  piuinfignigtttijlc 
più  Angolari  tefte.i  più  ricerchi  tor/ì  che  andafsero  in  volta  ;  non  altro  mag- 
gior falcidio  prendendoli ,  che  in  prouederfene  d' altronde ,  e  bufcarne  de'  fin- 
golari,  e  reconditi;  come  allora,  che  da  Gio.  Bologna  fuo  intrinfeco  trafsc-» 
quelle  due  tefte  greche,  che  il  buon  Statuario  ricauate  auea,  con  tanto  rifchio, 
quanto  a  ciòfarc  era  pena  la  vira ,  dalla  famofifsima  Galena  del  G.  Duca ,  a  fer- 
uigi  del  quale  era  trattenuto  a  Firenze  ;  e  con  impaziente  allegrezza  poi  parte- 
cipandole fubito  alla  fcolarefca  turba,  contro  ilriceuutone  anche  diuieto:  ed 
infomma  nò  tralafciando  parte  intentata,che  vtile  e  profittcuole  fi  fofse  imma- 
ginato efsere  a' iuoi  diletti  fcolari,  quali  anche  le  fefte  partitamente  fecocon- 
ducea  fuori  di  qualche  porta  della  Citta  ,  giuocando ,  come  vfauafi  allora ,  alla 
piadrella,  finche  gionti  a  qualche  oHeria»  che  dei  miglior  vino  auefsegridOf 
li  reficìafse. 

Ma  perche  ogni  dritto  hd  il  fuo  rouefcio  ,  e  la  Virtù ,  e  il  valore  poche  volte 
fcompagnato  fi  vede  da  qualche  vizio ,  ò  diffetto ,  duo'precifamente  furono  no- 
tati ,  de'  quali  parue  non  andar  efente  queft"  hucmo  tanto  per  altro  buono,  fin- 
cero,  e  corte  fc.  Il  primo  fu  l'ira,  come  pronta  in  luiadaccenderfi,  così  faci- 
le ad  ellinguerfi ,  e  perciò  tollerabile .  Fu  il  fecondo  l'auarizia,  poco  compati- 
bile per  vfarne  concinuamente ,  e  fino  alla  morte.  Quanto  al  primo,  lafciò 
così  traportarfi  tallora  dalla  fmoderata  pafiìone  d'ella,  che  diede  in  ecceflìi  gri- 
dando per  ogni  picciolcofaadalta  voce,  battendo i  piedi,  anzi  battendogli 
fcolari,  iSi  in  guifa  caluolta,  che  rompendogli  la  tefta,  faceffc  grondar  loro  il 
fanguc ,  ancorché  dopo  quel  caldo  rauucducofene ,  fé  ne  pentiffe ,  piangeffe ,  ne 
I  addimandalfe  perdono.  Cosi  allora  fu  appunto ,  eh'  ebbe  a  dolerfi  tanto  d'auef 
!  così  indifcrctamente  mortificato  quel  buon  vecchio  di  Federico  Zuccheri, 
mentre  palpando l'vltima  volta  per  Bologna,  e  fermatofi  qualche  poco  incafa 
de'  Signori  Cafah,  faceadofi  moflrare  quel  gran  Virtuofo  l'opre  tutte  dì  quefto 
Fiammingo,dcl  quale  tanto  era  il  grido  anche  in  R  orna,  ne  difle  ciò  che  gli  par- 
ue concedere  la  Tua  fuprema  intelligenza ,  e  la  pittorica  liberta ,  netta  da  ogni 
Cifpetco  i&  adulaziOQC  ^perche  «  ò  che  le  male  lingue  troppo  ne  alceralTero  li 

rap- 


25^  PATITE    SECOf^DA 

rapporto,  ò  che  s'incontraflequell'hora,  che  più  dell'altre  aueffeaccefa  \£2 
bile,  fattofi  far  fpalla  a  duo' de' più  brauifuoigicuani,  incontratolo,  lo  sfidò  a 
chii:derfi  ambi  entro  viia  fìanza,  e  difegnardi  memoria  e  ali 'improuilo  dei- 
nudo  ,  di  an  jitomia ,  di  profpettiua ,  ftorie ,  fauolc ,  e  ciò  che  più  fi  Tolcfle  ;  ag- 
giongendo,  altro  voleriii  per  farfi  creder  grand'  huomo,  che  il  malignare  col  dir 
mai  d'altri,  che  gli  artificiidi  veftir  feta ,  cinger  (pada ,  e  condur  dietro  il  pag- 
gio ;  fcufandofi ,  e  tutto  negando  il  Zucchero,  e  con  dolci  parole  ricercando- 
lo, e  pregandolo  di  riconciliazione,  reciproca  corifpondenza,  e  buona  ami- 
cizia. E  ben  poi  vero  che  pensò  vendicarfene  a  tempo  Federico,  e  fece  più 
danno  a  fé  fteflb,  che  male  al  nemico  (  tanto  s'accieca  ciafcuno  nelle  proprie 
paffionij  donando  la  fua  così  debole  tauola  della  B.  Caterina ,  fattagli  fare  per 
il  Corpus  Domini  da'Signon  Bentiuogli ,  e  rifiutata ,  a  Padri  delle  Grazie;  e  fa- 
cendola ,  eh'  è  peggio ,  riporre  preffo  la  così  bella  dell'Anime  Purganti  del  Fia< 
mingo,  con  quella ifcrizione  ,  che  fotto  anch'  oggi  vi  fi  legge: 

FEDERICVS  ZVCHERVS 
BEAT^  CATHERINi£  PINXIT,  ET 
INVIDA  LINGVA  TVLIT    • 
OCVLIS  NON  FICTIS  HOC  OPVS  MVNERE  DEDIT 
ET  DONO  GRATIARVM  TEMPLO  DICAVIT 
-       IN  GRAHAM  R.  P.  M.  HiERONYxMI  HONOFRII  ROMANI 

PRIORIS 
V  ANNO  SALVTIS  i6oS.  £T  AVCTORIS  .€TAT.  69. 

Quanto  ai  fecondo,  chi  puònonauuertire,e  chi  diflìmulare  quella  Sordidezza» 
chenon  fapeu  a  almeno  così  nafcondere,  che  fuori  non  trafparifTe  negli  abiti 
fleffi,  chele  ccpriuanonon  folodi  robbabadajC  vantaggiofa.màlogri,  e  rap- 
pezzati; quelle  così  vecchie,  e  rattoppate  fcarpe  ,  quelle  latcuche  così  lor- 
de, e  fozze?  Quella  mfaziabilità.che  lo  rodeua  fempre  di  nuoui  guadagnifqueir 
indifcrete  riprefaglie  su  poucri  giouani  di  qualche  copia  ,  ò  prima  operetta  da 
effi  loro  tentata ,  al  quale  auido  intento  più  tofto ,  che  a  profirto  de'  medefimi, 
troppo  rigorofamence  aggiongono  poi,  diretta  fofle  la  follecitudine ,  con  che» 
procurauai  loro progreiii ,  affrettando  tanto,  e  premendo  che  valentuomini 
riufcilTero?  Così  appunto  fuccefle  col  Pveni,  coli"  Albani,  è~con  altri,  a"  quali 
facendo  ridurre  le  fue  tauole  grandi  in  piccioli  rami  ;  ad  altri  colorirne  col  fuo 
dileguo ,  acciò  in  tal  guifa ,  diccua ,  s'auuezzaflero  a  far  animo ,  ad  arrifchiarfìi 
a  fuegliarfi, ritocchi  poi  chegliauefle,  efitauaperdifuamano,  vendendone-» 
quantità  incredibile  a  Mercatanti ,  che  tenendone  ccmmiflìoni  di  Fiandra,  ous 
ftranamente  rifuonauail  fuo  nome ,  coli  mandauanli ,  guadagiiandoui ,  e  talora 
raddoppiandoui  fopralo  fpefo.  Quindi  è  che  non  tutte  le  diuote  tauoline.i 
rametti, e  le  mezze  figure,di  tante  e  tante  che  veggoniìjfue  fono,ancorche  per 
tali  tutto  dì  fpacciate ,  e  credute  ;  come  ben'  anche  è  poi  vero,  che  riconofconli 
alle  volte  migliori ,  per  contenere  vnpiù  bel  carattere,  come  auuiene  in  quelle 
inafsime  dcili  iudetti  Albani ,  ^  Guido ,  che  moictano  più  nfoiuzioae  ipiù  fape- 

te. 


re,  più  faciliti.  Tutto  ciò  che  qui  fcriuo,  e  che  cammina  per  le  bocche  d'ogni 
Pittore,  mi  fu  più  volte  anche  detto  e  ratificato  da  Vincenzo  Spifani ,  vno  de' 
piùmode(ti,coftanti,&  vbbidicnti  giouani,  che  da  lui  andaflero  ad  appren- 
der l'Arre  ,  li  quale ,  dopo  fatto  affai  buono,  onde  folo  bozzaua  tutci  quafi  i  fuoi 
quadri,  &  altri  da  fé  faceua,  fi  fcordò  fece' anni  nella  fualtanza,  patteggiato 
fcmpre  di  fpcranze  e  ài  promeffe  ,  che  mai  ebbero  effetto ,  e  che  finalmente  Io 
necefsitarono  da  lui  partirfi  ;  che  altrimenti  l' aurebbe  feguito  fino  alla  morte. 
Lofupplicò  più  voltea  rinonziarglj  que'lauoripiu  triti,  e  dozzinali,  che  non 
era  fuo  decoro  per  fé  prendeflfe  ;  che  mfinc  que' quadretti  almeno,  che  da  fc 
cacciandofi  di  cefla,  e  ftudiando  fcarabocchiaua ,  per  fé  non  togliefiejm» 
non  auendone  mai  che  cattiue  rifpofie ,  eflcre  egli  vn  temerario ,  e  goffo  in- 
(ìeme ,  voler  far  da  Maeflro  prima  d'cffcr  tale ,  fu  forzato  aderire  finalmente  al 
replicarogii  più  volte  confìglio  d'vntal  Biccaro  Macellaro ,  che  bene  fpeflb ca- 
pitando da  Dionifio  (  fotto  la  difciplina  del  quale  auea  pofto  vn  figliuolo ,  che 
qualche  poco  dipinfe  poi ,  md  non  in  modo  di  gran  riflessione  degno ,  e  ài  fil- 
ma) non  folo  fu  contento  di  comprar  qualcuna  di  quell'opre,  che  Vincenzo, 
fenza  faputa  del  Maeilro  e  d'afcofo  inuentauafi;  ma  crouaragli  flanza  fulla_, 
piazzuola  di  S.Lorenzo  a  Porta  Stieri,  volle  che  ad  ogni  modo  da  quelle  mifc- 
rie  vfcifle  ,la  propria  viltà  fcuoteffe,  e  quelMaeftro,  che  giàdiuenutoera,fi 
dimoftraffe.  È  ben  poi  vero,  che  raumfìo,  ma  tardi,  il  Fiammingo,  andandolo 
a  ritrouare ,  e  piangendo  più  volte,  gli  ne  chiedefse  perdono,e  la  fua  fticichezza 
fempre  accufafse  ,  non  ad  altro  fine  però ,  che  di  dargli  poi  tutto  m  vna  fol  vol- 
ta, per  ifgrauio  anche  di  fua  cofcienza,  e  dell'anima  fua,  promettendogli  di 
lui  raccordarfi  nella  fua  morte ,  e  nel  fuo  teflamento ,  già  che  non  auea  figliuo- 
li, e  lui  in  tal  grado  cenea  ,e  per  tale  fuifceratamente  amaua  ,  che  poi  non  efe- 
guì,ò  nonpuoteefeguire  ,  vietandolo  forfè  Ja  moglie,  chefattafilafciar  eredcj 
vniuerfale  ,  tenne  ogn  vno  indietro  nell' vlrima  infermiti  del  Manto ,  e  partico- 
larmente Vincenzo ,  che  fupplicaua  potere  almeno  baciar  le  mani  per  l'vltima 
volta  al  fuo  caro  Maeflro;  così  per  lo  più  auucnendo ,  che  quando  non  fi  fi  alloc 
che  fi  può,  non  fi  può  far  poi  quando  fi  vorrebbe. 

Mi  non  Io  perdiamo  così  prelto  quefl"  huomo  degno  di  viuer  fempre,  e  per- 
fiftendopuranche  inqueùa  fua  tenacità  altrettanto  deplorabile,  quanto  com- 
mendabile la  fchietta,  &  aperta  liberalità  del  fuo  comunicato  a  tutti  fapere ,  ag- 
giongiamo  anche  com'egli  quello  diff.cto  auefle  a  generargli,  prima  del  tempo 
che  morir douea, la  morte;  voglio  dire  la  fleffa accaduta  al  mifero  Polidoro» 
all'infelice  Domenico  Veneziano,  d'efifervccifo,  affafEnato,  fcannato,  e  in- 
fomma  impedito  da  vn  fine  violento  ed  efecrabile,  finirei  fuoi  giorni  natural- 
mente in  vn  letto .  Così  certo  appare  da  ciò,  che  qualch*  anno  prima  di  morir 
gli  fucceffe  ;  e  fu  che  vna  tal  mattina  fui  leuar  del  Sole ,  entrato  in  carrozza  ben 
chinfa  ed  incognito  il  Cardinale  Giuftiniani ,  Legato  allora  di  Bologna ,  e  par- 
ziale della  Virtù,  e  della  dabbenagine  di  queft' huomo,  fi  portò  a  cafafua,  e  fat- 
to con  gran  ftrepico  e  ftetca  buffare ,  e  con  non  minor  difficoltà  aprir  la  por- 

Kk  ta; 


258  PATITE  SECONDA 

ta» balzato  dentro,  &  incontratolo  fcefo  a  mezza  fcala,  che  quafiaffatto  fp©- 
gliato  gli  veniua  incontro ,  lo  fece  con  gran  fatica  rifalire ,  e  feguir/ì  in  certa_» 
ftaiiza  di  Copra ,  allegando  egli,  la  Camilla  edere  anche  in  letto ,  e  tutto  fofTopra. 
Quiui  con  eflo  lui  rinferatofi ,  lo  cominciò  ad  interrogare  oue  tenefle  li  dena- 
ti I  che  douelTeben  predo  a  lui  confignarli  >  non  ad  altro  effetto  da  lui  portatoli, 
né  ad  altro  fine .  Sofpefo  il  Fiammingo ,  ed  atterrito ,  cominciò  con  voce  tre- 
mante a  negar  d'aucrnefommaconfiderabile,  e  appena  quanto  baflaffe  3lla_, 
fpefa  di  duo'mefi  per  la  Cafa;  mi  ftrettofegli  addofio  il  Legato,  e  vokatofì  ver- 
fo  il  lettOj  gli  comandò  ne  douelTe  tirar  fuori  il  Cofano ,  che  ini  fotco  fìaua  afco- 
fo,  cacciandone  fuorc  le  tredici  mila  lire>  che  tutte  in  monete  trabboccanti 
d'oro, chiufe  in  quello  teneaj  fpecifìcandogline  poco  meno  che  tutta  la  quan- 
titi ,  e  qualici  d'elle ,  ad  effetto  però  folo  di  trouarfi  poi  vn'  inueffitura  valida ,  e 
fìcura,  ò  di  deporfì  in  tanto  fu'J  Monte  di  Pietà.Ringraziaffe  in  tanto  il  Signore, 
che  gli  folle  ita  bene ,  e  n'aueffe  fcampatala  vita ,  perche  la  tal  notte ,  che  tro- 
uarfi folo  in  Cafa  douea ,  rimafte  la  Moglie ,  e  la  feruente  fuori  ad  vn  Calino  S 
dormire,  per  la  tal  fìnellra,  eh 'aueua  la  ferrata  di  legno  ,doucua  entrar  gente, 
che  Itrozzatolo  nel  letto,  ò  fegataglila  gola  ,  douea  torgli  quel  denaro.  A  sì 
f unerto  auuifo  qual  reftaffe  Dionifìo  s'immagini  ciafcuno  :  di  tanca  forza  fu  l'ap- 
prenfìone  ,che  ifuenutca  pie  cadette  del  Cardinale,  che  aperto  l'vfcio  pez- 
chiamar  foccorfo ,  vidde  entrar coraggiofa ,  quanto  più  negletta  e  fcom porta, 
più  finceramente  bella  la  Camilla,  che  vfcita  prima  dal  letto,  e  fuggita  nellcj 
contigue  ftanze,  s'era  poi  raffazzonata,  e  racconcia  alla  peggio.  Datafi  con 
grand' animo,  &  intrepidezza  a  foccorrereil  caduco  Conforte  ,  non  sì  toflofi 
fùriauuco,cheimperiofa  efeuera  voltatali  a  fgridarlo  anch' effa,  e  di  tutto  in- 
formata anmprouerarlo,  e  correggerlo,  comandauagh  fare  quanto  per  fuo 
bene  efortaua  i  1  Sig.  Cardinale,  ringraziando  in  fine  Sua  Signoria  Illultriilìma  di 
tanta  premura ,  e  carità  ;  md  non  feguendone  poi  altro  buon'  effetto  ,  fuor  che 
l'aiTicurarfì  il  denaro  fnl  Sagro  Monte,  e  che  fors'anche  non  curofli  ella  s'inue- 
ftifle,  per  poter  poi  a  fuo  tempo.porui  fopra  le  mani ,  morto  che  foffe  il  marito, 
come  feguìpoc' anni  dopo;  fatta/i,  come  toccai  fopra,  lafciar'vniuerfal  ere- 
de ,  con  pochi  legati  per  l'anima ,  e  con  minor  dimollrazione  di  amore  e  cariti 
verfo  ifuoi  eredi,  non  però  neceffarii,  sì  che  di  rigore  cofa  alcuna  pretender 
potcffero, nella  forma  che  fìegue  ,  e  che  coffa  per  la  minuta  originale  del  fuo 
teftamento  fra  l'altre  mie  notizie  trouato,  fenzapiù  potermi  raccordare  chi 
me  ne  fauorì ,  come  non  mi  fi  fcordara  mai  il  fauore  ,  conferuando  a  fìa  chi  fi 
vuole  eterne  le  mie  obbligazioni.  InClmfìi&c.  yimen,  Cum omnium  mortalium 
&c.  DifcrettiS,  &  prudens  D.Dionyfius  quon.alteìius  D.Dionysij  Caluart  ^Muerpienfis 
fìBor,  Cr  diuturnus  Bononitehabuator ,  nunc  Capella  S.TiJarixde  MafcarellafanHS  &c. 
&  corpore  nolens  &c.  ittm  prò  anima  (uà  reliquit  ditix  eius  Tarochia  S,  THaru  de  7^1  a- 
jcarella  vnaru  tortiam  cer£  albxponderis  hbrarum  trium  proilluminatione  SS.  Corporis 
Chriflt  dum  celcbrabH»tur  7W;/j<t .  Item  eodcm  Iure  legati  reliquit  bufpitali  paiipcrum 
pHeromm  S.  Maria  Ma^dakiix  Jub  d.  Candii  S>  Mam  ds  IHaJcardla  commorantium 


DIONISIO   CALFART,  25^ 

foli J OS  quìdugmtahoìu  Item  eodem  iure  legati  mandauit  fìatim  ftquuta  eius  morte 
ctkhran  mfiasS. Gregory  in  Cap.ipfius  teftaloris  in/uffiragiutn  animx  Jtt*,&  per  infra- 
fcriptamhxredem  fatisfìeri  de  competenti  mercede ,  fett  eleemofiva  Captllano  d.eius 
Tarochiie .  Item  iure  legati  reliquit  DD.  Fratribus  S.  Tiìarix  de  TUafcarella  librai  -pi- 
tyjnti  bonon.cum  onere  celcbrandi  duo  affitta  à  mortuis  prò  anima  d,D.Teflatoris,vide' 
licet  vnum  fìatim  pofì  mortem  d.D.Tefìatoris  cum  Ttliffisdcctm ,  &  almdfìmik  die  fé- 
ptima  prò  eius  anima .  Item  iure  legati,  ac alias  omni  meliori  modo  ,ìure,  ria,  caufa, 
&  forma  qutbus  magis  ,  &  melinsvalidius,  &  effìcatius  fieri  potuit,  &  potrfl  reltquit 
D.  lacobo  l^anoì  eius  Nepoti  ex  D.  jinna  eius  forore  confanguihea  de  ^titucrpta ,  et 
forfan  alijsfratrtbus,[cu(ororibusdi£ìi  lacobi  yanosfolidos  quinq;  bon.cthocpro  cm- 
nieo,ettoto,quodd.  lacobus  ,et  alij  vt  fupranominati  petere  corifequi ,  aut  praten- 
dere pofj'mt  in  bonis ,eth£reditate  d.  D.Te^atoris quacumq;  ratione ,  "pel  caufa.  In 
omnibus  autcm  alijsfuis  bonis  mobiUbus,  &  immobtlibus ,  iurtbus  quoq;  &  adionibus 
t.im  pnefentibus  ,  quamfuturis ,  ac  alijs  ad  ipfum  Teflatorem  tempore  eius  mortis  quo- 
modoltbet fpelìantibus  ,  &  qua  quomodolibet[pe£ìabunt,infìituitt  &  ore  proprio  no- 
mtnauit ,  &  efje  voluit  eiushxredem  vniuerfalem  bonelìam  mulierem  D.  Camillam  q, 
D.  Ioannisde  Brinis  eius  T:>xorcm,qus  ad  libitum  fux  ItberA  roluntatis  poffit  de  ■pniuer- 
fa  hcereditate,  &•  boms  hxreditarijs  ipfms  Teftatoris  tam  inter  viuos  ,quam  in  >Uima 
voluntate  difponere ,  printer  quam  fattore  D.,/llberti  de  Brit.is  ,eiufdem  D.CamilU 
fratris,  aut  etusfiliorum  ,  &  dckendentium ,  ac  haredumt  &  hoc  quia  dtxit  ipje  Te- 
fiatar  de  juo  babuiffe  in  varijs  vicibus  ,&  oc$afìonibus  tam  ex  mutuis  pecuniarum  eis 
fj.8is ,  alias  non  reflitut.  quam  ex  mobilibus ,  c5"  apparatibus  d.  D.  CamilU  non  habi- 
tisfciltem  integraliter, licei  bona  fide  per  eum  confeijatis  ,ac  alias  diuerpmode,^  ex 
alijs  dignis,&  rationabilibuscaufis  animufuum  mcuehiibi*s,omni  meliori  modo,  iure» 
■pia, caufa,  &  forma  quibus  magis,  &melius,  et  (fjìcatius  fieri  potuti ,  €tpoteil,et 
hanc  et  e,  cafj'ans  etc.  rogans  etc,  u4dum  et  e. 

Ed  ecco  come  varinole  cofediqiiefto  Mondo  ,  dichefuccede  de' noAri  ac- 
quici» e  d;ll'  accumulate  ricchezze  ■)ma(Iìme  allora  che  non  abbiamo  figli , 
cornea  queflo  Pictore  interuenne,  e  quei  ch'èpeggio,come  bene  fpeiìo  in  po- 
co tempo  fi  confuma  da  gli  altri  ciò,  che  da  noi  con  canti  (udori,  fatuhe,  e  tra- 
uagli  fu  porto  affitme  !  perche  non  sì  tofio  ebbe  ferratogli  occhi  i'pouero  vec- 
chio,che  volendofi  co  pili  foddisfazicne  approfittare  dello  flato  matr  nioniale 
la  fpiritofa  Vedoua  ,(ì  trono  anch'  ella  ingannata  dalle  fue  ptcfìcnrcIuzioni>e 
ca(ii^,ara  del  fuo  troppo  intereliatOtSttìo,- venendo  tutto  ciò  infelicemente  a 
perdere,che  ficuraméte  per  fé  ritenendo  nel  celibato,  la  pctcua  far  viuere  ricca 
e  contenta.  Non  sì  predo fpofata fi  vidde al  fecondo  marito, gicuane, e  digra- 
do eccellentiliìmo,  percffer  Dottore  ,  che  fu  forzata  a  piangere  fcialaquato  il 
contante  ,  venduto  fuccelfiuamenrc  non  so  che  luoghi  di  Monte,  e  finalmente 
imbrogliate  anco  lecafe,  che  due  eranoattaccateinfieme, nncotro  la  Chie- 
fa  della  Mafcarella  ,allo  fcoperto,  primo  acquifiodcl  Caluarte,  perefimeifi 
dalle  pigioni  non  folo,  ma  cauarne  anche  di  molte  da  gli  altri,  ritenuto  per  fuo 
folo  adoprare  il  più  comodo  appai  tsmento  d'vna  di  eflc  j  e  due  ftanze  a  baflo. 

Kk     a  Io 


'160  PARTE    SECONDA 

Io  fon  rigorofo  in  qiiefte  mie  narratiue  (  ii  confcflb)  e  con  troppo  forfè  di  li- 
bertà» non  meno  che  ccnfari  l'opre,  condanno  i  difetti  de  dotti  Artefici  :  Mi 
ho  creduto  così  richiederfi  ad  vn  fimil  genere  di  fcriuere  ,  ed  eflere  intrinfeca_. 
qualici  dell'  opre  critiche  (  quale  protelto  elTer  anche  la  mia)  vna  sì  fatta  licen- 
za. Scriuo  qui  Vite  >  non  ceflo  elogi)  ;  flendo  relazioni  >  non  formo  panegirici. 
Se  occultar  voleiiì  le  azioni  che  meritan  biafmo ,  palefar  folo  le  degne  di  lode, 
qual  credito  ritrouarci  predo  i  Dotti  ?  Così  de  dirfi  il  male,  che  il  bene ,  fé  la_. 
Storia  non  vuol  perdere  il  fuo  più  bel  pregio  ,  anzi  l'vnica  fua  eflenza ,  eh'  è  la 
Verità.  Tanto  m'infegnarono,frà  gl'altri  Antichi  Scrittori  di  Vite  appunto,  vn 
non  punto  rifpetteuole  Suetonio  in  que'  fuoi  primi  Cefari  ancora»  che  rcffero  il 
Mondo  je  fra  Moderni,  vn  feucro  molto  G.Nicio  Ericreo  in  que' fuoi  primi 
Letterati  del  (uo  ,  e  nolìro  Secolo.  Ho  prefo  in  ciò  norma  ed  efempio  dal  tan- 
to applaudito  Anteflgnano  di  tutti  noi  altri,  e  Macftio,il  Vafari  nelle  incere,  e 
precife  Vite  di  vn  \id(iro  Amico,  d'vnGiatEone,d' vn  Andrea  del Caftagno» 
d'vnTorrigiano  ,d  vnBactio  Bandinelii,  d'vn  Sodoma;  fenza  ciò  ,  che  andò 
toccando  in  quelle  di  Bufalmacchio ,  del  Cocignuola ,  di  Filippo  Lippi ,  di  Pie- 
tro Perugino,  di  Pietro  di  Cofìmo,  di  Mariotto  Albertinelii ,  di  Baliian  del 
Piombo,  di  Girolamino  da  Carpi,  del  Torri,  del  fuo  Gherardi,&  in  altre,  oue 
più  certo  di  che  faccia  io,  diede  campo  franco  alla  cenfura.  Conobbe,  quan- 
to a  ben  condire  la  fua  grande  Stona  ,  gicuarpocellero  que'piccofifali,quegl* 
agri  mordaci ,  che  di  quando  in  quando,  ò  pungendo  i  gufii ,  ò  folleticando  gli 
appetiti,  alloncanaflero  da  elfi  la  fazieta;  e  quanto  doucfs'ella  con  gl'efempii, 
quella  veraMaefira  de' tempi,  erudirci,  a  non  meno  fuggire  i  dannati  vizijjche 
a  feguire  l'efaltate  Virtù.  Ma  eccolo  già  Dionifio  in  corpo;  ecco  il  fuo  cadaue- 
re  nella  Chiefa  de'Seriiifopra  vn'alto  feretro  efpoflo,fe  iióal  pianto  di  chi  altro 
fine  non  ebbe, che  tutto  ereditare  il  fuo  aiierc,commiferato  da  chi  da'fuoi  infe- 
gnamenti  tutto  tralTe  il  ben'  effere.  Alla  funebre  pompa  della  pace  e  falute.pre- 
gata  folennemente  all'anima  fua,accoifero  co'loro  futfragii  i  Sacri  Miniflri,  fu- 
rono prefcnti  i  pietofi  amici, &  interuenne  ogni  Pittore, non  eiclufone, dicono, 
l'ifkfloLodouicOjChe  i  fuoi  ACCADEMICI  INCAMINATI,  de'qualigià 
l'auea  egli  conrtituito  perpetuo  Giudice,e  Cenfcre,tutti  fcco  conduflc  a  quella 
Chiefa  di  funebri  grammaglie  ammantaca,a!le  quali  non  mancarono  anch'efll  i 
Poeti  di  appendere  Pindarici  tributi, de'  quali  però  altro  non  relia  vino ,  che  vn 
Sonetto  in  forma  d'Epitafìoperla  fua  fepo!cui-a>che  fi  vede  ftampato  forco  il 
I  (5i  I.  in  va  libro  di  Rime  di  Cefare  Abclii,  che  ne  fu  l'Autore,  ed  è  quello  ; 

In  Morte  del  Sig>  Dionigi  Fiamingo,  Vittore  celeberrima* 

Lt4  fili  famofa  man ,  eh  '  il  pia  famofo 
"Pennel  trattale  in  qutslo  marmo  è  chiu/aì 
^n^i  yirtit  diuinamcnte  infufa. 
In  Ingegno  ammirando  »  f  glonofo. 


^        Dioms/0  calvatìt:        %6i 

M  fepolcro  fmeilo  >  e  dolorofo 

Ogn  almit  giaccia  fqualida ,  e  confufa , 
Defolata  ogni  tela ,  egra  ogni  Mufa  * 
Il  color  fcuLorito ,  e  tenebrofo . 
Dionigi  è  morto ,  il  gran  Dionigi ,  hor  quale 
L' Mte  haurà  più  con  che  Natura  imite  « 
^rte  popente ,  e  magiflero  eguale  ? 
Che  dico  morto  ?  al  Ciel  le  piume  ardite 
Spiegò ,  non  può  morendo  ejfer  mortale  i 
eh  in  r/iill  '  opre  fue  viue  ha  mìllt  vite . 
Si  come  in  edere  mancienfìpur'anclie  per  difgraziajin  luogo  remoto  ed  ofcuro, 
in  vn  pilàftfo  della  detta  Chiefa  de'  Serui,quell3  picciola  lapide  fepolcrale ,  che 
moflo  acompaljione.fè  dirizzargli  il  Siy.Fantucci ,  tanto  di  quella nobiljifsiia' 
Arte  parziale ,  e  degli  Artetìci ,  nella  fegucate  forma  : 

D.  O.  M. 

DIONYSIO    CALVART 

CIVl     ANTVERPIENSl 

PICTORI   CELEBERRIMO 

CVIVS    PR^SFANTIA    IN    TERRIS 

ET   PROBITAS    VIT^   IN    COELO 

EVM    .flTERNANT 

O  B  I  I  T     DIE     XVI 

KALEND         APRIL 

ANNO  ^• 

M    D  C    X  I  X 

Del/e  infinite  opre  riraarte  a'prfuari,  lononRò  a  infaftidire  il  Lettóre, fi 
comsdc'compiciUlmifuoi  difec^nj.  che  nelle  più  cofpicue  raccolte  ficonfer- 
uano,  e  che  in  quella  del  mio  Serenifs.  Padrone  e  Principe,  Sig.  Card,  de'  Me- 
dici arriuano  al  numero  di  trent'otto,  auanzi  però  tutti  delli  tanti  e  tanti  an- 
dati oltre  1  Monti  ;  memorando  folo  l'altroue  accennato  fuo  copiofiffimo ,  c-» 
ben  difpolto  (oggetto  delle  rapite  Sabine  >  dal  franco  bollino  del  Sadeler  iata- 
gliacoconiottoui: 

B^pma  nouis  flabat  km  meenibus  atq;  mirorunt 

R^obuie,  nec  Hirpis  fpes  erat  vlla  nona» 
Ixlici  aiifpicio  raptx  venere  Sabinx 
B^omuleum  foUAS ,  perpetuumq;  gemi* 
Dionifto  Calloert,  m.  I.  Sadler  Sculp-  Tetrm  de  lode  excudìt. 
Non  memoro  fimilmenteque' tanti  Difcepolijche  dalia  fiia  fcuora  vfcirona, 
che  fono  infiniti,  maiiime  facend'iode'più  principali efpreflamente  la  vita>elr- 
fciidomi  impoiubik  ildiii  ditu!;ci>  ed  a  q,uauco  pecciòfoU  ce&iDgeadomi,  che 

Éi- 


i6i  P  A^T  E    SECOVDA 

furono  i  più  fede  li ,  e  piti  coftanti  feguaci  di  fua  maniera ,  e  fra'  quali  in  primo 
luogo  ripongo  il  già  memorato 

VICENZO  SPISANO ,  chiamato  comunemente ,  e  corrottamente  lo  Spi- 
fanelli  j  e  il  Pifanelli)  del  quale  le  già  principiai  a  dire  ,  hora  profeguifco  in  rac- 
contar tutto  ciò,  che  da  lui  non  occorreua  intenderti ,  fapendo  ben  egli>  eflerne 
io  al  pari»  e  più  d'effo  informato  ,  ed  è:  che  io  non  anche  compiuoi  tré  luftri, 
quando  poco  lungi  da  cafa  noftra  ad  abitar  venne  pouera  Donna  ,  che  d' altro 
non  fapeua  viuerc ,  e  farfi  le  fpefe ,  che  (  come  dille  colui  )  de  acqun  portare ,  e 
^/e'p4««i/it«<ire  jaiieua  cortei  vn'vnica  figlia  per  nome  Tarfia>!a  più  bella  gioua» 
iKi  a  mio  credere,  che  formar  fapefle  Natura;  e  quel  ch'è  più,  cosi  onorata  ,e 
modefta.che  mai  fi  trouò  chi  di  vederla  ,eben  rimirarbramafVe,  che  non  fea- 
tiik  ben  preilo  cangiarti  la  curiofità ,  e  la  dilettazione  in  riuerenza ,  e  rifpctco. 
Solo  il  temerario  Tarfi,giouane  fiero,&  ardito.e  che  nelle  paglioni  amorofcche 
furono  finalmente  la  fuaruina  e  la  morte  ,  sfrenatamente  abbandonandofi> 
s'auanzò  tant'  oltre ,  che  difperato  far  breccia  nella  tanto  inutilmente  battuta 
coftanza  della  figliuola ,  Ci  diede  alla  violenza  e  a  gì'  inganni.  Staua  nell'  iltella 
cafa  va' altra  pouera  lauandara,  che  in  ogni  occorrenna  feruendo  laTarfia.c 
regalandola  di  quando  in  quando  di  fiori ,  e  d'altre  bagattelle,  che  riportar  fin- 
gea  da' luoghi,  ou"  era  ad  imbiancar  chiamata ,  s'era  tutta  cuadagnataia  fna_i 
confidenza.e  raftetto,mà  non  in  modomai,cheafauoredi.irappaflionatogio- 
nane,  chea  forza  di  denari  l'auca  corrotta,  aucfle  potuto  introdurre  vn  fjldo 
difcorfo,  rompendrglieue  ella  Tempre  il  filo  la  giouane,e  flranamcnte  fdegnan- 
dofene,  onde  difperaca  abbandonato  auelTel'imprefa.  Si  reliòdunq;  conque- 
fta,  e  fi  concertò,  che  la  feguente  fera ,  che  auea  ia  madre  a  tornar  tardi  a  cafa, 
per  douerfi  trattenere  quakh'hore  della  notte  da  non  so  qual  Signora  accm- 
porre  i  panni,douelle  egli  il  Taflo  afconderfi  nella  camera  di  coflei, coperto  da 
certe  fafcine>e  mentre  a  lei  calaffelaTarfiapertrattenerfi,  finche  tornacela 
Madre,  come  in  fimile  occorrenza  fcmpre  praticato  auea, addorniétandofipoi 
per  lo  più  prcflb  il  foco,  vfcendo  egh  fuorepian  piano  ,  con  vn  pannolino  al'a 
mano  coprendole  il  volto ,  e  ferrandole  la  bocca ,  Ci  che  vedere ,  né  gridar  po- 
telle,  atterratala  per  trauetfo,  portar  fé  la  douefle  fuor  della  porticella  dere- 
tana ,  a  tal'edetto  dalla  donna  lafciaca  aperta ,  e  ponendola  entro  vna  carrozza 
iui  pronta,  di  tutta  carriera  portarfela  via.  Volle  la  buona  forte  ,  anzi  Iddio 
benedetto , pariial  d\fcnfore  dell'  onella ,  che  la  fera  llef^a  in  che  cadde  il  vitii- 
pcrofo  concerto  ,  calando  accidentalmente  laTarfia  per  farfi  accendere  il  lu- 
me, trouato  fuor  del  confuetochiuioi'vfcio,  eientitcui  difcorrere  fotto  voce 
vn'huom  dentro, poigefse  curiofal'orecihio,c  tanto  che bóiJar  le  potefse,dell* 
indegno  trattato  fentilsela  trama;  onde  pian  piano  ritiratafi,  rifalitelefcale, 
edetto  alla  Madre  ,nonefseruila  pigionante,  il  tuttoaici  tacefse,pernon  le- 
uar  remore,  e  cagionare  gridalefinijcon  diilurboc  fcandalo  del  vicinato;  ru- 
minato tra  fé  la  notte,  che  douefse  far  il  giorno  ,  rifolfefakiarfi  iniprcuifamea- 
ta  ia  cafa  noIìra>  come  fegui  ;  perche  lUto  cucco  il  giorno  con  l'indegna  pigio* 

naiue 


VmCEJiZO  S PISANI.  2^3 

nàiitè  allegramente  al  folico ,  non  sì  torto  fonata  l' Aue ,  cominciò  ad  imbriinirfì 
la  fera ,  che  toltofi  da  lei  congedo ,  per  a  lei  ritornare  a  vn  hora  di  notte,  e  trac- 
teneruifi  fin  che  mamma  tomaffe  ;  raccorciatafi  i  crini ,  e  sii  tiratafi  i  panni  fino 
alginocchio,inuoItafiin  vn  vecchio  ferraiuolo>  che  trono  entro  rna  cada  i  già 
di  Tuo  Padre>e  tiratafi  vn  cappellaccio  che  par  v'era  su  gli  occhi, pa{lando,e  cam- 
minando quel  poco  di  ftradajchc  inrerponeafi,vedemmo  cópanrci  d  improuifo 
auantiquefta  bella  mafchera  della  Pudicizia  ,  raccontandoci ,  con  vn  cerco  ti- 
more mirto  di  tifo  e  d'allegria  i  tutti  gl'atti  di  sì  felice  tragicomedia .  In  quali 
fmanie  poi  daffe.e  in  qua;  furori  quella  bertia  del  TalTo  accortofi  fugg.ta  l'aUata 
pudica  j  non  fì  può  che  capire  imifurandolo  dall' immenfità  del  fuo  impegno. 
Voile  trucidar  la  ruffalda,  come  che  di  tutto  quella  aimifando,  auefl'e  menate 
doppie  le  tauole .  Tirandofi  i  capelli  voleua  percuoter  fé  rteflb  >  voleua ,  e  mi- 
nacciaua  di  trouar  la  fuggita»  di  rapirla  di  doue  fi  forte,  al  difpetto  decaccia- 
nafi,  e  maligni  dirturbatori  degli  altrui  buoni  fini,  epenfieri;  md  fattogli  in«. 
buona  forma  intendere ,  ch'egli  a  fuoi  fatti  badafle ,  e  per  quanto  ftimaua  la  vi- 
ta, non  ardifle  batter  più  quella  ftrada ,  e  cercar  della  giouane  ,  fcordatafela  a 
forza ,  fi  riinife alquanto,  intraprendendo  vn  viaggio,  e  in  altro  modo  fpaflan» 
dofela_. . 

Hor  tornando  a  Vincenzo,  che ,  come  fopra  nella  vira  del  fuo  Maertro  fì  diC- 
fé ,  non  potendo  più  refiftere  all'  infopportabile  auidita  di  erto,  fu  neceffitato  a 
ritirarfi ,  &  aprir  da  fé  ftanza ,  come  quello  eh'  era  il  più  accreditato  allieuo  del 
Fiammingo,cominciò  ad  auer  tanto  che  fare,che  più  bramar  non  potea,  quan- 
do rifoluto  finalmente  di  prender  Donna,  che  alla  Cafa  attendefl'c,  configlia- 
toui  altresì  dalla  Diamante  fuaforella,  e  di  non  inferiori  bellezze  della  Tarfiaj 
quefla  appunto  fé  chiedere  per  ifpofa,  con  noftra  gran  merauiglia  ;  perche  fa- 
pendo  molto  bene ,  come  fé  gli  fé  dire  anco  e  nfpondere ,  elkr  ella  vna  pene- 
rà giouane ,  che  altra  dote  dar  non  potea  ,  che  quella  triplicata  che  non  fi  fpen- 
de,  ancorché  fiala  maggiore,  cioè:  bellezza,  bonti,  ed  economia,  fé  repli- 
care, efler  già  di  turto  informato,  né  altro  pretendere  e  chiedere  che  laputtajfe 
forte  ben  anche  rtata  nuda  e  mendica ,  trouandofi  a  cesi  fare  obbligato ,  per  fo- 
Icnne  voto  fattone  a  Dio,  ogni  volta  che  l'anno  antecedente,  che  fu  il  memo- 
rabile del  ló^o.  l'aueffepreferuatoS.  D.  Maeftidalcontaggio;  il  perche  otte- 
nutala grazia ,  non  voleua ,  come  fuol  dirfi,  gabbare  il  Santo.  Seguì  dunq;  il 
Matrimonio  con  foddisfazione  della  Cognata ,  che  alla  fpofa  nouella  pofe  tale 
affetto ,  che  tanto  mai  feppe  portarne  allo  rterto  fpofo ,  che  dopo  qualche  tem- 
po prefe  anch'effa .  Così  ville  gran  tempo  felicemente  Vincenzo ,  aiutato  poi 
fcmpre  dal  Cielo ,  che  pareua  nella  fua  ftanza  diluuiaffe  i  lauori  ;  ond'  ebbe  tal 
volta  meco  non  meno  a  pregiarfene ,  che  a  dolerfene ,  per  non  poter  ei  folo  a 
tanti  refiftere ,  e  però  neceflìtato,  mi  foggioageua,  a  tirar  giù  di  maniera,  e  non 
poter  far  fuo  douere  a*  quadri ,  non  volendo  per  altro  fcolari  per  cafa,  coin* 
huom  folitario  più  torto ,  me  folo  alle  volte  pregando  ad  andarlo  a  vedere ,  co- 
^c  talora  non  potei  non  compiacerlo  j  fcherzando  poi  (empre  al  mio  arriuo 

con 


2^4  PART  E  SECOJ^tDA 

con  le  belle  Cognate, con  dire,mancarui  fra  eflc  loro  Venere  fuggita  dal  nuoiio 
cimenco  di  maggior  beltà ,  con  quefte  due  Dee  nouelle  ;  che  con  vn  pomo  folo 
era  impoffibilepotefle  Paride  decider  la  lite ,  quand'effe  a  coppia  più  belli  né 
chiudeano  in  feno ,  e  fimili  facezie  >  che  m'accorgeuo  non  ifpiacer  loro  in  tutto 
ancorché  il  contrario  fiogedero .  Memoraua  poi  la  Sig.  Tarlìa  le  cofe  paflate ,  e 
riandandone  con  fommo  diletto  ogni  accidente  alla  prefenza  deImarico,che 
né  godeua ,  a  lui  anche  nuolta  folca  palefare ,  com'  io  (olo ,  cosi  anche  pucello 
com'ero,  fofsi  a  lei  ftato  maefìrc,  da  lei  pregato  (  con  occafione  d'clTer  ella  ff  m- 
pre  in  cafa  nortra  )  ad  infegnarle  di  leggere ,  ed  ottenutone  con  tanto  fuo  pro- 
fitto l'onore  ;  ed  io  rifpondeiidole ,  anzi  la  grazia  eller  fiata  la  mia  in  feruirla_^t 
con  poco  mio  merito  però ,  più  veloce,  ed  ingegnofa  ella  ad  apprendere ,  th'  io 
buono , e  paziente  adinfinuarle  ;  aggiongendo  con  giulla  verità ,  come  col  folo 
poi  benefìzio  d'vno  de'  miei  efemplari  predatole ,  in  pochi  giorni ,  e  da  fé  fola 
apprenjdelTe  lo  fcriuerc  in  tal  modo ,  che  io  fteflb,  che  tré  anni  vi  aueuo  di  fcuo- 
la ,  a  lei  ad  inuidiar  doueflì  vn  così  franco ,  e  ben  formato  carattere .  Prego  d' 
efTer  compatito  ;  fé  con  quefte  mie  narratiue ,  che  Ci  dilongaao  forfè  dal  princi* 
pai  fogsetto ,  io  troppo  qui  mi  trattengo ,  aikttatoui  dalla  dolce  rimembranza 
di  que  f>.lici  giorni ,  che  allor  non  conobbi ,  e  per  ciò  parendomi  di  nngioueni- 
re  m  raccordarmi  ifucceflì  di  quaranta  anni  fono.  Sarò  altre  tanto  breue  e 
fuccinto  nel  racconto  dell' opre  da  quello  Virtaofo  dipinte,  che  tante  fono, 
che  non  hanno, quafìdiflì, numero  ;  perche  fé  cominciamo  ad  entrar  nelle-» 
Chiefe ,  cerne  in  S.Domenico  ,  vediamo  fotto  la  famofa  cauola  dell'Adorazion 
de'Magi  ,dcl  Ceci  nel  Coro  ,  incaflrato  nel  bafamento ,  il  miracolo  di  quel  San- 
to in  figure  picciole,  cioè  quando  inuifibili  gli  Angeli  fomminiflrarono  ab- 
bondantemente il  pane,  che  a  tanti  fuoi  Compagni mancaua  ;  ed  in  altra  Cap- 
pella la  caduta  di  S.Paolo  per  i  Conuerfi  :  Se  in  S.Maria  Maggiore ,  il  tranfìto  di 
S.Giofeppe ,  &  vn'altro  nella  Chiefa  de'Poueri  con  li  quindici  millerii  del  Rofa- 
rio  attorno:  Se  nella  Chiefa  delle  Suore  Capuctine,  le  due  tauole,  entrouiin 
vna  Chrillo  CrocefìlTo ,  con  cinque  Santi ,  e  nell'  altra  la  B.  Verg.  con  altri  cin- 
que ;  Se  in  S.  Francefco ,  il  Chrillo  Battezzato  di  maniera  pur  vn  pò  grande  ,e 
veduto  dal  naturale  «contro  il  fuo  folito,&  vn'altro  affai  più  minuto  in  S.Gio. 
in  Monte ,  nella  Sagreff ia  del  quale  fi  vedono  nell'Altare  il  miracolo  di  S.  Patri- 
zio, elateralmentc  sui  muri,  e  fopra  gii  armarli  di  bella  noce, mezze  figure* 
rapprefcntanti  Santi  Papi ,  e  Cardinali  tenuti  di  quella  Religione.  Se  poi  vfcen» 
do  fuori  della  Citta  ,falendo  il  Monte»  giunger  volellìmo  all'Eremo  nuouo,ve- 
dre  Aimo  l'Angelo  CullodeinqucllaSagrefl;ia,e  fé  più  toflo  al  piano,  fino  alla 
Chiefa  d'Anzuola,la  B.V.  ledente  in  trono  col  figlio,a'piè  del  quale  S.Giouan- 
nino  ,S.Dotnenico  .S.Alefandro  jS.Francefco,  e  S.Lodouico  Rèdi  Francia,che 
fono  appunto  i  nomi  di  tutti  que' figli,  eh' ebbe  la  Sig.Contefla  Orfì,chela_. 
Cappella  da  lei  ftcfla  fabbricata  ornò  del  detto  anche  quadro,  di  cosi  buona 
compofizione,  quant'  è  piombicelo  al  fuo  folito  il  colorito  :  Si  come  tale  è  quel- 
lo delli  Santi  Carlo,  e  Filippo  Neti,  che  nella  ftefl'a  Chiefa  al  fuo  Altare  fé  por- 
re 


re  il giJSig.  Fabrizio  Maria  Gargioui  di  quelli  diuocifsitno  ♦  Se  in  quella  detta 
della  8.  V.  del  Gaudio  nel  Calvello  di  S.Gio.in  Perlìceco,  la  iltoriaca  con  molto 
garbo  (  fecondo  quel  fuo  modo  manierofo  di  fare,  in  ciò  troppo  religiofo  of- 
feruatore  del  fuo  Maeltro  )  Natmiti  di  S.  Gio.Battilla  ;  &  in  quella  della  Comu- 
nità di  Corticellaquelh  Madonna  del  Rofario,  e  Santi ,  e  quell'altra,  chcferue 
difaracinefcaper  coprirne  vn  altra.  Non  paffo  il  Contado, né  m' ailontano 
tanto ,  che  voglia  cercar'  e  faperc  ciò,  che  di  lui  C\  troui  nelle  vicine  Città ,  co- 
me in  Ferrara  entro  laChiefadel  Giesu  :  In  Imola,  in  Modana  infomma,in 
Reggio,  &  altroue , quando  mi  reco  fino  a  noia  le  tante  sì  vicine ,  come  fonj 
quelle ,  di  che  vediam  piene  le  HOllre  Cafe  priuate ,  in  picciolo  particolarmen  • 
te ,  oue  ^\  portò  alTai  meglio ,  come  a  tutti  que'  fuccede ,  che  fan  di  maniera, 
maiPme  allora ,  che  v'introdufle  il  paefe,  e  la  frafca,  che  battè  molto  bene,  a  fe- 
gno,  che  fono  queite  in  qualche  ftima,  non  ifdegnando  gli  Oltramontani  an- 
darne in  craccia,e  gli  fteflì  anche  Francefi ,  a  fufficiente  prezzo  taluolca  leuarle. 
Fu  il  Pilanelli  fiinile  al  Caluarte  in  molte  cofe  j  forelliero  anch'  ei  d' origine» 
come  che  oriondo  da  Orta ,  (tato  di  Milano ,  ouj  mortigli  i  parenti  più  a  lui, 
che  ad  ogn  altro  prolBmi ,  de'quali  perciò  eder  doueua  erede  ,  non  s  arnfchiò 
trasferire  all'adizione  e  poflello-de'beni  deuolucigli ,  per  timor  d'infìdie  alla  vi- 
ta rindefcflo,  come  quegli,  nel  lauoro:  ortinato  pur  egli  nel  a  fua  troppo  ma- 
nierosa,  ma  non  così  fondata  maniera  ;  di  che  poi  morder  foleanlo  i  figliuoli, 
che  da  lui  imparato  il  difegno,  alla  fcuola  del  Canuti ,  che  più  dogn' altro  par- 
ile loro  ferace,  e  nato  vero  Pittore,  paffarono.  Così  come  l'altro,  non  con* 
uerleuole,  e  lontano  da  gli  altri  Pittori  :  così  da  fé  folo  e  ritirato  anzi  più  anco- 
ra ,  non  volendo  gii  egli  fcolari  per  cafa ,  né  infej^nare  ad  alcuno  ,  a  fuoi  fatti 
folo  attendendo,  anzi  al  folo  dipingere;  lafciando  fimilmente  il  maneggio  di 
tutta  la  Cafa ,  e  d'ogni  affare  alla  fperimentata  conforte  :  così  pacifico  poi  e 
flemmatrico ,  che  parue  non  conofccilé  collera  :  così  buono,per  non  dir  inetto, 
che  nulla  valfe ,  ò  valer  non  volle ,  mai  fapendo ,  ò  volendo  né  pur  porre  infiem 
tanto,  che  formairpotefle  la  dote  ad  vna  fua  figlia,  che  per  maritare  bifognò 
{occorrere  con  la  canti  delle  feicento  lire  Torfanine,  non  che  mai  giongelTa 
ad  inueftire  qualche  denaro , a  fare  qualche  acquifto;  imperocché  le  bene  trop- 
po amoreuole,  per  non  dir  pulìlanime,  non  fapea  farfi pagare  a  rigore,  come 
gli  altri  ,aueua  ben  perciò  tanti  lauori  fempre,  e  così  jirefto  fé  ne  fpicciaua_» 
con  quel  fuo  modo  di  fantafia,  e  sbriga tiuo,che  doueua  auuanzarmolto.S  auui- 
lì  poi  totalmente,  e  reltò  atterrito  allora,  che  fi  vidde.quando  men  s'el  penfaua, 
&  in  cosìfrefca  età,  mancare  l'adorata  moglie  ;  onde  aggionta  alla  malenco- 
nia  naturale  quefta  accidentale  ancora ,  ma i  più  parue  quel  deffo  di  prima  ;  non 
trouandopiù  cofa  che  confolarlopoteffe  ,  fuorché  la  cara  rimembranza  di  ef- 
fa.nel  lafciatogli  pegno  di  duo'  garbati  figli;  maflìme  che  fibene  poi  incaminati 
li  vidde  nell'Arce,  particolarmente  il  maggiore ,  che  oltre  il  cominciare  a  dipin- 
gere ,  modelleggidua  già  cosi  bene,  e  faceua  figure  di  tutto  niieuo ,  che  per  elle 
poccua  oraiai  dirfi  Maeitro. 

L  1  .  GIV- 


166  PATITE    SECONDA 

GIVLIO  MARIA  craiiruonomej&eraperfarfivngrand'huomofevmeàj 
ma  tornato  di  Roma ,  oue  «  ad  inftigazione  anche  del  Padre ,  era  ito  col  Roflb 
Scukore,  per  vedere  le  cofe  di  Michelangelo!  e  di  Rafaelie,  ch'ebbe  ardirca 
dir  poi  Tempre ,  non  piacergli  come  i  Carracci,ftettc  poco  a  morire  ;  con  quan- 
to dolore  del  Genitore  »  con  alcretanta  coilanza  in  fopportar  quefto  fecondo 
colpo. 

IPPOLITO  nominoflllil  minore,  che  come  foprauiflfe  al  Padre ,  che  in  età 
di  67.  anni  del  1662.  fu  (  per  così  dir  )  bene,  fi  leualTe  da  quefto  ingrato  Mon- 
do ,  per  non  prouar  il  colmo  dell'  vlcime  fue  miferie  ,  nell'  infeliciflìma  morte, 
che  poi  di  queftì  fucceffe  ;  così  ftec:e  poc'anni  a  feguirlo  al  fepolcro  ;  impercio- 
cheincapricciatofi  d'vnaSeruente,  che  ftauain  vn partimento fotco  all'altro» 
da  lui  condotco  nella  fteflfa  Cafa  ;  volendo  vna  volta  fulla  mezza  notte  (  come» 
fofp.ttafi  foile  altre  volte  accaduto  )  calar  da  efsa ,  raccomandato  vn  canape 
pien  di  groppi  avn  grofso  ,e  faido  legno  del  granaio,  e  quello  impugnato  per 
Scendere  a  poco  a  poco ,  fin  che  gionto  fu'l  balcone  di  efsa ,  fofse  balzato  den- 
tro ,-  lafciatafijòrottafiche  fi  fofse  la  fune ,  così  ftranamente  a  caporouefcio 
piombò  nel  cortile ,  che  fpaccatafi  la  tefta ,  fu  trouato  la  mattina  morto  entro 
vn  lago  di  faiigue ,  ccl  ceruello  fparfo  fulla  felciara  ;  mormorandofi ,  che  pollo 
il  pie  l'alia  fiaeftra  ,  fofse  da  vindicatrice  mano  con  inafpettato  vrto  cacciato 
abbafso ,  e  in  tal  gmfa  atterrato .  Comunque  fiafi  finì  quefla  Cafa  con  l'impro» 
iiifa  morte  del  poasro  figlio ,  e  Dio  si  come ,  maflìme  che  i  fuoi  collumi  zistt 
potcnano  pili  regolati  e  corretti,  ficendoficonofcerepocodeuoto,  efenza 
rimorfo  tallora  dell'aucr  offefo  il  Signore ,  che  però  mai  dourebbe  vn  mondano 
ancora,  e  dedico  al  fecolo,  fcordarfi  di  Dio ,  ne  ifuoi  doni  adoperare,  come  molte^ 
"poljefifì,  in  vituperio  del  Tilondo,  ^  in  coje  abomineuoli  del  tutto  ;  come  difse  il  Va- 
fari  nella  vita  dei  noftro  Marcantonio  ;  feruendofi  per  auuentura  collui  in  male 
dique' fouranì  talenti,  che  iu lui  furono  ammirabili  fuori  anche  delle cofe di 
Pittura ,  e  di  quelle  poch'  opre ,  che  dipinte ,  e  difegnate  (i  vedono  con  tanta 
bella  difpouzione ,  e  brauura,  che  ben  ellremo  danno  fu  dell'Arce  che  mancaC- 
fé  in  t3lgmfa,e  sì  prefto.  E  il  fecondo  allieuo  di  Dionifio,del  quale  per  non  auec" 
a  cornar  a  dire ,  né  faccio  qui  quella  menzione,  che  so ,  e  pofso,  vn 

GABRIELLE  FERRANTlNI,decto  comunemente  Gabrielle  da  gli  Occhia-^ 
li,  per  riparar  egli  alla  fua  corta  villa  con  elfi,  come  anco  facea  nell'vltimoil 
fuo  Maeftro ,  il  quale  però  in  quella  guifa  che  Guido,  anche  ragazzo,  con  quelli 
al  nafo  il  ritralse  jl'abbiam  noi  prepoilo,  come  fi  vede,  alla  fua  vita  ;  cauandolo 
appunto  dallo  ftefso  originale ,  di  c'uz  corcefemente  mi  ha  fauorito  il  Sig.  Bian- 
co Negri ,  che  fra  la  fua  copiofiffima  raccolta  di  difegni  queft'  anche  conferua. 
Se  nafcefse  in  Bologna,  e  fofse  di  origine  Bolognefe,  non  m'  afficuro  a  dirlo, 
come  ben  so  fuo  Padre ,  che  fu  brano  foldato,  efserfi  quafi  fempre  trattenuto 
fuore,a!feruÌ2iodiqnello  e  di  quell'altro  Principe,  fin  che  ritornato  a  Cafa  vi 
filli  la  fua  vita  in  eci  di  cento  fei  anni  ;  vecchione  alto  di  ftacura ,  bello ,  ben  fat- 
to ,  e  venerando .  Dipinfe  quefto  Gabrielle  più  a  fl'elco  1  che  a  olio ,  t  fu  la  (uà 

ma- 


GA'B?.,  FEntA^rmi  e  rEtmi      '26j 

maniera  molto  vaga  e  graziofa  >  più  colorita,  e  moderna  di  quella  del  fuo  Mae- 
ftro  ,  come  fi  vede  nella  B.  V.Coroiiata  nella  volta  del  Veftibolo .  a  mezzo  Ic_» 
fcaledel  Conuento  de'Seruijficomeamezzo  il  dormitorio  a  baflb,in  vn  fourar- 
co  la  Nafcita  della  rtefla  :  nel  Dormitorio  di  foprajalla  ftefla  diritcurajla  Depofi- 
zioiie  di  Chrillo  dalla  Croce , che  furono  fue  prime  cofe  i  e  nel  primo  indaulho 
/opra  la  porta  >  che  conduce  a  detto  Dormitorio  la  graziofa  Nonziata  :  I  quat- 
tro EuangelilH  entro  i  quattro  tondi  del  volto  ,  che  difende  dall'  acqua  >  e  dal 
Sole  la  porta  Maggiore  di  S.Domenico,  con  quella  tanto  tenera,  e  graziola  B. 
V.  del  Rofario  in  mezzo  alli  Santi  Caterina  Senefe  , e  Domenico, al  quale  riuol- 
ta  porge  il  Rofario:  Tutte  le  ftorie  così  ben  difegnate ,  e  foauemente  colorite 
nell  Oratorio  di  S.Maria  della  Cariti,  Scaltre .  Non  è  però  che  taluolta  non  co- 
lorifce  anche  a  olio,  e  fé  qui  parimente  nelle  prim'e  fue  fatture  fi  moftrò  debole, 
come  nella  tauola  dell'Aitar  maggiore  di  S.Biaggio,nel  S.  Francefco  di  Paola  in 
S.  Benedetto;  fi  portò mediocrt; mente  bene  poi  nella  tauola  delli  SS.Giacomo, 
e  Filippo  in  S.Giorgio ,  e  che  più  anche  bella  apparirebbe ,  fé  dalle  contigue  de' 
Carracci  non  fo(fe  così  fieramente  battuta  ;  e  beniflìmo  finalmente  nel  S.Giro- 
lamo nell'Altar  de' Ghelli  in  S.  Mattia,  che  r:firte  brauamenre  al  paragone  di 
tant'altre  tauole,  che  iui  fono  di  mano  di  moki  valentuomini.  Fu  Maclko  co- 
ftui  de' 

FELLINI,  così  braui  poi  in  materia  d'armi  e  di  fcuden'a  ,  della  quale  folo 
douean  contcntarfi,maffime  in  qualche  rtima  preflo  l'Arte  ;  efl'endo  (lati più 
volte  Eftimatori  deìauori,  Sindici  ^e  Malfari  ;  &  auendofi  co'guadagni  porto  af- 
fìeme,  fé  non  altro,  la  cafa  con  sì  bell'orco,  muratafidi  nuouo  nel  Borgo  di  S. 
Pietro.  Furono  eflì  duo  fratelli ,  e  figli  di  Gio.  Bartiita,  pur  Pittore  a  guazzo ,  e 
d'armi,  ma  di  poca  leuata.  Non  pafsò  MARCO  ANTONIO,  ch'era  il  minore 
gli  ornati,  e  i  colleggi, ma  GiVLIO  CESARE,  ch'era  il  maggiore  s'arnfchiò 
alle  figure,  e  dipinfe  l'andate  ,  e  i  fregi  della  fa'a  della  Refidenza  de'Sarcori ,  co* 
fatti  della  vita  di  S.Homobuono  :  La  Camera  prima  oue  ài  audienza  l'Eminen- 
tifs.  Principe  Card.Arciuefcouo,  di  commiilsone  dell'  Eminentifs.Card.  Colon- 
na :  Vna  Cappella  nc'Serui  auanci  fi  arriui  alla  Sagreftia  :.  La  fala  Difcgni  dipinta 
fino  in  terra ,  e  fimili ,  che  meglio  parmi  tacere  ;  ed  in  pubblico  la  Madonna  di 
Loreto  a  frefco ,  con  li  SS.  Antonio  dal  fuoco ,  e  S.  Lorenzo ,  oue  diede  alle  figu- 
re la  propria  fifonomia,  nel  recinto  del  muro  di  S.  Procolo,  paffato  leCafede* 
Signori  Ruini  ;  fuperato  perciò  tanto ,  ancorché  fuo  Scolare ,  da 

MATTEO  BORBONE,  che  vino  ancora  ,  non  mi  permette  il  liberamente 
dire  ciò  che  dourei ,  della  fua  boati  particolarmente,  deIJa  virtù ,  deJ  merito ,  e 
de'coftumi,  come  altresì  ricercherebbe  la  mia  gratitudine,  per  i  riceuuti  fauo- 
ri,  in  comunicarmi  egli  con  tanta  cortefia  i  Libri  antichi,  li  Statuti,  le  Matrico- 
le, &  altre  Scritture  della  Compagnia,  che  in  fue  mani  folo  ella  fidaci  e  ralTegna, 
quando  non  più  rollo  il  fuo  zelo  fia  ,  che  fedelmente  conferui ,  e  mantcnga_,  ; 
dando  libero  adito  entro  la  propria  Cafa  alle  radunanze  di  erta ,  e  perciò  degno 
rcndendofi  d'eterni  encomii,e  d'ogni  lode,  noumeno  che  perla  virtù  <  per 

Lia  l'sf- 


258  PATITE    SECONDA 

J'affetto ,  e  l'amor  grande  verfo  la  Profeflìone  &c.  Infegnò  anche  il  Ferrantini  ì! 
frelco  ali'iftefìTo  grati  Guido  Reni,  chefipregiauada  luifoloauereapprefoil 
ben  maneggiarlo ,  lì  come  vantauafi  egli  da  Guido  auer  imparato  vna  cerra  re- 
gola di  dar  alle  tefte  vna  bella  idea;  cosivno  talora  l'alerò (oftenta, e  cambiali 
vircù  per  virtù  ,  come  anche  auuenne  a  Rafaelle ,  che  perche  infecchito  dal  Pe- 
rugino Maeftro ,  non  auea  vn  bel  tingere ,  né  fapea  dare  vn  certo  grande ,  ton- 
do ,  e  rileuato  alle  figure ,  fece  tutte  quelle  parti  infegnarfi  in  Firenze  da  F.  Bjr- 
tolomeo  di  S.Marco,imparando  egli  in  contraccambio  al  Fratesche  poco  ne  fa- 
pea ,  di  profpettiua ,  cambiandoli  in  tal  guila  l'vn  l'altro  gl'infegnamenti .  Ebbe 
Gabrielle  vn  fratello  per  nome 

IPPOLITO,  del  quale  altro  io  non  so  dire,  fs  non  che  Io  trouo  fcritto  fri  gli 
altri  nel  Ruotolo  de  gli  Accademici  Incaminati ,  e  fcolari  Carracefchi  :  di  lui  lì 
fa  menzione  dal  Mafini,  regiftiando  non  altro  di  Tua  mano  ,  che  r.ella  Chic/a  del- 
le Monache  di  S.THattia ,  U  tamia  dell'  Altare  de'  Maluaf:a,  con  S,  Michele  >  &■  in  alto 
la  SS.  Trinità,  e  la  B.f^.  e  piùfalTene  ancora  nel  funerale  d'Agoftino  Carracci, 
mentre  in  quello  fi  memora  la  Cerere  querelantefi  con  Gioue  del  danno  >  che 
per  tal  morte  veniua  a  fentirne  il  Mon  io,  chiamata  in  fine:  Titura  bella,  e  riguar- 
deuole,  cioè  degna  dell' jìnttor  fuo  ;  e  d'Annibale  dubito  non  voglia  dire ,  dei  qua- 
le è  il  difegno ,  che  preflo  di  noi  C\  conferua ,  fi  come  vn'  altro  da  queRo  ncaua- 
to  >  originale  anch'elfo,  e  più  terminato,  che  viddi  gii  preflo  la  raccolta  del  vir- 
tuofiflìmo  Sig.  Bellori .  Chi  poi  folfe  vn' 

ORATIO  FERRANTINI,  e  fedi  qneflafteffa  famiglia, non  mi  fapreidire; 
ritrouandolo  folo  enunziato  fra'Pitcori ,  che  pagauano  l'vbbidienza  all'  Arce  del 
i(Joo.&  iui  detto  Fiocv'ntino  i5cc.  E  il  terzo  fuoallieuo,cheprefiperhora  a  rem- 
memorare ,  vn 

PIER  MARIA  DA  CREVALCORE,  brano  non  meno  con  la  fpadainJ 
mano,  che  col  pennello,  che  però  fu  vno  de"  duo',  che  furono  fpalla  al  JMae- 
ftro ,  quando  incontrato  il  Zucchero ,  come  Ci  dille ,  gli  iicc  cosi  acre  pallata. 
Nella  Madonna  di  Miramonre  dipinfe  la  cappella  Fafanini,  cioè  la  tauola  a  olio» 
cntroui  Chrillo  in  Croce,  S,  Michele,  e  S,  Procolo,  e  da'lati,  a  frefco,!i  Santi  Pie- 
tro ,  e  Paolo  così  fieri ,  e  rifemiti ,  che  ben  die  a  diuedere ,  auere  anch'  ei  veduto 
i Carracci , e compiacciutofeae .  Fu fuo  compagno»  e  fimilmeute  di  Dionigi 
ailieuo 

GIO.  SCHIN  ARDO ,  che  dipinfe  molte  cofe,  ma  così  cattiue ,  che  non  me- 
ritano d'effcr  rammemorate .  Reda  finalmente  il  quarto 

GIO.  BATTISTA  BERTVSIO ,  del  quale  poi  non  tornerò  a  dir  alerone ,  e 
che  pafsò  ben  anch'egli ,  come  Guido,  i!  Dominichino,  l'Albani ,  e  gli  altri,  foc- 
to  1  Carracci,  ma  poco  vi  ftette,  e  con  poco  profitto,  ritenendo  femprc  vna 
certa  maniera  troppo  delicata,  per  non  dir  debole,  e  pretendendo  poi ,  e  diuul* 
gando  ch'ella  folfe  conforme  a  quella  di  Guido  j  anzi  morto  quello  grand'  huo- 
mo,  vantandoli  e  iVern'egli  l'vnico  erede.  Ella  fu  tutcauia  gradita,  e  perdic  allet- 
tando con  quell'apparente  vaghezza  jfaceacredcrfi  quello  che  non  era  a  gì"  in- 

dot- 


GIO,  ^BATTISTA  'BEZTFSIO,  ^69 

dotti  )  e  perche  operando  a  baflo  prezzo  j  correan  le  genti  a  ciò ,  che  ftimaua- 
no  lor  gran  vancaggio .  Veggonfi  dunque  molti  fuoi  quadri  in  pubblico,  de'qua- 
\ì  i  migliori  fono  i  laterali  alla  Cappella  Belui/ìa  in  S.  Paolo  >  oue  hi  Lodovico 
Carracci  l'ancona  principale  col  fuo  bel  Paradifo:  V'è  vnatauolina  di  S.  An- 
tonio Abbate, con  la  Madonna ,  &  altri  Santi  in  vna  Cappella  in  S.  Gio.  in  Mon- 
te ;  In  S.Stefano  la  S.Giuliana  alla  Cappella  ,de'  Signori  Banci  :  In  S.  Domenico 
lagrantauoladelDotrore  Angelico  alla  Cappella  dello  ftefio  Santo,  ch'ebbe 
poi  la  forte  di  non  cedere  il  luogo  a  quella  di  Gio.  Francefco  Barbieri,  riporta 
nella  Sagrertia ,  e  facta  per  darle  appunto  il  cambio ,  che  non  forti  poi ,  non  so 
per  qual  cagione:  Il  Tranficodi  S.Giofeppe  alla  Cappella  Volta,  e  le  figurine 
nel  dorato  pergamo.  In  Campagna,  e  ne  Villaggi  infinità  ,•  come  nella  Cap- 
pella de'Signori  Landini  al  lor  cafiiio  fuori  di  porta  Saragozza  ,  li  Santi  Tiburzio, 
e  Vakriano  coronati  dall' Angelo  :  Molti  louraufci  entro  le  Cafepriuate,fri 
quali  duo'  belli  preflb  il  Sig.  Marchefe  Cofpi ,  ma  troppo  battuti  dalle  rare  cofe 
di  (uà  compita Galeria  , e  tré  anche  più  belli preflb  i  Signori  Ratta,  che  molto 
però  perdono  anch'elfi  in  faccia  a  tant'akrc  fuperbe  pitture,  da  que'Signori  pol^ 
fé  duro . 

Ebbe  due  parti  degne ,  che  furono,l'e(Ter'huom  da  bene ,  e  perciò  frequenta- 
re le  Cógregazioniinelle  quali  anche  fennoneggiaua  inmodo,che  (ìpoteua  vdi- 
re,prouifto  d'vna  certa  eloquenza  naturale,  ch'il  refe  anche  degno  di  recitare 
l'orazione  funebre  per  Agortino  Carracci ,  comporta  dal  Faberio,  nel  funerale 
di  quel  grand'huomo ,  dopo  auere  anch'  ei  co'gli  altri  oprato  di  fua  mano  in_i 
quella  Colonna  vno  di  que'quadretti ,  iui  molto  lodato  ;  e'I  fapere  dare  i  prin- 
cipii del  difegno,  e  del  dipingere  con  non  minore  pazienza,  e  facilita  di  Dio- 
nifiogià  fuo  Maeftro,  onde  tutti  li  Caualieri  di  que'tempi  furono  fuoi  fcolari  ;  il 
Sig.Canonico  Pini,i  cui  fublimirC  fpiritofi  talenti  s'auualorano  colla  notizia  del 
richieflo  difegno ,  e  che  per  fuo  trattenimento  taluolta  dipinfe  il  Sig.  Co.  Anni- 
bale Ranuzzijche  fé  lo  Itcflb,edi  mano  del  quale  particolarnunte  ved'^-fi  nella 
belliliimaGaleria  del  Sig.Marchefe  Cofpi,  fuo  Saocero,  il  proprio  ritrattino,  Se 
VII  paefetto  ;  fenza  tant'  altri  di  bada  mano,  e  che  non  mi  Ibiiuengono,  fé  non  è 
queir  vno,  che  minia  si  bene,PierFrancefcoTofi,  e  che  infegnata  anche  meglio 
quell'Arte  ad  vn  fuo  picciolo  figlio ,  per  nome  Giacomo  Maria,  d' anni  1 2.  pre- 
fentò  al  Sereniffimo  Gran  Duca  oggi  Regnante  (gii  che  Gran  Principe  ancora 
nel  ritorno  dal  fuo  fimofo  viaggio,e  paflaggio  per  Bologna,erafi  degnato  com- 
piacerfi  tanto  de  gli  originali  )que'cosi  differenti ,  e  bizzarriabiti  maeftofi,chc 
polli  indollo  a  deformi  facchini,  rappref;nca  ciafcun  di  elfi  il  Malfarò  di  quell' 
Arte,  alla  quale  con  tanca  fodezza,  e  fallo  nelle  Proceffioni  precede,  fegucndo 
il  Gonfalone,  che  ordinncamente  Io  guidi  ;  e  perciò  facendo  anch' ei  prece- 
dere il  Putto  al  curiofo  libro  di  que'caricati  perfonaggi ,  sì  ben  miniaci  di  fua 
mano,  in  luogo  d'ifcrizioiie,  ò  titolo  eh;  fiafì,  quello  addattato  alla  materia 
giocofo  Sonetto ,  che  non  gli  fepp'  io  gii  negare  : 

Del 


D 


S70  PARTE    SECO^OA 

I  E/  THaJfaio  «T  ogn'  jirte  ecco  il  ritratto  % 
Qual  comparir  dourebbe  in  Tviaefirato  j 
TUà  perche  non  è  il  vero ,  è  Contraffatto  1 
Terch'  è  vn  Tacchin  veflito ,  è  Caricato . 
Se  qui  non  flà  di  riHerenT^a  in  atto , 
SenT^  B^egole  à  Foi  da  Me  Donato  t 
Scujar  fi  de,  che  (  il  Cortigian  mai  fattoi 
"Non  sa  che  fotta  al  Tefo  effer  "Piegato . 
Tila  fé  fìa  mai  che  qui  di  miouo  accada  , 

Che'l  miri  il  SEP^EHISSimO  T^DP^ONEl 
0  al'  hcr  sì  moUreraffi  uuom  di  Tortada , 
E  a  l'hor  lafcianda  andar  la  Troceffione, 
Fermeraffi  a  inchiììarlo  in  sa  la  ftrada , 
Se  ben  Gonfia  egli  ptà  del  Gonfalone* 
Dipinfe  anche  V 

ANTONIA  PINELLI  fua  Moglie ,  Donna  intendente  e  faputa  ;  màchej 
non  figliò  mai  ,  onde  lafciò  Gio.  Bartifla  erede  la  Compagnia  di  S.  Seba- 
filano ,  della  quale  era  Pr ofefl'o.  Di  mano  di  efla  veggonfi  cofe  priuate ,  ma  ia^ 
particolare  in  pubblico,  nella  Chicfa  della  Santiffima  Annonziaca  fuori  di  S. 
Mammolo  al  primo  Altare  a  mano  manca.  Cappella  de' Signori  Sampieri,Ia 
bella  tauola  ad  S.Giouanni,  fatta  però  fui  difegno  di  Lodouico ,  che  della  fag- 
giatemmina  era  protettore  e  parziale  ;  e  nella  quale  ntrafle  il  proprio  marito, 
efe  fiedain  vncanto,che  è  quella  telU di  bella  giouane,  cou  beretcino  ìii^ 
capo  pieno  di  penne  ,&  aironi . 


D  I 


ERCOLE  PROCACCINI. 


/ 


A' 


CAMILLO  PROCACCINI. 


GIVLIO  CESARE  PROCACaNI. 


Mm 


CARLO  ANTONIO  PROCACCINI. 


DI 

ERCOLE 

PROCACCINI 

EDI 

CAMILLO,  GIVLIO  CESARE 

CARLO  ANTONIO 

SVOI  FIGLIVOLI 

ERCOLE     NIPOTE 
LORENZO  FRANCHI   DISCEPOLO 

ET     ALTRI. 

(&■  E^  H^"&!H'{^  e°e^  HB^  £^  £#3  8^. 

Hi  muta  paefe,  cangia  ventura;  aiiuenendo  anche  talora  de 
gli  hiiomini  ciò  ciie  delle  piante,  che  trappiantace  da  vn  ter- 
reno in  vn'  altro,  più  vigorofe  diuengono,e  rigogliofe  s'au- 
uanzano ,  Sono  anch'ellì  per  l'appunto  come  le  merci  ftra- 
nicre,  pili  aggradite  in  quel  luogo  oue  fi  mandano  >  chem 
quello  di  doue  fi  partono .  Eccone  qui  vn'  efempio  ne*  Pro- 
caccini ,  quanto  poco  Himati  in  Bologna  loro  Cicri  natiua^ 
altrettanto  accetti  in  Milano,  che  fu  l'elettiua ,  fattafi  elfi  Patria  quella,  oue  tro- 
uarono  il  lor  bene.  Se  in  cafa  propria  non  ebbero  fòrza  di  contradare  col  Sab- 
batini ,  col  Cefi ,  co"  Pafferotti,  col  Samacchini,  col  Fontana,  e  fimili ,  e  co'Car- 
racci  in  vltimo ,  fuori  di  efla  die  lor  l'animo  di  colà  competere  co'  Louini ,  col 
Pigino,  col  Gerani,  col  Morazzone  , ed  altri,  fupcrandoii  fé  non  nel  valoro, 
nella  fortuna,  prefamai  fempre  la  curioficà  dalle  cole  nuoue,  e  folitoinogni 
luogo  farfi  onore  a'  Forsfìieri .  Quindi  è ,  che  dato  all'  antico  nido  vn  perpetuo 
addio,  in  quella  gran  Città  traporcarono  per  Tempre  1^  incera  Famiglia  ,  che  in 

Mm     %  vn 


27^  P  AXTE  SECOJJDA 

vn  ben  degno  Erede  delle  virtù  loro  non  meno ,  che  delle  faculti  gloriofameft» 
te  anch'  oggi  viua  mancicnfi. 

Tre  fùronaeflì  :  Camillo  >  che  feguendo  la  profeflìonc  del  Genitore ,  fotto 
ladiluidifcjplina  attefc  a  dipingere,  Giulio  Cefarebrauo  Statuario,  e  Carlo 
Antonio  eccellente  Mufico;  ancorché  ftancatofi  il  fecondo  nella  fatica  de'mar» 
mi,e  perciòpaflatoalleggier  pefo  de' pennelli,  e  abbandonato  queft' vkimo 
il  concerto  delle  voci  per  l' armonia  de' colori,  reguiffero  ambi  tìriafmente-» 
TArte ,  e  la  fortuna  infìeme  del  maggior  fratello  ;datifi  Carlo  Antonjo  a  colorir 
fiori ,  e  formar  paefi ,  Giulio  Cefare  a  far  figure ,  nella  bizzaria  dcDe  quali ,  e 
nel  tremendo  colorito  parmi  paffaffe  di  lunga  mano  Camillo  »  (e  non  l'vguagliò 
nella  gran  pratica.e  nella  vaghezza,  ma  più  poi  nella  prelkzza,  e  rifoluzione» 
che  in  queir  huomo  fu  moftiuofa. 

ERCOLE  chiamoilì  il  lor  Padre,  ond'è  che  d'Ercole  ancora  foftenti  l'anti- 
co nome  il  viuente  Nipote,  nato  dal  fudetto  Carlo  Antonio .  Fu  egli  mediocre 
Pittore ,  ma  che  bartò ,  anzi  valfe  molto  a  far  valente  il  figliuolo,  confiftendo 
l'infcgnar  bene  pili  nel  faper  dire,  che  nel  faper  fare  .  Qual  folle  la  fua  maniera 
fi  potrà  cauare  dal  rifconcro  di  quelle  pitture  pubbliche  che  lafciò  in  Patria-., 
pria  che  paffato  anch' egli,  co' figliuoli  e  la  moglie,  a  Milano  ,  non  ad  altro  più 
attendefle,che  a  dare  co'i  loro  acquifii  onorato  ripofo  e  fine  alla  fua  vecchiaia. 
Sono  quelle, per  efempio,  laNonziaca  che  di  fua  mano  Ci  vede  nella  Chiefa  de' 
RR.PP.diS.Francefco  di  Paola,  detta  comunemente  S.  Benederro  diGaliie- 
ra,  ali 'Altare  de"  Signori  Pafi  :  Il  S.Giorgio  all' Aitar  maggiore  delia  Chiefa-, 
tIe'RR.  Padri  di  detto  Santo:  iltSanto  Agoiftiiio  ali*  Aitar  miggiore  delle  RR. 
Monache  di  tal  nome  :  La  pala  alla  Cappella  maggiore  de'RK.PP.Celellini: 
La  Conuerfionc  di  S.  Paolo  alla  Cappella  de'  Signori  Gongoli  entro  la  Chiefa_. 
di  S.  Giacomo  maggiore  :  I  duoi  Angeli  a  frefco ,  laterali  all'Altare  del  Sancif- 
fimo  in  S.  Petronio ,  tanto  celebrati  dal  Cauazzone  nel  fuo  trattato  delle  Ma- 
donne di  Bologna  :  La  molto  graziofa ,  e  pittorica  B.  V.  che  porge  rote  al  (uo 
earo  Figliuolo, mentre S.GiouanninO' dall' altra  parte  intrecciata  di  elTe  vna^ 
corona,la  pone  al  callo  dell'Agnellino,  fatta  fare  del  1570.  (come  appare  dal 
roucfcio  di  elTa ,  ou'è  ciòfcritto^  da  vn  Zanone  Cattanei  Speziale ,  e  riporta  m 
vn fuo  Altare  antico,  e  diilratto,  fi  e oii>e  finita  la  fiiaCafa,  ed  oggi  nuoua- 
mente  ripofla  >  e  collocata  nell'Altare  de 'Signori  Pafelli,  efimili,  che  per 
breuità  fi  lafciano,  non  paftandomaJlìm  '  elleno,  per  ver  dire  ,,i!  fegoo  d'vna-j 
fufEciente  mediocrità;  com'anche  a  quella  non  gionfero  vn  Giouan  Sanzio,  che 
ad  ogni  modofeppe  sì  beneinfegnare  i  principii  ad  vn  Rafaelle  fuo  figlinolo,  vii 
Giacopo  Bellini ,  che  fi  vidde  di  tanto  auuauzatoda  Giouanni  ,e  GeiKile  fuoè 
figli,  a' quali  imparò  l'Arte.  Così  dico  auu  e  ime  di 

CAMILLO,  che  fcodandofi affatto  dalla  taaniera  vn  pò  minuta ,  e  fiacca  del 
Padre ,  nroftrofiì  piti  animofcv,  più  grande,  piùeaprictiofo,  epiùinuentcre, 
ancorché  manierofo  croppoalle  volte,  e  non  troppo  corretto  :  perche  fcnc* 
kteraii ,  a  cagioa di  efcmpio ,  cb"  ci  pinfe  a  frefso  nelia  Chitla  dell'Almo  Colle- 
gio 


CAMILLO  PltOCACClJ^/.  277 

gìo  di  Spagnaio  Patria ,  diede  in  vn  terribile  in  que' Profeti  da  vna  parte,  chcJ 
predilTero  il  miftero  dell'Incarnato  Verbo ,  allor  che  da  lontano  Annonziata  fc 
ne  vede  Maria>e  li  tinfe  d' vn  colorito  così  patetico ,  &  armoniofo ,  che  poco 
più  feda  a  defiderarfi  a  vn  vero,  e  buon  frefco  ;  fece  anche  loro  talora  certe  ma- 
ni così  eccedenti,  piedi  così  eforbitanci  ,che  notabilmente  difcordano  dall'al- 
tre tanto  beile  particolarità;  fi  come  filklTo  fuccede  dall'altra  parte  m  certi  Pa- 
(tori adoranti  il  Nato  Redentore,chedi  tpoppo  fnufurata  datura,  fanno  par.r 
più  nani ,  di  quell'anche  in  effetto  fono ,  quei  Mosè  >  e  queir  Ifaia ,  che  neir  op- 
pofta  facciata  Ci  vedono ,  notandouifi  poi  ad  ogni  modo  tanta  inaenzione  ,  biz- 
zarria, tanto  le  proprie,  e  ben  fcherzanci  pieghe  di  panni,  così  venerandce  raac» 
ftofe  telte  di  vecchi ,  gentili  idee  d'Angeli,  che  molto  rifueghano  gliftudiofì, 
e  gli  ammaeftrano.  L'ifteflb  potrem  dire  di  quc'  decoro/ì  Apolloli ,  che  in  va- 
rie efpreffioni,  ed  attitudini  affiftono,  e  a  dolgono  intorno  al  tranfitofelicc_# 
della  gran  Madre  di  Dio  ,  dipinti  fimilmente  a  frefco,  ancorché  da  temeraria 
mano  in  molti  luoghi  ritoccati  a  olio,  e  ri  lìorati.nella  Cappella  maggiore  della 
Chicfa  deirofpital  della  Morte ,  rincontro  quegl"  altri  che  la  piangono  morta,  e 
flcfa nel cattaletto, oprati  (fcriue il  Mafini)  da  Gio.  Battifìa  Fiorino  :  Non 
così  poi  nel  Chrifto  portante  la  Croce  al  Caluario ,  con  le  ifuenure  Marie ,  nella 
Chicfa  de'  Capuccini,  tenuto  comunemente,  malTìme  da'  Foreftieri ,  per  mano 
del  Palma ,  ò  d'altro  gran  Macftro  Veneziano  :  non  così  nel  Prefepe  all'  Aitar 
Ghifìiieri  in  S.  Francefco  :  non  nell'AlTonta  in  S.  Gregorio.,  e  fìmili  fatte  a  olio, 
e  perciò  più  pofate  perneceflìta,  e  più  pefate,e  in  confeguenza  più  aggiuftate,e 
corrette ,  conofccndofi  euidentemente  che  in  lui  gli  errori ,  non  per  difetto  d'in- 
telligenza ,  né  per  mancanza  di  fapere ,  ma  per  vna  certa  elettiua  iaauucrtenza, 
e  volontario  fìrapazzoauuennero;  che  per  altro  quando  anche  ne'frefchi  volle 
flar'auuertito,  e  lafciarfi  raffreddare  quel  natiuo  boilore,che  per  Io  Aio  tempera- 
mento molto  igneo  ,  in  lui  troppo  nell'oprare  ancora  auuampaua ,  molto  aggiu- 
ftati,e  corretti  (\  vidclero,e  fi  ammirarono.  Qtiando  nel  noftro  Duomo,  a  con- 
correnza del  Cefi,  fece  alla  Cappella  maggiore  nella  gran  nicchia,  òcaciiio 
che  fìa/ì  a  man  defira ,  la  Crocefìlfionc  di  S.  Pietro,  e  fotto  nel  Confeilìo  que  va - 
rii  tormenti  dati  a'  Santi  Martiri ,  così  efprefiìui ,  e  diuoti ,  oprò  molco  perfet- 
tamente ;  si  come  poi  più,  e  marauigliofamente  nel  Chrifìo  morto  in  sì  ben  m- 
tefo  fcorto  dipinto  a  frefco ,  in  luogo  del  quadro  all'Aitar  maggiore ,  e  nel  tre- 
mendo Giudicio,  che  rapprefentò  nella  Truna  della  nobile  Collegiata  diS.  Pro-» 
fpero  di  Regg  o,oue  per  vnode'maggiori  Maeftri  diquelfecolofèconofcerfj, 
e  nominarfì  ;  auendo  in  elfo  introdotti  i  più  difficili  fcorti ,  le  più  bizzarre  ^Qii\- 
te ,  j  pin  fhani  effetti  d'ira ,  di  timore ,  di  difperazione ,  e  di  dolore  ;  &  auendo- 
li  così  francamente  battuti ,  e  fuperati,  che  con  ragione  viene  queft'operone 
celebrato  anch'egii  per  vno  de' più  bei  frefchi  di  Lombardia.  L'iiteflo  fìam  for- 
zati a  dire  raccordandoci  nella  (iella  Citta  qucll'  immenfo  quadro ,  one  ad  in- 
chiefla  del  Canonico  Brami,efpre(le  la  copiofa  ,  &  erudita  floria dei S. Roc- 
co >tniniUrance  agli  Appaltati,  oggi  nferbàca  in  Modana  nella  molìruofa  ,3c 

inac- 


278  PATITE    SECONDA  > 

inarriuabile  Galena  Eftenfe>  e  douremo  lottofcriuerci  vbbidienti  alla  fina  intel- 
ligenza di  quelle  Sereninìme  Alcezze ,  che  di  ftare  a  fronte  alla  famofa  Elemofi- 
nadell'iftefloSanto,  fatta  a  concorrenza  da  Annibale,  giudicaron  ben  degna. 
Sappiamo  ederftate  dello  fteflo  fentiraento  ancora  le  Sereniffime  Alcezze  di 
Parma  j  che  lo  eleffero  per  concorrente  di  Lodouico  a  Piacenza,  nel  fonruofo 
Coro  di  quella  Cacedrale  ,  oue  fé  non  aggionfe  il  gran  paefano ,  v'  andò  molto 
preffo,  e  fi  portò  di  modo  ne'fnoi  tré  quadroni  a  olio,  che  finpendone  anch' 
egli  Girupeno  nel  fine  dell'vltimo  Tuo  viaggio  erudito  per  quelle  parti ,  più  tofto 
che  giudicare  vn  si  gran  sforzo  per  vn  potente  effetto  di  antica  concorrenza ,  e 
gara  fri  di  loro ,  voile  attribuirlo  a*  flefsi  auuercimcnti ,  e  configli  del  Carrac- 
ci,caaandone  poi  dotcamente,aI  folito,  quello  notabile  ;  eh'  eflendo  quiui  1^l> 
co'/npagnia  di  Lodouico  riufcita  per  Camillo  dt  molciffimo giouamento ,  ne argementaua 
Vejfcr  ottima,  cofa  In  compagnia,  e  la  confercn'^  de' grani' tìuomini  in  queflafacol- 
tade . 

Io  qui  in  tanto  con  efsi  loro  dalla  mia  Patria  molto  fcoftatomi»  per  efsermi 
venuto  alla  sfuggita  toccate  quell'opre  ,  che  fuori  di  efsa ,  e  nelle  fópra  mento- 
iiateCiìta  della  Lombardia  emmi  accaduto  di  riiiuenirc,  e  fra  le  quali  non  ha 
l'vltimo  luogo  prefso  il  mio  gullo  il  martirio  di  S.  Caterina  in  S.  Francefco  di 
Lodi , gii  mi  trono  in  Milano.  E  qui  veramente  confefso  fentirmi  mancare  nel 
maggiorbifognoil  talento",  troppo  afsalito  per  ogni  parte  ,e  (ourafatto  da  vna 
falange  d'opre  innnmerabili,  e  brauc  per  ogni  Chiefa,  in  ogni  luogo ,  in  ogni  an- 
golo da  sì  ferace  pennello  fparfe,  e  dilseminatc:  di  quelle  perciò  folo,  che  piti  mi 
reftarono  in  meiKc,anderòl)euemente  le  qualità  accennando  :  eprima,  adora- 
to ben  tofio  l'intatto  ,  &  incorrotto  Corpo  di  quel  Santo  Paffore ,  l' innocente 
vita  del  quale  così  mi  fofse  a  cuore,  come  indegnamente  il  gloriofo  nome  ne 
portemi  fi  parano  auanti  in  quel  fupcrbo  Duomo  le  porrelle  efìenori  di  que' 
grandi  organi ,  che  a  concorrenza  delie  interiori ,  fatte  dal  Meda ,  e  dal  Pigino, 
al  pan  di  quelle  immenCe  macchine  fonorefece,  perla  tremenda  maniera,  gi- 
ganteggiare anch'egli.In  cadauna  di  cfse  rapprefencò  vn  fatto  di  Dai)idde,con- 
faccente  alla  melodia  di  quelle  armoniofe  canne  .•  in  vna  tafteggiando  le  tcf«L* 
cords  1  '  ifraelicsche  donzelle ,  accordano  a  quelle  il  canto ,  per  efaltare  co'gl' 
inni  al  Cielo  il  prodigiofo  valore  dell'Ebreo  Garzone ,  a  fcoprire  il  quale  faleu- 
do  le  turbe  su  gli  arbori ,  l'opra  maggiormente  ingrandifcono  ;  G  come  più  de- 
corofa  la  rendono,  e  quel  generofo  defiriero  qui  auanti  dall'  animato  pelo ,  che 
lo  preme  e  lo  regge,  refo  più  fuperbo  efv:roce  ;  e  quell'oppolìa  femmina,  che  a 
venerando  vecchio  nuolta, della  grande  imprcCa  difcorte.  Neil' altra  è  inefpli- 
cabile  lafpiritofa,  e  bcn'intcfa  mofsa  di  coloro,  chea  viua  forza  ritenendo 
riiifìjriaroSaulie  jfcampa  dalla  inafpetcata  morrei]  fuggitiuo  real  Cictaredoie 
qui  così  viuo  fi  legge  nel  volto  de  gli  atterriti  configlieri  il  confufo  difcorfo,nel- 
K  armate  guardie  ia  commofs:i  bile,  ne  gì'  irritati  molofsi  la  rabbia  canina ,  ne' 
caduti  lìSP,!  la  ridicola  fuga ,  che  ben  Itupido  colui  fi  può  dire ,  &.  infenfato  ,  che 
sforza  de'commolsi  affetti  non  trabocca  m  lodi  >  e  in  applaufi  al  grand'  inuen- 

lore. 


CAMILLO  PTtoeACCI^L  279 

tóre.  Il  tempo  ftefso  della  doppia  manifattura  parziale ,  annebbiando,  per  co- 
sì dire ,  e  temprando  la  immenfa  vaghezza  di  quel  colorito ,  di  vna  preziofa  pa- 
tena >  con  notabi!  giouamcnto ,  l'ha  ricoperto .  Simili  concetti,  e  non  difsiraili 
efprefsioni  vcggonfi  più  a  bado  in  vn'Altarc ,  oiie  in  bel  quadro  efprefse  la  Ver- 
ginella Agiiefe  fui  ro^o  dal  manigoldo  fcannata  :  confufo  il  Prefetto ,  attoniti  i 
Soldati,  intenerito  il  Popolo  fi  vede ,  e  infieme  atterrito  ali'  orrida  vifla  di  quel 
manigoldo,  che  qui  in  prima  veduta,  in  ifcorto,  ferito,  così  altamente  gridando 
gli  fpettatori  fpauenta  ,che  gii  sforza  ben  prefto  a  ritrarne  il  pafso  ,egirfene  al- 
troue  .  Nella  Sagreftia  dunque  con  diuerfo  effetto,  ed  improuila  confolazione, 
riempion  di  gioia  quegl'otto  Angeloni  dipinti  a frcfco  nel  volto,  ciafcunde* 
quali  vn  facto  Vafo,  ò  Sacerdotale  arnefeal  Santo Sagrifìcio  della Mefsa,& 
all'Epifcopal  veftitonecefsario  ,  sì  leggiadramente  imbrandifse,  e  folìienc-». 
L'arie  fono  di  Paradifo,e  nell'effigie  di  tal'vno  così  viuo  della  Beltà  Celelle  traf- 
pare  vn  raggio ,  che  ben  forza  è  il  dire ,  che  in  ciò  fare  a  lui  in  tutto  negate  non 
fofsero  quelle  flefle  idee,che  doueuano  poi  eflere  al  gran  Guido  così  famigliari. 
Ebbe  perciò  egli  a  ragione  in  farne  fempre ,  &  introdurne  per  tutto ,  come 
vna  particolar  propenfione ,  così  vna  fingolar  fortuna  j  il  perche  caduto  in  pen- 
fìere  al  Sagreftano  de'RR.  PP.  Zoccolanti ,  detti  colà  di  S.  Angelo  appunto ,  di 
fare  a  fpefa  di  molti  loro  diuoti ,  dipingere  gli  archi  tutti  del  primo  loro  indau- 
ftro  allo  ftefso ,  partendone  fri  efsi  la  fpefa ,  con  podefta  di  poter  ciafcuno  por- 
ui  l'arme  propria ,  &  il  nome ,  non  efcludendo  in  tal  guifa  dalla  pietà  la  iattan- 
za ,  diede  egh  Camillo  principio  al  fuo ,  che  donò  a  quc'  PP.  e  fu  quello  fopra  la 
porta ,  che  ornando  dalle  parti  con  certi  Angelotti ,  che  terminaiio  in  termini, 
entro  vi  efprefse  il  P.  S.Francefco  predicante  a" Quadrupedi,  a'Pefci,  a'  Volatili, 
in  bellifsimo  paefe ,  con  le  parole  fopra  :  inuitamus  beflias ,  z^  crcaturas  alias  ad 
lauiem  conditoris:  A  quefto  inuiro  dunque  corrifpofe  per  lo  fecondo  Alefan- 
droTadini,  che  gli  fece  fare  quello  chefiegue,  oue  l'Angelo  con  chiaue  in_. 
mano  fcende  ad  incatenare  va  bruttifsimo  Dianolo ,  con  le  parole  :  Et  apprehen- 
ditDaimonem,&ligaiiitiUum  per annos mille,  jipoc.zo.  Nel  terzo,  di  commif- 
fione  di  vn'Agofto  Lanfranco,  firapprefentano  gli  Angeli,  che  con  le  fpade 
ammazzano  numerofo  Popolo  :  Etfoluti  fmt  quattmr  -Angeli ,  &  occiderunt  ter- 
tiampartemhominum.  ^poc.c).  Ilquartoa  fpefe  di  vnLudouicoOltronafùfac- 
to ,  e  in  efso ,  oltre  i  ben'  intefi ,  e  Itrauaganti  fcorti  d'haommi  morti ,  &  vn  fo- 
pra l'altro  ammafsati ,  feriti  dalle  locufte  ,  al  fuonar  della  tromba  che  fanno 
duoi  Angeli,  a  Vedono  annegarfi  gli  huomini,  arder  le  felue ,  mandar  fuore  dall' 
vmida  bocca  ardenti  fiamme  i  pozzi ,  e  vi  è  fcritto  fopra  nel  volto  :  Et  falìa  efl 
grando  ,  &  ignis  mifla  in  Sanguine.  .4poc.8.  Gmfeppe  ,  e  Matteo  Cafati  ordi- 
narono il  quinto ,  oue  vn  '  Angelo  genuflefso  auanti  l'Altare  mcenfa  il  Dio  Pa- 
dre ,  che  tiene  in  mano  vna  tromba  rouefcia ,  con  altri  Angeli  allertiti  per  dar 
fiato  alle  loro ,  &  è  l'efplicazione  :  Et  accepit  angelus  tìmnibulum ,  &  impleuuil- 
lud  de  igne  altaris.  .4poc.  8.  Il  fefto  »  che  non  voile  ,  coli'  efser  lui  nominato ,  ri- 
ceuci;€  in  queito  MondoU  fua  mercede  «  fece  efptimere  quando  gli  Angeli  co» 

man- 


ago  PA^TE    SECOVDA 

mandano  a' Venti,  che  C^  quietino,  fegnando  alla  lontana  molte  genti  nella 
fronte  colla  Croce  :  nolite  nocere  iena ,  &  mari ,  neque  arboribus ,  quoufqueftgne- 
ntusferuos  Dei.  jtfoc.  8.  E  in  fine  di  quefta  prima  andata  la  porca  ornata  a  fimi- 
litudme  della  prima  )  fopraui  S.Giouanni,comandaco  davo"  Angelo  a  fcriuerc 
l'Apocalifse ,  mentre  vn'  altro  fuona  la  tromba. 

Nella  feconda  andata  poi  di  quel  Chioflro  feguitano  altri  fatti  d'Angeli  pu- 
re nelle  Sacre  Carte  rcgiftrati ,  col  nome  fimilmence  fotto  di  chi  li  fece  fare ,  e 
le  parole,  che  tutto  dichiarano,  dalla  Sacra  Scrittura  canate ,  convn  terzetto 
fotto  per ciafcuno,  che  non  regiftro,  fi  come  fopra  li  tacqui  per  breuicd,  c-# 
fono  :  Maria  Vergine  annonziata  da  Gabrielle ,  con  Angeh  che  moftrano  varii 
iìromcti  della  Pafsione  del  Redentore  :  Quelli  che  flagellano  Eliodoro  :  Quelli, 
che  foccorfero  Daniello  nel  Lago:  Quelli  che  faluarono  i  tré  Putti  dalle  voraci 
fiamme  dell'ardente  Fornace  :  Li  cento  ottantafette  milla  (oldati  percofsi  dall' 
Angelo  per  i  peccati  di  Scccaneribbe  :  Tobia,  che  a"  comandi  dell'  Angelo  fuen- 
tra  il  pcfce  :  La  Lotta  con  Giacobbe;  La  Scaia  dell'idefso.Siegue  poi  il  Sagrifizio 
d'AbramOjfatto  fare  da'  PP.  medemi,  così  giufto  di  difegno,  e  tenero  di  colori- 
to, e  he  giurerei,  vag'ia  il  vero,  di  miglior  Maeftro,  fi  come  d'vn  altro  certo  il 
Lot  auuifato  da  gli  Angeli  a  fuggire  dall'infame  Pentapoli:  I  tré  Angeli  riceur» 
ti  da  Abramo;  Quello  che  caccia  dal  Terreflre  Paradifo  i  primi  noftri  Parenti ,  e 
l'ornato  di  quella  porta,  che  fiegue;  fi  come  certo  non  fono  gli  Angeli,  e  hi^ 
genuflefsi  adorano  il  Signore  :  Il  gran  conflitto  feguito  tra  l'Arcangelo  Michele, 
e  il  Dragone ,  e  fimili  afsai  più  deboli ,  che  fuccefsiuamente  fi  vedono  nell'  altra 
parte  dello  fìefso  Clauiko ,  che  feguita ,  e  conduce  alla  Chiefa ,  che  non  potè 
far  di  meno  di  non  arricchire  ancora  delle  (nz  folice  Angeliche  Turbe .  Alloga- 
tagli quiui  la  Cappella  maggiore  col  Coro ,  oue  ofSciano  quegli  eiemplari  Re- 
ligiofi.rapprefentònel  quadro  a  olio,  la  Sepoltura  della  B.  V.  cioè  il  pilofolo 
attorniato  da  gli  Apoftoli,  che  in  dift'erenti.ma  propriifsimi  atteggiamenti,  ino- 
flrando  marauigliarfi  di  non  crouaflaui  dentro  ,  con  bel  penfiero  la  figurò  fopra 
dipinta  a  frefco  nel  catino ,  foftenu^a  da  varii  Angeletti ,  che  in  diuerfi ,  ma  bea' 
intefifcorti  s'affaticano  a  gara  in  farle  fcabello  degli  omeri,  con  Angeli  gran* 
diattornoriccamentevciiiti:  Negli  anguftiflìmi  laterali  miranfi  con  maraui- 
gliaauguflamente  rapprefenrate  laVifita  in  vno  della  B.  V.  a  S.  Elifabctta.,, 
neir  altro  la  fuga  in  Egitto ,  (Iringendofi  ambe  infieme  in  sì  riitretto  fico ,  volto 
induftriofamente  l'afineilo  in  faccia,  perche  occupi  meno  di  sì  poco  camprj 
profeguica  poi  ne' laterali  de'  presbitero  da  vn  Barrabmo  Genouefe ,  la  NafcitJ 
di  Noftra  Signora,  gì' Innocenti,  la  B.V.  al  Tempio,  e  l' Adorazion  de' Magi, 
iftorie  anch'  efle  molto  fpiritofe ,  e  ben  fatte ,  e  fé  di  non  tanto  fondamento ,  e 
giuflezza, d'vn  maggior  colorito,  e  miglior  naturale.  Sopra  diquefte  fanno 
fefta  per  lagloriofa  Afionzione  altri  Angelici  fpiritiin  vani  Cori  partiti,  altri 
de' quali  fuonano  ilromenti,  altri  cantano  a  libro,  rendendo  con  la  folita  loro 
bellezza  e  leggiadria,  giubilo  &  allegria  ne' fpettatori,  contento  e  fodisfazio- 
ne  ne'  Dilettanti ,  fé  non  quanto  pare ,  che  le  nubi  da  eilì  calcate ,  di  pauonaz- 

zo 


CAMILLO  PKOCACC/^A  281 

20  di  Tale  quafi  fchietto ,  crudcttenon  poco,  dal  refiduo  fi  di'funifchino,  ren- 
dendo poca  armonia  in  sì  compito  concerto.  Lofteflbpar  dirfipofia  di  quei 
quattro  Profeti,  che  così  inoegnofamente  riempiendo  gli  angurti  angoli  della 
fineflra  di  mezzo,  efourailmentouatoqtiadro  principale ,  tanto  più  piccioli 
raflembranode'ludetti  Angeli,  ancorché  dieffi  tanto  più  proflìmi  alla  noftra 
veduta  e  vicini;  confiderazione  molto  ben  auuercita  da' più  moderni,  come 
a  dinoftridavnGuido  nella  Cappella  a  Monte  Cauallo,  dal  Colonna  in  ogni 
luogo, auendoqueft'vltimoofletuato  più  d'ogn' altro,  parmi,  la profpettiua 
e  nel  difegno ,  e  nel  colore  ;  diminuendo ,  &  abbagliando  con  qualche  anco  ri- 
gore ,  e  licenza  gli  oggetti  più  lontani ,  e  caricando  i  più  vicini ,  perche  tali  beu' 
apparifcano,  e  gli  vm  da  gli  altri  meglio  fi  diftacchino ,  e  fcoftino. 

Così  da  me  ruminando  ,e  riflettendo  ,ardiuo di  porre  Imbocca  in  sì  bel  Cie- 
lo; onde  ben'a  ragione  vedeuo  giongermiaddoflo  le  tenebre  di  quella  prima  fé* 
ra,  già  che  coir  impugnarne  vnacosì  bella,  mi  rendeuo  indegno  d'altra  luce. 
Non  è  però  che  l'eccellenza  per  altro  del  gran  Pittore  da  me  riconofciuta  t  c-# 
confefiata  nonfofle,  e  che  tanti  al  fuo  merito  da  me  tributati  non  veniflero 
€logii,qnant 'erano  l'opre, che  ne  dìfeguenti  fcoprendo,  mi  riempiuanodi 
guflo,e  di  marauiglia.  Scuiemni,  fra  l'altre,  nella  Chiefaftefla  di  S.  Angelo  la 
intera  Cappella  di  S.Diego,  conflante  di  cinque  fuperbiffime  tauole  a  olio 
della  Vita ,  ò  Miracoli  che  fìanfi ,  del  Santo ,  fenza  gli  altri  pezzi  a  olio  e  a  fre- 
fco  nel  volto,  così  francamente  operati,  a' quali  ved'  hora  aggionto  dalSan- 
tagodini  nella  Tua  IMxVlORTALITA"  E  GLORIA  DEL  PENNELLO  :  I« 
Capella  in  detta  Chiefa  di  S.  Antonio ,  con  Zin  quadro  del  li.  Sahiatore ,  &  altre  figure 
di  mano  pure  di  Camillo  ,  dime  non  auuertita  allora,  né  moftratami;  NeJla^ 
Chiefa  di  S.  Vittore ,  detto  il  maggiore ,  ò  al  corlo,  nella  C'appella  della  Crocie- 
ra a  mano  ritta  la  proceffione  di  S.Gregorio  in  Roma  in  tempo  di  pefte  ,  così 
leggiadramente  [piegata ,  e  così  ben  dipinta,  che  men  bello  fé  poi  parermi  il 
refiduo  a  frefco ,  e  i  duo'  laterali ,  oue  il  Santo  Paftore  di  federe  alla  ftefla  men- 
fa  co'  Poueri  non  ifdegna ,  &  oue  in  far  loro  lelemofina  tanto  gode  ;  e  ch'erano 
perciò  per  cadérmi  in  concetto  di  troppo  manierofi,  fé  dall' eccellenza  della-. 
Cappella,  che  nella  ftefla  Sagreftiadipinfe,  non  fentiuo  rintuzzarmi  vn  tanto 
orgoglio,  e  ferrarmi  !a  calunnia  in  bocca:  Nel  volto  fono  tré  frefchi:  Nel  mez- 
zo m  VM  tondo  ,  che  sfondato  fin  fé,  &  aperto,  ci  fi  vedere  lagioriofa  Anima_, 
del  Santo ,  che  con  tanta  gioia  fale  così  bene  al  Cielo ,  che  da  vna  foaue  eiìafi 
fente  rapirfi  chiunque  attentamente  a  contemplarlo  fi  ferma  :  A  mano  manca, 
nelpiùben'intefo  fcorto  che  mai  difegnalTe  fondato  Maeftro,  il  Santo  mor- 
to ,  polio  fri  duo'  fpauenteuoli  Leoni, che  anzi  che  offendere  quel  Santo  Cor- 
po, il  cuftodifcono  .d'adorano,  con  iftupore  di  duo' Soldati,  che  finti  in  vn_. 
piano  di  dietro  più  bafìl ,  e  per  metà ,  da  vn  terraccio  ,  e  dietro  certi  alberoni 
coperti ,  guardano  marauigliofì  il  fucceflo  ;  e  di  rincontro  la  Sepoltura  non  me- 
no ingegnoia ,  e  così  ben'  efprefl'a ,  che  per  vno  de'  foliti  eruditi  penfien  di  Lo- 
douico  mi  fentiuo  quali  forzato  a  dirlo  :  Dell'illeffo  grado  fono  li  tondi  a  olio, 

Nn  (otto 


282  P  A7tT  B  SECONDA 

fotto  a'  detti  frefchi  pofli,  &  incaftrati,  in  vno  de' quali  in  bocca  del  Santo  Atlè- 
ta verfafi  liquefatto  piombo  ailaprefenza  de' Soldati,  fra* quali  vn  temerario 
che  di  canta  coftanza  fi  ride  ;  così  pittorico  ij  tutto  di  pcnfiero  »  di  fico,  di  fcor- 
ti  I  e  di  felice  colorito ,  che  parue  fuperaffe  anche  fé  (leffo ,  e  le  proprie  forze; 
non  così  perciò  vigorofe  neil' alerò  oppollo,  oue  difpiica  coITiranno  >  e  nel 
quadro  principale  >oue  piega  inuitco  l'vbbidente  collo  al  taglio,  ma  ad  ogni 
modo  mirabili  :  Neil  *  antica  Chiefa  di  S.  Nazaro  tucta  la  Cappella  maggiorOf 
oue  ftanno  ad  vflìciare  que'Signori  Canonici ,  fra*  quali  il  mio  genciliflimo  Sig. 
Settata j  co'  fauori , e  direzione  del  quale  di  tante  bell'opre  fui  lacco  partecipe; 
e  cioè  nel  mezzo,  che  fcrue  per  la  pala  deil'AIcare  ifolaco  ,  la  Milfione  dello 
Spirito  Santo,  a  frefco ,  e  dalle  patti  li  Santi  Nazaro ,  e  Cello  ,  Padroni  e  Tito- 
lari delia  Chiefa ,  e  fopra  nel  cacino  il  miftero  della  SantiUima  ,  &  [ndiuidua_. 
Triniti:  NvUa  facciaca  del  Presbicero,a  mano  manca,  il  marcirlo  di  quelH 
forti  Campioni ,  molco  gencile ,  e  diuoto ,  rapprefentaco  alla  prefenza  de!  Po- 
polo, fra 'I  quale  dauantivna  donna  con  vnpuccino;  fui  Trono  il  riranno  alfi- 
ftitoda  cnrba  di  foldaci,  cri  quali  vn  giouane  di  graziofiflìmo  e  gencil  colo- 
rito ;  e  quella  ftoria,in  forma  di  vn  quadro  rapportaco,vKn  tolca  in  mezzo  da_» 
duo' Sancì  Arciuefcouidi  Milano  ,  di  vn  vaghiflìmo  colorico  anLh*efll,  e  con 
grandi ,  e  maeftofe  pieghe  di  panni ,  e  fono  S.  Veneno ,  e  S.  Glicerio  :  Dall'  al- 
tra parte  la  craslazione  fatta  da  S.  Carlo  di  quelli ,  e  duoi  alcri  Corpi  ài  Santi  Ac- 
ciuefcoui  della  medefima  Cicca  ,che  fonoS.  L3zaro,eS.  AlaroIOjlacui  tella-» 
pare  di  vna  delle  folite  idee  del  Tiarini ,  e  quali  non  fono  punto  inferiori  a  fu- 
decci  in  magnificenza ,  e  in  lindura ,  Ci  coin'  i  cale  la  mencouaca  floria  in  mezzo- 
ad  elfi  ,  delia  ludecta  craslazione  rapprcfcncata  con  gran  proprieci ,  e  rifoUizio- 
«e, coli' inceruento  de! Clero, e  Popolo;  Nella  volca  fopra,  diuifa  incrèfpar- 
timenci  ,  ere  Angeli  grandi  per  cadaun  fpazzo ,  &  alcri  Angelecti  a  latere  ,  ò  fot- 
todi  quegli,  al  folito,  e  che  ardirei  fimilmence  di  dire ,  fé  troppo  non  folle,  auer" 
pocuti  efler  veramente  , come  più  lonca ni  dalla  nollra  vecnta,  mancenuci  più 
dolci , e  men  caglienci,  ancorché  fiano  delle  confucce  arie  nobili ,  fcortino  egre- 
giamente, fiano  veftici  con  facilica,  grandezza ,  e  propncrd  di  pieghe,onde  non 
meritino  ranco  rigore  dalla  mia  critica;  Nella  bclliflima  Chiefa  di  S.  Antonio 
de'RR.  PP.  Teacmi  air  AUar  maggiore  il  S.Anconio  ftefoin  cetra,  in  così  grato 
ifcortc ,  con  il  Signore  fopra ,  che  fimilmence  in  graziofiflìmo  fcorto  gli  appa- 
re ,  &  alla  fina  intelligenza,  e  corretto  modo  de' quali ,  fé  cornfpondeua  vn  forte 
colorito ,  non  aueuaehe  inuidiare  a  Lodouico  ftetlo  ;  onde  ben'  ebbe  ragione  il 
SanragoUini  di  chiamarli  opera  rara.  Ci  come  dello  ftellb  i  duo' Santi  laterali 
dalle  parti  della  fi:ielira  eh  è  fopra  il  detto  quadro,  nella  fronte  di.lla  volta: 
Neil  '  entrare  in  Chiefa,  d  man  dritta  vicino  V  Organo  il  quadro  col  VrefcpiO)  la  B.Fer- 
gme  ,  &  il  Bambino  :  Uclla  feconda  Capella  della  Madonna  U  Giona  fopra  il  quadro  i 
maoftntflra  d'intorno  Campi ,  oit  è  la  B.  (^ergine ,  S.  Caterina ,  e  S.  T'aolo ,  e  iìm;li  in 
altri  luoghi ,  che  troppo  Jongo  fana  il  delcriuere  ,e  non  aunan  mai  fine  ;  ondt-» 
rifohuo  brcuera^nte  cralcorrerU  con  l'iilefs' ordine, che  vltimamente  vedo 

auec 


aiicr  tenuto  il  detto  Santagoftinincl  iuoC analogo  delle  Titturtinfignì,  che  Pannò 
cfpofie  al  publico  nella  Città  di  Milano-  Sono  duiiqucj  laCciaado  le  da  nii,  ga  ao> 
tninace ,  le  infrarcncce  :  . 

Torta  Orientale  m 

S.  B^I{NJB'/f.  Chiefa  de  '  Vadri  Birnabiti 
Il  volto  dell  '  Mtar  Trlaggiore  dipinto  à  frejco, 

S.  FEDELE  Chtefa  de  Vadrt  Gieftutt 
Della  prima  Captila  vicino  ali  Mtar  Maggiore  dalla  parte  dell  '  £uangelio  la  T^i^^ 
guratione  di  Chrifiofopra  ti  monte  Tabor. 

S  MAì\l  -idellaCONCETTlONE  Chiefade'TadriCapuccini 
Hel  quadro  dell'  A  Itar  Maggiore  la  Concettione  della  Madonna  ,eS.  FrancefcOé 
In  vna  Capella  5.  franccjco ,  che  riceue  le  Stimmate. 

S,MAt\I  4  delbN^TI^lT^',  dettolaCMafiaUa.CollegioìiohiUdiCentildonhè 
Hell  Oratorio  la  Natiuttà  dtlla  B.  tergine  »  &  vn  S.  Mithele.  , 

S.  STEFANO  Chieja  Coltegiita 
ììclla  Capella  de'  Signori  Trimi:^  il  martirio  dì  S.  Teodoro. 

Vorta  Romana  . 

S.  CIO.iN'NI  detto  la  TI{INIT^  Chuja  de  Scolari 
Vn  quadro ,  doue  è  dipinta  la  Santifsima  Trinità. 
Vn  altro  con  S.  Gio.  Battila  auanti  ad  Erode , 
Vn  '  altro  con  S.  Gio.Battifìa  nelle  carceri. 

S.  MABJA  MAD^LEhìjl  Chiefa  di  Moneche  ^goftiniane 
In  vna  Capella  vn  quadro  con  Hoflro  Signore ,  la  Madonna  »  S.  Tietrc  >  S,  *4tttom$ 
abbate. 

Torta  Ticinefe  < 

S.  41ESS  yfNDI^O  Chiefa  de' Tadri Barnabiti 
in  vnaCapdlavri ^nco>uiconvn€hrifio,laB.Vergine ,€S.Qioanm, 
Invn' altravn'Anconetta. 

S.CjlTTEBJNA  la  CHIl^SA  Chiefa  di  Monache 
in  vna  Capella  la  Conuerfione  di  S,  >4gc^ino. 
La  Capella  dell  '  ^nnmiciata. 
Il  quadro  dell  'Mtar  maggiore  con  la  DecolationediS.  Catterìaa, 

S.  LORENZO  Chiefa  Collegiata 
la  Capella  vicino  al  Cemeterio  dipinta  à  frefco  , 

S.  MjìBJ-A  Chiefa  di  Monache 
'MI  'Mtar  Maggiore  il  quadro  laterale  dalla  parte  dell  *  Euangelio  »  «e/  quaie  ">/  è  U 
Uefurettionedi  LaT^aro. 

Nella  Capella  della  Concettione  della  B.  Vergine  il  quadro. 

Torta  Veiceilina.. 

S. FI{AN CESCO  Chiefa  de' Tadri  ConuentHali 
HellaCapelladcllaCQticettiQnf  iOuefonotaHole  di  Leonardo  da  Vinci  ^  il  rimanente  di 
detta  Captila* 

Nn    a  S.MjÌ' 


S.  M^BjJt  del  CMTELLO  Chiefa  de'Tadri  jlgofimani 
fn  quadro  laterale  dell  'Aitar  maggior  e, con  dodici  Apoftoli  nelle  Nìceie» 
Vna  Capella  con  S.  Francefco ,  che  riceue  le  Stimmate. 

S.  MJ.^JA  della  B^OSJ,  Chiefa  de  Tadri  Domenicani. 
In  vna  Capella  vn  quadro<on  S.  Giorgio  à  camllo ,  con  fotta  il  Drago. 

S.  MAk.1-^  SECT^ETA  Chiefa  de  Tadri  Somafchi 
il  Choro  dipinto  àfrefco  con  fregi  di  Tuttini ,  &  altre  Hiftoric  della  Vita  della  B.  Ver» 
gine  :&all'  Aitar  maggiore  due  quadri  laterali  »  in  vm  l'Annmciatione  >  neW  altra 
la  Ftjìtationc  dtlla  B.  V. 

S.Virro\E  al  CO\%Q  chiefa  de  Monachi  Oliuetanì , 
Oltre  le  da  noi  memorate,  le  impofle  dell  '  Organo. 

Torta  Comafina. 

S.  MA!{Iji  del  CAt{.MINE  CÌyiefa  de  Tadri  Carmelitani 
La  Capella  della  Madonna  con  molte  hiflarie  della  Vergine  tutta  dipinta, 

S.  SIMTLICIANO  Chiefa  di  Monachi  Eenedcttìni 
In  vna  capella  à  mano  diritta  entrando  in  Chiefa  lo  Spofalitio  della  B.  Vergine  » 

Nella  CATELLA  de'  SS.  della  CITTA'  alla  Tia^q^a  de  '  Mercanti 
Vn  S.  Geruafo  con  S.  Trotafo, 
S.  Barnaba  >  eS.  Sebafìiano. 

Torta  Uoua . 

IL  CUE^DINO  Chiefa  de'  Tadri  Zoccolanti  Riformati 
In  vna  capella  la  venuta  dello  Spirito  Santo  fopra  gli  Apofìoti  » 
Ih  vn'  altra  S.  Girolamo . 

S.MABJA  della  NVNTIATA  Monache  B^ochettine 
V  ancona  dell  '  Aitar  maggiore ,  domfì  vede  vn  Trefepio  con  Chriflo  nato ,  &  i  diicJ 
quadri  laterali ,  in  vno  de'  quali  è  la  Fifitatiane  della  B.  Vergine,  e  nelL  '  altro  l 'AdsrC' 
tione  de'  Magi.- 

S.  MAP^CO  Chiefa  de' Tadri  Ago^iniani 
'All'  Aitar  maggiore  due  gran  quadri  laterali,  in  vno  vi  è  il  Battefìmo  di  S.Agoftino 
opera  infigne  del  Cerano  %nell  'altro  quadra  dirimpetto  la  Conucrftone  di  S.  Agoftino  dà 
Camillo  "Procaccino ,  non  menoartificiofo  dell  '  altro^ 

GALLEI{IA 
Bella  Libraria  AmbrojtO'ntu 
Procaccino .  CamilloTrocaccina , 
Vn  Cìnico  >  che  viene  depoflo  dallaCroce* 
Vrt  à^egno  della  Santiffima  Trinità^ 

G   A   L   L    E  I{   1  A 
Dell  '  Arciuefcoueto^ 
Trocaccino .  Camillo  Trìcaccino^ 
Dodici  tefle  d'Apojìoli. 
Vn  difegno  di  vn  Chrtfìo  mwto  à  chiaro  fcuro  » 
VndifcgHQ  delfacrifìcio  4'  Abraani, 


CAMILLO  PfiOCACCmL  ^85 

yàqidadroà  chiaro  fcuro  con  ClmflOtcberefufcitaLoT^aro, 
Vn  quadro  con  Caino ,  &  Ubelle . 

Vn  difegno  di  chiaro,  e  fcuro  coni  Santi  Na7;aro ,  e  Celfo  »  eofe  tutte  ftngolari, 
Vn  quadro  con  [opra  diuerfe  figure . 
yn  quadro  di  mcT^a  figura  con  S,  Girolamo ,  &  fn'  angelo . 
Vn  Confilone  >  cioè  yna  Madonna  in  piedi  con  molti  yipgioli ,  zjr  altre  figure, 

C  ^   L   L    E   I{   I  ^ 
De' Signori  Settali, 
Trocaccino  Camillo .  Va  Danielle. 

E  quelle  tutte ,  con  poco  diuario ,  fono  l'opre  medesime  di  Camillo  >  delle 
quali  mi  fauorì  gii  mandarmi  compita  nota ,  auuta  difl'e  da  vn  Sig.  Belocti  ,  ri- 
nomato Pittore ,  il  mio  compitiflimo  Sig.  Pierantonio  Latuada ,  che  per  fauo- 
rirmi  in  quefto  particolare  (  rendendomifi  impoffibile  il  veder  tutto)  non  hi 
rifparmiato  a  fatica  ,&  alle  quali  trouo  di  più  aggionte  queft'altre,  cioè; 

Nella  Chiefa  de'PP.  Scalzi  vn  quadro  grande  a  olio,  entroui  S.Terefa  a'piedi 
Chrirto  con  diuerfi  Angeli  :  Quattr' altri  pezzi  più  piccoli  nel  Conuento,rap- 
prefentanti  li  miracoli  di  detta  Santa  :  Nella  già  mentouaia  Chiefa  di  S.  MarcOs 
oue  nella  Cappella  maggiore  èia  difputa  di  S.Agonino,fatta  a  concorrenza  dell' 
oppofto  del  Gerani,  vn  Chrifto  nell'  Horto entro  la  SagrefHa  ;  e  tutto  il  Coro  a 
frefco ,  rapprefentante  la  gloria  con  Angeli,  e  Santi  e  Sante  dell' Agoftinia- 
na Religione:  In S.Rafaelle  tré  pezzi  di  quadri,  S.Girolamo,  S.Caterina, e 
S.  Geltruda  a  olio  :  Nella  mentouata  Chiefa  della  Maddalena  altri  cinque  pez- 
zi rapprefentanti  vn  Santo  per  ciafcuno  :  Nella  Chiefa  di  S.  Damiano  vna  ta- 
noia ,  entroui  la  Madonna ,  S.Gio.  BattiAa ,  S.Oamiano ,  S.Francefco ,  e  diuer(ì 
Angeli:  Nella  Chiefa  di  S.Sebadiano  vn' Ancona,  vicina  all' Aitar  Maggiore, 
con  il  primo...  d'Egitto  :  Nella  Chiefa  delle  Monache  di  S.Erafmo  amano 
finiftra  la  Madonna,  e  S.  Filippo  Neri  :  Nella  Chiefa  delle  Monache  di  S.  Agne- 
fe  vn  quadro  in  vna  Cappella,  alludente  alla  vita  della  ftefla  Santa  :  Dentro  il 
Monallcro  altri  quattro  pezzi  tutti  a  olio  :  Nella  Chiefa  di  S.  Giouanni  la  Con- 
ca nella  Cappella  della  Madonna  a  mano  finiftra  la  Nafcita  del  Signore  :  Nel- 
la Chiefa  di  S.  Pietro  con  la  rete  .S.Pietro  che  piange  al  cantar  del  Gallo  ;  Di- 
uerfi frefchi  poi  per  la  Città ,  come  a  dire ,  in  faccia  della  Chiefa  di  S.  Tomafo 
in  terra  amara  vn  Annonziata  :  Nel  muro  de'Fatebenfratelli  vn  Chrifto  morto: 
Nella  flrada  della  Fontana ,  fuori  di  Porta Comafina ,  vn'  Incoronazione  con_. 
ornato  di  Architettura ,  e  fimili  ;  Nella  Chiefa  della  Madonna  di  Sanno ,  luogo 
fuori  di  Milano  fopra  la  ftrada  di  Varefe,vicino  all'Aitar  Maggiore  vna  Cappel- 
la dipinta  ,  parte  a  frefco  parte  a  olio  ;  a  frefco  il  volto  rapprefenta  Angeli,  ab* 
baffo  3  olio  laCena  co'gli  Apoftoli  :  Al  Sacro  Monte  d'Orta  nella  prima  C'ap- 
pella la  Nafcita  di  S.Francefco  :  Nella  Chiefa  de' PP.Capuccinidel  medemo 
Monte  S.Francefco  nel  deferto  :  Efinalmente  infiniti  quadri  nelle  priuateca fé, 
che  troppo  longo  farla  il  ridire,  come  per  e/empio,  in  cafa  della  Sig.  March. 
Scampa  U  bel  b.Anconio  tcncaco  da'  Duuoli  ;  In  cafa  del  Sig.  Carlo  Imbonaci  il 

mar- 


28<J  :PA7tTE    SECONDA 

jnartirio  di  S.  Andrea,  &  il  martirio  di  S.Bartolomeo.  Di 

GIVLIO  CESARE  hmi!inente>  del  quale  così  tardi  fono  flato  a  difcorrerei 
gid  che  tardi  arjch'egli  fi  pofe  a  dipingere,  ne  prinu  che  dopo  l'elfer  fiato  gran 
tempo  in  Milano ,  onde  niffuna  fattura  lafcialTe  in  Bologna  ,  fenza  le  infupera- 
bilmente  belle  SponfaliziediM.  V.  nella  Steccata  Ci  Parma,  queft' opre  regi- 
iha  il  Santagoflini . 

Torta  Orientale. 

VEL  DFOMO  &c.  frd  gli  altri  quadri  infigni  de'più  Valentuomini ,  che  fi  ef- 
pongono  folo  per  la  fefta  del  gloriofo  S.Cario  ;  in  vn  quadro  vn  fanciullo ,  che  ca- 
duto nel  Ticino ,  n  vfcì  [ano  ,  per  inttrceffione  di  S.Carlo, 

Jn  "vn  altro  vna  CiJpuccina,che  per  interceffione  di  S.  Carlo  in  vntfìate  ricuperò  lafanità. 
In  vn'altrovn'iiifermojchealfepolcrodt  S.Carlo  riceue  da.  Dio  la  falute . 
£t  molti  altri  dello  fìefjo. 

S.  FEDELE  Chicja  de'  TV.  defiliti 
ideila  Cappella  vicino  la  porta  dalla  parte  dell'  Emngello ,  ohV  Cbriflofopra  la  Croce 
del  Pigino  alpiede  della  vn  S-Fraticefco  Xattcrio  di  Ciulio  Cefarc . 

S.TI{^SSEDECbiefa  dililcnachcCapuccine 
Ouc  vn  quadro  con  la  CoYona':^one  di  Spine  di  NoHro  Sig.  del  Cerano, 
Fn  altro  quadro  con  la  Flagellazione  di  Chrisìo ,  di  Giulio  Cefare. 

Torta  Promana. 

S..AVIT0ÌÌ10  ABBATE  Chie fa  de' TV.  Teatini 
ti  ella  feconda  Cappella  tanto  l  .Ancona  di  me:^ ,  che  è  l'.Annonzia:(ìone  della  Beata. 
Vergine ,  quanto  i  quadri  laterali  t  e  quegli  del  volto,  che  fono  miracoli  del  pennello 
di  Giulio  Cefare  Troca  ccino, 

S.  CELSO  Chtefa  de'Canonicidi  S.  Saluatore 
Vna  trasfigurazione  di  chrifto  fopra  il  monte  Tahor ,  che  fu  la  prima  pittura  eh'  egli 
fece  dopo  hauer  cambiato  lo  Scarpello  in  Ttnnello. 

Torta  Comafìna , 

S.  TOMASO  in  TEI{I{A  .ATHjìti  4  Chie  fa  Collegiata 
Vna  Cappella  con  ti  quadro  otte  fi  vede  S.  Carlo  ,  e  fo^-ra  l'arco  tré  miracoli  purc 
di  S.Carlo. 

Isella  Cappella  de  SS.  della  CITTA"  alla  pia^^a  de  Mercanti 
S.  Barnaba ,  e  S.  SebafUano. 

Vn  HiHoria  grande  con  Conftantino  Imperatore  iche  del  Santo  Chiodo  né  fa  formar tJ 
il  freno  alfiio  Cauallo . 

Torta  Noua . 

S.  jlNGELO  Chiefa  de'TT.  Zoccalanti 
Jn  vno  de'Chiofiri  del  Conuento  ,  oue  prima  nell  '  ingreffo  vi  è  la  Flagellazione  di  Chri' 
So  di  mano  del  Morazzpne ,  all'incontro  ì>n  Chrifto  morto  con  Angioli ,  &  altre  figure 
di  Giulio  Cefare. 

Il  GIARDINO  Chiefa  ds'  TT.  Zoccolanti  I{iformati 
ln\niCippcila,vn\4d<nazi0!ìed('Magi. 

S.  Tran' 


GIl^UO  CESARE  PWC ACCIAI,         287 

S.Francefcochericeue  le  Sacre  Stimmate. 

S.  Gì f^ SETTE  Chiefa ,  e  Luogo  Vio 
Vn  gran  quadro  con  la  morte  di  S.  Gmfeppe, 

IL  S0CCOr{SO  Chiefa ,  e  Conferuatorio  di  Fanciulle 
Vn  quadro  con  Cbrifio  morto ,  &  altre  figure, 

l'Idia  Cappella  del  Collcggio  de  Signori  DOTTOI{J  alla  TiaT^a  de  Mercanti, 
Cinque  altre  nicchie  da  lui  dipinte. 
<  GJ.LLEB^1A 

Dell  jirciucfcouato , 

"Procaccino.  Giulio  C efare .  Vn  quadro convnaS.MariaTdaddalena. 
Vn  quadro  con  U  madonna ,  &  il  Bambino ,  cbefpofa  S.  Catterina ,  che  nd  colorito  ha 

imitatoti  famOjO  Correggio. 
Vn  quadro  con  S.Gioanni  >  &•  vn'.4gndlo. 
Vna  tefta  ;  tutto  e  bello ,  e  raro . 

E  più  ilfamofo  quadro  dipinto  da  lui ,  e  da  due  altri  Tittorit  Trlora':^one  >  e  C erano  ^Ct 

G.4LLER^Iu€ 
De  Signori  Settali. 

"Procaccino .  Giulio  Cefare .  Vna  Maddalena ,  &  vn' adultera  ; 
alle  quali  opre  trouoaggionte  nella  mentouaca  del  Bellotti  :  Vn  quadro  dell' 
Orazione  nell'Orto  nella  llrada  foccerranea ,  che  conduce  dall'  Arciuefcouato 
in  Duomo:  Vna  Pieti  in  frefco  fopra  la  cinta  del  muro  del  Collegio  Eluetico.in 
faccia  alia  Chicfa  di  S.  Dionifio  :  Due  Ancone  nella  Chiefa  Maggiore  di  Mari- 
no ,  luogo  fopra  il  Sacro  Monte  d'Orta  :  Vna  Strage  de  gì"  Innocenti  nella  Ca- 
fa  della  Sig.  Marchcfa  Scampa. 

L'altre  poi  fatte  dallo  (leflb  non  folo  in  Genoua ,  ma  mandateui  da  Camilloj 
vedo  vfcir  fuori  alle  llampe, mentre  ciò  ftò  fcriuendo,  con  mio  fommo  concen- 
to, dall'affaticata  penna  del  già  Sig. Soprani,  che  de'Gsnouefì  Pittori  datofi» 
•mentre  viueua ,  a  fcrmere ,  cosi  anche  di  quelli  duo'  lafciò  fcricto: 

^lla  Gloria ,  che  co'  penelli  s'acquijìò  in  Italia  Giulio  Cefare  Vrocaccino  Vittor  Ttìi- 
lanefe  molto  poco  può  aggìongere  la  mia  penna  ,  ebaflerd  folo  il  dire  che  venne  egli  iris 
Genoua  circa  l  anno  di  nolìra  falute  i6 1 8.  riceutoui  dalla  liberalità  del  Sig.  Gio.  Carlo 
Doria,in  cafadd  quale  habitò,  e  colorì  molte  tele  con  certa  franche'^a  di  flile ,  che 
l'autenticò  per  il  più  raro  ,  e  pratticopennelleggiatore  di  quanti  n'habbia  prodotti  tlfe- 
colo  nofiro .  Si  come  chiaro  lo  dimoflrano  ilgran  Cenacolo  fatto  ndla  Santijfima  Anon- 
fiata  del  Guadato  ;  la  CirconciCtone  del  BambinoGiesù  posìa  in  S.  Domenico  ;  lo  Scorti- 
co di  S.Bxrtdomeo  dipinto  nell  Oratorio  di  detto  Santo  i  lataiioladi  S.Carlo ihecde- 
jbratijfima  bonora  U  Chiefa  di  S.  Francefco  d'jllbaro  ;  elaN.  S.  col  Bambino ,  S.  Fran- 
cefco ,  e  S.  Carlo  ,  ibeper  molti  anni  fi  conferito  ia  S  Carlo  de' VP.  Carmelitani  Scalici, 
bora  trafportata  in  S.Maria  di  Carignano ,  Chiefa  Colleggiata  de  Signori  Saoli,  &  è  vn 
opera  beUifjìrni . 

Dtffegnò  qucfìo  pittore  con  gratioft  maniera  tanto  di  lapis ,  come  dipenna,  egulìauz 
d'isìradar' aliaperfetiione  dd  buon  disegno  i  Giouani  principiantt  ;  al  quale  effetto  con 

ma" 


288  PA2TB    SECONDA 

mitniere  corteft  addittaua  loro  la  vera  regola  per  giongere  quanto  prima  alla  bramata 
meta .  Stimaua  in  oltre ,  e  comendaua  il  valore  de  gì'  altri  maefiri ,  t  opre  de  quali  an- 
dana curiojamente  ojjeruando  ;  &  imbattendo  fi  vn  giorno  à  vederne  rna  fatta  à  frefco 
da  Ottauio  Semino ,  ne  formò  tal  concetto ,  che  U  credette  di  B^ajfaelle  d' orbino . 

Conmaniera  di  colorito  af  ai  dijjimile  da  quella  di  Giulio  Cefare  s' acqttiflò  anche 
gran  fama  Camillo  fuo  fratello,  di  mano  del  quale  habbiamo  in  Cenoua  la  tauola  della 
gloriofiffima  ^fcenCione  di  Cbrifto  noflro  Signore ,  eh'  egli  fece  per  le  Monache  di  S.Br> 
gida,e  quella  di  S.Francefcopojìanella  Chie/a  di  detto  Santo  :  main  Ttlilano  abondano 
da  per  tutto  l'opere  di  quelli  virtuofi  fratelli,  col  me':^  delle  quali  refierà  jempre  im- 
mortale la  loro  memoria . 

E  quefto  è  quanto  ho  potuto  io  porre  infieme,  e  raccorre  di  quefli  noftri  Bo- 
lognefi  in  Milano,  delnfo  troppo  e  fraudato  dalia  concepita  fperanza  di  più 
compire  informazioni  in  quelle  parti  5  e  che  crederà  nondimeno  più  facili  t> 
familiari  a  qualchedun'altro,ma){ìmc  nazionale  i  che  prendendo  a  defcriuere 
■anch'egii  le  vice  di  tanti  braui  Maeitri  Milanefi,  e  dello  Stato,  inferendoui  quell" 
anche  de'Procaccini  »  col  benefizio  della  proilìmitài  e  dsl  tempo,  fuppliica  in-» 
efl(:àlle  mie  mancanze  e  dilletti,  e  con  più  aggiuftato  metodo,  &  elegante 
ftile  faccia  ben  ifpiccare,  e  via  più  rifplenderele  mentouate  peregrine  opera- 
zioni di  Giulio  Cefare ,  nelle  quali  a  me  pare  fuperafl'e  in  più  cofe  Camillo ,  Se 
VGuagliafle  ogn' altro,  che  auefle  allora  in  quella  gran  Città  di  primario  il  no- 
me: certo  che  nella  detta  Chiefa  del  Giardino  nulla  cede  alla  tenera  Flagellazio* 
ne  del  Gerani  la  macllofa  Adorazion  de'  Magi,  ch'ei  vi  fé  di  rincontro  ;  ne'qua- 
dri,  che  per  l'annuale  Solennità  di  S.Carlo  in  quel  Duomo  fi  efpongono  ,co* 
pezzi  d>:l  detto  Cetano  brauamente  contrailano  quc'di  Giulio  Celare  :  nel 
gran  quadrone  di  quelle  Vergini  ^larririzateentro^a  Galeria  Arciuefcouale_» 
fatto  infieme  da  lui,  detto  Cciani,e  dal  Murazzone  nò  fai  a  quali  de'trè  concor- 
renti diafi  la  palma ,  &  euidentemence  appare  quanto  queli'  vltimo,nella  fuper- 
ba  Flagellazione  che  fece  nell'ingreilo  al  fecondo  Chioiko  dc'dctti  PP.di  S.  Aa- 
gelOjfofle  da  Giulio  Cefare  fuptrato  nel  fuo  beliilTimo  Chriflo  morto  ,  e  pianto 
da  gliAngeli ,  vendicando  in  tal  guifa  l'onore  del  fratello ,  che  da'  tré  pezzi  del 
^^urazzo^e  fudetto  in  quel  fccoodo  Chioftro  sì  brauamente  dipinti ,  e  che  fono 
S.  Francefco  che  predica  al  Soldano  ,  che  fa  Oraziop.e ,  e  e  (l'è  nelle  bragie ,  ef- 
ferilato  battuto  e  vinto  ,  correa  pubblica  voce  in  que'  tanti  ch'anch'ci  vi  auea 
fatti  Camillo ,  cioè  nel  S.  Francefco  che  nafce ,  che  ti  l'elemofina ,  che  dà  le  fue 
veftimenta  ad  vna  pouero ,  che  fpogliatofi  alla  prefenza  di  fuo  Padre,  e  ricoper- 
to del  Vefcouo  d'Alfefi ,  che  vefte  l'abito  da  Frate  ,  che  m  letto  è  vifitato  dal  Si» 
gnore  ,  che  afcolca  parlare  il  Crocefìilo ,  che  appare  al  Pontefice  in  fogno ,  che 
faie  al  Cieloin  carro  di  fuoco. 

Fu  la  fua  maniera  da  quella  d'ogn'altro  così  differente  e  diuerfa ,  che  parue, 
che  altro  non  maggiormente  affectaffe  ,  che  dal  fratello  ancora  moftrarfi  alieno 
affatto  e  difcorde  :oue  quello  manierofo  alquanto,  e  rifoluto,  eflb  naturale.» 
moltOjC  lìudiato:  tuttopiaceuole,c  vago  Camillo ,  tutto  fcueto^  e  forte  Giu- 
lio 


cAnLo  Acromo  ptìocacc/vi,      «s^ 

Ilo  Cefare  :  nell'inuenzioni  facile  >  «  correnre  quegli,  quefii  inafpettato  in  effe, 
e  bizzarro:  delle fifonoitiie  del  Parmigiano,  e  del  nfentito  di  Michelangelo 
quegli  feguacc,  delle  tette  del  Coreggo,  e  delle  mofle  del  Tentoretto  quelli 
diuoco.  Chiefto,  e  negacogli  da' Signori  Fabbricieri  del  gran  Duomo  vn  certo 
fico  luminofopervn'alcra  ftacua,eiuro  di  elio  allogatagli ,  giurato  di  maip  ù  por 
le  mani  fu  i  ferri ,  e  tutto  dedicatofì  a'  pennelli ,  diedefi  a  vn  longo  viaggio  per 
vedcrelecofedelBuonarocajedi  Rafaelle  in  Roma,  quelle  di  Tiziano,  di  Pao- 
lo, e  del  lencoretco  in  Venezia  ,  e  quelle  del  Coreggi©  in  Parma  ,  oue  ferma- 
to/ì ,  di  quella  Robufta ,  e  di  quefta  Allegra ,  giurò  comporre  vno  fpiritofo  in- 
fieme  e  graziofo  mirto ,  che  mirabilmente  ,  come  Ci  vede ,  riufcitogli,  incontrò 
al  fuo  ritorno  vn'  impareggiabile applaufo,  che  (  al  riferir  del  Colonna)  di  quel- 
l'opre ftupende  che  di  quella  mano,  fr^  tant'  altre ,  hi  veduto  in  tanta  ftima_» 
prclTo  la  Maeftà  Cattolica  ,  fcorre  aflai  maggiore  in  quel  Regno.  Pinfe  anch'ei 

CARLO  ANTONIO,  e  fé  l'opre  fue  galanti  non  rifplcndono  ne 'Sacri 
Tempii ,  e  non  s'ammirano  nelle  pubbliche  Sale,  fi  vagheggiano  enrroiRegii 
ritiri, e godonfi  nelle  priuatc  galerie  ,  e  ne' gabinetti.  Al  contrario  de 'Fra- 
telli che  nuean  gran  fuoco ,  freddo  egli  di  fpirito ,  e  troppo  mite ,  non  Ci  fentì 
portato  da  tanto  ardore  al  difegno,  di  quanto  vena  facile,  e  foaue  metallo  di  vo- 
ce Ci  trono  dirpofto  al  canto  j  il  perche  non  potendo  arriuare  ad  elE  nelle  figu- 
re, fìudiò  di  farli  loro  fuperiore  nel  paefaggio  e  nella  frafca,  che  battè  molto 
franca  e  fpedita.  Fece  altresì  frutta,  e  fiori  in  eccellenza,  e  così  al  naturale 
li  ritraflc/chc  inuaghitifene  tutti ,  poche  furono  quelle  cale  m  M  lano ,  che 
di  qualche  pezzo  adornar  non  ne  voleflèro  lepnuate  muraj  lo  iltflo  procu* 
randoi  Gouernatori  prò  tempore,  portandoli  poi  con  eflì  loro  nel  ritorno  m 
JUadrite,  e  regalandone  Sua  Mae  Ita,  ne' Quarti  Reali  della  quale  anch'oggi 
moki  fi  vedono,  fi  come  infiniti  quadri  figurati  de  gli  altri  duo'  molto  accetti» 
e  fiimati  in  quella  Corte. 

Tanto  ho  mtefo  dire  allo  fteflbSig.  Ercole  viuente,figlio  del  detto  Carlo  An- 
tonio ,  &  vnico  rampollo  di  quelia  Famiglia ,  dal  quale  pienamente  potri  aue- 
re  informazione  de'  Vecchi  chi  le  Vite  di  efsi,  con  gli  altri  Pittori  di  quelle  parti 
(  come  diflì)  prenda  a  fcriuere.  Saprà  egli  fcuopnre  i  primi  tauori  da'  partico- 
lari pofl'eduti,e  in  tanto  pregio  tenuti,  raccontare  gli  accidenti  occorfi  loro, 
le  fortune, e  le  difgrazie  fcorfe  :  defcriuere  il  loro  temperamento,laftatura  »i 
coftumi;  narrare  la  fincerità ,  la  fplendidezza ,  e  la  magnificenza  con  che  fi  trat- 
tarotio  ,  leuando  cafa  nobile ,  mantenendo  carrozza ,  e  feruitori ,  palleggian- 
do i  Padroni,  egli  amici,  &  in  ogni  conto  nobilmente  trattandofi,  e  gran- 
deggiando :  La  loro  affabilità  con  tutti,  e  la  cortefia,  il  fubito ,  ma  ben  prefio 
corretto  fuoco  &  ardore  nelle  picche,  e  ne 'contraili ,  ond'è  che  giouanetti 
ancora  fapeflero  ben  farfi  temere, enfpettare,  menarle  mani,  né  lafciarfi  far 
torto;  sì  che  motteggiati  troppo,  &  infaftiditi  dal  piccofo  Annibale  CarraccÌ9 
nel  difegnar  del  niido  all'  Accademia  ,  malamente  lo  trattaflero ,  rompendogli 
la  teHa  ;  cagione  *  vogliono  alcuni ,  e  principio  della  loro  alienazione  d'affetto 
'       Co  alla 


2s»d  PATtTB    SECOflDA 

alla  Patria  >  è  rìfoluzione  di  abbandonarla  per  Tempre  >  inuitati  inailìnie>  ci 
condotti  a  Milano  dal  Co.  Pirro  Vifconti  >  loro  /ingoiar  fautore ,  e  padrone  >  e 
della  loro  confegiiita  poi  fortuna  e  ftima  veridico  augure ,  &  ardente  pro- 
motore :  Tutti  numerare  gli  allieui  da  sì  gran  Scuola  vfciri ,  come  vn  Califlo 
Toccagni  >  vn  Giacinto  di  Medea  ambi  Lodegianì ,  &  altri  >  de'  quali  io  non_. 
faprei  come  farmi ,  potendo  malamente  dire  qualche  cofa ,  come  m' ingegne- 
rò di  fare  nel  fine ,  d'vn  de'nofìri  eh'  è  il  Franchi  >  che  Seguendolo  fuore  ,  reftò 
in  Reggio,  &iui  finì  ifuoi giorni ,  toccando  tuttauia qualche  cofa  leggiermen- 
te (  per  efler  anche  viuo  )  del  Sig.  ERCOLE  loro  Nipote  ,  fcolare  di  Giulio  Ce- 
fare  fuo  Zio  5  e  brano  imitatore  della  fua  virtù,  come  intant'opre  in  pubblico 
efpofie:  La  Naue,  per  efempio,  di  S.  Vittore  de'  RR.  PP.  Oliuetani,  con  diucrlì 
Angeli ,  Puttini ,  e  Santi  ;  e  fopra  la  porta  dalla  parte  di  dentro  i!  famofo  qua- 
drone a  oho:  Al  luogo  Pio  delle  quattro  Marie  vn  pezzo  di  frefco,  e  l'Anco- 
na del  Chrifto  morto  :  A  S.  Francefco  de'  Minori  Conuentuali,  a  frefco  la  Cap- 
pella di  S.  Sauina,e  quadri  a  olio  :  In  S.Ambrogio  vn  volto  di  vna  gloria  d  An- 
geli :  A  S.  Lorenzo  la  grandifsima  tauola  col  martirio  di  S.  IppoUto  fìrafcinato 
da"  Caualli  ;  A  S.Caterina  preflb  a  S.  Nazaro  vna  Cappella  coll'Ancona  ;  A  Mon- 
za diuerfi  quadroni  a  frefco:  A  Lodi  le  portelle  de  gli  organi  in  Duomo  :  AI 
Duca  di  Sauoia ,  a  feruirc  il  quale  venne  egli  chiamato,  molte  opre,  per  le  qua- 
li, oltre  il  pagamento,  ottenne  in  dono  vna  collana  d'oro  di  dugento  feudi,  fi 
come  dalla  Itefla  Altezza  vn'altra  fimile  era  già  fiata  data  a  Giulio  Cefarcper  lo 
famofo  Sanfone  prefo  da'  Filiftei ,  mandato  a  quella  Corte .  Infiniti  poi  per  al- 
tre Altezze ,  e  per  lo  Marchefe  di  Carraccna  Gouernatore  cs  Milano ,  che  por- 
tandogli feco  m  Ifpagna  ,acquiftòal  Pittore,  &  a  fé  fte fio  infiniti  onori,  e  fimi- 
li,  che  tacio  ,per  non  olfendere  la  modeftia  di  quello  Virtuofo ,  altrettanto  ne- 
mico di  fentirfi  lodare ,  quanto  defiofo  di  meritar  lodi ,  ond  '  è  che  toccandole» 
fempliccmence ,  e  trafcorrendole  non  mi  fermi  a  defcriuerle,  come  per  ogni  ca- 
po dourebbefi ,  e  farà  fatto  a  fuo  tempo . 

Io  in  tanto  de'  Vecchi  altro  di  piti  ne  so  dire ,  né  trouo ,  fé  non  la  liberalità 
d'Ercole  fcniore,  e  la  premura  per  l'Arte,  auendoegli  ,coin' vno  de'Trentaij. 
del  Configlio ,  offerto  fommaconfiderabile  alla  Compagnia,  per  lo  manteni- 
mento dell'altre  volte  mentouata  lite  della  feparazionc  dalle  Tré  Arti  j  l'cfler 
flato  tante  volte  eftratto  Mafiaro ,  &  Eflimatore  de'  lauori  ;  e  l'auer  finalmente^ 
fatto  accettare  in  effa  del  1 5  7 1.  alli  2  5 .  di  Maggio  Camillo,  come  fuo  figliuolo* 
e  perciò  priuilegiato.  Leggo  ben  poi  in  più  di  vn' Autore  effere  di  elfi  flato 
fatto  gran  ilima ,  perche  fé  diamo  di  piglio  al  Cauazzone ,  nel  fuo  deuoto  trat- 
tato delle  Madonne  di  Bologna,  vediamo  che  nel  regiflrare  l'ottaua  Cappella  2 
mano  delira  di  S.Petronio,  dice  eflerui  da' lati  del  Santiifimoi  duo' beliiflimi 
Angeli  d' Ercole  Procaccini.altroue,  e  fopra  mentouau  :  fé  al  Bumaldi  nelle  fue 
Tilmerualia  BononiiS :  Camillus Trecaccinus  (fcriu*  cglij  inter  cminentis  virmis  pi- 
lìores  collocandus ,  Hcrculis  Pidoris  j  &  memorandi  fiiiHS  ;  Mediolani  din  degit ,  So-< 
noni(iì>crò^i>ìXii&c, 

Iitlm 


e  Amo  AWowo  ptocAccmo:      ipi 

tf.lius Ctefar Trocaccitius ,  Camilli  antediSii frater y  Ti&or,&  Sculptor  celebrati' 
dusycuiusplufct opera THediolani  reperimtur,  quem  SorattT^s in  Juis  Italicis  verfibus 
(debrat}  injonn.  229.  fub  bis  verjtbtts. 

0  Ccfar  fortunato  j  ond  '  appende(ìi 

Far  che  il  difegno  fpiri,  e  che  tue  carte 

^uan^no  di  pregio  ogni  teforo  ? 
Se  al  Gigli  nella  fua  Pittura  Trionfante ,  canta  egli  in  tal  forma  ; 
0  gentil  Vrocaccm .  nobtl  Camillo  , 

iluanto  à  Felfina  ancor  rechi  tu  honore  t 

Sol  feguitar  con  tal  flato  tranquillo 

L  '  immortai  Carro ,  e  l  vago  /no  fplendore  ; 

Così  fa  Guido  Bj:n  &c. 
7Hà  dotte  mi  dimentico  quell'vno 

Ter  i/colpir ,  per  colorir  dmino  y 

THerauiglia,  e  ììupor  di  ciafcheduno 

il  grande  Giulio  Cefar  Trocaccino  ? 

Ot'.egli  è  colà  ,  che  va  tnnan:^i  ad  ogn  '  ì/no  » 

Di  chi  fé  gli  attrauerfa  nel  camino  ; 

Onde  con  foci  altere ,  e  giubilanti , 

£  da  Lei  tolto  appreffo  à  gli  altri  amanti . 
Se  al  dottiflìtno  Bofca  nelle  fue:  De  origine  y  cJ"  flatu  Biblìotbeéee  ^mhro/taìtÀ 
tiemidccas , memorando  Hvmcnte  Ercole ,  e  regiiirandolo  f:à  gii  a. tri  Pittorij 
che  fotco  il  Principato  del  Cerano  aggregato  all'  Accademia  de'  Pittori  >  nella 
fudetta  Libraria  Ambroflana  fé  fc  è  vulgarium  pi&orum  grege  exemit  ,  pregiaff 
che  il  Bufca  di  Giulio  Cefare  geminasrerum  gnphydes  donauent ,  quibux  SaccUum 
Dilli  Syvi  in  Ticinenfis  Carthufw  Tempio  txcrn,iHtt,altera  quarum  maior  jubiicit  oculis 
Chri(ìtim  circumfufum  sApoftolis  &c.  attera  minor,  Ecclefìa  Trincipem  Tetrum  &Ct 
e  che  vtramque graphyiem  collocaueritadVinacotbecxfores ,  atque  cttm  illis  compo- 
fuerit  alteram  Camilli  "Procaccini  ;  in  qua  de/cripferat  CamiUus  ,  piBor  nobilis  Inter" 
rempti  Seruatoris  funus ,  complorantibus  circa  fceminis,  ac  diuis  poUiniioribus  fiipre- 
ma  txeqmarum  officia  perfoluentibus  etc. 

Se  al  famofo  Mufeo  Scttaliano,  pregiafi  in  più  luoghi  del  fuo  ftampato  libro 
d' elkr  riccod'opre  de'  Procaccini  :  Dauid  prxmanibusgerens  Golne  gigantis  for- 
midabile caput  Itali  Cxfaris  Trocaccini  opus  (ìngulare  fu<e  adolcfcenti/e  etc.  S.  Ioannes 
effigtcs  Herctilis  Trocaccim  labor  ^c.  Virgo  altera  cum  Chriflo  infante  dormiente  opus 
Camilli  Vrocaccmi  &c. 

Se  alle  finezze  de'  pennelli  Italiani ,  oltre  le  già  mentouate ,  non  folo  ti  pregia 
il  Giriipeno  »e//ii  l'frì-J  di  Lainate  fra  le  tante  delitie  della  belhffima  Villa  Vtfconti, 
auer  comprefo  framifchiita  quella  d' alcune  belliffime pitture  di  Camillo  Trocaccini  ,fi- 
tuate  attorno  à  fontuofa ,  e  limpida  Fontana  ;  &  altre  dello  ftcflo  nella  Terra  di  I{hò; 
ma.  due  altre  pofìe  in  altare  fuori  della  Città  diVauia  nella  Chic  fi  di  S,  Talari  a  de' TT. 
ScalT^  di  Giulio  Cefare^  delle  quali -irn^^fe  grandemente  appagato. 

/  '  '  O  o    a  Se 


192  PAftTE    SECOJ^DA 

Se  ali  '  Archidiacono  Sauaro  di  Mileto  nella  fua  Storia  Albornozzà  »  deferi- 
«e  ndo  queir  Almo  Ciillegio,  cioè  la  fabbrica  di  cflro,&  m  fpecie  la  Chiefa_.» 
anzi  ìi  pitture  fopradette  in  efìfa  pofte ,  e  la  Tribuna  dallo  ftello  Camillo  dipinta 
lo  chiama  famofo  pittar  Rolognefe ,  e  lo  loda. 

Lo  llello  l'Abbate  Tici  neifuofludiodi'PittHra,  memorando  non  meno  nella 
TrafponcinadiRoma  >  l'imaginedi  S. Michele  arcangelo  neU'vltima  cappella  di 
mano  del  Vrocaccini  >  che  dolendoci  effer  oggi  vm  copia ,  per  haucr  que  '  Tadri  ven- 
duto l'originale. 

Lo  fteflo  lo Scanelti  nel  Microcofmo  della  "Pittura  lib.2.cap.26.iafìnei}'opre  non 
meno  dell'vno,  che  dell'altro  da  elio  per  tutta  la  Lombardia  vedute  rcgiltrando, 
Giulio  Cefarc  per  più  eccellente  di  Camillo  lodando ,  Se  il  fudetto  quadro  com- 
pagno dell'  Elemofina  di  S.  Rocco  di  Annibale  in  Reggio,  oggi  nella  Galeria  di 
Modana  da  Camillo  a  concorrenza  fjtto ,  ài  Giulio  Ct  fare  edere  fcriuendo. 

Lo  fleflb  il  mio  gentiliflìmo  Bofchini  nelle  Tue  Miniere  dellapittura ,  nel  Seflier 
di  dorfo  duro  >  memorando  nella  Chiefa  de' Tadri  Teatini  nella  tcr:^a  capella  di  cafa 
Fofiari  tutta  dipinta  dal  "Palma  la  tauola  di  Camillo  Trocaccino  con  il  martirio  di  S.Ce- 
cilia.,e  vn  angelo ,  che  le  porge  vna  ghirlanda  di  fiorita  fnapalma  :  e  nella  capcllit 
di  cafa  Vi/ani  la  tauola  con  li  duoi  quadri  di  mano  del  "Procaccini,  che  fa  Milane/e  :  nel- 
la tauola  S.  Carlo  con  diuer/ì  angioli ,  cheli  tengono  la  Mitra ,  e'I  Capello  :  nelli  quadri 
da'  lati  due  bellijjìmi  miracoli  dello  flefij  Santo. 

E  finalmente  ,  iafciando  ogn'  altro  »  il  fimofo  Cigno  di  Partcnope  >  che  noruo 
contento  d'auer  di  Camillo  cantato  nel  fuo  gran  Poema  : 

£  voi  per  cui  Milan  pareggia  VrliinOt 

'MQra7;7^ne ,  e  Serano  y  e  Trocaccino  > 
nella  fua  Galeria  appefe  vn  quadro  pure  di  Camillo  Procaccino  in  cafa  di  Gioo 
Carlo  Doria,con  quelto  Madrigale  i 
Le  luci  al  Varadifo 

Folge  Fr  ance/co ,  oh' arde  il /ho  diuint 

ornato  Serafino  i 

£  colà  >  tutto  fifa  y 

Erge  le  palme  >  &  apre  il  fianco  incifo  «  • 

Ben  viue  il  fenfo  m  quelle  piaghe  ardenti  » 

£  ben  forfè  potria  chi  gli  è  vicina 

Vederne  il  moto,  &  afcoUay  glt  accenti^ 

"Ma  la  pietade ,  e  7  :^lo 

Tanto  il  rapifce  al  cielot 

Che  tacer  gli  conuien»  ne  può,  ne  vuole 

Formar  parole. 

Anch'io  quelle  tronco ,  pacando  dalla  Galeria  del  Marini  a.  quella  moflruo- 

fa  ,  poUa  infieme  ,  e  formata  dall  *  vniuerfale  intelligenza  del  mio  ccmpiciirimo 

Setcala ,  che  moftrandomi  in  vltimo  ,  dopo  vn  Mondo  intero  di  marauigl'c-» 

ia  og  li  genere  ,  moki  libri,  con  l'eftìgic  de'Pittori ,  e  dietro  di  eflì  tutte  loptc 

prò- 


proprie  ò  da  loro  medefimi,  ò  da  altri  braui  intagliatori  date  alle  ftampe ,  mi  fc 
vedere  in  vna  carta  grande  onc.iS.  Sconcia. io  circa  perdirito,t3gliaca  all'ac- 
qua forte  dallo  Iteffo  Camillo,  che  fottoui  Ci  fotcofcrifle,  con  tanca  bizzarria ,  e 
ghiottezza  .che  pare  quafì  vn  taglio  moderno , la  fopra  mcntouata  Trasfigura- 
zione da  lui  dipinta  nella  Chiefa  diS.Fedelc,col  Signore  toccato  di  ponti,  òdi 
rotti  fegnetci, che  Io fa;inov'dere  come  sfumato,  ò  trafparence  in  nube  in.» 
mezzo .Mosè,&  Elia.fottoapièdelTaborre  Pietro  in  atto  come  di  ftupore,iii 
vn  fcorciabile  alcrettanto  grato  quaco  diilìcile,  Giouanni,che  ponendofi  la  pal- 
ma fopra  la  fronte  >  per  poter  rimirare  non  abbagliato  da  tanto  fplendore  il  Si- 
giore,  con  tanta  grazia,  intelligenza,  &  efpreflìone,  che  nulla  cedeavu,» 
Guido,  a'Carracci,  contraftar  potendo  branamente  con  la  famofa  dello  ftef- 
fo  Ludouico  in  S.Pietro  Martire  in  Bologna  ;  e  l'altre  che  fopra  i\  dilfero  nell* 
opre  de'Bolognefi  da  loro  fteflìjò  da  altri  tagliate,  che  anche  più,  e  fcnza  nu- 
mero fariano  (tate ,  fé  le  caflfe  intere  de'  fuoi  belliflìmi  difegni ,  e  penderi  noa 
fodero  ftati  tutti  portati  in  Ifpagna ,  oue  tanto  erano  ftimati ,  e  graditi ,  elVen- 
done  tutto  dì  domandati  da'più  braui  I.itagliatori ,  e  Dilettanti . 

Di  Giulio  Cefarc  altro  non  ho  mai  vednco,  che  vtia  picciola  Madonna  col 
Signore  intagliata  quafi  di  ponti,  con  le  lettere  fotto  :  I.  C.  Proc.in.  Mal.  M. 

Si  vedono  ben  molte  cofemarauigliofamentemodelleggiate,  vna  tefìa  pic- 
ciola di  donna,  &  il  piede  famofo  perle  Scanze,  detto  comunemente  il  pie  dì 
Michelangelo  ridotto  in  piccolo ,  e  più  corretto ,  e  graziofo ,  ardifcono  di  di- 
re Pittori ,  sì  come  marauigliofa  la  gran  tefta  di  vecchio  nota  fra  i  rilieui ,  che 
crede/ì  da  qualcuno  di  Camillo  più  toflo,  detta  comunemente  il  Vecchio  del 
procaccino.  Reftaildire  ,comepromi(ì,di 

LORENZO  FRANCHI  fch' èquantoallieuo  Bolognefe  di  Camillo  io  qui 
trouoj  quel  poco  ,  che  mi  fia  permeilo ,  per  auer  abbandonato  anch'  egli  la_. 
Patria ,  e  viffuto  fempre  lontano  da  elTa,  e  fuore  .  Dopo  l'auere  imparato  il 
difegnare  prima,  poi  il  dipingere  forco  la  difciplina  di  Camillo,  &  elTcrfi  auuan- 
zaco  in  modo  nell  Arte,  che  le  opre  del  Maeftro  nonfolo,  ma  le  più  riguarde- 
uoli  ancora  del  Sabbacino ,  e  del  Samacchino ,  gii  morti ,  e  che  tanto  llimaua, 
datofi  a  copiare,  quelle  molto  bene  nducefle  in  picciole  tauoline ,  ò  rami  (  pra- 
tica che  gli  fu  poi  di  gran  danno  col  tempo,  dando  per  lo  più  in  minuto  nelle 
fue  operazioni  )  volle  feguir  Camillo  a  Reggio ,  colà  chiamato  a  dipingere  nel- 
la Truna  di  S.Profpero  i^ famofo ,  e  non  mai  a  baftanza  lodato  vniuerfal  Giudi- 
zio, la  tauola  dell'Aitar  anche  in  frefco,  Scaltre  cofe  ;  prefo  perciò  a  pigione, 
per  lui  più  comodamente  abitare,  certe  nobili  flanze  entro  il  Palagio  de]  Sig. 
Gio.  Cafotti ,  pollo  fulla  ftrada  Regale ,  feppe  co'  buoni  tratti  rendcrfi  così  af- 
fezionato quel  Signore,  ch'ei  fi  contentò  di  fargli  libera  alToIuzione  del  conuc- 
nuto  prezzo,  non  altro  da  lui  prender  volendo  che  tré  quadretti,  cheinrin- 
compenfa  d'altre  corcefie  eh'  alla  giornata  anthe  riceueua  da  quella  Cafa ,  do- 
nar gli  vol'e  il  giouanctto  ;  Furono  quelli  vna  picciola  Madonna  in  paefe  ch<_» 
allacu  il  Baaibino»  cau<ica  peto  da  yn4  di  quvik  trèi  che  auea  già  di  propria  in- 

ueii- 


2P4  PA^rS    SECONDA 

uenzioiie  tagliate  egli  fteffo  all'  acqua  forte  Camillo  ;  La  Santifllmi  Triniti  in 
gloria  d'Angeli,  collii  SS.  Girolamo,  e  Francefco  fotto ,  vn  poco  minuti:  Eia 
Madonna  ftelTa  di  Reggio  in  gloria,  fottoui  S.  Caterina  Regina,  e  la  Beata_p 
Giouanna  di  quella  Città,  troppo  picciole  anch'  efl'e,  ma  che  ad  ogni  modo ,  fc 
non  per  altro ,  per  vn  tai  prezzo  piacquero  a'  Signori  di  quella  Cafa .  Difpoftifi 
perciò  di  far  murare  anch'eflì  vna  Cappella,  &  ergere  vn  fontuofo  Altare  en- 
tro il  maeftofo  Tempio  di  quella  miracolofìffima  Immagine  di  Maria,e  trouan* 
dofi  a  Lorenzo  tenuti ,  dierongli  a  fare  quel  quadro ,  che  vi  fi  vede  di  S.  Girola- 
mo contemplante  il  profondo  Miflero  della  Santiffima  Triniti,  e  in  atto  d'ifcri- 
uere ,  mentre  vn'  Angelo  ftende  vna  cartella ,  con  le  prime  parole  fcritteui  den- 
tro in  Ebraico  della  S.  Genefi,  che  in  latino  tornano  :  In  principio  creauit  Deus  Ca- 
lum ,  &  Tenam ,  Pittura  a  mio  guflo  ,  che  può  fìare  a!  pari  di  quante  fi  ammi- 
rino entro  qucll'  auguftiflìma  mole ,  e  che  tanto  mi  fé  ftupire  la  prima  volta  che 
la  viddi,maliìme  giongendomi  nuouo  il  proprio  nome,che  fotto  meritaméte  vi 
pofc  ;  perche  ratiigurandoui  dentro  vnHnilJìmo  gufto  Carraccefco  ,  non  aue- 
uo  mai  prefTo  i  fcguaci  di  quella  gran  fcuola  intefo  alcun  Franco .  Dicono  che 
ne  pingefle  prima  vn  rametto  per  prona ,  che  veramente  farà  tanto  più  mira- 
bile ,  quanto  che  fi  vede  in  fimili  proporzioni  auer  auuto  maggior  propenfione, 
che  fi  riconofce  anco  in  detta  tauola ,  che  è  quanto  mai  fé  le  potrebbe  opporre» 
effendoper3ltrobeIliflìn)a,aregno,  che  non  so  fé  maipiùadelTagiongeffe  : 
perche  debole  molto'parmi,  per  dirla,  quella  grande  con  S.Eligio  ,  ò  Alò,  come 
dicono ,  con  moke  altre  figure  in  S.Francefco,  fatta  per  l'Arte  de'  Fabbri,  fé  più 
fopportabili  fono,  e  talora  anche  lodeuoli  l'altre  ,  comeadirelaB.  V.  fedente  _ 
col  Bambino, e  S.Gio.Dattilta nella  Chiefa  delle  Monache  di  S.  Tomafo:  Sì 
la  olio  che  il  frefco  della  Cappella  del  Santi/Timo  Rofario  in  S.Domenico:  L'af- 
fai ben' intefa,  e  vagamente  colorita  S.  Orfola  in  S.Zenone,  e  fimili che  fi  tra- 
lafciano  per  breuita ,  fi  come  tanti  quadri  nelle  priuate  cafe ,  tanti  frefchi  nelle 
facciate  di  cfi'e  :  Fuori  della  medema  Città  l'altre  opre  che  vi  G  trouano ,  come 
quel  tanto  lodato  (per  la  più  bella  figura  che  maifaceffe)  S.  Pellegrino  nell' 
Oratorio  di  elio  Santo  fuori  di  Porta  Caflello  :  Li  tanti  pennelli  poi ,  ò  Stendar- 
di,che  dirvogliamo,per]eprocefl!oni,  come  quelli  del  Carmine,  della  Cen- 
tura,  del  Cordone ,  del  Rofano  ,e  fimili  cofe  picciole ,  nelle  quali,  come  diflì, 
aucndo  vna  particolar  dote  a  Im  tutte  toccauano,con  qualche  mortificazione  di 
SiffoBadalocchio,  ino  concorrente  e  riuale,  e  che  ad  ogni  modo  in  fimili  ga- 
lanterie molto  lo  commendaua,  fi  come  ne'difegni,che  f^crminatamente  finiua, 
non  pregiudicando  tiirtatiia  la  fonima  diligenza  a!  buon  fondamento,&  allo  ff u- 
dio,  nel  quale  d'jiTiitare  s'ingegnauai  Carracci,  cagione  poi  vogliono  alcuni, 
che  fi  (coltulfe  a  principio  da  Camillo,-  ò  più  rofto,  co.-ne  dicono  altri ,  da  lui  fuf- 
fe  cacciato,  allora  che  fperaua  di  pafiare  con  efio  lui  a  Milano, 

Mortogli  il  fratello  m  Bologna ,  che  lafciò  piccioli  figliuoli ,  e  figliuole  fenza 
gouerno ,  fu  forzato  a  ripatriare  per  follenerJi ,  ma  quanto  vi  trouò  braui  Com- 
petitori i  taiito  Vi  ebbe  poco  da  faticare ,  il  che  ritornandofene  a.  Reggio ,  e  fe- 
ce 


LOItE^ZO  FRA'NCHL  19^ 

^o  poftAftdo  dtto'  quadri  d'vn  particolare ,  e  la  Nonziata ,  con  Coro  d' Angeli, 

fattaper  la  Chiefa  de* SS. Giacomo,  e  Filippo,  oue  anch' oggi  con  molta  fua 

lode  fi  ammira,  poco  flette  a  inferraarfi,  e  colà  finirei  fuoi  giorni  in  età  d' anni 

^7.iiicirca,altrodifuononlafciandopreflodi  noi,  eia  Patria,  chcafrefco, 

nella  Croce  di S.Sebaftiano,  dalla  parte,  e  rincontro  il  Sig. Senatore 

ìCefsi  la  lapidazione  di  S.Stefano,  &  a  oliolatauola  dì  StLu-. 

eia  con  molte  figure  nella  Cappella  de"  Franchi  « 

e  fua>  in  S.Nicolò  di 

S.  Felice  t 


D  I 


GIO.  BATTISTA  CREMONINI. 


«97 


.J1\1^S 


m^L ^  -- 

D  I 

GIO  BATTISTA 

'  CREMONINI 

E    D  I 

EMILIO     SAVONANZI 

ET  ODOARDO   FIALETTI 

SVOI  DISCEPOLI 
E    D  I 

GIO.    FRANCESCO    NEGRI 

Detto  da  *  Ritratti 
E  T    A  L  T  R  I. 


f«3  £^  HK-a*3-£*3  £*3  f*3  £*?  £#3  8^-5-f*» 


^■iJ?^ 


E  mai  darfi  potere ,  che  pefanti  e  noiofe  le  notizie  pittoriche 
riufcir  mi  doue(Tero ,  com'  anzi  bramate  tanto ,  e  gradite  me 
le  rende  la  neccffità  de'prefsnti  racconti  »  qiiefta  è  queH'vni- 
ca  volta  ,  che  rincrefcere  mi  potrebbero,  viftomi  qui  aitrct- 
toperefl"e,a  douer'ifcriuere  poco  bene  d'vno  di  que'nofiri 
Artefici  j  che  lodar  tutti  era  mio  primo  fcopo  ,  &  inten- 
to rtuttauia  perche  le  doglianze,  che  non  poffo  non  farne, 
riguardano  icofliimi,  non  l'Arte,  fi  reftringono  advna  fola  azione,  nonfial- 
Jargano  per  tutta  la  vita ,  vorrò  ben  credere  d'efler'  ifcufato ,  non  che  compati- 
to, s'hora  mi  lagno  di  Gio.BattiltaCremonini,  eh' è  quello  del  quale  parlo,  e 
che  fi  portò  in  modo  verfo  la  Compagnia  noftra,  che  meglio  fora  fìato  per  e(Ta 
il  non  auerlo  mai  conofciuto  più  tofto,  che  difpenfatolo  così  largamente  (hell* 
aggregaifdo  per  Cittadino,  allora  che  affai  vi  mancauaper  cfler  nato  in  Cento) 

Pp  -  ^1 


i98  ?  Atr  E  SECONDA 

ài  lui  canto  fidata  fi  fofle.  Ma  chi  non  aurebbe  creduto  a  quel  nobile  afpetto,  a 
quella  veneranda  canj2Ìe,aqueli'aggiuUatodircorfo,di  che  trcuauafì  dalla  natu- 
ra prouifto?  chi  nonailicuracofidi  quell'  apparente  zeio,  diquell  'afìidua  ap- 
plicazione, di  queir  ardente  femore,  con  chemaneggiaujH  ne  gli  affari  piti  ar- 
dui ,  e  più  fcabroH  di  elfa  >  ogni  volta  che  d'  Eflinatorc ,  di  Sindico  >  ò  di  Maf- 
faro  la  carica  così  degnamente  foRenae?  Pure  quanto  mai,  con  tante  rcHri- 
zioni  cfparagnijdalle  fuperflue  fpefe  alkggerendofi.enelleneceilarie  efigen» 
do  da'  particolari  ciò ,  che  l'omminidrare  auria  douuto  il  pubbLco  Erario ,  Tep- 
pe ar.uanxare,  e  potè  mettere  affiemc  ia  prudenza  ,  confegiio,  e  l'economia  di 
tant'  altri,  tutro  fu  ia  queff  huomo  ,  fenzaneceliìrà,  e  pv.r  m  ra  negligenza»» 
vorrò  ben' io  creder  pm  toUo,  che  per  proprio  prouecchio,ò  malizia  akuna> 
diflratro . 

Chiamato  a  Roma ,  e  dopoi  morto  il  Sabbatini ,  predo  il  quale  rth'giofamen- 
te  erafi  Tempre  conleruato  il  peculio  della  Compagna  de' Pittori,  aumentato 
mnltoperl'aggiontoui  prezzo  della  quarta  parte  disila  cafa,e  forno,prima-della 
feparazione  ,  alle  Qu^attro  Arci  fpetcanti  in  folido;  e  ciò  per  (entenza  di  Mo  ifig. 
Akicozio  de  gli  Alticozii  Vicelegaco  diBolog.ia,  confir.natoria  d'vtia  fimile 
dcU'UlndriiTìmo  Reggimento,  dalla  quale  aueuano  le  tré  altre  appellato ,  fu  in_i 
luogo  di  eifo  eletto  Depofiiario  perpetuo  il  Cremonini ,  con  ordine  ,  &  incari- 
co pili  e  pili  volte  di  trouare  vna  ò  p:ù  inueftiteficure,  perche  non  rertaflo 
morto  il  denaro ,  e  fé  ne  cauafife  qualche  frutto  per  le  occorrenti  fpefe  ,  e  bifo- 
gai  ;  mi  crafandandone egli  Tempre  retfetco,  anzi  allungando  1'  efecuzionea* 
proporti  partiti ,  venne  a  morte  ,fenza  prouedimento ,  ò  dichiarazione  alcuna, 
ancorché  canto  pregatone, &auer!o  ei  più  volte  promeffo.  Mancò  infomma, 
ne  mai  trouoifi  ò-fi  Teppe  di  che  folle  auuenuto  della  moneta  :  e  fé  bene  la  Lu- 
crezia fua  moglie  s'obbligò  prima  pagare  ,  &  in  effetto  pagò  pe'i  primo  anno 
proporzionabilmente  idouuti  frutti ,  nel  fecondo  non  volle  fanern'akro,  e  tut- 
to efpilaco.e  alerone  nafeoflo  quell'opulente  mobile  che  v'era,  occupò  anche 
quel  po' di  ftabile  trouato  in  erediti  per  la  pretefa  tacita  ippotcca  anteriore  fu* 
beni  per  le  fue  doti  di  molto  eccedenti,  ponendoli  collantemente  a  foftenere 
vna  oilinata  lite .  E  vero  che  ad  efla  fi  pofero  a  brauamence  refiftere  gli  huomi- 
ni  del  Configlio,  donando  e  rinonziando  non  folo  i  falarii  per  i  loroammini- 
fìrati  Vfficii,  mai  denari  in  particolare  impreftati  per  mantenimento  dello, 
padate  liti,  ma  ad  ogni  modo  non  fu  mai  pofiìbile  ottenere  cofa  alcuna,  e  po- 
ter dare  l'efecuzione  alla  fentenza  fauoreuole,  otcenura  dopo  tré  anni,  e  cioè  al- 
li  i8. d'Ottobre  1^13. che  fu  la  totale  mina,  &  ellerminio  della  Compagnia, 
del  quale  fino  al  dì  d'oggi  li  fente  ,  fenza  più  Stanza ,  ò  luogo  cue  Ci  raduni ,  fc 
non  la  prefta  qualche  amoreuole ,  fenza  entrata  veruna ,  fenza  chi  più  Te  ne 
prenda  cura,  faccia  efiggere  le  vbbidienze,  con  poco  decoro,  e  non  minor 
fcandalo. 

Ma  per  tornare  fui  filo,  e  portar  ciò,  chepoffo,  e  deuo  di  quello  Artefice, 
del  cjuale  >  fuori  che  il  Mafini ,  non  fanno  menzione  gii  Autori ,  dirò  anch'io  po- 
'  '  "  ~      ""         '  co. 


GIO.  'BATTISTA  CnEMOW^Ì.         20^ 

co  >  non  più  meritando  il  fuo  (hle ,  fé  non  è  per  viia  tal  quale  velociti  di  fare 
pratica, efranchezza, chi  bin  ricercafinel''o,5redi  fcudcria  >  ne '  chiarofcuri» 
enelfrefco,  di  quella  forre  maffime  che  intraprefe,  e  coftumò  egli  Tempre, 
come  di  profpetcìue,  di  camini  nelle  ftanzs,e  Ji  fregi  ,cheiftoriòd'vna  manie- 
ra molto  ad  ogni  modo  gaiance ,  e  amorofa ,  fé  non  canto  rscerca  ,  e  fondata. 
Senevede  vn'aifaiplaulìbilc  ndla-faladel  Palagio  de' Signori  Mitchc fi,  e  Sena"- 
tori  Riarii,  contenente  la  vita,  eifattiegregii  d'vn  Girolamo  Riano,  Genera- 
le ,  parnii ,  di  Santa  Chiefai  &  altri  molto  copiofi,  e  bizzarramente  efeguiti  nel- 
la nobiliflìma  cafa ,  oggi  de'Signori  Angelilli  fulla  piazza  Calderini ,  e  che  fu  la 
fortunata ,  e  famofa  de'ricchi  Lucchini ,  de'quali  m  gian  confidente  ,  amico  ,  e 
Pittore  ordinario  ;  ornando  perciò  anche  loro  nella  Chiefa  di  S.  Domenico  la 
Cappella  dolla  Nonziata  fatta  a  olio  dalCaluart,  col  fìngere  tutto  il  muro  in- 
croftato  di  marmi  neri  e  bianchi,  conforme  portaua  l'arme  di  que' douiziofi 
Mercanti ,  con  ammirabile  verifimilitudince  proprietà,  aggiongindoui  li  Santi 
Girolamo ,  e  Lorenzo  laterali ,  figure  grandi  del  naturale  ,  di  si  real  frefco ,  e_» 
buon  gulto  ,  che  ben  dannoa  conofcere,  che  fc  ratcenere  auelfe  potuto  egli 
alquanto  il  fuo  impetcfarebbe  aflai  più  riufcito,e  fenza  dubbio  al  pari  d'ogn  al- 
tro ,  come  ce  l'autenticano  i  duo*  archi  fopra  la  porta  di  S.  Francefco ,  e  le  due 
Virtù  laterali  all'Armi  di  Spagna  nella  cantonata  di  quell  Almo  Collegio  :  Lc^ 
due  finte  ftatuone  a  chiarofcuro  sì  ben  difegnatc  &  intefe  ,  laterali  alla  por- 
ta del  Sig.  Senatore  Ercolani ,  al  quale  anche  dipinfe  la  figurata  profpettiua  in 
tefta  al  cortile ,  e  fimili .  Egli  figurò  fi  igjlarmente  bene  le  T.gn ,  le  Pantere» 
gliOrffji  Leoni ,  l'Aquile,  i  Draghi,  e  tali ,  onde  ben' a  lui  anche  dar  fi  po- 
telfe  la  lode  attribuita  a  Pefello  così  brano  ne  gli  animali .  Io  lafcio  di  ridire» 
quanto  opraiTe  in  cafa  del  Signor  Senatore  Pictrameliari ,  sì  nel  Cortile  ,  che  a 
coperto ,  si  nella  Cappella  tutta  a  frefco  dipinta  in  capo  della  real  Galeria ,  che 
nelle  Itaozc  d'ogni  partamento,  così  leggiadra  ,  Se  eruditamente  con  fughe,  e 
fregi  ftoriati  adorne  :  Ciò  che  facefle  nelle  ftoriectc ,  e  nell'  ornato  di  chiarofcu- 
ro fimilmente  all'aria  efpodo,  in  capo  al  prato,  ò  cortile  che  fiiiiit  e  dentro 
alle  ftanze  della  cafa  de'Signori  Secadinari  :  Nella  cafa  dc'già  Mantouani ,  oggi 
del  Sig.  Dottor  Medico  Fiorini,  ornandoui  così  grazi ofameute  vn  camerotto 
fopra  di  itoriato  fregio  ,con  le  andate  del  palco,  e  quella  galante  fuga,  entro 
la  qual:,  alludendo  al  fuoco,  efprclTe  a  quello  condannati  iaSoffronia,  &  Olin- 
do del  fallì,  che  incanta,  &  innamora:  Tanti  frefchi  poi  nelle  Chiefe,  come  ne* 
laterali  all'Altare dJS.Roccod^M  Francia  nella  Morte  :  llCrocefillo  a  frefco 
nella  prima  Cappella  a'Scaizi  :  Tutte  le  itorie  della  miracolofa  edificazione  del- 
la  antica  Chiefa  del  Monte ,  difegnata  in  quel  modo  sferico  da  vna  colomba  co* 
raccolti  auuanzuinjecafcami  di  vn  falegname  contiguo,  in  quella  forma  difpo- 
ffi,conque'cori  de  s;'i  Aigeli  nel  Cattino,  che  quella  cuopre  :  Tanti  altri  cami- 
ni, porte,  fregi ,  e  fimlt  nell'Infermeria  di  S.  Michele  in  Bofco,  e  pcrtuttoiu' 
fomma,  non  elicendo  Ctìiefa ,  non  cafa ,  fio  per  dire,  che  di  fuo  qualche  cofa 
non  abbia  ;  lauoraudoad  ogai  prezzo ,  e  ben  prefto ,  Luaudo  allora  altri  Picto- 

Pp    a  ri 


^00  PAXtÉ   SÉCOVdA 

riafuefpefe»difcgnando,  e  compartendo  loro  il  lauoro»  che  pòi  ritoccauaj; 
tutco ,  e  ben  ricercaua ,  &  in  tal  guifa  dando  giifto  a'  curiofi  col  fpicchiar  l'opre» 
cafìfai  guadagnando,  ancorché  pagato  poco,  per  la  numerofica,  e  frequenza; 
de'  lauori . 

Quindi  è ,  che  come  huompreftoje  sbrigatiuo,  fu  piii  volte  mandato  a  pren- 
dere in  occafione  di  teatri ,  e  di  fcene,  di  fcfte ,  di  barriere  ,  di  gioftre ,  di  mac- 
chine,e  di  comparfeda'confinanti  Principi  della  Lombardia;  ornando  anche  lo- 
ro i  Palagi,  fra'qnalj  quel  del  Duca  della  Mirandola,facenco  iuile  figure  nò  folo» 
ma  la  quadratura  i  i  chiarofcuri ,  difegiiando  anche  opre  d'Archiceccura  ,  della 
quale  era  intelligentiflìmo,  confoddisfazionedi  quel  Principe,  chefceman- 
do  l'affetto  ad  ogn'altro>  a  lui  folo  il  donò  tutco.  V'era  prima  vn  tal  Paolo  Za- 
giioni  Pittore  di  quadratura  molto  ordinario  (del  quale  però  folo  qui  bafterà 
queltafemplice  memoria  )  che  però  per  le  figure,  auea  tolto  fecoil  Morinxj: 
ma  perche  nel  più  bello  morendo  quefti,  fu  neceflìtaro  Paolo  prouederfì  di 
vn'alcro  figurina,  dopo  vnlongopen  fare  e  nulla  rifoiiiere,  con  difguflo  mag- 
giore d>  quell'Altezza,  ch'anche  dell'ordinario  oprare  di  coflui s'era  (Uicco,  con- 
chiufe  finalmente  nel  far  venire  il  Cremonini ,  che  non  sì  toflo  fu  gionto  ,ehe-» 
poitofi  a  riprendere,  poi  a  correggere,  e  gualtare  ciò  ch'auea  quegh  facto,  gioi> 
fé  a  farlo  defiftcre ,  dandogli  dell'ignorante  per  la  teda ,  e  del  golfo ,  chiaman- 
dolo,  in  prefenza  di  quell'Altezza ,  vn  vecchio  porco,  vn'ignorancaccio,  e  per* 
ciònecelficandolo  a,  tutto  mortificato  e  flupido,  ritirarli  in  vn  canto,  pian- 
gendo, e  deplorando  vn  tanto  torto  fattogli,  e  l'ingratitudine,  Cva  che  fenti  darli 
dal  Duca  licenza,  cfterendofi  di  fartucco  il  Cremonini,  fin  tirarci  fegnicora 
lariga,elauorarco"fpoluer!,  e  colle  ftampe.  Dicono  che  poi  fé  negloriaua, 
lafciandofi  intendere,  non  foloauerlo  mortificato  a  quel  modo,  e  fatto  parac 
via  per  il  buon  feruizio  di  quel  Duca,  e  per  proprio  incereffe,  non  douendo 
fpartire  in  tal  guifa  con  altri  il  guadagno ,  com'erano  i  patti ,  ma  per  vendicarfì 
altresì  d'vn  difgufto  riceuuto  da  Paolo ,  Cm  quando  era  egh'  ragazzo  ,  e  (lana  eoa 
lui  per  garzone;  &  era,  che,  chieftogli  vn  giorno  di  Carnouale  dal  Alaeliro  im- 
preflico  vn  bel  veftito ,  che  s'era  egli  fatto  di  nuouo  il  puttello  ,  per  comparie, 
co'  gli  altri  compagni  fui  corfo ,  e  farli  vagheggiare  sì  ben'  all'ordine ,  gli  l'aucua 
l'indifcretto  Zagnoni  refo  così  lordato  ,  e  fporco  dalle  pioggie  ,  e  dal  lezzo, 
che  malamente  erafene  più  potuto  valere  ;  rinfacciandoglielo  però  allora, o» 
raccordandoglielo,  e  come  diflì, tanto  mortificandolo  qncfìopouer'luiomo, 
chetornatoa  Bologna,  ne  piùpotendofiracconfolare,  poco  flette  a  poiflin 
MIX  letto  ,e  finire  i  trauagli  di  queflo  Mondo. 

Molti  ad  ogni  modo  furon  gli  allieui,  che  far  Teppe  il  Cremonini,  ma  duo' 
parcicolarinencedc'quali  poi  pregiarli  folca,  non  meno  perefierriufcici  ,in  te- 
nera anco  età,  così  brani  ietto  di  lui  nel  difegno ,  che  per  auerli  poi  veduti,  pri- 
ma di  morire ,  non  ifdegnar'eglino ,  sì  nobilmente  nati ,  trattare  ad  ogai  modo 
con  tanta  lode  i  colori.  L'vnofii 

EMiLiO  SAVONANZl,  figlio  del  CaualierAlbsrco^  MaRro  delle  Polle,  e- 

Ni- 


EMILIO  SAVOJiA^^h  301 

Nipote  di  quel  Romolo,  che  concorde  mai  Tempre  col  fratello  ia  troppo  trar- 
tarfiaIlagrandc,eitcrminataméterpendere)difHparono  lelororoflanzclafcian- 
do  in  poco  buon  ftato  il  pouero  Emilio,  partorito  al  fudetco  Sig.  Alberto  dalla 
Signora  LauiiiiaFolchiconfortcfotto  li  ip.  di  Giugno  del  1580.  Fùi'altro 

ODOARDO  FJALETri,  figlio  poftumo  del  Dottore  Odoardo,  della  fìef- 
fa  riguardeuol  famiglia  »  e  Sauoiardo  d'origine ,  cred'io  ;  che  vfcico  alla  luce  di 
queito  Mondo  fotco  li  1 8.  di  Luglio  1573.fi  vidde  anche  nato  alle  miferie  del- 
lo fteffo ,  prillo  di  Padre ,  fenza  acquifìo  j  e  auuanzo  alcuno,  e  quel  eh  e  più ,  ab- 
bandonato dalla  Madre,  che  celfatigli  onorarii,  e  gli  opulenti  lucri ,  per  la-» 
morte  del  marito ,  paffatafene  alle  feconde  nozze ,  rinonziò  quello  figlio  al  fra- 
tello, da  lei  pure  fedici  anni  prima  generato.  Hora  Ci  come  quegli,  tratto  da 
fpirito  ardente,  e  generofo  non  meno,  che  da  gii  efercizii  Cauallerefchi ,  ne'pri- 
mianniapprefì,  afareilfoldato,  fentìpoi  da  più  potente  genio  lufìngarfial 
trattare  i  pennelli ,  su  i  fondamenti  faldi  del  buon  difegno ,  con  queir  altre  vir- 
tù, dalCremonmi  imparato,-  così  coll'ifteffo  Cremonini  pollo  quell'altro, 
fanciuH'anche ,  a dozena,  conobbe  ifuoi  primi  puerih  giuochi ,  in  imitare  colle 
tenture  fu 'muri  quel  fuoaflalariato  ofpite,  douerfi  conuertireper  neceffitdin 
peculiare  vfo ,  e  fua  vera  profeffione .  Che  però  come  dopo  l' auere ,  inftabile 
Tempre  al  folito  Emilio ,  praticata  quella  e  quell'altra  fcuola ,  del  Caluarte  pri- 
ma ,  poi  di  Ludouico  Carracci  in  Bologna  ;  dopo  l'effer  paflato  in  Cento  all'AC-; 
cademia  famofa  del  Quercino ,  poi  a  quella  di  Guido  in  Roma  ;  prefa  moglie  in 
Ancona ,  e  quella  morta,  accafato/ì  di  nuouo  in  Camerino ,  colà  flette  poi  fem- 
pre,lauorandoui  opre  degne  del  teatro  di  Roma;  così  il  Piai  etti,  leuato  di  nou" 
anni  di  mano  alCremonini,  e  condotto  in  Padoua  dal  fratello,  poi  di  là  fatto 
paflare  a  Venezia  fotto  ladifciplina  del  Tentoretto,  colà  per  Tempre  rimafe, 
temendo  altrettanto  i!  paragone  de'Carracci  in  Patria,  quanto  in  quella  Reg- 
gia del  Mare  fi  conobbe  inferiore  di  molto  a  quel  brauo  Maeftro,  chs  feppe  beo 
sì  feguire ,  ma  non  potè  mai  giongere. 

Ed  ecco  per  quali  poco  diiiìmili  fra  à\  loro  accidenti  abbandonando  rvno,  e 
l'altro  per  Tempre  la  natiua  Patria ,  noi  anche  priui  lafciaifcro  della  cognizione, 
tanto  hora  qui  defiata  de'loro  fatti ,  e  dell'opre .  Tentai  bcn'io  di  faperne,  e  non 
rifparmiando  il  portarmi  dal  Sig.  Emilio ,  fperai  dalla  fna  viua  voce  di  jutto  in- 
formarmi ,  configliatoui  anche  più  volte  dal  fuo  diletto  Algardi  in  Roma ,  e  dal 
mio  cortefilfimo  Albaniin  Bologna ,  che  della  memoria  frefca ,  e  del  faggio  dif- 
corfo  di  quel  buon  virtuofo ,  metà  anche  di  otcant'anni,m'afsicnrarono;  ini 
volle  la  mia  mala  forte,chetroppo  trattenuto  in  Pefaroda  gl'infiniti  fauori,e 
dalle  dolcifsime  conuerfaziom  de'Signori  Pafsionei ,  Mazzi ,  Oliuieri ,  Pompei, 
de  Pretis ,  ed  altri,alla  Laurea  Dottorale  sì  felicemente  da  me  gii  in  Bologna.» 
promofsi ,  ne'  fiefsi  giorni  venille  eglia  morire  ,  fenza  che  di  fua  malattia  iui 
s'auelTe alcun  femore; onde  quando gionfi  a  Camerino,  lo  trouafsi  l'antece- 
dente giorno  appunto fepolto  ;  Quariorefla(siasìfunefto,edinafpcttatoac- 
fidence,nonmifapreigiàdire5  corasbea'aitrifipuòimmaginai^é  :  tutto  fentii 

queir 


502 


PATITE    SECONDA 


queir  affanno  i  e  quel  do/orcfteflO)  che  leggefì  prouaflc  il  Durerò  i  quando 
gionto  in  Italia,  inuicato  per  nonzio  appofta  in  Mantoua  dal  tanto  amato  Man- 
legna ,  non  sì  prefto  fi  mofle  tutto  lieto  al  viaggio ,  eh"  ebbe  auiufo  della  morte 
di  vn  si  gran  virtuofo,  e  di  vasi  diletto  amico.  Fu  tuttaiiia  rifarcitomi  vn  tan- 
to danno  dalie  nuoue  cortesìe  de' Signori  Benigni  »jQuafiiii ,  &  altri  già  miei 
pure  Scolari,  che  introdottomi  inoltre  >  p;r  diutrtirmene  l'affanno  ,ariuerire 
il  Sig.  Cambi  >  che  alla  nobiltà  ingenita ,  e  alle  virtù  acquifite  aggionfe  anche  ta- 
lora l'ornamento  della  Pittura ,  da  lui  molto  bene  per  trattenimento  eferciracai 
da  me  fupplicato  di  notizie ,  mi  proni. fejcon  eccefsi  di  cortefia.ftendere  del  Tuo 
diletto  Maellro  quel  tanto,  che  la  memoria  fuggerito  gli  aueffe  ,  come  al  mio 
ritorno  a  cafa  trouai  puntualmente  adempito  nella  prefente lettera,  che  fìe- 
gue ,  coll'antccedente  ritratto  di  propria  mano  da  Sua  Signoria  Illullnfsima  di- 
segnato, tagliatomi  poi,  come  fi  vede,  dal  Sig.  Gio.  Franccfco  Cafsioni,  che  ia 
quella  profeflìoiie  è  fingolare  : 


Ilhfjìrìfs.  Sig.  €  Vadron  Colendi fs, 

A  Farmi  prender  la  penna  per  defcriuer  la  vita  del  Sig-  Emilio  Sauonan^  concor' 
rono  unitamente  infieme  l'autorità  di  l^.S.  lllulìiifs.  che  me  ne  fece  il  comari- 
darriCito ,  e  le  obligativni ,  cheto  dcuo  alio  sìcfio  Sig.  Emiin  ,  che  mi  fu  guida  corte/e 
ne  gliftudii  della  futura.  Io  non  intendo  però  di /aggettare  il  racconto ,  tl)€  /wo  fer  far- 


EMILIO  SAVO^A^Zh  505 

ne ,  alle  minute  regole  dell  '  iflorid  i  p«r  quello  fpecialmente ,  che  appartiene  ali  '  ordì 
nata  diitiiiT^ion  delle cofc;  ma  limerò  d'haacr  fcruita  balìeuolmcnte  y.S.  Illuflnfs. 
efodisftrto  al  fuo  fenfocol  prepararle  confufamente  in  vn  mucchio  le  materie  più  necef" 
/arie  ,  ond  ella  poi  col  di  [porle  proporT^onatamente  a  i  lor  luoghi,  fofia  condurne  a  per- 
fe':Qone  la  fabbrica  i  on  l' mgegnoft  artifi'^o  della  fua  penna. 

Nacque  il  Stg.  Emilio ,  com'  ella  sa ,  in  Bologna  della  Famiglia  de'  SauonanT^i  Nobile 
di  quella  Città,  oue  fu  dato  alla  luce  del  Santo  Batteftmo  dalla  venerabil  mernoria  di 
Gregorio  Xy.  che  'oHeneaai'i  quel  tempo  dg  >uerno  Spirituale  delia  fua  Vatria;  quindi 
creltiHto  con  gì  anni  fìtto  la  direì^one  del  Sig.  Caualiere  .Alberto  ."uoVadre,  confumò 
fruttuofamente  il  fiore  della  fu.t  gioventù  neglifludii  Cauallcrefchi  col  Cavalcare  ,giuo- 
car  di  Spada,  e  notare,  preparandoli  con  fimiglianti  eficratti  a  quclb  della  miliT^a  <  la 
quale  poi  efiercitò  con  gra'i  lode  fino  ali  Ltà  di  26.  anni,  moflrando  in  effa  egualmente 
l'agilità  delle  membra ,  e  la  brauura  del  cuore  ;  E  nella  profcjjion  del  notare  fu  tanto 
efperto  .  che  ti  Sig.  Cardinale  Antonio  Nipote  allora  del  viuente  Vontefìce  Frbano  il 
volle  per  fuo  Macjlro  in  tal  '  arte ,  la  quale  a  tempo  ancora  de  gli  antichi  I{omam  fa  tan- 
to in  credito ,  che  Ottauiano  Auguro  fi  dilettò  d'infegnarla  per  fé  mcdefimo  a'fuot  NipO' 
ti,  per  quel  che  narra  Suetonio  Tranquillo  nella  fua  vita, 

.Alfine  rtpatriatofi  applicò  al  difegno fotta  la  dire^^ione  del  Sig.  Guido ,  e  poi  (  qualfe 
nefoffe  il  motiuo  )  lafciato  quel  dittino  Vittore,  fi  diede  a  frequentar  l'Accademia  de' Sì' 
gnori  Car  acci ,  &  indi  a  poco  applicatofi  alla  Scoltura,  portojfi  a  Peonia  con  fine  di  appro- 
fittar fi  ;  ma  configliato  daVarenti ,  eh'  iui  fi  tratteneuano ,  tornò  di  nuouo  al  penneUo,e 
ripigliò  il  difegno  con  tanto  d' applicatone  ,che  in  pochijjimo  tempo  auuan:^ò  tutti  gli 
altri  dell  \Accademia ,  la  quale  fi  ragunaua  in  quel  tempo  nelle  sìanT^  del  Sig.  Cardinal 
Barberino  ,  doue  in  concorfo  di  tanti  valenthuomini,  che  lafrequentauano,  cgji  per  il  più, 
riportaua  il  premio ,  ch'era  propofio  al  migliore,  am^i  non  contento  di  quelli  fludiiifoleuct 
inoltre,1òpo  terminata/i  l  Accademia ,  paffarfene  a  dtfegnare  le  Statue ,  quando  più  rif- 
plendeua  la  Luna  ,  e  poi  ridotti  a  Cafa,  mi  raccontaua  per  ifìimolarmi  alla  fitica ,  che 
per  vn'  anno  continuo  non  cedette  mai  gli  occhi  alfonno;fe  prima  la  man  dcflra  non  ha- 
uea  difegnata  la  ftnifira  mpiùguife ,  tenendo  auanti  perjuo  modello  vno  /pecchia ,  Irla 
quanto  erano  più  afjidue  le  applica-:(ioni  fuenel  difegno,  tanto  più  accurata  pratipaua 
l  '  intelligen:ì^a  nella  Vittura,  impercioche,  hauendo  egli  quella  piena  cogni'^onc  al  Vit- 
tore iì  necejfaria ,  dell  '  ifìorie  /acre  e  profane  ,  delle  fanale ,  di  notomia ,  di  fx/onamia, 
diprofpettiua,edi  architettura,  con  ingegnofe,  e  ben  fondate  ragioni  rendea  conto  a  chi 
che  fufie  di  tutto  ciò ,  eh  egli  opraua .  Onde  accadendomi  vn  giorno  d  '  interrogarlo  per 
mia  intelligenT^i ,  mentre  egli  dipingeua  la  Beatijfima  (^ergine ,  perche  l  '  hauefie  fttt* 
col  collo  d'auuantaggiata  hngbe'^ttoltre  al  prefcritto  termine  della  ftmrnet ria, mi  repli- 
cò ,  chefaria  Sìato  errore  confidcrabile  il  formar  la  dtuerfamente ,  poiché  il  collo  longo  è 
contrafegno  della  virginità  nelle  Donne  :  Et  effendoui  appreffo  collocato  il  fuo  Spofo  con 
le  carni  ,  che  tirauano  al  verde ,  io  megli  oppofi  dicendoli,  che  tal  colore  parca  più  pro- 
prio della  Donna  >  e  del  Vulto,  &  egli  mi  replicò ,  che  quelli  pure  hanno  a  mofirarft  ver- 
dicci per  la  loro  frigidità  1  &  humidità,  replicando  io  ,  chei  vecchi  fono  freddi ,  efeccbi, 
effendi)  L  hmido  loro  primiero  con/olidato  da  gli  anni,  è  vero  egli  rijpo/e ,  ma  perche 

il 


S04  PÀUTB    S£CO^DJ 

il  calore  fi  fuol  ne  vecchi  diminuir  con  l' età ,  rimane  in  loro  la  copia  de  gli  efcrtmentìl 
chefono/empre  impafìati  d'humidità  :  e  così  di/correndo  meco  partitamente  d' ogri altra 
età  conclufe ,  che  il  buon  Vittore  deuc  caminar  fempre  con  fimilt  offerua':Qom,  &  aidat- 
tarepropor:^tonatamente  i  colori  alla  qualità  del  temperamento  predominante ,  dando 
ali  '  infan:^ia  ti  color  rojfo ,  che  fìa  fmor:^ato  gagliardamente  dal  verde  ,per  l' humidot 
eh'  aunan:^a  il  caldo  :  allapreriT^a  il  rojeo  colore  tra  7  bianco  >  e  */  rojj'o ,  per  la  quantità 
ejlcnftua  delfuo  calore  :  alla  giouentu  il  rubicondo,  che  tiri  vn  poco  al  giallicto , per  l'in- 
tenfiua  qualità  del  mede/imo ,  e  per  la  bile  mordace ,  che  la  predomina.  In  quefla  gui- 
fuparlaua  meco  frequentemente  il  buon  yecchio,pcr  farmi  apprendere  i  veri  fondamenti 
della  "Pittura,  diuifando  egualmente  ilei  corpo  humano,  con  ragioni  difilofofìa  cosi  viue» 
con  oJieruaT^ioni  dififonomia  così  preprie ,  e  con  dimoflraT^ioni  anatomiche  tanto  euiden- 
■ti,  cheimpriKicualofliipore  in  qualunque  perfona  y  che  l' aj e  oltana:  Et  appunto  dalla 
frequet,':^  dì  fììnigitanti  difcorfi  colmi  d'erudi':^one ,  io  preft  allora  motiuo  di  compor 
per  mio  fiudiovntrattatOfCol  titolo  di  Teorica  dellaVittura,  il  quale  forfi  che  vn  gior^ 
no  mi  farò  lecito  di  communicare  ay.S.lUuflrifs.  perche  fi  degni  honorarlo  della  futi 
iìimalijfima  correzione . 

"Ma  per  tornare  al  difcorfo,  era  il  noflro  Sig.  Emilio  così  alieno  dall  '  intere  fé ,  che  non 
curandofi  [pender  l  acqui  fio  di  molti  giormnel  pagare  i  modelli ,  trouojfi  bijognofo  piit 
volte  del  puro  vitto  :  onde  piacendogli  di  dipingere  non  per  necejfità  ,ma  per  genio,  po- 
neuajommofudio  ,  &  applicazione  per  ben  condurre  a  Icrfne  l  opere  fue ,  alle  quali 
però  negaua  per  l'ordinario  di  voler  fare  alcun  prezzpi  ma  protcftaua  di  prendere  per 
cortefta  ti  denaro  ,  che  [e  gli  daua  ,  e  di  donare  ali  '  incontro  lefte  pitture  ;  ma  quando 
pure  da  chibramaua  d'hauerle  veniua  forcato  a  flabilirlo  con  patti,  egli  era /olito  dirc^, 
e'  haueua  per  rfo  d'oprar  tre  pennelli ,  cioè  maggiore ,  me^Z^no ,  &  irfimo ,  e  così  con 
'l'elettone di  qucfli  lafciaualoro ,  cheftfciegliefjero  ilprc^ZP  •  £  quindi  auuienccbc  in 
molti  luoghi  dì  quefla  Città ,  e  fuo  fiato  fi  veggono  varie  pitture ,  che  fon  tra  loro  di  co- 
lorito,  e  compofì^'one  diffcrentijjìme ,  di  che  tal  volta  egli  vantando/!  diceua,  ballargli 
l'animo  di  ri/fur  la  maniera  di  qualunque  Tittore ,  &  in  fatti  /eF.S.  Illiiflrifs.  potefie^ 
vedere  vna  Vor'^a ,  rna  Circe ,  ru  ^rtemifia ,  e  vn'  arianna  ,ch'  ora  /ono  appre/io 
Trlonfg.llluflri/s,  Tiìara's^niye/couodi  Sinigaglia,  le gnidicarebbe  al  ficuro  del  Sig» 
Guido ,  tanto  felicemente  ha  /aputo  imitare  la  graz^ofa  maniera  di  quel  grand'  huomo, 
come  ha  pur  fatto  d'ogn  altro.  Ma  già  che  col  di/cor/o  mi  fono  inauuedutamcnte  inoltrato 
nel  racconto  delle  fue  opre  ,fi  contenti  V.  S.  lUufìriJs,  eh'  io  gli  le  annoueri  con  l  '  cfpref- 
fiotti  de  pofjeffori  ,e  de  luoghi  doue  fi  tron.mo ,  acciò  ch'ella  bauendo  curiofìtà  di  goder- 
le,ne  pojfa  commodamente  rimaner /odisfaita:  E  per  cominciar  dalle  prime,vifonofopra 
il  cornicione  del  Coro  della  v.ofha  Catcdrale/ette  quadri  afre/co,i  quali  /piegano  diuer/e 
hi/iorte  della  Beata  Vergine ,  e  fotta  il  cornicione  accennato  fi  vede  in  me^^o  dipinta  in 
•pn  quadro  a  olio  la  ì^un^iata,  che  è  veramente  degna  di  'molta  ftima,pcr  la  viua  efpref- 
ftone  di  quel  mijlero ,  epcr  il  bel  colorito .  ^l  deliro  lato  del  Corofifcorge  la  Cappella 
della  Croce ,  la  quale  cfjendo  arricchita  di  fette /patii  parimente  dipinti  a  /refco  coi  do- 
lor, fi  milìerii  della  Ta'jione  di  Cìnico ,  ri/ueglia  vn  a/fettuo/o  flapore /ul  ciglio  di  chi  le 
mira ,  Dall'altro  lato  è  la  Cappella  di  S,  ydnfoHÌno  protettore  della  Città ,  nella  cui 

•poi- 


EMILIO  SAVOJ^A^Zl  'joj 

Gioita  i  dipinta  dallo  lìe(fo  pennello  m  vn  quadro  a  frefco  la  prigionia  di  S.  Tietro  in  atto 
d'  vfcire  con  l  '  aiuto  dell  'angelo  da  quelle  tenebre ,  &è  si  ben  colorito  ,  che  pare  a 
olio  ;  ti  Santo  poi  mouendo  il  piede  leggiero  per  quella  carcere ,  e  ritirando  con  accurata 
tnaniera  il  lembo  della  fua  velie ,  efprime  a  marauiglia  il  timore ,  che  non  fi  deflin  le 
guardie,  che  farebbe  nel  trafcinarla  per  terra  :  fi  fcorge  in  altro  quadro  la  cattura  dei 
mede  fimo  Santo ,  e  Ufm  morte  fi  mira  ejprefia  nel  mcT;^ .  'Nella  Chiefa  de'  Tadri  di  S. 
Filippo  vi  è  loSpnfalì^o  di  S.  Caterina ,  eh'  é  forfè  per  ogni  contala  più  beli' opra  c'hab- 
bia  lafciaio  del  fuo .  Tralafcio  poi  gì'  altri  molti  fparfi  qui  a  frefco  ,&  a  olio  t  e  quelli 
ancora ,  che  fono  perle  Caftella ,  e  le  faille  di  queflo  Stato .  E  in  Matelica  vn  S.  Filippo 
nell' Aitar  maggiore  della  Chiefa  nuoua  ;  in  Fabbriano  nelle  pttbltcbe  Chiefe  ,enelleflan' 
S^e  priuate  ;  a  "Perugia ti Sig. Co. Balde/chi  hàvnatauola  molto  bella,  rapprefentante^ 
l  ijioriadi  Sarra ,  ó"  ^man ,  quando  l'jlngclogli  predtfie  la  fuccejfione .  In  Malta  ì>h 
quadro  di  molta  ftima ,  eiyande':^a ,  ouefi  rapprefenta  la  {Religione  Gierofolimitana  ;  i» 
^^oma  in  S.Loren^i^o  fuor  delle  mura  vi  fono  quattro  qu&dri  d'altari,  come  pur  anco  nel' 
la  Chiefa  de'  Signori  Bolegneft  ,  &  altroue  .  In/omma  per  tutte  le  parti  d  Italia  il  va- 
lore del Sig.  Emilio  è  cognito ,  &  ammirato  nelle  fue  belle,  e  numerofe  fatiche  ;  maio 
per  non  recare  a  V.  S,  Illuflrifs.  maggior  tedio ,  tralafcio  d  annouerarle ,  ma  non  trala- 
fciero  di  ridirle  come  ti  Sig.  Emilio  venifie  qui.  Egli  vi  fa  condotto  dalla  f.  m.  d' Andrei 
Sacchi, ad  inHanza  del  Sig.  Cardinal  Giori,  allora  Mafiro  di  Camera  d' turbano  Vili, 
per  dipinger  le  Cappelle  i  e  ho  già  defcritte  di  fopra  >  &■  efftndoui  dimorato  per  qualche 
tempo  ì  contraffa  ftrettarela'^ond'amicis^ia con  Vii  Vittor  delVaefe,  ch'era  in  copiare 
di  flraordinaì  ia  eccellen:i^a ,  e  fi  chiama  per fopranome  ilGalluccio  ,  per  cognome  à  Va- 
rentucci:  queflihauendo{forftcon  arte) introdottol'amiconella  fuaCafa  tglifecepof' 
ger  da  beuere  dalla  Sorella,  per  nome  Caterina  ,giouane  di  beli  '  afpetto  ,  e  di  manierai 
affai  grata;  onde  il  buon  huomo  ft  come  ne  refiò  preja,  così  benprefìo  laconfegui  per  fui 
Spofa,  ed  in  tal  forma  legato  da  q'Ae^o  laccio  fi  videcontra  fua  voglia  neccffitato  a  fer- 
mar fi  qui,  doue poifempre è  vifiuto con  effo  lei, lafciandoli  ncljuo morire  cinque  fgliuo - 
Utcioéduoi  majchi ,  e  tré  femmine  :  heM?e  per  dote  interno  a  fette  cento  feudi ,  ma  per  Iti 
foca  economia  non  meno  dell  '  vno ,  che  dell  altra ,  nonfolo  al  prefente  è  quafi  tutta  di- 
ftrutta  y  ma  giuntarne nte  con  effa  l  acquilo  di  molti  anni.  Hebbeper  prima  vnaltra^ 
moglie  in  Ancona ,  che  fi  chiamaua  Gtrolama  Cirimlda  ,  della  quale  hehbe  vn  figlio» 
che  poi  morì  nell  '  età  d' anni  dodici  ,della  cui  dote  fu  egli  hercde ,  ma  per  laftefia  cagio- 
ne andò  in  fumo  ancor  questa  ;  e  pure  in  si  miferabile  fiato  io  non  l  ho  maijaitito  dolerfi 
della  fortuna ,  auT^i  diceua  non  hauerla  mai  conofciuta ,  ne  vifla ,  hauendofempre  tenuto 
l occhio  ddl  '  intelletto  a  mira  della  virtù  ,  e  lo  diede  a  conofcere ,  mentre  accadendo  vn 
giorno  diportarfiajuo  Tadrcfer  certo  affare, a  ipiedi  della  S. Memoria  di  Gregorio  Xl^. 
Sua  Santità  il  ricbtefe  doue  (i  ritrouaffe  il  [no  figlio,  e  rtfpondendo  effere  in  Bjìma ,  gli 
foggionfe  il  "Pontefice ,  che  il  doueffe  mandarla  lui ,  che  Ihaueria  proueduto,  onde  ritor- 
nalo a  Cafa  con  animo  di  conduruelo ,  egli  non  volle  andarui  ,fen:^a  portare  vn  quadret' 
to  i  ch'auea  determinato  di  prefentarle;  ma  poi  non  riufcendoli  di  compita  foddisfarione 
per  la  delicatei^t  delgufìo,  non  fu  poffibile  d' indurlo  a  portar  fi  dalla  cantila  Sua  >  di- 
mando più  lo  liabile  patrimonio  delia  virtù,  che  quello  dell  '  incollante  fortuna. 


io^  PAZTE  SECONDA 

Tdafebenne^ifludii  delUVitturttegli  era  sì  applicato,  con  tutto  ciò  non  tafciàui 
d' attendere  awhe  ad  altri  virtuofi  eferci'^^ti ,  mentre ,  oltre  a  i  Cauallerelci  da  me  riferiti 
iìlopra ,  ne'  quali  andòfempre  continuando,  ft  dilettò  egualmente  della  lettura  di  varii 
libri ,  tanto  dogmatici ,  quanto  d'hillorie  >  e  di  fanale ,  co»  il  cui  me':i^o  fi  refe  poi  de(ì- 
derahdeal  maggior  fegno  nelle  conuerfaT^ohi  de"  virtuofi ,  per  la  viuacità  de  motti  jf 
per  la  varia  erudiT^one  con  cui  condiua  il  difcorfo. 

^ndò  su  le  Galere  "Pontifìcie  ne  viaggi  di  Spagna ,  e  di  Francia  con  il  Sig.  Cardinal 
Barberini  Legato  a  latere  j  condettoui  con  titolo  di  Camerata  dal  Sig.  Caualier  Zambec- 
eari Generale dellemedeftme, nel qual  viaggio  caduto  in  infermità,  ritrouand  fi  vna- 
fera  prefio  al  morire ,  nella  mattina  feguente,  pei-  tmprouifo  »  &  euidente  miracolo  di  S» 
Filippo,  ne  reftò  libero  affatto .  Egli  era  difua  natura  più  tofto  altiero ,  che  nò ,  flimanda 
gjìaila  riputazione,  e  l 'honorctiè  feppc  mai  comportare ,  che  alcuno  il  fopraficejìe» 
Onde  in  jua  giouentù  neceffitatoda  certo  fuopaefano ,  andò  fen':^^  armi  alla  di  lui  Caja^ 
arditamente  a  sfidarlo ,  <&  effondo  interrogato  da  quelli ,  che  vi  concorfero ,  ciò  che  pen- 
fafìe  di  fare  così  difarmato  com'era ,  egli  mojlrando  loro  vn  compaffo  longo ,  eh  auea  in 
mano.laticiollo  sì  fortemente  nella  porta  dell  'auuerfario,che  non  fu  poi  poffibile  di  cattar- 
lo ,fe  non  rompendolo ,  &  in  tal'  atto  qite fio, di ffdhauerei  fatto  contro  di  lui;  e  veramente 
moflraua  pcri's^a  tale  nel  giuocar  d'armi,  anche  negli  vltimi  anni  dell  '  etàfua  già  caden- 
te ,  che  a  chiunque  il  vedeua  operare  così  francamente,apportctua  infieme  diletta^Jone,  e 
fiupore  ;ma  penbe  le  prò/penta  dell'  huomo  non  hanno  di  lor  natura  proprietà,  e  coftan'^ 
:^a ,  il  valore  del  nofiro  Sig.  Emilio  per  le  continue  infermità ,  che  patina  di  podagra,  chi- 
ragra,  &  altro  ,rimafenegl' vltimi  anni  diminuito  a  gran  fegno ,  fé  bene  fuppliua  con 
laviuacità  degli  fpiriti  air  affannofadebolc^rja  del  corpo,  a  fegno  che  neW  età  fuadi 
Bo^anni  dipinfe  vn  quadro  di  i^.  palmi  d' alte-j^a,  confette  figure  intiere,  eh'  ora  (i  ^e— 
de  nella  Chiefa  di  S.  Carlo ,  e  quefla  fu  l'vltima  opra ,  non  totalmente  finita  della  fudj. 
maio. 

Con  tutte  quefle  virtù  hauea  congionte  infteme  in  grado  molto  eminente  la  bontà  delltt 
f'ita , onde  era  huomo  integerrimo  ,fchietto,e  liberale ,  particolarmente  verfo  i  poue- 
ri ,  in  modo ,  che  quando  hauea  commodità  di  denaro ,  ftccua  loro  grand'  elemofìna ,  col 
condurli  alla  propria  cafa,con  qucgl'atti  di  carità.che  lifapeuafoggeìire  il  fuo  fpirito;e  lo 
fieffo  praticaua  egualmente  coni  carcerati  ,ìtifttandGlifpeffo  ,  e  fouuenendoli  con  elemo- 
fine  anche  coiiftderabili,  come  fece  ad  vn  tale,  a  cm,pcr  meraliberalità  ,Jomminifìrà  - 
lire  2  5 .  perche  fi  ricompra ffe  dal  bando  della  Galera. 

Grandiffìma  parimente  fu  la  f uà  carità  verfo  quelli,  ch'erano  condennati  al  morire 
per  mano  della  giufìitia ,  mentre  affifteua  loro  in  quel  punto  con  indicibil  fatica  ,  e  con  vn 
T^elo  ardentijjimo  di  farli  falui  ;  frequentaua  dei  continuo  i  Santiffmi  Sacramenti ,  e  quel- 
lo della  VenitenT^a  in particolarchauendogli  conceduto  il Stg.Dio  il  donojaluteuole  delle 
lagrime  >  le  quali  Jpargeua  in  copia ,  quando  fpecialmenteriandaua  con  la  memoria  fa- 
pra  i  delitti  della  fua giouentù  :  erapaz^entifjimo  nel f offrire  l'infermità  y  e  fi  come  Inbbe 
fempre  vna  (ingoiar  confidenza  nella  pietà  del  Sig.  Dio,  cosi  non  refiò  mai  la  Jua  fede  dS' 
fraudata,  efìendo  flato  bafìeuolmenteprouifio  ne  fuoi  bifogni. 

nel  dipingere  l  immagine  de  Santi ,  e  della  Btatijfima  P' ergine ,/?  raccomandaua  la» 

to 


EMILIO  SAVOJ^A^Zr,  joy 

W  li  tutto  cuore  ,  Confeffandoft ,  e  Commmicando/ì  prima  di  cominciarle ,  mentre  fli* 
maua  che  l'opra  non  gli  potere  riufcir  buona  ,fe  nonle  precedeuano  que(ii  preparar/ienti: 
non  è  merauigUa  dunque  j  che  gli  riufcijfero  così  belle,e  devote, potendo/i  creder  piamen* 
te,  che  vi  concorrejie  l'aiuto  Cclefle. 

Ma  per  dare  a  r.  S.  Illulìrifs.  vn  contrafegno  efficace  di  quanti  egli  ftfolfe  refo  grato 
al  Sig.  Dio  con  la  bontà  della  vita ,  concluderò  il  racconto ,  eh'  ora  ne  faccio  con  vn  ac- 
cidente accadutogli  pre^o  alla  morte .  Stauaft  [confolata  la  Moglie  vicino  at'Utto  dei 
moribondo  Marito ,  lamentando  fi  del  graue  pefo  della  famiglia ,  che  gli  reflaua ,  ed  inj 
particolare  d  vnafigliuola  già  grande  :  riuolfe  il  buon  vecchio  lo  fguardo  ver  la  Confor' 
te ,  e  tutto  accejo  d'affetto  così  le  diffe ,  non  dubitar  Caterina,  perche  fé  il  Sig.  Dio  per  fu» 
mifericordia  mi  darà  la  gloria  del  Cielo  ,farà  mia  cura  fgrauarti  dal  pefo ,  che  non  vor- 
reiU.  Indi  fatta  chiamare  à  fé  la  figliuola ,  l' interrogò  fé  volejfe  andar  feco ,  ed  accet- 
tando ella  l  inuito,  non  fu  più  tofìo  dato  al  fepolcro  il  cadauere  di  fuo  Tadre ,  che  infer- 
mandoft  ancor'ella,  tra  pochi  giorni  pafsò  felicemente,  come  ftfpera,alia  Gloria. 

T  ali  furono  gli  accidenti,  i  coflumi ,  Irvirtù ,  le  fatiche,  e  finalmente  la  mortedel 
noflro  Sig.  Emilio,  che  goda  il  Cielo.  Gradifchi  intanto  y.S.lllufirifs.  il  racconto , che 
le  ho  fatto  ,già  che  con  tanta  benignità  fi  compiacque  di  comandarmelo ,  e  fopra  tutto 
tnc  ne  prepari  alcun  rifcontro  efficace  con  l  vfo  frequente  de  fuat  comandi,  come diuotai 
mente  la  fupplico ,  e  mi  raffegno  perfine  immutabilmente 

Vi  y.  S.  llluilrifs. 

Camerino  lizj.  Luglio  1666. 

Diuotifs.  ^  Obligatifs.  Seruitore 
Ottauiano  Cambi, 

Allieui  del  noftro  Sauonanzi  faranno  Rati  molti,  in  Camerino  particolarmen- 
te, oue  terminato  il  fuo  longo  andar  viaggiando,  fermoffi  poi  fempre.  In  Bolo- 
gna folo  pregiauafi  meco  d'efifer  ftato  tale  ,  mentre  dimorò  feco  in  Roma, 

ERCOLE  FICHI  da  Imola,  che  dopo  vnlongo  girare  anch' egli  il  Mondo, 
fermatofi  finalmente  in  Bologna  a  lauorarui  di  ftucco ,  e  far  lo  Scultore,  diuen- 
ne  anche  Architetto  pubblico,  &  alTalanato  dell' Illuftrifs.  Reggimento,  ed  iui 
accafatofì  piantò  la  famiglia .  Soieua ,  allora  maflìme  che  con  fuo  difegno 
fcci  murare  il  partimento  nuouo  della  Cafa  vecchia  eh'  io  godo,  e  fece  il  ri- 
guardeuole  ornato  nel  camino  della  fala,defcriuermi  la  effigie  ,e  fiatura  del 
Sig.  Emilio ,  il  fuo  temperamento  ,e  i  coliumi ,  la  fua  intenzione ,  e  il  fuo  fìac_» 
nella  maniera  intraprefa  ,  e  (ìmilicofe  jdicendomieffer'egli  ftato  garbatiiLmo 
giouane ,  e  ben  fatto  ;  di  fìfonomia  bella  infieme  e  feroce  ;  di  capigliatura  ab- 
bondante, nera ,  e  ricciuta  ;  onde  Guido  più  volte  il  ritraefTe ,  mafiime  nel  Bac- 
co che  gionge  foura  Arianna,  oggi  polleduto  da' Signori  Dauia:  di  corpora- 
tura atletica,  e  gialla ,  il  perche  fokua  lo  fteflo  Guido  dolerli ,  che  non  fofs'egli 
perfonabafla  e  plebea,  per  poterlo  far  fpogliare  a  fuo  talento,  non  trouando 
vn  torfo  più  dolcemente  rifcntito  del  fuo ,  di  modo  che  fuperaua  le  fteffe  Statue 
più  perfette  ;  e  non  auendo  potuto  ottenere  che  fi  nudafle  fino  alia  centura_/, 
icoprille  ia  ganibai  «  la  cofcia  più  di  tre  rolte,  e  con  gran  fatica  ;  maflìme  che  a 

t^    a  ciò 


SoS  PAItTB   SECONDA 

ciò  ridottofi ,  per  poter  oflferuare  il  modo  d*  operare  di  quel  gran  j' huomo  >  fa-* 
cendolo  ftare  di  là  dalla  tela ,  lo  priuaua  dVn  tal  beneficio ,  ancorché  mi  dicef- 
fe  ^  Quercino  auerlo  configliato  ad  aiutar  fi  in  tal  cafo  con  lo  fpecchio  ,  ch'erai 
difficii  cofa  da  praticare  ,ò  pattuire  con  Guido.  Efler  egli  ftato  huom  (ubito, 
biliofoj  fiero,  brauo,  e  fé  ben  nemico  di  contraili ,  e  d'incontri,  rifolutopoi  e 
precipitofo,  quando  non  potea  fuggirli.  Dedito  qualche  poco  al  fenfom  fua 
giouenftì ,  per  la  fua  troppo  tentata  e  battuta  Tempre  beltà ,  eh'  ebbe  perciò  tal 
volta  ad  efler  la  fua  ruina  ;  onde  ridottofi  poi  in  vecchiezza  a  patire  fieri  dolori, 
anche  di  calcoli,  folca  dire  meritar"  e  gli  tormento  in  quelle  parti,  perle  quali 
tanto  auea  egli  cfl'efo  Sua  Diuina  Maeltàinfua  giouentù,  cflendo  ben  giudo, 
che, per (ju£ qnis peccat, per b£c & puniiitur .  Confeflaua  ilfuo  maggior  profitto 
riconofcerlo  particolarmente  dall'  auer  difegnate  tutte  l'opre  del  Cortile  fame- 
fo di  S.  Miihele  in^Bofco in  Bologna;  e  pngiauafi  d'auer  poi  dopo  faputo  ru- 
bare a  Guido ,  &  al  Gucrcino  il  loro  meglio ,  cauando  dalla  dolcezza  dell'vno, 
e  dalla  forza  dell'  altro  vna  maniera  di  mezzo  ,  e  ài  que'  duoi  eitremi  comportai 
A  lui  più  piacere  i  Carracci  che  ogn'  altro ,  e  prcgiarfi  efler  flato  (colare  di  La- 
douico  jlafciato  il  Caluarte;  e  gionto  in  Roma,  già  morto  Annibale, auercj 
nondimeno  liadiate  l'opre  della  Galena ,  e  del  reflo  molta  obbligazione  tenere 
al  Cremonini,  fuo primo Maeftro  deldiregnare,&  vnico  nel  ben  preiìo  infe- 
gnare.  Vantoffi  tuctauia  con  me  talora  il  Barbieri,  dopo  che  il  Fiammingo  fé  Io 
cacciò  dalla  fìanza(  per-temere  di  fua  ferocia»  condire  che  era  vno  fcolarc.» 
Emilio  da  rompere  la  tefta  allo  fieflb  Precettore  )  efl'ergli  llato  lui  piiìMaèflro 
d' ogn'altro ,  quando  lafciata  ben  anche  preflo  l'Accademia  di  Lodouico,pafsò 
alla  fua  a  Cento ,  oue  datofi  in  tutto  a  feguire  ilfuo  modo ,  l'aueua  obbligato  a 
proteggerlo , e  foflenerlo ,  come  facea ,  a  lui nnonziandotauole  di  minor  con.- 
to,  òche  per  la  tropp' abbondanza  d' altre  ccnnmiflìoni,  non  auefs'ei  potuto 
accettare  ;  allegando  in  efempio  la  tauola  della  B.  V.  e  Puttino  ,  S.  Caterina ,  e 
S.  Carlo  ,  fatta  al  Dottor  Pafqualini  Canonico  di  Cento,  che  com' opra  appnir- 
to  d'  Emilio  Sauonanzi ,  fu  data  alla  f  lampa  dal  Pafqualini,e  dedicata  all'ifleffo 
Canonico  d'ella  Padrone  ;  non  ceflando  di  lodare  la  bella  floria  nel  quadro  da 
lui  fatto  a  concorrenza  della  fua  Adultera  in  cafa  de'  Signori  Ratta ,  fenza  la  bcl- 
Iiflìma  Vergine  Addolorata,  piangente  a  pie  della  Croce  fopra  gli  flromenti 
della  Pailìone del  Redentore  nella  Cappella  Zambcccari  in  S. Barbaziano,  e'I 
Tranfito  di  S.Giofeffo  nell'Altare  dell'Oratorio  di  detto  gloriofiflìmo  Santo, 
che  è  quanto  v' è  in  Bologna  di  fuo:  Auer' eg'i  conofciuto  in  Roma  i  Tuoi  pa- 
renti, preflo  i  quali  ricourolfi  quando  vi  gionfe,  i  quali  doleafi ,  con  le  Icro 
lleflfecomoditàefler  cagione  che  colà  cosi  renitenti  fi  moflraflero  le  perfone, 
ne  s'arriichiallero  a  farlo  operare,  e  quali  erano  duoi,  vno  Giudice  di  Ripa_., 
l'altro,  chiamato  Bartolomeo  Sauonaozi ,  Caflìere  de' Rotoli  ;  huom  garbato, 
deliro,  &  accorto:  che  quando  furono  qaelb  Banchieri  per  cadere,  ritirando 
tutti,  per  fofpetto  di  fallimento,  la  moneta,  ncgociò  co' Signori  Borgtìefi,& 
Aldobiaudinj,  che  non  folaiuente  ia  loro  vi  lafciallero  m  banco  3  ma  di  più  di 

qttal- 


OD0A71D0  FIAIETTI.  sop 

qualche  fotti hìa  li  fouueniflcro  i  moftrando  loro  euidentemente  che  v'era  il mo» 
do  di  foddisfar  tutti  I  frante  eh' aueua  egli  Giouanni  diciocto  mila  feudi  d'en- 
trata ,  e  fimili  altre  cofe  j  che  noa  mi  fi  raccordano ,  e  fono  anche  fuori  dell'or- 
dine noftro. 

Ma  che  farà  de!  FI  ALETTI ,  che  lanciammo  indietro  ?  E  così  da  noi  lontana 
ella  Venezia ,  che  di  la  giongere  a  noi  fi  vieti  nota  almeno  dell'  opre ,  che  fece 
entro que' Sacri  Tempii,  che  tutti  sì  egregiamente  efigiati  per  manadi  que* 
fublimi  Eroi  della  vera  Pittura,  non  ifdegnarono  ammetterne  tal  yoira  del  ga- 
lantuomo, tanto  fedele  e  diuoto  feguace  di  quella  inarriuabile  Scuola?  Nò,  the 
qui  anche  ilmio  gentiliflìmoBofchini,  egualmente  pronto  e  viuace  in  maneg- 
giar la  penna,  che  in  trattare  il  pennello,  non  foloconle  Tue  RICCHE  MINE- 
RE  ,  date  due  volte  alle  lèampe  ,  e  fempre  mandatemi ,  ma  con  ecceffi  di  cor- 
tefia,  per  me  faticando  ,  in  reftring^me  in  pochi  ma  fuccofi  detti  la  Vita  ,mi 
ha  di  quanto  mi  mancaua  abbondantemente  prouifto,  ed  eternamente  obbliga- 
to. Ecco  CIÒ  che  del  Fialctti  per  quelle  Chiefe  fcuopra,  e  ci  nueli  : 

nella  [cuoia  grande  di  S.  Teodoro 
La  tauola  dell'altare  ha  S.  Teodoro  in  aria  ,  che  adora  Maria ,  col  Bambino ,  e  molti 
jingeltttì  :&à  bajio  varij  I\itratti  delli  Con  frati. 

Fn  altra  tauola  appefy  al  muro ,  conS.Teodoro ,  e  dalle  parti ,  diuer/ìCotifrati  ritratti. 
Et  vn  altro  quadrone  pure  con  S.Teodoro  à  cauallo  t.con  Maria  in  aria ,  &  il  Bambino» 
con  molti  ritratti . 

Cbieja  di  S.  Giuliano  Trett 
Due  quadri,  vn'grande ,  e^  vnpiccìolo ,  dallapxrte  dell  Organo  concernenti  la  rita  di 
S.  Blocco . 

Chiefa  di  S.Domenico  ,  Tadri  Tredicatori 
Vn  quadro  con  l'^nnontiata. 
Vn  quadro  doue  Chriflo  rifufcita  La'2;aro. 

Tutto  il  (affìtto  con  molti  compartimenti  :  alcuni  contengono  h  vita ,  e  miracoli  di  S. 
Domenico *&  in  altri  vifonogiEuangcliJii ,  &  altri  Santi,  e  Sante  della  F^eu^icne  di 
S.  Domenico. 

Chiefa  de  Santi  Filippo ,  e  Giacomo ,  "Preti 
Sopra  la  porta  della  Sagriiìia  vn  quadro  con  il  martirio  di  S.Giouanni  in  Oglio, 

Chiefa  della  Trinità ,  detta  S.  Termta  >  Treti 
Velia  tauola  dell'Altare  &c.  nel  we^^o  //  Corpo  dì  S.  ^nafiafìo. 
Dall'altro  lato  due  quadri ,  hiftorie  del  Santo. 

chiefa  di  S.Giouanni,  e  Taolo ,  "Padri  Domenicani 
Entrando  nella  Sacrefliu  à  manofinilira ,  vn  quadro ,  Miracolo  di  S.Domenico  ,  che  ca- 
pitando in  porto  doppo  il  viaggio  ,enon  hauend»  come  pagare  i  Marinari ,  per  miracolo 
del  Signore  vfcì  vn  pcfcc  dall  acque  ,eprefo!o ,  &  aperto ,  vi  trono  vna  moneta ,  con  la 
quale  furono  pagiti  detti  Marinari, 

Sopra  laportaapprcjiolMtare  S.Domenico,  à  coi'fufione  de  gli  Herctici  ^Ibigenfi, 
mette  ilfuo  libio  nel  fuoco ,  e  reflafempre  Ultfo. 

Tda- 


3IO  P  ATiT  E  SECONDA 

THaginratifepra  le  Folte  à  Rialto 
ìiel  "Mugijlrato  del  fopm  Gajìaldo ,  [opra  la  porta ,  >«  quadro  con  il  Tadre  Eterno  in 
aria  ,  &  alcuni  angeli ,  &  à  baffo  tré  R^itratti  de' Signori  del  Magifkato. 

Chic  fa  di  S. Ni  colò  deTrari ,  detta  della  Latuca 
Hello.  Cappella  di  caja  Bufadoma  l' jtjfonta ,  con  molti  Angeli  à  baffo  t  S,ìiicola,tj 
Santa  Chiara  da  Monte  Falco. 

Chiefa  di  Santa  Marta  >  Monache 
La  tauola  del  martino  di  S.Lorenj^  vna  delle  belle . 

Chiefa  di  S.^gnefe ,  "Preti 
Dalbt  parte  deflra  dell'aitar  Maggiore  Chriflo  anxnti  à  Tilato. 

In  S.^ngelo  Chiefa  dcllt  Tadri  Carmelitani  Ofjeruanti,  della  Congregandone  Carnai' 
dolenfe  di  Mantoa 

ideila  Chiefa  tré  tauole  d'altare  :  ntll'vna  vi  è  la  B.y.  che  dà  l'habito  à  S. Simone  Stoc- 
co ,  e  S.  Angelo  Carmelitano  [opra  il  Monte  Carmelo,  con  il  Vontefice,  Cardinali ,  e  Do- 
ge: &  à  bajloglt  angeli ,  che  liberano  l  anime  del  Purgatorio. 
Jh  vn' altra  ,cheè  l'aitar  Maggiore  vi  è  l' Annontiata. 
liella  tey^a  vi  fono  due  Santi ,  &  vna  Santa  tutti  tt-è  della  {le ffa  Religione. 
Vi  è  anco  vn  altro  quadretto  mobile  ,fopra  ti  quale  vi  è  la  Beata  tergine  >  noHro  Signo- 
re ,  S.Francefco  di  "Paola ,  Sant'Mberto ,  S. Angelo ,  e  S.Terefa. 

Chiefa  di  S.  Can:i^ano ,  Treti 
Entrando  dentro  à  man  fiiiifirafotlo  all'organo  nel  primo  quadro ,  Chriflo  morto  in  brac- 
cio di  Maria  con  molti  Angeletti,  eJr  auanti  il  ritratto  d  vn  Tieuano  raccomandato 
dall'Angelo  Cuflode, 

Sopra  la  porta  dellafagreflia  la  vifita  de'Magi. 
La  tauola  poi  di  S.Rjocco  ,chefana  gli  ,4ppeflatt ,  delle  fue più  belle» 

Chiefa  de  Padri  Cefuiti 
Velia  facciata  del  I{efettoriofopra  la  porta ,  l'hifloria ,  quando  il  F{è  Afiuero  profanai 
Sacri  va  fi  al  Conuito. 

Chiefa  della  Maddalena ,  Treti 
Sopra  la  porta  della  Sagriflu  vn  quadro  pofliccio,  il  Manigoldo ,  the  ha  recifa  la  tefla  i 
S.  Gio. Battifla ,&  èvn pcT^o  di  quadro  , eh' altre  volte eraprefio l'organo. 

Chiefa  della  Croce  Monache, 
Dalle  parti  de'fianchi  della  Capella  Maggiore  il  gran  quadro  con  la  Taffione  di  Chrijloi 
con  gran  copia  di  figure ,  oltre  la  Beata  F ergine ,  le  Marie ,  e  S.Ciouanni. 
In  B^ioterra ,  in  vn  capitello)  Maria  addolorata  fedente  à  pie  della  Croce  per  il  morto 
Figlio. 

Murano  Ifola 

S.MaìCo ,  e  Sant'Andrea ,  Monache 
La  tauola  col  martino  di  S.  Andrea. 

All'Altare  della  dmo':^ione  di  Loreto  ,/iegue  vn  miracolo  di  S>  Marco ,  OHC  vn'Eferciti 
abbandona  l'^Qedio  d  vna  Città, 

S.  Saluaiore  >  Treti 

nel- 


ODO  ARDO  FIALETTL  511 

ììeìl'  "pfctr  di  detta  Che  fa ,  à  mano  Jtniflra ,  la  Cena  di  Chi  fio ,  con  gli  Jpofloli . 

E  doppo  à  quefla  nel  cantonale  noflro  Signore  all'  Horto ,  con  Tietro ,  Giacomo  t  e  Giù' 

uanni  » 

Ecco  poi  quanto  della  fua  Vita  ei  mi  fcriua: 

Odoardo  Ftaletti  nacque  in  Bologna  d'honorati  Tarenti  >  /  nomi  de' quali  non  mi  fono 
tacitati  à  notitia.  Fogliono  alcuni  che  andaffe  anche  taluolta  à  I{oma  >  &  auendo  tan- 
to difegno  »  di  quanto  (ì  vede  efier  egli  siato  arricchito ,  colà  {ludiar  anche  volejfe  dal 
giuditio  di  Michel  angelo ,  da  l{«fftle ,  da  Volidoro  ,  &  altri  ,già  che  fi  vede  di  quefi' 
ultimo  auer  intagliato  ali  acqua  forte  alcuni  fregi  dipinti  àfrefco  dichiaro  e  f curo  da 
quel  grand' vomof opra  vna  Cafn  in  Bj)mx ,  dopo  di  che  tornando  in  Fenetia ,  e  [otto  H 
Tentoretto ,  mai  lafciajfe,fin  che  vif^e, di  frequentar  lafujfcuoUy  difegnando  lefue  erU' 
ittiffimetauole  ,riceuendone  molti  lumi ,  e  raccordi ,  per  i  quxli gionfe  à  gran perfeT^io^ 
ne  ,e  fu  fem^  dubbio  vno  de  buoni  Tutori  de  fuoi  tempi.  Fiffedopo  la  morte  del  Ten- 
toretto,  in  tempo  di  Domenico  fuo  figliuolo ,  di  Giacomo  "Palma  ilgiouine,  d  Antonio 
^lienfCidAleff andrò l^arotari  Vadouano,  diTietro  THalombra,  di  Maffeo  f^erona, 
ài  Santo  Veranda ,  di  Tiberio  Tinelli  Caualliere ,  di  Leandro  Bajiano ,  figlio  di  Giacomo 
il  vecchio,  ed  diri.  Hebbe  ricatterò  nel  juo  ritorno  in  f  enetta  nelConuento  de'Vadri 
Crociferi  >  bora  habitato  da'  "Padri  Gefuiti,  &  iui  dimoro  qualche  tempo ,  &  hebbe  l'ho- 
nore  di  rapprefentare  nel  Refettorio  de' detti  Tadri ,  [opra  la  Torta ,  in  gran  tela  il  con- 
uittodelÌ{è^lìuero,elaprofana:i^onede'Sacrif^afi  ;  efàpofìo  all'incontro  delle  fa- 
mofiffìme  ì^o's^di  Canna  Galilea ,  vna  dell'opre  principali  del  fuofleffb  Maejìro  ilTen- 
toretto;  la  quale pur'anche  dallo  ^ejio  Fialettiftì  intagliata  all'acqua  fbrte,e  come  fi  ve- 
de ì  fmgolarmente  difegnata , 

uà  intagliate  varie ,  e  diuers  opere ,  sì  delfudetto  Tintoretto ,  come  del  Tordonone, 
CJr-  in  particolare  quattro  quadri ,  che  difegnò  ad  Vaine ,  colà  dipinti  dal  medemo  Por- 
donane  àfirefcofopra  vna  facciata  dvnaCafa  ;  nel  primo  de  quali  fi  vedi  y enere  & 
jìmore  ;  nel  fecondo  Diana  Cacciatrice }  nel  ter:^o  il  Dio  Tane  Satiro  ;  e  nel  quarto  va 
kwymo  con  vn  vafo  in  mano. 

tìàintagliate  parimente  diutrfe  opere  pure  all' acqua  di  fua  inuen':^o*ie ,  come  adire 
•pn  fregio  lunghiipmodt  Tritoni  marini.  Glauchi,  Sirene,  .Amori,  Mojìri,  Delfini,  & 
altre  cofe  di  que^o  genere  ;  oltre  di  quefli  diede  alle  fìampe ,  &  intagliò ,  come  fi  vede, 
due  libri ,  che  injegnano  à  difegnare ,  e  fece  tutte  le  membra  del  corpo  humano .  Diede 
anco  alleflampe  vn  libro  intitolato:  ScherTii  dimore  efprejfi  da  Odoardo  Fialetti  :  que- 
fio  è  vn  libro  di  circa  venti  fogli ,  in  ctafcun  de'  quali  vi  è  figurata  Venere  con  .Amore  in 
vane  attitudini  j  come  à  dire  :  .Amore  che  porta  vn  fafcio  difactte  à  Venere  ;  .Amore, 
fhefabrica  vriarco  ;  Venere ,  che  pettina  jitnore  ;  ^Atr.or  dormiente  coperto  da  Venere; 
Venere ,  &  Amore ,  che  fi  baciano  ;  Venere ,  che  percuote  Cupido  ;  Venere ,  che  il  ben- 
da ,  e  fimili ,  leggendout  fi  fatto  di  ciafcuno  vn  terzetto  d' vn  tale  Don  MauriT^o  Moro, 
valorofo  Poeta.  Diede  anco  alle  flampe  vn  gran  volume  de  gì  habitidi  tutte  leB^eli- 
gioni  della  Chriflianità  .  le  q-Aali  (lampe  fiirono  vltimamente  comprate ,  e  portate  à  Tari' 
gì  da  Monsù  [{affatile  dùfrefnè,  Bibliotecario  del  l{é  Chriflianiffimo ,  intendentiffimo  di 
fittura  1  &  ornato  di  molte  Virtù:  di  queflt  intagli  ne  ha  fritti  infiniti.  Mi  fouuien  pari  - 

me»- 


312  P  AUT  E    SECONDA 

mente ,  che  intagliò  vn  libro  di  fortifì cationi ,  e  macchine  da  guerra  per  l'Ingegner  Ten* 
'  fini  :  medefìmamcnte  intagliò  per  il  BarifoniScrittor  fingolare  di  que' tempi,  vane  figu- 
re ,  che  fcriueuano ,  e  diucrfe  m.iì:i  in  varie  poftture  >  che  tengono  U  penna  per  ben  feri' 
uere:  injoma  à  [uoi  tempi , come  fttrattaua  di  difegnare  cofe ,  che  fofjero  fiate  da  flam- 
farfi ,  ognvno  capitiUia  daini  ;  e  fece  diucrfe  cacciagioni  à  concorren:^adelTcmpefta; 
&  ogni  pittore  dimediocre  talento  non  ifdegnaua  di  riccorrere  alla  f uà  virtù,  per  dife- 
gni  ,&inuenT^oni;&  egli  prontamente  foccorrcui  ad  ognvno. 

Egli  veramente  difegnaua  in  ogni  modo ,  e  maniera  efquifitamente  bene ,  come  fareb- 
he  à  lapis  roffo ,  e  nero ,  ad  acquirella  ;fopra  la  carta  bianca ,  e  [opra  la  tenta ,  con  lumi 
ài  biacca  -tàpaficllo ,  e  con  la  maggior  prelie7^7;a ,  e  padronia  del  Mondo  :  poiché  alla 
prefen'^a  di  chi  fìfofie ,  fcnT^a  modelli ,  ò  naturale ,  ciòfaceua  ;  ne  già  vna  mei^ a  figura» 
ed  vna  intiera, ma  lehisìorie  piene ,  con  quantità  dipenfieri .  e  di  figure.  Ma  ri^er  ban- 
do il  meglio  (  comefuol  dir  fi  )  nell  vltimo  ,  era  in  luì  la  più  (ingoiar  delle  prerogatiue  il 
difegnar  di  penna ,  tratteggiando  con  tal  franchei^ ,  che  pareano  cofe  intagliate  dal  pia 
efquifìto  bollino  ;  ma  fola  fra  molte  farò  men-s^one  d  alcune.  Veni  Sig.  Daniel  Nis» 
mercante  Fiamingo ,  deprimi  negotutori  della  Città ,  intende  ntiffimo  dì  Tittura ,  che  te- 
neua  commijfioni  del  Bj  d  Inghilterra  di  comperar  appunto  e  quadri ,  e  difegni ,  fece  le 
fett  ^rtìliberali ,  mc'^  figure  grandi  al  naturale  dipenna ,  così  efqmfìte ,  chefefojfe- 
ro  fiate  intagliate ,  non  farebbero  fiate  sì  belle .  Fece  per  vn  Cauallitr  Francefe  vn  dife- 
gno  ancora  di  due  figure  intiere  grandi  del  naturale ,  e  v'introduffel'ifioria  quando  S.Tie- 
tro  niega  all'ancella  d'ejferjeguace  di  Chrifto ,  veramente  cofa  di  molta  ammiraT^ione» 
anv;^  preciofa  :  e  perche  i  tratti  erano  grandi,  per  darfor^^a  alle  figure  ,  che  per  confeguen- 
:^3  doueuano  efkr'anco  à  fuo  luogo  gagliarde,  vfaua  molte  volte  in  vece  di  penne ,  alcu-^ 
ne  canne  tagliate,  non  vi  era  Cauatier  yene7;jano ,  deiettante  del  dtfegno ,  che  non  capi- 
taffe  alla  di  lui  virtù  per  hauer  documenti  :  come  pur  anche  Vrencipi  forcfiicri ,  ^  altri; 
e  già  capitando  à  Vcnci^a  llllulìrifs.  &  Eccellentifs.  Signora  ^latheaTatbot ,  moglie 
deU'Illujlrtfs  &  EcceUentifs  Sig.  Co.Tomafo  Houuardo  di  Blondel ,  Dama  ,  che  molto 
dilettauaft  del  difegno ,  ricorfe  alla  virtù  di  efio  Fialeiti ,  il  quale  efferato  egregiamerje 
ijiioi  talenti ,  e  fu  regallato  di  colane,  gioie ,  e  monete  d  oro:  né  capitana  in  l^enej^ia 
^mbafciadur di tcfie Coronate,  ed  altri  Vrencipi ,  che  nonfaccffero  capoda  lui,sìper 
future  di  fua  mano ,  come  per  difegni ,  e  di  più  lo  ricercauano  (empre  di'  configlio  neW 
acquifiar  quadri  vecchi  de  nofiri  fingolari  Vittori ,  delle  maniere  de  quali  teneu  egli  ì>n' 
efatìffima  cogm^tone  ;&'era,  per  così  dire  >  ad  orato  >  per  lefue  rare  qualità  :  &  al  pre- 
dente fi  troua  m  rene:Qa ,  benché  in  Vadoua  vngran  Valagio  tenga  aperto,  il  Conte  Odo- 
ardo  di  [{padello ,  nipote  della  pre fatta  Coutefìa ,  il  quale ,  per  il  gufi  > ,  che  ha  del  dife- 
gno, fi  cfiercita  ne'  libri  di  quefto  Mittore  ;  e  tutte  quefie  co'e ,  le  ho  io  pratticate  pre- 
fentialmente ,  e  de  vifu ,  perche  hauendolo  f erutto ,  come  difcepolo ,  fono  fiate  da  me 
molto  bene  offeriiat e.  -«i 

Circa  alle  pitture  publiclre,  può  già  vederle  l^-S.  Illuftriffima  nelle  mie  Miniere  della 
Tittura ,  che  delle  priuatt ,  che  fono  infinite ,  è  fiiperfluo  il  difcorrerìie ,  potendofi  ogn' 
buom'  fodisfare  ncli'elpottc  à gl'occhi  di  tutti  &c, 

Hebbe  moglie ,  e  dinti  fi  figliuoli  ima  al  prejente  non  viue  altro ,  che  va  figlio ,  hora 

ama- 


c/a  FRAnCESCO  J^EGUL         513 

imiihto  \  ne  per  tal  caufa  ho  potuto  parlargli  :  egli  però  niente  fi  cura  di  Tittura ,  &  è 
Ragionato ,  cioè  publico  contifta  ,  e  tiene  il  nome  medemo  del  Tadre ,  perche  nacque  do-> 
fo  la  morte  di  e[io,hautndo  lafciatagrauida  la  moglie  :  morì  d' anni  6  5  ,in  circa ,  dt  me" 
diocri  fortune  &c. 

Dalla  qiuie  compita  relazione  giuda  occafìone  mi  nafce  ài  credere ,  che 
idopo  di  fé  lafciafle  il  FiaKtti  moki  Jifcepoli  &  allieui,  come  per  tale  appunto 
non ifdegna nomar/i  il  Sig.Rofchini.che  in  difegnare  in  quella  forma  grande.» 
del  naturale,  con  penne  groffe ,  e  di  canna,  non  hi  oggi  l'vguale  anch'eglijmaf- 
(ime  su  gli  ormcfìnij  e  su  1  ra/ì ,  con  vn  fondamento ,  Se  vna  nettezza ,  eh'  è  pro- 
digiofajfenza  le  :ante  altre  egregie  doti,  I  efaltazione  delle  quali  cedo  volen- 
tieri a  più  degna  peana  di  que'paefi  ;  di  p  lì  non  permettendomi  altresì  quella 
modeftia,  che  fa  le  altre  virtù  m  lui  campeggia.  Certo  che  per  imparare  il  dife- 
gno  da  vn  tant'huomo  quale  fu  il  fuo  Maeftro.lafciarono  talora  gli  agi  delle  prO; 
prie  cafe  gli  lludiofi ,  quando  de'  Bolognefi  effer  ciò  accaduto  in 

GIO.  FRANCESCO  NEGRI,  hòintcforaccontariopiù  volte  a  lui  ftelTo, 
foggiongcndomi,  effer  fiato  a  tale  effecto  porto  a  dozcna  col  Fialetti  in  Vene- 
zia per  duoianni  continui,  a  quaranta  feudi  di  paoli  per  ciafcun' anno:  riu- 
fcito  poi  come  Ci  vede,  nel  fare  1  ritratti  che  fomiglino ,  con  preftezza ,  e  talo- 
ra a  mente ,  lafciandofi  indietro  ogn*  altro  anche  dc'migliori .  Egli  è  parimenti 
Poeta  fufficiente  ,  e  nel  burleuole,  in  lingua  maffimenatiua,  nonv'è  ch'il  pa- 
reggi ,  come  da  molti  Canti  del  Taffo  tradotti  nel  parlar  Boiogne(e,efatti 
pubblici,  con  più  curiofìtJ>  e  foddisfazione  de'itranieri  che  de'Cittadmi,  appa- 
rile.  Egh  è  flato  de' primi  fondatori ,  e  incafa  propria,  emporio  fempredi 
tutti  ivirtuofi  in  ogni  genere,  dell'Accademia  de  gl'Indomiti,  quanto  formi» 
dabile  nel  fuo  principio ,  tanto  infelice  nell'augmento ,  eh'  è  flato  vnito  ben  to- 
fto  al  fuo  fine .  Sti  componendo  la  floria  della  Crociata  e  di  Bologna  infieme, 
che  fard  mirabile  per  l'erudizione  cauaca  dalle  Medaglie,  delle  qualièperitif- 
iìmo,  &  ha  dupplicato  Audio,  sì  come  vn  (ìmile  di /ingoiati  difegni  d'ogni  an- 
tico Maeftro.  Pinge anche  il  Sig.  BIANCO  fuo  figliuolo,  e  l'alcrojCanonico  di 
S,  Petronio,fìà  fcriuendo  fopra  1'  /ELIA  LELIA  CRISPIS ,  la  cui  fpofizione,  fé 
fari  fimile  al  Saffo  Maniliano  così  dottaméte  da  lui  fpiegato,  e  dedicato  al  gran 
Card.  Mazzarino,  riporterà  la  palma  foura  ogn"  altro ,  cfie  per  quell'  ifcrizione 
enigmatica  abbia  fino  adhora  faticato  l'ingegno,  quando  però  a  me  n(J7ifor- 
tifca  di  coglier  meglio  nel  fegno  in  cosi  gloriofa  proua. 

Ma  per  tornare  al  Fialetti,  e  terminar  la  fua  Vita  con  quel  più ,  che  mi  fìa  poi 
gìonto a  notizia  ,trouo  che  il  fopramemorato  fuo  fratello,  chiamato  Tiberio, 
e  che  ne  prefe  la  cura  allora ,  che  in  sì  tenera  età  fu  abbandonato  dalla  Signora 
^goftina,profegui  poi  gli  ftudiidi  Fiiofofia  e  Medicina,  fottoii  fuo  Genitore»» 
principiati;  e  che  riceuendone  il  Dottorai  grado,  potè  giongere  poco  dopo  a 
farfi  vdire  fulle  Catedre  Pacauine  cosi  degnamente  già  dal  Padre  calcato» 
prima  che  a  forza  d' vn  grande  onorario  da  quelle  diflacco,  foffe  condotto  Emi- 
neuce  nella  noika  Vniuerfìtii  j  ma  che  troppo ,  e  più  del  douetc  colà  faticando, 

Rt  vi 


514  VA  Tir  E    SECONDA 

vi  lafciaffc  giouànetto  la  vita  »  allora  appunto ,  che  tiratofi  prcflb  Odoardo,  che 
in  età  di  dieci  anni  egregiamente  difcgnaua,  e  con  bizzarria ,  principiando  tal- 
uoltavn'oflaturada'piedi,eprofeguendo  all'insù  fino  al  capo,  tornando  poi 
dal  capo  fin' a'  piedi  all'ingiiì  coll'ammantarla  de'mufcoli,  e  delle  vene,volea  va« 
lerfene  a  tagliare  all'acqua  forte  certe  figure  di  anotomie ,  che  ornar  doueuano 
vn  Trattato  di  quella  materia  dal  padre  comporto,  e  da  lui  parafrafato ,  e  com*  . 
pito  :  Che  peròequiuoca  il  noilro  Bumaldo ,  quando  lodando  nelle  7Hin$malix 
BononÌA  la  virtù  d' Odoardo  Pittore  nel  difegno ,  e  nella  graffide  ,  di  queft'  vlti- 
mo  Dottore  e  Lettor  fratello  lofi  Padre,  credendolo  quel  primo  Odoardo, 
che d'ambiduo' fu  genitore  .  E  trouo  finalmente,  che  oltre  relogietto  dell' 
ifteffo  Bumaldi,  e  la  riflretta  notizia  datacene  dal  compito  Mafini,  venne  an- 
che con  fomma  lode  memorato  non  folo  daGio.  Battilta  Bellauere  nelle  rimc-# 
morali,  per  vn  ritratto  deiSereni/Iimo  Principe  Memo  da  lui  dipinto;  non  fo- 
lo dal  Benamati  nella  fua  Faretra  di  Pindo  con  duo'  Sonetti ,  ma  da  gli  Autori 
Veneti,  come  il  Ridolfì  .allora  che  nella  Vita  del  Tentoretto  racconta,  che_» 
•quel  grand'  huomo  :  Dimandato  daOdoardo  Fialetti  giouine  Bolognefe ,  venuto  di 
riHouo  à  Vtnetia  per  ifìndiare ,  ciò  che  far  doueffe  per  profittar ft ,  àifie ,  cbedouefk  dife- 
piare  :  e  dimandatolo  di  nuouo  il  Fialetti  fé  gli  dafje  altro  ricordo  ,  foggionfe  il  vecchio, 
tb  e  douc(Jcdi/egnare,&- ancora  difegnare ,  siimando  con  ragione,  cheti  difegno  [offe 
quello ,  che  dajie  la  gratta,  e  la  perfettwne  alla  Tittura. 

11  Gigli,  che  nella  lua  Pittura  Trionfante,  alla  quale  tagliòegli  il  Fialetti  il 
firontefpicio,  come  dalla  fua  Marca  fi  vede,  ritraendoui  il  fuoMaeftro  preflb 
il  carro, colla  tioga,efefi:efl'oaIuipre(To, in  abito  corto  e  fuccinto ,  immedia^ 
tamente  doppo  i  Carracci,  di  lui  cantò  : 

Quando  vdij ,  miflo  vn  fuon  di  molti  ietti. 

Difella  allor,  eh' anch'  ei  Fljl  de  gli  eLLETTI» 
JEm  Odoardo,  il  qual  bench'abbia  auuto 

Ne  la  Città  di  Felftna  il  natale , 

Tur  ne  l  '  adriaco  fen  fempre  è  vijfuto 

THoftrando  di  valor  genio  immortale  ; 

Ter  il  che  vien  da  Lei  fra  que'  tenuto  > 

Che  non  han  ^il  ne  l  '  operar  mortale. 

Ma  perfetto ,  e  fouran  ;  poich'  efsi  fanno , 

Doue  le  polpe,  i  nerui,  e  l' ofia  vanno  . 
E  fina'mente  l'ingegnofo  mio  Bofchiui  nella  fua  Catta  del  NauegàrPittorefcOj 
al  Vento  quinto  : 

Ste  parole  formai  fentiàe  ho  a  fpender 

Zà  dal  Fialeti ,  del  Bajfan  parlando  &c.  ^ 

Enel  Vento  fé  Ito: 

Odoardo  Fialeti  Bologncfe , 

TUà  l^enetian  per  el  so  brauo  impegno, 

£t  ha  bauù  tal  don  W  tjjer  Jià  degno  t 


ODOAUDO  FIALETTh  31^ 

eh  '  el  Tentoreto  affifla  a  le  fo  imprefe , 
Che  l'habia  fatto  da  i  Treduatori 

In  Citfia  a  San  Domenego  el  fofito , 

che  conifponda  con  yirtù  a  quel  fitOt 

Che  ne  lafio  parlar  a  i  mij  maz^ri . 
Ih  San  Canaan  fé  vede  vna  Talina, 

(Se  ben  fé  ghe  puoi  dir  ì^na  palonay 

Che  de  •pirtà  la  merita  corona  t 

"Per  efier  de  marnerà  pelegrina. 
S.  Blocco  Jan»  infermi ,  an:^i  apeflai  ; 

7nà  de  tal  forte  el  ghe  dà  famtà , 

Che  glie  xè  nudi  de  tal  qualità , 

Che  i  par  de  perfecion  tuti  tmpaflaim 
Sen  colorij  ,gagiardi ,  fieri)  e  forti. 

Ben  deffegnai,  d' vna  forma  efquefttal 

Tutifuììancia,  tuti  vera  vita , 

Che  i  viue  >  e  aprejTo  a  quei  che  viue  è  mgrfi, 
S^eflo  fu  si  dileto  al  Tentoreto, 

Che  con  gran  cortefta  lu  ghe  auertiua 

1  colpi  pih  fecreti ,  <i!?;ò  che  viua. 

L 'opera  fufie ,  el  colorir  per  feto . 
Opere  de  fl'^utor  in  tele,  e  in  jiampa 

Se  ne  vede  a  miera,  afafsi,  a  monti, 

Vafo  y  che  de  Firtù  produffe  fonti  ; 

SÌ  che  THorte  lontan  da  lori  fcampa» 
Ho  eognolfu  ^o  ftngolar  ^utor. 

Che  l  giera  de  gran  vaglia  in  tc'^l  defìegna't 

L'haueua  gran  dottrina,  e  gran  in:i^egnoi 

L' è  Uà  in  Pittura  vn  bon  caratador. 
L 'ha  intagià  molte  cofe  a  l'acqua  forte 

De  so  inuencion  >  che  in  vero  xè  galante  , 

Capricij ,  e  bìT^arie ,  curiofe  tante , 

Quante  puoi  far  V  ini^gno,  e  nò  la  forte  r 
Libri ,  che  mfegna  el  vero  deffcgnar , 

Con  regole,  e  inuencion  de  femetria» 

che  con  facilità  la  bona  via 

Infogna ,  a  chi  fé  vuol  perfecionar, 
L' intagiè  quel  Conuito  degran  fiima, 

Doue  Chriflo ,  e  Maria  fenta  a  la  menfa , 
Che  giera  a  Crofechieri ,  e  a  chi  ghe  penfa 

El  tagio  i  bel,  ma'  l  quadro  xè  de  cima. 

Re    2  Dì 


BARTOLOMEO  CESI. 


D  I 


BARTOLOMEO 

CESI 


€^-  6*3  HM'&S^  5*3  E*3  KM'  J«?  8*3  HM-H» 


O  nonhòmaifapiitomarauigllarmidi  quegli  appfaufi,  che» 
incontrano  calerà  certe  profeflìoni  poco  nobili ,  e  meno  lo- 
dabili :  non  parlo  già  di  quelle  aifortire ,  che  adulando  il  (tn- 
fo  >e  follecicando  il  diletto  >  fanno  guadagnarfivn' affetto  il- 
legitimo,  &  adulterino,  come,  per  efempio,le  fenfariedel  puc 
troppo  alle  volte  gradito,  ancorché  (cmpre  infame  lenone, 
ò  le  faldonate ,  e  le  facezie  di  quel  zanni ,  che  fente  in  fuo  prò 
ricmpirfi  tutto  il  teacro  ài  vno  ftrepitofo  viua  j  ma  di  quelle  onorate ,  ancorché 
meccaniche,  le  quali  ponno  acquiltarfi  vna  tal  quale  ftima  erifpettoj  degno 
più  del  Foro,  e  della  Corte,  che  d' vn' emporio,  d'vn  officina.  Non  è  altro 
quefto  finalmente ,  che  vn'etfetto  de'corcefi  tracci ,  e  d'vna  delira  maniera ,  con 
chedaqiiel  maeflro,  ò  negoziante  che  le  tratta,  vien  maneggiato  l'accordo» 
Ipedita  la  mercanzia  j  end'  è  che ,  conolciuto  poi ,  &  ammirato  vn  sì  degno  ta- 
lento ,  R  veda  fatt'egli  capace  delle  conferenze  più  riguardeuoli ,  ammefTo  ne' 
più  cofpicuicongreffi,edmfomma,piùdi  che  la  fua  condizione  per  altro  ri- 
cercane,  applaudito  e  iHmato.  Ma  fé  ciò  auuiene  ne  gli  efercizii  più  ba<Iì  j  e 
meccanici,  quanto  maggiormente  douràauuerarfi  in  quelli,  che  del  titolo  di 
•Virtù  pregiandofi ,  fanno  per  fé  ftellì  cagionare  in  ogn'  altro  vna  certa  necefla- 
ria  talora  ftima ,  e  confidenza ,  come  ne'noftn  Computifti)  per  efempio ,  ne  gli 
adoprati  Architetti,  ne' trattenuti  Miifici,  ne 'comunemente  graditi  Pittori? 
Cerco ,  che  craccand'  eglino  quefti  vitimi  vna  tane'  Arte  con  foftenuto  decoro, 
ornandola  con  degni  colfumi, e  praticandola  con  fomma  gentilezza ,  edifin- 
lioltura  ,arriuarono  a  meritare  taluolta  la  Ifima  di  vn  Giulio  Secondo»  divn_. 
Leon  Decimo ,  come  vn  Rafaelle ,  vn  Michelangelo  ;  quella  di  va  Carlo  Quin- 
to, comevn  Tiziano  ;  quella  di  vn  Francefco  Primo,  di  vn  Filippo  Secondo, 
come  vn'Andrea  del  Sarto,  vn  Fraucef^Q  Primaticcio  j  vn  Pellegrino  ribaldi, 

gion^ 


5i8  PATtTE    SECO'NDA 

giongendo  /ìno  à  vederfì  fpedicì  Ambafciadori  a'Regi ,  come  a'  nonri  giorni  vn 
Rubens . 

Ed  ecco  qnaVeffcr  po/Ta  la  cagione ,  perche  Bartolomeo  Cefi ,  più  d' ogn'  al- 
tro Maeftro  di  qiie'cempi»  venifle  applaudito  e  ftimato,  mentre  fodenaecoti 
tanta  riputazione  l'Arte  declinante  molto  e  auuilita,  s'adoprò  con  si  impareg- 
giabil  deprezza  ne'più  importanti  maneggi  di  efia  j  s'intcrpofe  con  sì  felice  fem- 
pre  fucccflb  nelle  differenze  degli  operani,  che  reputato  comunemente  padre» 
e  protettore  delia  Profeflìone ,  e  de'Profeffori ,  obbligò  ,  non  che  i  conofccnti 
tutti  >  e  gli  amici»  gli  fte/Tì  anche  poco  amoreuoli ,  e  concorrenti  a  dire  di  lui 
ogni  bene  ,  ad  efaltarlo  come  Artefice  di  coltumi  »  e  di  tratti  molto  dall' vfo  co- 
munale differenti  e  diuerfi .  S'adoprò  più  d'ogn'altro  nella  feparazione  de'Pitco- 
ri  da'meccanici  anche  Bombaciari,  l' quali  erano  fiati  allora  aggregaci ,  che  da 
gli  Spadari  ,Guainari,  e  Sellati  diitacchi  edifgiunti  ;  e'I  Configlio >  che  confu- 
famente  co'detti  Bombaciari  era  fiato  per  Taddietro  di  Trenta  Huomini ,  nduf- 
fejò  per  dir  meglio,  accrebbe  al  numero  di  Venti,  nella  forma,  eh'  anch'oggi  du- 
ra :  propofe  ,&  introduffe  vna  pingue  colletta  fra  tutti ,  per  le  fpefe  neceffarie 
non  meno  della JitCf  che  per  le  ftraordinarie  delia  Compagnia,  facendo  fab* 
bricare ,  S>i.  ergere  vna  più  cofpicua  Refidenza  ;  tornò  a  rimmettere  in  piedi ,  e 
ad  auLialorare  la  incagliata  efazione  dell' vbbidienze  ;  condefcefe  a  far  veffirc 
di  ricchi  Imperiali  ammanti,  alla  fomma  didugentoe  più  feudi ,  il  coronato  di 
lauro  precedente  loro  Promaffaro  ;  né  fcanfando ,  come  canti  altri ,  il  fartidio  e 
la  briga  di  notar  tutto  fu  'regolati  libri ,  come  primo  Sindico ,  e  Depofitano  di 
tutte  l'entrate  di  qneirV'niuerficà,  a  me  pure  hi  porto  qualche  lume  delle  per  al- 
tro trafandate  memorie  di  effa ,  così  di  iua  mano  trouando  fcritto  : 

In  Nome  della  S.tntijjìma  Trinità ,  delU  B.  Fcrg.THarìa ,  ediS.  Luca 
Trotettort  delU  Magnifica  Compagnia  de  Vittori . 

^dl  20.  di  Ottobre  159(7. 

Llbr  opimo  legnato  *|»  ,  nel  quale  fi  terrà  giujlijfimo  conto  di  tutte  /'  entrate ,  e  fpefe 
della  Magnifica  Compagnia  de'  Vittori .  Notandofi  prima  che  tn  tal'^iino  à  pris- 
ght ,  &•  adinflan:^  del  Magnifico  Sig.  Lodouico  Carracci ,  l'Itluflrifs.  Senato  di  Bologna 
/eparò  lanofira  Compagnia  dalli  Magnifici  Bomba/ari ,  ifiendofi  da  tutto  d  Corporale 
della  fuictta  Compagnia  de'VitCori  fatti  affanti ,  e  data  facoltà  ,  &  Auttorità  alfudet- 
to  Sig.  Lodouico ,  Sig.Ercole  Luchino  ,&àme  lìartolcmeo  Cefi ,  pittori  di  trattare  ,fpe' 
dire ,  e  concludere  tanto  à  queflo  effetto  di  feparatione  >  come  anco  di  accrefccre  il  »,ume* 
ro ,  &  ogni  forte  di  f^efe,^  altra  cof a  pertinente  à  detta  Compagnia,  fiche  tutto  quel- 
lo che  tratteranno ,  e  fpcdiranno  per  detta  Compagnia  farà  ben  fatto ,  is"  confermato  da 
tutti,  fi  come  appare  agl'atti  del  Magnifico  Sig.  Marco  .Antonio  Carracci  procuratore 

Blognefe  fottotldt e  ftmilmcnteintal  giorno  fui  clletto  io  Bartolomeo  Cefi 

Sinduo ,  e  Dep&fitario  delfudetto  Sig.  Lodouico  >  e  Sig.  Ercole ,  e  confirmato  dal  Magni' 
fico  Sig.  Gio.  Battifia  Cvemomnopitlor  e,  primo  MaJfarQ  di  Colu^io,&  dt  li  ^rte ,  il  qua.  <■ 

te 


'PATITOLO MEO  CES/.  ^ip 

le  fu  mc(fo  3  federe  alti  9.  Genaro  léoo.  Et  in  vn' altra  libro  fegnato.  A.  Se  ne  fari 
r acordo  di  tutti ,  fecondo  che  dati  IlluHrijJimo  Benito  faranno  canati  per  fcrittarino  :  e 
ftmilmentc  fi  farà  racordo  de  gì  lilufirijfimi  Trct ettari  di  detta  Compagnia ,  che  ferama 
duoi  Sig.  Senatori ,  fi  come  al  prejcnte  da  tuttala  Compagnia  fi  fa  ellettione  de  gì  It- 
lufltifs.  Signori  Camillo  Bolognini ,  e  Sig.  Ferdinando  FantuT^  :  poi  in  detto  giorno  fU  ag- 
gregato alla  noflra  Compagnia  l'Illujì.  Sig.  Ottanta  Bargi  Maggiordomo  dell  IlluJiriJJimo 
Sig-  Cardinal  Montalto  Legato  dt  Bologna ,  &  il  Sig.  Torquato  Monaldino.  Et  tutte  le 
judette cofe fono paffate  per  partito ,  &  ottenute  à  faue  bianche  ;  eJ-  di  ciò  ri  è  rogato  il 
lilagnifico  Sig.Lucio  Faberto  Notaro  >  qual  fu  eletto  dalla  noflra  Compagnia ,  e  tneffo  i 
partito  ,  &  ottenuto  à  faue  bianche ,  e  principia  il  dì  fudetto  àferuire  la  noflra  Com- 
pagnia :  profeguendo  poi  per  quancità  grande  di  pagine  a  notare,fotto  1  (aoi  di- 
nifi  capi ,  le  da  noi  fopra  toccate  non  meno  >  che  le  da  lui  in  quefta  prefazione 
jiromede  ed  accennate  cofe,  che  qui  non  occorre  noiofamente  trafcriuerc-» . 
Regiftrerò  più  toflo  due  fcntture ,  che  della  ftima  grande  e  del  credito ,  in  che 
prello  a  tutti  vifl'e  l'onorato  Artefice,  ci  facciano  fede.  Sarà  la  prima  vna  lettera 
fcrittagli  da  Siena,  dalla  quale  appare  Io  prezzo  d' vna  ordinata  pittura  al  Salim- 
beni ,  da  ambe  le  parti  elTerc  in  lui  llato  a  pnnicpio  rimeflb,  e  di quefto  tenore; 

t4l  Molto  Magnifico  S'tg»  mio  Offeruandifs» 

Il  Sig.  Bartolomeo  Cefi,  Bologna, 

Trlolto  Magnif.  Sig,  miofempre  Ofieruandifs, 

SOno  molti  giorni  (h'  io  voleuo  fcriuere  à  y.S.&ragguag'iayla,  come  ch'é  già  vri art' 
no  finito ,  che  dcffimo  àfare  yna  Vittura ,  ò  tauoU  della  grjndt'3;;3^a  di  quella  che  fi 
o^S'  f^'^<  pe*"  quefìa  noHra  Certofa ,  al  Sig.  Caualliero  f^entura  Salimbeni ,  homo  certo 
raro  in  quefia  profelfone  :  ci  ha  (erutti ,  &  finita  è  la  tauola ,  &  algiudttio  di  tutti  quel' 
li,  che  hanno  feduto  l'opera  ,hàmoiirato  il  (ho  valore:  màhora  non  fi  amo  d' accordo 
delpre:^o,  parendo  et  molto  caro  ;  quando  noi  gli  deffimo  à  fare  La  detta  tauola,  facejp- 
mo  vno  fcriito  infieme ,  &  dicefftmo  nello fcritto  >  che  in  occaftone  di  difcordia  in  tutto  e 
per  tuttofi  rimettcuaalpre:i^  della  tauola  ,  chefaria  y.S.  hauendo  rijguardo  alnu- 
ìKcro ,  &  proportione  delle  figure ,  ^  alla  bontà  deUt  colori .  Hora  non  ìuoledarlcu 
tauola,  fino  à  tanto  che  y.S.  non  manda  la  fua  ;  hora  prego  y.S,  à  folle  citarla  quanto 
che  la  puole ,  ma  non  in  modo  tale ,  che  non  habbia  da  efiere  lodata ,  or  appresala  da 
tutti  quelli ,  che  la  vederanno  :  non  guardi  y.S  alla  f-itica  ,pcrche  oltra  al  prc:^^^  con- 
venuto ,  feft  diportarà  bene  come  jpero ,  il  noflro  T.  Trioregli  donarà  tal  cortejia  ,  che 
la  rimarà  fodisfaita  ;  à  buono  intenditore poihe  parole  bacano  :  g^  perche/pero  che  que- 
fle  poche  righe  habbiano  da  operare  molto ,  finijco ,  &  di  tutto  cuore  me  gì' afferò,  &  raC' 
(ornando . 

Dalla  Certo/a  di  Maggiano  li  2  4.  Giugno  1 5 1  j. 

,^f.  per  feruirla 
Don  FraticefcoTrocuratore&c. 

an- 


320  P  AltTE  SECONDA 

ancorché  quefl'  altra  grinuiafle  d'afcofo  il  Salimbeni«  per  porlo  su  i  balzi  >  e  cìr^ 
rarlo  ben  in  (uo  fenro  di  tener  alco  la  mira  : 

Jtl  Molto  Magnifico  Sig.  mio  OJferuandifs, 

Il  Sig.  Bartolomeo  Cefi  Vit.  Euellentifs.  Bologna» 

TAoUo  Magnifico  Sig.  mio  Ojieruandifs. 

P>Anà  marauìglia  à,  V.  S.  vedere  così  imffettatamente  mia  lettera  :  ho  prefo  ocet^ 
fione  con  quella  di /aiutarla ,  &  infìeme  darle  conto  della  mia  tamia  finita  j  fcr  li 
Tadri  Ctrtoftni  nofìri  qui  di  Siena ,  à  doue  anco  V.  S.  fa  la  compagna ,  e  penhe  auen- 
dola  io  di  già  più  gion.i  fono  finita ,  e  moftratogliela  ,fìamo  in  tanta  difcrenT^  del  pre^ 
ZP I  eh'  io  refiofrà  me  confttfo  ,  fé  faccino  difèrenT^  alcuna  dalle  carte  Campate ,  cb^j 
àalle pitture,  tante  il  negotio  batte  qui ,  che  io  li  bòper  prc:i^7^o  vltimo  cbicfio  piante 
centotrenta  ,  cerche  io  mi  contento  poi  di  quello  danno  à  V.S.mi  hanno  rijpojìo  die 
con  lei  non  paleranno  cinquanta ,  ouer  fefìanta  feudi  :  io  non  lo  poffo  credere  ;  peròpre" 
go  y.  SaÀ  àme>ò  alli  Tadri  lei  deffe  piacendoli  cenno  di  quello ,  che  voglia  della  fua, 
perc/.ntflÉ  mi  pare  pojfihile ,  leipoffa  farle  à  così  vii  pre^^o  come  dicono ,  e  fialfrcuri 
che  me  ne  f.ìrà  particolar  grafia  :  poiché  intendo  per  mdifpofitione  fua  lei  fiora  qualche 
tempa  à  finirla ,  &  io  voria  valermi  del  denaro  »  e  con  quefio  le  bacio  ie  mani,. 

Di  Siena  li  2  6.  di  Giugno  i6i^, 

piy.s,&c^ 

"jtffettionatìfs.  Seri 
Ventura  Salmbeni  Vittore, 

per  gratta  ò  àme,ò  alli  "Padri  V.  S.  nfpcnia  >  che  fé  non  mi  fi  confronta  il  pte:^  da 
me  chiefto ,  la  voglio  dare  ad  altri ,  ne  pretenderò  farli  torto  alcuno. 

E  la  feconda  vna  delle  polize  folite  ad  inuiarfegli,  e  dalla  quale  appare-» 
quaiuoaluidiferiflerogli  Ikffi  Cartacei,  creatolo  vno  de' Giudici  delia  loro 
Accademia  »  e  che  credo  curiofo  il  qui  fedelmente  trafcriaere ,  fé  non  per  al- 
tro, per  vna  totale  notizia  dello  ftilc  e  forma,  in  fare  il  loro  Principe,  da  qas- 
gl'Accademiciyfau; 


M 


"BAtrOhÒMEO  CESh 

M  Molto  "Magnifico  Signor  il  Sig.  Bartolomeo  Cefi 
Maggiore  noftro  Offeruandijftmo, 


'321' 


THolio  THagnifico  Signore* 

SI  prega  V.S.  à  contentar  fi  dì  muarft  Domemca  proffitna  »  che  farà  la  feconda  ii 
Quarefima,  nella  noflra  accademia  ti  doppopranfo,  per  far  il  Ginditio  [olito  delli 
dijegm ,  conforme  aU'muentione  data  dal  noftro  Capo  Sindico ,  che  è  Ufeguente. 
Di  y.  S,  Molto  Magnifica 

jijfettionatifs.  perferuirU 
Il  Vrencipe  >  ó"  accademici  Incaminati» 

Il  difegno  della  concorreni^a,  che  dov.tr à  prefcntarft  nell'accademia  la  feconda  Do- 
memca  di  Quaresima  ,Jì  faccia /opra  la  fauola  di  Cerere ,  che  hauendo  perduta  la  figlia, 
afcefeal  Cielo ,  &  inan7;i  al  Tribunale  dì  Cioue  fi  dolfe  di  Tintone ,  che  glie  l  haueaji 
rapita . 

Se  ben  fi  potria  difegnare  tutto  il  Collegio  de  gli  Dei ,  baderà  nondimeno  ilfaruifok' 
niente  quefie  tré  ,Gioue ,  Giunone ,  e  Cerere,  fopra  i  quali  fi  farà  ilgiudicio  da'  Signori 
Cenfori ,  refìando  però  libertà  ad  ogn  accademico  d' arricchire  l' inuentione  fua ,  come 
meglio  gli  parerà ,  Si  legge  la  fauola  in  Ouidio  nel  Quinto  libro  à  car.  8  5 . 

lo  lacomo  Cmedoni  Capofindico. 

Ss  Ma 


j22  PATiTE  SECOJ^DA 

Mapcrreftringerml  all'aflunto  noflro,ed  è  ciò  che  più  importa,  nacque 
e  gli  di  onefti  Parenti  alli  \6.  di  Agofto  1 5  5  5.  e  pofìo  grandicello  alla  Gramma- 
tica ,  fé  in  erta  tanto  profitto,che  dal  Maeftro  inedefimo  fu  furrogato  in  Tuo  luo- 
go ,  qualora  qualche  domeftica  faccenda  di  lafciarfi  vedere  a  dar  lezione  a'  Sco- 
lari impedito  l'auefife;  il  perche  quell'anche  infermatoli,  e  dopo  qualche  tem- 
po morto ,  l'vfiicio  dello  ftedb  Precettore  continuando ,  fi  vedelfe  fatto ,  fenza 
accorgerfene ,  ne  faper  il  come,  lettore  d' Vmanità.  Ma  perche  correlatiuo,  per 
così  dire  ,  di  quella  fcienza  fuol" edere  l'cfercizio  dello  fcriuere ,  datoli  anche  ad 
iihidiare  da  fc  folo  vna  bella  forma  di  caratteri,  per  formarne  3  qu :'  giouanetti 
l'cfemplare,  prouandofi  di  ornare  le  lettere  maiufcole  di  qualche  capi  icciofa 
tefticciuola,  poi  di  galante  figuretta  da  qualche  ftampa  ricau::ta,  conofcendo 
riufcirne  più  di  che  immaginato  fi  folle,  profegui  il  difegno;  ne  molto  andò, 
che  jnanimiroiii  anche  dal  Nofadel!a,che  fé  gli  oftri  Maeitro,  lafciò  la  Scuo- 
la ,  e  in  età  molto  auanzata  pafsò  a  quella  rtanza  ;  ma  poco  profitto  traen- 
done, per  lafciaruifi  reder  rare  volte  Gio.  Francèfco  >  the  amico  confident<ìj 
de' Signori  Laqnandini ,  trouauafi  per  lo  più  con  eflì  loro  alle  caccie,  e  palla- 
tempi,  ù  pofead  irtudiardafe  ftelfopuò  dirfi  .  Praticò  dunque  gli  akri  Maettri 
d  ique' tempi,  od'eruando  con  eflì  loro  !c  opre  del  Tibaldi  inCafa,  e  in  Capti- 
la Poggi,  e  fattofì  mofìrar  l' ordine  del  colorire  dal  Baldi ,  l'A  ccadcmia  del  qua- 
le adaifreqiientaua,s'inuentò  poi , e  ficompofc  quella  gentile, e  vaga  manie- 
ra ,  che  fé  non  è  cosi  terribile ,  e  forzata  come  quella  del  Bezzi ,  fuo  primo  Mae- 
firo ,  fé  non  così  franca ,  e  di  forza  come  quella  del  Pafferotto ,  non  ranco  co- 
piofa  ,  e  ferace  come  quella  dell'  ardito  Fontana ,  dell'  arrifcbiato  Samacchino, 
più  forfè  delle  loro  fu  aggiuftatae  corretta  ,  vgualeinogni  parte  e  accordata: 
così  delicata  poi,egra2iofa,rxiaffimenelfrefco(  nel  quale-  fife  vedere  ilpu  lin- 
do,e  foaue,che  mai  praticade  l'ifledaTofcana)  che  appag3,piace,ed  innamora. 
Stette  più  d'eflì  ancora  allVbbidisnza  del  r.arurale,  in  ciò  leguendo  i  concorren- 
ti, e  coetanei Carracci;  pofiofi  perciò  aricauare  anch' egli  di  venerandi  Vec- 
chi, e  da  belle  Donne  l'effigie  de*  volti,  copiando  da  fodi ,  e  ricchi  panni,  t> 
manti  l'andar  delle  pieghe  de'  fuoi  veibri ,  non  affettati ,  non  ideali , ma  poffibi- 
li,  facili , e graui,  ed  infomma  così  compito,  edattilato  Maellro  rmfcendo, 
che  fi  dichiarò  talora  lo  (ledo  Guidcauer  molto  lume  dalle  fue  cofe  cauato,  per 
la  fua  iiuoua  maniera;  che  ben  può  crederfi,  quando,  putccllo  ancora,  fu  vedu- 
to flar  r  hore  incere  contemplando  taiuolca  la  fua  bella  tauolina  in  S.  Giacomo 
all'Aitar  Paleotti,etuttiglifrefchi,in(jeni  col  quadro  a  olio  nella  Cappella  di 
S.Pier  Toma  in  S.  Martino  .  Furono  le  fue  inuenzioni  ricche,  copiofe,&  eru- 
dite :Ie  attitudini  proprie  ,  e  non  forzate:  ratten«to  ncH'efpreliioni,  pcrnon 
incorrere  in  eforbitanze  ,&affettazioni:pocoamieode*nuci,  per  timor  d'im- 
modeftia  ,•  foliro  dire ,  la  loro  introduzione  rion  conucnirfi  nelle  priuate  Ca(t^, 
non  che  nelle  C  hiefe;  il  perche  aurebbero  ben' effe  le  fuc  pitture  potutefi  fran- 
cami ore  in  trodur  fri  gli  Egizii,  fenza  fofpetto  ii  venir  reiette  ,  perche  non  gua- 
Ilalkso  1  bucai  tollurai  della  gioueiuù; e  farcbberfi  vautase  immum  daU'eftre- 


^ATtTOLOMEO  CESI,  525 

ino  rigore  di  Gregorio  il  Grande ,  e  più  del  Sauonarola ,  in  fare  abbrugiar  quel- 
le, che  di  minima  ombra  di  difoneftdaueirer  putito  ,•  fino  il  valerfi  abborrendo 
della  licenza  condizionata  del  Sanchez  nel  fuo  libro  de  Matrim.  di  concederle-» 
nelle  camere  più  fegrete  de'nouelli  (pofi,  per  incitamento  di  feconditi,  e  di 
bellezza  ne'  concetti ,  come  le  verghe  tente  di  quel  Pacriarcd  auanti  al  beuerag- 
gio  delle  pecore  :  lodando  perciò  egli  Tempre  la  modeftia  che  fi  legge  di  Tad- 
deo Zuccheri,  che  in  quella  facciata  d'vn  Capomaltro  Muratore  dipinìe  tutti  gli 
ftrumenti  di  fimil  proteflìone  con  altrettanta  continenza ,  con  quanta  ofceniti 
auea  efpreffo  Pienndel  Vaga  quella  del  Falegname,  con  tutte  le  azioni  di  fimil 
meltiere  da'  puttini  sì  [porcamente  rapprefentati ,  Non  fece  mai  opra  che  non 
la  vedefl'e  dal  vero  a  parte  a  parte ,  vnendole  poi  tutte  inficme ,  e  cauandone  la 
difpofizione  ben'  intefa ,  e  ben  porte  ,  e  pofanti  le  figure  fu 'piani  ottimamente 
ridotti  al  punto  ,  e  ben  degradati  ;  ond'  è  che  tanti  difegni  di  fua  mano  fi  vcdino 
fra'Dilettanti,  (limando  però  più  affai  quc'prinii,  che  a  pezzi  dal  modello  con 
tanta  nfoluzione  e  facilità  ritraea,  cheque' fecondi  polli  infieme  di  quefìi, e 
ridotti  in  iftorie  compite ,  che  più  minuti,  perche  tutte  capiiTero  le  vnite  figure 
in  poco  foglio ,  dmennero  Ccom'  anche  cosi  le  giudica  il  Sereniflìmo  Sig.  Card. 
Leopoldo,  che  tanti,  e  sì  belli  ne  poflìcdejfeccarelli  troppo,  e  finiti,  lontani 
dalfareTibaldefco,e  Carracefco,  di  che  piccicauano  iprimi  più  terribilijC 
franchi . 

E  per  concludere  finalmente  il  difcorfo  con  le  Tue  precife  operazioni,  nelle 
quali  anco  pofla  il  curiofo  Dilettante  pienamente  foddisfarfi ,  tutte  le  fudettc_» 
riguardeuoli  parti  in  e(Te  olleruando  e  fcoprendo ,  eh'  io  così  in  aftratto ,  e  ixi_» 
confaro  fon'  andato  fin'hora  bozzando ,  mi  rapporto  a  certe  vacchette  di  fua 
mano  fcritte ,  e  nelle  quali  i  fuoi  domeflici  fatti,  e  i  conti  famigliari  dell'  aztnda 
regolataniente  regiftrando  ,  le  fue  pitture  ancora ,  col  tempo  che  le  fece ,  e  '1 
prezzo  talora  venne  ad  inferirui.  Cauafi  da  elle ,  per  efempio,fotto  l'anno  1591. 
li  Signori  Legnani  andare  a  lui  debitori  di  lire  100.  per  vn  quadro  grande  con  leu 
t^afcìta  del  Saluatore ,  e  di  lire  74.  per  vn  altro  quadro  con  S.Domenico  ,  aderto, /»er 
regalare  in  I{oma  yn  Cardinale  ^c. 

jilli  2 .  d'aprile  in  data  di  R^oma,  auer  ottenuto  fna  famigliarità ,  ò  lettera  ampliffì- 
ma  dtpartecipatione  dal  B^euer.^bb,  Generale  dc'Canonici  di  S. Saluatore ,  D.yfmbrogia 
THorandi ,  il  di  cui  ritratto  fatto  dal  naturale  in  oggi  ancora  conferuafi  di  fua  nia^ 
nopreflba  gli  Eredi. 

Ter  lettera  del  Sig.  Co.  Vgo  albergati  ejìergli  flato  commejfo  con  ogni  premura  il  fare 
ritratto  d'vn  fuo  defonto  fratello. 

Del  1593.  auer  dipinto  -pn  camino  al  Sig.  Tilarco  Antonio  Droghi, 

Df  / 1 5  9  5 .  auer  ottenuto  vna  fintile  lettera  difamigliarità,ò  participatione  dal  B^euer. 
Tninifiro  Generale  dcVV.  Certofmi  Fr.  Girolamo  &c. 

Del  1594.  (trouandofi  nella  Ccrtofa  di  Siena  ad  operare  )ej?ei' flato  Wcffc/e- 
fie  ,  per  lettere  dal  Sig.  Co.  Nicolò  Calderini ,  che  gli  faccua  dipignere  à  f  efco  la  tanto 
fontuofu  CbiejÌHola  dello  Studio  Tublito,  quando  potrebbe  ejkre  in  VAtaa,  à  poruici  i  vi- 

Ss     z  lime 


324  P  A7iT  B  SECONDA 

tinte  mani  »  che  U  renitno  (  fcriue  )  perfpicuti  conforme  all'  altre  degne  rofire  opere  &i'i 

Del  1 5  9  5  •  auer  amta  da'  Sig.Caldemi  per  vn  ritratto  lire  6^.  e  per  vn'altro  del  Sig» 
Co.Ludouicolireó^.  equeftipcr  accompagnare  que'belliffiini  degli  Antenati 
infigiii  e  famofi  della  loro  nobii  Cafa ,  di  mano  del  buon  Paflerotco .  E  più  di  tra 
quadri  grandi ,  entroui  nel  primo  la  Città  di  Bologna  ,  nel  fecondo  tutta  la  pianura ,  e  nel 
ter:^  tutta  la  Montagna  lire  z^o» 

Del  1 5  98. 1«  occaftone  della  venuta  dì  Tapa  Clemente  Ottano ,  auer  dipinto  in  Imola 
vngran  volto ,  vicino  al  Vaialo  del  Tubblico  ,  la  fcrittura  del  quale  >  col  concoc- 
dato  in  lire  800.  conferuafi  predo  gii  Eredi. 

Él  fregio  nell'  vltima ,  e  più  riguardeuole  flani;a  del  "Palagio  de"  Signori  Conti  Fata-, 
dopo  auer  dipinco  l'Albani  lalcro  della  contigua»  e  Ludouico  quello  della  fa- 
lecca  ;  potendoli  pregiare  meglio  d'ogu'altro  d'efferne  flato  riconofciuto  ;  e  ciò 
per  eflet'egli  in  maggior  ftima  di  qual  fi  folle  altro  »&  auergli  prima  tolto  il  gi^ 
allogatogli  lauoro  della  Sala  grande ,  per  darlo  a'duo'fratelli  Carracci  il  Sig.Fi- 
lippo,  non  potendolo  negare  a  M.  Antonio ,  Sattore  di  Cafa  e  dimeftico,aIlec- 
tacoui  altresì  dal  poco  prezzo  che  ne  die  loro. 

Del  fudetto  fregio  poi,  che  dietro que" de' Carracci,  e  deir  Albani  fece  di- 
pingergli neir  vltiraa  ftanza  quel  Signore  .trouo  predo  le  fcritture  del  Cefi  que- 
lla compitiffiina  defcrizione  ,  che  non  (limerò  difcara  a  gli  Artefici, per  ogni 
Cmile  occorrenza,  ed  è  quella  precifa: 

NEL  PRIMO  QVADRO  DELLA  TERZA  CAMERA. 

Seràvn  luogo  à  guifa  di  valle  con  arbori ,  e  verdura  per  ogni  parte,  2^  //  Troiani,  & 
li  Siciliani  in  gran  Taoltitudine pofli  àjedere  come  in  vn  Teatro ,  djuefi  vedrà  in  me^^ 
à  tutti  Enea  ih  babito  regale  in  più  alto  feggio  ;  &  dauanttferanno  apeft  i  doni  à  vnarbo' 
ve ,  cioè  ma  faretra ,  vna  rilucente  celata ,  duoi  dardi ,  vna  feeitre,  &  d 'abbaffo  vn  bea 
guamico  Caualio  ,  &  nel  meì^o  vn  largo  fpacio  >  per  cui  correranno  molti  giouanetti^ 
vno  aitanti  à  tutti ,  vn  altro  dietro  à  quello ,  vna  m  terra  caduto ,  duoi  del  pari  >  vn  al- 
tre  poco  adietro  >  ò  duoi  che  bene  aparif  cono. 

Suuc,  qui  forte  veline  rapido  contendere  curfu. 
NEL     SECONDO. 

'Sparirà  vn  luogo  à  guifa  di  prato  attorniato  di  verde  feltie ,  &poco  lontani  dal  ma' 
re ,  &  Enea  con  lafpada  al  fi  meo  in  habito  regale  da  vna  parte ,  accompagnato  da  gran 
vmnero  di  gente ,  &  molti  altri  doli  '  altra  parte  armati ,  quali  tutti  miraranno  dun  in 
t)ìe^o  il  fpacio ,  vngiouant,  &  t  altro  quafi  di  matura  età  ,  che  combatteratmo  infieme 
fieramente ,  percotendoft  con  li  cefti  inTtrumenti  fatti  di  pelle  di  Tono,  &  grandi ,  &■  per 
dentro  confìcate  palle  di  piombo:  eAavncaiito  (tvedrannoattacati  li  dont,vnafpad(tt 
vna  celata ,  &  iui  m  piedi  vn  bianco  Torro  con  bende  d'oro  intorno  le  carne, 
immiCcenc  cxllus  manibus ,  pugnamq;  lacerane. 
NEL    TERZO. 

Si  farà  vnaltraluogo  quafìfwiileà  ^uel  di  fepra,  vicino  al  porto  del  mare.  &  intorna 
intorno  fedirà  gran  moltitudine  di  gente ,  &  vna  naue  vicifu  al  lito ,  dal  cui  arbore  dalla 
cima  penderà  vn  po:o  di  funicella ,  ^  vna  Colomba  bianctnffima  eoi  refto  di  detta  funi" 

telU 


BARTOLOMEO  CESI,  5^5 

etlU  kuoJta  allì  piedi ,  volerà  per  l'aria  alquanto  lontana  dall  '  arbore ,  qual  trapaffattt 
da  vnafaetta  moflrerà  cadere  :  &  quattro  giouani  ih  me-s^  allofpaào  con  alquanta  di- 
ftan7a  dall'  vno ,  e  l'altro  d'auanti  à  quella  gente  con  gli  archi  inmano,  &  la  faretra  al 
fianco .  pnoinan:^i  con  l'arco  (caricato ,  tenendolo  alquanto  baflo  :  il  fecondo  con  vna  cO' 
rona  d'olino  in  capo  parimente,  con  l'arco  [caricato  maaltoin  mano  :  ilter';^o  pigliarà  la 
mira  alla  cadente  Col  mba  peròfcurtcato  l'arco ,  &  fen'j^i  la  Jaetta  ;  la  quale  fera  nella 
vita  della  Colomba  :  &  il  quarto  moflrerà  con  larco  in  mano ,  &•  al:i^ato  hjuer  tir-ito  in 
aria  :  &  guardar  la  fae,tta,  che  pai  era  abruftare  vicina  alle  nuuole,  facendo  fi  dietro  lon* 
ga  llrada  di  fauille  di  ftioco  ,&  li  fpettatori  miraranno  à  quella  ,  &  altri  accemiaranno 
col  dito:  nelarbore  di  dettanaueferàficatavnafaettavicino  alla  funicella ,  doue  ertu 
legata  la  Colomba. 

Imperar  iEneas  celeri  cercare  fagitta  ; 
NELQVARTO. 
Sera  vna  larga ,  &  fpaciofa  pianura  poco  lontana  dal  mare ,  cìnta  di  verdi  arborfelUs 
&  ameni  colli:  con  gran  numero  di  gente  da  vnaparte  armati,&  Enea  come  di  [opra  mi- 
rando alcune /quadre  di  Caualieri  con  le  lande  in  refta,  moflrandoferirfì  :  altre  fuggir  an- 
no ,  &  altre  faranno  refifìen^^  alli  auerjarij  con  belle  /correrie  à  vfo  di  battaglia  >  &  li 
Caualieri  principali  con  ahi  cimieri,  e  ricamate  fopraue/le. 

Afcanius  ducic  tiirmas  ante  ora  parentutn . 
NEL  QVINTO. 
"Nel porto  affai  capace  feranno  le  naui  d'Enea ,  ne  dentro  à  quelle /l  vedrà  alcuno'Àelle 
quali  quattro  abbruggiaranno,  mandando  fuori  grandifsime  fiamme ,  e  fumo  :  &  alcune 
donne /u/o  illito,  moflrando  voler  fuggire  ,et  altre  più  lontane  da  quelle  con  vnafacella» 
ò  due  al  più  in  mano  acce/a  di  poco  fuoco  ,  fuggano  verfo  vna  vicina  /elua  :  et  alla  volta 
di  dette  naui,  poco  lontano  dalle  donne /u/o  il  lito  giungerà  ilgiouinetto  .A/canio  à  caual- 
lo,  &■  ben  guarnito ,  qual  faceta  cenno  alle  donne ,  che  fermino ,  &■  inan^^i  il  cauallo  harà 
gettato  la  celata ,  moiìrando  tutto  il  capo ,  &  il  vi/o /coperto  ;  dietro  à  lui  feguir  anno  al- 
tri Caualieri ,  e  pedoni ,  ma  alquanto  diflanti. 

Heu  miiera:  vefiras  fpcs  vrici's  jinquic  Inlus. 
NEL  SESTO. 
Si  vedrà  vna  nttoua  Città  e/fer  fabricata  ;  alcuni  Vala^^i  principiati,  e  non  finiti  :  tor- 
ri ,  &  cafe  :  altre  ridotte  à  perfettione  :  m  vn  canto  della  Città /era  vn'alto ,  e  belli/fimo 
Tempio  finito:  indmon  molto  lontano  vna  gran  fepoltura  eminente ,  cinta  da  vna  parte 
con  vn  verdeggiante  bo/chetto ,  fu/o  le  mura/aranno  genti  à  lauorare ,  come  ancora  per 
altri  edificij.  Interea  ^neas  Vrbem  defìgnac  aratro. 

NEL  SETTIMO. 
Con  le  vele /piegate  partiranno  le  naui  de  Troiani  dal  porto,  delle  quali  alcune  feran' 
no  inan's^i  nel  mare,  altre  alquanto  ^dietro ,  e  due  vicino  al  lito  -,  che  per  ancora  dentro  vi 
entrino  alcuni  de  Troiani  :  & /ufo  il  lito  altri  huommi  >  e  donne  ft  abbra:{^ranno ,  mo- 
flrando/egni  di  dolore  ,&  duco  tré  anderanno  ver/o  la  Città ,  ra/fiugandoft  gli  occhi  con 
le  mani,  qual  Città  apparirà  verfo  ti  porto  da  vna  parte  fola. 

Cetuuai  iucij  fcimaC  mare»  &  xcjìiou  veriunc. 

NEL 


325"  PATITE    SECOJ^DA 

NEL  L*   OTTAVO. 

Vicino  al  mare  da  canto  (ì [coprirà  vna  Cinà,nd  cui  porto  giungeranno  le  naui  d'Enea, 
&  sbarcando  li  foldatifufo  il  Ino ,  moftreranno  mctterft  à  fare  coje  dmerfe ,  come  d'ac- 
cender fuoco  ,  preparar  viuande ,  &  altre  ftmili ,  dotte  fera  vn  bello ,  &  fpaciofo  luogo 
d'arbori,  &  di  veri^ra  tutto  ripieno,  &  dalla  parte  difopra  di  detto  luogo  fera  vngran- 
diffimo  Tempio  di  bella  prof pettiua  con  duoi  colonnati  ,vno  d' abaffo  ,&  l' altro  {opra 
quello  ,  confineflre  intorno  intorno,  &  vna  ampltffima  porta  aperta  ,  e  di  qua ,  e  di  là  fe- 
ranno  belli  ornamenti  d'i[lorie ,  come  di  Dedalo,  d' Icaro,  di  Tufi  fé ,  in  ne'^o  la  porta 
fera  la  Sibilla  ,cioè  vnagiouane  di  venerando  afpetto ,  quale  accennata  à  Enea  armato^ 
&Mate  ch'ei.trino  dentro ,  fendo  vicino  alla  detta  porta. 

Spetìanccs  Teucros  vocat  alca  in  Tempia  Sacerdos. 
NEL     NONO. 

Si  fcopriràvna  grande ,  &  profonda  felua  d'arbori  di  forte  diuerfe ,  in  me"^  dell* 
quale  fi  vedrà  rifplendere  vn  arbore  con  rami  d'oro ,  &  vicino  à  quello  fera  Enea  arma- 
to ,  auentanàofi  (on  la  mano  ad  vn  ramo  di  quello ,  &  dietro  à  lui  ^cate  :  QT  per  l'aria 
"Paleranno  due  Colombe  fopra ali  arbor  d'oro ,  ma  lontane. 

Compie  iineas  r.imum,  fiibitoq;  rcfringir. 
NEL     DECIMO. 

Qui  fi  vedrà  l'ofcura  bocca  dell  '  Inferno ,  et  il  Cantrifauce  incatenato,  nel  primo  in- 
gre  fio  da  vna  parte  due  giouine  horribtli  con  ferpi  in  capo  in  vece  di  cape  li,  dall  altra  par- 
te l  Idra  fervente  confette  capi,  indi  poco  lontano  Briareo  difembiante  rabuffato  con  cen- 
to mani ,  et  altri  mcfiri  :  e  d' aitami  alla  porta  fera  la  Sibilla ,  et  Enea  armato  per  entra- 
re :  la  qital  Sibilla  parerà  voler  gettare  con  la  mano  non  so  che  al  Can  trifauce. 

Nodes,  atq;  dies  patec  atri  lanua  Dins. 
Tornado  alla  lafciata  nota.De/ 1  •)99.Fna  tauola  di  vn  S.Nicola  per  la  Città  dtlmola. 

Del  1600.  Vari  quadri  al  Stg.  Co.  Giulio  Celate  Bargellino  .  M  Sig.  Gio.  Francefco 
Zamboni  vna  tauola  d'altare ,  entroui  la  Concettione ,  fìmile  à  quella  di  S.  Francefco 
nella  Capella  Defìde;  ij ,  per  lire  2  00. 

Del  i6o:^.dalSig.FerraldoFerraldi  agendo  per  Trlonfìg.  Fef cono  d' Imola  ejJergU 
fiato  fcritto  :  Che  douendofi  nefìa  Chtefa  Cattedrale  dipignere  vna  Capella  della  San- 
tilfima  tergine ,  e  defìderando  il  T\ìolt  Illufì.  e  Bjiuerendifs.  f^efcouo ,  che fìa  fatto  qual- 
che beli' opra,  giudicò  bene  proporgli  la  perfona  fuayf apendo  lafufficicn'^afua  in  quefi  ar^ 
te&c.  &alli  4,  di  Maggio  efferfi  celebrata  la  fcritiura  dell'accordo  in  lire  800.  che-» 
conferuafi  preflo  li  Signori  Eredi. 

tduuerauutolire  izo.perauer  aggiuflata  in  certi  luoghi ,  oueraguafta  la  tauola  del- 
la dijputa  del  Signore,  di  mano  del  Mit^::^olino  nella  Chieja  di  S.  Francefco  nella  Capel- 
li Caprari . 

Del  xóo^.auer  fatto  al  Sig.  Germano  Ercolini  vn  quadro,  entroui  la  Madonna  col 
futtirio ,  Iddij  Taire  ,eto  Spirito  Santo ,  e  tulli  li  ftmboli  della  Cantica  :  &  otto  altri 
quadri  piccioli. 

^lla  Compagnia  della  Madonna  di  f^aluerde  d  Imola  tré  quadri ,  nel  primo  de  quali 
Chrifio  che  aji.  endct  nel  fecondo  S.Cafjìano  yefcouo ,  e  nel  terT^o  S.  P^oc  co. 

Ter 


'BARTOLOMEO  CESI.  527 

Ttr  la  Chiefa  de  Canonici  di  ^.Saluatore  della  Tarandola  da  porfì  nella  caf  ella  del 
Santiffinto  due  quadri  in  vno  S.Agodino  ,  nell'altro  S.Maria  Maddalena, 

Del  1605.  La  tauola  di  S. Lucia  per  la  Chicja  delle  Muratelle. 

Vtia  tauoUper  la  Compa;^niadcllo  Spirito  Santo  di  Saffuolo. 

,AI  Sig.^gojìino  Berò  vn  S.Carlo  Borromeo  &  vn  Spofalitio  diS.  Catarina  da.  Siena. 

La  tauola  dell'altare  de  gl'jgocchi  mila  Nontiataper  lire  240.  &  vn  ritratto  al 
Sìg.  Gio.  Taolo  ^goccili. 

Del  1 606.  La  tauola  dcllMtar  maggiore  nella  Chiefa  delle  Monache  di  S,  Cattari" 
na per  lire  1000. 

Del  1610.  La  Natiuità  della  B.  F.  per  la  Chiefa  dell  Ofpitale  di  S,  Maria  del  Corpo 
dimeno,  per  lire  180. 

Fna  tauola  del  Santijjìmo  ^afarioper  il  Sig.  Domenico  Turrini  per  lire  200. 

Del  i6ii.  Li  Mifteri  della  Cantica  per  lacapella  del  Santtjfimo  F{_ofarioin  S.  DotitC' 
nico  dipinti  fui  rafo. 

Del  1 5 1 3.  la  [opra  mentouata  tauola  per  la  Certofa  di  Siena  &e. 

Del  161 4.  f^na  tauola  per  lire  ^y^.  con  ti  Santijflmo  E^ofario  fatta  per  li  Signori 
Dottore  Gio.  Battifla  Ardir  etti  >  Giulio  TCT^oU ,  e  Giacomo  Botti. 

Del  161^.  il  Sig.  Co.  ygo  Albergati,  pregandolo  àprofeguirliillauoronel  fuoTa- 
la:;^  pigliando  infua  compagnia  il  8agnacauallo,e  il  Tifanello  auergli  dato  ampia  fa- 
coltà di  accordare  con  cffi  loro  à  tutto  Juo  piacere  con  quefle  parole  :  Vero  fecondo  hàfa- 
uoritomt  nel  già  fatto,  così  la  prego  à  fare  nel  rimanente  ancora,  che  quanto  ella  con- 
corderà  ,  tutto  fono  per  approuarlo  ,  &  ex  nunc  mt  fottofcriuo  ad  ogni  cofa  iH^rc 

Delióió.duetauoleàVP.dellaCertofadt  Bologna,  &  vn  altracon  il  B,l>Jicolò 
xAlbsi'gati  per  quella  di  Fiorcn:!^a. 

Del  1619.  Effer  fiato  fatto  THaeflro  del  difegno  dell'  Accademia  de  gli  Ardenti. 
Auer  fatto  vna  tauola  con  S.LorenT^o  per  la  Chiefa  di  Tanigo, 

Del  I  (52  o.  vna  tauola  per  la  Certofa  di  Ferrara. 
^    Vna  Nontiata  per  il  V.  Fifitatore  Certofmo  da  portare  in  Francia  al  lor  Tadrcj 
Generale . 

Vn  B.  Via  y  &  vn  Vapa  Innocen-s^o  Fachenetti  al  Sig.  Cio.Angelelli. 

Del  i52i.  Vna  tauola  per  la  Tteue  di  S.  Martino  cntroui  San  Martino  Vefcouo 
lire  160. 

Del  i6z2.  Vna  tauola  grande  con  la  Madonna,  eilVuttino,S.Giofejfo,S.Cioanni 
Euangelisìa ,  e  S.Gio.  Battifla ,  ad  inUan's^a  del  Sig.  Antonio  Galoni  da  Imola. 

Del  1524.  Vna  tauola  d'Altare  con  S.Trofpero,  e  la  Madonna  in  gloria ,  perBu- 
drio.lire  188. 

Del  162^.  Vna  tauola  ad  infìanT^a  del  Sig.  Ercole  Cupellini  ,per  la  Chiefa  di  S.  NicO' 
lòdiVilla,entr(>uiS  Nicolò yefcouo di Siuiglia. Ine  130. 

Vìi  altra  per  Imola  con  il  tranftto  di  S .  Giofejfo. 
Senza  le  lant' altre  ,che  (eguitamenteinficmregiflra  >  e  fono  le  medefìme  rac- 
colte dal  diligente  Mafim,  tioè  ;  Nella  già  detta  Chiefi.dellc  Muratelle  la  Nun- 
zuu  all' Aitar  injggiore:  La  ronimatnence  bella  Adorazione  de'M^igì;  co'i 


528 


PATITE    SECONDA 


duo  '  Santi  laterali  all'  Aitar  maggiore  di  S.  Domenico ,  e  dentro  quel  Clauflro 
tutti  i  frefchi  dipinti  nella  ftcfla  Celletta  j  ouevj(Tc>  e  morì  li  Patriarca  S.  Do- 
tnenico;  LaS.  Anna  nella  Cappella  Defiderii  in  S.  Francefco:  Nel  Refetto- 
rio di  S.  Gio.  in  Monte  le  grandiffime  Nozze  a  frefco,  defcrirte  in  S.  Mate,  c.2  2. 
In  S.  Procolo  il  poiitilDmo  S.Benedetto  non  folamente  eh"  è  nel  Coro,  ma  quel 
delicatiilìmo  nella  Tua  Cappella  in  Chiefa  ;  come  confermai  anche  dal  difcgno 
^preffo  i  Signori  Locatelli  ;  L"  altra  S.  Anna  nella  Chiefa  de'  Mendicanti  in  Cit- 
tà :  Li  Santi  Sebaltiano,  e  Bernardino  Altare  in  S.  Maria  della  Vita:  Nella_. 
Chiefa  de'  Padri  Cercofini ,  non  folo  in  Città  il  quadro  dell'  Aitar  maggiore  ,  di 
cui  vnfimile  nella  Chiefa  di  S.  Ifaiaj  ma  le  tré  tauole  a  olio  in  quella  di  fuori» 
con  tutti  li  frefchi  di  quella  nobile  e  fontnofa  Cappella  maggiore  :  Nella  no- 
ftra  Catedrale.non  folo  il  catino  del  nicchione  a  deftra  >  oue  Chnfto  falua  Pie- 
tro in  Mare ,  ma  fotto  nel  Confeffio  varii  di  que'  martiri;  di  Santi,  fatti  a  con- 
correnza d'altri  di  Camillo  Procaccini  :  Latauola  della  Chiefa  della  Compa- 
gnia de  gli  Angeli  ;  A  frefco  la  B.  V.  grauida  nell"  Altare  Manzoli  nella  Madon- 
na di  Miramente  ,  vna  copia  della  quale  in  picciol  rame  trouafi  prefi"o  il  Sig, 
Floriano  Maluezzi  Concanonico  noftro ,  e  tante  preiTo  tant*  altri,  efiendo  ftata 
così  comunemente  piacciuta  ;  &  alle  quali  potrebberfi  aggiongcre  la  bell'Arme 
di  Clemente  Ottauo  a  frefco  nel  muro  del  Regif^ro  :  Li  quattro  Euangeliftì  ne* 
quattro  nicchi,  preflb  il  palco  della  Madonna  delle  Lame  :  Nella  Forefteria  del- 
la Cerrofai  tré  Putti  nella  Fornace  fopra  il  camino,  fottoui:  Ecce  fauente Deo 
fueri  rapiuntHr  ab  igne  etc.  Di  rincontro  'm  mezzo  la  Beata  Vergine,  S.Girolamo, 
S.  Bruno  ,eS.Giouanni  fimilmente  a  frefco  fui  muro,  fottoui;  Te  pia^irgo 
parens burniti  Chanufia pofcit  ctc.  Di  rincontro  al  Capitolo,  fopra  l'Anello  ,  S.  An- 
tonio ,  e  S.  Paolo  primo  Eremita  :  In  vn  Clauftro  vn  ChriRo  portante  la  Cro- 
ce da  vncapo,  e  dall' altro  Chrifto  morto,  e  fimili  che  non  aurian  mai  fine» 
eflendo  flato  preflo ,  e  sbrigatiuo  ne'  lauori. 

Non  pofe  tuttauia  molto  afsieme ,  piacendogli  di  trattarfì  alla  grande ,  veflir 
nobilmente , e  ben  viuere ,  &  infomma  in  ogni  fua  azione  moHrarlì  d'animo  in- 
trepido e  grande ,  sì  come  grand'era  anche  di  fìatura ,  d' afpetto  venerando , e 
d'aria  nobile ,  qualità ,  the  maggiormente  facendo  fpiccar  la  fua  virtù ,  gli  ac- 
quiftarono  quella  fìima  e  quel  credito  che  lopra  fi  difìe .  Morì  alli  1 1.  di  Lu- 
gliodel  1629.6  celebrategli  onoratifsime  erequie  colla  prefenza,  &  interuen- 
todi  tutti  1  Pittori  allora  viuenti,  che  lo  Itimarono  fempre  il  loro  Padre,  e 
Maefìro ,  fu  fcpo  to  nell'  iftefs' arca ,  che  in  giouentù  s'era  fatto  murare  nclla_j 
Chiefa  di  S.  Procolo ,  fotto  il  volto  della  Cantoria  per  andare  alla  Sagreltia  »con 
l'Arme  fua  fopra ,  e  fotto  quefta  ifcrizione,  nel  marmo  che  la  ferra  ; 
BARiHOLOM.€VSCAESlVS 
SIBi     POSTERISQVE     SVIS 
P  O  S  V  I  T 
ANNO     DOMINI 
M  D  L  X  X  X  I  I  I 

E  rin- 


'BARTOLOMEO  CESI. 


S^9 


E  rincontro  alla  quale.nel  muroauea  fatto  dopo(ed  allora  che  s'era  cominciato 
ad  arrifchiare  al  dipingere ,  anzi  al  modelleggiare  qualche  poco  )  incafìrare  va' 
Adorazicn  de'  Magi  di  terra  cotta ,  così  rpintofa  i  che  da  altri  fu  detta  e  tenuta 
di  Alfonfo  da  Ferrara,  ornandola  di  nobil  bafe ,  ma  di  debole  allora  pictura  j  cole* 
anche  dal  Prefcpe  di  Baldafiare  da  Siena. 

Della  Sig.  Cecilia  Gabioh  fua  moglie  ebbe  varii  figliuoli,  ma  particolar- 
mente Francefco  natogli  del  1606.  che dipinfe  qualche  poco  per  fuodiuerti- 
mento ,  e  difegnò  TufEcientemente  ,  facendomelo  vedere  nell'  antepoiio  a  que- 
fta  Vita  ritratto  del  Padre  da  lui  fatto,  e  dal  valente  Cafsioniintagjiatomi,  co- 
me fi  vede:  Che  Addoctoratofi  in  Filofofia  e  Medicina ,  in  Ferrara  prima  ,  poi 
in  Bologna,  entrato  Numerano  nell'vno  e  nell'altro  Collegio,  fatto  Medico 
Ordinario  dell' Ofpitale  di  S. Maria  della  Vita ,  Lettore  pubblico, e  del  Magi- 
firato  de'  Tribuni  della  Plebe ,  morì  alli  2  5.  di  Giut^no  1661.  lafciando  tra  gli  al- 
tri, io  pupillare  età  duo'iìgliuoli,  Bartolomeo  oggi  Dottore  dell'  vna  e  dell  alerà 
Legge,  e  Nicolò  Dottore  in  Filorofìa  e  Medicina  ,  lamodeltiade'quali  non  mi 
permette  l'ertendermi  nelle  meritate  lodi,  la  minor  delle  quali  è  quella  cortefia, 
ch'io  non  pollo  tacere  jnell'autrmieflì  fauorito  di  quelle  fcarfe  notizie,  cht> 
fono  ad  elfi  retiate ,  fi  come  mutilato  loro  il  famofo  ftudio  dell"  Auo  »copiofo  di 
fuperbiffimi  difegni ,  pitture ,  libri ,  ed  altro ,  che  più  non  Ci  troua- 

Molti  ancora  fappiamo  eifer  ftaci  gli  Scolari  dalla  fua  danza  vfciti,  ma  non  ne 
trouiamo  altra  nota ,  che  di  que'  Nobili ,  che  per  gala  ,  anzi  per  vn  tant'  vtile,  e 
neccfifario  fondamento ,  impararono  il  difegnar  qualche  poco  ;  lì  come  faranno 
tutti  que' Caualieri,  che  fi  trouarono  nella  mentouata  fopra  Accademia  del  Por- 
to ,  della  quile  era ,  come  iì  vidde,  Maellro .  Infegnò  anche  ad  vn  figliuolo  del 
Sig.  Gio.  Battilla  Zani ,  ad  vn  Sig.  Gio.  Lodouico  Lucatelli ,  ad  vn  tal  da  Lugo, 
raccomandatogli  dal  Sig.  Girolamo  Rondinelli,  ad  vn  Scarfelli  Orefice,  e  fimi- 
li;  &amehddettopiù  volte  AlefandroTiarini,  dopo  la  morte  di  Profpcro  Fon- 
tana fuo  primo  Macltro ,  eller  paflaco  fotto  la  fua  difciplina  *  ed  auerc  da  lui  ap- 
prefo  il  modo  di  operare  a  fircf  co. 


Te 


D  I 


CESARE  AR.ETVSI. 


ut 


D  I 

CESARE 

ARET  VSI 

E    GIO.   BATTISTA    FIORINI 

EDI 

GABRIELLE   DI  QVESTI  FIGLIVOLO 

PIETRO     NIPOTE 

Et  altri  di  quefta  Famiglia. 

e#3  «63  £<2K  £*3  «&3  f*3  «&a  R&J 

E  quelJ'aflìoma  legale,  che  quelle  cofe  alle  <roIte ,  cheTepa- 
rate  nulla  fauno,  vnite  giouano  ,  in  alcun'aitra  maceria,  fuo- 
ri della  (giuridica ,  auuerarfi  douefle,  cerco  che  alla  Pitcorica 
mokobenconuenirfi  dir  fi  potrebbe;  mencre  fcambieuol- 
mente  canibiandofii  Pittori  Icloroparcicolari  doti,  e  in  tal 
guifa  rvno  a'd:fecti  dell'  altro  riparando ,  molto  vtilmente_# 
s' accordano  ad  vna  totale  ed  intera  perfezione  dell  '  opre. 
A  quefto  fine  perciò ,  cred  '  io ,  furono  introdotte  Tempre  fri  cfB ,  e  coitiuare  le 
focietàjvedendofi,  per  cfempiojfacfi  compagni  il  Francia  Bigio,  e  Andrea^» 
del  Sarto  in  Firenze  jPollidoro, e  Maturino  in  Roma  jMaltro  Biaggio,c'lBa- 
gnacaua'lo  in  Bologna  :  Ammirandofì  la  concordia  de' fratelli  B.llin,  de' Pal- 
ma ,  de'  Baffani  ;  e  a'  tempi  noftri ,  ed  vlcimamente,  dopo  la  tanto  profìtteuole 
de'Carracci,  quella  così  riceuuta  in  ogni  luogo,  e  applaudita  deJ  Colonna» 
e  Metelli ,  che  vnitamcnte  in  ogni  luogo  dell  Italia  tutta ,  t  fuori  anche  di  quel- 
la, non  che  della  Patria,  adoprandofi.dar  (ì  viddero  quella  compitezza  a'Ia- 
uori  in  fre(co ,  e  quella  ricchezza ,  che  maggiore  non  può  deiidcrarfì  da  vna.» 
(moderata  pompa,  &  odierno  luifo . 

Te    i  Così 


53i  PAUTE    SJSConOJ 

Così  appunto ,  dico  »  auuenne  a  Cefare  Arccufi ,  e  Gio.  Battifta  Fiorini,  che 
reciprocamence  aiutandoli  e  foftenendofi>  riguardeuoli  nioko  fì  referoi  ed  aflai 
anche  più  di  che  mericafle  il  loro  non  difprezzabil  talento.  Era  valente  ne' ritrat- 
ti il  primo ,  e  dal  continuo  ricauarli  dal  naturale  auea  prefo  vna  tenta  così  vera 
e  propria,  che  fembrauano  di  viua  carne  i  fuoi  dipinti,*  ma  fiando  ad  effi  troppo 
attaccato ,  fcarfeggiaua ,  an^i  difettaua  in  quelle  inuenzioni ,  nelle  quali  abbon- 
daua  il  fecondo ,  priuo  pò»  di  quella  buona  tenta  Lombarda ,  e  Veneta,  di  che  lì 
trouaua  l' altro  prouifto;  come  che  lafciando  lo  ftile  del  Bagnacauallo,  fuH'opre 
del  quale  auea  fatto  fuoiftudii,e  feguendo  l'infiacchito  allora  di  RomainSala_a 
Regia,  non  meno  indebolito  moftroiTi  de  gli  altri  di  quel  fecolo.  S  vnirono 
dunque  affieme,  e  cambiandoli  vicendeuolmente  gli  aiuti,  difegnaua,  ecom- 
poneua  il  Fiorini,  coloriua  ,  ed  efeguiua  l'Aretufij  edafimil  concerto  riufciiia 
vn' armonia  che  appagaua  :  che  quando  l'vno  dall'altro  feparato fi  folte  jfe- 
guiua  vna  di/cordanza  >  che  cale  uon s'ode  nelle  fcuole  di  grammatica  da'men© 
inefperti  fanciulli. 

Eccone  vn  viuo ,  &  euidente  efempio  nel  più  cofpicuo  teatro  della  Citti  ,  nel 
gran  catino ,  dico ,  della  Cappella  maggiore  della  noftra  Catedrale ,  della  qua- 
le aucndo  tutto  fatto  il  difegno  Gio.  Bactifta ,  volendo  ,  come  di  parte  pia  sfu- 
mata e  più  dolcce  inconfeguenzaal  Tuo  Itile  più  confaccente,  colorir 'egli 
quegli  Angeli,  che  in  più  con  Se  ordini  diuifi,  corteggiando  il  Padre  Eterno» 
aflìllono  alla  fuprcma  Autorità,  coli'afsignazione  delle  Chiaai,  data  dal  Si- 
gnore al  Principe  de  gli  Apolloli  iui  prefcnti,difcordò  m  tal  guifa  dalle  sì  nfen- 
tite  proporzioni ,  e  tremendo  colorito  de'  ftefsi ,  che  non  vi  è  chi  non  creda  e 
non  giuri,  in  diuerfi  tempi,  edaduo'trd  fé  contrarii  digenio  Maellri  fatta,, 
quell'opra. 

Ne  mi  fi  dica  già  ne  fi  alleghi,  ch'anziqaeftobeltingeredell' Aretufìnonfif 
offeruinelfrefco,  ch'egli  dipinfe  nell' vfcir  fuore  dello  ({elfo  Tempio  ,  forco  i3 
portico ,  cioè  quella  Proceflìone  fatta  fiibito  dopo  il  Giubileo ,  e  cioè  de!  i  ^-jó» 
perhe  di  fua  mano  è  ben  sì  la  parte  inferiore,  cioè  quella  Citta  di  Bologna  così 
ben  dirtinta  con  tutte  le  fue  Chicfe ,  ftradc ,  Se  cdificii  ;  con  quelle  piccjoliflìme 
Arti, Confraternite,  Ciiierefia,  e  Popolo,  che  a  quelle  Chiefe  che  a  ciò  desi- 
nate furono,  dall'altre  diftince col  color  d'oro, ordinatamente  s'incaminano; 
mi  non  gii  la  parte  fuperiore,oue  quel  Padre  Eterno,  e  Figliuolo ,  Maria  Ver- 
gine,  e'Protettori  antichi  della  CictJ,  con  afiìfienza  d'Angeli  (  difegnati  però 
da  Orazio  Samacchini  )  furono  poi  dal  fuo  camerata  coloriti ,  ancorché  a  iui  at- 
tribuiti. L'ifteffo  de'dirfidi  molt'altrediluicredute,  e  fono  del  fudetto com- 
pagno, come  a  dire  :  Del  miracolo  di  S.Gregorio  celebrante  il  Santo  Sagrificio 
della  Meda,  dietro  il  Coro  de'Serui  alla  Cappella  Gozzadini  :  Della  Natiuirà 
dellaB.V.  in  S.Gio.  in  Monce  alla  Cappella  Sauignani  preifo  1' Aitar  ma ggiore; 
Del  quadro  all'Aitar  grande  nella  Chicfa  della  Canta  :  Dell'altro  nella  Cappel- 
la fimiimente  maggiore  de'  RR.  PP.  di  S.Francefco  di  Paola, da  noi  detti  di  S.Be- 
nedecto  :  Di  quello  deU'Iinmacolata  Concezione  nciU  Cappella  Palmieri  nellai 

ftcìTa 


CESATtE  ATtETVSL  m 

ftefifa  ChieTa  :  Della  Nonziata  all'Altare  Aldourandi  dietro  il  Coro,  tutte  affitto 
diGio.  Batciftaj  come  chiaramente  fi  vede.  Che  per  altro  quelle  che  colorì 
egli  da  fé  foloCefare,  tornato  maflìme  che  fu  da  Parma,  e  ben  cacechizato  o 
confirmato  nelle  belle  tente  Lombarde ,  fono  d'altro  impafto ,  e  d' altro  tondo, 
e  rilieuo  rio  non  dico  già  in  riguardo  del  S.Bartolomeo  nella  Chiefa  de'RR.  PP. 
Teatini ,  difegnatogli  dal  Sabbatini,  ma  ben  sì  rifpetto  alla  beliiifìma  Cappellet- 
ta,  che  tutta  foura  di  fé  tolfe  a  Fare  a' Confratelli  della  Compagnia  del  Borgo  di 
S.Piero,  nella  loro  Chiefa  preflo  la  Cappella  grande  a  mano  manca:  perche  nel 
quadro  di  mezzo  a  olio»  oue  fimilmente  crpreffeChrillo  dante  leChiaiiiaS. 
Pietro  alla  prefenza  de  gli  Apoftoli,afVai  più  corretti  the  i  già  detti  della  trunaj  e 
fenza  ali  un  pie  rouefcio,nelli  Santi  Gregorio  Papa,  ed  AmbrogioVefcouo,e 
certi  Angeli  fopra  nel  volto  afrefco  moftròvna  gagiiardia,  vna  veriti ,  vna_» 
leggiadria,  vna  facilità,  che  non  vi  era  chi  per  mano  de' dotti  Cartacei  tiitta_i 
quella  fattura  non  giudicafle ,  prima  che  fpropofìratamente  non  so ,  ò  fé  mali- 
ziofamente,kuata la  bella  ancona,  e  caifato il re.Qo ,  venilTe  così  debilmente 
cangiato  tutto ,  come  fi  vede . 

Lo  fteffo  dico  delia  tauola  nella  Cappella  Ghifelli  alla  Chiefa  del  Baracano^ 
che  alcuni  vogliono  difegnatagli  dal  Fontana ,  e  da  lui  dipinta  in  luogo  di  quel- 
la,  che  fatta  fare  da  quel  Prelato  in  Roma  a  Federico  Zuccheri,  non  piacque; 
onde  facendone  quel  sfortunato  fempre  nella  noftra  Patria  Pittore  cortefe  do- 
no a'  RR.PP.  del  Collegio  del  Gicsù  di  Roma,  da  eflì  rotolata ,  e  mandata  fimil- 
menteindono  a  que'di  Santa  Lucia  in  Bologna,  acciò  efponendofi,  comc_# 
fucceffe  ,  nella  più  cofpicua  Cappella  della  Chiefa  vecchia  di  detta  Santa  ,  slla 
daffe  a  diuedere  quanto  a  torto  (  diceu'egli  il  Zuccheri  )  foffe  (lata  rigettata.,  j 
perche  nella  efecuzione  di  effa  ,e  ne'frefchi  ancora  fi  diportò  in  modo ,  che  co- 
me non  ebbero  che  più  da  defiderare  que'Signori,  che  gli  la  còmi  fero ,  così  àxz- 
ron  molto  di  lode  a  Cefare,  e  feron  crederlo  di  maggior  idea,  e  fpirito  nell" 
inuenzioneancora,fegià  eccellentifiìmo  s'era  fatto  fempre  conofcere  nel  ri- 
cauare  da  altri,  e  metter  giù  quelle  cofe,  ch'auea  prefenti  e  dauanti.  Afferma 
anch'oggi  il  Colonna,non  efler  mai  flato  chi  in  ricopiare  quello  Maeflro  pareg- 
gi ,  auendo  egli  veduto  tante  copie  a  fuoi  giorni  della  famofa  Notte  del  Coreg- 
gio ,  ne  mai  vna  più  bella,  e  meglio  fatta  di  quella  dell' Aretufi  ne'PP.  di  S.Gioan- 
ni  in  Parma  ;  prefa  perciò  da  gli  Oltramontani ,  fé  non  per  l'originale  (  già  eh' 
ella  nella  copiofiflìma  Galeria  Eftcnfe  fallì  ammirare)  almeno  da  lui  molto  ben 
ritocca  ;  e  l' ifteffo  fuccedendo  dell'altra  copia  della  S.  Caterina  dell  '  ifieffo  di- 
uino  Maeflro,  nella  Chiefa  delle  Monache  di  Sant'Antonio;  che  però  none 
marauiglia  fe,rifolutipurequc'RR.Monachi  Benedettini  buttare  a  baffo  la_» 
Cupola ,  ò  Truna  che  fi  foffe ,  della  loro  Chiefa  di  S.Gio.  per  ingrandire  il  Coro, 
dal  Coreggiofimilmente  dipinta,  e  ridipingerla  nella  nuouamuraziorie,  non 
fu  {limato  a  que'  tempi  alcun  più  abile  e  fufficiente  a  ciò  fare  dell"  Aretufi  :  equi- 
uocando  perciò  vltimamente  Giacomo  Barri  nel  fuo  viaggio  Pittorefco  col  dir- 
la» quefl^nuouavolu  del  Coro /Copiata  dai  BaglionCjC  litoccaca  dallo  deff» 

Cor 


554  PATITE    SECOJ^DA 

Coreggio,  tanto  a  lui  parue  benfatta  ;  non  potendo^  ciò  dare,  cffendogìi 
egli  morto  molto  tempo  prima ,  che  l' Aretufì  in  tal  guifa  la  rifacefle,  come  dilli, 
non  il  Baglione, ch'altro  non  vi  dipinfe  che  gli  ornati  di  chiarofcuro ,  cla_. 
memoria  del  tempo  che  ciò  feguì ,  che  fu  del  M.  D.  LXXXVII.  Abbate  il  P.  D. 
Balìlio  da  Brefcia  &c. 

Era  perciò  in  gran  venerazione  a  quella  Corte  allora  Cefarcj  maffime  che 
ritratti  auendo  con  grandidìraa  fomiglianza ,  e  mirabi!  franchezza  tutti  quc"  Se- 
reniflìmi ,  s'era  guadagnato  il  loro  affetto  >  fi  come  la  beneuolenza  di  quc'  Cor- 
tiggiani ,  a'quah  ritraea  la.Conforce,  faceua  piccioli  Madonne,  ò  in  altra  guifa_» 
adefcaua  >  e  cattiuauafi .  Quando  perciò  da'  detti  PP.  fii  eletto ,  e  pregato  a  ri- 
fare la  detta  Cupola  del  Coraggio  ,  la  portò  con  tal  sfarzo  ed  altura,  che  dille» 
a  lui  non  conuenirfi  il  far  tanta  fattura  di  due  volte  copiarla  ;  ch'ella  perciò» 
qualche  giouaiie  fi  dafle  a  ricauarfi  a  pezzo  per  pezzo  fu'quadri  a  olio,  ch'egli 
poi  la  fua  intera  da  quei  traendo,  l'auria  polla  infieme  ,  ricopiata ,  e  riaggiulta- 
ta  ,  come  feguì  :  perche  data  quella  faccenda  a' Cartacei,  eh' iui  ad  ilhidiar  fi 
trouauano  ;  cioè  ad  Agofhno,&  Annibale  giouanetci,  fi  valfe  poi,  a  rifarla  tut- 
ta .  di  qqe'pezzi ,  parte  però  folo  de'  quali  ,  e  cioè  i  fatti  folo  da  Annibale  ,  po- 
ch' è  ch'io  vidi  appefi  in  certi  camerotti  del  Palagio  cola  del  Screniflìmo,  aliai 
più  belli ,  come  può  credcrfi ,  di  tutta  la  malfa  Aretufa  .  Non  vennero  tuttauia 
conofciuti  a  que'ttmp!,&  apprezzaci,  evi  fuchi  ebbe  ardire,  facendone  vn.» 
fa  Ifo,  e  corrotto  paragone,  pofporli  all'incera  operazione  fudetta,  dandone 
perciò  cucco  l'onore  e  la  lode  aCefare,  col  titolo  ài  Signore  chiamato  poi 
ìempre,riucrito, celebrato  ,in  elette  monete  di  fuo  gufto  ,  e  anticipatamente 
anche  talora  foddisfatco;  ladoue  a' duo' fratelli  llentauafi  la  fcarfa  mercede^ 
conuc'.iura  ,  inutile  dicean  coloro  e  buttata ,  mentre  di  que'  pezzi  da  effi  copia- 
ti non  fariafi  faputo  che  farne;  il  perche  mortificati  doppiamente  teneanfi.noii 
altro  potendo  elTì  in  tal  tafo ,  che  dolerfi  della  forte  »  e  fopportando  ogni  ingiu- 
ria da  lui  pure  (che  le  doglianze  loro  chiamaua  fmanie,  efpropofitati  affanni 
d' inefperti  giouani  delle  cofe  di  Corte  )  uiflìmulare  i  torti  :  contenta  idofi  non- 
dimeno d'approfittarfi  in  tal  guifa  dell' opportuna  congiuntura  d' va  tanto  ftu- 
dio,  fulle cofe  di  quel  diuino  capo  della  Scuola  Lombarda. 

De'tanci  ritratti  eh'  ei  fece  m  que'  tempi ,  non  occorre  qui  farne  inutile  non 
meno ,  che  imponìbile  annotazione ,  ftando  anche  in  que'  foli ,  che  nelle  cafe  di 
Bologna  ritrouanfi.  Dirò  folo,  che  tenendoli  poi  egli  di  tenta  Coreggiefca, 
^così  viuaci  riufcirono,  e  cosi  ben  polli  anche  aHìcme  fono,  che  molte  volte 
vanno  per  de'Carracci .  Chiamato  in  Ferrara  da  quel  Duca  a  ricauarne  di  certe 
Dame  in  piccioli  rametti ,  di  afcofo  e  alla  macchia ,  come  fuol  dirfi ,  fé  ne  por- 
tò egregiamente  ,  e  diede  foddisfazione  ;  mi  per  certa  folita  fua  vanaglo- 
ria , a  quello  e  a  quell  '  altro  moltrandoli ,  contro  l'efpredo  diuieto  di  S.  A.  cof- 
fe pencolo  di  lafciarui  la  vita;  e  fé  non  perche  f\  portò  rifpetto  al  Screniflìmo 
di  Parma  ,  che  di  quell  huomo  fé  lleflopriuando  ,richitllone,  lanca  colà  man- 
dato ,  sl'auucmua  qualche  gran  male  ;  loddisfatio  npndimeno  puntualmente,  e 

rcga- 


GIO.  BATTISTA  FIOTimi,         555 

regalato  ancora,  ma  fattogli  vedere  tutti  imedefìmi  ritrattini  graffiti,  e  caf- 
fati ,  perche  intendefle  qual  conto  di  lui  fi  faceua ,  e  nello  fteflb  tempo  coman- 
dato leuarfi  in  termine  di  duo'  giorni  da  quella  Corte ,  ne  mai  più  porui  il  piede, 
per  q-ianto  teneuafi  t-ara  la  vita .  Era ,  dicono  ,  linguacciuto ,  e  alquanto  sfac- 
ciato >  infolentito  dalla  fortuna  profpera  ,  procacciatati  però  da'  luoi  artificii, 
effendo  trifto  >  pronto  ,  &  ardito  ;  difcorrendo  bene ,  traccandofi  meglio ,  e  ve- 
flen  ^0  ala  grande ,  e  m  tal  guifa  f  jcendofì  temere ,  e  ftimare .  Pretendcua  d'ef- 
fere ,  ed  era,  di  buona  famiglia  >  &  ebbe  m  moglie  vna  Signora  Lucia  dell'anti- 
ca de'Barbieri ,  dalla  quale  fé  ottennelfe  prole  io  non  ho  potuto  rinuenire  :  tro- 
uofolo  ch'.bbc  vn  Nipote  ex  frarrp,per  nome  Colianzo,  anche  viuo  ,  e  intelli- 
gentilfimo  non  folo  di  Pittura,  onde  perfuo  guRo  più  che  perprofellìonejdi- 
pinfe  qualche  poco ,  ma  che  delk  fcienze  ebbe  fuiiiciente  tentura,  effondo  non- 
dimeno il  fuo  particolare  trattenimento  la  fenfaria  di  fete ,  prima  che  tutto  fi 
dedicafle  a  gli  Efercizii  fpirituali,  e  alle  Congregazioni,frequentando  gli  Orato- 
rii,  infegnando  la  Dottrina  Chnftiana,  e  difcorrendo  in  ella,  e  fuor  di  quella 
con  gran  garbo ,  e  molto  fpirito  ;  e  dal  quale  fui  fauorito  dti  ritratto  di  Cefare 
da  fé  fteffo  fatto,  e  che  totalmente  fomiglia,  fi  come  ogn'altroa  quefle  Vitcj 
antepofto,  ancorché  taluolta  non  così  felicemente  tagliato. 

Reftacontaroccafioneil  qui  foggiongere  qualche  cofa  de  gli  altri  Fiorini» 
che  a  fiorire  appunto  cominciarono  nello  fteflo  tempo  dell'Aretufi,  di  ottimi 
frutti  poi  di  virtù  prouedendo  fucceiTìuamente  l'Arti  noftre ,  cioè  Pittura ,  Scol- 
tura, &  Architettura.  Furon' efli  a  que' Uefsi  tempi  duo' fratelli ,  de' quali  il 
primo  chi^mofsi  Rafaelle ,  e  sì  efercitò  nelle  infigni  fabbriche ,  per  quelle  dife- 
gnando,  e  però,  come  Scultore,  dal  qui  cercarne,  e  dir  altro  me  aflbluendoj 
1"  altro 

GIO.  BATTISTA,  che  attefe  particolarmente  al  dipingere,  e  quello  è  che 
tante  volte  abbiam  detto  fopra ,  auer  fatto  i  difegni  dell'opre  al  fudetto  Cefare, 
col  quale  fé  vircuofa,  edvtillega,  lauorandoinfieme,  e  del  quale  perciò»  co- 
me più  Pittore,  che  altro,  e  mia  parte  il  qui  breuemente  quel  di  più  foggion- 
gere e  dire ,  che  trouo  ;  cioè  auer  di  lui  fatto  pure  qualche  pò  di  menzione  il  Va- 
fari ,  allora  che ,  trattando  nella  Vita  di  Taddeo  Zuccheri  delle  Uorie  da'pm  va- 
lenti Pittori  di  que'  tempi  fatte  in  Sala  Regia ,  memora  eilerne  /tato  anche  da- 
ta ;  à  Gio.  Battifla  Fiorini ,  Bologne/e  vn  altra  delle  minori  :  ma  molto  più  il  Mafini» 
che  mai  non  regiltia  pittura  dell  Arecufi  ,  che  non  la  foggionga  fubito,  come 
tante  volte  fi  è  detto  ,  col  difegno  del  Fiorini ,  al  quale  ioìo  e  tutto  attribuifce 
anche:  il  Mortorio  della  E.  f^  erg.  àfrcfco  nella.  Chida  dell' Ofpital  della  Morto> 
rincontro  il  Trauftto  di  Camillo  Procaccino  ;  e  vuole  fofse  parimenti  Architetto 
fotto  il  1570. 

tbbcqueiloGio.Battiftavn figliuolo,  chiamato  Gabrielle,  che  del  1571. 
trouoaccettato  nel  numero  di  que' del  Configlio,  e  che  fu  brano  Scultore  ;  di 
lui  notandofi  ne' libri  regolati  delle  fpefe  nelle  fabbriche  de'RR.  Monaci  Oli- 
Uwcani  di  H.  Michele  ui  Boko  >  il  S. Michele  con  gli  altri  Angeh ,  che  coronano 

•  lAr- 


53^ 


P  A7tT  E  S  BCO^D  A 


l'Arme  della  Religione  foura  la  porca  dell'  andito  nuoiio ,  che  congionge  li 
primi  duo' Claufiri  di  queir  immeiifo  Conuento  ,  di  rilieuo,  da  liii  facci  del 
1588.  nell'ifteffo  tenipo  perauiientura  ,cheda  fuo  Padre,  in  compagnia  dell' 
Arecufi ,  fu  dipinca  iui  pure  la  Incoronata  ,  figure  grandi  del  naturale  tanto  leg- 
giadre e  galanti  jinfieme  con  que' Profeti  fopra  il  cancello  della  Scala  grande: 
Del  1 59Z.  le  quattro  figure  di  fiacco  attorno  il  quadro  della  Foreftcria  grande: 
Del  1 5  99.1a  Cappella  del  Santifsimo  Rofario  nel  Co.nft;rsio  della  Chiefa  a  baflfo, 
da  lui  foio  anche  dipinta,  fi  come  altre  fatture  di  rilieuo,  crucco  tondo  ne' no- 
bili Palagi  Faui ,  Zani ,  Magnani,  e  fimili ,  che  verranno  facilmente  vn  giorno  da 
altri  compitamente  raccolte  ,  e  defcrìtte . 

DaRafaelle  difcefe Pietro  figliuolo.  Architetto affalariato  delPubblico>c 
delia  Citta,  e  dal  quale,  poche  fabbriche  riguardeuoli  l\  troueranno  del  fuo 
tempo,  che  non  fiano  Hate  difegnace,  e  condotte  .  Auea  quello  buon  Virtuo- 
fo  vno  de' più  famofi  Scudii  d'Europa,  porto  afsieme  da'Aioi  Vecchi  e  da  lui 
ampliato , del  qua!e,  decimato,  e  disfatto  ,  ali'vfo  degli  altri,  a  me  pure 
toccò  qualche  cofa;  e  fé  non  altro  ,  il  fsmofo  difcgno  dell 'Innamorata  di  Ra-» 
fatile ,  fatta  cen  l'anima;  e  aggionto  vi  auea  i  più  fingolari  bafsi  rilieui ,  cho 
(ìanfi  mai  veduti ,  da  lui  Ueflo  formaci  in  Roma  ;  fi  come  difcgnate  in  vn  gran- 
difsimo  libro  cucce  le  facciace  delle  Chicfe  di  efia,  conlefue  mifure,  che  più 
non  potcafi  defiderare .  Fu  ricoperto  il  fuo  nome  dal  S:g.  Sebafliano  fuo  figli- 
uolo, molto  onorato,  e  comodo,  nel  Dottore  Pietro  Giacomo  Fiorini  oggi  vi- 
uente ,  vno  de"  più  braui  Filofofi ,  Medici ,  e  Lettori ,  de'  quali  Ci  pregi  il  Col- 
legio de  gli  Arcifti ,  e  la  noftra  Vniuerfita  ;  fi  come  rauuiuato  il  nome  dell'Ano 
nel  Sig.  Rafaelle ,  Coppiere  g'à  dell  '  Eminencifs.  Sig.  Cardinal  Ginecei ,  ed  oggi 
Mafiro  di  Camera  di  Monfig.  Nipote  di  queir  Eminenci(simo,Tcforiere  Gene- 
rale ,  Signore  doccimi  coftumi ,  e  d'vna  itÒQ  candida  ed  incaminata  ,  ambi  del 
fudecco  già  Sig,  Sebaitiano  figliuoli ,  fi  come  è  cale  il  Sig,  Pietro,  eh  e  il  terzo. 

Chi  poi  fiafi  quel  Lorenzo  Magnanini,  alias  dettoli  Fiorino,  che  del  1559. 
fu  aggregato  anch' egli  al  Numero, non  mi  faprei  dire ,  fé  forfè  non  fu  de'  fudet- 
tifcolare,  &allieuo,  ondenerraeffe  quel  fourauome:  So  benquefio,  cht* 
quel  Padre  Domenicano  de'  Fiorini ,  che  dopo  le  canee  cariche  otcenute  in  Re- 
ligione, gionfe  ad  eficre  Inquifitore  di  Milano,  fùfracellodi  Pietro  Architetto 
del  Pubblico,  ond' è  che  di  Pietro  già  morto  ancora  riprefe  il  nome,  lafciando 
quello  di  Gio.  Maria  che  porcaua  al  lecolo. 


D  I 


V» 


D  I 


CESARE  BAGLIONE. 


339 


D  I 

CESAR 

BAGLIONE 


E 


E    D  I 

LORENZO    PISANELLI 
E    GIOVANNI    STORALI 

SVOI   DISCEPOLI. 


On  fi  può  far  predo ,  e  far  bene ,  e  vna  lufinga  è  della  noftra 
impazienza  >  e  dappocaggine  >  che  ciò  che  alla  prima  non/i 
crcuai  maipiùfiaLcecchi.  Non  nafcon  Tempre  iPolidori» 
eiTcntoretti  ila  velocità  de' quahdimoftroffi  ad  ogni  modo 
vn'  abito  acquillatofì  a  forza  di  lunghi ,  ed  opinati  fìudii;  on« 
de  non  fìa  itupore  fé  il  noftro  Baglione,  che  di  altro  appro- 
fittarfi  non  Teppe,  che  del  fuo  ardire,  non  coltiuando  quc* 
pronti  talenti ,  eh'  ebbe  dalla  natura ,  reftoflene  per  cflì  folo  col  nome  di  Pittore 
affai  buono ,  oue  raffinatigli,  e  correttigli  coli'  ifteflo  fiudio ,  e  diligenza  de'tan- 
to  da  lui  praticati,  ancorché  dopo  alsai  tempo  nati  Cartacei,  di  minor*  atti- 
tudine delia  fua  prouiftì ,  poteua ,  fé  non  più ,  al  pari  certo  di  effi  diuenire  ec- 
cellente. 

Di  vn  tal  difordine  però  gran  cagione  fiì  il  padre ,  che  Pittore  anch'  egl; ,  ma 
dozinale ,  non  folo  non  fi  curò  che  più  di  lui  G  auuantaggiafle  iJ  figlio  ,  ma  co' 
fuoi  deboli  principii  irtruendolo ,  gli  (eruì  d' impedimento  più  tofto  a  maggiori 
progrc:flì,onde  tanto  più  marauigliofo  in  lui  foffe  lo  trafcenderela  mediocrità,  e 
far' opre  «chefenon  di  primario»  di  non  infimo  Maeflro  gli  acquiftatono  ilno^ 


Vv    a 


me. 


540  T  A7tT  E    SECOJ^DA 

me.  Ebbe  eg!ì  vn  certo  modo  di  ornamentare  maeftofo  e  grande  >  ma  duro,  g 
niacchinofo ,  vfando  vn  cartocciare ,  e  cartelleggiare  così  ideale ,  e  fantaftico, 
che  oggidì  non  riefce  che  odiofo  e  fpiaceuole  >  m  faccia  maxime  del  naturale  e 
vero  dello  Spada,  e  di  vnDentone,  ma  più  poi  dei  moderno  tanto  graziofo  c_» 
vago  del  Colonna ,  e  Metelli  ;  che  però  i  Caracci ,  di  gufto  gentile  j  e  raffinato» 
folean  burlare  quella  fua operazione ,  chiamando  quell  'infaftellamento  vna_. 
riempitura  grofiblana ,  e  paragonandola  alle  alle  torce  ,  ò  doghe  piegate  delle 
botti ,  chiamarlo  H  Baglion  dalle  doghe ,  il  loro  Pittore  bottaio . 

Non  è  però  che  per  vn  gran  praticone  non  fi  dalTe  a  conofcere ,  rifokito  ,  ti 
Copiofo  >  come  quello  che  d' ogni  cofa  dipmfe  ;  fiori ,  frutta  ,  profpcttiue  ,  qua- 
dratura, sfondati  ,  fregi,  animali  ,figurcafrerco,a  olio,  e  perciò  tauole  anco- 
ra da  Altare ,  e  fé  ben  poco  aggiuftate  egraziofc,  nfoluteperò  efpeditiue.ej 
tal  volta  anche  molto  plaufibili .  Pafsò  ben  poi  nel  paefare ,  quanti  fino  a  quel!* 
hora,&afuo  tempo  aueflero battuto  la  frafcaifactOLiifludioparticolarefuir 
efemplaredicertipaefi  a  tempra,  fattili  venire  di  Fianda,  di  mano  coli  d'  vno 
de'più  valentomini  che  opraffe  in  quelle  parti,  di  ben' imitarli  ingegnandoli; 
Onde  refofene  padrone  e  macftro ,  ne  riportò  fomma  lode ,  e  gran  nome.  Que- 
lla fua  predezza  però  ,  e  facilità  piacque  poi  non  lolo  a  Dilettanti ,  e  bifognoli 
dell'  opra  fua,  ma  a  gli  lleflì  Pùcori ,  che  allcttati  altresì  dal  poco  prezzo  3  che 
gli  ne  dauano,  non  poteuano  ad  ogni  modo  così  balfamcnre  trattarlo ,  che  mol- 
to non  guadagnafs' egli,  fuperando  di  gran  lunga  con  la  velocità  del  pennello  la 
fcarfezza  d'ogni  mercede.  £ra  poi  tanta ,  e  tale  la  fua  dabbenagine ,  e  la  bontà, 
che  mai  fi  trouò  chi  con  efib  lui  di  trattar  nò  bramaffe.e  rrattandoui  vna  fol  vol- 
ta ,  non  fé  gli  atfezionaflc ,  maflìmc  che  faceto  ,  e  virtuofo  infieme,  mantcncua 
in  continua  allegria  la  brigata,  Tuonando  di  lira,  e  cantando  entro  à  quella  certe 
frottole  galanti ,  d'altri  non  folo ,  ma  da  lui  ftelTo  inuentace .  Piaceuagli  il  ben 
mangiare ,  ma  più  il  ben  bere  ;  ond'  è  che  ne'  lauori  a  frefco ,  d'altro  non  fi  rac- 
comandaua,  che  di  buon  vino,  per  far  buon  colore,  foleua  dir"  egli;  e  pingen- 
do ,  e  tenendo  a  canto  il  boccale ,  ogni  poco  che  pennelleggiato  auefle ,  pollo- 
felo  al  collo  di  rinfrefcar  la  tenta  dicea:  Talora  prcfoil  ciufiì!o,chetoccaua_, 
aflai  bene,  nella  mano  manca,  e  nella  dritta  il  pennello,  a  vn  tempo  lleflb  fuo- 
naua ,  e  pingeua  ;  poi  l' vno ,  e  1*  altro  lafciandofi  di  mano  cadere ,  correa  ad  im- 
pugnare il  fìalco ,  e  dandone  ad  elio  lui  la  colpa ,  di  farne  afpra  vendetta  giura- 
va ,  col  cauargh  di  doflo  quanto  fangue  n'  auede  ;  ond'  era  lo  fpaflb  del  Cremo- 
nini ,  del  Fontana ,  e  de'  Carracci  fleflì ,  qualora  (  che  fpefib  auueniua  )  ad  orna- 
mentare le  loro  cofe  il  chiamauano. 

Chi  però  di  quella  fua  gioconda,  e  faceta  natura  pratico  ftatonon  foffe-», 
fciocco  facilmente  l'aurebbe  detto, come  pur  troppo  gli  auenne  la  prima  volta 
che  chiamato  a  Parma,  a  dipingere  qualcuna  delle  Itanze  di  quel  Ducal  Palagio» 
fùofleruato  da  gli  altri  Pittori  intalguifa  lietamente  pallarfcla ,  ne  più  pcnfare 
al  lauoro.che  le  vn  giuoco  flato  folle,  quando  eflì  intorno  al  loro  tanto  fi  affa- 
ticauaiiOi  f&ceanoc^f  come  dounafi  «più  (chizzi,  e  daeUì  ricauandone  vru 


CESAitE  'Bagliore:  541 

fcèiì compito difegno, ne formauano il  cartone >  che  apprefentando  aldouu- 
to  luogo ,  ofletuando  fé  bsn  tornafle ,  correggeuano ,  ed  aggiuftauano  >  quand* 
cHo  beffando  efchernendo  qucfte  loro  canee  fatture,  che  ftitichezze  chiama- 
uà  efcccaggini ,  dopo  vna  Tuonata  di  ciuffilo,  dauafì  vanto,di  graffile  alla  pri- 
ma con  vn  chiodo  fulla  calce,  fenza  tanti  fchizzi,  e  difcgni  :  creduto  perciò, e 
rifcrto  al  Duca,  eflercoftui  non  men  pazzo,  che  temerario,  fattofelo  venie 
dauanti ,  &  interrogatolo  che  penficr  foffe  il  fuo ,  fc  volcfle  dipingere  le  fue  due 
ftanze  ò  nò  ,rifpofcnon  peraltro  eflerficoli  portato,  che  per  vbbidir  Sua  Al- 
tezza, quale  moltrando  defiderio  di  reltar  più  preflo  feruita  di  quello  ch'ei  cre- 
deuafi ,  e  di  che  era  il  bifogno ,  l' aurebbe  foddisfatta,  col  farle  vedere  il  giorno 
vegnente  dipintane  vna  facciata  intera  ;  che  negando  i  Pittori  poter  mai  efiere, 
vdiron  nfponderfi ,  che  quando  ciò  flato  non  fofle ,  voieua  da  quella  Corte  ef- 
fer  cacciato  come  vn  trillo»  e  vn  ribaldo.  Chiamato  dunque  ilBaglione  vnj 
Muratore  benprefio  ,  e  fattogli  ftabilire  la  facciata,  la  die  dipinta  in  quello  mo- 
do :  Colorendoui  col  bigio  vn  largo ,  e  feniplice  fregio  attorno ,  nel  refiduo  fé 
dar  di  bianco  ad  vn'Imbianchitore ,  poi  fingendouifopra,  coli' ombre,  incref- 
paturce  pieghe ,  finfe  effer  quella  vna  tela,  che  il  vacuo  ricoprile ,  allaguifa 
di  quelle  cortine ,  che  fino  ali  '  hora  di  recitarfi  la  Comedia  >  tengono  chiufo  il 
profcenio:  da  vn  canto  poi  dalla  parte  di  fopr^  colorì  la  tefta,  e  le  mani  di 
vnmafcalzone  ,  che  dalla  parte  di  dentro  moftraua  attaccare  ad  vn  gran  chio- 
do la  detta  tela  >  Qiiando  perciò  impaziente  il  Duca,  e  gli  altri  Pittori  di  veder 
pure  ciò  che  auefle  in  sì  poco  tempo  oprato,  gionfero  nella  ftanza,  rimafcro 
come  ftorditi ,  parendo  loro  d'effer  flati  burlati  ;  ma  per  l'altra  parte  poi  nooj 
potendofì  dar  pace  di  quella  tefla ,  e  di  quelle  mani  così  ben  tocche,  che  ben 
lo  dauano  a  conofcere  per  vn  gran  Maeftro  ;  mentre  perciò  attoniti  non  fapean 
che  dirfi ,  e  crederfi ,  fé  non  eflere,  ò  fare  egli  il  buffone,  come  appunto  parue  il 
Duca  dargline  vn  motto  coperto  ,  diffe  a  S.  A.  che  non  dubbitalle  ,che  a  fuo 
tempo  C\  faria  calata  la  cortina  ,  e  fcoperto  ciò  che  fotto  vi  fode ,  fi  come  faria 
fuccedutodi  tutta  l'opra  con  fuafoddisfazione;  Auer'egli  così  fcherzato  pet 
burlar  quegli  altri.che  tanto  ftStauano  nella  loro  operazione,perdendoui  il  cer- 
uello  ;  fegtio  manifedo  che  dalla  natura  non  eran  Itati  chiamati  a  tal'  Arce  ;  che 
però  quanto  più  aftaticauanfi,  minor  rifoluzione  aurian  fempre  moftrato  ;  La 
pittura  a  frefco  defiderare  prontezza  e  facilità ,  quale  timoffa ,  fi  daua  in  nulla,  e 
foura  ciò  discorrendo  con  ragioni  così  efficaci,  che  foddisfecc  quell'Akezza, 
che  non  potè  non  commendare  poi  il  modo,  col  quale  s'era  nigegnato  cosi  gio- 
co fa ,  e  faggiamente  infieme  foiìenere  il  Baglioni  la  fua  facilità ,  e  pratica ,  co- 
me quella ,  che  saccorfe  effer  la  più  bella  parte  che  pofTedefle  ;  dando  egli  poi 
fiinta  quella  camera  in  otto  giorni .  In  pochi  più  terminò  l'altra  contigua,  t> 
tanto  fé  ne  portò  bene ,  e  tanto  piacque  non  meno  la  fua  fufficicnza ,  che  la  dab» 
benagine ,  e  giomalità ,  che  fermandolo  queir  Altezza  per  fempre  al  fuo  fcrui- 
gio ,  alfalariandolo  con  prouifìone  di  dieci  feudi  corti  di  quella  moneta  il  mefej 
$  la  parte  ;  lo  dichiarò  luo  Pittore.  Troppo  perciò  (aria  longo  il  ridire  ciò,  cho 

colà* 


34i  rATtTE    SECOJ^DÀ 

colà  opraffc  ;  che  però  reftringetidomi  al  folo  Palagio  del  Duca  i  prego  ciafcùi? 
Dilettante  a  ricercarlo  ben  tutto,  e  confiderare  interamente  ciò  che  vi  fece, 
e  non  dubbito  poi ,  che  per  grand'  huomo  in  fuo  genere ,  e  in  quello  ftile  non  io 
riconcfcaeconfeflj.'vegganfi,  oltre  le  carni,  ipefci,  lecroftate,  le  offeile,  le 
frutta , e  fimiJi  cofe  mangiatiue,  colui  che  verfa  il  facco  di  noci ,  che  dipinfcj 
nelle  mura  della  difpenfa:  In  quelle  de'forni,fe  non  altro,  quel  Fornaro,che  alfa' 
lito  e  abbattuto  dal  Scimmiotto^  grida  fpauentato  del  pane,che  gli  rubba  queir 
animale:  In  quelle  delle  bucatane  quelle  Lauandare,  parte  delle  quali  atten- 
dono a  lauarei  panni,  altre  a  Renderli  al  Sole,  mentre  vn'impetuofo  vento 
portandofeli  in  aria,  leua  anche  i  panni  in  capo  a  quelle,  che  a  prenderli  nelle 
braccia  corrono ,  e  s'affaticano ,  perche  non  caggino  in  terra ,  e  (\  lordino ,  c_» 
poi  mi  fi  dica  fé  cofe  più  vere ,  proprie,  naturali,  e  fpintofe  pofla  fìguratfi  l'ini» 
maginatiua ,  e  rapprefentare  il  pennello. 

Tanto  perciò  crebbe  il  fuo  nome  in  quella  Corte ,  eh'  altro  non  più ,  che  di 
Miller  Cefare ,  fi  dicea  ;  maflìine  poi  quando  a  d  Scorrere  delle  fue  facezie ,  <l» 
fempliciti  s'entraua ,  che  talora  auean  dell'  incredibile ,  e  caricature  fi  repura- 
uano.  Aueua  egli  tolto  a  fare  in  poco  tempo  certo  lauoro  ;  mentre  dunqud 
credeuafi  che  vi  traiiagliafle  attorno ,  intefe  il  Duca  eflerfene  ito  a  Roma ,  fen- 
zafarmottOjclafciato  fol detto,  che  occorrendogli  rapprefentare  in  tal  fat- 
tura Guglie,  Colifei,  e  fimili  antichità,  fé  n'era  ito  colà  a  vederne  in  fonte  il 
vero  originale,  per  tornarfene  poi  fubito  a  figurarle,  onde  non  potè  S.  A,  te- 
ner le  rifa  a  tal  ragguaglio  :  anzi  auuenne ,  che  ritornato  nello  fteflo  tempo  da_# 
Roma  il  Cardinal  Farnefe ,  riferiua,  come  gionto  vna  fera  predo  Monte  Fiafco- 
ne ,  erafi  incontrato  in  vn  cert'huomo  in  zimarra,  con  le  pianelle  in  piedi ,  e  be- 
rettoiie  in  capo ,  che  fembrandogli  Miller  Cefare ,  non  fapendo  fé  così  pur  fof- 
fe,  ò  fognaflc,  fatta  reftar  la  Lcttica  l'auea  chiamato  per  nome,  e  fattolo 
fermare, accorcofi  effe r quel  deffo,  &  interrogatolo oue  giffein  talguifa,ein 
quell'abito ,  auea  auuco  in  rifpofta,che  venutagli  l'occafione  fudetta,  fé  n'  an- 
dana fino  in  Roma  a  dare  vna  femplice  occhiata  a'  fudecti  edificii ,  per  tornar- 
fene fubito  a  Parma  a  colorirli:  che Tgridatolo di  tale  femplicita,  evolfutoglì 
dare  vna  caualcatura ,  non  vi  era  fiato  ordine  a  far  sì,  che  la  pigliaffe,  allegando» 
andarfene  in  tal  guifa  più  comodo ,  e  fenza  pencolo  d'effer  buttato  in  terra  dal- 
la befìia ,  come  troppo  temea  ;  onde  fua  Eminenza  fiaccandofi  d'appreflo  vn 
proprio  palafreniere,  e  datogli  denaro  a  cale  effetto,  gli  auea  commeflo  lofer- 
uiffe  sì  nell'andare,  che  nel  ritorno,  acciò  non  pericolaffe,  e  riconofciuto  ve- 
niffe  per  quel  virtuofo  ch'egli  era ,  come  fucceffc  tornando  ,  e  al  debito  tempo 
dando  il  lauoro  compito .  Se  ne  prendeuano  anch'effi  gufio  i  Carracci ,  fé  ben 
fpefioauueniua ,  che  feco  trefcando , rimani,  fiero  cfli  beffati ,  e  fcherniti .  Tro- 
uandofi  Agoftino ,  &  Annibale  a  Parma  ,  nello  fteffo  tempo  che  il  Baglioiìi  colà 
opraua, e  che  mandato  l'vnico  fuo  figlio  Giofcppe  a  Bologna  dalla  Caterina 
fua  Moglie  con  denari  raduoatifi ,  la  fera  fingendo  di  non  cffcr  da  lui  intcfi  :  che 
ne  dite  (  dicea  Annibale  ad  Agoflino)  Ci  può  crouarc  il  più  gran  balordo  >  e  paz- 
zo 


CESARE  'BAGLIORE.  34^ 

2d  di  Miffer  Cefare  ?  mandare  vti  fuo  figlio  vnico,  giouanetto  »  ed  inerpcrco,  fo- 
lce con  denari  addoflb  per  quelle  ftrade  diaboliche,  e  piene  di  ferrabiici  ?  io 
giocherei,  rifpondeua  Agcftino  ,che  il  pouero  ragazzo  non  la  fcappa ,  e  dà  in 
quaichefurbacciottoche  gliela  fuona  :  e  forfè  che  farebbe  il  primo,  ripigliaua 
Annibale,  che  in  quelle  maledetce  confine  del  Modanefe  e  Parmegiano  è  da- 
to nelle  reti  ?  Non  ti  faccheggiarono  l'aitr'  hieri  i  banditi  vn  pouero  Mercan- 
te ,  leuandogli  quanto  auea  indoflo  non  folo ,  ma  fpogliandolo  affatto ,  ed  a  pe- 
na lafciandoglì  la  vita ,  che  chicfe  loro  in  carità  ?  fempre  io  i'hò  veduta  ed  intefa 
andar  in  quefto  modo ,  tornaua  a  ripigliare  Agoltino  ;  il  pouero  Pietro  Perugi- 
no ,  che  non  fi  fidando  di  alcuno  nell'andare,  e  tornare  dal  Camello  della  Pieue 
a  Perugia ,  portaua  feco  i  denari  guadagnati ,  fu  pure  fpogliato  da  gli  affaflìn» 
pcriftrada;  e  nella  propria  cafad»  notte  l'infelice  Polidoro  fu  fcannato  in  Na- 
poli dal  fuo  creato,  per  leuargli  la  moneta  :  pur  troppo  lo  fentiremo  dire,  effere 
incontrato  a  quelto  pouero  figlio ,  mandato  come  innocente  victima  al  macel- 
lo .  Staua  tutto  afcoltaudo  il  Bagiione ,  e  penfando  a'  fuoi  cafi  ,  fofpirando  fj 
piangendo ,  fattoli  loro  vedere  ;  eh  per  l'amor  di  Dio ,  fi  pofe  a  dire ,  non  pili 
figliuoli,  non  più ,  che  mi  paffate  l'anima  :  fatemi  vn  fauor ,  ve  ne  priego ,  ve  ne 
{congiuro  :  poneteuimeco  in  ginocchioni ,  e  pregando  la  Beata  Vergine  a  fal- 
uarlo  d'ogni  periglio ,  dite  con  me  il  Rofario,  come  ne  lo  compiacquero ,  facen- 
do far  loro  la  penitenza  in  tal  guifa ,  e  infiem  quel  bene .  Vn'altra  volta  beuuco 
ad  eHÌ  vn  fiafco  di  buon  vino,  che  s'erano  afcofo,  per  goderfelo  foli  ,non-i 
{apendo  come  più  prefto ,  e  meglio  vendicarfene ,  che  fargli  credere  effere  vi- 
no auuclenato  ,  che  aueano  afcofo ,  per  mandarfi  a  non  so  qual  perfonaggio  ,  e 
perciò  mentre  fingendofene  tnbulati,  ed  atterriti  ,  andarono  a  frettolofa- 
mente  prendere  il  contraueleno  ,  efso  corfo  fu]  Criminale,  diede  loro  vna^ 
brutta  querela ,  onde  ebbero  che  fare  e  che  dire  ,  a  far  coCtare ,  auere  efE  tre- 
fcato  con  eflolui  in  tal  guifa,  e  perciò  a  quietare  il  Giudice,  malamente  impref- 
fionatone.  Prcfo  Agollino  vnpartimentoa  pigione  da  Cefare  nella  fiia  cafa  ,e 
polloui  Anton  fuo  figlio,  ottenuto  da  quella  Donna  in  Venezia,  eche  andana 
fpcfso a  vedere,  dilertauanfi  di  cacciar  acqua  dal  Canal  di  Reno,  davnme- 
gnano  ch'entro  a  quello  guardaua,  e  cogliendo  col  fecchio  nell'altro  più  baf- 
foi  far  rouefciar  parte  dell'  acqua  entro  le  fineftre  delle  ftanze  fottcpofte ,  che_» 
abitaua  il  Buglioni  j  e  perche  doiucofenc  più  volte  con  ambiduo',  che  fempre  fc 
ne  r;fero ,  ebbe  finalmente  in  nfpofta  da  Antonio ,  trouarfi  in  cafa  fua  mentre 
pagauala  pigioiìe,&incafafua  efser  padrone  di  far  ciò  che  gliparea;  coman- 
dò egli  alla  cuciniera ,  che  occorrendole  peftare  agliata  ,  faporetti ,  coppiettCì 
ò  altro,  andals;  a  ciò  far  fui  granaio,  ch'era  fopra  il  partamento  del  Carraccij 
anzi  cominciò  ,c3pitandoui  Agoflino,  a  prenderfi  gulto  d'andarui  egli  fenza 
occafione,  e  fingendo  occorrergli  fimil  b!rogno,dare  in  vna  pedata  folenne  a 
due  mani , facendo  cadere  tutta  lapolue,  e'I  terlizzo  de' palchi  fopra  la  men- 
fa,  e  il  letto  di  Antonio,  che  dolendofene  con  M. Cefare,  e  pregindoload 
altenerfidafimikindifcrvCezza}  Tenti  da  lui  daifi  la  Ikfsa  nfpofta  ;  eh' anche  il 


544  PATtT  E  SECONDA 

granaio  era  il  fuo  ,e  fopra  voleiia  farui  cièche  più  gli  aggradiiia ;  onde  reRanda 
egli  di  più  cacciar  acqua  dal  canale  in  quella  guifa,  fenti  anche  l'agliata  tornar- 
fene  a  far  la  fua  battuta  in  cucina .  Interrogandolo  vn  giorno  l'ifiefso  Antonio* 
comefacefsemaiafar  sì  bei  colori»  ecosìviui,  volendo  alludere  a  quegli  az- 
zurri diSpagna,  così  sfacciati  >eaque' bruni  d'Inghilterra»  co' quali  faceade' 
rofsi  tanto  arditi  j  sì  sì ,  burlatemi  pure  voi  altri  Carracci  »  rifpofe ,  eh"  anch  io 
burlerò  voi  dplle  voftre  brode  di  fagiuoli ,  allorché  con  quefte  mie  tentc  vaghe 
darò  ne  gli  occhi  a'goffi ,  4  caccierò  loro  i  quattrini  dalla  borfa  :  farò  come  Co- 
fimo  Rofelli,  che  per  oprar  oro  ,  oc.  oltramari,  preualfcprefso  Sifto  Quarto  a 
Pietro  Perugino ,  e  al  Grillandaio. 

Manonaunanomaifinele  facezie  diqueR'huomo,  lerifpofle,  Iebaìe»ft> 
tutte  riferir  voleflìmo ,  e  che  in  ogni  modo  nulla  ho  olTeriiato  giouar  a  gli  Arte- 
fici ,  che  tutte  con  gran  rifa  raccontano,  che  a  tener  lieca  la  brigata  :  the  però 
riuolgendomi  a'iauori  che  fece, andrò  regiflrandone qualcheduno di  que',che 
mifouuerrannOjcfTendo  imponìbile  il  riferir  tutti,  come  infiniti ,  non  trouan- 
dofi ,  ilo  per  dir ,  Chiefa ,  non  Edificio  ,  non  Palagio ,  non  cafa  priuata  ,  ou"  ei 
non  ponefl'elemani.  E  ben  prima  ci' ogn' altra  deue  rapprefcntarmifi  dauanti 
la  noflra  Catedrale  di  S. Pietro, eh'  io  vedo  tutto  l'anno  due  volte  il  giorno,  e 
doue  perciò  offeruai  talora  gli  ornati  a  chiarofcuro,che  fece  nella  crociera  della 
Cappella  maggiore  ,  e  nellaTruna  alle  figure  di  Profpero  Fontana ,  di  Cefare 
/retufo,  di Ludcuico Carracci ,  e  d'altri ,  figurandoui  nella  iìoria  diChrifto, 
che  dàlechiauiaS.Pietrpin  così  bel  paefc,laCittddiRoma,  preffo  di  lui  non 
men  che  il  pennello  5  la  Natura  flefla,  mediante  l'acqua  del  tetto,  che  penetrò 
talora  la  volta,  ha  colorito  vn  fiume,che  per  quella  lontanilfma  campagna  fcor- 
re  ,eferptggia.  Ornamentòa  frefco  in  S.Giacomo  maggiore  due  Cappelle-» 
intere  nell'ingreflo  della  porticella  picciola  fotto  il  portico,  e  fono  le  prime  a 
mano  delira  ,  per  andare  ali  Aitar  maggiore,  de' fuoifoliti  lpartimenti,ecar- 
tclkggiamenti ,  con  introdurui  a  dirittura,  e  in  finte  tauole  Santi  del  naturala 
che  fatti  a  frefco ,  non  fono  Iprezzabili,  per  certe  buon'  arie  di  tefìe,  e  panneg- 
giamenti così  ben'  intefi ,  che  danno  a  vedere  qual'  huomo  faria  (iato ,  fé  auef- 
fe  fatto  i  fuoi  fludii  col  domito  ordine ,  ed  auelle  volfuto  affaticare ,  dando  in 
vn  grande  e  maeftofo ,  ch'auea  del  Perdonone  :  nella  prima  vi  è  S.  Francefco  ,  e 
S.  Domenico  ne'laterali  ,&  in  faccia  duo'Santi  Vefcoui,  &  alludendoalla  ver- 
ginità de' primi,  e  in  particolare  di  S.Domenico,  introdufle  fopra  i  medemi» 
fotto  vn  gran  panno  aperto ,  certi  vafi  pieni  di  belle  piante  di  giglio  ,  inuenzio- 
ne  poi  così  felicemente  feguita  da'moderui ,  maflìme  da'Colonna  ,e  Metclli  ne* 
loro  bizzarri  ornati:  Ne' volti  certi  Angeloni  in  ifcorto  bizzarro,  veduti  di 
fotto  in  su  ,  il  che  replicò  nel  volto  dell'altra  Cappella  contigua,  fingendo  che 
queUicalaflero  da  certi  sfondati,  fi  come  in  faccia  li  SS.  Pietro  e  Paolo,  e  ne* 
laterali  Santa  Caterina,  e  S.Chiara  :  Nel  bel  Palagio  del  Marchefe,  e  Senatore 
Magnani,  fabbricato  col  difegno  di  Domenico  Tibaldi ,  vi  è  vna  ftanza  fopra, 
oue,  ancorché  nelle  figure  grandi  di  ceree  Fame^e  Vircùjaozi  in  certi  quadri  nell' 

ifteilq 


CESATtE  'BAGLIORE.  345    ' 

ifteflo  fregio ,  finti  rapportati,  dafl'e  nella  Tua  folita  maniera  alquanto  sfilac- 
ciata }  ad  ogni  modo,  fé  non  altro,  mirabili  fono  que'grottefchi  allancica  ,oue 
ha  introdotto  quattro  forti  di  animali  :  ni  vno  caualli  sfrenaiti ,  tenuti  da*  pucti- 
ni,  e  battuti;  nell'altro  tori  legati,  e  impetuOi'ì  da  genii  fìmiimente  nudi  in- 
contrati ,  e  fermi  ;  nel  terzo  cinghiali ,  con  fpiedi  vccifi  ,  con  tanto  bel  motiuo, 
brauura,  e  ben  difegnati,  ch«  fembrano  dell'  Arpino,e  di  que'che  lo  fecero  fulle 
loggie  del  Vaticano  conofccre ,  e  gli  diero  tanto  nome  ;  e  nel  quarto  vno  fcim- 
mione  >  che  arrota  vn  coltello,  mentre  vn'altrocon  vna  fpada  fitta  con  la  pon- 
ta  in  terra ,  afpetta  abbia  finito ,  perche  glie  l'aguzzi ,  e  di  dietro  vno  fcimmion- 
cino,  che  fuentoiando  bandiera,  applaude  vittoriofo  alla  fama  del  grand' arro- 
tatore;  penfiero  ,che  non  ifdegnò  poi  di  rubare  l'ilteffo  Annibale  iti  vn  groccc- 
fco  nel  camerino  de'Signori  Faui ,  e  feruirfcne  così  facetamente. 

Simili  altre  bizzarrie ,  ed  inu;nzioni  dipinfe  nell'  altre  llanze,  e  ne'  camini ,  e 
in  vn'altra  cafa  nella  via  del  Luzzo ,  pure  abitata  vn  tempo  dal  Marchefe  Lupa- 
ri  Magnani  :  quiui  in  vna  ancicamcra ,  ò  Saletta  contigua  alla  Sala  grande  a  ma- 
no ruta ,  figurò  nel  fregio ,  in  quadri  finti  rapportati,  iltorie  de'fatti  de'Romani, 
da  qualche  buon' Erudito  con  gran  faper  dettate  ,  e  diftribuite,  e  da  motti  in 
lingua  latina  animati ,  e  nelle  quali  fi  portò  molto  bene ,  vedendofi  in  certi  fol- 
dati ,  e  femminine  vn  difegno,  &  vna  grazia, che  innamora,  ancorché  il  colorito 
non  fia  così  perfetto ,  come  che  troppo  languido ,  e  bianchiccio,  nel  che  daua_» 
fpeffo  :  meritarebbero  per  l'erudizione  d'elkrquefh  quadri  deferirti,  fé  troppo 
noiofo  non  fofle  per  riufcirne  il  racconto  ;  fi  come  altresì  mutile  la  defcrizione 
(delle  dodici  fatiche  di  Ercole,  che  in  fimili  dodici  finti  quadri  rappcrtati,efpref- 
fe»  in  giouentù  però ,  nel  fregio  della  Sala  del  Sig.  Pt ratini,  con  lo  (te<fo  Ercole 
incendiantefi  nel  camino.  Simili  ffrauaganze  cauate  di  li  'Ariofio  vedonfi  attor- 
no alia  Sala  del  Marchefini,  e  fimili  attorno  a  due  altre  ftanze  abaflo,  a  mano 
manca  dell' andito  nciringreflo,rapprefentanti  in  vna  la  vira  del  Figlio  Prodi- 
go, e  nell'altra  certi  flregozzi,i  più  flrauaganti  che  mai  fi  f  raticafl'tro  fottola 
noce  di  Bcneuento.  In  vna  danza d^l  Marchefe  Zambeccari  aS.  Paolo,intro- 
dulle  nel  fregio  in  dieci  quadri  di  tetretta  gialla,  dieci  catcìe  fatte  da'  Satiri  an- 
che puttini,  con  diuerfe  (orti  di  animali  ;  in  vno  ammazzano  l'Orfo  ,  nell'altra 
il  Leone ,  nell'altro  la  T.gre ,  nell  altro  il  Cinghiale  ,  nell'  altro  il  Drago,  nell'al- 
tro il  Caprio,  e  COSI  di  mano  in  mano,  con  bella  e  nuoua  inuenzione  alludendo 
a ciafcun  de  gii  animali ,  che  nell'Armi  loro  figurano  quelle  Famiglie  Nobili, 
colle  quali  C^  pregiano  di  parentela  que'Signori,  incendendofi  la  cafa  de'  Signori 
Orfi  nell' Orio, de'Signori  Leoni  nel  Leone,  de'Signori  Marefcotti  nella  Ti- 
gre ,  de'  Signori  Vizani  nel  Cinghiale  ,  di  noi  altri  Maluafia  nel  Drago  ,  di  loro 
fteffi  nel  Capno  ;  cesi  bene  cfprimendo  poi  quelle  fiere ,  che  in  verità  niHuno 
mai  vi  giunfe  ,come  facile  fu  il  fuperarlo  in  quelle  Deità ,  che  nei  palco  dil.'a_» 
fìeffa  camera  a f;ccoefpre(]e.  Lafcio  le  opre  pubbliche, quali  veder  fi  poiiono, 
maflìme  di  tanti  Cortili ,  come  quello  d^l  galante  Palagietto  ifolato  de'  Signori 
Faui  nella  Via  larga  di  S^Doraenitoj  quello  dell'  akto  fimilg^cnts  ifolato  de' già 


54<?  PAZTE    SECONDA 

Signori  Paleocti  a  S.Andrea  degli  Anfaidi,  acquiftatodal  Procuratore  Mon- 
tecaluo  ;  quello  di  vn  Chiortro  di  S.  Michele  in  Bofco ,  e  moke  ftanze  neU'iftef- 
fo  luogo  :  La  Sala  delfamofo  Palagio  di  Tufcoiano  de' Signori  Marchefi  Beui- 
lacqua ,  con  altre  ftanze  appreflb  :  Il  famofo  Palagio  a  lizzano  de'  Signori  Ma- 
refcalchi  tutto  dipinto  >  e  mi  fermo  a  S.  Vittore  >  luogo  de'  RR.  Canonici  Rego- 
lari diS.Gio.in  Monte,  danza ,  e  fepoiturade)  gran  Legifta  Vgo  di  Porta  Raue- 
gnana,  e  douelagran  Lucerna  delle  Leggi  Bartolo' ritiracofi.dopo  auer  condan- 
nato vno  alle  forche,  come  Giudice  de' nialeficii  nella  ftefTa  noilra  Cuti  ,  oue 
prima  era  flato  Scolare,  e  fatto  Dottore,  diede  vna  reuifta  a  tucre  le  Leggi 
compilate,  e  libri  da  lui  comporti,  come  ei  Ikflo  fcnue  al§.  «x;;m  tria  nel 
proem.  dcjj^.  Quiui  tratto  dalla  vicinanza  della  mia  Villa  a  così  btl  ritiro,  oue 
fpelTo  men  pado ,  confiderò  nella  loggia ,  oltre  i  bei  paefetti ,  e  capricciofi,  che 
fece  nelle  andate  con  edifìcii  antichi ,  Torri ,  Colifei ,  Terme ,  Guglie ,  Colon- 
ne, Porti  di  mare  ,  Scogli,  Galere,  il  belli/lìmo  paefein  mezzo,  nel  quale  fi- 
gurò Adamo  &  Eua  ,  difegnati  d' vn'  ignudo  molto  aggiuftato ,  e  grazioso  ,  c-» 
che  contendono  ii)fieme  fopra  il  vietato  Pomo,  entro  il  quale  ,  grande  adifmi- 
fura  ,  e  più  che  non  fono  cflì ,  ed  aperto,  fi  vede  vn  tefchio  di  Morte  con  fpro- 
porzione,  molto  però  giudiciofa  ,e  fignificante;  che  da  quel  Pomo  colto  con- 
tro il  Diurno  diuieto,  nafcefle  vna  cosi  gran  Morte ,  come  quella  che  fcaricaua 
fopra  tutto  il  Genere  Vmano  :  Nel  fregio  oppoflo  ci  fé  vedere  vn  Porto  di  ma- 
re dupplicatOi  con  Galere,  e  vn  Colifeo,  con  ifcogii,  &  altri  edificii  ftraua- 
gantiflìmi  :  Lo  fteffo  replicò,  ma  in  diuerfa  maniera,  nel  fregio  dalla partcj 
finiftra ,  &  a  deflra  in  vn  mare ,  dopo  molti  belli  aggionti  d' inuenzione ,  iTfola 
di  Tremici,  Luogo ,  e  Signoria  di  que'  Canonici  Regolari ,  ad  imitazione  di  buon 
Poeta  ,  giudiciolamente  mefcolando  con  la  verità  parte  della  propria  finzione» 
e  con  la  fauola  rendendo  più  grata ,  e  beila  la  ftoria .  Ma  che  dirò  della  conti- 
gua ftanciuola^  Nel  camino  figurò  S.Giouanni  nell'Ifola  di  Patmosfcriuentc» 
lApocalilTe,  molto  bene  dalSaiitoinaniaginata.iif  cfprefla  con  la  voce  del  Cie- 
lo :SOTÌe:  Nel  ficgio  poi  fece  incerti  cartelloni  compolti  bizzarramente  di 
cartocci ,  fogliami  ,rabefchi,  e  fimili,  diterretta  rolTa  ,  varie  operazioni  della 
campagna  bizzarre,  che  dilettano  infieme,  e  muouono  difcorfo,  crifo:  In_» 
vno  vedi  va'  Eremita  in  abi:oprofufo,egramagliofo,  che  gouerna  galline  eh* 
efcono  da  quella  cella  fatta  in  forma  di  pollaio  :  Entro  vn'altro  vn  pallore  ,  che 
cinta  h  fronte  del  fempiterno  alloro ,  fuonando  la  fampogna ,  non  folo  ha  fer- 
mato la  greggia  ,  ma  l'ifteflb  Lupo ,  che  fopra  di  vn  tcrraccio  allentato  n'afcol- 
la  la  melodia  :  Neil'  altro  vn  gobbo  con  la  cerbottana  ad  vnVccelIaccio  ,  chc^ 
oftinatonon  fi  muoue,  e  par  fc  ne  befl],  pere  he  quanto  più  fpinge  di  fiato  nel 
buco  di  quel  di  fufato  ordegno,  tanto  più  fa  rifaltar  la  gobba  ,  drizza  il  colpo: 
Seguita  vn"  Altrologo, che  vfcitofuore  della  Citta  con  vn' Allrolabio  immen- 
{o  e  magnifico  in  vna  mano,  nell'altra  vno  fpropofitati(fimo  compaflb  ,  che 
vien  fiutato  da  vna  capra  .mentre  vn'alcra  faglie  fulle  catene  del  ponte  Icua- 
tojodiqu;llaCictà,cadscolpi€aeilafofiaÌQ  oferuar  le UcUc :  Così  dimano 

in 


in  mano  trattengono,  ertidifcono,  e  piccano  ancora  queftC)  e  fìmili  Hra- 
uaganze mifteriofe ,  e  fignificantidi  pefcatori,  vccelIacori,&:  altri,  efpoftt-» 
con  tanta  nouiti ,  e  rifoluzione ,  che  fé  non  per  altro,  merita  per  ciò  gran  lode. 
Dicono  che  ciò  opraffe  ne:,  lenza  miftero,  &  in  vendetta  d' e  fife  r  mal  tratta  co 
nei  vitto  da  quel  Padre  Abbate,  che  in  quel  luogo  ritirato  e  folo,  profeffaua 
vita  lolitaria,  al  che  volle  alludere  con  l'Eremita  :  Faceua  il  Poeta ,  che  vien  ^\' 
gnificatoperlopartore:da  Aftrofogo  ,  che  anelimi  motteggia  ,&  in  altri  mo- 
di, ma  in  particolare  con  queir  vcceliatore  di  cerbottana,  della  quale  Qi  di- 
lettaua  quel  Padre  per  trafìullo  vfcendo  in  campagna ,  folito  dire ,  efler  quella 
1  archibuggio  permeffo  da'Sacri  Canoni  a  gli  Ecclefiailici'i  e  che  cflendo  curuo 
alquanto  fulle  fpalle,  ^znnt.  caricato  per  vn  gobbo. 

Io  però  flupi;co  come  porelTe  mai  moltrarfi  tanto  temerario  queft'  huomo,' 
per  altro  così  modelto  ed  onorato  :  e  vorrò  ben  credere  più  toito ,  eflere  vna 
delle/olite  voci  popolari ,  chefenza  fondamento  alcuno,  prendon  tanto  vigo- 
re ,  come  quella  del  facchino  polio  in  Croce  dal  Bonaroti ,  e  fimili .  Per  altro 
poi  quando  penfo,che  la  caricaua  taluolta  a  gli  fteflì  Carracci,che  di  lui  fokua- 
no  dire.efler'egli  vn  di  que'gofE,  che  i  più  trifh  ingannaua,p3re  che  non  fi  renda 
tanto  aliena  ed  impropria  quella  benigna  interpretazione.  Ne  fece  talora  di 
bellejCrifpofe  arditamente  a  chiconeiìoluidi  crefcare  fu  ardito.  Quando  per 
la  morte  di  Orazio  Samacchini,  domandando  nella  Compagnia  de'Pittori  (  al- 
la quale  era  già  aggregato,  come  figlio  di  vn  Pittore)  il  luogo  del  Configlio 
due  volte ,  andò  a  male  il  Tuo  partito ,  intc  rrogando  il  Difegna ,  che  ottenen- 
do ,  lui  efclufe,come  ita  folle  la  faccenda  ,  né  folle  egli  flato  accettato  ;  vi  dirò, 
gli  rifpofc:  perche  quelli  del  Numero  fi  tontcntanoaquefligiornidi  chi  a  pena 
Difegna  ,  non  fi  curano  di  chi  sa  pingere .  Domandando  a  Teodoro  Pedictti 
vna  fede  d'auerreftituito  e  ritornato  nella  Guardarobba  di  Parma  dodici  piat- 
ti, e  dodici  tondi  di  flagno,  prima  a  lui  confignaci  per  fuo  feruido ,  e  negando 
quelli  di  farglieIa,condiredi  thetemeua.cheil  Duca  gii  domandafl'e  dinuouo 
quello  the  vna  volta  fé  gli  era  refoPnon  d^l  Duca,ri(pofe,tem'io  ,made'Mi- 
nillri  ,che  fon  furbacciotti.  Interrogato  vn  dì  da'l'lngegniere  di  S.  A.  perche 
cosi  pretto  lauoralle, e  tiralle  giù  certe  fcene,chepingcua  per  vnafefladafar/ì 
in  Corre,  per  fpicciarmi  quanto  prima  ,  difs'egli,  dalle  vofire impertinenze 
che  m'hanno  Itucco.  Cosìnfpofe  il  Tentorettoachi'l  richicfe,  perche  Tizia- 
no fofl'e  così  diligente  ,  &  egli  llrappazzaiVeil  mefìiere,  perche  non  aueua  ad- 
dogo voialtri  ,rifpofe,che  gli  rompcflero  il  capo  come  a  me  fate.  Biafimato 
inquefl"  vltimo,  chefempre  ne'carcellamenti  dalle  nelle  ttefle  doghe fpacca- 
te  e  rotte,  che  tanto  prima  erano  applaudite ,  diede  la  ftclla  quafi  r ifpolìa ,  che 
Pietro  Perugino  a  i  iorent.ni  :  ò  e  he  fon  buone ,  ò  cattine  ;  fé  buone ,  fono  le^ 
fìeffe  che  ho  femprc  fatto,  onde  la  colpa  è  di  voialtri,  cheauetepcrfoilgufto: 
fé  cattine ,  fiete  Itati  ignoranti  a  tanto  prima  lodarle .  Andato  in  campagna  a_» 
fare  vn' Immagine  nel  muro,  non  recandogli  il  villano  altro  in  tauola  che  vna 
granmmeftra  difagiuoli ,  in  ciato  in  quella  broda  il  pennello,  fcafsò  l'opra,  tor> 

Xx    X  nan- 


543  PARTE    SECONDA 

nandofcneallii Città fenza volerne  far' altro;  e  negandogli  vn'indifcreto.per 
lìinii  fattura  datigli  raccordato,  tutta  lacafsò.con  dire,  ciò  che  gli  ofFriua,  do- 
uerfcgli  per  lo  folofcomodo  d'  etkrito  in  campagna. 

Fuori  di  qusfticafìj  non  fi  trouò  mai  i!  più  difcret'  huomo,  il  più  fìncero,  & 
amorcuole  Pittore  :  Nell'accordo  de' lauori)  dacea-n  qu:;)  the  volete  voi  altri, 
folea dire;  hòpenneili da  ogni  prezzo  :  conforme  farò  trattato  io,  tratterò: 
non  mi  darete  cosi  poco,  eh' a(Ì:ii  più  non  fappia  guadagnarmi;  onde  per  la_. 
fua  diDb^nagine  e  fineerità  l'amatiano  tutti  alla  Corte  di  Parma  ,  non  negando 
A  Mifiiitro  alcuno  , per  minimo  fi  folle ,  e  gli  l'aielk  chielto  in  dono ,  vn  pezzo 
di  quadro  :  Quei  firiofo  ratto  delle  Sabine  a  tempra ,  che  oggi  colà  crouafi  nel 
PaiagiOjdctto  il  Giardino  j  e  quella  Cucina  rapprefentata  con  tanta  furia  Cj 
bizzaru>in  cala  del  Sig. Carlo  Beccaria  Teforieredi  Sua  Altezza,  dicono  fof- 
fero  di  lui  donati,  il  primo  al  Cauallerizzo>  la  feconda  al  Cuoco  di  Cortei. 
Taut' affezione  perciò  gli  inoltrò  fempre  il  Duca  Ranuccio  ,  che  nonglichiefe 
grazia  ,cliennn  refaudide.animandoloei  (ledo  alle  volte  a  dimandargìine  ,  co- 
me fé  allora,che  foccrail'e  dall'ira  di  Sua  Altezza  il  Pittor  Pifanelli ,  implorando- 
gli, ed  ottenendogli  eilLdo  il  perdono  ,  ed  allora  che  liberò  vngià  fenten/ia- 
to  a  morte ,  buctandofi  ei  ginocchioni  auanti  a  quel  Serenillìmo  ,  che  gli  rifpo- 
fe:  a  M.  Cefarenon  p  )terfi  negare  grazia  per  grande  che  fi  folfe,  ficuro  altresì 
che  di  chiederne  di  limili  s'alerrebbe,  non  lo  permettendo  la  retta  Giullizia, 
e  il  debito  di  vero  Principe.  Volle  la  UuchelTa  veder  fua  moglie,  che  fu  la  Si- 
gnora Caterina  Bertelli ,  e  fattala  trattenere  più  giorni  in  Corte ,  e  condurre  a 
vedere  le  cofe  più  infigni  della  Cittd,  la  rimandò  regalata,  e  contenta.  Colà  fe- 
ce i  fuoi  maggiori  guadagni ,  onde  s'acquillò  vna  cafa  dietro  S.  Maria  Maggio- 
re, eh  e  dalla  parte  di  dietro  rifguarda il  fiume  Reno,  oue fi  facean  none  pigio. 
nantijSc  in  tutto  cauauanfidugento  cinquantalirel'anno.'vn'altra  picciola  con- 
dotta inenfitioifidalle  RR.  M.M.diS.Gio.Battifia.e  però  predo  a  quelle,ou'era- 
no  quattro  pigionanti ,  e  cauauanfi  ottanta  lire  di  fitto ,  e  non  so  qual  terreno, 
che  dallo  iklio  poi  fu  alienato  e  riuenduco. 

Io  di  tutto  quefto  ho  notizia,  perche  ellendo  di  lui  reflato  vn'  vnico  figliuolo, 
per  nomeGuifeppe,  nato  di  Febbraio  del  1590.  che  fu  Sonatore ,  &vnods' 
piùbraui  Leucilli  ,che  vfciilero dalla fcuola  de'Picinini  Bologncfi,ondeand;;to 
a  Roma,  fu  per  lafua  vircùprefoin  Corte  daD.  Pompeo  Colonna  Principe  di 
Gallicano ,  con  prouifione  di  quaranta  feudi  il  mefe  ben  pagati ,  e  la  parte  ;  ef- 
fendo  quelti  venuto  a  morte ,  con  lafciar  erede  vna  tale  Signora  Cleria  fua  mo- 
glie,trouandomi  in  quel  tempo  in  Roma,  e  diritorno  in  Patria,  volle  in  tutti  i 
modil  Eminencifs.Sig.Card.Co!onna  appoggiarmi,  intitolo  di  carità,pef  qual- 
che tempojl'agenzia  de'fudetti  beni  fpetcanti  a'  tìgli  pupilli  del  mortce  di  que- 
fla  mol  :o  fpiritofa  vedoua ,  erede  fiduciaria  e  tutrice . 

Fra  gli  altri  partu'oUrinonèqii  da  tacerfi,chcmidièqiiefla  Signora  le  chia- 
tti di  vn  certo  camerino  della  cafa  grande,  che  dalla  partenza  delfudettoSig. 
Ciureppe  dABoiogiu  raaipiùeutlatoapetco,  chiufouiiaefiatuccololludio 

4ci 


CESAT.E  "BAGLIORE,  549 

del  gii  morto  fuo  padre.  Trouai  in  eflb  quattro  caffoni  :  in  vno  eri  gra-i  quan- 
tità di  fpoiueri  >  e  di  cartoni  ài  molti  lauori  da  lui  fjtti  in  diuerfe  occafioni ,  c-» 
tutte  k  più  famofe  llampe  ,  che  fino  a  qiii'giorni  vfcite  fofl'ero  in  luce  , lega- 
te in  più  iibrijdel  Buonmartino ,  d'Alberto  Duro ,  d  Altograuio  ,  di  Marcanto- 
nio ,  di  Ago/lino  >  e  di  quanti  altri  hanno  mai  con  fama  adopraco  il  bollino. 
Era  pieno  l'altro  di  pennelli  j  e  di  colori,  cioè  terre  d'ogni  forte,  malFmedi 
verde  di  miiirera,  la  più  preziofa  che  anticamente  (\  auefle ,  eflendolì  oggi  per- 
duta la  vera  e  buona  .  Sacchetti  di  cuoio  pieni  di  bi-uni  d' Ini^hilterra ,  che-» 
allora  tanto  s'vfauano,  feruendo  a  freTco  per  la  lacca;  di  verdetti  finiiiìmi  ,e 
d'azzuri  di  Spagna ,  così  viuuci  j  e  fottili ,  che  il  Sirani  medefimo  vi  s' ingannò» 
e  li  prefe  per  oltramari  alla  prima.  Nel  terzo  ftauano  molti  rtromenti  da  riato, 
Ja  fua diletta  L'ra,  e  paelìdi  Fiandra  a  tempra  inuolti,ede'quali,  come  diflj> 
feruiujfi,  qualora  a  rapprifentarne  prendea, imitandoli;  K  nel  quarto  tutte  le 
parti  delcurpo  humano,modeileggiate»piccÌGleaiTaipiu  del  naturale,e  di  ter- 
ra cotta  ,•  l'orecchione  d'Anodino ,  le  mani  del  S.  Giacinto  di  Lodouico ,  e  Ia_» 
tefla  della  fua  Madonna  ;  l'altra  tellina  detta  la  fauorita  de'Carracci;allor3  tan- 
to rara,  oggi  così  famigliare  ad  ogni  Amanza  >  ed  altre  molte  cofe,  che  d'ordine 
e  per  mandato  della  Signora  po.le  in  vendita,  vedute  da  Flaminio,  dal  Bolo- 
gnini, e  dal  Sirani,  di  qucft'vif.mofuron'comprate,  e  mandato  il  denaro  a  Ro- 
ma .  Vi  fi  mandarono  anche  tredici  pezzi  di  quadri ,  ch'erano  attaccati  ai  mu- 
ro ,6  fri  quelli  vn  0^111  iRmo  ritratto  di  Tiziano  ,&  vnagran  tela  rotolata,  oue 
s'era  dipinto  da  fé  lielToCefare,  grande  del  naturale,  &  in  atto  di  federe  allo 
trepiedi  ,e  di  lontano,quando  pingendo  egli  la  porca  di  Galliera,  perla  venuta 
a  Bologna  di  Clemente  Octauo,  cadendo  giù  dal  ponte,  per  grazia  di  Dio  e 
della  Vergine  Madre ,  non  ebbe  mal  alcuno  ,a  (egno  che  rizzatofi  fubito  ,  fcof- 
fafi  con  !e  mani  la  poluerc  da  capelli ,  e  da'  panni ,  rifalite  le  fcale ,  era  tornato 
con  gran  quiete  a  lauorare ,  come  fé  nulla  (lato  folle,  allora  che  fu  ftimato 
morto;  onde  hò.cr»rdutofenjpre,chc-  fofle  vnapagliuola  pervn  voto  allora  da 
lui  fatto.  Non  conofceua  egli  paura,  e  quanto  aniinofo  nellauoro,  altrettan- 
to arrifchiato  ne'pericoli.iiitraprendeua  ripieghi  che  fpauentauatio.  Raccon- 
tauo,  come  finita  qualche  opra  a  flefco,  eh  t  da  lui  r^uardataa  bado,  mancar- 
gli qualche  cofa,e  con  pochi  colpi  poter  fouuenirfi  a  lui  parelTe ,  leuati  i  pon- 
ti jòfopravna  fcaladaogni  capo  a  qualche  corda  raccomandata,  òfopravn' 
afl^e  fuori  di  vnafineftra  fporta,e  da  duo'garzioni  fedentiuiper  di  dentro  fopra 
contrapefata ,  non  temea  foftenerfi,  efoddisfarfi.  Di  qual  tempo,  &  in  qua! 
luogo  morillccome  noncurai  di  faperloal:ora  dal  fig!io,nonc(1endomi  imma- 
ginato mai,  perombra,  douetfcriuerequefie  Virc,  così  dopoi  che  n'ho  auuto 
dibifogno,non  ho  trouatochimelofappia  ridire  :  crede  il  Colonna, e  pargli 
auerioiiirefoda'fuoi  Maeftri,che  i  fuoi  giorni  finiffe  in  Parma  alfenu'giodi 
quelle  Altezze.  Lafciòil  fudetto  figho,  &  vna  figlia  già  fatta  Monaca  in  quel- 
la Città ,  dorata ,  dicono ,  da  quella  Ducheda,  e  che  faJfamence  certo ,  ha  fem- 
ore vdltO  dite  il.  HidcccaColonnax  cncrlUu.vnicax  Coerede  del  padre  j  autori'- 


Sso  P  ART  E    SECONDA 

ào  egli  auuto  il  fudetto  figlio ,  col  quale  ho  io  traccato  in  Roma ,  e  maneggiato 
i  fudetci  beni  paterni ,  che  riteneua  anche  in  Bologna ,  oltre  vn'  afTai  buona  vi- 
gna da  lui  ftefloacquilUcafi  in  quelle  Campagne.  Suoi  allieuipuò  dirfi  effec 
Itaci  il  Dintone ,  lo  Spada  >  ed  altri  frefcanci  di  que'  tempi ,  che  anche  ragazzij 
e  garzoni ,  gli  macinarono  i  colon ,  compofero  le  melhche ,  nettarono  i  pen- 
nelli :  mi  in  particolare 

LORENZO  PISANELLI  fudetto,  che  fi  fece  poi  così  fondato  nell'Archi- 
tettura, e  Profpetciua,onde  ad  altro  non  attefe  che  alla  quadratura,  e  neriu- 
(cì  valentuomo  .  In  vna  mutadifceneche  fece  al  Duca  R:inuccioi  die  tanta 
foddisfazione ,  the  S.A.  fé  ne  valfe  poi  femprc  in  ogni  occorrenz  j,  affignando- 
gìi  vna  prouifion  menluale  fopra  le  fabbriche ,  e  Fortezze  di  quello  Stato  ;  ma 
perche  alla  fupetbia  naturale  (  per  prcgiarfiei  ben  naro,  e  fratello  di  quei  Me- 
dico Pifanelli,  ch'era  in  tanto  credito  >  ed  auea  dato  alle  lìampe^ aggiunta  l'ac- 
cidentale della  flima  di  lui  fatta ,  e  della  fua  fortuna ,  volle  ffrappazzare ,  e  per- 
cuotere fin  dentro  le  itanze  di  quella  Corte  vn  Minilho ,  cadde  in  difgrazia-.. 
Fuggitofene  in  B  )logna  j  ancorché  più  volte  il  Baglione  s'interponefle  per  ag- 
giullarlo,  ed  implorargli  il  perdono,  mai  non  volle  fapern'altro  ,•  e  perche  l'vlti* 
ma  volta  gli  ne  fetide ,  efortandolo  tornare  a  Parma ,  che  al  tutto  fariafi  dato 
feflo  ,  con  fuo  vantaggio  e  foddisfazione ,  tale  anco  effendo  il  gulto ,  anzi  il 
comando  di  S.  A.  egli  più  reltio  ,  negò  allolutamente  di  farlo  ,  gli  lo  mandò  il 
Cardinal  Giuftiniani ,  Legato  allora  di  Bologna ,  con  protefta  e  dichiarazione, 
che  quando  volontariamente  cola  portato  non  fi  fofl'e  ,  gli  l'anrebbe  mandato 
per  forza  &  in  catene ,  così  tenendo  ordine  da  S.  A.  Inui  indoui/ì  dunque  come 
ferpe  all'  incanto ,  tutto  pieno  d' apprenfione  e  timore  ,  quando  cola  fu  gion- 
tOjnon  lo  volle  vedere  ,  ne  fentirne  parlare  il  Duca  ;  &  al  Baglione ,  che  lo  fup- 
plicaua  del  perdono,  allora  chegenufleffo  e  piangente  fé  gli  folle  gettato  a' 
piedi, glie  lo  concede  ,  con  ordine  però  che  non  fologli  capitafledauanti.ma 
che  in  termine  di  tré  bore  douede  trouarfi  giù  del  fuo  Stato  ,  fotto  pena  della 
tefta.  Io  non  mi  tratterò  nella  fua  vita,  ne  riferirò  quanto  pinge(]e,  pernon 
efser  egli  flato  Capo  di  fcuola  ,nè  Maelko di feguito, ancorché  brano,  come 
appare  da  ciò  che  dipinfe  nel  Confeliìo  di  S.  Michele  in  Bofco ,  ma  m  partico- 
lare (quando  l'aff-zione,  e  il  proprio  interefse  non  m'inganni)  dalla  Sala  che 
tutta  dipinfe  fino  in  terra  nel  noftro  famofo  palagio  aPanzano,  faccndonifar 
le  figure,  cioè  que' bei  ritratti,  aScipionBagnacauallo,  ordinario  Tuo  compa- 
gno, e  figuriila.  Ardì  colfui  taluoltadi  competere  col  fuo  Maeftro,  macon 
poco  fuo  onore,  per  non  dir  vergogna  ;  perche  fé  bene  tiraua  egli  ài  linee  mi- 
rabilmente ,  e  con  vna  nettezza  ch'era  impareggiabile,  &  intendeua  ben  le  re- 
goleei  fondamenti  della  Profpettiua,  non  era  poi  così  copiofo&  vnmerfalcj 
come  ilBaglione,  maifimenon  fapcndo  far  figure,  oue  confilte  il  maggor  fa- 
pere  ,  e  la  difficoltà .  Ananzandolo  poi  nella  profertìone  Dentone,  e  lo  Spada, 
datifì  ad  imitar  più  il  vero  nella  quadratura ,  e  di  più  ad  arricchirla  d' intagli  ,  e 
baffi  riheui ,  reftofsene  egli  poco  adopraco  colla  fua  maniera ,  che  cominciò  il 

Popo; 


L0REJ7:  PIS ANELLI  E  GIO.  STOGALI     551 

Popolo  chiamare  all'antica  ;  onde  ridottofi  in  poco  buon  fiato  nella  vecchiaia, 
per  non  venire  più  porto  in  opra  j  gionfe  a  tanta  miferia  >  che  reputaua  fomnia 
grazia  feruir  quefti  per  facitore .  Gionfe  a  tanta  pouertà,  che  mortagli  ia  mo- 
glie >  non  folo  la  lafciò  portare  alla  fepoltura  gratis,  con  la  flefsa  zimarra >  che 
teneua  in  cafa, ma  quella  fattale  leuar  d'indofso,  e  feppellire  in  camicia  jla_» 
ferbò  alla  figlia ,  che  forzata  dalla  fua  belìiahta  a  vcHirlene  j  contro  fua  volontà 
& auuerfione,  tanto  (paucnto  fé  ne  prefe,  che  ne  rimafe  indemoniata.  Vn_i 
altro  fiì 

GI0VANM[  STORALI  figlio  di  vn  Barbiere,  ch'altro  non  fi  può  dire  eredi- 
tafse  dal  Maeltro,che  lapreitezza  e  velocita  ,  onde  rimafe  huom  dozzinale 
nella  quadratura ,  alla  quale  fola  attefe ,  come  ad  vna  delle  parti  più  facili  che 
battali  pennello, appoggiato  fe.npre al compafso,  e  alla  riga  :  Eravnicopcr 
fare ,  in  occafioni  di  fceae ,  e  di  fiite ,  del  lauDro  afsai  ;  e  mandandolo  Gabriel- 
le Firra'itini  a  fare  la  quadratura  d'vn  fregio  ad  vna  ftanza  in  cafa  Buglioli ,  ac- 
cordandoli in  trenta  lire,  v'andò  la  mattina  di  vn  giorno,  e  l'ebbe  finito  quella 
dell'altro,  con  danno  dell'ilklso  Gabrielle,  al  quale  que'  Signori  vollero  in  al- 
tre occafioni  dar  meno  aflfai,  col  dire  che  molcoprelto  ei/e  ne  fpicciaua.e,* 
guadagnaua  troppo  denaro,  e  con  doglianza  dell'  iftefso  ,  che  fgndandonelo, 
folca  poi  dir  fuore ,  che  lo  Storali  aurebbe  volfuto ,  fé  pofsibil  flato  fofse  ,  po- 
ter dipingere  tutto  il  Mondo  in  vn  giorno  ;  altro  di  buono  non  auendo  ritratto 
dal  Baglione  che  la  velociti, anche  altrettanto  maggiore  ,  quanto  inferiore  di 
fondamento,  e  fapere. 

E  qui  terminaremo  la  Seconda  Parte  di  quefic  noftre  Vite ,  nel  terminare  an- 
cora di  quefto  intero  Secolo  ,  che  olTeruiamo  fcorfo  da  Francefco  Francia  ap-- 
punto  fino  a' Cartacei;  e  dentro  il  quale  nacquero,  ed  operarono  gli  Artefici, 
de"  quali  fin'hora  abbiam  fcritto  ;  e  che  furono  ,  non  può  ncgarfi,  valentuomini, 
ma  non  in  modo ,  che  molto  non  reflalTe  a  defiderarfi  alla  totale  perfezion  dell* 
Arce .  Come  in  Roma,  morto  Rafielle ,  colà  cadect'  ella  ne'  fufeguenti  pofcia^. 
Maetlri;  così  in  Bologna  col  mancar  del  Bagnacauallo,  e  più  poi  nell  aflcntarfì 
perfempreda  ella  il  Primaticcio,  paflato  in  Francia,el  ribaldo  in  Jfpagna,  died* 
ella  vn  si  confiderabil  tracollo  ne'gid  narrati  Pittori ,  che  pratici  troppo,  &:  idea- 
li ,  colorirono  altresì  fiaccamente  ,  e  con  poco  fangue  \n  carne .  La  fcuola  folo 
di  Venezia  fu  quella  che  feppefoftentarfi  ,  ne  s' infiacchì  col  mancardi  Tizia- 
no ,  ch'anzi  più  robufta ,  e  gagliarda  nel  Tentoretto ,  e  nel  Pa'ma  parue  auuan- 
zarfi ,  e  grandeggiare .  Non  recarà  dunque  flupore  fé  i  noflri  Carracci ,  che  alla 
Terza  Parte daran  degno  principio,  non  contenti,  più  de' fudecti  paefani  lo- 
ro,o(Teruare  dopo  il  Bagnacauallo  il  Tibaldi,  paflarono  anche  a  Venezia,  e  nella 
Lombardia ,  per  a  noi  riportarne  per  la  cadente  Pittura  vn  nuouo  foftegno ,  o 
vero  rinforzo ,  che  all'  Arce  poi  dalle  ogni  compimento  e  perfezione . 

Jlf^ine  della  Seconda  Parte . 

FEL- 


DELLA 


E  L  S  I  N  A 

PITTRICE 


^  JARTE  TERZA. 


Yy 


( 


LODOVICO  CARR.ACCI 


AGOSTINO  CAR,RACCL 


i 


ANNIBALE  CARR.ACCL 


I 


D  I 


LODOVICO 
AGOSTINO 


E    T 

ANNIBALE 

CARRACCI. 

f*J  e«3  &*3  HJ4  £4*  H&3  i«K  £*3- 

E  COSÌ  poetica  non  mi  fembralTe  la  per  altro  ingegnofa 
introduzione,  che  alia  Vita  di  Miciielangclo  antepofc  il 
Vafari,  quando, ad  efempio  de' Poemi  Eroici,  tolfe  an- 
ch' egli  a  figurarci  :  Che  il  benigniffimo  P^ettor  del  Cielo  vol- 
gere clemente  gì  '  occhi  alla  Terra ,  e  veduta  la  vana  infittiti 
di  tante  fatiche  ,  gì  '  aidcntiffìmi  (ludi  fenT^  alcun  frutto,  e  la 
L  opinione  profontmfa  de  gl'huomini  affai  più  lontana  dal  ve- 
'  roy  che  le  tenebre  dalla  luce ,  per  cauarci  da  tanti  errori,  fi 
tdifpo')e(ie  mandare  in  terra  vno  fpirito  ,  che  f:jfe  habile  operando  à  mostrare  ,  che  co- 
fa  fbjfela  perfettion  dell'  arte  del  dtfegno  nel  lineare,  dmtor tiare,  ombrare,  e  lumeg- 
giare, per  dar  rilieuoaUe  cofe  della  pittura  &c.  quanto  mai  bene  al  lìofìro  Lodo- 
uico  anch  'e(Ta  applicar  fi  potrebbe,  già  che,  come  chiara  è  l'euidenza ,  così 
coflante  è  l'opinione ,  eh'  egli  de'  Cartacei  fofse  il  primo ,  che  alla  gn  vacillan- 
te Pittura  porgeflc  fido  folfegno,  e  da  gì'  imminenti  danni  ,  e  ruine  felice- 
mente riparar  la  fapefse  !  Egli  fu  che  a  quel  vaneggiaute  fecolo  j  che  al  piiì 

per- 


553 


P  A  n  T  E     TERZA 


perfetto  fuccefse  j  coraggiofaraente  fi  oppofe»  e  da' comuni  malori  di  (Quel- 
le fallaci  maniere ,  che  la  bella  Profeffione  tanto  innalzata  d'opprimere  ardi- 
rono ,  liberandola ,  nel  primiero  vigore  riporla  non  folo  volle  ,  che  ad  vno  fla- 
to anche  pili  perfetto  ,  e  fublime  ad  auuantaggiarla  fi  accinfe .  Da  tutti  i 
migliori  il  meglio  togliendo,  fi  vidde  con  facilità  non  più  vfata,  egradita_i» 
formarne vnbreue compendio,  anzi  vn  preziofo  eflratto ,*fuori ,  &  oltre  del 
quale  poco  più  che  bramare  a  fiudiofi  refìafsej  ed  accoppiando  infieme  ed 
vnendo  con  la  giuflezza  di  Rafaelle  la  intelligenza  di  Michelangelo ,  ed  a  que* 
ft'  anche  aggiongendo  col  colorito  di  Tiziano  l'Angelica  purità  delCoreg- 
gio ,  venne  di  tutte  quefle  maniere  a  formarne  vna  fola  ,  che  alla  Roma- 
na f  alla  Fiorentina  ,  alla  Veneziana  ,  e  alla  Lombarda  che  inuidiar  noti^ 
auefse . 

Nacque  egli  l'Anno  dinoflra  falute  1555.  ed  in  quel  tempo  appunto  ,  nel 
qu  ale  i  feguaci  &  allieui  delle  fudette  Scuole,  non  so  per  quale  fupina  ignoran- 
za, ò  vana  temerità,  da'  Capi  di  quelle  ,  anzi  Maeltri  loro  ardirono  di  allonta- 
narfi;  e  cercando  vn  altro  modo  &  vn  diuerfo  fare,dieroin  vndifegno  de- 
bole ,  per  non  dir  fcorretto ,  in  vn  colorito  fiacco  e  dilauaco ,  in  vna  certa  ma- 
niera infomma  lontana  dal  verifimile,  non  che  dal  vero  ,  totalmente  chimeri- 
ca, &  ideale,  ancorché  per  altro  poicopiofa,e  troppo  fors' anche  rifoluta.». 
Furono  qucfli  il  Saluiati ,  i  Zuccheri,  il  Vafari,  Andrea  Vicentino ,  Tomafo  Lau- 
reti ;  e  de' noftri  il  Samacchino,  il  Sabbatino,  il  Caluarte ,  i  Procaccini,  cfi- 
mili,  che  lafciando  l'imitazione  dell' antiche  Statue, non  che  d'vn  buon  natu- 
rale jtotalmente  nella  loro  immaginatiua  fifondarono,  e  ad  vn  certo  fare  sbri- 
gatiuo ,  e  affatto  manierofo  s' applicarono .  Tale  per  auuentara  fii  anch'  egli 
PrcfperoFa(itana,del  noftro  Lodouico  primo  Direttore  e  Maeftro,  che  non 
fcoprendo  fulle  prime  nel  Difcepolo  quel  furore  e  quel  rifchio  ,  ch'era  fua  pro- 
pria dote  ,  non  fé  della  pefatezza  più  torto ,  e  moderazione  del  giouane ,  atta 
poi  per  altro,  come  fi  vidde,  alle  fatiche,  e  ad  vnbenfondatoIludio,quel  con- 
cetto che  doueafij  anzi  per  tale  appunto  naturai  ponderazione,  e  lentezza»» 
gionfe  a  configliarlo  taluolca  ad  abbandonar  quella  profeflìone  ,  alla  quale  non 
fi  vedeua chiamato  dalla  Natura.  Altrettanto  poi  fi  ha  che  gli  confermafTc-» 
Giacomo  Robulti,  dcttoilTencoretto,  che  a  fuo' tempi  anche  viusua,  e  eh' 
eglifùariuerire,  inoccafione  d'cflerfi  trasferito  a  Venezia  ad  o(Ieru;ir  l'opre 
fpauentofe  di  quel  grand' huomo  non  meno,  che  ad  ifiudiar  fulle  famofe  del 
gran  Tiziano;  poiché  moflrandogli ,  così  da  elfo  ricercatone ,  le  Aie  fatiche,  in 
difegnar  l'opre  rinomate  di  quella  gran  Scuola  ,  Tenti  da  lui  dirfi,  non  efler  tg!i 
nato  coji  sì  pronta  difpofizione  a  queft' Atte ,  che  meglio  per  lui  non  fofie  flato 
l'applicarfi  ad  altro  cfercizio'.  Riferiua  il  Sig.  Guido  ciòaucr  più  volte  intefo 
dalla  ftefia  bocca  di  Lodouico,che  di  più  ad  vn  tal  raccóto  aggionger  folca  l'ac- 
cidente giocofo  in  ciò  prima  occorfo,  efù;  the  affacciatofi  egli  nelfoquel  beli' 
vmore  al  balcone ,  allora  che  buOTando  Lodouico  alla  porta,  ed  interrogato  chi 
add^naandaficiinfidua  di  veder  il  Sig.  Giacomo^  erafi  fencito  da  quello  rifpondc- 
^'■-    '      '  '  ,  "     re,    ' 


LODOV,  AGOST.  AJ^WB.  CATttACCl,      S59 

re,  \6  miraffe  bene,  efler'  egli  quel  deflb,  indi  chiuderfi  la  fineftra  in  faccia ,  onde 
confufo  egli  intalguifa ,  come  rchernito  diparciuafi,  quando  itnprouifamence 
dallo fteflTo apertagli  la  porta,  richiamato,  graziofamence  iiirrodotco,  &  ac- 
carezzato ,  con  vna  comune  rilata  erafi  terminato  vn  tale  fcherzo. 

Studiò  dunque  Lodouico  quanto  mai  huom  potefle,  e  come  quel  campo  che 
pernaturafterilejarorzadi  replicata  coltura,  può  con  l'Arce  reuderfi  fertile, 
così  da  detti  configli  maggiormente  picco ,  ed  impegnato ,  volle  che  alla  natu- 
rale durezza  fupplifce  la  coltante  fatica,  onde  opra  non  fu  di  valentuomo  non 
folo  in  Patria,  ma  fuore  anche  di  quella  ,  che  oireruare,e  difegnar  non  volelfe; 
poiché  pafTato  a  Firenze ,  e  poftofi  fotto  il  Paffignano ,  fulle  amorofe ,  e  corret- 
te d'Andrea  del  Sarto  f^rmollì:  trasferitofi  a  Parma ,  alle  graziofe  del  Parmi- 
giano ,  che  tanto  gli  piacque,  e  alle  diuine  del  Coreggio  tutto  dedicoffi  :  itofene 
a  Mantoua  fulle  terribili  di  Giulio,  e  le  fciencifiche  del  Primaticcio  fece  fiudio; 
e  finalmente  a  Venezia ,  come  Ci  è  detto ,  li  fuoi  compici  efercizii  raccolfe ,  co- 
me  di  tutti  n'  abbiam  più  volte  veduti  i  difegni  prefso  il  Bonafoni ,  D.  Gio.  Pao- 
lino ,  il  Brunetti ,  il  Sirani ,  D.  Luca ,  &  oggi  anche  qualche  memoria  ferbafene 
nelle  fuperbe  raccolte  de'  Screniflimi  di  Tofcana ,  e  di  Modana ,  oltre  le  molte 
chedanoimoftrarfipoffono.  Da  tutto  ciò  cauafi  le  famofc  Statue  ,  e  i  bei  di- 
pinti di  Roma,per  ben  incamminarfi>elTere  a  vederfi  neccltarii  fecundim  quid,  & 
ad  bene  effe  iditQhbcio  inofiri  La.Lìni,nonfimpliciter,  &  abfoluté;  confirmando 
l'efperienza,  poterli  dare  vn  buon  Pittore,  ancorché  coli  non  abbia  facto  i 
fuoiftudii,  ma  de' foli  dipinti  di  Lombardia,  di  Venezia,  e  d'altri  luoghi  fiafi 
contentatcancorcheil  contrario  tante  rolte  nelle  fue  Vite  cerchi  perfuaderci  il 
Vafari,  per  far  pur  credere,  che  fuori  dell 'opre  del  fuo  Michelangelo,  e  quelle 
di  Rafaelle ,  altro  non  vi  fia  al  Mondo .  Certo  che  Lodouico  mai  vidtje  Roma, 
fé  non  quanto  poco  vi  fi  fermò  in  età  vicina  alla  vecchiaia ,  e  già  gran  Maeftro, 
come  fotto  diraffi  j  e  quel  fare  Statuino  non  era  tutto  il  fuo  genio ,  come  altresì 
tutto  non  lo  fi  era  quella  inerudita  femplicità  Lombarda  ;  ma  cercaua  vn  milto, 
che  né  l'vno,  né  l'altro  fo(fe,e  dell' vno  e  dell'altro  parcicipalTe  .  Qiiindi  a  prin- 
cipio lafciato ,  come  fi  difse ,  Profpcro ,  dicdefi  da  fé  ftefso  ad  ofseiuar  le  beile 
oprede'duo'paefanifràgli  altri, quelle  del  Bagnacauallo,  pe 'i  colorito,  d 
quelle  de! ribaldi, per  Io  difegno;  perche  toltofi,  come  altroue  fi  difse,  ilpti- 
mo  ad  imitar  Rafaelle,come  non  gionfe  alla  giuftezza  di  quello ,  lo  potè  ben  poi 
Superare  in  vn  certo  morbido ,  e  carnofo  Lombardo ,  che  in  quel  diuino  Artefi- 
ce reftò  folo  a  defiderarfi  ;  ed  il  fecondo,  battendo  la  via  di  Michelangelo,  ft» 
arriuaco  non  era  alla  terribilità  di  que'  contorni ,  aueua  però  fapuco  moderare 
con  tanta  grazia,  e  facilitare  con  tal  discrezione  quegli  arrifchiati  rifalti,  che 
folca  chiamarlo  perciò  Lodouico ,  come  altroue  fi  difse  ,  il  fuo  Buonaroci  ri- 
formato. Conia  (corta  dunque  di  quelli  incamminoflì egli  prima  al  formare  la 
fua  fiudiata  maniera ,  nella  quale  s'alBcurò  poi  totalmente ,  e  fi  perfezionò  ful- 
fcoprefudctte  del  Sarti,  del  Primaticcio,  del  Coreggio,  di  Tiziano,  del  Parmi  = 
giano  ;  onde  tornat®  a  Bologna  ;  e  datoli  ad  oprar  da  fé  folo  »  moftrò  vno  fpic- 

co,   ' 


S6o  P  J  7^  T  £     r  E  -R.  Z  A 

co,  &  vn'auartzamento  sìgr3nck,chcfù<Jinon  minor  mortiiìcazione,  cho 
marauiglia  a  Profpero ,  e  fuoi  feguaci ,  quali  perche  prima  »  quando  con  ciu  loro 
focto  ilMaeltro  difegnaua>foleiiaii  chiamarlo  il  bue  ,  ebbero  a  dire,  efsercvn 
bue  )  che  col  pigro  fuo  moto  pafsaua  tucci,  &andauaauanri  ad  ogni  altro  ;  fi 
come  anch'  ci  l'Angelico  fé  poi  conofcerfi  per  quel  bue,  che  die  per  le  Scuole 
così  alti  muggiti  j  ea'giorni  nollri ,  e  più  a  propoiìco  >  fu  il  Cortona  quella  tefta 
d'afino ,  ch'afinifè  relTar  tutti  que'  condifcepoli ,  che  nella  kuola  di  Baccio  co- 
sìa  principio  il  chiamauano. 

A  q-ierto  poftoerafì  auanzatoLodouiccegiicominciaua  a  godere  il  pre- 
mio de'fuoi  fudori,  poiché  del  ritratto  de'  fuoi  dipinti  non  folo  a  fé  ftelTo ,  ma 
atutta  la  famiglia  faceua  già  fentire  gioneuoli  effetti.  Il  Padre  anch' egli ,  che 
nominoflì  Vincenzo,  e  che  prima  all' efeicizio  del  Macellaro  attendea,  inge- 
gnauafidi  trouar  ricapito  a' lauori  del  Figlio,  proponendone  a  gli  amici,  e-» 
mandandone  ad  eficarfi  ne'Caftelii ,  eCittàcirconuicine.  Aiutauafi  ancora  per 
via  d'Antonio  fuo  Cugino,  huom  dabbene,  e  molto  dimeibco  colla  Nobiltà, 
e  co' Cittadini,  cheferuiua  dell'Arte  fua,  eh' era  del  Sartore  ;  poiché  infinuan- 
do  loro  qualche  opra  de!  giouanetto  nipote ,  interponeuafi  poi  per  mezzano, 
perche  veniflcro  ben  feruiti ,  in  poco  tempo ,  ed  a  prezzo  amoreuolc .  Troua- 
ualì  anch' egli  fra  gli  altri  duo' figli,  che  alla  Iteda  profelljone  (in  da  principio 
moltrando  Itraordinaria  inclinazione,  come  che  altro  maifaceffero,  che,c-» 
nella  fcuola  di  grammatica  fui  margine  de'libri  ,e  fuori  di  quella  fu'muri  fcarab- 
bocciar  da  fé  rteifi,a  periuafìone  di  Lodouico,per  la  (telTa  via  incamminati  ausa. 
Leuando  AgoftinOjCh'era  il  maggiore,  dall'Orafo,  oue  nella  operazione  del  bol- 
lino egregiamente  portauafi ,  porto  aueualo  fotto  queir  illeffo  Profpero,del 
nipote  ancora  primo  Maefìro.  L'altro,  che  chiamoflì  Annibale,  predo  di  fé 
ritenne  Lodouico ,  perche  d' ingegno  viuo  troppo  ed  animofo ,  conobbe  auer 
più  bifognodi  moderazione  e  di  regola,  che  di  queir  ardire  e  velocità,  che 
iottoaquelrifolutoPixtoreacquiftarfolo  fi  potea .  Nemico  par  troppo  della 
fatica,  inclinando  ad  vn  certo  fuperficiale,che  a  prima  vilìa  appagalTe,  altro 
non  curaua ,  la  doue  Agoflmo,  non  mai  contento  di  ciò ,  eh'  anche  fenza  errore 
opraua  ,in  cercar  fempre  vn  più  perfetto  e  fingolarc  fìranamente  inquiecauafi. 
Gran  dhicrfità  di  genio  in  non  diuerfa  elezione  di  l^udio,  e  di  profeflìone .'  Ago- 
ftino  timido  nell'Arte, e  guardingo  ;  Annibale  coraggiofo  al  contrario ,  e  fprez- 
zantc  :  quello  le  diifico  Ita  più  fcabrofe  incontrar  fempre ,  per  aliìcurarfene  ,  per 
fuperarle  j  quello  con  bel  ripiego  fcanfar  fempre  gì'  impegni ,  per  non  iftinchir- 
uifi  dentro,  per  non  impignrfi  :  ilpnmo  diligente,  e  ricercato;  l'altro  com- 
pendiofo ,  e  facile  ;  e  pure  ambiduo'  d'vn'  illeffo  corpo  vfciti ,  del  mcdefimo  pa- 
dre figliuoli ,  inlùm  nudriti  &  allenati.  Diuerfità  cuttauia  così  a  loro  profitte- 
uole,  che  fenza  di  efla  non  fodero  mai  per  edere  gionti  a  quella  eltrema  perfe»» 
2Ìone,achearriu3rono;  perche  fé  le  contrarie  cofe  con  le  contrari  fi  mode- 
rano, e  fi  correggono,  della  propria  dote,  con  ifcambieuoie  partccipaziono» 
l'vno  dell'alerò  al  biiogno  fouueuir  ben  poteua. 

Tale  ■ 


WDOV.  AGOST,  ET  J'NNm  CAIACCI,     j^i 

Tale  per  rappunto  di  Lodouico  fu Tempre  1"  intenzioncj  cioè  dVfiirli  vn  gior- 
no infìems,  ed  opporre  la  diligenza  d'Agoftino  alla  impazienza  di  Annibale  ,e 
la  prontezza  di  Annibale  alla  timidità  di  Agoftino  :  diffj  dVnirli  vn  giorno  >  cioè 
quando  più  aflodata  l'eri  >quefta  infegnaHe,  e  perfuadelTe  loro  1"  vtilità  dell* 
vnione»c'l  benefìcio  della  conferenza,  moftrandofi  per  altro  difcordi allora 
Tempre  >  e  garofi»  come  che  Annibale  femplice  più  torto,  ed  aperto,  camminan- 
do alla  buona  .nonpotefifeaccomodarfiin  verun  modo  a'  coftumi  del  fratello, 
che  ftnngato, ed  accorto, della  fua bontà  prendeuafi  giuoco  :  il  perche  Lodo- 
uico li  volle  anche  per  ciò  feparati  a  principio ,  per  ifneruare  almeno  ,  fé  non^ 
{radicare  affatto quell'auuerfione , e  quell'odio  interno,  che  perciò  nato,  col 
fomento  della  continua  pratica  farebbefi  troppo auanzato,  ed  incancherito: 
fperò  egli  che  il  tempo ,  la  neceflìta ,  e  l' interefle  ancora  potefle  porgere  a  ciò 
qualche  rimedio, interponendouitgii  di  più  l'autorità  ,  che  a  lui  fopra  diedi 
tribuiua  lafuam'aggioranza,  e  parentela.  Pretendeua  Agoftino,  come  mag- 
giore di  età ,  renderli  anche  fuperiore  di  mento  al  fratello ,  onde  troppo  anda-  . 
uafi  anuantaggiàndo  fopra  di  lui  e  col  confìglio ,  e  coli'  impero .  La  prontezza 
d'ingegno ,  che  in  lui  era  marauigliofa ,  e  la  vana  letteratura ,  di  che  s' andaua 
rendendo  adorno, lo coltituiua  in  vn  porto  riguardeuole.  Non  vi  era  fcienza, 
fh'aluifoffe  nuona,rendendo  buon  conto  delle  maflìme  della  Filofofia,  degli 
affbrifmi  della  Medicina  ,  difcorrendo  fondatamente  delle  diraoUrazioni  Mate- 
matiche ,  delle  ofleruazioni  Aftrologiche,  delle  diuifioni ,  e  lìti  della  Cofmogra- 
fiaj  fapendo  di  Politica,  dlrtoria,  d'Ortografia,  e  di  Poeiia;  componendo  So- 
netti, Madrigali,  e  Seftinc  in  modo,  che  il  Rinaldi  fuo  grande  amico,  auelTc 
più  volte  a  dire, comporre  egli  meglio  di  lui,  e  Monlìgnore  Spinola,  Vicele- 
gato,  a  commendarlo  perbuon  Segretario  non  meno  che  buon  Pittore.  Anni- 
bale, che  imparato  a  pena  di  leggere  efcriucre,  era  rtato  prefo  dal  Padre  in 
bottega  per  aiuto,  incaminandolo  nel  fuo  melHere ,  non  aueua  altro  pallaggio 
poi  fatto  che  dall'ago  al  pennello,  inuidiando  nel  fratello  sì  belle  qualità,  non 
trouaua  altro  modo,  che  con  infìnta,  e  prctertodivn  volontario  dilprezzodi 
quelle, fchernirle nell'altro,  beffandonelo,  &  aggiongendo,  efler  purla bella 
cofa  contentarli  de!  proprio  rtato ,  riconofcer"  il  fuo  grado ,  ne  porli  a  grandeg- 
giar più  ài  che  importale  la  naturai  condizione .  Egli  per  fua  parte  appagarli  • 
delìafua  vocazione, eh' era  il  dipingere,  ne  parergli  poco  fé  ciò  gli  riufcifle  : 
non  efler  quefla  vnaproR'flìone  sì  facile,  che  oga  altra  benché  minima,  non 
che  tante  e  tante ,  e  così  difficili  anch'eflb,ammetefl'e. 

Spiaceuano  all' altro  quefte  continue  punture,  e  benché  s' auuezzalTepoia 
<3iflìmularne  il  fartidio  ,non  potewa  non  fentirne  vn'interna  amarezza ,  mallìme 
nel  veder  poi  quanto  cortui ,  badando  a  far  foloquel  che  a  fare  rolcoauea.a 
gran  paffiauuanzatofì,  e  come  vn  torrente  precipitofo,  tirato  feco  ,  e  porta- 
tofi  incollo.ogni  difficoltà,  a  copiar  non  folo  le  pitture  de!  Cugino  fi  folle  inol- 
trato ,  eh' anzi  a  colorirne  di  propria  inuenzione  già  fi  addimerticafle,  Sentiua 
ancora  tuctoildinmprouerarfene  dal  Padre,  lodare  da  elfo  la  fodezzadi  Ai> 

'  Zz  niba- 


i6z  PA7ÌT£TE3t2A 

nibale,e  t'vtilid,  che  folo  arrecaua  alla  famiglia,  non  meno  di  qacllorouue» 
nifie  la  fua  il  Cugino  :  Egli  non  curar' altro,  che  il  cauarfi  ogni  capriccio ,  e  l'at- 
tendere ad  ogn'  altro  efercizio  fuori  che  a  quello,  che  folo  potcua,  e  doueua 
efler  il  fiio  foftcntamcnto :  Spropofìcatamentc  lafciato  Profpero  prima, poi 
ilPaflìerotti,  voler  far  di  fua  tefta,fiudiandohorquefta,  hor  quell'altra  opera 
di  que'  Maeftri,  che  morti ,  non  potean  fare  con  la  viua  voce  la  debita  impref- 
fione  :  Eller  tuttauia  vn  ben  conofciuco  pretefto ,  per  Icuarfi  di  fotto  a  Lodo- 
uico ,  reflarc  in  vna  piena  liberti  ,  per  fpender  poi  il  tempo  in  cattar  compagni, 
cercar  nouelle,  e  fentir  da  queflo  e  quel!"  altro  fcienziato  cofe ,  che  a  lui  poco 
rileuauano  ,  anzi  nulla ,  douendo  accendere  alla  Pittura,  ò  pure  cornare  all'inta* 
glio ,  e  lafciar  andar  le  baie  a  perfone  per  altro  ben  comode ,  e  sfacendate. 

Per  foddisfazione  dunque  del  Padre,  anzi  per  proprio  intcreffe  >  già  che  d'al- 
tro più  fouuenir  non  fenciuafi  che  dell'infelice  vitto,  fi  rifolfe,  ritornando  al 
bollino ,  r  apphcaruifi  tutto  :  e  perche  frequenti  erano  le  occafioni ,  che  in  ciò 
rapprefcntauanlì a  Domenico  Tibaldi, non  menbrauo  Architetto  ,ebuonDi- 
fegnatore,  come  altroue  dicemmo ,  che  neil'  operare  dell'  intaglio  accreditato, 
ftimò  bene  l'aggiuliarfi  con  elTolui  ad  vna  menfual  prouifìone ,  per  poter  libero 
da  ogni faftidio, e diuertimento,  attender  folo  al  foddisfaruifi  ben  dentro, e  al 
pcrfezionarfineldifegno.  Le  prime  cofe  da  lui  tentate,  come  per  faggio,  o 
furono  certi  Santini  fatti  in  eti  di  quattordici  anniCancorchc  dallo  Steffanoni 
mentito  il  millefimo,accrefcendolo  di  molco^  e  labella  tella  di  bue  coronata 
di  lauro  ,  con  le  due  marre  dalle  corna  pendenti ,  rame  primo ,  e  prcpofto  a'  ri- 
ftampati  Simboh  del  noftro  eruditidìmo  Boccino,  in  eti  di  ledici ,  dieron'a  co- 
nofcerealTibaldi,  efler  perpaflar  vn  giorno  e  ben  prcfìo  Agoflino  il  bel  ta- 
glio dello  fteffo  Cornelio  Core,  tanto  allora  famofo,  fi  come  di  gran  lunga  fu- 
peraualo  già  nel!' intelligenza  di  vn  buondifcgno;  onde  non  ebbe  difficoltà  dar- 
gli anche  più  di  che  gli  chiefe ,  e  ritcnendofi  i  foli  rami ,  a  lui  lafciar  libere  le  de- 
dicatorie. Vogliono  alcuni,  che  per  qualche  tempo  trauagliaiTc  ancora  fotto 
r  ift e(fo  Cort ,  e  di  lui  fede  allieuo ,  apparendo  in  molti  rami  di  quel  Macflro  il 
carattere  dello  Scolare ,  maflìme  in  certi  paefi  che  andarono  allora ,  &  anche-» 
vanno  comunemente  fotto  nome,  anzi  forco  la  marca  di  quello,  edalkfrafca 
particolarmente  meglio  alTai  frappata, dicono,  riconofcerfi ;  aggiongcndo» 
che  perciò  ingelofitofene  Cornelio ,  fé  Io  cacciafTe  di  bottega ,  ond'cgli  poi,  per 
difpetto  e  vendetta , fi  ponelTe  a  rintagliare  nello  Oeflo  tempo  opere  che  quello 
imprendeua , come  auuennc  dello  Sponfalizio  di  S.  Caterina , e  S. Girolamo,  ta- 
uola  in  Parma  del  Coreggio ,  e  fimili .  Comunque  fiafi ,  certo  è  che  fri  effi  paf^ 
f  irono  di fgufti, querele  ,  &  anco  minaccie  ;  come  cauafi  da  vna  lettera  dell* 
illedo  Cort ,  trouata  prefso  gli  eredi  et'  Carracci ,  e  che  fra  l'altre ,  che  di  quelli 
ho  rannate  ,  confcruafi  anch'efìfa  . 

Mentre  dunque  Agofiinoandauafi  così  auanzando  nel  taglio,  che  pubblica- 
mente diceujfijhauergia  paUato  ogn' altro,  non  folo  del  fuo  tempo,  ma  ezian- 
dio vguagharfì  a  que" dell'  andato  fecole ,  mafiìo^e  nella  gras  carta  del  famofo 

Prc- 


lODOF.  AGOST.  ET  JJ^WB.  CATfRACCI.     j  (fj 

Prefepe  di  BaldafTarc  da  Siena ,  da  lui  intraprefa  in  età  di  ventun'  anno ,  cho 
correa  voce ,  doucr  rtare  al  pari  delle  più  infigni,  anche  de  gi'  Innocenti ,  anche 
dello  fteffo  Strtgozzodi  Marcantonio,  Annibale  anch'  egli  nello  Aeffo  tempo, 
&  in  eri  di  dicictto  auea  pofto  fuori  le  due  prime  Tue  tauole,  quella  del  Cro- 
cefinb  in  S.  Nicolò  di  S.  Felice,  e  quella  del  Battezzo  di  Noltro  Signore  in  S.Gre- 
gorio ,  che  veniuano  da  Lodouico  non  foie ,  ma  da  ogn'  altro  diflnterelTato  ri* 
conofcmte  ,ed  approuatc  per  vn  gran  principio ,  per  vna  ficura  caparra  di  vn' 
diremo  valore .  Èrano  queReftate  prima  propofte  a  Lodouico,  ma  perche  a 
troppo  indegno  prezzo,  perciò  da  luilafciateal  Cugino,  non  tanto  per  far  ani- 
mo ,  e  dar  quello  poco  d' vtile  al  giouanc ,  che  a  quel  cofto  vi  fi  e  fibiua  e  pre- 
gaua  ,  quanto  perche ,  vfcendo  dalla  loro  ftanza ,  non  andalTero  a  cadere  anch' 
elle ,  come  l'altre ,  nel  concorrente  Procaccino ,  toccaflcro  al  Fontana ,  a  Dio- 
nigi, al  Pailerotci,  promettendo  perciò  egli  a' Padroni  di  quelle  ogni  aflìllen- 
za, e  ritocco. 

Quindi  poi  fu,  che  da'fudetti  vennero  tareggiatc  quel!' opere  ,& auuilito* 
come  di  vn  modo  tiiuials  troppo,  diceuano,  e  in  confeguenza  fàcile  ad  ogni 
imperito  I  che  fentcndofi  fenza  fondamento,  e  pouero  di  partiti,  ben  poter 
uà,  nuiato  vn  facchino,  ò  polloglivn  panno  indolTo,  copiarlo  di  pefo  fui  qua- 
dro ,  e  preifo  a'poco  intendenti  farli  vn  grand'  onore  con  poco  capitale  d'inge- 
gno :  efl'er  quello  vno  ftile  da  praticarli  nell'Accademia  del  nudo,  nondafer- 
uirlene  in  vn  quadro  d'  Altare  :  che  il  buono  ,  &  il  bello  dell'  Arte  non  confifte- 
uanel  porli  full'  opra  medefima  ad  iftudiare,  e  vedere  figura  per  figura,  cam- 
minari do  in  tal  guifa  a  tentone,  ed  oprando  acafo,  ma  Tcaricar  di  propofito 
tutta  lamalTa  ,  e  valendoli  delle  cofe  gii  vifte  e  fludiate,  moflrar  nella  rifolu- 
zione  di  efle  il  frutto  delle  fatiche  già  fuperate,  e  della  memoria  ferbatane  ,  ed 
\bbidiente  :  non  effer  poi  marauiglia  fé  riufciuan  loro  quelle  operazioni  bafTe, e 
plebee ,  come  che  dalla  Natura  fempre  imperfetta  più  tofto ,  che  dall  '  Arte-» 
che  quella addimertica,  e  corregge ,  dedotte  e  canate, non potellero non re- 
ftar  priue  di  quel  decoro  e  nobiltà ,  che  folo  può  efprimere  vn'  ingegno  prati- 
co e  ben  ficuro:  flupirfi  ben  poi  come  Lodouico,  che  per  lalonga  fperienza.. 
batteua  vna  via  aliai  migliore ,  temperando  la  naturai  rozzezza  con  vn  pò  più  di 
galanteria  e  di  abbclhmento,  lafciafle  pallar  nel  Cugino  vna  tanta  fcjopera- 
tezza,e  flrapazzo. 

Così  parlauano  coftoro ,  e  particolarmente  gli  virimi  tré  ,  che  auendo  Ou- 
diato  le  cofe  di  Roma ,  e  conofciuto  anche  viuo  Michelangelo ,  non  folo  d'auer 
apprefo  quella  maniera  milantauanfi ,  eh'  anzi  auerui  aggionto  qual  cofa  di  più 
temerariamente  afleriuano:  vn  certo  libero,  &  vn  tenero  di  che  mancauano 
que' baffi  rilieui ,  e  quelle  Statue  d.ifw  fempre  ,  e  taglienti  :  più  gentile  anco,t-» 
più  amoreuole  thiamauano  il  colorito , che  debole  più  toRo,  e  bianchiccio  ap- 
par  uà .  Valendoli  di  troppo  cofe  vedute ,  anco  men  buone  a  rifufo ,  fenza  or- 
dine, òfcieltezza  fé  ne  feruiuano,  dando  poi  talora  in  vn  confufo,  &odiofo, 
che  parca  loro  maeiiaa>  e  feracità .  L' eller  fiato  fuori ,  malfime  alla  Corte  ,c 

Zz    2  l'auer 


5<?4  PAftTETETiZA 

i'auerferuitoi  Palazzo,  ed  a' Pontefici,  aiìea  loro  guadagnato  quel  credito  €> 
<jutl  rifpetco  ,chea  flarfene  Tempre  in  Patria,  e  nel  nido  fra'  fuoi ,  non  così  fa-; 
cilmente  fiacquifta, 

Stauanopcrò  baffiipoueri  Cartacei,  fpcrando  ,  edafpettando  che  ilTcm- 
pò  ,  padre  delia  Verità ,  fcopnffe  l'inganno  j  ed  ifuelalìs  qucfie  apparenze  tanto 
al  loro  nouiziato  pregiudiciaii ,  e  della  prouetta  età  de  gli  emoli  così  amiche. 
Nelle  Accademie  del  Baldi ,  che  mai  lafciauano  i  ed  oue  la  prima  hora  del  gior- 
no dal  rilieuo  de'  geffi ,  e  le  due  prime  di  notte  dal  naturale  fi  difegnaua ,  erano 
i  più  diligenti,  &a(Ildiii,  e  la  loro  brauura  ,  non  che  la  frequenza,  ogn"  altro 
ingclofiua ,  non  eccettuatine  gli  ik/Ii  Maeftri  più  vecchi ,  che  però  di  tenerli 
mortificati  s'ingcgnauano  ,  fé  non  a  ragione,  con  vantaggio,  e  perfidia.  Dall' 
emulazione  virtuofafi  venne  alla  maligna  i  da' motti  fi  paisò  all'ingiurie,  né  fi 
finì,  che  chiamati  effi  gli  arditi  troppo  e  gì' impertinenti ,  fi  difsejauetfi  meri- 
tato l'inconrto  poi  che  trouarono  co  Procaccini,  che  ptrprima  anche  dole- 
uanfi  ,  eCser  loro  flato  da  qucfti ,  con  indiretti  modi ,  leuato  lauori  promeifi  ,  e 
di  gii  accordati  e  ftabiliti.  Le  llefse  doglianze  s'vdiuaao  dal  Passerotti,  che 
di  più  aggiongeua  ,  porlo  cofìoro  in  neceilìtà  ùi  qualche  firauagante  rifokizio- 
ocelTendofia  tanto  auanzato  la  loro  temerità  ,  che  auefsero  fatto  penetrare-» 
!iella  (uà  Stanza ,  e  diuulgarui  vn  facirico  Sonetto  contro  di  lui ,  e  del  i'uo  dipin- 
gere ,  che  ,  ancorché  rofse  aiterato  e  mentito  al  carattere  ,  allo  Itile  però  molto 
ben  riconofceuanper  compofizion  ci  Agolìino.  Giuraua  il  Cremonini,  voler 
anch  'egli  cambiare  vn  giorno  ad  Annibale  in  tanta  biacca,  egcfiiuoil  carbo- 
ne mandatogli ,  fé  ben  chiarirfi  potefse ,  che  itato  fofse  vn  fuo  trouato  quella., 
pafquinata  de!i  *  innocente  Carbonaro .  Perfuafe  dunque  loro  Lodouico ,  in  tal 
coiigiontur3,!'allonranarfi  vn  pò  dalla  Pacria,  trasfenrfi  a  vedere  le  cofe  de! 
Coreggio,  portarli  a  quelle  di  Tiziano ,  e  di  Paolo ,  e  fare  anch'  effi  quel  tìudio- 
focotfOjChealui  pure  eraitaco  tanto  proricceude;  the  ancorché  da'iuoi  di» 
fcgni  colà  fatti  ,e  loro  participati,  fi  fofsero  refi  ifirutti  di  que'  modi  fingolari> 
non  poterfene  però  mai  apprendere  il  vero  efi'ecto ,  che  da  que'tremendi  colo- 
riti ,  che  in  fatti  full'  opre  fiefse  ammirauanfì  :  Efserfi  eglino  tanto  di  g:à  auan- 
zatij  che  coir  andar  colorendo  qualche  mezza  figura,  tagliando  qualcuna  éi 
quell  '  opre  infigni ,  poteuano  non  folo  baPiantemence  foftener  fé  fieflì ,  fenza^j 
incomodo  della  cafa,  ma  queir  anche  di  qualche  auanzo  fouuenire  :  Il  murar 
ariaperlopiùefser  fempregioucuole  :  La  cafa  mdofso, quella  farfi  conofce- 
re  ,  che  sì  pigro  rende  il  moto  della  Teftugine:  Ladillanza,  allontanandagli 
oggetti  cella  veduta  ,  rendergli  più  godibili;  in  lui  fi  fpecchialsero,  che  folo 
doppo  il  ritorno  da  fimile  volontario  guftofo  efiho,  erafi  refo  gradito  e  fti- 
roito. 

Il  primo  dunque  a  ciò  efeguire  fu  Annibale ,  del  quale  perche  a  tal  propofì- 
to  mi  trouo  due  lettere  delie  fcritte  da  Parma  a  Lodouico ,  tra  le  altre  che,  a 
prezzo  anche  confiderabile  ,  acqmftai  già  da  gii  virimi  Parenti ,  &  Eredi ,  e  da 
ai-j-i  auccr3,vuò  eh:  feiuino  per  viu  baiiante  tdazionc  di  «juaoio  colà  fucceder 

loto 

!  -     - 


LODOV.  AGOST.  ET  AJ^WB.  CATtTtACCh     1 6  5 

loropoteffe  a  principio,  e  fcufinola  integrità  di  quelle  notizie,  che  indagarci 
vieta  la  longa  Tua  alTeiiza ,  e  lontana  dimora  :  la  prima  dunque  è  dclli  18.  ài 
aprile  1 5  80.  e  così  dice  ; 

Magnifico  Sig.  Cubino» 

VEngo  con  qucfta  mia.  àfalutarU ,  e  darli  parte  à  y.S.  qualmente  io  gionfi  in  T.tr- 
mahicri  alle  bore  ij  .oue  andai  àfmontare  ali  i  f.  bettola  all'injegne  del  gal- 
lo ,  otte  ho  penjìero  di  flarmene  con  pochi  qitatrìni ,  e  bel  gioco ,  e  fenra  obiigo  alcuno, 
e  [ogettione  non  eflendomi  trasferito  coHi  per  ftarefiillc  cerimonie ,  efogcttioni ,  ma  per 
goderei^  mia  libertà , per  potere  andare  à  iìudiarc ,  edifcgnare,  onde  prego  y.S.  per 
l'Umor  di  Dio  à  fcufarmi.  vi  dò  parte  come  erfera  vene  à  trouarmi  il  caporale  An- 
drea, e  facendoraitante  cerimonie ,  e  care\7^ ,  t  domandandomi  {e  io  haueuo  leterenif- 
funa  da  prefentare  à  niffuno ,  zSr  anco  à  lui  di  V .  S.  eh  e  gli  auete  fcritto  i-i  racornanda- 
tione  mia  fi  che  ilfuo  animo  era  di  leuarrni  fubito  di  quel  loco  che  dice  che  non  è  da  pari 
noflri ,  e  mi  voltua  ad  ogni  modo  condure  à  cafa  fusi ,  fen^a  ntfun  fuo  [comodo  >  e  che 
mi  aueua  amanita  quella  Jlejfaflai.^^a , chi  ferui  già  à  voi ,  e  che  non  gli  eravn  mini- 
raofuofcmodo  ,  e  tanto  mene  dtffe ,  eh  io  non  fpeuo  pm  che  mi  rifpor.dere  fé  non  rin- 
gra':^iarlo  fcmpre,  e  tiegando  di  auer  la  lettera  ,  perche  io  voglio  la  mia  libertà,  bajla 
mi  liberai  con  vna  gran  fatica ,  e  fé  non  era  maflro  Giacomo  ,  che  così  fi  chiama  il  mia 
padrone ,  che  mi  agiuto  molto  io  non  la  poteuofcappare.  io  prego  V,  S.  non  l'hauer  per 
male ,  e  fcufarmi  prejfo  à  hti ,  come  penjatefta  meglio,  mofìrandofi  lel  partirfi  da  me 
effere  andato  "via  alquanto  difgufìato.  non  potei  [lare  di  non  andare  fubito  à  vedere  la 
gran  cupola ,  che  voi  tante  volte  mi  hauete  comendito ,  &  ancora  io  rimaft  [ìupeffato. 
vedere  vna  così  gran  machina ,  così  ben  intefa  ogni  cofa  così  ben  veduta  di  [otto  in  si 
con  sì  gran  rigore ,  ma  fempre  con  tanto  giiidi:^io  ,  e  con  tantagratia  ,  con  vn  colorito, 
eh'  è  di  vera  carne,  o  Dio  che  ne  Tibaldo ,  ne  Nicoltno ,  ne  Jlò  per  dire  l  isìejfa  I{aff'ell9 
non  VI  hanno  che  fare,  io  non  so  tante  cofe , che  fono  flato  quefia  mattina  à  vedere  l' an- 
(Ola  del  S. Girolamo ,  e  S.  Catterina ,  e  la  Madonna  che  va  in  Egitto  della  fcudcUa  ,  £_> 
per  Dio  io  non  baratteria  niffuna  di  quelle  con  la  S.  Cecilia'  il  dire  la  gratia  di  quella  S. 
Catterina,  che  con  tantagratia  pone  la  tefla  fullo  piede  di  q.iel  bel  Signorino  non  è  più 
bella  della  S.Maria  Tiladalena?  quel  bel  vecchione  diquel  S.  Girolamo  non  è  più  gran- 
Me  è  tenero  infìeme  che  quel  che  importa  di  quel  S.  Tauolo  >  il  quale  prima  mi  pareua^ 
vno  miracolo ,  e  ade([o  mi  pare  vna  cofa  di  legno  tanto  dura ,  e  tagliente  ?  ofsiinonfi 
può  dir  tanto ,  che  nonfia  di  più  abbia  pur  pacicntia  l  ifìefjo  vofiro  Tarmtgtanino ,  per- 
(he  conofcoa^efiobauer  di  quefto  grand  homo  tolto  adimitare  tutta  Li  gratia ,  vièpitt 
tanto  lontano ,  perche  iputtini  del  Careggio  fpirano  .  viucno  e  ridono  con  vna  gratia ,  e 
"penta  >  che  bijogna  con  effi  ridere ,  e  rallegrar  fi .  Scritto  à  mio  fraiello  che  afiolutamen- 
te  bifogna  che  venga  ■.  che  vedrà  cofe ,  che  non  Ibuurebbe  mei  creduto  ;  follecitatelo  per 
l'Amor  di  Dio  voi ,  e  cix  sbrighi  quelle  due  fatture  venir  fubito  ,  perche  l'afjicuro ,  che 
daremo  in  pace ,  ne  vi  (ara  che  dire  fra  noi ,  che  lo  lafcicrò  dire  tutto  quello  che  vole,'^ 
attenderò  à  dipingere  »enonbò  paura  eh  e  anch'eco  non  faccia  lo  iflefìo  >  e  lafcia  andare 

tante 


i 


3  6^  PATiTETETtZA 

tante  ragioni ,  e  tar,te  fofìflicherie ,  ejfendo  tutto  tempo  perfo.  l'ho  auuifato  (tvcoraché 
dclfuoferuitio  fìarò  in  prattica ,  e  ^refo  vn  pò  di  conofcenxCt  dimanderò ,  e  cercherò  oca- 
ftone.  ma  perche  l  ora  è  tarda  è  nello  fcrinere  anco  à  lui ,  &  à  mio  padre  mi  è  fugito  il 
giorno ,  mi  riferito  que^' altro  ordinano  dirui  più  minuto  ogni  co/a ,  e  à  F.S.  bacio  Icj 
mani .  di  Tarma  &c. 
L'altra  è  fotco  li  i8.  dello  fteffo  mefe,  &  anno,  &  è  di  quefto  tenore: 

Magnifico  Sig,  Cugino  Ofieruandifi. 

QFando  Agofiino  venira ,  farà  il  ben  venuto  ,  efìaremo  in  pace ,  &  attenderemo  ì 
fludiarequefie  belle  cofc ,  ma  per  t  amor  di  Dio  fen'^a  contraili  fra  noi ,  e  fen'T^ 
tante  fottiglie'!^ ,  e  dij  cor  fi,  attendiamo  ad  tmpofìefyarci  bene  di  quefto  bclmodo,che 
t^uefìo  ha  da  efiere  il  noflro  negotio ,  per  potere  vn  giorno  mortificare  tutta  quefia  cana" 

gliaberettina,chetuttacièadojfo  ,  come  fé  haueffimo  afiaffmato /  occafioni 

che  farebbe  jìgoftinononfi  trouam  ,  e  quefìo mi  pare  rn  paefe  che  non  ft  crederebbe 
mai  così  priuo  di  buon  gufto  ,fcfì^a  ddettatiorj  di  pittore ,  efem^  occafioni.  qui  da  man- 
giare ,  e  bere,  e  fari  amore  non  fi  penfa  ad  altro,  promifi  à  V.  S.  darui  ragguaglio  del 
mio  fentimento  ,i\me  ancora  reflaJTimo  prima  di  partire ,  ma  io  vi  conferò  che  impof[ibi- 
le  tante  fan  confufo.  irr.pa^'s^ifco ,  e  piango  dentro  di  me  in  penfar  falò  la  infelicità  del 
fouero  Antonio,  vn  sì  grand'homo,  fé  pure  homo,  enon  piùtoflo  vn  angelo  in  carne, 
ferderftquìm  vnpaefe  ^  oue  non  foffeconof cinto  ,  e  pofto  fino  alle  ftele  ,  e  qui  douerft 
morire  ii  felicemente,  quefto  farà  jcmpre  ti  mio  dilato  ,  e  Titiano ,  e  fin  che  non  vado  à 
•vedere  ancora  l'opre  di  quello  à  yenetianon  moro  contento,  quefle  fonte  vere ,  dica 
pur  chi  vuole ,  adeffo  lo  conofco ,  e  dico  cbauete  molto  ben  ragione,  io  però  non  Li  so  m  e- 
I colare ,  ne  la  voglio  mi  piace  quefta  fchieie'^a à  me  quefla  purità  che  è  vera  non  verifi- 
mile ,  e  nacurale  non  artifiiiata  né  sfondata  ogn'vno  la  intende  à  fuo  modo ,  to  la  mten- 
ilo  à  così ,  io  non  la  so  dire ,  ma  so  comehòàfure ,  e  tanto  ba^.t. 

E  flato  à  trouarmi  due  volte  d  gran  Caporale,  e  mi  ha  voluto  condure  à  cafa  fua ,  e 
mi  loà  moflrtito  la  bella  Santa  "Margarita  ,  t  la  S-  Doratta  di  F.  S.  che  per  Dio  fon  due 
belle  me:^  figure  dell  altri  dei  quadri  voflri  io  l'ho  fatto  richiefla  ma  mhà  detto  auerli 
fatto  efitoccn  molto  fuo  vantaggio,  dice  che  prenderà  da  me  ancora  tutte  le  teflechcj 
ccppiarò  dalla  cupola ,  &  altre  ancora  di  quadri  priuati,  che  mi  procurarà  del  Careg- 
gio per  coppiarle  ,  quando  io  rogito  far  con  lui  di  vnpane ,  che  ogni  vn  ne  pofia  man- 
giare,  gli  ho  rijpcfìo  che  la  voglio  in  tutto  e  per  tutto  rimmettere  à  lui ,  perche  in  fonart- 
ela l'è  poi  vnbonhomaccio,  e  di  core,  mi  ha  voluto  donare  per  for':^a  vn  coletto  didan- 
te  che  llx)  molto  lodato,  e  nonvi  è  flato  ordine , perche  arrmatoà  cafa  me  Chaueuagià 
mandato ,  e  fattolafciare.  ma  di  che  ne  ho  io  da  fare  non  tffendo  cofa  da  me.  mi  vole  an- 
coradareyriabito  vero  daCittàà  fcontare  intanta  pittura,  io  gli  ho  detto  che  lo  pren' 
dcrò  e  farò  d'ogni  cofa  per  lui  adendo  noi  tanta  obligationt. 

Non  hebi  rifpofìa  da  mio  Tadreio  non  so  imaginarmi  il  perché ,  fé  ben  dubito  fiafm*' 
rita  )  perche  .Agoftmo  mifcriue  pure  che  mi  rifpondeua  quell  iflejfogiorno.  fon  fiato  alla 
S.eccala  ,&alli2oi«li,  &bòcffcymto  quanto  V.  S.  mi  dktux  alle  volte ,  ^ (Otiftffo 

anco- 


LODOV.  AGOST,  ET  JWSl/^.  CATtJiACC/,     s  <^7 

ancora  io  effer  vero ,  ma  iofempre  dico  guanto  il  mto  guflo  che  il  Tarmigiano  non  hMi* 
cbefar  colCoreggto  , perche  quelle  del  Careggio  fono  flati  fuoi  penfieri,  fuoi  conceitit 
che  fi  vede  fi  è  cauato  lui  di  fua  tefla  ,&inuentato  da  fé,  afficurandofi  folo  con  l' origi- 
nale, gli  altri  fono  tutti  appoggiati  à  qualche  cofa  non  fua  chi  al  tnodclo ,  chi  allcfiatue» 
chi  alle  carte  tutte  le  opere  de  gli  altri  fono  rapprefentate  ionie  pojfono  efier ,  qucfle  di 
quefl  homo  come  reramentefono.  io  non  mi  so  dichiarare  rie  lafciarmi  capire  ma  m'in- 
tendo bene  dentro  di  me.  .Agoiìinonè (apra ben cauar lui  la  mothia,  edtfcorerlaperil 
fuoverfo.  prego  f^.S.à  follecitarlo,  e  sbrigar  fi  di  quelli  diioi  rami,  &•  à  racordare  con 
bella  maniera  così  come  da  fé  quel  feruitio  à  noflro  Vadre ,  che  non  poffofar  di  meno ,  ne 
lo  infaflidiro  poi  pia  ,  e  toccati  qualche  quattrini ,  come  Ipero  ne  manderò  poi,  ò  ne  por- 
terò iofteffo ,  e  per  non  più  incomodanti  resìo  di  F.  S.  &  e. 

Se  poi  allora  vi  andalle  Agortino,mi  h  rende  molto dubbiofo  :  fé  vogliairu. 
camminare  per  via  di  conghiecture  ,  dalle  fudetce  lettere ,  fi  come  cauafi  >  inui- 
tandouelo  tanto  Annibale,  anzi  facendolo  anche  a  ciò  cforrare  dallo  fteffo 
Lodouico ,  che  mai  altro  maggiormente  defiderò,  che  l' vnirli  alficme ,  non  re;;- 
derfi  inuerifimile  ch'ei  l'vno ioddisfjcefle,  e  all'altro  vbbidifle, così  il  contra- 
rio anche  par  ci  venga  perfualo  da  qnelle  parole  :  follecitatelo  per  l'Amor  di  Dto 
uoj ,  e  cheti  sbrighi  quelle  due  fatture  z^c.  e  da  quell'altre  :prego  y.  S.àfollecitarlot 
e  sbrigarfi  di  quelli  duoi  rami  &c.  àJk  quali  cjuafinon  auerm  potuto  andar  così 
prertamence  per  l'impedimentodi  tali  opere,  che  può  darfi  fodero  le  quattro 
Vii  tu  del  noflro  Samacchini ,  l'Angelo  e  Tobia  di  Rafaelle  c^a  R  ggio,  la  Rache- 
le delCaluartje  forfè  forfè  la  Bologna,  e  fimi]:,  che  daque'tempiadiftanzadcl 
Tibalditaghaua.  Se  poi  vogliamo  appoggiarci  alle  relazioni,  eccoci  in  mag- 
giori difficolti,  mentre  il  Cauedoni,  el  Albani, quali  più  d'vna  fiata  io  ne  n- 
chiefi,  furono  Tempre  fra  loro  di  contrario  parere  ;  quando  il  primo  afleriua,  po- 
che fettiniane  dopo  la  gita  di  Annibale  elTerfi  trasferito  Agoflinoà  Parma,  ed 
incocchiaua  l'altro,  non  elTer  ciò  vero,  perche  reltò  egli  dopo  Annibale  ad  ia- 
tagliar  molte  cofe  al  Tibaldi ,  l'vltima  delle  quali  effer  fìata  dicea  la  Madonnina 
fulle  nubidelBaroccio  jedilS.Michele  di  Lorenzo  Sabbatini,  tauola  nella  no- 
ftra  fontuofa  Cappella  in  S.Giacomo  Maggiore  ,  che  portarono  più  di  vn' an- 
no, dopo  il  quale  fi  fpiccò  dal  Tibaldi,fenzadifgufto  però,  anzi  con  patto  di 
preferirlo  fcmpre  ad  vgual  partito  ad  ogn' altro  in  tagliargli  opre,  eportoliì 
a  Venezia ,  inuitato  colà  con  grofle  prouifioni ,  e  larghe  proaielle  da  vn  Bertel- 
li ,  parmi ,  e  da  vn  Rufigotti ,  &  altri ,  che  piccauano  Irà  loro  per  obbligarfelo; 
intagliando  poi  la  Picti ,  ò  Chrilto  morto ,  come  vogliam  dire ,  il  S.  Antonio, 
e  la  S. Caterina  di  Paolo ,  la  tentazione  di  S.Antonio  del  Tencoretto  e  fimili:  Ch* 
anzi  tirò  egli  poi  coli  Annibale  a  ve>ler  l'opre  de'fudetti  Mieftri,  tornando 
molto  tempo  dopo  ambiduoi  a  Parma. 

Ma  fia  che  (ì  vuole  ;  a  noi  bafla ,  che  ambiduo'  nell*  vna  e  nell'  altra  Citci  di- 
morarono ,  che  nell  '  vna  e  nell'altra  maniera ,  a  perfoa/ìone ,  anzi  ad  efcmpio 
di  Lodouico» fi  efercitarono:  perchefetrattiam di  Annibale,  ch'egli  folle  an- 
co 4  Venezia  j  U  copia  non  folo*  che  hi  uoce  altre  colàfece  del  fàmofo  S.  Pier 

Mar- 


3^8  PATITBTETIZA 

Martire  di  Tiziano  aS.ZanipoIo,  oggi  poffeduta  dall' lUuRrifs.  SenatorGefl)," 
ce  ne  fa  fede  >  ma  vna  lettera  di  Agoltino ,  ancorché  in  parte  lacerata  ,  preflo  di 
noijoue  in  vltimo  vi  è  qaefto  periodo  ;  Qtianto  ai  jtnnibde  noti  fi  potata  fare  ilpik 
bel  colpo  quanto  è  fiato  queflo  dì  farlo  immcdiatarncnte  da  Tarma  pafìarc  qua  à  yene- 
tia  tpcrche  vedute  le  immenfe  machine  di  tanti  falentutmini ,  e  rintaflo  attonito  >  e  fior- 
dito  ,  con  dire  che  credeua  bene  di  cotefio  paefe  gran  cofe ,  ma  non  fi  farebbe  imaginato 
mai  tanto ,  e  dice  che  adefio  fi  conofce  ci)'  egli  anche  évn  goffo  ,enon  sa  nulla .  di  Tao- 
Io  poi  adeffo  confeffa  efier  ti  primo  huomo  del  Mondo ,  che  y.  S.  aueua  molto  ben  ragio- 
ne fé  tanto  glie  lo  comendaua  ;  che  è  vero  chefupera  anche  il  Careggio  in  molte  cofe,  per' 
cheèpiùaiimofo sCpiiiinuentore&c.  qualiparole  a  me  paruerofempre ardite./, 
fino  che  da  Parma  panandomene  anch'io  a  Venezia,  mi  conuenne  formare^ 
l'ifleffo  concetto;  ma  pili  poi  quandoj  introdotto  in  Roma  nella  Rea!  Came- 
ra dell' audienza  allora  della  Maeftà  della  Reina  diSuezia,  mi  confermai  col 
paragone  ;  perche  veduto  fotto  i  quadri ,  nel  foffitto  non  folo ,  ma  ne'  muri,  del 
Veronefe ,  quelli  del  Coreggienfe ,  quelli  di  mano  di  vna  Pittrice ,  di  vna  Don- 
na mi  parucro  predo  alla  brauura ,  maeilà ,  e  faciliti  di  quelli. 

Setrattiampoi  di  Agoflino,  ch'anch'egli  ^ej/.twce  foffe  aParma,  vna  dell' 
altre  voice ,  direni  dunque  almeno  j  e  le  copie  ch'ci  fece  in  picciolo ,  ed  in  ra- 
me dello  Sponfalizio  di  S.  Caterina ,  e  del  Redentore  moflrato  da  Pilato,  all3_ 
prefenza  della  Vergine  Madre  in  braccio  alle  compagne  ifuenuca  (che  già  fi 
trouauano  nello  Studio  famofo  delSiq.  Bafenghi,  eche  poi  della  lìefla  gran- 
dezza sì  mirabilmente  uicagliò  in  rame)  e  tutta  la  Cupola  meffa  inficine  in  vn* 
ifchizzotto  di  penna  in  vn  gran  foglio,  ch'vlnmamente  viddi  nello  Studio  del 
vecchio  Parmigianino  in  Parma ,  doppo  auer  difegnato  la  ftclTa  pezzo  perpez- 
20 ,  come  prefso  la  mia  raccolta  fi  vede ,  ce  lo  danno  a  conofcere .  Di(iì  vna_j 
dell'  altre  volte ,  cioè  dipinta  eh'  ebbero  la  Sala  del  Sig.  Filippo  Faua ,  e  che  fiì 
delle  loro  prime  cofe  pubbliche ,  e  grandi  ,dopo  il  ritorno  di  fuori:  poiché  fer- 
iiendofi  quel  Signore  dell'opra  di  Martro  Antonio,  Padre  loro,  a  vertirfi,  fab- 
bricato allora  il  fuo  bel  Palagio  di  rincontro  iRR.PP.  della  Chicfa  Nuoua,  da 
noi  detti  di  Galliera, occorrendogli  fjrdipingere  i  fregi,  pofe il  buon' huomo 
guanti  i  fighuoli ,  e  pregò  il  fudctto  Signore  a  feruirfene  ,  giacche  dando  fuorcj 
s'erano  molto  perfezionati ,  onde  Lodouico  eflremamence  li  lodaua  ,  &  eflì  de- 
fiderofi  di  faticar  folo  per  onore,  e  perfarfi  conofcere,  aurebbero  dipinto  ad 
ogni  patto.  Così  dunque  feguì,  poiché  allogata  loro  la  Sala  per  bafsifsimo  prez- 
zo, propofcro  ben  rollo  di  rapprcfentare  entro  quel  fregio  le  imprefe  di  Giafo- 
ne,  comefoggetto  cop-ofo,  e  ferace,  per  isbizzarrirfi  ne'varii  penfieri,  vi  fi 
ricercano ;entrandcui ,  e  porti ,  e  fiumi,  e  mari,  e  monti, e  pianure, e  felue; 
{leccati,  combattimenti,  e  terreflri,  e  maritimi ,  e  con  giganti,  e  con  beine  ,e 
con  moflri;giuochi, balli, imbarchi,  fponfalizii,incantefmi,  morti,  funerali, 
fagrilìcii ,  e  fìmili  dinerfìtà  che  mai  terminano .  Il  ritrcuo  fu  di  Agolìino ,  che 
non  contento  di  tante  varietà,  che  pc  r  fé  fiefla  porta  la  eroica  fauola ,  v'aggiun- 
{:  lateralmente  ad  ogni  quadro  due  Deità  conlaccenti ,  e  fimbolicbe  al  fogget- 

to 


hODOK  AGQST.ET  AJmi'B,  CÀTtTtÀCCI.     5  69 

Éo  ch'entro  rapprefcntafi .  Lodouico  fchizzò  loro  moke  cofe .  andò  difponen- 
do  i  pcnfieri  »  correggendo ,  e  migliorando  l' opra ,  ed  Annibale  quello  fu  i  che-» 
più  d'ogn'alcro  vi  faticò ,  lafciando  che  Agolhno  >  che  a  ben  maneggiar  il  colo- 
re ficiiro  a  (uo  modo  non  fentiiiafi  ,  badalfe  a  queltc  Deità ,  che  di  chiarofciirOj 
fttatue  ài  macigno  ,  ò  trauertino  fembrano ,  ancorché  poi  fcambieuolmente-» 
s' aiutaflero . 

Nel  primo  quadro  dunque,  perfottrar  Giafone,vno  anch' effo  de'defcen- 
ti  di  Eolo ,  dalla  morte  deliinatagli  dal  Rè  Pelia ,  fingendolo  gid  morto  i  paren- 
ti j  m  tempo  di  ofcuriflìma  notte ,  chiufo  entro  vna  cafia  e  coperto  lo  porta- 
no, non  già  a  feppellire,  come  fingono,  ma  ben  sì  a  Chirone, perche  l'alimenti  e 
l'educhi.  Qui  mirabile  in  si  poco  fito  è  il  gran  paefe,  per  cui  fi  (tendono  con 
funebre  pompa  que' fanciulli  e  faociuIle,thc  in  bianche  vedi  a  coppia  a  coppia, 
ò  tirandoG  dietro  faceile  accefe ,  ò  portando  vafi  di  odorofi  ballami,  nel  fondo 
del  quadro,  che  taior'  anche  la  metà  di  effe  ci  toglie  e  ci  afconde,  s'incammma- 
nopervnaviabafla,  e  caua,  che  tanto  più  alto  ti  fa  apparire  quel  monte,  che 
rcllaloroafalire  nella  fomità  deil' angolo  oppofto,  oue  in  vltima  diftanza  il 
Centauro  gli  ofTerua,  e  gli  attende.  Per  termine  laterale  vi  è  Venere,  quella  for- 
fè che  nella  di  lui  genitura  in  afcendentCjò  mezzo  Cielo  beupolU,  fi  fentì  ob- 
bligata a  guardarlo  da' pericoli  del  Zio  vfurpatore ,  e  faluarlo. 

Nel  fecondojcrefciuco  il  Real  fanciullo  in  età,e  da  quelle  turbe  ofiequiofe  ri- 
conofciuto ,  ed  accolto  ,  da  Chitone  apprende  anch'  egli  a  ftrozzar  quelle  fie- 
re ,  che  qui  sì  orribili,  e  belle  aflìeme  ,  a  pie  dei  valorofo  macltrofon  morte  e 
fiele .  E  perche  ogni  fatica  richiede  il  fuo  ripofo ,  onde  a  lieta  menfa ,  ben  fer- 
uito ,  vedefi  aflìfo,  allo  fteffo  viene  ad  alludere  la  Itacua  fintaui  da  Agoltino ,  che 
molira  efler  Bacco ,  che  laterale  nel  quadro ,  delli  Venere  che  nell'  altra  parte 
confifterfidilTe,  fido  compagno  fi  molka,  fi  come  dall'altro  Iato  Amore  il 
di  lei  figlio ,  primo  affetto ,  e  paflìone ,  che  dja  fiero  aflalto  alla  giouauezza. 

Ecco  nel  terzo  il  Rè  Pelia  incamminatofi  dall'Oracolo  al  Sacrificio,  con  tutti 
quegli  ordini ,  riti ,  e  folenmtà  ,  che  da'  balli  rilieui  Romani  auer  sì  ben  oller- 
uato  ed  apprefo,diedeadiuederci  nelle  erudite  fue  opre  il  gentil  Pollidoro. 
E  perche  prima  e  principal  materia  de*  Sacnficii  è  il  fuoco  ,  dipinfe  Agoftino  a 
Iato  del  quadro ,  per  compagno  del  fudctco  Amore  eh'  arde  anch'  ei  sì  bene ,  il 
Dio  delle  fiamme  Vulcano,  così  brutto,  e  riigginofo,  che  guardar  non  fi  può 
fenzanfo,  temprando  in  tal  modo  la  ferietà  di  quella  pnncipal  rapprefenta- 
2Ìone  foda,  coli' intermezzo  giocofo  di  quel  ridicolo  zcffo. 

E  perche  dall' Oracolo  era  Hata  nuGuamente  auuertita  quella  Real  Maefìà, 
douerfi  ella  guardare  da  chi  nel  Sacrificio  con  vn  pie  nudo  fofle  comparfo ,  non 
fi  crederebbe  quanto  naturalmente  vi  fu  efpreffo  nel  quarto  fi:o  quello  fuccef- 
fo  ;  intenti  tutti  a  rimirar  Giafone,  che  nel  paffare  il  fiume  Anauro,  con  vna_, 
vecchia  languente  in  collo,  lafciando  accidentalm.ente  vna  fcarpa  in  quelle^ 
arene,  fi offeruarfi  effer' egli  il  contumace  da'Diuini  refponfi  accennato.  E 
perche  la  vittima  eh'  è  ynToro  nercqui  fi  fcanna  à  Netiunno  ,•  Neuunno  anche 

Aaa  può 


57©  PARTE    TE^ZA 

può  dirH  la  fìnei  ftatua>  che  compagna  al  Vulcano  fudecto  dall' aitrà  pàrtc^ 
ambe  pongono  il  quadro  in  mezzo . 

Interrogò  l'accerrito  RèGiafone»  che  aurebbe  egli  facto  »  Te  dall' Oracolo 
fteiTo  inte{o  auefle ,  douer  morir  per  man  di  vn  tale  %  credendofi  fentirlo  con- 
tro di  fé  fteflb  pronunciar  la  morte;  ma  auuertitone  da  Giunone,  rifpofe, 
che  l'aurcbbe  inandato  al  difpcrato  mortai' acqiiifto  del  Vello  d'  oroj  onde  a 
tal'  effetto  ordinò  la  naue,  che  porcaruelo  douefl'e  :  ed  ecconeefprefla  nel  quin- 
to la  fabbrica  eoo  canto  di  grandezza  e  di  terribilità  ,  che  ben  dieci  volte  mag- 
giore di  quel  che  fiafi ,  raflembra  ;  poiché  afcofa  per  metà  e  più  dalla  corni- 
ce, il  refiduo  fminuifce  con  tanto  rigore,  che  apenaeflerhuominifi  fcorgono 
quegli  operarli ,  che  d' intorno  ali'  vltima  cHremità  H  affaticano .  In  tal  guifa.^ 
vengono  anche  a  moflrar  più  grande  quell'Argo»  che  di  real  manto  erudita- 
mente veftito.con  atto  maeftofo  va  fomminiftrandoque' chiodi,  che  non  de- 
boh ,  conforme  l' ordine  Regio ,  ma  forti  e  ficuri  vuol  vi  fi  adoprmo  ;  il  che  per 
darci  via  più  ad  intendere  tfiife  che  qui  in  prima  veduta  vn  ài  que' facitori  col 
gambero  a  ricauar  s'afiatichi  vno  di  quelli ,  che  tortoli ,  non  bea  flringea .  Fu 
queft o  pezzo  intagliato  all'  acqua  forte ,  né  vi  è  chi  vedendolo ,  per  penfiero  di 
Refaelle  noi  prenda ,  efprimcnce  Noè  fabbricatore  della  grand'  Arca.  E  in  que- 
fti  cinque  pezzi ,  come  che  m  prima  veduta ,  fodero  i  primi  a  dar  nell'occhio,  (ì 
fcuopte  manifello  l'aiuto,  &  il  ricocco  di  Lodouico,  non  ifecrgendouiC  qual- 
che poco  di  puerilità ,  come  taluolta  ne  gli  altri. 

La  Naue  dunque  in  fefto  luogo  è  coniegnata  all' onde,  &  a  montarla  ordina- 
tamente mcamminanfì  gli  Argonauti,  che  tanto  più  fminuendo  di  propor:io» 
ne  ,  e  di  colorito ,  quaiuo  p:ù  da  noi  fi  allontanano ,  maggiore  efsere  quel  mc- 
Bioranda legno  ci  moftrano ,  e  più  grande  ancora  con  l'altre  figure  ci  fanno  ap- 
parire queli'  Ercole ,  che  volto  in  ifchiena  con  la  man  fui  fianco,  ffà  rimirando  il 
falir  de' compagni.  Aflìftono  per  termini  lacerali  aqueftopezzo  le  Deità,  che 
Éiuoreuoli  al  nauigare  s'implorano  :  Sotto  fìmbolo  di  Diana  armata  d'arco ,  e 
di  faretra  la  Luna,e  il  belliflìmo  Neccunno,che  calcando  col  pie  vn  Delfino ,  U 
cui  coda  s'alza  a  coprirne  vn'  alerà  da  non  vcderf:,brandifce  il  tridente. 

Nel  fectimo ,  in  vltimadittanza,  vedonfi  \\  coraggiofiEroi  fottentratico'gli 
omeri  ailafdrufcita  nane,  portarla  di  pefoper  i  deferti  della  Libia,  edauanti 
pugnar  con  le  belue  eco'  moftri ,  e  farne  crudo  fcempio .  Ercok  volto  pur  qui 
in  ifchiena,  per  mofirarci  quella  fortezza,  che  dagli  omeri  rileuati  s'argo- 
menta ,  al  Leon  già  ferito ,  mena  colpo  di  mazza ,  e  col  pie  atcerta ,  fi  come_» 
Giafone  trafigge  la  Pantera .  Da  vna  delle  parti" iJ  fiidecto  Nettunno,  dall'alcra 
Mercurio ,  che  colla  fìniftra  alzando  il  Caduceo ,  nella  delira  pendente  tiene.» 
vna  tromba  in  ilcorto ,  quali  voglia  di  sì  belle  prodezze  portar  la  nuoua  a' 
Kumi. 

Superate  tante  difficolti  ,neir  ottano  facrifìcafì  vn  Toro  nero  a  gl'Inferi ,  in 
rendimento  di  grazie  d'efsef-peruenati  in  Coleo  ialui;  che  però  per  allegrezza 
ne  fe&eggiano  gli  Eroi  col  citai  d'arco,  colla  lotta ,  e  Umili  miiicari  elcrcizii  :  da* 

lati 


hODOV.  AGOST^  ET  AV^W,  CA7lf.ACCI.     ^  7  i 

lati  il  fudctto  Mercurio  >  e  quel  Pluto ,  a  cui  qui  facrificafi ,  cosi  rifentito  torfo, 
e  di  caricato  fenibiante ,  che  non  so  fé  più  diletti ,  ò  fpauenti . 

Ne!  nono  perciò  la  Naue  non  più  de' fuoifcrici  ammanti ,  e  preziofi  cafcì-»' 
mi  orfana  e  nuda,  come  per  lo  pafsato  fi  vidde,  ma  riccamente  veftita  &  ador- 
na gaicggia  .  Scendono  in  vitima  diftanza  gii  Argonauti ,  e  in  primo  piano  da_j 
Età  Rè  de'  Colchi  benignamente  è  incontrato  ed  accolto  il  Real  ofpite;  e  non 
men  della  Naue,  luperbamcnte,  e  Tuli' antico  veftita  la  (tatua  di  Giunone,  dì 
Giafon  protettice,  Ci  fa  compagna  all'  altra  (tatua  laterale  del  fudetto  Plutone. 

Nel  decimo  complimentando  Giafone  con  Medea  del  Uè  figliuola,  fcoccà 
l'onnipotenti  quadrella  il  Cieco  Nume,onde  refta ella prcfa  dallanimofo  valore 
di  quel  terreno  Marte ,  al  quale  perciò  promettendo  ogni  aiuto  per  la  grande 
imprefa, chiede  in  ricompen(agIifponfali;ondea  ciò  alludendo  Agoftino.vol- 
leche  la  Dea  fopra  quelli,  fui  ve(tire  antico,  offri  corona  di  frondi ,  &  aque(t3 
poi  s'accompagni,  con  oppofta  caricatura  il  Semicapro  Dio,  che  più  coli' al- 
terato fcmbiante  inulta  alla  gioia  &  alriro,checonlefonore  canne congion- 
te  infieme,  diletti. 

Seouitan  dunque  le  imprefc  ;  e  nell*  vndecimo,  entro  lo  (leccato  co'tcrribilif- 
fimi  Tori  che  tutto  il  quadro  empiono,  s'affronta .  Le  (tatue  Jaterali  fono  li  fil- 
detta  Caprina  Deità,  ed  il  Fato. 

Nel  duodecimo,  in  attobrauiflìmo  s'accinge  a  combattere  co' foldati,  che 
da'  denti  feminati  vfciti  fon  dalla  Terra,  quali  finalmente  fé  (tedi  recidono .  Le 
flatue  laterali  fono  il  detto  Fato, e  il  Dio  degliHorri. 

Nel  decimoterzo,  coir vnto  datogli  da  Medea  addormentato,  &vccifo il 
Dragone ,  fi  prende  l'aureo  Ve]lo,col  quale  incamminatofi  alla  Naue  ,  tiene  in- 
contrato da' fidi  Compagni  coH  indicibile  allegrezza.  Dalle  parti  il  detto  Ver* 
tunno  ,  ed  Apollo,  che  poltofiialira  alla  (palla,  di  cantarne  il prodigiofo  trion- 
fo par  che  prometta. 

Giungono  neldccimoquarto  alla  Patria  incontrati,  &  applauditi.  AlIaJ 
ftatua  dell' Apollo  fudettoaccoppiafì  quella  delia  Fama,  a  farne  rimbombare  il 
grido  per  tutto. 

Nel  decimoquinto ,  prefenta  il  Vello  d'oro  al  Rè  Pelia  ;  e  dalle  parti  Pallade, 
e  Marte  in  auge  anch'eflì  trionfano. 

Nel  decimofelto ,  per  ringioaenire  a  Giafone  il  padre  centenario ,  comincia 
gì' incanti  Medea.  E  dalle  parti  al  Marte  fodetto  s'accoppia  Gioue,  perdi  cai 
volere  il  tutto  Hi  regge  ,  e  muoue  j  fotte  il  quale  v"  è  l' anno  di  tale  operazio- 
ne 1584. 

Neldecimofettimo,vicnfcannato  il  vecchio  Efone,  per  ringfouenirlo  en- 
tro i  licori  magici  delia  bollente  caldaia:  E  al  detto  Gioue  s'accoppia  ri  mali- 
gno Saturno ,  eh'  anch  ei  (cannò  i  figli  per  diuorarfeli. 

Nel  decimoctauo,  inganna  Medea  colla  prona  dell'agnello  le  figlie  di  Pelia, 
per  vrciderlo  poi  (otto  fpecie  di  ringiouenirlo  anch'eco  j  e  fuggcfene  fui  folico 
ilio  carro,  portato  in  aria  da'  Draghi. 

A  a  a    3  E  final" 


57*  PARTE    TETi  ZA 

E  fìiulmenrc  nella  facciata  del  camino  tutta  anch'  effa  da  LodouIcO  ritoccai 

vedefi  l'incendiario  dono,  tradimento  anche  a  dì  noliri  vfatOi  mandato  dal- 
l'ingelofita,  &appaffionat3  Medea  per  glifteflì  fuoifigli.e  di  Giafone,  alla_. 
nuoua  diIuiconforteCreufa,  cilene rimaae  vccifa  e  morta:  così  terminando 
per  lo  più  tutte  le  allegrezze  mondane ,  i  torti  fatti  al  Santo  Matrimoniai  no- 
do, né  potendofi  dagli  fponfali  fondati  full'  impuro  amore ,  e  co  '  trad. menti, 
quali  furon  quelli  che  vsò  Medea  col  proprio  Padre ,  per  darli  in  preda  ad  vno 
ftraniere  vfurpatorediq'jel  Regno  jafpettare  eh;  tragico  il  fine  ;che  in  foftaa- 
zaparmi  ilfuccodi  quella  moralità, che  forfè  intefero  di  dedurne  iCarracci. 
Vollero  più  particolarmente  i  Morali  poi  che  il  Vello  d'oro ,  che  altro  allego- 
ricamente non  ci  fignifìra  che  la  Virtù  dall' huom  forte,  che  per  Giafone  fi- 
guratoci venne,  aiutato  dalla  Ragione,  che  per  Medea  ci  fìmoIlra,al  fìa^ 
s'acquiili.  Che  i  Tori  fpiranti  fuoco  dalle  narici,  le  fiamme  fieno  della  libidi* 
ne ,  che  con  pie  di  Lrro  in  noi  fi  piantano .  Il  Dragone ,  la  fuperbia ,  che  vmi- 
liarfi  alle  fatiche  e  difagi,  che  per  quella  fi  prouano,  ci  difluade.  E  i  denti  final- 
mente feminati ,  i  vizii ,  che  in  noi  nati  con  l'educazione  ,  crefcono ,  e  s'armano 
ad  anpedirci il  confeguimvHto della  Gloria,  fé  buttando  il  faflb  della  confide- 
razione  fra  elfi  della  noftra  origine,  e  corporale  terrena  mafia ,  non  lafciam  che 
fri  loro  fieffi  Ci  confondino,  e  s'efiinguino. 

Se  fi  voleflero  qui  defcriuere  le  finezze  dell' Arte,  anzi  del  giudicio  in  quello 
fattuie,  piùdijììcoltàde  glifteflì  Argonauti  nel  grande  acquifto  incontrereb- 
bonfi,effendo  elleno  tante  e  tali»  che  vn*  intero  volume  cmpirebbono,  onde 
per  ben'ofleruarle ,  approfictandofene  con  la  pratica,  il  Sig.  Co.  Alefandro 
Faua ,  oggi  polTcfiore  di  quello  gran  teforo ,  mantiene  in  quelia  Sala  vn  como- 
do ponce  mouibile  ,  per  vtile  della  Studiofa  Giouentu ,  che  co^rifpolldendo  a  sì 
cortefe  magnificenza,  nollafcia  mai  voto.  Di  collasù  potei  taluolta  ben' an- 
ch' io  foddisfarmi ,  ed  ofieruare  in  genere  il  ripiego  di  Annibale,  di  moftrar  tem- 
pre ne' quadri  più  di  quello  eh' anche  vi  fia,  afcondendo  nelle  folle  gran  parto 
di  gente,  e  fupponendola  oltre  e  fuori  della  cornice,  per  darp'ù  ampiezza  al 
piano ,  ed  acquiftar  fito  ;  onde  ne'  foldati  forti  da'  feminati  denti ,  da  vna  parte 
di  que' morti  guerrieri  altro  non  cilafcia  vedere  che  ipiediparidivno,  che-» 
fuppongono  in  terra  ftefo  e  fupino ,  e  fopraui  la  fpada  impugnata  dal  braccio  di 
chi  i'vccifccon  quantità  di  mezz'aite  che  ci  fan  credere,  colà  doppotro- 
iiarfi  molti  armati,  dalla  cornice  toltici  ed  afcofi  :  Di  raflettarc  le  Statue  late- 
rali ,  maffime  ne  gii  angoli ,  che  pauoneggiando  non  grandeggino ,  ne  d'  acccf- 
forie ,  diuengano  principali ,  e  di  farle  diminuire  qualche  poco  nella  parte  fupe- 
riore  ,  come  quella  che  maggiormente  dalla  noftra  veduta  alìontanafi  ,  e  fi 
afconde,  mofirando  in  talguifafcortar  meglio  al  difottoinsu  ,  e  diuenir  più 
grande  :  Di  cercar  fempre  la  diuerfita  maggiore  fia  pofiìbile  nel  corlo  delle  pò- 
iature  ,attitudini,ed  operazioni  di  più  figure  ,giulla  il  precetto  : 
,  Inqui  Uguramm  cumnlis  non  omnibus  idem 

Cor^oris  infiexHi ,  motufqivd  artnbus  omncs 


LOmi^.  AGOST.  ET  A^tmm,  CMRACCL    5  7  j 

Comtrfìs  parher  non  connitantur  eodem, 
Scd  qtnedam  in  diuerfa  trahant  contrarici  membra 
Tratìfaersèq;  nlijs  pugmr:t,(^  estera  frangant. 
Tluribus  aduerjìs  auerfam  oppone  figuram  > 
Te&jribiifq;humeros ,  cìf  dextera  membra  finijlris. 
come  cantò  il  Gallico  Orazio  Pletorico  ;  e  come  qui,  per  c(empio,nel  fettimo 
pezzo, oue  combattendo  gli  Argonauti  con  le  fiere  ,  s'vn  di  ciTì  in  faccia  Ci  ve- 
de ,  l'altro  è  porto  ài  fianco ,  e  fé  queftì  di  fiaiico ,  1  altro  in  ifchiena  vedefi  ;  fé 
viio fere  di  punta ,  l'altro  colpifce  di  taglio,  e  fc  quelti  di  taglio  percuote  «l'a!» 
tro  colle  braccia  s'alferra  ;  interzando  in  tal  guifa  i  mof.ui ,  come  le  voci ,  ò  le 
cadiiize  i  Mufici,  per  non  dar  nell'  vp.ifono  tanto  fpiaceuole ,  e  variando ,  co- 
me gli  Oratori ,  li  vocaboli ,  e  le  confonaaze ,  per  far  più  tondo ,  e  fonoro  il 
periodo:  Di  allargar  Tempre  nelle  attitudini  di  brauura  le  gambe  de' combat^ 
tenti  j  e  quella  che  portafi  indietro,  caricar  alquanto ,  e  far  vn  pò  pò  piegar  in 
dentro,  come  nel  Giafone,chc  vedendo  forger  dalla  terra  i  foldati,  vuol  por 
mano  alla  fpada , e  fimili,  che  non  mi  raccordo ,  mai  terminariano ,  e  lalcio  alla 
perfpicace  offeruazione  de  gli  (hidiofi. 

Ma  ancorché  operazione  così  degna  incontra(re  il  comune  ap^atifo ,  non  fu 
d'intera  foddisfazione  al  Sig.  Filippo,  edendogline  detto  poco  bene  da  gli  emo- 
!i,  in  particolare  dal  Cefi,  che  gli  oppofe,  efler  buona  sì,  mi  troppo  rtrapaz- 
2ata:che  Agoftmo  veramente  in  que" termini  di  chiarofcuro  s'era  portato, 
maffime  in  alcuni,egregiaméte,ma  quel  ragazzaccio  ài  Annibale  auea  tirato  giù 
con  quel  fuo  modo  impaziente,  e  poco  pulito;  onde  quelle  ftorie  in  tal  guifa 
non  ben  terminate  e  finite ,  teneffero  più  dello  fchizzo,  e  forma  di  primo  sboz- 
zo ,  che  di  veri  quadri  aggiuftati  e  compiti  :  efferuifi  potuto  introdurre  per  en- 
tro meno  roba,  e  dare  vn  più  di  grande  alle  figure,  che  per  l'altezza  di  quella 
Sala  molto  picciole  riufciuano  :  tuttauia  per  quello  che  vi  auea  fpefo ,  poterai 
contentare, ed  e(fi,  per  giouani,  e  per  prima  fattura  di  confiderazione,  auer 
fatto  aliai.  S'inuogliò  dunque  quel  Signore  d'vn' altra  opera  iui  contigua,  e 
più  perfetta,  e  perciò  di  mano  tutta  diLodouico,  che  però  motiuandoglme-» 
più  volte  ,  dopo  qualche  tempo  fi  conclufenel  fregio  della  picciola  Sala  alla 
grande  contigua ,  e  fu  facile  l'accordo ,  defiderandolo  non  meno  Lodouico,  per 
abbattere  le  oppofizioni,  e  chiuder  la  bocca  a'  maledici.  E  fé  bene  le  condizio- 
ni principali  fiirono ,  che  di  effi  non  douelle  ei  valerfi  ,  ma  tutto  efeguir  di  lua 
mano ,  ad  ogni  modo  non  lafciò  d'ingegnarfi ,  ancorché  inutilmente ,  che  nell' 
ornato  almeno ,  cnnfiftente  particolarmente  in  termini  di  chiarofcuro,  poteflTe 
feruirfi  di  Agoilino ,  già  che  in  que'della  Saia  grande  tanta  lode  riportato  aUea, 
Vi  fece  di  più  co  fuo i  difegni  lauorar  tré  pezzi  di  foppiaco  ad  Annibale ,  eflen- 
do  Lodouico  la  fleffa  bontà  e  cortefia,  &  amando  teneramente  i  Cugini ,  a'qu=» 
Ji  perciò  quanto  maipoteua,  procuraua  ogai  occafione  ,  e  vantaggio.  In- 
giuftaperciófùfempre  la  doglianza  degli  altri  fuoi  difcepoli  :  sì  valenti  fotto 
del Maeflcoefiernufcicii duo 'fucelli, perche  loro  folo lì  moEcaHe  i  epartici- 

paffe 


574  P  A  ZT  E     T  E  7t  ^  A 

parte  ciò  che  ad  eflìnon  comunicauafi  ;  perche  di  quelli  non  dimonroflìmat 
così  parziale  poi  Lodouico ,  che  a  gli  altri  cortefcmence  ancora  colia  ftefTa  ca- 
riti non  infegnaile  ;  anzi  più  volte  io  fentiron  dolerff .  non  trouar'in  elTì  il  talen- 
to di  Annibale,  e  il  gran  Àudio  di  Agoftino,  per  poter  valerfeiie>  porre  in  opra, 
ed  auuancag£;iarli,corrifpooden  do  alle  parole  gli  effetti  ;  perche  quante  opre 
di  minor  prezzo  a  lui  capitanano ,  ad  elD  rinonziaua ,  preferendoli  anche  a  pa- 
renti j  che  talora  ebbero  a  dolerli»  far' egli  più  conto  de'ftranieri,  che  del  pro- 
prio fangiie . 

Fu  dunque  fatto  il  fregio,  che  dell'altro  riufcJ  più  diligente  e  finito  ;  non  tan- 
to affollato ,  ed  ingombro ,  ma  più  chiaro ,  e  diftinto  ;  le  figure  più  grandiere, 
decorofe ,  ed  erudite ,  e  vi  fi  vidde  fparfo  entro  per  tutto  quel  fondamento  di 
fapere,  e  quella  indicibile  grazia,  che  fu  si  propria  di  Lodouico:  Infomraa  egli 
£ù  tale»  che  raccontano,  che  il  Cefi,  andandolo  a  vedere,  ancorché  fubito  di- 
ce(feeflerloflefl"openfiero,che  fi  leggiadra,  e  fpiritofamente  al  folito  ,haue- 
uacfprefro  ilgraziofoNicoIino  nel  gran  fregio  della  Sala  de 'Signori  Leoni  da_» 
S.Martino  Ccosi  da  quello  poi  diuerfo  e  lontano  nella  tanto  più  erudita  ,  nobi- 
le, e  compita  efecuzione,  quanto  il  Ciel  dalla  Terrai  ad  ogni  modo  relf  ò ,  &  eb- 
be in  fine  a  foggiongere,  che  quando  fi  trattaua  di  Lodouico,  non  fi  poteua__. 
competere ,  e  bifognaua  cedere .  Volendo  egli  affatto  partirfi  dai  penfiero  del- 
ia Sala  grande ,  di  dilettare ,  come  auea  fatto  Agoltino ,  con  la  diuerfiti  di  tan- 
ti Numi  Celefti  «volle  qui  Lodouico  ne' fuoi  Termini  appigliarfi  ad  vn  contra- 
rio parere ,  cioè  replicar  fempre  lo  lìeHo ,  ma  così  diuerfificarlo  con  le  contra- 
rie affatto,  nonché  diffimili  attitudini  .chela  replica  non  riulcifse  menoquì 
diletteuole ,  che  la  varietà  colà  mirabile  .  Confiderando  vno  de'  p;ù  curiod  ,  e 
principali  accidenti  ne'fatti  di  Enea  (  che  furono  il  foggetto  iui  a  rapprefentar' 
eletto  )  efser  fiata  ia  infolenza  delle  Arpie  infeltanti  così  rozzamente  que'vaio- 
rofi  Guerrieri ,  quando  alla  menfa  aflifi ,  ftauanfi  prendendo  ripofo  de'  pafsati 
affanni ,  e  fatiche,  e  lo  fcempio  meritamente  fattone  in  vendetta  da  quegi'Eroi, 
introdnfsenc'Iaterah  d'ogni  quadro  vn'Arpia  fottomefsa  davn  foldato  nudo, e 
daquelloin  varii  modi  fempre, e  con  nuoua  attitudine  fieramente  opprefsa, 
percofsa ,  &  vccifa ,  con  tanta  fierezza  dell' vno ,  (f  rage ,  e  difperazione  dell'  al- 
tra, che  in  rimirarle  pare  a  fpettatori  vdirne  i  colpi,  e  fentirne  le  ftrida.  In  dodi- 
ci pezzi  fu  diuifaquelta  fuggita,  e  viaggio  di  Enea  :  nel  Primo  vedefi  in  primo 
piano  SiHOne,  che  legato  con  le  mani  dietro,  viene  dall'adirata  turba  tirato 
pe' capelli,  e  fpinto  al  Rè,  che  in  diftanza  da' fuoi  Satrapi  accompagnato,, 
attende  il  falfo  prigioniero ,  e  fotto  vi  è  fcritto  :  Ecce  trahmt  manibus  vin£ìum  pofl 
terga  Sinonem . 

Nei  fecondo ,  con  cantie  fuoni  delle  donzelle ,  viene  da  giouani  introdotto 
il  gran  Cauallo  entro  le  mura  della  Città,  il  quale  effetto  fc  fi  rende  impolTibile, 
diafene  la  colpa  al  Poeta ,  eh"  efprefsamente  :  &■  ftupca  vincula  collo  intendtint 
knfse,  equi  nei  primo  piano  non  so  feCafsandra,  che  tratta  da  diuin  turo- 
re  ,ne  pronuncia  I  in/èJiC€  fine,  e  lotto  il  verfo  ;  Sandit  cquus  ruptos  fatdis  ma- 
jC/}ina  mui-os .  Nel 


LOWV^  AGOST,  ET  J^^m,  CAIACCI     5  7  j 

NeltcrzociiiarrÌHabilcla  fiera  pugna  dell' appafsionato  Corebo  e  compa. 
gni ,  nel  ritorre  di  mano  a'nemiei  la  Itersa  Cafsandra  ftrafcmata  fuori  del  Tem- 
pio da  gli  empi  >  e  il  verfo  ;  Crinibus  è  Tempio  trahitur  Triameia  yirgo. 

Nel  quarto  fottrae  Venere  dalle  fiamme  il  figlio  Enea  ;  M>emist/£neamcev» 
tantem  ex  igne  recepii. 

Ne!  quinto  fuppiice  Creufa  all'irato  Enea  :  SiperiturHsabiSt  &•  msrapein  9Hi^ 
i»<i;e(»m,  gli  dice. 

Nel  fefto  :  Eripitt/£>reash»meris  exhofìeparentent. 

Ne  I  fé  etimo  :  ^tneam  alioquttur (imuUcrum ,  i^  vmbra  Creufa» 

Neil'  ottano  :  Calnolum  l{egi  mallatia  iittore  taurnm» 

NlI  nono  :  Neptuno  meritos  arisindicit  honores. 

Nei  dccitno  :  Urpije  celeri  lapfu  de  monttbas  ad/unt. 

Nell'vndecimo  :  Italtjm  Italtam  primus  canclamat  ^ehafet, 

Enel  duodecimo  :  Hic  Vohphxmus adefihorreHS , graditurque per aquor. 

Non  mi  affatico  il  dsfcriuere  a  parte  a  parte  f  eccellenze  di  quelt'  opra  tanto 
perfetta ,  già  che  abbondantemente  poflTonlì  notar  elleno ,  &  ammirare  ne'cagli, 
che  ne  fece  il  Sig.Giufeppe  Maria  Mctelli ,  su  i  difegni  però  di  Flaminio  Torre,i 
che  di  propria  mano  (fé  nonglicra  vietato  dalla  morte)  darla  voleua  ali*  ac- 
qua forte  anch'  egli  ;  che  però  comprato  il  Metelli  quella  fatica  da  gii  Eredi  >  Se 
intagliatola ,  la  dedicò  alSereniflìmo  Principe  Leopoldo  Medici,  e  riuenduti  li 
difegni  al  Sig.  Co.  Alefandro,  lafciò  i  rami  in  Roma  a  Gio.  Giacomi  Roflì  pcc 
dugento  feudi , e  quattrocento  gii  ne  daua  ancora  »  fé  più  dolce  mantenendo  il 
taglio ,  non  tanto  sfondaua  i  fegni. 

Queir  opra»  quanto  chiufe  la  bocca  a  maleuoli,  e  a'concorrenci  in  vantaggio 
di  Lodouico ,  tanto  l'aperfe  contro  Agoftino ,  &  Annibale  ;  dicendo  eli]  ,c  con- 
cludendo ,  che  ancorché  Lodouico  attaccato  anch'egli  troppo  ftalfe  a  quel  che 
prefenzial  mente  vcdea.  non  facendo  ben  giuocare  l'immaginatiuae  l'idea  ,  ad 
ogni  modo  negar  non  fi  potcua  >  che  non  folle  quello  ancora  vn  bei  modo  di  fi- 
re  ;  più  amorofo  poi ,  e  compito  di  quello  del  ragazzaccio  (così  chiaanauano 
Annibale  )  che poneua giù  di  pelo,  fenza rifpetto  ,  polizia»  e  detoro »facchi- 
nacci  veftiti.potKracci  nudati >  fuori de'quali non fapeua poi  egli,  né  Agoltino 
tampoco ,  fare  vno  profilo ,  contornar  duo'muCccli  :  Che  quando  fi  veniua  a  gii 
Angeli,  che  fono  di  quelle  figure  fopranaturaii  che  qui  fra  noi  noir  ritrouanfi» 
vcdtuanfi  poi  arrenati  ,non  fapendo  efsi  come  entrarne >  comevfcirne,e  pin- 
gendo certi  gattucci  fcorticati ,  che  non  moftrauan  forma  d'occhi ,  di  nafo ,  di 
bocca ,  fenza  contorni>e  affatto  affatto  ridicoli .  Alludeuanoefsi  in  ciò  dire ,  a 
certe  tauoline ,  che  ftate  erano  de'prinvi  loro  tentatiui ,  e  che  troppo  veramente 
frettolofi,auean  poftofuorea'la  comune, fi  credettero  lode, e  fu  al  rigorofo 
(indicato  di  coftoio,  che  fenza  riguardo  alcuno  alla  poca  eri,  e  lperienza,dif- 
fimulando  quel  che  vi  era  di  buono ,  actaccauanfi  al  cattino ,  lacerandoli  fenza 
vna  minima  compafsione.  Erano  per  lo  più  quelle,  AlTonzioni  della  gran  Ma- 
die Mana  Vergine  al  Cielo ,  con  (otto gli  Apoftoli,  che  da'Caualieri,  chea 

que* 


37<^  PARTE     TE^ZA 

que' tempi  vfando  il  villeggiare  la  intera  Iftate ,  come  folennicà  fa  maggiore  che 
allora  occorra,  facean  dipingere  per  le  Chiefìuole  priuate  de'  loro  rulticani  pa- 
lagi .  Volentieri  ad  occafioiie  di  cfcrcitarfì ,  e  impratichirli  •  prendeuano  a  cer- 
carle >  ed  ottenerle  iCarracci»  e  volentieri  veniuano  ad  efsi  concedute, come 
a'Pittori  anche  noiiizzi,  e  da  bsffo  prezzo,  toccando  a'gid  detc  Ma^  fìn  vecchi, 
&accreditati  tutte  le  tauole  delle  Chiefe  in  Città  .  Intancaliimaeran  preflbil 
volgo  coftoro, e perl'altra parte  tanto  poco  prezzati  queiti  figliuoli , che'du- 
bitarono  alle  volte  fc  la  maniera  elettali  ioi\t  la  buona .  Chiamato  a  Roma 
poch'anti  il  Sabbatini,  e  dichiarato  capo  de'  Pittori  del  Papa  ;  tanto  fuori  an- 
che ftimarfi  il  Fontana  ;  in  sì  gran  fortuna  a  Milano  i  Proccacini ,  non  fapean  ta- 
lora che  dirli,  che  rifoluere.  Dio  voglia,  dicono  prendeflevn  giorno  a  dire_* 
Agoftino  a  Lodouico ,  Dio  voglia  che  in  quefto  nollro  modo  di  dipingercjflan- 
<io  noi  così  attaccatiall'originale,  non  prendiamo  granchi  :  l'andar  contro  al- 
la corrente  none  troppo  ficuro,  ed  ha  del  temerario  :  noivediamche  ilmodo 
di  coftoro  è  tanto  applaudito ,  tanto  accettato,  ed  è  Io  fi^ffo  battuto  prima  con 
tanta  lode  dal  Vafari,  da'Zucchcri,dal  Saluiati>  dal  Samacchini,  e  vorrem'  andar 
noi  contro  il  guUo  comune?  Se  il  CorcggiO,  fé  Tiziano,  fé  ilTibaldijfe  Paolo 
Veronefe  l'han  fatto ,  era  il  lor  naturale ,  era  vn  proprio ,  che  in  efsi  quanto  riu- 
fciuabt  ne,  tanto  in  altri  fidiràfemprcpofticcio,  cdimpreftito.  Se  nelle  fteffe 
cofe  fenfibili ,  e  di  fatto  sbagliamo  alle  volte  prendendo  equiaoci ,  perche  non 
può  darli,  che  in  quella  noftra  opinione  ci  fiamo  ingannati,  mafsime  trattan- 
dcfi  del  proprio  intereOe  ?  quanti  vedono  ài  notte  tempo  vn'  effetto  naturale  di 
lume  refratto ,  ò  d'ombra  fifa ,  e  da'  fiti  alterata ,  e  alla  prima  dal  timore  arre- 
.  flati  la  giudicano  vna  fantafma,  vnofpirito,  e  fenondifpone(Terovolerfen<u 
adogni  modo  chiarire,  refterebbero  collo  fpauento,  che  all'improuifo  li  for- 
prefc  i  quante  volte  l'Agricoltore  idiota  fi  dolerà  della  pioggia ,  ò  delle  ficcitJÌ, 
troppo  frequenti  ed  oftinate ,  quando  quelle  appunto  fono ,  che  alle  nouellt* 
fue  piante  ,  &  alla  feminagione  mantengono  la  vira ,  e  acquifian  vigore  ?  Tutti 
c'inganniamo ,  ed  è  più  nel  Mondo  l'ignoranza ,  che  il  fapere ,  onde  non  è  gran 
fatto  che  anche  noi,  poco  forfè  feraci  di  braua  idea,  foiettìcati  dalla  facilità 
dei  naturale,  andiam  dietro  a  quello,  che  più  a  noi  che  a  gli  altri  aggrada .  Io 
non  so  tante  cofe, rifpondeua  Lodouico  5  IO  non  la  sòdifcorrereperla  trafila 
come  voi  che  leggete ,  e  che  molto  auete  villo  ,  ma  vi  dico  bene ,  che  vn  certo 
lume  naturale  m'affida  e  mi  afsicura,  che  il  cammino  intraprefo  fia  il  buono.  Se 
fofle  vno  di  noi  folo  che  applicato  fi  folle  a  quefto  modo,  Ci  potrebbe  dubbirare 
di  vn  tal  isbagIio,md  che  in  ciafcuno  di  noi  tré  Ci  troni  vn  guflo  egualmente  cor- 
rotto, non  lo  pollo  credere.  Se  nella  itclTafcuoia  di  Roma  jI  gran  Michelangelo 
nonauefl'e  aunto  tanto  applaufo  nel  luo  Giudicio,  che  tanto,  e  troppo  forfi  de' 
rudifièvalfo  ,efe  RafaeUe  anch' egli  a  Ghigi,  ìkaltroue  non  le  netoflecon_, 
tanta  lode  fcruto,  i  ome  dalle  ftampe  vediamo  ,  io  mi  darei  vinto;  mail  veder 
poi  che  gli  lielsi  no<>n  nemici ,  che  tasto  ce  li  biafimano  ,  quando  lor  vien  fat- 
to d'introdurne  qualcuno  ne'  loro  dipinti ,  ne  fàuno  tanta  verma  »  e  tanto  fé  ne 


lODOr.AGO^.ET  A^f^I^.CATtìtACCl.     577 

pregiano ,  mi  leua  ogni  fcrupolo  :  Del  tinger  poi .  e  di  quel  lor  leccare ,  lafciain» 
Il  pur  dire  ;  in  quefto  bifogna  abbino  pazienza  >  che  la  Lombardia  preaale  .  Tut- 
to notaua  Annibale  ,  e  come  quello  ch'era  di  poche  parole  >  andana  crollando 
la  celta  :  pure,  fcguitiam  noi  (  proruppe  )  feguitiamo ,  e  non  dubbitiamo  :  fé  non 
fiamo  aggraditi  adellojlo  faremo  vn  giorno  :  Anche  il  pouero  Baldaffare  da  Sie- 
na fii  poi  conofciuto ,  e  Itimato,  fé  ben  dopo  morte  :  Anche  il  Colombo  fiì  cre- 
duto fcempio  quando  alla  prima  promife  di  volerci  fcoprire  vn  nuouo  Mon- 
do; e  il  Bruneiefchi  quando  propole  a'  Fiorentini  di  far  doppia  la  cupola  di 
S.  Maria  del  Fiore,  dopo  lunghe  ragioni,  ne  fu  cacciato  come  pazzo .  Se  pia- 
ce tanto  il  C  oreggio ,  fé  tanto  Tiziano ,  il  nome  de'quali  fa  cootrafto  a  quello  di 
KafaellCi  perche  piacer  non  dourem'noi*  che  di  tutti  e  tré  la  fìrada  battia« 
ino? 

Ma  perche  il  fopportar  poi  lungamente  >  c'I  difllmular  fcmpre  le  ingiurie  nel- 
le virtuofe  concorrenze  òì  fegno  di  conofcenza,  e  tacita  confeflìone  della_» 
propria  inferiorici,  e  debolezza  »rifoIfero  di  lafciar  da  parte  ogni  timore ,  non 
ftar  più  fu'nfpetti ,  vfcir  ben  fuore ,  e  farfi  conofcer'  anch'eli .  Dieroufi  dunque 
con  ogni  iludio  a  procurar'  opre  da  que'  ftcflì ,  che  a'ioro  concorrenti  ne  com- 
metteiiano  >  concedendole  in  dono ,  non  che  ad  ogni  prezzo  operandole  :  non 
potendo  Lodouico  ottener  le  chiefte  tauole  nelle  Chiefc ,  ne' laterali  delle  ftefl'c 
Cappelle  ,  e  nelle oppolle,  ò  vicine  a  quelle  facea  entrami,  òcapitm  qualche 
dipinto  ,  fé  non  in  altra  maniera,  a  frtfto  almeno,  ecomediffi,indono  ,  quan- 
do anche  picciolarecognizione  feglinegafle;  come  auuenne  nella  Chiefade* 
RR.PP.  Domenicani  ne'Santi  Domenico  e  Francefco  laterali  a  quel  S.  Andrea,e 
che  in quJ Santo  Crocefiiìb  la  debolezza  del  Pittore  par  che  sì  ben  compaflìo- 
nino  :  Nel  S.  Raimondo  nella  (teda  Chiefa  rincontro  alla  bella  Nonziatadel 
Caluart ,  e  predo  al  S.  Bartolomeo  del  Sabbatini,  che  tanto  prima  vdiualì  com- 
mendare ;  Nel  S.Rocco  m  S.Giacomo,  oppolto  alia  bella  Prefentazione  al  Ten> 
piodel.Samacchini,ert/<i/e/-e  del  S.Agoitino  del  Laureti  :  Nella  bizzarra  Notte 
fopra  \' Ecce  Homo  ói^\  Paiferotti  nella  Chiefa  del  Borgo  di  S.  Pietro  ,  oggi  con- 
uercitafi  in  così  cattiua  copia,  quando  Bartolomeo  nel  fottopofto  Altare  di  non 
auer  mai  fatto  meglio  pregiaualì,  e  fìmili. 

Agolimo,  ed  Annibale  di  fuoconfenfo,  anzi  confìglio ,  nella  fna  ftanza  fon- 
darono ,&  aprirono  vn'Accademia,  che  all'vfodi  tutte  lenuouamente  erette» 
ebbe  vn  concorfo,  ed  vn  aumento  così  fubito,  e  così  grande,  che  il  nome  d' 
ogn'altra,  anche  quella  del  Baldi,  la  Indifferente  detta,  eftinfe.  Ella  fii  di  tal 
credito,  che  i  Lccterati  medefimi  a  quella  fi  rapportarono  nelle  occorrenti 
loro  differenze  ,  e  difficulti  fopra  i  termini  di  queiV  Arti  ;  che  però  il  finto  Co. 
Andrea  dell'Arca,  impugnando  nella  fua  Efamiua  certo  ingegnofo  paraìello  del 
Co. Lodouico  Tefauro  tri  l'eccellenze  delle  pocfie  del  Marini,  e  le  più  fine_» 
ofl'eruazioni  de'  Dipintori,  così  fcrilfe  :  Nella  famofa  Mcadentta  del  Sig.  Lodouico 
Carragei ,  jlpeUe  di  queSìo  fecolo  >  ;  termini  della  pittura  fi  pratticano  in  altra  manie- 
ra ,  che  nella  Dife/a. 

Bbb  II 


578 


PARTE    TERZA 


11  fondamento  del  detto  Lodouico ,  le  fatiche  di  Agoftino,  e  l' amore  di  Ati- 
hibalcqiiiui  a  benefìcio  pubblico  vnitifi  «furono  troppo  la  potente  magia  > non 
che  l'efficace  inuito  :  Qui  fìudiauafi  giorno  e  notte,  fenEa  verun  rifparmio  di  pa- 
timenti e  difagi:  Qui  non  mancauanot  foflero  del  mafchioò  della  femmina, i 
meglio  formati  corpi ,  che  feruiflero  di  rifentito,  e  giufto  modello  :  I  più  fingo- 
lari  impronti  de'baflì  rilieui ,  e  delle  antiche  tefiediRoma,  che  aueanfi  pro- 
cacciato i  Paflerotti ,  e  quelle  di  più  che  Dionilìo  dà  Firenze  crafi  fegretamente 
fatto  venire,  cercò  d'auereanch'ei  Lodouico.  E  perche  quelh  fra  le  altre  e  ofe 
infigni  del  loro  mufeo,vantauano  vna  copiofa  raccolta  di  varii  difegnidi  tutti 
gli  antichi Maeflri ,  vna  fimilenepofe  egliaflìeme,  mentre  Agoftino, che  di 
medaglie  fi  dilettaua, e  di  libri  (onde  predo  il  Giangrandi  a  Faenza  lovedeffi 
talora  vn  Virgilio ,  col  compendio  fcrittcìii  in  margine  al  principio  d'ogni  Can- 
to da  lui  flefso.c  l'Onofrio  fra  fiioi  libri  fingolari  facefse  gran  (lima  del  Cornelio 
Tacito  chefùdell'iftello,  poftillato  tutto  di  fuamano)  v'voì  anch'  egliquefta 
(uà  erudita  fuppellettile,  fé  non  a  quella  del  Pafierotti  vguale,  fcielta  pero ,  e  fuC- 
ficients  al  loro  intento ,  ch'era  di  erudire  a  baftanza  e  fé  fieflo,  e  gliallieui. 
iSon  contenti  poi  di  ciò  che  Tignudo  fuperficiaimente  palefa  e  riuela ,  ciò  che 
ancora  nafconde,  e  fuppone  incender  vollero  :  Il  nome,  e  l'vnione  dell'offa  ,  l'at- 
tacco,e  legamencode'mufcolijlofficio,  e  l'crfetto  de'nerui,e  delle  vene,  al 
qual  fine  perciò  efercitarono  particolari  anotomie ,  ottenendone  priuatamente 
corpi  morti,  &  in  ciò  compiacendoli,  &  aiutandoli  vn  Dottor  Lanzoni  Lettor 
pubblico,  brauo Anatomica, e  della  lorofìudiofacuricfica,  ed  applicazione 
parziale  non  meno,  e  faiuore,  di  quello  fi  folle  del  Vinci  Antonio  dalla  Tor- 
re Anatomico  farauo ,  e  Lettore  in  Pauia ,  allora  che  a  difegnar  fi  pofe  in  matite 
rofla,  tratteggiando  di  penna,  quel  fuo  Libro  faraofo  diAnotomia. 

Proponeuanfi  a  tempo  e  luogo  da  Agoftino  dubbii  fopra  le  operazioni  dell'Ar- 
te, muoueuanfi  difficoltà,  e  dopo  lunghi  contralti,  ne'quali  fucgliauanfi,  ed  cfcr- 
citauanfi  gringegni>ricorreuafi  in  vltimo  all'oracolo  di  Lodou:co,la  cui  nfpofia, 
e  rifoluzione,  come  decifione  di  Ruota  vdmafi,  e  venerauafi.  Le  conferenze  qui 
non  furon  minori  di  quelle  d'Andrea  del  Sarto,  e  Giacomo  Sanfomni,  dalle  quali 
mai  If accandofi  dì  né  notte ,  furon  cagione  che  l'vno  e  l'altro  sì  grand'  huom  di- 
ueniflTe  .  Vfauano  farli  modello  fri  di  loro  ;  godeua  AgoRino  di  accomodarli 
nelle  attitudini  bramate  da  Lodouico  >  elTcndo  di  quefta  opinione  >  che  chi  non 
le  incendea ,  non  le  fapefle  ben  rapprefentare ,  e  perciò  quelle  de'modelli ,  fof- 
fero  polhccie  ,&infipide;  né  fdegnò  Lodouico,  eh*  era  cicciofocto,  e  polputo, 
fpogliatofi  fino  alla  Centura, lafciarcoppiar  la  fua  fchicna  ad  Annibale  nella.» 
Venere  volta  in  quell'attitudine,  che  poi  da' Signori  Bolognetti  fu  venduta  alle 
Altezze  Serenissime  di  Firenze,  ed  oggi  trouafifri  l'altre  pitture  fimofe  del 
Real  Mufeo.  Vfauano,  che  compita  che  aoefle  ciafcun  di  efsi  vna  qualch'opra» 
vfcendo  gli  altri  duo'  dalla  fi anza ,  e  fingendofi  foreftieri ,  bulfalTero  alla  porta,e 
pregando  l'altro  di  efifer  fauoriti  in  vedere  qualche  opra  fua  ,  follerò  da  quello 
cortcfenieate  introdotti >  e  moftrando  loro  quel  qtudro  appunto  di  frcfco  ter-> 

mica- 


LODOV.  ACOST.  ET  AJ^l^.  CATtftACCI,     j  7^ 

minato,  fiipplicaffeimedefimi  a  dirgli  qualche  cofa  fopra,  ed  auuertirneioì 
onde  ponendouifì  ad  opporre  >  e  cricicarui ,  s' actaccaflero  talora  Aere  batta- 
glie ,  nelle  qua!i>  fé  l'autore  rcftaua  vincitore,  rendendo  buone  ragioni  dell'opra- 
toui  iieirimpugnata  forma ,  cedeuan  li  duoi ,  e  fé  n'andauano ,  fé  nò,  bifognaua 
che  l'altro  prendendo  ben  prelto  il  pennello  e  i  colori,  in  prefenza  loro  il  cor- 
reggere ,  altrimenti  efsi  di  propria  autorità,  e  di  lor  mano  ciò  efcguiuano,ò 
caffauano.  V'erano  l' hore  deitinate  allo fludiodelle  teoriche,  della  Profpet- 
tiua,  dell'Architettura,  mafsime  tutto  ciò  in  nftrecto,  e  in  poche  regole.» 
moftrando  AgolHno  ;  come  da  qualcun  de'fuoi  Icricti  che  preflo  di  noi  confer- 
uanfì,  n  vede;  e  quando  fìnalmence  per  ilUnchezza,ò  per  Ihora  tarda  partiuanfi 
a  far  quattro  palsi  per  la  Città  ,  ò  fuore  d  vna  delle  porte  di  effa  a  prender'  aria 
diportauanfi  ,  di  bizzarri  fiti ,  di  dcliziofi  paefi  >  e  d'incontrati  a  cafo  ,  ed  ofler- 
uatidifFctcofi  (oggetti  le  caricature  erano  il  fruttuofo,  e  più  dijetteuolepaffa- 
tempo . 

Fu  Tempre  quefto  fin  da' primi  anni  innato  motiuo,  e  particolare  genio  di 
Annibale,  di fatirizare in  tal  guifa  caricando,  ecosìdifegnando,  tacitamente 
mordere  anche  i  più  cari,  non  la  perdonando  vn  giorno  fino  allo  ftefloMaeftro 
Lodouico,  che  tanto  poi  fen'oiFcfe  je  fcnon  era  che  la  fua  bontà  fcusò  l'azione 
per  vna  inconfiderata  più  tofto  fcempiaggme  giouanile ,  che  per  vna  mabziofa 
infolenza,  non  terminaua  il  caftigo  in  vna  ("emplice  correzione ,  alJor  via  più  che 
rifeppe,  riprefonedai  Padre  auer  egli  nfpolto,  non  elTer  ciò  tanto  fallo ,  eci 
auer  veduto  p  ù  volte  a  Io  fieflb  Lodouico  caricare  fuoi  propri  amici,  parenti  ,e 
luiftedo.  Non  potè  cg'i  mai  aftencrfene,  prouandonevn  troppo  tforbitante 
gulto  e  diletto ,  e  pretendendo  ch'anche  in  fimile  giocolo  trattenimento,  & 
cfercizio,neldifegnatore  fpiccaflevngranfegnodibuongiudicio.e  valore,-che 
però  (al  riferire  di  Gio.  Atanafio  Mofini,  di  cui  perciò  porterò  qui  le  precifc 
parole  )  così  difcorrcr  la  folca  :  Che  ftcome  veggiamo  i  che  lo  fcherT^re  e'igioco' 
lare  è  cofamolto  pnpria  non  foto  à  gì  huomini ,  ma  eti'imdio  àgi  animali ,  tva'quali  ne 
né  fono,  che  natta  pena  Àfcher:!^are  incominciando,  danno  fegno  di  non  hauer  U  mag' 
gior  infltnto  naturale  ,  cheal  nutrirfi,  &  al  trafiullarfi  (  diceua  egli  )  chela  NaturaneW 
alterare  alcun  oggetto  ,  facendo  fn  grojfo  nafo ,  vnagran  bocca  ,ò  la  gobba ,  ò  m  altri 
maniera  alcuna  parte  deformando ,  ella  n'accenna  vn  modo  di  lei  di  prenderli  piacere ,  e 
ffher"!^  intorno  à  quell  oggetto ,  e  di  fi  fatta  deformità ,  o  ìproporTlionc  rider  fi  ancor  effa 
per  fua  ricrtatione  ;  e  così  piaccuolmente  joggiongeua  y,nmbale,  che  quando  l'artefice 
quefìi  tali  oggetti  imita  ,  non  può  far  di  meno  di  non  compiacerfene  ancor  cffo ,  e  darne 
egualmente  diletto  ad  altri ,  poiché  le  cofe in  talmaniera  dalla  natura  prodotte  ^hauen- 
do  per  fé  (iefie  del  ridicolo ,  rie/cono  poi ,  quando  fono  ben  imitate ,  doppiamente  dilet- 
teuoli:  perche  ilrifguardante  gran  piacere  fi  prende  dalla  qualità  che  miiouc  à  rifa,  e 
g(jdedellimitatione,cheperfefle{faècofadilettcuolijfima.  ma  quando  l'artefice  imita 
quefìa  forte  d'oggetti  ,non  felo  come  fono ,  màfeno^a  leuare  alla  firnilitudine ,  ti  rappre- 
fenta  maggiormente  alterati , e  dijfettofi ,  encUafcuola  deCarracei  hedber  nome  di  I\i- 
trattini cancht  :  saggiungeua ,  diceua  ^nnibde  la  tcrs^a  cagione  del  filetto ,  cio\}  U  ca- 

bbb     a  rioa- 


38o  P  AZr  E    T  È  Ti  Z  A 

ftcatUYit , la  quale  quandaera  fjtubene ,  eecittauamaggiormente  il  riguardante  al  rU 
deret  ma  con  più  alto  intendimento,  e  con  gufto  egli  tallauoro  tn  queflo  modo  confide- 
raui  >  dicendo ,  che  quando  il  valente  Vittore  fa  bene  vn  ritrattino  carico  imita  {{affclUs 
e  gl'altri  buoni  auttori,  che  non  contenti  della  beUe:i^^  del  naturale,  la  vanno  racco- 
gli?ndo  da  più  oggetti ,  o  dalle  ftattte  più  perfette  yperfare  vn' opera  in  ogni  parte  perfet- 
tijfima  >  percioche  il  fare  vn  ritrattino  carico  non  era  altro  che  efiere  più  ottimo  conofci' 
tore  della  natura  nel  fare  quel  graffo  nafo ,  ò  larga  bocca ,  à  fine  di  fare  vna  bella  defor» 
mità  in  quell'oggetto  ;  ma  non  e jfendo  ella  arriuata  ad  alterare  quel  nafo  »  e  quella  boc- 
ca, ò  altra  parte  alfegno)  chericchiederebbela  belle:^a  della  de foìmità,  ilralorofo 
artefice ,  che  sa  alla  natura  porgere  agiuto  rapprefenta  queW  alter at ione  afia i più  efpref- 
famente ,  e  pone  auanti  à  gì  occhi  de'riguardanti  il  ritrattino  carico  allamijura ,  che  al- 
laperfettadeformità  più  fi  conuicne ,  &  tntal  modo  (  coiKlude  queflo  Auccore  )  pia- 
ceuolmente  difcorreua  Annibale  di  quella  forte  di  operare,  aggiongendo,  che  nella 
[cuoia  ftpofe  tanto  in  vfo  queflo  firei  ritrattini  carichi,  che  gran  piacere  apportò  fempra 
à  tutti  ài  effa,&à  gl'altri,  che  la  frequentauano ,  C5^  era  ben  riputato  il  più  atto  anche 
nell'opere  d'importanza  colui,  che  gl'altri  auuatiT^aua  nel  caricar  bene  i  ritrattini  :  e  cer- 
tamente da  coloro  né  furon  fatti  i  più  diletteuoli ,  e  i  più  belli,  che  i  maggiori  {oggetti 
della  [cuoia  fono  poi  riufciti ,  fecondo  il  parere  de  più  intendenti ,  eìr  Annibale  ifìcffo  che 
ne[ù  ilprincipaleJuttorK,  e  THaeHro  ne  ha  fatto  in  grandiffimo  numero,  e  tutti  fìim*' 
ti0mi  da  coloro  ,  che  gì  hanno  veduti ,  è  potuti  hauere ,  e  ma[[imamente  di  quelli ,  chs 
furon  dalu>[atti  in  riguardo  di  qualche  dicono  i  Fifìonomifìi,  de'coflumidi  quelle  per- 
fone ,  che  alcuna  fomiglian^^a  hanno  in  alcuna  parte  co' gì'  animali  irragioncuolt  :  poiché 
egli  difcgnò [olamente  ò  vn  cane  ,  ò  vn  bue ,  ò  altro  animale ,  e  nondimeno  bcniffimo  [i 
comprendeui  ej[ere  il  ritratto  di  colui ,  i  cui  coturni ,  e  l'effigie  haueua  voluto  l' artefi- 
ce rappr  efintare. 

Mabagattele  fon  quelle > e  (ludi igiocofi,  ma  viinulla  fono  rifperto  aFIc_» 
opere  fode  ,edipropofito,che  quelle  furono  che  cominciarono  a  porre  in  dis- 
perazione la  Inuidia ,  e  in  difcapito  la  Maldicenza .  Fra  le  prime  di  Lodouico  li 
numerano  i  frefchi  laterali ,  e'I  volto  nella  Cappella  di  S.  Andrea  in  S.  Domeni- 
co ,  che  per  ifpender  poco,  e  come  vn'  aggiunto  a  lui  diero  a  fare  i  Signori  Lam- 
bertinijauendonecommeffolatauol.a  principale  a  Firenze  advno,  chediuul- 
gauano  efler  valentillìmo  ,  e  non  auer"  il  pari  m  Bologna ,  onde  da  tanti  Maceri 
che  allora  maggiori  aifai  de' Carracci  fi  repucauano,  e  che  perlauori  anch' effi 
non  folo  in  Patria  ,  ma  fuori  anche  di  quella  tutto  di  impiegati  veniuano, 
s'afpettauano  miracoli.  L'accorto  Lodouico  in  tanto  ,  riflettendo  a  i  duai 
etlremi,ne'quali  poteffeneceflariamentedarequeftoforeftiere  ;  ò  invn  terrì- 
bile ,  facile ,  rifolato ,  che  in  pochi  fegni ,  e  minori  tente  molìraffe  gran  cofe,  e 
piacefl'e  a  gì"  intendenti;  ò  in  vn  gentile,  finirò,  amorofo,  ch'anche  imen  ca- 
paci fcrmafle  ,deli'  vno  e  dell'  altro  modo  fi  valfe ,  e  cercò ,  fofle  per  effer  l'opra 
di  quel  Maeltro  ò  fiera ,  ò  graziofa ,  con  vn'  ecccflo  di  fierezza ,  e  di  graz'a  queir 
ia  battere,  efuperare.  Rapprefciuò  dunque  nel  primo  modo,  a  balio  dalle  par. 
ti  S.  Domenico  »  e  S.  Francefco»  e  fìngendo  eiler  fois'  elleno  iUcue  colorite ,  l« 

pofc 


tODOV,  AGOST.  ET  AJ^m,  CAttÀCCh     i  %i 

pofe  fotto  vn  baldachinotto  con  la  fua  cafcata  i  e  fopra  vno  ftraco creme/?, con 
trine  e  frangte  d'oro ,  che  fcnza  tanca  quadratura  fanno  altro  fracaflb>e  moftra- 
no  vn  facile  non  credibile  ;  perche  duo'  fcuri  a  luogo  a  luogo ,  duo*  lumocti  ga- 
gliardi in  certe  fomiti  compifcono  tutta  quella  magnificenza .  Veftì  le  figure» 
con  gran  pannaronj  di  lana  grollolani ,  che  rendendo  poche  pieghe ,  ma  quelle 
poi  maeltre  ,  ed  a  fuo luogo,  dieroadefle  vna grandezza  che  mai  più.  Le  te- 
fte  furon  mirab'lij  ^  la  viua  del S.  Domenico,  che  guardando  gli  fpettatori» 
pare  gì  inu'ti  alla  conremplazione  di  quel  Santo,  che  tu  fatto  degno  d'imitac 
non  foio  il  Prihfipe  di.  g!i  Apoltoli ,  ma  il  fuo  Mucttro  nel  rauor  della  Croce,  at- 
terrifce  e  fpanenta  ;  e  la  dcuota  dei  S.  Francefco,  che  a  propofico  del  fuggetto, 
tenendo  colla  lìnilha  la  Hefla  con  Chrilto  fopra  confìttoui,  con  la  delira  alza- 
ta, fopra  vn  tanto  Amore  e  Carità  del  Figlio  Vmanato  par  che  veramente  pian- 
gendo difcorra,  ci  corninone  e  compunge .  Non  fi  può  qui  ridire  la  facilità  con 
che  fonooperatijie  poche  tente,  e  le  poche  linee  cheghhan  compofti,così  ve- 
ti, così  aftettuofi,  così  efpreflìui,  che  fi  come  non  v'è  dinoto,  che  nons'inte- 
nerifca ,  così  non  fii  mai  profeflore  >  che  fubito  ad  operare  con  vn  pronto  mui- 
to  non  fi  fentifie  ben  toHo  foletticare,  e  muouere.  Nel  fecondo  flile  oprò  la  Ca- 
fità  così  bella  ,  così  gentile ,  cosi  aniorofa ,  così  nobile  ,  che  per  moftrare  in_, 
parte  quell'eccellenza  che  non  fi  può  defcriuere,  balìerà  il  dire,  ch'ella  di- 
uenne ,  e  fu  poi  fempre  la  norma  &  il  modello  del  moderno  dipingere  ;  perche^ 
daeflail  Menichino,  che  vna  copia  ne  ricauò  per  fua  memoria,  tolfe  iJ  fuo 
colorito, fc ben  mai  giunfc  algrandifegno;  imparò  Guido  ilnuouo  impafto» 
ma  non  giammai  la  finezza  del  contorno  j  ofieruò  l'Albani  la  peregrina  inuen- 
zione ,  ancorché  vnqua  la  pareggiafife  ,  eflendo  ella  vn  miflo  del  Coreggio,  e  di 
Rafaelle,connon  so  che  di  più  grazia,  di  più  difinuoltura,  e  bizzarria.  Aque- 
fta  contrapofe  vn  forte  e  terribil  Sanfone ,  che  afferratofi  con  la  colonna ,  ci  di- 
moerà ,  cred'  io ,  della  Fortezza  il  lignificato ,  per  raccordarci  le  due  virtù  prin" 
cipali  di  quelle  due  Colonne  di  S.  Chiefa  in  vincere  i  tré  comuni  noft ri  Nemici, 
ed  m  efercitar quella,  a  cui  S.  Paolo  fra  le  tré  il  primo  luogo  conce fie.  Giunta 
poi  la  tauola ,  e  porta  a  fronte  di  que'  frefchi ,  foce  maggiormente  fpiccare  il 
valor  di  Lodouico,  che  temendone  il  paragone,  dicono  fi  ritirale  fuori  della_» 
Città ,  per  fottrarfi  in  que'  primi  giorni  al  rumore  de'  vani  rapporti ,  ed  in  con- 
feguenza  alle  temute  mortificazioni  e  roffori,afpectando  con  paflione  da'  Cu- 
gini vn  minuto,  e  fido  ragguaglio  :  Che  Agoilino,  che  liaua  fempre  fulle  parti- 
te, ^\  prendefie  gurto  affieme  con  Annibale  di  celebrargliela  al  più  gran  fegno, 
onde  meglio  fofle  ftatoperIui,diceua,  ilrinonziarad  vn'altrovn  tanto  cimen- 
to ,  come  t  gh  medefimo  negar  non  faprebbe  quando  l'opra  vedefle  ;  il  che  fat- 
to fuccedere  il  dì  feguf  nte  full'  bora  del  mezzo  giorno ,  giunto  con  batticuore 
fui  luogo ,  come  gli  fu  di  maggior  confolazione  e  foliieuo  il  vederla ,  così  porfe 
maceria  di  gran  rilate  a  tutta  la  brigata. 

Dell'  ifteffo  carato ,  e  di  più  fino  ancora  vien  Rimata  !a  Cappella  nelle  Con- 
uetcìce ,  che  cucca  fìmilmence  dipinle  a  frelco  ^facendoui  di  più  la  cauola  a  olioi 

che 


jSi 


?  A  Ti  T  E     TERZA 


che  dal  cafo  fu  detto  de' Signori  Lamberthi  refi  accorti,  vollero  anche  difiia 
mano  i  Signori  Bargellini  >  che  furono  quelli  che  glie  la  commifero ,  ma  in  que- 
lla forma;  eh' eflendoeffi  duo"  fratelli,  e  dueforelle  lintraeOe  a!  naturale  in_. 
quella  tela  tutti  quattro  genufleflì  dauanci  all'  Immagine  deMa  Vergine  del  San- 
tiflìmo  Rofario,  della  quale  fi  profcffauan  diuoti,  fi  come  di  quella  altresì  del 
Carmine,  e  diS.  Gregorio,  per  eflere  ilnomepofleduto  dal  Pontefice  Boncom- 
pagni ,  del  quale  eran  cffi  parenti  per  via  di  Donna  Cecilia ,  che  dicono  efler  mi 
quella  che  rapprefenta  la  Santa  Marca.  Era  nemiolhmoLodouico  deli' intro- 
durre apertamente  nelle  Storie  Sacre,  maflìme  in  pubblico,  i  ritratti,  come 
che  CIÒ  fofle  (  diceua  egli  )  vn  refugio  de  gli  antichi  Pittori  per  ifcarfezza  d"  iii- 
uenzione,  e  che  auea  però  in  que'  primi  tempi ,  ne'  quali  ogni  picciol  cofa  fem- 
brauavn  miracolo,  incontrato  affai ,  per  quella  nouiti,  e  fìmilitudinejonde 
perdargufto  alla  Corte,  &acquiftarfi  labeneuolenzade"  Dotti  di  quel  Secolo, 
auefle  conuenuco  taluoitaciò  fare  a  Rafatle  nel  Palagio  del  Papa  ,  anzi  ritrar 
loftefsoin  perfonadivn  Santo  Antccefsore  ,  imitando  anch' egli  in  tal  guifa* 
ad  vfo  de' Poeti,  col  pennello  le  adulatrici  licenze  della  penna.  Pensò  dunque 
con  capricciofa  inuenzione  trasformar  quelli  in  quattro  Santi,  a' quali  le  loro 
eftiggi  fi  addattafsirro ,  che  gli  venne  mirabilmente  colto  ,  in  ciò  anche  dal  cafo 
aiutato  ;  polche  efsendo  i  duo'  fratelli  fmonti ,  pallidi ,  e  di  cicra  più  torto  efte- 
nuata,  venne  d'vno  di  eifi,  con  vn  tanno  d'aiuto  a  ricauarcosìa  propofito  vn  S. 
Domenico,  e  voltando  l'altro  in  profilo  ,  vnS.  Francefco,  cheaciafcun  diellt 
^iù  denota,  e  infiem  più  propria  filonomia,  ed  azione  addattarfi  ,  con  la  più 
^ha  immaginatiua  mai  bramato  fifofse  ;  onde  il  Domenichini  dallo  fteTsopoi 
■Lefsea  prendere  col  medefimoprecifolineamento,  e  in  poca  diflìmile  azione 
iffuoS.  Domenico,  che  genuflefso  auanti  la  Santifsima  Vergine  del  Rofario 
figurò anch'egli  nella  tauola  de' Signori  Ratta  mS. Gio.  in  Monte.  Delle  due 
donne, vna che  attempata  viueuanelcelibato.edKono  fofse  la  detta  Donna 
Cecilia,  co' fuoiltefli  abiti  neri,  e  manto  vcdouile,  che  con  tanto  decoro, e 
buon'  efempio  vfauafi  allora  ,  a  confufione  oggi  della  si  vana  vcdouanza ,  volta 
Jìmilmente  in  profilo ,  feruì  mirabilmente  per  vna  Santa  Marta  ;  call'altra,  che 
di/attczze  non  troppo  riguardeuoli  trouauafi  prouilta ,  pofta  qui dauanti,  mo- 
lìrando  che  nguardafse  la  Beata  Vergine  in  trono  aififa ,  fece  cosi  voltar  la  fac- 
cia, che  fcoprendofi  a  pena  la  fola  punta  del  nafo>  aggiontiui  i  capelli  perle 
nudefpalle  fparfi  .venne  a  far  formare  vna  creduta  molto  bella  S.  Maria  Mad- 
dalena, quale  ,  efsendo  ad  elsa  dedicato  l'Altare,  comandarono  vi  fifigurafse. 
In  qnefla  operazione  ebbe  egli  cosi  in  teflailCorcggio,che  fé  (lato  vi  fofse  a_. 
que' tempi,  non  fi  aurebbeauuto  difficoltà  infermamente  afserire,  eh' ella  da 
quel  gran  Maeltro  almeno  ritocca  tutta /fata  fofse  ,e  reuifla;  perche  certi  An- 
geletti  nudi ,  che  fuolazzando  fopra  la  B.  Vergine  fpargono  rofe  ,  non  folo  nella 
{agma,  ma  nella  tenta  fono  di  quel  Maeftro  afì'atto.  Di  quegli  altri  poi  the_» 
fcefi  in  terra  con  sì  grand' ali, yeftiti di  rottilifiìmi  veli, eclamidette  ,  al  fuono 
di  vn  liuto  gentilmente  da  vno  di  cfsi  tocco,  inoltrano  accordare  vn  foauo 

can- 


tODOV.  AGOST.  ET  À^mi'B,  CAtHACCI.     3  83 

canto  ;  e  della  beltà ,  e  modeAia  della  Celefte  Reina ,  e  del  Figliuolo  non  fi  può 
dir  tanto  >  che  più  non  fia  ;  onde  necefsario  è  che  ceda  ogni  forza  di  eloquenza 
alla  vjrtù  della  vifta,  che  può  fcoprirnc,  e  infieni  concepirne  afsai  più  che» 
fcriuerne  la  penna .  Ma  fé  bene  canco  fi  compiacque  anch'  egli  lo  ftefso  Pittore 
di  quell'opra  ,  chel'vnicafia,  nella  quale  fcriuefse  il  proprio  nonicafconden- 
dolo  >  con  la  Tua  folica  modeftia  però  >  intorno  rorlo  del  vafo  deli'  acqua  bene- 
detta della  Santa  Marta  j  onde  chi  auucrtitonon  ne  viene  >  ne  faglia  in  alto  a 
titrouarle,  non  ifcuopra  le  lettere  che  dicono:  Lodouico  Canacci  15  SS.  vi  fu 
però,  e  vi  èchi  foltcnta  e  mantiene  >  cedere  ella,  fenonal  S.  ProKta  Elia, a 
cuiiVlana  Vtrgine  porge  l'abito  Carmelitano  ,  che  di  lìanco  dipinfe  nel  muro* 
al  S.  Gregorio  a  qiìcltioppolio,  che  fioco  in  atro  di  dormire,  dicono  non  pò-, 
terlì  rappreientatt  i.é  più  vero,  né  più  facile,  nèp.ù  terribile  ,edauerc  in  que- 
ftafolahgura  pafsatoogn' altro  chepiiigcfse  vn  fimil'attojedin  talguifa  fumuri 
'facefs-  volar'  il  pennello .  Lo  ftello  foggiongono  della  rigocofj,  e  maellreuolc» 
architettura  che  fece  vederci  nel  volto ,  con  vna  certa  Icala  doppia ,  e  bizzar- 
ra, che  porca  ad  vngraziofo  corritore  nel  mezzo,  oue  certi  Angeli  fpargono 
fiori  j  tutto  viflo  di  fotto  in  su  ,con  vna  rigorofa  intelligenza ,  altrettanto  a  dc- 
fcriuerfi  difficile,  quantoa  lui  facile, e  ben  dacfibpofleduta  ed  intefa. 

Di  non  minor  eccellenza  fu  fempre  giudicata  da'Profellori  l'altra  tauols^., 
che  per  li  Signori  Bentiuoglidipinfe  alla  Madonna  di  ftrà  Maggiore  fuori  della 
ftcfla  porta  a'  Padri  Scalzi,  oue  pure  entrò  la  figura  di  S.Francefco,  da'fudetti 
duo*  dmerfiflìmo,  ma  di  ellì  anche  più  bello  ;  fcorgendofi  nell'arco  diuoto  di  te- 
neramente prender  con  la  deflra  la  mano  portagli  dal  Bambino ,  vn'afFetto,  anzi 
vn'elìafijche  rapifce  anche  fuor  di  fs  fteflo  chi  attentamente  il  rimira:  Dall'  altra 
parte  vnSt  Girolamo  così  rifentito  di  mufcoli,  ma  infiem  così  tenero,  che  lo 
direfte  dilegnaco  da  vn  Michelangelo ,  e  colorito  da  vn  Coreggio  :  La  purità 
poi, grandezza,  e  grazia  infieme  della  B.  V.  cheinpièfulla  Luna,  foftieneil 
ghiotto  Fanciullino,  non  fi  può  credere  né  ridire .  Ella  è  tutta  della  maniera  fua 
propria,  e  di  tale,  che  il  Canrarini  cheladifegnò,e  la  copiò  anche  in  pittura, 
andana  pazzo  dietro  a  quella  fublimità  di  fare  j  onde  il  Rolli  di  Roma  fuo  [co- 
lare, per  incontrare  ilgenio  del  Maeflro,  la  intagliò  all'acqua  forte,  erifteffo 
fece  con  la  (uà  perfetta  intelligenza  il  Torri ,  tanto  perciò  fuperando  il  primo, 
•quanto  più  di  quello  anche  patullo,  era  già  gran  Maeftro. 

Non  Icorreua  però  tanto  di  Lodouico  la  fama  per  quell'opre,  che  a!  pari 
quella  de' fuoi  Cugini  non  fi  dilatafle  ,  perche  ftendcafi  per  ogni  paefe  il  nome 
•di  Agoftino ,  oltre  1  monti  ancora ,  per  le  fue  belle  (lampe  ;  ed  Annibale  paflan» 
dofene  fpeflb  a  Reggio  ,  a  Parma ,  veniua  in  quelle,  e  nelle  altre  Citta  vicine  pc- 
fio  in  opera .  Del  primo ,  perche  troppo  lungo ,  ed  in  confeguenza  noicfo  era 
per  qui  nuicire  il  regillro  di  tutti  1  tagli ,  ne  fu  fatto  alerone ,  e  cioè  dietro  la  Vi- 
ta di  Marcantonio  vn  copiofo,  per  quanto  Ci  potè  mai ,  catalogo,  che  feruir 
polla  per  que'  Uudiofi,  e  peregrini  ingegni,  che  tutte  le  fue  carte  pongono  afTse- 
me  >  pregiando  le  ac  di  vna  compita  raccoka^  come  tanto  vfalì  inf  rancia.  Baile- 

là 


3S4.  PAltTETETt^A 

ti  folo  il  dir  per  hora  j  eh'  cileno  furono  così  accette  per  tutto  il  Mondo  le  futi» 
<arte  ,chel€commifIìonicheda  tutte  le  parti  veniuano  >  egli  difpacci,  arric- 
chirono il  Tibaldi ,  il  Bertelli  >  il  Rofigotti ,  &  altri  imprelìori  j  che  gareggiauan 
fràdiloroinlcuarlocongroffeprouigioni,  e  finalmente  a  gran  prezzo  compe- 
rarono i  fuoi  rami.  E  quella  in  gran  parte  ancora  fu  la  cagione  perch  '  egli  pub- 
blicane que'lafciuigelhi  a  trabboccar' anche  ne*  quah  fi  vidde  fotto  Papa_» 
Clemente  vnirfi  l'indegno  conciliabolo  della  piti  fiera  matite,  del  più  intelli- 
gente bollino  ,  e  della  più  fatirica  penna  ,  che  a  que  tempi  aucffe  grido  ;  il  per- 
che di  così  giufto  fdcgno  s'aecefc  il  Santo  Pontefice  >  che  infelici  loro,  fé  al  me- 
ritato caftigo  con  volontario  efilio  non  Ci  fotcraeuano  :  che  fé  in  vece  di  ripreii- 
iìone ,  non  n*  auede  incontrato  egli  applaufo ,  e  quel  eh'  è  più ,  vna  eforbitantc» 
ricompenfa  ,  eh'  era  poi  la  fcufa  eh'  ei  n'adduceua  a  Lodouico,  quando  dichia- 
randofene  tanto  mortificato, malamente  ne  lofgridaua,  aurebbe  tralafciato 
di  più  pubblicarne.  Non  n'andò  però  fenza  caftigo  il  principal  motore,  efùil 
Holigotti ,  che  quafi  d'afcofo ,  con  riputazione, e  a  rigorofiflìmo  prezzo  le daua 
a  chi  douea  più  tofto ,  e  potea  vietarlo ,  fé  non  punirne  j  perche  da  quel  tempo 
che  tal  mercatura  intraprefe ,  mai  più  goder  potette  vn'  hora  di  bene  ,  e  diede 
ìnmilledifaftri;  e  giuraua  da  quel! 'hora  in  poi  cfferfi  fempre  fentito  roder 
dentro  dal  tarlo  della  cofcicnza,  maflìme  per  auer  promelTo  tante  volte  a'Con- 
felTori  abbrugiar  dette  carré,  ed  abbellirne  i  rami ,  ne  mai  auerlo  efeguiro,  per 
r  auarizia  &  auiditi  del  guadagno  .  Tutto  ciò  mi  ha  riferito  più  volte  M.  Alef- 
-fandro  Monti  fantaro,  e  miniatore  alla  Piazzuola  delle  Scuole,  nella  bottega 
del  quale  taiuolta  a  folleuarmi  dalle  fatiche  fui  Pubblico  Studio  mi  ricourauo; 
perche  aucndo  Bartolomeo  giafuo  Padre  feruito  altorcolo,  non  folo  il  Ber- 
telli ,  il  Rofigotti ,  e  quegli  altri  Sàntari  di  Venezia ,  ma  l'iftellb  Agortino  per 
tutto  quel  tempo ,  che  l' vltima  volta  in  quella  Città  fi  trattenne  ,  riferendo  ciò, 
che  tante  volte  auea  vdito  dire  a  fuo  padre  in  materia  del  Carracci,  veniuo  fatto, 
fenzaauuedermene,  partecipe  delle  più  ficure,  e  recondite  notizie,  che  bra- 
ITiar  fi  potelfero  dello  ftefib  ,  in  riguardo  non  folo  a  qualche  fita  giouanile  licen- 
73 ,  che  fi  tralafcia ,  ma  alla  ftima  che  del  fuo  valore  veniua  fatto  in  quella  gran 
Citta  da'  Vircuofi,  e  ProfelTori  fteflì,  e  più  da'  Nobili ,  per  quella  fua  varia  tentura 
che  lo  tcndeua  così  gradito  ne*  difcorfi,  ed  accetto  nelle  conuerfazioni  ;  mo- 
itrandofi  buon  Lombardo,  e  galantuomo,  profelTando  anche  il  fuono,  il  ballo,  il 
canto;  efercitandofi  nelle  danze,  nelle  frottole,  nelle  facezie,  nelle  partite^, 
delle  quali  aueuane  fempre  in  pronto  le  centinaia,  onde  il  più  galante  Mercu- 
rio di  lui  mai  praticato  (ì  foflfe  ;  il  perche  in  tempo  di  Carncuale  tirauafi  dietro 
tutta  Venezia ,  e  fuor  di  quel  tempo  licenziofo,  oue  fermauafi  a  difcorrere  ,  rau- 
naua  il  Popolo,  formando  eolla  varietà  della  letteratura  vn'Accademia  da  ft> 
folo;  Che  le  fue  carte  fi  cercauano  come  venture,  fi  llimauaiio  come  gioio» 
non  VI  effcndo  Nobile,  che  di  tutte  vna  copia  non  volefse.  Mercatante  ,  che 
pertrafmetterle  a  paefi  ifranieri,  non  neleuafse  le  balie  intere:  Che  vedu- 
tefi ,  che  cOiJilìderatefi  Je  opre  pia  famofe  del  Tentoretto ,  di  Paolo  Veronefe  ,  e 

limili 


LODOV,  AGOST.  ET  A^WB,  CATfRACCL     3  8  $ 

Cmìli  da  lui  date  alle  ftampe»  e  fattone  il  rifcontroda  intelligenti)  &ilparag- 
gio co' gli  originali,  da' quali  ricauateaueuale>  s'era  trattato  di  proporre,  c_» 
far  nafcere  vn  decreto ,  ó  pafsare ,  ccnne  colà  dicono ,  vna  parte  fimile  a  quell' 
editto  del  grand' Aleflandro  ,  che  altri  che  Apelle  ritrarnol  douefl'e  ;  cioè  che 
altri  fimilmentc  le  opre  de'  quattro  Lumi  principali  della  Veneta  pittura  inta- 
gliar non  potefse  ,  che  il  Cartacei  ;  cioè  quelle  di  Tiziano,  quelle  di  Paolo,  quel- 
le del  Tentoretto,  e  quelle  del  Palma,che  poi  non  ebbe  efFetto,pcr  non  dar  dan- 
no a  tant' altri  che  fui  bollino  vmeano,  e  non  ritardare,  erimuouere  i  più  be* 
ingegni  delle  più  beiropre,chc  tanto auuantaggiarhpoteano,con  vtile  del  Pub- 
blico :  Che  chieda  da  lui  licenza  al  Tentoretto  di  tagliar  la  Aia  famofa  Croce- 
filfione  nella  Scuola  di  S.  Rocco ,  e  di  più  prender/!  licenza  di  fare  i  pie  nudi  a 
certe  figure,  che  nell'originale  hanno  le  fcarpe,  e  ciò  folo  a  cagione  di  bea* 
cfercitarfi  in  quelle  difìcili  eftremità,  ed  ottenutola ,  con  auuertimento  quanto 
all'  aggionto  de' pie  nudi ,  di  non  porre  più  carne  al  fuoco ,  di  che  potefse  x:uo- 
cere,  non  efsendo  così  franca  il  fargli  in  que 'sforzi  pofar  ben  fili  piaiiOj  e 
f  therzar  ben  le  deta  ;  vedutone  prima  il  difegno ,  e  ftupitofi  della  profonda  in- 
telligenza ,  non  folo  auer  quel  grand'  huomo  rifpoftogli,  non  tener  egli  bifogno 
della  correzione  gli  n'addimandaua,  ch'anche  abbracciatolo,  e  baciatolo» 
aucrgh  foggionto:  andè che  ghe  nefauè  pidemì;  al  chesi  graziofamente allude 
anche  il  Bofchini ,  così  fcriuendo  nella  fua Carta  del  Nauegar  Vitorefco: 
£c.  Compare  ^à  Vaffion  nò  /'  ha  intagia 

Quel  '  eccellente i  e  degno  intagiaàor» 

E  valorojo ,  e  gran  defegnador  , 

iluel  ^guflin  Cara:(^a  nomina? 
C.  La  ghe  xè  certo ,  e  tanto  l  '  è  ben  fata  ì 

Che  la  rende  flupor  grando  in  efeto: 

E  quando  el  la  mofìrete  al  Tentoreto  t 

El  ghe  difie:  ^Aguftin  ti  ha  falò  pata, 
(Dtide  fu  tanta  la  fama  di  queito  intaglio ,  e  he  £.<i  Japia,  foggionge  Io  ftefso  j 
La  fapia ,  che  la  flampa  del  Cara";^ 

Ter  bona  forte,  vegne  à  capitar 

JL  Daniel  Nis ,  el  qual  la  fé  dorar  > 

Col  dir  :  no  vogio  piu,  che  i  la  sìrapaì^:^^ 
?  E  in  Fiandra  fé  conjerua  fio  te/oro  , 

E  fta  ^ogia  (iimada,  e  reuerida  % 

La  qual  quei  virtuojì  per  so  guida* 

La  tien  couerta  (cavie  ho  dito)  in  oro. 
Che  più  volte  aueua  egli  fentito  il  Rofigocti  lagnarfi  della  fua  mala  forte,  men- 
tre ridottoli  Agoftino ,  per  la  gran  brama  ne  tenea,  ad  intagliar  la  gran  Cena  di 
PaoloaS.Giorgioin  Alega,  per  trenta  ducati,  gli  n'auea  fpropo/ìcatamente 
pfferto dieci, poi impoftatofi ne' ledici;  e  per  la  differenza d'vn  fol  cecchino 
«he  non  gli  voile  crefcere,  ne  perdette  le  centenaia,  ch'era  per  guadagnare 

Ce  e  Mi 


58<?  ì>AtTÉTB?.ZA 

nel  Giiidicio  di  Michelangelo  »  che  fi  offriua  in  vna  gran  carta  di  più  fogh'  tàglia^ 
lo  ftelTo  ;  fopra  di  che  a  me  difss  vn  giorno  a  Venezia,  entro  la  gondola  del  Ca- 
ualier  Liberi  che  n'aucafauorijo,  il  Mazzoni:  Gran  caflroncria.  del  B^ofigotti,  pey 
vnadcbole':^non(iagiÌHfiar  col  Cartacei  ndCiudicio  del  Bonaroti ,  perch:  farebbe 
yna  carta  ,ch'  oggi  Valeria  trenta  ducatii  e  con  ragione»  perche  con  la  lua  profon- 
da intelligenza  l'aurcbbe  efeguita  in  modo  Agoftino  >  che  più  non  farebbe  oc- 
corfo  l'andar"  a  vedere,  e  defignare  in  Roma  l'originale. 

Del  fecondo  parimente )  dico  di  Annibale,  che  di  fopra  lafciammo,im- 
pofsibile  hora  fìrendeilfaperefimilmente  ciò  che  dipinfenonfoloin  Patria_i, 
ma  in  Modana,  in  Reggio,  in  Parma,  eh' erano  le  Citta  nelle  quali  continua- 
mente ,  come  abbiam  detto ,  portauafi ,  tiratoui  dalle  opre  infìgni  del  i^uo  dilet- 
to Coreggio  ;  onde  per  poterli  non  folo  colà  mantenere  ad  iftudiarle ,  ma  di  co- 
là riportar  a  cafa  denari ,  quantità  ne  facca  ;  che  però  alle  pubbliche ,  che  poche 
fono  ci  rellringeremo .  Duo' Chtifti  morti,  ò  Pietà,  come  le  chiamano,  furo- 
no in  que'  paefi  le  maggiori  ,e  le  prime ,  l'vna  delle  quali  ferue  per  tauola  all'Ai- 
tar maggiore  de'  Capuccmi  di  Parma ,  falera  oggi  fi  vede  nell'  Altare  della  ric- 
ca Sagreltia  di  S.Profpero  di  Reggio:  Se  l'elezione  a  me  data  ne  folle,  a  que- 
lla certo  m'appig'iarei ,  come  che  in  ella  io  rauuifi  maniera  più  grande ,  colo- 
rito più  alto ,  inuenzione  più  peregrina ,  e  non  minor"  efpreflìone ,  eSetto  facil- 
mente ,  e  fenza  forfè  di  quella  aflìftenza  ed  aiuto ,  che  gli  preftò  Lodouico ,  che 
tutta  ritoccando,  reuidde  :  non  è  però  che  gli  alFetti  in  quella  non  fian  mira* 
bili,  e  ben  efpreffiui  anch' cffi  .onde  meritafs' ella  le  lodi  di  Federico  Zucche- 
ri, che  di  là  paflando,  ancorché  tanto  del  proprio  valore,  ma  più  di  fua  felice 
forte  altiero  ,  non  potè  non  celebrarla ,  con  aggiongere ,  che  l'Autore  doueua_, 
vn  giorno  lafciarfi  dietro  ogn' altro  ;  ma  le  figure  minori  adai  del  naturale ,  e  il 
colorito  vn  pò  languido  non  lafciano  che  al  pari  dell  "  altra  campeggi ,  e  fi  am- 
miri la  fua  beltà .  Di  maggior  grado  poi  riufcì  la  mirabile  tauolina  dello  Spon- 
falizio  di  Santa  Caterina ,  che  per  l'eccellenza  fua  meritò  il  ricetto  ne'  Gabinetti 
di  quel  Duca ,  e  gli  fé  Itrada  alla  cognizione  in  quella  Corte  del  fuo  valore  ;  ondo 
piùcofcadoprarui  fu  eletto  per  quelle  Guardarobe,  che  anche  oggi  vi  (ì  veg- 
gono. Vn'  Angelo  Gabrielle  più  grande  affai  del  naturale,  con  altri  attornoj 
che  per  certa  Cappella  ad  effi  dedicata  feruir  douea ,  di  così  gran  contorni,  e  di 
colorito  così  fiero ,  che  non  meno  atterrifce ,  che  diletti ,  vien  meritamente  ce- 
lebrato •  La  fouranità  di  sì  eccclfe  operazioni  mi  ù  diffidar  di  me  fteffo ,  ond'è 
chein  vecedidefcriuerle,  e  celebrarle  io  mi  confonda,  e  letrafcorra.  Mag- 
gior loda  però  fia  di  efse  il  non  lodarle,  per  non  poterlo,  e  (aperlo  fare  a  ba- 
ftanza .  Per  la  llefsa  cagione  dee  condonarmifi,  fc  poco  fon  per  fermarmi  nelle 
tré  tauole  pubbliche ,  che  fucceflìuamente  kcQ  in  Bologna,  la  prima  delle  quali 
fu  il  Figi  o  Prodigo,  che  genuflefsodauanti  al  vecchio  Padre  ,  chea  braccia_f 
aperte  piegafi  a  teneramente  abbracciarlo,  incrocicchiate  le  mani,  tutto  la- 
grime, !o  (applica  del  perdono:  il  rozzo  giuftacore  rappezzato  e  cenciofos 
che  iiiolotorfo  ricoprendo,  lafcia  le  gambe,  eie  braccia  fcoperte,  moftranr 

do 


iDWV.AGOSr^ETA^mi'B^CAt'kÀCCl     3S7 

io  a  luogo  a  luogo  per  le  rotture,  quanto  poi  delicate  fofsero  le  bianche  car- 
ni ,  prima  che  in  parte  sì  incotte  rcftafsero  dal  Sole ,  fan  gmdiciofo  contrajio- 
fto  al  ferico fontuofo  mantce  longa  ve(ì:e>  chea!  commofso  vecchio  tanto  dan 
di  {odezza ,  e  di  magnificenza .  Dell'  anima  fmarrita  ritornata  fulla  via  di  falu- 
te  ,  in  quefta  parabola  di  Chrifto  effiggiataci,  fefteggia  dalla  parte  di  fooravn 
Coro  d' Angeli ,  che  fa  coronaal  volto  del  Dio  Padre ,  che  ne  ita  mirando  il  fuc» 
cefso;  fi  come  per  contrario  in  Terra»  indiftanza  lontanai  efprimono  natu- 
ralmente atto  di  difprezzo  e  di  fdegno ,  per  tanto  fconuolgimento  e  rumore ,  il 
fratello  Scaltri;  maflìme  che  più  lontano  aflai  >  foura  vna  loggia  del  lontano 
Palagio ,  vedefì  in  macchia  fcaunarfi  vn  vitello  per  la  felhua  cena ,  fé  ne  prepa- 
ra. Trjsformoflì  talmente  Annibale  in  quefto  fatto  nel  genio  del  Coreggio 
(trattone  il  vecchio  che  Tizianeggia  )  che  anche  frefco  auea  nella  mente  di 
là  tornato,  che  fi  potrebbe  dire  CIÒ  racconta  il  Vafari  di  Giottino, tanto  vni- 
forme  e  fimile  nel  dipingere  a  Giotto  :  e  perche  l'erudito  Canonico  Claudmi  di 
.vn  fimile  che  a  concorrenza  di  quefto ,  &  altrettanto  bello,a  lui  fece  Lodouico, 
elegantemente  ogni  accidente  defcriife.ioquìrapportone  la  candida  dicitura, 
a  quelto  anche  applicandola:  hlunc  ad  illam  yVbiVrodigus  Hle  filius  inccrtus  ani' 
tniipugnantibus interfefame ,fngore , erubelcentia  ,  frxteritorum  memoria ,  futuro- 
rum  mettty  venix  tameti  &  dubitare  vìdeas ,  &  /per are ,  patriq;  ita  lacerato  ami&u 
fordidumfecfferre,neernbefcentiaferiret,&  illa infelice  verecundia,  quis  curri  non 
crubuerit  ^  vindicem  Dei  oculum,  erubejcithumanum.  vnde  apparent,  pauentead' 
huc  anadmtrantematre,  paterna  vifiera  filli  pcenitentii  vocibus  concuffa,  inample- 
xumque  illius  rueniia  ,ftmulque  alterius  obfequentis  filli  liuor  >  qui  ex  Uto ,  pioq,  in- 
venti fratris  concentu  marorem  exprimere  jciutt.  in  hac  inuentione  omnium  iudicio  ,nec 
prifcos  tnec  magnos  defiderabis  artifìces.  Qulto  quadro  tanto  famofo  ,  che  fcruì 
vn  tempo, e  per  "^n  interim  pertauola  d'Altare  nella  Cappella  de' Signori  Conti 
Zambeccan  nrlla  Chiefa  del  Corpo  di  ChriilOjOggi  trouafi  predo  il  Sig.  Senato- 
re di  quefta  Caia ,  che  non  ha  mai  volfiito  priuarfene  per  eforbitante  prezzo  più 
voke  otfertogline,  più  godendo  di  quelto  gran  pegno  del  valor  Carraccefco, 
che  di  qual  ftùta  Ci  fofle  gran  malia  d'oro. 

Lo  fcefio  auuiea  della  feconda ,  eh  e  l'AlTonzione  di  Maria  Vergine  porta  in-i 
S. Francefco nel!' Altare  de' Signori  Boiiafoni, che  ancorché  fia fatta  alla  pri- 
ma , onde  fem bri  pmtofto  vna  bozza, che  vn  quadro  compito, ad  ogni  modo 
fi  conferua  aflai  bene .  Ebbe  in  quella  la  mira  Asnibale  al  Tentoretto ,  ancor- 
ché ne'  panneggiamenti  più  eruditOjC  più  magnifico, cercade  Paolo  :  La  terribi- 
le inuenzione  de  ^li  Apoltoli ,  che  in  sì  vane ,  ma  sì  efpreflìue  attitudini ,  e  biz- 
zarri fcorti ,  efprimono  la  premura  nel  loro  ricerco ,  e  la  marauiglia ,  e  la  giudi- 
ziofa  licenza  di  sbattimenti ,  &  introduzione  di  fcappate  di  lumi ,  così  mi  affa- 
tica l'ingegno,  e  m'ingombra  la  mente ,  che  non  so  entrarne ,  né  vfcirne. 

Conferuatiifima  poi  ,e  tutta  frefchezzamantitnfila  terza  porta  ne' Padri  di 
S.  Marcello  al  Coifo,  da  noi  S.Giorgio,  oue  refirtendo  alquanto  Annibaleal 
boiler  del  fangue,  principiando  a  tcniprar  quei  furore,  che  così  faci/e  troppo 

Ccc    2  alla 


5  88 


T  A  ZT  B    T  E  n  Z  A 


allafcopercaiirendsa  .  dell' auueducezza  dlLodouico,  e  dello  nudiodi  Ago- 
ftiao  cominciò  flaaltneiice  a  compiacere  :  Qui  tentò  anch'  egli  vn  mirto  di  ma- 
niere >  e  d'vnir*  iufieme  il  fare  di  Tiziano ,  del  Coreggio ,  di  Paolo  >  e  del  Parmi- 
giano ,  pefcando  tiicta  la  Tua  grazia  nella  S.  Caterina  .  che  sì  regramente  vefti- 
ta  )  sì  legi^iadracnente  volgendo^ ,  e  fuincolandofi  >  non  meno  della  femminina 
femofa  dalla  Chiaue  di  Nicolò  dell'  Abbate ,  fcrpeg^ia  :  il  S.  Giouannino  chc_# 
con  tanca  puerdc  femplicicà  anch'  egli  col  Signorino  fcherza  e  feflegi^ia  i  della_f 
gran  Cupola  di  Parma  gli  Angeli  ci  raccordano  :  nella  maefti  della  B.  V.  il  gran 
Veronese  ,e  nell'  Euangelilla  Giouanni ,  quel  da  Cadore  cu  vedi  fcolpito .  Oh 
che  giubilo  n'ebbe  Lodouico  /  oh  quefto,  dicono  gli  dicelTe,  è  lodile  .Annibale 
mio  ,  che  mi  piace  :  quefto  hai  da  tenere ,  perche  l' imitare  vn  folo,  è  vn  farli  di 
lui  feguace  >  e"l  fecondo,che  il  tor  da  tutti,  e  fciegher  da  gli  altri,  è  vn  farfi  di  elfi 
il  giudice,  e'I  caporione . 

Fu  tanto ,  e  tale  il  grido  di  qiieRa  tauola ,  che  tutte  V  altre  (ino  a  quel!'  hora_» 
fatte  ammutirono  :  anzi  la  Nonziata  ifteffa  di  Lodouico ,  pofta  molti  anni  pri- 
ma nella  ItelFa  Chiefa,  tanto  prima  liimata,  perdette  aflai  ;  non  perche  ella_* 
non  fofle,  come  pertale  anch' oggi  fi  confiderà,  la  più  gentile,  ed  amorofa  fat- 
tura ,  che  mai  dalle  fue  mani  vlcilTe  ,e(rendofi  peculiarmente  dilettato  nella  pu- 
rità della  B.  V.  imitare  anch'cgli  il  Coreggio,  e  nell'Angelo  così  giudo,  e  così 
erudtamente  vcftito  ,lacorrezion  di  Rataelle;  mi  dall'alto  colorito,  e  dal  tre- 
mendo contorno  dell'altra  fouraffatta,  non  potè  refiftere  :  e  fedopoqualch* 
anni  poi  tra  quede  due  non  poneua Lodouico  la  Probatica  Pifcina  ,  certo  bifo- 
gnaua  cedeffc  ad  Annibale  ima  fu  tale  il  penfierone  di  qnelfa  ,  così  vada  la  in* 
ucnzione,  propria,  e  viua  l'efprellìonei  inarriuabile  il  co/lume ,  e  il  decoro.pro- 
fondo  il  difegno ,  gagliardo  il  colorito ,  che  fopra  a'quali  di  quede  due ,  che  qui 
fi  vedon  congionte  al  paragone ,  cada  la  palma,  a  chi  fi  dia  la  corona ,  pend'an- 
che  fino  al  dì  d'oggi  indecifo  :  che  fé  bene  più  drepitofa  è  queiìa  di  Lodouico, 
piiìrifolata,più  dotta,  più grandÌL-ra;  vnmidodel  Primaticcio,  e  dclTibaldi, 
di  Paolo ,  e  delTentoretto ,  e  lafciando  tutta  la  grazia  alla  Nonziata  fudetta ,  la 
profondità  del  fapere  nel  gran  compodo,  ne  ben'intefifcorti ,  nel  ficuro  dife- 
gno ha  affettato,  così  ricercando  anche  il  fuggetto ,  così  douendo  alla  grande.» 
idoria ,  fattafi  a  tale  effetto  lafciare  in  elezione  dal  Torfànini ,  che  né  fu  il  padro- 
ne, e  fuo  confidente,  per  isfogarfi,persbizzarr!rfi;  adogni  modo  quell'impado 
così  vino ,  e  di  v^ra  carne ,  con  che  tanto  teneramente  la  fua  contigua  colorita 
auea  Annibale,  maflìme  che  ricoprendola,  e  ritoccandola  èrimada  frefchif- 
fima,oue  quella  di  Lodouico  fatta  alla  prima,  è  alquanto  dalla  telaaflorbita, 
ferma  fulle  prime ,  e  C\  guadagna  l'aflF^tto  altrettanto ,  quanto  quella  dell'  emulo 
Cugino  lo  Itupore ,  e  la  difperazione. 

In  quedi  contralti  Agodino  non  (\  dimenticò  però  talmente  col  petto  fu' ra- 
mi,ciieperterzoanch'eglicercarnonvolefle  d'entrare  in  cópetenza.  Pofefiad 
operare  allo  trepicdi  taluolta,  e  colla  tauolozza  alla  mano ,  e  la  tela  dauanti,cer- 
cò  far  pioua  deli'acquiito»che  a  cagliar  le  opre  di  ogni  fcuoU  j  e  de'  buoni  Mae- 

ftri 


LODOV.  AGOST,  ET  A'tmi'B.  CARRACCA    s  8p 

Ari  auer  fatto  parcuagli  ;  cflcndo  egli  già  riufcito ,  dopo  le  Deità  a  frefco  nella 
defcricta  Sala  Faui ,  in  molti  ritratti  di  padroni,  e  di  amici  ;  nel  proprio  maffime, 
nel  quale  fi  figurò  orologiere, e  il  quale  acquiftato  dal  Cattalano  ,  oggi  ho  poi 
veduto  finalmente  gionto  anch'  ei  con  tanti  altri  nella  flanza  de'  famofi  Pittori, 
che  da  fé  fteffi  ntrattifi ,  con  tanta  premura,  e  difpendio  felicemente  va  raunan- 
do  il  Screniflìmo  Leopoldo  Cardinal  de'Medici ,  non  folo  di  potere  aiutar  pre- 
tefe  gli  altri  duo'  ne'qaadri  occorrenti ,  che  per  riccambio ,  facendone  egli ,  far/i 
da  efl)  fcambieuolmer.te  aiutare .  Peruenutogli  in  queiio  mentre  a  notizia  che  i 
RR.  PP.  Certofìni  folTero  per  dedicare  nella  loro  Chiefa  vn'AItare  al  gloriofo  S. 
Girolamo  ,  volle  concorrere  in  darne  anch'egli  vn  diTegnOjCOl  fratello  Annibale, 
e  volle  non  meno  la  fortuna,  e  il  merico  ,ch;  reietto  quello  dell'altro  ,veniffe  i! 
fuo  accettato  come  più  copiofo  ,  e  più  bello;  e  per  auer  anch' egli  di  fuovn' 
opera  in  pubblico,  accordandoli  in  ciò  che  piacque  a 'Padri,  e  furono  cin- 
quanta feudi  :  ne  folo  non  l'ebbea  male ,  eh'  anzi  ne  fu  contento  il  Cubino,  che 
di  più  fu  che  lui  pure  efortòa  farli  auanti  in  quel  lauoro,ch'egIial  ficuronóau- 
riaaccettaro;  non  perche  nella  Flagellazione,  e  Coronazion  di  Spine,  chea., 
que'  PP.  con  tanto  applaufo  dipinto  auea ,  reftaco  non  folle  pienamente  foddif- 
fatto,  ma erafi  troppo  p re fo  a  fdegno  che  il  Priore,  facendoli  cancellare  vn_. 
Ebreo,  che  poftofi  vn  deto  alla  bocca  (come  nella  carta,  che  all'acquaforte 
va  fuori,  fi  vede J  faceafchizzare  vnofputo  nella  Diuina  Paccia,gli  aueua  ciò  fi- 
gnificato  con  tal  qual  frafe  ,  che  parue  rigorofa ,  e  pungente  ,  tadandolo  in  cer- 
to modo  di  poca  religione,  e  d'infoiente  ardire.  E  quffta  fu  la  cagione, chej 
mài  più  di  buon  occhio  vidde  per  l' auuenire  il  fuo  prima  tanto  diletto  Natale, 
perche mortrandogline  prima  il  difegno , e fcntendofi  da  lui auuertire,  quellat» 
to  efl'er'indecentc,  dubbitò  poi  fempte,  che  Io  fcrupolo  del  buon  Padre  fofie  fta- 
to  motiuo  fuggerito  a  Sua  Riuerenza  dal  fufEciente  Compare .  Diedcfi  dunque 
a  farne  difegni  Agoflince  vario,  ed  incorante  nella  elezione,e  più  poinell'efe- 
cuzione  del  quadro,  che  voltato  al  muro  cosi  sbozzato  i  mefi,e  gli  anni  dor- 
miua,  diede  da  fofpettare  a'  PP.  che  la  lunghezza  procedere  affatto  da  icabiliri, 
?  che  fode  entrato  in  vn  ballo,  di  douevfcir  non  fapcff- .  Nel  foilecitarloperò 
il  Padre  Procuratore  gli  ne  daua  certi  motti  coperti ,  ma  che  troppo  nonpiace- 
uano  al  Pittore,  ancorché  compatire ,  e  dillìmulafle . 

Auucnne  che  vngiorno  il  Padre,  òfolle  che  vinto  dall'impazienza  piùfop- 
pottar  non  fapefle ,  ò  d'aimantaggiarfi  in  tal  guifa  piccandolo  fi  figuralle ,  aueil'e 
confidentemente  a  riuelargli ,  correr  voce  per  tutto ,  che  il  quadro  ò  mai  fariafi 
auuto  ,  ò  cola  poco  buona  faria  riufciuto ,  effendo  più  fuo  meliiere  l'intagliare, 
che  il  dipingere  .  Sì,  sì  ,con  gran  flemma  rifpofe  Agollino,  egli  è  il  vero.  Padre, 
che  non  è  miaprofclTione  il  dipingere,  ancorché  lufingandomene,  io  mi  ci  vo- 
leffi  prouare  in  quello  quadro  alle  voftrcfpalle;  ond'io,  che  peraltro  poi  pto- 
felTo  eflcr  galantuomo ,  ne  ingannar' altri ,  voglio  ben  toflo  refìituiruene  la_f 
caparra.e  tenere  per  me  quella  ciabatteria  ;ecacciacofi  fuor  di  faccoccia  quan- 
ti danari  v'auea«faCtofi  imprecate  iUclìduo  alBonconti)  alTaccone,  e  al  Ba- 
da- 


3Po  PA^TSTETIZA 

Calocchio ,  che  vi  fitrouauan  preferiti ,  (tct  ogni  sforzo  per  darla  al  Padre, che 
ritirando/i ,  e  fcufando/ì ,  non  auer  ciò  detto  a  mal  fine  ,  e  perche  fo(Te  il  ve- 
ro ,  mi  per  burlare  con  etTolui,  accettar  non  volle  il  denaro,  partendoli  ftordito 
econfufo.  Diuulgatofiqneftofucceflb,  non  fi  puon  credere  idifcorfi  fé  ne  fa- 
ccan  per  tutto  :  la  imprudenza  di  che  tafl'aci  veniuano  que'  Superiori»  in  lafciarfi 
vfcir  dalle  mani  vn'opra,che  da  chi  incamminata  aueala  veduta,  diuulgauafi  do- 
uer  riufcire  la  più  perfetta ,  che  dalla  Scuola  Carraccefca  vfcita  mai  fofle .  Ncj 
gionfe  fino  al  Conuento  il  rumore ,  né  mancò  chi  fi  prendelfe  briga  d' andarne 
afgridarque'Religiofifolitarii  ,chein  taldiftidenta,  e  fofpetco  firifeppe  ef- 
fer  ftati anche  polTi  dal  Cefi,  fpauentato  dal  futuro  paragone ,  e  chi  tentafle 
fiaccar  gli  ftefìì  dall'  accordato ,  reftituendo  loro  la  caparra  per  acquiftare  il 
quadro,  dandone afl'ai più  al  Maefìro  :  Come  dunque  leggefi  auueniffegiàa 
Venezia  a"  Frari ,  per  l'Adonta  di  Tiziano ,  che  loro  non  piacendo  per  la  gran 
fìaturadegli  Apoftoli,  non  volendo  capire  cosìconuenirfi  all'altezza,  e  di- 
fìanza ,  furon  refi  accorti  ben  prefto  dall'  Ambafciacor  Cefareo ,  che  a  maggior 
prezzo  comprar  la  volle  ,  cosi  rauuiltifi  anche  quelli  del  graue  danno  auuenuto 
loro ,  per  la  poca  perizia  in  fimih  affari ,  tentarono ,  ma  inutilmente ,  di  placa- 
re l'irato  Agoftino.ne  mai  a  guadagnarlo  giongeuano,  feponendouifidi  mez- 
zo Monfig.  Spinola  Vicelcgato ,  non  lo  placaua  e  rimetteua  .  Vi  volle  però  di 
buono  a  quel  Prelato,  perche  non  vokuafulle  prime  ydirne  il  Pittore,  chefcu- 
fandofi,fe  non  riufcendo  nell'opra,  in  vece  di  più  dipingere  s'era  poftoa  in- 
fegnar  di  ballare ,  catcìatofi  di  focto  vna  chitarra .  cTie  fquifitamente  toccaua, 
al  fuono  d' vna  gagliarda  accompagnò  vn  leggiadi iliimo  ballo ,  per  telhmonio 
di  quanto  per  (uà  fcufa  adduceua,  indi  chiedendone  la  paga  per  la  prima  le- 
zione conforme  1' vfo,eintalguifapa(rando(cla  in  barzelette  col  Superiore, 
che  finalmente  fecondando  il  genio,  e  con  deprezza  pigliandolo,  fé  ritornarlo 
al  lauoro.  Diconoche  Annibale  non  la  perdonando  al  fratello,  ne  rimanefle 
atterrito,  &  amareggiato,  enonpotelTcrattenerfidinon  fcoprirfene;  perche 
nientreandauafifoliecitando  la  pittura,  loconfigliaua  a  lafciar  perl'auuenire 
il  colorire,  troppo  brigofo  e  longo,  eaprofegmre  tornaflé  Tintaglio  ,che  fat- 
to il  difegno ,  fi  potca  dire  terminato  ;e(ler'  anche  il  doucre,  ch'eflendo  in  duoi, 
r  vno  ad  vna  profeflìone ,  l'altro  all'  altra  attendefle ,  &  in  tal  guifa  per  iltradc-» 
diuerie  s'acquiltaffero  nome  :  che  fé  altro  fare  auelk  egli  faputo,  la  cauolozza  e 
ì  pennelli  a  Lodouicoaurebbelafciato,  non  facendo  bella  veduta  tanti  galli  in 
vn  fol  pollaio  ,  e  dar  il  modello  a  qualche  Oftcria  di  far  la  infegna  de'  tré  Pitto- 
ri. Quando  CIÒ  fia  il  vero,  era  compatibile  Ann.bale,  perche  non  folo  non  te- 
meua  quefia  pittura  di  Itar'  a  fronte  delle  fue  di  (opra  nominate ,  ma  fi  ofieruò, 
che  quelle  lafciado  i  Difcepcii ,  a  ftudiare  edefercicarfi  in  questa  più  volentieri 
cominciarono  pofcia  ad  incamminarfi.Telìimonio  ne  fia  il  Menichino,  a  cui  fra 
gh  altri  che  la  ricauarono ,  redo  cosi  nella  mente  imprefla ,  che  diide  nella  /tef- 
fa,  quando  fimil  foggetto  da  luirapprelentato  con  tanta  ammirazione  fi  vid- 
demS.  Oirolumo  della  Carità  in  Roma  j  che  però  fatta  così  comune  la  mira- 
bile 


LODOr.  jÌGOST.  ET  J^n/S,  CA^^ACCA    j^r 

bile  difpofizione ,  ic  affcttuofa  efpreflìone  delle  decorofe  figure ,  che  con  tan* 
tadìueccdi  e  proprietà  dentro  vi  operano,  ma  (Urne  partecipala  l'vna  e  ì'aicra 
alMondo  tutto  con  l'acquaforte,  quella  di  Agoihtio,  di  Francefco  Paria,ej 
quella  del  Dominichiao,d'v;i  Telia,  mi  affolue  da  vna  difperata  defcrizione, 
al  pari  dell'opre  ftefle  compita .  Dirò  folo,  per  difefa  di  ciò  fé  gli  oppone ,  che 
giudiciofamente  perisfuggirelain  ulfa,  &odiofa  attitudine  di  quel  braccio  al- 
longaco  ,ecrauerfante  ,ei  rapprefcntafle  il  Sacro  Minillto  (  e  perciò  con  la  pia- 
neta indoflo)  molTofi  al  Sacrofaiuo  Viatico  inter  miffamm  SoUmnia  ,  nelqual 
cafo ,  potendo  molto  bene  con  ambe  le  mani  già  dai  Duiino  co  icacto  Santifi- 
cate, '  però  con  la  manca  nncorafortenerla  Sacr'  Ofcia,  s'inteferapprefentarlo 
checoli'vlcime  deta  de'ladeilrafiafigià  travolte  ,  a.\ì'  Ecce  ^gnits  Oe;,  percoflb 
il  petto ,  iulta  il  Sacro  r.to  ,  &  vfo  ;  arreftandofi  anche  in  tal  guifa  per  poco ,  e 
fin  tanto  che  quel  gran  Santo ,  prima  d  in  fc  riceuc're  il  Dator  della  Salute ,  por- 
ga a  S.  D.  Maeltà  vmililfime  preghiere  di  perdono ,  e  reconciliazione ,  e  profe- 
rifca  appunto  quelle  parole ,  che  nella  fua  Tarentfì  Teleturgica  ferine  Monfig. 
Sperelli, prima  di  riceuere  in  quell'atto  il  Signore,  ei  dicelle  :  cur  nunctantàmte 
humilias  }Vtpat!aris  ad  homitem  defcenierc  fublicanum ,  &  peccatorcm  ,  che  fono 
appunto  qui.Ile,che  finfe  poi  (tar  ifcriuendo  fra  gli  altri  miltcriofi  aggiunti  vn  ài 
que'  Padri  Girolamini. 

Non  a  atterrì  tuttauia  Lodouico,  e  pregato  da  que'PP.  inuogliatifì  di  accom- 
pagnare al  Santo  fudetto ,  lotto  di  cui  militano ,  queir  altro  ,  il  cui  inftituto  fie- 
guono ,  eh'  è  quel  Batti  Ila ,  che  prima  di  ogn'  altro  Cmum  turbaa  fUgiens ,  infe- 
gnò  il  ritirarfi  ne' deferti,  a  rapprefentarlo  fall' Altare  oppoiio  predicante  alle 
riue  del  Giordano ,  donando  alla  emulazione  della  gloria  ogni  paffato  difgufto, 
più  che  di  buona  voglia  accettò  l'imprefa .  A  quei  quadro  dunque ,  che  di  tutte 
le  maniere  è  vn  concertato  mirto,  oppofe  quello  d'vn  fologulìo,  ma  del  più 
gran  Pittore  ch'abbialafcuola  Veneta,  fé  non  tutto  il  Mondo.  Tutto  fi  traf- 
formò  in  Paolo  ;  e  doue  il  S.  Girolamo  fi  vede  finito  con  l' anima ,  s' ammira  il 
fuo  S.Giouanni  fatto  per ifcherzo:  tanti  colori  che  baftino,  e  nulia  più:  non 
tanti  pelli,  non  tante  repliche  ,  non  tanti  ritorni  j  facile  facile,  lafciato  ,  come 
a  ventura ,  cader  dal  pennello ,  (prezzato  a  luogo  a  luogo ,  permelTo  all'  impri- 
niitura  che  feruataluolta  per  ombra.  La  grandezza,  ed  ifpidamaefìà  della  fi- 
gura principale,  e  la  molla  delle  altre  non  han  pan,  e  contrariano  molto  bra- 
uamenteconl'oppolto  :  chifiaperfuperare,  &  a  chi  voglian  dar  l'onore  della 
vittoria  gì' intendenti  fpettatori,  fi  come  non  lo  fapreimai  dire,  cosi  non  fps- 
xo  di  giammai  da  altri  fcntirlo  ;  maffime  quando,  per  dar  il  fuo  luogo  al  S.Bruno 
del  Sig.  Barbieri  in  vece  di  elfo  poftoui,  è  tornato  entro  l'ombre  di  que'romi- 
torii  a  farfi  più  defideiare,  che  vedere . 

Quella  pugna  frequentemente  direbbefi  accaduta  fraeflì,  entratoui  anche 
per  terzo  Annibale ,  ma  non  è  così  ;  che  quando  pur  folTe ,  farebbe  vn  contrailo 
pacifico,  concorde,  anzi  concertato, con  che  fenza  differenza  e  circofpezio- 
nc  opeuuano  aiEeaie  a  l'vno  l'altro  foi'teneado  &  aiutando  >  onde  tanto  fimi'; 

moke 


591  PATtTETBTtZA 

molte  voice  riefcan  fra  loro  le  operazioni  di  quefloGerione  pittorico ,  che  Jalf 
vna  all' altra,  differenza  alcuna  fcorgernon  fi  fappia.  Nella  foncuofa  Cappel- 
lettade'Sig. Ceffi  ne'Patti  di  S.Barcolomeo ,  cut;  il  gran  Prefepe  dipinfe  Ago/ci- 
no  nel  quadro  principale ,  e  ne'Iaterali  i'Adorazion  de'Magi ,  e  la  Circoncifionc 
cfprefle  furono  da  Lodouiccfi  prende  vn  tale  equiuoco  ;  onde  da  tutti  fian  giu- 
dicate di  Annibale,  che  nulla  vi  fece  >  e  per  Tue  date  alle  (lampe.  In  cafa  Sam» 
pierijoue  fi  troua  raccolto  il  compendio  di  tutto  il  bello  in  maceria  di  Pittura, 
ne  fgangherati  mufcoli  di  queVormidabili  Ercoli ,  parte  delle  di  cui  forze  fon  di- 
pinte a  frefco  ne' volti  delle  trèftanLe  ,  ne' camini;  e  nelle  tré  Horie  facreaolio» 
che  feruoiio  perfouraportc,  difficilmente  1' vno  dall'altro  fidiftingue.  Nelle 
descritte  Sale  Faui,  chi  mi  sa  pienamente  ,  t  con  ficurezza,  diciafcun  di  loro 
la  particolare  operazione  riconofcere  ?  Nella  S.  Orfola  in  S.  Leonardo  non  in- 
contriam  noi  l'ilteda  difficoltà  ?  E  fé  non  daua  fuore  di  quefta  il  difegno  fthiz- 
latc  in  carta  azzura  d'acquerella ,  e  lumeggiato  di  biacca ,  che  ftpoko  fra'  di- 
fegni  del  già  Bernardino  Locatelli ,  fu  con  altri  comprato  dal  Pafinelli ,  &  ouc-# 
chiaramente  fi  vede  e  fichiarifce  ,tutta  lainuenzione,  &  cgni  figura  precifa 
efiertrouato  di Lodouico, non diiraua  anche  la  fparfa  voce  del,  parziale  trop- 
po di  Annibale,  Albani,  che  difleminòeffer*  ella  opra  vgualmente  di  tutti  e  tré 
anche  nella  difpofizione  ?  E  l'inuenzione  non  meno  di  mi  Ite  di  quelle  figure, 
che  il  colorito,  cflcredi  Annibale, e  d'Agoftmo?  Nonlatrouiamnoi  nell'altra 
S.  Orfcla  in  Imola,  pcfta  nell  Aitar  maggiore  di  S,  Domenico  ,  che  di  bellezza 
talmente  contrafta  con  l'altra  fudetta ,  che  non  fi  sa  ,  rè  C\  faprà  mai  diffinircj 
qual  delle  due  all'  altra  preuaglia  ;  ellendo  elleno  vn  mifto  òì  rifoluzione,  e  faci- 
luà  Veneziana,  di  grazia,  e  fincerità  Lombarda,  digiuftezza,  &  erudizione» 
Romana  ?  Si  sa  poi  quanto  l'aifettaflero  auv  h'eflì  quefta  confufione  ralora.quan» 
to  godclkro  di  quefta  dubbiera ,  patuendo  di  a  bello  ftudio  confonderne  la  co- 
gnizione ,  per  mantenimento  della  loro  vnione ,  che  dalla  diucrfa  e  diuifa  affe- 
zione della  fcuola  fi  voleua ,  a  difpetto  della  loro  virtuofa  folo  concorde  emu- 
lazione ,  fegregata  e  partita  .  Quindi  auuenne ,  che  tentati  talora ,  &  interro- 
gati qual  foffc  l'oprato  da  Annibale ,  quale  da  Agoftino ,  e  doue  le  mani  pofto 
aucfit  Lodouico, altro  cacciar  loro  d;  bocca  non  fi  potefte,  fé  non  :  ellaède 
Carracci  :  l  abbiam  fatta  tutti  noi .  Tanto  appunto  tentò  auuenifle  Lodouico  nella 
Sala  dei  compitiilimo  Palagio  de'Sig.  Marchi,  fi  Magnani ,  che  allogata  loro  dal 
Sig.  Vincenzo ,  per  farui  vn  gran  frigio  a  frefco  ,  cosi  1'  vno  entrar  nel  princi- 
piato dall'altro,  e  1  altro  trapallariene  nel  già  dimezzato  da  quello,  ne  gli  ag- 
giunti dc'puttini ,  de'fatiri ,  e  de'tcrmini  fi  dilettatono ,  con  quefto  vnico  nguar- 
doche  ilpregiodcirecceilenza,re(tandoa  tutti  inconfufo,  non  fidiuidcfleje 
la  lode  andane  p'ù  a  cadere  sii  tutte  le  operazioni  in  corpo,  che  ariconofcerne 
diluntamcnr'  l'autore. 

Del  gran  fond,  tore  di  Roma  tolfero  quiui  a  rapprcfentarci  le  gloriofe  gcfìai 
con  h  lict  augurio ,  e  non  fenza  ragione  ,  come  che  quiui  all'alta  fua  origine 
non  aueiie  a  fdegnarfi  di  cedere  yn  gicrno  anch'  élla  co'  gli  Ucfiì  pretelì  aumen- 
ti ' 


LODOV.  ACOST.  ET  AnW%  CAZUACCL     1 7  5 

ti  pittorici  della  Galena  Farnefiana.  Nel  primo  pezzo  dunque  fi  vede  della_» 
Vertale  Rea  la  inceftuofa  Prole  Gemella  dolcemence  alla  nua  del  Tcbro  fugger 
le  mammelle  alla  pietofa Lupa,  che  voltafì  di  fianco  a  lambir  que'teneri  Bam- 
bolettijparche  ftupifca,egoda,nel  vederfi  deflinacadal  Cielo  fiera  nudnce 
d'vna  prole  di  Marte  ;  in  quefto  ,che  ben  fi  fcorge  di  Annibale ,  la  faciliti  del  di» 
fcgno  g3reg;^ia  con  la  felicita  del  colorito  :  Duo'iumi,  e  duo'fcurij  vn  pò  d'Ori- 
zonte  alto ,  &  vn'arborone  ben  vifto  à\  fotto  in  su ,  e  fedamente  frappato  «  mo- 
ftrano  vn  fico  immenfo:  11  color  di  quell'acqua,  che  non  contraltaro  da  verde 
vago,  ne  da  sfacciato  azzuro  che  la  batta ,  preualendo  a  quell'aere  nubilofo,  fi 
mirabilmente  il  fuo  effetto,  e  fu!  colore  mortificato  di  ella  le  carni  tenere  de' 
pargoletti  han  fangue ,  fon  viue. 

A  quel  che  iìegue ,  ed  è  il  fecondo ,  che  vien  meritamente  ad  efler  nel  mez- 
20, e  nel  principai  luogo, ceda  pur  Lodouico,  ceda  Annibale.  Vna  giuftezza 
p.iì  fina,  vn  contorno  il  p.ù  correccomque'nudi  che  viefpre{Te,non  ebbe  mai 
l'iftello  Kafaeile,  ^\  come  non  mai  attitudini  più  efpreflìue,  e  più  proprie  di  quel- 
le di  colui  j  che  qui  l'altro  percuote ,  di  quel  che  piegandofi  ,  fchiua  il  colpo 
mortale,  ed'og-i'altro  :  mutale  pure,  girale,  volgele  in  qiiant' altre  faprai, 
mai  troueraffi  (  come  anco  di  quelle  del  fudetto  Rafaelle  auuiene  )  la  più  natu- 
rale, la  più  vera,  lapuì  efpriraente  delle  quiui  elette  ;  onde  tutti  che  in  quefta 
Salaadudiarportanfi  ^  maffime  per  la  llefla  comodità  del  cartello  mouibile, 
cheatal'eftetto  vihàficcofareilSig.  Marchefe  viuente)  maiquefta  tralafcia- 
no,  e  per  la  prima  fifcielgono.  Qu  ui  non  meno  che  in  età,  in  valore  crefcmto 
Remo,  percuotendogli,  ed  vccidendogii,  a'  Ladroni  ritoglie  i furati  armenti» 
cfprefJì  qui ,  e  caricati  con  tanta  ghiottezza,  e  bizzarria ,  eh'  è  vn  diletto . 

Nel  terzo,  ch'anche  di  Annibale  in  gran  parte  raffembra ,  è  inefplicabileli 
brauura  dell'atto  coraggiofo, e  (prezzante ,  conche  lorteffoRemo  condotto 
legato dauanti al  Rè  Amulio,  mortra  non conofcer  timore;  e  lo  llupore,  che 
di  tanto  ardire,  ne'foldati  che  l'han  prefo  fi  riconofce  :  fpiravn  non  so  che  d' 
anima  grande  il  gran  pallore  così  ben  velliito,  e  tutto  agilità;  e  leggefi  nel  vol- 
to deli'  irato  Rè,  che  fidde  full'  vfurpaco  trono,  la  perfidia ,  e  la  tirannia. 

Ma  dura  poco  il  Tiranno  nel  foglio  :  eccolo  ben  torto  nel  quarto ,  tratto  da 
quello  a  viua  forza.  Con  tanta  viuezza,  della  vilipe  fa  Regia  Maertà  vien  qui 
efpreffa  l' infolenza  e  lo  rtrapazzo ,  che  cede  il  bramato  anche  ca  rtigo  del  reo 
all'orrore  dell' eiecuzione.  Glianuellì  aggionti,  e  del  vecchio  Configlierc-», 
che  rouefciato  co' piedi  all'aria,  vede  la  toga  foggetra  all'armi,  e  della  Re- 
gia guardia,  che  dall' angolo  opportoinunlmerite  tenta  di  itringer  l'armi,  furon 
di  vna  dotta  compofizione  le  più  fine  rifleliioni.  Qui  fon  le  molle  rtrepitofe,  ma 
non  isforzate,  gli  aftetti,e  dell  ira,e  del  timore  ben  efpreffi,  ma  fenza  affettazio- 
ne. Fingendo  ftar  le  guardie  fudette  in  vn  immaginato  piano  più  b3(fo,quella  fo- 
la metà  di  cfle  che  fifcuopre,  equerta  anche  m  parte  afcofa ,  e  fuori  del  qua- 
dro, con  mezz'arte,  ed  armi  ,  che  accennano  ftar  colà  dopo  non  veduta  mag- 
gior turba  j  venne  non  iolo  a  dar  più  grandezza  al  Real  tioiiOj  neil'  oppofto  an- 

Ddd  golo 


gMocanc'a!c9>  mi  ad  allargar  il  piano,guadagnar  (icotcd  in  confeguenza  a  md^ 
d:rdr  quella  folla  e  quel  cumulco  >  che  cagiona  più  totlo  confufìon  nelle  Itnriet 
che  lafciami  chiarezza,  e  già  eh:  :  multisiu  denfafigmis  rariorefi  TabtUaexccl- 
!ens.  Delle  folice  giudiciofe  accortezze  furono  queik  di  Lodouico,  dt  cui  mi- 
rabile non  meno  èia  rjfoluzione,  per  non  dire  il  dispregio  a  tempo,  e  luogo; 
perche  fon  purbozaeenonpiù,  i  mezzi  foldaci  fudetcì  di  iierofchiecco,bructi 
zeffi,  e  parti  deli'  impazienz3>e  del  difpertOje  ad  ogni  modo  da  balfoiC  in  diltaa- 
za  fanno  va  notabile  effetto ,  né  altro  di  più  vi  Ci  brama.  Hora  che  già  di  tutti  e 
tré  qui  fi  è  detto ,  del  valor'  anche  di  ciafcun  di  eilì  a  baldanza  dourcbbefi  effec' 
accennato,  rendendoii  impolTibile  il  poterne  a  fuflicienza  difcorrere  >  onde  deg- 
giano  eflcr'  elleno  vedute ,  non  lette  quefte  marauiglio . 

Mirifi  dunque  in  quinto  luogo  l' AÌìlo ,  eretto  in  mezzo  a'  monti,  e  bofchi  del 
Campidoglio,  pcrficurezza  de' confugieiitiui  dalle  proilìme  Città ,  per  popo- 
larne poi  qu;lla,  che  dono  bambino  giacque  efpofto,  vi  meditando  Romolo. 
Agofìino ,  che  fupcrato  aucua  Annibale  nella  giufte2za>  e  terribilità  de*  percoflì» 
ed  vccifì  ladroni ,  tenta  qui  palfarlo  nella  rifoluzione,  e  faciliti .  Ella  vi  è ,  ma 
ftn  diata,  non  naturale  ;  vi  è  la  facilità,  fi  conceda ,  ma  non  vi  è  quel  buon  gufto: 
in  quello  della  Lupa  ride  lo  fch^rzo ,  in  quello  dell'  Afilo  gode  la  intelligenza  :  li 
fellcggia  il  diletto  ,  qui  Ci  pafce  l'vtihtà  ;  là  luflureggia  la  bella  macchia ,  e  qui  il 
gran  difegno  rapifce .  O  forte  che,  come  nel  fuo  Annibale ,  così  in  quefto  di  di- 
moftrarfi  Agoftinonon  altro  che  paefifta  fi  pri;gia(Te;  ò  perche  ,per  dar  gran- 
dezza maggiore  al  fito,guadagnarfi  campo  anch'  eivolefle  ,  duo'Profugi  foli  vi 
figurò  ,e  quelli  anche  intcfi  in  vn  piano  più  balfo  del  quadro,  mentre  dal  petto 
in  su  veder  folo  ce  li  fece,  ma  contale  artificio,  che  dal  folo  moto  del  bufio» 
chiaro  fi  cóprenda  la  velocità  del  piede,  incamminatofi  frettolofo  a  quel  comu- 
ne refugio .  Vna  fola  piccioliflìma  macchietta  >  per  la  fìclla  ftrada  del  ben'  inte- 
fo  Tempietto  muouentefi  anch'  efla ,  con  vn  fanciullo  che  feco  trae  ,  oppofèa  a 
quefti ,  che  grandi  del  naturale  fono ,  ci  allongano  vna  lontananza  cale ,  che  fen- 
te  aggrauarfene  l'occhio  in  mifurarne  l'immenfità . 

Qualche  difturbofolamentc  in  quello  padaggio  ne  arreca  la  Città»  che  non 
anco  edificata  >  come  potea  con  fimil  ripiego  popularfi  ?  onde  in  Plutarcoj 
Tito  Liuio,  Lucio  Floro,  tale  ingegnofa  adunanza  di  gente  fuggiafca  non  prece- 
da, come  qui  auuiene,  alla  fondazione  di  eOa,  il  cui  circuirò  nel  (edo  quadro 
difegnandoci  con  l'aratro  Romolo,  che  armato  ferue  di  bifolco,  addita  con  la 
mano  all'Agricolrore ,  oue  intenda  di  formar  le  porte,  perche  alzando  ini  il  vo- 
mere, vi  ponga  felci  il  compagno. 

Seguita  il  fettimo di  Annibale,  oue  fchiettiifimo ,  e  nettamente  altrettanto 
kgg-'fi  il  fuo  vero  e  proprio  carattere  ,  la  fua  germana  ed  vnica  man. era,  quan- 
to tal:  riconofcefi  quella  di  Agofiino  ne' memorati  Ladri  puniti.  Oh,  eh' ec- 
cellenza di  fare,  ma  oh,  che  diucrfità  di  Olle  !  in  Annibale  tutto  tenero, ed amo- 
rofo;  in  Agofìino  tutto  fiero,  e  rifentito  :  ma  come  nò?  e  quando  pina  tempo 
giammai  >  le  <^uì  s' intioduilero  k  Rapite  Sabine  a  pugnar  co'  fingulci  >  colà  i  la- 
droni 


LODOV,  JGOST.  ET  A^WB.  CAIACCI.     5  9  5 

droni  ad  atterrarfi co* colpi?  E  di  qui  riconofcafì  fé  Agoftino ,  ancorché  Inta- 
gliatore ,  in  quel  poco  che  dipiiifc ,  al  pari  de!  fratello  itar  pofla .  quando  anche 
in  vn  più giudiciofo,  e  corretto  non  lo  fuperi.  Il  non  confeflar  poi,  che  la  ghioc- 
tezza  di  queik  rapite  Sabine  più  non  rapifcano  anch'effe  il  primo  gullo  de' ri- 
guardanti >  farebbe  annegarla  luce  nello  Iteflb  Sole.  Sono  oprate  in  vn  modo 
troppo  lieto  e  gioiofo  .anche  in  mezzo  alle  lagrime .  onde  non  porrebbe  il  Co; 
reggio  paflar  quello  fcgno,  fi  come  la  fcuola  Veneziana  rapprefentarci  in  lon- 
tananza vn  più  maeftoìo  dilprezzo di  que'  Padri  Cofcritti,  che  lacerali  affiftono 
all'  imperiofo  Romolo  »  che  alzatoli  i  comanda  col  cenno  >  e  in  quelle  rubaci* 
donzeilette ,  che  in  dilfanza  macchiate  via  via ,  e  in  duo'  fcgni  formate  >  niente 
fono,  e  nulla  manca  loro. 

Non  c'ingolfiamdinuouo,etocchiamcon  breuiticiò  chedegnamentej» 
di  tutti  quegli  effiggiati  fucceflì  riferire  è  impolsibile .  Ecco  ncll'  ottauo  il  tan- 
to erudito,  e  maeftofo  di  Lodouico.che  del  Callian  la  grandezza,  e  nobiltà  qui 
fi  riuederciin  quel  Romolo,  che  delle  fpogiie  opime  del  foggiogato  Rè  Acro- 
ne  onullo,  incontrato,  &  applaudito  da'  Senatori,  s  dedicarle  a  Gioue  Feretrio 
incamminafi  ouantc . 

Nel  nono,  che  di  diametro  a!  tremendo  di  Agoftino  viene  adopporn.no 
fpauenta  ed  acterifce  la  crudel  pugna  co'vindici  Sabini  ;  ma  pia  delie  donne  gii 
rapite  li  temerario,  e  perighofo  ripiego,  quando  fciolte  le  chiome,  nudato  il 
feno ,  co'  fighuolini  nudi  in  collo ,  tentano  placar  quelle  fpade  j  che  mentre  co* 
nemici  anche  d  adoprano ,  del  proprio  fangue  fi  tingono. 

Vn  mifcuglio  di  fimil  terrore  infieme  ,  e  di  compaffionc ,  d'ira ,  e  di  pieti 
fcorgefi  nel  decimo  ;  e  per  Tazio  da' Laurenti  raiferamente  vccifo,  e  per  Ro- 
molo che  facrificando.vien  ritenuto  in  vita. 

Neil  ■  vndecimo ,  folito  effetto  fuccefsiuo  talora  alle  guerre ,  la  Pefte  fpopo- 
lato  li  paefe,  poco  ci  lafcia  a  rimirar  di  quelle  miferie,  che  ci  toglie  anche  il  va- 
no di  quella  fineflra ,  che  in  quel  fito  appunto  ci  cade. 

Nel  duodecimo,  colla  bulla  pendente  al  collo  a  guifa  di  fanciullo,  e  veftito  di 
porpora  per  ifcherno  il  vecchio  Capitano  de'Veienti,è  condotto  in  Campi- 
doglio . 

Nel  decimoterzo,  mirahfi  dell' infuperbitofi  Romolo  i  farti  e  le  pompe  ne' 
dodici  Littori,  che  precederlo, e  ne' trecento  Celeri,  che  douerlo feguiri^ 
comanda. 

E  nei  decimoqnarto  finalmente,  la  Deificazione  neli'  apparire  a  Proclo ,  dop- 
po  elTerfi^toIto  di  vifta  rutti. 

Hora  chi  non  ci  direbbe  arriuati  ben  prefto  al  fine  ?  e  pure  alla  meti  del  lauo- 
rìo  a  pena  fiam  peruenuti .  Tanti ,  e  tali  fono  gli  aggiunti ,  gli  abbellimenti ,  gli 
ornati ,  che  le  riferite  ftorie  predo  di  efsi  vn  nulla  fembrino .  Troppo  flrepico- 
fa ,  e  corrente  ella  era  di  quelli  feraci  ingegni  la  piena ,  che  né  torcere  ,  né  rat- 
tener  fi  potea ,  che  non  eforbitaffe  ,  e  come  vn  prodigiofo  Nilo  di  fecondi  infe- 
guamenti  e  precetti  tutto  il  paefe  pittorico  non  mondaffc.  Ne'fciclti  parti 

Ddd     3  di 


39^  PATlTETBnZA 

di  tanti  faticiulli  c'han  popolato  quel  fregio»  ftancafi  con  le  pia  prodigiofo 
afsillenze  Lucina  :  Nelle  fuccofe  pompe  di  Primauera,  e  d'Autunno  che  l'arric- 
chifcono  t  cemeiio  impouerir/ì  Vertuano ,  Bacco»  e  Pomona  :  A'  tanti  carica- 
ti zeffi  che  ne' piani  delie  cornici  cifpauentano  condilettoje  fgangherateiC 
bizzarre  fjroie  inuidiano,  per  ifpauentarci  di  notte,Proceo>e  Morfeo;  e  ne'  mu- 
fculofi  nudi  che  sùpofandoui»  del  bel  fuficcaco  a  regger  il  pefo  fubentrano, 
par  che  tema  profsima  Gioue  de 'Giganti  vna  rinouata  congiura.  Per  ogni 
parte  di  ciafcun  quadro  fiede  s'vn  piedeftallo ,  a  cui  fa  bafe  l'architraue  >  che  su 
quei  diritto  rifalta  in  vna  menfola  ,  ài  atletica  forma  vn  gran  termine  di  bianco 
marmo  finto }  che  foftenendo  col  capo  le  gran  traui  del  palco»  viene  lateral- 
mente afsiiìito  da  viui  fanciulli  di  varie  proporzioni»  effigi,  e  fattezze ,  fofte- 
nenti  felloni  dì  f  utta  colorite ,  che  full'  architraue  cadendo ,  rompono  l'odiofi- 
tà  di  quelle  rette  linee,  e  tolgono  in  mezzo  vna  cartella,  che  fotto  il  quadr?) 
neir  architraue  medefimo  fcolpita»reftringe  in  poche  ,  maientenziofe  parole 
tutta  la  moraliti,  che  dalla  ftoria  ftclTa  cauar  fi  polla  »  e  che  qui  regifirata  ftgui- 
tamente  leggere  non  fia  difcaro  :  Sotto  il  primo  pezzo  dunque  della  Lupa  lat- 
tante ftàfcritto:  Caft  nonnecati alimur  :  fotto  il  fecondo, oue  Romolo  vccidc  i 
Ladroni  :  Strenui  diaitibus  pneualemus  :  fotto  il  terzo,  oue  coraggiofo  G  mofira 
l'inuitto  prigioniere  :  Fi>.cirns  fcd  inHiHus:  fotto  al  quarto  ,oue  Amuiio  della 
fua  tirannia  paga  la  pena:  Solium  Tyrmno  perniciojum:  fotto  al  quinto  ,  oue 
r Afilo  i  dehnqaenù  ricalzi  -.Sacrar iiir/i  prabeat fccuricatem:  fotto  alfcflo,oue 
il  villano  aratro  fegna le  cittadine  mura;  InFrberobtir  &  labor:  fotto  al  fet- 
timo  ,  oue  ciafcun  de' Quiriti  quella  che  più  gli  aggrada,  s'elegge  per  ifpofa_,: 
Stbi  quifque  juam  rapiat  :  fotto  l'cttauo ,  che  ci  fa  veder  Romolo  trionfante  dello 
fconfitto  Acronc  :  Feragloria  ex  vigoria  :  fotto  il  nono,  gridano  a'  Sabini  armati 
le  già  rapite  donne  :  DiJJìdta  ccgnatorum  pejjima  :  fotto  il  decimo ,  ciò  che  fi  vede 
prìiticato  col  pio  Romolo  j  che:  Cruenti  parchnt  probo:  fotto  l'viidecimo»  oue 
gì  '  irati  Numi  caligano  colla  peRe  ,  grida  in  mnca  voce  il  motto  :  NumimiVL» 
ira  expianda  :  fotto  il  duodecimo ,  quello  che  di  me  l'età  fa  temermi  :  Sencx  itn- 
piudens  iocularis  :  (otto  il  dccimot^rzo:  Ex  euentibus  fecuudis  fuperbia»  e  final- 
mente fotto  il  decimoquarto  :P)'K(feBfu  &  fortttudocolatur. 

Era  coUuvne  non  men  ridicolo  che  fuperfliziofo,  ne'Sacnficji  Lupercali  fcan* 
nar  capre,  e  con  vn  coltello  intinto  in  quel  fangue  tingerla  fronte  a  dmerfi  Gio- 
uani»  da  altri  poi  forbiti  con  pezze  di  lana  bagnate  ne!  latte ,  dopo  di  che  dan- 
dofi  poi  a  ridere  ,  e  percotendo  chiunque  fi  foife  loro  parato  auanti  con  llnfcie 
di  pelli  dall'  irtelTe  beflie  cauate ,  batteuano  madìme  in  tal  guifa  ,  e  nudi  con  le 
fole  mutande, le  donne  giouani»  che  fi  credeuano  cosìpercofle  hdi  feconde, 
oiierendo  m  facrificio  vn  cane  ;  ed  ecco  ciò  che  fu  efpreflo  nel  camino,col  mot- 
to :  l^t  tucunda  fìc  facunda. 

Terminata  la  gran  d'opra ,  e  diuolgatafene  la  voce  per  la  Città ,  concorfero 
tutti  a  ved.  ria ,  ed  jnfieme  a  celebrarla  con  eccelfo  dt  lodi  :  dicono  che  l'iltcffo 
Cefi  auefie  a  dire  t  eiler  quello  il  vero  modo  «  che  per  l'auuenue  anche  da  lui  fa« 

na 


LODOV.  AGOST,  ET  Afm/'B.  CAUTI  ACCI,     s  P.7 

ria  fegiiico  ;  ed  il  Fontana  a  dolcrfi  , non  auer  quaich*  anni  di  meno  >  che  volen- 
tieri fariafi  porto  anch'cgli  a  mollrar  Ciò  che  in  quello  IHIe  gli  fofle  dato  l'ani- 
mo di  fare,  biafimando  la  maniera  troppo  minuta,  ebbe  Tempre  a  dire,di  Nico- 
lino  >i  fregi  del  quale  in  cafa  Leoni,  e  Torfanini  tanto  lodati,  chiamauama- 
nierofi  >  e  feccarelli .  C  he  lolo  l'ollinato  Caluarte ,  perfiftendo  pure  in  quella», 
fua  tcftarda  opinione  :  il  valerfi  così  francamente  del  naturale ,  eflere  vna  vijd, 
e  debolezza  di  fpirito  :  clTer  folo  ciò  nufcito  al  Tiba'di ,  come  fna  propria  do- 
te, ardifce  proferire,  che  quefta  era  vna  fatica  più  di  fchiena,  che  di  tefta, 
più  da  fcuola ,  che  da  fa!a  5  che  tuttauia  bifognò  fi  rendclfe  in  fine,  e  portarfi  la- 
(ciiik  dalle  comuni  voci,per  non  far/ì  tener  fingolarccon  taccia  ò  d'vn'cfpref- 
,  fa  Ignoranza ,  ò  d'vna  infopportabilc  maligniti,  vedendo  mafsime  così  crefcer- 
ne  la  Fama ,  e  volare  a'  più  remoti  pacfi ,  che  non  paffaua  per  Bologna  Forertie- 
re ,  non  Dilettante,  che  della  Sala  Magnani  non  cercaffe  d'impetrar  per  grazia», 
la  vifita  fin  da que'tempi  ancora, e  nel  primo  tomo  delle  Lettere  dei  Rinaldi  io 
quwQa  guifa  adombrataci  : 

«4/  Sig.  Lodouico  THagnani . 

Tl{àle  cofe  più  {tngolari  della  nojìra  Città ,  ammirabile  per  molte  circoflan^e  è  il 
TalaT^o  di  Vofira  Signoria ,  e  principalmente  per  le  Titture  de'  tré  famo/ìJ]ìmi 
Carracci.  f^nforelliero profefior  di quejì  arte deftderà  col  mio  me^^o  veder  l'opre  di 
così  eccellenti  niae^ri  ;  ma  io  jono  mdifpolìo  ;  fi  che  non  potendo  per/analmente  intro- 
durlo,mi  fò  lecito  con  lettere  affettitofimente  raccomandarlo:  egli  è  dipajìaggio  sii  Ce 
pojle ,  e  non  ha  fuor  che  tré  bore  di  tempo  da  trattener/i  in  Bologna  ;  ma  s'egli  entra  nel 
teatro  delle  merauiglie,non  so  fé  così  tojìo  yfcirà  dall  '  incantato  luogo  ;  eh  10  chiamo  in- 
canto quelle  cofe ,  che  fanno ,  à  chi  le  mira  ,  perderla  memoria  di  lor  mede  fimi.  Ma, 
mentre  io  mi  allongo ,  ragionando  con  lei ,  ritardo  ali  '  amico  il  piacere  della  def  derata 
vifta  ;  &  (t  Prosit  a  Signoria  l'efercitio  della  /olita  benignità.  Di  Cafa  il  dì  p.  Nouem- 
bre  16 15. 

Sentendo  in  tanto  Annibale  nc'comuni  encomii  di  quelle  fiorie  galeggiar  per 
lo  più  fopra  l'altre  quella ,  che  fopra  dicemmo  di  Agoliino ,  per  vna  certa  giu- 
fìezza ,  difcrezione ,  e  pulizia ,  che  più  d'ogn"  altra  contener  (ì  dicea ,  punto  da 
nuoua  gelofia ,  che  reftarfi  addietro  al  fratello  ei  doueffe ,  mutando  affatto  rC" 
girtro  ,  di  comparire  ne' fuoi  compolii  per  l'auuenire  più  diligente  ,  epiùliu- 
dtofo  difpofe,  non  affettando  più  canto  quella  rifoluzione,  e  faciliti,  eh* era. ^ 
(lato  fino  a  quell'hora  il  fuo  genio,  e '1  fuo  intento .  Si  viddero  perciò  dopo  qua- 
dri finiti  con  l'anima,  non  mai  in  quelli  contentandofi,  e  (oddisfacendofi;da 
molti  perciò ,  più  che  que'fatti  fulla  prima  maniera  ,  graditi  e  ricercati  :  e  per- 
che de'pnuati  troppo  faria  lungo  il  racconto ,  tré  folo  de'più  manifefti ,  e  pub- 
blici fi  ridurranno  a  memoria, com'anche  più  facili  a  vederfi  ;  ancorché  il  na- 
tiuo  lor  luogo ,  non  so  fé  con  maggior  difgrazia ,  ò  più  vantaggio  ,  abbian  mn» 
tato.  Sarà  il  primola  tauola  grande  d'Altare  mandata  a  Reggio,  e  fatta  peti 
Nocan  di  quelU  Città ,  oue  in  mezzo  è  la  B.V.  da'laci  SXuca ,  e  S.Cacerina,  del- 


$9^ 


PARTE     T  E  Ti  2  A 


H  quale  foleua  egli  poi  dolerfi  auer  feruito  bene  i  Reggiani ,  ma  efser  flaco  crat" 
tacodaedìniolco  male  ;  msritarrelo  però ,  auendoii  ei  rtefso,  quando  pal'sa- 
uafencjn  quella  Circa,  e  fcrmauaiìui  perfar  quacrrini ,  da  poter  poi  trasKrirfi 
a  Parma  ad  iftudiarfuile  cole  del  Coreggio,  atiuezzati  a  pagar  troppo  poco 
ciòvipingea.  Il  fecondo  fu  la  Refurrezioue  fatta  a'AlercaiitiLucIiini  alora_» 
tanto  ricchi ,  oggi  all'vfo  dj  ogni  altro  che  sùgliefsotbitanti  vantaggi  dcllt*» 
fece,  egli  agi  delle  monete  reiorizza»  fpiantatianch'cfsie  finiti»  perla  Cap- 
pella priuata  dello:  famoibPaIag!0,oggipolledu:a  da 'Signori  Achille,  e  Chri- 
itotbro  Angelelli;  e  della  quale,  ancorché  peggio  (tato  trattato  folle,  non  po- 
teua  tuitauia  dolerfi,  cosi  portando  la  congiuntura  di  qne  tempi ,  mentre  da' 
libri  mercantili  altro  non  apparifce  auernc  egli  cacciato,  eh;  vna  toma  di 
grano,cvna  cafce'lara  dVua.  Queiìo  è  vno  de"  piti  bei  quadri  chegli  vkide 
mai  dalle  ma:-J  ,  e  ch'egli  anche  così  d' efier  prei'nmcire ,  quando  è  l' vnico ,  in 
CUI  appo!'e  anch' egli  ii  (uo  nome  m  quella  guiia  ;  Anmbd  Carratius  pingcbat 
I59v  Q"ì  rcoftandolì  molto  da!  Coreggio,  s'accoftò  più  alla  Scuoia  Venezia- 
na, e  fece  vnmifto  principalmente  di  Tiziano,  e  di  Paolo  ;  perche  del  primo, 
chi  non  direbbe  eller  tb:ma!men:e  que  duo'  foldaci  grandi  qui  dauanti  in  prima 
veduta,  quello  che  in  ilcortofug^^e  con  cette  gambe  ,  che  caricate  ,  punto  pe- 
rò non  eccedono,  e  i's'cro,  che  dàii"  oppolla  parte  consìbelmonuo  anch  cita 
loiìeilo  .enelquile  fi  vedeauereauuto  inintenziOi^,  (e  ben  tanto  diuerfo  ,  il 
frate  che  fugge,  nel  S.  Pietro  Martire  in  S.  Zan;poIo  ?  e  del  fecondo  ,  chi  ed'er 
non  giurerebbe  quel  foldatino armato, che  Itcfo  dorme  così  pelante  ,  efoaue- 
mente  foura  !2  lapide  itelfa  del  fcpolcro,  aiutato  matiìmc  di  quella  tanta  grazia, 
che  tolta  da!  Parmigiano,  fu  aggionca  al  naturale  che  vidde  ?  Echi  pailarpoi 
curt.'  queiti  non  direbbe  quell'armato ,  che  di  la  dal  monumento ,  in  vn  fecondo 
fuppoito  piano  che  viene  ad  accrefcer  fito ,  con  tanto  vera ,  ed  efpreifiua  pro- 
prietà, moùra  a  quelgrauefatrapo  i duo' figlili,  co' quali allJcuroiE  li  fouraini- 
pofìo  marmo ,  ancor  non  tocchi ,  trauerfandogli ,  per  pararlo  indietro,  e  difco- 
ilario  col  braccio  che  ciò  molfra  ,  tutto  ombrato,  la  tefia  chiara  ,ediilumi- 
nata  ?  e  d;  qual  maniera  3  fuori  che  della  trafcendente  fua  propria  ,  direm'  noi 
quegli  Angeli  così  gentili ,  e  fpintofi ,  e  che  rotti ,  e  mortificati  da  sì  giudicioff, 
e  foam  sbartim.enti ,  tanto  più  fanno  apparire  il  sì  aggiulfato,e  tenero  corpo  del 
Saluacore  .netto  da  limili  ombre,  limpido,  e  chiaro,  come  che  cosiricchiedcc 
£  doueile  al  pnnt  ipale  foggctto  Diumo ,  e  Trionfante ,  mfta  il  precetto  : 

Trsma  figurarum  ,  fcu  Trinceps  Dramatis  vitro 

Tro'ìliiit  medu  ih  T.ibui.ij'.ib  lnminc  primo 

Tiilcbnor  ante  alias  à^c. 
le  pofature poi  COSI  ben  intefe,  i  pi.ani  che  sì  ben  camminano,  fa  finezza  di 
Cutce  k"parci,raimoni3ditutte  le  tente,il  giudxio,  ;1  fap'.rc,  la  diicrezione 
qui  fourabbonda ,  qui  galeggta ,  e  trionfa .  Fu  il  terzo  la  non  mai  a  baltaoza, 
ar.corch.  tar.-o  da  tutti  celi brata  Eì-mofina  di  S.  Rocco,  di  cui  io  tengo  che 
Annibale  mai  lapiu  i^'u^'iciola  ,  erudita,  copiCia»  ebendifpoùa  compofizio- 

nc 


WDOl^.  AGOST.  ET  A^Nl'B.  CAIACCI,     s  90 

fiCOpralTe.  La  fplendidezza  del  Canonico  Brami  non  fi  atterrì  di  6r  fare  così 
grand'opra,commectendoiie  la  compagna  a  Camillo  Procaccini,  acciò  per  la 
loro  a  lui  bsii  nota  emulazione,  vcn.  ite  egh  molto  meglio  a  relurfcru  ito,  co- 
me a  tal  fine,  leggelì,  nel  Cortile  della  Nonziaca  di  Firenze  e ilcrfì  feruiro  nello 
fteffo  tempo  Fra Manai.o del  Francia  Bigio,  e  d'Andrea  del  Sarco.  Voleuaegli 
arricchire  di  sì eggregii  tef  )ri  Ja fua  diletta Canonicale,m3  perche  ncgofiegli  v:ia 
ben  lecica, e  meritata  l'oddistazionc,  che  (otto  iquadrom  il  nome  di  lui  donata- 
rio, e  benefattore  apparifce ,  hczwc  egli  cortcfe  dono  alla  Confraternita  di  S. 
Rocco.  Miire  lendopoi  l'eccellenza  d  q'^tirogran  quadro  vn  potente,  e  per- 
petuo contrailo  a  l'iiarnuabile  Galena  t.tenfejond^col  comun  parere,  il  no* 
ftrò  Flaminio  Pletore  di  quella  Cor:e  giongiffe  a  replicare  più  volte  al  Duca 
Francefco ,  che  fino  ch\gii  non  lo  leuaua  di  quel  luogo ,  e  fra  gli  altri  fuoi  così 
ecceifi  nonio  poieua, mutilata  fempre  ella  l'aria  certa,  ^\  riOolfe  S.  Altezza., 
comprarla  da'Confracelli  per  otto  cento  doble ,  nello  Hello  tempo  che  Gazino 
ne  negoziaua  l'cfito  per  feicento  con  quegli  huomini  ,  per  Monsù  Focheti 
Ecco  CIÒ  che  ne  fcr.ua  in  poche ,  ma  fuccofe  parole  lo  Scanelli  ne!  fuo  gfudicio- 
fo  Microcofmo ,  re iringen do  in  pochi  detti  v la  grai  four^niti ,  e  me  aOoIaen- 
do  da  impoflìbile  imprefa  :  Vece  anione  degna  di  lode ,  e  di  memori.i  tlg'.jriofo  S,[{oc» 
co  nel  difpenfare  le  proprie  fkc  >ltà  j'  p9uers ,  e  quiui  appare  ,  come  al  viuo  rapprejenta- 
to  dal  raro  permeilo  di  così  egregio  artefice  ,  ;/  quale  m  vn  tal  cafo  altrettanto  prodigo 
della  "Pirt::  comparte  amendici  della  Trrfeljlone  contintta'ncntc  in  abbondanti  ipa)  ra- 
ri ,  e  qualificati  effetti  di  bella  Vittura ,  ed  biiìoria  tale  è  vna  di  quelle  grar.di ,  t^raor- 
dinarie  operattom ,  le  quali  per  contenere  ogr.i  forte  di  più  rari  oggetti ,  dimoftrano  cerne 
vn  aggregato  del  tutto ,  che  la  maggior  eccellenza  dell  arte  può  manifi^ìare  adirnita- 
tione  della  ben  difpofla  natura .  Quiui  l  inuentione  è  rara ,  la  dij'pofitione  molto fnfi- 
ciente  ,l'attrtudinifìngolari  y  ed  i  concetti ,  epenfiert  difemtnati  in  ordine  alla  più  pro- 
pria efprejftone  y  fono  così  inf oliti  ,efpiritofi,  che  oltre  il  rapprefentare  adequatamcnte 
ogni  minima  parte  ,  danno  mctiuo  di  guHofa  ir.arauiglia  al  riguardante ,  pofciacbe  oltre 
il  Sa.to  tutto  fpiritofià  riìoUi ,  e  d^jh  enti  pitocchi  ciafcheàuno  in  vn  tal  c.ifof:palefx 
del  tatto  intento  coli' arte  propria  per  ottenere  la  de  fiata  clemoflna  ;  alcuni  procurano  con 
la  for^  auan-j^vifì ,  altri  col  dimo[irarft  in  varie guife  più  bifognoft ,  e  coriipafjior.euoli, 
&  m  ordine  a  ciònon  mancano  gejìi  più  efficaci ,  e  maggiormente  fpiritofiy  né  deformità 
horrende  yc  vefliticaprictofi  ,e  fìrauaganti  ,  e  quelli  y  che  per  fé  foli  non  fono  bafieuoU 
•pmti  con  altri  smgegnanit  à  tutto  potere  di  rapprefentarft  infito  ,  e  forma  mentcucle.  In 
fortima  il  tutto  è  così  bello ,  CT'Ogni  particolare  di  tanta  eccellenza  y  che  ricoperto  con 
maniera  della  più  facile,  e  vera  operationefà  con$(cere  vn  concerto  d  hifìoria  fen^a  dif- 
ficoltà delle  più  naturali ,  e  belle ,  che  pofia  in  alcuu  tempo  la  for^a  de  pennelli  rappre- 
fentare a  butni  intelligenti  ;  e  di  qnefla  particolar  hìjìoria  fi  compiacque  sì  fattamente  il 
famofo  Guido  B^eni  che  doppohaMerla  co  fatti ,  e  parole  più  volte  encomiata  incitato  dal 
proprio gufìonon  mancò  d  eternarla  à  tutto  potere  col  me^p  della  fìampa  d  acqua  fnie» 
dimofirandofonvìiA  tal' infohu  aitione  ,  efferft  (ompiacMo  in  tjlremodtquejìoraro 
dipinto  * 

Non 


400  PA^TETETiZA 

Non  ripofa  in  ranco  Lodouico  >  e  dopo  auer  fufl'eguentemeiite  finità  la  bella 
Cena  a  frefco  nel  esmino  della  forcfteria  de'RR.  Monachi  Oliuetani  a  S.  Mi- 
chele in  Bofco (principiata  duoianni  prima,e  auanti  della  fiidetta  gran  Saia  Ma- 
gnani; rapprcfentata  di  più  nel  voltola  vifioneauuca  da  S.Pietro  del  linceo  pie- 
no di  animali  immondi  >efeguica  l'vna  e  l'altra  con  canto  brio,  e  felicità,  che 
punto  jn  ninna  parte  ceda  alla  fudetca  Elemofina  ;  onde  comunemente  per  ope- 
razione di  Annibale  imitante  il  gran  Veronefe ,  da  chi  non  ha  perfetiQima  pra- 
tica, oda  chi  i  libri  regolatiiiìmi  di  que' compici  Monaci  non  ha  veduto  ella 
fi  reputi ,  e  fi  dica^  muta  penfiero ,  della  nouelli  fpiritb  rampogna  fé  fìeilo,  ed  è 
intefo  dire:  E  come,  e  fine  a  quando  di  copifti  fopportarem  in  noi  fencirci  dar  la 
loda  «"  aurem  dunque  da  comparir  Tempre  nella  fcena  piccorica  a  rapprefcntare, 
più  che  la  noflra,  l'altriii  parte  ?  fi  è  finito  il  Mondo  per  noijchs  non  moftriamo 
ardire  in  petto ,  penfieroni  in  capo ,  fé  da'paflaci  Maefiri  non  andiamo  a  men- 
dicarli in  prefiico  ?  fé  hor  di  queito  hor  di  quell'altro  la  maniera  non  imitiamo? 
e  meditando  più  cofe  e  più  rifoluendone,  da  modi  oprati  fino  a  quell'  hora  riti- 
rafi.  Al  contrario  della  detta  nuoua  elezione  di  Annibale ,  ripiglia  quanto  lafciò 
quelli  .-tenta  vn  facilone,  vn  rifoluto  anch' egli,  ma  più  grande  ,  più  nfaltato, 
più  fpaucntofo  :  ed  eccolo  efeguito  ben  preflo  nel  S.  Giacinto  nella  Cappella 
de'SignoriTuriniin  S.  Domenico,  pre{o  a  fare  per  cinquanta  feudi  di  paolii 
prezzo  allora  grande .  Chi  non  vede  queflo  quadro  ,nonsàqual  fia  la  macchi- 
na d'vn  ccruellone ,  che  fi  cacciò  in  celia  di  far'apparire ,  eh'  ogni  altro  più  gran 
Pletore  preflo  di  lui  rellalk  vn  pigmeo  ;  che  vn  Giulio  Romano  ,  vn  Tibaldi ,  vn 
Frace  di  S.  Marco  appo  di  lui  riftrecci  fembrino  e  diminuci:  che  quello  colorire 
fia  così  fuor  deli"  vfo,  ma  così  marauigliofo,  che  non  fi  fappia  a  qiial  pareggiar- 
lo ,  e  s'abbia  fondacamente  a  mormorare ,  e  foftenerc ,  che  olcre  il  cingere  Ve- 
neto ,  altro  anche  iì  croni  non  men  plaufibile ,  e  mirabile  .  Racconta  il  Cignani 
auer  più  voice  incefo  dire  all'Albani  fuo  Precetcore,  che  andando  egli  vn  gior- 
no con  Guido  a  riuerire  il  coni'inMaeflro,  dopo  i  folici  complimenci,  fcufan- 
dofi,non  auer  per  allora  alerò  da  mofirar  loro  di  finito,  facelfe  porrcallume 
quefla  gran  tela,  che  flaua  volta  al  muro;  e  che  in  mirarla  d'improuifo  reftaro- 
nocosiforprefi.e  flordici,  che  per  buona  pezza  mirando  il  gran  quadro,  poi 
guardandofi  l'vn  l'alerò ,  non  pocerono  mai  arcicolar  voce ,  quando  in  fine  dilTe 
Guido, che  il  vedere  di  fimili  facture,  era  vn  far  difperare  ogni  galancuomo, 
buccar  ipinneili,  epenfaread  altro  efercizio  ;  allor  anche  più,  che  lodando 
tanco  anibiduo'lemanidtlSanco,  viddero  non  così  foddisfarfene  il  Maeitro, 
che  a  quelle  di  Guido  gli  occhi  volgendo,  ad  efempio  di  quelle  ben  prcfìo  ritoc- 
cando le  dipinte,  euidenceniente  non  le  migliorane  :  lon'hò  poffedutoil  dife- 
gnoincarcarolTa  lumeggiaco  di  biacca, precifo,  ecompiciilìmo  in  mezzo  fo- 
glio,&111  vn  quarco  l'ho  veduta  incagliata  foccilmeuce  al  folico  a  bollino  dal. 
Sadeler,ma  fenza  qnel  coro  d'Angeli  che  l'anima  di  si  fpiritofa  operazione.e 
fenza  queir  altro  in  terra  che  tien  la  lapida  con  quelle  parole ,  che  non  volle  all' 
antitafurc  yfcir  diboccaalla  Vergiue ,  come  contaata  feccaggine  vlaronque' 
primi.  A§o- 


tODOr.  ACOST.  ET  A^mi'B.  CAIACCI.    401 

Àgortiiio ancor' egli  ritornato  di  propofito  all'Intaglio»  che  nel  tempo  ài 
quella  Sala  a  lui  feruì  di  paflatempo  e  foliieuo,  tagliando  la  fera,  ùz  l'aicrc  cofe, 
i(  ritratto  di  Cefare  Rinaldi,  e  noue  de' gii  detti  rami ,  che  difegnati  dal  Caflelii, 
entrarono  nel  Poema  del  raffi  ftampato  inquarto  del  1590.  (econdò,  e  pro- 
feguì  quell  '  incamminamento ,  ch'a  lui  rmfciua  di  maggior'vtile,  e  di  fama  non 
minore .  Diede  allora  in  luce  il  mentouato  alcroue  terribile  S.  Girolamo,  mez- 
za figura  del  Vanni  j  e  dell' ilkllovn  S.  Francefco  ifuenatoall'  armonia  della_j 
lira celefle toccata  da  vngraziofo  ,ebcn  veftito  Angelo;  la doue  quell' Autore, 
che  prima  all'  acqua  forte  da  fé  tagliollo ,  nudo  auealo  figurato ,  e  di  baffi  con- 
torni,  fonando  mancino  :  il  gii  notato  ritrattino  in  ouatodi  Enrico  Quarto  Rè 
di  Francia  :  In  vn  mezzo  foglio  per  diritco ,  in  belliflìmo  paefe ,  e  fotte  sì  ben* 
intefo  arborone,  la  Beata  Vergine  lattante  il  Bambino  Giesù ,  fua  nuoua  ,  e  pe- 
regrina inuenzione  ;  fi  come  tal'  anche  la  tanto  graziofa,e  così  ben  difegnata_i 
Venere  fulla  conchiglia  da  duoi  delfini  guidata  >  con  vn'  Amorino  in  grembo ,  e 
duo'  laterali .  Ma  famofa  oltremodo  fu  poi  Ja  gran  carta  dell'  Anchife  di  Fede- 
rico Baroccio  ,  nella  quale  fi  foddisfece  totalmente  operandoui  >  non  come  nel- 
le più  per  diuertimento ,  e  per  feruir*  ad  altri ,  ma  per  iftudio ,  e  per  compiace- 
re a  fc  llefTo,  in  prouarfi  pure  quanco  far  fi  potcfle  col  bollino  •  Venne  però  que- 
llo fuogulto  amraareggiato  in  gran  parte  dalla  mala  corrifpondenza  di  quell' 
Autore  ,  al  quale  con  vmamffima  lettera ,  che  lo  pregaua  a  gradire  in  quella  fa- 
tica la  fiimach'cifacea  del  fuo  merito,  e  dellafua  virciì,  e  fcufare  fé  colla  de- 
bolezza del  taglio  aue  fs  egli  pregiudicato  al  valore  delia  pittura,  mandando* 
gline  due  copie  ,  ebbe  così  rife'itita ,  ed  indifcreta  rifpolla  ,  che  giuraua  il  po- 
wer'huomo  non  auer  mai  a  fuo' giorni  incontrata  fimil  mortificazione.  Che  ciò 
accader  poteffe per gelofia di  Federico,  conofcendo  chiaramente  che  piùia- 
tefa ,  &  aggiullata  fana  per  dirfi  la  carta  ilampata ,  dell'  originale  dipinto ,  co- 
me vna  è  delle  voci  che  corre,  non  credo;  quando  per  fimil  rifpetto  non  fi  al- 
terò gli  il  Tentoretto  delia  Crocefirtìonc ,  e  d'alcre  fue  opere  con  più  diligenza, 
per  non  dir  meglioramento ,  dallo  ftefl'o  tagliate;  né  di  Marcantonio,  Alberto 
Duro ,  che  anzi  cangiò  l'odio  in  amore ,  cedendo  lo  Ih  (Io  inccrefle  all'  onorc^, 
che  conobbe  eiler  per  arrecargiiinntJgli  del  brauo  Dolognefe,  tanto  de' fuoi 
originali  migliori  :  Che  (e  poi  (com'è  l'altra  opinione  )  dubbitó  non  edergun- 
tato  il  Baroccio  dalle  fcule  di  quella  lettera  ,  che  tanto  iiHfiropne ,  &  aliene  da 
vna  chiara  euidenza,  non  pocean  renderfi  che  fofpccte  ,  è  compatibile  la  te- 
menza non  tanto  aerea  di  quel  grand' huomo  ,  e  perciò  fcufabile  lafcandefccn- 
xa;tanto  più  che  moico  tempo  prima  vna  certa  Madonnella»  the  fulle  nubi, 
cinge  per  dauanti  il  Figliuolino  colle  braccia,  intagliata  da  lui  all' acqua  forte 
con  poco  fuo  gufio ,  per  quanto  poi  s' intcle ,  e  con  doglianze  ancora ,  era  da_» 
Agottìno  (tata  rmtagliata  a  bollino  ,  e  molto  meglio  eieguita  .  Doleuafi  altresì 
il  Vanni  di  quel  fuo  S.  Francefco ,  al  quale  nel  rintagliar'o  per  lo  ftelìo  ,  non  fo- 
lo  mutato  auea  l'Angelo,  come  fi  dille  ,  maaggiontoui  per  più  arricchirlo  vn-. 
pò  d)  paefe  moico  beilo  «  con  quella  iua  frafche  età,  come  ci  fapea  battere ,  daa- 

H  e  e  dogli 


402  PATtTETETiZA 

dog'i  la  vita .  Si  fapsan  poi  le  riflTe  fin  da  principio  col  Core,  le  picche  col  Fran- 
co ne'  rami  alternaci  delia  Gierafalemnie  liberata  >  ed  era  ben  nota  la  foddisU- 
zioneprefafi  je  che  anche  oggi  dura,  con  mortificazione  di  quel  Nobile,  che-» 
tutto  il  di  fcocchiandogli  il  capo ,  d'vn  caglio  fotcìle ,  d'vn  taglio  ben  fino ,  co- 
me quello  del  fuopaeiano  Marcantonio,  e  non  groflblano,  com'era  per  faci- 
lità (  diceua  quegli  )  poftofi  a  fare,  non  foie  su  quello  fteflb  IHIe  nntagliò  quel- 
la Madonna  fedente  Tulle  nubi ,  che  vizn  da  Rafaelle ,  per  far  vedere  s'anch'egli 
foctilmente  auria  faputo  oprar'  il  bollino ,  ma  v'aggionfe  poi  quattro  nubi  così 
belle,  oue  quelle  di  Marcantonio  tanto  fé cche, e  di  più  due  tefte  di  Serafini  di 
fegnoni grandi ,  e  fondi  alla  fua  maniera,  perche  il  Mondo  folTe  poi  fempre  giu- 
dice ,  quale  di  que'  duo'  migli  or  modo  fi  folle ,  e  qual  meglio  tornaflc.  Comun- 
que fiafi,  tanto  e  tale  dicefi  folTe  il  difgurto  di  Agoftino,  che  gran  tempo  andò 
che  più  intagliar  non  volle,  fé  non  quanto  non  potè  negare  al  fuo canto  (li* 
mato  Doccor  Zoppio  il  rame  in  dodici,  che  andò  auanti  alle  rime  de' fuoi  Ac- 
cademici Gelati,  ed  a' quali  anch' eflo  fu  aggregato  A goflino;  fatto  poi  repli- 
care al  Tinti  inquarto  vlcimamente  dal  non  men  compito  che  dotto  Sig.Go. 
ValerioZani ,  Principe  allora,  e  gran  Propagatore  della  fudetta  nofira  Acca- 
demia de' Gelaci,  per  anteporfi  al  volume  de' Varii  Difcorfi,&  all'altro  dellcj 
Memorie  de  Signori  Accademici,  foccoil  Principato  dell' erudito  Caualiere,  a 
fue  proprie  fpele  dati  alla  luce. 

Quelle  ,  e  fimili  alcre  Rampe,  che  già  rcgidrate  fi  fono  fotto  l'altre  de  gl'Inta- 
gliatori Bologne  fi,  acqiiiiiarono  vn  tal  credito  ad  Agoflino,  ch'altro  non  più 
che  di  effe  fi  diceua,  e  vcniuano  comprati  i  rami  ,&incaritigli  da"  Stampatori, 
ritracndone  guadagni  marauigliofi  ;  né  potendo  Agoftino ,  come  in  quel  tempo 
che  rtette  a  Venezia,  applicarm  egli  fìeflo,  teneua  aflaianato  chi  tiraiTe,  e  ba- 
daffe  al  torcolo ,  per  accendere  anco  al  dipingere .  Tra'  più  iafigni  quadri  di  que* 
tempi,  dura  per  anche  il  grido  di  quel  S,  Francefco,  e  S.Girolamo,  e  he  fepara- 
tamente ,  grandi  del  naturale  operò  per  ilSig.C'o.  x\!amanoIfolani,  che  per  ter- 
ribilità di  contorni ,  e  perafFeccuofaefpreilione  ,  corre  fra  gl'intendenti  l' idefìb 
concento ,  ne  formò  allora  Lodouico  t'fupcrar  quanti  altri  mai  per  !o  paflaco  da 
qualfiuoglia  gran  Maeftro itaci  dipinti  folTero.  Ben  fé  n'accorfe  Annibale,  a 
CUI  perciò  di  douer'  efler  pure  fuperato  vn  dì  dai  fratello  ,  noui  timori  C\  accreb- 
bero .  Cedcuagli  nelle  ftampe ,refo dalla  fperienza  accorto,  quell'agile  mano,  e 
quelfaldo  polfo  non  altrimenti  poterfi,  che  con  lungo  fìudio,  e  continuata_. 
pratìca  acqiiillare, come  da! mezzo  S.  Girolamo,  che  volto  in  profilo  fi  met- 
te gli  occhiali,  ritoccatogli  da  Agodino ,  &  in  vn  pò  di  frafchetta  moftratcgli  il 
modo  di  girare  il  bollino;  e  dalla  Madonna  col  Signorino»  che  tolto  la  roidi- 
nellaa  S.Giouannino,  così  fpietatamente  grida,  taglio  poco  netto  e  Ikncaco» 
chiaramence  conofcefi  ;  onde  l'altre  dopoi  intagliò  all'acqua  force  ;  ma  the  do- 
iielk  anche  vdir  comunemente  correr  voce,  che  nel  dipingere,  in  cerca  firnrez- 
zadi  vn  gran  concorno  ,  e  in  vna  giudiciofa,  e  copio  fa  inuenzione  da  quello 
folle  vinto,  nonpcteiia  accomodaruifiiOiKi'èche  dal  Cauedone,  ed  alcnfù 

iute- 


tODOV,  AGOST, ET  J^WB.  CAIACCI.     405 

intefodirper  la  ftanza:  cheaLodouico  eraben'egli  fernitore,  mi  che  ad  Ago* 
flino  mai  l'aurebbe  ceduta.  Seguitando  dunque  \\  gii  detto  incominciato  itile 
di  mclharfipiù  aniorofo,  più  ponderato,  più  pulito  nelle  fatture  che  gli  ca- 
pitauano,  tucto  di  doleuafi  deH'vfo  delia  Citti  così  riftrecta  ,  e  fcarfaiii  com- 
mettere opere  grandi  >  fuor  che  quelle  poche  poche ,  che  non  fi  poteao  di  me- 
no foura  gli  Altari  :  perche  non  ornare  i  laterali  delle  Chiefe  cofpicue  ,  degli 
Oratori!  nobili  con  quadri  a  olio  rapportati ,  e  all'  vfo  di  Venezia  i  Palagi  pub- 
blici >  e  le  gran  Sale ,  in  vece  di  apparati ,  non  riempir  di  ftorie,  che  danno  mag- 
gior grandezza,  e  meno  anche  coltane  de'razzi,  delle  fece,  e  de  gli  ori  ?  ed  ec- 
co efauditi  i  fuoi  voti:  eccoglidefiinati  in  fine  i  lauori  del  Palagio  Farnefiano: 
non  perche  :eniMHrfocg/j  co»  ^^o^inomjrandeftderìo  ,  e  curiofità  di  vedere  le  fla- 
tue  di  \oma ,  che  vdmar.o  oltre  modo  celebrare  da  coloro  ,  che  cedute  le  aueuano  a^c, 
l'auer  farro  già  in  Parma  deli  opre  per  quel  Seremjfimo  con  mollo  gufto  di  S.  ^.  aprif- 
fe  loro  l'adito  di  poter  andana ,  appoggiati  alla  protettione  del  Cardinale  Odoardo  Far- 
wf/e,  comelcriiie  il  fudetto  Macellati  preilo  il  Mofìni ,  quali  che  principianti 
per  anco  que'  che  i  primi  Maeltri  di  quel  fecolo  s  eran  fatti  conofcere,  con  l'oc- 
cafione  di  ritrouarfi  in  quella  gran  Città,  ò  da  cffì  mendicati  veniflero,ò  per 
accidente.e  fortuna  loro  toccalTero  que' buori  ;  ma  anzi  perche,  come  nella 
vita  di  Annibale  attella  il  Baglionctefìimonio  allora  viuo,  e  di  villa  ;  effendofi 
la  fama  della  Jua  flirti)  fparfa  per  tutto  ,il  Cardinale  Odoardo  Farnefe ,  fratello  del  Dit- 
ta diVarma  il  fé  venire  per  fuojcruigio  à  I{oma,e  nelfuo  palagio  honoratamente  da 
par  fuo  allogiollo  &  e.  vi  andò  perciò  chiamato ,  e  per  quello  ctietto ,  non  per  fuo 
dejtderio ,  e  curiojìtà  di  Dcdere  quelle flatue ,  fcnza  le  quali  aueua  pur  faputo  opra- 
re la  fopradetta  Elemofìna  di  S.  Rocco ,  Refuvezione ,  Sala  Magnani ,  e  fimili, 
all'eccellenza  poi  de' quali  mai  pili  gioi>ger  feppe,  e  potette  con  tutti  quefti 
altri,  e  nuoui  fuoifìiidii.  V'andò  dico,  e  poco  dopo  vi  andò  Agofìino,  che 
Taccomandatofene  a  braccia  croce  a  Lodouico,  tanto  vi  fi  adoprò  quelli  col 
Duca  ,  e  tanto  fece  con  Annibale,  che  di  vederla  bella  Roma,  e  d'efleram- 
meffo  anch' egli  ad  vn  tanto  lauoro  ottenne  la  bramata  grazia;  poiché  offerto 
a  dirittura,  &  in  capite  a  Lodouico  quell'impiego  ,  con  ordine  di  ccnduruifeco 
Annibale  (come  dalla  lettera  a  lui  fcritta  da  quell'Altezza,  che  predo  di  noi 
come  vna  gioia,  fra  l'altre  moke  conferuafi)  né  potendo,  né  douendoegli, 
che  il  primo  pofto  era  gionto  a  tenere  in  Patria ,  e  che  ne'  lauori  che  da  tutte 
le  parti  concorreuangli ,  trouauafi  immerfo ,  onde  folTe  pazzia ,  come  egli  dilfe, 
efporfiin  ftraiiiropaefea  fare  ilnoniziato;  perfual'ea  quel  Duca  l'aggiongere 
in  fuo  luogo  ad  Ann.baIe,Agoftino,  colìituendofi  egli  della  fui  abilita  malcua- 
dorè  a  quell'  Altezza,  che  folo  per  grand' Intagliatore  riconofcer  voleualo,  per 
itami  a  lei  dedicati,  onde  ciò  che  a  lui  di  profitto  elferdoneua,  gli  riufciua  di 
danno .  Ebbe  infcinma  l' intento  ;  vi  andò ,  finiti  eh'  egli  ebbe  certi  lauori ,  e  vi 
ilette;  ma  che  prò  r' quando  nuouo  motiuo  di  più  fiera  difcordia  fusi  degna  oc- 
cafione?  Che  ciòauuenilTe:  nafcendo  tra  loro  de  dtfpareri ,  per  cagione  d  alcunot 
che  amaua  di  vederli  di/uniti  »  onde  jigofiino pensò  di  leuar  l  occafionede'  difgufli  >  e  di 

£ec     a  ia- 


4C4  P  A  ^  T  E    T  E  7t  Z  A 

lafciar'  al  fratello  tutto  ilpefo  diquelauori ,  e  della  Galeria  ìnparticotare  ;  io  I'  ho  per 
vnabtnigna  interpretazione  del  Macchati.  Che  il  tutto  fuccedefl'e  per  lainfo- 
fortabile((ctmQ  Annibale  a  Lodouico  )facentena  di  agallino ,  che  mai  contento  di 
quante  iof.tceua. ,  tromndouì fempre  il  pelo  nell'vom  mi  rempeun ,  e  talea  giù  difcflo,  e 
fondnccndo  continuamente  poeti ,  noneUi[li ,  e  cortigiani  fui  ponte ,  m' impedim ,  mi  di- 
fiurbaua,&  era  cagione  che  non  faceua  egli,  ne  lafciaua  fare  à  gl'altri&c.  io  la  ten- 
go per  foknnifììir.a  fuufa  :  Crederò  ben  piùtoflo  che  di  tal  rottura  cagionfof- 
fe  la  folitafuagelofia;  perche  veramente  il  Camerino,  prima  della  Galeria  da 
ambiduo'cosìconcordemente  dipinto, afTàipiù  da  moltifi  loda  ;e  della  Ga- 
latea,  e  dell'Aurora  (eh' efferd'Agoftino,  anche  al  difegno,  da  pratici  delle^ 
loro  maniere  non  folo  riconofcefi ,  che  lo  confermano  poi  gli  fchizii ,  che  pref- 
fo  il  Sereniamo  Leopoldo  di  Tofcana  fé  ne  trouano) correa  voce,  nella  Galeria 
l'Intagliatore  affai  meglio  del  Pittore  portarfi .  Ma  fia  ciò  che  fi  vuole  ;  certo  è 
che  lafciar l'opra, e  Roma fteffaconuenne all'infelice  Agoftino; né  valfero, dice 
anch' egli  il  Colonna,  le  fuppliche,  &  i  mezzi  da  lui  meffi  in  opra  perrimuo- 
uerlo  pu  re ,  facendogli  offrire ,  e  promettere  di  mai  più  oprarui  cofa  alcuna ,  ma 
lauorar  folo  fotto  i  fuoi  difegni  e  cartoni ,  quando  contentato  fi  foffe  ;  che  fe^ 
nò,  in  isbozzar  folo,  preparargli  le  tente,  e  macinargli  anche  le  terre  fi  faria 
contenuto ,  che  mai  la  volle  intendere  Annibale . 

Fu  dunque  forzato  ritornarfene  in  Patria  >  carico  perciò  di  que'difgudijC-» 
mortificazioni  che  fi  puon  credere  ;  e  fu  offeruato  dall'hora  in  poiauer  perdu- 
to quell'allegria ,  che  in  lui  fu  così  famigliare ,  e  la  frequenza  di  quelle  conuer- 
{azioni,  e  vifite ,  nelle  quali  tanto  prima  godea ,  recargli  foggezione  e  faftidio. 
Egli  è  vero  che  dal  Cardinale ,  al  quale  più  d' ogn'altro  fpiacque  vn  tal  fucceflb, 
fu  dopoi  raccomandato  al  Duca  fuo  fratello ,  allor  maffime ,  che  facendo  S.  A. 
dipingere  ad  altri  il  famofo  Palagio , detto  il  Giardino ,  ftimò  vantaggio  ch'vn 
tant'huomo  viauefle;  che  però  fatto  paffar  colà  ben  preflo,  ed  aflignatagli  la 
prouifione  di  dieci  feudi  corti ,  cioè  di  fette  paoli ,  e  la  parte ,  il  voi  to  d' vna  di 
quelle  camere  gli  fu  allogata  ;  ma  qual  fi  fofi'e  la  cagione,  (e  non  forfè  quella  cat- 
tiua  force  che  volea  accompagnarlo  per  tutto ,  tiouò  incontri,  &  incontrò  di(- 
gufti  da  far fcoppiaril  cuore  in  vn  petto  di  bronzo.  Quelli de'concorrenti fu- 
rono i  minori ,  come  confueti,  e  m  confeguenza  antiueduti .  Gli  fu  fempre  con- 
trario vn  certo  Mofchini  Statuario ,  e  Capomgegnere  allora  del  Duca ,  al  qua- 
le tuttofi  diferiua.  Portaua  coftui  vn  tale  Gafparo  Celio, e  lo  preferiuaad 
Agoltino ,  fupponendo  a  S.  A.  efler'  akr'  huomo  che  il  Bolognefe ,  eh'  altro  far 
ben  non  fapea  che  l'intagliare  :  ma  la  verità  è  che  il  Celio ,  ancorché  ùttc  altie- 
ro , e  maldicente , nella  fna  partenza  da  Roma ,  e  palTaggio  per  Bolog  la ,  in  ve- 
dere la  Sala  Magnani ,  e  l'altre  opere  de'Carracci ,  rimalto  atterrito,  non  ardi- 
ua  parlarne  che  bene ,  e  grandemente  lodarlo  ;  ponendofi  con  molta  auuerfio- 
ne attornoal  procuratogli  lauoro di  quell'Argo, e  Mercurio  in  vna  di  quelle-» 
ftanze  del  Giardino,  che  né  a  quell'Altezza,  né  a  gli  altri  piacque;  sì  come  fcan- 
dalizò  quel  paggio  t  che  fintoui  alzare  vna  portiera  nella  llcfla  Camera ,  s'  arrif- 

€hiò 


tODOK  AGOSt.  ET  A^mrS.  CAJttACa.    40  f 

chiò  pingerui  anch'  egli  quel  Stataarìo .  Raccontali  fra  l'alcre  »  che  portando 
i^goàino  a  S.  A. che  per  ieggieridìma  indifpofìzione  trouaua/ì  in  ietto  >  vn  qua- 
dro ili  dono ,  mentr'eila  fattolo  appoggiare  ai  muro»  guardar  Io  volca  >  giunto 
ben  prefto  coftui  nella  ftanza  »  fìngendo  nou  auuederfene  ,  venne  con  la  perfona 
a  coprir  l'opra ,  interrogando  di  più  cofe  il  Duca ,  che  inftando  fi  tirafle  da  par- 
te j  non  sì  cofto  vbbidì  j  che  prefo  il  quadro,  e  inoltrando  di  accomodarlo  ad  vn 
buon  lume  che  mai  Teppe  trouare , portandolo  fuore  »  V.  A.  diffe,  lo  vedrà  a  fuo 
tempo  jcffendo  imponìbile  riefcacofa  buona  a  mirarlo  ftefo.  Fu  veduto  più 
volte  buttare  entro  i  luoghi  comuni  il  vino  che  il  cantiniere  gli  dauafracido; 
mai  fi  crouaualavia  di  aprire  quella  benedetta  camera  eh'  eidipingea,  fingen- 
dofi  bora  ederfi  fmirrice  iechiaui>  horaguaRe,  bora  il  cuftode  ito  alla  Cic- 
tdj  ò  altrouej  e  portatele  feco,  onde  fu  forzato  taloraj  prendendola  fcaladal 
muratore,  encraru!  per  le  finedrc.  Tantooggimi  conferma  il  Colonna,  per 
auerlo  più  volte  vditoraccoitare  cola  da  tutti,  allora  ch'anch'eglicon  Den- 
tone  vi  fu  chiamato  dopoi  a  tiuorarui  le  due  Sale  j  foggiongendomi  di  più,  auer- 
gli  riferto  il  Gauafstte  ,  che  aggionco  a  tanti  difguftì  vn  maggiore  ,  e  fu  l'elTer- 
gli  negato ,  terminata  che  Vi  folle  quella  ftanza ,  il  poter  palTarfene  a  Genoua  ad 
vnlauoro>douecon  grodo  /tipcndio,  oltre  vn  ampia  remunerazione,  veniua 
chiamato, tanto  fé gh accrebbe  la  malenconia  ,  che  accorandofene  in  fine  ,e_» 
fentendofene  mancare, preueduta  la  fua  morte, poco  ftette  affaire  i  fuoi  gior- 
ni ,  con  que'fentimenti  però  di  buon  Chriftiano ,  e  denoti  preparamenti  al  gran 
paffaggio ,  che  non  replico  ,  come  pienamente  defcriccici  nell'  orazion  funebrcj 
chequi  fottOjinfiem  con  lefequie  celebrate  a  quell'anima  benedetta  da  tut- 
ta la  Scuola  in  Bologna,  porraffi:  accennando  qui  per  bora,  e  più  toftoquell' 
eftremo,&  vniuerfal  dolore,  che  da  tucti  gl'occhi  di  ch'il  conobbe  cauando  le  la- 
grime 5  fi  fecero  fin  da  Roma  fentir'  vfcice  fuori  dall'  erudita  penna  di  Monfig, 
Agucchi,  che  così  al  Canonico  Dolcini  ne  fcrifse  :  Seppi  troppo toflo Umorte^ 
di  M.  ^gojlirjg  Carpacci ,  &  la  pianft  infteme ,  confiderando  quanto  facilmente  ft  perde 
in  rn  momento  quel ,  che  rna  età  intiera  non  può  mettere  infteme  :  era  huomo  che  ci  farà 
conofcere  adeffo  ciò  eh  egli  valeua  ,  &  io  in  particolare ,  che  fono  affatto  cieco  nella  fua 
profejfione ,  rni  pareua  d  effer  linceo  nello  fcuoprire  il  fuo  genio  ;  ne  lo  potcuo  auuertirc 
fenT^a  ammirarlo ,  &  amarlo  ;  onde  èfor:i^a  che  bora  io  il  lamenti  :  ma  !ddiogli  doni  ve- 
ra  gloria  in  vece  di  quella ,  che  gli  eraapparecchiata  anco  qua  già  fc  più  fof^e  vtfiuto. 

Ne  pagò  ben  però  il  fio  Annibale,  perche  fenza  vn  tanto  appoggio  viódtd 
ben  fpeflo  a  mal  partito,  efeda  Lodouicoaiurato  non  veniua,  abbandonaua 
1'  opra .  Solo ,  e  lenza  il  dotto  fiatello,  che  gii  diriggcua  il  lauoro,  e  h  dimezza- 
ua  la  fatica ,  ebbe  a  perderui  il  ceruelio ,  come  vi  fi  accorciò  la  vira  ;  e  nel  paga- 
mento in  fine  fi  vidde  trattato  in  modo,  che  fé  v'era  AgoRiao,che  fapea  tenerfi 
co'  Corciggiani ,  e  col  Principe  folkner  il  pofto ,  non  fuccedea. 

Ma  torniam  pure  a  LoQouico ,  il  quale  (mentre  Annibale  troppo  religiofo 
ofieruatore  anco  in  dipingere  di  quel  :  cum  ^^omafueris  &c.  afTaticandofi  ,  &  af- 
fannandofi,pei  ridurre  quella  fua  naturai  maniera  ad  vna  puì  liudiata  >  intepi- 

ditot 


401^ 


P  A  Ti  T  E     T  E  n  Z  A 


dito  ,  &  irefoIutOi  fuori  del  fuo  coftume ,  moflraua fi  )  fi  fa  veder  vigorofo  più 
che  mai  per  le  tante  commiflìoiii  in  Patria  ,  e  fuori  di  quella ,  al  perduto  corag- 
gio de! Cugino  fubentra.esbrigatiuoferueben  predo, e  foddisfacon  la  (kil3| 
€  maggior  ficure22a,e  brauura.  Vedafi  da  quelli  tempi  in  Mancoalabtllidi- 
ma  Nonziaca  ,non  mi  fi  raccorda  in  quai  Chiefa  i  e  iaS.  Orfola  entro  a  quella  di 
detta  Santa,  che  punto  non  cedono  all'opre  coli  di  Giulio  Romano,  e  del 
tanto  da  lui  oderuaco  Primaticcio,  che  sì  preziofo  rendono  quel  Ducal  Pala- 
gio. Vedafi  in  Milano  nella  Chiefa  di  S.  Antonio  Abbate  il  belPrefepe,  chcj 
riportò  vittoria  de  gli  altri  lacerali  a  concorrenza  fattiui  dal  Malofib  jdalMo- 
razzoneidalCerano.  Vedafi  la  bella  cauola  a  Cento  nella  Chiefa  de' PP.Ca- 
puccìni ,  il  cui  colorito  di  tanta  energia ,  fii  il  primo  motiuo ,  e  l'v-nico  efempla- 
re  (come  più  voice  a  me  hi  detto  egli  ftellb  )  del  tanto  gradito  cingere  del  Bar- 
bieri; e  per  ftare  in  Patria,  vedafi  finalmente,  lafciandone  tante  altre,  la  libe- 
razione fatta  dal  Riforto  Redentore  de' Santi  Padri  dal  Limbo  nelle  Monache» 
del  Corpo  di  Chrillo ,  nella  quale  cercando  ogni  delicatezza,  e  foauita ,  fece  ve- 
dere a  lui  non  imponibile  la  tanto  gradita  ,  edifperaca  nuoua  maniera  del  di- 
fcepolo  Guido;  efapimifipoi  dire,  chi  de 'tre  Carracci  mollrar  fi  f.ppe  il  più 
vniuerlale  ,  il  più  erudito,  il  più  arrifchiato,  il  più  corretto,  fuori  che  Lodo- 
uico;  onde  nonfiamaiauiglia,fc  lontani  i  duo' da  sì  gran  direttore  e  folUgiio, 
mai  più  gionfero  all' opre  per  prima,  e  {otto  di  lui  fatte.  Potrei  perciò  ben'io 
francauientc  dire  e  concludere,  non  auer  che  fare  co' frefchi  della  Sala  Magna- 
ni, que' della  GalcriaFaniefe,  ancorché  tanto  più,  periìon  dir  troppo  lludia- 
ti,e  corretti,  né  que 'che  poche  diceuamo  al  Giardino  di  P^rma,  cho, 
ohimè  ,  quanto  deboli  rifpttto  all'altre  cofedi  Agoliino;  nulla  co' predetti  Fi- 
gliuol  Prodigo  Zambeccari  ,  Refurezione  Angcielli  ,  Elemofina  di  S.  Rocco 
Eitenfe  ,  il  S.  Diego  Ertra ,  la  S.  Cafa  di  Loreto  a  S.  Onofrio ,  il  S.  Gregorio  a 
S.Gregorio,  la  Pietà  a  S.Francefco  a  Ripa,  la  llefla  Aflbnta  al  Popolo,  fecosì 
odiofi  non  firendellero  i  paragoni:  Che  però padando più  toflo  al  funerale 
di  Agoftino  fopra  lalciato  ,  e  facto  dopo  il  ritorno  di  Lodouico  di  Roma ,  c_» 
dalla  Galeria  Farnere  (  oue  in  pochi  giorni ,  che  condotcoui  a  viua  forza  da  An- 
nibale,vifi  cratteune,e  cioè  dalli  j  i.di  Maggio  fino  alli  ij.di  Giugnodel  i6oz. 
come  dalle  lettere  di  Monfig.  Agucchi,  che  troppo  farla  fuor  d'ordine  il  qui 
trafcriuere ,  agg'uftò  il  tutto  e  correfse;  faccndoui  anche  di  propria  mano  vn  di 
que'  nudi ,  che  lacerali  foliengono  il  medaglion  di  Siringa  )  tale  quale  il  defcrif- 
fe  il  Morelli  ,lo  difegnò  1  iftefso  Lodouico ,  l'uitagiiò  il  Brizio  ,e  Guido ,  fieguc 
quiricopiato  fedelmente ,  edè  quello  : 


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"Vittorta  £cndcci  j^VSi 


ÌJODOV.  AGOST*  ET  AW^m  CARXACCI.     409 

ILLVSTRISSIMO> 

E  REVERENDISSIMO 

SIGNORE. 

V  Incamìrati  ^Acadtmici  del  dtfegno  in  Bologna  veli'  hauere  ro«j 
ponjpofo  funerale  honorato  la  memoria  del  loro  ^goflin  Canaccì; 
bari  fitto  honore  à  fé  fìcfjì  con  fegno  di  pietà  fliaordinaria  verfa 
l  amico  ;  e  coridimo§ìratione  di  perfetto  giudici o  >  e  di  magnificx 
liberalità  ;  con  quejìa  auan^i^ando  le  proprie  for^e  ,  e  con  queliti 
fuperando  l  afpetcation  de  gli  huonniìi ,  E  fé  da  i  feruitori  s' argO' 
rnent.ila  grande:^ ,  e  la  virtù  dei  padroni  ;  efialtando  luì ,  che  fa 
Jcruitoredi  f^.  S.  lllu(ìyij]ma  con  celebrare  m  quefla  mrniera,  e  predicarne  gli  honorit 
hanno  parimente  feruito  alla  gloria  di  lei.  E  perche  da  tutta  la  città  di  Bologna,  e  da 
chiunque  ne  ha  hauutonotitia,  èjiataquefla  loro  attione ,  con  rniuerfale  applaufoco- 
mendata ,  era  di  neceffità  che  s'autenticaiie  con  l' autorità  ,e  col  nome  di  y.S.  llluflrifs, 
fi  come  molto  ben  fi  conueniua  di  dargliene  conto,per  non  la  defraudare  di  quel,  eh  èfuo; 
&  anche  perch'  ella  nel  vedere  vn  fuo  feruitore  fommamente  filmato  da  gli  altri  delit 
fua  profefione ,  e  nella  propria  patria  (  il  che  n'jn  mai ,  ò  dira.ìo  juole  auuemre  )  appro- 
ui  con  gli  altri  mfieme  il  gitidicio  di  fé  flejja  in  hauer  di  lui  fatta  elettione .  Così  hauefs' 
eglihaiiuto  tempo  d' agguagli. tre  in  quantità  d'  opere  quei  primi,  e  famofi  dipintori t 
che  ben  folca  parcggi^wein  ecccller^^a .  £  di  far  queflaparte  ho  io  voluto  prender  la^ 
carica  ;  accioche,fe  conforme  al  debito  d  antica,  e  fìrettijjlma  amicitia ,  io  non  ho  hauu- 
to  potere ,  òfapere  di  cooperare  ali  honor  fattogli  ;  almennonmifi'.fjetoltoilftgnifìcar 
la  volontà  mia  in  narrandolo ,  &  appronandolo .  £  per  non  diffimular  la  mia  ambitio- 
nc , più  prontamente  mi  ci  fono  indutto  ,  per  valermi  di  quefto  me's^o  à  dichiararmi  ,ft 
coìne  faccio ,  feruitore  di  bumihffima  dmotione  à  f^.  S.  llltiflrifs.  dapoiche  la  debolcT^^a 
mia  non  mi  lafcia  fpcrare  di  poterlo  far  mai  in  altra ,  ò  m  miglior  guifa .  accetti  dun- 
que^ aggradifca  l'affetto  mi  fignifìcatole ,  col  rapprefcntarlc  l attione  di  quepa  virtiiO' 
.  Ji  Academicì ,  nella  quale  fcorgerà  vngratiofo  compendio  di  tutte  le  belle  .Arti ,  eh'  effi 
vanno  apprendendo ,  poiché  ;  non  fola  mop.rano  di  valer  nel  difegno  loro  fiudio  princi- 
pale :  ma  fifcuoprono  più  che  meT^anamente  intendenti ,  e  dell'  archittetura ,  e  della  fcol' 
tura  ;  e  danno  faggio  d  hauer  cognitione  delle  hifiorie ,  efauole  ;an'7^i  con  nuoui  penfìeri; 
non  pur  poetici  :  maplofofìci ,  danno  à  vedere  di  nen  effer  priui  della  coguition  dclle^ 
fc'ienxe ,  e  difcipline  più  nobili ,  e  peregrine ,  il  tutto  femprc  accompag.^ando  con  ifìupen- 
do  giiidicio  neh' applicarlo,  e  con  auuedimento  raro  nel  difponerlo  ,  ^ordinarlo  ;  &in 
fornmamofircindofi  tali y  che  danno  fpfran-^^t  diprog>effofelicijfirno ;  fenon  manifefìa.^ 

it't  cbi.Z' 


410  PA7tTETE7t2A 

chìxre':^^x  di  compito  valore .  ?iU  come  nonfìp:tò  prometter  tanto  da  cosi  bei  principif 
inperfone  ben  nate ,  cbe  non  hanno  altra  meta ,  ne  altra  mira  ,  che  la  i^trtà  ,  inca minate 
con  la  (corta  della  ficura  tramontana  de  i  tré  Carracci  veracifsimi  lumi  del  dìfegno  ;  e 
ndlapatria  (per  non  pafiarpiiì  oltre  )foU  reftitutori  del  vero  modo  del  dipingere  ,  e  riC' 
camente  adornati  d  ogni  qualità,  che  in  intelletti  felici  ,zjr  in  animi  veramente  virtua^ 
fi  ,enobtlifipof!ade(ìderare  ?  Haiutto  adunque  ragguaglio  della  difperata  infermità, 
e  poco  dopò  della  morte  d 'jigofiinofeguita  in  Tarma ,  don'  egli  dimorauaferuendo  ti  Se- 
renifsinio  Sig.  Duca  per  ordine  di  f^.S.lUuIlrifs.  cafo  m>lti  anni  prima  preueduto  nelli 
Cjntinue indifpofitioniche lo  tencano opprcffo  ;  t  fopradetti  jlcademici  dopo  d  bauergli 
venduti  i  debiti  honori  di  copiofe  lagrime  in  vniucrfale ,  &  in  particolare  ,  fi  dierono  à 
penfar  modo  di  moftrar  quanto  l' haueffero  amato,  e /limato ,  con  procurar  di  fottrarlo 
a  l  trionfo  della  morte  con  effequie  tali ,  che  fendo  copiofe  di  facrifìci ,  ed  orationi  >age- 
uola[kro  la  (ir  aia  all' anima  per  la  vera ,  e  ficura  vita  ;  <&  eficndofontuofe ,  adornate 
della  imagine ,  &  arricchite  delle  lodi  del  morto ,  non  ne  lafciaflero  eftinta  la  memoria. 
Ter  ciò  fare  con  faggio  auuifoelejfero  la  Chieja  dell'  Hofpital  della  Tilorte,  della  quale 
niuna  era  meglio  accommodata  per  ogni  ri/petto  à  tale  imprefa  ;  fi  per  effer  luogo ,  doue 
per  lo  più  hanno  ridutto  t  dipintori ,  come  per  effer  nella  piaT;^ ,  ben  capace  fen':^a  occu' 
pation  d  vffici  ;  e  per  hauer  molte  fìanT^  contigue  da  accoglicrui  le  cofe  neceffarie  ,  e  di- 
Jponerle  per  l'opera  ,  il  qual  luogo  fu  loro  conceduto  da  i  Signori  della  Compagnia  con 
tanta pronte':^a ,  con  quanta  non  potcuafperarfi ,  ne  defiderarft  altronde .  Si  difìribui- 
tono  tra  gli  ^cademici  i  carichi  con  molto  auuedimo.to  ;  percioche  fu  dato  il  penfiera 
della  inuentione ,  e  del  difegno  à  Ciouanpaolo  Euonconti ,  come  à  quello  ,  che  per  lun- 
ghe^a  di  fìudio ,  &  eccellenTia  di  giudicio ,  era  di  profonda  intelligenT^a ,  e  di  cfquifitd 
cjfatte'S^Tia ,  fi  come  di  modcfliffime ,  e  nobili  maniere ,  e  comp'to  nelfapere .  e  neW  aperti' 
ye ,  ti  quale  pochi  giorni  dopo  il  funerale  del  Carraccio ,  cedendo  ad  vna  lunga  indifpofi' 
tione,  che  gli  fi  rinfor:^  forfè  per  le  fouerchie  fatiche  e  di  corpo  ,  e  di  mente  fofìenute  in 
quefìa  attione ,  raddoppiò  il  danno ,  &  accrebbe  il  dolore  ali  '^cademia  col  farfi  com- 
pagno nella  morte ,  e  nelle  lodi  à  colui ,  del  quale  in  vita  era  flato  congiuntiffimo  d' amo- 
re  >  e  di  fìudio .  Fu  dato  la  cura  di  prouedere  delle  cofe  neceffarie  à  Dionigio  Bonauioj 
perfona  difornma  attiuità  ;  di  bello ,  e  rifoluto  giudicio ,  indefefjo  negli  vffici ,  e  molta 
ben  noto  in  cotefla  corte ,  doue  pochi  anni  addietro  feruì  nel  primo  ,  e  più  fuuorito  luogo 
la  per  fona  del  Cardinal  Toledo  digloriofa  memoria,  ^d  altri  fi  dierono  altri  carichi, 
che  per  non  hauerne  à  replicare  i  nomi ,  fi  lafctail  dirne  quando  ne  verrai  occafione, 
Ciafcuno  con  indicibile  concordia,  e  prontcT^a  e  con  ogni  poffibtle  follecitudine ,  operò 
conforme  all'  ordine  hauuto, finche  la  cofaejiendoridutta  à  fine  fi  prefiffe  il  termine  per 
lodi  iS.  del  Mefe  di  Cenalo,  quando  la  mattina  fi  vidde  fu  la  porta  della  Chieja  appefo 
vn  grande  feudo ,  entroui  dipinta  l  imprefa  dell  'jlcademia ,  eh  è  vn  globo  iellato  rap' 
prefentantel' vniuerfo,  col  motto  fopra  CONTENTIONE  VEI{FECTf^S .  E  [otto  col 
nome  GL'INCAMINATI.  Entro  laChief a  dapoi  tutta  dal  teit)  al  filo  io  copertadi 
nero  ,  Uauano  in  eguale  difìanT^a  lungo  le  mura  compartite  in  buon  numero  certe  vrne  di 
forma  antica  ciafcuna  d'altcT^a  di  tré  piedi  fermate  fnpra  certe  mei  fole  congiunte  al  mu- 
ro alte  da  terra  alla  mifura  d' yri  buomo ,  eh  etano  fan  f  di  materia  fodafimigliante  al 

mar' 


rrtirmo ,  e  ne  vjciua  fiamma  chiara  e  gagliarda  acce  fa  in  tal  misura ,  che  facendo  gran 
lume  fe>i':(a  punto  difitmo  >  ò  di  noiot  odore  >  du.rò  di  vantaggio  per  gli  vffici .  Fri  imen- 
tionedeU  Illaflre,  e  virtmjo  gentilhnomo  Giulio  Cefar  e  V  afelli ,  eh  e  cortefcmente  com- 
ftacendoftd' interuenireàqv.siì' opera  ,  col  f ho  bel  giudicio  ,  e  molto  fapere ,  ageuolò 
tioii  poche  difficoltà .  Con  l  ordine ,  e  numero  medcfìmo  delle  vrne  :  ma  afìai più  d' alto 
fendeano  dalie  mura  targhe  con  l'armi  della  famtgUa  Carraccia  che  fono  te  fette  flelle  del 
carro  celefìe ,  che  appaiono  nehìofiro  polo.  Viù  alto  su  la  cornice ,  che  cinge  il  tempia 
flauano  dijpofle  con  beli  ordine ,  &  m  [officiente  copia  vajt  della  fleffa  materia,  e  con  gli 
fìefji  fuochi  delle  vrne  compartiti  con  buon  numero  di  torcie  di  cera,  che  glfpni,  elp  al- 
tre ,  oltre  al  lume ,  rendeuano  vaga ,  e  pompofa  vifia .  Nel  meT^o  della  Chic  fa  fopra  va 
piedefiallo  ftaua  vna  gran  colonna  con  vna  piramide  fu  la  cima ,  tutto  d' altc^Ta  di  tren- 
ta  piedi ,  che  poco  più  è  alta  la  Chiefa .  Era  la  colonna  di  forma  quadra ,  e  d  ordine  do- 
rico ,  e  teneua  nella  parte  che  riguarda  l'entrata  vn  altra  colonna  rotonda  inneflata .  Era 
finta  quella  machina  di  marmo  intagliato  con  varij  lauori ,  i  quali  come  che  fujfero  fìnti 
di  colore,  erano  però  così  efiattamente  ojferuati,  the  nonpur  vi  s'ingannaua  chi  con  qual- 
che difìan-s^a  vififfaua  lofguardo  :  ma  ancora  cbiben  vifttrouaua  vicino ,  nonnerima- 
neaihiarito ,  fé  non  con  Umano  5  opera  e  fatica  delvalente ,  e  fpiritofo  giouine  Lionello 
Spada  I  eh'  effcndo  di  ì>alorefìraordinario  in  molte  coje  dell'  arte ,  mirabilmente preuale 
in  quefìafjrte  di  lauori .  Su  la  cima  della  piramide  vedeaft  vna  palla  ben  grande  orna- 
ta di  (ielle  d'oro  ,  per  l'imprefa dell\4cadcmia  >  col  motto  fcritto  in  vnafajcia ,  ch'attor- 
tiiaua  vna  torcia,  che  v'  ar  dea  fopra,  &eraquel  globo  fojlenuto  fu  le  braccia  da  due^ 
angioletti ,  che  pofauanofu  la  punta  della  piramide  ;  nel  me:^o  della  quale  verfo  l'altare 
erano  fegnati  ifcguenti  caratteri gieroglifici ,  per  gli  quali  veniua  fìgnifìcato  ad  bonordel 
Carroccio ,  e  fecondo  ilpcnfiero  dell' ^cadcmia  in  quefìa  attione ,  eh*  effendo  l' anima  di 
lui  afiunta  al  Cielo  à  viuere  eternamente ,  e  viu  endone  quaggiù  il  nome  in  terra  ;  conper- 
jpeiua  lode ,  veniumo  fpe'i^te  l'armi  alla  morte. 


Fff 


s  in- 


412.  P  A  7tT  E     T  B  7L  2  A 

s'interpretano. 
Spiricus  Coelum 

tenet 
Fama  Orberà 

Mors  Vida. 

Sul  plinto  del  Capitello  della  colonna  pofauano  in  piedi  tré  Hitoe  della  granic:^  del 
riuo  j  /  '  vna  delle  quali ,  che  flaua  nelrne^o  ritta,  era  figurata  per  la  Voejta  :  delle  altre 
due ,  che  la  temano  in  me't^  >  e  lìauanofcdendo  inatto  dolente  fui  piedeftallo  della  pira-- 
mide  i  l  '  vna  era  la  "Pittura ,  e  Jlaua  à  man  diritta,  e  l  '  altra  alla  ftmfira ,  &  era  la  Scoi- 
tura ,  e  ciafcun.-i  di  effe  tencua  due  grandifìaccole  acce/e, fna  per  mano.  La  Toefìa,  che 
riguardaualaportadellaChiefa,€rafi'^urata  iti  vna  gratiofa  donna  coronata  dihelltra, 
con  la  faccia  riuolta  a  l  cielo ,  e  con  la  cetra  à  i  piedi ,  e  fu  opera  di  Lucio  Tilafìaio  huomo 
di  valor  Angolare ,  che  tenendo  luogo  tra  iprincipali  nella  pittura  ,  éfamofo  intagliato- 
re, &  in  quefìa  occafìone  meritò  il  titolo  di  fcoltor  eccellente.  La  Tittura,  che  teneua  à 
lato  gli  arnefi  da  dipingere  appeft ,  in  atto  non  men  gratiofo ,  che  dogli  ofo ,  fu  di  mano  di 
Lorenii^o  Garbiero giotiinetto  ,  che  auan:^ando gli  anni,  con  l  affiduo  fludio,  e  col  bel 
giudiciodàfperan:i^ediflraordinaria  riufcita.  La  Scoltura,  che  fé  ne  (ìauanella  Hcfia 
guifa  ,  fu  fatta  da  Giacomo  Cauedoni ,  fin  da  fanciullo  allenato  nella  fcuoia  de'  Carracci, 
il  quale ,  col  render  fi  inde fc fio  neW  operare ,  e  con  l  efier  motto  bene  auuedutonelco» 
nofcere  quanto  fi  può  in  quefla  profejjìone ,  è  giunto  hormai  àfegno  di  eminen':^  fra  i  fuoi 
eguali.  Nella  parte  inferior  della  colonna  fi  vedeua  vna  tauola  col  feguente  epitafio 
intagliatoui ,  che  fu  del  diuino  Melchiorre  Zoppio  publico  profcjforedt  filofofia  nello  flit' 
dio  di  Bologna ,  &■  hormai  così  famofo  per  la  cognitione  rmucrfale  d' ogni  (cien':^a ,  e_» 
d' ogni  beli  '  arte ,  che  ben  bafla  ricordarne  ilfolo  nome  ,fen7^a  altro  dirne ,  per  compita-^ 
mente  lod.zrlo . 

avgvstino  carr accio 

qvem  si  propter  vim  ingenti, 

srvdivm  disciplinar vm, 

opervm  pr/£stantiam 

primarios  cvivsqve  ^fatis  viros 

pingendo  incidendo 

arte  inventione  ivdicio 

non  ex^qvasse  dixéris 

eivs  meritis  plvrimvm  detraxeris. 

DVi\l  ^TATE  NOMINEQVE  VlGEKET 

VITA  FVNCTO 

ACADEMICI  INCAMINATI 

SOCIO   OPTIMO    SVAVISSIMO 

MOERENTES 

PP. 

Soprn 


LOmV.  lAGOST.  ET  A^W'B.  CATtTlACCI.     4 1 3 

Sopra  repitafioflaua  ti  ritratto  di  ^goHino  di  rilieuo  tondo  così  fimigliante  à  lui,  eh  e 
fé  fufieftato  di  color  di  carne,  come  appai  iua  di  pietra,  altronon  vi  fipotem  defiderarct 
che  la  fauella ,  per  appieno  racconfolar  lo  fluolo  degli  amici,  e  compitamente  rifiorarne 
il  danno.  Ma  che  rneraitiglia  s  egli  fu  di  mano  del  cugino  dt  lui  Lodouico  Carraccio, 
che  perfettamente  abbondando  di  ciò ,  che  può  defìderarfi  in  huomo  valorofo ,  e  ftngO' 
lare  ;  non  fermandcfi  nell  '  cminen':!^  ,  che  tien  nell  '  arte  della  pittura ,  paffa  di  gran 
lunga  i  termini  della  mediocrità  in  altieprofejfioni ,  &  arti,  onde  pojfa  lajua  alcun  frut- 
to ,&  ornamento  riceucre  ?  Era  l' epitafio,  &  il  ritratto  in  mcT;^  àdue  Hatoe  rapprefen- 
tanti l' y>na i Honore ,  e l' altra  la  flirta,  che ciafcuna  tenea  lamano  advna  corona 
d  ' alloro ,  eh'  ornaua  il  capo  d'Agoflino ,  hauendo  nell  '  altra  vna  fiaccola  accefa .  To- 
f aitano  quefie  due  figure  si)  la  cornice  del  fiedefiallo  ;  e  l'  Honore ,  che  col  capo  radiato 
Sìauafi  al  lato  deflro ,  era  ^giirato  in  vn  giouine  coperto  di  ricco  manto ,  e  fu  di  mano  di 
do.  Battifia  Bufi  giouine  Uudiofijfimo  d  '  ogni  beli  arte ,  come  che  principalmente  prò- 
feffor  della  pittura,  ^l  pntlìro  lato  la  virtù  fi  mofiraua  donna  matura,  col  capo  coronato 
d  '  alloro  ,  ma  coperto  d'vn  panno  ,  e  fa  opera  di  Gìulioccfare  Conuenti  fcoltore  di  giouine 
età ,  ma  di  valor  compito  in  queji'  arte ,  esercitata  da  lui  in  qualfi  voglia  materia,  con 
ben f aldo  fmdamento  del  difegno ,  nel  quale  ogni  dì  va  col  continuo  (indio nuan-^andoft. 
Sul  netto  delpiedcfiallo  erafcritto  iljeguente  epigramma  greco  compofio  dall  '  Eccellen- 
tijjìmo  jìfctnio  Versij  Dottor  di  Filofojia ,  e  publico  profejior  di  quella  linguanello  Au- 
dio di  quefla  Città ,  perfona  ben  nota  al  mondo, ma  non  già  tanto ,  che  non  foprauan:^i  la 
Jua  vana  erudttione  il  grido  vniuerjale. 

a  2  TA'XA  KAP'P'AKION  MO'pOS  h'POAKE  ti'  OAE'ON  E^PSEIS 

nkaee'2  ei'  ta'  ka'men  mhae'n'  e'aeise  mo'pon. 

2T'  a>0OMPO'2  MF'N  A'KO'TSEAI  O'I  A'  A't  min  KTEPE'£22I 
ti"   ON  A'PinpEnE'SIN   nPO"TiDEPON   ETSE^i'H/. 
Li  quali  vcrfi  furono  con  altrettanti  ver  fi  latini  co^ì  interpretati  dal  Segni  gentilijfimó 
poeta  ,eneto  anche  per  altre  eccelleu'!^ ,  che  del  vcrfo , 

Quarn  cito  Carracium  rapuic  mors  ?  Improba  ,  lucri 

Quid  cibi?  Quod  pinKic,  non  timet  inceritum. 
Inuida  tu  certe  vocicabere  :  Funus  at  ampluni 
Qui  curane,  meritis,  ac  pietate  nitenc. 
Ciò,  che  sé  detto  era  nella  parte  verfo  l' entrata  della  Chicfa ,  dotte  non  (tmofirauail 
tronco  della  colonna  quadra  coperto  dalla  rotonda  :  ma  gli  altri  lati /coperti  eran'  ornati 
di  quadretti  dipinti  à  chiaro ,  e  (curo  imitanti  il  color  delia  (ieffa  colonna ,  come  appunto, 
fé  conlojcalpello  vi  fuf^ero  flati  intagliati  per  entro  ciafcuno  era  di  mano  variata,  di- 
flint 1 1  »»  dall  altro,  e  onvnapicciola  cornice  dello  flcffo  colore,  ^  ogni  quadro  con- 
teneuaprofopopeie  ftgnificanti ,  &  emblemi  accomp tignati  con  moti  m  lode  del  morto; 
il  che  ,  per  la  varietà  delle  maniere,  e  per  la  diuerfità  de  i  penfieri  riufci  opera  molto  ri- 
gutrdeuole,  e  lodata. 

Tenhe  nella  facciata  oppofìz  all'aitar  maggiore  ,  hauea  vel  primo  luogt  fotta  il  ca- 
titello  Francefco  Britio  perfona,  comedi  molto  valore  nel  dipingere ,  così  ben  degnai 

pian- 


414  PAltTETETt^A 

pianta  d  '  Jgofiino  neW  intagliare ,  rapprejentata  la  Vittura ,  e  la  Voepa  in  ma  fclua  col 
motto  NON  EST  SOLATl^M.  Staua  figurata laTittura in  vnagratiofadonnacon 
gli  fìromenti  da  dipingere ,  e  la  Tocfiapoco  diuerfa  da  lei  con  la  cetra ,  amendue  coro- 
vate  d' alloro ,  c^  in  atto  di  addolorate  piangendo  la  morte  del  Carracci  fignifìcato  per 
vn  carro  jpe'^^to  ncW  aria  ;  e  ciò  per  dinotare  quanto  di  pregio  bnuca  perduto  l  vna  j  e 
l'  altra  nella  ?nortedilni. 

Nel  fecondo  quadretto  fi  conteneua  apollo ,  e  la  medefima  Pittura  >  e'  haueano  cam- 
biato fra  loro  vffìcio ,  poiché  l' vnodtpingeua  /opra  vn  tumulo  l'armi  della  fameglia^ 
Carraccia  ;  e  F  altra  tenca  la  cetra  in  atto  di  fonarla ,  e  d'accompagnarui  il  canto ,  e  t>  era 
il  motto  M0n^IEN9  GEMIN^T  FITjìM.  La  figura  d\4p olio  era  vngiouinecon 
ta  tefla  radiata ,  e  la  pittura  fiinile  à  quella  del  primo  quadro  .  Fu  (jucfìopenfiero  di 
Giacomo  Cauedoni,  chauendodato  honorato  faggio  di  fé  nella  fiatoa  fopradetta ,  volle 
mo[ìraredi  valer  neldtfegno ,  e  ndgiudicio  della  muemione ,  dinotando ,  per  la  conue- 
nicn  T^a  ,  e  hanno  tra  loro  la  Tittura ,  e  la  Toefta  ;  che  Jcambieuolmente  effaltano  con  lo- 
di immortali  il  nome  d'^gofìino. 

"Piacque  àgli  Academici  di  modo  V  abbo^:i^atura  d' vn  volto  del  Saluatore,  vltima 
opera  del  morto  Carraccio,  eh' egli  facea  per  figurar  l'humamtàdi  Chriflo  giudice  nel 
giorno  eftremo ,  chcne  vollero  empire  il  terT^ofpatio,  doue  appunto  capeua.  Era  dipin- 
to [opra  vn  peT^o  di  rafo  nero  ;  e  quantunque  non  f uff  e  finito  :  tuttaiua  fi  vedea  pieno  di 
tal  maeflà ,  e  così  terribile ,  che  nonpotea  fen'z^  hcnore  chi  lo  mtraua  fifiarui  compita' 
mcntelofguardo,Haueua  folto  le  parole  SIC  f^ENIET . 

^lefiandro  albino giudicio fi [fmo gioitine ,  e  perfetto  imitator  del  bello ,  nel  quarta 
luogo  rapprefentò  lafauola  di  Vrometbeo ,  //  quale  mentre  fcendea  dal  Cielo  ,  col  fuoco 
Ituafo  dalle  ruote  del  S^le ,  per  dare  fpirito ,  e  fita  con  cffo  alla  fiatoa  di  "Pandora  da  lui 
fabricata  >  era  accompagnato  di  Tallade  >  che  con  effo  lui  vemua  in  terra ,  doue  fi  vedea 
la  figura  nuouameiìte  formata  ;&  erauiilmotto  SFNT  C0MT\1EB^CIA  COELI  ,per 
fìgnificar  l  auucduto  giouine ,  che  ^gofitno  accompagnato  da  profondo  fapcr e ,  con  vir» 
tùfoprahumaiia  daua  lo  fpirito  >  e  la  for:^a  all'opere  fue. 

Nel  quinto ,  &  vltìmo  luogo  di  questa  parte  Lionello  Spada  oltre  la  fatica  durata  ne 
i  lanari  della  colonna ,  volle  aggiungerui  ilfuo  quadretto ,  nel  qual  gratiofamente  effigiò 
Cefalo  rapito  al  Cielo  dall' -Aurora ,  formandolo  vngioume  in  atto ,  &  in  babito  di  cac- 
ciatore con  fuoi  coturni , e  cougltarnefi  appartenenti  alla  caccia,  fi  come  (è  l'aurora 
vna  bclliffima  gioutnelta  coronata  di  rofe>  c'bauendolo  Icuato  di  terra ,  fé  lo  portaua  ver- 
fo  ilfuo  carro  fermato  fu  lenuuule ,  eh  erano  fparfe  di  molti  amoretti ,  con  vartj  arnefi 
di  fuochi  y  (ìrali ,  e  Ucci  ;  eir  vno  fra  gli  altri ,  che  tenea  vnafafcia  agitata  dal  vento  con 
le  fcguenti  parole  fcrittem  SIC  yinjy_S  ^U  STDEB^d  t^^TIT .  Stanano  gli  em- 
blemi nel  modo  qui  fatto  fegnato. 


lEranO 


LODOK  AGOST.  BT  A^m/^.  CAUACC/,     4 1 5 


Erano  nelle  dette ,  che  teneano  gli  emhlmi  in  me^i^o ,  fegmti  lungo  la  colonna  i  /c- 
gumicaratttriegitii,  cioè  alla dejìra. 


ahi 


41^ 


P  A  7iT  E    T  B  H  Z  A 


che  vennero  interpretati , 
Auguniiio  Garraccio  pifìx  poefis  ingenij  fecunditateprincipatum  tenentfc 
yirtucibiis  diuturno  labore  acquifms ,  prudeiitia,  &  eloquenza  prillanti. 

^4lla  finiftra . 


Incaminati Amico fuauiffimo,  rociohumaniffimoj  hotioresj  &  laboKsiiì' 
virtucisobfequium  PP. 

•  Della  facciata  à  man  dritta ,  toccò  il  primo  luogo  à.  Cìuliocefare  "Parigino ,  giouinc, 
the  non  rifpartììiando  fatica  alcuna  nello  [ìudio  di  così  gentil  projf^'ljtone ,  da  fperanT^a  di 
douerfi  render  tofio ,  degno  compagno  de  gli  altri  acadtmici .  Qiiefli  rapprcfentò  la  f^ir- 
tù  che  calpcfljka  la  Fortuna  >  e  la  Inutdia ,  figurando  la  Virtù  in  vna  bella  donna  col 
Capo ,  e  il  petto  armato ,  con  l  hafia  nell'vna ,  &  vn  ramo  d' oliua  neW  altra  mano ,  ej 
l  Inuìdia,  che  le  f aggiacca,  eravna  donna  magra  à  causilo  d''pn  drago,  con  vna  netto- 
1.1 ,  &  vn  couile  d  api  nelle  mani  ;  E  la  Fortuna  donna  nuda ,  co  i  capelli  folo  nella  par" 
te  dinan':^!  /parfi  all'  aria ,  fedente  fopravna  palla ,  e  con  l'ali  ài  piedi  ;  ev  era  fotta- 
[.ritto  il  motto,  VIBJFTl  FICTOBJA.  Quefìo  fece  e^liper  dinotare, che  ^gofii- 

II 0 


lODOr.AGOST.  ET  A^fQl^.  CÀUtACCL     4  r  7 

no  colfuo  valore  haueafuperata  la  fortuna ,  per  effer  fempre  (iato  in  iftima  tra  perfonag- 
gi  grandi ,  e  linuidia  ;  poiché  gliftejfi  emuli  erano  aHretti  à  cedergli ,  (jr-  honomrlo. 

Hebbe  il  fecondo  luogo  Giouanm  y  ale  fio  per  fona  così  adornata  di  virtuofe  qualità, 
e  bene  intendente  di  diuerfe  profeffioni ,  che  fenT^a  dubbio  ha  pochi  pari .  E  vi  dipmfe  vn 
tumulo  figurante  ilfepotcro  del  Carraccio ,  attorniato  da  apollo  ,  con  le  Mufe ,  e  vifcrif- 
fé  folto  HOC  FIRJI^TIS  OP^S  y  per  alludere  alla  virt  ì  diluì  degna  d' ejfer  cantata 
dapiù  celebri  poeti. 

Nel  ter^ofpacciofì  fedea  Mercurio ,  che  additaua  alla  Tittura  ,  &•  à  Fclfìm  Icj 
flelle  del  carro  celeficfrà  le  quali  era  accennata  ma  figura  humana .  Feljlna  fu  figli- 
uola del  primo  fondator  di  Bologna ,  col  cui  nome  anticamente  fu  chiamata  le  Città ,  ch^ 
fino  al  prefente  vien  figurata  con  la  imaginedt  quella  doma  .  QueHa  appariua  verità 
in habttofuccinto , con lafpada m  vna mano ,  &  -pn  lil/ìo  neW altra ,  con  r>no  fìendardOt 
in  cui  erano  t  armi  della  fleffa  Città  .  Fu  queflo  penftero ,  <&  opera  d 'Aurelio  Bonclli 
giudiciojo ,  e  valorofo  foggetto  ;  non  meno  inde[e(fo  negli  fìudi  della  pittura ,  che  eccel- 
lente nella  mufica ,  e  volle  figmficare  »  che  Mercurio  celere  me(faggiero  ,  mofiraua  alla 
patria ,  &  ali  arte  XAgoftino ,  chegj.i ,  che  fommamente  hauea  honorata  i  vna ,  e  l'ai- 
tra ,  era  fatto  cittadin  del  Cielo ,  alludendo  con  le  Stelle  ■  e  con  la  figura  accenna  taui  al- 
la  perfona)  &  alla  cafata  di  Ìhì.  Eraui  il  motto  STLENDOI{  AD  STLENDO- 
Ì{EM. 

N  on  mancò  Lodouico  d  honorar  la  memoria  del  morto  cugino;  fi  come  viuo  cara' 
mente  l  amò  jempre  i  onde  effigiò  nel  quarto  luogo  la  Tittura  piangente,  e  la  Toeftain 
atto  di  confolarla  ,  per  dichiarare  che  fé  l'arte  hauea  perduto  vn  '  huomo  così  raro  ,  non 
per  queflo  fi  douea  dir  morto  colui ,  eh  era  per  viue>e  immortale ,  e  più  gloriojo  al  mon- 
ionet  ferfi  dei  poeti,  onde  lo  fegnò  con  le  parole  alludenti  al  nome,  ^FC^STIN^S 
Vlf^ET . 

LoieriT^o  Garbiero  ,  nell  'vltimo  luogo  di  queflo  lato ,  con fider andò  la  malignità  di 
tale }  e'  haurebbe potuto  inuidiare  ali  honorata  memoria ,  che  fi  lafciaua  d  '  AgofUno, 
la  qual  '  egli  con  lo  fiudio  ,  e  la  vigilanT^a  s' hauea  meritato ,  che  perciò  era  dedicato  alla, 
eternità .  vi  figurò  con  eccellente  pittura  lofieffo  Studio  con  la  Figilan'x^a ,  che  tenendo  in 
me'j^  l  Inutdia ,  la  percoteuano  :  queflo  che  fi  mofiraua  vn  giouinetto  alato  ;  con  le  pU' 
gna ,  e  quella ,  e  hauea  vn  gallo  à  canto ,  con  l  '  hafta ,  che  tcneua  in  mano .  Staua  loro 
di  (opra  alla  patte  deftra  fra  le  nuuole ,  riguardandoli  vna  donna  attempata  veneranda, 
the  dalle  mani  aperte  fpargeua  raggi  fopra  di  loro ,  &  infegno ,  eh'  ella  era  l' Eternità, 
teneua  la  Serpe ,  che  fi  morde  la  coda,  vera  ilfottofcritto  motto.  FlGlLAUTljl  >  ET 
SryDlQ  mUQBJ ALITATE  DQUATFB^. 


Ggg  Ecco 


41^  P  A  ^T  B    T  £  7t  Z  A 

Ecco  il  dìfegno  de  gli  emblemi  deferite . 


Il  primo  de  i  luoghi  del  lato  fìnijìro  fu  d'Hippolito  Fenantino-,  e  qucP.o  contentua 
la  figura  di  Cerere  ,  come  quella ,  chetien  la  cura  de'  viueutt,  /.i  quale  fi  querelala  iti' 
nano^aGioue  tpev-lodanno  ,cbevcniuaal  mondo  della  perdita  del  Caracao;  ondcj 
Olone  ordinaua  alla  Fama,  che  confsruafkperpetuìmtnte  il  nome,  eia  mcmovta  delle 
"Pirtu  di  lui  al  mondo .  Era  Gioue  figurato  cow  e  fi  juolcommunemente ,  cioè  co  i  filmi' 
ni  tn  mano ,  e  f  aquila  appreso ,  e  così  la  Fama  alata ,  e  con  le  trombe ,  carne  anche  Ce- 
rere coronata  di  fpuhe ,  pitiura  bella ,  e  riguardeuole  ,  ctjè  degna  dell  '  autor fuo.  F'cr* 
fcrittoJotioildr.retodìGi'jue  ^It\,TrTEM  yi^lDA  FAMA  GLì^AT. 

Toccò 


LODOV,  AGOSr.  ET  AJ^WB.  CAMACC/,     419 

Toccò  il  fecondo  à  GiouAmbattifla  Bertufi  giouine  di  beli  '  ingegno  tedi  molta  accum 
rate^a  net  iijegnare ,  e  dipingere ,  che  vi  fece  vna  figura  hunuuia  fignificante  la  per/o- 
tia  d' ^goflino  entro  àvii'auello  tratto  di  braccio  alla  Morte,  e  conjegnato  alla  Famoj 
dalla  VtttHra  ;  -polendo  figmficare ,  che  l  '  arte ,  nella  quale  egli  fu  eccellente ,  bafiauct 
per  rapirlo  alU  morte,  e  dargli  ì^ita  dureuole  di  perpetuo  grido;  e  perciò  fu  fegnaia  que- 
fìa  opera  con  le  parole  Hf'NC  T^Ml^LO  CLAf^DAT  MOR^S  ,  DFEyET  SA- 
TAA  TEl{  01{BEM. 

Nel  ter-s^o  luogo  Lucio  Tilafiaioper  meritar  doppia  lode,  oltre  la  fìatoa  della  Toépa, 
tapprefentò  il  mede  fimo  .4gofìino  nudo,  per  dinotarlo /ciotto  della  vefie  mortale  ,  ac- 
compagnato dalle  Tarche,  delle  quali  vnagti  leuaaa.  vna  benda  da  gli  occhi,  ^  egli 
affifiai,  alo  [guardo  in  faccia  À  Olone  ,fìgnificato  per  Dio;  àcuiflauadinan'^,  «^  er(t 
Gioue  in  quella,  fo'-*ia ,  che  fi  fuol  dipn.'iere ,  eccetto  che  hauea  il  capo  à  fomiglian:^ 
dvnglohc  iKfdii.oa  l'vniuerfo»  fùfatroaò,  perche  bauendo  ^gojìino  quaggiù  in^ 
terra  cpnofcut'  molte ccfe ,e per  viadi  ipcLulatione,  ediliudto,  in  quella gutfa però, 
cb'  è  pofjibilc  l' intendere  ad  huomO)  ace  imperfittamente,  Grcon  occhio  abbagliato; 
bora  bauendo  col  morire  leuatoH  velo,  &  o^n  impedimento ,  afiunto  à  veder  Iddio  i 
faccia  à  faccia  ,vede  infìemeperfettttmeute  in  lui  tutto  ciò,  eh'  altre  volte  hatieuafpeeu^ 
lato ,  conforme  alla  dottrina  di  queifiiofcfi,  eh'  ihfegmrono ,  che  nella  mente  di  Dio  (ian- 
no  k  idee  »  e  perfettiffime  forme  di  tutte  le  ccfe  ;  perciò  il  Maffaio  dU  fpirito  al  fuo  pen- 
f  ero,  con  le  parole  bJON  VEI{  SVEC^iyM. 

Empiua  il  quarto  luogo  vn  gratiofo  quadretto ,  che  conteneua  le  profopopeie  di  tré 
fiumi  >  cioè  del  nojiro  pcciol  E^eno ,  e  del  Teuere ,  e  della  "Parma ,  fegnato  col  mottOt 
DEDIT  VE^FECIT  UBSTI^LIT .  Ter  dimofirare , che Ugoflmonato  in  Bologna, e 
ferfettionato  in  ^oma  ,fe  ti  era  morto  in  Tarma.  Fa  queflo  penftero  dell  '  honorattffimot 
e  falorofo  (oggetto  Sebafliano  I{a:^ali  :  ma  trouandofì  egli  nel  tempo  di  farlo  fuori  di  Bo- 
logna ,  ne  fu  data  la  cura  à  Baldafiarre  de  gli  jlluigi ,  e  molto  confìderatamcf.te  in  vera 
per  efìcr  egliftudiofìjjìmo  giouine ,  di  rifoluto,  e  viuaciffimo  fpirito,  e  di  ben  degna  afpet- 
latioìw. 

il  quinto ,  ^  tltimo  luogo  fu  di  Ciouan  Battifìa  Bufi ,  non  già  vltimo  nell  '  intende» 
re,e  neir  operare ,  afpettandofi  di  lui  riufcita  mirabile .  Tre/e  cofliii  loccafìon  del  fuo 
quadro  dalla  fauok  di  y  enere,  &  .Adone,  che  ^gofl'ino  già  dipinfe  nella  galleria  di 
V.  Sig»  iHuflriffìma  ;  con  prefuppoflo ,  e'  hauendom  egli  figurato  .Adone  bello  itt  manie' 
ra  ,cbe  tenere  inuaghitafene ,  ritardaua  di  ritornare  in  cielo ,  poco  curando  gli  amori  di 
^arte,  che  perciò  l' ilieffo  Marte  leuaffe  dal  mondo  uigojlino,  aceto  che  non  gli  ritar- 
dale i  fuoi  diletti  col  dar  occafione  alla  bella  Dea  difcendere  m  terra;  onde  fece  ìiìar- 
te ,  che  violentemente  lo  rapiua  portandolo  al  cielo ,  e  laf dando  riuolti  fofiopra  gli  (lro~ 
menti  da  dipingere .  £  fa  animata  quefìa  inuentione  con  le  parole  ADtif^C  INf^l' 
DIA  VB^pF^lT. 


Ggg     i  Iqun- 


410  PARTE    TSRZA 

J  quadretti  defcritti  di  queUa  vltima  parte  fono  gli  accennati  qui /otto» 


ditUè 


WDOr.  AGOST.  ET  j^^I'S.  CAUTtACCl     42 1 

Velie  alette  Ungo  la  colonna  ft  Tfsdeano  €  nella  faccia  defira  »  &  in  queltafiniPrafi' 
%,nstii  geroglifici  feguenti , 


Che  Jtgnificano, 
ÌAots  terminus  mortis,  perennis  vitae  prìncipium* 

Si  fpeje  tutta  quella  mattina,  in  celebra* ft  Sacrifici ,  per  l'anima  del  morto  t  gran 
parte  fatti  da'  Sacerdoti ,  che  non  da  altro  w  furono  indulti ,  che  dall'  ajfettione,  ò"  of- 
feruan^a ,  e'  haueano  portato  alla  per  fona  ,&alla  virtù  di  lui ,  &  Ufi  mite  fu  de  i  Mu  - 
ftciprincipali  della  Città,  che  vi  cantarono  Ivfficio;  al  quale  interuennero  tutti  gli  »4c<f- 
demici  in  babUi  lugubri  in  luogo  appartato ,  e  nel  fine  fu  recitata  laOration  funebre  da 
Ciò.  Battifla  Bertufi ,  con  canta  gratta  >  e  bella  maniera ,  quanto  bafìo  per  compitamente 
rapprefentare  la  bellc^a  degna  di  chi  la  compofe ,  che  fu  Lucio  Fabeno  per  fona  fingo- 
lare ,  fé  fi  riguarda  alla  piena  eruditione  ,&  alla  cogmtione ,  che  ha  delle  belle  lettera 
è  pure  al  poffejfo  che  tiene  delle  virtù ,  che  pofìono  render  felice  >»'  buomo  ciuile;  il  qual 
effenào  di  vantaggio  occupato  ingrauijfimi  affari ,  tuttauia  per  l  antico  amore  f/;e  porti 
àiCarracci,  & alWPittura  s'è  compiaciuto d effer  afcritto  all' Madtmia,  ani^di 
fetuirla  di  Segretario. 

Furonoaffijfi  terfiinogmlingua,&ìntantzcopia,ch€feic«ìiofi,òfor(ealcunoin' 
uidiofo  nonglihaueffe  leuati  poco  dopo,  che  s' erano  giti  attaccando ,  fen':^  aubbio  di 
bianco  ,  e  non  di  bruno  farebbe  fiato  coperto  ogni  cofa  ;  ma  di  tanto  numero  non  fifone 
potuti  fer bar  fé  non  quei  pochi ,  che  per  cffere  fiato  neceffario  trafcriuerli  ,fe  ne  tennero 
gli  originali. 

Tacio  il  concorfo  d' ogni  forte  di  perfone ,  che  vi  durò  quel  giorno,  &  ifeguenti  an- 
cora, finche  ft  leitò  l'apparato .  E  non  parlo  dell'  vninerfal  difpiacere ,  che  non  farà  per 
finire  m  lungo  corjo  d'ami,  fer  la  perdita  di  per  fona  tanto  amabile,  e  qualificata;  eh'  ef- 
fenào ìì  danno  irreparabile ,  cagiona  anche  la  doglia  inconfolabile  ;  poiché  morto  lui ,  po- 
co,  ò  nulla  Jperar  fi  può  ch'inpiè  ritorni  quel  bel  Triunuirato  de  i  Carracci  •  cioè  di  ha 
miefimt  i  detfoprmminat»  cttgino  L9douie9 ,  «  4el  fratello  ^miibale,  il  quale  fi  cem^ 

di 


444  ?  A  ZT  E     TERZA 

il  iiuotione  "verfo  V.  S.  Illufirifs.  neUuifeyuigìo  perfeuera ,  non  cede  ad  ^goftino ,  cosi 
non  è  pounto  inferiore  à  lui  nelgiudicio,  r.ell  '  operare ,  velia  varia  cognitione  d'ogni  UIC 
arte  >  nella  gratiofa  maniera  del  conutrfare  ,e  nel  renderfi  grato  vniuerfalmente  à  i  pa- 
droni I  à  gli  amici ,  &  ad  agri  vno .  l^la  non  mi  par  già  da  tacer ,  perfine ,  la  grata  di' 
tnoftratiootd'  vna  molto  honoreuole  memoria  eretta  nel  Duomo  di  Tarma ,  doue  egli  è 
fepeino  ,  poftaui  da  Cio.Battifta  Magnano  architetto ,  e  da  Gwfcff}  Gmdetto  [noi  cari 
amici ,  dell  Vito  de'  quali  per  f«mma  ledebafta  il  dire,  chefùjommarnente  lodato  nell  ar- 
te  dell'  architettura  dal  lodatijfimo  ^gojtino  ;  e  dell'  altro  ,  cheperle  Jue  gratwfiffime^ 
doti  yche  gli  hanno  aperta  lafirada  alla  gratta  di  molti  Trincipi,fii  ben  degno  d  effer  ,^ 
tome  fu ,  teneramente ,  e  principalmente  amato  dall  ifteffo .  É  comprefa  la  detta  me- 
moria dalle  feguenti  parole  intagliate  in  marmo ,  e  primavfcite  iallapenna  del  viua- 
cijfimo  ingegno  di  Claudio  ^chillino  Dottore ,  e  profetare  dell  a  /cienT^a  legale  >  ed  ogrì 
Altra  forte  di  lettere  eccellentemente  adornato. 

V  I  A  T  O  R 

HIC  SITVS  EST  AVGVSTINVS  CARRACIVS. 

lAM  SOLO  NOMINE  MAGNA  NoSTI. 

HIC    ENIM    ILLE    EST   QV I    C.£T£ROS 

FINGENDO 

SEIPSVM  IN  TABELLIS  .ETERNIT.  PINXIT. 

NEC   VLLVS   EST   MORTALIVM  IN  CVIVS 

MEMORIA 

WORTVVS  NON  VIVAT. 

ABI   ET   SVMMO   VIRO   DEVM    PRECARE. 

GLORIOSO  CINERI  HANC  QVIETEM 

FECERVNT  FIDI  ET  .EGRI  AMICI. 

IO.    BAPTISTA   MAGNANVS    PARMENSiS, 

ET  lOSEPHVS  GVlDEfTVS  BONON. 

Queftifono  fiati  llluftris.  e  I{euerendifs.  Big.  gli  honovi  fatti  ad  ^goftino  rapprefen- 
tati  da  me  à  V.  S.  Illuftrifs.  in  qutjta  miglior  maniera,  e  ho  potuto .  perfodisfare  à  queli 
humdijsimo ,  e  diuotifsmo  affètto ,  che  alla  grandej^a  >  ^  benignità  fua  fi  deue .  TiaC' 
ciale  d  '  aggradire  qitefto  picciolo  effetto  delli  fermtH  mia  *  &  il  nnerente  dono,  che  lefò 
di  me  fieli». 


Viy.S.lHujtriJfima 


Mtimilijs.eDemtìfi.Seriiit, 

Benedetto  Morello,] 
ORA- 


w^ 


LODOK  ACOST,  ET  AJiWiS,  CAZUACCL     4 2  5 

O  R   A  T  I  O   N 

DI  LVCIO  FABERÌO 

ACADEMICO  GELATO 

IN    MORTE 

D'  ACOSTIN  CAKKACCIO. 


A  cai  et  )  €5"  honorata  memoria  d'^gofìirio  Carracci ,  che  per  debito 
di  pietà, <&  di  gratitudine,  e  per  defìderio  d' infiammar  gli  animi 
vodn  alla  vera  imitatione  delle  rare  qualità  .  che  rifplendenano  in 
lui ,  hoggi  [ì  rinouctla  da  voi  turtuoCt  Acadernici ,  alla  prefenjra  di 
tanti  nobili  ,&corte(t  ^f collanti,  m' ha  fatto  chiaramente  conofcC' 
re ,  quanto  dal  ì>ero  fia lontano  qttell  antico  detto .  Che  non  è  do- 
lor alcuno  sì  acerb  > ,  sì  graue  ,òsì  grande  ,  che  dal  tempo  non  refli 
raddolcito ,  allegento ,  &  annullato  ;  impcroche  ti  grauiffimo  dolore  the  ragionenolmen- 
te  mi  preje  a  me  fi  paffatt ,  per  i  importuna ,  &■  inaf pettata  morte  d  huomo  sì  raro  bora 
dje  mi  veggio  fra  l  horrore ,  &  fra  la  trifle^l^a  di  quejli  lugubri  panri ,  circondato  dallx 
mclìitia de'  t^oflri  volti ,  che  tn  ejfthdfcolpno  fuprema  virtù ,  <^-  affìittion'  egual  all'  af- 
fctione  ;  fento  per  prona  ,  nonpitr'  efiinto,  ò  [cernalo  il  cordoglio  ;  ma  efkrfi  fatto  tal,e^ 
tanto ,  che  molto  più  farei  rato  al  piangere  >  à  lagrimare ,  a  dolermi ,  e  condolei  mi ,  che  i 
r^ìccontar ,  conforme  al  carico  impoftomi ,  quanto  yigofltno  Carracci  foffe  nobile  ne  i  co- 
jUiini ,  gentile  nel  procedere  ,  gratwfo  nel  parlare  >  folaj^:^euol  nelle  conuerfationi ,  graue 
nel  difcorrere ,  trattabil  nelle  difpute  ,  fattile  ne  i  quefiti ,  ricco  nell  '  inncnt'wni ,  accorto 
nel  dijporlc^irgrgnofo  nelpetfettionarU  cortefe  neli infcgnare,mode{ìo  nel correg;gere,lea- 
le,&  inàefeffo  nclfermgio  de"Padroni,&-  di  quanta,  e  qual' eccellenza  eglifofie  nel  dife- 
gnar ,  intagliar' ,  e  pingere .  Ahi,  che  troppo  graue  è  fiata  la  perdita  fatta  dame  d'vn 
precettor  si  grande  ,  troppo  ha  perduto  l'jlcademia  nofira  ,  an'^  tutta  quefla  Città ,  air:^i 
l  Italia  ,  an7^  l'Europa  dir  pofjo  :  perche  anco  in  molttfsimi  luoghi  oltramontani  era  cono- 
fciuta ,  &■  ammirata  la  virtù  di  lui  ;  la  onde  con  molta  ragione ,  egli  ha  meritato  d'tffer' 
e  publira  e  pniiatamente  pianto ,  e  bramato .  Non  può  il  tempo  addolcire ,  alleggerir, 
od  annullar  quel  rammarico ,  che  [oprabonianT^  di  merito  ha  cagionato  in  chi  ntriman 
priw) .  Ma  perche  ti  dar  fi  in  preda  al  dolore  ù  cofa  d'animo  effeminatole  molle,  &  non  fi 
dcue  vfar  l  ifieffa  mijttra  nel  dolerfi ,  che  s'vsò  netl  '  amare,  perche  dal  troppo  amore ,  che 
da  virtù  dermi ,  nafcono  bm  mille  lodati  effetti ,  ma  dalfouerchio  pianto ,  mila  ,  fé  non 
rniferiafipuQ  efpettars  >  foriamoci  di  vincer  con  animo  ben  compofìo  lo  (ìrabodheuoi 


Khh 


fjjCt' 


...       '/«<* 
viti ,  d'anni  hrcue  sì,  ma,  lunghifsima  d'opre . 

Nella  pueritia ,  che  [mie  per  l  ordinario  efer  dedita  all' otto ,  à  i  giochi ,  nemica  deU 
le  finche  ,f.iciU  straboccar  nel  fitio, et  Jegmr  ti  fenfo  ingariìwuole  ;  egli  chiaramente 
dimoilo  nei  mattino  di  quella  età  il  buon  giorno ,  che  di  Imfperarfidouea  :  pcrciochefi 
come  egli  era  nato  d'honefli  parenti ,  che  procurato  haueuano  di  feminar' ,  et  inefiar'  ìrt» 
tjndla  età  nouclla  vn  ardente  voglia  della  virtù  ,  e  dell  honore ,  e /opra  il  tutto  di  erear' 
tn  lui  vna  purità  di  mente,  et  vera  rcligion  d' animo  chtfìiano  :  Et  fi  com'egli  era  nato 
in  vnaCittà  ,  che  mcriteuolrnente  fi  mantiene  l'anticonome  di  Madre  delle  fcicn'^c ,  et  di 
tutte  l 'arti  lodeuoli  ;  così  procurauailnnftro  Carracci ,  che  in  lui  vana  non  (ofle  la  col- 
tkra  ,  e  diligcn^^a  de  fiioi  maggiori  ;  ma  con  fommo  diletto  s' afaticaua  ,  perche  gcrmo- 
gliafiero  j  e  crejceffero  in  lui  queifemi ,  ò  rampolli  di  firtù ,  che  vi  furono  fparft ,  et  ine- 
jiati.  Et  che  per  lui  vano  non  fofse  il  nome  della  glorio/a  fua  Tatria  d  e  fiere  Tiìndre  d'ogni 
bonoralo  sludio .  Sifaceua  cono/cer  timorato  di  Dio ,  vbidiente  al  Vudre,  a'  Treccttori, 
Jollecito  ali  '  imparare ,  affiduo  ncll  '  efìercitio  delle  virtù ,  dando  particolarmente  legno 
quanto  egli  da  natura  fo fé  al  difegno  inclinato  :  perche  tutto  il  tempo,  che  lecito  gli  ^arix 
fiato  lofperiderlo  in  qualche  fanctullt/caricreatione ,  confumaua,  an\i  fpendeua  lode- 
uolmente  nel  difegnar  da  fé .  Così  cominciano  per  tempo  te  buone  piante  à  dar  fegno  del 
fruttificare  ne  i  primi  fiori ,  che /puntano .  Terciè  conftdcrando  il  Tadre ,  come  prude»' 
te ,  che  torcer  non  fi  deue  il  corfo  del  fiume  >  ma  lafciarlo  correre  per  la  fua  cadente ,  e 
fropfia  ^rada  ;  fi  deliberò  ch'egli  ad  ogni  modo  fi  deffe  al  difegnare  ,&  lo  pofe  fatto  Ix 
difctpUna  di  Vrojpero  Fontana  >  pittore  d  honorata  fama ,  &  Tadre  di  quella  gran  Laui- 
«ia  pittrice, il  CUI  valore  (con  eterna  tua  lode  ò  Bologna  )pien  commendato,  et  ammi- 
rato vniuerjalmente  »  et  mafsime  da  molti  Trincipi  Ecclefiafìici ,  efecolari  >  et  fen'^a^ 
comparatione  ajiai  più, che  nell'antica  età  non  furono  Timarete  la  figlia  di  Tilicaone* 
Irene  di  Cratino pittore ,  Trlartia  di  Marco  y arane ,  et  altre ,  che  già  furono  m  pregio  m 
quella  mirabil'  arte , 

Ma  poco  veramente  perfeuerò  il  Carracci  [otto  la  coflui  difciplina  ,Je  riguardiamo  al 
tempo;  ma  non  già  conjeguì  poco  ,fe  miriamo  à  i  prir.cipti .  Che  verifsimo  è  quel  detto, 
che  i  principi]  fono  maggiori  tn  virtù,  che  in grande:i^7^ct  ;  onde  molto  importa  con  qual 
fondamento  fi  cominci  vna  fabrica  :  ma  come  auuiene  che  ncll  edificio  sa  mmira  in  pro- 
grefio  la  grandc^a ,  del  quale  i  fondamenti  non  fono  in  paleje  ;  così  auuenne  ali  ingegno 
del  Carracci,  che  da  principio  non  fi  manifcflaua  molto  ;  perch  effendo  auidifsimo  d'in- 
tender' ,  efaper  la  cagione,  et  la  perfcttionc  d' ogni  coja,  et  di  confeguirla  operando;  s  af^ 
fannaua  ,  e  trauagliaua  nel  difegnar'  affai  :  ma  non  potendo  in  quei  primi  anni  dar  punto 
di  contcnte'!^:^a  al giudicio  fuo  ,  che  conofceua  molto  piìi ,  che  non  poteua  fare  Imefperta 
mano,  laceraua  come  imperfetto  egm  fuo  difegno,  fen'ì^a  mofirarli  al  Trecettore.  Edi 
qui  nacque ,  che  ale  uni  lo  riputarono  tmpatiente ,  ò  i>:habile  ,òpoco  inclinato,  l^on  s  in- 
gannò già  nel  fuo  parere  Pomenico  Tibaldi  valente  dtfegnatore  >  intagliatore ,  &  archi'^ 

tetto» 


LODOV.  AGOST.  ET  AJSIJ^I'B.  CAIACCI,     427 

tetto  i  il  quale  ottenendo ,  che  Agallino  foffe  acconcio  con  lui  per  lungo  tempo  ,  tre  acqui- 
fio  credito ,  &  vttle  di  non  mediocre  irrìportan':{a ,  per  molti  intagli  >  che  far  gli  fece  irt» 
rame ,  di  tanta  belle-;^ ,  che  contendeuario  il  primo  luogo  con  coloro  >  eh'  erano  reputati 
maeflri  migliori. 

Et  nel  mcdefimotempo  bramando  di  farfì  intelligente  nella  Scultura  ,  firequentaua 
quanto  poteua  il  più  la  caja  di  quell  'Alejfandro  Mmganti ,  che  formò  di  brongio  la  bel' 
lijfima  Hatua  di  Gregorio  ter^odecimo,gràde  imitatore  della  carità. &  della  pietà  di  Gre- 
gorio ti  magno,  primo  Vonttfice  di  quello  nome  ;  il  qual  Minganttfù  dal  Carracci  tenuto 
fempre  in  tanta  Stima ,  che [oleua  nominarlo  il  Michelagnolo  incognito ,  &■  foggiungeua, 
che  fi  come  quegli  fi  godea  viuendo  vita  quieta ,  &  innocente  ;  così  hauelìe  hauuto  pen- 
ftero  di  far  conojcer  tljuo  valore  jchc  Bologna  ancor  ella  in  eccellcn:^  bauria  hauuto  il 
fuo  Scultore. 

Veruenuto  il  Carracci  ali  '  adolefcenz^ ,  prona  (come  diffe  il  Sauio  )  al  male,  chiarif- 
fimamenie  dimoflrò ,  che  infteme  con  gli  anni  s' andana  au-in^^indo  nella  virtù:  perche 
leggendo ,  e  coauerlando  con  huomini  Sapienti  era  fuo  diletto  l'apprender  lecaufe  ,gli 
ordini ,  i  moti  di  quelle  cefc ,  che  à  benelicio  dell  '  huomo  furono  fahricate  dall  '  Hrtejice 
eterno  >  &  bora  fpeculando ,  bora  operando  s  affaticaua  con  ogni  [ìndio  di  farfì  riguarde- 
uole  fàgli  huomini ,  &  efiere  più  che  huomo  fra  gli  buomini .  Et  fomentando  lafua  na- 
turai inclinattone  deldifegnar,  intagliar,  e  pmgere  ,  penfìcro  vet  amente  canuto  in  quel- 
la gioueml'  età ,  ereffe  vn  Acxdemia  del  dìfegno ,  doue  insieme  col  fratello  Annibale ,  & 
con  Lodouico  il  cugino,  giouinetti  allhora  d' altijfimefperam^ ,  aggregò  alcuni,  che  q»jft 
tutti  riufcirono  da  poi  ài  molta  eccellen'^^a. 

In  quella  Acaiemia  fi  vedetta  vna  comendabil'  emulatione ,  per  la  quale  tutti  face- 
uanoà gara  nel  difegnar  l  ojfature  de  corpi .  ndl'  imparar  i  nomi ,  le  posature ,  e  legature 
dell  olia,  tmufcoli,  i  ne/ui ,  le  vene,  &  l altre  parti >  facendofì  perciò fpefie volte 
anatomia . 

Quiui  s'attendata  (tatto  importa  f  hauer' impulfori efficaci ,  conduttierì  ardenti» 
compagni  vigoroft  )  s  attendeua  dico  ,con  miribilefequen-^^t  al  difegnar  perfone  fiue, 
ignude  in  tutto ,  ò  in  parte ,  armi ,  ammali ,  frutti ,  &  i.ifomma  ogni  cofa  creata .  S  i>n- 
faraua  la  Simetria ,  &  quella  gratta  >  e  venujiiyfen'^a  la  quale  non  può  la  Tntura  farfì 
migrata  ,e  riguayJeuole .  Qjitui  s  apprendeuano  gì  effetti  merautglioft  della  Vrojpetiiua. 
Qu:iii  all'  yirchitettura  s  attendeuaconifìudio  grande .  Quiui  fi  cUfcorreua  [opra  l'  hi' 
ftoric  .fauole  ,&  inuentionip  letiche ,  Quiui  fi  prociiraua  ditrouarmodo  d  ingannar 
con  lumi  >  &•  ombre  gli  occhi  de  riguardanti ,  fi  che  di  Scoltura  .  &  non  di  Vittura  piref- 
fcro  le  cojc  dilegnate ,  ò  dipinte ,  del  che  diede  à  quel  tempo  il  glande  yigolhno  à  tutti  gli 
altri  mirabW  cffempio  con  quel  Ginue  dipinto  à  chiaro,  cfcuro  nella  taf  a  de  Signori  Faui, 
doue  molti  afcejero  a  toccarlo  con  mano  .parendoloro  ,chepurfofie  di  rilieuo  .  Q^tiuiin 
fomma  non  fi  tralafcia  cofa  ,  che  fiata  fia  lodeuole  ne  i  Pittori  più  famofi ,  ò  eh;  pote{ie' 
trapalarli  ncll  >jpere ,  e  nel  nome .  E  eoa  ci)!  ardore ,  con  che  ani  Ut  à  (  Dio  buono  )  fi 
faceuano  que^e  operatiomi  Era  nel  numero  de  gli  otiofi ,  e  neghitoft  ch>  [oLtmente  tut- 
to ti  giorno  ftaua  occupato  in  quefli  virtuofi  effercit  ij  ■  impcrocke  le  notti  intiere  vi  fi  veg- 
^hiaua,  fempre  operando ,  &  caminando  gì  in of amente  alla  bramata  p;:fctrionc  .  £ 

H  h  h     2  quan- 


428 


PARTE     T  E  Ti  Z  A 


quando  peir  Caufa  di  ricreationes'  vfciu»  fuori  a  diporto ,  era  quell  'Mademia  anio  nd' 
l  otto  virtuofa  >  e  catnendabiU  :  perche  i  ragionamenti  non  erano  vani ,  «e  indegni  di  leti 
ma  dolcemente  di/correndo  s' andana  di  quache  nobd  materia  ;  alla  villa  fi  dilegua  nana 
colli ,  campagne ,  laghi,  fiumi,  &  q'A.mto  di  bello ,  &  di  notabile  s  apprefentaua  alla 
lor  vifta  ;  onde  con  molta  ragione  chiamafi  l  \Academia  dtlli  Dejideroft ,  per  qutVJ  ar- 
dente dcfiderio ,  che  in  tutti  appmua  di  render  fi  ammirabili  per  v-rtù ,  il  qn.iìnome  le 
durò  fin  tanto ,  che  fii  conofciuto  ilfupremo  falore  delli  tre  Canacci,  che  allhorala- 
fciando  quel  primo  nome  >  /  ^cademia  de  Cavraccì  fu  dipoi  fempre  nominata  ;  per  rij- 
pctto  di  quel  triumiiirato  >  che  la  fondò ,  che  la  m.mtcnne ,  che  l  iwirà^  con  tanti  glo- 
ria ,  efplendor  di  quefla  Città , 

Mentre l'Academìafaceua così notahilprogrefio,  AgoWinonon  contento  d' au.tK'^ 
:ì^ir gli alinintant'e beli: elfcrcitationi,daua  opera  aliamitfic.il  dif:ipl:n.i ,  Uiqu.il di 
niMiera  apprefe ,  che  trappafsò  d' affai  la  mediocrità  nelfaper  fonare  di  viuola,  di  cetra, 
&  di  liuto  principalmente,  &  fonando  alcune  ipoltecantaua  madrigali,  ode  ,  &•  altre 
fuegratiofecompofitioni ,  delle  quali  fé  ne  viddero  anco  in  lode  di  chi  vincendo  i  com- 
pagni nel  difegnarc,  fi  guadagnaua  honorato  luogo  nell  ^cademia.  Et  nel  medefimo 
tempo  compartendo  con giuditiol'  otto ,  e  ipenfieri,  &  à  guifa  di  Camaleonte  accoman- 
dando /'  ingegno  a  qualunque  coja  difaper  bramaua ,  attendcua  alla  Filofofìa-i  Materna-^ 
tica ,  dall  .Aritmetica  imparando  la  qumtità  difcret.t ,  che  numero  fi  dimanda  ,  per  /<ij> 
quale  s' impojjeffuua  della  Mitfica  uonofcendo  per  teorica  /'  origine  degli  avruomofi  con- 
centi, &  dalla  Geometria,  che  confiderà  la  quantità  continua  imparar  volj'e  nonfolo  l'ar- 
tificio di  Vrofpettiua ,  come  detto  hìbbiamo  ;  ma  gli  piacque  d' intender  anco  dall' .Aero- 
logia quanti ,  e  quali  fiano  gli  orbi  cclefii ,  che  sfere  fi  chiamano  ,  il  corfo  delie  flclle  cr- 
tantJ }  l' influente  loro ,  il  latte  del  Cielo ,  come  generati ,  e  prodotti  fiano  gì  incendij  del- 
le comete ,  le  pioggie, le  neui ,  le  rugiade ,  e  brine  ;  faper  volfe  l'imagmi  celcfìi ,  ma  del- 
le quali  cioè  l' orja  maggiore  volgarmente  detta  il  carro  ,  è  l  infegna  della  famiglia  Car- 
racci .  Molti  di  voi ,  che  mifentite ,  e  chepratticato  l  bauete  nella  giouentà ,  &  nelLt 
virilità fua, mi  fete  veraci  teflmonij del  gran  profitto,  ch'egli  vnii'.erfulmente  fece ia 
quefii ,  &  altri  ho?iorati  ^udi .  Quante  volte  l  habbiamo  noi  con  fommo  diletto  fenttto 
difcorrere  non  pur  delle  fopradette ,  ma  d  altre  m  Itiffìme  cofe  ,  che  iljaperlo  è  bello  ,  e 
dtletteuole  ?  Ottante  volte  bora  come  Cofmografo  l  habbiamo  vdiio  difegnarci ,  &ìnje- 
gnarci  tutta  la  maihina  mondiale  ?  in  qual  Zona  fia  quefìa ,  ò  quella  parte  della  terra ,  In 
varietà  de  giorni ,  &  delle  notti ,  fecondo  la  diuerfità  de  paefi ,  dagli  equinottali,  fino  it 
glivltimi  Biarm:,che  d  vnfcl  giorno,  e  notte  hanno  il  lor  anno  intiero.  Hora  come 
Oeografò  dejcriuerci  quefìo  globo  terreflre ,  irrigato  da  tanti  fiumi ,  coperto  da  tanti  ma- 
ri ;  le  regioni ,  le  Città  principali ,  i  monti  più  noti ,  l' ifole  più  ftmofe ,  i  promontortj ,  e_» 
porti  più  nobili ,  la  natura ,  e  pofitura  de'  venti .  Hora  come  Corografo  defiriutrci  Fran- 
cia ,  Spagna,  la  nofìra  bella  Italia,  cìr  a  parte,  a  parte  il  natio  Mondo,  &  con  tanto 
beli  ordine  ,  facilità ,  e  verità ,  che  bea  parer  poteua  a  chifentiua  ,  eh'  egli  per  tutto  lun- 
gamente vagato ,  &  habitato  folìe  .  Neqnefiofolo  ,  ma  i  cofìumi  delle  genti ,  la  varie- 
tà de  gh  animali  ,&  delle  piante ,  proprie  di  ciafcunaregion  è  filo  :  narrando  le  cofe  di 
memoria,  che  occorfero  in  quefia,&  in  quella  parte  i  ndl'bifloria,  òpoefia  de' quali 

(co- 


LGDOr,  AGOST.  ET  AJ^W.  CAUTI  ACCI,     4  2  9 

(come  in  vero  fpecchio  deU'humana  vita  )  Jt  fcorgeua  quanto  v'era  d'imitabile ,  E  ben 
potiuafadlijfmamente  ricordarfi  di  tanta  varietà  di  cofe  ;  perche  alla  naturai  memoria, 
aggiùnta  hauea  con  lo  fliidio ,  &  efìercitatione ,  la  locale ,  che  fi  al  viuo  ci  rapprefenta 
V  imagined'  ogni  co/a  letta ,  veduta ,  ò  intefa  >  che  ne  poffìamo  ficura ,  e  felicemente  trat- 
tare .  Tua  fé  nelìe  cofe  di  fìtauicra  profsjfiouc  per  ciafcuva  delle  ([adi  ci  vorrcLbe  vn  età 
lunga  ,  egli  in  fi  poco  tempo  fece  di  tali  acquifli ,  quai  diremo  noi ,  che  foffero  i  progi  ejjì 
ìiella  profeffionc  ijlejfa  ,  eh'  egli  s  era  principalmente  propofta  ,  ei"  per  cagion  della  quale 
fpeadcua  moli  odi  tempo ,  edifìudioneW  altre ,  che  quella  pò ff ano  abbellire ,  epcrfcttiO' 
nave  ?  CU  effetti ,  gli  effetti  furono  quelli ,  che  lo  diedero  a  veder  e  fé  ben'  io  so  che  quan- 
do mi  deffi  a  rif.rire  coje  da  lui  fatte  in  moltitudine  n  acquifera  preffo  di  voi  i'  attention 
tanto  maggiore ,  quanto  più  nurfierofefo'fcro  quelle  ,ch^  io  raccontajfi ,  faptndo  voi ,  che 
farebbero  tutte  vere ,  zjr  non  meritcuole  d' efjerne  alcuna  tralafciata  ;  nondimeno  har.cn- 
do  confiderai  ione  al  fin  di  queP.o  mio  difcorfo  ,  vnafd  cofa  mi  baficrà  per  argomento  dd 
grande  ingegno  del  Cai  ratei ,  cioè:  Che  per  effcre  [ì^to  nell  honorata  fua  profeffionegm- 
diciofo  imitatore  delle  naturali ,  &  artificiali  cofe ,  ha  meritato  il  nome  di  grande ,  6" 
ammirabile  Pittore.  Nonfcn's^a  cagione  io  lo  chiamo giuditiofo  imitatore  :  perch' egli 
confìderando ,  ch'i  lavatura  è  oggetto  diletteuole  dell  occhio  hiimano ,  applicauaferi.^ 
fre  l' iniitation  al  meglio ,  guardando  fi  dall  '  errar  di  tnolti  eh  amano  più  tosìo  y  lafomi- 
glian'S^a  ,  anco  nelle  pai  ti  non  buone,  che  la  belle':^^^  Ubera  d  ogni  emer.dA  •  Dipingendo 
il  Carracci  alcuno  dal  naturale ,  confideraiia  la  qu.iltà ,  l' età  djcffo  »  ;/  luogo  ,  et  l'cc- 
cafione.  Ofieruaua  quelle  pani  della  F.fionomta,  eh  erano  più  proprie  del  volto,  che 
ritrar  douea  ,egli  affetti,  cr-  le  paffioni ,  e  di  poi  con  tanta  facilità ,  e  felicità  lo  rapprc~ 
(cntaua  alvino  ,  chementepiù .  ^Iviuo  rapprefentaua  nonpur  le  parti  dclcrpo ,  ma 
quelle  dell'  animo ,  con  tanta  viuacità ,  e  hefvrfe  con  maggior  non  l  haiicria  efprefìa  fa- 
conda lingua  difamtfo  dicitore,  Fartaua  con  lodeuol  opportunità  il  decoro,  gli  habiti, 
imoti,!  colori ,  le  pofature,&  l'altre  parti,  che  perfette  render  poteuano  l'opre  fue.  Diffi  • 
mulaua  ,  i&  ricopriua  con  arte  ,econ  sì  gemitìi  maniera  l' imperfettioni ,  &  l;  mancar,^ 
della  natura ,  fempre  accrefcendo  le  bclle^e ,  che  non  fi  poteua  dtfiierar  meglio.  Trlan- 
cano  t  belliffmi  ritratti ,  che  confermano  quefìa  verità  ,fia  ì  quali  non  detto  paffar  con 
filentio  quello  ,  che  egli  fece  ,  mentre  fìaua  à  ferui^iodel  Streniffimo  [{anuccio  Duca  di 
Tai  ma  ;  non  indegno  figlio  di  quel-jjrande  Mefiandro  Farnefe ,  ti  qual  fe.pari  al  valore 
hauiito  hauefie  la  fortuna  fauoreuole ,  rinouato  haurebbe  ali  età  noflra  le  celebrale  ira- 
frefe  d' yileff andrò  ,  che  giouinetto  fi  conquiflò  il  nome  di  magno  .  E  quefio  ritratto  tut- 
to armato  ,  grande  cerne  il  naturale  in  atto  di  "Principe ,  e  di  Guerriero ,  la  chi  faccia  fpì- 
ra  maejlà  ,  e  quella  nobiltà ,  e grande'^^  d'animo ,  eh'  è  propria  della  Calata  Farnefe. 
Vri  altro  {.ma  in  abfen^a  )  ne  dipinfe  del  mede  fimo  Duca ,  poco  maggior  del  naturale, 
inginocchiato auanti  vna  intagine  della  Madonna  di  B^pnciglime ,  il  quale  l  lUefio  Duca 
donò  à  quella  Cowmunità  :  perche  compir  poteffe  il  voto,  i  h  ella  z^elofa  della  falu:e  del 
fuo  "Principe  ,  allhorà  opprefjo  da  graue  infermitàfatto  hauea.  Si  fcorge  in  quello  ritrai' 
to  gratitudine  verfo  Dio  ,  e  vcrfo  i  fudditi  fuoi .  f^ifi  vede  la  deuotione,  la  pietà  e  Ix 
libera  rafsignation  di  (e  medcfimo  nelle  man  di  Dio ,  tal  che  fé  ben  l' vn  ritratto,  &  l'al- 
tro fonofomigliantifsimi  :  e  fé  ben  ambidue  d  vna  ifiefja  perfona  fanno  veder  l  uKaginei 

nulli- 


450  PARTE     TETl^A 

mlladimem  varijjor.ogli  affetti ,  eh'  efprimoKO fecondo  la  varia intention  di  chi  fargli 
fece,  et  di  cbiglifeppe  cesi  diuinamente  dipingere.  E  fi  dirà  poi  che  la  "Pittura  è  Voefta 
ìi.utaì  io  per  me  chiamo  facondo  pennello  ,  e  Tittura  loquace ,  il  pennello ,  e  laTictura 
d' .Ago  fimo  Cartacei .  Tila  fé  gran  fatto  è  il  faperin  prefer,7^a  ben  ritrarre  del  naturale, 
fé  maggiore  ti  far'  il  medefmo  in  abfen7;a  ;  CrandifsitKo  è  fenica  dubbio,  &  rnarauiglio- . 
io  il  farlo  ,  dipingendo  perfona  già  TKorta ,  fepolta ,  non  mai  veduta ,  fen'S^a  difegno  ,  ò 
i  ì.ipronto ,  ma  per  fola  ,  efemplice  relation  d' altri .  In  quefìo  non  vna ,  ma  più  volte  ha 
confeguito  il  vanto  ilmfìro  Carracci.  Così  per  relation  del  marito  fece  ti  ritratto  della 
S^gy.ora  Olimpia  Luna ,  che  fu  conforte  dell  '  Ecccllentifsimo  Melchiorre  Zoppio  ,  &  lo 
fece  con  tanta  eccellen'S^,  che  viua  pare,  ^  anco  dimofira  con  eterna  fua lode  ,  e  delTit-. 
tare,  quai  in  leifofte  la  modeflia ,  ilfenno,la  beltà ,  &  lapudictti^  ,rare  doti,  che  la  re- 
fero merttcuole  d  vntant  huomo ,  ti  quile  l  honorò  con  vn  fuo  leggtadrifsimo  Sonetto» 
che  per  gloria  àell  '  bonorato ,  &  dell  honorante  mi  piace  di  recitarui,  ^  è  quello. 

Emulo  ancor  de  la  natura  fei 

Non  pur 'imitator> Carracci,  ch'ella 

Suo  difetto  apre  in  confumando  quella. 

Che  viuente  aliai  piacque  à  gli  occhi  miei» 
Tu  per  virtù  de  l'arte  auuiui  in  lei 

^'aria>  il  color,  lo  fpirto,  e  la  fauella , 

Jì  fé  viua  non  è,  come  à  vedella 

Altro  (enfo,  che  villa  io  non  vorrei. 
Ma  come  può  giamai  priuo  fembiante 

Di  lingua  articolar  voce  non  fua  ? 

Jacito  anco  il  tuo  Ihl  ti  grida  in  lode. 
JNon  fai,  ch'occhi  per  lingua  vfa  l'Amante, 

E  de  gli  occhi  il  parlar  per  gli  occhi  s'ode  , 

Che  flice  amami,  io  fon  l'Olimpia  tua. 

Si  legge,  che  Zeufìdipinfe  alcuni  grappi  d'vua  tanta  fìmilialvero,  che  glivccellivi 
volarono  per  beccarli ,  &  che  il  medefimo  Zeuft  fu  dt  poi  ingannato  da  Tarrafìo  con  vit 
■pelo  dipinto ,  il  qual  fi  pfnsòZeuft ,  (he  poHof'fJc  per  coprimento  d' vna  Vittura  ;  Di 
the  lupina  l  antica  età ,  &  nella  ncflra  iiimano  molti ,  ch'altri  non  raglia  a  far  il  mede- 
fimo  .  Epure  il  noflro  ^cademtco  quando  gioiunetto  commciaua  ad  incaminarfìperla 
fìraJa  della  perfezione  operò  merauiglie  tali .  La  prima  ,fii  la  prima  volta ,  eh  egli  per 
far  prona  di  [e  nel  colorir'  a  fefco ,  dipmfe  ai  l{i:ncbidi  CreuaUore  vn  Caual  Leardo» 
cosi  maefìreuolmehte  ,  (head  vn  altro  Cauallo  pame  vmo , e  cominciò  a  nitrire ,  &  ac- 
ci itandofi  lo  fiuto  più  volte ,  e  poi  volgendo  le  groppe;  con  vn  paio  di  calci  ne  gettò 
gran  parte  in  urrà .  Ficc  anto  (imeTartafo  taf  et  onda  pt-oua  ingannando  vn  valente, 
e  pr  attuo  Titta  e ,  con  la  pittura  d  vn  agnello  fi  ortiiato ,  e  Juentrato ,  ni  quale  il  Vitto- 
re s  accolto  a  vederlo ,  e  toccarlo  con  vtat.o  Icrianctolo  molto  di grafk7;7^a  ,  e  bontà  ;  ma 
accorto  fi  dell'  more  fùjQprape/Q  da  tanta  merauiglia ,  che  troncando  il  parlare ,  come 

muto- 


lODOr.  AGOST.  ET  AJSfNl^.  CJMACC/.     45  r 

mutolo,  e  come  fìatm  per  buon  pcT^i^  fi  rintife  *  mirarlo»  "Mx  troppo  farei  lungo  s'io 
annouerar  foleffì  l' eccellen'!^ ,  e  lemer.iuiglie  operate  da  lui  come  imitatore ,  &  emulo 
della  natura  ;  da  qtttfie  poche  raccontate  da  me  ,  fi  può  far  ^iuditio  certo  qiial  foffeiljuo 
7>alor  nell  altre  cofe .  In  quelle  poi  che  fono  «perationi  dell'  arte  >  vsò  fiimlmenie  il  Car- 
raccid  imitar  le  parti  m:  diari ,  non  mxi  obligandofi  alla  maniera  d' alcun  Tittore  per 
grande  cbefia  fiato  :  perche  conftderaua  non  ejkrft  m-tì  ntrouato  alcuno ,  che  ponendoli 
fer  fltimofinel'  imitarci' e fj  empio  d'  vn'  altro  l  habhia  potuto  pareggiar  , non  che  auan- 
:i^arc .  Se  ti  accarfero  Daniello  Ricciarelli ,  Virino  del  l^aga  ,  c&"  alni,  che  hauendo  per 
"ì/ltimofìne  Trlichelagnolo ,  maino',  ■pigionfero ,  &  efìo  Micht  lagnalo  nel/eguitar  la  ma- 
niera d  \Apollonio  Menitfe  ,  che  fece  quel  tot  fa  d'  Hercole ,  che  fi  vede  in  Rjsma  in  bel' 
uedere ,  mai  fecondo  il  parer  di  chi  la  intende  nonv  ha  potuto  giongere .  Coùintrauen' 
ne  al  l{omano ,  &  altri  che  voi  fero  (  imitando  )  pareggiar  l{aff.tetlo  ,  e  fé  ben  riufcirono 
matflri  di  granflima  ;  con  tutto  ciò  rimafero  di  gran  vijìa  lontani  dallo  fcops  >  chepropo- 
fio  fi  haueuano .  Ilfi<  e  del  nofìro  Carracci  era  di  cumular'  infteme  la  perfettion  di  moltit 
e  con  perfetta  armonia  ridurle  in  vn  corpo  in  cui  nulla  di  meglio  fi  poteffe  bramare .  Ma 
mentre  (  oimè)gli  effltti  comi/ìcianano  à  corrifpondere  all'vltime  fperan:^e ,  morte  im- 
portuna (oiméj  troppo  per  tempo  ce  l  ha  rapito.  Con  tutto,  ciò  ncW  opere ,  che  di  lui 
(ifono  rimafie ,  fi  vede  chiaramente  la  fi  eresia ,  e  ficurcT^'^^a  di  Tyiichelagnolo ,  la  mor- 
bide'^^a ,  e  delicate:^:^a  di  Titiano  ,  la  gratia ,  e  maefìà  di  Raffaello ,  la  fagbe:^a ,  e  fa  • 
cilità  del  Correggio ,  alle  quat  perfettioni  hauendo  egli  aggiorno  lefue  rari,  efingolart  in* 
uentioni ,  &■  dijpofnioni ,  era  per  dare  ,  e  darà  pur  anco  nell'  auuenire  norma ,  &  effcm- 
fio  agli  altri  di  quel  tutto  ,chea  raro ,  e  perfetto  Vittore  fi  conuenga .  Ite,  e  mirate  voi 
che  noi  credete ,  la  Diana ,  e  la  Calatea ,  due  quadri  a  frefco  eh'  egli  dipinje  nella  galle- 
ria dell' I lliifìrifs.  Cardinal  Farnefe  >  dout  il fuo  fratello  Annibale  ,  che  tutto  il  refio  v'ha 
dipinto  ;  ha  con  eterna  fua  lode  accrefciuio  a  fiiorafìieri ,  e  terra-T^ni  il  numero  delle  bel' 
IcT^p^e  dt  I[pma ,  Ma  più  vicino  potete  chiarirHÌ,quà  qua  nella  Certofa  fuori  di  Bdogna» 
•vedrete  la  tauola  di  S.Girolamo  in  atto  di  riceuer  in  Sacramento  l'Humanato  Ferbo,  ó* 
quiuifcorgeretevn  epilogo,  vn  cÒpendio  di  tutte  le  perfettiom,ch'io  vi  diceua  purdian- 
:^  ,e  d' altre  molte ,  che  non  è  facile  il  fapeì  le  efprimer  bene .  Quiui  con  beli  '  ordine 
appare  vn  conutniente  numero  di  figure ,  vijono  putti,  gioueni,  maturi,  &■  vecchi  dimo' 
ftranti  varij  effetti  dell  '  animo ,  con  varijgefli ,  e  moti ,  ma  tutti gratio fi ,  tutti  natura- 
li ,  ftgnificanti ,  non  posìi  à  cafo ,  In  molti  nudi  vedrete  l  intelligen:(a  dell  'anatomia, 
ne  t  ve  fitti  l'  eccellen:^a  del  panneggiare  ;  varie  le  ^ponomie ,  varie  le  carni,  fecondo 
l'  età,e  qualità  loro .  O'gran  Carracci ,  come  ben  fapeui  con  l' arte  fi/ionomica ,  con  la 
fola  imagme  dar'  à  veder  à  gì'  intendenti  l' inclmationi  humane  ,  che  fé  ben  non  violtn' 
tano  ,fuccedono  però  fecondo  che  dall  '  arbitrio  naHrafon  regolare ,  Quiui  vedrete  pac' 
fé ,  profptttiua,  architettura ,  &{egni  ewdenti  della  naturale ,  &  moral  filofofìa,  ch'egli 
intendeua,  &■  inlomma  vn  perfetto  modello  di  Tutor  raro .  Taccio  l  altre  ingran  nume- 
ro ,cheJono in  Bologna.  LaNatiuità  diChriHo  in  S.  Bartolomeo  di I{eno  .  L' Hercole, 
cb'  aiuta  atlante  àfofiener  il  mondo ,  eh  è  nella  Cafa  dt  Monfig.  l  abbate  S,  Viero .  Il 
S.  Framefco ,  il  S.  Girolamo,  tn  Cafa  del  Co.  Ridolfo  Ifolani.  La  Diana ,  che  dal  Cielo 
fcende  à  ritroitar  Endimime  »  nella  caja  del  Sig-  Giulio  R^iario ,  &  altri  molti ,  che  tra' 

lafcio 


45*  P  A  71T  E     T  É  t  Z  A 

lafc'io  per  breuitk ,  fi  come  non  vi  rapprefento  quelle  gioie  di  pittura ,  che  ne  gli  vltimi 
anni  di  jua  vita  hebbe  da  lui  Monfìg.  Horatio  Spinola  >  alla  cui  bontà ,  integrità ,  e  vaio- 
ire  deue  eternamente  la  Tairia  noflra .  Efinalmentre  quel  S.  "Pietro  ,  che  (ià  piangendo 
ilfuo  peccato ,  vltma  fatica  di  te  ò  gran  Carracci ,  col  qual  hauendo  tu  ejprcjìo  vn  inter- 
no dolore,  vn'  atto  merauigliofo  di  peniteu^a  ,  bai  dato  à  veder  al  Mondo  qual  fojjeil 
tuo  cuore  verfo  Dio  ,  e  mi  confermano  in  que/io  penficro  gli  altri  molti ,  che  h.ii  più  volte 
dipinti ,  i  S.  Girolami,  i  S,  Francefchi , le  Maddalene,  gli  uUri  S.  Tietri  bora  tutti  dati 
alla contempUtione , bora  all' afpre-;^  delle difcipline ,  e  del  patire ,cofe che  davri 
animo  di  poca  bontà  ,  pietà  ,  e  religione ,  cesi  fouente  non  fi  fanno  ,farnunfi  pofiono, 
ne  fanno  farfi  vulendo  :  perche  s' egli  è  vero  (  come  e  veri(fimo  )  che  per  l  '  abondanzx 
del  cuore  parla  la  lingua  ,  chi  potrà  dubitare ,  che  altro  ,  che  vn  animo  ben  compoflo  tut- 
to riuotto  à  Dio  ti  mouejje  ad  opre  tali?  che  faranno  per  molti  Jecoli  tante  lingue ,  che 
grideranno  a'  mortali  per.itcnj^i  ,pietà ,  "^lo  ,  e  umor  i  erjo  Dio .  Ma  fé  come  già  detto 
habbiamo  >  egli  era  ben  nato ,  ben  educato  ,  e  ben  habituato  nelle  virtù ,  chi  potrà  dubi- 
tare,  che  il  fine  non  fi  a  flato  co' forine  al  rimanente  dell' honorata  fua  vita i  Egli  (^co- 
meprcfagadi  douer' in  breue  ritornar  à  quel  cehfle  Signore >  che  arncihiio  Ihaueadi 
tante  doti  )  fi  ritirò  d  alcuni  me  fi  innan:^i  che  moriffe  nei  Conuento  de  Capuccihi  di  Tar- 
ma , e  coni' ef  empio  di  quei  dcuotiVadri,  humiii  dijpregiatori  delle  inondane  gloria 
attendeua  alla  contempUtione  delle  cofe  celcfli ,  e  quiui  coi  cuore  tutto  contrito ,  e  dolen- 
te delle  pafi  ne  colpe ,  s'  effcrcitauain  alcune  operationi  di  peniten:^i,  e  di  qui  nacque» 
eh'  egli  sì  marauigliofamente  nel  fuo  pianto  efp  refic  le  lagrime  di  quel  S,  Vietro ,  eh'  io  vi 
dicea.  Eperche  tutto  s  era  internato  colpenfìero  nella  medttaiione  di  quei  nonijjimit 
che  fono  con  la  memoria  loro  ccrtiffimo  rimedio  contra  t  peccati  ;  volle  (come  lofpingeux 
il  foprab'jndante  affetto  del  cuore  ')  ejpnmer  ci  fuo  viuace  pennello  ,pariedella  tremen- 
di Macfìà  di  Chrilio  I\edentore ,  giudicante  i  buoni,  e  rei  nell  '  vliimo  giorno  del  Mon- 
do. Cominciò  à  farlo ,  e  l  haueria  fatto  con  ta'éta  efficacia ,  che  haueria  potuto  quella 
"veneranda  ficcia  mhorridir  non  pure  ogni  federata  mente,  ma  i  anime  ancora  de  giù- 
fi,  e  de  megltori  :  perche  la  dotta  mani ,  maejira  dell  ane  era  troppo  obediente  aU'ima- 
gini ,  che  pietà  concetto  gli  hauea  nell  animo .  Ma  (  nojtrafuentura  )  appena  diede  prin- 
cipio ad  abb^'T^zarlo ,  che  accrcfcendoft  anco  per  gli  ocihi  l  imaginato  terrore ,  tutto  fentì 
ricapricciarft ,  ^  vinto  da  ytutrOiT^a  ,  e  da  timore  ,  lajciò  cadcrfi  il  pennello  di  mano,  e 
pcrcotcndofi  il  petto  chiefe  dittotamente  perdono .  Mirate  colà  cortcfì  auditori  di  quella 
abbcTT^ata pittura ^e proucrcte  noli    affetto fc ti v^ro parla  lamia  lingua.  Da  indi  in 
poi  tutto  ft  diede  à  piamente  viuer  ,  e  morire ,  ne  molto  di  tempo  varcò ,  che  muolto  iru, 
mdlelodeuoli  penf  eri  refe  l'anima  à  Dio.  Tal  che  s  egli  è  vero  ,  che  chi  ben  piue,  ben 
muore ,  anco  il  snorire  ha  dichiarato  qualfofje  il  viutrfuo .  Se  la  vita  il  fine  ,e  l  di  lo- 
da la  fera .  Chi  merita  maggior  lode  di  lui  i  poiché  d  pne  è  flato  così  ludeuole ,  QT'la  fua 
troppa  tniprouifa  fera  ha  corafpojio  à  quel  buon  giorno  ,  che  fé  ne  fperò  nel  mattino  de 
gli  annifiiot .  ie  vn  bel  morir  tutta  la  vita  honora ,  qual  honor  diuerafji  al  nofiro  Car- 
racci ,  che  così  rcligiofa-mente  è  giunto  al  fuo  fine  i  iluvjiifono  i  menti  qucfie  fon  l  opre 
(  nobili  ajcoltanti)  che  al  parer  mio  rendono  comc!duhiie,&  ammirabile  jlgofiinoCar- 
racci ,  e  per  tali,  credo ,  che  le  giudicate  aiicor  voi  -.perche  chi  non  le  ha  per  mirabili,  non 

cono- 


LODOV,  AGOST.ET  AV^nS.  CAnitACCL     43^ 

conofce  di  che  s' abbia  l' huomo  i  merauigliare ,  e  chi  le  conofce ,  e  non  le  ammira  trep^ 
fo  pretende  [opra  l' vfo  commune .  O'  come  è  vero  (  ^cademici  )  che  le  co/e/iraordina^ 
rie  hanno  de  l  violento, &  le  violenti  fono  poco  durabili.  E  durato  poco  il  «ofìro  Car- 
tacei ,  ma  in  quefio  poco  ci  ha  lafctato  multo ,  &  à  voi  particolarmente  molto  da  imita" 
re, àniuno nulla  da  emendare,  nulla  che fuperare.  Ho  detto. 

Le  fopra  poi  dal  Morelli  memorate  Compofizionii  affife  per  tutte  Je  mura  di 
quel  Sacro  Tempio,  e  delle  quali  piccioia  parte  ei  pole  qui  in  fondo,  (i  come 
perminor  tedio  del  cortefe  Lettore  (pur  troppo  forfè  daqucUo  funerale  di- 
uerticoj  llimo  bene  tralafciare  ,  così  non  vuol  gii  la  mia  douuta  gratitudine 
che  quelle  IO  trapalfi  de' miei  primi  duo',  sì  nella  latina  > sì  nella  volgar  lingua 
Maellri ,  che  furono  il  Santi  *  &  il  Rinaldi ,  auanti  che  del  grande  Achiliini  mi 
pregiaflì  farmi  feguace ,  ed  eccole  appunto  : 

>4LEX^11DI{I    Sincri 

Elegia , 

FLETÈ  viri,  defletè  Tigres,  miferefcite  ccelit 
Et  maria  horrifono  gurgite  [rafia  fonent  • 
Ecce  dies,  tnfanda  dies  immerfìt  accerbo 

Funere  ,  qui  vitam  viucre  dignus  erat , 
Vtuere  dignus  erat  Carracius  omne  per  auumj 

Et  trahere  teternos ,  &  fine  nube  dies , 
"Ham  fi  natura  fpeCrafies  munera  ,  &•  artis  j 

Condita  in  aw^ufio  mille  fuere  finu . 
Inger.io  poterat  celfas  percurrere  fedes 

u£cherei  luflrans  regna  fuperna  pòli . 
Ncc  non  irriguos  Sophne  dffundere  riuos 

Facundu  promcns  aurea  di£Ia  fono . 
Tauca  quidem  fari  Jolitus  >  fed  plurima  paucìs 

Completi  valuit  myfiica  fenfa  notis , 
trulli  notiis  erat,  cui  non  mirabilis  efiet$ 

Cui  non  virtutis  figna  repente  daret, 
Hinc  pendere  fuo  multi  dicentis  ab  ore» 

Et  lapfum  e  fumma  fede  putare  virum . 
Céitera  fac  taceant  :  fatis  illum  dia  celebrai 

Dextera ,  cui  fimilis  nulla  reperta  fuìt . 
■  '     Hxc  potuit  viuo  effigies  animare  colore  t 

Hiec  naturam  artts  fallere  nouit  ape, 
lAgnouere  virum  proceres,  patrefq;  fenatus 

Vurpurei ,  atque  urbis  Fjoma  fuperba  caput , 
Hunc  rapuere  duces ,  rapuit  Farne fia  proles  j 

Tarmaq;  /ed  raptu  quatiì  male  faufla  fuo  . 

lii  ìiam- 


454  P  A  nr  E     T  E  7t  Z  A 

ìtamque  vbi  Felftneis  paulum  ceffijlet  ab  oris 

Delinquens  patrij  limine  chara  foli . 
£/;f«  depre(ÌHS  morbi  gr Mutate  fubire 

Cogitur  heu  vita  fata  inimica  //«e . 
lUeq;  Tfitales  fenfìm  decrefcere  vires 

Dttm  vide:,  &  fummos  adproperare  iies, 
0  fratrcs  inquit  charos ,  0  Felftna  dulce  > 

Et  Natale  folum  >  deliciaq;  mea . 
,4h  vtinam  pofìem ,  qua  tu  nubi  prima  dcdifli 

Lumina  nafccnti  reddert ,  (bara  parens . 
Et  tibi ,  germanifq;  meis ,  quis  gratius  vnquam 

Nil  fiiit  j  abrupta  dicere  voce  l^ale . 
Vos  tamen  abfentes  capite  hxc  fufpiria  fiatres  « 

Et  feruate  decus ,  quod  tulit  alma  manus , 
T^ox  ego  fydcreis  viuam  felicior  oris  > 

Et  potiar  fummi  regna  beata  poli. 
Sic  ait  &  medfos  ftngultus  tnttr ,  Olympum 

Rjefpicit ,  inde  celtr  fpmtus  afìra  petit . 
Fletè  viri,  defletè  Tygres ,  nrferefcite  cali. 

Et  maria  borrifono  gurgite  fra£ia  foncnt . 


D 


E  I  F  S  D  E  M     D  I  S  T  I  C  H  0  N. 

luinam  Deus  artem  vidit  ;  defere  terras 
Inquit;  digna  polo  j  qui  fiicis ,  efto  polo . 

DI     C  E  S  »4  I{  E     !{,  I  N  ^  L  D  I. 


PITTFI^J. ,  e  Toefia  /ime,  e  compagne. 
Che  quei ,  eh' è  gran  Vittor ,  e  gran  Toeta « 
Sofpirofe  per  bofchi ,  e  per  montagne 
yagano  à  l  '  imbrunir  del  lor  pianeta . 

Z*  vna  à  gara  de  l  '  altra  e  firide ,  e  piagne 
L' importuno  vapor ,  che  7  Sol  le  vieta , 
E  je  7  duol  frange  il  cor  ,  la  mano  ffagne 
Il  crine,  e  fargia  è  pia  chi  men  s'  acqueta, 

Ttlifera  coppia ,  à  voi  quello  e  quel  Volo 

Tià  non  intreccia  i  lauri  ;  hor  coi  quai  piume 
Sopra  qual  Carro  ve  ne  gite  à  voh  ? 

y e  l'ha  JpCT^T^ato ,  e  fparfo  vn  fero  Nume, 

Tolto  V  ha  il  gran  C^{\^1{aCCI0  vn  colpo  folog 
Che  fu  Carro i  &  yiuriga  al  vofko  lume* 


Lodo° 


LODOV.  AGOST. ET  Af^lW/'B.  CATtZACCì.     43  5 

LcdouicoincatKO  al  Brizio,  che  fotto  la  pratica  del  morto  Cugino  poftofi 
anche  all' efercizio  dell' intaglio,  egregiamente  porcauafi,  fece  finire  larima- 
fta  imperfetta  carta  del  S.  Girolamo ,  clic  genufleflb,  col  CroccfiUb  in  vna  del- 
le mani  jCoH'altrartringe  iHaflTo,  bramando,  che  ne"  terribili  rilentimenti  di 
così  intelo  nudo  riconolceircro  i  dotti .  quanto  impreflb  forte  reftaco  in  mente 
al  gii  morrò  Cugino  lo  fmifurato  torfo  di  Beluedcre  ,  che  fu  qucli'vnico  pezzo* 
nel  quale  incontratoli  anch' ei  Michelangelo,  fermoffi  poi  Tempre;  (iudiando 
di  ridurre  la  Tua  maniera  a  quel  Greco  efemplare.  Troppo  andauano  a  genici 
gran  colodì  a  Lodouico ,  ed  altrettanto  aSetcaua  quelH  rifaltaci  mufcoli,  quaa- 
to  i  gentili ,  e  grazioiì  contornì,  applicando  gli  vni ,  e  gli  altri  a  tempo  e  luogo, 
talora  mifteriofamente  vnendoli ,  ò  per  meglio  dire ,  contraponendoli  ;  del  che 
feruirpoìTono  d'efempio  i  quadri  di  quello  cempo  ,  e  dopo  anche  oprati.  Per 
vn  di  efli  prendali  il  ij.  Giorgio  nella  Chiefa  di  S.  Gregorio ,  oue ,  come  da  vna 
partelaprincipalfigura,ch  è  ilSanto  Caualiere,  sfiancheggia,  e  s' altera in^ 
modo, che  (td per  vfcirfuore del  ragìoneuole  ,  dall'altra  la  Rea! donzelle tta» 
che  lieta  infieme  ,  e  timorofa  contempla  nella  morte  dell'orribil  drago  la  riauu- 
ta  Tua  vica  .  è  di  profili  così  modelli ,  corretti ,  ed  aggiullati ,  che  la  più  perfetta, 
ed  amorofa  figura  mai  fouuenne  all'ifteflb  Rafaellc  :  Per  l'altro  il  S.  Antonio 
nella  Chiefa  del  Collegio  Montalto ,  oue  di  sì  graue  maefti  riempì  quel  Santo 
Abbate,  che  alzando  la  delira  aperta,  moftra  di  erudire  que  gli  Anacoreti,  che 
attorno  vi  Hanno  ad  vdirlo  ;  e  al  contrario  poi  così  afpri ,  e  rozzi  ci  figurò  quel- 
li, coperti  maflìme  di  grolle  lane  jdibeluine  pelli,  incrocicchiando  ceree  mani 
incallite  ,enodofe  ,che  tormentate  ,edifFettofepermano  d'altri  diucrriano.la 
doue  qnì  riescono  nella  loro  bella  moUruolìta  così  ammirabili ,  dotte ,  e  fingo- 
lari . 

Ma  qui  non  termina  il  giudiciofo  rifchio  dell' animofo  Pittore  ,  quando  ebbe 
anco  ardire  di  aggiongere  alle  più  lodate  maniere  di  tutti  i  palfati  Maeftri  ciò 
che  in  effe,  per  vlcimo  compimento  de' loro  dipinti  miracoli,  poter  bramarli 
parea  :  cioè  a  dire  alla  giullezza  di  Rafaelle  il  bel  colorito  del  Coreggio ,  e  al  bel 
colorirò  del  Coreggio  il  grandifegno  di  Rafaelle  ;conic,perefempio,al  fonda- 
mento de!  Buonaroti  la  tenerezza  di  Tiziano  ,  e  alla  tenerezza  di  Tiziano  la  in- 
telligenza profonda  del  Buonaroti,  confondendo  infomma  di  quelèi,  e  d'ogni 
altro  grdu  Pittore  mfieme  le  particolari  doti ,  per  compornc,  e  formarne  poi  di- 
tutte infiems  l'Elena  della  fiudiata  fua  Idea.  E  fé  ben-:  in  ogni  anche  picciol  op« 
ra-che  di  lui  fi  vcggia ,  quella  la  di  lui  intenzione  efler  ftata  fi  fcorge  ,  nel  tan- 
to però  rinomato  Cortile  di  S.  Michele  in  Bolco  de' RK.PP.Oliuetani,  che  do- 
po li  luo  ritorno  fudetto  da  Roma ,  delìJerofo  anch'  egli  di  sbizzarrirfiin  Patria 
ì'n  qualche  opra  grande,  e  fa inofa,  in  due  fole  eflati,  cioè  quella  del  1604.  e  quel- 
la del  i5o5. diede  compito,  più  euidentemente  fi  riconofcc.  La  varietà  de_> 
gì  illorici  fucceflì  ,che  in  molti  pezzi  qui  tolfe  a  rapprelciuarci,  lafciandoche 
negli  altri  s'acquiflaliero  anch'  elfi  fama  di  pennello  ifuoi  Giouani ,  gli  fommi- 
niitrarono  ampia  occafione  di  valcrfi  di  tutte  le  maniere  de'  fudctti  MaeTtri  p:ù 
■    -  I i  i     a  gran- 


45e?  PATtTETEltZA 

grandi,  applicando  anche  di  pM  ciafcuna  di  effe  al  fuggerco  a  lei  più  confacccn- 
te,e  proprio  ;  come  a  dire,  ad  vn  lieto  &  amorofo ,  la  maniera  Lombarda;  ad  m 
bizzarro,  e  grande,  la  Veneziana  ;  ad  vn  erudito,  e  decorofo  ,  la  Romana .  Nel- 
le ftrepitofc  molte  di  que' Monaci  che  fi  trauaghano  per  ifmorzar  quel  fuoco, 
di  cui  efca ,  e  materia  èdiuenuca  la  fteifa  cucina,  ecco  ilTentoretto  ,  ma  rifor- 
mato da  Tiziano  col  fuo  S.  Pier  Martire  a  S.  Zanipolo  ;  Nel  maeliofo  appara- 
to di  quel  fuperbo  Totila  ,  che  con  iflupore  dell' efercito  victonofo  che 'i  fic- 
gue.vmiliatofi  vede  a  piedi  del  San  Benedetto,  ecco  Paolo  Veronefe.ms-. 
dalle  facciate  di  vn  PoIIidoro  refe  erudito  :  All'opportuno  rifo  della  bella  Paz- 
za ,  ecco  l'allegria  del  Coreggio  ,  ma  dal  rigore  d'  vn  più  fino  contorno  nobilita- 
ta da  vn  Rafaelle  :  Ne'  faticofi  sforzi  attorno  a  quel  fallo ,  per  diabolica  forza, 
da  innocente  fanciullo  folo  fcoperta  ,  refo  immouibile  ,  ecco  vnirfi  alla  faciliti 
di  Tiziano  la  robuRezza  di  Michelangelo:  Ecco  la  ferocia  d'vnTjbaldi  regola* 
ta  dalla  gentilezza  d'vn  Primitaccio  nello  fualigio  di  Monte  Caffino  :  Eccoirij 
fomma  la  grazia  del  Parmigiano  appoggiatali  al  fondamento  del  Sanzio  nelle 
femmine,  che  tentando  in  vano  il  S.  Abbate  che  fugge  ,  s'armano  per  vendetta 
contro  di  noi  fpcttatori,de'più  fini  artificii,  che  fludiafle  giammai  bellezza  lafci- 
ua  :  fedendo  elleno  fulle  molli  erbette  >  a  raccorfi  le  chiome ,  &  ornarle  di  fiori, 
alzano  le  nude  braccia ,  che  con  moto  ineguale  fcompagnando  l' vna  dall'  altra 
mammella ,  fan  che ,  come  a  cafo ,  efca  ella  nuda ,  e  trabalzi  fuor  di  quel  cinto» 
che  l'altra  vela  fi ,  ma  non  cuopre  ;  così  Armida  nel  Tallo: 

Tiloftra  il  bel  petto  le  fue  neui  ignudi, 

Oue  il  foco  d  '^mor  fi  nutre ,  e  dejta  , 

Torte  appar  de  le  mamme  acerbe}  e  crude, 

"Parte  altrui  ne  ricopre  z^c. 
elTendo  proprio  delle  impudiche, per  non  renderli  efofe  colla  troppa  libertà  che 
fazia,  frammettere  con  la  licenza  atti  di  onelia  ;  come  Poppea  ,  che  conla- 
fcuiia  tanto  più  infidiofa,  quanto  mafcherata  di  modeltia,  lafciandofi  vagheg- 
giar qualche  volta  ,  il  vifo  mezzo  afcofo  tenea .  Ma  il  defcriuerne  minutamen- 
te ogni  particolarità  ,  come  richiedcrebbefi  veramente  a  quell'opra  la  più 
grande ,  e  di  magc^ior  premura ,  che  mai  facelTe  Lodouico  ,  è  impoffibile ,  cflcn- 
do  così  piena  di  erudizione,  di  concetti,  di  ofleruazioni ,  di  ripieghi ,  di  bel- 
le forme,  che  quante  più  tuttodì  fene  notano,  e  ricauano  ,  più  fene  trouano.e 
fé  ne  fcuoprono ,  onde  ben  meritamente  chiamarli  polTa  quello  il  Cortile  del 
Benfare  ,come  fu  detto  quell'altro  il  Cortile  di  Beluedere  ;  non  mcn  riufcendo  a 
tutti  i  Foreftieri  quello  che  quello:  quel  luogo,  che  à  tutti  coloro ,  che  de  fiderà' 
no  venir  eccellenti  nella  Trofeffioneriefce  di  vera  fcitola  :  fcriUe  delle  Uatue  di  quello 
il  Girupeno ,  dal  quale  tuctauia  nulla  vedo  auer'  egli  tratto  e  cauato ,  come  dai 
noftro  appare ,  neh'  au^r'  egli  dato  all'acqua  forte  da  lui  difegnato ,  e  tagliato  il 
famofo  pezzo  detto  del  Salio  ;  come  il  pezzo  dello  Spiritato  pubblicato  in  fimil 
guila  auea  il  Pefarefe ,  che  gli  altri  ancora  (  fé  così  prelto  non  cel  toglieua  li_» 
Morte )flamparvol£ua,vedendofene  entro  le faraofe raccolte  i  già  preparati 


LODOV.  ÀCOSr.  ET  AJmrB.  CÀtnACCL    457 

diTcgnl  ;  eflendo  quefto  Cortile  vna  delle  maggiori  Scuole,  alla  quale  concor-" 
rcffero  a  perfezionarfi  non  fole  i  noftri ,  ma  qual  fixfi  altro  grand'  huomo  d'ogni 
pacfe.  A  quefta  però  pare  che  nulla  ceda  queir  altra,  che  in  sì  eminente  fito» 
quale  fi  è  il  gran  teatro  d)  Roma,  a  cucco  il  Mondo  aperferoi  duo*  fratelli  nel 
gii  detto  palagio  Farnefiano ,  maifiaie  nella  canto  rioomata ,  e  fopra  mentoua- 
ta  Galeria ,  che  Annibale  nei  corfo  >  fcriuc  alcuno,  di  dieci  anni ,  ma  tré  cerco 
dopo  il  ditto  Cortile  di  Lodouico,  diede  finita  ;  vedendofi  di  continuo  non_» 
men  ripiena  di  (luJiofagiuuentù.che  ladifegna  ,  di  quello  fé  neannousri  nelle 
Ghigiane  Loggie ,  e  nelle  Stanze  Vaticane  a  ricauar  l'opre  di  Rafaelk  j  perche: 
in  riguardo  (  fcriffe  lo  Scandii  )  della  nuoua  inutntione  egregiamente  difpofla ,  con  ca  • 
pricciinfoliii ,  e  Hupendi ,  e  del  concerto  di  più  ben  fondata  ,  e  compita  naturalez'^ìpii' 
re  che  [ola  il  buon  virtuofo  pofia  in  tal  luogo  ritrouare  quel  meglio ,  che  può  defiierarftt 
tjpreffo  con  fomma  facilità ,  vaga ,  e  più  vera  maniera ,  per  ejfer  qiiiui  il  tutto  in  varie 
guije  dipinto,  conia  maggior  eccdlen':^  dell'  arte;  inconcraadofì  appunto  in  ciò.ciie 
prima  lafciato  auea  detto  anche  il  Baglione  :  Che  per  opera  d' inuentione ,  d'orna- 
menti ,  di  capricci  con  nudi ,  difauole ,  e  d' ijìorie  diuerfamente  condotte ,  non  fi  può  fpC' 
rar  co  fa  più  perfetta  ;  e  chiunque  la  vede ,  dalla  verità  è  sfori^ito  à  dirne  bene ,  per  ma- 
ligno ,  éf  inuidiojo ,  eh'  egù  fi  a,  per  efkr  quefìa  delle  belle  opre ,  che  d  nojìri  tempi  hab- 
biainHCììtate  l'ingegno,  &■  efprefie  la  pittura  ;  lo  fleflb  in  fine,  che  in  poche  pa- 
role s' intefedi  compilarci  il  Claudini ,  che  :  ^ugufiinus ,  &  ^nnibal proprijs  pen- 
nicillis  in  jlula  Farnefiana  mirabilia  T{pmx  auxert.  Fu  perciò  intagliata  tutta  all'ac- 
qua forte  egregiamente  dal  Sig.  Carlo  Cefio in  quaranta  pezzi  legiti  in  vn  am- 
pio libro,  dedicato  da  lui  all'Eminentifs.  Octoboni  :  e  perche  il  valore  in  ciò 
non  meno  di  queflo  Virtuofo,  che  la  ftella  Virtù  di  Annibale  meritò  chefotco 
il  titolo  di  :  argomento  della  Galleria  Farnefe  dipinta  da  Annibale  Carracci ,  difegna- 
ta ,  &  intagliata  da  Carlo  Ce/ìo ,  nel  quale  Jpieganft ,  e  riduconfi  allegoricamente  alla 
moralità  le  fauole  poetiche  in  ejfa  rapprefentate ,  precedeflc  al  detto  libro  vna  delie 
p  liingegnofe  ,&  erudite  defcrizioni,  che  la  grande  operazione  vguagliar  pof- 
fa, ottenuta  dall' intelligentiflimo  Sig.  Gio.  Pietro  Bellori,  che  Itàteffendole 
vite  de 'Pittori  che  fiegaono  il  filo  di  Giorgio  Vafari  ;  approfficandomidisì 
bella  occafione ,  vò  eh'  anch'  efla  non  meno  nobiliti  in  quella  parte  i  miei  balfi 
fcritti  ,di  quello  che  que'  braui  incagli  decoraffc  ;  che  però  copiandola  auch'  io 
dipcro,quiiarapporco,ed  è  quella: 

ARGOMENTO  DELLA  GALERIA. 

VOLI  E  figurare  il  Vittore ,  con  vari  emblemi ,  la  guerra ,  e  la  pace  tra'l  celefìe ,  e'I 
"pulgare  Amore  ìinsiitmtidaVlatone  :  dipinfe  ne  quattro  canti  della  Galena  ,  quattro 
dotti[fime  immagini ,  per  fondamento  di  tutta  l  opera ,  come  fi  rincontra  in  quejìo  Libro 
al  numero  iz,&  z  ? .  l'Amor  celefìe ,  che  lutta  col  vulgare  ,elo  tira  per  li  capelli  :  que- 
Sia  èia  Filofofia  ,e  la  Santijjìmx  Legge ,  che  porta  l'anima  fuori  del  corpo  corruttibile ,  e 
caduco , per  eleuarlatnaltQ .  Feceui  peri  nel  im;^  dichiarijjìmaluce,  ì>»a  corona  di 

Lati' 


43S 


P  A  ZT  E     T  E  H.  2  A 


Lauro,  dimofif andò  i  che  la  vittoria  contro  gì'  inragioneuoli  appetiti  inalba  glihumìni 
al  Cielo ,  e  che  quello  fplendore  è  proprio  dell'Amore  celefìe  >  //  quale  (calda  joauemente, 
fen"!^  tormentar  l  anima  con  fuoco  tmpuì  a ,  fignificato,  nell'altra  immagine,  con  U  face 
ardente ,  che  l'amor  vulgarc  fi  can/a  dietro  ti  fianco  ;  acciocheil  celeiìenonlatolga  ,  e 
non  l  efìtngua .  CU  altri  duoi  putti  che  fi  abbracciano ,  fono  ti  terreno  ,el  juperano 
jlmore ,  egli  affetti ,  che  fi  vnifcono  infìeme  con  La  ragione.  Nella  quarta  immagine, 
riendefcritto  l'amor  mutuo  :  cioè  Cuptdine ,  ed  Anterote ,  chefinngono  vnramo  di  pal- 
ma ,  nella  forma ,  che  gli  Elei  collocarono  le  flatue  nelle  loro  fcuole .  Aggionjeut  di  più 
Annibale ,  cume fondamento  degli  affetti ,  quattro  flirta  ;  Giufittia ,  Temperanza ,  FjT' 
te^a ,  e  Carità ,  con  lefuuole ,  che  alludono  a.  le  pene  del  fiuo ,  &al  premio  della  fir" 
tu  ;  ma  prima  di  ventre  al  concetto ,  &  allegoria  di  effe ,  deue  precedere  la  fpofitione ,  col 
fitOt&  ordinai  ione  loro . 

SITVATIONE,  ET  ORDINE  DE  PARTIMEMTI. 

E  LA  Calerla  collocata  nella  fronte  Occidentale  del  Tala";^  Farnefe ,  fotta  la  Log' 
giaicbeGiacomo  dalla  Torta  aggiunfe  ali  ordine  del  San  Gallo  :  contiene  quattro  fac- 
ete,  due  laterali  longhe  palmi  <)o.  onc,  i.eduenelletejie  palmi  28.0  c.ó.conla  volta, 
che  pofafopra  vn  cornicione  difìucco .  Da  queflo  cornicione  comincia  il  rtpartimento  di 
•pnmirabil  fregio  ,  pev  tutte  quattro  le  facete  ,  con  le  fauole  riportate,  in  cornici  difìuC' 
co  finto ,  &  in  medaglioni  fiuti  di  metallo  verde  ,  alternando  vn  quadro ,  &  fna  meda- 
glia, tengono  le  cornici  tolte  in  meì^o  da  beUifJime  figure  di  termini,  che  quafi  reg- 
ghino  la  rotta  ,fono  dilpofli  /opra  i  bafamenti  de  pilajtri  ,  ne  quali Jeggonu  dmerfi gioumi 
robufli  cobi  iti  al  naturale  >  in  atto  di  prendere  ftfioni ,  tra  vane  ma/ihcrejotto  le  corni- 
ci .  i^t  Annibale ,  per  interrompere  il  longo  ordine  de'  quadri ,  e  delle  medaglie ,  rip- 
f  orto ,  nel  mc:^  di  ciajcuna  faceta ,  vn  maggior  quadru finto  appcfo  alle  pareti ,  facen- 
d  ut  niellare  il  juo  cornuione  con  ricchi  fogliami  d  oro  ,  cbejpucano  irà  li  metalli ,  e_» 
gì  altri  I hiari  ojcuri  con  gratiffima  corrifpondenT^a  de  colon .  T^ià  ibi  può  mai  lodare  à 
bafian:^  le  bcllijfime  pofiiure  ,  e  mouimenti  de  gì  ignudi,  e  li  modelli  de  Terminila 
copia  de  gl'ornamenti ,  e  delle  inuentioui ,  mentre  l  occhio ,  e  la  mente  prefi  reflano  dalla 
varia  concordan:^a  loro .  Qiiefìi  Juperano  gì'  efSempi  pafiaii ,  e  li  prejenti ,  non  vi  efjendo 
fin  qui  fiato  Vittore  alcuno ,  che  habòia  intrapre/o ,  C27"  ardito  allr  opera  veramente  con 
tarila  gratia  ,&  grande"^  difille ,  con  sì  meraiiigliofo  dijegno ,  e  con  sì  vano ,  &  ordi- 
nato concetto ,  &  infomma  con  tanto  fauore  di  gemo ,  e  d'  arte ,  cun, quanto  Annibale 
al  fregio  diede  compimento  .  Onde  conragione  in  quefio  Libro  vedcjt  replicalo  in  14. 
vedute  dal  fo-^lio  1 6.  fino  al  21.  con  la  profpetiiua  di  tutta  la  Calerla  in  due  altre  vedu- 
te nel  fine  del  Libro  .  Così  terminato  il  fregio  fegiutò  à  riportare  nel  mcT^^o  della  volta, 
cinque  fauole  jituandone  tré  ne  vani  di  me:^  fintamente  con  le  cornici  indentro , ve- 
dute dal  fatto  in  su  :  fono  la  gran  Baccanale ,  con  le  fauole  di  "Paride  ,  e  di  Diana .  Ltj 
àue  vltime  di  Ganmrnede ,  e  di  Giacinto  reflano  fituate ,  coi  le  cornici ,  ne  sfondati  finti: 
quiui  è  btilijfima  ,  per  arte  d' inganno  la  cornice  dorica  ,  veduta  fecondo  il  punto ,  d  on- 
de l'occhio  trafi  o/re  allafuper^cie  d  vn  altra  volta  finta  più  in  allo ,  fen:^a  che  s  auucg- 


LODOr,  AGOST.  ET  A^m/^,  CAIACCI.     459 

gagl  oggcttìeJicrf,Hti,quaJtVÌ/i  diffondal'ariaverttietrafparcnte. 
SPOSITIONE    DELLE  FAVOLE. 

1  J'N GHISE  difcal'^  Venere,  e  U riguarda , per congiungerft  feco amorofamen' 
te ,  alludendo  alh  deJcendenT^a  dt  Enea ,  e  de  I\ornaiìi ,  col  motto  di  Virgilio  GENVS 
f'NDE  LAtiNVM.  La  fpoglu  del  Laerte,  ft  conforma  al  cerume  de' tempi  heroicit 
efercitando  ^nchtfe  la  caccia .  In  quella  fauola  feguitò  Annibale  l  '  idea  dvn  marmo 
antico . 

2  Diana  abbraccia  Endimìone ,  &  in  e(iaftfcorge  la  temi  di  non  deflarlo  :  fvnò  de 
gli  ^mori  addita  il  filentio ,  fi  allegra  l  '  altro  di  vedere  la  più  cafa  Dea  al  fuo  tirale 
foggetta, 

g  Mercurio  porge  il  pomo  d'oro  à  "Paride ,  tiene  in  mjno  la  tromba  dipinta  ad  imi- 
tatione  di  I{afdclle ,  jlgnificmdo  la  fama  di  colei,  che  da  T  aride  verrà  giudicata  la  pia 
ielhu . 

4  11  Dio  Tane  prefentavna  m.^[ia  di  bianca  lana  à  Diana,  con  che  fìnfero  fi  acqui- 
flafSe  l  '  amore  di  lei  :  la  Dea  non  fi  dimoflra  (  qual  fuolc  )  orgogliofa,  efuperba,  ma  pla- 
cida ,  e  benigna ,  riceuendo  il  dono. 

5  Siede  Hercole  [uonando  il  tìmpano ,  femminilmente  auuolto  nel  manto  d'oro  dell' 
amata  Iole ,  la  quale  gì  '  infegna  ti  muouer  la  palmi  :  s  appoggia  alla  claua  ,  e  porta  per 
ifchemo  la  pelle  del  Leone  :  ride  Amore ,  &  addita  Hercole,  feguitando  inpane  la  de- 
fcrittione  dell  affo. 

6  Ciugiìone  va  à  congiungerfi  con  Gioite ,  in  atto ,  che  ritiene  la  maefìà ,  e  l pudore 
matrimoniale ,  apparendo  infìeme (orella  ,  e  moglie  di  Gioue. 

7  Tolifemo  con  la  fiflola ,  ouero  Zampogna  i  accompagna  i  fuoi  lamenti  amoroft, 
mentre  Calatea,afcoHa  dietro  lo  fcoglio  yfermafì  per  vdirlo:  vna  delle  ì^  in f e  frenali 
Delfino  )  perche  auanti  col  carro  non  trafcorra ,  e  l'altra  fi  mofìra  attenta  in  vdire  TolifS' 
mo ,  e  folle  cita  infieme  di  non  effere  da  lui /coperta ,  e  veduta . 

8  T oli femo  /degnato  lancia  vno  fcoglio  contro  il giouanetto^ci  fuo  riuale,  checon 
Calate  a  fugge  lungo  il  lido ,  &  cerca  m  vano  difaluar/t ,  volgendo  gli  occhi  indietro ,  e 
con  horrore  mirando  il  fuo  periglio. 

9  Galatea ,  ò  pure  fta  Venereportatafopra  il  mare  da  Cimotoe  Dio  Trlarino ,  •viene 
accompagnata  dalle  Gratiefofra  i  Delfìni ,  e  da  gli  ^mori  volanti  con  la  face  >  e  con  gli 
flrali:  fu  ingegno  delTittore  per  fi%nifìcare  lo  Crepito  della  buccina  infpirata  da  Trito- 
ne y  ilfigurarui  appreso  vn'  amorino ,  che  (ì  chiude  gli  orecchi .  Que^a  con  la  fegucnte 
fauola  fu  colorita  da  Agofiino  Carracci. 

10  V  .Aurora  rapifie  nel  fuo  carro  il giouanetto  Cefalo  ,lafciando  nel  fanno  il  vec- 
chio Titonefuo  marito  ;  ma  quanto  più  tenacemente  ella  abbraccia  l' amante ,  altrettan- 
to egli  la  fchtua, per  amore  della juaTroci  ,rimuoucndo  convna  manol'auido  braccio 
di  quella ,  &  tenendo  l  altra  mano  fofpefa  ,  quafif degni  di  toccarla. 

1 1  Andromeda  legata ,  ^  elpofìa  allo  f coglia  ,  ad  effere  diuorata  dal  Mofìro  ma- 
rino, tra  l  duolo  j  e  la  J ferali'^ ,  pe  l  valore  di  Terjeo ,  cbefopra  il  cauallo  Tegafo  ,fà 

mpe- 


440  PARTE     TERZA 

ìmpetrire  quel  monro ,  opponendogli  il  capo  di  TAedufa  :  ti  I{è,  &  la  Regina ,  che  pian- 
gono [opta  illidOifono  il  padre  Ccfeo  ,ela  madre  della  fanciulla. 

1 2  Verfeo  con  la  tetìa  di  Uledufa  in  mano ,  fi  difende ,  &  fa  conuertire  in  pietra 
Tejfalo ,  e  li  compagni ,  che  lo  ajfalifcono  per  amore  di  Andromeda .  Gli  amici  di  Ter- 
feo  chiudendo  fi  gli  oahi  indietro  con  le  mani ,  &  è  bellijfimo  l' alto  di  colui  genuflcjìo ,  il 
quale ,  mentre  fi  raccomanda  ali  '  inimico ,  che  l  '  afferra  ne  capelli ,  efià  per  troncargli 
in  tefla  )  in  tanto  s'indurifce  infafio  >  e  con  la  morte  fugge  la  morte. 

1 3  Bacco ,  &  .Arianna  :  /'  vno  Jopra  il  carro  d'oro  »  /'  altra  fopra  il  carro  d  '  argen» 
to,  con  .Amore ,  che  l' incorona  di  flelle.  Trecede  ilCorodi  Sileno  ebbro  ,  e  foftentato 
da  Fauni  fupra  la fmello  -.giace  à  terra  F' enere  volgare  inatto  che  fi  defladal  fanno, e 
tiguarda  Sileno ,  per  la  corrifpondenT^a  tra  l  '  vb briache:^ ,  e  la,  lafcinia .  Nel  Satiro 
che  abbraccia  la  Capra  vien  denotato  il  brutale  appetito . 

Medaglie  de  '  compartimenti . 

14  Salmace,  &  Heimafrodito  ,  che  fi  abbracciano  nella  fonte . 

.Amere domali  Seluaggio  Tane» 

15  AppolUne  fcorttca  Marfia. 

Borea  rapifce  Or  iti  a . 

16  Orfeo ,  &  Euridice  in  ma  nubbe ,  di  nuouo  rapita  ali  '  Inferno. 

Europa  rapita  da  Gtoue  in  forma  di  Toro. 

1 7  Leandro  pafìa  à  nuoto  l  Hellejponto  con  la  guida  d'Amore ,  &  HerO  innamora-^ 
tagli  fa  lume  dalla  Torre. 

1 8  Siringa  fcguitata  dal  Dio  Tane  fi  trasforma  in  canna . 

19  Ornamenti, 

2  o  Gannimede  rapito  dall  '  .Aquila  di  Gioue . 
4 1  Giacinto  tra/portato  in  Cielo  da  ^polline , 

>   .Amori  di  fopra  dichiarati» 

24  Oiufìitia,  Carità. 

2f    fotffi^i^a,  Temperan'^^a, 

z6  Trlcrcurio  dona  la  lira  ad  Apollinei 

orione  Citaredo  faluato  dal  Delfino  » 

Hercole  libera  Trometeo. 

Giunone  addita  à  Diana , Calli[ìo  in Orfa  tratformata  ,per  lofìuprodì  Gioue. 

27  Hercole  vccide  il  Drago  cufiode  de' pomi  Hefperidi. 

Trometeo  mofiraà  Talladelafiatuahumanada  effo  fcolpita  ,  &  "Palladegli 
addita  la  finii  celcfìe ,  e  l'anima  immortale. 

Califìo  dilpogliata ,  e  discoperta  grauida  ,pcr  comandamento  di  Diana. 
Icaro  e  Dedalo  che  precipita  dal  Cielo. 

28  La  tergine  che  abbraccia  il  Monoceronte ,  ò  fia  Allìcorno ,  imprefa  della  Sere' 
niffimaCafa  Farncfe:  vi  s  intende  il  motto  yiPJf^S  SECP^f^ITATEM  TARJT, 
penile laTudicitia, e l  InnocenT^a afftcurano la Fergtne  dalla  ferocia  di quefìo anima' 
le }  colorita  dal  Domenichmo . 

2pIgnH- 


29 

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tODOV,  AGOST.  ET  A^t^m.CA7i7lACCh    441 

}    Ignudi  (ìnti  di  brorr:^o  yjotto  il  fregia  in  atto  di  reggere  t  &  rendono  bellijjì- 
mo  compimento. 

ALLEGORIA  DELLE  FAVOLE. 


L' ARGOMENTO  di  Amore  così  [piegato ,  con  varie  fauole ,  dimoflra  la  poteti's^ii 
dteJfo,foggettandoegli  fpefìevoUe  li  forti ,  li  cafli,  e  li  piiì  ferini  petti  quali  fomgli 
Amori  di  Hercole ,  di  Anchife  >  di  Diana ,  &  di  Voliferno  ;in  cui  di  più  fi  manifefia  l  ef- 
fetto danno/o  della  gelofta ,  e  dello  Jdegno  contro  Aci  fuo  riuale  .  Gli  abbracciamenti  di 
Clone,  dell'Aurora ,  &•  di  F enere  Marina palef ano  lapofjanxa  d  Amore  ncll  Fniuerfo. 
Il  pomo  d  or  donato  à  Paride  da  Mercurio,  e  la  candida  lana,  che  ti  Dio  Vane  poi  gei 
Diana  fono  li  doni  co'tjuali  Amore  fi  rende  Signore  de  gì'  animi  immani.  La  Baccanale  è 
fsmbolodeU  ebrietà  madre  delle  voglie  impure.  Et  perche  di  tutti  li  piaceri  irragione- 
uoli  tifine  è  il  dolore ,  &•  la  pena ,  fé  altri ,  dif pregiata  la  Firtù ,  à  quelli  fi  dà  in  preda, 
finjeui  però  Andromeda  legata  alla  (cogito  per  efjer  deuorata  dal  Mojiro  Manno ,  -volen- 
do fi  inferire ,  che  l  anima  legata  à  t  lacci  del  fenfo ,  diuenta  pa{ìo  del  vitto ,  qual  horiL» 
TerfeOfCioè  la  retta  ragione  non  la  jouuiene .  Bellijfima  è  l  allenar  ia  di  Tefialo  ,  e  de 
compagni  trasformati  m  pietra  alla  vifta  di  Medufa ,  tnteja  per  la  voluttà .  bielle  meda  - 
glie ,  e  nell  altre  picciole  immagini ,  vengono  particolarmente  figntficatc  le  pene  del  Fi- 
tio  .  e  li  premij  della  yirtà  :  il  Satiro  domato  da  ornare  altro  non  è  che  l' animo  nojìro  il 
quale  fottopofta  la  ragione  alla  concuptfcen:^a ,  diuenta  moftruofo ,  e  ferino .  Apollo,  che 
Iconica  MarfiaèinteJQperla  luce  ,eperlharmonìa  della  Firtù ,  che  toglie  all'  ammold 
ferma  fpoglia ,  qualunque  volta  fa  ritorno  ali  imperio  della  ragione  .  Borea  ,  che  rapi' 
fce  Oritiarapprefenta  l'impero  sfrenato  de'  libidinoft  :  lac<mgiuntione  di  Salmace ,  e  di 
Hermafrodtto  in  vn  corpo  folo  èfimbolo  dell  huomo  eff'emmtnaio ,  che  perde  la  firilfor- 
te^:^a  .  Euridice,  ricondotta  all'  Inferno, nel  riguardare  indietro  è  contrafegno  dell' tn- 
coftan-^  della  nofira  humanità  ,  che  appena  reHituita  alla  luce  dall  harmoma  della  fa- 
pien:^a,  fi  riuolgetalhora  àgli  appetiti  ,&  ritorna  all'ombre  deglienori.  Il  DtoTane 
che  abbraccia  Siringa  conuertitain  canna ,  è  argomento  del  corfo  ,  e  delle  fatiche  degli 
amanti ,  che  alfine  jìritìgono  vn  vuoto  piacere ,  ed  wjiabile .  Europa  rapita  dal  Toro  ri- 
prende quei  Vrinctpi ,  che  dtfouerchio  attendono  atlt  piaceri  ,cangtando(ì  in  ammali  bru- 
ti ,  in  Vece  di  gnuernare ,  con  vigilauT^a  gli  flati  loro  ;  //  che  fi  mariife^a  ancora  nelle  Fa- 
uole di  Ganimede ,  e  di  Giacinto  inal^^ando  effi  taluolta  il  vitto  .  Leandro  che  fi  fommer- 
ge  in  mare ,  con  la/corta  di  dimore ,  dimoerà  il  pelago ,  e  le  dtfgratie  defeguactdi  ejjo. 
Icaro  ftgnifica  il precipitw  de'  temerà)  ij    Ca'liflo  la  cafìità  corrotta  tfenT^a  manto ,  che  la 
rtcuffra  ;  l' iflefìa  trasformatainOr/a  mam/efta  la  deformità  dell'errore .  La  Lira  dona- 
ta da  Mercurio  ad  Appalline  ci  perfuade ,  che  ripoì^ghiamolalira  dell  animo  tiofìro  nel- 
le mani  della  Sapienì^i ,  fimboleggiata  in  Apolline  .  orione  faluato  dal  Delfino  efplica 
il  concetto  mirabile  della  virti) ,  chejchiua  l  ingiurie  ,  e  la  morte ,  non  mancando  fin  gli 
animali  pruidt  ragione  à  louutmrla ,  rende  di  fi  anche  nell  onde  più  infìabili  ficura. Tra- 
meteo  ,  che  dimoflra  à  Pallade  la  fiatua  humana  ,  qnaft  vi  manchi  la  mente  eterea ,  dr 
U  Dea ,  che  gli  addita  il  Cielo»  coriijpondono  alla  virtù  dell'  anima  vnico  nofì/obencj 

Kkk  fen- 


/cn-4^1  di  cui  non  ftumo  altra  ,  che  loto ,  e  terra  vile ,  "Prometeo  (leffo  liberato  da  Hereote, 
COI  l' Amtoltoio  'jccifo ,  apprjua  la  virtù  ,  che  protrato  il  vitto ,  libera  l' anima  da  i  lac-, 
et  delle paj]ìo-ii  ,edalfHpplicio  di  effe .  Chiude  alfine  U  ptoraluà  ddl'  opera  i' immagi. 
ve d' tiercole ,  che  vcciie  il  'iragone  cufìodc  de  gì  Horti  Hefperidi ,  e  Gioite  che  lo  ri- 
mira;comc  ihe  le  attioii  virtuofe  fìana  riconojciute ,  e  premiate  ,  perche  li  pomi  d  oro 
altro  non  figiificano  che  i  incflimabil  frutto ,  e  beni  con/eguiti  dalle  operatioai  vir- 
tuofe^  . 

Tote  tanto  l  o  fpirito  di  Annibale  in  qiiefi'  opera,  che  per  conjenfo  commune  de  gl'huo  - 
mini  1  acquifloffì  il  nomefuo  vna  ornati(fima  lode  immortale  ;  perche  oltre  fu  ordinata^ 
con  mirabile  inuent ione  ,  (t  riconofce in  tanta  moltituime  di  figure,  ti  molto  delle  paffìo- 
ni  di  ciaf  cuna  .  Qui  fono  li  moti  terribili ,  gli  amorofi ,  e  gt  altri  httrnam  affetti ,  e  con 
bclliffime  acconciature  de'.panni  ,ft  accompagnano  le  viue^ì^e  de  gì' ignudi  d  ogni  età, 
e  d'  og'ìifcfio  ,  condotti  con  l'impronto  più  /enfibtle  di  natura  •  &  al  dire  il  vero  ,  irL» 
qtiefi'  opera  folo  tradtiffe  Annibale  le  belle^T^e  Greche  ;  fi  che  la  pittura  per  le  fue  mani, 
dopo  \afaelle  ,  caduta  ,  fi  è  di  nuouo  inalbata  alla  maejìà  antica .  Onde  moflrò  e^li 
vna  ^upenda  fopyanità  d  iflinto ,  che  refe  ageuole ,  e  molle  ogni  difficoltà  dell'  atte ,  in- 
fegnando  à  poderi  vna  via  piana ,  e  ficura  ,&  conlofìudio,  eh  et  vtpofe  grandiffvno, 
s  auani^ò  tant'  oltre ,  che  fattoft  proprie  le  lodi  de'  Tilaeflri  paffati ,  fi  come  è  giudicato 
il  primo,  così  parefia  l' vltirno,  che  à  no^m  tempi ,  habbia  confumato  l'  arte. 

Dopo  vn  sì  gran  lauoro,  va' altro  non  minore  doiieua  intraprendere  Anni- 
bale propofiogli  fuccellìuamente  dallo  fteflb  Cardinal  Farnefe,  edera  la  Sala  del 
inedefimo  Palagio»  che  tutta  fino  in  terra  dipinta  ,  l  eroiche  gefta  d'ei  grande^ 
AieflrandroFarneferapprefentaflcin  efempio;e  doueua  altresì  nfarela  Cupola 
dcIGiesù  j  fin  fottoilZiOjdaaltri  Maedridi  que' tempi  languenti  all' vfo  loro 
colorita  ;  ma  ftanco  egli  per  la  continua ,  e  veemente  applicazione  di  quella^ 
gran  Galena  >  perdute  in  gran  parte  le  forze ,  e  troppo  debilitati  gli  fpiriti,  chic- 
le qualche  poco  di  tempo  per  folleuariì  altresì  dalla  malinconia,  che  cagio- 
natagli per  lo  già  noto  rifpettojfcritto  anche  da  gli  Autori,  il  contento  e  l'al- 
legrezza ,  che  per  altro  arrecauangli  le  comuni  lodi  e  l' applaufo ,  Uranamentcj 
jnterrompetia ,  e  turbaua  .  Il  perche  ritiratoli  alle  Quattro  Fontane,  luogo 
eminente,  di  bella  vifta,  e  d'aria  più  lieta,  diedefi  alquanto  all'ozio  &al  ri- 
pofo,  operando  folo  di  genio,  e  per  così  due,  per  giuoco  ,  per  dar  riftoroall' 
ingegno,  e  perciò  lafoando  i  lauongid dimezzaci  a' Difcepoli  di  fua  Scuob. 
Qui  parue  in  talguifa  prender' vn  pòdi  vigore, e ralTerenariegli alquanto  l'ani- 
mo turbato ,  matììme  alla  munificenza  con  ini  non  più  vfata  di  vn  tal  Signore  di 
Etera  ,  che  fatta  murar  di  nuouo  vna  fontuofa  Cappella  nella  Chiefa  di  S.Gia- 
como de'  Spagfiuoli  ,  intefa  la  gran  fama  della  Galeria,  s'innoc;liòche  dal 
pennello  dello  ilefio  Pittore  vernile  ella  compita,  &  adorna,  oft"rciidoglinc_i 
duo'  milla  feudi  di  paoli,  facendogline  anche  animo  Francefco  Albani,  vno 
de'piùbraui  giouani  della  fua  ftanza.'cheperòpoflofìad  ifchizzardi  penna  tut- 
te le  ftoric ,  che  in  quel  fcomparco  entrar  doueano  ,  e  fatto  prima  d' ogn'  altra 
iì  cartone  del  Dio  Pàdre,che  aiidaiu  dipinto  nel  lancernino»  non  dandogli  l'ani- 


WDOF.  AÙOST.  £r  AJ^NI^.  CMUACCL     445 

hio  d' entrami ,  e  ftarui  dentro  per  la  fcomoditd ,  Io  diede  a  colorire  al  fudctto. 
Che  le  ne  portò  affai  bene  .  Quc  (l'opra  doueadarfi  tutta  difuamano  in  poco 
tempo  finita  >  fé  diftornatone  più  volte  dal  male,  che  allora  più  fieramente  ad 
alTahrlo  ternana  >  che  d' auerlo  lafciato  parca ,  non  loneceffitaua  all'  andar  dif- 
ferendo ;  poiché  fiancato  per  gli  ecceflìuitìudii,auea  dilpoftodi  tornare  al  fuo 
modo  facile  di  prima,  esbrigatiuo,  non  tanto  itringato  e  rigorofo:  quindi 
auuennccheriforto  egli  vn  giorno  da  vna  fiera  ricaduta  >  e  riprefe  alquanto 
Je  forze  ,portoflì  fui  lauoro,  e  ritoccando  tutto  ciò  che  auea  dato  a  fare  a!  fu- 
detto  difcepolo  ,  difegnato  alla  prima ,  e  fenz'  altro  cartone  due  di  quelle  ftorie, 
cioè  quando  S.Diego  vienveftito  dell'abito  religiofodal  fuo  Superiore  je_» 
quando  trae  fuori  dal  forno  libero  dalle  fiamme  il  fanciullo ,  in  pochi  giorni  le 
die  colorite  >  con  duo' di  que' Santi  che  in  quel!' ornato  entrano  per  aggiunto, 
cioè  S.  Francefco,  e  S.Giacomo  :  ma  non  puote  foddisfare  al  fuo  intento,  e  pro- 
fcguirccome  auea  principiato  il  pouero  Annibale  ,  poiché  ritornato  in  peg- 
gior  ftato  di  prima,  cadutogli  vn  ramo  di  goccia,  fu  neceffitato  ad  abbando- 
narfi  in  vn  letto ,  e  raccomandarfi  all'  aiuto  del  fudetto  Albani ,  che  co'  più  te- 
neri vfficii  di  fuifcerata  cordialità  gli  alTiflè  femore  ;  cagione  poi  forfè,  perche 
dai  lauoro  fpiccatclo ,  in  fua  vece  ponelTe  Siilo  Badalocchio  Parmigiano  ;  e  an- 
corché Annibale  predicaflc  queft'  altro  difcepolo  per  il  più  brano ,  che  dalla  fua 
fcuola  vfcito  folle ,  onde  le  ri  attendslTero  gran  cofe ,  tuttauia,  come  quello  che 
non  auea  la.  pratica  allora  del  frefco,  eia  velocità  del  colorire  che  in  ciò  ri- 
chiede la  calce ,  fc  ne  porco  così  male  nella  lunetta  ,  oue  efprimefi  la  Predica»» 
del  Santo,  che  ritornato  in  fé  fteffo  il  Maellro,  ordinò  che  C\  fcalcinafle  affatto, 
e  di  nuouo  la  rifacelTe  Francefco  ,  al  quale  anco  finalmente  ,  forzato  dalla  con- 
firmata inabilita,  appoggiò  in  tutto  e  per  tutto  l'efccuzione  di  quel  lauoro. 
Vsò  egli  nondimeno  quella  conuenienza  col  compagno  l'Albani,  che  fenza  ti- 
rarla a  baffo  ,  com'  era  l' ordine  ,  faluandola ,  la  ritoccò  tutta  com'  hora  d  vede 
a  fecco  ;  e  poffo(ì.a  riflettere  su  gli  fchizzi  di  Annibale ,  a  praticarli ,  e  rincon- 
trarli collo  fludio  del  naturale ,  e  de'  modelli,  lo  tirò  auanti,  e  lo  perfezionò  così 
egregiamente,  che  non  abbino  fcrupolo  gl'intelligenti  della  Profefiìone  dirlo  di 
Annibale ,  e  per  tale  tutto  dì  oll'eruarlo  i  giouani ,  e  copiarlo. 

Tutto  ciò  più  volte  ho  intefo  dire  all' illeffo  Albani,  dolendoli  poi  con  me_» 
fìe  gli  virimi  anni  di  quanto  su  quello  particolare  diuerfamente  ii'auea  fcruto 
lo  Scandii ,  come  a  fuo  luogo  nella  fua  vita  diradi  ;  aggiongcndo  altre  partico- 
hiritd,  che  benché  fiano  canto  gullofe,  riferir  qui  non  fìdenno;  onde  mi  re- 
firingo  alla  curiofa  lite,  che  con  tanto  fuo  gulto  raccontaua  effer  dopoi  nata_,  ; 
pretendendo  queld'  Brera  sborfare  affai  meno  del  conuenuto,  pernoncffec* 
ella  tutta  del  Maellro  queir  opra,  ma  di  fcolari:  le  nullità  che  tutto  dì  fucce- 
deuano,acaufa  delie  citazioni  che  veniuano  mal'efeguitcauendo  egli  (chia- 
mato in  giudicio  a  deporre  la  verità  )  mutato  cafa ,  cambiatofi  nome ,  e  nncolì 
taluolcaefferlMleffo  Annibale  :  come  finalmente  quel  Signore  placato  dal  co- 
mune applaufo, e  conuinto  da  vnfododifcorfo  che  Ci  nfolfeei  fltffo fargli  va 

Kkk     a  gior- 


444  PAnTETETtZA 

giorno,  facendogli  confìare  l'opra  tutta  poterli  dire  di  Annibale ,  gf^  che  fatta 
co'fuoi  difegni,aflìftenza,  e  direzione ,  difpofe  dar  lorde  Tedici  centinaia  di 
feudi  ,  auendone  gii  meflbfuore  quattrocento  anticipate  di  caparra.  La  iuo 
poi  più  inafpettata  ,  ma  dimeftica  fra  loro  duo' ,  lo  Scolare  ,  dico  ,  &  il  Mae- 
ilro ,  contentar  volendoli  ciafcun  di  efli  della  fudetta  caparra ,  e  lafciar  li  mille, 
ed  ottocento  all'  altro  ;  allegando  Annibale,  che  non  auendoui  egli  potuto  ope- 
rate per  la  infermiti  >  affai  mercede  gh  fembrauano,  per  quel  poco  dipintouij  e 
que'iniferi  difegni,  que'  quattrocento;  e  replicando  Francefco  a  lui  conuenirfi, 
&t(fcrdi  vantaggio  li  dugento,  come  a  fua  creatura,  e  difcepolo  ,che  tion  in-, 
altro  grado, né  con  altro  titolo  fotto  di  lui  col  fuo  configlio,  direzione,  e  volere 
auea  vbbidito  ;  tanto  più  che  l'opra  non  a  Francefco  era  Hata  allogata  ,  ma  ad 
Annibale  ;  e  che  fé  ben  finalmente  il  d'Erera  fattofene  mediatore ,  e  giudice,  ot- 
tocento decife  douerfi  all'  vno ,  &  ottocento  ali  '  altro ,  v;  fu  che  fare  e  che  di- 
re, che  Annibale  adandare  a  prendere  ifuoi  firiducelie,  moftrando  in  certo 
modo  temerfene  ,e  vergognarfene.  Oh  d'vn'animoil  più  regolato,  e  ben_. 
compollo  che  mai  vantafl'e  l'antica  Filofofia,inefplicabile  continenza  !  oh  d  va' 
vmiltà  la  più  profonda,  che  ne"  primitiui  Chioftri  giammai  campeggiano, 
inarriuabile  efempio  !  farfi  minore  dello  Scolare  il  Maeflro  :  l'onore,  non  che  il 
premio  a  fé  douuto  ceder  ad  altri ,  e  col  difpregio  dell'oro,  sì  degnannente  ac- 
quiftato ,  riportar  de  gli  affetti  vn  sì  glonofo  trionfo. 

Quella  Cappella  fi  può  dire  folle  l'vkimo  periodo  del  fuo  operare, poiché 
dopo  il  quadro  del  S.  Diego  a  olio  che  v'  andò  fopra  l'Altare ,  e  che  nell'  vkimo 
aggiuftamentopromifeald'  Erera  far  tutto  di  fua  mano,  come  compitamente 
efeguìjla  Pietà  de' Signori  Mattei  a  S.  Francefco  a  Ripa  finita,  eh"  altri  voglio- 
no che  molto  anche  prima  terminata  folle ,  poco  altro  più  potè  oprare  egli, 
crefcendogli  il  male, e  raddoppiandofegli  la  mahnconia.  Fu  configliato  perciò 
da' Medici,  e  da  gli  amici  a  lafciare  affatto  ogni  applicazione  ,  mutarpaefcc 
trasferendofì  ali  'aria  fquifita  ,edeliziofe  amenità  della  gentil  Partenope,  paf- 
farfenea  Ghiaia,  a  Pufilipo,aGaieca,efimili  cutiofi  luoghi,  fuariandofi  e  di- 
uertcndofi  nella  confiderazione  di  que' maramgliofi  effetti  della  Natura,  e  di 
quelle  fublimi  reliquie  della  Romana  grandezza.  V'andò  dunque  :mà diede  egli 
in  peggio  (  dice  il  Baglione  )  per  il  che  efkndoui  alcuni  giorni  dimorato  ,  determinò  di 
ritornarj'ene  à  l{oma ,  &  efjendo  la  (laggione  del  Sole  in  Leone  ,  à  viandanti  molto  peri' 
eolofa  ,  giunto  ch'egli  fa  in  quefla  Città ,  ammaloffiye  da'  difordim  anche  aggrauatcgU 
fopragiunfe  lamaltgnità  della  fcbre;  e  dal  7i]edico,contra  l'opinione  degli  altri,  cficndo- 
gli fitto  cauar /angue,  con  difpijcere  rniucrfale  miferamente  morijft  a  i6.  di  Luglio 
1 609.  &  accompagnato  da  tutti  li  P'irtuofi  di  quel  tempo ,  bebhe  nella  Chic/a  della  /^o- 
tonda  (  Tomba  di  B^ajfaello)  anch'  ejfo  fepoltura  .  Dicono  eh'  eretto  il  luo  cadaue- 
ro  in  mezzo  della  Chiefa  ,  apparata  di  lugubri  gramaglie,  econnumerofe  fila 
di  torcie,in  quella  guifa  che  la  Trasfigurazione  a  Rafaelle,  e  podi' anni  prima 
la  tetta  del  Chrilto  giudicante  al  fuo  fratello  Agoftino ,  così  in  capo  al  catalec- 
co  di  quelli  vn  Chriilo  coronato  di  fpine  *  da  iui  fatto  al  Cardinal  Farne  fé ,  foffe 

pedo; 


LODOK  AGOST.  ET  AnWB.  CA'R.tACCh     44 5 

pofto:  Che  coli 'aflìftenza  del  Tuo  Monfignorc  Agucchi,  &  altri  Prelati  pae- 
faniqli  foiVero  celebrate  fontuofe  efeqinc>  col  concorfo  di  tutta  la  Nobiltà,  e 
de' VircuofidiRotna  :  e  che  infine  di  ciò  fi  prendeiTe  particolar  cura  i'iitelTo 
MarchefeCrefcentio  , Pittore  anch' egli,  &  Architetto  di  qualche  nome  ,  che 
fluendolo  tanto  (limato  in  vita  j  volle  anco  in  morte  onorarlo  co' più  efficaci 
motiuidi  va'vfficiofa  picti;  come  douer  feguire  era  anche  (tato  tocco  dal 
fuo  cortefe  protettore,  &  erudito  direttore  il  già  detto  IVIonfignore  nella  lette- 
ra del  funefto  auuifo,  che  ne  die  fubito  a'iuoi ,  per  mezzo  del  fuo  diletto  Cano- 
nico Doicmi ,  del  tenor  che  (ìcgue  : 

lo  non  so  dx  che  parte  cominci  irmi  àfcriuere .  Vengo  hor  bora ,  che  fono  quafi  due 
dì  notte  dd  veder  pafìarfene  all'  altra  Dita  d  Sig.  Annibale  Carracci ,  che  fi  a  in  Cielo. 
Egli  andò  vltimamente  ,  quaft  li  venifie  à  noia  il  vinere  ,  à  cercarne  la  morte  à  Napoli, 
Crnonl'  hauendotroiiatalà  y  e  tornato  inquejiapejfima  Cagione,  pevicolofijjìmadit-t 
fare  tal  mutationed'  aria  i  ad  affrontarla  àl{pma.  Arri'ò  pochi  dì  fono,  ^  in  Dece 
di  hauer fi  cura,  fece  di  grani  difordmiy  &  fé  i  giorni  fono  fi  p)fe  in  letto,  &■  quella  fera 
fé  n  è  morto .  Io  non  bòfaputo  ne  del  ritorno ,  ne  della  malatta  ,  fé  non  quella  mattina, 
eh  egli  era  in  ottimo  fentimento ,  <&  non  defperato  :  ma  verfo  il  tardi ,  che  fono  tornato 
à  vederlo  l' ho  trouato  difpcratiffimo ,  &  hòfollecitato  di  farlo  communicare;  &  iojìef- 
fo  per  vn  accidente ,  che  gli  è  fopragiunto ,  gli  ho  raccomandato  l  anima  ;  màcffendo 
poi  alquanto  ritonuio  in  fé ,  è  fopragionto  il  Varoco,  che  gli  ha  dato  l  olio  Santo ,  0* 
foco  appreso  è  fpirato.  Si  è  ridotto  affai  bene  al  tempo  della  S  S.C  cmmunione  ,&  ha 
riconofciuto  lo  fiato  fuo .  Golena  fare  alluna  difpofìttone  di  quel ,  che  egli  lafcia ,  però  à 
èenefìtto  di  coteflifuoi  nipoti,  &■  majfime  delle  femme ,  ma  non  bà  battuto  tempo.  Non 
so  je  babbia  altro  che  dieci  luoghi  di  monti ,  pochi  mobili,  &  alcuni  argenti.  Antonio 
nipote  figlio  di  TU.  Agofìino ,  che  è  qua ,  bau*  à  buona  cura  d' ogni  cofa ,  &•  ilfaràfepcl- 
lire  nella  B^pionda  appreffo  lafepoltura  di  I{ajfaelle  d'  orbino ,  doue  fi  porrà  anche  vnx 
memoria,  con  vnepitafio  degno  del  fuovalure.  lonon  sa  qualfial  opinione  de  gli  huo- 
mini  di  cotefle  parti;  ma  per  confeffione  de  i  primi  pittori  di  ^oma ,  egli  era  ilpnmoche 
riucjfe  al  Mondo  nella  fua  arte  ;  &  quantunque  da  cinque  anni  m  qua  -.  non  habbiapo- 
tuto  lauorare  quafi  niente  :  nondimeno  riteneua  Ufuofolitog:uditio ,  e  conofcimento ,  & 
cominciaiia  àfare  qualche  cofetta  degna  di  fefleffo  ;  fi  come  ne  die  fegno  in  vna  Madon- 
na ,  fatta  di  najcuflo ,  poco  prima  di  andare  à  Napoli ,  che  è  belliljima .  Terciò  la  perdi- 
ta (uabà  da  rincref cere  non  pure  à  parenti,  e  àgli  amici ,  màallanoflra  Città,  ci'' à  tut- 
ti gli  jìudiofi  di  sì  nobil  arte .  Io  nefento,  come  che  lofia  qui  infatti  vn  difpiacer  jlraor- 
dinario  i&nedò  quefìo dijlinto  conto  à  F.S. accioche  ella  fi  contenti  di  fare  faperc  il 
cajo  della  morte  àjuo  fratello  à  Bologna,  &■  ai  Sig.  Ludouico  à  Viacenza  ;  perche  gli 
hanno  benfcritto  quejìa  fera ,  che  l  baueuano  come  per  difperato  ;  ma  per  effere  lontani 
dalla  pofta  ,  hanno  pregato  me ,  eh  io  dia  auuifo  della  mwte .  Tiaccia  à  Dio  di  hauere 
l' anima  fua ,  per  jouuenire  alla  quale  non  fi  mancherà  punto  di  meffe ,  e  di  fujfragi  ;  fi 
come  non  fi  é  mancato  al  corpo  di  Medici ,  e  di  medicine ,  &  qui  con  ogni  affetto  à  f.  S. 
bacio  la  mano.  Di  ({ornali  i$.dt  Luglio  i6o^. 

Di  f^.  S.  Moli  Ululi,  e  Molto  I\cutr, 


44<^  P  A  7t  T  E     TERZA 

TU.  Baldaffare  alias  G  aUnìm  fu,  che  imitò ,  &  conàuffe  il  Sig.  ^Annibale  à  Napol' 
con  poco  Jenna  j  ma  egli  non  ha  già  httuuto  poco  fenno  à  trattenerli  colà  per  queliiu 
fiate  ere, 

^ffìet.  Seru.  di  cuore 
G.B.AgHciln&c. 

Trouauafì  Lodouico  in  Piacenza  ,  corrcano  già  preffo  a'  quaccr'  anni ,  quan- 
do morì  Annibale,  edera  al  termine  di  quell' opre  ,  che  infieni  con  l'altre  di 
lui  tanto  lodate  dallo  Scaneiii ,  così  vengono  rcgltrate  :  inViacen':^  nel  Duomo 
ma  tauola ,  che  dimoftra  S.  Martino  ,  quando  dà  per  elemofma  parte  delfuo  mantello  d 
pouero ,  e  dalle  parti  della  Jopracitata  tauola.  del  "Procaccino ,  le  due  l^irtù  ,  d'altre  due 
htfioric  laterali  della  B.  tergine  ,  e  fopra  l  organo  la  Nontiata  con  meT^^e  figure ,  cU 
grand'  hifioria ,  che  fi  ritroua  vicina  della  Hutiuità  della  B.  f^ergine  ,  ejjendo  dipinta  Ix 
volta  vcrfo  il  Choro  con  bijìorie  varie ,  &•  alternate  dal  fu  idetto  Procaccino ,  e  dal  wc- 
defìmo  Lodouico  Carracci ,  e  perche  la  lettera  rcfponfìua  dello  Ùello  Lodouico  iti 
da.r:i  del  giorno  di  S.Bartolomeo  1609.  ad  vn  tale  Sig.  Giolefìb  Guidetti  a  Bolo- 
gna ,  di  doue  io  cauo  e  la  mentouata  da  Monfig.  fua  aflenza ,  &  il  fine  de'  predet- 
ti lauori  in  Piacenza  »  non  e  fenza  altre  c':riofe  notizie ,  che  ci  rendono  anche 
capaci  del  (uo  Irato  in  quel  punto  jvò  qui  regiftrarnc  :  Dopo  dunque  molte  , e 
lunghe  cerimonie  mal  polle  a(fieme,emalIcritte(non  aueniouiraai  fact'egli 
tìudio,  troppo  deditatofi  ai  foio  dif^egnare  e  dipingere  )  così  foggionge  :  In  ma- 
teria del  Cugino  perfo  la  ringratio  della  condi>glier.:!^a  che  ne  à  jentuto  per  amore  fuo  che 
erafuo  amico  caro  y  e  ancora  per  il  faflidto  che  t>à  continuando  ne  la  perfona  mia  >  che  il 
Sig.  Iddioloriceua  in  gloria  àjuo  tempo,  fé  bene  il  mondo  là  conofciuto,  e  cono/ceri 
per  molti  fé  coli  è  nò  più. 

Del  Sig.  Don  Benedetto  Dio  sa  quanto  nefentefaP.idto  ,  e  prima  di  V.  S.  da  Monfig. 
Sicario  qua  di  Viacen-^a  ne  f  epe  de  la  fua  mdifpofitione  tanta  pericolofa  che  al  gran  ma' 
le  di  tante  forte  come  mi  figmfica  mi  pareimfofibile  che  viua  rnà  il  Sig.  ti  libera  Je  cosi 
li  piace/c  à  la  fua  clemen'^a ,  Io  poi  ò  fornito  l' opera  di  quatro  anni  principiata  co'  fatif- 
fatione granda  di  chi  mia  comandato  co'  tutta  la  Città ,  che  lo  pofio  dire  co'verità  il  Sig, 
Troca^ino  ancora  lui  (^.  S.  fé  lo  può  imaginare  efendo  ti  valentuomo  che  è  e  per  effere 
partito  diTiacen's^ano  li  ò potuto  fare  le  raccomandatione.il  Sig.  Sifmondo  d' Indiai 
punto  quella  matma  che  ebbe  fue  letereft  trouafimoirfieme  tutte  due  a  vna  tauola  de  la. 
Stg.  Batbara  Baratiera  doue  luifitratine continuamente  e  vi  era  vnopauefe  checant* 
vno  foprano  ihe  fi  chiama  il  Vtgamondo ,  il  pìimofoprano  d'Italia  così  dice  il  Sig.Cif- 
niondo  mandato  à  pillare  da  queiia  Serenifs  per  fare  cantare  quatro  meffe  votine  le  più 
cccelenteme  te  cantate  che  fi  pofìa  in  que(le  bande  il  Sig.  Gifmondo  le  a  compofle  coli 
tn  iteti  fra  megio  dicano  coja  rara ,  vi  è  vno  bafso  il  primo ,  e  il  più  profondo  chef  trcuit 
che  Cintando  fa  fchiapay  e  le  volte  ft  domanda  il  Zanbon  ,  e  altri  che  molte  volte  mi  tro- 
no tn  compagnia.  ,{odo  cofe  molle  di  giifìo  mio ,  e  tutte  cofe  none  ,  //  fopradetto  Sig.  Gif- 
mondo  la  rtiigraT^ia ,  e  li  rende  mile  gra^^is  è  dice  che  f^.S,  li  comanda,  e  di  fue  opere  li 
e  ofcrefc  cosi  mi  à  deto  che  lifcriua  e  che  l  ama  di  core  ,  faria  io  di  già  partito  fé  non 
i\e  che  fono  dietro  à  vno  quadro  del  uofiro  Illusìrifs,  Legato  di  fua.  cormftone  ma  no  li 


hOmV,  AGOST,  ET  J^WB.  CA'R.TtACCL     447 

voglio  dare  compimento  qua  perche  bifogna  che  vadi  àMantouaà  infìanT^a  de  la  Sere- 
nìjfima  Madama  di  Feraru ,  e  mene  vero  poi  à  Bologna  piacendo  al  Signor'  Iddio  i^c. 

Cheli  Cardinal  Faniefe  poi ,  morto  Annibale,  tentalTe  di  n;ioao,  ridico  il 
detto  lauoro  di  Piacenza,  far  pallare  anche  a  Roma  il  tanto  da  lui  braniaco  Lo- 
douico  ,  a  lafciarui  di  fuo  pure  qualche  infignc  memoria  ,  proponendogli  fpe- 
zialmenre  la  fudetta  Sala  già  deltinata  ad  Annibale  >  e  ch'egli  in  nifliin  modo  an- 
dar vi  volclfe  ;  e  per  fottrarfene,  allegaffe  il  fuo  feruigio  già  obbligato  ad  altri 
Principi,  io  non  ho  mai  faputo  trouarne  cai  rincontro,  che  a  rapportarlo  per 
vero  m'ibbia  poturo  perfuadere .  Queir  effer  dietro  fn  quadro  del  nofìro  liluflrifs. 
Legato  difua  commifjione  ;  e  quel  bifognare  ;  che  vada  à  Mantoua  ad  iftanQ^a  di  Ma- 
dama Serenifs.  di  Ferrara  y  non  concludono  quanto  alla  nuoua  fua  chiamata  in 
Roma  :  eie  ben  fi  viddero ,  e  fi  vedono  le  imprefe  di  quel  gran  Duca  AleiTan- 
dro ,  che  rapprafenrarfi  vi  fi  doueuano ,  fcompartice  in  varii  fchizzotti  di  pen- 
na ,&  acquerella  in  gran  fogli,  duo' de'quali  oggi  fon  gioliti  nella  fuperbarac- 
ceka  del  Pafinelli,  così  terribili,  e  fprezzaci,  ma  cosi  docti  ;  Se  altri  duo"  viddi  gii 
preffo  l'Aldini,  tutti  di  mano  di  Lodouico  ;  molto  prima  dallo  ftefifo  elier 
itati  fchizzaci,diceua  il  Garbieri,  per  feruigiodi  Annibale, che  ptr  lettere  ne 
lo  aueua  fupplicato  d' vn  pò  di  penfiero ,  per  non  aftaticar  tanto  l'intelletto ,  ri- 
folutoallìnejrifanato  ch'ei  fofle  come  fperaua.far  diqueftaSala  comean- 
che  auea  defiderato  della  Cappella  Erera,  darui  ben  predo  attorao,e  con  l' aiu- 
to de'fuoi  giouani  fpicchiarfene. 

Soprauifle  dunque  ad  Annibale  dieci  anni  Lodouico ,  e  dicifette  ad  Agoftino, 
nècoil'auanzarfi  in  età  in  lui  punto  rallentoflì  l'antico  valore  ,•  oadediqucfti 
vkirai  giorni ,  non  meno  che  de'  fudetti,  opre  ftupende  fi  vedano,  come  la  cfor- 
bitance  Trasfigurazione,  che  ancorché  d'apprelìo  atternfca ,  eccedendo  di  tan- 
to il  naturale ,  a  fuo  luogo  però ,  &  in  lua  dillanza  così  ben  toma ,  all'  Aitar  mag  • 
giorcdelleRR.MM.  di  S.Pier  Martire  ,  corr.ggcndofi  della  quanto  ben  paga- 
ta .altrettanto  firapazzataall"  Aitar  maggiore  delle  RR.  Monache  diS.ChriIH- 
na,  oue  anche  non  so  fé  per  difetto  di  azzuro,òperproua»a  farai  1'  aria  gettò, 
e  buffò  fu'n  color  frefco  fmaltino  afciutto:  Come  la  lìenlfima  caduta  di  S. 
Paolo  nella  Cappella  de' Signori  Zambeccari  in  S.  Francefco:  Come  la  erudi- 
ta Adonta  de'  Signoti  Landini  nel  Corpus  Domini  :  Ne'  Mendicanti  lo  fpauen- 
tofoS.  Matteo  nuocato  dal  telonio,  e  chiamato  da  quel  Signore,  da  cui  colfe^ 
poi  di  pefo  il  Domenichino  il  fuo ,  che  nella  fàmofa  cruna  di  S.  Andrea  della_» 
Valle,  chiama  quel  Santo- a  pefcar  huomini,  e  che  Monfieur  di  Monconii,  ol- 
tre tanti  altri  intendenti,  nel  fuo  viaggio  erudito,  tornando  a  vedere  prima  di 
partire,  colfe,  e  fcrifle  per:  vn'opM^e//e  belle  di  Annibale  :  Ne/  Capitolo  della 
nortra  Catedraleilnuouo  capriccio  di  quel  S.Pietro,  che  in  compagnia  de  gli 
Apofioli  fi  genuflitte  a  pad'ar  vfScio  di  condoglienza  per  la  morte  del  fuo  Mae- 
ftro  e  Signore  ,  con  la  Santifiìma  Vergine  Madre  ;  e  doue,  dopo  auerci  fatto  ve- 
dere il  detto  S.  Pietro  sì  amaramente  al  folito  piangere,  la  gran  Madre  del  mor- 
to Redentore  sì  addolorata,  g'i  ApoAolicosì  lagrimofi  ,  non  lapendo  come 

pili, 


448 


P  A  UT  B     T  E  n  Z  A 


più  e  meglioràpprefentare  vnasì  ftcrminata  mcftizia  nell'altra  Maria,  la  finfe," 
ricopcrtafi  tutto  ti  volto  col  manto,piangerui  fotto;fi  come  Timante  finfe  il  vol- 
to velato  ad  Agamennone  ,  per  non  faperlo  far  piangere  più  de  gli  altri  (  ciò 
douendofi  a  lui  come  a  Padre)Ia figliuola  ]fEgenia,vitima  già  defiinaca  alla  man- 
naia full' Altare,  e  fimili  che  fi  lafcianO)  come  più  proporzionato  oggetto  alla 
fortunata  vifta  de' dotti  fpettatori,  che  dell' imperita  mia  rifleffione  .  Nella_. 
Nonziata  folo  nel  gran  lunettone  della  (leda  Catedrale  ftranamente  incagliollì> 
ingannato  dall'  immenfa  altezza ,  e  larghezza  di  quel  gran  volto ,  e  angultia  del 
ponte,  non  potendo  fcoltarfi  a  rimirarne  l'effetto;  onde  nel  pie  che  per  inchi- 
narla Vergine  ritirai  Angelo,  fcorreflelo  florpio  manifefto,  e  che  non  C\  può 
difendere.  Narrafi,che  fentendon'egli  colà  sùditEcoità,  pregaife  D. Ferran- 
te Carli ,  gran  letterato  non  folo,  ma  che  nella  Pittura  arrogauafi  vnbuon  gu- 
fto , e  grande  intelligenza ,  a  riguardarlo  ben  da  bailo,  e  confiderarlo,  non  gion- 
gendouiei  più  con  la  vilìa  deteriorata  adài  per  l'età,  e  daquefìiafficurato  non 
vi  efler' errore,  e  tornar  benifÌ!mo,fuila  fuafedefacelfe  difarmar  quel  gran  C\i0t 
e  fcoprir  l' opra  immenfa  :  che  intefone  poi  il  comune  fcandalo ,  e  le  doglianze, 
porro  vn  memoriale  a  que' Signori  Fabbricieri,  di  poterlo  correggere  a  tutce 
fue  fpefe  jch'ebbe  ilrefcritto d'vn /e^«»i ,  a  cagione  dell'ingombro  efalHdio 
di  quel  gran  ponte,  tanto  fen'affliffe  e  fé  ne  prefe  dolore,  che  pollofcne  ìtl» 
letto ,  in  pochi  giorni  finì  di  viuere . 

Ed  ecco  nel  mancar  di  Lodouico  languirla  Pittura;  ecco  nella  perdita  del 
gran  MaeArofmarrirfiiI  viuoefemplare  della  maggior  eccellenza  dell'Arto. 
Io  qui  m' arredo  ,  e  nel  comun  dolore  abbandonando  la  penna ,  alzo  le  mani  al 
Cielo ,  e  dico  :  oh  de'  profondi  arcani  della  Diuina  Sapienza  imperfcrutabih  de- 
creti !  quel  pennello  illelTo  ,  che  glifùminiftro  di  gloria,  e  d' immortai  vita_», 
caiigiarlegli  in  iftromento  di  dolorofa  mortificazione  ,  e  di  morte  :  il  folo  fallo 
d"  vnpiede  interrompergli  per  femprc  vn  sì  felice  corfo  d'anni  j  e  quell'An- 
gelo, che  fu  Mcllaggiero  a  noi  tutti  della  comune  faluce ,  a  lui  qui  farfi  nunzio 
delle  vltime  amarezze  mortali.  Morì  egli  ,e  con  lui  mori  la  fperanzadipiùri- 
ueder  Pittore,  che  giongerpoteflea  vna  si  grande  eccellenza: Tanto  diJfe  Gui- 
do ,  ch'anche  poco  fuo  amico  ,  intcfane  ad  ogni  modo  la  morte ,  buttando  la_. 
tauolozza  e  pennelli,  e  licenziando  iCiouani  ,andiam,  dille,  addiamo  a  pa- 
gar l'vlcimo  tributo  di  on'equio,edi  pietà  al  primo  Pittore  che  mai  fia  rtatoal 
Mondo ,  e  mai  pnì  C\d  per  venirci*  Fu  dunque  accompagnato  alla  Sepoltura  da 
tutta  la  comitiua  de'  fuoi  difcepoli  non  folo ,  ma  di  tutti  gli  Artefici ,  e  furon_. 
ofìeruati  il  Bt  iz:o  fuo  compare,  ed  il  Tiarini  ritirarifi  in  vii'  angolo  della  Chiela, 
fpargerdirottiliìme  lagrime;  non  potendo  per  mefi  emeficonfolarfene  ilGar- 
bieri  ,e'l  Cauedone .  L' efequie  non  f'uron  tanto  riguardeuoli ,  e  benché  fi  crat- 
talle  da  gli  Accademici  di  onorar  la  di  lui  memoria  con  finerale  anco  maggio- 
re di  quello  praticato  fi  folle  nella  niorte  di  Agofiino,  effendofi  per  ciò  raccol- 
ta buona  fomma  di  denari ,  non  ne  feguì  l' effetto  ,  non  trouandofi  chi  far  fé  ne 
volelfecapo.eprenderfene  l'aflUnto.  Furipoltoil  fuo  cadauero  nella  Sepol- 
tura 


turaauita  della  Famiglia  Cartacei  nelle  RR.  Suore  di  S.  Maria  Maddaleni_ij 
•  e  nella  Cappella  de'Signori  Cafali  in  S.  Domenico  >  in  luogo  remoco  ,  ed  ofcu- 
ro,con  carattere  minuto  fcolpito  in  picciolo, e  fofco  aiarmo  malamente  fi 
leggo  : 

D.        O,        M.        S. 

ET  MEMORIA  LVDOVICr  CARRACCII 

PICrORIS    CELEBERRIMI 

AVGVSTINI   ET   ANNIBaLIS   EADEM    IN 

ARTE  PERITISSIMORVM  PATRVELIS 

evi  PRiECLARA    MONIMENTA   ET    ILLVSTRES 

PENNICILLO  VIRI  QVI  EX  IPSIVS  DISCIPLINA 

PRODIERE  FAMAM  SVMMA  CVM  LAVDE 

TRIBVERVNT 

OBIIT  COELEBS  IN  PERIODO  ANNI  ^TATIS  SV;£ 

CLIMACTERICI 

IDIBVS  DECEMBRiS  MDCXIX 

VIR  CANDORE  ANIMI  MODESTIA  PIETATE 

CONSPICVVS 

PAVLVS  CARRATIVS  LVD.  FRATRI    OPT.  M.  P. 

CASALI!  VIRTVTIS  ET  AmORIS  ERGO 

LOCVM  CONCESSERE. 

Qnefta  fu  r angufla  ifcrizionc all' augufto  merito  di  Lodoiiiconon  fo!o,ma 
di  Agolhno,  e  di  Annibale,  quali  fé  con  tal  occafione  non  trouauano  entro  sì 
breue  fito  sì  fcarfa  anco  menzione  del  lor  valore  >  come  abbiamo  a  dolerci  di 
refiarpriui  de' loro  onorati  cadaueri ,  così  vergognarci  doueuamo  nei  cercaria 
damo  in  qualche  lapide  il  lor  nome  :  Ma  fé  fcarfeggiano  i  marmi  >  fopr^bbon- 
dano  i  fogli ,  e  mentre  ripofano  gli  (calpelli,  s' aftancano  le  penne  in  tramandar- 
ne elogii  ben  degni  alla  pofterita  :  ecco  ciò  che  ne  fcriua  l'erudito  Machati; 
tAuttenm  poi  alla  Tittura  di  declinare  inmodo  da  quel  colmo,  oh  era  pemenuta ,  che 
fé  non  farebbe  caduta  di  nuouo  nelle  tenebre  ofcure  delia  barbarie  di  prima,  ft  rendeux 
almeno  in  modo  alterata ,  e  corrotta  ,  efmoirita  la  vera  via ,  che  fi  perdcua  qua(t  affat- 
to il  conofcimento  del  buono ,  eforgeuano  naiue  ,  e  dtuerfe  maniere  lontane  dal  vero  >  e 
dal  veriftmile ,  e  più  appoggiate  all'  apparcn^  ,  che  allafosìanT^a  >  contentandofi  ^ar- 
tefici di  pafcer  gì'  occhi  del  popolo  con  la  vaghe^:(a  de  colori ,  e  con  gì'  addobbi  delle  ve- 
Sìimenta ,  e  valendoft  di  cofe  di  qua  ,  e  di  là  Leuate  con  poucrtà  di  contorni ,  e  di  rado  bene 
infteme  congionte  ,  e  chi  per  altri  notabili  errori  vagando ,  ft  allontanauano  m  fommz^ 
largamente  dalla  buona  flrada ,  che  ali  ottimo  ne  conduce. 

Ma  mentre  m  tal  modo  s  infettaua  (  per  così  dire  )  di  tante  herefte  dell'  arte  ,  queU.l 
bella  profe(fione ,  ejìaua  in  pencolo  di  fmarrirfi  affatto ,  (i  videro  nella  Città  di  B  ìlogn:t 
{ergere  tré  fosgeni  ft  quali  ejfendoftrettamente  congionti  di  fangue ,  furono  tra  loro  n^n 

Lil  me- 


45©  PARTE     r  E  Z  Z  A 

meno  concordi  ,&vnìti  col  proponimento  di  abbracciare  ogni  jludio,  e  fatica , per  giù* 
gnere  alla  maggior  perfcttion  dell'  arte. 

Furon  quelli  Loiouico ,  .Agojìino ,  &  Annibale  Carracci  Bologne/i  ,  de' quali  il  pri- 
mo era  cugino  de  gì  altri  due  ,  eh  erano  fratelli  carnali ,  e  come  che  quegli  fojfe  maggiO' 
re  di  età  ,fn  anche  il  primo  >  che  fi  diede  alla  profefsione  della  "Pittura ,  e  da  lui  riceuC' 
rono  gli  altri  due  t  primi  ammaeftramciiti  dell'  arte  ;  e  perche  tutti  tré  erano  felicemente 
dotati  di  quel  dono  di  naturale  habilità,  che  tanto  à  queft'  arte  ajiai  difficile  fi  richiede» 
benpieHojìauuidero,checonueniuariparare  al  cadente  fiato  di  effa  perla  corruttione 
fopradetta  &c. 

Afcolciamoil  Baglione,  che  riflettendo  alle  opre  da  effi intagliate,  e  con 
parzialità  non  vfata  con  altri.fcriuendo  due  volte  le  vite  loro,  e  come  di  Pittori, 
e  come  d' Intagliatori:  perche  Agojìino  coinè  valfe  nella  pittura,  così  preualcndo  ntlV 
intaglio ,  efur^a  (  foggionge  )  e'  bora  tra  gì' intagliatori  il  riponga,  &  ti  ripetere  del' 
le  Jue  lodi ,  fia  gloria  della  virtù  ;  ntl  principio  così  s'introduce  :  Scrinano  gì'  .4 at- 
tori ,  che  la  Fenice ,  di  vaghi  colori  vagamente  afperfa ,  doppo  il  corfo  di  molli  anni ,  che 
fogliano  menomar  la  bellcT^ ,  e  distrugger  la  vita  ,fuole  rauumarft  à  far  pompa  rarif- 
ftma  d' immortali  vaghe:^  ;  ciò  à  noi  mfin  bora  non  è  adiuenuto  di  mirare  ,e  ai  godere. 
Bene  vero  ,  che  la  pittura  la  quale  col  di/egno,  e  col  colorito/otto  Michelagnolo ,  e  I{af- 
faetlo  ,  era  nata,  parea  fatta  languida,  e  dal  tempo  in  parte  efjer  fiata  abbattuta  quando 
ceco  doppo  gran  giro  ft  è  alla  jine  veduta  ,per  gloria  del  nojìro  fecola  ne'  Carracci  felice- 
mente rinouata  &c. 

Lo  Scandii  che  nel  cap.  28.  del  Tuo  Microcofmo ,  oue  trattar  prometto: 
Dell  opre  di  rara ,  &  infolita  belleT^a ,  che  gli  ecccllentifsimi  Carr^ci  Vittori  Bolognefi 
hanno  lafciato  per  ogni  parte  d'Italia ,  ed  m  particolare  nella  Lontbardta  ,  come  nella 
Città  di  l{oma ,  per  chiari  contrafegru  della  loro  virtù. ,  cosi  principia  anch'  ei^li  che: 
THentre  nella  [cuoia  di  Lombardia ,  &  in  ogni  altra  dell  Italia  ,  ed  anco  dell'  ì^niuerfa 
tutto ,  doppo i  primi  capi ,  tmaggiori  fopracitati  niaellrt  fuccedea  del  continuo  varia  ,  e 
maifempre  mancante  lanobilijsima  profcjsiane  del  dipingere  fi  vile  rinafcere  nella  Città 
di  B'iogna,  vera  madre  de  gli  lindi,  ed  ogni  virtù ,  col  me-^o  del  talento  induSìriof»  de" 
gli  (ìudiofì/simi  Carracci  à  gran  fegno  di  per fettione  la  bella  "Pitturi  :  im perei 01  Ix  eglino 
dotati  di  fpirito  grande ,  e  diihaordinano  talento ,  formarono  dall'  offeruatione  della  fe- 
conda ,  e  tcr':^^ /cuoia  in  particolare  vna  detcrminata  maniera ,  cosi  pratttca ,  vmuerfa- 
le  if ufficiente  delicata ,  e  vera  cJr. 

Hora  (e  per  detto  di  queltj,  anzi  per  comun  confer>fo,  l' Arce  debilirara  affit- 
to e  caduca,  peredì  più  vjgorofa  rilorfi;  ,ciii  più  ardirà  di  chun^are  dimmu-o 
troppo  il  DulcinijChe  admnabdiillo  Carracciorum  Triumuirato  lapfantt  picìurin fuf- 
fe&os  Hercules  nomminàoìi  «Ipendi  tante  pagine  della  elegante  fua  Itoria,  in-» 
dcrcriuereencon:vi3li:icam(.nce  l'opre  eh.  di  Lodoiiico  polledeua  ?  Chimcon- 
ììderato  il  Mancini ,  quando  nel  fuo  Difcorfodi  Tittura  »dt:!le  quattro  fcuole ,  al- 
le quah  riduil'e  ilfecoio  moderno, /a pc;w.z( fende  ) diremo efkr quella dt'Carr ae- 
di Cma'Iuoi  Veneti  pncoaoioreuoieil  Gigli  .noninaidieiiì  ,coine  de'noitri 
nella  fua  "Pittura  Trionfante  fiiuigliarmvacc  ca.icaiido  : 


WDOV.  AGOST.  ET  Afmw.  CARPACCI     4  5 1 

^Itri  tré  yeggto  nel  medefmo  loca  « 

£  di  coflei  chiari fsimì  fplendori  ; 

Scoprili  là  da  feria  *  e  non  da  gioco  : 

O  chi  fi  a  mai  eh'  à  lo  fuo  par  ft  glori  f 

Meglio  è  tacer  dt  tai ,  che  dirne  poco  » 

SÌ  degni  fon  di  fempiterm  onori , 

Dunque  i  Cartacei  jon  quegli  j  eh'  io  fcrÌM 

Annibale  >  Agoiìmo ,  e  Lodouico  ? 
Ciò  mi  diceua  >  &  i9  li  rmiraua. 

Com'  altri  fuol  mirar  non  mortai  cofa. 

Già  che  ci  afe  uno  ancor  livenerauat 

E  faceuali  jirada  fpatiofa  i&cì 
Chi  parziale  troppo  della  noltra  fcuola  l'Angeloni ,  che  neirerudica  fua  Sto- 
ria Aiigulta  nella  medaglia  d'Antonino  Caracalla ,  lodando  il  Mufeo  del  Duca 
Sanefio ,  maliìmam  .ntc  per  le  numerofe  pitture  di  Annibal  Cairacci  Bologne  fé ,  fog- 
gionije  ;  che  co  duoiftatellt  Ludouico ,  &  >Agofiino ,  él  nepotc  y4.ntomo  auuiuarono  il 
buon  modo  del  dipingere  ? 

Chi  troppo  accurato  rintelligentiflìmo  ,e  mio  gentiiiflìmo  Sig.du  Piles,  che 
nelle  fuc  dotte  ofleruj^ioni  foura  l'Arte  delia  Pittura  .  sì  elegantemente  in  ri- 
ftretto  cantata  dal  Sig.  Du  Frefnoy ,  tante  volte  efemplifica  gli  fuoi  precetti  ne' 
Carracci,  come  allora  eh"  efortando  i  Pittori  andar  prouiftì  d'vn  libretto,  per 
notarui  all'  occorrenze  tutto  ciò  che  alla  giornata  f\  para  loro  dauanti  :  Gomme 
ont  fait,  dice  ,  Titien,  &  les  Caraches  ;  foggionge  ,  auerne  veduto  quantità 
di  querte  memorie  fatte  (u'  foglietti  da  quelti  grand'  huomini  preffo  a*  Dilet- 
tanti di  Pittura  ;  e  come  allora  eh'  efemplificando  la  quiete  tanto  amica  a'  Pit- 
tori ,  e  in  confeguenza  fconfigliando  loro  1'  ammogliarfì  per  le  cure  dimeftichc 
troppo  pefanti  a  chi  opera,  l' oflerua  ne'trè primi  Mielìti,{[^afaelle,Michel'^nge' 
lo ,  e  Carracci ,  e  fimili  ? 

Chi  troppo  ardito  vkimamente  il  Girupeno  nel  proferire  non  folo  in  faccia 
allo  (leffo  anche  Geoiodi  Rafaelle  r  Gran  fcuola  per  certo  efier  quella  de' Carracci, 
dalla  quale  ne  fono  fcat  uriti  qua  fi  da  mare  difapten^i  fi  buon  numero  di  fiumi  impareg- 
giabilitn  quefiaprofefstone  r  mineìcon{e(iìKe,lìntìdo  anche  in  Roma  lui  bel  prin- 
cipio tanto  applicato  al  fuo  Sanzio,  non  auer  potuto:  non  commctarft  ad  imbeuere 
del  latte  Carracceico,^nma.  anch  che  configliato  vernile  dail  iiteflo  Gemo  di  Raf« 
fa .  iU'.trà più  moderni  appigliarfi  à  Carracci ,efuoifeguaci,  quali  effendo  riu/citi  al  Mon^ 
do  di  fìraordinaria  amiratione  ,hauettano  ad  effère  la  lua  vera  mira ,  e  berf aglio  ? 

Chi  inconfiderato  ilSig.diMonconii ,  quando  diflc  raumfare  nel  Diluuiodel 
Rubens  prefio  il  Duca  di  Safìonia  in  Drefda ,  ilgufio  de' Carracci  ? 
.  Se  trattiam  di  Annibale  a  parte ,  olcre  ciò  che  nel  canto  quinto  del  fuo  gran 
Poema  di  lui  forfè intefe il  Marmi;  ciò  ch'elprelfamente  ne  fcrilTe  nella  par- 
te feconda  delle  fue  rime  Lelio  Guidiccioni,  e  l' ArchidiaconoSauaro  diMi* 
letonellafuaftotia£gidiaaa;Oclanciò  che  ne  cahtaèMonsù  Mi^nard  fotto 

Lll     »  le 


4;2  PARTE     T  E  Ti  Z  A 

le  da  lui  fi  egreggiameiìce  tagliate  pittare  del  Cametiao  Farasfe  : 
Inie  mortet  Diuini  operis  Canatius  author  « 
ItaU  etti  tellus  ì>ix  tulit  arte  fttrem . 
E  il  dotto  Bellori  prelTo  ilBaglione  : 

AMmira ,  de  '  Carracci  alteri  fregi. 
Quel  di  Natura  emulator  fublirae  * 
Mumbai,  che  ne  l'opre 
Sembian:[e  eterne,  idee  celefli  e/prime  ; 
Che  mentre  arte  di/copre 
Sovrana ,  e  al  Mondo  fola» 
Tutti  à  le  Gratie  inuola 
Ci'  honor ,  le  glorie,  le  vaghe7;7^e,  t  ì  fregi; 
E'I  fuo  gran  nome  bor  vola 
(  I{efa  Cartago  vmile , 
E  Bologna  immortai) da  Satiro à  Thile, 

jQ  Macini  nella  fua  Gakria  : 

Herodiade  con  la  Tefla  di  S,  Ciò.  Battifla, 

O    Tragedia  funefla  > 
Come  tronca,  &  efangue 
Fa  del  buon  Trecurfor  la  /aera  Teflg 
I  bianchi  Uni  roffeggiar  di  /angue  1 
^hi  pompo/e  ne  van  di  cibi  tali 
Sol  le  menfe  fecali, 
ìion  è  credilo  à  mt.  Donna  nefanda  » 
Da  defco  pouercl  fimil  piuanda  . 

LO     STESSO. 

In  morte  d'Jlnnibal  Carracci» 

t 

CHidiè  l'eficre  alnulla. 
Ecco  che  in  nulla  è  fciolto . 
Chi  le  tele  animò  fen'^  alma  giace . 
»4/  gran  Tittor,  che  por/e 
Spefio  à  i  morti  color  fenfo  viauce  , 
"Morte  ogni  fenfo,  ogni  colore  bà  tolto» 
Ben  tu  faprefìi  bor  forfè 
Farne  un'altro,  Natura,  eguale  à  ^uelh) 
Se  baueJH  il  tuo  Pennello  » 

Pfinal- 


LODOV,  AGOST,  ET  A^WS.  CATfRACCL     45  j 

E  fiiultnentc  il  fuo  Monfig.  Agucchi ,  che  in  vna  delle  Tue  Teicento  lettere-»» 
fotto  li  4.  Luglio  1 007.  di  Roma  così  ferine  :  W.  ^tmibale  Carracci  ha  finalmente 
aHum':^to Jefleffo  nel liiioriero  del  quadro  eh"  egli  ha  fatto  al  Sig.  Cardivale,  il  quale 
benché  jtti  folto  in  vn  Cielo  copiofij]imo  di  lumi,non  perciò  perde  mente  del  propriofplen- 
Aore  ;  ne  riluce  meno  de  gli  jlngeli,  &  arcangeli  B^ajfelli ,  e  Micheli ,  che  gli  flanno  in 
faccia,  ne  riportò  vm  collana  di  valore  di  ^oo.  feudi ,  &  che  più  importa  molta  lode,  e 
riputatione  >  che  non  le  potrà  effer  tolta ,  fé  ben  mancaffe  la  collana  &c. 

Se  di  Lodouico  poi ,  oltre  quello  ne  dilTe  il  Rinaldi  nel  fecondo  volume  delle 
fue  lettere  >  e  ne  compofeil  Bruni  nell  'Aglaia,notifi  come  in  lui  fi  faccia  forte 
il  finto  Co.  Andrea  dell'  Arca  nella  fua  Efiamina  contro  il  Co.Lodouico  Tefaiiro> 
portandogli  in  faccia., zcciò:  con  l'occhio  proprio  veda  tutta  quella  faaolofa  hiflorit 
efpreffa  al  vim ,  con  tutte  le  fue  circafìanT^ ,  il  foglio ,  oue  molto  prima  ,  congrandiffimn 
giuditio  j  &  molta  eruditionefù  da  Lodouico  Carracci,  Vittore  emmentijfimo,  &  verfa- 
tiffmo  nelle  fauole  ,&  hifione  antiche,  col  felice  (ilio  deftgnata  &c. 

Quanto  nelle  fue  lettere  tante  volte  lo  lodi  Monfig.  Agucchi;  e  celebrando 
particolarmente  vna  Tua  S.Caterina  fattagli  fare  da  lui  in  Bologna ,  gli  fcnua  di 
Roma  li  3.  d'Aprile  lóoi.ll  quadro  della  Santa ejferglt  gionto  in  que' giorni  Santi  &c. 
infoflanT^  la  pittura  ejfer  belli ffima,e  molto  più  al  parere  de  gì'  intendenti  dell'  arte:  pia- 
cergli che  nell 'hauere  del  grande  >  e  qua  fi  del  virile  ,  moHra  lofpirito  onde  fu  dotata  Ix 
'  Santa  ;  &  nell  '  effer  in  atto  contemplatiuo ,  e  di  folleuationc  di  mente ,  non  folo  render 
la  belle^xfuori  d' ogni  fofpi':^one  di  lafciuia,  ma  rapprefentarla  diuota,  &  egualmente 
fura ,  efcmplice ,  ne  la/emplice  purità  togliere,  ma  accrefccre  la  bellczp^. 

£  forco  li  17.  dello  Iteflo:  il  quadro  riufcirgti  ogni  giorno  più  bello , né  la  confue- 
Indine  di  mirarlo  di  continuo  farglielo  par  ere  menriguardeuole,  effetto  proprio  delle  cofe 
rare  :  che  fìimaua  bene ,  che  in  luogo  del  maeflro  nifluma  mano  potefìe  ritoccai  lo  conue- 
liientemente  doue  egli  è  rimaflo  alquanto  cjfejo ,  che  quella  del  Sig.  Annibale,  ne  haur eb- 
be fatto  altrimenti ,  e  che  l'attende  con  defidcrio  ,fe  bene  gli  vien  detto  ichefia  per  venir 
feco  l  '  ifieffo  Sig.  Lodouico  &c. 

t  finalmente  celebri  in  tal  guifa  nella  Tua  Galeria  il  Marini  : 

Salmace,  &  Hermafìodito  di  Lodouico  Carracci. 
I  come  di  Salmace 

Haueano  in  fé  l'  acque  tranquille ,  e  chiarf 
Virtù  d' inamarare ; 
Così  per  l'  arte  tua  la  lor  fembian^t 
CAl\B^ACCl ,  ha  in  te  pojfan:^ 
Di  far  marauigliare . 

TUà  non  fi  sa  qual  perde ,  ò  qual  '  auetn^ 
Jl  mirac  il  d  '  Amore , 
O'  quel  de  lo  flupore  ; 

QueUt  in  vn  corpo  fol  congionfe  dui  j  \"' 

Q^efio  dimde  da  fé  fielfo  altrui . 

E*4rian- 


S 


454  P  A  7tT  B     T  E  ^  Z  A 

E  arianna  di  Lodouico  Carracci , 


D 


jE/  tuo  Tefeo  ti  lagni» 
Ma  piangente  non  piagni 
Fanciulla  addolorata,  e  fojpirofa, 
lion  però  lagrtmofa . 
1  pur  vegg'io  que' begli  occhi  foaui 
Di  perle  ìmmidi ,  e  graui  : 
Terche  dunque  non  bagni 
De  le  lagrime  belle  il  meflo  >ifo  ? 
O  di  faggio  Vittor  ben  fano  auifo . 
lion  pianger  nò ,  che  da  cadenti  humori 
Foran  guafti  i  colori . 
Se  finalmente  di  Altogino ,  oltre  il  Sonetto  nelle  rime  de!  Rinaldi ,  duo'  braui 
Pircori ,  e  Scrittori  infieme  vollero  celebrarlo,  il  Campi  nella  lua  Storia  di  Cre- 
mona, &  il  Ridolfi  nelle  fue  vite  de' Pittori,  confeffando  il  primo  nella  vita  di 
Paolo  Veroncfc  :  che  aca  ebbero  anco  molto  il  di  lui  nome  le  numerofe  inuentioni  date 
alle  ftampe  dal  Carracci  &c.  &  il  fecondo,  quanto  la  fualltcna  illultralk  col  ta- 
glio ,  con  quelte  parole  aggionte  in  fine  dell'  opra  :  Rjcercauala  virtù  di  >4go}li- 
no Carracci  Bologneje ,  eh' ione  faccffi  metnoriain  altro  luogo; nondimeno  poiché  per 
tnauertcn':^a  non  mi  è  tenuto  fatto ,  io  non  >ò  tacere  quiui ,  che  tutti  i  ritratti ,  &•  il  difc 
gno  del  Carroccio  fono  flati  intagliati  in  rame  dal  detto  Carracci,  ti  quale  è  à  noflri  tempi 
rarifjimo  in  qnefla  profeffione. 

E  d  vn  fuo  Poiifemo  con  Galatea  così  cantando  nella  fua  Galeria  rillelTo  Ci- 
gno Fattene  pco; 

ESfalaua  tn  fofpir  l' a/pro  tormento 
Moìigibello  animato  ,  Ifola  viua , 
Tolifcmo  il  feroce ,  e  in  su  la  riua 
^  la  grand  '  ombra  lua  pafcea  l  '  armento  ; 
Quando  temendo  il  ^ero  lume  ardente 
^  la  Ni«/4  crudele ,  e  fuggitiua , 
Quella,  che  il  gran  Carracci  coloriua, 
yide  apparir  foura  il  tranquillo  argento  • 
Onde  da  doppio  foco  accejo  ti  petto , 
Diffe  alternando  à  le  fembians^e  fue , 
Qi^tnci ,  e  quindi  corifit/o  il  -pago  affetto  : 
Deh  ccffa  ^mor  le  merauiglie  tue  t 

Toiche  s'occhi  non  ho  per  vn' oggetto  $ 
Cam'  efkr  può  eh  '  io  ne  foflenga  due  ? 
Quello  è  tió  che  de' tré  Carracci  rat  cogliere  fi  è  potuto,  e  porre  allìemper 
hora  >tcllando  molte  altre  particolarità  i  che  per  non  rompere  il  filo  della  lor 

vita 


LOPOK.  AUOST,  tr  ATSLTitB,  CAKK  ACCA      4  5  5 

vita  e  fucceflì ,  qui  fi  fon  riferuate  in  vltimo,  oue  della  loro  nafcita ,  e  cortami 
de'  loro  particolari  genii ,  e  taleiici ,  de'  ftudiijcd  eferzii  fi  farà  mentioiic  ;  i  gra-. 
ui  detti,  gli  arguti  mocci  j  le  fpiritofe  parcice  firegiftreramio,  e  per  qualcuna^ 
delle  tralalciate  pitture  ancor  priuate  (  effendo  impedìbile  dir  di  cucce  >  mutan» 
do  elleno  particolarmente  ogni  giorno  luogo  >  e  padrone»  onde  inutili  perciò  io 
vegga  ruifcjci  tanti  miei  viaggi  >  e  fatiche)  fi  farà  vn  poco  di  accidentale  traf- 
corfa_i . 

E  prima  quanto  alla  loro  nafcita,  rimuouer  R  dcue  ,e  sbarbicare  affatto 
quella  opinione  erronea  j  che  tanto  ardifcc  d'auanzarfi;  che  nati  fieno  li  tre 
CatracciaCremona.e  di  là,  anche  bambini,  entro  le  cefte  a  noi  flati  fommeg- 
giati;òalmeno/ò/?ero  fdice  il  Baglione  nella  loro  vira)  jfg//«o/<  di  due  fratelli. 
Sarti  da  Cremona  ,  honorati,  e  da  bene ,  che  in  Bologna  andarono  à  flatitiare ,  percolmar^ 
la  gloria  di  quella  fzmofa  Città.  Vediam  perciò  the  lume  ce  ne  dia  il  fudetco  Cam- 
pi nella  fua  Scoria  ;  e  certo  che  lodando  Agoftino  de' tagli  che  per  entro  di 
fuamano  fparfì  vi  fono, non paefanofuo, non  Cremonefe,  ma  Bolognefe  a_» 
lettere  rotonde  il  nomina  :  che  fé  ciò  fcriuer'  egli  in  riguardo  alla  Cittadinanza 
acquiftataui  per  lunga  coabitazione  ,  oltre  non  vno  ma  più  decennii  mi  fì  vorri 
rifpondere ,  ricorreremo  alle  fedi  Battifmali  della  nollra  Cacedrale ,  e  vi  troue- 
renio  fotto  il 

1555.  die  19.  ^prilis, 

LudouicHS  f.  yincentii  de  Mediolano  Becarii  Cap.  S.Lucia  bapt.  die quofupra  Camp, 
ìoannes  Buptifla  Taganellus,&  Frana fcus  untomi LocateUi. 

!$•)-/.  die  1 6.  ^uguftt. 

^Augtijiinus  f.  Antonii  Carra:^i  bapt.  tiie  quo  jupia  Comp^'Bernardmus  de  Cuppinis» 
&  Mag.  Ìoannes  de  Mattiuciis. 

15^0.  die  5.  Nouembris  . 

sAnnibal  f,  ^ntonii  Carra'::^^  bapt.  die  quo  fupra  Camp,  Tilag.  loawwsde  Mattiuciis 
&  TiJag.  Bcrnardinusde  t  uppin^s. 

Prenderemo ,  le  più  vi  Uva ,  quel  pò  di  ftraccio  di  libro ,  che  a  pena  anco  fi 
tiene  della  Compagnia  deTitcon,  e  {cttolÌ2j.di  Marzo  1578.  tronarcmola 
petizione  che  fa  Lodouico ,  d'  efTer  al  numero  di  quella  aggregato ,  oftcrcndofi 
a  farle  proue  della  Cittadiiunza  propria,  e  paterna  ,  fecondo  la  forma  de' Sta- 
tuti j  the  maiidandonii  qu:;fìa  a  tre  Teftimonii,che  fopra  di  ciò  indulTe  per  gli 
Acci  dell  '  Holtefani  Notaro  della  Compag'iia ,  trouaremo  concludentemente 
per  eilì,  haucr'  egh  prouato  non  folo  la  propria  >  e  la  paterna ,  ma  l' auita  anche 
origine . 

Salirem  full' Archiuio  pubblico  della  Citta  ,  e  facendoci  mofirarc  fotto  l'An- 
no 1 507.  vn  libro  fegnato  Intera  F.  trouaremo  che  Un  di  qucll*  Anno ,  il  dì  pri- 
mo di  Febraio ,  vn  Maellro  Antonio  de'  Carracci  fattore  ,  non  quello  the  fu  il 
Padre  di  Agoihno,  e  di  Annibale,  ma  quel  che  fu  il  padre  deh' auo  ,  e  perciò 
l'abauo  loro,  habitante  in  Bologna  focco  la  Parocthia  diS.  Giolcflo,  vtnde^ 
va  luogo  di  dodici  tornacute  nei  Comune  dell' Arcoueggio  ad  vnDomenito 

Doz- 


45&  P   A  K  T  E,     T  E  K  Z  A 

DorzaLardarolO}  facendo  acconfentire  vn  Gio.  Maria  fuo  figlio  (che  fu  poi 
padre  di  queir  Antonio  iuniore  ,  dal  quale  nacquero  Agoftino ,  &  Annibale  )  & 
vnLodouico  parimente  fuo  figliuoio(che  fiìpoi  padre  di  quel  Vincenzo,dal  qua- 
le nacque  ilnoftro  Lodouico. 

Nacquero  dunque  in  Bologna  non  folo  Elfi ,  non  folo  i  Padri,  non  folo  gli 
Aui,  ma  l'Abauo  anche  loro  >  per  non  dir  l'ActauOi  del  quale  poi)  per  il  con- 
fronto del  fopracitato  inftromento,  aurei  qualche  difficoltà  ch'eflerpotefle, 
e  certo  efler  non  può,  quel  Giouanni  fino  del  1^64.  come  il  tutto  dall  Arbore* 
che  qui  fegue  di  rincontro ,  dilegnato  per  mano  propria  di  Agoitino,  e  fedeliP* 
fìmamencc  fatto  ricopiare  e  tagliare ,  come  fi  vede,  trouandofi  preflb  di  noi 
l'origi  naie  >  del  quale  iìmilmente  fni  fsuorico  dal  Sig.  Ancon  Maria  loro  nipote 
exfratre,  -        -  .  -, 


iQuancQ 


Taolo 


Gioua.n  ' 


ò 


ant?   }À^{AffoffinoYGwiidn\J  ■^i^<i"c 


aiit. 


lAimìhcile] 


Antonio 


Cdrlo 


Giù  elio] 


f&ioucin 
mei  ri  et 


mcirid 


l^i 


~         •'  '  >    ,^  ^^.'— :s*s=?s,<  '    ^^|^^^V.rwW«d  (culi, 

^.ArSórsde   Cdrracci    ^^^^^^p-^-^^^^ -- 


tODOr,  AGOST.  ET  A'm^I'B.CAT^tACCI,    459 

Quanto  alla  perfona  loro,  non  furono  li  Carracci  grandi,  né  piccioli,  ma 
d'ordinaria  flatura  :  più  cofto  che  bclli,brucci,non  però  difformi,non  cagioneuo" 
li,non  difectofì:acquiftò  tuctauia  Lodou.co  con  l'ecà  vn  cerco  afpetto  graue,e  de" 
corofojper  efler  mailìme  ei  iolo  bianco  di  carnagione,  e  roflb  in  faccia  :  graffo  e 
grofìb,  onde  vcikndopoi  nobilinentf,e  perlo  pai  di  fecajcon  cappotco  fodera- 
to dì  ceruicril'inuenio.accompagnatopoifcmpre  daniimerofa  turba  di  ftolari, 
compariuacome  vn  Principe.  Prim'anthe  di  Guido  alzò  i  prezzi,  ed  infegnom 
Vienne  d  chi  dopod:  lui  venne  il  farfi  ben  pagare,  come  perciò  (ì  vede  ,elTeifene 
,flggrauato  con  Moiifig.  Ratta  in  quella  lettera  i!  Sig.  Pomp.oVizzani,  paren- 
dogli vn' eforb^tanza  la  dimanda  de' dugento feudi  perla tauola in S.Pjcrmar- 
tire  ,eauendoneauuco  cento  ventinone  di  quella  di  S.Chriltina  fatta  del  1597. 
cento  ottanta  quattro  e  mezzo  di  quella  di  S.  Gio.  Eattilla  dipinta  dei  i5oo. 
e  della  fola  Nonziataafrefconella  nodra  Catedrale  de)  16 18.  centocinquan- 
ta; là  doue  non  più  di  cinquanta  del  1594.  la  tremenda  del  S.Gacinro  in  S.Dq- 
tnenicoeracodata  a' Signori  Turini.  i^ui  J.c' duo' Cugini  feppe  farli  rifpettare, 
e  cominciò  a  grandeggiarla,  pretendendo  che  al  pan  della  virtù  non  meno,  che 
de  gl'anni,  edell' vfoIìeflb,crefcete  fé  gli  doueileroi  titoli,  e  invece  del  Mif- 
fere  fentirfi  dar  del  Signore ,  e  cangiar  il  Magiurico  in  vn'  Illuiire ,  apertam  :ntc 
dichiarandofene  col  Canonico  Dolcini,  ed  acremente  neilvìtimo  con  luido-?" 
Icndofi  che  M">n(ìg.  Agucchi  ,  tanro  da  lui  onorato  fempre  e  feruito  ,  m  ciò  non 
auuertirelo  mortificatie;  iichedi  quei  Prelato  giongelie  al  Canonico  quella_j 
rifpofta  : 

Ho  trattatoli  S'tg.  Ludonìco  intorno  al  titolo ,  come  ho  vfato  di  fare  /'  altre  volte ,  non 
efiendofcgHitadall  bora  in  qua  nella  fua,  ò  nella  mia  condtlione  a'cwia  mutatiun'di 
momento  ,  e  quando  io  cominctai  à  fcriucrgli  feguij  l  efkmpio  d  altri  y  the  face  taio il 
medeltmo ,  e  credo  che  fo(lero  i  più  per  non  dir  tutti  :  nel  rimanente  (jurflt  è  vna  ma^rriat 
che  oggi  non  ha  altra  regola  che  l'altrui  arbitrio ,  e  l'effempto  e  fallaci:  mifur.vore  del  con 
flume  [e  non  è  fondato  f oprai  r>niiierfale  ;  perche  ho  veduto  dabuomi/iipo  inellamede- 
ma  dignità  darCt  all'  iflelìa  perfona  l  vno  dell  illuiìre  ,e  l  altro  del  mollo  Illulìre  ,  &•  al- 
tri fin  dell'  Illulìrijfimo  {econdo  i  pareri  t  gì  alJTtti,  eirifpettiloro  :  ond'n)  fiatante  va- 
rietà feguo  nel  più  le  forme  vfatc  prima  .  mentre  non  accada  mutxtioii  di  [lato  nelle  per  ' 
fone  à  cui  fermo ,  e  finalmente  u  pongo  così  poco  la  mente  àfìmil [oggetto ,  che  à  niun'al  • 
troio  penfomeno.  e  quanto  al  Sig.  Ludouico  10  l  ho [empre ilimato ,  e  (iimì  >  evdon- 
tiert  l' honorerò  non  fola  col  titolo  d'iltullre,  -ma  anche  con  qncllo  del  molto  Illujire  , 
fé  non  [ara  contento  del  primo,  e  quia  (^,  S.  bacio  affcttuofamente  Umano.  Di  l{_uma 
li  19.  di  Maggio  1Ó18. 

Non  è  peio ,  ch'egli  poi  non  moflralfe  fempre  con  tutti  vn  trattar  dolce  ,  vn 
parlar  grane ,  e  ben'  ordinato ,  e  nella  fcuola  fentenziofo  anche  taluolta  ,  e  fem- 
pre (cieiiiilìco.  Inlegnaua  con  amore,  correggeua con  carità,  fenza  rifparmio, 
fenza  doppiezze,  tutto  affetto,  tutto  cuore.  Annibale  per  contrario  poco 
prezzante  fé  (teflb ,  poco  pulito ,  veflma  alia  peggio  ;  col  colar  torto  ,  col  ca- 
pello a  quaccr' acque ,  oianteiio  mal  raileccato ,  barba  rabuffata  ;  quale  appun  - 

Mmm    a  '"^  co     ' 


4(fo  PAJiTETEnZA 

co  fi  vede  fuori  alla  (lampa,  non  gii  quale  l'abbiam  noiquiprepofto;  valen- 
doci d\n  aJtro  alquanto  più  lindo  >  più  decorofo ,  e  pi»ì  fiero  »  e  quale  infomina 
(ìè  auiuodi  Roma  jnecà  pidauanzata.  Sempre  attratto  egli,  Tempre  folica- 
lio.pareuavn'homaccio  all' antica,  VII  Filofotb;  cagione  poiché  nonvcniiTc 
Ai  nato  al  pari  della  fua  virtù,  non  conofciuto  per  quello  ch'egli  era,  comcj^ 
auuenn' anche  allo  Schiauone  per  veltir  malamenre,  e  non  pre7z3rfi;efl"cndo 
pur  troppo  i!  vero ,  come  nella  vita  di  quelli  dille  il  Ridoltì  :  che  la.  Tittura  s'af- 
fomiglia  ai  vna  nobile  don:^dla ,  che  fé  fi  accoppia  ad  vn  ^è ,  ditdene  fuegina ,  [e  ad  vn 
plebeo  ft  manta ,  dinenta  vile  .  Vn  difcorfo  puro ,  e  rifoluco  era  il  Tuo  :  poche  pa- 
role, ma  lode  e  calzanti  :  fenza  ranti  rifpetri ,  e  fenza  cerimonie ,  per  non  dir 
creanze  ,  affezionato  folo  a  gente  baffa,  amico  folode'feguaci  di  fua  fcuola:  ti- 
mido co'P.:drorji ,  e  co" Grandi ,  co  quali  però  non  folleneua  il  concetco ,  e  per- 
deua  ilcr;dino,argomentan'io(T  per  lo  più  da  eiJichetaiitopofloi50,IO  fpirito 
dalla  arditezza .  Vedendo  il  fratello  trattar  fpefl'o  con  n)aggiori  di  fé  ftcllo ,  ò 
per  nafcita  ,  ò  per  virtù ,  ò  per  autorità ,  moftraua  oftenderfene  ;  il  parche  ebbe 
ardire  vn  giorno ,  che  in  mezzo  a  Virtuofi,  e  Cortiggiani  la  batteua ,  e  grandeg- 
giaua ,  fargli  di  U  a  poco  prefentare  in  prefenza  di  que'  Signori  vna  lettera,  chcj 
aperta,  e  fcoperta  ederella  vn  difcgno,  fece  vederfi  ben  tolto  all' affollata  cu* 
riofità  di  elH  tutti  in  fen  bianza  di  Antonio  lor  Padre ,  che  co'  gli  occhiali  al  na- 
fo,  in  prefenza  della  lor  Madre  con  le  forHci  alla  mano,  infilzaua  l'ago;  come 
ehe  con  quello  tacitamente  ilvolcffe  pungere,  raccordandogli  in  talguifadi 
chi  folle  h:^liuolo.  Incontrando  per  Roma  il  Cardinal  Farnele,  fugginalepo- 
tcua,  e  fé  nò,  fermando^  ad  inchinarlo,  arrolfiua,  e  fi  perdea.  Vifitatodal 
Cardinal  Borghefe,  e  da  altri  Perfonaggi  ,nell* entrar  che  facean'effì  pervna_» 
porta  ,vfciuat,jluolta  per  l'altra  e  fé  n'andaua.  Vcniuane  ben' egli  (ma  non 
giouaua^riprefodal  fratello  Ago.'i ino,  the  pulito  e  lindo  anch' ei  nel  veflirej 
amorofo  ntlcoptjerfare, dotto  &  erudito  neldiuifare,  triflo  ed  accorto  nel 
negoziare ,  tanta  d  uerfìcà  di  collumi  nell'altro  mal  toleraua . 

S'accordauafolocon  lui  ne' picchi  »  e  ne' motti  pungenti ,  e  (fendo  altrettan- 
to fatirico  Agolf  ino ,  quanto  inuidiofo ,  e  malignotto  Annibale  ;  onde  di  poco 
buon'occhio  vede  uà  Guido,  fondando  Lodouico  che  tanto  gì'  infcgnaffe  :  ©dia- 
na il  Facino  perche  troppo  ftudiare,  e  ft  Panico  perche  troppo  aaanzarfi  di- 
cea  ;  ne  potè  non  Icoprir  il  mal' animo  in  Roma  verfo  non  folo  il  detto  odiato 
Guido,  portandogli  contro  il  Menichino  ,  ma  il  fuo diletto  Albani,  anzi  dei 
fratello  medefimo  ingelofitofi  ,  come  fi  dille,  per  l'Aurora,  e  la  Galatea. 

Qualche infolenza  in  luagiouentù co' fuoi  pari  non  folo,  ma  co'Maeftripiù 
vecchi  ebbero  a  fargli  rompere  il  collo  ,  come  nella  vita  delCremonin,  de'Paf- 
ferotti ,  de'  Procaccini  fi  dille  ,  e  dirafii  in  quella  del  Facini  ;  &  elTer  llato  (co- 
perto ,e  forprcfo  ,  afcofo  con  focile,  efca,e  zolfìnelf/alla  mano  in  vna  cantina 
piena  di  fafcine,  e  perciò  fatto  cacciar  prigione  dal  padrone  ài  quel  Palagio, 
fra  l'altre  cofe  di  roltoro,  mi  raccontaua  raccordar/]  mio  Padre.  D:l  rtftq  mo- 
ftrauafi  egli  amico  di  pace ,  nemico  di  contraili ,  e  d' impegni  non  meno  de  gli 

altri. 


LODOr.  AGOST,  ET  AJ^WB.  CAmACCL     4<r  i 

altri,ancorche  due  voice  pìr  accidente  Agoftino  vi  fi  rrouafle  dentro  :  per  quel- 
la compofìzione  fatirica fatta  giongere  nella  Uanra  del  Palkrocci ,  creduta  fua; 
eper  rìi  Tuo  cane  i  che  fu  quello  ilelfo eh'  eis'i»tagliò  ,e  del  quale  poche  copie 
fi  Vedono,  per  non  auennai  volfutj  1  parenti  efitarneiitaine  a  prezzo  anelici 
più  che  ragioneuole.  Vna  fol  Folta  v'inciampò  anch' ei  Lodouico,benehej 
deglialtrj  p  ù  mite  e  flemmatico  :  Per  vn'  Allonca(  edè  quella  ch'oggi  è  in  S. 
Saluatore  a;la  Cappella  Zanjbona)  di  mano  del  già  morto  Agolìiiio ,  a  lui  per 
pili  capi  doiiUra ,  e  rimalla  »  gli  conuenne  auer  lite  con  Francefco  del  fudetto 
Agoltino  Nipote  che  laprertfe,perelìèrelÌ3maflìnienel  telUmeino fatto  in 
Roma  da  Tognino,  figliuolo  naturale  dello  ftcflb  AgoOino ,  fiata  fpropoGtata- 
nientelafciata  a  fuo  Zio.  Di  qui  ne  inforfero  poi  Je  rotture ,  e  le  nlle  (ì  fanno 
fra  r  viro  e  l'altro  ramo  :  s'auuaiizò  la  tementi  di  Francefco  ad  accennar  con 
ledctalecorna  a  Lodouico  :  vedendolo.  &  incontrandolo  ire  ad  v trarlo  di 
fpalla ,  fofpettandofi  perciò  che  la  ferita  >  che  proditoriamente  ne  rileuò  vna_» 
fera  fui  capo  »  da  cofhii  deriuaiVe . 

Fuori  della  Profefljone  poc'akro  curarono,  non  prouando  maggior  foddif- 
fazione  , e  dilato  che  nella  Pittura, che  all'vfodi  Paolo  Veronefe ,  chiamaua 
anch'  egli  Annibale  la  fua  fpofa ,  la  fua  (ignora .  Sentina  tanto  gufio  nell'operar 
Lodouico  ,che  taluolta  fcordoflì  d'andare  a  pranzo ,  coiir.  auuenne  appunto 
a  Tiziano  nei  ritrarre  da  bella  giouane  piangenrc  quella  Maddalena  ,  che  man- 
dando poi  in  donò  all' Imperadore  ,fcriire  inaiargliela  in  quella  forma  dauantij 
perche  a  caldi  occhi  potefle  implorare  ed  intercedergli  l'efazionc  della  penfio- 
ne  concertagli ,  ma  tanto  ritardatagli.  SoloAgoitino  fuori  di  qutlta  fi  fuariò 
alquanto, ed  attcfead  vna  più  che  fuperficia'  tenturadi  tuttele  fcienze,  come 
fi  diflejalfir  verfi,al  fuonodi  vani  ftrumcnti,albalio,&adcfercizii  anche  me- 
canici ,  come  far  ruote  da  archibuggi,  lauorar'al  torno,  e  conciar' orologi  fon- 
de ben  polla  credcrfi ,  che  quel  ritratto  da  lui  fatto ,  e  eh'  vn  ne  tiene  in  mano, 
pofTeduto  dal  Serenifs.  Sig.Principe  Cardinal  Leopoldo ,  non  meno  fia  di  fé  (ief- 
fb  il  ritratto  j  fi  come  certo  è  l'altro  con  quella  mano  in  ifcrrco,  che  fatto  a_« 
Venezia  fu!  gufto  del  Tcntoretto.mandòa  Lodouico;  e  dal  quale abbiam  noi 
fatto  Cimare  il  qui  pollo  a  principio  :  fi  come  dallo  (èeiTo  anche  tolto  fi  vede  quel 
che  camrftina  per  le  fìampC:  e  fia  vero  ancora  quanto  raccontaua  il  Narali.auec 
egli  auuto  in  mano  vn  violino,che  m  due  notti  fece  di  cucco  punto  nel  cafino  de" 
Poeti ,  the  conduccua  m  «ffitco  per  ricreazione. 

Quindi  è  che  niflùn  di  cfiì  mai  prefe  moglie  ,  troppo  innamorati  di  quefla_. 
Virtù  ;  e  temendo  fof fé  che  l'amore  alla  conforte ,  ed  a'  figli  non  ifminuide  in 
eflìilgulioalIaProfedìone.  Per  tal  cagione  fors  '  anche  mai  feppe  Lodouico 
ndurfi  a  conchiudere  il  parentado,  che  fi  bramò  tanto  da'parenti,  e  teiieafi  per 
/atto  cól  Co.  Ramazzotti  da  CaltelS.  Pietro  ,  cht  per  la  (ìima  ne  lacca,  e  per 
Painore  ,  regalato  mafiìme  di  quel  bel  Chrillòappafiìonato  in  rame,  che  per 
eredita  poi  pafsò  ne' Signori  Marchefi  Locatelli,  bramò  dargli  la  foreila  per 
moglie,  gì  oriandofene  il  Co.  con  trno  Padre,  alior  che  villeggiando  indetto 
.     .  Ca- 


4(^3  P  A  ^  r  E     T  E  7t  2  A 

Cartello ,  per  la  contiguiri  ds'Palagi  »  vedeanfì  ogn'  bora  l' Eftate ,  e  confabu- 
lauano  infìetns .  Che  fé  poi  amò  egli  tanto  belliffima  giouanc  de'  Giacomazzi, 
non  flì  per  quefto  fiiie>  ma  perche  di  fattezze  altrettanto  fingolari,  quanto  Pao- 
lino di  lei  fratello ,  e  di  Lodouico  fcolare ,  fi  come  da  quelti  ordinariamente^ 
vedeua  tcfte  d'Angeli  che  gli  occoirefl'ero ,  cosi  ottenne  il  potere  da  quella  ri- 
cauar  talora  telìe  di  Beate  Vergini, di Santine, e fimili  ;  che  però  tenendofele 
tanto  obbligato ,  cercò  anche  di  farle  fortuna .  Accortofi  che  il  Zoppo  Agoc** 
chia  j  ricco  aliai,  e  e  he  per  dilectarfi  di  pitture  e  difegni,  nella  ftanza  era  tutto 
il  giorno  ,  centro  il  fuo  confueto ,  della  bella  figlia  era  rcltato  prefo ,  tanto  gli 
lodò  la  bontà  ,modefiia,e  virtù  di  quella,  che  la  prendcuapermogiie,fe  Pao- 
lino fpropofiraramente  non  atterraua  il  negoziato .  Vellicala  quelto  pazzo  la- 
fcinamente  vna  fera  dì  carnouale,  ed  acconciatile  i  crini  fciolti ,  e  raccolti  pit- 
toricamente comefirfolea  LodouiCO,  gli  la  condulìe  a  cafa,  fonando  efso  il 
liuto,  inuitandofia  bere,  a  ballare  ,  ed  altre  fimili  allegrie,  onde  infofperti- 
tofene  il  Zoppo,  e  s'auacofene,  non  ne  «olle  faperpiù  altro,  contantodif- 
piacere  di  Laduuico,che  fgridandonelo  ferapre,  maipiiì  il  vidde  volentieri 
come  pr  ma. 

\y  '  viia  bontà  indicibile  furono  effi  ,maflìme  Lodouico;  ed  era  tanta  in  An- 
nibale ,  che  i!  ficca  credere  taluolta  femplice  affitto  e  Uolido .  Mai  s'intefe  do- 
lerfi  (.he  petcadeinliberaltà  clii  perlui  fpendeua,  mai  lamentarfi  diviuanda 
mal  ftagionata,mai  di  feruizio  mal  fitC'>,  od' altra  cofa  fconcercata.  Come 
Donatello,  che  li  denari  teneua  in  vna  fpotta  appiccata  al  palco  con  vria  fune, 
onde  ogni  lauoracorefe  ne  prendtuaal  fuobifogno,  buctaua  anch'  egli  la  mo- 
neta che  prendeade'lauori  entro  Ja  fcactola  da 'colori,  lafciandola  così  perla 
ftanza  le  interefettimanejcriprefone  dal  fratello,  &auuertito  dal  cugino  che 
poteua  eHergline  kuata  da  qualcuno,  oibò,  rifpondeua,  nifiuno  farebbe  mai 
tale  indegnità.  Raccontaua  l'Albani ,  che  quando  l'ebbe  pure  indotto  ad  anda- 
re a  prendere  li  fuoi  ottocento  feudi,  parte  fudetta  della  Cappella  Etera,  cac- 
ciaci I  denaiiin  due  laccoccieda  caaallo,  e  quelle  polte  al  collo  ad  vn  ragaz- 
iacciodi  Piazza  Nagona,  di  cui  altra  conolcenza  non  auea  egli,  che  d'au-r- 
gli  fatto  portare  due  ótre  volte  la  (porca  a  cafa,  gli  commile  che  verfo  quella 
s' iiiuiaife,  e  coli  l'attende  (Te;  e  che  auuertendoio  egli  ad  andarui  preflb  ,  e  te- 
nerne conto ,  acciò  variando  itrada ,  non  fc  ne  portalle  il  contante ,  ò  almen  ne 
leualle  ,  con  ifcufa  d'elVer  (iato  alValito ,  fempre  penfate  alla  malizia ,  rifpofej 
peniate  voi  fé  farebbe  mai  tal  cofa  quel  poueraccio ,  e  s'aurebbe  mai  tanta  fur- 
beria in  capo. 

Delie  cortefie  poi  loro  &  amoreuolezze,  non  folo  co' Scolari,  a' quali  tutti 
difegnauano ,  fchizzauano ,  ritoccauano ,  ma  con  chi  fi  folle  altro ,  tante  e  tan- 
te fé  ne  contano ,  cne  mai  aurian  fine .  Al  S.g.  Camillo  Bolognetti ,  che  fcolare 
anche  di  Lodouico ,  difcguo  e  dipinfe  qualche  poco ,  donò  egli  vn'  Angelica,  Se 
vn  Medoro ,  due  reiie  beililiime  ;  e  della  figura  intera  di  quel  S.  Pietro  piangen- 
te >  così  nfentira,  e  tcrnbile,akro  che  poca  corcefia  non  ne  volle.  A  Carlo  Car- 

racci 


JjODOr.  AGOST.  ET  AJ^WB.  C AH?. ACCI     ^6i 

racci  fiio  cugino ,  che  pofe  alle  ftampe  l' vtiliffimo  trattato  ic  jillmiom ,  neJ  ca- 
lino da  lui  f4)bricato  dietro  S.  MartMio  dipuile  in  vn  camino  a  bal!o  >  per  cor- 
tcfia,  quel  tremendo  trcole»  che  (olo  bada  a  fjrconofci.re  che  qrand'huomo 
folle  Lodouico.echimai  l'abbia  vguagliato , ò  fia  mai  per  vguagiiatlo  ciudi- 
fegno,  e  in  colorito. 

A  Monfig.  Agucchi,  ancorché  tutto  dì  vedefTe  (fenzaperò  vcrn^.a  Tua  ap- 
prenfione,anzi  con  culto  )  dir  bene  p  ùchedilui,fli  Annibale,  così  ncce Aita- 
to non  meno  perla  prollìma,  e  continua  famigliatiti  con  quelli ,  cheperf  gui- 
re  anch' ei , come  Prelato,  ilcomun  grido  della  Corte  tnua  polla  nel  dttto 
Annibale  fitto  fuo  Cittadino,  e  Ignara  afta  to  diLodouicoda  leiftmpre  lonta- 
no , volle  cheandallein  dono  la S. Cateti'. a  ,  del'a  quale,  benché  fciine'sVpJi 
Monfìgnoreal  Dulcini,rotcoli  2^.  di  Mjrzo  1602.  che  di gratiagl'a^cenaffe libai" 
menteUparte  ,  che (pettauaàlui,efefìimalfe  meglio, che m.indajfe aliuna  galanteria, 
&  di  quul  genere ,  che  fu(ie  gujìoU  /"■<  io(ìo,  che  dinari ,  &  que[li  vltnni  in  qual  fomma, 
perche  veramente  potrebbe  errare  in  ogni  cafa ,  come  non  vorrebbe  in  alluna  :  fi  ri- 
dune  ad  ogni  modo  lotto  li  j.di  Aprile  nceuerladall  vno  e  diU'akro.  e  come 
ringratiarne  il  Dulc  ini  per  più  capi,  e  fé  fi  à  quefit  gli  piace  >  chefta  quello  del  dono,  non 
rìcufarlo  ,  perche  voloutierigli  refla  vbligato  ,  &  vbligato  per  coja ,  che  è  degna  venire 
ddle  fue  ma),i  ;  cosi  al  Sig,  Ludouico  non  potere  non  nmaner  con  obligo  penh'  è  opera 
fua ,  in  cui  sa  che  la  cortefia  è  fiata  /perone  dell  '  arte ,  e  rincre/cergli  che  più  volte  fé  gli 
neftadatofafltdw,  difoccupandolo  da  maggiori  lauort:  prenJi.ndo  perciò  ammo 
di  pretendere  fimil  cortefia  da  Annibale  ,  fcriuendo  fotto  li  17.  dell' iftello  mefe 
aldettoS'gnore:  quefla  Santa  di  Ludouico  hauerlo  pofìo  in  gran  volontà  di  hauere 
qualche  beli  '  altra  cofa ,  che  l'aecotnpagm  ,  &  in  particolare  poter  raccordar/ì  egli  che 
7\il.  ^gofìino  b.  m.  gì  '  haueua  dato  intentione  di  fargli  vn  giorno  vn  S.  Ciò.  Battila  in 
qucll  '  atto  angolare ,  che  non  ha  più  viHj  dipinto  da  alcuno  ;  &■  s'egli  fofje  vi(iuto  au- 
rebbecon  ogni  ifìanza  pyocurato ,  che  fé  ben  lontano  l  bauefje  comptaccmto  m  ciò  :  hor 
reflare  Jiio  fratello  ,ere(lare  inlui  non  pure  l  heredità,  ma  quel  talento  che  l  altro  bar 
tteua ,  che  fi  va  moltiplicindo  alla  giornata  :  e  benché  fappia  the  alfuo  ritorno  in  {{urna 
potrà  à  pena  fupplire  à  t  lauori  de  "Padroni,  e  de  Trinctpi  ,non  igntrar  poò ,  the  tali 
huomini  r/ic/colano  voi  intieri  tra  le  opere  d' obligo  quelle  di  gufio  ,  e  d' arbitrio  ,  <juafi 
per  loro  ricriatione,  perche  fi  ricreavo  m  dar  /odisfattwneà  gli  amici    ne  aa  qutfio  nu-  . , 
mero  e^li  vorrebbe  efjcr  cfclujo  :  onde  hàfofiola  mira  à  perjitaderlo  à  fargli  vnS.  Co. 
Battifia,  fé  però  non  foffe  egli  anc  ora  partito  dt  Bologna,  e  eh'  egli  hauere  OLcafiotte  di 
vedalo  per  alno , potrebbe  facilitargli  quefiopenfiero  ,con  ricordargli  quanto  pafsò  fra  . 
il  fratello    e  lui ,  t  f-gnificargli  il  di  lui  de  fida  to ,  e  fin  qui  ballare ,  perche  s'ac  lOigcrd 
tgli  bene  di  douer  far  piacere  à  Sua  Signoria, mentre  jodtsfarà  ad  vn  juo  jermtoic^,  , 
£d  inoltrandofi,t  profeguendo  nell'altre  fiilTegnrnti  aliai  piti  belle  lettcr,  (  tie    . 
mi  fpiace  non  poter  qui  crafcriuere,  pur  troppo  forfè  ne' gid  rcgiilrati  pochi  pe- 
riodi di  qucit:  altre  dalla  materia  troppo  dilongatomi)  a  fupplicate  ^  per  tiie^^o 
fempre  del  Di  k mi,  il  Sig.  Lodouico  della  cortefia  di  nuouc  e  pere. 

£ra  egli  canto  buono  Lodcuico  &  ameicuole ,  che  promoueua  non  fcJo,  co- 
me 


4^4  P  A  ftr  E     T  E  R  Z  A 

me  C\  di(Te ,  i  fuoi  fcolari  a'  lauori ,  e  tauole  di  poco  prezzo ,  eh'  anche  il  difcgno 
ioro  di  tutto  punto  facea  finitiflìmo  non  folo  ombreggiato,  lumeggiato ,  con>c 
tanti  fé  ne  vedono ,  ma  colorito  ancor  d'acquereJle  per  !o  fconnparto  de'  colo- 
ri, che  fenibrauano  tauoline  più  torto  dipinte  come  quello  per  l'Adonta  della 
Chicfa  dell' Aitar  maggiore  de'Poueri ,  come  quella  delle  Putte  di  S^  Croce  ,da 
lui  poi  ritocca,  qnella  della  Pieue  di  Simlano,  e  fimili  fatte  peri!  debole  Ca- 
tullo, che  dillixbuire,  e  compartirei  colori  che  beo  tornadero»  non  faperfi 
dolca . 

Regalato qua'che  volta  dopo  illauoro,  donaua  te/ìiciviole ,  ò  quadre:tidi 
rimozione ,  non  volendoli  mai  lafciar  vincere  di  corcefia ,  an/.i  tenendoli  a  fcru- 
polo  di  riceuer  ciò ,  che  a  titolo  d' vn  fourapiù ,  e  di  regalo  veniuagii  gggionto; 
il  perche  finitosi  Sig.  Lorenzo  Magnani  la  Sala,  donando  loro  quel  fplendidif- 
fìmo  Signore ,  per  eflerfi  portati  si  bene  ,  e  intime  tante  lodi»  non  so  quanti 
feudi  d'  oro  fopra  l'accordo,  gli  fece,  e  fece  fare  a  gli  altri  duo' nel  parcinunto 
a  ballo  le  tré  fughe  de' camini:  E  del  ritratto  fatto  al  Senatore  Aftorre  Volta  di 
vn  Ino  fratello  mortogli ,  riceuendone  dieci  ftudi ,  fei  gli  ne  rimandò  in  dietro, 
dicendo  più  non  doucrfegline  the  quattro. 

Tra  le  altre  fue  lettere  ,  tré  ritrouanfi  preffo  ilgentihliìmo  5ig.  Ottauio  Reii- 
ghieti  (  che  m"  bà  pure  in  fin  fauorico ,  per  la  delira  interpoiìzione  del  Sig.  Co. 
Valerio  Zani ,  delle  tanto  recondite  ,  e  ttimate  feicento  del  dottiffimo  Mou,fig. 
Agucchi  ai  Dulcinijche  tante  volte  io  però  volentieri  qui  cito,  eportoj  tre 
dicoFitrouanfenedipugno  di  Lodouico,  forco  lo  fteflb  anno  del  IJSS*  '^•'lle 
quali  lì  comprende  il  fuo  cordiale  affetto  m  feruire  quel  Signore ,  e  amici  fuoi, 
fenza  alcun  tìn  d' interefle, dolendoli  lltaiiamcnte  d.e'denari alle  volte  anticipa- 
tamente riceuuti,  e  deli' animo  fuo  grato  le  pronte  corrilpoadenze  per  tutte 
apparendo . 

Moftraua  l' Algardi  vn  modellcttodi  terca  fajtogli  da  Lodouico  allora ,  che  i 
proprii  conferiuagli  per  correzione  il  giou^nctto  lludiofo»  che  Tetto  il.  Conuerv 
ti  fuo  Maeftro,  fcorretti  non  folo,  ma  poco  rifentici  modeileggiaua,  accenna»-, 
dogli  in  elfi  il  modo  che  tcnerdouea . 

Nonifdegnò,  MaftroaiKorad'ogn'altroe  sìgrsnde ,  d' vmiliarfi  nel  funera- 
le d<.l  Cugino  far  co' gf  altri  Scolari  vna  di  quelle  Storie,  che  inferite  furono 
nella  ColonQa,e  quel  cb'è  più»  prendendoli  i'ottauo  luogo  fra  elD  ,  quando  6"a* 
fìtflì  entrare  non  degnò  Guido  >  più  tofto  a.  tagliar  riduceudofi  quelle  all'  acqua 
forte  nel  libro  ,e  i  geroglifici. 

Seppe  così  lafciarlr  guadagnar  dalla  Veronica  , moglie  di  Paolo  fuo  fratello, 
che  oltre  che  la  regalaua  in  vita  di  lue  pitture  »  e  d'altro ,  la  illitijì  anco  erede  in 
morte }  preferendo  in  tal  guifa  la  cognata  alla  Prudenza  fua  forella,  moglie  del 
Taccone,  alla  quale  lafciò  folo  vn  ctrtttmiiuida,nn\ìodi  pagar/eie  dalla  Veroni- 
ca ,\come  dal  Tcftamentoche  prellodiaK  conferuafi,  per  vane  difpofizioni 
anolto  cutiofo. 

l>i  cescipaefì  fatti  da  Agolìino  per  ctaltullo  a*Mon|ìà"Mtr!  »  8«  a'  Fiio»  »  «fio 

poi 


lODOF.  AGOST,  ET  A^WB.  CATtnACCl.      46  5 

poi  fi  fono  venduti  centinaia  di  doble ,  fi  pafsò  in  cerimonie ,  e  regali  ài  robt* 
commefi/bili.  De'tredici  pezzi  rtoriati,  che  con  tante  cerimonie  cauòdi  ma- 
no a  Lodouico  il  Canonico  Dulcini ,  e  che  in  vn  libro  intero  fi  vedono  con  im- 
prefe  appropriate,  &  elogii  defcntti,  e  celebrati,  gli  donò  ciò  che  a  lui  piacque. 
Lo  fteflb  auuenne  a!  detto  Agoftino  de'rabefchi ,  puttini ,  &  armi ,  che  intagliò 
col  bollino  entro  l'argenteria  del  medefimo  Canonico,  che  p  oi  morto,  da'pro- 
dighi  credi  fu  venduta  pe'l  valore  dell'argento ,  &  oggi  pofseduta  da  gran  Prin- 
cipe, che  ne  ii  il  douuto  conto.  Con  fimili  arti  approfittoiB  anch'egli  di  quan- 
tità di  difegni,  e  di  qualche  pittura  l'accorto  %\i  detto  D.Ferrante  Carli,  ai  pa- 
ri ,  anzi  più  del  Dulcino  erudito,  pofsefsore  in  oltre  della  lingua  greca,  e  dota* 
to  d'vna  prontezza  ,verralità,&  energia  di  dire,  che  fu  mo(huofa;onde  non 
meno  dell'Aretino  in  quella  di  Tiziano,  infinuoffi  anch' egli  nella  grazia  di  Lo- 
douico ,  e  di  Agoflino ,  intercdandofi  nelle  fiorie,  e  nelle  fauole  prefe  a  rapprc- 
fentarfi  da  eflì ,  e  promettendo  a  luogo  e  tempo  di  celebrar  il  loro  nomej  il  che 
fofpettato  da  Annibale  per  vn  mero  artificio  di  quefla  tefta  calua ,  focofa  ,e 
tutta  nafo ,  mal  volontieri  lo  fi  vedea  nella  ftanza ,  e  poca  ciera  faceua  a  queflo 
D.  quattro,  così  chiamandolo  da  certa  fimilitudine,  ch'io  nonmifaprei  dire. 

Non  è  però  eh'  anch'  egli  guadagnar  non  fi  lafciafse  Annibale  da  altre  fimi- 
li  interefsate  volpi , ma  che  più  gli  andafsero  agenio,  e  con  creduta  femplicitdt 
e  con  facezie  il  pigliassero  più  toflo ,  che  per  via  di  merito  ,  ò  di  dottrina  ,•  che 
però  fino  al  barbiere ,  fino  allo  fcarpincJlo ,  che  le  ciabatte  t;li  rattoppaua ,  non 
feppenegare  vna  Madonella  da  tener  dal  le cto.ò'l  loro  ritratto.  Tefiimonii 
anche  oggi  viuenti  fono ,  e  vn  nipote  di  vn  berettaro  in  Parma,  che  per  vn  cap- 
pello donato  dall'Ano  fuo  ad  Annibale, allora  ch'ei  faceua  illanzache  ilfuo  gli 
rilauafse,eritingefse,bufcòii  ritratto  di  fua moglie,  efuccefliuamcnte,  per 
auerlo  tolto  a  prouedere  di  quanto  tutto  il  di  gli  occorrcfse ,  vn  belliffnio  qua- 
dro, venduto  poi  dugento  doble  ;  e  gli  eredi  de' cantinieri  ficfiì,  e  de' cuochi, 
non  che  de'mafiri  di  Cafa  Farncfe  ,  che  con  vn  bocconcin  ghiotco  di  trabalzo, 
vn  bicchieruccio  taluolra  del  vjno  del  Padrone, qualche  bella  moneta,  ò  antici- 
pat  a  delle  prouifioni ,  feppero  guadagnarfi  il  fuo  affetto ,  con  quanto  loi  o  vtile 
e  profitto,  con  altrettanto  poco  fuo  crerito  ,  e  riputazione  in  quella  Corto, 
auuilendo  in  tal  guifa ,  non  che  l'opre  che  si  bafsamente  loro  donaua  ,  anche  fé 
ftefso.  Non  è  marauiglia  poi  fé  di  quefte ,  tante  e  tante  è  durato  fin  bora  a  dar- 
ne fuori ,  e  ad  ifcopnrlene  non  conofciute,  tra  mobili  non  folo  di  rigattieri ,  co- 
me anche  pochi  giorni  fono,queI  villano  d'Annibale  che  a  me  tocco,  quella  cu- 
cina di  mano  dello  flefso  ad  vii'altro  galantuomo  ,  e  fimili,  mainbafsccafi- 
pole,&in  priuate  anco  celle;  come  la  Madonna  in  Egitto  in  rame,  mandata 
a  rnio  tempo  in  Roma  ai  Sig.Altfsandro Sacchetti,  e  fiimatadal  Co-rrona  cen- 
to doppie,  che  tornato  io  in  Bologna,  feppi  efser  fiata  da  tutti  e  tré  fatta,  t-» 
clonata  ad  vna  Monaca  di  S.Bernardino ,  che  loro  imbiancaua  i  collari  :  da  quel 
Monailc-rc  poi  data,  a  conto  di  medicamenti,  allo  Speziai  del  Sole  in  Gallura, 
che  per  trent  .quattro  (cadi  la  vendetce  al  Sirani ,  e  da  queiti  poi  finalmente  al 

Nnn  Sac- 


'4SS 


P  A  2i  r  E     T  E  71  Z  A 


Sacchetti ,  come  diflì ,  mandata  per  cento  venticinque. 

Ne  in  ciò  turbi  e  dia  faftidio  laaltrone,  eneila  vitadiProrperoFontanaUi 
mentouata  lettera, fcricta rottoli 4.  di Dscembre  1593.  da  PompeoVizzania 
Monfig.  Ratta  a  Roma,clie  prelTo  aque'Signori)  che  me  ne  han  fauorito  di  co- 
pia ,  conferiiafi ,  di  quello  tenore  ;  Quanto aUapittura della  Uuoh , io  hòparlato 
coniCanacci,  &  libò  fatto  parlare  anco  da  altri,  per  difpontrgli ,  &  fi  [ono  riffoluli 
che [eruiranno  ;  ma  venuto  k  trattar  delprei^  non  mi  è  piacciuca  la  loro  rifiolutiom, 
poichehaìno  detto  di  voler ducento  feudi,  che  mipare  t>n  gran  pagare yhauendo  ej]ì 
fatto  le  laro  tauolepcjcfeffanta  >  efettanta ,  ma  vogttonocommciar  à  vendere  per  ripa^ 
tdtione&c,  poiché,  come  già  diflì»  trouo  pur' io  che  l'anno  feguente  1594. 
la  tauaia  del  S.  Giacinto  de'  Signori  Turini  in  S.  Domenico ,  della  fte(Ta  quafl 
grandezza,  cinquanta  feudi  fu  pagata;  otto  anni  dopo  del  i6oi.  fi  tirò  fcric- 
turacol  B  )rfelli  per  le  Zitelle  di  Santa  Ctoce,  per  Io  quadro  dell'  Aitar  grande 
per  quarantotto  feudi  i  per  sì  pochi  quattrini  fii  fatto  il  Corcile  di  S.  Michele» 
in  Bolco,  ch'è  vergogna  il  ridirlo  ;  e  i'  efperienza  modra  le  foffero  efìì  interelfa- 
ti  »  quando  di  tutti,  Lodouicofolo,  che  fei  volte  più  de  gli  altri  duoi  ha  fatto 
quadri  da  Altare,  vna  infelice  cafa  lafciòinfua  morte, &  vna  più  picciola,ven^ 
dute  poi  da  gU  eredi ,  oggi  polTedute  dal  Sig.  Canonico  Piachiarxil  vecchio ,  da 
lui  poi  tanto  abbellite ,  ed  aggiuftatc. 

Non  i\  Ibmauaiio  eUi ,  non  fi  conofceaano  j  e  troppo  vm!li,nutriuano  sì  baf- 
fo fentimento  diloromedefimi,che  dubbitarono  talora, come  fi  diffejfe  la  loro 
maniera  folle  la  buona ,  ò  più  tolto  aderire  a  quella  del  Sabbatini ,  de'  Procac- 
cini, del  Samacchini,  tanto  allora  comunemente  gradici  >douc(fero;  ftimaii- 
do  pcrciòanch'etfi  tutti  quelli  all'vltimo  fegno,  predicandoli  per  gran  Maefìri, 
e  praticoni;  non  ifdegnando  Agoflino  tagliar,  come  fi  vede,  le  opre  loro  >  e 
Lodouico ,  grande  ancora ,  ed  huom  fatto  ,  difegnarle  >  come  altroue  fi  ài^t: 
Morì  l'honorato  vecchio  con  quella  opinione,  di  non  effer  maigionti  effi  al 
fapere  dell'  Abbate ,  del  Primaticcio ,  e  del  Tibaldi ,  che  più  d'  ogiii  altro  pae» 
fano  lor  piacque  ;  che  però  '^n  che  vide  >  mandò  Lodouico  gii  fcolari  a  dife- 
gnat  la  Cappella  de' Signori  oggi  Celefi  in  S.Giacomo,  e  le  Camere  de'Pog- 
gi,  confelfando.eirerfi  eglino  fatti  quelli  ch'erano,irjiltudiar  Tulle  ftefle  ;  ed  An- 
nibale (  come  altroue  C\  dille  )  llando  in  Roma,  prima  di  fare  lo  fcomparto  del- 
la GaleriaFarnefe,  fece  difegnarfi  in  Bologna,  e  mandarfi quello  del Tibal- 
difudetto nella falettaabbalTo  del  Palagio  de' detti  Poggi,  difegnsndone  vno 
su  quella  fi militudine ,  veduto  da  molti,  &  v'timainente  da  Diego  Velafco,che 
il  raccontò  al  Colonna;  ancorché  poi  pentito  varia!?e  penfiero,  col  dire  i  che 
in  Romabifognaua  trouar  inuenzione  piùlaboriofa  ed  aftatieata,  accomo- 
dandofi  111  ciò  con  la  natura  diquelpaefe  .  Io  non  so  fé  più  mi  atcrirti,ò  piami 
edifichi  iella  loro  vuiilti ,  quando  intendo  da'  Signori  Brami  da  Reggio ,  auer 
eflì  fempre  vdito  dire  al  lor  Canonico ,  che  fatta  Annibale  la  Elemofina  famo- 
fa  del  S.Rocco  dopo  alla  Pelle  del  Procaccini,  fi  fcusò  fempre  con  lui,  allcgaa* 
^Qi  il  Sig,  Camillo  elTergiigraaiVUcUcot  cdaaer  ul  fapere  e  iondamenca; 

eli? 


LÓDOK  AGOST,  ET  AJmi'B.  CAZ^ACCL     ^6j 

che  con  lui  non  poteua  competere  ;  e  quando  nella  gii  rcgiflrata  lettera  di  Lo- 
douico  fcricta  da  Piacenza  »  dopo  l' auer  detto  ,che  ha  fornito  /'  ofera  di  quattro 
anni  principiata ,  con  fatisfatione  grande  di  chi  gli  ha  comandato  ,  con  tutta  la  Città ,  che 
lo  può  dire  con  verità,  {o§g\one,c  quelle  parole  adorabili  :  il  Stg.  "Procaccino  ancor 
lui.  y.S.fc  lo  può  imaginare ,  emendo  d  valentuomo  che  è.  Ho  veduto  molte  Ma- 
donne e  del  Francia  »  e  del  Bagnacauailo  copiate  da  Lodouico ,  vna  delie  qua- 

.  li  abbiam  noi  in  cafa,  non  che  la  Madonna  della  Rof^a  del  Parmigiano,  tanto  fa- 
nnofa  >  pofleduta  da'Signori  Co.  Zani ,  &  il  gran  pallello  del  S.  Rocco ,  di  S,  Pe- 
tronio preffoi  Signori  MarchefiTanari,  in  veder"  i  quali  folca  dir  Guido,  tro- 
uarui  vn  non  so  che  di  più  che  non  era  ne  gli  originali,  vn più  morbido  ,vnpiù 
carnofo,  proprio  di  Lodouico ,  e  de'Carracci . 
Non  finirelìimo  mai ,  fé  tutte  le  copie  cauate  da  gli  altri  Maeftri  per  mano 

idieflìregiltrar  voleflìmo  ;fe  le  cataRepoi  de'difegni  ,che  per  difgrazia  rimalli 
fono ,  auendo  efll  la  più  parte  ftracciati ,  ed  eflendofene  feruito  in  cattiuo  vfo, 
Bullaftiinandoque' frammenti, anzi  que' compiti ,  ch'ogtji  aprezzo  d'orofi 
cercano.  jMì  trouo  fra'paefi  di  penna  di  loro  mano  (de' quali  mi  è  fortito  por- 
re inljeme  gran  numero  ,  e  forfè  vguale  all' intero  libro  che  di  quefli  Maeftri 
poflìede  il  Sig.  Bellori)  in  vn  gran  foglio,  vna  fuggita  in  Egitto  entro  vn  fito  im- 
menfo ,  nel  rouefcio  del  quale  da'  pezzi  rotti  di  quella  ftampa ,  etferfì  Agolhno 
feruito  a  nettare  il  fuo  rame  dei  Cordone  li  fcorge  ;  e  preflbil  Sig.  Duca  AI- 
tcmps  trouauafia  mio  tempo  in  Roma  vndifegnodi  penna  dell' ifìeflo,  dietro 
il  quale  Ifaua  fcricto  :7oQo.^«£/>-f«  Doìidn^p^  (era  quelìo  il  Maii;elletta)fo//* 
^uc§ÌQ  difegno  di  mano  dal  Sig.  ^goflino  Carracci ,  che  ne  voleua  fregar  la  padella  ,  ed 
appicciar  il  fuoco .  lo  mi  atterrifco  ,mi  confondo ,  quando  penfo  folo  all'  infiniti 
de' loro  difigni  pafl'ati  per  le  mie  mani,  oltre  quella  quantità  grande  che-» 
trouafi  preflo  il  Sercnifs.  Principe  Cardinal  Leopoldo  di  Tofcana ,  preflole  AI-, 
tfizze  di  Modana ,  in  Bologna  preflo  i  Signori  Bonffgliuoli ,  Signori  Negri ,  Pa- . 
lineili,  Polazzi,  i  mici  trecento  pezzi,  fenza  quella  immenfita  ch'è  ita  via;  li. 
tanti  di  Monsù  labach ,  oggi  preflo  la  Maelli  Chriflianifsima ,  de*  Signori  Rc- 
ifìll ,  Duca  Buchingam  ,Co.  di  Rondel ,  Carlo  Stuardo  ;  h  tanti  che  d  trouaua- 
no  predo  l'Angeloni  ài  Roma,  chefeicento  concernenti  alle  inuenzioni  foio, 
della  Galena  Farnefe  vi  è  chi  auer  veduto  aflerifca ,  ed  egli  attefta  tanti  appun- 
to e  fiere  ,  nella  fua  Storia  Augurta. 

Non  lì  puon  credere  perciò  ,  non  che  ridire  i  gran  fludii  fatti,  e  le  fatiche  ,c 
difagi  perciò  daefsifofferti;il  perche  perefsi  accorciatali  la  vita,  non  arriua- 
rono  alla  vecchiaia ,  fuori  che  Lodouico ,  che  di  natura  più  robulla ,  a  quelli  po- 
tè refiltere,giongendo  al  feflagefimo  terzo  anno  climaterico  di  fua  età.  Sc^» 
mangiauano,  febeueuano,feripofauano,  fcfìmoueuano,  ogni  operazione, 
ogni  moto ,  ogni  atto ,  ogni  gefto,  ponendo  loro  fcambienolmente ,  e  ben  pre- 
dio la  cannella  nelle  mani  per  farne  memoria,  interrompeua  con  troppo indi- 
fcreto  guilo  i  più  neceffarii  vfficii  alla  conuerfazionc  non  meno,  che  alla  confer- 
uazione  dello  llefso  indiuiduo .  Mangiauano ,  e  nello  Itefso  tempo  difegnaua- 

Nnii    2  "  no: 


4^8 


PARTE     T  E  n  Z  A 


no  :  i!  pane  in  vna  mano ,  ncH'alcra  la  matite ,  ò  il  carbone  :  cosi  Epicuro  col  ci- 
bo in  bocca ,  co'  dettami  di  Democrico  in  capo  :  così  Ccfare ,  il  Commentario 
neliafiniftraj  nella  delirala  fpada  ;  così  Aleffandro  ,  nel  folto  itìeflo  delle  bat- 
taglici conia  fpada  in  pugno»  con  Omero  in  Ceno.  Ritornatila  fera  dalla  Acca- 
demia del  nudo,  non  vedeali  la  cena  a(]'ettar/ì  atauolaprima  che  ntiratiiì  in_* 
camera ,  reperendo  nella  memoria  la  Ite fsadifegnata  politura,  non  auefsero 
forzato  la  retentiua  a  rapprefentarla  su  picciol  foglio  in  compendio,  comc^ 
qualcuna  delle  tante ,  che  fubito  abbrugiauano ,  fé  ne  vede ,  tanto  più  della  ve- 
ra ancora  rifaltata,  e  terribile.  Non  fi  dauan  pereffi  hore  diripofo,edi  licrea- 
zione,trasformandofi  elleno  in  più  laboriofe  al  noUro giudizio,  e  debolezza 
però  ,  non  alla  indeficiente  minerà,  ed  infaziabii  defiderio  loro.  Neli'hotcj 
appunto  di  quiete  ,  e  ci  confolazione ,  ftanchi  dal  lauoro  nella  Sala  de"  Signori 
Faui,  operò  per fuariarfi,  e  prender  Iena  Agofìino  que'pae/ì toccati  difopra, 
ou  '  è  vn  ballo  di  villani ,  e  i  pifari  fui  palco  in  vno ,  e  nell'altro  quella  caricatura 
dal  cappellaccio.comprati  dal  Grato,poi  venduti  dalio  flelTo  cento  venti  doble 
a  Monsu  della  Frc  Scudiero  del  Rè  Chrilèianillìmo  j  e  Lodouico  andando ,  nell' 
atffontarfi  maffime  due  feite  feguitc ,  a  prender  aria  alla  villa  di  Calamofco,  da' 
Monfignori ,  non  potea  trartenerfi,  cheolferuando  que' deliziofifici,  ripor- 
tandogli a  olio  su  tele  ,  aggiontoui  in  graziofe  figure  qualchs  fauola,  non  ne  for- 
maffe  que'paefi  che  dicemmo,  come  queilo  della  Salmace  ,  rimallo  folo  di 
que'  quattro  ,  che  fiaccando  dal  telato ,  fi  portarono  da  quel  Villagio  ancora  li 
Soldati  di  Parma  nel  pallaggio  di  quel  Duca  a  Callro  >  e  poffeduto  oggi  da'  Si- 
gnori Landini . 

Di  qui  vennero  quelle  paramofche ,  ò  ventagli  curiofi ,  quattro  de'  quali  fat- 
ti nell' hore  più  calde  a' detti  Monfignori,  oggi  fi  trouano  predo  il  Sig.  Conte 
Ariofti.  Di  qui  que' biribifiì.que'pelachiù,  quell'oche  difegnate  con  sì  fpiritofe 
figurette ,  e  di  acquerelle  di  colori  miniate  non  folo,  ma  que'nuoui  giuochi ,  che 
a  fimiglianza  de'fiidetti ,  e  più  giudiciofi  ancora ,  ritrouò  Agofiino ,  donandone 
a  Dame  ,  e  ad  amici .  Di  qui  quegl'enimmi ,  òdiuinarelli  pittorici,  e  he  furo- 
no fra  eflì  così  frequenti ,  e  che  in  poche  linee  ,  ò  fegni  gran  cofa  racchiudeua- 
no ,  e  riuelauano,  come  qu:fli  quattro  per  efempio  r 

-^ 


Spiegando  effcr  il  primo  vn  Muratore  dalla  parte  di  li  dVn  muro ,  che  riboc- 
cando, òllabilendo.foprauanza  quello  con  la  fornita  della  feiu,e della  cazzuo- 
la ;  Il  fiondo  vn  pulpito,  ouc  fatta  vn  Capu scino  k  puma  parte,  (i  era  chinato 

»pteu. 


LODOr,  AGOST.  ET  Am^fB.  CAUZACCì.     £,69 

a  prender  fiato  perla  feconda  :  II  terzo  vn  Caualiere,  che  di  là  dalla  lizza  correa 
con  la  lancia  in  refla;  e'I  quarto  vn  Cieco  appoggiato  per  di  là  ad  vna  cantonata 
di  vn  muro ,  fcoprendone  folo  noi  dalla  parte  nofira  il  bolToIo  i  e'I  baftone.  l^ì 
qui  traflero  il  principio  quelle  caricature  tanto guftofe,  delle  quali  (ancorché 
]a  maggior  parte  da  loro  fteflì,  e  da' medemi  caricati  lacere  >  e  gualìe)  tante 
Ce  ne  vedono  fparfe ,  oltre  le  raccolte  fattene  in  libri  interi ,  come  quello  in  Ro- 
ma del  Sig.D.  Lelio  Orfino;  mentre  quanti  capitanano  nella  ftanza,  parenti, 
amici  j  indifferenti ,  vi  an  dafl'cro  ò  per  iftudiare ,  ò  per  commetter'  opre  >  ò  per 
vederne,  ò  per  palTa tempo ,  non  andauano  efenti  >  offeruando  in  ciafcun  fubito» 
fenza  darlo  a  diuedere  ,  ò  qualche  parte  riguarduole  per  approfìccarfene  >  ò  di- 
fettofa  per  nderiene;  applicando!  loro  lineamenti  «elefifonomie,  non  folo  a 
quelli  ammali  a'qualis'aliomigliauano  ,  come  a  cani  .a  porci,  afomari,  ma  a 
cofe ancora  inanimate, ad  vnofgabello, per ekmpio,  ad  vn' orcio, a  vna  gra- 
mola dapanccfimili.  Difegnarono  vn  vuouo,  e  /ìriconofceua  perCulepie- 
di;  vn  cufcino  fdrufcito,  dalla  cui  rottura  vfciua  lana,  edera  tutto  dello  Lo- 
douico;  vna  botte  jederal'Albanii  vna  lanterna,  ederaiIGaibierij  vna  lume 
da  olio,  ed  era  li  Maflati;  vn  leuto  colla  tratta,  ed  era  1!  Calice  .  Erano  così  iru 
vfo  quelle  caricature,  che  ò  per  gullo,  òpcr  vendetta  fi  fentì  talora  tratto  a 
prouaruifichi  ne  meno  ebbe  man  pnncipii  deldifegno,cd  occorfcche  daque- 
gl'  innocenti  fegni  riconofciuta  la  pronta  difpofizione ,  fu  poi  efortato  all'Arte, 
ed  a  quella  promoflo ,  ed  ananzato ,  diuenendone  Maertro  ;  come  efl'er  accadu- 
to al  Camullo ,  &  a  Leonello  Spada ,  più  volte  fentii  dal  Cauedonc.  Di  qui  anal- 
mente ebbero  origine  quell  '  Arti,  che  fopra  dicemmo,  e  che  nell'  hore  più  no- 
iofejflandoellì  nella  danza  allora  del  Mercato,  nella  cafa  de'Ballarini ,  dife- 
gnarono ;  formandone  poi  quel  libro,  cheferuì  tanto  tempo  nella  danza  per 
vno  fcherieuole  paffatempo  alla  Studiofa  Giouentù ,  quab  in  tal  guifa  allettata 
con  le  facezie ,  fentiua ,  fenz'  auuederfene,  ingolfarli  nelle  difficolti  de'  più  biz- 
za; ri  fcorti ,  e  motiui , prendendone  vna  fuperficial  notizia .  Furono  poi  qn;- 
fìefdtte  comuni  coir  intaglio  all' acquaforte  dal  Guilini,  che  così  l'origine  di 
cife ,  il  modo  con  che  le  ottenne ,  e  la  cagione  perche  flampolle  ti  defcnde  : 

Of«<pJ^o  (  die'  eg'i)  /itinibale  relle  opere  più  grandi  di  molti  fludio  ,  e  fnica ,  egli 
prendeua  il  fuo  ripofo ,  e  ricreatione  dall  '  illeso  operare  della  fua  profcjfione  ,  dijegnan- 
do  ,ò  dipingendo  qualche  cofa,  come  per  ifcbcr:i^o:  e  tra  le  molte ,  che  in  taltKaniera 
operò  1  polhfi  à  disegnare  con  la  penna  l'effigie  del  volto ,  t  di  tutti  la  perjona  de  gli  Ar- 
tifìi  ,eche  per  la  Città  di  Bologna,  Vatria  di  lui,  vanno  vendendo.e facendo  varie  cofccgli 
arriuò  à  dtfegnarne  fino  al  numero  di  fettantacinque  figure  intiere,  in  modo,  che  ne  fu  for- 
mato vn  libro ,  il  quale  per  alcun  tempo ,  che  il  maclirofe  lo  tenne  prejjo  di  fé  ,fà  ripu~ 
tato  dafuoi  difcepolt  vn'  efìempUre  ripieno  d' infes^namenti  dell'arte  vtiliffimi  per  toro, 
e  del  continuo  diligentemente  dtapprofittarfene  fi  fìudiarono .  Da  poiperuenuto  il  libro 
nelle  mani  di  vn  Signore  di  viuace  ingegno ,  che  diuentò  poi  anche  gran  perfonaggio  ,  egli 
lo  tenne  longo  tempo  tra  le  cofe  à  lui  pu)  care ,  compiacendoft  con  gran  dikitaiionc  di  far- 
lo vedert  àgi  intendenti  tQi'  amatori  de  Ila  profejjione  i  tiesiKduffe  maià  pnuarjeneper 

qual 


470  PA^TETETtZA 

qualft  fia'rìchiefladi  altriVerfonaggi ,  che  lo  defideramno  ò  in  dono,  ò  in  vendita  io 
conricompenfadi altre cofc belle , e curioje.  Tilà poi  per  fola  liberalità,  e  graride':^a 
d  animo  volle  farne  dono  ad  vn  virtuofo  fuo  amico ,  il  quale  delle  cofe  più  belle  della  na- 
tura ,  e  dell'  arte  dilettandoft  ,fece  del  libro  la  [lima ,  che  meritaua ,  e  come  doucuafù. 
fcmpre  ricordemle  della  corlcje  dimoflratione  di  quel  Signore.Fù  il  libro  donato  dal  Sig* 
Cardinal  Lodouifio  al  Sig.  Lelio  Guidiccioni ,  genti  IhuomoLucbefe ,  afjai  noto  alla  Corte 
di  l\pma  per  le  virtù ,  e  qualità  fue  molto  degne ,  e  lodeuoli.  E  gloriandofi  egli  di  batter 
cofa  nei  filo  Miifeo ,  che  particolarmente  eccitaua  lacurioftà  de'virtuoft  di  andarla  à 
vedere  ;  godè  per  molti  anni  dell  '  applaufo  ,  eh'  egli  mede  fimo  ne  riportaua  delle  lodi, 
che  fé  nedauano  ali  '  autore ,  e  della  continua  ricoydan:!^i  della  magnanimità  del  Doni' 
tore .  Fenuto  à  morte  il  Cuidiccioni ,  e  pajfando  il  libro  nelle  mani  d altri ,  con  pericola 
d'  eflertrafportato  in  parte  d'onde  non/e  nefapeficmai  più  altro ,  peruenne  finalmente 
nelle  mie  col  mc^o  della  diligeriT^a  del  Firtuofo  Leonardo  ^go[iini ,  il  quale  battendo 
buon  gtiflo  delle  coje  antiche ,  belle ,  e  curio/ e ,  -picn  '  anche  amato  da  coloro ,  che  je  ne 
dilettano . 

Màio  non  hebbi  cosìpreflamentein  mio  potere  il  libro  ,  che  molti  di  Voi  (  Signori 
mici)  corrcsie curiofamcnte à cederlo ,  e miponeflcin  confi deratione,  chel ^utoremc' 
ntaua  di  efer  maggiormente  e onof cinto  al  Mondo  anche  col  me:^o  di  quefla  piaceuole 
fatua,  e  che  gli  amatori ,  e  defidcroft  di  quefle  virtù,  meritauan  parimente  di  eterne 
fitt!  partecipi ,  perftiadendoui ,  che  anche  voi  ì>na  tal'  opra  fatta  per  ifchcri^o ,  potreb- 
bonriconofcere  gì  'intendenti  quanto  vi  fia  difapere  ,  e  ritrarne  nonpochi  ammaeftra' 
menti gioucuoli all'  arte  &c. 

l'Lilallanzaloro  il  più  frequentato  ricetto  di  quanti  Letterati  di  que' tempi 
fioriffero,  capitaudoiii ,  dopo  le  loro  ferie  faticlie  fililo  Studio  Pubblico  ,1'Al- 
drouando,  ilMagini,il  Zoppio,iIDempfterjl'Achillini,il  Laiizoni  jridiiceti- 
douifiilMarioi.ilPretijilRinaldijOltre  idetti  Dulcini,  eCarli  a  confabular' 
affieme  )  con  tanto  gufio,  quanta  era  talorla  noia  di/lìmulatane  da  Annibale, 
che  a  farfi  anch' egli  intendere  la  prontezza.  Si  abilità  del  fratello  non  aueua_j. 
Conferiua  Lodouico  con  qucfti  i  fuoipenfieri,  difcorreuaie  inaenzioni,mo- 
ftraua  i  quadri,  acciò  liberamente  dicellero  il  lor  parere,  non  gli  lafciafl'ero  cor- 
rere qualche  errore ,  come  pur  troppo  accade  a  chi  di  fé  (teiìo  troppo  fi  fida: 

Efl  ciecus  namq;  quifque  fuis  in  rebus,  &  expfrs 

ludici^  ,  prolemqi'.e  juam  miratur  ,  amatque  : 
come  nella  fua  Pittorica  cantò  anch' egli  l'C^razio  Parigino; impcrciochefiafi 
pure  vno  valentuomo  quanto  ei  fi  vuole,  può  ingannaifi,  &  allor  più,che  fenteii- 
dofi  più  forte,  a  fc  iìcdb  crede  di  poter  credere.  La  troppa  proifimiti  non  la* 
fciafcoprire  i  difetti,  onde  auuiene  che  sì  ben  que' de  gli  altri,  come  da  noi 
lontani  fi  fcorgono,  ouei  proprii,come  che  fi  portino  indo(To,nonfi  vedono, 
già  che  ninna  di/lanza  fi  frammette  tra  l'oggetto  e  la  virtù  vifiua .  In  caufa  pro- 
pria cercaua  egli  dunque, come fuol  dirfì  ,  l'Auuocato, quando  colle  direzioni 
de' più  braui  ingegni  di  quel  fecolo,  e  di  quella  Corte  diiponeua,  eregolaua^ 
anch'  egli  le  (citntinche  inuenzioiii  fue  vn  Rafaclki  e  dal  fuo  Aretino  riputaua  a 

fom- 


LODOV.  AGOST.  ET  AV^m.  CATfRACCI.      47 1 

fomma  grazia  prender  in  ciò  norma  e  configlio  Tiziano.  Così  dallo  fleflb  prei> 
derlo  fi  foiFe  compiaciuto  Michelangelo  nella  facciata  delia  Cappella  del  Pa- 
pa ,  ch'oggi  più  mirabile  a  noi  non  fembrarebbe  la  penna  del  Poeta ,  che  il  pen- 
nello del  Pittore  in  quel  Gmdicio,  enonaurebbefia  tanto  più  celcbrare,nel  fa- 
mofo  palagio  di  Capraro!a,Iacapricciofaftanzadelfonnodi  Taddeo  Zucche- 
ri j  perche  dipinta  coir  erudite  inuenzioni  del  Caro  .  E  di  quai  altri  ingegnii 
che  de'  grandi ,  e  purgati  d' vn  Giouio ,  d' vn  Tolomei ,  d'  vn  Molza  ,  e  fitnili» 
dirfi  parti poteano  que*  fubliau  > e  peregrini  penfieri  delle floric  del  Santiflìmo 
Sacramento  i  della  Scuola  d'Atene  ,  de'  Monti  Parnafi  >  de  gl'incendii  di  Bor- 
go I  de  gli  Eliodori ,  e  limili,  oue  con  sì  lufinghieri,  &  eruditi  anacronifmi>  poe- 
tiche trafportazioiii  e  licenze  ,  s'introdudero  i  Regnanti  viui  a  rapprefcntarci 
le  parti  Iklfe  de*  gii  g'oriofi  Anteceflbri  defonti  ?  ardire  cosi  eftacico,  &  clleua- 
to  crederò  io,  folle  mai  pcrefferfi  arrifchiato  entrare  nella  tanto  dotta  per  al- 
tro >  e  ferace  fempre  idea  del  gran  Rafaelle  ? 

Né  fcienziatifolo, né  virtuofi  d'ogni  genere  vi  fi  riduceuano,  comerAm- 
brofini  Architetto  ,  il  Conuenti  Scultore ,  il  Mafcheroni  Sonatore ,  ma  Giufep- 
pe  dal  cacapsniìeri ,  Camillino  dalia  Chitara ,  Camillino  della  Signora  »  e  fimi! 
gente  lieta  e  felìofa ,  auendo  eflì  per  ferma  opinione ,  che  richiedafi  alla  Pittura 
l'allegria,  ei  bei  penfieri  Pittorici,  non  meno  che  i  Poetici  :  animo  proueniant 
deduca  fereno .  Quindi  non  v'era  galantuomo ,  non  Nobile ,  che  I"  amicizia  lo- 
ro non  bramaffe ,  e  per  via  di  qualche  mez2ano,d*introdurfi  in  quella  loro  Ihn^ 
zanoncercaflé,  oue  tante  e  tali  erano  le  facezie,Ienouelle,Iebaie  jcle  parti- 
te, cbetemperateda  vna  continua  allegria  le  difficoltà  dell'Arte,  ò  nonlìco- 
nofceuano ,  ò  non  fì  llimauano  ;  il  perche  lolean  dir  Guido ,  e  l'Albani ,  ch'era 
imponìbile  il  non  far  profitto  fotto  i  Carracci ,  lUidiandofi  in  quella  fcaola  per 
ifcfierzo ,  &:  imparandouifi  per  giuoco  ;  onde  non  era  marauiglia  fé  gli  fleifi  Ca- 
ualicri ,  capitandoui,  non  poiean  non  oprar  qualche  cofa  anch'eiìì ,  come  i  Bo- 
lognini ,  il  Bolognetti ,  il  Comendator  Zambeccari ,  &  altri. 

Erafi  gionto  a  fegno ,  che  non  fi  fapea  più  talora  in  quella  fianza  che  crede- 
refé  come  l'vno  dell'altro  fidarfi  ne'raeconti ,  e  ne-'  fcambieuoli  vfHcii ,  onds^ 
facefledi  meftieri,  ne"  negozii  anche  più  ferii,  perben  intenderfijenonau^i: 
a  terminare  in  zampanelle,  fami  precedere  vn  patto  &i  vna  protefla,  che  non 
fiburlalTe  .  Io  anderò  raccordando  con  qualcuna  delle  paitice  che  trouoltam- 
pate,  al:re,che  da'  fopranommati  allieui  loro  più  volte  intefi. 

Scriue  dunque  il  fopracitatoMofini  così  di  Annibale  :  ChsKentre  dipingeuit 
fielln  propria  eafa  vna  limola  pev  va  Signor  grande,  que[ìi  quxndo  l'opera  fa  à  buon  tev- 
tnint ,  vi  andana  Jpeffo  à  vederla  ;  mi  ad  Ann<bale  pareua ,  che  quel  Signore ,  non  fi' 
mettere  à  guardare ,  &  attentamente  confìd erare  la  pittura  della  tamia  ,  carne  la.  qua- 
lità dell'  opera  meritaita ,  e  che  con  maggior  applicatione  fi  fcrmaffe  à  configliavfi  coti 
Vnofpecehio,chc  da  vtia  parte  della  ftan:^a  era  al  muro  attaccato,  onde  pensò  ^innibz' 
le  di  vendicarfene ,  e  quando  vn  altro  giorno  giudicò  che  quegli  potcfie  à  lui  tornar:  >  Ic- 

UÒ  quello /pecchia  >  s  tidl'  ifie^o  luo^o  né  dipui{e  pnofuli  mitro  à  quello  lomiiliante  >  ma 
-  -     -  -         -     -  yj 


472  PARTE     TE^^A 

Vi  fìnfefopra  fta  enpertaja  quale  Ufciando  folamentc  vedere  vna  picciol  parte  del  cri' 
flallo ,  impediua  lojpeccbtarft,  e'I  veder/i  tutto  U  volto  intero  :  effendo  poi  di  nuouo  tor- 
nato il  pcrfona^^io  alla  Cafa  del Carracci ,  fermato/i  non  molto  con  gì'  occhi  volti  alldj 
pittura ,  che  per  luì  ft  dioigneua,  ver/o  lo /pecchia,  fecondo  ilfuo  [olito  ,preliamente  fé 
n'andò ,  e  veggendo  l' impedimento  di  quella  coperta ,  che  non  fìnta ,  ma  vera  era  dall' 
occhio  giudicata ,  vi  porle  incontinente  la  mano/opra,  per  tirarla  da  parte,  e  difcuoprire 
il  criflallo ,  ma /emendo  di  toccare  lapiana  fuperfìcie  del  muro ,  e  ben  preflo  accorgendoft 
dell'  inganno ,  ritirò  la  mano  à  [e  con  quella  preflcT^a ,  e  celerità  >  chefifuol  fare  quan- 
do auuiene  di  toccare  vna  cofa  che  non  fi  crede  efier  calda ,  e  poi  ft /ente  effer  cocente,  e 
nel  mede  fimo  tempo  più  nafcofamente  eh  egli  potè,  voltò  gl'occhi  verfo  Annibale  &  aU 
cun' altro,  che  'mi  era,  per  vedere, [e  di  quel,  che  à  lui  fuccef/o  era.ftfof/ero auuedutiipoi- 
che  gli  corfefubtto  all'animo  di  celarlo  fé  potea,per  ifchiuare  la  vergogna ,  che  tofìtmolà 
in  quel  punto  penfando  alle  rifa  altrui ,  che  potean  farft  di  quell'inganno  :  ntà  Annibale, 
che  attenti/fimamente  l' o/feruò  ,  del  tutto  ben  fi  accorfe,  &  altrettanto  feppe  far  fìnta  di 
non  efierfene  auueduto  ,  perofieruar  prima  ciò ,  chenefeguiua:  ma  vn  altro  di  coloro» 
che  vi  fi  tram ,  e  lo  vide ,  e  che  non  era  informato  di  qu  eW  inganno  da  Annibale  à  bello 
Studio  premeditato  ,  fermò  lo /guardo  verfo  diquel  Signore  , e  concuriofità  ancora  fé  gì' 
Accofìò  ,  per  intendere  quale  co/agli  hauej/e  cagionato  quelfubitaneo  ritiramento  di  ma- 
no ,  dubitando  forfè  non  l  hauef/e  morficato ,  ò  punto  vnofcorpione ,  ò  altro  animaletto 
velenofo  ,  onde  poiché  il  Ve^fonaggio  fu  certo ,  che  il  fatto  non  fi  poteua  celare ,  depofìa 
la  vergogna,  riputò  /ubito  fé  iìe(jo  anT^  di  lode  meriteuohf/imo ,  fé  confeffando  libera,' 
mente  l'inganno,  in  che  egli  era  incerfo  ,  ne  commendafie  molto ,  come  fece  ,1  ingegno 
dell  inuent  ore,  e  così  parimente  tutti  gl'altri ,  che  vi  furprefenii  ,fe  ne  pn  efero  piacer 
grande,  e  difcorfero  eruditamente  diftmtli  caft  celebrati  da  glifcrittori  in  lode  di  Vittori 
antichi  pili  f amo  ft. 

T^a  doppo  le  mélte  parole  de  gP  altri ,  Annibale  fi  voltò  à  quel  Signore ,  e  gli  d'ifiei 
Se  vifoSìe ,  Signor  mio,  fermato  à  guardare  quefia  tauola ,  che  per  voi  dipingo,  non  fa- 
rete [iato  ingannato  >  e  (lette  vn  pocofen^^a  dir  altro  >  godendo  in  fé  mede/imo  di  ba- 
tterli detto  così  apertamente  donde  haueua  hauutoorigine  l  inganno  dello  fpecchio  ;  ma 
poivolendopur  variare,  e  moderare  il  fenfo  di  quelle  parole ,  foggionfe  ;  non  vifarefìe 
ingannato,  perche  qui  non  arriuoà  farui  parer  per  vere  le  cnfe,  eh  to  vi  fingo;  il  che  da 
tutti  gì' altri  fii  inte/o  per  vn  detto  ingegno/o ,  e  modello ,  che  merita/fe  parimente  di  efjere 
non  poco  comtndato  :  ma  il  vero  fenfo  fu  ben  intefo  da  chi  dell'  altre  circofìan's^efù  be- 
niffimo  informato. 

Fu  altra  fimile  beffa  fece  Annibale  ad  vno  di  coloro ,  che  appreffo  di  lui  dimoraua^ 
no  ,per  apprender  l'arte,  il  quale  era  vngiouane,  che  fé  alcuna  cofa  fatta  di  propria^ 
mano  mojiraua ,  fi  (ludiaua  con  le  parole  farla  apparire  più  affaldi  quel  ch'era;  efedeW 
opere  altrui  parlaua  ,più  intendente  diche  egli  non  era  di  apparire  procuraua,  onde  ve- 
ntua  chiamato  communemente  il  Saccente  della  fcuola .  "Parendo  perciò  ad  Annibale» 
che  molto  bene  ft  addattaffc  alcuna  beffa  à  quella  tanta  faccenteria,pensò  di  fargliela  in 
nodo,  che  fé  n'hauefje  à  ricordar  per  fempre. 

Soletta  colui  pcrfuo  paffatempo  traBuliarft  con  vna  di  quelle  baleflre  da  palla ,  chi^ 

vfa* 


LOmV*  AGOST,  ET  AW^/^.  CA^ItACCL     47  j 

^fano  i  giouinetti ,  e  da  vna  fineHra  iella  medefima  flamba ,  douefi  dipigneua ,  verfo  vh 
albero ,  che  gli  era  incontro  tiraua  de  colpi  à  gl'vccelletti,  e  glipareua  di  far  co/a  di  mot- 
ta lode,  [e  alcuno  ne  colpiua  :  hor  quando  parue  ad  Anmhale  dt  poter  far  ciò,che  nel  peri' 
pero  gì  era  venuto,  len"!^  che  altri  lo  vedeffero  ,  nafcoje  quella  baleflra ,  eprefo  vnpeT^' 
:^  di  legno  della  grand c^^a  del  manico  di  effa,  lo  pofe  la  dotte  foleua  (larfene  la  balejlrat 
appoggiando  ivn  capo  del  legno  al  muro ,  e  l  altro  pofando  in  terra ,  e  dipinfe  nella  fuper- 
ficte  del  muro  l'arco .  e  la  corda ,  vnendo  infteme  ingggtiofamente  il  finto  col  vero,  con  U 
ferina  delle  linee  deli' ombre,  e  de' lumi  ;  sì  che  patena  appunto  ali  occhio  del  riguardan' 
te ,  che  la  baleftra  in  quella guifa  >  chefoleafe  nefiejfe  in  quel  luogo  appoggiata  al  muro. 
Venuta  poi  l  occafione  di  adoprarla ,  che  anche  in  ciò  4nmbale  vi  vsò  l  induftrìa  ,per 
ftrla  opportunamente  nafcert  ,fen:^  che  altri  dell  artificio  fi  auuedefiero ,  il  Saccente^ 
,  gioitane  prefa  alcuna  palla ,  e  defiderofo  di  tirare  alcun  colpo ,  s'inuiò  alla  volta  della  ba- 
lefira  per  prenderla ,  e  dato  di  piglio  al  manico ,  fi  vide  d' hauer  in  mano  quelfolpe7^9 
di  legno  (enT^a  Varco,  e  la  corda ,  che  in  quelfubito  reflò  fior  dito ,  e  gli  parue  vna  fantaf- 
ma  da  non  leggermente  fpauentarfi  :  ma  accortofì  poi  dell'  inganno ,  in  che  egli  così  facil- 
mente era  raduto  ,fe  l'arrecò  à  non  poca  vergogna ,  mentre  che  effendo  egli  dell  arte ,  e 
dell'  intendimento ,  che  pretendea  di  efiere ,  haurebbe  voluto ,  che  più  d'ogn  altra  ,cheà 
lui  fujfe  vna  tal  coja  fucceduta  :  ma  quanto  gì  altri  fé  ne  prende  fiero  piacere  ,  egli  è  facile 
da  imaginarfelo.  Btlii  U  dir  fola ,  quejìo  che  il  cafo  diede  poi  occafione  à  tutti  della  {cuo- 
ia di  motteggiare  del  continuo  con  facetie,&  argute  punture,  per  mortificare  Ufacceif 
teria  di  colui  folenijfimamente  &c. 

Di  fìmil  force  furono  quella  della  fìnta  lume  da  olio ,  che  a  fomiglianza  di 
vna  vera.,  che  per  molce  fere  prima  appefa  ad  vii  muro  auea  tenuto  >  nello  ftef« 
fo  (ito,  colle  ftelTe precife ombre, sbattimenti, e lucni  pingea,  e appiccando- 
ui  poi  nella  fommità  vn  pò  pò  di  candeletta  di  cera, che accefa,  all'vificiodel- 
fontucfo  flupioo  fuppiiiscmandaua  afturamente  a  prendere  in  fretta  al  Na- 
tale ,  al  Garbieri ,  ed  altri  della  fcuola ,  che  con  gran  rifa  a  fiaccarla  ben  preflo 
daquelmuro  correano.etalors'affaticauano:  Quella  de' pezzi  di  carne,  de' 
quarti  di  capretto,  e  delle  falfìccie  che  ritratte  dal  naturale,  e  coli' altre  robe 
comellibili  appefc ,  burlauano  la  cuciniera ,  che  rimanendone  defraudata  vfci- 
ua  di  fé  flelTa  ,  e  tante ,  e  tante  altre ,  che  troppo  faria  lungoii  defcriuere. 

Né  rammentare  già  qui  vogl' io  la  irragioneuoJe  golofiti  di  quelgacto  da_» 
quelle  fìnte  carni  deiufo,  quando  IVnghie  anch'ei  fteiidendoui,  altro  non  ne  ric- 
cauò  che  confufìone  ;  ne  la  goffaggine  di  quel  cane ,  che  verfo  certi  fcalini  fìn- 
ti in  vn  quadro,  pollo  al  Soie  ad  afciuttarfì  (  dice  Videffo  Mofìni  )  datofi  à  cor- 
rere à  quella  volta ,  e  nelCauuicimrfi /piccando  il  jalto  con  impeto,  per  falirui  [opra  vr- 
tò  in  modo  nel  quadro  con  le  r^mpe,  e  con  la  telìa,  che  nonfolo  imbratò  quella  parte  che 
toccò  per  la  fre(che'zja  de'  colori,  ma  ruppe  anche  la  tela  ;  perche  non  furono  mai 
badanti  fìmili  accidenti  a  fare  in  me  quell'impresone ,  che  ne  gli  antichi  Au- 
\  tori ,  e  ne*  moderni  tanto  decantata  io  ritrouo .  Che  vn  animale  priuo  d' ogni 
"  vfo  di  ragione  s' inganni ,  che  gran  cofa  è  mai  quefta  ?  che  all'  vua  di  Zeufì  cor- 
rangli  vccelh;che  vn  mozzo  di  ftalla  dipinto  da  Bramantino,  con  vnafalua-* 

Ooo  di 


474  PATtTETETtZA 

di  calci  rremendi  da' caualli  falutatofìveda»  chemarauiglia  ì  che  il  gatto  fu d« 
detto  de'  Carracci>  correndo  al  Colico  pertugio  dell'vfcio  da  eflì  tuiato>  e  finto- 
ui  con  la  pitturajche  gran  facto  mai  ?  quando  co  vn  bue  da  vn  gran  goffo  in  roz- 
za tela  dipinto  io  fermo  vn  branco  di  pernici;  alla  Colombaia  disila  mia  Sam- 
picra  vn  ben  grolfo  colombo  di  creta  fopra  vn  palo  gli  alcri  inulta ,  e  raduna  ;  e 
con  due  penne  anche  d'animai  groflb  legate  al  filone  io  fò  gioco  a  gli  vccellett» 
alla  frafcata  ?  Stupirò  bene  a'  comandi  di  va  Parrafio  che  il  velo  fi  leuijche  fulle 
loggie  del  Vaticano  corra  vn  Parafrenierc  del  Papa  a  Itaccare  vn  tappeto  dipin- 
to da  Gio.da  Vdine  per  improuifa  funzioneje  che  vn  ritratto  a  mio  tempo  di  Pa- 
pa Innocenzo  di  mano  di  Diego  Velafco,  e  pofto  nelle  danze  di  Sua  Sanciti, 
facciafi  creder  per  efla  da  vn  Camarier  fegrcto  ,•  onde  vfcendo  comandi  che  fi 
flia  cito ,  che  Sua  Beatitudine  per  le  (tanze  pafTeggia. 

Quefte  dunque ,  che  non  bellie  infenface ,  ma  huomini ,  anche  de'  più  giudi- 
ciofi  ingannarono  >  foggionganfi.  Che  la  indifcretezza  di  vn  gran  Signore  inten- 
dente alfai  della  profeliione,onde  portandofi  fpcflo  da  Annibale,  nel  vedere, 
e  confiderar  le  fue  opre,  le  lodaua  con  cerca  frafe ,  che  cerminando  fcmpre  iru 
encomii  al  valor  di  Tiziano,  e  del  Coreggio,  pareua,  che  inferir  voleffc,  che  tol- 
Cifi  da  lui  ad  imitare ,  vi  fo(Te  affai  lontano ,  così  reflò  anch'  effa  mortificata ,  e 
conuinta  :  trouato  da  vn  rigattiere  il  pittore  vna  fponda  di  caifa  antica,  logra» 
e  tarmata,  vi  colorì  fopra  vna  B.  Vergine  col  Puttino  fui  gufto  di  Tiziano ,  e  ac- 
comodatala in  vn  cantone  della  ftanza ,  lontana  dalla  fìneftra ,  onde  il  lu  me  sì 
fieramente  percuotere  non  lo  poceffe ,  iui  lafcioUa .  Cionco  il  Baron  Romano» 
e  mufjnando  tutte  le  tele  volte  al  muro  ancora ,  come  era  fuo  folito  ,  dato  in_. 
quefta  tauola ,  rimafe  attonito ,  e  fermacofi  edatico  a  contemplarla  ,-  pocer  del 
Mondo  proruppe ,  e  di  doue  è  vfcico  quefto  bel  quadro  Sig. Annibale  ,  ò  quefto 
è  di  Tiziano ,  ò  quefto  Ci  lafcia  conofcere  j  e  nell'addimandarli  di  chi  foffe ,  per- 
che facco  full' affé,  e  fé  da  vendere,  piegandofi  per  prenderlo  in  mano,  e  por- 
tarlo ad  vn  lume  gagliardo,  buttandofegli  Annibale,  fi  fermi  per  T  Amor  di  Dio, 
VoftraEcccll.gli  diife  ,checancellaràil  quadro,  e  fifporcherà  le  mani  ,efien- 
ào  vna  bagattella,  che  per  prouarmi,  e  per  ifcherzo  feci  hieri  alla  prima  :  Qual 
reilafie  quel  Signore  s'immagini  ogni  galantuomo,  che  in  vn  cale  impegno  tro» 
uaro  fi  folfe. 

Non  appunto  da  quefta  difiìmile  parmi  quella ,  con  che  il  graziofìfiìmo  mio 
Sig.  Bofchini  racconca,  ad  illigazionc  di  Annibale,  auer  il  Cardinal  Farnefcj 
mortifìcacoi  Pittori  di  Roma,  che  voleuauo  abbaffar  queflo  grand'huomo,  di- 
cendone tutti  i  mali  ;  in  particolare ,  ch'ei  volefse  fare  la  fcimia  di  T  iziano,  del 
Coreggio,  di  Paolo  Veronefe,  ma  non  vi  auefse  che  fare  :  così  dunque  egli 
fcrifse  nella  Carta  del  fuo  Nauigar  Pittorefco  : 

Quaìido  i  Canacci  fu  introdotti  à  I^omtt 

Dal  Gardenal  Farnefe  (co' fauemo) 

Et  li  Himauay  come  fi  medemo, 

Ei  regalua  d'ogni  homr  injoma» 


lODOr,  AGOST.  ET  AV^lt.  CAl^RACCI.    47^ 

Quefli  con  ogni  indu[lrìa  el  so  giudicio 

^plicaua  à  formar  pitture  degne  : 

I  Vittori  de  B^^oma  anch'  effi  vegne 

jl  riuerirli ,  e  a  far  cortefe  ojieio  . 
Sbando  i  s  acorfe  che  quella  maniera 

Ghe  podeua  portar  f e  omo,  e  vergogna, 

^  Cora  con  mal  arte,  e  con  mem^gn* 

De  l  muidia  i  butè  la  prima  piera* 
£  pieni  d' arogatt'i^a ,  e  de  perfidia, 

Diffe  che  i  non  intende  el  bon  deffegno  » 

ìsle  in  colorito  i  moflra  hauer  in's^gno  : 

0'  Dio  che  denti  de  e  Agnina  mmdiai 
Quefto  co  i  deletantì  produjeua 

(  l  quai  non  è  del  tuta  inteligenti^ 

Vna  tal  contrauerfta  ,  e  fentimenti 

Che  de  i  Cara^^i  il  mento  opprimeua» 
El  Gardenal  patina  dcfi'ation. 

Ne  podeuti  vn  tal  [corno  compatir  ; 

E  vn  so  pen/ier  rejolue  d'  efeqmr , 

che  remouc  ogni  dubio ,  ogni  queflioN  m 
El  fin/e  alcuni  quadri  d.  ajpettar, 

che  per  so  conto giera  fla  comprati 

E  che  de  breue  i  ghe  farta  inuiaii 

Dotte  fla  fama  el  fece  diuulgar  « 
In  tanto  quei  Cara:i^t  valorofi 

Depen'^ua  con  fpirito ,  e  con  arte 

Titture,  che  viueua  in  ogni  parte» 

Come  pitori  efperti,  e  valoro/i. 
Quando  fii  à  fegno  tutta  la  facenda  « 

Se  fin  fé  vna  caffeta  forefliera 

Zon's^er  à  ^oma,  con  bela  manierai 

"Perche  ogn  vn  tal  la  creda ,  e  la  comprenda  y 
Credeua  ogn  vn  quel  che  fu  T^a  mentido  ; 

E  à  quei  futi  amoreuoli  Signori  , 

"No  jolo  deletantì ,  ma  pitori , 

Treflo  fu  fato  vn  general  inuido  » 
Con  dir  che  so  Emineni^a  hauena  guflo  » 

^  la  prefencia  de  quei  virtuofi , 

Leuar  de  cafia  i  quadri  curio/i  : 

Doue  che  ogn  vn  concorfe  al  tempo  giufio , 
Si  che  fé  fece  nobile  corona 

Di  Trelati,  Titori,  e  deletantì: 

Ooo    i  P'ien 


47(r  f  A  %T  E    T  B  7L  Z  4 

Vitn  porti  la  caffetta  là  dauanti» 
E  attende  curiofa  ogni  perfori* . 
Tdentre  la  fé  de/chioda ,  e  [e  desliga  » 
Ogn'vn  con  defiderio  virtitofo 
OJierm  >  e  attende  in  ato  curiofo  ; 
£  in  agiutar  niftun  liima  fadiga . 
Che  che  non  è  fortifie  le  Titure , 
Come  ra:ii  del  Sol  ben  refplendenti . 
Stupìffe  i  deletanti,  e  pin  intendenti}  . 
&  per  fquifne  ticn  quele  fature . 
chi  dife  :  qucflo  xé  del  Varmefan  : 
Chi  dtje  :  ceìto  queflo  è  del  Coregio  : 
Chi  dife  con  fodes^i  :  e  forfi  megto  » 
La  fupera  feguro  quela  man . 
Ogn'  rn  flupiua  ,  e  re^aua  incanti 
Ma  so  Emtneni^a  rideua  in  l  interna 
Con  dir  confondo  le  furie  d' duerno  : 
"Non  so  in  la  chiufa  come  la  farà . 
In  fuma  quando  ogn  vn  de  quei  Vittori 
Fu  reo  conuinto,  difje  el  Gardenal: 
Sta  volta  dife  ben ,  chi  ha  dito  mal  > 
£  quei  Je  fcambia  de  mile  colori . 
Replica  So  Eminen:!^a ,  e  dife  :  preflo 
Cara':ì^i  vegnè  qua ,  che  à  yofira  gloria 
Xé  fata  l  inuention  ;  vu  haui  vitoria 
Tarme fatii ,  e  Coregi  ;  e  dito  queflo  > 
Folta  le  f palle  ;  e  s  al^  la  portiera  ; 
Ogn  ftìo  reUa  là  fenT^  parlar  : 
J  Titori  confufi  nò  si  dar 
€ope  ne  fpade  ,  e  xè  fmaridi  in  ciera  , 
Eraui  vn'  antiquario  in  Roma,  che  d"  intenderfi  di  medaglie  non  folo  ,  ma  di 
difegni  (de' quali  perciò  moftraoa  vnaftonta  raccolta  )  pofsedere  ancora  vna 
profonda  intelligenza  vantauafi  :  e  perche  poco  ò  nulla  roleua  badare  al  confi- 
glio  di  Agoftino , di  ftarui  ben  auuertito  fopra ,  cfseodo  molto  facile  l' ingan- 
naruifì,  mailìme  quando  quelli  da  valente  difegnatore  ,  &  altro  raaelìro  fofse- 
ro  copiati;  pensò  di  darglielo  in  modo  a  diuederecon  I'  efempio,  ch'ei  rtcfso 
per  lauucnire  di  propria  bocca  confi;  fsarlo  douefse .  XThieftogli  dunque  in  pre- 
ilito  vna  iftorietta  di  penna  di  mano  del  Parmigianino  ,  per  cauarne  per  fc  vna 
copia  I  ed  ottenutala  >  trouò  carta  più  di  quella  annerita ,  &  antiquata  >  e  tem- 
prando tenta  nera  con  faponara  ,  e  vn  pò'  pò  di  fyligine ,  s' ingegnò  con  fegni  an- 
che più  ghiotti,  ma  poi  più  fondati,  e  ficuri  di  ricauarla:  portandogliele  poi  am- 
bidue  nel  leilituirgli  la  Tua ,  flette  pare  a»  vedere  quale  ei  ù  preadclsc ,  quan- 

.  "'.  '  ~      '  do 


VODOV,  AGOST,  ET  A^Nm  CAMACCA     477 

do  s'accorfe  fenza  nifsuna  eHcazione  actaccarfìegli  alla  copi^,  e  buttar  in  dietro 
l'originale,  con  il  maggior  gufto  che  dir  fi  polTa  di  Agoftino ,  che  riuclandogli 
lo  sbaglio,  mai  psrfuader  gli  lo  potette,  fin  che  prefa  vna  molIicadipane,f  e- 
gandoIafua,che  per  l'ontuofici  del  fapone  tutta  fuanì ,  il  refe  chiaro,  e  il  fé 
confcflare,  non  foloeffer  molto  facile  nell'originalità  de' difegni  prendergab» 
bo  i  ma  la  Tua  penna  eilcr  ga]ante,e  fìcura  non  folo  al  pari,  ma  più  anche  di  queN 
la  di  sì  leggiadro  Maeftro. 

Non  fi  potca  fcherzare  con  elfo  lui,  facendone  ben  preflo  egli  pentire  chi  ad- 
dimefticato  Ci  folle  :  che  però ,  non  volendo  leuare  il  Segretario  del  Cardinale» 
Cefi  il  proprio  ritratto,  che  reflando  d'accordo  in  fei  feudi,  ordinatogli  auea; 
adducendo  aucrglielo  commeflb  per  vna  burla.e  per  farlo  laiìorare  in  damo  ;  di- 
pintogli vn  cappello  giallo  in  tefta ,  il  lafciò  come  a  cafo  vedere  ad  vn  camerata 
del  Cortiggiano,  con  dirglt,che  per  non  buttare  affatto  la  fatica ,  auea  difpolto, 
fintolo  vn  Ebreo (  come  tale  veramente  al  nafo  longo,  e  a  gli  occhi  groiììfeni- 
braua)  mandarlo  ne' Coronari  ,òa  S.  Apollinare  i  per  cacciarne  qualche  cofa: 
che  riferito  ben  toRo  al  Segretario  dall' amico,  mandato  fubito  li  fci  feudi  ad 
Agoflino,  lo  pregò  ad  aggmrtarlo ,  e  mandarglielo,  come  fece. 

Trouandofi  egli  in  Parma ,  da  vn  grand"  Oratore  ,con  finto  fuppofto  di  due  ta- 
uolc ,  che  far  fi  doueuano  in  vn'  altra  Città  contigua»  gli  furon  canati  dalie  mani 
quattro  difegni  compiti ,  de'quali,  fi  come  de'  quadri ,  mai  più  fi  feppe  nuoua^. 
Coli  dunque  paflato  anch'egii  l'altr"  Anno, e  conuocati amici,  e  gente  idiota 
advditlo,  fignifìcò  loro  la  giuda  doglianza  di  quel  valentuomo  ,  che  le  ftie  pa- 
role non  facefler-s- frutto  ;auer  a  lui  conferito  qucfta  Tua  mortificazione,  e  pre- 
gatolo, per  fua  riputazione ,  a  trouare  amici,  che  fparfi  per  l'audienza,  ad  vn  fc- 
gnochcaluiaurcbbe  dato,  da  efionmoiìrato  fubito  loro  ,  auefiero elfi  ad  alta 
voce ,  percotendofi  il  petto  ,gridato  mifencordia  :  che  però  a  lui  tutti  intenti 
notafl'erobene,  e  fubito  che  alzacela  mano,  così  gridar dou^fTero:  ripartiti 
dunque  coftoro  in  varii  fiti>&  auuto  il  cenno ,  gridando  fpropofitatamcijte  mi- 
fencordia ,  aggiontaui  vna  folenne  nfata  dal  refiduo  dell'audienzajCosì  d'impro- 
uifo  reltò  quegli  atterrito ,  che  vfcito  di  filo ,  fé  n'  andò  tutto  mortificato,  non_, 
potendo  mai  ne  efso  ,  ne  gli  altri,  fé  non  dopo  vn  lungo  tempo, penetrare-» 
l'origine  di  sì  pazzo  accidente . 

Non  minore  fu  la  confiifione  d' vn  Satrapo  ,  che  introdottofi  anch'  ei  nella.» 
fìanza  cogli  altri,  perfarfi  tentr  gran  letterato  ,aueua  fempre  in  pronto  vna  de- 
cina di  quefiti  firiuaganti  ftudiati  l'antecedente  giorno,  rifoluendoli  conap- 
plaufo  di  que'giouani  :  hora  fiate  a  vedere  ,  difse  vn  giorno  Agoliino ,  come  vo- 
glio acquctar'io  perl'auuenire  coftui,  ehefortificandofi  ben  prima  in  fiinili  pro- 
blemi >  a  man  falua  noi  alcri  che  penfato  mai  v'  abbiamo  forprende,  e  fo:tomct- 
te:epoftofiegli  a  farne  vna  fimile  raccolta  ,ma  più  copiofa,  giunto  che  fu,  e-» 
propollo  al  folitoi  fuoidubbii  ,  allorché  fciogherli  volIe,nònò,  difse  Agoftiio, 
fentite  prima  i  noiiri  anche  voi ,  e  rifoluetegli ,  che  e'  mgegnaremo  anche  noi 
ditsifrarui  poii  voilri,  e  co:i  vaa  energia  grazi  anefca  f^hiaffandogUne  vna  ven- 
tina 


478 


P  A  Ti  T  E     T  E  n  Z   A 


tinain  faccia  >  e  con  imperuofo  gcftiré  crefcendogli  fempre  addofTo ,  mentre 
andauafi fcanfando  colnrirarfencj  il  fé  vfcir fuori  e  fuggirfene  jcon rifa, e fi- 
•bili  d  i  tutta  la  fciiola,  non  efiendo  mai  più  ardito  à\  lafciaruifi  vedere ,  e  vergo- 
gnandofi,  &  abbaflando  il  capo  qual  voka  J'incontraiia . 

Dipingendo  vnquadro  grande  da  Altare  ad  vnbell'vmore,  chefìngendofidi 
V  ifta  corta,  accoltandofegli  Tempre  più,  fé  gliféfocto,  e  feglipofe  addoflbin 
modochepiùmancggiarfi  ,neadoprarc  potea  il  pennello,  prefone  vngroffo, 
e  duro  ,  e  fpintolo  nella  tela  così  fòrte,  che  dall'altra  patte  paflafTc  ,  tiratolo 
giù,ne  fece  vno  fquarcio  tale,che  tutto  il  quadro  reflò  aperto  in  duo"  pezzi;  indi 
palTandoui  per  mezzo  ,  vfcì  dall'altra  parte,fcufandofi  co!  padrone,  che  anda- 
to in  colera ,  gridaua  di  vna  tanta  beftialit^ ,  non  auer  più  fico ,  fé  di  dietto  del 
quadro  non  fé  neprocacciaua. 

Rimalli  d'accordo  di  trouarfi  vna  fera  egli ,  e'I  fratello,  con  tutti  i  gicuani 
della  fcuclafaori  della  Città  ad  vn  deliziofocafino  ,  per  cenar  tutti  aflìemtj 
con  allegria,  portando  ciafcuno  la  fua  parte,  ad  Agoltino  toccarono  le  ricot- 
te per  far  la  torta:  mentre  dunque  colà  gionti  tutti  poneuanfi  all'ordine  le  vi- 
uande ,  &  apparecchiauanfi  le  tauole,  ne  giongendo  Agoflino  che  folo  vi  man- 
caua  ,  era  cagion  di  fconcerto ,  propofe  Annibale  il  giuoco  del  Principe  j  che  ^ 
gli  altri  comandar  douefle  ;  onde  eletto  elio ,  e  diflnbuite  le  cariche ,  e  gli  vffi- 
cii  di  Corte,  fatte  il  Capitano  delle  fue  guardie,  gli  ordinò  fiibito,  che  chiufe 
le  porte  del  palagio,  elcludefie  Agoftiiio,  pronunziandogli  la  contumacia,  e 
perciò  condannandolo  a  fìarfcne  fuori  tutta  quella  notte  alla  ferena.  Giunto 
egli  dunque  ,  e  fieramente  buflando,  ma  indarno,  pofefi  a  chieder  perdono 
del  commeflo  mancamento ,  e  con  tanto  affetto ,  e  fpirito  a  fupplicare  d'  eflet 
perdonato ,  e  rimeflb ,  che  ottenne  la  grazia,  pur  che  a  ciafcuno  de'Comenfali 
pcrtaflefcufa  affatto  diuerfa  della  fua  tardanza  .  come  egregiamente  fcppe  far' 
egli  con  gran  guflo,  e  rifa  della  brigata.  Inltauaei  pure  di  vn'vfficio,  cmi- 
niltero  in  Corte,  che  non  trouandofi  vacuo  pereflerfigia  tutti  difpenfati,  fé 
gli  diiTe  ne  cror.afle  egli  vno ,  anche  nuouo  a  fuo  piacere ,  che  ne  farebbe  com- 
piacciuto;  onde  nominato  il  zecchiere  di  Sua  Eccellenza,  per  tale  appunto  ven- 
ne approuafo ,  già  che  per  la  brauura  ncll  '  intaglio  poteuafi  fpcrare  gran  cofc 
dal  (uo  valore  nella  bontà,  e  netezza  de'cunii.  Prefo  egli  perciò  a  ringraziarne 
il  Principe,  e  per  dargli  iaggio  dilla  fua  abilità,  a  fare  vn' erudito  difcorfode* 
cunii ,  e  delle  monete  antiche ,  poi  de)  valore  de'  moderni  zecchieri,  e  dello  Iti- 
le da  eflì  tenutcperche  le  telte  effigiate  ben  all'originale  s'affomigliafl'erOjCon- 
clufe  a  nifinno  p;.rò  ceder'  egli  in  ben  colpire  il  (uo  Principe ,  come  era  per  far* 
egli  con  vn  nuono,e  faciliffimomododalui  trouato, il  qual  (foggiongcndojè 
quefto,  fcagliò  vna  delle  portate  licotte  nel  volto  del  Sig.  Principe  Annibale, 
improntandolo ,  e  coglit;ndolo  meglio  di  che  aueffe  fapuco  defiderar  mai  la  Sua 
Eccellenza . 

Stando  a  cena  con  amici  vn  Venerdì ,  vno  di  eflì  propofe  di  far  fiare  l'vuouo 
ritto  m  piedi  :  fìnfe  di  non  fapere  cofa  tanto  trita  Agoltino ,  non  faputa  però 


lODOV,  AGOST.ET  AnW'BXArR.ACCh     ^y9   - 

dalle  altre  camerate.quando  prcfo  colui  l'vHOuodurOje  acciaccatolo  forte  con 
yncolpofulIatauo!a,velo  fèftare:  mò ancor' io  rifpofe  Agoftino  l'aurei  fa- 
puco  fare  rompendolo;  la  diiScold,  e  la  bellezza  fi  è  il  faruelo  ftare  fenza  rom- 
perlo ,  il  che  negandofi  da  colui  e  da  tutti  »  e  fattone  perciò  fcommeffa  >  corfo 
egli  in  cucinai  e  prefovn  pugno  di  cenere,  podolafulla  tauola,  e  piantandoui 
l'vuouo  ritto  >  così  fi  fa ,  diffcj  fenza  romperlo. 

Efclufolo  da  vna  conuerfazione  loro  e  quifquiata  i  galantuomini  >  con  prc- 
teflo  che  le  fue  burle  eran  fempre  con  danno  di  qualcun  di  eflì,  andò  a  porfi  la 
fera  fotto  la  fineftra  della  ftanza  appunto  oue  ilconuirtofaceafi.e  cherifpon- 
dea  fotto  il  portico  nella  lìrada  pubblica ,  olTeruando  che  di  lui  diceffero  ;  &  in- 
tefo  per  buona  forte ,  che  ponendoui  il  vino  di  comune,  ciafcuno  »  porta  fuori 
la  moneta  che  gli  toccaua  in  ripartimento,  e  datola  al  facchino  lk(To  che  vi 
auea  portato  piatti,  touagliuoli,  pofate,  e  fim!li»lo  follecicauano  a  portarli 
alla  taleofleria.ouecravnpreziofiffimo  vino, ed  empiutone  duo' gran  fiafco- 
jii  che  gli. dettero,  ben  predo  fé  ne  tornaffe  ,  s'afcos'egli  dopo  vna  colon- 
na neir  vfcir  che  f^.-ce  ;  &  afpetcando  che  tomafse,  fcoperto  che  l'ebbe  alla  lon- 
tana ,  itogli  rincontro  tutto  affaccendato  :  prerto  ,  prefto ,  dille ,  da  qua ,  che  l'è 
vn'horache  t'afpettiamojc  volandoacafanoflra,  fatti  dare  quella  paniera  di 
cofe  dolci,  che  ne  mandò  hieri  la  Monaca.  Afpettando  dunque  ccftoro  chi 
mai  ve,niua,&efl'endofi  già  polli  a  mangiare,  mancando  nel  più  belio  l'acqua 
,31  molino, non  potean  piiì  macinare;  quando gionto  il  facchino  fenza  i  fia{- 
chi,  e  con  l'ambafciata,  che  a  cafa  loro  fi  ftupiuano  de'dulciarii  mandati  a  pren- 
dere ,nonfapendodi  Monaca  ò  d'altro  ,  tenendoli  per  pazzi,  od  vbriachi;  fac- 
tofi  raccontare  ben  prefto  tutta  la  faccenda ,  accortifi  della  burla ,  vollero  tra- 
£gereilpouer'huomo,che  fcufauafia  ragione  della  fua  ignoranza,  credendo 
che  Agoftino  folle  anch'  egli  nella  conuerfazione ,  come  fempre  ve  l'auea  vifto 
in  tutte  l'altre. 

;  Tali  infomma,  e  tant*  erano  le  giocolarle  di  coftoro,  che doue  prima  gli  OfH 
faceano  a  gara  per  dar  loro  alloggio  in  Parma,  fentendo  anch' efsi  vn  troppo 
pazzo  gufto  delle  loro  tante  allegrie ,  non  Ci  fin! ,  che  nilTtin  più  li  volle  ,  fuggen- 
do tutti  d'andare  oue  trouauanfi  i  duo'  Bolognefi  »  che  non  lafciauan  viuere,  di- 
ceanOi  i  poueri  viandanti  .  Poneuano  su  i  tauolini  delle  prmate  ftanze  ricotte-» 
.di  calce  bianca ,  vuoua  finte  :  fcaricauanfi  entro  gli  fcarponi  de'  Villani ,  iti  che 
ibfteroa  dormire  ;toglieuan  loro  di  fotto  il  letto  1  vetri  da  far' acqua.  Fingen- 
do che  vn  di  loro  giongefle  all'  alloggio ,  e  l'altro  per  vn'  antico  amico  ricono- 
fce(fe ,  complimentauano  afsieme  con  tante  cerimonie,  che  tutti  che  iui  R  tro- 
uauano.ftupiuano.  Fiixgendofi  ò  muti,  ò  Cordi  confabulauano  afsieme  a  cenn:,ò 
con  sì  alto  tuono ,  che  tutta  ftordiuano  l' Olieria.  Raccontaua  l'vno  all'altro  va 
dolore  di  che  patir  dicea ,  ò  la  difficoltà  nell'  vrinsre ,  ò  la  pafsione  in  refpira- 
re  ,  fingendofi  afmatico ,  affalito  dalla  toffe ,  trauagliato  dal  cattarro.  Poneanfi 
a  raccontar  fcambituolmente  accidenti  occorfi  loro  nel  viaggio  talmente  ftrat 
uaganti  e  bizzarri  >  che  bifognaua  creppar  delle  rifa.  Facendo  l'opra  loro  di  noe- 


480  PA^TETETtZA 

ceinmezzodivnaftradajcon  gefsopeflo,  e  ben  trito  coprendola,  e  fingen- 
douivn  capo  con  la  punta,  afsomigliar  la  faccanoad  vn  mozzichino  caduto  a 
qualcun  dì  Saccoccia .  Vi  poneuano  collari  di  carta  bianca ,  naltri  e  cordelle  di 
colorita  :  entro  vn  cappello  di  paglia  rotto ,  e  non  più  buono ,  che  trouafscro 
in  iflrada ,  cacciauano  vn  grofso  fafso  5  entro  va  mezzo  gufcio  d' vuouo  vn  pic- 
ciolino,&  appuntito;  onde  chi  per  cunofita',  pafsando,  vi  dafse  dentro,  ò 
battefse  fopra  vn  piede  ,malament€  reftafse  ofFefo;  e  finalmente  tante  fé  ne  rac- 
contano, che  mai  aurian  fine;  mentre  anche  foggiongono,  chele  ingegnofo 
dell'  Achillini  tutte  prima  fofsero  ritroui  de"  Cartacei ,  e  da  efso  gcncilmenccj 
da  quelli  Pittori  copiate,  ed  a  fc  ftefso  attribuite.  Io  so  certo,  che  trouan- 
domitaluolta  nelle  librarie  Tettole  Scuole  a  fentirco'gli  altri  le  (ciempiezze, 
che  d'vn  tal  Tuo  feruitore  goffo  raccontaua ,  con  sì  gran  radunanza ,  e  tante  rifa« 
il  gran  Claudio,  accoAandomifi  Bernardin  Marifcotti,  lafciatelo  dire,  pian  pia- 
no mi  diceua  all' orecchio,  lafciatelo  dire  , non  è  vero;  fon  burle  eh' egli  s'in- 
uenta,echefaceanoi  Cartacei  ad  vn  tal  Paolino  loro  cugino,  huom  femplice 
troppo,  e  fcimunito. 

Erano  i  detti  loro  non  men  graui,  &  acuti:  qiiando  difcorrendo  con  molti 
Signori  Agoftino  in  Roma  del  gran  fapere  de  gli  antichi  Statuarii ,  ed  in  fpczic 
della  infuperabile  ftatua  del  Lacoonre,ccon  tanta  energia,conforme  il  fuovfa, 
vi  fi  rifcaldaua ,  coniftupore  che  Annibale  (  nemico  delle  ciarle)  nulla  di- 
cefse ,  quafi  che  vn  tanto  valore  non  conofcefse ,  ò  almeno  al  pari  del  donuto 
non  nimafse,  ed  ei  ben  prcfto  così  giufta  con  vn  carbone  la  difcgnò  a  mente  fo- 
pra il  muro,per  darà  diuederc  s'ei  l'aueua  ofseruaua,e  fé  la  ftimaua, difsc  riden- 
do (  ferme  il  Mofini^  Noi  altri  Dipintori habbiamo  da  parlar  con  te  mani ,  pungen- 
do in  tal  guifa  Agoftino ,  che  di  ben  parlare ,  e  di  comporre  anche  in  poefia  pre- 
giauafi  ;  in  quella  guifa  quafi  che  il  Tentoretto,  vedendo  da  certi  Fiammii>ghi 
(  dice  il  Ridolfi)  cefie  granite,  e  difegnate  diligentifsimamente  dalle  cofe  di  Ro- 
ma, intinto  il  pennello  nel  nero  che  aueua  fullatauolozza  ,  fece  in  breui  colpi 
vna  figura  ,  toccandola  ben  prefto  di  lumi  di  biacca ,  e  foggiongendo  voltatoli 
a  quegli  ;  noi  poucri  Veneziani  non  fappiam  difegnare  che  in  quella  guifa.  Det- 
togli vn  giorno  che  Agoftino  li  volea  fuperare,  non  ho  paura,  rifpofe;  egli  hi 
prcfo  a  far  troppe  cofe ,  e  vi  è  fatica  a  farne  vna  bene.  Interrogato  egli  vn  gior- 
no chi  fofse  più  gran  poeta  l'Ariofio ,  ò  il  Tafsi  :  il  più  gran  poeta  prefso  a  me, 
difse,èRafaelle.  Vedendo  inS.  Gio.  Laterano  quel  Trionfo  di  Coltantino» 
voltofi  a'  fuoi  fcolari ,  chi  aurebbe  mai  creduto ,  dilse ,  trionfare  vn  goffo ,  vru. 
difgraziato?  E  veduto  in  Vaticano  per  contrario  la  bellifsima ,  &  cruditifsima 
battaglia  di  Coftantino,  afsalito  da  vn'cfìro  poetico,  tutto  furore,  comin- 
ciò a  dire  :  Canto  l '  armi pietofe,  e '/  Capitano  &c.  Interrogato  fopra  l'opre  di  Gui- 
do, e  del  Menichino  fatte  a  S.  Gregorio  del  martino  di  S.  Andrea,  rifpofe: 
quella  di  Guido  veramente  parergli  da  Maeftro ,  e  quella  del  Menichino  da  Sco- 
lare, ma  da  Scolare,  che  ne  fapea  più  del  Maeftro.  Forzato  pure  adire  il  fuo 
parere  fopra  vna  Giuditte  del  Caranaggio,  non  so  dir  "altro,  rifpofe,fe  non  ch'el- 
la 


XjODOV.  AGOST,  et  Afm/^»  e  Ann  ACCI.     48 1 

ia  è  troppo  naturale .  Vii  fiio  fcolare  goffo  aflai ,  dando  d"  imprimitura  ad  vni 

tela  per  dipingerui  fopra  j  meglio  farcfti ,  gli  dilTe  >  a  dipingerui  fopra  prima ,  e 
poi  darui  d'imprimitura .  MoiìrandogH  vn  tale  vna  pittura ,  e  fcufandofi  auer- 
la  fatta  in  fretta  ;  io  non  confiderò  il  tempo,  rifpofe  Annibale ,  guardo  al  modo. 
Ad  vn' altro  che  fimile  fcufa  adduceua  ;  bene,  bene,  di(1e,non  predo.  Ad 
vno  che  motiraua  fimilmenteadAgollino  vna  tauoletca  fatta  tutta  difuain- 
uenzione  ,  giurando  da  nifluno  auer'egli  volfuto  vedere  cofa  alcuna  :  taci ,  taci 
(einfpofcgli)  che  pur  troppo  il  veggio;  e  che  ti  credi  diuentarMacftro  fcnza_f 
^aeftro?  Soprarriuando  lo  (leflbvn  giorno  in  Roma  ad  vngiouane,  che  fatto 
alto  a  mezza  lìrada  per  arriuare  a  S.  Pietro  in  Montorio  alla  beila  tauola  di  Ra> 
facile,  poftofi  a  federe  difegnaua  le  opre  di  vn  Gio.Battifta  della  Marca,  interro- 
gatolo perche  ciò  faceffe,  e  rifpollogli,  per  difgroflarfi  prima  alquanto,  anzi  pet 
ìngroflarti , rifpofe ,  Elorc3to,putelIo ancora,  da  Profpero Fontana  fuo  Mae- 
tìro  ad  iftudiare  anch'  ci  fulle  ftampe  allora  tanto  famofe  d'Alberto  Duro ,  anzi 
nò  rifpofe  ,  Signore,  ch'io  cerco  il  tenero,  non  il  duro.  Auendo  egli  per  con- 
corrente in  Parma  il  tanto  più  di  lui  fauorito ,  e  ftimato  Caualier  Malofl'oj  fo- 
lca dif  e ,  auer  egli  dato  in  vn  mal"  o(To  da  rodere  ;  e  perche  il  già  nominato  Mo« 
fchini  glie  lo  fofteneua  contro  ,  e  faceuagli  mille  altre  impertinenze ,  gridaua: 
effer  flato  tolto  a  perfeguitare  da  vna  mofca  picciola  sì ,  ma  impertinente.  Por- 
tanagli  contro  coltui  l'Aretufi  huorao  ricco ,  e  ben  nato,  e'IBaglioniper  eflec 
Pittore  affalariato  di  Corte ,  &  altri  tanto  inferiori  di  fapere ,  facendoli  pagare 
profumatamente ,  e  dar  loro  moneta  fioritiffima ,  &  auuantaggiofa,  oue  al  con- 
trario fi caricaual' infelice  Agoftino  di  rame,  che  peròfolea  dire,cflère  ito  a 
Parma  per  fare  il  Pittore,  e  conuenirgli  fare  jl  facchino.  Mandato  a  prendere 
dal  Duca  della  Mirandola  per  dipingergli  certi  ffefchi,e  richiefto  a  fare  per  mo- 
flra  certi  Angeletti  attorno  ad  vna  Madonna  ;  sì ,  diffe ,  faran  quefti  meloni  da_, 
dare  a.proua .  Detto  poi  a  Lodouico ,  Profpero  Fontana  effergli  il  maggior  ne- 
mico ,  che  auefle  ;  &  io  non  ho ,  rifpofe  quefti ,  la  maggior  nimicizia  che  colla 
fuabiaccajeflendo  folito  fuo  detto,  che  a  metterne  giù  vna  fola  pennellata  bi- 
fognaua  pcnfarui  ben  cento  volte .  Interrogato ,  qual  Pittore  ftimafle  egli  eflèc 
il  meglio  ;  quello,  difle  ,  che  il  meglio  da'  migliori  togliendo ,  faprà  approfìctar- 
fcne.  Richiedo  da  Antonio  padre,  chi  meglio  de'fuoi  duo' figli  fi  porraflej 
Agoftino,  od  Annibale  ;  Agoftino,difl"e, è  meglio  di  Annibale,&  Annibale  è  me- 
glio di  Agoftino .  Pregato  da  Anton  Leuante  intagliatore  in  legno  a  fargli  il  di- 
fegno  d'vna  Sirena  (  ch'io  poi  viddi  preflb  il  Sirani ,  che  la  mandòal  Sereniflìmo 
Sig.  Principe  Leopoldo  di  Firenze  )  ma  che  foffe  facile ,  e  facefle  bene  j  fi ,  rifpo- 
fe, mififer  Tognino  mio,  vi  pare  di  addimandare  vna  bagattella  :  non  fapece  voi 
chequeftoèquellojche  ho  cercato  e  cerco  fempre;  vn  facilc,e  che  faccia  bene? 
Dipingendo  al  fuo  diletto  Rinaldi  il  bel  quadretto  del  Bacco  ed  Arianna  ,  pre- 
gandolo Cefarino  adoprar  ben  colori  fini,poftofi  ftranamente  a  ridere.buon  di- 
fegno,  riuoltofi  gii  dilfe ,  e  colorito  di  fango  j  alludendo  a  ciò  che  (  al  riferir  del 
Ridolfi  )  folca  dire  Tiziano  medefimo  ;  che  1  colori  nonfacean  belle  le  figure,  ma  ti 

Ppp  buon 


^9'. 


!*  P  A  7tT  B     T  B  7t  Z  A 

buon  difegM  ;  8c  aleroue  ;  che  i  bei  colori  t' tuum  à  Rjalto ,  mi  il  dtfegna  flaita  neìlci 
fcrigno  dell  '  ingegno.  Interrogato  dall'  Abbate  Sampicri  >  quale  de'  duo'  più  nu- 
fcicafardouelTe,  Guido»  ò  l'Albani;  Guido»  rirpos'egli,  è  più  timoracodi 
Dio.  Edendofi  portato  anzi  male  che  bene  il  Cefi  nella  tauola  dell'Aitar  qrande 
a'RR.PP.Certofini,  trattandofi  della  raccolta  trilla,  ò  buona  di  quell'Anno, 
con  graziofoequiuoco  dir  folcano:  il  Cefiaucr  fatto  poco  bene  allaCertofa. 
Didueflacuede'SS.Pietro  e  Paolo  di  marmo  bianco»  fatte  da  vn  Domenica 
Maria  Mirandola ,  e  che  oggi  Ci  veggono  innicchiate  nella  bella  facciata  di  S. 
Paolo ,  fìnfcro  che  vna  all'  alerà  apparfa  in  fogno,  (ì  doIelTe  di  vna  fpalla ,  che  più 
ella  non  fì  fentiua,  fi  come,  per  difgrazia  maggiore,  altri  trouar  non  fapcaje 
rifpondelTe  l'altra ,  ftare  ella  peggio ,  fé  i  fuoi  difetti ,  che  afcondea  fotto  i  pan- 
ni, veder  fi  poteffero  ;  concludendo  finalmente  far  di  meliieri  all' vna  e  l'altra, 
fcambieuolmente  compatirfi ,  giongendo  pur  troppo  ogni  dì  a  conofcercdouec 
elleno  in  fine  elTer  mortali ,  che  cosi  chiamanfi  in  lingua  Bolognefe  i  morcari  da 
peflarui  agliata. 

Quelli,  e  fimili  de' tre  Pittori  effer  folcanogli  fcherzi ,  da' quali  anche  folo 
conghietturar  ben  sì  potea  la  qualità  d'vn'ingeno  viuacc,  che  cale  per  l' appunto 
diede  a  conofcerfi  in  elfi  ,  maxime  in  Annibale ,  per  la  preflezza ,  e  facilità,  eoa 
che  fin  da  principio  ogni  concetto  della  mente,  non  che  ciò  che  vedea,  in  po- 
chi fegni  ben  torto  efeguiua  ;  onde  giuftsmente  di  lui  potefle  dirfi  ciò ,  che  del» 
l'ardito ,  e  veloce  Schiauone  il  Ridolfi  :  che  nacque  copenelli  in  mano ,  e  conparti- 
talare  procliuità  al  dipignere,  fenica  la  quale  non  può  alcuno  peruenire  a  fegno  di  perfct- 
tìone;  che  appunto  è  quello  :  Ni  Genius  quidam  adfuerit,  fydufquc  benignum  di  Fref- 
noy.  Ebbe  vna  ritenciua  poi  così  tenace,  che  giurò  ad  vn  amico,  mai  auer 
auutodibifognodi  farfi  memoria  di  ciò,  che  applicatamente  talora  veduto 
aucfTe,fuori  che  vna  fol  volta  di  certi  baflì  rilicui  ;  il  che  apparue  e  dal  Laocoon- 
tefudetto  difegnato  a  mente,  e  così  giudo  fui  muro  col  carbone  ,  e  da  ciò  mi 
riferiua  l'Albani  »  d"  auer  precifamente  faputo  mole'  anni  dopo,  da  che  gli  l'aue- . 
uà  ei  fteffo  mo(ìrato,trouare  vn  picciol  falfuolo  preziofo  nella  pubblica  via  fuori 
della  Porta  del  Popolo.  Fu  Lodouico  più  copiofo,  e  ferace  nell'  inuenzione,  nel 
che  gli  altri  duo'dì  gran  lunga  fuperau3,onde  ricorreuano  alle  occorrenze  a  lui, 
che  in  venti  modi  auria  faputo  feguitamence  variar  loro  vno  fteflb  penfiero. 
Seppe  anche  moftrarfi  piùanimoib  e  rifoluto  ,  oue  Agoftino,  e  dopoi  Anni- 
bale in  vltinio  mai  G.  contentaua.correggendo,  e  ritornando  tanto  full' opre. 
Neil'  eftremità,  cioè  mani  e  piedi,  fuperò tutti ,  e  le  fece  così  ben'intefe  ,  e  ■ 
così  graziofe  in  ogni  veduta,  cheardirò  di  dire  eh' altro  Maeftro  mai  gioneeffe 
a  vn  tal  fegno,  onde  fia  pallato  in  adagio  ptr  le  fcuole  :  Le  belle  mani  di  Lodouico, 

Niffunomaipiùdiluiritrouarfeppeatticudinile  più  proprie  »e  le  piùindiui- 
duali  di  queir  azione  rapprefentata;  onde  quind'  altra  fuori  di  quella  cercar  li 
volle ,  rinuenir  non  fi  feppe.  Ecco  in  S.Marcmo  Maggiore ,  per  eiempio ,  l' im- 
brandimentomaeliofo della  penna  alzata  del  S.Girolamo,  implorante  m  tal' 
ateo  ì  coala  f|>iritofa  >  e  nobii  celta  volta  al  Ciclo ,  e  la  fiòiftra  fu'l  libto  aperto, 

le 


le  Ifpirazioni  Diiiine  ;  incanti  altri  modi ,  e  in  vano  fempre ,  diuerfamcnte  ten- 
tata da' fchizzi  di  Guido,  cadendo  fempre  nella  fteflìflìmapofizioijc  ;  e  perciò 
neceflìtaco  a  rapprefentarlo  sbigottito  alla  tromba  del  iinal  Giudizio  .  EcCo 
ne' Mendicanti  il  Clinfto  chiamante  dal  telonio  Matteo,  imitato  dipefodal 
Domenichino  nel  Chrilìo  chumante  dalla  pefca  il  S.Andrea  in  S.Andrea  del< 
la  Valle,  ancorché  in  tanti  altri  modidaluifchizzato  ,come  fi  vede  preflb  la_« 
ficca  raccolta  de'difegni  del  brano  Marati.  Ebb  '  anche  nelle  immagini,  maf- 
(ime  Sacre ,  piùdiuozione  »  e  decoro ,  più  belle  idee,  &  arie  più  ghiotte ,  e  gen- 
tili ,•  perche  Annibale  ,  ciò  non  curante  torfe ,  le  mollrò  fiere  alquanto ,  per  non 
dir  groflblane  :  Vedanfi  al  paragone  di  lui ,  per  efempio  ,  la  tefta  dell  '  Aflonta_» 
de' Signori  Conti  Caprari, quella dtlla  Madonna  in  S.Giorgio,  quella  dclfa- 
mofoChrifto  Riforto  in  cafa  Angelelli;  poi  guardinfi  di  Lodouico  la  B.  Ver- 
gine a'  PP.  Scalzi ,  quella  del  Prefepe  in  S.  Bernardo  ,  il  Chrifto  Riforto  nel 
Corpus  Domini ,  e  facendofi  il  rifcontro,  di  ciò  che  dico  G.  giudichi.  Ecofai 
mirabile ,  che  di  tante  e  tante  tauole ,  che  in  Bologna  fi  trouano  ài  LodouicOi 
mai  Ci  veda  vn  volto ,  mai  vna  fìfoaomia,  eh'  ad  vn'  altra  punto  tiri ,  e  fi  aflomi- 
gli ,  ancorché  lo  ftelTo  foggetto  non  folo,  ma  i  medcfimi  perfonaggi  entro  quelle 
a  rapprefeutarci  abbia  tolto  j  oflcruazione  non  faputafi  talora  praticar  da_, 
qualcuno  de'  primi  Maeltri  del  noftro  fecole  non  folo,  come  vn  Rubens,  vn  Be- 
rettini,vn  Domenichmo  ,  vn'Albani,  ma  dagli  fieffi  duo' gran  capi  della  Scuo- 
la Lombarda,  il  Parmigiano ,  &  il  Coreggio,  le  tette  di  cucci  e  quali ,  maffimc_» 
de'puctini ,  fracellizano ,  e  fono  le  Itelle  ;  fi  che  a  Lodouico  non  meno  che  a  Ra* 
facile,  ben  deggiafi  la  lode  da  gli  antichi  attribuita  a  Cimone  Cleoneo  ,  d'aucr  sì 
b:nediaerfihcato  ifembianti:  anzi,  ch'èpiù,aucr  fempre  fatto  le  ftefle  llo- 
rie  intere  tanto  diuerfe  di  penfiero,  didifpofiiione,  di  pofizioni,  e  quel  e' hi 
quafi  dell'  impoffibile,di  colorito.Nocinfi  le  tré  ftorie  copiofe  delle  fue  Sant'Or- 
fole  ;  quella  nelle  Suore  di  S.  Vitale  in  Bologna  ,  quella  in  S.Domenico  d'Imola» 
quella  in  S.Orfola  in  Mancoua ,  cosi  affatto  differenti  d' inuenzione  non  folo,ma 
di  colore,  che  affolutamence  di  tré  mani  elleno  fembrano  :  Lo  ftefs'ofllruilì  nelle 
trèNonziace  che  abbiamo  in  Patria;  quella  ch'è  in  S.Pietro  ne!  gran  lunetto- 
ne ,  oue  l'Angelo  genufletcentefì,  e  la  Madonna  fedente  ;  quella  in  S.Giorgio,ouc 
ambi  genufleflì  l'Angelo  e  la  B,  Vergine  ;  e  quella  nella  quale ,  come  fatta  ad  vn 
particolare ,  cioè  a'  Signori  Lupari ,  prcndendofi  vn  pò  di  licenza ,  pos"  ambi  a 
federe  ;  non  però  fenza  il  fuo  fondamento  e  ragione  :  perche  non  efprelTe  l'An- 
gelo in  forma  di  faiutazione,  ediarriuo,m3  diefporrela  celefìe  Ambafciata: 
onde  perche  non  ha  del  poflìbile ,  e  del  verifimile ,  che  la  B.  V.  come  Dama  di 
gran  termine  ,  della  ftirpe  di  Dauid ,  non  volelfe  permettere  che  il  Cdefte  Mef- 
{aggiero  efponeflc  la  fua  ambafciata  in  piedi ,  ma  federe  il  facefle ,  honorando  in 
tal  guifanell'Ambafciadore  mandato  ,chi  lomandaua;eche  l'Angelo  prima  di 
narrare  ciò  doueua ,  ad  afllderfi  non  la  pregafTe  ?  paffando  fors'  anche  in  Diui- 
ni  coiloquii  la  notte,  partendofene  fui  far  del  giorno,  in  quell'  hora  appunto  che 
replica  il  cnpUcaco  iegdo  dell' Aue  della  fera ,  nel  qual  cafo  doueuano  Aar  fem- 


4i?4  P  A  K  T  &     T  &  K  /C  A 

prc  in  piedi  i  Perfonaggi  Celefti  ? 

Di  qiial  Maeflro  fi  è  pofto  in  teda  di  contrafar  la  maniera  >  mirabilmente  l'hi 
fa7Co,edmguifaicheinluirolo  vendeiidofene  tante  >  fìdiTpera  taluolta  di  pò- 
teruifi  ben  riconofccre  la  fua ,  ed  aflìcurarfene  :  11  confiderarfi  nel  S.Giorgio  nel- 
la Chiefa  di  S.Gregorio  tré  maniere  tanto  diuerfei  nel  Santo ,  nella  Donzella>  e 
ne  gli  Angeli  nella  parte  fuperiore  ,  e  che  sì  ben  accordano  infìeme ,  è  cofa  che 
fì impazzire.  Ebbe  egli  folo  difTicolcà  qualche  volta  nell'attitudine  digenu- 
fle/ficne>  incagliandouifi  fgraziamente  ;  così  dicono  Ha  nel  S.  Giacinto  in  S. 
Domenico  ;  così  nell'Angelo  Annonziante  la  B.  Verg.  in  S.  Pietro  >  tradito  dalia 
fcomodicà ,  ne  auendoui  volfuto  ?fare  le  douute  diligenze  di  ben  fare  i  conci  fui 
cartone  ffe  lo  fecej  &  aìlìcurarfi  con  la  graticola.  Non  così  Agoftino,  che 
vogliono  anche  più  corretto  fo(Te  di  Annibale;  eflendo  fuoftile,  non  perdonare* 
afitic3,cbeiipriinal'oddisfarli.  Io  noto  che  vsò  fiiperare  egli  prima  tutte  le 
diiBcoltà  ne'  fchizzi  fatti  di  cofa  per  cofa  ,  a  parte  a  parte  »  eh'  entrar  douefltj 
nell'  opra  >  fin  che  ben'  afficuratolì  d' ogni  dubbio ,  e  Icuatofi  dauanti  ogni  in^ 
toppo  ,  pò  fio  tutto  infieme,n'ane(Te  poi  formato  vn  compitiffimo  ,  ecorret- 
tiflimo  difegno ,  talora  a  olio ,  e  lumeggiato  di  biacca ,  dal  quale  poi  nell'efecu- 
2Ìone  punto  non  recedeua  ;  oprando  in  tal  guifa  fpeditamente  >  fenza  efìtazio- 
ne,  e  con  tranquillità  d'animo>  come  dal  noftro  della  fua  Natiuità  ne'PuttidiS. 
Bartolomeo ,  da  quello  della  fuga  Sampieri  •  e  da  altri  chiaramente  fi  vede  ■■,  che 
è  il  vero  modo ,  dica  pur  ciò  che  vuole  qualche  infingardo  ;  che  quella  de*  tan- 
ti difegnifiavn  rompicapo  »  che  ftanca  l'intelletto  j  eh' efeguifce  poi  lotroua- 
to  con  fiacchezza  ;  viia  fatica  di  più  e  buttata  >  e  meglio  fìa  il  ridurfi  a  farla  fui 
quadro  ftefl'o .  Io  non  ho  mai  olTeruato  opra  anche  di  Lodouico,  e  di  Anniba- 
le ,chc  i  difegni  ancora  òauanti  ,ò  dopo  nonmifian  capitati  almen  da  vedere; 
e  talora  tanto  affaticati}  e  finiti,  comediflìefTerquei  di  Agoftino  ;  come  nelle 
raccolte  famofede'Serenitfimi  di Tofcana,  e  diModana;  in  Roma  dell'erudi- 
to Bellori  j  in  Bologna  de'Bonfigliuoli ,  Pafìnelli ,  Negri ,  Polazzi  >  e  nella  no- 
flra  euidentemente  fi  comprende .  Pf:rciò  tanta  collera  prendeuafi  Annibale.»  , 
in  Roma  col  Taccone  «  coll'Albani ,  ed  altri  anche  fuori  della  fua  fcuola  >  quan- 
do ftupiuan  tanto,  e  facean  tanti  fquafì  di  que' termini  così  belli  nella  Gale- 
ria  Farnefìana  :  lo  vedete  pur  anche  voi  altri ,  loro  diceua ,  quel  che  sì  fa  :  prima: . 
fi  penfa  all'attitudine  dalle  altre  affatto  diuerfa,  che  fìa  bella,  propria  alfito, 
grata,  ed  intelligibile  .-fé  ne  mettongiùpiù  fchizzi,  e  fpogliando  il  modello,  fi 
difegna  quella  gamba , quel  braccio,  cofa  per  cofa,  in  quella  attitudine ,  e  ve- 
duta; poi  tutta  fi  pone  infieme,  e  portandola  fui  cartone,  quello  non  s'  ombreg- 
gia e  lumeggia ,  fé  pofto  in  alto  il  modello  nello  fteflb  fìto  ,  e  al  medefìmo  lume» 
non  fi  compilce  ;  e  poi  non  han  da  farbene  ?  e  poi  vi  paion  miracoli  ? 

Tali  è  tante  fkrminate  fatiche  fec'egli  però  folo  in  quella  Galeria,  sforzando' 

troppo  il  naturai  fuo  talento  ;  dando  perciò  nello  flatuino  vn  poco  anch'egli ,  e 

perdendo  quella  rifoluzione  Veneziana ,  e  Lombarda  che  colà  manca ,  e  di  che 

sauto  abbondaua,  poco  iìdandofì  del  fuo  gran  fapere  t  Scriue  l'Albani  al  Bonì- 

-  -  -  -    -  ^.  - 


LOÙÙF'.  AGOST,  ET  ATm/B.  CAXRACC/.     485 

hi  li  14.  Ottobre  1659.  cheperderonoiCarraccimolto,erimaferopouert,perchenon 
(t^dauano  delle  loro  foì\e  ,  efotcuano  fare  miglior  opere  à  noH  lefludiare  tanto  &e, 
fiami  lecito, iogi^ìongs,  il  dire  che  Annib  ile  Carr  acci  abbo':^  di  pr  attica  il  Chriflo 
morto  in  grembo  alla  Madre ,  che  è  nell  Altare  à  S.Francefco  à  Bjpa  in  Trafleuere ,  lo 
fece  inforna  Diuimjflmo ,  Fece  doppo [pagliare  vn  tale/uo/ertiitore,  cbehaueua  alquan- 
to del  toT^T^ ,  e  mutò  il  primo  parto  delfuo  rarifjìmo  intelletto,  che  per  troppo  mnfifidA- 
rt  di  fefiefjo  lo  gu.i(lò  coli  vltimefue  pennellate ,  e  quefto  fu  giudicato  dal  Giouampierh 
e  da  gli  altri  così  come  à  me  che  mi  ci  trouatprefente . 

Sipoferogli  altri  duoi  all' intaglio,  per  non  cedere  in  quefta  parte  ancoraJ 
ad  AgoQino  ;  ma  ancorché  riufcifsero  molto  bene  >  mai  gionfero  all'  eccellenza 
di  efso  ;  onde  riconofciuta  la  difficokd ,  ed  il  tempo ,  che  ad  impratichiruifi  ri- 
chiedcuafi,butto(lì  all'acqua  forte  Annibale;  e  Lodouico,  poche  cofe  taglia- 
te, mancato  Agoftino,  fi  tirò  prefso  i!  Brizio  a  tale  effetto ,  facendolo  opera- 
re ,  co'fuoi  difegni,  condufioni,  frontefpicii ,  &  altre  cofe  commefsegli,  che  tut- 
te a  fuo  luogo  fi  fonogidregiftraccj. 

Fece  di  riiieuo  Agoftino,  e  modelleggiò  per  fuo  feruigio.  Si  vede  particolar- 
mente nelle  ftanze  de' Pittori,  ad  effi  feruendo  di  modello,  vna  orecchia  più 
grande  afsai  del  naturale ,  detta  comunemente  l'orecchione  di  AgoAino ,  quale 
fece  in  tal  modo  ,  per  ben  più  intenderla,  &aflìcuraruifi  dentro,  in  tutte  le  ve- 
dute difegnandola  ;  come  che  riputafse  quella  parte ,  come  veramente  ella  sì  è» 
vna  delle  più  difficili  dell' humana  ftruttura  ;  ond'è,  che  pcrbenconofcerefc 
vna  teda  dipinta  fia  di  valentuomo  ,  fi  foglia  fubito  guardare  alle  orecchie  fcj 
fon  ben  difegnate ,  &  intefe  per  il  fuo  verfo  ,  ed  a  fuo  luogo  j  e  che  nifsuno ,  fia 
pure  che  gran  Maeftro  fi  vuole ,  mai  meglio  de'Carracci  le  abbia  difegnate,ben 
intefe ,  e  meglio  collocate  .  Cauò  anche  dal  naturale  di  corpi  morti  (  che  dal- 
la Giuftizia  prima  di  feppellirfi.e  talor  da  gh  Ofpitali  gli  fece  auere  priuatamen- 
te  il  fuo  Lanzoni ,  fcorticandoli  di  fua  mano)  certi  modelletti  piccioli ,  per  po- 
ter portar  feco  per  tutto  oueandauacon  comoditi,  di  braccia,  di  gambe  di 
terra  creta,  che  poi  fé  cuocere  alla  fornace  ;che  nonsòperqual  viareftarono 
nello  ftudio  del  Baglioni ,  e  eh*  io  per  commiflìone  delia  Signora  Cleria  Madre 
de'  Nipoti  di  efso ,  vendetti ,  e  toccarono  al  Sirani,  prefso  gli  eredi  del  quale 
faranno  tuttama .  Vi  faran'  anche  di  Lodouico  quelle  belle  mani  del  S.  Giacin- 
to in  S.Domenico ,  da  lui  modelleggiate  da  yno  di  quc'  fuoi  magroni)dellc  quali 
fi  feruì  poi,  non  folo  nel  S.  Giacinto  Indetto,  ma  da  vedere  ancora  in  quelle-» 
eftcnuate,  enodofe  degli  Eremiti  nella  tauola  belliiiìma  del  fuo  S.Antonio 
nella  Chiefa  del  Collegio  Montalto  :  dilli  raagroni ,  perche  di  quelli  così  chia- 
mandoli, andaua  egli  in  traccia,  e  fuggiti  da  Annibale,  e  da  Agoftino,  date- 
meh  a  me  ,lafcia:smeli ,  e  trouatemene  folea  dire  ,  perche  so  ben'  io  doue  fer- 
uirmene  , oltre  che  troppo  v'imparo,  vedendo  in  eflì  meglio  il  fatto  mio.  Vi 
anco  per  le  ftanze  vna  mafchera  di  vna  Madonna  da  lui  fatta ,  co'  gli  occhi  foc  - 
chiufi  ,  fu!  gufto  affatto  del  Coreggio  «dettala  Madonna  di  Lodouico,  e  che  a 
tacci  i  Pucori  fecnc  per  modello ,  e  fu  la  diktca  del  Cauedone ,  che  tutte  le  fus 


4^^ 


PARTE     TERZA 


sibelle  B.  Verg.  da  qiiefta  ricauaua.  V  è  vna  tal  tefiina  di  donna  ancora ,  dettS 
la  fauorica  de'Carracci ,  che  pure  trouai  fri  le  cofc  del  Baglioiii ,  che  il  noftro 
Gabrielle  Brunelli  valente  Statuario,&  allieuo  dcll'Algardi  iiuercefse  dal  Siranii 
e  che  allora  fu  fingolare ,  og^i  a  tutti  fatta  comune  j  ma  non  faprei  fé  da  eflì  mo- 
delleggiata ,  ò  dal  Parmigiano ,  ò  dall'antico  dedotta . 

Nifsuno  mai  meglio  di  efli  toccò  la  frafca ,  ond'  è  che  nel  paefaggio  molto  li 
lodai!  Baglioni,quale  dopo  auer  tanto  in  quello  particolare  celebrato  Fabrizio 
Parmigiano  j  del  quale  pregiauafi  auerne  tré  pezzi ,  &  in  particolare  vno  d'vna 
bofcagliaj  che  migliore  non  fi  può  vedere,  entrouralcuni  arbori  cosi  ben  frap- 
pati, che  in  quelle  toglie  R  vedea  l'iflefso  vento  errare,  e  fcuotterle  ;  dopo  auer 
detto  in  principio  eh  '  erano  belli ,  ma  più  torto  di  maniera  che  ritratti  dal  ve- 
ro; valendo  in  lui  più  che  lo  Audio  la  natura:  conclude  in  fine  nella  vita  di 
querto  virtuofo  con  quefte  formali  parole  :  che  le  Fabritiofoffe  campato ,  e  viffU- 
to  in  fìtto  à  gì'  ami  maturi ,  e  mirato  i  belli  paefi  dclli  Carracci  villi  dal  naturale,  aureb- 
be  fatto  granprofitto ,  fi  come  fecero  li  Brilli,  e  gì'  altri ,  e  nella  vita  dello  (kfso  An- 
nibale,  in  fine  :  eh'  egli  diede  luce  al  bsll'  operare  de'  paefi ,  onde  li  Fiamminghi  videro 
ia  Brada  di  ben  formarli  :  SciiDulcmi  di  qae' dtLodomco-.^rboresetiamexprefJìt 
tnirus  die  artiftx .  &  (arum  fronde s  Auxuriantefque  comas ,  &  quafi  à  vento  motasea 
àexteritate ,  vtfibilum  expedesy  &  auesfallant  infida  fede  :  in  quibus  tam  vane  ars  In- 
dù ,  Tterubefcat  natura  ,/e  ab  humano  vinci  ingenio .  Nifsuno  fcppe  mai  meglio  di 
elfi  diilnbuire  ogni  cofa  ne'  quadri  a  lue  luogo ,  e  porre  il  tutto  fotto  la  fua  ve- 
duta ;  iiitcfe  meglio  il  punto ,  e  i  piani,  e  fopra  efji  fé  ben  pofar  le  figure  ,  le  quali 
né  fcarle  mai  furono,  né  affollate ,  né  fuor  di  propofito ,  ma  f  olo  quante  e  quel- 
le che  occorrefsero  a  rapprefcntar  quella  iforia ,  ò  quella  f4uola,prefaadipia» 
gere  ,iufta  1'  auuertimento  del  Pittorico  Orazio: 

Nec  quid  inane ,  nihil  facit  ad  rem ,  fine  videtur 

Impropnum ,  minimèque  vrgens. 
che  però  tanto  oppofta  fu  al  Tafso la  (uà  Sofronia  ,&  Olindo  &c^ 

Nifsuno  mai  fé  sì  bene  gli  fcorciabili ,  e  feppe  così  feruirfene  a  tempo  e  luo- 
go: nifsuno  mai  più  bei  nudi,  e  più  bei  panni  :  nifsuno  fi  bene  efprrmer  Icpaf- 
ìioni ,  lapprefentar  gli  affetti ,  fbfsero  d' ira ,  di  timore ,  di  allegrezza,  di  dolore, 
e  fiinilijc  come  Parrafio.che  nel  Genio  de  gli  Ateniefi  puote  rapprefentarc  in  vn 
iftefso  tempo  così  diuerfi  affetti  >  così  efsi  ancora  molti  e  diuerfi  nel  medefimo 
tempo,ein  vnfol  volto ofseruar  ci  fecero.  Nella  Sammantanadi  Annibalc,pec 
cfempiO;  de'  Signori  Oddi  da  Perugia,  che  sì  egregiamente  poi  ci  participò  eoo 
l'acqua  forte  il  dotto  Marati,  nonnconofciam'noi  l'attenzione,  la riucrenza, 
il  timore  ?  Non  leggiam' noi  tutti  i  niedefimi  affetti  nella  faccia  del  paffore  di 
Agollino.chegcnuflefso  contempla  il  nato  Redentore,  in  S.  Bartolomeo?  E 
cola  pur  fìmilc,  ferme  il  Dukini  deifuo  Mosè,  che  infanto  hi  le  tauolc, di  man 
di  Lodouico  :  che  ita  fteHa,piaque  vnflione  "pariauit  rultum,  rtfimul  iracundus  ,in' 
exorabilis ,  clemens ,  &  miferuors  appareat ,  quafi  dementmm  idoUtrantis  Tornii  </e- 
^iQranSiCxlejiiqucT^elo-pindicaturiis,     '  ,        ■- 

Vna 


LODOV,  AGÓST.  ET  A^WS,  CAUACC/.     487 

Vna  fol  cofa  mancò  loro ,  ed  altro  non  fu  che  la  fortuna ,  che  mai  ebbero  ià^ 
uoreuole  ;  end'  è  che  il  Mofini  giudiziofamente  confiderà ,  e  vuole,  che  in  quel- 
la guifa  ,  che  Annibale  nella  caricatura  de'voltialterati  diede  tanto  da  ridere» 
delie  deformiti  delia  Natura  ,  così,  ad  imitazione  delia  Natura ,  la  forte  j  in  ca- 
ricar così  a  torto  fopra  il  !oromerito,fi  prendefsc  giuoco  anch'efsa,  e  piacere; 
non  folo  però  in  riguardo  di  que'beni  corporali,  e  caduchi ,  che  tanto  prezza»» 
l'auaro  volgo  dico  io,madique'  premii  immarcefsibili ,  e  gloriofidiftima,e 
di  lode,  che  in  vita  confesjuir  non  poteuano  al  pan  né  pur  di  quelli,  che  quel  gii 
preoccupato,  e  infiem  diffidente  (ecolo  al  Caluarte,  a'Pafsetotti,  ai  Samacchini, 
aiFontana,a'Procacciniattribuiua;efuorde'nonri,advnZucchero,ad  vnSchic- 
done,ad  vnVaniii,ad  vn  Cigoli,ad  vn  Pomarancio,ad  vn'Arpino,ad  vn  Carauag- 
gio,  e  fimili  1  che  la  maggior  parte  de  gli  vfurpatifi  allora  vantas^gi ,  oggi  pure 
ad  abbondantemente  reltituire ,  e  cedere  a'  tré  Carracci  dal  moderno  accorgi- 
mento, e  comune  grido  vediam  condennati.  Piùoftinata  però  contro  diLo- 
douico  fino  al  dì  d' oggi  s' ingegna  perfiftere  ,  contrartandogli  pur  quel  nomo» 
che  fé  non  maggiore ,  certo  vguale  a  quello  di  Agoflino ,  e  di  Annibale  far  feo- 
tir  fi  deue  ;  flrepitando  più  vn  diletto  corrotto ,  &  vna  marauiglia  inefperta  fo- 
pra l'opre  manifefte  di  quefti ,  che  fulle  non  riconofciuce  di  Lodouico ,  che  pe- 
rò tutte  da'  non  pratici  ad  Annibale  falfamente  Ci  attribuifcono. 

Auuenne  per  l'appunto  in  qnefto  particolare  ciò  che  del  Marini ,  eh'  elTendo 
Poeta  dalla  Natura  fatto ,  quella  fua  mirabile  faciliti  ,  tanto  a  tutti  confaccuo- 
le,  e  fimpatica  gli  guadagnò  il  primo  porto  fri  Lirici  Italiani,  ancorché  dar  fi 
pofla  eh' altri  con  l'arte  il  pareggiale,  fé  non  in  quella  naturai  fua  dote  vera- 
mente impareggiabile,  in  altre  aflai,in  quelle  anco  fuperandolo  ;  come  fucce- 
der  potette ,  per  efempio ,  all'Ongaro,  ad  vn  Scipion  della  Cella,  ad  vn  Preti  più 
vnito  certo ,  aggiurtato ,  e  corretto  ;  e  a'  tempi  noftri  ad  vn  Battifta  più  fcienti- 
fico,  &  erudito,  lafciatone  il  Sempronio,  il  cui  fonetto  della  bella  Zoppa  me- 
ritò d'efferpropoflo  per  modello  de' più  perfetti  dal  gran  Matteo  Pellegrini. 
Così,dico,  ci  auuenne  di  Annibale,  che  nato  veramente  più  de  gh  altri  duo' 
Pittore ,  con  quella  fua  naturale  facilità  così  ben'  intefa ,  e  gradita ,  fi  guadagnò 
quel  nome  ,  che  fé  non  maggiore ,  vguale  al  certo ,  come  diflì ,  correr  douea  di 
Agoftino ,  più  del  fratello  terribile ,  e  corretto ,  e  di  Lodouico  più  dell'  vno ,  e.» 
dell' altro  poi  fondato,  erudito,  e  graziofo.  E  fé  al  gran  credito  di  quel  Caua- 
lier  Laureato  conferì  mirabilmente  l'vfcir  di  Napoli,  ildarfìben'a  conofcere» 
col  farfi  accoglici  e,  e  proteggere  da'Grandi,  paflandofene  con  tanta  ripuca- 
zione  alle  loro  C  ortii  la  grand'  aura  di  Annibale  prefe  anch' efi'a  tanto  fiato  da 
gli  applaufi  della  Corte  di  Roma,  cheflimòqual  doueafi  ,  chi  veniua  fìimato 
degno  di  fìat' a  fronte  delle  GhigianeLoggie,  e  de' Vaticani  Giudicii:  ed  aue- 
gna  che  rinomanza  tanto  per  Annibale  vantaggiola  ,  di  poco  paffar  poteffe  gli 
aderenti  confini,  a  qut  il  Alma  Citta,  come  che  mai  (ì  arrifchiaffe,  calando  a  noi 
Bolognefi ,  e  d'indi  paffandofenc  in  Lombardia,  farfi  collo  fteflo  fìrepito  iuì  vdi- 
re^oue  degli  altri  duoiafiai  maggiore  rimbombaua  ì  ad  ogni  modo  quel  più 

graa 


488 


P  A  Ti  T  E     T  E  n  Z  A 


gran  numero  fenza  pari,  che  di  Forcfticri  da  tutte  le  parti  del  Mondo  a  quella 
gran  Cittd  concorre  ,  elerare,epiùlodeuoIi  cofenota,  ed  ammira  >  riportan- 
done alle  proprie  Patrick  relazioni  >  del  gran  Pittore  della  Galeria  Farnefìana 
tali  le  difleminò ,  quali  colà  raccolte  aueale  ;  mafìlme  nella  Francia ,  oue  fui  te- 
giftro  di  Roma ,  poco  di  Agoftino ,  e  meno  di  Lodouico  tenne  poi  conto. 

Hora  perche  di  sì  erronea  opinione  entra  anco  a  gran  parte  vna  cerca  per- 
fidia >  che  di  foppiatto  la  fpalléggiò  Tempre  >  e  la  foftenne  ;  fi  fcuopra  >  e  redi 
difingannaroii  Mondo.  Sappiafi  dunque,  che  gli  virimi  parenti  di  Annibale 
chefoprauiflero  al  colonnello  di  Lodouico  ,ellintofi  con  Paolo,  e  furono  Fran- 
cefchino  Pitcore,D.  Benedetto,  e  Anton  Maria,  figli  di  Gio.  Antonio  fratel- 
lo del  detto  Annibale  ,  quelli  fono  flati,  che  perche  tutto  il  vanto  fofle  del 
Zio  >  han  cercato  fempre  di  abbattere  a  tutto  lor  potere  il  Cugino ,  diuulgando 
tante  falfità  in  danno  di  Lodouico,  rimunerando  in  tal  modo  il  buon  vecchio 
dell'amore  che  portò  Tempre  a  duo* fratelli, delle  fatiche  in  ifiruirli,  e  folte- 
nerli  nella  ProfeHione;  facendo  in  fin  conofcereefierpur  troppo  il  vero,  chei 
gran  bencficii  con  vna  grande  ingratitudine  perlopiù  foglionfi  ricompenfarc* 
Compatifco  ben'anth'io,  e  concedo  che  vn  naturale  iiiinto  porti  ad  efaltar 
fcmprechipiù  cièproffimo,  e  più  ci  tocca,  ma  con  tanto  aftiopoi,  qual  fu 
fcmpre  quello  di  quel  buon  Prete  ,  e  più  del  fratello  Francefco,  fu  troppo.  Oltre 
l'aucr  cofìui  tante  volte  minacciato  nella  vita  Lodouico ,  nell'  onor  anche  l'offe- 
fe ,  e  gionto  in  Roma ,  ed  apertaui  llanza  con  quel  bel  decoro  poi  fi  si ,  e  con  sì 
bel  fine,  fu  quello  che  vi  fparfe  voce,  Lodouico  efler  flato  vnpufilanime,  vji-, 
bue;  che  mai  farebbe  flato  conofciuto,  fé  i  Zii  non  gli  auelTcro  fatto  aura,  e-» 
partecipato  del  loro  credito.  Auer' egli  apprefo  da eflì  quel  bel  colorito  che 
da  Parma ,  e  da  Venezia  portato  aueano  ,  facendogli  lafciar  finalmente  quella-» 
prima  maniera  Procaccinefca.  E  quando ,  ed  in  qual  modo  ?  Se  Lodouico  pri- 
ma di  eflì  colà  era  flato ,  come  di  fopra  fi  ridde ,  come  gli  potè  gionger  nuouo 
que fio  colorito  f  onde  datofi  a  quel  modo  anch' egli  >  la  maniera  Procaccinefa 
lafcialle  ?  e  quale ,  e  quando  mai  dipinfe  in  quel  guflo  ?  oue  fc  ne  troua  vna  fol 
tauola  ?  chi  pofBedc  vn  fol  quadro ,  che  tiri  a  quello  flile  eh'  ei  femprc  abborrì, 
&  al  quale  fu fempre contrario?  chevanie  fon  quefte  ,che  faifita?  Pure  cotì 
fi  fparfero  per  vere,fi  accreditarono  col  teftimonio  appafiìonato  dc'parteggiani 
di  Annibale  che'l  feguironoa  Roma,  &  ini  fipiantò  quefto  laido  concetto» 
che  Lodouico  foife  il  più  debole ,-  onde  fiafi  gionto  a  queflo  fegno ,  che  quando 
foura  vn  quadro  de"  Cartacei ,  di  que*  fatti  in  prima  età ,  trouafiche  dire ,  fubi- 
to  a  Lodouico  fé  ne  àtcribuilca  l'opra ,  come  s'ella  fofse  del  fudetto  Francefchi- 
no,  di  Paolo , ò  d'altro  più  d^  bolc,  e  fciocco. 

Quindi  è  che  Graziadio  Machati,  riferito  dal  Mofini  fudetto.ancorche  di  An- 
nibale tanto  parziaJ  protettore»  diluì  parlando,  voglia  con  quella  voce  coli 
fparfa  :  eh'  egli  cominciajfe  ad  apparire  fuperiore  à  gì'  altri ,  e  traheffe  à  (e  gli  occhi  de 
gì  intendenti  à  rimirare  lejne  opre  con  vna  più  particolare  curiofità ,  e  dilettatione  (per 
quefta  ragione  però  che  fubuo  foggionge)  perche ^«««w  ali  '  imitare  Titiano,e'l 

Cqreg' 


LODOV.  AGOST. ET  AnWB,  CATtnACCL     489 

'Coreggia ,  arrÌHÒ  egli  tant'  oltre,  che  i  migliori  conofcitori dell'  arte  rifutauttno  le  opre 
dt  Im  efiere  di  mano  di  que'  medefimi  THaeflri }  o  pure  per  queil'a  Itra,  che  fopra  auea 
fcrircOjC  noi  a  principio  confeflanimo;perche  daaa  egli  jempre fegtu  dt  maggior  J»t- 
«CJ^4  difpintO:  ed'  efferpiii  de  gl'altri  due  dalla  Natura  agiutato;  non  fhmò  poi  così 
poco  Lcdouico,  che  vgualc  a  quc^l  o  non  fi  (cnnfle  forzato  a  confcflarlOjquando 
così  ferme  :  Tiientre  di  fopra  fi  è  accennato,  che  Lodouico  era  maggiore  di  età ,  e  fu  ti 
THaeUro  de  gì  altri ,  e  fi  foggionge  qui  che  jtnnibale  era  più  giottine  di  ^gcflinot  con- 
nien  qui  dire  quel,  che  fu  veriffimo ,  cioè  che  m  breue  tempo  arrmaror.c  tutu  advnfe- 
gno ,  chehauendo  occafione  di  operare  m  luogo  ,  doue  quafi  in  vn  volger  d'occhio  fi  ve- 
dean  l' opre  di  ttttti  trèinfieme,  fi  riconofceua  bene  qualche  cofa  particolare  ,  e  propria 
di  ciajcun  di  elfi  ,  rnà  quanto  all'  eccelleuT^i  dell'opere  nonfapean  gì  intendenti  fare  vna 
minima  dijfc-ren:^a  tra  l' vna  ,el  altra ,  &  in  gran  numero  furono  le  opere  da  loro  fatte 
in  Bologna  con  tale  vguaglian:^a  or  egualmente  lodate  >  acquiftando  tutti  inficme  ilcrt- 
dito,  e  l  nome  di  valentiffirni  Maeflri, 

Che  fé  il  Baghoni  nelle  fue  Vite  j  fcriiiendo  le  due,  di  Agofiino,  e  di  Anniba- 
le >  lafciò  quella  di  Lodouico ,  ciò  non  auuenne  perche  al  par  de  gli  altri  ei  non 
ftimaffe  quelli  ancora  foggecco  degno  della  fua  penna  ;  ma  perche  ,prelo  a  ce- 
lebrare quei  folo  che  operarono  in  Ro na  >  come  chiaramente  fi  vede ,  ed  egli 
iii'I  bel  principio  al  Lettore  protella  >  e  dichiara  i  non  douea  fcriuer  di  Lodoui- 
co, che  purtroppo,  e  con  tanto  fuo  danno  quanto  gli  uè  fucceds  ,  trattone 
quel  folo  nudo  a  frefco  nella  gran  Galena,  né  pure  vi  hivn  opra  :  non  è  però 
chs  incidentemente  nonne  toccalTe  con  decorojnorninaudoio  già  valenthuomOf 
&in  buon  credito ,  quando  de  gli  altri  duo'  lo  U  MaeÙro. 

E  fé  bene  lo  Scandii  fudctto ,  agitato,  &c  ingombro  dalle  fopradctte  diuulga- 
te  voci  in  quelle  parti ,  &  infiem j  dalle  contrarie  euidenze  di  fatto  nella  ocula- 
re ifpezione  da  lui  praticata  in  Bologna,  &  in  Lombardia  dell  opre  di  Lodouico, 
vario  ed  incorante ,  hor  quj  hor  la  volgendo/! ,  non  si  darne  vn  ben'  accertato 
parere,  e  lafcialarifoluzione  indecifa  ,•  non  è  peto  che  dalla  diligente  oiferua- 
zione  del  fuo  dire  non  fi  caui ,  fuori  di  quei  coniun  vanto  dato  ad  Annibale  di 
più  fpintofo ,  concludere  egli  fempr.-  le  lodi  ij  maggior  vantai^gio  di  Lodoui- 
co ,  fé  non  in  altro ,  in  regiltrarne  così  efactaaiente  quella  quantità  di  operazio- . 
ni  grandi,  nelle  quali  viene  egli  acoafumare  la  maggior  parte  dtl  fuo  raccon- 
to; ne  sa  sfuggire  di  dichiararlo  almeno  in  ogni  occorrenza  vguaìe  anch'egli  ad 
Annibale  ;  E  fé  bene  (  fcriu  '  egli  )  quefìigran  virtuofifiano  fiati  ad  f  erare  nella  prò- 
fejjtone  cinque  ,  ^  anco  fu  della  medefima  famiglia ,  e  quefii  tutti  ad  vn  tempo ,  quat- 
tro però  vengono  ricono/ciutiipiù  eccellenti ,  efi-a  tutti  pare  che ^nn'bule primo ,  eforfi 
piàfpiritofo  ,  e  compito  habbia  dnnoflrato  nella  Lombardi  a ,  &  in  I{vma  famofe ,  cfìn- 
golari  le  operatimi .  Fu  pure  altresì  degno  ^gosìino,  màdiuertuo  dal  genio  firaordi' 
nario,  che  teneua  al  difegno,  ed  intaglio,  non  lafciò  che  l  opre  inmnor  copia»  Eflato 
fimilmcnte  automa  parco  nell'opcrare  in  riguardo  d  efier  mancato  al  Mondo  nel  più  bel 
tempo  del  migliore  fiudia .  yA  tutti  però  è  foprauijfuto  Lodouico ,  ed  ha  lafciato  in  con/e- . 
guen:i^a,  mafsimc  nella  propria  Città  di  Bologna  i  più.  copiofi,ed  eccellenti  effetti  della  fua 

Qjjq  viV' 


4PO  PATtTETETtZA 

virtù  d'opere  però  più  famofe,  e  rare  di  ^ueflijìraordinarij /oggetti  fono  éòme  nelliCà 
Lomb.trdia ,  l'hìjìoria  delU  NatiuicÀ  di  Chrilh  in  TtttUno,  nella.  Chiefa  di  S.  Antonio  de' 
TP.  Teatini  à  mano fìnifira  dell'  Alture  Maggiore  diLodouico  &c. 

Oliando  poi  viene  al  fuperbo  palco  della  Sala  del  Serenifs.  di  Modana  ,  per 
lo  quale  volle  Lodouico  ch'anche  i  Cugini  operaflfero.lafcia  beo  sì  di  mentoua- 
re  il  tremendo  Plutone  di  Agoflino,  ma  celebrando  la  Veiwrs  d:  Annibale,  la 
Galatea ,  e  la  Flora  di  Lodouico  >  non  folo  non  alTenfce  »  quella  di  quefte  eflcr 
mii^liore,  eh' anzi  sfiigge  il  paragone,  e  fa  loro  comune  la  lode  in  tal  guifa  :  £ 
chi  bramz  di  riconojcerein  vn  tal  luogo  l'opre  dilìmte  de' tré  più  eccellenti  Carracci,  con 
figure  d  ogni  gr.mde:^a ,  efpreffe  ad  ogm  veduta»  ballerà  il  diporturfì  dalla  Città  di 
B^^tggtoà  quella  di  Modana»  che  riconofccrà  nella  me  ntouata  gran  Sala  della  jìupend* 
Valeria ,  oltre  diuer/ì  paefi  all'intorno  del  fuperbo  fregio,  anco  diuerfiià  di  figure  al  na- 
turale nel  bclUfsimo  fuffittato  %  ed  in  particolare  r>n  ignudo  dipinto  alla  vijìa  proprix 
dal  di  fatto  in  su  d  .Annibale,  di  così  eccellente  belle'^T^  ,  come  altre  figure  di  donnea 
ignude  di  Lodoiuco  ,  che  in  fatti  in  ordine  alla  lìraordinaria  intelhgen'j^a  del  bello,  e  gran 
tilicuo ,  e  più  -ocra  naturale:^,  pare  che  l'arte  non  pojja  dirnofirare  maggior  perfettione, 
non  mancano  in  tale ,  e  tanca  radnnan'S^a  altre  dtuerfe  hiflorie  della  più  eccellente  belU:^ 
^[.t ,  che  quefìi  tré  gran  Macfirihabbiano  operato . 

Concludi^  dunque»  non  pocerfi,  ne  douerfi  dar  maggioranza  tri  di  loro ,  gii 
che  i  fopraccennati  Autori  anch'  elfi ,  pendenti  con  la  comune  voce  fparfa  in.» 
Annibale ,  non  l' han  faputo  fare,  non  preferendolo  rifolutamente  a  gli  alci  i,m* 
dichiarandoli  neiropre  vguali  :  che  fé  poi  l'altrui  politica ,  per  inoltrar  pure  che 
quando  anche  de' Cartacei  fi  tratta,  bifognalìmilmente  colà  portarli,  altro  di 
maggiore  non  trouandolì  al  Mondo  di  elfi  chz  la  Galena  di  Annibale,  voleiTs 
purcinIuifoloper(ì(lere,efoftenerc,che  più  grand' huomo»  per  talrifpetto, 
de  gli  altri  ducvi  egli  fia;  farci  neccflìtato  mantener  in  contrario  Io  (kffo  concet- 
to di  maggioranza  in  Lodouico,  e  replicherei  fempre  (circonfcritta  quella  te- 
nerezza grande,  e  buon  gudo  in  quel  fuo  prediletto) Agolhno  eflcr  llatopiùi 
valente  di  Annibale  ,  e  più  di  Agoltino  poi  Lodouico ,  onde  tanto  più  grande  di' 
Annibale  Io  fleflo  Lodouico  apparifca ,  lufla  la  trita  regola  :  Si  vinco  vincentem 
te,  multomagisvincamte:  e  ne  renderei  ben  pretto  qualche  ragione  per  hora^ 
che  faria;che  non  contento  il  fecondode'motiui  di  natura,  che  ben  conobbe 
nonell'er  in  lui  così  gagliardi  come  in  Annibale,  tanto  li  coltiuò,  gli  efercitò» 
gli  aiunzò coir  impreliìone  delle  più  beli"  opre  di  tutti  i  paelì  difegna  te,  calca- 
te,  e  replicate  coli  intaglio  ,che  s' impoffelsò  dVna  ficurezza , e  d'vn  terribile» 
che  mancò  a  quegli:  ed  il  terzo,  fupplendo  anch' ei  co'  sforzi  dell'  arte  oucj 
mancò  la  prontezza  della  natura,  tante  e  tah  furono  le  fatiche ,  i  viaggi,  le  of- 
fcruazioni ,  e  gli  fiudii,  che  da'  frequentati  atti  acqmftò  vn'  abito  così  perfetto» 
che  a  gli  altri  duo',  non  che  alcuna  delle  fudette  parti  aueffe  ad  inuidiare ,  molte 
e  moke  nefeppe  aggiongere  :  perche  Annibale  troppo  inclinato  fu'f  principio 
al  naturale,  fuori  dei  Coreggio,  e  di  Tizidno,primicelebri  imitatori  della  Na- 
tura ,  d' altro  parue  non  compiacerli  »  onde  (  al  cjferirc  del  Macchaci  ne]  detto 

luo- 


LODOKAGOST.ET  A^mi'B.CA7i%ACCI,    491 

luogo)  venne  talora  auuifato  :  eh'  eglifi pregiudicajìe  troppo  nello  fiare  così  imiUo  alt 
imitattone  delle  miniere  di  que'  due  matjìri ,  perdie  i  riguardati  troppo  ingannali  dai 
trederft  di  mirare  l'opere  di  mano  dellt  fleffi  Coreggia, e  Tituino,ne  dottano  ad  effi  la  lode; 
ma  Agoftino  vi  volle  aggioncaiacerribilicadelfiuonaroci,  e  la  siringatura  di 
Rafaelle  ;  e  Lodouico  con  tutto  quefto  mifchiò  la  erudizione  del  Pnmaticcioj 
la  inuenzione, eia  nobiltà  di  Paolo, la  moffa  a  tempo,  ed  i  rifleflì  del  Tento- 
retro,  la  grazia  e  leggiadria  del  Parmigiano,  ed  infomma  fu  quell'ape  inge- 
gnofa ,  che  da  tutti  i  lìon  di  Pittura  leppe  cauar  dolcezze  ,  non  la  perdonaixio 
a  ftclD  giardini  del  Vaticano  ;  non  perche  veramente  egli  mai  coli  drizzafle  il 
volo  cli£  per  pochi  giorni,  ed  in  eti  deci  inante,  come  dimoiìrollì,-  ma  perla 
participazione  forfè  di  que' fublimi  lauori,  mediante  le  tinte  flampc  del  no- 
ftro  Marco  Antonio,  del  nofìro  Bonafoni,di  vn  Martino  Rota,  di  vn'AgoftiiL* 
Veneziano  ,  e  di  tantialcri  Intagliatori  famof!  ;  e  mediante  i  più  bei  rilicui  delie 
tede  antiche,  e  de' torli,  e  he  ridotti  in  picciolo,  ad  ogni  altra  fcuola  erano  re/ì 
comuni ,  come  il  Laocoonte,  la  Venerina ,  e  limili. 

Io  non  ardirei  di  così  francamente  dilcorrere  del  valore  di  lodouìco ,  fé  dei" 
più  vaicncuomjni  ancora  del  mio  tempo ,  come  d'vn  Cignani,  d'vn  Canuti,  d'vn 
ì^afinelli ,  d'vn  Cittadini ,  d'vn  Bolognini ,  d'vn  Cacciuoli ,  d' vn  Colonna,  e  tan- 
ti altri  eflferquefto  il  comun  parere  tutto  dìnonfentiffi:  Se  confermato  oggi 
non  mi  folTe  dall' JiitclligentiflìmoMonfieurduPilcs,  che  con  sì  gentile  burla 
non  Ci  Idfciò  conofcere  allora  che  mi  fi  fé  conofcere ,  donandomi  la  fua  dorta_» 
parafrafe  ,  ma  non  ifcoprendofi  efler'ei  1  Autore  ;  e<Ji'  ebbe  a  dire  :  Lodouico 
elferltatodegli  altri  anche  duo^  più  profondo,  più  rifoluto,piùgraziofo  5  ma- 
rauigliando/ìm  ciò  dell'  errore,  ed  inerperienza  ddla  Scuola  Romana ,  ch'altro 
non  conofce  che  Annibale;  e  l'iftelfo  dicendomi  più  voice  Monlìeur  Vovec 
il  giouane  d'anni  sì ,  ma  vecchio  di  fcnno .  Cosi  anche  mi  ricordo  la  intendea 
Guido  ,  che  folea  dire,  Ib'mare  egli  più  Lodouico ,  perche  non  era  fìato  come  ì 
Cugini  tanto  attaccato  alla  Scuola  Lombarda ,  &  alla  Veneziana ,  che  anche  la 
Romana  auer'ofleruato  non  dimoftraffe  :cheque'duo's'eran  dilettati  d'vna_, 
maniera  a  Tiziano,ed  al  Coreggio  limile;  ma  Lodouico,non  ottante  l'auer  quel- 
le oHeruato  di  Andrea  del  Sarto  ancora,  del  Tibaldi,  del  Primaticcio,  e  d'ogni* 
altro  compiactutofi ,  aueualì  poi  comporto  vna  maniera  nuoua,  e  propria ,  che 
poteafidirlafuajedaogn'altra  diuerla.  Midiceua  il  Tiarini,  Lodouico  efiet 
liatopiù  vniuerfaie,e  più  ficuro  dalle  difEcoItij  ed  auer  fatto  tatui  quadri, che 
rendeafì  incredibile  j  che  fé  tanti  n'aueflero  quegli  altri  duoi  oprato,  difficil- 
mente farian  itati  così  faldi  come  (ì  era  mantenuco  quel  gran  vecchio  fino  all' vl- 
tinio .  Riferiuami  ilCauedone ,  auer  bcn'egli  veduto  più  volte  i  duo'  fratelli  in- 
durirli, &  incagliarli  nel  lauoro ,  ò  per  non  fouuenir  loro  ciò  che  bramauano  ,  ò 
cernon  voler  efeguir  la  mano  quel  che  la  mente  concepiua,  onde  cfler  flato 
neceflìtato  Lodouico  a  poi  ui  il  pennello;  ma  non  giammai  ellerciò  accaduto 
a  Lodouico,  che  aueua  vna  miniera  pronta  troppo,  &  vna  vena  corrente  cha 
snii  s' intoppaua .  Grande  infelicità  di  Lodouico ,  a  me  dille  vn  giorno  a  Ko- 

Q^q    i  ma 


!4pa  PA2i.TETE7t:ZA 

ma  l'A]gardi(e  Io  fteHb  il  Mola  al  Cacciuoli  »  che  viuente  non  me  ne  lafcier  j 
mentire)  che  ne' quadri  de' Carracci,  gli  errori,  e  difetti  che  cader  loropo- 
tettero  nelle  cofe  fatte  in  quella  prima  eti,  fì  atcnbuirchino  fcmpre  al  pouera 
lodoiiico ,  come  fé  fofie  il  minor  de  gli  altri ,  e  "1  più  debole  :  bifogna  vedere  le 
opre  fue  in  Bologna  fé  hanno  paura  della  Galcria  Farnefe ,  e  quanto  la  trapaflì 
il  Cortile  di  S.  Michele  in  Bofco.  Io  non  so  tante  cofe>  non  poteua  non  fog- 
giongere  taluolta  lo  fteflb  Albani,  e  viue  il  Pafìnelli  che  potrà  atteflarlo  ;  quan- 
do Annibale  douea  fare  qualche  grand'  opra ,  ricorreua  fubito  a  Lodouico  a 
chiedergline parere ,  e  configlio, facendofene anche  por  giù  vnpò  difchizzo, 
vn primo  penfiero  ;  eflendo  veramente  flato  Lodouico  ,  diccua  egli ,  più  iiiuen- 
tore  de'  Cugini ,  fi  come  più  {"prezzante ,  e  graziofo  ;  ed  è  lo  fteflo ,  che  mi  affe- 
TÌ  più  volte  il  Garbieri  ;  auer  ben*  egh  veduto  Agoitino ,  &  Annibale  ricorrere  a 
Lodouico  alle  occorrenze ,  ma  non  giammai  Lodouico  ad  eflì. 

E  fé  Lodouico  non  è  flato  vguale  ad  Annibale ,  come  dunque  la  Sultana  di 
Tiziano  da  lui  copiata ,  prelTo  il  Tartaglione  di  Modana ,  efler  pafsata ,  &  ogni 
dì  pafsare  per  tante  mani  per  di  Annibale  f  Perche  nel  libro  dell'Arti  dello  ftef- 
fo  attribuire  ad  Annibale  il  Mofini,  il  facchino,  il  carriolaro,  il  pianellaro ,  il 
beretcaro,e»lportacirazioni,  ch'efl'erdi  Lodouico  è  vulgato  tra  gli  Artefici, 
ed  è  chiariflimo  ?  Perche  prefo  per  di  Annibale  quel  nudo ,  che  dipins'  egli  nella 
Galcria  Farnefe  ('in  que*  pochi  giorni  che  colà  flette)  prefso  al  medaglione  del- 
la Siringa?  Come  vn  Stefjnin  della  Bel/a,vnSa!uatorRofa,vn  Volacerrano,  vno 
Scaaelli ,  vn  Bofchini ,  tanti  braui  allieui  di  Monsù  Erard ,  tanti  di  Monsù  Que« 
pel>  r  vno,e  l'altro  Capi  meriteuoli  della  gran  Reale  Accademia  Francefe  ;  efli 
medefimi,  e  quanti  altri  a  me  toccò  mai  di  (eruirc  m  far  loro  vedere,  e  darà 
conofcere  l' opre  più  famofe  di  mia  Patria ,  prender  fempre  quelle  di  Lodouico 
per  di  Annibale  ?  Celebrarle  per  le  più  belle,  ed  allor  anche  più  che  da  me  difin- 
gannaci,  per  di  Lodouico  riconofccrle  con  tanto  gufto,  e  profitto  lor  piacque? 
Perche  Io  fteffoefser'auuenuto  già  alTiannicol  Cortona,  al  Pefarefe  colCa- 
ftiglione ,  al  Barbieri  col  Cairo  ,  al  Sirani  col  Carpione ,  ed  vltimamente  all'Al- 
bertonicon  Ciro  Ferri?  Perche  il  Tiarini  tornato  di  Roma,  dopo  efser  flato 
tant'anni  in  Firenze,  farfifubito  imitatore  del  gran  Cortile  di  Lodouico,  che 
tutto  per  fua  memoria,  àeferciziodifegnar  volle  ?  Perche  il  Barbieri,  volendo 
vfcirfuore  con  nuoua  maniera,  e  color  sì  gradito,  ftudiarlo  non  da  altri,  che 
^allatauola  di  Lodouico  in  Cento,  eh' è  giuflo  di  quel  gran  chiarofcuro?  Per* 
chetornato  l'Albani  di  Roma,  tanto  anche  parziale  di  Annibale,  andare  allo 
iìefso  Cortile  d'afcofo,  e  cauare  in  difegno  la  Pazza  di  Lodouico,  e  lelafciuc 
femmine  tentanti  il  S.  Benedetto,  che  fono  oggi  nell'immenfo  fludiodel  Sig» 
Card»  Principe  Leopoldo  ?  Perche  Monsù  Alle,  trasferitofi  vltimamente ,  dopo 
tanti  altri  anch'  egli ,  per  ifludiar  su  I  opre  de'  Cartacei  a  Bologna ,  ricauar  tutte 
queile  di  Lodouico  su  carta  turchina  lumeggiate  dibiacca,  e  ratcr  sùpicciol 
teletta  dipinte,  per  apprenderne  il  colorito,  come  del  S.  Paolo  in  S.  France- 
fco^eddS.  GiacintoinS.Domemcoda  lui  viddielcguu/ìc*  Perche  Andrea^ 

Satchi 


IjODOV.  AGOST.  et  A'SSINW.  CA^nACCI.     4^5 

Sacchi  farfcclta  folo  dell'  incendio  di  Monte  Caflìoo,  e  della  Cucina  del  famo- 
fo  Cortile, cauandone  di  matite  rofsa  i  difegni,  ch'io  poi  viddi  con  gii  altri  fuoi 
ftudii  fatti  in  Bologna ,  &  a  Venezia  ,  lafciati  in  morte  al  Cardinale  Antonio  in 
vn  camerino  nel  Palagio  de'  Signori  Barberini  a'Giupponari  ?  Perche  da  qiiefto 
iflcflb  Cortile  ritrar  ftudiofe  memorie  a"  loro  tempi  vn  Rubens, vn  Vandycb,  vn 
Voaec  il  vecchio,  vn  Tortebat,  vn  Mignarr,  vn  Mola  di  Roma,  vn  iMola  di  Fran- 
cia ,  vn  Subleo ,  vn  Diamantini ,  vn  Pefarefe ,  vno  Scaramuccia ,  vn  Peruzzini  ? 
Vn  Cignani  de'  noftri ,  e  viuenci ,  vn  Canuti ,  vn  Pafinelli ,  vn  Cacciuoli ,  vn  Cit- 
tadini ,  vn  Bolognini ,  e  tanti  e  tanti  altri ,  che  qui  Q  fon  fatti  grand'  huomini  ? 
Perche  il  detto  Mola ,  non  oftante  l'aucr  fotto  gli  occhi  la  Galena  Farnefiana,8c 
altre  opere  di  Annibale ,  non  d'altra  opera  de'  Cartacei  defiderare  egli ,  e  pro- 
curare la  copia ,  fuori  che  del  S.  Giouanni  predicante  di  Lodouico  alla  Certofa 
di  Bologna  jonde  reftafse  col  noftro  Cignani  fallerà  che  dipinfe  in  S.  Andrea_, 
della  Valle,  ed  al  Sig.Card.  Farnefe)  che  gionto  a  Bologna  gli  ne  facefse,  e  man- 
dafse  vna  copia  di  fua  mano  ;  eh"  anch'  eidifuagiiauerebbc  ricauato,  e  man- 
dato quella  del  S.  Girolamo  del  Menichinoa  S.Girolamo  della  Carità,  delia_< 
quale  era anch'ei  tanto  inuaghito?  Perche  il  Cardinal  Lodouico  Lodouifìo  fcie- 
glicrde'Carracci  in  Bologna  duo' foli  quadri  di  Lodouico,  quel  ch'era  dentro 
Jc  Monache  di  S.  Agnefe ,  e  la  nafcita  di  Aledsndro  de'  Signori  Marchefi  Tana- 
ri,  facendofene  cauarpicciola  copia  in  rame  da  Guido ,  quali  vedonfi  nel  fe- 
condo cafino  della  Vigna  Lodouifia?  Perche  lo  fìeflb  d'altre  fimili  l'Eminen- 
tiflìmo  Colonna ,  e  perche  di  tante  beli'  opre  di  tutti  e  tré  in  Bologna  chiedere 
folo  l'Arianna  di  Lodouico  a  Cefarin  Rinaldi  il  Caualier  Marini ,  e  meritare  che 
la  negatiua  diuulgarfì  vn  dì  douefle  con  le  ftampe  del  primo  volume  delle  lette- 
re ,  in  quefla  forma  ?  lo  conofco  le  bdlc':i^  della,  mia.  arianna ,  e  ne  fon  però  fìcrH' 
mente  tnamorato ,  &  ingelojìto ,  e  s  altri  abbandonoUa  su  la  rata  del  mare ,  già  noru 
m' indurò  à  la/ciarla  sìt  la  ritta  del  Teucre  ;  la  copia  non  poffo,  l'originale  nsn  voglio . 

Riconofcafi  dunque  per  quel  grand" huomo  ch'egli  è  Lodouico,  non  fi  de- 
fraudi il  fuo  merito  delle  douute  lodi ,  e  l'obbligo  di  vna  vita  nouella ,  e  più  de- 
gna profclfi  a  lui  prima,  eperfemprela  già  languente,  ed  efanimata  Pittura. 
Egli  auanti  ad  ogn'  altro  delie  doti  particolari  di  ciafcheduna  fcuola  il  recipro- 
co cambio,  con  felice  fucceffo,  ha  tentato,  e  conclufo  :  ha  fortito  la  finoa 
queir  bora difperata  vnione  del  più  gran  difegno  al  più  gran  colorito  ;  e  di  tut- 
te le  cpnfonanze  de'  ftili  migliori  ha  faputo  vnir'aiiìeme  ,  e  formare  vn  non_i' 
piùvdito,  e  marauigliofo  concerto  ,feguito  poi  da' Cugini  non  folo,  ma  da 
tutti  gii  altri  fuo'  allieui .  Perche  quanto  a'  primi  non  folo,  non  s' ingelosì  mai 
d' elfi,  (.h  anzi  con  abbondante,  e  (incera  partecipazione  de' tanti  fuoi  ftudii 
dimezzò  loro  la  fatica,  gii  auanzò,li  promoile,  accomunò  loro  ilauori  ,e  cef- 
fe  fin  quegli  onori ,  e  quelle  glorie  ,  che  a  lui  dellinato  auea  Roma  per  la  Gale- 
na Fariiefe .  Quanto  a'  fecondi ,  infegnò  a  Guido ,  inftrude  l' Albani,  e'I  Dorae- 
nichino ,  ne  fò  intefo  mai  doierfi ,  che  gli  vi  ti  ini  duo ,  Macltri  già  forco  di  lui  fat- 
ti; più  di  Aiioibak  parziali  in  iìne  fi  duaoftraileco.  Suoi  fcolari  furono  pnmai 
~'         7  —     -      -  -  ^^^ 


494  P  A  fi  T  E     T  E  n  Z  A 

che  i  fudetti  Cugini  a  Roma  feguitaffero  anch' cflì  >  Togninodi  Agoftin  figliuo- 
■;lojSiftoBadaIocchi,  il  Lanfranco,  il  Panico,  el  Tacconi;  e  tra' fuoi  fedclifi 
annoueranoiICauedoneiloSpada>ilGarbieri  >  il  BriziOt  il  MafTari,  il  Sauo- 
nanzi  •  il  Mafìeiletca ,  il  CamulJo ,  il  Bonconci ,  il  Galamno ,  il  Pancocco» i'Anla- 
lone ,  r  Albini ,  il  Razali ,  li  Campani ,  li  Machi  «  li  Mattioli ,  il  Croce,  il  Calice, 
li  Ferrautini ,  Gocci ,  Ferrari ,  Groflo ,  Cadellani ,  Bufi ,  Boni ,  PoiTenti ,  Felini, 
tutti  defcritti  nella  Ruota  de  gli  Accademici,  donatami  originale  dal  Sig.  Va- 
lerio Polazzi,  del  fudetto  Bonconti  parente,  &  erede  ,  diquef>e  Arti  amaro- 
te ,  e  di  buon  gurto ,  ed  alla  quale  Caualieri  anche  vengono  aggionti ,  rilluflrifs. 
Sig.  Aldobrandino  Maluezzi ,  Sig.  Camillo  Eoiognctti ,  Sig.  Comendator  Zam- 
beccari,e  fimili.  E  finalmente  obbligata  in  eterno  fé  gli  preièflìla  Profeflìone 
iftefla ,  che  così  abietta ,  e  vilipefa  in  Bologna ,  tanto  per  lui  folleuata  pregioflì. 
Non  contento  vederla  feparata dalle  tré  Arci,  tantofiadoprò,  tanto  fece, che 
da*  Bombaciari ,  co'  quali  mantenne  coraggiofa  lite ,  anco  la  diuife  .  Ritirò  la 
metà  dell  '  entrate ,  comprò  con  quelle  ,  e  le  apcrfe  onorata  abitazione  ,  fìabi- 
Jendoui  la  Refidenza  ;  e  con  ricca  vsfle,  e  piiì  ricco  manto ,  coronata  dell  '  im- 
mortale alloro,  feccia  poi  comparire  ailìflita  lateralmente  da  duo' Gemi,  per- 
che punto  fuperata  non  fofTe  da  quella  de' Ferrari ,  che  coronata  d'oro,  come 
Regina  dell'Arci,  in  mezzo  a  duo' Liccori  infuperbiuafi.  S'atfacicò  per  tramu- 
tarle il  titolo,  e  dandole  nome  di  Accademia  ,  di  eminenti  pregi,  e  fingolari 
prerogatiue  ,  all' vfo  di  quella  di  S.  Luca  di  Roma,  arricchirla,  come  fé  più  vi- 
ueua  eflere  per  felicemente  fuccedergli,cauafì  da  fue  lettere,  chequi  noiofa- 
mcnte  non  ifìò  a  crafcriuereefTendo  cosi  noto  per  altro  il  fuo amore  verfo  l'Ar- 
te, ed  i  procuracile  fempre  vantaggi,  che  que/èa,&Qgn' altra  maggior  cofa  dell^ 
fua  amoreuolezza,  e  cortefia  può  ben  crederfì. 

Le  promefie  poi  fopra  Pitture  de'  nofìri  Carracci  lafciate  accidentalmente^ 
fuori  del  racconto  (  quelle  però  che  fono  le  più  note ,  e  vulgate ,  e  che  occor- 
reranno alla  mente  ,,rendendofi  imponìbile  ilraccordarfì ,  non  che  il  dir  di  tut- 
te )  fono  le  feguenti  :  e  prima  di 

LODOVICO 

In  BOLOGNA  :  In  S.  Gio.Battifta,Monachc,la  belliflìma  tauoIa.delIa  Nati- 
uìtà  di  quel  Santo  ali  Aitar  maggiore  ;  oue  fra  gli  altri  peregrini  penfieri ,  intro- 
duflcMonfig.  Ratta  (che  fé  far  quella  Chiefaancora,  e  gran  parte  d;l  Conuen- 
to,e  vi  volle  efler  ritratto)  in  pcrfona  di  Zaccaria  ,  che  fià  in  atto  di  chiedere 
il  nome  del  gran  Precurfoie,  già  dal  Cielo  impofìogli .  In  S,  Leonardo,  Mona- 
che, la  tauola  detta  delle  Santinc,  tanto  amorofa,  e  graziofa,  e  che  folca  dir 
l'Albani,  andargli  anche  più  a  genio  della  già  detta  S.  Orfola  all'Aitar  grande.  In 
S.  Martino  maggiore ,  ou  è  il  già  tocco  S.  Girolamo  all'  Altare  de'  Signori  Mar- 
chefìBuoi,  in  Conuento l'amorofa  tauolina  de' SS.  Domenico,  e  francefco, 
che  con  tant'azioue,&;  affetto  compJtmentano  si  bene  col  S.Pier  Toma;  eia 

com- 


WDOf^.  AGOST,  ET  AWNI'B,  CAUTI  ACCI.     4  9  5 

compagna  delIofteffoSantcche  legato  a dvn' arbore,  e  trafitto,  vien così  Ia« 
fciato  da'  Barbari,  che  in  diftanza  fé  ne  vanno  .  In  S. Rocco  del  Fratello,  Con- 
ftaternicijair  Altarmaggiore  ilS.  Roccograndepiudèl  naturale  «padello  che 
fece  perefemp/arealGalanino,  che  lo  dipinfe  nella  paliola  oggi  appefa  in  S. 
Rocco  di  Venezia  ;  e  però  dal  Rofchini  attribuita  ,  con  la  comune  vote  che  ne 
corre  ,ad  Annibale.  In  S.Bernardo  S.Carlo  adorante  genuflello  il  Signorino 
nel  Prcfcpe ,  all'  afsilfcnza  della  B.  Vcrg.  S.  Giofeffo  »  e  foiiti  Tuoi  Angeli  dall'ali 
grandi  ;  vjtime  cofc ,  ma  piena  di  graEia ,  e  d  aflfe'  ti.  In  S.  Domenico  ali  Alca* 
re  del  Santifs.  R(  fario  duo'di  que'millen  di  nuouà  ifiuenzione ,  e  bizzarrifsimi: 
la  Vifìrazione,  e  la  Flagellazione.  In  S.  Battoloineo  di  Porta  la  galante  appa- 
rizione dell'Angelo  a  S.  Carlo ,  che  genufleflo  al  iepokro  ,compaiIiona  la  mor- 
te del  Redentore  .  InS.Francerco  vn' altro  orante,  ma  differente.  Nel  Palagio 
Magnani  neJprimo  camiaoabalTo  l'inarnuabilK  Apollo,  riputato comuneméte 
da  non  prarici  perdi  Annibale,  col  motto  ;i^crK»»pn>ao(rfijp^«</c«i.  In  quello 
del  Sig.  Conte,  e  Senatore  Caprari  vn  fìmilc  camino  dipinco  a  frelco  j  vn  fijtìile 
nel  Palagio  già  Luchini.hora  Angelelli  j&  vn' alerò  nella  faladi  fopra  de' Signori 
Ratta.  In  cafa  Cafali  in  vn  parcimento  a  bailo  duo" camini  ^  in  vno  Prometeo* 
che  con  la  face  auuiua  la  Statua, eneir  altro  la  Sibilla  che  arde  i  libri  alla  pre- 
fenza  de  gli  attoniti  fpettatori.  Nel  Palagio  Taiiari>  leuata  da  vn  camino,  pec 
efi?r  dipinta  a  oliO  rullatela  ,  la  nafcicadi  Aleflandro  Magno,  con  l'incendio  del 
Tempio  di  Diana;  alludendo  e  per  la  Luna,  e  per  lo  Serpente,  all'arme  dique' 
Signori  :  In  vn'  altro  quadro  la  Negazione  di  S.  Pietro  fimilniente  a  olio ,  e  irx_» 
tela  ,  leuata  parimente  da  vn  camino  :  Alefl'andro  Magno  a  cauallo  che  fi  licen- 
zia dalla  Moglie  di  Dario,  fouraufcio,  tenuto  comunemente  perdi  Annibale; 
(ì  c(^e  lo  Iteflb  falfamente  9i  reputa  il  compagno ,  di  Aleflandro  ,  a  cui  vn'altra 
porge  da  bere  :  C  hrifto  tradico  col  bacio  da  Giuda ,  e  prefo  da  gli  Ebrei,  foura- 
ufcio ,  ingiuflamente  attribuito  ad  Annibale  :  Duo'  rami  ;  in  vno  le  Sponfalizie 
diM.Verg.neir  alerò  la  Madonna  di  Reggio,  e  S.  Girolamo:  ChniJo  m.orto 
con  la  B.V.  e  S.Giouanni  :  Vna  Circe  che  rifguarda  la  Luna  con  vafoin  mano, 
mezza  figura  del  naturale  :  Vna  tefla  grande ,  e  maeftofa  al  folico ,  di  S.  Anto- 
nio Abbate:  Tré  copie  facce  per  iftudioquand'eragiouane;  quella  del  marti- 
rio di  S.  Lorenzo  di  Tiziano  a'  Crofàcchieri ,  da  lui  colà  canato  a  Venezia  ;  e  il 
mentouatoS.  Rocco,  e  Madonna  della  Rofa  del  Parmigiano,  quello  fatto  di 
paftello  su  fogli  di  carta,  e  quefta  a  olio  fulla  tela.  In  cafa  Sampieri  di  rtri  Mag- 
giore, nel  volto  della  prima  camera  del  Real  Mufeo  vna  delle  forze  d'Ercole  a 
frefco ,  vn  fouraufcio  iltoriato  a  olio,  &  altri.  Nel  Palagio  Bonfìgliuoli  la  famo- 
faNotce  ,  rappreientantelaNafcica  diM.  V.  La  tanto graziofa  B.V.  col  Putti- 
no,  e  S.Giofefifo ,  eh  efcono  di  barca,  in  bel  paefaggio ,  figure  meno  aflai  del  na- 
turale, fouraufcio  ;  fi  come  fouraufcio  pure  tré  mezze  figurine  pitj  del  naturale; 
cioè  Abramo  col  figliuolo  Ifacco  tenente  il  fuoco  entro  vn  vafo  ,  e  Noè  cht^ 
manda  la  colomba ,  &  altri,  fra  tanti  e  tanti ,  che  quel  compito  Palagio  rendo- 
no così  adorno .  Preflbil  Sig«Co.  Odoardo  Pepoll,  fra  tane' altri  eh' anch' ei 

pofsic- 


49^  P  d  X  T  E     T  E  Ti  Z  A 

pofsiede ,  la  famofa  Arianna ,  tanco  dal  Marini  defiata ,  e  negatagli  dal  Rinaldi 
già  padrone ,  come  (opra  fu  rimofirato  :  Il  tanto  maellofo  Chriito  feruito  da_ 
gli  Angeli  alla  menfa  in  sì  bel  paefe  :  La  Madonna  fcherzante  col  Signorino. Nel 
Mufeo  copiofo  di  così /"celti  difegni  ancora,  e  rare  medaglie  de' Signori  Dot- 
tori BonfigliuoIimGiliera,  il  tanco  ben'cfpreffo  S.Antonio  tentato  in  forma 
di  belle  femmine  da' Dianoli:  I  famofi  ritratti  della  famiglia  Tacconi  j  cioè  la 
Prudenza  forella  dell'  iftclTo  Lodouico ,  Francefco  Tacconi  fuo  manto,  e  i  duo' 
fuoi  figliuoli,  Gafparo  Filippo,  ed  Innocenzo  famofo  Pittorcdai  quale  non  ab- 
biamo tuttauiacauato  il  ritratto  da  porli  auanti  alia  Tua  vita,  per  eiler  quiui 
troppoanche  ragazzo,  e  de' quali  tutti  nilluno  mai  psnfi  di  vedere  teièe  più  vi- 
ue  ,  e  vere;  Tré  rami  che  furono  già  del  Sig.  Carlo  Beccatelli,  peruenutigli  con 
tant'  altra  copia  di  pitture  de'  Carracci  da'  Monfignori ,  de'  quali  fii  ere  de  j  in_i 
vno  la  Vifìtazione  di  Maria  ad Eiifabetta  j nell' altro  S.  Gio.  Batiilla  battezzan- 
te Chrirtojenel  terzo  S.  Maria  Maddalena  in  deferto,  con  gloria  d'Angeli.  In 
Cafa  Cartelli  vna  flagellazione  di  Chnlto  grande  del  naturale .  In  Cala  Gargio- 
ni  il  fupetbo  rame  con  la  B.  Vcrg.  e'I  Pattino  ,  S  Antonio  ,  S,  Caterina ,  e  S.Lo- 
renzo ,  che  fu  già  de'Signori  Pini.  In  Cafa  Landini  vnChnfto  portante  la  Cro- 
ce, caduto  in  terra,  con  la  Madonna chs  piange,  la  Veronica,  tk  vnfoldato, 
fouraufcio  ;  oltre  la  già  mentouata  Salmace ,  la  bellezza  della  quale  puote  ecci- 
tare la  tanto  foaue  vena  di  Girolamo  Preti,  che  nel  fuo  impareggiabile  Id.>Jio 
feppe  pareggiar  la  Pittura.  A  Creualcore  lafuperbilììma  tauola  grande  dell' 
Adora2Ìonde'Magi,e  fopraui  il  Dio  Padre  folienuto  dagli  Angeli,  quando 
quelli  però  fia  più  l' originale .  A  Centa  n;.la  Chiefa  de'  RR.  PP.  Capuccini  la 
mentouata  tauob,cheinfcgnò  quel  fuo  modo  di  colorire  al  Guercioo,- oltre  le 
già  mcntouacealla  Piene  di  Simlano ,  &  altroue  che  non  fouuengono . 

In  ROMA  preflola  Maclìà  della  Regina  di  Suezia  vn  ramettino  co  vn  S.Bar- 
toiomeo  fcorticato .  In  Cafa  Colonna  il  Sig.  che  a  federe  difcorie  con  S.  xMat- 
teo,  figure  grandi  del  naturale.  In  Cafa  Ginetti  il  belliflimo  S.Sebaftiano  le- 
gato alla  colonna,  grande  del  naturale,  che  fu  nel  Mufco  del  Rinaldi:  Vnapic- 
ciola  Madonna  fuil'  alle  &c.  In  Cafa  Falconieri  il  bel  rame  ,  oue  vna  femmina 
allatta  vn  puctino,  vuo  ifmorza  vna  iicz ,  vno  vota  vn  cornucopia  di  ricchez- 
ze, &  vn  Angellettogh  cenna  verfo  il  Cielo  :  L'altro  di  non  iiiferiore  beltà» 
cuelaB.  Verg.  colputtino,  S.Francefco,  e  vn  Angelo  veramente  diParadifo. 
Prcflbi!  Sig.  Principe  di  Paleflrina  alle  Quattro  Fontane  il  picciolo  S.Seba- 
fìiano  in  paefe  legato  ali'  arbore  :  Il  Paiinuro  fepolto  da'  foldaci  fatto  per  vn  S. 
Seballiano ,  figure  quafi  d^ì  naturaIe,quando  non  fia  però  facto  fu'lfuo  difcgno, 
chefitroua  fra  gli  alrri  nella  nollracopiofa  raccolta.  Preflb  i  Signori  Spadi  la 
B.  Verg.  il  Bambino,  e  S.Anna  ginocchioni,  figure  di  vn  piede  e  mezzo.  Nella 
Vigna  Borghefe  ne'Camerini  vna  Maddalena  in  belliflìmo  paefe,  che  fiefa  rif- 
guarda  il  Cielo ,  in  picciol  rame  .  In  quella  de'  Signori  Ludouifì  nel  primo  cafi- 
iio  laPrefentazionediN.  Sig. al  Tempio    nelle  braccia  al  tanto  venerando  Si- 
meoue  ;  Hrodiade  con  la  tella  di  S.Gio.  Bactdta  :  La  tefta  di  viìa  Regina  :  Vru 

Pre- 


LODOr.  AGOST.  ET  AWSTI'B.CATtJLACCI,     i^^j 

Prefepc  co' Paftori  fui  rame,  fatta  però  col  fuodifegno  ;  fi  come  in  tal  guifa 
fatta  la  fopra  mentouata  nafcica  di  Aleflandro  de'  Signori  Marchefi  Tanari  :  Il 
modello  di  quel  S.  Pietro,  che  piange  la  morte  del  fuo  Macltro  e  Sigaore  da- 
uanci  alla  B.  Verg.  nel  noilro  Capitolo,  mezza  figura. 

In  VENEZIA:  in  Cafa  Vidman  vnabufanna.  Preflb  il  mercante  Lumaga  vn» 
Femminina  meno  del  naturale  ;  La  iloria  di  Loth. 

in  GENOVA  :  In  Cafa  t'ranzoni  vna  B.Verg.  che  in  paefe,  co]  manto  fi  oni" 
bra  al  Bambino  desìi  .eS.Giofeifo.quadrodi  palmi  5.  &  4.  incirca. 

In  MOD  ANA:  Nilla  impareggiabile  Galena  dell'Altezza  Sereniflìma  il  gran 
quadro  oue  S.  Bernardino  moftra  la  Cittd  di  Carpi  a*  foldaci  nemici ,  che  mi- 
racolofamence  non  la  viddero,  con  numcrofa  gloria  d'Angeli,  figure  più  de!  na« 
turale  :  Sufanna  da'  Vecchi  tentata,  figure  del  naturale  :  S.  Maria  Maddalena-*» 
mezza  figura  dei  naturale  :  La  Pietà  con  S.  Sebalhano ,  e  S.  Lucia ,  figure  meno 
del  naturale:  La  Madonna  col  Bambino  in  braccio,mezza  figura  del  naturale  in 
yn  tondo  :  La  fu^a  in  Egitto  in  bellillìmo  paefe  in  rame . 

In  FERRARA:  NellaChiefa  di  S.Francefca  Romana  la  tanto marauigliolata» 
uola  dell'Aitar  Maggiore  ;  e  la  non  meo  riguardeuole  m  quella  Confraternità 
poco  datante. 

In  MANTOVA  :  Ne'  PP.  Teatini  la  bella  Santina,  che  genuflefla  fui  palco,  af- 
fetta il  colpo  di  taglio  dal  manigoldo. 

In  IMOLA  :  11  S.Carlo  orante  nella  Ghiefa  diquella  Confraternita,  oltre  la  già 
detta  S.  Orfola  all'Aitar  Maggiore  de'RR,  PP.  Domenicani . 

In  REGGIO  di  LOMBARDIA:  Il S.Giorgiocondotto al martirio,eS.Cate- 
rina  ifuenuta  all' Altare  di  S.Ciorgio  a  manorictapreflo  la  Cappella  Maggio^ 
re.  Dì 

AGOSTINO 

In  BOLOGNA:  Nella  Chiefa  del  Corpus  Domini  pre  fio  la  porta,  dallij 
parte  oppofta  al  Chrifto  al  Limbo  di  Lodomco,  de'Montecalui,  l'Adonta  di  Mai 
.  ria  Vergine,  e  gli  Apofloli  al  monumento  delia  fteflfa.tanto  ben  difegnati ,  e  me- 
glio coloriti,  bizzarri ,  maeilofi,  efpreffiui ,  e  corretti  ,con  fopra  il  Dio  Padre; 
poltaui  da'  Signori  Landini .  Nel  Palagio  compitilfimo  del  Sig.  Marchefc  Ma- 
gnani, in  vnode'partimenti  a  baffo  nel  camino  della  feconda  ftanza  ,  Amorcj 
che  fi  fottomette  il  Dio  Pane,  di  fagma  così  terribile,  rifaltata,  e  infiemgiulta, 
e  in  sì  bel  paefe,  col  motto:  Fincor  Lubetque.  In  Cafa  lanari  la  Cena  del  Signo- 
re con  gli  Apofloli,  l'originale  ;  elTendo  vna  copia.ancorche  di  vn  valentuomo» 
e  ritoccala  tclìa  del  Signore  da  Agoiiino,  quella  che  hanno  i  Signori  Cafali;  e 
copia  quella  de' Signori  Giuftiniani  in  Roma,  ancorché  infinitamente  prezza- 
bile ,  per  effere  dell'Albani  ;  Apelle ,  che  da  tré  giouani  nude  caua  la  fua  Venere 
famofa  , figure  di  vn  piede  in  circa,  cmifuradi  fouraufcio  :  Ateone  e  Diaoa^ 
compagno, ambiduo' fui guftoptecifo del  Tentoretto,ed  acquillati  dal  Don- 

Rrr  noli: 


498  PATtfB     TERZA 

noli  :  Venere  che  dorme ,  e  Satiro  >  grandi  de!  naturale ,  fouraurcio  ;  ed  è  quella^ 
dcllaqualefoleadire  i'Albaai  al  Cìgnaiu,  &  altri  Tuoi  giouani  (proponendo 
loro  vn  perfetto  modello  di  vna  bella  Venere  )  andaffero  a  veder  quella  di  Ago- 
ftino  nel  Palagio  lanari .  In  Cafa  Melari  >oue  nella  ben  dipinta,  &  ornata  dal 
Santi ,  e  Pianori  Galeria  >  trouafi  la  tanto  più  d'ogn'  altra  ingegnofa  ,  e  copiofa 
Linea  Meridionale,  fattaui  dal  Sig.  Dottor  Montanari  Lettore  di  Matematica 
nel  nortro  Studio ,  &  infigniflimo  ne'  fperimenti  ;  fra  l'altre  pitture  vn  Ecce  Ho- 
mo, quadro  quali  da  Al  tare,  figure  poco  meno  del  naturale,  ed  intere.  In  Cafa 
del  Sig.  Co.  e  Senatore  Bonfigliuoli ,  fra  gli  altri  egregii  quadri  in  abbondanza, 
vn  S.Girolamo  in  rame,  e  l' altro  Santo  compagno  .  Preflb  i  Signori  Dottori 
Bonfigliuoli  in  Gallerà  vna  Maddalena  full' alfe.  Preflb  il  refiduo  del  Mufeo 
del  Merciar  Fofchi ,  che  fu  del  già  Sig.  Bartolomeo  Mufotci ,  il  ritratto  del  Lulla 
merciaro,  teda  caricata ,  e  fpauenteuole  ;  e  fra  le  altre  pitture  del  Pafinelli ,  che 
di  fcelti ,  e  compitiflìmi  difegni,  de'  Carracci  particolarmente,  ha  così  Angolare 
raccolta,  il  ritratto  di  quell'Olimpia  Luna  che  fece  Agoflino  a  mente,  memo- 
rato nel  funerale .  Prefloi  Signori  Monti  il  terribile  pcnfiero  del  5.  Girolarao- 
ne. 

In  ROMArNel  Palagio  Barberini  alle  Quattro  Fontane  vn  battezzo  del  Signo-^ 
re  con  Angeli  fopraj di  botte,  eprimecofe. 

In  PARMA  :  al  Giardino,  oltre  la  gii  mentouata  volta  di  quella  Ranza  reflataì 

imperfetta  per  la  fua  morte, e  dal  grande  Achillini,  con  quello  elogio  in  vno  di 

que'fcompartisù  finto  paragone  a  lettere  d'oro  fcritto,  compita: 

AVGVSTINVS   CARRACCI VS 

DVM  EXTREMOS  IMMORTALIS  SVI  PENNICILLI  TRACI  VS 

IN  HOC  SEMIPICTO  FORNICE  MOLIRETVR 

AB  OFFICIIS  PINGENDI  ET  VIVENDI 
SVB  VMBRA  LILIORVM  GLORlOSi£  VACAVIT 

TV  SPECTATOR 

INTER  HAS  DVLCES  PlCTVRiE.  ASPERITATES 

PASCE    O  C V  L  O  S 

ET  FATEBERE  DECVISSE  POTIVS  INTACTAS  SPECTARI 

QVAM  ALIENA  MANV  TRACTATAS  MATVRARI 

vna  tefla  fienfsima  ài  vn  Chnfto  Sig.  Noltro  :  Picciola  Madonnina  in  rame  che 

foftenta  il  Signorino  in  piedi  in  camicia  ,  e  guarda  S.  Giouannino ,  incorniciata 

di  ebano  ;  ellendo  vna  copia  quella  che  pofsiede  il  vecchio  Parmigianino  nel 

fuobel  iludio  :  Vn  penfiero  del  Signore  della  moneta ,  figure  picciole  alTaifsimo 

più  de!  naturale ,  fuiralfe , corniciata  di  noce  all'  antica  :  Madonna  col  Puttuio, 

S.Giouannino,  e  S.Anna  :  Vn  S.Girolamo  mezza  figura  :  Tré  ritratti  grandi, 

fra'quah  vn  Nano,  vngatto  mammone  ,  e  vn  cane  concertati  :  Il  ritratto  della 

fuafauonta  :  Copia  della  Nonziata  del  Coreggio,  eh'  è  trafportata  nel  muro 

delia  Chiefadc'PP. Zoccolanti:  Quattro pttzoni  della  Cupola  delCoresgio  in 

S,  Giouanni  buttata  a  terra,  e  rifatta  (  cauandola  de  quelli  pezzi  j  dall' Aretufi: 

la 


lODOr.  AGOST,  ET  A^WB.  CAmACCI.     499 

In  cafa  de!  Sig.  Carlo  Beccaria  Teforierc  di  S.  A.  la  prefa  di  N.  Sig.  mcEze  figure 
del  naturale  j& altri  pezzi  nonfolo  preflo  quelle  Sereniflìme  Altezze,  inaine 
priuate  cafe . 

InMODANA:  oltre  il  tremendo  Plutone  di  quel  palco  >  del  quale  predo  dì 
noi  U  bel  difegno,  il  quadro  detto  de' duoi  Amori,  il  Profano,  e'I  Diuino  je'I 
quadretto  picciolo  con  laB.  Verg.eS.  Fraacefco  che  nelle  braccia  ha  il  Bam- 
bino ;  fenza  i  tanti  difegni  di  fua  mano  in  quella  copiofiffima  raccoka  d'oga' al- 
tro gran  Maeftro.  Di 

ANNIBALE 

In  BOLOGNA  :  Nell'Almo  Collegio  di  Spagna  entro  il  Cortilo, 
ne*  peducci  de' volti  di  quel  portico  qualcuna  di  quelle  tefte>che  ragazzo  an- 
cora vi  dipinfe  a  chiarofcuro  a  frcfco  d'huomini  i  più  illuftri ,  e  letterati  di  quel- 
la gloriofa  Nazione .  In  Cafa  Luchini,  oggi  Angelelli,  111  vn  camino  la  bella  Di- 
done .  In  Cafa  Sampieri  lo  sfondato  nel  volto  della  terza  camera ,  vn  camino  3 
frefco ,  il  fouraufcio  della  famofa  Samaritana  a  olio ,  &  altri .  In  Cafa  Faui  nel 
camerino  contiguo  alla  Sala  grande  tutto  il  firegio  dicupricciofigrotcefchi  tin- 
feritiui  quattro  quadretti  fìnti  rapportati ,  con  la  fauoia  di  Europa  rapita  final- 
mente dal  Toro ,  fui  gufto  affatto  di  Tiziano  :  Nella  feconda  Sala  >  ò  anticame- 
ra che  fiafi.noue  pezzi  tri  Deità ,  e  ritratti  a  olio ,  e  full*  alfe  ;  prime  cofe  però,  e 
talora  vn  pò  puerilli,&  otto  pezzetti  di  chiarofcurii  fegati  tutti,  e  leuatidal 
palco  del  dettocaraerinoje  venduti  circa  il  1656.  ricuperati  dal  Sig.  Co.  Alef- 
fandro  viusnte ,  incorniciati, e  ripofti  m  detta  Salecta ,  con  quadri  d'altri  Mae- 
ftririguardeuoli,in  vfodi  Galeria.  In  Cafa  Tanari  Diana  con  le  fue  Vergini, 
che  le  acconciano  il  capo  predo  ad  vna  fontana ,  e  diuerfi  Amorini  :  Vna  donna 
in  camicia  a  federe ,  poco  meno  che  del  naturale .  PrcHo  i  Signori  Monti  il  Sa- 
crificio d' Abramo  meno  aflaiffimo  del  naturale.  In  Cafa  Bonh'gliuoli  inGalic- 
.ra  vna  picciola  Madonna  col  Pattino ,  S.  Giofeppe ,  e  S.  Francefco;  Vna  S. Ver- 
gine ,  e  Martire,  mezza  figura  del  naturale  :  Vn  paefetto  con  figurine  full'a(fe: 
Il  ritratto  di  Gabrielle  Fiorini,  quel  brauo  itatuario  che  a  fuo  tempo  lauoròi 
così  bei  camini ,  e  figure  ne'Palagi  Faui,  Magnani,  e  in  ogni  luogo  ;  figlio  di  quei 
Gio.  Battirta,  de'quali  tutti  fi  dilTe  nella  Vita  dell'Aretufi.  In  CafaTurini  la_» 
S.  Maria  Maddalena ,  mezza  figura,su  lo  fiile  delfvltimo  fuo  colorire ,  e  che  pe- 
rò in  quella  parte  perde  tanto  prefio  vn  ritratto  che  vi  è  vicino  d'  vno  di  quella 
Cafa,  lui  primo  buon  gufto,  che  adolutamente  è  divina  carne.  PrefTo  il  Pittor 
Bolognini  brauo  aliieuo  di  Guido,  e  ben  noto  Maefiro,  vna  di  quelle  fpiricofe 
tauoline  dell' Affonzione di  N. Signora, che  fopra  dicemmo. 

In  ROMA  :   La  tauola  nella  Chiefa  di  S.  Brigida  ^a  Piazza  Farnefe ,  eh'  altri 
vogliono  cocorita  fui  fuo  difegnofolo  da  qualche  aliieuo.  Preffo  l'altre  fuper- 
bifiìm    pitture  della  Maeilà  della  Regina  di  Suezia  la  Danae  &  Amore ,  donata-  ' 
le  dal  Sig.  Principe  Panfilio.  Nei  Palagio  Farnefe  nel  palco  di  alcuni  camerini 

Rrr    i  l'Au- 


50O  P  A  UT  E     T  E  n  Z  A 

rora ,  il  Sole ,  e  la  Notte  >  con  altri  abbigliamenti  >  che  molti  dicono  fatti  da  altri 
co'  Cuoi  difegni  »  e  da  lui  fole  ritocchi .  Nel  Palagio  Borghefe  la  teda  di  vn  S. 
Domenico,  che  guardando  al  Cielo,  gira  sì  bene  :  Nella  Vigna  la  tefia  di  vn  Sai- 
uatore  :  Sanfone  figura  intera  dei  naturale  :  Il  fuperbillìmo  rame ,  oue  S.  Anto- 
nio ftefo  in  terra  veftito  del  ciliccio>  vien  tentato  da'  Diauoli  in  vane  forme  di 
arpie,  di  vn  bizzaro  Leone  >e  d'vn  Diauolo  nudo  sì  ben  nfentito,  con  sì  bel 
paefe ,  e  fopra  Chrifto  in  gloria  d'Angeli ,  e  ch'altri  dicono  riconofcerui  più  to- 
fto  il  carattere  di  Agoftino .  In  Cafa  Panfilia  nella  Calerla  S.  Francefco  nel  di* 
ferto  col  Compagno,  figure  di  duo' palmi  incirca  :  S.  Maria  Maddalena,  che 
fedente  \n  faccia,gnarda  il  Cielo  in  bel  paefe:  Chirone  con  l'organetto  in  mano, 
che  palpeggia  con  l'altra  Achille ,  due  tede  del  naturale ,  fui  gufto  di  Paolo  :  La- 
tonain  paefe, a  cui  i  Villani  intorbidano  1'  acque,  fulla  maniera  Veneziana, e 
beiliflìmo  quadro .  Nella  Vigna  a  S.Pancrazio  tré  donne  nude  entro  vn'  acqua 
in  paefe ,  &  vn  giouane  che  fuona ,  figure  più  di  vn  palmo .  Vigna  Peretti  vn  S. 
Francefco  a  olio  fulla  carta  incollata  fuH'afle  .  Vigna  Lodouifia  nel  primo  Cafi- 
no  vn  Ecce  Homo.mezza figura  conduetefte  d'Angeli,  l'originale  ;  elTendo  vna 
copia,  di  mano  però  dell'eccellente  Albani ,  l' altro  prelfo  il  Sig.  Duca  Saluiati: 
Vn  S.  Rocco  condotto  dall'Angelo 'che  gli  addita  la  via,  meno  di  mezze  figure 
del  naturale  :  Vna  Venere  nuda  a  federe  in  paefe ,  che  parla  con  Amore  che  la 
fugge  :  Vno  Sponfalizio  di  S.Caterina,  picciolo  quadrectino  full'  alle  .che  dico- 
no taluolta  del  Parmigiano,  &  è  vnodique'  della  tìnta  caffaforefUera  del  Card. 
Borghefe .  Nel  fecondo  Cafino  Madonna  col  Puctino  che  dorme,piCciola  qua- 
dretto :  Vna  tefla  di  vn  S.  Stefano  con  le  mani  in  ifcorco  sì  ben  inccfe ,  che  ten- 
gono falli:  La  belliflìma  Annonziat3,fulgullo  della  Rcfurrezionc  Angelelia,che 
l'Ambafciadore  di  Spagna  voleua  capparfi  per  ^\\o  de'fei  lafciati  per  teflamento 
dal  Sig.  Principe  Lodouifìo  al  Rè  Catcolicoa  fua  elezione ,  fé  non  -ne  veniua_, 
fconfigiiato  da  quel  guardaroba,  fotto  pretello  che  foffe  quadro  poco  ben  con- 
feruato  :  Il  ritratto  del  gran  Fabio  Albergati  :  Vn' altro  ritratto  quali  intero: 
Vn' altro,  la  tefta  sbozzata  folo,  efattaalla  prima.  V'era  anche  vnPrefcpc-» 
venduto  ad  vn  Francefe,  dicono,  trecento  feudi,  che'l  riuend'ette  in  Francia  tre- 
cento doble  .  fu  Cafa  Colonna  S.Francefco ,  tefta  in  profilo  con  le  mani  al  pet- 
to :  Picciola  Madonna  col  Bambino  in  paefe  :  Due  tefte,  vna  del  Saiuatore,  l'al- 
tra delia  B.Verg.  fimili  quali  a  quelle  che  in  vn  fol  quadro ,  nella  mia  raccolta  fi 
trouano  :  Te  lia  di  vn  foidato  in  profilo  del  naturale .  Nel  Palagio  Barberini  al- 
le Quattro  Fontane  tré  tefìe  di  vecchi  ,&  vna  di  vna  puttina,  con  vn  bambino, 
e  dno'putti ,  canati  tutti  dal  naturale ,  e  meno  di  mezze  figure  :  Teila  di  vna_» 
vecchia  con  la  rocca  a  iato  :  Tcfta  di  vn  vecchione:  La  Sufanna  che  va  alla  (lam- 
pa, picciolo  quadrettino  :  La  Madonna  auanti  a  N»  Sig.  in  fjrma  come  di  Orto- 
lano in  bel  paefe.  In  Cafa  Barberini  ai  Monte  della  Pietà  la  teda  di  vna  don- 
na ritratto  dal  naturale  :La  Rachelle  mezze  figure  del  naturale  :  Vna  tcflina  me- 
no del  naturale  :  In  Cafa  Spada  il  quadro  detto  da  i  trèritratti.fuperbiffimo:  Vn 
Medico  >  vno  Strologo ,  &  vno  Speziale,  ch'altri  dicoao  anche  di  Ago f lino  :  Vn 

'    '  bei- 


WDOV,  AGOST,  ET  AWSII'B.  CATlTtACCI.     5  o  r 

bellirsìmoSponfaliziodi  S. Caterina  .  In  Cafa  Falconieri  là  teftadi  vn  Turco. 
In  Cafa  Sacchetri  vn  bellifsimo  Prefepe  co'Paftori>  fui  gufto  del  Bacano,  quadro 
di  mezzana  grandezza  :  Vna  Madonna  in  rame  :  Vna  copia  della  famofa  Sama- 
ritana de'Signori  Sampieri  :  Tefta  di  vn  vecchio  che  accarezza  vn  cane  :  Vn_i 
Sanfone  aflferratofi  con  vna  tigre  :  Il  ritratto  di  vn  Medico,  con  tefta  di  morte: 
S.  Girolamo ,  mezza  figura  in  profilo ,  che  guarda  il  Crocefiilbi  meno  del  natu- 
rale ,  e  prime  cofe  :  V^n  quadretto  di  mezzana  grandezza  >  la  B.  Verg.  col  Patti- 
no ,  S.  Giufeppe ,  e  concerto  d'  Angeli  non  troppo  bello  >  e  debole  j  ma  che  de- 
nota qua!  douelTe  riufcire  Annibale,  che  tanto  fece  anche  putello  ,  e  fenza  quafi 
principi! ,  e  vedendo/?  tuttauia  tirare  al  gufto  de!  Coreggio .  In  Cafa  dnetti  vn 
ritratto  quali  intero  :  La  tefta  di  vn  Chrifto  portante  la  Croce .  Nella  VjHa  Al- 
dobrandini  la  Incoronazione  della  B.  Verg.  L'apparizione  di  Chrifto  a  S.Pie- 
tro ,  &  altri  pezzi  fatti  col  fuo  difegno  da'  difcepoh ,  ch'erano  nel  Palagio  al  Cor- 
fo.  In  Cafa  Orfini,  olerei  be' paefidifegnari,  ilhbro  guftofo  delle  tante  carica- 
tore ,&  altri  difegni ,  e  pitture,  la  copia  della  nottedel  Coreggio  in  rame,  e  del- 
la Depofizione  di  Chrifto  fimilracnte  del  Coreggio  in  rame ,  fatti  da  Annibale 
in  giouintù,  per  fuo  ftudio. 

In  GENOVA  :  Nel  Palagio  del  Sig.  Filippo  Spinola  vna  Venere.  In  Cafa., 
Balbi  il S.Francefco  .  In  CafaFranzonilaSufannaal  fonte  ,meno  del  natura- 
le :  Il  S.  Girolamo  nel  deferto  figura  di  tré  palmi  ;  Il  quadretto  del  Signore  Ri- 
forto  :  Non  già  la  Madonna  col  Bambino,  e  S. Giufeppe  insibelpaefe  ,ch'è 
di  Lodouico ,  come  fi  àiRe. 

In  NAPOLI:  PrelTo  il  Sig.  Duca  della  Torre ,  Nipote  del  già  Sig.  Card. Fi- 
lomarino Arciuefcouo  di  quella  Cittd ,  il  famofo  quadro,  detto  comunemente 
delle  tré  Marie;  cioèleftefle,  che  ritrouano  il  graziofiffimo  Angelo  ir.vefli' 
mentis  albis  al  monumento ,  pittura  ìnarriuabile  ,  fatta  da  Annibale  al  luo  tanto 
diletto  paefano,  l'antiquario  Pafqualini,  da  quelli  paflatopcr  eredita  a  Monfig. 
Agucchi,  e  dopo  la  morte  del  Prelato  e  Nuncioa  Venezia,  nel  Sig.  Cardinale.» 
Indetto ,  che  rifiutò  taluolta  tré  apparati  di  razzi  da  camera ,  fattigli  offerire* 
dal  Ré  d'Inghilterra  per  il  Confolo  di  quella  Nazione ,  per  accompagnare  l'al- 
tro, che  S.  M.  ceneua  della  Refurrezione. 

in  LORETO:  nella  Cappella  del  Cardinale  d'Augufta  la  tanto  da  lui  ftudiata 
Nariuìtà  di  M.V.  per  poter  ftare  al  pari  della  gii  dipintaui  dalTibaldi  ,&ica3 
male ,  e  contrariare  co'rimaftiui  frefchi  cosi  galanti,  &  eruditi  dello  ilelTo  Mae- 
ftro,  del  quale  lù  fempre  anch'  egli  così  ftudiofo  ofl'eruatore. 

A  GROTTA  FERRATA:  nella  Badia  nella  Cappella  dipinta  dopo!  tutta  a 
frefcodall  eccellente  Domemchino  il  quadro  a  olio  degli  Abbati  S.Nilo,eS. 
Bartolomeo  ;  e  ne'fteffi  frefchi  del  Domenichino,miditearAlgardi,Ia  tcfta_»v 
di  queir  indemoniato  liberato  dal  Santo. 

In  SPOLETI  mei  Duomo  il  quadro  di  S.Maria  Manna  d' Oro;  così  detto  da 
quel  Celclle  Iicore,che  i!  Bambino  in  feno  alla  Verg.Madre  fparge  a  S.  Fraace- 
lco,eS.Doi;occa>che  vi  lon  fotto  ginocchioni,  e  che  fece  metà  d'anni  trenc' 

vno. 


502  P  A  X  T  £     T  E  Z  Z  A 

vno ,  molto  tempo  prima  che  paflaffc  a  Roma ,  e  cioè  del  1 55 1.  come  dal  mil- 
IcHmoiui  appello. 

Iti  FIRENZE  :  oltre  tanti  altri,  che  troppo  faria  longo  il  ridire,  il  proprio  ri- 
tratcodafe  fteffo  fatto  nel  modo  fprezzato,  e  vile,  che  vi  fuori  alle  ftampcje'l 
più  attiiato  e  pulito,  con  vn' orologio  in  mano,  come  altroue  fidifle;  e  la  già 
mentouaca  Venere  grande  del  naturale,  volta  ivi  ifchiena,  col  Satiro,  ed  Amore. 

In  MODAN A  :  oltre  la  tanto  rinomata  immenfa  Elemofina  di  S.  Rocco  ,  la 
celebrata  Aflbnzionc  di  M.  V.  al  Cielo,  tauola  grande  d'Altare;  e  l'altra  di  fimi- 
le  qualità  della  B.  Verg.  S.  Gio.  Baccitla, S.  Matteo ,  e  S.  Francefco  :  La  Madon- 
na col  Bambino  in  piedi  fopravn  tauolino,  e  S.  Giouannino  con  la  rondinel- 
la :S.Sebaftiano  figura  del  naturale:  L' Onore  in  aria,  giouane  ignudo  con  vn* 
afta  in  mano,  e  vane  corone  ;  Vn'Ecce  Homo  con  vn' Angelo,  mezza  figura 
maggiore  del  naturale:  Ilfamoforame  da  letco,cIie  vàalleilampe,  delChri- 
Ho  morto,  la  Verg.  Madre  tramortita,  S.Giouanni,  S.  Maria  Maddalena,  e  cele- 
fti  Angelctti  contemplanti  la  corona  di  fpine  ;  e  la  S.  Cecilia,  il  S.  Rè ,  l' Ange- 
Io  Michele,  e'I  Cuitode  dipinti  nella  cafia  d'ebano,  che  chiude  il  detto  ramo: 
Il  ritratto  del  Sig.Cornclio  feniore  de'Maluafia.donato  a  quelle  Altezze  dal  tan- 
to da  efle  ben  vifto,  adoprato,  e  gratificato  Sig.  Marchefe  Cornelio  iuniore  ;  Il 
ritratto  di  vn  putto  r  quello  del  Tonatore  Mafchcroni  tanto  fuo  famigliare,  & 
amico,  al  quale  perciò  donò  la  teftadelChriilocol  ladrone,  aififo  dalla  mo- 
glie nella  Cappella  in  S.  Petronio. 

In  PAR  MA  :  Al  Giardino  vna  Madonnella  fuH'afle,  S.  Giouanni ,  e  la  tefta  di 
S.  Giufcppe  :  Vn'altra  full'  afle  ;  Vn  Fiume  grande  del  naturale  in  ifcorto  :  Vn 
Satiro  fimile  :  Vn'  Abbondanza ,  con  altra  Donna ,  alte  vn  piede  in  circa  ;  Vn 
Soldato  con  vna  femmina,  compagno  delfudetto:  Vn  Mufico,  ritratto  ;  Vna 
Madonna  picciola,  ch'accenna  col  deto  alla  bocca  a  S.  Giouanni ,  che  non  toc- 
chi il  Signore  che  dorme:  VnaPuttina  con  l'Abiciinmano,  e  fotto  i  piedi  il 
cufcino:  y  n  noli  me  tangere  :  Vna  Madonna,  che  pone  vn  non  so  che  in  mano 
a  S.  Giufcppe,  picciola  :  Vnbelliflimo  rame  con  la  B.  V.  coronata  di  fei  llcUejS. 
Giouannino,  che  abbraccia  il  Signore,  S.  Giufeppe  che  legge  il  Salterio,  e  S. 
Margherita  ;  Il  Signore  morto  ,  rame  de'  Signori  Sampieri,  originale ,  eflendo 
quello  la  copia  di  Guido:  Vnbelliflimo  rame  con  S.  Francefco  tramortito,  e 
follenutoda  vn' Angelo  , con  tré  Angelctti  in  aria  che  lo  mirano:  Vn  S. Gio. 
Battilta  a  federe  in  belliflìmo  paeie,  die  accenna  ad  vn  piccioli/Iirao  Signore  fo- 
pravn monte:  LaPietdnitdeiìma  che  hanno  i  Signori  Panfilii  nella  Cappella 
del  lor  Palagio  ,ma  in  picciolo  rame  (lagnato;  Vna  teda  di  vn  S.  Francefco: 
Rinaldo  nello  (pecth.'O  in  grembo  ad  Armida,  quadro  grande;  Bacco  grande 
del  naturale  :  Madonna ,  Filtrino,  e  S.  Caterina  :  Venere  dormiente,  co'fcherzi 
d'Amore;  la  tanto  famofa  ch'egli  fece  m  Roma  al  Sig.  Cardinal  Farnefe,che 
meritò  perciò  le  lodi  della  prima  penna  di  quel  fecole  Monfig.  Agucchi ,  nella 
cepiofa  ,  &  elegante  fna  dekrizion>-  ranto  bramata  al  Mondo ,  accennata  nelle 
Memorie  Accademiche  de"  Signori  Gelati ,  e  che  da  me  finalmente  ritrouata, 

ed 


WDOK  AGOST.  ET  ANf^/^.  CAMACC/.    J05 

ed  ottenuta  >vò  che  sì  nobilmente  termini,  e  chiuda  il  mio  rozzo  difcorfo  co 
fuo  Aile  altrettanto  (iiblimcemaeQofo  »  eh'  è  quedo  : 


Dejcrittione  della  Venere  dormiente  di  Annibale  Carrazs 


i» 


0  non  so  ,f(  ad  huomo  yxruno ,  non  che  à  me  mede  fimo  egli  addiuenifie 
giammai ,. che dinonhaHere ne glianmftù  frefchi apprefa cofa  allhu- 
mana  vita  ò  neceffma ,  ògioueuole ,  altrettanto  egltftpentejle ,  quan- 
to à  me  l'altro  hiert ,  di  nonfapere  in  alcuna  maniera  diffegnare  ;  che 
pure  e  dal  bifogno,  e  dalla  profejjione  mia  in  tutto  è  lontano  ;  fortemen- 
te rincrebbe .  Vereiocbe ,  efjendomeneito  à  Cafa  Farne/e  ,  per  vederui 
J>»  quadro  d' fna  fauola  del  Tajfo ,  diuinamente  inpittura  rapprefentato  dal  Sig.  Anni- 
bale Carra':^i  ;  ì>n'  altro  io  ve  ne  vidi ,  e  ciò  fuori  del  primiero  mio  intento ,  che  fé  bene 
7>on  intieramente  era  da  lui  flato  à  per fett  ione  ridotto  ;  era  nondimeno  à  cotale  termine 
di  finimento  arriuato ,  che  poco  par  eua,  che  deftderare  gli  fi  poteffe .  Onde  fouramoda 
piacciutami  e  l'inuentione,  e'I  dijfegno ,  ci  colorito;  lo  confiderai  con  piti  d  attentione, 
che  à  perfona  priua  d'ogni  intendimento  dell'  arte  tal  volta  navft  ricchiedea .  Tercioche 
sì  fatta  voglia  mi  prefe  di  portarmene  mecovn  ritratto ,  che  per  grande ,  che  l'opera  fof- 
/?  j  non  mi  farei  per  certo  dilungato  da  quella  >  fé  prima  vn  diligente  disegno  Icuato  non 
ne  hai'.effucheà  conferuarne  femprc  vìua  la  forma  nella  mia  imaginatione,come  delle  più 
rare  cofcfì  dee ,  mifoffe  flato  in  agiitto ,  e  poterla  etiandso  communio  are  àgli  ami  ci,  ti 
à  coloro  majfimaments ,  che  per  la  lontananj^ty  ò  per  impedimenti  diuerft  non  hanno  mo- 
do di  vederlo .  B^itornatomcne  pero  à  cafa  di  cotale  apprefenjìone  tutto  ripieno ,  in  vece 
difpendere  in  altro  trattenimento  e  quella  ,  e  la  feguente  giornata ,  che  per  occaftone  di 
fendemie ,  e  dell'  affen'3;a  del  Tadrone  erano  da  me  desinate  al  ricrearmi  alquanto  ;  rif- 
Jolfì  mi  con  troppo  maggior  mio  gufìo  di  fupplire  coli'  ìnduflria  della  penna  al  manca- 
mento dell'  arte ,  e  d'impiegarle  nello  defcriuere  in  carta  quello,  che  di  raffigurare  in 
altra  guifa, non  erami  conceduto:  e  ne  diflefì  perciò  quefla  piaceuole  de/crittione  :  coru 
la  difficoltà,  che  le  opere  fwgolari  à  pena  imaginare ,  non  che  ifprimer  fi  poffonoda  vn 
debole  ingegno  Onde ,  conojcendo  io  di  non  efjermi  auuicinato,  ne  per  molto  jpatio  al  ve- 
ro ;  affai  crederei  d  hauer  fatto,  fé  nella  maniera,  che  le  pitture  da  vngrofio  velo  coperte 
malagctiolmante fi  difcerneno  da  riguardanti:  così  potefero le prejemi  cffere  egualmentt; 
dai  lettori  apprendute. 

Trouufi  addunque  quefla  leggiadra  pittura  fopra  vna  tauola  colorita  di  piti,  chemex^ 
S^ana  grandej^^a  .  e  dì  vna  forma  an^  capeuole  >  per  abbreuiare  buona  ampie:^a  dipae- 
fe,  che  altrimenti:  perciocheeffa  il  doppiopm  nei  trauerfo  fi  Hende ,  che  per  lo  diritto 
non  fi  al^  ;  effer  douendo  da  quel  lato  palmi  quattordici  ,ò  quindici ,  e  da  queflo,  feio 
nonfonoerraio,Jette,ouer'ct:ofolamente:etantofto,ch  àgli  occhi  dell' huomo  eltafi 
rapprcftnta  ,gli  fembra  di  rimirare  qualcheduno  di  quegli  ameni  e  beati  luoghi  di  Ci- 
pri ^ò  di  Citerà ,  di  Tafo  ,  ò  ài  Crudo ,  è  d'altro  confecrato  ,  ò  più.  caro  alla  Dea  t^' enere: 
pojciacbe  qinui  e  giacere ,  e  dormire  ella  fi  vede  confomma  quiete ,  e  tranquillità  fopra 

•  V» 


504  PARTE     TERZA 

"pn  ben  fornito  >  e  nobile  letto  da  campo  >  accompagnataui  da  vno  ftuolo  di  quegli  AmO' 
ri,  che  ne'  l^egni  di  lei  del  continouo  laferuono  :  i  quali,  mentre  ella  ripofa,  quÒji  liberati 
reftino  per  ali 'bora  dal  feriti  gio  della  Signora  loro ,  fi  [olar^no  con  diucrfi  fcber^^i ,  e 
giuochi  ifparfi  chi  di  qua  ,  chi  di  là  per  vn  lieto  e  verdijfitno  prato ,  e  con  tanto  giuditio 
entro  di  quello  compartiti ,  che  quantunque  fieno  in  numero  di  ventotto ,  e  tutti  per  lo 
più  alla  mifura  d' vnfanciullino  ben  formato ,  non  s'impedifcono  punto  dagli  vni  le  ope- 
rationi  de  gli  altri.  Il  paefe  tutto  è  piano,  e  tutto  arnenot  e  verdeggiante  ;  ed  oltre  che 
ad  infiniti  alberi  e  di  varie  >  e  di  belle  forti  egli  dà  luogo ,  vi  (i  iijlendono  per  entro  fpg- 
tiofi  prati  i  di  frefche ,  e  minute  herbette  coperti  :  fra  le  quali  i  fiori  e  porporini ,  e  viola- 
ti ,  e  gialli ,  ed  altri  di  mille  e  di  mille  varietà  più  vaghi  molto  ,  e  dilttteuoli  ne  appari' 
fcono .  E  tra  glifpatij ,  che  la  MaeTtra  natura ,  quaft  con  arte  di  fé  lieffa ,  ha  interpofti 
fra  gli  alberi  i  alcuni  lieti  fiori  fi  aprono  di  lontanijfime  profpettiue  ,che,  oltre  le  terre, 
le  piagge ,  e  i  lidi  proffimam,moflrano  vn  tranquillo  mxre ,  (ole  ato  da  qualche  vela, ed 
alcuni  gran  monti ,  e  fcogli  cosi  illufiremente  dal  ceruleo  fereno  dell  '  aria ,  e  dell  acqua 
rifchiarati,  che  gli  vltimi  termini  cinquanta,  e  cento  miglia  farrcbbon  con  ragione  giudi- 
catidijìanti  :&appreJfo  che  campeggia  fuor  di  modo  bene  in  quel  chiaro  turchino  il  ver- 
de de  glialberi;  più  vaga  molto,  e  più  lUminofa  ancora  riefce  la  ftep  a  chiare:^a  col  pa- 
ragone de'  corpi  ombrofi  di  quejli .  7Hà  due  ne  fono  piantati  da  i  due  lati  della  tauola, 
che  j  per  efìere  più  vicini  di  tutti ,  paiono  ancora  ri/petto  à  gli  altri  e  più  grojfi,  e  più  vi- 
uaci  :  i  quali  coprendo  in  alcuna  pane  coli  ombra  loro  foaue  lo  agiato  letto  della  Beai 
fotta  quelli  fi  Hanno  altresì  ad  ifcherT^r  gaiamente  alquanti  degli  amoretti .  ^ppog" 
giafi  il  capo  del  letto  alfìnifìro  lato  della  tauola ,  accioche  nel  riceuercche  efia  copiofa- 
mente  fa  il  lume  dalla  banda  deflra ,  chiunque /opra  gli  fi  pofa ,  in  faccia  ne  lo  ven%hi  ad 
hauere  :  ma  doiie  quefìo  fofie  taluolta  troppo  fiero  ,  ò  che  in  alcun  bora  del  giorno  i  nomi- 
nati alberi  è  troppo  parchi  ,ò  del  tutto  mancheuoli  fofiono  dell'ombre  loro  ;  fuccedem 
vece  di  quelli ,  e  della  verde  cima  del  più  vicino  fi  cala  pendente  vn  ^niffimo  drappo  di 
"vario  colore ,  che  molto  inchina  al  violato  ti  quale  nel  più  diflefo  ,  ed  imminente  fuo  ra- 
mo dijcendendo  àfpiegarfi  ;  gliferue  àguija  di  real  padiglione, per  ombramelo  maggior- 
mente-.ne  già, benché  il  letto  paia  femplice  ,  quale  alla  compagna  conuienfi,  egli  tiene 
ornamento,  fé  non  magnifico  ;  ricoprendonclo  vn  ricco  panno  di  veluto  ben  rojfo  ed  acce- 
fo ,  da  lunga  frangia  d  oro  ne  gli  orli  guarnito  ;  apprcflo  lo  hauèreper  guanciale  vn'  am- 
pio coffino  co  fiocchi  a  capi ,  e  fregiato  allo  'ntorno  d  vna  fola  liHa,  ma  larga  affai ,  e  do- 
rata. Giace  fi  addunquc  su  quesìo  vna  tenere  ignuda  di  più  alta  flatura  della  comune  ,e 
di  belk'^a  veramente  diurna  :  an'}^  ne  ella  m  tutto  vi  giace ,  ne  affatto  vifìede  ;  perciò- 
che  con  la  metà ,  e  più  della  fcbie/ia  al  coffinofi  accofta,  che  in  altro  fìà  follcuato ,  eflende 
il  refto  del  corpo  con  molta  gratia  su  'i  letto,  col  tenere  però  le  garnbe  e  ginocchia  alquan- 
to ritirate  d  sé  ;  accioche  quelle ,  e  non  meno  le  cofcie  fi  habbiano  ben  da  ìiguardare,e^ 
folto  e  fopra ,  e  fi  veggbino  fpiccatamente  tondegv^iare  dogni  intorno  :  epcrcioche  in  gia- 
cituratalel'vnodc  ginocchi  ,edcilecofcie  , fé amendue ine^ual maniera  ripofate  fi  fof- 
jono  ,  haurebbe  necefiariamentt  coperto ,  ^  adombrato  l  alto  ;  ella  che ,  neanche  in  dor- 
mendo ,  alcuna  di  Ile  belle'^7^  fue  di  nafcondere  non  è  vfa  ,  pare  che  à  bella  pofia  fi  hab- 
biaincrociato  il  defiro  quafi  fatto  t  talloni  del  piede  compagno ,  affinchè  venendoin  quel 

mo- 


LODOV.  AGOST,  ET  A^smi'B,  CARACCA     505' 

taodo  à  ritirare  più  afe  tvn ginocchio  ,  e  l'y>nACofcta ,  che  l* altra ,  appartfcbi  la  diritta 
fiù  della  mancina  eminente,  &  amcndue  non  pure  fi  foffmo  guatare  fenica  intoppo  ve- 
runo ,  ma  palpare  etiandio  come  di  rtlteuo  ;  ed  e/chmo  infume  mente  le  dita  del  piede 
deflro  dall'ombra  del  calcagno  fmilUo  à  Ufciarfi  federe  e  più  candide,  e  più  vermiglie , e 
più  [colpite .  Ma  molto  in  ogni  modo  maiiifeftafì  maggiore  l'accorte^p^  }ua  nel  coricarci 
€  con  le  braccia  ,  e  con  tutta  la  perfona  :  perche ,  come  vaga ,  eh  eli  '  era  di  fcmpre  ejfer 
mirata  da  ogni  vno ,  hamebbe  ancora  deftderato ,  che ,  mentre  ella  dormiua ,  ne  f afferò 
fiate  fue  hellcT^  con  ammiration  contemplate  :  e ,  fecondo  il  creder  mio ,  ali  bora  per 
auuentura  in  tal  gufa  fi  accomodo  ,  prejaga  di  douer  vna  volta  efere  in  quella  ritratta 
darri  eccellente  Vittore;  ò  almeno  fuori  di  JperanT^a  ella  non  fi  viueua  m  quel  giorno, 
che  l  poderofo  Dio  Marte ,  ò  quaUhcdun  altro  degli  Dei  fuofauonto  allo  'n.prouifo  non 
le  fouragmngnejfe ,  per  coricar/eie  à  lato. "^ccoflato  dunque  il  coffino  parte  al  capo  di 
'  dietro,  e  parte  alla  fponda  defira  del  letto,  accioche  egli  à  fardi  [e  ne  venifje  quj.fi  vn 
molle  fcno  alle  dilicate  membra  ;  ella  appoggiarfì  vi  fi  vede  e  con  h  [palla,  e  con  la  ban- 
da della  fchicna  diritta,  e  più  affai  giaccrjìin  e  talpofiturafoura  7  lato  de ( federe  à  quel- 
la corrifpondente  ,  che  [opra  qiie fio  altro:  onde  tenendo  per  confc^^ucnte  vn  tantino} olle- 
uato  dallaparte  finijira  e  la  fchiena  j  e  l  federe  medefimo  ,dimoflra  là  entro  inpiùd'vn 
luogo  ,  ma  particoUrmente  verfo  il  concauo  ,  che  alla  cintura  fi  forma  ,  per  non  poterft 
ella  ifpianartà  baflan:ì^a  fui  letto ,  vn  bruno  (oauc  di  carne ,  mefcolato  d'  va  certo  lume, 
che  :o  non  so ,  fé  dal  riflefjo  del  drappo  ,ò  dal  natio  candor  della  carne ,  chihabbia  for- 
:^ di ri/chiararquell'  ombre,  (ìa generato .  Non Jono però  dubbiofo  ,  che  troppo  bene 
da  ciafcuno  non  fi  conofca ,  ne  ciò  con  intiero  piacer  di  molti ,  che  la  tenerej^a  delle  piu- 
me dal  feder  calcate ,  e  dolcemente  imprejfe  ;  quanto  la  vifìa  ne  toghe  à  gli  occhi  cupidi 
di  mirar  troppo  oltre,  tanto  ne  accrefchi  il  dijlo.  Ma  mentre  ella  in  quella  vifìofa  manie- 
ra tutta  fi  carica  ,  ne  riuoltagratiofamente  il  braccio  finifiro  al  capo ,  ed  inguifa.  ne  alT^x 
il  gomito ,  che ,  cingendolo  con  agenoleT;^^  di  dietro,  tiene  la  congionta  mano  fono  la-» 
tempia  edorecchia  defira  :qu:ìfi  cheilmorbidocvffmononfiaper  lei  affai  mille ,  edho- 
iiorato  guanciale  :  onde  ne  fa  etiandio  fpuntare  fuori  le  dita  rofate,  per  paragonarti  bel 
yermiglio  di  effe  all'  altre  rofe ,  che  [puntano  dalle  guancie .  E  quindi,  il  gomito  dirit- 
to à  canto  al  tenero  gallone  co)i  dolce  modo  recandofi ,  manda  à  dilicatamente  ripofarcj 
.  su  la  cof eia  il  rimanente  del  braccio,  e  fià  ivn  e  l  altra  à  giacer  fi  la  belliffima  mano. 
Dalle  quali  cofe  molto  ben  comprender  fi  puote ,  con  quanta  arte  e  leggiadra  ella  -pen- 
ghi  à  difcoprire  in  vn  tev.pj  ,  non  piti  e  d  vifo ,  e  l  collo ,  e  la  gola ,  e  le  braccia ,  eie  ma- 
ni ima  d  fianco  tutto  aperto  è  tutto  dnilicuo  ,  ed  il  petto,  eie  poppe,  e  l  venir  e,  e  /e_» 
cofcie,  e  le  gambe,  e  i  piedi ,  che  ninna  cofa  >  quantunque  egli  ci  fofleà  grado ,  il  ci  può 
vietare  :  parendo ,  che  à  beilo  Hudio  eli  habbia  mirato  di  najconderfi  quelle  parti  fole, 
chtfcr,:^3moflrarl  aitile,  chela  natura  ,el  hor.ejlà  mfegnano  di  tener  celate,  non  fi  po- 
.  teuan  vedere .  Ma  tale  è  poi  la  bellei^a  del  vifo,  che  io  non  so  imaginarmi  da  qual  idea 
fibabbia  cauata  il  pitta  e  la  mirabile  proport  ione  d' ugni fua  parte  -.pereioche  tutte  fono, 
benché  menome  fieno  fenT^ahauere  in  sé  mifura  alcuna,  belliffme  ,e  dicotal  celefls^ 
foauttà  ipiene,che,  oltre  ti  diletto,  vna  meraunlia  rendono  à  riguardarle:  laonde, 
Ahi  à  minuto  defcriuerne  le  voltfjfì  non  fi  prtnderthbeper  auuentura  vna  lunga,  mi  vna 

Sss  forte 


505  PA^TETEUZA 

forte  difficile  hnprefa  ;  perche  troppo  più  perfette  elle  fono,  che  la  penna  à  dichiarare  non 
arriua  :  fola  dirò  ,  che  con  lafopranaturale  vaghe:^^a ,  e  leggiadria ,  ì>n'  aria  così  no  bi- 
le, ed  vna  ciera  tanto  altae  maeflreuoleegli  coiferua  ;  non  lafciua  màgr^tisfa  ;  che  [e  tk 
rgnoraffi  di  chi  eglififofie ,  lei  honorare  non  potrefti  £  altro  men  horrcuole  no-»e,  che  di 
•pna  Dea,  e  della  Dea  delle  belle^c  :  ne  già,  lo  haue>e  chiufi  gli  occhi ,  le  toglie  punto  di 
gratta  ;  percioche  fevfatamente  ti  dà  ad  intendere  >  che  ella  è  preja  da  vn  forno  leggiero» 
e  foaite ,  e  per  cui  il  btl  viuo  del  color  delle  rofe ,  fparfe  velie  guancie ,  in  ninna  parte  (i 
f cerna,  ne  ftfmanfcelo  fpiendor  della  gratia;  il  quale, non  che  nel  volto,  ma  per  tut- 
to'l  corpocopiojumente  fi  diff^onde:  ed  euui  prodotto  da  vn  ca-'.doredibtie,  e  diperlat 
mefeoLìto  iemprefrà  l'ijìeffe  rofe  ,/e  ben  in  vn  lu  go  più  di  leggieri ,  che  nell  '  altro.  Wà, 
fé  la  pofitura  fiu  forte  artifìciofa  tifembrerà  nel  rimanente  del  corpo ,  non  tfiimerai  per 
certo ,  iIk  con  pcnftero  meno  ingegnofo  ellaft'habbia  ,  per  dormire  ,  aecornrnodata  Icl> 
tefla  :  imperoche  ,fapptendo  ella  da  >»  canto ,  che  gli  occhi  quantunque  chiu.fi ,  fé  per' 
co(fi  fono  da  chioia  luce,  non  ficilmente  apprendono  il  fanno  ;  e  che  dall'altro  lafuoj 
belle':ìi:^a  manco  vaga  fi  renderebbe  nell  '  ombra  ,fe  folto  di  quella  tutto  7  vifo  pojìo  ne 
haueffe  ;  la  ripofa  in  sì  fatta  gttifa ,  che  l  ombra  ifìefia  del  padiglione ,  fatlo  tenere  con 
ifìiidio  allargato ,  e  fofpefofin  ad  vn  terminato  fegno ,  la  ricopre  à  punto  dagli  occhi  itt 
su  :  onde  col  dimoflrarfi  il  fanno  più  f annoiente  inquell  ofcuro ,  il  recante  dellafacciapià 
affai  lumin&fo  neapparifce  ;  ne  perciò  gh  occhi  così  chiù  fi ,  e  adombrati  laf ciano  di  man- 
dare fuori  dalle  fattili  ,e  bianche  palpebre  vn  non  so  che  di  lucente  ,pey  cui  l  ombra  me- 
de fima  nonpar  che  habbi  cagione  dinuidiar  alla  luce  ;  ne  tanpoco  rimane  la  fronte  total- 
mente priua  di  candidcT^a  ;  ne  reflano  di  fare  bella  viflafoura  di  efìa  i  captili  biondi ,  ed, 
innancllati  in  ricci  con  leggiadra  maniera  ;  ne  rapifce  meno  l'altrui  guardo  vna  vifio[(L> 
rete  d'oro ,  che  gli  altri  più  lunghi  capelli  in  baffe  treccie  ,  e  ritorte  reprimendo  fu  l  capai 
fi  cono/ce ,  che  picaola  fatica  non  ha  à  vincerli  difplendore  ;  an^^i  che  vantaggio  alcuna 
da  quei  ricci  efia  non  ritrotia ,  e  forfè  dirai,  cIk  né  vinta ,  i  quali  fciolti ,  ed  efposli  al  lu- 
me le  ondeggiano  vgualmente ,  e  rifplendonfu'l  colla.  Conciofia  che  belle  fono  quefle^ 
parti  ne  più  ne  manco ,  come  fé  lalucericeucffero  à  mifttra  dell'  altre  ;  e  per  tutto  ciò  che 
le  guata ,  ha  ferma  opinione ,  che  tal  bellc^a  più  bella  fi  moflr  crebbe ,  fé  da  quell  om- 
bra lieue  velata  nonfoffe-,  e  ne  viene  à  concepere  (  fé  però  egli  è  ciò  poffìbile)  vn  certo  the 
di  più  vago  di  quel  che  fono ,  ò  cl)e  efier  potrebbono  •  Ttlà  ,fe  d'ifprimcre  à  parte  à  parte 
la  marauigliofa  proportione  del  vifo  à  me  non  e  data  l'animo  ;  molto  meno  io  debbo  por- 
mi à  rapprefentare  quella  di  tiate  l  altre  del  corpo ,  e  la  gratia  fingolariffima  ,  che  dttj 
effe  rifiulta:  perche,  doppo  che  lungamente  fauellato  ne  hauejfi  ,  fcn':(a  giungere  al 
vero  ttìon  potrei  fé  non  m  poche  parole ,  vnfeggetto  ampiffimo  refìringendo ,  lonchiU' 
dere  ;  che  tutti  coloro ,  che  faticati  fi  fono  di  ragunare  infieme  la  perfettwne  delle  bel- 
le:!^ Donnefche ,  non  fono  à  cotal  fegno  arriuati  giammai .  hi  e  perciò ,  oltre  l'harmonitt 
ed  vnione  di  quelle  ,mancanoui altre  marauiglie  daconfiderare  intorno  ad  effe  auue- 
gnacbc  ,/e  tu  rimiri  la  bianca  gola  ,  nefìupirai  la  doUc^^a  dtfue  crefpe  ondeggianti  ;fe 
il  collo  di  ncui ,  rimarrà  dubbio ,  qual  auav^i  più  di  va;  he7,\a  ò  l'oro  de'  ricci ,  che  fa" 
pra  ifch  er^avdo  i  ifìanno ,  ò  il  lume  deti'aueria ,  che  à  quelli  dà  il  campo  :  e  vedrai  fui 
fitto  mineute  alT^arfi  con  tanta  fgauità  k  due  ritonde  mmmelle,  quafi  due  ftcctolc^^ 
•     "  '  ~  ~  ivlU- 


LODOl^,  AGOST,  ET  AnT^/'B.  CAXKACCA      5  o 7 

collinette ,  che  {elle  fieno  è  più/ode ,  ò  più  tenere  il  comprenderai  à  gran  pefia  :  pereto  • 
che  ,  fecondando  la  diritta  U  pendere  di  tutto  ti  corpo  i^er/o  ■  quel  fianco ,  pare  che  lafo- 
dei^a  alla  tenere:^  contraili  dpiegarlavntantino  in  colà  ;  md  pure  fi  di/cerne  alln^ 
fine,  che  qucfla  ne  riman  vincitrice  :  per  cicche  almeno  tanto,  longi  però  da  ogni  violenta, 
«d  inchtnarfi  la  sfiìr7^a,che  [otto  lefàrimanere  vna  dolce  valltcella,Joauemente  ombreg- 
giata .  TUà  lamorbtde^T^a  ,  che  l'huomofeuoprefin  nella  punta  del  gomito  tefo>  edinair- 
cato ,  può  dare  à  diuedere ,  /e»:^a  eh  io  altro  ne  dica  ,  quale  fia  quella  del  nmajo  dtt 
braccio  i  e  della  dilicata  mano;  à  cui  bianchifftmi ,  e  gentili  molto  iomnsò  (e  aggiu' 
gner  tiouabelle\:^a  mai  fi  pote(fe;  che  ò  non  fouerchiaà  quelli ,  ònon  di/uguale,  ed  in- 
feriore affai  fi  hauefie  da  riputare  :  ne  già  penjo ,  che  modo  vi  habbia  di  rapprefentare  a 
gli  occhi  altrui  il  corpo  molle  ,e  piacenolmente  riUuato  ,ò  la  foauità  del  contorno  del 
fianco  ,edellacofcia,  e  della  gamba  ;  fé  fero  egli  non  fi  perjuada  al  lettore  di  figurar/i 
all'hora  dmau"^  il  viuo  iflefio  ,  ina  il  viuo  marautgliofo  ,  ed  il  riuo  celeiìe .  Quindi  ri- 
Kolgendofi  alcuno  à  confiderare  ingenerale  la  dilicatc^T^a  di  tutte  le  carni  >  e  con  quanta 
forT^  sauar,:^wo  Jourai  campo  di  quel  ro(fo  veluto  ed  accefo;  merare  dall'vna parte  ed  il 
candore,  ed  1  lumi,  chefpuntuno  dalle  jommità  delle  membra  ,  i/-  quelle  n  ofìeruerà  ;  gli 
pareranno  alficuro,  cerne fodi  atabaftri ,  ed  auorij  ;  ma  s  egli  riguarderà  dall  '  altra  la 
facilità ,  e  morbides^a  delle  varie  piegature,  e  lafoauità  dell  ombre,  leggiermente  fpar^' 
fi  per  le  puciole  vallette,  che  in  diuerfi  parti  fi  formano  ;  gli  verrà  per  certo  alla  mente 
la  tener cT^T^  delle gtoncate  :  e  tra  Ivno  e  i  altro  ingannatone  il  fenjo ,  e  la  vifla ,  ed  iftu- 
fidito  egli  dello  accoppiamento  di  sì  differenti  qualità  ,  tali  '  bora  di  fperimentare^ 
CIÒ,  eh  ellefienointoccatidùlethaueìàdcfiderio  ;  tali' bora  nell  aumcinarfele dubite- 
rà di  non  turbare  quel  dolce  jonno ,  e  pauenterà  taluolta  quella  Mae^à  di  Dea  cbe  elln 
glifi  raffigura.  2Ua,  fi  bene  nel  vagheggiare  la  fourana  fua  beltà  tu  ^on  ti  trouerefli 
mai  [atto  ,  non  puoi  tuttauia  fare  di  non  riguardare  ancora  con  tuo  gran  piacere  i  gratiofi 
^moretti,  da  quali  ella  vich  circondata.  E  tanto  èfpatiofo  d  letto ,  cbevene  capifco- 
nofopra  alcuni ,  che  am^i  aiutano  >  che  nò  la  medefima  TiJaefìà ,  e  bellez^  à  riu/cire^ 
fin  vaga .  L'vno  di  quefìi  all'  ombra  del  padiglione ,  edà  canto  il  coffìno  fi  dimora  in 
piedi  ■  e  moflra,  chejuo  vfjitiofia  di  tenerlo ,  come  fa ,  conia  mano  finifira  tanto  dinan- 
^  al  volto  diflejo ,  che  dagli  occhiin  su giuftamente  gliele  ricopra  ;  "ed  eglifembra  per- 
ciò diflarjene  cheto  cheto  ,  e  di  offeruare  con  diligen:ì^a ,  mirando  all'  ombra ,  fé  l  lumefi 
alteri ,  Cume  fuole ,  per  andarlo  col  panno  di  mano  in  mano  fecondando:  benché  egli  fi 
vuole  anco  credere ,  che  non  troppo  volentieri  egli  fi  trattcnghi  in  quel  luogo ,  ne  fen'^^a 
hmidia  portare  à  gli  altri ,  i  quali  con  piena  libertà  fi  giuocano  per  lo  prato  :  pofciachc  tu 
ti  accorgi  quafi ,  cheper  molto  attentamente ,  eh  egli  afìfi  /'  ombra  ;  gran  voglia  tutta- 
via nel  prende  di  rmolger  colà  fpcjjo  fpeffogli  occhi ,  e  coninditiodi  manifeflo  fdegno. 
Intanto  v»  altro  piti  picciolo  ,edallaconduion  delle  carni  pia  delicato  in  apparenza  ,e 
Jorfi  con  pili  di  ve^:(i  dalla  Dea  accar tifato  fcne  giace  à  dormir  à  ì  pie  di  lei,efaj[fi  come 
crigliero  de' fu  i  tener  ibracciolim  :  e ,  ptrciocbepiù  oltre  de  i  leggiadri  piedi  fi  auan':i^x 
fuo  capo ,  la  parte  inferiore  del  covpicello  per  di  fatto  le  gambe,  eh  ella  tiene  inarcatCt 
benché  all'  ombra  fieno ,  con  bello paragon  di  carne  à  difcoprir  egli  viene  :  ma  gran  dif- 
faìniglian:^  per  ogni  modo  fi  conofce  tra' l  dormire  di  lui,  e  quello  di  Ciprigna  ;  l'vno 

S  s  s     a  foaue 


5o8  PATlTETETtZA 

foeuc  e  Iggtero  >  e  foco  longi  dallo  effer  fuegliato  ;  l'altro  profondo  egrauc>  e  cìie  appare* 
re  ne  lo  fa  tutto  afperfo  d'vn  bianco  pallore  »  e  con  le  palpebre  affifie  à  i  giri  degli  occhi,  e 
lefuc  membra  conformemente  non  punto  folleuate  ne  fpiritofe  fi  veggono ,  ma.  più  toflì 
deprejjie  Unguenti ,  come  à  fanciulli  conuime ,  che  immergendo  fi  afatto  nel  fanno  ,  po- 
co meno ,  che  immobìli  non  diuengono .  Ne  già  s' interrompe  il  diuerfo  dormir  di  quefli 
dalle  Parie ,  e  confufe  voci,  che  mefc  alano  fra  i  loro  giuochi  gli  jlmori  circoniiicini  :  per- 
che ariT^^iJe  neincita  loro  il  formo,  come  dal  garrir  degli  vccelli,  e  dal  mormorar  deliac  • 
^lefiiole  addiuenire .  Nello  fpaf  io  dunque ,  che  fra  la  fpmdx  firii(lra  del  letto ,  ed  il  più 
baffo  margine  della  tauola  s  intramntte ,  cominciano  pur  dalfinijìro  lato  ,  di  cfta  à  ve- 
derfene  due ,  chelf.iflofo  t  grane  carminare  della  Dea  vogliono  ,  per  quanto  è  in  Ivr  potè- 
re ,  finciullefcamcnte  imitare:  onde  l  vno  di  loro  già  raccolti  fi  ha  con  ifludiofuoi  biondi 
capelli  sii  la  cima  del  capo  ,  egli  ha  altresì  ricoperti  di  fiori:  indipolìoft  doppo  le  [palle, 
qujfì  informa  d'vn  manto ,  il  gremiale  della  Dea  ,  che  d'vn  cendak  è  fitto  di  vxrto  co  • 
lare  ,le lo flrafcina dietro,  comevna coda  di  vefie;  perche lafua ,  à  liti foutrchia  ,  lon- 
ghe:(Z^i  ripiegare  ne  lo  fa  in  terra  per  buona  parte:  pofcia ,  mcffifuoi  peducci  nelle  grart» 
pianelle  di  veluto  cremefino ,  ed  hauendo  vna  rofa  ndla  man  defìra  ,  la  quii  egli  tiene 
lagiH  abbuffata  molto  ;  tenta  di  and arfene pian  piano ,  e  rito  rito ,  e  contcgnofo ,  come 
vnanouell.ifpoja;  enon  meno  per  offeruarc  il  decoro  dellagrauità  femimlc  ,che  peraffi- 
curarfi  bene  di  non  cadei  e ,  cotal  inciampato  eh'  egli  è ,  s  attiene  col  braccio  mancino  al 
diritto  delfuo  compagno ,  che  con  vffith  di  braccicro  gli  camma  à  fianco  ,  Ma  quanto  tit 
credcvefiid  primo  e  dall'aria  del  volto  ,e  dai  gefii  vnfempliciotto ,  ò  rn  vanarello  :  al- 
treìtanto  il  fecondo  tiraffembrcrà  vnofcaltro,dt  carne  più  ròfieggìante,  i  crini  meno  bion' 
di  ,egli  oci  hipin  furbi ,  e  {cintUlanti  ;  //  quale  dell  altro  [ogghignandofi ,  non  mica  fin- 
tatrientt  burlando  fi  flia  ;  quafi  che  à  pe/fuafione  [uà  moffo  ne  l  babliia  ad  acconciarfi  co- 
sì t  e  po[cia  con  [no  doppio  piacere  glie  ne  dia  la  beffa .  Ma  conofcerefii  ancora  ,  quanta 
forila  fi  tenga  di  fare  apparire  efficace  il  -volto  eia  parte  fupertore  di  q>ie[ìo  furbctta.  l' ef- 
fer egli  neli  inferiore  coperto  dall'ombra  di  quello  fé  inplice.  Mentre  però  fi  traflutlano 
quefii  in  tal  modo  >  vide  fi  loro  trattenerfcne  vn  altro  à  canto  e  con  penfiero  ,  e  confini-t 
non  guari  differente:  pcrciaohe  egli  pur  fempUcc  e  lalciuetto  fi  fiudii  ad  imitatione  dclLt 
Dea  di  far  fi  i  ricci  ;  onde  >  pò  fio  fi  di  maniera  à  federe  sii  U  minuta  ber  betta ,  che  ne  lo  fé- 
ri[ce  il  lume  in  piena  faccia  ,  ed  incrociata  la  gamba  defira  fatto  la  piegatura  delfiniflro 
ginocchio  ,  appoggia  di  rincontro  lo  [pecchia  ad  vn  cafiettino  dorato  e  lauorato  infieme, 
ouegli  ordigni  da  tefla  tutti  fi  rifferbano  ,•  e  con  la  mancina  i  capelli  del  ciuffo  pigltatiftt 
gli  vÀ  con  l  altra  accuratamente  torcendo ,  ed  intorno  ii-vanncllandogli  ad  vn  polito  ve-- 
tro  :  ed  ali  epera  lo  vedi  fiar  così  intento,  e  al  rimirarfi  fiffo  fi[ìo  nello  [pecchia  ;  il  quale 
però  lafuaiìnagiKemh  lieuemente  ti  rapprefcnta ,  e  cim' egli  vbidifchi  altresì  conine 
pronta  mano  à  i  documenti  di  quello  ,  che  ben  iiresii ,  ninna  vaga  ed  innamorata  don:^el-> 
la  hauerfi  mai  con  più  d'attentione  accommodata  la  tc(la  .  Ma  diu crfa  è  molta  il  penfa- 
mentoei  ilgefiadelli  dueproffirni  amori  :  impercioche,  [e  ben  iranno  efsi  parimente  à 
f cder  su  Ihi-rba  ili  più  vicino  nulladimeno,  fedendoti  infaceta,  riceue  tutto  l  lume  per 
fianco ,  e  la  diritta  gamba  fotta  U  mancina  ft  tiene .  Mal  altro ,  riuolte  hauendo  le  [pal- 
le alla  Useìil  defiro fianco  aperto  tifa  vedere  :  e  quefli,  carne  pù  grandicello  e  piùga- 


LODOV,  AGOST.ET  A^W^.  CAUtACCL      j  op 

gliardo  >  eh'  egli  è%  cadendoli ,  che  dal  vigore  Li  ragione  dipenda ,  fi  sforj^a  di  togliere  à 
quello  vnaghirlandetta  di  rofe:  onde ,  afferratolo  con  la  manca  mano  per  li  caprili  della 
tempia  diritta ,  fi  fofpigne  inan'^  col  braccio  defiro  audace  ed  impetuofo  ,per  Bietterglila 
doppo  ilfìancofiniflro  ,  onc  l'altro  najcoflo  la  tiene  >  efeguafene  ciò  ,  che  voglia  ,  per  in 
o^nimodo  leuarglitla:  e  ,ft  come  à  te  par  difentirlo  gridare  tutto  accefo  .  Dammi  qttà 
quelle  roft:  così  dirai,  che  quello  ft  fludi  il  più, che  può  d' occultarli  con  la  mancina-» 
dietro  alla  fchiena  ;  e  cerchi  alti-est  dtfchermirfì ,  Konmeno  coli'  aliane  le  flrida ,  che  col- 
/'  andar  fi  ben  torcendo  in  contrario  ;  ripagando  tanto  e  la  fpalla  j  e  l  braccio  diritto  ver' 
fo  ilfinijìro  lato ,  che  di  non  efier  fuori  di penfttro  egli  fembra ,  di  Infciarghfcappare  vtt 
buon  rouefcio  fu  l  vij)  \fe  bello  gli  ne  vena  il  colpo .  Ma  in  tanto  ctafcuno ,  che  lo  mira, 
gran  compafsione  ne  gli  ha  di  redolo  in  sì  fatta  maniera  e  gridare  >  e  quafi  piangere  ;  e 
volentieri  molto  ad  accordarli  infieme  s  interporrebbe .  Da  tuttoché  egli  è  ageuole  da 
covfiderare  ,i0n  quanta  quiete  d'animo  fc  ne  fìia  vn' altro  lor  vicino,  che  appoggiata 
commodamente  il  fianco  >  e  lafpalla/tmflra  ,  qua  fi  su  l' angolo  fìniP.ro  da  baffo  del  letto; 
e  pofatilipiedifoura  vna  punta  della  coperta ,  che  da  quel  canto  fin  à  terra  fi  difìende; 
con  teguancie  e  ben  gcvfie,c  luflre ,  ed  il  capo  i"  foggio  d'fn  piccioh  e  lieto  Bacco  da  te- 
nace hedera  cinto  ;  e  vn  pocolino  inchinato  il  collo  là  doue pende  il  rcfìante  del  corpo;  tut- 
to graffo ,  e  tutto  rubicondo  e  con  gli  cechi ,  che  non  guatando  à  nulla  apparcr  ne  'l  fanno 
totalmente  in  afìiatto,  coti  forum  a  dolccT^'^a  à  fotiare  vnafua  p:nafi  attende  ;  ne  della  con- 
tcfa  de  due  vicini  foitra  le  rofc ,  quafi  cbefìranieri ,  ò  lontani  lifcfiono ,  mofìra  già  di  cu- 
rar fi  punto  :  e  nel  vero  ,  come  da  gli  vni  ne  lo  f degno,  ne  l  cruccio,  ne  la  pafsionejt  afcon- 
de  ;  non  men  l'altro  da  chiaro  indillo  di  fua  dolce  trar.quiUità ,  fpogliata  d'  ogf.ipenfa' 
mento .   ?tla  vaglia  à  dire  il  vero ,  non  picciola  ragione  per  certo  ha  egli  di  compiacerfi 
delfuo  dilettcìiU  fuono  :  p  fciache  conofce  bene ,  che  altrui  egli  è  grato ,  mentre  due  com- 
pagni amoretti ,  per  fmigliante  genio  allegri ,  ritiratifì  vnpoco  più  à  dentro  ali  ornbra 
del  fecondo  albero  di  (opra  mentovato,  e  datafi  iy.feme  la  mano ,  ballane  piactuolmer.te 
al  mede  fimo  fuono  .  Ne  già  alcuno  ft  creda  ,  che  mentre  il  primo  di  loro  .  che  più  in  fuo- 
ri alla  dcfir  a  mano  fi  vede ,  pare ,  che  auuertifcbi  bene  e  come  mona  i  piedi ,  e  doue  gli 
ponga  ;  ciò  proceda  forfè  dalla  fua  impifitia  dell  arte  ;  nechel  hauergli  l'altro  riuoltoU 
guardo  ,  clojferuare ,  che  fa  defuoi  mouimenti ,  fta  ò  per  corregger  neh ,  <>  per  imparare 
da  lui  ;percioche  ,  rfìer.do  eglino  auezT^i  nelle  fcutle  d' amore ,  oue  co  giorni  fi  congicn- 
g'  no  te  notti  in  balli  e  carole  ;  fi  può  tener  pir  fermo ,  che  tutti  maeflri  funo,  eni^-fhino 
diiiT^ando .   Tiloflrano  dunque  più  tofìo dif.ire  qualchedun  ballo  à  quelli  conformi ,  chea 
Trìorefcheyò  Mattacinis appellano:  onde  contorcendofi  m  i§ìrani  ,mà  fempre  misurati 
modi  ;  bora  fi  vede  il  primo  chinare  il  capo ,  e  lafchxna ,  ed  al^andof:  in  aria  con  la  per- 
fona,  follcuar  molto  le  gambe  ,  e  leggiadramente  pofarle ,  fen-s^a  farne  fìrepito  alcuno^ 
hora  U  fecondo  fi  mira  rf:^rfi  tutto  m  quel  mentre ,  efollsuando  la  man  finiflra  ,  fcuo- 
fere  con  cffa .  e  rifionare  vn  Vandero  ;  e  per  meglio  accordare  il  fuono  col  ballo ,  ftarfene 
tutto  auuertito ,  come  il  compagno  ft  moua .  E  di  fero,  che  non  in  altra  forte  di  moui- 
mento  fi  farebbe  coti  al  viuo  potuto  rapprefcnuire  il  motto  nell  '  immobile  ijìeffo .  Nefo- 
lamente  quell  albero  d  vna  grata  e  frcfca  ombra  à  cofiorofà  copia  ;  ma  co  rofieggiinti, 
e  dorali fuui pomi  n'muita  benignamente  altrui  àfalimi  fopra  ;  quafi  negli  dog'ia ,  che  à 

tanto 


jio  PATtTETETtZA 

tinto  abbaffare  tton  pojia  igràuidi  rami ,  che  alla  brieue  ftattira  degli  ^mori  nefodif- 
fuccia  aperto  ,efindlemetnied  alfeno  ne  rechi  loro  gli  frutn  .  Qumiivno  diefsiepiiì 
ardito  >  e  più  de^ro  affai  de  compagni ,  doppo  ejierui  già  non  fcn^^a  fatica  mancalo ,e pi- 
gliati fi  à  juo  gujio  de'  pomi  ;  pofcta  accemodato  fi  è  foura  vn  grojio  rame  ,  che  in  fuori  fi 
fofpigne ,  e  diftcfpuifi  con  la  pancia  e  col  petto  ,  vi  giace  ancora  con  le  gambe ,  e  co'  piedi 
ina  odati  infume  ;ein  gui/a  tale ,  che ,  segli  ft  coricale  foura  vn  commodo  letto ,  più 
agiatamente  di  fianco  non  dirnofireria .  Quiui  atteneniofl  bene  co'  la  ftnijìra  ,  egli  ne  va 
con  Juo  gran  diletto  gittando  de  pomi  addofio  gli  altri  da  baffo  ;  mode  quali,  forft  da. 
f  là  fiero  colpo  percofio, raccoltine  molti  di  terra,  affine  di  vendicarfene ,  e  (alito  inptè 
fui  letto  ,  per  non  efìcr  tanto  allo  fitant  aggio  nello  auttentare ,  che  gli  bijognaua  in  alto; 
€  tali  bora  con  afiuto  pen fiero,  che  ,  per  temen':^  di  non  coglier  la  Dea  ,ft  flogltef e  lai- 
tiro  da  più  oltre  tirarli  :  tiene  direttamente  impugnati  vn  pomo  per  mano  ;  e  recato  fi  qua- 
fi  dinanT^i  al  volto  libraccio  ftmfìro ,  egli  fé  ne  fa  feudo  ,  per  ripararne  i  colpi  ;  indi  ri- 
volto il  destro  dietro  alla  (palla ,  piglia  con  forte  impeto  e  tempo ,  e  tratto  da  gittarepiù 
gagliardamente  ima  noni  accorge  il  poco  aw.ieduto ,  cbedoue  prima  tutto  ali  ombra  ft 
dimoraua  ;  nel  ntirarfi  ,  eh'  egli  fa  indietro  e  col  capa ,  e  colle  fpalle  ;  à  fottoporre  ft  vie- 
ne ad  vn  chiaro  lume ,  che  ,  vlcendo  tra  foglia  e  foglia  dell  albero ,  il  vifo  ne  gli  per  cote. 
Equantoglidecimpedire  ,ch  einonpoffabenaffiffarc  lo  auuerfario  ;  tanto  più  (uà  fac- 
cia ,  quaft  vn  euidente  berfaglio ,  à  quello  ne  difcopre  dalla  quale  ft  mirano  peròfpunta' 
re  fuori  molto  accefi  ed  vn  fdegno  furio/o ,  ed  vno  jpirito  e  viue':^:^a  d  occhi  maraui- 
gliofa;  che,  fé  vino  egli  fffe  ,rio»  ifpnmerebbc  certo  egualmente  ne  lo  sfor^^o ,  eh  egli 
'vja  in  quell  atto  ,  ne  l' aff.  tto  intenore  dell'  animo .  Ma  l  altro  di  (opra ,  benché  egli 
Jìa  etiandio  percofio  nella  cofcia ,  e  nella  fpalla ,  e  guancia  defìra  da  due  fimiglianti  lumi, 
che  mente  meno  marauigltofo  ,  e  riuoviuo  lo  fauno  apparere  :  gli  occhi  fuoi  per  tutto 
quefio  più  lofio  che  alcuna  offef a, molto  giouamento  ne  riceuono  :  onde  conofcendo  in  ol- 
tre ,  cheper  lanciare  alloingiù  non  ha  mefìiero  di  faticarfi  ;  al'S^a (er,:;^  violcu:^a  il  brac- 
cio nello  auuentargli  di  que'  frutti ,  e  nonmcno  de'  propri  colpi  ■  che  dell'  ira  dello  auuer- 
fario gran  piacere  pigliandofi  ;  pare ,  che  in  vn  ifìefìo  tempo ,  che  mouergliji  vede  la  ma- 
no ,fi  odano  glifchcrnuU  burle,  e  le  minacele  fue .  In  tanto ,  altri  compagni  allettati  da 
quel  gtiflofo  piacere  ,  vno  di  lorogià  aggrappato  fi  è  fin  dotte  il  tronco  dell'  albero  inpiù 
rami  fi  diuide  :  e  quiiii  fortemente  appigliandofi  con  la  mancina  ;  giù  fi  calla  e  col  capo, 
e  con  la  diritta ,  per  agiuiarc  a  ttrarui  su  vn  altro  ,  che  ne  daperfe  puòfalirui ,  ne  meno 
ha  poffanT^dilolleuarfi^n  ad  apprendergli  lamam.  Oiiefio  dunque ,  che  dalle  candide 
carni ,  e  tenere ,  cmolliftconofce  ejfer  di  p  .che  fùrs;e ,  chiamatofi  m  aiuto  vn  terT^o ,  che 
da  baffo  lo  inalai  :  già  su  la  (palla  e  mano  manca  il  pie  fìnifiro  gli  ha  pcslo  ;  e  pufato  l'al- 
tro jopra  Vria  pe^^o  di  ramo  (ecco ,  rimafio  nel  maggior  fufio  verfo  ilfuolo  attaccato  ;  cin- 
ge vananienie  il  gn-ffo  tronco  col  picciolo  (no  braccio  finifìro,  e  s'allunga,  quanto  egli 
fuote  il  più ,  à  porger  la  dcflra  à  colui ,  che  afferratolo  erettamente  nella  giuntura  di  of- 
fa ,  m  alto  di  tiramelo  s  affatica .  Ma  pare  tuttauia  chedi  ch> fidare  vi  è  più  nel  compa- 
gno inferiore  eglihabbiagiu(ta  cagione ,  che  neii  altro  :  pcrcioche,  effendo  d-i  corpo  piiì 
formatoe  nerboruto  , ed tlginocchio  diritto intcrrafermato  haucndo,  eia  dcftrajoura  vn 
baffo  ceppo  dell'  albero  i  gagltardamfnte  e  lofoftiene ,  e  lofolleua. ,  e  con  la  mano  e  con  la 

fpd. 


LODOV.  AGOST.  ET  ANNI^,  CAnHACCh      5  1 1 

I^aWa  mancina  :  e  di  modo  efpreffì/ìfcorgono  in  tutti  e  tré  e  lo  sforilo ,  e  la  fatica ,  che  à 
granper>a,qu.ile  maggiore  ne  la  duri  ti;  dtfcernerai:  quantunque  li  due,  che  e /opra,  c/ot- 
to òà  tirare,  ò  ad  ergere  ft  fono  recati,  ed  ifpetialmente  lo  'nferiore ,  che  con  i  efficace  ef- 
frcffione  de'  membri  [uotinuita  i  riguardanti  à  toccarlo  ,  tanto  ne  fianchi ,  nelle  jpaUc ,  e 
nella  fchtena  e  poderofo,  e /piccato,  e  di  rilieuo/ì  mo/tra  ;  ti  per/uadcrebbono  più  ageitol- 
tndìte,  che  la  loro  foprattanT^a/fe .  Fero/i  è ,  che  lo  hauer  colui ,  che  fi  arrappa  ieiito/t  il 
■pifo  nel  I  instarlo  ali  a  bero ,  ifcoprire  n:n  ti  lajcia  bene  lo  (tento  e  La  paura /ita.  Ma  pu- 
re tu  '>c  odi  quift  e  i  gridi,  e  le  voci,  che  piegano  à  tenerlo  ben  falda.  Mentre  però  que/tì 
fentoo  piaci  redi  pajìare  incoiai  mamerji  il  tempo  loro,' altri  à  quali  di  [alire /opra  gli 
albcrinm  airadaipiHtù/iod'imitarei  pejci  fcheglivc'.ellià  venuta  lor  voglia.  Eque- 
Ho  fu  taluolta  ritroua"  ento  del  giuditiofo  pittore ,  per  dare  ad  intendere ,  che ,  [e  bene 
jimore  j  tatto  fuoco  ;  fi  compiace  egli  nientedimeno  dell'  acqua ,  come  della  terra  ,  e  dell' 
aria  furie  diletta- fi  perche  IO  d'vn/oloymàd'ogni  elemento>e  dittitte  le  cofe  create  fi  rfur- 
pavgualmente  lo  mperio.  Entrati  addimque  in  vn  picciolo  laghetto  di  chri/ìalliniru' 
fcelli  poco  più  à  dentro  nel  prato  dalla  naturaraccolto  iduediloro  nuotano  tuttauiacon 
granficurc^a  e  piacere ,  e  fi  mirano  per  dire  il  motto  all'  onde  diriienare  lor  braccia; 
non  altrimenti ,  che  le  nauicellc  farieno  fpmte  per  fola  for'S^a  di  remi .  TWà  ,/e  ben  la  di- 
flanT^a  ti  lena  di  poter  rimirare  fatto  l'acque  le  bianche  carni ,  come  fé  da  vn  fottìi  vetro 
fofjcro  coperte  ;  non  ti  vieta  però ,  che  tu  non  i/corga  in  c/Jì  i  fattili  capelli ,  non  più  folle- 
fiati  in  ricci ,  ma  an:^i  arnma/fati  infterne  e  di/ìefi ,  ed  attaccati  su  la  fronte  e  le  tempie  3  e 
la  cernicele  così  molli  e  bagnati,che  molte /lille  dell  acqua  chiara  negli  vedi  gocciolare: 
ne  perche  l' vno  ti  riuolti  la  /eh  iena  ,  la/eia  di  manife  alarti  la  for:^a ,  conche  rompe  l'on- 
da ;  ne/e  ben  l'altro,  che  in  faccia  ti /là ,  e  ti  gi'.atacon  occhio  fcaltro ,  e  di  te  qua/ì  fi  ri- 
de, che  non  fai  prenderti  vnfimigliante  piacere;  dirai,  che  con  ngcuolcs^  eglmonfi 
moua  continuamente,  e  non  ti  dimofìriancora  di  hauer  come  penfiero  di  venirti  alloncon- 
tro  :  conciofiache  fieno  que^igefii  ftngolarmente  rappre/entanti ,  ne  habbia  cofa  da  de/I- 
derarfi  alla  loro  perfettione ,  fuori ,  che  lofpirto  iflejjo ,  ma  il  vitale ,  e'I  non  finto .  Ma 
già  vn  ter^o  loro  compagno  alquanto  fianco  ,  non  per  auuentura  di  quel  /olU'^o  à  pieno 
fatiate  ft ,  fi  mira  arrampicar/i  per  di  là  del  laghetto  su  per  l'hcrboja  fua  /potìda ,  ed  ba- 
vere d  diritto  ginocchio  pofato  su  la  ripa  e  montai  u:  f:n:ì^a  indugio  col  reflo  della  perfona, 
fcorrendo  in  quel  mentre  le  ffUle  dell'acqua  dalle  naticuccie  e  giù  perle  co/eie,  e  dalle 
gambe ,  e  da  i  piedi  1 1  mirando/egli  le  carta  di  nono  lauatejpargere  maggiori  lumi  delfa- 
iito  ne'  più  rileuati  lunghi  della  pt'fona .  Ma  forfè ,  ch'egli  ha  ftntito  vn  grido  ed  vn  ap- 
plau/o  d  allegrc^j,  e  fé  n'efcefrettolo/amente  per  correre  à  vedere ,  chi  habbia  colto  nel 
fegno ,  ò  fatto  più  bel  colpo  di  altri  tré  ,  i  quali  più  à  dentro  nel  paefe ,  e  non  guari  dal  pe- 
laghetto  difianti,  con  vtile  ed  auueduto  con/eglto  impicgauano  il  tempo  nel  tirare  d'arco, 
fecondo  che  al  bifogno ,  e  alla  prò fefjione  loro  cfferpareua  di  mefiieri  :  percioche  affifjoal 
tronco  d'vn' alto  alberavi}  grande  feudo  di  legno,  e  in  foggia  di  bcrfaglio  dipintouinel 
mczj^o  vn  cuore;già  tirati  vi  baneuano  di  molti  colpi  t/cnj^  che  fi  fcorge/fe  akunafieccia 
piantata,fe  no  nel  contorno  di  quello.Quindi  e  d'ira,e  di  gara  ripieni, e  la/cheduno  con  soma 
fiudio  efptranT^a  di  riportare  la  lode,non  refìnauano  di/aettarm;quando  fìnabnete  vi  colfe 
quello  di  loro  ,  cbs  à  manfffini^rafì  ^à,  e  nf  fu  aIt^io  U grido,  che  fi  ydì  da  ogni  banda. 

'•  "^  ■  '  -rHt- 


512  PATITE     TERZA 

Tutto  accefoft  però  da  generoja  inuidia  V  emolo  fuo  ,  già  egli  fi  vedehauerne  Ì  ano  ten- 
ditto ,  e  già  fi  conofce ,  eh'  et  piglia  con  attentione  grandi(fima  inuer  lofcopo  la  mira  :  cj 
iltiaatunquecofloro  pia  da  longi  fieno  dalla  noHravilìa  dei  fouranomniati  ;  nondimanco 
rnanifefìano  ejft  afìai  chiaramente ,  non  pure  l  attione  del  corpo ,  ma  l  ifìefia  perturbano' 
ne  dell'  animo  :  onde  tu  ■pedi  l'vno ,  quali  [caricato  egli  fta  da  gran  pefo ,  d  vn  vtfo  tutta 
allegro  e  giocondo  , tener  giù  l' arco  diflefo  convn  torno  in  terra,  ed  offeruare  attenta- 
mente ,  come  diri';^  ben  la  mira ,  e  quello ,  chefìa  il  compagno  per  poter  guadagnai  e  in 
quel  colpo .  Ma  l  altro  di  forte  appaffionato  fi  rapprefenta  ed  oppreffo  da  timor  di  non  cO' 
gltere  ,  etti fouerchiato  rimanerne  con  (uà  molta  vergogna  ;  che  chigliapplicafie  la  mano 
al  cuore  ,  con  velocità  afiai  maggiore  dell' v[ato  glie  le  jentirebbe  palpitare  da  qual  cofa, 
come/oura  modo  ne  diletta  à  riguardanti  ;  cosi  egli  reca  loro  difgtiUo  ,  che  l  arte  della  pit» 
tura  altrettanto  bene  accennare  non  habbia  potuti  ì  futuri  fuccejji  ;  quanto  ella  ci  la/eia 
de'  preteriti  chiarijfimi  indiiij  :  perche  non  farebbe  rimaflo  lu  ogo  al  defideno  di  fapere  e  U 
qualità  del  colpo  j  ch'egli  fece  in  quel  tiro ,  e  s'egli  vantaggio ,  ò  perdita  ne  riportale, 
intanto  dipoftafì  dal  ier:^o  lor  concorrente  ogni  jperan:i^a  d:  poter  3  nonché  fuperaré  ^mx 
cjiere  vgualià  gli  altri ,  doppo  h^uer  ifcoccati  alcuni  tratti  m  damo ,  de'  quali  lì>ltimo, 
in  vece  di  darenelfegno ,  tramò  dall'iHefìo feudo ,  e  nonfen'^a  rifa  di  tutti  andòàfìccarfi 
veli  albero  ;  fi  è  dietro  i  lor  piedi  coricato  ,  e  difìefo  con  vn  fianco  su  l'herba  ;  gli  altrui 
colpinuUadimenodioffcruarenonlalciando  ;  pcrcioche  egli  pnò  ejjerfi  ancora  agcuol' 
mente  giù  poflo  ,  per  ripofarc  le  braccia ,  tenute  per  troppo /patio  in  ariafofpefe ,  e  ritor- 
nare poi  di  nouo  e  piùfrcfco ,  e  rinuigorito  à  tentare  la  forte .  Ne  già  s' interi  ompc  il  fi' 
len':ì^ ,  òfi  di^urba  l  attentione ,  con  che  tirano  cofioro  dal  remore ,  che  altri  amoretti 
fann  'j  in  dtuerfe  patti  vicine  ;  conciofiache,  multati  alcuni,  alquanto  più  olire  fi  tuati,  dal 
premio  ,  che  vi  cu  loro  propofìo  dì  ma  bella ,  e  verde  corona  di  mirto ,  doppo  cfjerfi  dime- 
nati buona  pc^^a  per  le  braccia ,  già  (ìretttffimamcnt  e  afferrati  fi  fono,  e  con  grand  arte, 
edelìre':^a  loitando  fi  sfor^aKi  di  giltar  à  terra  ;  ne  fi  conofce  ancora  (hi  di  loro  fia  per 
rimaner  vincitore  ;  perche  ambedue  fianchi ,  ed  anhellanti  >  danno  più  pyefto  argorr,  tn- 
to ,  che  mfieme  infieme  fiano  per  cadere .  7\là.  grande  è  l'artificio  vfato  nel  rapprefenta' 
re  al  v:uo  quelle  ripiegature  ,  e  torcimenti  di  membra ,  così  facili ,  e  teneri ,  che  paiono 
tuttauia  moucrfi  à  chi  gli  riguarda  :  efc  non  comporta  la  hntanai^T^a  delfito ,  che  m  lo- 
ro fi  difcernailf  udore, ò  /'  anfamentoficda;  non  yieta  perciocché  per  à  punto  non  fi  dtflin- 
gua  ognigefìo ,  ed  ognimouiento  loro  ,  e  non  fi  manifcfli  ctiandio  l'operatione  di  quell  '  al- 
tro amoretto,  che  di  là  da  effi  inpiè  dirnorandofi ,  inalai  con  la  mano  dcflra  la  caronti 
del  pregio  -,  e  per  allcttargli  al  vincere  ,à  quelli  ne  la  vàmofliando  -.ed  bora  con  aitavo- 
ce  ad  vnofà  animo ,  bora  riprende  la  dupocagme  dell  altro ,  pcrch  mdis  eccitino  ambe- 
due à  maggiore  ira,e  vigoreit  cerca  altresì  diaicompagnare  con  fuoi  gridi  il  fuono  di  due 
timpani ,  che  fonati  fono  guerrieramente  da  vn  altro ,  che  alla  fini  ftra  cofiagli  e  colloca- 
to :  ti  quale ,  cintefc^^li  commodamente  d  auanti,  piega  alquanto  la  tcfìa  ver/o  i  lottatori, 
e  rimirandogli  con  (ommo  gufio  ,  offerua  atiehtijfirnamentc  iloroatti  ,per  conformareà 
quelli  il  fuono ,  e  accrefcere  loro  l  ardimento  colla  frequen:^a  de'  tocchi ,  e  del  romore  :  il 
che  ingmfa  ft  dif cerne  fpiccutamente  >  che  chiunque  ne  lo  vede  canfelix  d  vd.iio ,  non  fo- 
ladi vederlo.  Maalcuni  altri  m  quel  tatuo  fancinllefcameìitc  trafluilanofi  in  diucr/a  par- 
te: 


lODOV.  AGOST.  ET  JJsm/^,  CARTtÀCCl.     ;  i  ^ 

te:  èomo/ìacbe  ,hauendo  con  grande  ardire  aggiunte  le  due  colombe  candidiffime  delU 
Dea  alfuo  dorato  carro ,  ed  ò  per  la  loro  imperita  femplicità,  ò  più  facilmente  per  i/cher- 
^  attaccatele  per  di  dietro }  ed  al  rouefcio  di  quello;  tiene  il  più  grandicello  e'L  piade' 
compagni  ammofo  il  petto  appoggiato  al  fondo  del  carro ,  e  l  fianco  ftniHro,ela  fchiena 
à  riguardanti  riuolta  ,enon  dubita  di  fare  effo  l'vffitio  del  carrattiere  ;  onde  allargate  ha-» 
uendo  le  braccia ,  ed  in  ambo  le  mani  le  redini ,  tratto  tratto  e  con  furia  ifcuotendo  le  va; 
ed  à  colali  fcoffi  aggiungne  etiandio  le  voci ,  per  fare  tanto  più  andare  veloci  le  timide  cO' 
lombe  :  le  quali  però  e  dall'  iflrana  marnerà  del  tirare,  e  per  cono  fcerfi  guidate  dall  '  in- 
f  olita  j  e  non  maefìra ,  ne  dolce  mano  dtUa  Tadrona ,  più  affai  del  naturale  intimiditeci 
vanno  ,  e  JuolaT^T^ando ,  e  gemendo  con  molto  trauaglio  loro  ;  e  fé  haueffero  pari  e  la  pof- 
fanT^ ,  e  l  ardue ,  infegnerebbono  bene  à  quefìi  fanciulli  di  condurre  il  carro ,  come  gii 
fecioHO  i  feroci  caualli  del  Sole  allo  ncauto ,  ejuenturato  Fetonte  .  Ma  con  grande  arte, 
t  grada  miraCt  mef colato  il  diletto  con  la  paura  nel  vifo  ad  vno  delli  due  >  che  giace  <i/e- 
der  fui  carro  :  percioche ,  appreso  che  con  tutte  e  due  le  mani  il  più ,  che  può  s'attiene^ 
alla  deHrafponda  ;  tu  lo  conofci  per  vna  pane  corrucciato  >  e  paurofo  di  quello  andare  sì 
veloce  j  e  peri  altra  fìarjene  cheto ,  ò  almeno  borbottare  tacitamente  fra  fé  ,  per  lo  piace- 
re ,  che  ne  f  ente .  ina  l 'amoretto ,  che  di  colia  gliftede ,  rittratoft  ben  indentro ,  quafi 
che  non  voglia  i/coprire  dal  volto  ti  juo  timore;  non  s'auuede,  che  col  troppo  na/con- 
derfit  molto  pili  chiaro  il  mani fefia,  che  fé  apertamente  lo  dimofiraffi  ;  e  credo  però  di 
certo  1  the  ,/e  /  r  amor  e  delle  rote ,  che  non  lafcia  ben  fentir  le  lor  voci ,  non  (offe ,  grida- 
re ancora  e  piangere  s  vdirebbonoimapoffono  fìridere  àlor  pofìa,  che  chi  tiene  in  ma- 
tto le  briglie ,  da  fouenhia  diUttatione  tra/portato  >  fa  vifla  di  non  intendergli  ;  ne  è  per 
arreflarft ,  fin  che  in  alcun  ifìrano  accidente  egli  non  incontri ,  che  di  neceffità  lo  fermi, 
llor  laf dandoli  à  lor  talento  andare ,  ne  più  volgermi  potendo  à  confìderarne  altri  ;  che 
altri  in  quel  giorno  nella  parte  del  verde  prato ,  che  la  tauola  abbraccia ,  non  fi  diporta- 
vano :  quantunque  fuori  di  effa  molti  fpatiare  ne  douefiero  in  quel  contorno  ;  i  quali  con 
non  rumore  mio  diletto  hard  bramato  di  vedere  altresì  fola:^^arfi  ;  tornerà  per  diffetto 
Icroà  rammemorare  la  fpatiofa,  e  vaghiffima  ampie':!^a  del  belpaefe,  che  dalla  pene- 
trante,  e  giuditiofa  pro'ipettiua  dinan'^i  àgji  occhi  mie  pofìa;  di  nouoiu  quella  auuer- 
tcndo  e  riguardando  bene ,  come  le  figure  >  egli  alberi,  e  i  fni  »  paiono  molto  l'vno  dall' 
altro  di\ìanti ,  e  con  gì  '  interualU  di-vera  aria  ripieni  :  con  tutto  che ,  fé  al  vero  fi  ponga 
niente ,  poco  meno ,  che  non  fi  tocchino  infieme  ;  ed  oltre  di  ciò ,  quanta  fia  fiata  l  '  arte, 
non  fola  di  rapprefentare  tutte  le  cofe  alla  fourana  eccelle>i':^a  del  naturale ,  ma  con  vari 
mefcolamenti  d'ombre  vicine  fattele  Ipuntarc  in  fuori,  ed  apparerc  à  marauiglia  e  [pic- 
cate, e  di  rilieuo;  in  tanto  che  non  mica  finiigliunti  ai  vero,  ma  defie  le  gmdithcrefli. 
Onde ,  come  tu  ti  accofii  alla  tamia ,  non  puoi  quafi  ritenerti  di  non  iflcndae  la  Yì:aho  ui 
ie figure ,  pcrprouirc  ò  la  morbid.'ZJ^a ,  ò  d  rilieuo  loro  ;  e  ti  prenderà  etiandio  gran  vo- 
glia di  girtene  all'  ombra  fotto  quell'albero  de' pomi,  per  godere  più  d' appreffo  il  ballo 
delti  due  Amoretti  ;  ne  fono  in  dubbio  ,  che/e  colà  tu  tifoijiconiiotto ,  foUer.ando  in  quel 
mentre  il  vifo ,  credercfìi  di  trottarti  folto  colui,  che  tira  ipcmi,  ed  incontanente  la  mano 
ti  porrefii  al  capo ,  dubbicfo  ,  che  à  te  ancora  egli  non  ne  aucnta[fe .  Ttlà ,  qutui  foi/cj 
foco  fumandoli ,  ti  rapirieno  e  la  Impidc^^  del  laghetto ,  e  gli  fcberT^t  de  nuotatori  à 

T  i  e  \u  a 


514  PA^TETETtZA 

fini  armare  fin  là  ;  e  più  oltre  ancora  ti  lafcierefìi  condurre  à  vedere  i  giuochi  degli  al- 
tri; tanto  e  dtletteuole ,  e  piano  qudl  '  amenijfima  prato  ti  riufci>ebbe,  dapafieggiarui 
per  entro,  e  grate  l'ombre  daripofartegti  fotta:  quantunque  volentieri  e  te,  e  ciaf  cuna 
IO  conftgliiiffi  à  non  entrare  colà ,  ne  meno  colpenfamento  filo  :  pcniocbe  ,  fc  io  non  fona 
ingannato ,  più  toflo ,  che  riguardare  àgli  fcher:i;j  degli  Amori ,  le  diuine  e  non  pm  ve- 
dute  bclU:^  della  Dea  à  vina  fon^a  ti  trafporta>  ieno ,  non  che  ad  auuicinarti  al  letto, 
per  ammirarle  >  ma  qtiaft  quafi  à  jalirui  fopra ,  con  gran  periglio  di  concitarti  l  ira,e 
vendettafua  tfe  quale  à  lei  fi  ricchiede  >  ella  non  ti  ritrouaffe .  Dtlunghifine  dunque  per 
mio  auuifo  ogni  huomo ,  e  riuolghift  à  confìderare  più  prefto  l'altre  coje  vaghiffime  ,  che 
vifonOielaviuc:^  m.iffimamente  de'  volti  de  gli  Amori ,  e  come  tutti  fieno  ,  fi  à  vna 
dmerfttà  notabile ,  e  difuguaglianv^  di  facete ,  vgualmente  beWjfir/ii ,  e  tutti  di  color  di 
carne  pur  dtffomigliante  ;  fecondo  che  ad  ifprimere  i  vari  loro  cofiumi ,  ed  affetti  ftcon' 
ueniua.  E  benché  tali  cofe  tutte,  e  congiontamente  la  belle:^a  e  proportione  delle 
membra ,  e  la  vaghe^^a  de'  colori ,  e  la  Joauità  dell  '  ombre  ,  e  la  facilità  delle  piegatu- 
re, e  l'  efficacia  delle  profpettiue ,  e  l'ageuolcT^a  dello  adoperare  ;  sì  che  l  '  opere  coru 
Jomma  celerità  ,  efen'^a  che  dijfegno  alcuno  loro  preceda ,  tofìamentefi  vcgghmo  forge- 
re  ,  come  quefla ,  ed  altre  non  inferiori  fono  fiate  dalSig.  Annibale  fitte  ;  jicno  cofe, che 
altri  Vittori  di  quefìi  tempi ,  quantunque  non  per  auuentura  tutte  da  vnjdo ,  fi  potefìe- 
rofaperfare-.l  efprimere  nientedimeno  apparentemente  e  l  allegre7^:^a ,  e  lamcfiitia^, 
e  l  '  ardire ,  e  il  timore ,  l  ira ,  e  la  piaccuolc}^ ,  e  l'amore ,  e  l'odio ,  ed  altri  tali  paf- 
fionj  dell  '  animo  ;  è  ì>na  eccellenT^a  ,  per  mio  credere ,  tanto  propria  del  Sig.  Annibale, 
che  io  non  so  ,fe  nel  pojiederla  altri  gli  vada  à  pari .  7Hà  io  so  bene  ,  che  l  arte  medeft- 
taa  da  (e  fìefia  infegnar  non  La  puote ,  e  che  nccejfario  è ,  chi  dalla  natura ,  ò  davn  certo 
afflato  dittino ,  poco  da  quello  de  migliori  "Poeti  dijfimile ,  di  cui  egli  è  in  colmo  dotate, 
fieno  dimagrate  .  Conchiudere  addunque  ragione nolmente  io  debbo  ,  che  ncll  opere ,  e 
figure  fue,  ed  in  que^e  particolarmente,  che  ,  come  fi  fia ,  che  bene  io  me  l' babbia  cott- 
(«gmlo  >  bò  almeno  tentato  di  defcriuere  in  qualche  parte  ; 

Manca  il  parlar ,  di  viuo  altro  non  chiedi  ; 

Ne  manca  quesìo  ancor  s' à  gli  occhi  credi. 

ìa  Venerem  à  Carratio  mira  arte  depidam  >  &  feliciore 

ftylo  ab  olim  Rc;uerendifs.  Agucchio 

explicacain . 

Bartholomsi  Dulcini  I.  V.  D.  Colieg.  ac  MetropoHt.  Canonici  Decani. 


D 


luinos  F eneri s  vultus  diuinitus  cffert 
Carratij  doda  piBa  tabella  manu. 
At  quicquid  formte  attoniti  miramur  in  dia  , 

Indig'ie  extin&itm  pojlera  fscla  gement , 
Taginu  plus  pnefìct,  qua  miranda  erprtmit  arte 
ym  immortalem  non  moritura  ùeam , 

Tixit 


LODOK  AGOST,  ET  A^t^Nl'B.  CATlltACCI.    5 1 5 
D.  Bonauenturs  de  Rubeis  Bonon. 

Phixit  Hic,  Hic  fci-ipfit)  virtus  ita  mixta  duomm 
In  Venere  efl ,  Hermam  fecit  vtrunq;  Venni . 

A    L    I    V    D. 


Q 


Eiurdetn . 
Vh  mage  purpurea  ^mibalis  foret  aurea  Cyprii] 
Hic  voluit  Dinam  pungere  rurfus  ACV . 

Dell'Autore. 


ìà  la  Tdadre  d' ^taore. 

Bella  Dea  di  Citerà,  e  di  ^Amatunti, 
Sol  da  vna  [pina ,  e  fol  nel  pie  fk  punta  ; 
E  a  me  due  volte  bora  qui  pugne  il  core 
La  fua  Dipinta ,  e  la  Defcritta  Imago  : 
Col  TenneUo >con  l  jlGO» 


ALTERMANTQ;   VICES. 


^ 


Tee    i 


D  I 


ANTONIO  CARROCCI. 


<!» 


il? 


D  I 

ANTO 


mìmmmm 


N  I  O 


CARRACCI       a 

EDI 

PAOLO,     FRANCES  CO 

Et  altri  della  fte/Ta  famiglia . 

f°K'  i^  i^-H^im  S^  f*3  £*3  £*3- 

A  quafi  deli'  imponìbile ,  che  quelle  degne  piante ,  che  coll'ab- 
bondanza  de'friitci  hanno  la  fquifitezza  di  effi  anche  congion- 
tajnon  gettino  rigogfiofi  i  germogli,  e  vigorofii  fuoirami; 
ondeafllciiraifi  ben  pofla  il  faggio  Agricoltore  di  trarne  que' 
fercoli  j  che  piion  fé  mire  a  qiieil  '  arte  fua  così  prodigiofa  per 
vn  felice,  e  gradito innefìo,  che  poi  del  tronco  mancantCM» 
l'antico  valore  propaghi,  e  rinoui.  Così  appunto  il  Reuercn- 
difs.Agucchi, dopolamorcedel  grand' Agoif ino,  tentò  far  queflo  inferro, che 
da  quella  dotta  penna  qui  fiegae  conferito  al  fuo  Canonico  Dulcini>anzi  dall'ili- 
terceflìone  dello  fìefib  caldamtnte  chielto  ,ed  implorato  : 

Don  Gio.  Battilìa  Canacci ,  per  cui  y.  S.  mi  fcrifie ,  quando  egli  venne  à  \omci ,  f  rtr- 
iì  hieri  i  altro  per  cotefta  volta ,  &  viene  in  fua  compagnia  non  folo  M.  Antonio  fuo  cu- 
gino, md  anco  M.  Siflo  R^ofa ,  giouine  "Parmigiano ,  che  fi  è  alleuato  in  cafa  del  Sig.  An- 
nibale bua.  me.  Quefìi  due  doppo  varij  penfìeri ,  hanno  finalmente  deliberato  di  venire 
cofìà,  per  ttrarftinan':^  nell'arte  con  la  fcorta  del  Ssg.  Ludouico  ;  &  perché  ejìoé  hor- 
mai  vecchio  render  fi  atti  >  quando  egli  fi  rimarrà  dalle  fatiche ,  à  fofìener  la  fcuola  de' 
Caracci  in  piedi ,  &  nel  primiero  credito.  Et  ancorché  M.  Siflo  fìa  non  folamente  partz^ 
della  (cuoia  ;  ma  etiamdio  della  cafa  loro ,  fono  come  d  accordo  ,  eh'  egli  pi^li  per  moglie 
vna  forella  di  D.  Gio.  Battifla  ;  &  efìo  il  fa  volontkri  sì  perche  ciò  gì  è  per  tornar  bene, 
come  per  la  memoria  del  Stg.  Annibale  y  à  cui  tiene  (anta  obli^atione  ;  &  eficndo  alle- 
uato 


5i8  PATlTETETtZA 

uato  infierite  con  M.  Antonio ,  vamo  anco  cosi  d' accordo  in  tutte  le  cofe ,  &  tnajfima- 
mente  in  quelle  dell'arte  ,  eh  io  non  pojfofe  non  fperare ,  che  da  tale  amenimcnto  fia  per 
fcgttire  gran  bene.  TiU  S  i\lo  è  gioitine  di  molta  bontà ,  e  di  cofiumi  facili ,  e  piaceuoli ,  e  di 
buono  ingegno ,  e^  atto  à  tutte  le  bella)  ti  ;  ma  in  quelle  della  pittura  ha  vn  dono  flraor- 
dinario  di  vna  facilità  mirabile ,  con  la  quale  è  riufcito  anco  meglio  nel  disegnare ,  che^ 
gioitine  che  fojìe  in  [{orna  ;  anT^  il  Sig.  Annibale  jolcua  dire  che  difjegnaua  meglio  di  fé 
mcdefimo .  A  cotale  facilità  egli  haiiria  bifogno  à  mio  credere  di  aggiungere  vn  poco  di 
cura  j  e  diligenT^a ,  che  veramente  gli  manca  :  fi  che  pare  t  eh'  egli  lauoripiù  col  benefì- 
tio  della  natura ,  che  delFarie  ;  onde  quando  egli  rnettefje  più  tempo  ,  e  più  [ìudio  intorno 
all'  opere  ifenT^a  dubbio  farebbe  per  fare  gran  riufcita;  e  tantopiùhauendo  quaft  beuu- 
to  lofpirito  del  9/g.  Annibale .  al  quale  egli  piaceua  anco  più  che  altro  giouine  per  la  già 
detta  facilità  naturale .  Di  Antonio  non  fi  può  ancor  afjirmare  ciò  chefìa  per  far  fi ,  /c_» 
non  generalmente  che  farà  bene  ;  perche  il  fuo  lauorare  è  tuttauia  in  mouimento ,  &"  an- 
corché fi  porti  ottimamente  fecondo  l'efferfuo  ,  &  fia  ncn  comunemente  introdotto  neW 
arte  ;  nondimeno  il  fuo  fare  pare  da  principiante ,  ma  di  chi  h  abbia  gran  penfìero  >  e  voglia 
dicaminare  vn  pe7^:{o  man'^i  :  perche  egli  mira  al  buono  ,  &  al  grande  :  onde  potrebbe 
ancora  fare  vn  giorno  gran  riufcita ,  e  rimettere  in  piedi  il  valore  de'fuoi  vecchi .  Se  dun- 
que Iv  no  y  e  l  altro  di  loro  attenderanno  ,  com  iofpero  ,  &  fapranno  dar  fodisfattione  al 
Sig  Ludouico ,  e  dall'  altra  parte  il  Sig.  Ludouico  gli  abbraccierà  come  peifone  del  fuo 
fangue ,  &fuoi  cari  c5"  cacherà  di  mettergli  man'^ ,  tengo  per  fermo ,  che,  cume  ho  det- 
to di  fopra  ,  lafcuoh  ,  e'I  nome  de  Caraccifi  conferuerà  nell  vjatojplendore  :  &  perche 
io  so  quanto  y.  S,  pofja  difporre  del  Sig.  Ludouico,  la  prego  in  tutte  le  occa'ìoni  à  far' ope- 
ra ,  che  fi  camini  al  detto  fine  ;  perche  farà/eruitio ,  &  honore  della  Città  >  &  fodisfat- 
tlone  degl'amici ,  oltre  al  benefitio ,  che  l'arte  iflcfa  ne  riceuerà  ^c. 
Bjoma  li  12,  Settembre  1 6op. 
Furon  quelli  duo'  qui  nominati ,  che  fi  voìeuano  congionti  in  parentela ,  c-» 
che  poi  g  onci  in  Boiogna>  non  so  per  qua!  cagione  nonfucceflejquell  'Anto- 
nio Marziale,  che  giouanetco  ancora  Agoftino  in  Venezia  f  come  douea  dirli 
altroue  )  da  vna  tale  llabella  fua  particolare  amicai  fotte  la  Parocchia  di  S.  Lu- 
cia ottenuto  anca  ;  e  quel  Silfo  Badalocchio  Parmigiano ,  che  dell'  Accademia 
già  de'  C  arracci  allieuo  in  Bologna  >  auea  fatto  andar  da  Parma  a  Roma  Anni- 
bale ,  dato  in  mala  fanita  dopo  la  Galena  Farnefe  ,  per  feruirfene  nella  mento- 
uata  altroue  Cappella  Etera,  efcludendone,  non  fi  sa  per  qual  ragione ,  il  tanto 
fedele,  e  di  lui  lui(ccrato  Albani ,  dopo  anche  l'auerlo  in  quella  impiegato,  ed 
egli  diportatofene  bene;  del  quale  però  comedi  Parmigiano,  lafcio  a' fuoi  pae- 
fani  della  fua  vita  il  racconto  ;  portando  io  qui  folo  in  onore  di  Annibale  la  de- 
dicatoria di  quel  lib'-o,  nel  quale,  toltO  inlìeme  coli' altro  (uo  condifcepolo  e 
concittadmo,  ilLanf  anchi  ,adifegnare ,  e  dare  all'acqua  torte  le  ftorie  del  Te- 
ft^jTicnro  Vecchio  di  Rafaelle  nelle  Vaticane  Loggie,  così  al  loro  comune» 
Maeitro  la  latuolarouo  : 


[411EC' 


Acromo    CARTtACC/.  51P 

»/f//  *  EccellentiJJìmo  Signore  mio  Offeruatidiffimo 
IL    SIGNO[{    ANNIBALE   CAf{f^ACCI. 

Gran  ventura  i  fiata  la  noflrtt ,  che  ad  vn  eirte  nobile ,  &  ingegno^  sì ,  come  è  la  pit- 
tura doucndoci  noi  app'.icare ,  ci  fìa  "venuto  fatto  di  trouarciin  B^omx  ad  apprenderla  i 
dotte  più  che  in  altro  luogo  ellafiorifce  >  e  folto  la  difciplma  di  l^.S.  la  quale  come  chia' 
rijjimo  lume  di  quella  ,  può  etiandtofare  la  [corta  à  coloro  ,  che  la  fanno .  Ma  maggioret 
fen^adubbo  la  riconofciamo  ,  che  non  dall'  opera  fola ,  6  dall' ammaefìrarnentoluol  hab- 
biamo  noi ,  corn  altri  molti  potuta  imparare  ,  tr.à  con  humamtà  fmgolare  ella  cifta  fiata 
da  lei  mofìrata ,  e  con  affetto  veramente  paterno  infegnata  cuntinuamcnte  .  Ne  però  la^ 
conueneuok'^^a  >  e  l  buon  coflume  habbiamo  noi  da  quella  ,  per  modo  apprefo ,  eh'  egli 
non  ci  fi  a  fiuto  più  efprcff amente  meffo  dinanzi  dal  viuo  effempio  della  fua  bontà  .  Laon- 
de noi  che  del  continuo  miriamo  di  comfpondere  in  guifa  à  cosi  felice  incontro ,  che  alme», 
no  l  induflna ,  e  la  fatica  nofìra  non  habbia  à  noi  da  efier  richiefla  nell'  arte  :  molto  pia 
rifguardarc  dobbiamo  di  confirntarceli  di  maniera  nel  coflume ,  che  l  obligo ,  e  la  grati- 
tudine "pcrfo  di  lei  appaia  ne  gli  animi  noflri  perpetuamente.  Quefìapicciola  fatica  dun- 
que ,  che  hora  à  V,  S,  prefentiamo ,  fé  non  potrà  farle  bafleuol  faggio  dell'  vno  e  l' altro 
nofìro  proponimento  Jcu/erà  almeno  l  ardire  :  quando  per  defìderio  d'apparare  fta  da  noi 
fiata  fatta  ,  e  per  ftgnifì  catione  delgratijfmo  animo  noflro  l  habbiamo  àV.S-  dedicata. 
7\là  ma  non  per  certo  lerechenffimo  noi  dauanti  cofe ,  fatte  per  nofirofludio  ,fopra  l  ope- 
re altrui  ,fe  cifofje  flato  permeffo  di  adoprarci  intorno  à  quelle  di  V.  S.  Tur  fi  come  nel- 
la lunga  indifpofitione  >  che  à  lei  con  danno  dell'  arte ,  e  con  dolore  degli  amatori  di  effa, 
impedì  per  molto  tempo  il  lauoro ,  &•  à  noi  ilfolito  fìudio  interrompe  delle  cofefue,  ella  ci 
confortò  ad  occuparcim  quel  mentre  vtilmente  altroue  :  così  vn  folcampo  ne  rimar.euaf 
oue  più  ft  fcoprifìe  l'idea  del  lauoro  al  penfìero  di  P^.S.  fimigliante.  Ne  quefio  meno  ha- 
uereffimo  noi  calcato  ife  da  lei  non  cifofie  [tato  per  mille  volte  ,  e  fen7;a  fine  coìnendato, 
come  ampio  >  e  fecondo  eh'  egli  è  coltiuato  per  mano  di  colui ,  che  per  commune  confentt- 
mento  ,  più  in  alto  fall  di  tutti  à  rapprefentarci  la  migliore  imitatione  di  coftume, e  lapin 
eccellente  inuentione  di  difegno  ,  e  componimento .  E  fra  le  altre ,  che  fono  in  I{oma  di 
quefto  Angelico  B^afxelle ,  euui  l  opera  dell  hiftorta  del  vecchio  teft amento  in  piccioli 
quadreti  diftefa ,  e  folto  vna  loggia  del  maggiore  cortile  del  Vala':^  Aptftolico  dipin- 
ta ;  la  quale ,  come  che  non  fta  per  auuentura  tanto  auuertita  da  ognvno ,  quanto  meritC' 
rebbe  ;  tràper  la  picctolle'^i^a  delle  figure ,  ò  perche  da  molti  lì  creda  ch'elfdo  difegno  ftct 
del  Maeftro  >  e'I  colorito  di  alcun  difcepolo  :  e  nondimeno  degna  oltremodo  di  cffere  ri- 
guardata da  tutti  ;  e  può  altresì  per  la  copia  dell'  muentioni  e  l  foggetto  fublime  apparec- 
chiare largo  fpatio  d' imparare  à  qualunque .  Mentre  dunque nellapaffata  Siate,  la  Cor- 
te fi  ritirò  da  S.Tictro ,  e  dalla  fulnudme  del  ■Vala':;^o ,  e  lunghe:^a  delle  giornate  ci  fit 
conceduto ,  tutte  quante  le  difegnafjimoycon  nofìro  non  minor'  vtile ,  che  diletto  ipoicìie, 
fen:ì^a  molto  dilungarci  dalla  maniera  di  y.  S.  e  con  la  facilità ,  eh'  ella  ci  mofìrajcmpret 
affai  al  fomigliante  U  riducemmo .  E  benché  tal  fatica  nonfofje  da  noi  imprefa  ad  altra 
mira ,  ibc  ai  apparare ,  contHttociò ,  li  mtmoìfia  di  quel  dcfìd  trio»  che  già  lontani  ci  pre- 


520  P  A  7iT  E    r  EU  Z  A 

fé  di  veder  ft  belle  inuent ioni ,  e'igiouametito  grande  che  bora  conofciamòpoierfene  dui 
ciafcmo  ritrarre  ,nehà  di  poi  poflo  in  more  d  intagliarle  in  rame,  e  per  maggior  prefle:^' 
:(a  con  acquaforte  *  per  poterle  alla  gioueiitii  lontana ,  e  di  queft'artefludiofa  andare  com- 
munieando .  In  tanto  non  potiamo  noi  fare ,  òfappiamo  cofa ,  che  à  f .  S.  douuta  nonfia, 
wà  niente  pero  habbiamo ,  che  di  lei  fta  degno  >  òfe  non  forfè  vn'  imtnenfa  affettione ,  & 
vn'  infinito  defiderio  difodisfare  al  merito  fuo .  Tvla  fé  nondimanco  alcun  lume  dell'  arte 
fnapuò  riconofcerfi ,  fparfofrà  l'ombre  dell'opera  noHra  ;  queflofolocifàjperarech'  ella 
fia  per  gradire  come  fuo ,  ciò  che  in  quella  farà  di  buono  ;  e  per  ifcufare  >  comenoflro ,  il 
rimanente .  Laqualcofaciperfuade,  eh' ella  fìa  ctiandio ,  per  effer  veduta  da  gì'  altri, 
con  occhio  cortefc ,  poiché  anche  le  cofe  ofcure  riceucndo  la  luce  dal  Sole ,  ne  ripercuoto' 
no  altroue  alcuna  parte .  Onde giouaci  al  fine  di  credere,  che  mefcolato  col  fojco  della 
debole^a  noflra ,  fi  fcorgcrà  femprc  alcun  chiaro  del  calore  di  V .  S.  il  quale  dourà  à  noi 
yalere  nonfolarnente  per  difefa ,  e  protettione ,  ma  per  lode ,  e  per  bonore  ,&ày.S,  ba- 
ciamo le  mani .  Di  Byoma  li     di  jlgofìo  1 6o-j. 

jlfcttionatiffimi,  &  vUigatiffimi  feruitori 
r/flo  Badalocchi,  e  Giou*nni  Lanfrancbi  Varmigiani , 
Tornando dunquead  Antonio,  nello  ftefio  rcmpo  appunto,  che  andandofene 
Siflo  a  dipingere  per  la  Lombardia ,  maflìme  in  Reggio ,  oue  fi  portò  molto  be- 
ne, tornò  anch' egli  aRoma,  feco  conducendo  la  Madre,  fatta  venir  da  Ve- 
nezia, e  che  prefotii  perfua  malaforte  vna  tale  Rofanna  Leonia  Meflìnefo» 
bella,  e  rpiritofafighuola,  che  vogliono  che  per  più  capi  fode  la  Tua  morte-», 
perdendoui  dietro  il  cuore  prima, poi  il  ceruello  ;  onde  de' torti  fattigli  mani- 
feftamente  non  s'accorgcua,  ne  facea  cafo  ;  ciò  che  cola  opraffe ,  e  come  final- 
mente fìnifTei  fuoi  giorni ,  ecco  in  qualgnifa  ci  lafciaife  fcntto  il  Baglione  : 

VITA   D'ANTONIO    CARRACCI   PITTORE. 

Nacque  Antonie  Carracci  da  ^gcflino ,  &  il  Tadre  lafciollo  in  cura  ad  Annibale 
fuo  '2^10  ,  accioche  nella  r-ia  delia  iurta  l' iiidriT^T^aU'c ,  e  fatto  la  fiia  cura  v^knf 
huomo  diuenifsc .  Feccgli  Annibale  imparar  le  lettere,  e  dopoi  il  difcgnosì,che  io  fuoi 
principi]  bene  alla  virtù  me aminoffì;  poiché  quella  mole  è  degna  di  pregio ,  che  ìi^'fuoi 
fondamenti  è  ienefìabdità ,  Ond  '  cfic  dopo  la  morte  di  ^iìnabalc  fuo  zio  atte/e  à  ll\dia- 
ve  ,e  per  non  efiere  allora  di  età  molto  grande  -,  andaua  dijtgnando  le  belle  opere  di  ì^o- 
ma ,  e  nelle  accademie ,  che  in  qu  tjia  Città  fi  fogliano  fare ,  dal  vìuo  rilrahendo ,  mólto 
òuongi'.fìo  ne  acqmfìò. 

Finalmente  "Michelangelo  Cardinal  Tonti  prefe  à  faucrirlo ,  hauendo  effo  prima  lauo- 
rati  alcuni  Santi  nella  Chiefa  di  S.Sebafhano  fuori  delle  mura,  alla  man  diritta  nello 
fcender  delle  Catacombe ,  ògrotte  ;  Onde  à  ricchicjla  del  detto  Cardinale  fece  m  quella 
di  S.  Bartholomeo  neil  IfoLi  ,fiio  titolo  ,  &■  anticamente  f'  hebbc  Efculapio  il  fuo  Tem- 
pio ,  alcune  capellette ,  delle  quali  la  prima  alla  mano  fianca ,  dedicata  à  N olirà  Signora, 
fu  da  lui  lutea t n  frefco  dipinta  ■  &  ha  diutr/e  hijiorie .  e  figure  con  molto  amore  condot- 
te :  l'altra  è  della paffione  di  Nojiro  Signore  Ciesù  CbriSlo  à  frejco  parimente  fatta ,  con 

varie 


AJ^rOJ^lO   CATiftACCh  521 

varie  hifloi'ìi  )  e  figure .  Et  va' altrave  n'ha  àmtin  diritta  àS. Carlo  Borromeo  confa- 
irata ,  nella  quale  tanto  auttati'^offi  ,che  dalla  prima  ali  '  viti  ma  non  c'è  vguaglian7;a ,  ò 
comparatione  veruna  :  nel  quadro  dell'  altare  euui  vn  S.  Carlo  in  ginocchio!!  e ,  che  è  tut- 
to fpirito  ,  e  ì>iiie:(^a  ;  e  da  vna  delle  bande  la  Jìoria ,  quando  il  Santo  communica  gli  ap- 
pejìati  y  per  difegno ,  e  per  colorito  tanto  bella ,  che  ntoftrò  d' efier  vero  difcendente  della 
famiglia  Caracci  ;  e  di  que(ìa  bontà  è  l'altrabiftoriat  come  anche  quelle  della  volta  àfre^ 
fco  con  buona  maeflria  dipinte. 

Fece  ancora  vn  fregio  in  vnaflanT^a  nel  Vala':^'!^  "Pontifìcio  Quirinale ,  oucro  di  Mon- 
te Cauallo ,  vicino  alla  Sala  della  capella  Tapale  da  Vaolo  V.  edificata;  e  die  buona  fO' 
disfattione ,  e  nobilmerte  portoci. 

Queflo  giouane  ,fe  fufie  campato ,  haurebbe  fatto  nella  pittura  gran  profìtto  ;  ma  vo- 
lendo prender  moglie ,  perche  era  di  debole  compltffione ,  mancò  egli  di  vigore ,  Cf  inde- 
boliffì  di  modo ,  che  mferrnoffì ,  e  malamente  conftgliato  à  mutar'  aria ,  eleffe  d' andare  à 
Siena;  ma  da  quell  '  aria  fottìi:  riceuè  notabil  danno  ;  onde  ritornoffene  à  B^pma,  e  con 
difpiacere  di  tutti  quelli ,  che  Ihauean  conofciuto  ,  e  pratticato  ,  di  anni  j  5 .  »e  morì  i  e 
dando  il  fuo  corpo  à  quefiaVatria  di  virtù»  lafciò  al  mondo  honorata  fama  dibuon^ 
giouane . 

Morì  dunque  in  Roma  del  mefe  di  Aprile , in  giorno  della  Domenica  dello 
Palme  del  i5i8.  con  vn  teftamento  folennemente  fattofinfoctoli6.  di  Gen- 
naio dell'  annoanreccdente,  nel  qual  tempo l'auean  meiTo  fpedito ,  riauendofì 
tuctauia  quanto  ali^-ì  malattia  del  corpo,  ma  peggiorando  Tempre  della  fanitàdi 
mente,  in  modochefcmbrauafuordife  ftcìTo;  ilches'attribuiua  all' auer' an- 
che troppo  fìudiato  nella  Tua  profeffione  ,  come  par 'anche  accenni  Monfig. 
Agucchi  nella  lettera,  che  fcrifle  in  quella  fua  pericoiofa  infermicd  ,3Gio.  Anto- 
nio Cartacei  fuo  Zio,  efortandolo  ,  e  pregandolo  a  condonare  al  Nipote,  che 
in  così  pericolofo  flato  ne  lo  fupplicaua  ginocchioni ,  tutto  ciò,  che  per  la  mor- 
te dell'altro  Zio  Annibale  in  Roma,  fofle  peruenuco  nelle  fue  mani,  e  non  auefs' 
egli  allora  accufato  5  e  nell'altraal  fuo  diletto  Dulcini  focto  li  11.  di  Gennaio 
1517.  che  il  Carracci  fi  era  hautito  à  morire  à  giorni pafìati ,  horaflar  bene  :  ne  hauer 
mefìieri  d' effer  infiammato  ;  perche  più  prejlo  vorrebbe  far  troppo  ;  e  di  ciò  fi  cruccia,  e 
vorrebbe  hauere  qualche  beila  occafionepublica ,  perche  l'emulatione  lo  limola ,  e  forfè 
da'fafiidi  dell  '  arte  è  vfcito  il  fuo  male ,  il  quale  gì  '  ha  offefa  la  tefla  &c. 

Lafciò  in  qucfto  fuo  Teftamento  erede  vniuerfale  la  detta  Sig.  Rofanna  fua 
conforte,  alla  quale  ancora  ordinò,  che  da  gì' infrafcritti  Signori  dar  rifpetti- 
uamente  fi  doueffero  quefli  reflaiui  di  prezzo  per  fue  fatture;  e  cioè  dall'  Illu- 
ftrifs.  Sig.  Cardinale  Orfìno  quindici  feudi ,  che  reftaua  ad  auere ,  oltre  li  venti- 
cinque gii  riceuuti  dell'Andromeda  pintagli  full'alabaflro:  dall' lUufìrifs. Sig. 
Vincenzo  Giuftiniano  il  refìduo ,  che  fofle  flimato  da'  Pittori  da  eleggerfi  da  lui, 
valere  vn  quadro  della  Vifitazione  a  S.  Elifabetta  ,  non  potuta  finire  per  la  fua_j 
infermic:ì  ,ritenendofiperò,e  fcomputandoui  quel  tanto ,  chefapea  in  fua  co- 
fcicnza  auergli  dato  di  caparra  ;  e  dal  Sig.  Bernardo  Franchi  quel  foura  più  che 
y^leu^  ddJi  Tenti  feudi  gi^  amici  «  vn  Diluuio  ;  flando  alla  Ainia  de'  Pittori  ;  non 

vuii         :  '       pi"  • 


52»  PATtTETETlZA 

più  lafciando  alla  Signora  Ifabella  Carracci  fua  dilectiflìma  madréj  che  vn  qua» 
oro  della  Naciuitd  della  Madonna  ;  e  finalmente  l'Affonta  di  fuo  Padre ,  che  tro- 
uauaO  nella  ftanza  di  Lodouicoin  Bologna  >  e  che  a  lui  per  più  capidoueuafì>3 
GiOt  Antonio  fuo  Zio ,  per  alcuni  denari  ch'era  tenuto  dargli ,  e  per  fegiK»  di  be- 
niuolenza ,  &  in  ogni  altro  modo  che  Ci  potcua,  e  doueua;  il  che  fu  poi  cagione-» 
della  gran  lite  fra  loro,  delle  rifls  e  difcordie  con  Francefchino,  di  quello  Gio. 
Antonio  figliuolo,  come altroue  fu  accennato. 

Dicefi  comunemente,  che  fé  folle  campato  i  fuoi  giorni  queflo  Antonio, 
maggior  huomo  lana  diuenuto  ,&  aurebbe  gli  altri  Carracci  fuperato ,  com'an- 
che  foggiongono  jaccennaflfe  tal  volra  Agoflino ,  all'  vmiica  del  quale  non  folo, 
ma  al  paterno  afifetto  io  ciò  condono;  quando  fon  di  ferma  opinione,  come-» 
talora  foglio  anche  dir  di  Rafaelle,  eh' egli  gionto  già  fofle  al  fuo  colmo  ;  auen- 
do  del  credibile,  che  dalla  Natura  quelli  Valentuomini ,  ch'ella  così  parzial- 
mente ha  fegnaiati,  abbino  anche  tanto  più  abbondanti  ,  e  perfetti  rictuuti  i 
loro  fourani  talenti ,  quanto  per  minor  tempo  ella  C^  prefiffe  farli  loro  godere  ;  e 
riflettendo  per  altro ,  quanto  più  marauigliofe  riufcite  fiano  a'  Maeftri  le  opera- 
zioni loro  nel  crefcere  dell' età,  e  nel  vigore  degli  anni,  che  nel  decrefcere,e 
laffreddarfi  quel  fangue,  che  prima  loro  bellina;  come  {\  nota  ne*  Ikflì  anche 
folo  Carracci,che  mai  più  bei  quadri  fecero  della  tauola  alle  Conuertite,  fé  trat- 
tiamdi  Lodouico;del  S.  Girolamo  della  Certofa,  fé  d'Agoltino;e  della  Refur- 
rezione  Angelelia  ,  fé  d'Annibale,  in  quella  età  appunto  che  morì  Rafaelle,  cioè 
di  53.  anni  dipinte;  che  peraltro  poi  non  niego  che  nongiongefle  egli  a  gran_» 
fegno,  e  tale,  ch'io  dirò  vn' iperbole;  che  quando  prelTo  aldifegoo  inarriuabilc 
della  famofa  Battaglia  di  Collantino  di  Rafaelle,  capo  fublime  della  mia  rac- 
colta, io  veggio  quella  tremenda,  che  lumeggiata  in  oro,  di  propria  inuenzio- 
ne  dileguò  Antonio,  oggi  poffeduta  dal  Sig.  Polazzi ,  rimoflone  il  nome  ch'oggi 
anche  fi  compra,  e  fi  prezza,  a  quella  quafi  farei  per  appigliarmi,  canto  è  biz- 
zarra ,  ben  difpolf a ,  decorofa ,  aggiuftata  , e  corretta . 

Mi  raccordo  fimili  concetti  arditi  fentir'io  proferir  taluolta  all'Albani  tanto 
di  Ranelle  parziale  ,  quando  fouueniuagh  vn  Diluuio  d'Antonio  ,  fatto  da  lui 
comprare  all'Abbate  Gauotti,  che  dal  Tiarini  ancora  fu  filmato  non  auer  prez- 
zo,  ancorché  per  cento  infelici  feudi  folTe  venduto  a  quel  Signore;  che  è  quan- 
to so  dire  di  queftobuon  Virtuofo,  che  trouo  nel  libretto  delle  memorie  del 
Sig.  Guidoin  Roma,aueranche  fotto  quel  gran  Maeftro  operato  nella  Cappel- 
la di  Monte  Cauallo ,  cioè  quella  itoria  di  fianco,  e  di  rincontro  alla  fineftra ,  e 
certe  Virtù  nelle  pilafirate  ;  notando  egli  nel  detto  libro  quel  denaro ,  che  alla 
.  giornata  gli  andana  fomminiftrando  quel  grand'  Artefice  ,  che  dicono  onorafle 
la  (uà  morte  con  lagrime,  foggiongcndoaucr  fatto  l'Arte  vna  gran  perdita_>» 
efiintofi  in  quefla  vltima  fcinrilla  affatto  il  valor  Carraccefco .  Egli  è  vero ,  che 
duoialtri  VI  furono,  che  tentarono  il  lor  genio,  eia  forte  co' colori,  madiero 
benprcfioaconofcere,che  non  tutti  1  tralci  fono  ilegitimi,  e  buoni,  maneg- 
giandoh  con  poca  lode ,  e  profìtto .  Fu  l'vno 

PAO- 


FZA^CESCO  E  PAOLO  CAmACCh        52 j 

PAOLO ,  che  fiì  del  ramo  di  Lodouico  ,anzi  fuo  fratello  carnale  ;  l' altro 
FRANCESCHINO,  che  dcriuò  dall' altro  ramo  di  Agoftino,  e  di  Anniba- 
le ,  e  cioè  di  eflì  anch'  ei  fratello  .  Non  aueiia  fpirito  il  primo  per  le  cofe  del 
Mondo  )  non  che  per  sì  difficil  Profelfionc ,  ed  era  cosi  femplice ,  che  feruiua 
per  il  giocolare,  e  paiTatempo  della  ftanza  ;  racconcandofi  £a  T  altre  cofe ,  che 
mandandolo ,  e  rimandandolo  gli  altri  a  cacciar  vino  da  vna  botte ,  che  b:n  fa- 
peano  efler  vota,  per  prenderfene  beffa,  tornafle  in  fine  a  dir  loro,  che  affoluta- 
mente  bifognaua  che  folle  il  vino  dal  mezzo  in  su  delia  botte ,  non  volendone 
vfcircdal  mezzo  in  giù  per  la  cannella  ;  e  cheafcofo  Anivibale  doppo  1' vfcio 
della  ftanza  allora  che  comandato  gli  aueano.che  l'inferaffe  con  la  chiaue,tiran- 
do  gentilmente  indie  ero  con  la  mano  il  catenaccio  ogii  volta  ch'era  giontoal 
fuo  fegno ,  feguicò  a  voltare  vn  buon'  ottano  di  bora  ;  che  però  fgridandolo  Lo- 
donico  della  longhezza,ed  interrogandolo  che  domine  faceffe  mai  a  ftar  tanto, 
rifpondefle,  auerui  melTo  più  di  cinquanta  braccia  di  catenaccio,  e  non  ballare. 
Troppo  fpiritofo  poi ,  per  non  dire  fpiritato ,  era  l'alerò  ;  perche  negando  Lo- 
domto  dare  a  Gio.  Antonio  fuo  Padre  la  mentouata  Adonta ,  lafciatagli  da  An- 
tonio per  tellamento,  dalla  liceciuile  jpafsòalla  criminale,  e  furono  canee  c_» 
tali  1  impertinenze  di  colini  contro  l'onorato  vecchio,  che  meglio  è  il  tacerle, 
che  il  ridirle  .  Da  fé  ritiratofi  apri  nuoua  ftanza ,  od  Accademia  fulla  piazzuo- 
la di  S.  Michele  de' Leprofetti,  e  ponendoujfuore  vn  cartello  a  lettere  fefqui- 
pcdali ,  che  diceua:  quefta  è  la  vera  fcuola  de'Carracci ,  v'  aggionfe  focto  vn  più 
picciolo, col  quale disfìdauaciafcuno,  folle  chi  fi  voleffe,  a  difegnare  con  lui 
del  naturare  j  e  con  qualche  ragione ,  non  anendo  auuco  a  que'giorni  chi  l'vgua- 
gliaflea  ricauar  dal  modello  ,•  onde  i  nudi  di  Francefchm  Carracci  anch  oggi 
abbino  fama,  come  che  quefta  faccenda  folo  folle  la  fuaparcicolar  vocazione, 
poco  più  oltre  paffando.  Veniuan  fomentate  quefte  fue  bizzarrie  da  D.Gio. 
Bactifta  fuo  fratello ,  quello  che  pallate  a  Roma  a  vender  que'  luoghi ,  che  fui 
Monte  dell  Abbondanza  auea  lafciato  A nnibale  alla  Tua  morte ,  con  quel  poco 
di  più  che  vi  li  crouò,  anca  poi  coli  dilTeminaro  per  tutto  :  i  veri  Carracci  elfere 
i  fuoi  fratelli  ;  da  elfi  auer  imparato  quel  che  fapeua  Lodouico,  debole  prima_» 
Pittore ,  e  fulla  maniera  de'Procaccini  ;  Francclchino  folo  fuo  frjtello  moftrarfì 
ben  degno  nipote  di  cant'huomini,  magnificandolo  di  maniera ,  che  fu  defiato 
alia  Corte ,  alla  quale  poi  gionto ,  non  coirifppfe  all'afpetcazione  concepitane; 
tanto  più  che  non  auendo  maniera,  né  tracci,  fi  fé  p.ù  corto  odiare  ;  e  dando  in 
balkzze,  perdere  il  rifpecco  ,  e  il  credito.  Sentmoiodire  al  Caualier  Bellini, 
Pittore  adalariato  del  Sig.  Co.  Odoardo  Pepoli ,  e  che  d  portaua  all'ai  bene ,  e 
che  s'era  accompagnato  col  detto  Francefchino  quando  andò  àRom3,eiTer 
coli  fiato  ritenuto  con  grand' applau(o,ailora  via  più  che  fi  viddeil  fuo  bel  mo- 
do di  difc  gnare  ,  e  fi  ammirarono  i  fuoi  nudi  ;  ma  the  moitrando  più  tolto  Ide- 
ano ogni  volta  che  veniua  vifitaco  /afcondendofi  dopo  i  quadri  »  e  quando  fe_> 
n  andauanopoco  fodd^sfatti,  facendo  loro  dietro  ftrepicofamente  vento,  ca- 
dette aSIiCtO  dalieltimusione,  né  più  fé  gli  guardò  addoflb.  Che  infom:T)a  vi 

Vuu     a  moti 


5H 


P  A  7tT  E     T  E  ^  Z  A 


n>orì  ben  prcfto ,  ed  infelicemence,  nell'  Ofpitale  di  S.  Spirito  del  \.6z z.  alli  j? 
di  Giugao,  in  età  di  27.  anni ,  e  fu  fatto  feppellire  nella  Chiefa  Nuoua .  La  più 
beli'  opra  che  mai  facefle  fii  vna  Flagellazione ,  ma  tutta  ritoccata ,  &  aggiuIU- 
ta  da  Lodonico .  Di  lui  non  abbiamo  altro  in  pubblico ,  che  la  B.  Verg.  morta, 
li  Santi  Michele  >  Chriftoforo ,  Aleflìo,  &  altri  Santi  all'Altare  de  gii  Argelati  in 
S.  Maria  Maggiore  ;  Nell'Oratorio  di  S.  Rocco  vna  di  quelle  ftorie  a  frefco  ,a 
concorrenza  di  tant'  altri ,  quando  l'Angelo  annunzia  al  Santo  la  morte: e  fo* 
pra  lefcaledel  Palagio  Angeldli»  fulla  piazza  Calderini>  duo' catini  ne'  volti 
de'veftiboli. 

Dell'  opre  di  Paolo,  non  Ci  è  tenuto  conto ,  effendo  troppo  cattiue  .  Scriue  il 
Mafìni  efìit  di  fua  mano  il  quadro  all'  Aitar  Maggiore  delle  Zitelle  di  S.  Croce, 
in  Chiefa;  del  quale  ho  veduto  io  la  fcrittura  celebratane  fotto  li  26.  di  Febraio 
i6oa.trd  Daftiano  Bertelli  >  e  Lodouico  Carracci,quale  s'obbliga  fare  detto  qua^ 
dro  de'più  fini  colori  per  lire  240.  onde  non  eflendo  poi  fatto  da  Lodouico,ò  air 
mendalCamullo>puòdarn  che  fui  fuo  difegno  (  che  dice  la  fcrittura  auet  allo» 
ra  moflrato  )  Io  facefle  fare  a  detto  Paolo,  e  col  grand'  accennargli,  dire,  e  ridi- 
re ,  gli  faceffe  far  quel  miracolo,  che  operò  Michelangelo  con  quel  fquadrato- 
re  di  marmi,  al  quale,  col  tanto  dire  leua  hoggi  quello ,  e  fpiana  qui,  pollili 
qui,  fece  fare  vna  figura  d'vn  belliflìmo  Termine  fenza  accorgerfcne  ,  maraui- 
gliandofi  colui  di  ritrouarfi  addollo  vna  Virtù ,  che  non  fapea  d'auere .  Del  ri- 
tratto d'Antonio ,  pollo  nel  principio  di  quella  fua  Vita ,  nella  lleffa  puerile  eli 
in  che  di  matite  rofla  il  ritralTe  Annibale ,  fon  flato  fauorito  dal  non  men  cor- 
tcfe  che  virtuofo  Sig.  Gio.  Francefco  Negri,  che  fratanti  difegni  mirabili  del 
fuo  copiofo  Mufeo  il  fudetto  anche  trouandofi ,  ha  volfuto  aggiongerc  qijefta 
nuoua  all'altre  infinite  mie  obbligazioni. 


DI 


ANTONIO  SCALVATI. 


¥. 


5*7 


D  I 

ANTONIO 

SCALVATI 

E    D  I 

BALDASSAR    CROCE. 

«M  KM  KK- 5g^  «^«H  KK  «9 

Ella  faticofa  anche  briga  delle  infìnfce  mieperquifizioni  pìc« 
loriche  riconofcercj  econfeOarmi  conuiene  >  non  darfì  fé- 
licicd  perfetta  qui  interra^  né  fortuna  >  che  da  qualche  fini- 
fìro  incontro  interrotta)  ed  ammareggiata  non  venga  :  im" 
perciochefpregiandomid'auerlafpenmentata  iofempre  li- 
beraliflìma  nelle  tante  da  me  ricercate)  ed  ottenute  notizie 
più  taluolta  rimote  >  cdifperfe ,  nelle  più  proflìme ,  e  fami- 
gliari , mi  conuien  foflrirla  fcarfa  molto  )e  mancante ,  com'hormi fuccede  iji^ 
Antonio  Scaluati ,  e  Baldaflar  Croce ,  che  viflero  jed  operarono  in  Roma  nello 
fteflb  tempo  felice  di  Gregorio  XIII.  e  non  perciò  così  antichi,ne  da  noi  sì  lon- 
tani )  che  molte  azioni  d'eflì,  accidenti ,  e  (uccelli  ricauare)  e  rii)uenire  non., 
auefli potuto,  edouuto.  Non  trouandone  dunque  alcuna  memoria  ne' libri 
della  Compagnia ,  niflun'  opra  di  effi»  fìafi  ò  priuata,  ò  publica  m  Patria,  e  poco 
toccandone  il  Mafini ,  che  tutto  però  fi  vede  auer  anch'  cgh  annotato  da  ciò  ne 
fcriffe  il  Baglione  ;  a  me  pure  è  neceflario  >  a  quefti  appoggiandom  i ,  fcriuerne  le 
vite ,  ch'ei  ik  Ao  ci  ha  lafciace  -,  come  qui  fìcgue  : 

VITA  DI  ANTONIO  SCALVATI  BOLOGNESE  PITTORE. 

Bologna  è  fiata  fimpre  Madre  d'ognivirtù,  md'eìla  nell'Italia  è  albtygod'honore,e 
Città  di  difcipUne  ;  e  come  vna  nuoua,  e  diletteuule  ^tene.  In  quesìa  Città  nacque 
adntonio  Scaluati  »  enell'iftejj'a  Bologna  da  Giacomo  Laureti  apparò  l'arte  della  pittura. 

Venne 


5»»  P  A  TiT  E    t  B  n  Z  A 

Venne  egli  in  ^òmn  con  il  fuo  Maefho ,  mentre  regnam  il  Tontefice  Gregorio  XI III 

ts'  impiegò  ad  aiutare  il  Laureti  Htlla  pittura  delU  Sala  diCoflantino  nelTalagiof^a' 
ticano  ;  e  mentre  quel  Tonte^ce  riffe  ,v'  impiegò  ,evie(iercuò  l'opera, e' Itcmpo, 

Dapoi  negli  anni  di  Vapa  Stfto  r.  lo  Scaluati  lauorò  nella  Libreria  Vaticana  j  e  ne 
gli  altri  luoghi  da  quel  "Pontefice  fabricatit  e  di  pitture  adorni. 

Indi  fi  diede  à  far  ritratti,  &  in  particolare  quello  di  Vapa  Clemente  Ottano ,  che  da 
lui  (rifpetto  àgli  altri)  fu  molto  fintile  rapportato ,  &ejprefio.  Etera  difficilijfìmo  il 
farlo  cosi  raffomigliante  ;  poiché  il  Tontefice  non  volle  inai  in  prefenì^a  effer  ritratto  ,fi 
che  ad  Antonio  fu  gran  fatica  il  condurlo  à  naturale  ,c  vera  perfettione .  In  fatti  tutta 
la  Corte ,  e  tutti  li  Vrinctpi  di  I{oma  voleuano  il  Vapa  dello  Scaluati .  Et  ancora  co»  la 
vnedeftma  fatica  dell  '  altro  fece  li  ritratti  de'Tontefici  Leone  yndecimo ,  e  Taolo  S^uin» 
to ,  e  pure  affai  fimili  da  lui  fitrono  efpreffi ,  e  dipinti  :  E  di  quello^di  Taolo  egli  fece  bene 
il  fuo  fatto ,  e  molto  vi  guadagnò . 

e'  difua  mane  il  ritratto  di  Leone  Vndecimo,  il  quale  flà  tn  S.  ^Agnefe  ftiori  di  !{o- 
nta ,  dentro  di  vna  capella  à  man  diritta  nella  memoria  fatta  di  quel  Tontefice  da  Tietro 
lacomo  Cima,  fuo  7Haefìro  di  Camera  >  afiaiftmile ,  e  buona  tefìa. 

Qtieflo  Firtuofo  non  operò  cofa  di  grande  inpubltco ,  perche  in  quefli  ritratti  ft  trat- 
teneiia. 

Era  affai  podagrofo  il  pouero  Scaluati ,  e  la  maggior  parte  del  tempo  fé  nefiaua  ììl» 
letto ,  &  honoreuolmente  con  l'effigie  de'  Tontefici  compartiua  il  giorno ,  eprocacciaux 
itguadagno . 

Fùgalanthuomo ,  e  da  bene ,  e  finalmente  nel  Tapato  di  Gregorio  Decimoquinto  qui 
ìnB^oma  di  feffantatre  annilafciò  la  luce,  e  le  operatiom  della  Firtùi  morendo  >  ag- 
gionge  il  Mafìni ,  del  1622. 

Di  lui  rrouo  auer  fatto  vlcimametite  menzione  il  dotto  Padre  Maeftro  Ifido- 
roVgorgieri  Azzohni  nelle  fue  Pompe  Sanefi ,  dicendo  che  Francefco  Vanni, 
dopo  d'effer  '  andato  d'anni  dodici  à  Bologna  ad  imparare  fotta  la  protettione  di  Bar- 
tolomeo Tafiarotto  eccellente  Tittore ,  e  gran  difegnatore ,  oue  dimorò  due  anni ,  e  vifà- 
gran  profitto  &c.  Arriuato  à  B^omafece  amicitia  con  Antonio  Scaluati,  Tittore  Bolo' 
gnefe  ,fotto  la  cui  difciplina  ritrouò  Guidò  B^eni  &c.  il  che  mi  H  creder  polfibile  >  t> 
vero  ciò  che  ho  vdito  dire  al  P.  Lodpaico  Maria  Pafferotci ,  che  di  Bartolomeo 
/uo  Ano  foffe  allieuo  quefto  Scaluati  j  ancorché  preflo  il  famofo  ftudio  del  Sig. 
Gio. Andrea  Sirani  iì  veggiano  Tuoi  difegni  cauati  dalle  cofe  del  Tibaldi  in  S> 
Giatomo,  e  nel  Palagio  Poggi, 

VITA  DI  BALDASSAR  CROCE  PITTORE. 

Principio  di  buonraccontobora  ne  dà  vno,  che  dalla  Croce  hebbe  il  fuo  cognome  >  e 
Baldafiare  appelloffi ,  e  dalla  virtuofa  Città  di  Bologna  traffe  ifuoi  natali.  Ve  nne 
egli  à  Bfima  nel  Tapato  di  Gregorio  XI II.  in  età  giouanile ,  ma  con  qualche  principio  di 
fitturaì  e  nella  Galleria,  enelle  Loigie  del  Talagio  Vaticano,  da  quel  Tontefice^ 
trnate  impiegò  ifuoi  lauori  t  i<il  (he  affai  buon  prattico  ne  dwenne;  O"  in  varij  luoghi 

4i^iih 


'BALDASSA?.  CUOCE.  529 

àipnfe ,  Yf.à  io  li  più  pincipdi  à  V, S.  rammenterò . 

InS.  Giacopo  delli  Spagnuoli ,  nella  feconda  Capella  d  man  diritta ,  OW  è  il  quadrò 
del B^efi'.fcitamento ,  opera  di  Cefare Nebbia  , la  volta  è  tutta àfiefco  da  Bddajjare ccìi» 
dotta .  £  di  fuori  fopi-a  la  Capella  lafìoria,  quando  il  Saluador  elibera  i  Santi  Tadri  dal 
Limbo  ,&ilS>  Antonio  da  Tadouaèfuo ,  afìai  benfatte ,  e  lodate  dipinture. 

Fece  vna  facciata  incontro  alla  Hrada  della  Freccia  Ju'l  Corfo ,  nella  cafa  già  d'jifca- 
tuo  B^offo  architettore ,  la  quale  gli  fa  molto  lodata  j  fé  beri  bora  poco  re  n  è  rimajio» 
fer  efiere  fiata  indifcretamente  guafla. 

Nella  Loggia  della Benedittioneà  S.  Gio.  Laterano  >  fono  difuo  due  Virtù  ,  conput- 
tini  j  in  quattro  tncT^i  tondi  ;  &  vnaflorta  del  grande  Imperadore  Coflantmo  in  concor- 
renza d'aUre  facccui,  come  aiiea  prima  detto  nelle  fuenuoueChiefe  di  Roma» 
da  Gio.Baccifta  Pozzo  >  Ferrali  da  Faenza ,  Giacomo  Stella,  Ventura  Salin^be- 
ne  jGio.  Batcìfta  Ricci ,  Andrea  d"  Ancona,  Paris  Roniano,8£  ul  ri .  E  la  Vergi- 
ne Coronata  a  frefco  nella  Cappella  >  eh' ogiji  ferue  per  Coro  a  quel  Reuerea- 
difflmo  Capitolo . 

Nella  Sala  Clementina  ha  difuo  alcune  figure  nella  parte  da  baffo  ;  e  nella  Sala ,  che 
fegue  ,  ha  nel  fregio  alcune  hifiorie. 

Dipinfeper  il  Cardinal  Girolamo  P^uflicucci  F icario  delV.tp.t  la  Chiefa  di  S.  Sufanna 
<J  Termini ,  e  vi  fece  la  fioria  di  Sufanna  del  Tefiamento  veccb,  o,  configuroni  tutta  infre- 
fco  con  buona  maniera  terminata ,  ma  i  colonnati ,  le profpettiue ,  e  gli  ornamenti  tocchi 
d  orojono  di  Wattheo  Zaccolmi  da  Cefena .  Et  anche  nel  Choro  la  banda  manca  è  di  ma- 
no del  Croce ,  con  dmerje  figure  condotta ,  <&  intorno  all'arco  di  fuori  l'opera  àfrcfco  è  del 
fuoprattico  pennello . 

In  S.  Luigi  della  Natione  Franccfe ,  dallato  manco ,  dentro  la  Capella  di  S.  Nicolò  fo- 
no fuoii  quadri  >  che fianno dalle  bande,  z^i  due  Santi  ne'pilasìri  lauoro  a  fi-efco,  dc- 
fcritti  pnma  m  tal  gnifa  da  Gafparo  Celio  ;  Lepitture collaterali ,  nella  fecon da_j 
Cappella  alla finiftraj entrando, oije  è  S.Nicolò  Vefcouo  di  Muziano,  di  Bai- 
dafiar  da  Bologna ,  &  Gio.  Battila  da  Nouarra ,  fono  à  frcfco. 

La  Chiefa  del  Giesù ,  nella  Capelletta  di  S.  Francefco  i  ha  di  fuo  la  Cupola  tutta  irta 
frcfco  fatta . 

^lla  Trinità  de'Vellegrini  dipinfe  dal  lato  manco  in  fiefco  la  feconda  Capella,  àS, 
^gofìmo  dedicata ,  e  later'7^  à  S.  Gregorio,  ma  il  quadro  della  prima  è  del  Caualttr 
Ciùfeppe  Cefari  d  ^rpmo  ;  e  l  altro  è  dell'  ifìeffo  Croce  à  olio. 

Su  la  Cupola  della  Madonna  de'Trlonti  ha  per  entro  difuo  l  incoronatione  della  B.Ver- 
gine ,  e  la  Vifìtatione  di  S.  Lifabetta, 

In  S.  Vraffede  è  à  ficjco  da  lui  dipinta  con  gran  diligen^^a  ne'  ir.iiri  l' incoronatione  di 
fpine ,  con  vane  figure ,  e  con  jlngioli  intorno. 

Nella  Chiefa  de^le  Monache  dell  >  Spirito  Sa  ito ,  la  prima  Capelletta  ha  difuo  tutte  le 
Sìoriette  ,  che à  freieo  vtfono,&èà  man  diruta. 

Dentro  la  Chiefa  di  S.  Cto.  della  Tigna ,  Compagnia  de'  Carcerati  nell'  yiltar  Mag- 
giore ha  vn  S.  Gio.  B.Uii[la  à  alto  ,e  dai  lati  due  Santi  con  vna gloria ,  &  vn  Dio  Tadre 
di  fopra  àfrefco,  L' Altare  àm.in  diritta  ù  tutto  fio  j  i^ -all'  incontro  h.iiiui  vnnj 

Xxx  Tie- 


530  P  A  ^T  E     T  E  7t  Z  A 

Tietà  j  opera  del  fuo  pennello . 

Ter  entro  laBaftlica  di  S. Maria  THaggme,  saperla  naueài  me:(0,  da  Domenico 
Cardinal  Vinelli  ri  fiorata ,  ha  le  ftorie  della  Vrefeatatione  della  Madonna  al  Tempio» 
l'^doratione  delli  l{è  Magi ,  con  molte  figure  j  ^  il  Chriflo  morto  in  braccio  della  Ma- 
dre fempre  tergine ,  lanari  in  frefco. 

FÙ  da  lui  la  Capelletta  di  N.  Dorma. .  rìcino  à  ciucila  de'  Signori  Sfor^  con  diuerfe 
figure  colorita. 

Eparimentenellafteffa  Ba(ilica , mentre  regnaua  "Paolo  V.fopra  l'arco  di  quella  gran 
CapellajMoròin  frefco  il  tranfito  di  Marti  con  gli  .ApofloU .  E  per  entro  la  Capella 
del  Pontefice  ,la  Capelletta  di  S.  Carlo  Cardinale  di  S.  Chiefa  à  man  diritta ,  ha  difua 
Viano  in  frefco  nella  volta  vna  gloria  di  angioli ,  nelli  triangoli  medeftmamente  .Angio- 
li ,efopra  l'altare  il  S.  Carlo  à  olio  ;  e  la  Gloria  à  lato ,  ancora  à  olio  condotta  :  e  fece 
egli  parimente  per  la  Sagriflia  grande  à  olio  due  quadretti  della  Vaffione  dt  N.  Signore, 
non  so  fé  quella  Orazione  nell'Orco ,  e  quel  Sig.  Morto ,  che  nelle  fue  noue  Chie- 
fe ,  ed  vlcimamencc  il  Sig.  Abbate  Tiri ,  diflero  polli  &  incaflrati  entro  duoi  in- 
ginocchiaton  di  noce. 

Jn  S.  Eufebio ,  il  quadro  dell'  jlUar  Maggiore ,  entroui  Ctesù ,  Maria ,  e  molti  Santi 
da  lui  figurati . 

Dentro  il  Vala'i^o  Tontifìcio  à  Monte  Cauallo ,  euui  del  Croce  j  neW  appartamento  da 
baffo ,  tutta  la  Capella  >  con  varie  bifljrie  à  frefco  conclufa . 

Dipinfe  perii  "Principe  Teretti  nel  fuo  Palagio  >  à  S.  LorenT^o  in  Lucina ,  &-  in  quello 
di  Termini  molte  cofe  à  frefco  ;  &  altre  opere  per  diuerft ,  che  per  breuità  io  trapalo. 

Baldaffare  Croce  viffe  molto  honoratameute ,  e  mantenne  d  fuo  decoro  con  gran  ripu- 
tatione  ;  e  mentre  era  Principe  dell  accademia  B^omana  ,  in  età  di  anni  7  5 .  giunfe  all' 
fltimo  de  fuoi  giorni  ;  e  per  ttfiamento ,  nella  Chiefa  di  S. Marta  in  f^ia  ,fua  Par  occhia, 
friuatamente  nel  161S.  volle  effer  fepolto. 

Tra  r  altre  lue  più  lufigni  fatture  >  non  è  da  tacerfi  la  Libreria ,  che  tutta  di  Aia 
mano  dipinta  a  frefco,  io  ben  riconobbi  più  volte  nel  Palagio  della  Vigna 
Feretri  in  Roma  >  in  ifpartimentidi  quadratura  ,  con  introduzione  di  quattro 
Filofofi,  Arinotele  >  Platone,  Socrare,  e  Pittagora  nelle  principali  vedute  ,con 
motti  in  mano  ;  la  Gloria  >  le  noue  Mule ,  e  fimili ,  che  tutte  quel  Guardaroba 
volea  darmi  a  credere ,  effer  di  mano  di  Guido  Reni ,  al  quale  è  però  vero  che  fi 
vede  eflerfi  ingegnato  d'accoftarfì  molto  nella  tenerezza ,  nell'idee ,  e  ne'  pan- 
neggiamenti, dopo  l'auer  veduto  la  nuoua  maniera  di  quedo  grand  huoino ,  ed 
auere  anch'  egli  dipinto  nello  fteffo  tempo  nella  Cappella  di  Paolo  V.  in  S.  Ma- 
ria Maggiore. 

Si  come  fono  da  infinitamente  celebrarfile  tante  opre  più  d'ogn' altre  bel- 
le, che  di  fuo  fi  vedono  in  Viteibo,ouebifogna  perciò  flanciafle  gran  tempo;  e 
fé  non  altro,  quella  tanto  graziofamez?a  Madonna  fopra  la  portitella,  cht-» 
riferifce  in  iflrada,  di  certi  I^adri  :  In  vna  Chiefa  la  Mifìione  dello  Spirico  Santo, 
efìmili  :  Mdinparticolarepoi  tuttofi  Palazzo  pubblico  di  quella  Ccmuniti, 
degno  anche,  per  l*crudi2Ìone  delle  cofe  figuratcui^  d'elkr  veduto ,  e  ben  confi- 

dcra- 


^ALDASSATl   CUOCE.  551 

deràto  :  In  capo  alla  fcala  maggiore  >  da  i  lati  dell'antica  lapide  di  marmo,  con- 
tenente  cdimoftrantc in  erudito,  e  mifteriofo  geroglifico,  tra fportato prima 
dall'antico  Tempio  del  fatioloi'o  Ercole ,  che  poi  da  que'  primi  Chnlìiani  r'u 
confegrato  a  quel  vero  Ercole  di  Santa  Fede  Lorenzo  Martire,  che  per  falirc  al 
Cielo  con  quelle  fiamme,vidde  confumarfi  la  fpoglia  frale  del  corpo  full  arden- 
terogo,ranrichità  di  Viterbo.  Pinfe  a  mano  ritta»  in  figura  grande  del  aatii- 
rale  l' iftello  RèOfiri,tenerodimpaRo>cgraziofamenteveftito,  con  cotur- 
ni gialli  in  piedi,  eclamidctta  dello  fteflb  colore  ,  ftretta  da  vna  cinta  cerulea, 
e  fclierzantea  fijnchi.e  «.he  rimirandogli  fpettatori  con  la  finiftra alzata, coti 
la  dtilra  accenna,  e  ci  moilra  di.tta  memoria.  Ha  il  manto  porporino  aggrop- 
pato fopra  l'omero  (ìarico,  con  belli  andamenti  di  pieghe  GmdtTche  itefo,e 
cadenteglia'piedi.  Alla  manca  vn  graziofiffimo  Ercole,  così  gentile,  rifenti- 
to  con  delicatezza ,  e  nobile ,  che  aflolutamente  fi  direbbe  di  Guido .  Pofa  egli 
laclauain  terra  ,  che  foftien  con  la  finiftra  mano,  e  con  la  deftra  alzavn  nudo 
fanciullo ,  che  mi  pare  aggionto  dopo ,  chefoftenendo  anch'egli  vn' arbore  eoa 
fei  Gigli ,  erge  il  motto  :  yiterbium  fioretis  exorilur. 

A  canto  al  veftibolo  della  Sala,  e  prima  d'entrare  l'nefla,  nel  camerino,  ò 
galeriola  che  Rad ,  one  fono  cfpieffi  in  varii  comparti ,  legati  da  quadratura, 
diuerfi  miracoli  fucceflì  in  detta  Città ,  d' altra  mano ,  otto  puttini  dello  ùeffo 
vn  pò  gracili  .benché  poi  graziofi,  e  che  Fclineggianoj  onde  fiarei  in  dubbio 
fé  da  lui  fattilo  (e  da  altri  con  la  Tua  aHìHenza,  ò  compagnia,  elTendo  troppo 
lontani  dalla  fquifitezza  delle  due  mentouatefigure. 

Seguitala  gran  Sala  nobile,  emaellofa  ,  tutta  ornata  di  fpartimenti,  sfian» 
cheggiati,e  rilegati  da  fufHciente  quadratura,  fui  penfiero  edifegno,fi  vede» 
diBaldaflare,chefoloriconofcefi  auerni  dipinto  leftorie.e  figure  principali. 
La  prima  dunque  verfo  l'entrata  èNoè,chenioUraa  duo' figliuoli  la  dignità,  e 
preminenza  del  gran  Viterbo,  detto  vlcimamente  Etruria,  fopra  tante  colo- 
nie, e  fimili  cofe  così  ben  compofle  dal  fagace  Annio  &c.  in  tefia ,  che  viene  ad 
eflere  rincontro  a  qnella  ,  Cekflino  Papa  Terzo ,  che  a  Viterbo  ,  metropoli  del 
Patrimonio ,  &  al  fuo  Vefcouatoaggionge  &  vnifcc ,  dell'Anno  1 193.  h  Vcfco- 
uati  Ferrentanenfe ,  Tufcancnfe»  Rledenfe,  &  Centoccllenfe  in  Conoltoro, 
con l'aflulienza de' Cardinali,  del  Clero, e  del  Popolo,  la  cui  indifcreta  curio- 
(ita  vedefi  qui auanti raffrenata  da  vn  foldato,che  mirandofi  in  ifchiena,  e  men 
della  metà ,  ali  vlo  del  Primaticcio ,  viene  mirabilmente  a  refpingere  indietro  le 
altre  >  parte  vedute ,  e  parte  fuppolk  figure»  e  m  confeguenza  a  guadagnar  fito» 
&  ingrandire  più  l'opra. 

Tra  le  fincltre  due  altre  ftorie  contenenti  le  grandezze  di  detta  Cina  :  Nt  Ha 
|»rimafinfelo  Itendardo,  òVeffillo  della  Chic/a  dato,  e  ronfegnato  avn  Ber- 
nardo Vicario  della  Santa  Sede ,  alla  prefenza  di  molti  Senatori ,  e  di  foldati ,  e 
rfappreiTo  certi  meazi  trombettieri,  che  dando  fiato  alle  ftrepitofe  ,  e  liete 
frombe,b^n  grandi  e  caricati ,  accrefcono  più  terribilità  a  que  1' operazione: 
NcU'  altra  taollrò  la  iluizioae  di  Paolo  Terzn  ,  nel!'  iftituiie  in  detta  Citta  l'Or- 

Xxx    >  diae 


53^ 


V  A  nT  B     T  E  7t  Z  A 


dine de'fuoiCaualicri del  Giglio,  vertendone  con  molta  naturale erprcfllone 
iduo'gra2Ìofigiouanetti>genufleflì  alla  prefenzadi  tanti  altri  Concittadini  ,& 
n  mezzo  a  duo'Cardinali  3  mentre  il  pubblico  Cancelliere  ne  legge  ilbreue,  & 
vnoabbracciatofi  ad  vna  gran  colonna  in  alto ,  all'vfanzadi  Paolo ,  ingrandifce 
mirabilmente  l'azione;  etuttequsfteconrifcrizione  fotto latina  ,& elegante. 
Vi  ha  poi  frammezzato  varii  foggetti  oriondi  da  quel  luogo  :  Remigio ,  Le- 
lio Paleologo,  Pietro  Paolo  Braca,  Gio.Lafcari,  Paleologo  Imperadore  di  Con- 
ftantinopoli,  quattro  Cardinali ,  &  altri  entro  medaglioni ,  i  primi  però ,  non 
eflendo  gli  aggionti  di  fua  mano;  intendendo  che  l' opra  dafle  gran  foddisfazio- 
ne,  e  ne  foÌTc  ben  trattato,  e  regalato,  mallìmeeflendogliatirettata,  perche^ 
terminata  fi  vedeffe  a  certa  funzione,  come  feguì,  con  quella  fua  maniera  che  fi 
conofce  facile ,  e  sbrigatiua ,  vnico  pregio  delia  ^'e^eziana  brauura ,  e  fucceffi- 
uamente  della  Bolognese  Scuola. 


DI 


FRANCESCO  BRIZIO. 


Si$ 


DI 

FRANCESCO 

B  R  I  Z  I  O 

EDI 

FILIPPO  SVO   FIGLIVOLO 

DOMENICO  DE  GLI  AMBROGl 

GIACINTO  CAMPANA  SVOI  DISCEPOLI 

ET    ALTRI. 

«^  eiH  H»' £°»' (^  £^  (^  &3R  H»  HEe- 

On  sa  contcnerfi  la  Fortuna  nella  mcdiocrfti  :  gode  fol  de  gli 
ecceflì  ;  e  come  {e  a  folleuar  qualcuno  ella  tolfe ,  fino  che  alle 
itclle  innalzato  noi  vede,  vaqua  npofaj  così  fé  a  perfcgui- 
tarlo  fi  muoue  >  fin  che  non  ì'hi  cacciato  nel  fondo,  giammai 
fi  contenta .  Tanto  auuenne  appunto  del  noftro  Francefco 
Brizio ,  che  fatto  berfaglio  delle  difgrazie,  prima  non  l'ab- 
bandonarono quelle ,  che  non  aueile  col  morire  abbandona- 
to egli  il  Mondo.  Nacque  di Gio.LodouicoBrizio  fattore  di  campagna  de'Si- 
gnori  Maggi ,  e  di  Orfina  Pizziraldi  lua  moglie ,  fotto  la  Parrocchia  di  S.  Giulia- 
no ,  in  cafa  propria  del  Padre  ;  e  fgroffato  daefD  nel  leggere  >  conofciuto  in  sì 
piccola  età  vn  sì  grand'  ingegno ,  lo  pofero  a'Ia  fcuola ,  oue  continuò  fino  all' 
età  di  dieci  anni  ;  nel  qual  tempo,  anfiofi  che  quanto  prima  cominciallc  anch' 
egli  a  guadagnar  qualche  cofa,)l  pofero  al  calzolaro:  Seguitò  in  quefto  meftierc 
finoail'cti  di  vent'anni,epoftodalMae/lro  al  banco  a  tagliar  le  fcarpe  ,  altro 
mai  non  facendo,  che  su  quello,  e  Tulle  fuole  colla  punca  de' ferri  difegnar' ani- 
mali ,  teAe  d' huomini)  arbori^  e  limili  capricci  j  diede  fegni  manifeili  del  Tuo 

genio 


genio  inclinato  alla  Pittura .  Eragli  morto  il  padre  ,  onde  il  patrigno ,  clic  fa  vii 
tale  Filippo  Nobili  fecondo  marito  di  fua  madre ,  difpcrar.do  u'auer  più  prole, 
l'amò  come  proprio  figlio ,  e  perciò  non  altro  più  bramando  che  compiacerlo. 
Io  mandò  da  Bartolomeo  Paflerotti  j  vno  de'  più  brani  difegnanci  di  que'  tempi, 
come  altroue  fi  diffe,  e  dal  quale  perciò  apprefc  anch' egli  il  così  ben  maneggiar 
la  penna.  Veduta  poi  la  maniera  de'  Carracci,  e  parendogli  efler  quella  la^ 
vera  >  lafciò  il  Pafferotti ,  e  (e  ne  paisò  a  Lodouico ,  e  da  eflb'  perfuafo  a  fiudiat 
alquanto  gli  ordini  dell' Architettura,  e  le  regole  di  Prorpettiua  ,  cosivi  fi  fon- 
dò dentro  >  che  potè  poi  col  tempo ,  ritiratofi  a  fare  da  fé  (tanza  ,  aprirne  fcuo- 
la,edinfegnarneadogn' altro,  leggendo  pubbliche  lezioni,  alle  quali  inter- 
uennero  non  folo  Pittori, ma Caualieri ,  che  allora  d'ingemmare  ambiuanola 
loro  Nobiltà  con  sì  belle  cognizioni.  Fràquefti  fiannoueraito  i  Signori  Sam- 
pieri  ,in  cafa  de'  quali  ne  fu  aperta  l' Accademia ,  i  Signori  Vittorii ,  Bolognet- 
ti,Cofpi,Pepoli,BeHtiuogli,  &  in  particolare  Fiancefco  Boncompagni  ,che 
fu  poi  Arciuefcouo  efemplariffimo  di  Napoli ,  e  gran  Cardinale  di  Santa  Chic- 
fa,  col  quale  però  rallegrandofi  di  fimil  dignità  con  quefta  precifà  lettera  : 

La  feltcijjimi  nuuua  dclU  promotionc  di  y.S.lllufirifs.  al  CardinaUto  mi  apre  la 
(Irada  d*  venire  à  ricordargli  gli  antichi  obltght  miei ,  fondati  nella  fingolariifima  fm  cor- 
tefia,  la  quale  mentre  fttrattenne  inBologna  ,  fommamente  mi  ovorò  di  dcgnarfì  di  ap- 
prendere da  me  liprincfpij  del  difegno ,  della  pittura ,  e  di  profpettiua  :  vengo  per  tanta 
i  rallegrarmi  &c,  ebbe  in  rifpoita  la  feguente  ; 

jll  Molta  Magnifico  mio  Carij^mo 

Il  Sig.  FrancefcQ  Britia.  Bolagm. 

Molto  Magnifico  mio  Carijfimo, 

r  là  L  piacer  fentito  da  lei  per  la  dignità  Cardinalitia  farà  volontkri  da  me  corri/pò- 
X\.  fioconqudcìiejuojeruitiOtfemenepretiarà  l' occajtone  .  Intanto  le  rimango 
tenuto ,emc le cjfcro  di  vimcuore,  P^oma,  io. di  Maggio  162 1. 

Suo  ^moreitole 
,,  Il  Card.  Bone ompagnu 

Ma  per  tornar  fui  filo  ,  tanta  fu  l'aiFezione  che  gli  prefero  1  Cai  racci ,  matiiniti» 
AgoLtiiio,  in  inoltrargli  che  fé  Lodouico  il  belmcdodi  dif  gnare  del  nuouo 
fcolare  ,  che  fé  lotolfe  per  compagno  nel!'  intagliare  a  mezzo  guadagno  ,  dan- 
dogli proprii  diffgni,  parche  lì  ponefle  adelcguirli  col  bollino  ,  poteiidofi  tut- 
to  promettere  della  (uà  iatclligenza,e  puntualità,  r.folutotgli  di  attendere  folo 
al  dipingere.  Mentre  dunque  auea  dato  principio,  e  fé  ne  portaua  egregia- 
mente jAgoltino  ito  prima  dal  fratelto  Annibale  a  Roma  ,  poi  tornato  a  Bolo- 
gna ,  indi  a  Parma,  cola  fé  ne  morì  con  gran  dolore  ,  e  mortificazione  di  fran- 
cefco.  Fu  tnttauiatonfolato  da  Lodouiccthetrouandofi  pure  molti  penfieri 
ptoprii,  matìime  di  Madonne  diuerfe  fuggitaci  xa  Egitto  >  con  S.  Giuf  ppe  d^ 

tfpor- 


FllAJ^CESCO  'BZIZIO:  557 

èfporre  in  pubblico  colle  ftampe  >  a  lui  le  dcfiinò,  fi  come  dargli  altri  capricci 
&inuenzioni  lafciace  daAgolìiiio>  g!i  auea  promeflb,  Nonfeguipoi  l'etlecco, 
e  perche  Francefco  huom  longo  aflai  ed  irrefoluto,  non  feppe  mai  niecter- 
uifi  col  douuco  calore ,  penando  vn*  anno  intero  a  finire  la  gamba  lafciata  im- 
perfetta dal  fudetco  Agoftmo  nel  Tuo  bel  S. Girolamo,  che  genuflsflo  in  profi- 
lo» col  CrocefìlTo  nella  delira»  colia  finifira  fi  percuote  il  petto;  e  perche  ,inua-. 
ghirofi  altresì  del  colorire ,  entrò  m  penfiero  di  farfi  conofccre  più  Pittore ,  che 
Tagliatore. 

Conofciuta  Lodouico  quefta  fiia  nuoua  nToluzione  ,  Io  pofe  non  folo  a  sboz- 
zare ne*  fiioi  quadri  »  a farui lontananze,  architettura,  qualche  panno,  e  cofc 
fimili ,  ma  iauori  interi  di  non  tanta  conleguenza  ,  e  di  poco  fuo  genio  a  lui  ri- 
nonziando  ,promouendolo,  e  proteggendolo  col  dirne  bene,  fargli  difegnije 
ritoccargli  l'opre.  Perqual  cagione  perciò  fi  dolefle  egli  talora  del  buon  vec- 
chio ,  io  non  n.i  laprei  benconghietturare.  Mi  diceua  il  Cauedone  altra  non 
cffer  ftata ,  che  la  natura  fteffa  di  quelt'  huomo  Tempre  aftiola,  delicata  troppo, 
e  troppo  fofpettofa  :  non  d  altro  più  goder"  egli  ,chc  di  garrire  :  dolerfiferapre 
in  quella  fcuola  non  effer'egli  conofciuto,  né  di  lui  fatto  conto;  piùfìimarff 
Guido ,  l'Albani ,  il  Menichini ,  il  Garbieri ,  ranco  meno  di  eflo  lui  fo'.dati",  di- 
cea ,  &  vjiiucrfali  :  volerfi  perciò  da  (e  ritirare ,  &  infegnando  i  principii  del  Di- 
fegno,e  la  Profpettiua  ,  farconofcere  al  Mondo  quanto  più  de'fudetti,  e  d'ogn' 
altro  i  fondamenti  dell' Arte  ei  pofl'edelTe.  Allora  fu  che,  come  fopra  fidid'e, 
aperfe  ftanza,  e  non  vdite,  ne  accette  nell'Accademia  del  Baldi  le  Tue  lezioni, 
ch'anzi  furon  cagione  che  quella  (h  disf.ce  affatto ,  vennero  (ul  principio  gradite 
nella  nuoua  ,  chj  in  Cafa  Sampieri  erede  ,  e  che  ad  ogni  modo  ebbe  poca  du- 
rata. Vi  fi  raffreddò  poi  anch' egli  quando  in  tìnes'accorfeduraruieifreme  fa- 
tiche, e  cauarnepoc'vtik,  sfumando  il  tutto  in  Iodi ,  cerimonie,  e  pochi  re- 
gali di  cofe  comeftibili  ;  il  perche  datofi  a  procurar'  opre ,  vi  fi  pofe  con  tanto 
firuore,afIìduicà,e  premura  , facendole add. mandare  per Caualieri, e  Poten- 
tati, che  fi  refe  odiofo  a  quei  della  Profedione  .  Pollofi  in  tanto  ,  per  non  per- 
der tempo ,  in  compagnia  di  Lucio  Mailari ,  e  di  Leonello  Spada ,  fi  àkÒQ  a  di- 
pingere a  frefco.lauorando  nel  torcile  del  Senatore  Boniigliuoli,  efacendoui 
'  foio  i  fregi  di  alcune  ftanze  ;  ed  in  fine ,  a  concor;  enza  di  quegli  altri ,  llorictte 
del  Taflonelb  loggia  coperta  alla  porta  di  dietro  .  Dipinfe  fimilmente  il  corti- 
le ,  &  alcune  ftan/e  nel  nuouo  Palag.o  dei  Sig. Aure  licr  dall'  Aimi,  oggi  Marefcal- 
thi:   Tutti  i  frefchi  n:lla  Cappella  della  B.V.  del  Carmine,  nella  Chiefa  di  S. 
Marcino  maggiore,  fattigli  fare  dal  Padre  Buratti:  In  cafa  de' Signori  Bolo- 
gnetti  molti cairini  da  fuoco,  &vno  a  S.Manno  nel  Palagio  di  Annibale  Pa- 
Icotti ,  rinconr.ro  all'  altro  che  vi  fece  Guido  alla  camera  oppotfa ,  e  tanto  p;iì 
bello ,  &  vna  llanza  :  A  S.  Cefareo  all'Abbate  Bofchetci  varii  fregi  di  ftanzo, 
aiutato  però  da  vn  Rio  giouane;  A  Modana  a' Indetti  Signori  Conti  Bofchetti 
il  foffitto  di  vna  Saia  compartita  in  quadrangoli ,  con  tutta  la  difcendenza  di 
Gioue,figureviUedifo:toinsù,etiutebellitnme,  percfTer  fiate  fatte  nel  vi- 

Yyy  gore 


jsS  PA7ÌTETE22A 

goicdelfiio  operare:  AllaPieue  nell'  Oraterio  della  Santifs. Trinità  cinqao 
llorie>  a  concorrenza  dello  Spada» che  vi  douea  fare  alcre  cofc ,  fé  non  veniua 
chiamato  a  Parma  da  quell'Altezza;  e  perciò  altro  di  Tuo  non  lafciandoui,che 
l'Adamo  in  pacfe  nella  volta  :  Gli  frefchi  che  fono  nelle  lunette  >  e  nelle  porte 
laterali  della  Cappella  Montercnzii  in  S.  Ftancefco  ,e  fimili ,  che  troppo  rende- 
rebbero noiofo  il  racconto . 

Diciam  dunque  delle  tauole  a  olio  porte  in  pubblico,  e  fono,  quella  de' tré 
Angeli  in  S. Martino  maggiore ,  che  fu  la  prima  ch'efpofe  ,  fattagli  fare  da  vn  di 
que' Padri,  &oflferuato  il  volto  divn  di  elfi  con  non  minor  fcandalo  di  quello 
foflero  mirati  quegli  Angeli ,  che  nella  Cappella  de'fteffi  nel  Giesu  di  Roma  di- 
pinfeScipion  Gaetano.  Fu  la  feconda  la  bellilfima  tauolina  nella  Cappella.* 
Barbieri  in  S.  Domenico ,  oue  il  Signore  comunica  di  propria  mano  S.  Cateri- 
na la  Sanefe,tanto  gentile»  e  deuota  »econ  vna  gloria  d'Angelettiin  Cielo,  che 
fìanno  ciò  rimirando  »  così  viuaci  e  fpiritofi ,  che  mai  più  belli  feppe  farli  quali 
diflìilCoreggio.  Dipinfea  olio  fui  muro  nel  Cortile  famofo  di  S.  Michele  in_, 
Bofco  tré  pezzi  »  vn  mezzano  e  duo*  piccioli,  che  meglio  d'ogn' alerò  fonofi 
conferuati  :  La  nafcitadel  Padre  S.  Benedetto  :  S.Cecilia ,  che  gettaci  in  terra  gli 
ftromcnti ,  genufliffa ,  e  colle  mani  al  petto  tutta  fi  dedica  a  Dio  :  e  la  ftefla  che 
iftruifce  Tiburzio  della  vera  Fede.  Moftrò  in  elfi  quanto  profondam;  nte  inten- 
delTe  il  ponto  della  veduta ,  i  piani ,  1  Architettura,  e'I  paefaggio,  introducendo- 
ueneappoflatamente>ein3rriuabilmente  bene,  che  olTeruato  da  Andrea  Sac- 
chi ,  ebbe  a  dire  :  coftui  in  quelli  particolari  pofleder  più  d' ogn*  altro  Pittore  ;  e 
tanto  R  compiacque  di  vn  bizzarro  ornato  che  vi  è  mtorno ,  che  non  volfe  di  li 
partirfi,  fenza  farne  memoria  di  roda  matite .  Difegnò  anche  vn  gruppo  di  put- 
tini ,  che  fopra  la  detta  Santa  felleggia  in  aria ,  dicendo  :  i  più  belli  a"  fuoi  giorni 
non  auer  mai  veduto ,  ne  poterli  fardi  più  ;  e  fpiacergli  non  auergli  oll'cruati  pri- 
ma ed  allora ,  che  militato  aueua  focto  l'Albani .  Trafecolò  poi  quando  vidde,- 
&o(reruò  quegli  altri  cosigiuliui,  edamorofi.chc  pinci  fi  vedono  nella  tauola 
di  fua  mano  nella  Chiefa  di  S.  Antonio  Abbate  dell'  infigne  Collegio  Montal- 
to ,  ou'è  la  B.  Verg.  col  Figliuolo  »  S.  Francefco ,  S.  Carlo  ,  &  Angeli  che  fanno 
feda  ,eche  fuonano,  di  tanca  vaghezza»  e  nobilcà,che  dà  a  vedere  »  che  quel- 
la di  Guido  andauapefcando;  e  che  perciò  è  battuta  dalla  fierezza  del  quadro 
del  Tiarini  oppollo ,  come  ambiduo'  vinti ,  ed  atterrati  poi  da  gli  Eremiti  di  Lo- 
douico  all'Aitar  grande.  Vedefi  ne 'PP.Conuentuali  di  S.  Francefco  nella  Cap- 
pella de*  Mignon  MontecuccoIi»douepureefprelTe,ma  con  maggior  fodezza» 
e  curiofa  difpofizione  la  Maddonna  col  fuo  Figliuolo ,  S.Giouanni ,  S.  Bonauen- 
tiira  ,  S.  Tomafo  di  Aquino  ,  e  S.Giacomo,  vna  cauoia  degna  di  confìderazione: 
Nelle  RR.  Monache  della  Maddalena  all'  Altare  Lambercini  la  Nonziata  :  Nel 
Coro  di  S.Saluatore  vno  di  que' miracoli,  cioè  il  Battezzo;  e  nella  Chic  ia  di;  Ile 
Suore  di  S.  Pier  Marcire  , a  concorrenza  de  gli  altri,  vn  di  que'quadrctti ,  ch'or- 
nano ccrtj  vani  di  quella  bella  architetture. tta  ;  ed  è  quando  il  Santo  rerufcitail 
putto  morto  ;  luS.Pecrooioaella  Cappella  de' Macellari  jigrandiliìmotauo^ 

Ione 


FRANCESCO  ^^12/0.  559 

Ione  laterale ,  iftoria  copiofa  della  Coronazione  dell'  Immagine  della  B.  Vcrg," 
del  Borgo  di  S.  Pietro ,  molto  bella ,  e  molto  limata  ;  il  di  cui  iìnitifflmo  fuper- 
bo  difegno  andò  oltre  i  Monti  per  mano  de'Carracci  ;  e  di  rincontro  la  memo- 
ria a  irefco  di  quadratura  di  tal  fatto ,  molto  ben  intefa  ;  dando  in  tal  guifa  a  di- 
uedere  quanto  nell'  vna ,  e  nell'altra  forte  di  lauoro  pratico  folle  ed  intelligen- 
te ;  e  nella  Itefla  Chiefa  nella  Cappella  Fofcherari  vn'onefto  quadro  lateralmen- 
te porto ,  ou  è  S.  Carlo ,  ad  emulazione  d'vn'  altro  della  fiefla  grandezza  fattoui 
dal  Tiarini  fuo  concorrente ,  ed  alTai  più  bello  >  così  anche  portando  il  fuggec- 
to  più  copiofo  :  Vn'  altro  quadrone  mimenfo ,  vguale  al  fudetto  del  Borgo  di  S. 
Pietro  >  e  fors'  anche  maggiore  nella  famofa  Sala  Angelelli ,  eh'  empie  tutta  la 
facciata  oppofìa  a  quella  del  camino  ,  ed  oue  per  isbizzarrirfì ,  e  dare  a  cono- 
la  fua  feracità)  e  'I  iuo  fapere  ,  ad  onta  di  chi  lo  diuuigaua  irrefoluco  >  e  itentatOi 
tolfe  a  rapprcfentare  la  tauoia  di  Cebete  j  che  dipinfe  là  in  cafa  >  ed  alla  quale 
flette  attorno  vn'anno  j  e  che  veramente  riufcì  vn'opera  infigne  e  mirabile  *  on- 
de per  gran  tempo  ebbe  il  concorfo  >  e  l'applaufo  di  tutta  la  Città. 

Quelle  fono  le  opere  più  lapute ,  e  più  infigni ,  lafciandonc  molte  altre  per 
bteuità  di  minor  confiderazione  j  maflìme  picciole  ,  perle  quali  aueua  vn  parti- 
colargenio,e  talento >riuicendo  più  in  quelle  proporzioni  quella  delicatezzai 
e  leggiadria  j  delia  quale  era  egli  dotato  ;  ond'  è  che  molti  rami ,  e  tauoline  che 
fi  trouano  entro  Monache,  delle  quali  fece  quantità»  perii  buon  prezzo  che» 
vfaua ,  fono  comunemente  reputate  di  Guido .  Così  dicefi ,  e  credefi  lo  Spon- 
falizio  di  S.  Caterina  hora  non  so  predo  di  chi  :  così  quella  tauolina  che  Croualì 
entro  le  Suore  di  S.  Margherita  d' vn  fìmil  Sponfalizio ,  fatta  per  vna  Monaca  di 
Cafa  Maluezzi ,  di  così  dolce  colorito ,  e  foaui  idee ,  &  altre  >  che  troppo  faria 
lungo  il  riferire.  Così  lode  egli  e  in  quelle,  e  nelle  fudette  grandi  ftato  premia- 
to conforme  il  mento ,  che  aurebbe  fors'  anche  dimoflrato  più  il  luo  valore  ,  e 
prefopiù  animo  ;  mavì  prouòfernpre  vna  contrarietà  in  ottenerle ,  e  v'  incon- 
trò tante  difficoltà ,  e  contraili  ,  che  bifognò  per  alTìcurarfenc,s  offerifce  a  farle 
a  vii  prezzo ,  e  più  per  vincer  la  pugna, che  perapprofittar(eiie  coll'vtile.  S'egli 
fi  pofe  a  fare  a  compagnia  con  Lucio  Maflari ,  e  collo  Spada  ,  il  primo  dedito 
troppo  alle  caccie ,  ed  il  fecondo  a  pigliarli  buon  tempo ,  a  lui  tutta  lafciauano 
la  fatica ,  partendo  in  terzo  il  guadagno  .  Se  col  padre  Buratti,  e  col  Padre  Pie- 
tro Toma  di  S.  Martino  fi  flrinfe,  quelli  più  di  grandi  fperanze  lo  pafcerono, 
che  m  follanza  gran  denari  gli  dall'ero .  Co'Signori  Bolognctti  palTaua  tanta  in- 
trinfichezza  ,  famigliarità,  e  beniuolenza,  che  larebbefi  egli  vergognato  a  chie- 
derde'lauori  che  loro faceua,cofa alcuna,  prendendo fenza  diraltro quel  po- 
co gli  dauano.  Volle  perforza,e  contro  fua  volontà  il  Sig.  Camillo  che  aiidaf- 
fe  a  dipingere  a  Modana  a'  Signori  Co.  Bofchecti,  e  n*  ebbe  tanto  pochi  denari, 
ch'è  vna  vergogna  il  ridirlo.  Fece  vn'affaticato,e  fuperbiflìmo  difcgno  per  vna 
Salone ,  che  andaua  dipinto  tutto  in  Profpettiua  del  Duca  della  Mirandola  ,  c-i 
non  odante n' addimandalTe  viliflìmo prezzo,  defiderofo  di  rorfi  di  Bologna, 
perisfuggire  Icfuefuenturejnonpocè  fucceder  l'accordo;  erellandacoUil 

Yyy     2  fuo 


540  PA7tTETE2iZA 

fuo  difegno  «  ne  vidde  darfi  l'efecuzione  ad  vn  Battiftclli  Pittore  bafllflìmo.  Nel 
laiioro  della  Pieue  >  oue  pocea  coiUencarfi ,  nacque  in  fine  vn'  equiuoco  >  e  gli  fu 
fatcofarelauorodue  volte  più  dell'accordato.  Nella  Cappella  Monterenziifi 
contentò  di  ciò  che  piacque  a  Monfìi^.che  1*  auea  ifpsranzato  di  farlo  paffare  a 
Roma  con  occafioni  di  luo  gran  proiìtco,  non  altro  maggiormente  defiderando» 
che  di  vedere  quella  Metropoli  delMondo  jC  per  qualche  tempo  goderla .  Gii 
Angeli  in  S.  Martino  furono  fatti  più  per  ambizione  di  darfi  a  conofcere  oglian-» 
te,  che  per  guadagno  grande;  fi  come  lo  fteffo  auuenne  della  Santa  Caterina-. 
Sancfe  in  S.  Domenico  j  troppo  inuogliatofi  d'auere  anch'cgli  vna  tauola  di  fua 
mano ,  oue  la  loro  ,  e  canto  famofa  vantauano  lo  Spada ,  il  Tiarini ,  il  Facini ,  e 
Guido .  De'  tré  pezzi  fui  muro  nel  famofo  Cortile  a  S.  Michele ,  facti  a  concor- 
renza de  gli  altri  allieui  Carraccefchi,  non  occorre  dilcorrere ,  elfendo  più  che 
per  guadagno,  Itati  oprati  colla  picca,  e  ad  emulazione .  Paruegli  fé  gli  aprifle» 
ro  le  cateratte  del  Cielo  ne' quaranta  feudi  per  la  tauola  nella  Chiefa  di  S.An- 
tonio ,  e  ne  gli  ottanta  per  quella  de'Signori  Montecuccoli  in  S.  Francelco ,  ma 
tanto  yi  (tette  attorno ,  che  a  ragion  di  giornata,  più  guadagna  vn  vii  garzon  di 
muratore,  ò  di  Falegname  .  U  quadrone  famofo  della  Coronazione  latta  dal 
Cardinale  Legato  Barberini  della  Sagra  Immagine  di  Maria  Verg.  dJ  Borgo  di 
S.  Piero ,  fu  per  darfi  da'  Macellari  ad  vn  tal  Sicari  pittore  ordinano  ,  figlio  di  vn 
macellaro,  &  all'Ambrogio  fuo  fcolaro,  e  da  lui  partitofi  difgullato  ;  onde  per  Io 
fteffo  vihflìmo  prezzo  il  volle  fare ,  per  vincer  la  pugna  ;  e  lo  ftello  fece  del  gran 
quadrone  della  tauola  di  Cebete  in  Cafa  Angelelli ,  efcludendoHe  il  concorrente 
Tiarini ,  che  darlo  facto  in  ere  niefi  promettea ,  e  per  pochi  denari  ;  fupponen- 
do  a  quel  Signore ,  che  non  folle  AleiTandro  grand'  huomo ,  e  valente  folo  ne'ri- 
tratti  i  ond'auuenne  poi, che  chiamato  a  farne  da  quel  Signore,  rifentitamen- 
te  rifpondefife  il  Tiarini,  niarauigliarfi  de'cafi  fuoi;  non  efler'egli  pittor  da  ritrat- 
ti, ma  da  ftorie,  come  poteuafi  vedere  in  S.  Antonio,  in  S.  Domenico  ;  però 
chiamade  pure  in  ciò  il  luo  Brizio,  ch'egli  fi  concentauaefl'er  chiamato  da'Prin- 
cipi  di  Lombardia.  Sin  ne' primi  anni  tagliò  vna  conclufione  al  Dottor  Felina» 
C  dopo  la  fattura  non  furono  d'accordo ,  reftando  a  lui ,  che  poi  ne  fece  vna  di 
minor  prezzo .  Ne  tagliò  vn'altra  a  Fra  Pier  Toma  di  S.  Marcino ,  e  tanto  (let- 
te a  leuarla,  che  conofciuto  infine  ciò  auuenire  perche  il  Padre  non  voleua_, 
comperarla,  bifognòglila  donalTe.  Era  infomma  ficuro  ,  che  quando  vnogli 
addimandaualauori ,  (ì  inoueaò  per  fcroccarlo,ò  per  auer  buon  prezzo ,  ò  per 
dilBeultargline  il  pagamento;  ^  come  non  auea  da  dubbicare  ,  che  quando  ver- 
fa  vice  egli  ad  alcri  ne  richiedeua,  non  gli  otreneua  ;  così  volendo  vnapcr- 
uerfa  ,  ed  oftinata  forte ,  che  mai  Ci  vidde  placata ,  e  contenta ,  fino  che  non_» 
l'ebbe  ridotto  all'ertremo,  mancando  in  età  di  quarantanoue  anni  del  i6j^. 
Vogliono  perciò  molti ,  che  morifle  di  tedio ,  e  di  malcnconia ,  mallìme  che  per 
lo  più  inchiodato  dalla  gotta ,  perdeua  in  quelfvltimo  i  m  fi  interi  fenza  poter 
nulla  oprare  ;  e  perciò  fempre  dolendofi  della  fua  cartina  forte  ,  e  rammemo- 
rando gliapplaufì  di  Guido ,  gli  auanzi  del  Tianno  >  il  buon  tempo  del  Mafiari, 


FRAnCESCO  'BltlZlO  541 

le  fortune  del  Valefìo ,  e  dello  Spada ,  e  dibbattendofi  t  e  cormentadofenc.  Al- 
tri dicono  >  eh'  ei  fotìc  aflfacturato  e  guafto  da  vna  fua  nuora ,  fi  come  cale  fi  (co- 
perfe  la  prima  creatura  che  dalla  moglie  ottenne;  aggiongendo,  che  quando 
di  ciò  s'accorfe  >  e  da*  Rcligiofi  ancora  ne  fu  aflìcurato>  (ì  leuò  di  cafa  di  eira,co- 
sì  configliaco  ;  ma  che  poi  raffreddatofi  col  tempo  il  fofpecto,  e  blanditone  dal- 
la conforce ,  per  vlcima  fua  difgrazia  vi  tornò,  e  v'inciampòj  terminando  conca- 
le infelicità  quella  vira  >  ch'anche  miferamente  fempre  auea  condotto. 

£' (tato  il  Brizio  vno  de' grandi  allieui  che  dalia  fcuola  diLodouicofia  vfci- 
to>  leuatonei primi  quat ero, Guido  >  il  Menichino,  1' Albani,  ed  ilGiiercinOj 
ancorchea  quelli,  e  ad  ogn' altro  lo  preferifca  nell'ordine  della  nomina Gio. 
Antonio  Bumaldo  nelle  fue  Minerualta  Bononia;  e  fra  i  quindici  Accademici,  che 
a  concorrenza  dipinfero  gli  Emblemi  nella  Colonna  funerale  al  morto  Agofti- 
no ,  il  primo  luogo  a  lui  fi  dia ,  e  prima  d'ogn"  altro  venga  nominaco  :perfona  co- 
me di  molto  valore  nel  dipingere ,  così  degna  pianta  di  ^goflino  neli  '  intagliare  ;  e  fo 
non  ha  pocuco  ftare  a  fronce  del  concorrente  Tiarmi  nella  gran  nfoluzione, 
terribilità, e  profondità  d'incelligenza>  Thi  fuperato  nelle  tenteamcreuoli,e 
nel  paefaggio,  delle  due  quali cofe  era  priuo  AleHandro.  Vguale  poi  certo  al 
Cauedone, al  Malfarò,  allo  Spada, al  Maikllecta,  ed  a  quanti  altri  della  Car- 
raccefca  Accademia  fi  annouerino.  Quanto  a' putcini,  niiiunopiù  belli  diluì 
gli  ha  formati,  a  fegno  che  vdii  talora  dire  a  Guidcauere  anche  in  ciò  paflac'egiì 
que'  del  Bagnacauallo .  Ha  intefo  in  modo  il  camminar  de'  piani ,  il  ben  pofa? 
delle  figure,  la  Profpettiua,  e  rArchitectura,  che  caluoltaLodouico  con  elfo 
lui  fu  veduto  difcorrerla  >  e  configliarfene  ;  e  nella  foa  famofa  ftoria  a  S.  Miche- 
le.in  Bofco  del  Saflo ,  e  nell'  altra  del  Totila  genufleflo  a  S.  Benedecco  nel  Cor- 
tile ,  fece  fare  quelle  belle ,  e  maeftofe  archicecture ,  che  vi  fi  vedono  a  France- 
fco ,  come  di  mano  dello  fteiTo  io  più  voice  le  ho  vedute  egregiamente  difegna- 
te  .  Di  paefare  di  penna,  niduno  mai  1'  aggionfe  ;  fi  vedono  in  ciò  fuoi  dilegui 
che  fono  mirabili,  ne  fenza  ragione  vanno  al  pari  di  que'  de"  Carracci ,  e  lo  ftef- 
fo  fi  valutano;  perche  le  non  arriuano  alla  bizzarria,c  profondità  di  que'  d'Ago- 
ftino ,  fono  per  vn'altro  verfo  più  limpidi  ;  vi  fi  cammina  dentro  più  facilmen- 
te , e  v'è  vua  frafca  così  ben  diuifa , fcherzante ,  e mouencefi  dal  vento,  che  pref- 
fòdieffi  , anche  i  più  eruditi  fembranofpegazzi;  onde  con  ragione  l'interroga- 
uaper  auuentura  il  fudetto  Agofiino,  comefacelle  mai  a  formargli  sì  belli, e 
douelincaualfe.  Sene  vedono  di  mirabili  preiVo  i  Signori  Conti  Ifolani,  parti- 
colarmente nella  impareggiabile  raccolta  del  SeteniiTìmo  Principe  Sjg.Card. 
Leopoldo  di  Tofcana,  ed  io  ne  polfedo  nel  mio  ftudio,  fra  gli  altri,  vno  in  gran 
foglio  ,encro  il  quale  con  immenfo  equipaggio ,  ed  apparato  finle  la  floria  deli' 
Eunuco; e  1" iftellopenfiero  della  ftefla  grandezza  ,factura,  e  bellezza,  ancor- 
ché diuerfo  ,ammirafi  nello  (Indio  de'famofi  difegni  del  Negri.  D'Architet- 
tura poi ,  e  di  Profpettiua,  fi  vedono  difegnoni  in  vn  foglio  intero  reale  ,  con_ 
tanti  edificii  nobili ,  e  tanti  punti  di  veduta  così  ben'  interfeccati,ed  intefi ,  ch'è 
cola  di  Hupore  ;  e  fpaaeacaao  noa  meno  che  dilecuuo ,  aggioncaui  mailìmc  la^ 


54*  P  A  t.T  E     T  E  Ti  Z  A 

bella  penna  ,&  il  politiflìmo ,  e  fottiliflimo  tirar  di  linee,  vno  de* quali  ciò  caf« 
de' Signori  Sampieri  dalle  Pitture,  Infomma  ha  auuto  parti  mirabili,  ed  è  fla- 
to molto  benemerito  della  Profeffione,  madìme'pcc  haucrla  Tempre  efercitata 
con  decoro  ,  abbuffando  folo  i  prezzi,  per  non  auer  potuto  far  àx  meno,effen- 
dofi  dimoflrate  troppo  rattenute  le  perfone  in  comandargli.  Velli  femprc  ci- 
uilmente ,  s'intromefle  nelle  differenze  dell  '  Arce  ,  cfercicò  con  gran  prudenza.» 
più  volte  l'Efiinwcore,  il  Sindicato,  &  il  Mallariato  ,affezionandofi  negl'inte- 
redi  d^llafleffa,  nelle  difgrazie,  e  ne' vantaggi.  Nella  fuperba  vefle  con  Ia_, 
qualevfcìfuore,  Separata  eh' ella  fu,  per  opra  &  interceflìone  del  Sig.  Lodoui- 
co  ,  da'  Bombaciari ,  contribuì  fomma  conlìderabile  ,-  e  nella  lite  eh  ebbe  co* 
itellì,  edaltrcniffunol'auanzòin  vna  imprellanza  di  denaro  canata  comune- 
mente da  tutti  i  Pittori.  Trattò  col  Sig.  Lodoiiicofudetto, allora  che  andò  a 
Roma  co  Annibale  a  riaggiuftare  la  Galeria  Farnefejdi  leuargli  il  nome  di  Com- 
pagnia, di  cambiarglielo  in  quello  dì  Accademia,  e  farla  aggregare  a  quella 
colà  di  S.  Luca ,  come  fopra  ciò  ho  la  rifpofta  originale  fcrittagli  dal  fudetto  Lo- 
domcodiRoma,  fottoildì  S.diGjugno  i502.  donatami  con  molt' altre  dal 
Sig.  Filippo  fuo  figliuolo.  Profefsò  jc  mantenne  amicizia  co'primi  Virtuofidi 
quel  tempo,  fcruitù  con  Cardinali,  fra' quali  il  fudetto  Sig.  Card.  Boncompa- 
gni  >  il  Sig.  Card.  Serra  ,  il  Sig.  Card.  d'Elie  ,  de'  quali  tutti  conferuo  lettere  ori- 
ginali fcrittegli  in  duierfe  occafioni ,  niailime  vna  cortcfifsima  di  queft'  vltimo» 
che  ringraziandolo  d' vn  quadro  di  fua  mano  mandatogli  a  donare ,  e  dell'  inta- 
glio del  S.  Rocco  del  Parmegìano  in  S.Petronio  ,  aSua Eminenza  dedicato,  fé 
gli  offre  con  gran  gentilezza! Suo  amico,  e  Protettore  de'piii  cari,  &  efficaci  fu  il 
Sig. Loaouico  fudetto,  che  (i  eleill-  per  compare,  facendoli  tenere  al  Sacro 
Fonte  Filippo  vnico  fuo  figlio,  anch'oggi  viuentc,e  dal  quale  ebb'  io  le  fu- 
dette  lettere  amoreuolifsime  ,  e  tenerifsime ,  fcritte  in  varie  occafioni  .  Fu 
fìmiimcnte  fuo  compare,  e  perciò  non  meno  di  Lodouico  fuo  parziale,  il  Sig. 
Camillo  Bologiictti,  che  fu  anche  in  vltimo  fuoallieuo,  difegnando  egregia- 
mente, e  dipingendo  qualche  poco.  Fra  le  altre  IO  mi  trono  di  quefto  compi- 
to Caualiere  vna  lettcta  fcrittagli  in  rilpofla ,  e  dalla  quale  cauafì ,  gli  auea  chie- 
fto  in  impreflito  Francefco  certe  vacchette  famofe,  ch'ei  fra  gli  altri  fuperbi 
difegni  pofledeua  quel  Signore, al  numero  di  tré  ,  anche  groiTette ,  di  mano  di 
Girolamino  da  Carpi ,  e  eh'  erano  tutti  gli  ffudii  farti  da  quel  gran  valentuomo 
in  Roma  jauendouidifegnato  per  entro  con  quella  fua  leggiadra  penna  tutte 
le  ffatue  più  fimofe  antiche*  vali,  baisi riheui,  &  altri  limili  eruditi  frammenti» 
mentre  così  dice  : 

Tdolto  Magnifico  mio  honorando  Compare  « 
e  Maeflro . 

Piacendo  à  Dio  ,ffero  che  vn  giorno  ci  potremo  godere ,  e  flare  in  conuerfatione  mag- 
giormente ài  quello i  (bcper  il pajjatopfr fortuna  crudele,  &  bora  per  il  tempo 

non 


FILIPPO    'BZIZIO,  54J 

non  fi  può .  Nella  voflra  mi  dite ,  che  fé  non  mi  torna  f comodo ,  deftdtrate  di  vedere  le 
mie  •tacchettine  :  non  facete  y  che  non  mi  farà  mai  [comodo  fare  cofa,  chefta  in  ì>oftro 
feruitìoì  e  che  miggior  contento  non  potrò  mairiceuere,  che  quando  dal  mio  caroM, 
Francefco  verrò  comandato  ?  valeteuene ,  e  portateuele  à  cafa ,  che  perciò  ne  dò  commif' 
fione  cofìì  à  M.  Tietro ,  che  ve  le  dia  ;  e  fé  in  altro  fon  buono ,  (pendetemi  come  cofa  nO' 
flra ,  con  che  fine  mi  ri  raccomando  di  viuo  cuore  •  Di  Totano  il  dì  25?.  Gennaro  1 607, 

Di  y.  S,  Molto  Magnifica 

Ter  feruirui  fempre 
Camillo  Bolognetti. 

Fra*  Scolari  dunque  che  di  lui  vfcirono  ('che  pochi  furono ,  non  potendo  du- 
rare alle  fue  impazienze  ,  natura  malenconica  >  e  noiofa ,  mafsime  in  queiè'  vl- 
timo  j  peri  mali  ch'il  cormentauano)  porrcmquefto  Signore  per  il  primo, e 
che  coloriua  anche  in  modo,  chefoleua  dire  Lodouico  Carrazzi  (Ja  fcuola  del 
quale  frequentò  ancora,  e  fu  tra  gli  altri  Accademici  Incaminatt,  come  roc- 
cofsi  altroue  )  cflfer  peccato  che  folle  nato  Gentiluomo ,  perche  fé  auelTe  tenu- 
to bifognodiguadagnarfi  il  vitto,  farebbe  fiato  vn  Pittore  ,  ch'auria  potuto 
ftare  al  pari  di  quale  'vn' altro  che  fé  l'allacciaua.  Il  fecondo  luogo  dare- 
mo al  Signor 

FILIPPO  BRIZIO  fuo  figlio,  che  pili  che  di  Tuo  padre,  fu  a  Iliéuo  di  Guido 
Reni ,  alla  fcuola  del  quale  (  relUto  priuo  del  genitore  in  età  di  vent'  anni)  paf- 
sò  molto  ben  veduto,  e  volentieri  accettato  perla  memoria  di  Francefco.  Si 
vedono  due  fue  tauoline ,  vna  della  Santifs.  Immacolata  Concezione  in  S.  Silue- 
fìro,  e  r  altra  di  vn  S.  Giuliano,  fatta  vkimamente  all'Aitar  grande  di  detta 
Chiefa  fua  Parrocchia ,  abitando  anche  la  cafa  propria  antica .  Egli  è  preffo 
all'etd  feffagenaria ,  onde,  come  di  anco  viuente  ,  non  m' eftendo  a  dirne  altro, 
ftiori  che  a  lodare  la  maniera  eh'  egli  hd  d'infegnare  alle  cafe  i  principii  non  fo- 
lo ,  ma  il  modo  del  colorire ,  auendoui  vna  faciliti  ,  e  comunicarina  così  gran- 
de ,  che  non  fi  può  magaiore  ;  Si  come  non  mi  fermo  nelle  cortefìe ,  che  da  lui 
fempre  ho  riceuuto,  altroue  però  e  fempre  da  meconfelfate ,  e  fra  le  quali  non 
iftimo  la  minore  l'impronto  della  tcfta  di  fuo  Padre  da  lui  cauato  dal  morto,© 
che  a  me  ha  feruito  di  trarne,  al  meglio  ho  faputo,  l'anrcpoflo  difegtio,  vna  del- 
le prime  ccfe  tagliatemi  dalla  Signora  Veronica  Fontana ,  e  che  mi  hi  ben  dato 
a  preuedere,  quale  ella  fia  per  riufcire  a  fuo  tempo  inquelta  sì  difficile  profcf- 
fione  del  tagliare  in  legno.  Suoi  allieui  fi  pregiarannovn  giorno,  fra  tanti  altri 
Caualieri,  e  Dame  ancora,  d'efler  flati  il  Sig.Co.Berò.e'lSig.  Giulio  Cefare 
Venenti, che  difcgiia  molto  bene,  ed  ha  intagliato  all'acqua  forte  molte  cofe 
lodabilmente,  e  chevn  giorno,  ed  a  fuo  tempo  da  miglior  penna  della  mia. 
verranno  memorate .  E'  il  terzo  allieuo  di  Francefco 

DOMbNlCO  degli  AMBROGI  ,  che  più  che  da  ogn' altro,  daluilArrc-» 
apprefe  ;  e  che  più  che  d'og'i'altro  fcppe  gaadagnarfi  i'aftetco  del  Maekro ,  coa- 
feruarfelo  , e  molto  (  che  fu  più)  durar  feco;  e  de!  quale  perciò  fé  ben  viuojper 
nondit  ve  echio  >  voglio  qui  pre  ad;  rmi  licenza  difuccincatnenterefìrirìgere,  e 

ri. 


544  P  A  ?.  T  B     T  E  Ti  Z  A 

rìflrettamente  foggiongere  quel  poco .  che  fenza  penetrar'  egli  a  che  fine ,  Cep- 
pi io  talora  trarre  a  lui  Iteflo  di  bocca  ■■,  acciochc  chi  volslfe  mai  profeguire  que- 
lle Vite,  memorando  poi  compicamente  tutte  l'opre  fue,  gli  accidenti  >  e  le  for- 
tune, abbia  oue  appoggiarfi  con  ficurezza  anche  di  ciò.che  difficile  poi  fra  qual- 
che tempo,  e  per  altra  via,  renderebbefì  il  faperfi  .  Imparò  dunque ,  come  di- 
co, l'Arte  da  FrancefcoBr:zii,  e  più  d'ogni  altro,  come  foggionfì  ,  potè  rcfi- 
fìerCje  durar  feco,  e  cioè  fin  tanto  che  cominciò  a  diuenire  anch  ci  Mae- 
fìro ,  non  che  ad  oprar  focco  i  fuoi  difegni ,  e  carconi  ;  i!  perche  comunemente 
fi)  poi  detto  Menichin  del Brizio,  ecaluolta  reputato  della  Uelfa  famiglia,  anzi 
ingiuftamente  fuo  figlio  .  Fu  porto  a  principio  >  e  picciolo  putcllo  allo  fpeziale, 
in  vna  bottega  allinfegna  del  Carro  ;  ma  perche  rauuedendo  di  quando  in  quan- 
do gli  alberelli  delie  confetture,  malamente  decimatali,  fu  tolto,  e  polio  ad  vn' 
altro  meltiere ,  che  nilTuna  franchigia  concedeile  alla  Tua  golofità  puerile  ,  e  fu 
il  Sartore  nelle  Calzolarie.  lui  contigua,  poco  però  più  friquentata,  perla  nuo- 
uà  eretta  Accademia  dc'Carracci,auea  la  fua  danza  il  Pittor  Baldi,  checoH'a- 
uanzarfi  nell'  età  crefcendo  nelle  gelosìe  verfo  la  moglie ,  ancorché  sì  vecchia ,  e 
brutta ,  anca  licenziato  que'  pochi  gionan!,chc  pur  troppo  annoiaci ,  ed  iiifafti- 
diti  dalle  lunghe  lezioni  di  Profpettiua  tolteui  a  recitare  ,  comcfoprafidifle-^} 
dalBiizio,edalle  nuoue  leggi  con  che  volea  legarla,  s'  erano  già  cominciati  ad 
allargare  .  Veduto  coltui  p;u  volte ,  ed  oHeruato  la  modeftia  e  fauiezza  del  ixn- 
ciullo,  e  perciò  inuogliatofi  di  tirarfelo  predo  per  idimeltici  feruigi  dicafa,ne 
pregò  il  padre, che  facilmente  fi  lafciò  indurre  a  concederglielo,  per  la  pro- 
meffagli  buona  cura, educazione  ,&  ammaeftramento  del  figliuolo, che  tanto 
per  lo  contrario  era  per  perdere,  foggiotigeuagli,  tra  le  iirblcnzeralora,  &  ofce- 
lutà  della  ciurmaglia  diquc'garzoni.  Mal  volentieri  a  principio  vi  andò  Dome- 
nico  ,  vedendo  torfi  in  cai  guifa,  e  rcflringerfi  ogni  libertà  ,  ma  accadendo  che-» 
nel  portar  riiieui  da  quella  ad  vna  nuoua  ltanza,efermatofi  curiofamente  adof- 
feruare  duo' nemici  che  dauanfifd!iate,fgraziatamente  colto  egli,  e  ferito  in 
capo  ,  così  amoreuolmente  ,  e  con  tanti  ipafiir.i  da  Bernardino  ,  e  dalia  moglie 
era  (lato  curato ,  e  feruito ,  che  prefo  però  loro  ftraordinario  affetto ,  nulla  più 
rendendofi  a  fatica  lo  fpendcre,  il  ripolir  la  cafa.e  fia.ili  altri  facci,  poco  più  pen- 
faua  all'  auanzarfi  nella  Profeliìone  ,  perdendo  gran  tempo  ,  e  poco  guadagnan- 
do .  Ciò  auuertito  più  volte ,  e  pazientato  dal  Padre ,  rifolfe  leuarlo  dal  Baldi,  e 
farlo  paflare  al  Caluarce, col  fomminidrare  più  torto  a  querti  la  folica  meiifual 
prouifione  ;  ma  perche  focto  le  Fefte  di  Natale  nulla  mando  al  Fiammingo ,  co- 
me vlauauo  gli  altri ,  lo  ^\  cacciò  dalla  fianza  col  dire,  non  auer  bifogno  di  galli- 
ne cesi  rtrettejechenonfacefiero  voua  ;  tornalfe  pure  dal  fuo  Baldi,  col  qua- 
le anche  fariafi  di  più  rirparmiato  la  menfual  prouifione. 

Fu  dunque  porto  dal  Brizio  ,  che  molto  volentieri  l'accolfc  ,  e  ne  tenne  con- 
to, auuantaggiandolo  ben  prertce  più  d'ogn'alcro,  fin'anche  del  proprio  figlio, 
p.-r  pot-rfe  iepoi  feruire  ne' lauori ,  e  dimezzarfi  quella  fatica,  chepui  grane 
ficean  prouargli  i  Tuoi  dinieftici ,  e  continui  mali .  Lo  feruì  tiungue  molti ,  o 

mol- 


DOMENICO  DEGÙ  AM'BWGI.  54  y 

imoltìanni \  huorando  focto  i Tuoi  cartoni, e  coTuoi  difegni,  e  ritraendonc  qual- 
che onelta  ricognizione  di  quando  in  quando ,  ed  in  fine  parte  de'  prezzi ,  cojij 
ilcambieuole  foddisfazione> e  contento,  finche  uicorbidoflì  il  tutto ,  e  ne  fuc- 
cefTe  finalmente  vna  totale  feparazione,  efconcerto.  Gionto  Guido  la  prima 
volta  di  Roma  con  i'appiau  fo  ben  noto  ,  per  lo  feruizio  si  degnamente  preflato 
ne' lauori  a' Signori  Cardinali  Facchenetti,  e  Sfondrati  nonfolo,  ma  all'iftcffo 
Paolo  Quinto  allora  regnante,  pregato  dal  Senatore  Fantuzzi  (nel  Palagio  del 
quale  auea  prefo  itanza  )  ad  accettar  lotto  la  fua  difciplina  Domenico ,  ad  litan- 
za  del  Padre,  che  d'appoggiarlo  a  si  grand'  huomo  Uimò  maggior  vantaggio,  in- 
contrato quelti  il  Brizio ,  e  per  atto  di  buon  termine  non  meno ,  che  per  infor- 
mazione, chic  (logli  del  giouanetto,  non  fi  può  dire  quile  relUfle  a  tale  aiiuifo 
Francefco.  Difimulacone  tutcauia  il  difgulto.e  dettogline  pocobene  ,  nonsì 
torto  fu  gionto  a  cafa ,  eh'  ito  a  trouar  Domenico ,  e  fuo  Padre ,  ftranamente  (ì 
dolfe  del  torto ,  e  più  del  mal  termine;  e  kggiongendo  loro,  e  molfrando  il 
danno  pili  torto  che  Tvcile,  ch'era  per  ritrarre  il  giouane  da  quella  nuouafcuo- 
la ,  troppo  numerofa  di  gente ,  e  piena  di  brigata  ,  che  colà  aftollauafi  più  per 
farchiaflojche  per  ifiudiare,  tanto  feppe  dire  e  fare  ,  che  non  ne  f  guìali:ro,e 
rappatumoilì  il  tucto.  Eb^npoivero,  cJienoii  ifcoprciidofi  più  in  Domenico 
il  primiero  afì'ertoal  Maertro ,  né  in  querti  l'antica  confidenza,  e'I  pacato  amo- 
re verfo  il  difcepolo,  ben  prerto,  e  p;ù  ftranamente  fi  dilciolfe,  e  fi  ruppe  il  rag- 
gruppato filo  .-perche  doueudofi  dipingere  certe  Itanze  a  frefco  nel  Palagio  del 
Sig.SenacorPaleotti  da  Dentone,  e  penlandofi  trouargli  vn  figurilta,  l'Archi- 
tetto Ambrofini  feppeperfuadere  molto  auuantaggiofo  a  quel  Signore  il  valerfì 
di  quel  giouane,  che  s' era  alleuato  il  Hrizio,  detto  Menichino ,  offrendofi  ei  ftef- 
foparlarneal  Maertro,  acciò  non  meno  fé  ne  contcntaife,  chea  fargli  anche  i 
penfieri,  e  metteigline  giù  1  difegni  volt  ncieri  logiefle.  Tanto  fu  che  ciò  pec 
allora  aiiuenifie,  ch'anzi  ad  vna  tale  inchieiia  dato  ne'fclami  Francefco,  e  nel- 
le ("urie ,  Ci  cacciò  dalla  rtanza  l'Architetto  ;  ne  sì  tol^o  fé  gli  parò  auaiiti  Dome- 
nico ,  che  fgridandolo  d' vn  canto  ardire ,  e  d' vna  si  fatta  ingratitudine ,  arruiò 
a  fegno  ,  chefcufandofeneegli,ed  allegando  il  non  faper  cola  alco'ia  di  vnfimil 
trattato  fatto  tra  di  loro  l'Anbrofini ,  e'I  Paleocti,  f>.nza  fua  paiticipazione  e 
conftnfo,crefcendoglifempre  piùaddoflo,  volle  battergli  fui  capo  il  battone, 
al  quale  appoggiauafì  in  qu  Ile  fue  podagrofe  debolezze ,  fé  raccomandatofi  aJ- 
Ja  fuga,  non  fé  ne  fotcraeal  Ambrot^  o.  Allora  poi  più  crebbe  Io  fdcgno,  ercfefì 
irreconciliabile  l'odio ,  che  mandando  lo  fcac  ciato  compagno  a  prendere  dun- 
que per  vn  giouane  tutto  quel  pò  di  capitale ,  che  colà  aui.  uà ,  e  fra  querto  vru* 
modcii  >  dilegnodique' the  fi  fnonano,  epugnno  iicgni  fcorto,  trouandolo 
cortui  vcliito  di  certi  Ura?zettimolli,eben  raflitcati,  ne' quali  auealo  accon- 
cio Francefco  per  fcruirrene  ,fenza  penfar  altro,  kuandoglieli  d'indofio.e  in 
terra  buttandoli,  fé  n'andò,  lafciandoli  in  quel  modo,  concepito  fubicoche  fé 
n'accorfe, per  vnd:fprezzo,&  vn'ingiurio'o  afìronco  dali 'amareggiato  Mae- 
stro ;  Né  valùro  quante  fcufe,  e  quante  offerte  di  ritornar  quei  bamboccio, e 

Zzz    ■  riac- 


54<^  PARTE     T£R2A 

riaccomodarlo  mandò  a  farglinc  fare  Domenico,  che  fempre  piti  offendendo-^ 
fene ,  e  più  alcerandofene  >  per  venirne ,  dicea ,  in  cai  guifa  doppiamente  burlato 
Francefco,  mai  più  volle  di  lui  faper*  altro ,  &  vdinic  parlare. 

Spiccatofene  dunque  affatto  l'Ambrogio ,  feruito  eh'  ebbe  Dcntone  non  folo 
in  quel  lauoro  de 'Signori  Paleotti  (  nel  quale  Monfig.  Archidiano  Francefco 
fratello  del  Senatore,  voile  ad  ogni  m^^do,  ed  ottenne  cheilErizio  faceffe  i  ne- 
gati difegni  )  ma  in  altri  ancora  .  Ci  pofe  a  fare  hora  da  fé  folo  i  bora  a  compa- 
gnia, conforme  fé  gli  rapprefcntaffe  occafione.  La  prima  cofa  fu  1'  vltim' oc- 
chio del  portico  della  Nonziata»  paffato  la  porta  della  Chiefa  :  A  S.  Cefareo, 
Giurifdizione  de' Signori  Conti  Bofchetti  fui  Modanefe.a  quell'Abbate  vn  fre- 
gio di  vna camera,  dopo  auergline  già  dipince  altre  in  compagnia  del  Mae- 
Itro;  A  Piumazzo  a  Simone  Brufato  tutta  vna  loggiadi  profpsttiua,  e  la  Viti 
di  Enea  in  vna  flanza  :  A' Signori  Marchefi  Rangoni  di  Modana  la  copia  (  ridu- 
cendoli anche  in  grande  )  di  certi  paefi  de'  DoUì  >  polli  eiuro  il  Camello  di  Fer- 
rara, per  mandarfi  da  que' Signori  a  Gualtieri ,  loro  giurifdizione  allora,  rifiu- 
tando egli  il  reftar  poi  al  lorferuizio, con  grolla  prouigionc  ancora,  altret- 
tanto poco  ben  trattato  da  que'  Miniflri ,  quanto  foddisfatco  rimanendo  de'Pa- 
droni:  A  Modana  vna  tauolina  da  Altare,  &  il  ritratto  del  Saluatico  brauo  Mu- 
fico  di  quelle  Altezze  :  A  Brifighclla  l' iramenfo  Salone  de'  Signori  Spadi ,  &  vna 
Cappelletca ,  reftando  il  tutto  imperfetco ,  adalito  fieramente  per  la  prima  vol- 
ta da  que'  cattarri ,  e  quelle  fciattiche  ,  che  lo  refero  poi  fiorpio  per  fempre  ,  e 
cagionategli  da'  patimenti  fu'  ponti,  e  dall'  vmido  di  quelle  calci  frefche. 

Riauutofi  alquanto,  &  in  modo  che  potefle  tornare  ad  oprare,  dipinfe  alla 
Madonna  di  Pogijio  il  marauigliofofofEcto,  nelqualed;edea  vedere,  che  ft> 
auefl'c  auuto  la  fua  fanitd ,  a  nilliin'  altro  frefcantc ,  in  quadratura  parimenti ,  fa- 
rebbe reftato  egli  indietro,  fé  non  tutti  auelTe  auanzato  :  La  Cappelletta  nel 
famofo  Palagio  de'  S'gnori  Marchefi  Buoi  a  Poggio  ;  A  Bagnaruola  vna  loggia, 
vna  ftanza ,  ed  vn  camerino  nel  cafino  eh'  era  già  de'  Signori  Cofpi ,  oggi  del  Sig. 
Aurelio  Maluezzi  :  Nel  Salone  del  Collegio  de' Signori  Conuitori  di  S.  Lucia_„ 
detto  il  Collegio  de'Nobili,  infieme  col  Colonna,  il  fregio  vniforme  al  foffitco, 
che  molto  prima  vi  auea  dipintoci  folo;  &  infieme  pure  col  Colonna,  &  altri 
il  di  dentro  dtl  ricinto  del  nofiro  Cafino  alTrebbo,  mentre  Dentoneauea  di- 
pinco la  loggia  doppia  a  frefco,e  'I  foffitco  della  fala  a  tépra  full'  ade  di  abeto  ben 
iufiem  commeffe,e  ftuccace,  facendoui  lefigure  ilBrizioifieffo,  il  Valefio, 
Anton  Cartacei ,  e  fimili  giouanetti ,  che  diuennero  poi  grand'  huomini  :  Nella 
facciata  di  quel  baffo  cafino  nella  Nofadella  ,rifcontro  le  Suore  degli  Angeli, 
quel  sì  leggiadro ,  e  polito  frefco  di  quadratura  ,  e  figure  a  chiarofcuro  :  In  cafa 
delSig.  Celare  Rinaldi  vna  fìanza,  co'  i  fatti  del  cantato  dal  Taffo  Rinaldo  ia 
certi  carnei  :  In  cafa  de'  Signori  Ratta  i  palchi  di  cinque  llanze ,  e  loro  fregi  :  Al 
Sig.  Senatore  Segni  vna  rtanza  la  prima  fopra  ,  e  vi  aurebbe  anche  dipintola-, 
{ala  tutta  dalla  cima  fino  interra,  s'eforbitante  non  folk  allora  fembratala 
giulla  dimanda  di  mille  feudi  di  paoli  ?  e  fé  cacciato  non  vsniu»ne  dalle  efficaci 


GIACINTO  CAMPALA.  547 

pratiche ,  che  per  otceaerla  (cct  il  Felliaa .  che  ne  acquiftò  poi  poco  onore ,  co« 
me  vi  fé  poco  guadagno,  volendo  dipingerla  per  poco  denaro  :  Al  Sjg.  Conte, 
p  Senatore  Marc'  Antonio  Ranuzzi  il  Cottile  del  Palagio,  &  vna  camera,  ancor- 
ché oprar  la  facete  la  maggior  parer  a'  Cerui  fuoi  fcolari  :  Nella  Cappella  de' 
Signori  Venenti  nella  Chicfa  della  Nonziata,.  ou'è  il  tanto  bello  S.  >rancefco 
ellatico  del  Geflì  all'  Altare ,  tutti  i  frefchi  laterali  della  vita  del  Santo ,  &  il  vol- 
to con  Angeli,  opera  fpicciaca  in  meno  d  otto  giorni;  Nella  Chiefa  de'PP. 
Giefuati  tré  quadri  a  olio;ìl  B.Colombino  Fondatore  di  quella  Religione  orante» 
io  Iteflo  celebrante  ,e  l'Immagine  della  B.  Verg.  di  S.Luca  fofìenutada  gli  An- 
geli :  Vn'  Angelo  nella  Chiefa  della  Congregazione  di  S.  Gabrielle  in  Porta, & 
vn'  altro  eh'  oggi  ferue  per  tauola  all'  Altare  della  Chiefa  delle  R  R.  MM.  Scalze: 
Nel  ricchiilìmo  (offitto  dell'Oratorio  della  Vita,  a  olio  fimilmeute,  lo  fpazio  di 
mezzo  con  !a  B.  Verg.  Incoronata  dal  Padre ,  e  Figlio  m  gloria  d'Angeli  :  Nel- 
la Chiefa  nuoua  di  S.  Lucia  lopra  le  Cappelle  al  di  fuori  li  lei  quadri  de*  fei  Pro- 
tettori della  Città,  oprati  però  foio  coi  fuo  difegno  dalfuo  Fumiani>  edalui 
affatto  ritocchi . 

Tanti  quadri  priuati  poi ,  che  troppo  faria  brigofo  il  qui  raccogliere  ;  tante 
fcene  e  reali ,  e  bofv.  areccie  ,  nelle  quali  ebbe  vna  particolar  dote ,  come  die  a 
diuedere  in  quegli  arboroni  sì  ben  battuti  e  frappati  nella  doppia  fcena  del  fa- 
mofo  Torneo  facto  rapprefentare  con  tanta  moitruofa  abbondanza,  e  bellez- 
za di  macchine ,  &  apparati  da  mio  Cuqino.il  Marchefe  Cornelio  fulla  Sala  del 
Rè  Enzio:  Tante  Frol'petciue,  come  quella  de'Signori  Banzi  nella  Via  di  mezzo* 
ejuella  al  Canonico  della Itefla  famiglia,  quella  a  ' Signori  Renghieri,  quella  al 
Sig.Cefare  Marfìlii,  e  limili:  Tanti  difegni  poi  perle  famofe  cene  de'Signori 
Paleotti,  delle  quali  ne  moftra  raccolto  vn  curiofo  miniato  libro;  Tantiinnu- 
merabili  finalmente  per  Conclufìoni ,  e  fimili  altre  inui'nzioni ,  cflTendo  feraci!^ 
fimo  dilegnatore ,  ^opiofìllìmo  inuentore ,  e  perciò  in  quclte  fempre ,  e  in  ogn' 
altraoccafioiiea  lui  ricorrendo/!;giàchendotcofì  in  così  ca  tiuo  flato ,  fuori 
che  al  tauoluio,  poc'altro  può.piii  oprare  ;  ch'é  quanto  per  hora  fi  può  dire ,  la- 
fciando  qu'lle  Iodi,  delle  quali  altrettanto  eflendo  nemico,  quanto  né  meri- 
teuole ,  a  me  qui  ferra  in  bocca  la  voce  ,  e  toglie  di  mano  la  penna ,  che  volen- 
tieri 10  cedo  a  più  degno  Scrittore ,  perche  a  fuo  tempo  giuftamente  in  fauore 
di  vn  sì  gran  Virtuofola  maneggi,  e  radopri,aggiongendoui  in  fine  que' tanti 
allicui ,  e  si  braui ,  che  dalla  fua  fcuola  vfciti  fono  ;  come  i  duo'  Cerui,  Giacinto, 
e  Pierantonio  , eh' oggi  fui  Padouano  con  tanta  lua  lode ,  e  pti-fìtro  lauora  ;  lo 
tanto  fpintofo  Gio.  Antonio  Fumiani  da  picciolo  putto  alleuatofì  m  fua  cafa ,  e 
diuenutocosìbrauo  e  frefcantced  oliifta,  facendo  onore  non  meno  alla  fua 
Patria  Venezia,  oue  oggi  trauaglia,  che  alla  Città  di  Bologna  ,  dalla  quale  rico- 
nofce ,  e  confclìa  i  principi)  del  fuo  vigorofo  aumento ,  e  fimili.  Fu  il  quarto 
■  GIACINTO  CAMPANA,  mio  primo  maeftro  del  difegno,  che  andana  al 
beretcaro;  ne  mai  altro  facendo  die  ricauar  Santi  in  rame,  a  perfuafìone  di 
mio  Padre  fàpoflo  al  difegno  «  e  dal  genirore  mandato  dal  Bnzio,  onde  ap- 

Z  z  z    a  prefe 


54» 


V  AJtr  E    T  E  7t  Z  A 


prefe  anch'egti  il  così  bene  maneggiar  la  penna*  con  di/ìnuolrùfà *  é  facili*' 
tiisìche  da' Canalieri era cliiamaco alle  caie  adar  lezioni  del  difegno  a'Ioro 
figli.  Morto  il  Brizio  andò  alla  fcuola  dell'Albani ,  e  da  quefti  >  ad  idanza  del 
Sig.  Card.  Sanra  Croce,  inuiato  a  Polonia  per  Pittore  di  quella  Corona ,  preflo 
la  quale  morì  j  non  potendo  tefiftere  a' rigori  di  que'  freddi,  eflendomainmè 
adufto,  gracile,  e  poco  fano.  Era  fpiritofiflìmo  non  folo  nel  mocteggiarc_», 
ma  nel  difegno,  il  perche  non  meno  a  tutti  era  caro,chedaogn'vnortima:o; 
e  difegnaua  in  modo ,  che  mi  ricordo  il  Sig.  Andrea  Siratii ,  che  tanti  difeg  ni  del 
fuo  ftudio  in  varii  tempi  ha  cambiati,  mai  di  vna  Venere  nuda  di  lapis  rolTo ,  ca- 
uata  da  Giacinto  dal  naturale,hauere  volfuto  priuarfì,  dicendo  Himarla  più  che 
qual' altro  difegno. 

Era  però  come  pronto,  e  facile  ad  oprar  la  penna ,  altrettanto  frrefoluto,  jl» 
longo  ad  imbrandire  il  pennello, sì  che  le  opre  tutte  per  ciò  perdeua  .nrollran- 
do  tuttauia  non  curarfene>  come  che  foffe  aflai  comodo,  e  che  fenza  oprare  po- 
tefle  viuere.  Quando  andò  a  Parma  a  dipingere  in  compagnia  del  Gauafette 
vna  di  quelle  danze  al  Giardino ,  fi  ftuccò  tanto ,  eh'  altro  a  pena  oprar  vi  puo- 
te ,  che  vna  figura  di  vn  S.  Sebafliano  al  Sig.  Co.  Sanfecondo  ;e  benché  pagato 
gli  foflc  1 5  o.  feudi,  e  che  l'ifteflo  Conte  affezionatofi  a'  fuoi  guftofi  tratti,  a  prò» 
leggerlo prefo,  gli  auefife  procurato  occafioni  molte,  e  di  fuo  grand'  vtile,  reftar 
coli  non  volle,  ma  tornarfene  ben  prefto  a  Bologna.  Poche  cofe  però  di  fuo 
cibi  lafciato,e  fi  vedono.  Nella  Cappella  Rainieri  nella  Chiefa  dell"  Ofpitale 
diS.Francefco  i  duo' quadri  laterali,  efprimenti  ilTranficodi  S.Giofeftb,  &il 
Martirio  di  S.  Orfola  ,  che  aflbrbiri  dall'imprimitura,  ci  lafciano  anch' eflì  i  e 
nella  Cappella  Zoppia  ne'Scrui  il  Dio  Padre  a  frefco . 


P? 


LVCIO  MASSARI. 


J5I 


DI 

LVCIO  MASSARI 

E     D  I 

ANTONIO     RANDA 

FRA     BVONAVENTVRA     BISI 

LEONARDO     FERRARI 

E 

SEBASTIANO    BRVNETTI 

SVOI    DISCEPOLI. 

X'c^^i^^f?^  O  non  credo  che  R  ricroui  vna  profeflìone  più  difficile  al 
/^T^i  l>!^A^  Mondo  della  Pittura  ;  impercioche  riflettendo  folo  ali' vma- 
no  comporto,  come  quello,  che  più  degna,  e  frequente- 
mente a  rapprefentarci  ella  coglie»  fi  comparircelo  auanti  in 
sì  diuerfe  fembianze  ,  che  in  tante  differenze  di  età ,  di  feffo, 
di  condizioni,  e  di  qualiti,  altrettanto  ci  confonda  quanto 
ne' diletti.  Eccolo  focto  l'elEgie  hor  d'innocente  fanciullo, 
hor  di  venerando  vecchio ,  hor  di  graue  matrona  ,  hor  di  pudica  verginella  :  qui 
vii  bifolco ,  là  porporato  Eroe  ;  e  perciò  ricoprendolo  hor  di  rotti  cenci,  hor  di 
manto  reale ,  hor  di  toga  virile ,  hcr  di  fago  guerriero ,  comanda  che  nel  teatro 
di  annuita  tela  ogni  piùllranicro  perfonagg:o  finga,  ed  imiti .  Rendendoci  in_. 
lui  vifibili  fin  gì'  interni  fentimenti  dell'  anima  j  palpabili ,  per  così  dire  ,  le  più 
fegrete  padloni  del  cuore ,  gli  ftampa  il  dolor  fulla  fronte  >  il  tifo  fulle  labbra,  le 
lagrime  su  gli  occhi ,  l' ira  nell'  afpetto  ;  e  vuole  che ,  Proteo  femprc  nouello ,  in 
mille  forme;  con  mille  anche  diuerfiù  di  lineamenti)  e  colori ,  d'accitudim,  e  di 


55*  f    A    K    1     b       1     t,    K   /!:    A 

gefli)  di  proporzioni,  e  fìmtnetrie,  di  pofature,  e  di  moti,  di  vedute,  è  di  fcorti' 
aUiettantc  difficoltà  nella  ferace  idea  dell'ingombrato  Pittore  fiifciti  nuoiiamé- 
te,e  promuoua.  E.T.ola  quafi  del  Creatorccomanda  ch'egli  rArtefìcca  fuo  pia- 
cere, dal  nulla  appunto  il  tutto  caui ,  e  ritragga  :  che  variando  i  tempi,  e  Icfta- 
gioni ,  riempia  di  bei  frutti  la  Terra ,  di  vaghi  fiori  i  prati ,  di  verdi  foglie  i  tron- 
chi ,  di  bei  fcomparti  i  giardini ,  di  vn  bel  ceruleo  il  fereno  :  che  ci  molìri  il  con- 
denfarfi  delle  nubi.  Io  ftrifciar  de  lampi,  il  ferpeggiar  de' fulmini,  ilfoffiarde* 
venti ,  r  ondeggiar  de'fiunii ,  il  dibbatterfi  delle  frondi ,  e  l' ira  del  Mare  :  ne  qui 
contenta,  pili  della  Natura,  che  pure  imita,  poderofa,  epoflente,  vuolcche 
coir  afta  de' pennelli,  quafi  con  prodigiofa  verga  ,  deduca  da  dura,  &oftinata 
felce  riui ,  e  rufcelli  ;  eh'  alzi  fenza  fabbro ,  e  materia  fino  alle  flelle  ediiicii ,  che 
formi  ed  vnifca  gli  alberghi,  che  popoli  le  Cittd  ;  Che  nicghi,  allora  appunto 
che  loro  il  dona ,  il  corfo  a'  fiumi ,  il  fiato  a'  Zefliri ,  l'ardore  a  gl'incendii ,  il  volo 
aglivcccllijil  corfo  a'deliricri,  il  moto  alle  sfere  :  Ch'egli  dotto  Poeta,  dell' 
«ruditefauole  renda  loquace  anche  vnatauola  muta  ;  eloquente  Oratore,  con 
altre  figure, e  colori,  che  que' dell' Arte,  e  pure  con  arte  ben/lcfi,  e  maneg- 
giati,  non  gli  Vditori,  ma  i  rifguardaoti  conumca,  ecommuoua  :  Perfpicace 
Anatomico,  fappia  ben"  afconderci  le  vene,  i  mufcoli ,  l'arterie ,  e  dell'  oflature 
gli  attacchi ,  e  i  legami ,  allora  che  ce  gli  accenna,  e  palefa  :  Soaue  Mufico,  con 
le  mifure ,  e  con  le  note  delia  fitnmetria ,  e  de  gli  accordamenti  renda  fonore  le 
tente,  armonioro  il  difcgno  :  Erudito  1  Ronco,  figurandoci  le  peripezie  de' fe- 
coli  andati ,  ci  moftn  prefenti  i  padaticafi,  egli  fcorfi  accidenti  ;  Sollcuato 
Teologo  ancora ,  ci  renda ,  per  cosi  dire ,  foggerti  di  vifta  all'  occhio  corporeo, 
non  che  i  puri  Spiriti,!' ideilo  Dio  ,-&infoinma  buon  Profpettiuo  ,  brano  Geo- 
metra ,  perito  Geografo ,  pratico  Architetto  ,  non  Arte  fi  dia,  non  Scicnza,che 
a  lui  non  fia  nota  epalefe.  Non  ho  perciò  mai  faputo  conofcere  ,  e  vedere-» 
con  qual  fondamento ,  e  ragione  aue  ile  Lucio  Maflari  a  dire ,  con  la  facezia  del- 
l'Indaco,  che  il  troppo  ftiidiarem  quella  Profellìone  non  era  cofadagalan- 
tuoniO:che  poteafi  ben  fenza  tanto  Ikidio  paifar  molto  auanti  :  che  i  Pittori, 
cornei  Poeti  ,nafcean  tali  dalla  Natura  fata  ;  ed  infcmma  impnmcrfi  troppo 
in  teffa  quella  maflìma  j  e  praticarla  poi  fempre;  che  baitalTe  la  metà  deftetn- 
po  dedicare  alla  fatica,  e  l'a.'tra  metà  nlafciareal  ripoio,&al  rilforo  ;  allegan- 
do con  tquiuoco  in  elempio  de'Carracci  I  allegria,  che  felxn  fi  confiderà, 
non  fu  mai  dallo  fludiodifgiuutaisì  che  non  reltalìe  loro  alle  volte  il  teirpodi 
quietamente  nftorarficol  cibo,  ed  ailidendofialla  tauo/a,  dare  per qucilhoia 
fola  vn  vero  cfilioall'  applicazione ,  ai  lauotio. 

Nacqu"  egli  (otto  la  Parrocchia  d  S.  Procolo  di  Bartolomeo  MafTari ,  e  della 
Celidonia  Tua  prima  moglie  fottolias.  di  Gennaio  l'Anno  1 559.  e  fitto  (Indiar 
grammatica  .  interrogato  dal  Padre  a  che  volefs'egli  applicare ,  riipolfogli  che 
alla  Pittura ,  fu  pollo  fotto  la  difciplina  di  Bartolomeo  Pailerotti ,  al  quale  s' af- 
fezionò di  modo,  che  per  foftenere  la  riputazion  del  Maellro,  fi-ramente ,  e  psiì 
doga"  altro  s'oppofe  alla  nalcentefjma  de' Cartacei,  con  ifdegno  taluokadi 

An- 


L  F  e  1  0     MASSARI,  5^5 

Annibale ,  ma  con  difprezzo ,  e  rifa  d'Agoftino ,  che  prefago  di  ciò  doucua  fuc- 
cedere ,  ebbe  a  dire  al  fratello,  che  lo  lalciaffe  pur  fare  e  dire  quanto  vokua,  che 
quanto  grande  era  l'odio  e  1' auuerfìonc  portaua  loro  quello  fpiritelloj  tan- 
to maggiore  cfferdouea  l'affetto  verfo  di  elfi  ;  eflèndo  impo /libile,  che  auendo 
tanto  ingegno,  non  vi  s'accoppiaifc  anche  il  giudizio  in  conofcere  vn  giorno 
l'errorcheprendea  ,  e  Ciò  che  piùgUcotnpliua.  Così  fu  per  l'appunto,- perche 
vedendo  di  quando  in  quando  vfcir  fuori  le  tauole  di  Lodouico,  e  mirandole  co- 
sì piene  di  erudizione ,  di  grazia ,  e  di  fapere ,  di  sì  bell'accordamento,  e  naturai 
colorito,  lafciando  non  foloil  Palferotti.ma  lo  ftudiar  piùal  Palagio  Poggi  le  co- 
fe  del  Tibaldi ,  fi  pofe  fotto  a  Lodouico ,  dicendo,  non  voler  più  cercar  altro  ,  in 
queflo  folo  Maeltro  trouand'cgli  fquifitamentc  raccolto,  e  compendiato  il  buo- 
no e'I  meglio  d'ogn'altro.  Lo  feruì  dunque  fedelmente  fino  alia  morte  ;  ed  an- 
corché auanzato  di  eri  da  fé  aprillellanza,  mai  l' abbandonò  con  l' affetto; 
lafciando  a  fua  polla  gracciar  l'Albani ,  che  non  trouando  altri  allora  in  Patria, 
chepotefle  fircjli  contralto  maggiore  che  Lodouico  ,  cercauadi  fcreditarglie- 
lo ,  e  perfuadergìi  fuperiore  a  gli  altri  di  valore  e  di  merito  Annibale  >  che  gii 
morto  a  lui  non  daua  faftidio .  Volle  perciò  Lucio ,  molfo  dalle  tante  date  lodi 
daFrancefco  alla  gran  Calerla  di  Roma  ,cola  pallatfene  a  ben'  efaminarla ,  zj 
riconofcerla  ;  iui  con  tale  occafione  andando  a  riuedere  la  fua  copia  della_. 
Santa  Caterina  tramutata  in  S.  Margherita,  ritocca  da  Annibale,  e  poftainS. 
Caterina  de' Funan:  la  fua  copia  del  Figiiuol  Prodigo  j  ed  oprandoui  qualche 
cofa  priuata  per  il  Cardinal  Faccheiiecti ,  fotto  la  protezione  del  quale  fi  trat- 
tenne tutto  quel  tempo,  che  colà  fermulfi  a  difegnare  ptr  fua  memoria  su  duo* 
piccioli  Iibretti(che  poi  reftarono  a' S.gnori  Conti  Areoftì)  tutte  le  più  belle 
liatue  di  Roma,  e  nel  ritrar  le  quali  corjfefsò  poiflupirc.come  tante  volte  (ì  f'olfe 
incontrato  nella  fimiglianza  della  leggiadria ,  e  del  mouimento  loro  l'ifteffo  Lo- 
douico, prima  di  auerle  anche  vedute;  &  allora  perciò  più  conofcendolo,  e-# 
confefi'andolo  per  quel  grand'  huoino  eh'  egli  era. 

Tornato  dunque  à  Bologna ,  tornò  con  l'Albani ,  e  tante  ragioniaddur  fcppe 
allo  rtcffo  contro  di  ciò,  diche  curtoildìfi  contrartaua,  che  fi  fé  vn  patto  & 
vna  legqccheogn' vn  di  elfi  feguitar  douefie  chi  più  gli  aggradiua,  non  più 
de'  loro  Maeflri  fi  altercafl'e,  e  in  fanta  paté  Ci  viucfse,  e  Ci  opcrafse,  come  feguì 
poi  per  qualch'  anni ,  tenendo  flanza  vnitamente  fopra  l'Ofpital  della  Morte  ,  e 
conferendo  inficme  con  tanto  amore,  e  confidenza,  come  fefi-atclli  itati  fof- 
fero,  e  più  ancora  ;  efsendo  come  vnifonni  di  corporatura ,  edi  temperamento, 
di  genio  altresì,  e  di  coftumi:  Il  perche  ritirar  volendofi  Lucio  la  iUate  in  vno  de 
gli  horti de' Signori  Poeti,  con  vn  bel  cafino,  detto  perciò  comunemente  la_. 
Palazzina  jcon  tuttala  fiia  famiglia  ,  daua  comodo  ancora  all'Albani  chi  vi 
pafsaua  con  la  ina  ;  ambi  godendo ,  ed  approfittandofi  de'  fr clchi ,  e  delle  ver- 
dure di  quel  deliciofiiTimo  gran  Giardino  contiguo ,  che  in  Bologna  è  quel  folo 
&  vnico  fico ,  al  quale  Ci  poìsa  compatir  l' ambizione ,  e  temerità  di  voler  com- 
petere colle  fuperbe  Vi^a^  di  Roma. 

A  a  a  a  Ri- 


554  VAUTETEUZA 

Ripafsando  poi  l'Albani  nella  ftefla  Città,  fi  diuife  maggiormente  la  compà- 
gniai  che  non  prima  tornò  a  riunire  >  anzi  a  ftringerfì  m  Tocieta ,  che  ricornato 
egli,  e  chiamato  a  Mantoua  da  quel  Sereniflìmo ,  e  a  condizione  ,  e  comando  di 
condur  feco  vn  cópagnodi  fua  foddisfazione,  eleggefle  il  Maflari.che  di  natura 
anch'ei  longo  nelle  cofe grandi ,  &  irrefointo ,  s'accordarono  occimainente  in- 
fiemc  a  perderai  quattro  mefiin  fare  i  difegni  grandi ,  e  finiti  come  andaiiano, 
&vn'anno  intero  a  principiar  l'opera  jche  vi  rimafe  ad  ogni  modo  imperfet. 
tajportandofenepoii  cartoni  di  là  da' monti  vn  Dilettante  Francefc,  cheli 
comprò  a  Bologna ,  e  eh'  erano ,  come  £\  può  credere ,  di  tutta  perft  aione  >  co- 
me che  tanto  ben  ruminati  da  duo'genii  così  valenti)  pacifici,  e  conformi. 
Non  potè  tuttauia  non  qualche  poco  dolere  l'Albani  del  compagno ,  per  vole- 
re le  fuehoreprecife>edcllinateal  ripofo  ,  tutte  impiegare  alle  caccie,  Stalla 
pefca ,  delle  quali  troppo  era  egli  vago ,  &  alle  quali  troppo  dedito ,  vi  perdeua 
aicrochelametà>chedicea,del  tempo  )  quando  VI  fpendeua  i  giorni,  anzi  le 
fettimane intere,  contanti  ftrilli  di  que'frcfcanci,  co' quali  piacquegli  colle- 
garfi  taluolta,  per  ben  impratichirli  anche  del  guazzo  ;  vnendofi  in  tal  guìfa  con 
Leonello  Spada,  col  Brizio  ,e  nmili,aferuir  di  figurifta  anch'ei  Denrone;  co- 
me fu  nel  cortile  de' Signori  Conti,  e  Senatori  Bonfigliuoli ,  nella  cafa  de' Si- 
gnori Fani,  Scaltroue,  che  non  occor  ridire,  efsendo  lauori  fatti  al  capriccio, 
&  al  guadano,  non  al  decoro,  e  alla  perpetuità;  foggecte  le  dipinte  facciate 
all'acque  ,  a' foli,  a' venti,  che  finalmente  fé  lediuorano,  il  che  non  auuerra, 
per  effere  a  coperto,  del  gran  frefco  che  fece  in  compagnia  del  folo  Dentone 
nella  Libreria  di  S.  Martino ,  oue  in  faccia  efprelTe  la  tanto  capricciofa  difputai 
di  S.  Cirillo ,  e  le  figure  in  ifcorto  del  foffittato ,  così  ben'  intefe ,  e  galanti .  Il 
peggio  è  che  ne  ftrepitauano  anche  i  Padroni  medefimi  dell'opre,  e  fé  non.» 
auelfero  portato  rifpetto  a*  Signori  Areofii  che  lo  foftentauano,  e '1  proteg- 
geuano,  aurebbe  dato  in  qualche  altrettanto  bizzarro  incontro,  quanto  alle 
volte  fiflauafi  egli  nell'  oflinazione  delle  longhczze  ;  confeflando  poi  al  fuo  caro 
Lodouico,  che  lo  pregaua  per  l'amor  di  Dio  ad  afìenerfene,  a  moderarfenc, 
non  poter  far' altrimenti,  ellcndo  d'vna  natura  così  rellia,  che  quanto  più 
violentato  veniua  ò  con  preghiere,  ò  con  minaccie,  più  fentiua  inficrirfi  nella 
pcruicaccia ,  più  iftenlirii  ne'  penfieri ,  ed  infomma  perdere  affatto  la  volontà, 
anzi  la  podeftsì  di  operare,  fentendofi  formalmente  legar  le  mani.  Così  più 
volte  a  me  dille  l'Albani  m  raccontarmi  tutto  ciò  che  qui  ferino,  allegando 
quefto  cafo  in  cfempio  della  libertà  ,  che  ricercano  le  Mufe  anco  pittoriche,', 
foleuaegh  dire,  che  non  vogliono  efler  violentate,  e  Itrafcinate,  altrjmenti, 
come  donne  fdegnofe  ,  e  Dame  altiere ,  più  s'indunfcono ,  e  recalcitrano  a'  co- 
mandi imperiofi,  e  contro  le  violenze  loro  fatte;  che  peraltro  ,  foggiongena- 
mi ,  chi  andana  con  le  buone  al  Sig.  Lucio ,  e  fapea  prenderlo  con  dimoftranza 
di  poca  premura,  lo  rrouaua  più  Sollecito  di  che  farebbefi  creduto;  ricordan- 
domi ciò  particolarmente  auermi  ei  riferito  in  occafione  del  già  Sig.  Gio.  An- 
tonio Sacchi,  che  in  dodici  anni  mai  potè  giongere  a  fargli  finite  il  gran  qua. 

-    -.    -    -  dro 


hV  e  !  Q     M  A  S  S  A  It,  f.  55  j 

drodiChrifloalLJmboper  la  Tua  Cappella  in  S.  3arbaziano;  forzato  perciò» 
dopo  la  tua  morte  a  fatui  far  quel  fpnrchezzo  a  Gio.  Pietro  Polienti,  tropp'an< 
che  ragazzo  :  perche  non  contento  di  tutto  giorno  efl'er'a  peiiarlo,  dolendofe- 
ne  alla  Itanza  >  gli  auea  mandato  anche  a  cafa  a  fgridarnelo  il  Sig.  Ciro  Mare» 
fcotti ,  Tuo  llrecto  parente ,  e  protettore  «  che  ad  ogni  modo  fé  pcggiOt  non  pò- 
Ceiidouiiì  mai  più  indurre  a  lauorarui. 

E  però  vero  che  troppo  infopportabilmente  diuagaua  il  fuo  gufto  nel  diletta 
de' cani  >  delle  rcci,e  dell  archibuggio,  de!  quale  cominciò  a  ieruirlì  per  vfo>  non 
per  Itranezza  ,  per  efercizio,  non  per  diletto,  godendo  non  men  della  gultofa»» 
predai  che  del  gran  nome  che  di  buon  cacciatore  di  iu.  correua  ;  lì  che  i  Si- 
gnori AreoAi  Ridetti  >  disi  nobi'diuertimento  dilettoli,  non  fapeano  vfcir  alla 
macchia  lenza  il  fuo  diletto  Lucio,  tenendolo  talora  fuore  i  meli  interi,  coru 
gran  detrimento  delia  fua  virtù ,  danno  nelle  commi flioni  «difgnlto de'Diletcan- 
ti ,  e  forfè  fìriedimmuz.o'iedi  qu  Ila  Fama  che  voleua  vguagliarload  ogn'altro. 
Perche  affolur^meiKc  le  itone  a  frefco  >  e  l'altre  tante  cofc  dipinte  in  detta  cala 
Boiifigimoli  lono  d'vn  grado,  che  poffono  infegnare  ;  Se  io  ben  mi  raccordo, 
che  conducendoui  MonlìeurQaoypel  col  fuo  graziofo  Sig.  Figliuolo,  il  mo  ila- 
cero  Signor  cognato Herò, Signor  Perfon,  &  altri giouani della  Reale  Accade- 
mia ,  ebbe  egli  con  gli  altri  a  trafecolarc  m  vedere  il  belliflìmo  Loth  tentato  dal- 
le tìgliej  di  quelto  gentil'autore  ;  perche  fé  bene  a  fi  onte  hii  il  maellofo  del  Tia- 
xini ,  e  'I  terribile  dello  Spada ,  ad  Oi^ni  modo  la  grazia,  la  poizia ,  la  giuitezza  di 
quclio  pezzo  fece  dir  loro , parere  affolutamente  del  Domenichino .  Lodarono 
anche  (ommamente  i  quattro  pezzi  da  lui  fatti  a  S.  Michele  in  Bofco ,  a  concor- 
renza de  gli  altri  tanti  difcepoli  di  Lodou'co,  che  come  le  altre  ecce  lenti  pit- 
ture ,  hanno  riceuuto  la  loro  denominazione  da  ciò  che  contengono,  chia- 
mandoli il  primo  il  S.  Placido  e  Mauro,  il  fecondo  il  p  zzo  dalla  mannaia ,  d  cer- 
zo  il  pezzo  dai  Sacchi,  e  il  quarto  dalie  fuore  morte  ,  e  nel  quale  (^  Hello  ri  raf- 
fe ,  come  qui  a  principio  della  fua  vita  ^\  vede,  tflendo  il  quinto  del  putto  niorco 
dell'Albini ,  che  non  è  mio  intenco  il  defcriuere ,  né  fur  lapendolo ,  né  permet- 
tendolo il  lungo  tempo  che  richiederebbe^,  con  troppo  forfè  faflidio  del  mio 
cortcle  Lettore,  per  isbrigare  anche  il  quale , farò  l' ilèeflo  dell' aitre opre, cht* 
ormai  é  tempo  ti  qui  regiQrare,  acciò  pollano  almeno  gli  Ifudiolì  giouaiii  olfer- 
uarle  :  Perche  fé  non  vi  fono  i  terribili  nudoni  del  fuo  maeQro ,  eflendo  (lato  in 
efli  poco  arrifchiato ,  ma  però  giullo ,  troppo  atterrito  dairecccflb  in  che  dato 
aueua  il  fuo  emolo ,  &  allieuo  di  Annibale  il  Facini  \  e  fé  non  vi  (ì  fcorge  la  fe- 
race idea ,  né  il  gran  colorito  Carracccfco,  dal  quale  veramente  recelTero  anch' 
.edì,  ma  con  alerà  grazia,  e  fondamento  poi  il  gran  Guido  ,  l'Albani  ,e'l  Do- 
menichino ,  vi  trou .ranno  bene  tant aggiutlatura ,  puntualità,  e  leggiadria,  che 
ne  auraniio  foddisfazìone  :  Bell'ariedicede,  mallime  che  non  auelkro  a  dar 
nel  fiero,  né  di  vecchi,m3digiouanetti,diputti,e  di  femmine  poi,  ch'altrettan- 
to in  lui  fono  graziofe, quanto  i  piedi  e  le  mani,che  palTano  i  legni  di  vna  flndia- 
ca  bellezza  i  vedendofene  di  quelle^  che  polTono  ilare  a  fronte  delle  inarriuabili 

A  a  a  a    2  di 


j5<^  P  A  Ttr  E     T  £  2  2  À 

di  Lodouico  :  Buona  cotnpofìzione  •  benché  pofata ,  e  giudiziofa  dìflribuzio* 
ne  delle  figure  su  ben'  inceiì  piani ,  buoni  andari  di  pieghe  maeftofe ,  gran  rifer- 
ua>  e  decoro  infomoia  per  cucco>fe  non  tanca  energia  neli'  innanzi ,  &  indietro, 
nel  che  troppo  non  valfc,  colorendo  così  alle  volte  le  cofe  lontane ,  che  le  prof- 
fìme  >  infomma  con  non  totale  j  voglio  dire  >  profpcttiua  di  colore ,  (e  ben  poi 
l'ebbe  di  difegno. 

Sono  quefte  dunque  :  Il  tanto  graziofo  Noli  me  tangere  all'Aitare  de'  Signori 
Fibbia  ne' Ccleftini,  che  non  trouerebbe  incoppo,  maflìme  al  Chrifto  Ortola- 
no, in  paflare  perdi  Lodouico ,  Te  la  Maddalena  cosi  riccamente  ammantata* 
nobilmente  veftita  >  e  sì  viuamente  efprimente  il  fuo  dolore  e  l'affetto  >  non  fa- 
ceflegiurarfipcrdcl  Domenichino  ;  L'altrettanto  bella  ,  ma  più  copiofa  tauo- 
lina  alla  Cappella  fimilmente de* Signori  Fibbia  inS.  Benedetto, oue  con  tanta 
maefti  difpofe  così  bene  la  B.V.  coi  caro  Bambino,  fuppiicata  da  que' Santi 
che  non  mi  fi  rsiccordano ,  ma  che  so  giuftiffimi  >  dccorofamente  vertici  in  que- 
gli abiti  monacali,  con  arie  di  tefte  così  patetiche,  e  si  ben  intefe,  egraziofe 
mani ,  in  vedute  anco  ftraordinarie ,  e  difficultofe  ;  infomma  tutta  gentile  ,  tut- 
ta armoniofa ,  &  altrettanto  dotta ,  quanto  deboli  poi  fanfi  conofcerc  i  quadri 
laterali,  e  tutto  il  frefco  da  lui  fatto  di  queir  volto,  e  dc'fìanchi  ;  Nella  Chicfa 
delle  RR.  Suore  della  Badia  la  Santa  Chiara ,  che  impugnato  il  tabernacolo  col 
Santifllmo ,  portandofi  coftantemcnce  incontro  gh  AfTalitori  delle  mura  di  quel- 
la Città ,  li  vede  ruinofamentc  cadere ,  e  recedere  dal  principiato  affalco  :  Il  S. 
Girolamo  comunicato  per  viatico  nella  Cappella  Areolli  in  S. Paolo,  end 
quale  fu  forza  fimilmente  fe-^uiflc  il  gran  penfiero  di  Agoftino  alla  Ccrtofa-.* 
auendo  quefla  proprietà  le  cofe  de'Carracci,  che  più  proprie,  né  efpreflìue  pof- 
fano  rapprefentarfi;  ed  ini  i  quadri  laterali  del  B.CoradinoArcofli  Domeni- 
cano :  Sopra  l'Oratorio  della  Vita  la  Dcpofizionedi  Croce  in  picciolo  qua- 
dretto incaikatto  negli  arcibanchi,a  concorrenza  d' altri  da  valentuomini  fat- 
tiui;  e  su  quello  della  Morte,  con  la  itelVa  gara ,  il  Figliuol  Prodigo  per  i  Signori 
Faui,  e  con  la  (leffa  in  quello  di  S.  Rocco  il  Chrifto  apparente  in  fogno  a  quel 
Santojfatto  a  frefco  come  gli  altri  :  In  S.Colombano  il  graziofifllmo  MicheJ- 
.  arcangelo,  che  volando  al  Cielo,  prefenta  con  ambe  le  mani  1  Anima  giufti- 
ficata  al  Signore  :  Nella  Chiefa  della  SantifGma  Triniti  dietro  le  mura  della  Cit- 
tà il  S.  Girolamo ,  e  S.  Lorenzo  i  Altare  de'  Signori  Leoni  :  La  cauola  all'Altare 
Priuilegiato  de'  Poueri  :  II  S.Carlo  all'Altare  de"  Signori  Orfi  nel  Baracano  :  Nel- 
la Chiefa  di  S.Lorenzo  a  porta Stieri,i  duo' quadri  lacerali  all'Aitar  Maggiore: 
Nella  Nonziata  fijori  di  S.  Mammolo  l'Adorazion  de'  Magi  all'Altare  de'Signori 
Sampieri,  fui  penfiero  però  di  Agoflino,  efpreiTo  in  brauo  fchizzotto  di  pennaj 
che  frd  gli  altri ,  diedi  al  mio  cortefiffimo  Sig.  PoIa?zi  :  Nella  Chiefa  di  S.  Gre- 
gorio, oggi  de' PP.  del  Benmorire  laTauola  del  B.  Lorenzo  Giuftiniani ,  con 
S.  Andrea  s  &  altri  all'Altare  de'  Bandieri  :  Il  quadro  di  S.  Gaetano ,  vkime  cofe, 
all'Altare  de'  Signori  Lupari  in  S.Bartolomeo  di  Porta,  Teatini:  In  vna  di  quelle 
Cappelle  tee  interne  nel  Conucnto  de'RR.PP.Ccicofini  vn  belliiiìnio  quadro* 

enei 


hV  e  1  0     MASSARI.         Sii 

e  iicl  Capitolo  loro  vn  grande  di  Chrifto  portante  I»  Croce ,  con  mólte  figure! 
Nella  feconda  fala  del  Sig.  Co.  AIe(2andro  Faui ,  ridotta  ad  vfo  di  galeria ,  come 
che  tiitra  piena  di  buoni  quadri}  come  f\  dt(Te>  {otto  il  fregio  fatnofo  di  Lodoui- 
co  fuo  Macftro  >  nella  fuga  del  Camino  a  olio  Venere  >  che  comparendo  in  Cie- 
lo fui  carro  ,difcorrecon  Enea  che  pone  la  mano  fulla  Spada  .  con  le  parolcj 
Ducente  Deoflammam  Inter,  &  boHes  cxpedior .  Nella  Terra ,  ò  Cartello  di  S.  Gioi 
in  Perficeto  nella  Chiefa  di  S.  Mana  del  Gaudio  la  tauola  dell'  Aitar  Grande,*  : 
Nella  Chiefa  d'AnzuoIa  il  quadro  nella  feconda  Cappella  a  man  ritta  :  In  Calle! 
S.  Pietro  la  tauola  dell'Aitar  Maggiore  de'  RR.  Capuccini ,  e  dentro  il  Conucn- 
to  a  capo  la  pergola  deli'horto  nella  Cappelletta  l'ifleflp  penfieroin  picciolo, 
che  ferui  per  modello  ò  fchizzo ,  ma  diuetfo.  In  Forlì  nella  Chiefa  di  S.  Dome- 
nico il  cranfico  di  S.Giofeffb.  Ir.  Modana  nella  Chiefa  delle  Grazie  la  tauola», 
dell'  Altare  a  mano  riera  i  tenuta  colà  comunemente  per  dell  Albani ,  rincontro 
la  bella  fuga  della  B.  Verg.  in  Egitto  j  del  Ceffi .  In  Reggio  nell'  Oratorio  della 
Morte  l'Orazione  nell'horto  a  concorrenza.  InMancoua  i  quadri  laterali» 
ottenutigli  dalMaeftroi  alla  bella  Santina  Decapitata  ch'ei  vi  fé  nel  quadro 
principale  .  A  Loreto  vna  paliola  colà  portataui  dalla  Confraternità  di  S.  Gior 
fcffo  .  Molte  cofe  nella  Cercofa  di  Fiorenza  >  oue  fi  trattenne  gran  tempo ,  paf- 
fandoui  ad  abitare  colla  famiglia  >  ed  ottenendoui  vna  figliuola .  Vna  tauola  in 
quella  di  Ferrara.  Vna  nella  Chiefa  del  Giesù  in  Imola.  Vna  in  Malta ,  credefì  la 
Immacolata  Concezione  della  Gran  Madre  di  Dio  .  In  Roma  vn  gran  quadro 
del  trionfo  di  Dauid,  &  vn'altro  di  Armida  fattigli  fare  per  commiffione  del  Sig. 
Lodouico  Madri  ;  Nel  fecondo  cafino,  òpalagetto  della  vigna  Lodonifia  Cir- 
ce in  piedi,  all'impero  della  quale  comincia  vnfegaace  d'VliflejCon  bella  dime 
flrazionefpuntandogli  il  pelo  nella  faccia  >  a  mutarli  inbedia.  Iduo'fuperbi 
difegni  prelTo  il  Serenifs.Sig.  Principe  Cardinal  di  Tofcana  ,&  altre  infinite  cofó 
altroue ,  che  mai  aurìan  fine  . 

S' aftaticò  egli  tanto  in  queflo  fuo  benedetto  efercizio  della  caccia ,  che  vo- 
gliono» che  per  i  patimenti  fattiui  in  troppo  auanzata  età  s'infermalTe  ,  ponei> 
doli  in  letto  con  vna  diflenteria,  che  continuandogli  trentacinque  giorni»  lo 
riduife  air  vlcimo  fiato,  aucndo  prima  perduto  la  villa  che  la  vita,  che  fu  tré  - 
anni  dopoilContaggio,  cioè  alli  quattro  di  Ottobre  163  j.  e  fiì  fepoltc^nS. 
Benedetto  fua  antica  Parrocchia ,  eflendogli  fempre  piacciuca  la  fìrada  di  (sa- 
liera ,  e  per  l'aria  falubre ,  e  per  coltiuarui  di  fuo  pugno  vn  di  que'  giardinetti 
che  di  dietro  hanno  tutte  quelle  cale  ;  per  ripararfi  anche  in  tal  guifa  da  vna  ma- 
linconia grande,  &  affetto  ipocondriaco»  che  così  l'aflaliua  taluolta  e  l'occn- 
paua ,  che  lo  rendeua  inabile  al  lauoro  ;  nel  qual  tempo ,  e  per  qual  cagione  fo- 
lodiceua  egli,  ftar  tanto  fuori  a  diuertirfi  con  la  caccia.  Era  così  vago  anche 
di  fiori ,  l'odore  e  la  villa  de'  quali  credeua  giouare  a  fuoi  mali ,  che  auendone 
ripieno  tutto  vn  giardinetto  alla  detta  Palazzina ,  ne  cauò  vn  grandiffimo  qua- 
dro bizzarramente  dipinto,  con  vna  vaghiffima  Dea  Flora  nel  mezzo, che  cam- 
biò poi  con  vn  tale  Ciglioli  Orefice  in  taacc  cipolle  da  inuelhre  quattro  di  quel- 
•  "le 


558  PA^TETETIZA 

le aiette  vacue >& oziofe .  Fu grand'huom  dabbene)  onorato  > modello  >  édi- 
uoto ,  particolarmente  della  gran  Madre  di  Oio ,  e  della  Tua  (aera  Immagine  da 
S.  Luca  dipinta;  al  quale  perciò  ('adillanza  delSig.  Velpafìano  Grimaldi  gran 
benefattore  )  fu  permelTo  il  lucidarla  >  Patendone  poi  quannta  di  copie  >  e  turci 
volendolaianche  morto,  dal  lucido  del  Mafsari;  come  richiclc  1  Aibanii  quan- 
do di  quefta  mano  volle  il  Sig.  Card.  Lomcilmi  portarne  fece  vna  copia,  finita 
lafua  tanto  degna,  e  memorabile  Legazione;  il  perche  fu  pruferuato  Tempre 
da  ogni  periglio.  Nel  dipingere  in  S.  Paolo  la  mentouata  Cappella  Arcofti» 
aprendofi  il  ponte,  cadette  a  (edere  full' Altare ,  con  poca  anzi  niuna  offefa» 
raccomandandofì  nello  itefs' atto  al  SaiicifCmo,  chealzauafìda  vn  Sacerdote 
celebrante  la  Sacra  Mefsa  nella  Cappi.  Ila  di  rincontro:  e  neli'  Anno  della  pelie, 
dipingendola  tauola già  detta  del  N.Gaetano  ptr  i  Signori  Lupari,  vna  delle 
Tue  figlie ,  Cirolama ,  ferita  dal  morbo ,  e  gid  difperaca  ,  raccomandatafì  a  quel 
Santo,  chiamato  il  Padre  e  la  Madre,  li  prc^gò  a  non  l'abbandonare,  poiché 
Ja  B.  V.  per  interceflìone  del  B.  Gaetano  l'auea  aflìcurata ,  che  nifsuno  di  quel- 
la cafa  era  per  pericolare  di  quel  morbo,  come  legui  in  effetto;  e  qiial  detto 
però  non  m'intendo  abbia  fede,  ne  faccia  proua  alcuna,  e  di  più  d;  che  co- 
mandano i  Sacri  Decreti  fopra  ciò  emanati ,  ancorché  tal  fuccefso  fia  già  fla- 
to dedotto  m  procefso ,  e  ben  difculso  &  elammato  nella  Cauouizazione  di 
detto  Santo. 

Fu  continente  in  giouentù ,  ne  di  lui  mai  fi  feppe  trafcorfo  alcuno  ;  che  però 
tanto  era  caro  3  Lodouico,  che  dopo  Guido,  lo  proponeua  in  efempio  aidi- 
fcoli  ;  il  perche  difficilmente  fi  ridufie  a  tor  mogl:e ,  confìgliatoui  dall'  Albani ,  e 
perfuafoui  dalla  neceflità  di  gouerno,  riducendouifì  in  ecidi  trent' anni,  e  pi- 
gliando vna  Ippolita  Macinatoti ,  faggia ,  modella ,  &  auuenente  figliuola ,  dal- 
la quale  poi  ebbe  fei  ft  mmine  in  più  voice ,  &  vn  mafchio ,  per  nome  Bartolo- 
meo jilquale  al  difpetto  del  Padre  voleua  elkr' anch'  ti  Pittore  j  e  giouanetto 
dipinfe  d'afcofo  vna  tauola ,  eh'  anche  fi  vede,  a  Malalbergo  ;  e  nella  fagrellia  di 
S.  Martino ,  fri  gli  altri ,  appi  fo  vn  quadro  di  fua  mano;  ma  e  perche,  come-» 
dilli,  fé  gli  opponeua  il  Padre,  eh' anche  ne  Io  calfigaua  e  batteua  ,  e  perche^ 
s'era  poflo nello  (teilo  tempo  adiilillare  ,&a  Ifudiar  chimica  per  far  fegreti,& 
imbiancar  zaffiri ,  nel  che  fu  fìngolare ,  ftimo  bene  il  Lndarfì  in  Filofofìa,  gii 
iflrutco  a  baitanea  nella  Lingua  Latina  ne' primi  anni  apprefa.  Configliato  per 
ciò  dal  fuo  Maeflro ,  che  giurò  non  effergli  mat  capitato  il  più  fottile  mgvgno ,  a 
farli  vdir  fulle  Catedre ,  intagliatagli  la  couclufìone  dal  Padre ,  con  vna  pubblica 
foltenta fatta  da  galantuomo ,  ribattè ,  e  confufe  quanti  fé  gli  oppofero,  con  ma- 
rauiglia  e  flupore  di  tutta  1  Vniucrfìti ,  che  acclamatolo  Dottore  prima  d  eller- 
lo,  &  aggregatolo  al  Collegio, dopo  hauergli  dato  la  Laurea.lo  ammirò  non  me- 
no eccellentiffimo  Lettore,  che  buon  Pratico.  Fu  Medico  dell'  Hmincntiffimo 
Principe  Card.  Colonna  Arciuefcouo  già  no(tro,d-  gli  Emmentiflìmi  Legati  prò 
tfwpoj'ce  delle  principali  Cafe  della  Patria,  anzi  di  tutti  i  Prmcipidi  Lombar- 
dia confinanti  »  che  di  lui  fi  valfero  alle  occorrenze .  Ebbe  vna  fcuola  fìoritifG- 

OI9 


AJJTO^.  RjnOA  E  F,  'BónAV.  'BIS/.     559 

ma ,  e  fcolari  i  primi  Maeflri  eh'  oggi  viuano ,  fra'  quali >  fc  non  aftrf,  que'duo* 
de'quali  tanto  rifaona  la  Fama  anche  oltre  i  montii  il  Sig.  Dottor  Gio.Battina^ 
Capponi,ed  il  Sig.  Dottor  Marcello  Malpighl,  eh*  al  fuo  n'uerito  Maeftro  portò 
fcmpre  tanto  rifpetto  &  amore,  che  morto  l'Eccellentiffimo  jfposòvnafua-. 
forelia,  tenendo  conto  di  quella  cafa  come  della  propria.  Mori  fenzaausn- 
2Ì>fpendendodi  giorno  in  giorno  ciò  che  guadagnaua,  ch'era  molto  e  molto, 
&auendo  l'animo  così  vailo , e  fuperiore  al  tutto,  che  non  immagmauafi  co- 
fa  per  difficile  che  ii  folle ,  che  non  la  voleiTe  ;e  perciò  lautamente  viuendo, do- 
nando ad  amici ,  e  lietamente  in  altro  ancora  fpregando.  FU  grande  Altrono- 
mo,c  ne'proiiorttcifortmiatiffimo;  e  pollò  ben' io  dire,  che  olleruando  vn_» 
certo  feg;io  falla  mano  d'vr\  cocchiere  di  cafa  a  lui  proiììmo ,  fano  allora ,  e  fen- 
za maleaku;io, gli  feppe  predire  la  morte  fri  pochi  giorni,  com'ella  appunto 
fegui .  La  predilli  anche  a  fé  Iteflo,  aggiongendo  ,  che  le  la  fuggiua  quel  gior* 
no  di  che  affai  dubitaua,campaua  poi  vn  pezzo  ,-&auuenne,  chevfcendo  la_* 
mattina  di  cafa  per  andarfene  adiutrtire,  non  sì  tofìo  gionfe  alla  foglia  della^ 
porta,  che  aflalito  da  vn'  accidente  appopletico ,  cadendo  in  terra,  lenza  poterli 
aiutare  e  riforgerceflendomallìme  zoppo,  iui  redo  morto ,  con  gran  fenti- 
fnento  di  tutti ,  danno  della  Città  ,  e  dolore  della  infelice  Madre ,  che  hora  che 
ciò  Ilo  fcriuendo ,  anche  viue  in  età  di  centoduoi  anni. 

Ebbe  Lucio  Malfari  anch' egli  vnafioritiflìma  fcuola,  ma  «onfiì  alcuno  che 
fbfle  per  riufcir  maggior  maellro  (  come  appare  dalle  due  ligure  a  fcefco  »  late- 
rali alla  Porta  del  Sig.  Senator  Gralìì  )  di  vn' 

ANTONIO  RANDA  >  \nà  àcWt  prim' opre  del  quale ,  kn\iz  anche  il  Malìni'i 
fu  t>na  tauola  nell  Oratorio  di  5.  Maria  della  Vita ,  che  dipinfe  ad  inlìan:i^a  de  '  Scala, 
douefono  molte  figure  ,&ilB.  F^iniero ,  con  vna  proceffione  di  Bolognefi ,  che  genuflefji 
vifttano  il  Corpo  diS.  Geminiano  f^efcouo  di  THodona  ;  foggiongendo,  che  à  Caflello 
S.  Giorgio  fece  la  tauoladell  ^Itar.grande  ài  quella  Parocchiale  con  S.  Giorgio,  e  nella 
chic/a  di  S,  Geminiano  di  Gberghen':^ano  dipinfe  quella  dell  '  ^Itar  maggiore,  con  S.  Ge- 
miniano <  e  che  dvuendofi  ritirare  dalla  Tatria ,  per  me^^o  della  fua  yirtù ,  fu  ajjìcurato 
dal  Duca  di  Modena ,  &  iui  trattenendo  fi ,  dipingendo  varie  tauole ,  la/ciò  memoria  di 
fefltffo  .-e  così  in  pochi  detti  rellnngendo  la  liia  vita , che  né  faprei,  né  vorrei  ad 
ogni  modo fcriuere,  perpotcrfene  dir  poco  bene,  e  perciò palTando  all'efem- 
piare  d'vn'  altro,  che  prefo  poi  l'abito  de'  RR.  PP.Conuentuali  di  S.Francefco,  (ì 
diede  per  diporto  a  miniare  in  carta  pecora  ,•  e  come  quello  ch'auea  gran  fonda- 
mento di  difegno,  paTsò  quanti  al  fuo  tempo  qiiell' arte  maneggiaffero .  Ridu- 
ceua  le  cofe  del  Sig.  Guido  in  picciolo ,  e  così  coglieua  in  quelle  celelli  idee ,  e 
così  conferuaua  illefa  la  giudezza  de'  contorni ,  eh'  era  cofa  di  ftupore  .  Ne  go- 
dea  r  ifteflo  Reni ,  e  n'  inuoglijua  il  Padre  tutti  i  Rcligiofi ,  &  altri  Dilettanti  di 
quelle  cofette  galanti ,  e  picciole  ;  giongendo  fino  a  farne  dono ,  non  folo  a  Po- 
tentati vicini ,  ma  alla  f.  m,di  Vrbano  Octauo ,  che  riponendole  nel  fuo  Breuia- 
rio  ,io  regallò .  Qua n co  guadagnò  egli ,  che  fu  molto ,  tutto  impiegò  in  bene- 
ficio della  Chiefa  j  in  far  pahl ,  e  pianecc  per  la  Sagreltia ,  e  giunle  a  tanto ,  che 
■  *^  -      ^  '^  -  -  all' 


5(fo 


P  A  7iT  E     r  E  Z  Z  A 


all'Altare  del  Sanciffimo ,  nella  nobil  Cappella  oggi  de' Signori  Monti  j  donò  vn 
tabernacolo  d'argento  madiccio,  e  di  gran  fattura,  &  vn  raggio  >  che  afcefcro 
alla  fomma  di  duo'  milia  e  più  feudi .  Dilettollì  di  difegni ,  e  n'  ebbe  vno  ftudio 
famofo  j  che  poi  ridotto  in  età ,  e  decimato ,  donò  al  ijerenillimo  Alfonfo  Du- 
ca di  Modana ,  perche  il  fuo  formidabile  maggiormente  riempir  potefle ,  auen- 
doui  anche  antica  feruitù  fin  col  Sereniflìmo  fuo  Padre ,  il  Duca  Franccfco ,  che 
fenzai!  configiio  del  ReuerendonilTuna  Pittura,  ò  difegnocompraua  in  Bolo- 
gna .  E  perche  più  volte  inflette  Sua  Altezza ,  che  chieder  le  doucffe  qualche 
grazia,  qualche  benefìcio  ,  perche  rifpofe  finalmente  ,  eh' altro  non  addiman- 
daua  a  Sua  Aleezza  ,  che  vna  tonaca  l'Anno  percoprirfi,  vidde  aflìgnarfi  vna 
prouifione  di  due  doble  il  mefe  fin  che  viuefle  ,  che  poi  poco  godette  ,  moren- 
do predo  ,  e  lafciando  fra  gli  altri,  vn  Tuo  nipote  ex  Sorore ,  il  Sig.  D.Giofcffo 
Maria  Cafarenghi ,  eh'  egregiamente  minia  anch'  egli ,  (ì  come  fa  lo  Hcfì'o  il  Sig. 
D.  Gio.  BattiltaBorgonzonijalJieuoanch'ei  del  buon  Padre  j  e  de 'quali,  fi  co- 
me d'altri  ancora,  comedi  viuenti,  altro  non  poflbdire  .  Chiaraoìfi  que- 
ftoil 

FRA  BVONAVENTVRA  BISI,  del  quale  fa  menzione  anco  il  Mafini ,  po- 
nendo la  fua  morte  del  1662.  e  chiamandolo  Miniatore  Famofiflìmo,  come  in 
effetto  fu  tale;  altro  che  il  Cerua,  tanto /hmaro  a*  no  firi  tempi ,  che  ancorché 
folle  inarriuabiIe,nonparsòmaigli  vcceilj,che  per  altro  poi  eran  viui,  e  fpiri- 
tofi,  fuolazzanti,  ricoperti  di  leggieriliìina  piuma,  eh'  al  folo  guardo  Ci  moueua. 
Vi  fu  vn' altro  difcepolodel  Malfari  .detto 

LEONARDO  FERRARI,  e  per  fopranome  comunemente  LONARDI- 
NO ,  del  quale  (e  volcfCmo  fpiegar  le  azioni ,  e  por'aflìcme  la  guftofa  vita,  non 
auria  mai  fine  la  narratiua ,  che  più  (ì  llendcrebbe  in  raccontar  le  burle  ,  e  le  fa- 
cezie di  quello  bell'vmore ,  che  in  numerare  1'  opre ,  che  poche  fece  in  pubbli- 
co ,  e  quelle  di  poca  confiderazione  ;  dedito  piu.a  fpiegare  concetti  baffi ,  e  ri- 
dicoli, che  a  formare  penfieri  nobili  emaellofi.  Dilettoflì  colUii  di  motti,vna 
perciò  non  tralafciando  di  quelle  faldonate  di  Piazza,  e  di  quelle  comedic^ 
zannefche ,  che  tutto  l'anno ,  con  tanto  concorfo ,  &  applufo  lì  recitauano  dal- 
le compagnie  del  virtuofo  Scappino ,  e  dell'accorto  Finocchio  fulla  Sala  del 
Rè  Enzio ,  prima  the  così  famigliari  duieniflcro  le  opre  Regie  e  Muficali ,  oue 
fi  piange  cantando ,  fi  priega ,  e  fi  comanda  co'  i  pallaggi ,  fi  difcorre  ,  e  (ì  nar- 
ra co'  le  gorghe,  e  co'  trilli ,  e  per  pochi  baiocchi  fi  fan  vedere  fino  al  popolo 
baffo,&  alla  vii  ciurmaglia  fcender  dal  Cielo  le  macchine  immenfe,  volar  per 
l'aria  gruppi  d'vomini  alati,  forger  monti,  fgorgar  fiumi,  nafcer  le  Regie,  e 
fimilimarauiglie,  refe  fin  fl:omacheuoIi  alla  Itefla  minuta  plebe,  tanto  in  tutte 
le  cofe  crefciuto  è  il  lulTo  ;  tutti  notando  poi  Lonardino  que'  picchi ,  que'  mot- 
ti,  quelle  arguzie ,  que'fali,eva!endofene  nelle  conucrfazioni,  e  ne' giorni  di 
Carnouale,tirandofi  dietro  1!  Popolo  veitito  da  fecondo  Zanni.  Ritraea  tut- 
ti I  buffoni  di  allora ,  e  tucci  que'  plebei ,  che  per  caricatura  ò  di  volto ,  ò  di  co- 
flumi,  rendcanfi  foggeccidi pubbliche ,  e  cocidiane  rifate .  Ponendo  a  contra- 

ftare 


LEOH  FETtnAHl  E  SE'BAST.  'BtVJiETTL    5  S  i 

ftare  infieme ,  ò  a  giocare  v.  g.  Grillo  de'  Sig.  Anziani ,  Domenico  dai  Nafo,  La- 
zarin  Bizzarrione.ilCi:iù,ilZiuetca,Cagnaccino,  e  fìmilgence.chesò  io,& 
efponcndoli  poi,n'auea  vn  applaufo.chepiù  non  fi  può  dire.  Efprimeua  vna  vec- 
chia, che  addormencataiì,  iafciandofi  cader  il  fufo ,  veniua  rifuegliata  da  vn  i\xx.- 
ballrello.che  gh  auea  polio  in  feno  vn  iorcio  ad  vn  filo  appefo  per  ia  codaj  men* 
tre  VII  altro  con  vn  triuelio  le  pertugiaua  per  di  forco  l'orinale  di  terra  :  la  guerra 
de'cani,la  pefcheria  de'gacti,  efioiiiigrilleriej  che  iniuocfferepoinoneran 
mal  fatte  ;  fi  come  fquificamente  oprata  fi  vidde  vn  giorno  vna  Morte,  che  face* 
uafi  battere  li  ferro  al  Tempo,  che  gli  fé  far  l'Achillini  per  modello  cjc'penfieri, 
con  che  poteua  (gli  dille}fch;rzare  anche  nobilmente,  a  fuo  piacere  sbizzarrir- 
fi,  e  fra'pcggiori  farfi  conofcsre  il  migliore.  Chi  veder  bramaife  la  fua  manierai 
fottoil  portico  diS.Francefco  n'auràduo'pezzi,  fotto  quegli  archi  mfrefcoje 
in  Chiela  il  cranfito  ó\  S.Gioftffo  di:;tro  il  Coro  a  olio ,  e  fimdi,  ch«  a  me  non  da 
1  animo  di  riferire ,  e  che  fi  potranno  vedere  nel  Mafini ,  ne'  catalogi  delle  pit- 
ture puntuali  ilìmc)  :  ^\  comi  non  altro  dire  d' vn  fuo  fratello ,  detto  comunemen- 
te CVLEPIBOI,lt:jrpio  alquanto,  e  mal  fatccma  diritto  d'ingegno,  che  fapca 
il  farro  fuo,  e  che  copiò  n  eccellenza.  Altr'huomo  finalmente  fu 

SEBASTIANO  BRVNETTl,che  morto  poi  il  Ma(lari,pafsòalla  flanzadi 
Guido,  che  volentieri  l'accolle ,  e  per  la  fua  nobile  filonomia  »  che  auea  feruito 
anche  più  volte  a  Lucio  per  ncauar'Angeli  >  e  per  la  fua  modcltia  e  fauiezza  *  e 
per  il  fuo  bel  modo  di  difegnare ,  col  quale  ingannò  più  volte  i  più  efperti ,  con- 
trafacendo difegni antichi ,  che  compratidafenfali.n  ammorbarono  pofcia_. 
vna  quantità  di  ftudii  anche  più  infigni .  Morto  il  Sig.  Guido,  fi  ritirò  a  far  da  fé 
ftanza,  e  talora  in  compagnia  di  Filippo  Brizi»  cominciando  a  far.- Opere  pub- 
bliche ,  e  belle ,  quando  nel  mezzo  del  corfo  arre  l 'ò  morte  iinprouifa  la  sì  ben 
intraprefa  carriera  ;  perche  fé  bene  era  egli  vn  pò  freddo  e  pefo  ,  ad  ogni  modo 
ciò  conofcendo,  &  a  me  p.ù  volte  confelìanio,  fanali  facilmente  più  fueghato,  e 
prefoauria  animo.  Si  vede  in  S.  Margherita  all' Altare,  credo  de"  Signori  Mal- 
uezzi,  la  Santa  Maddalena,  &  vn  graziofo  quadretto  foura  la  refidenza  dell'Ora- 
torio di  S.  GiofefFo ,  eh' io  mi  raccordo  auerli  veduto  operare,  e  da' quali  fi  po- 
trà comprendere  qual  foffe  il  (ùo  ftile  ;  lafciando  qualchedun'altra  opera  che  fa- 
rà in  pubblico,  non  effendo  il  mio  affonco  il  far  qui  vn  diario  perfetto,  ò  per  me- 
glio dire,  inuentano  delle  pitture  della  Città;  il  perche  anco  tralafcio  la  grazio- 
la tauola  del  S.  Vitale  inchiodato  da  i  fieri  efecutori  dell'iniqua  fentenza ,  e  co- 
ronato da  vn'Angelo  nella  Cappella  del  famofo  Palagio  di  Poggio  de"  Signori 
Marchefi  Buoi,  tenuta firancamente per  di  Guido;  duo'fouraufcii  inCafade' 
Signori  Bonfighuoli  di  Caliera«&  altri  altroue ,  meriumence  tenuti  cari  da  chi 
li  pofBedci . 


Bbbb  D  I 


PIETR.O    FACINI. 


D  I 

PIETRO  FACINI 

EDI 

ANNIBALE    CASTELLI 
BERNARDINO    SANGIOVANNI 

E 

GIO.  MARIA  TAMBVRINI 

SVOI    DISCEPOLI. 


f^SìSri^/^fju  Ra  l'altre  obbligazioni  ch'abbiamo  a'Carracci,  quefi' vn* 
parmij'auercieflì  raddolcita)  e  per  così  dire  >  infìoraca  la 
ftrada  a  quella  Profciiìone  afpra  tanto  perprima  ,e  fpinofa. 
No»  ci  vollero  e/lì  legati  ad  vn  precifo  modo ,  né  agretti  ad 
imitare  vn  folo ,  iufta  l' antica  opinione ,  e  precetto ,  ftra- 
fcinando  per  tal  via ,  e  a  forza  tirando  nell*  altrui  genio  il  no- 
Itro  gufto  5  ma  lafciandoad  ogn'vno  la  fua  libertà,  non  al- 
tra maniera  configliandogli ,  che  quella  fìefla  che  portò  feco  dalla  Natura  >  né 
altro  Maeliro  ponendogli  auanti  >  che  vn  buono  e  bel  naturale  a  tutti  comune; 
Ond'è  che  di  tanti  valentuomini  dalla  loro  fcuola  vfcitij  tanto  diuerfo  anche 
in  ciafcuno  fi offerui  il  carattere,  ancorché  in  tutti  sìbello;  il  perche  di  loro 
ben  pofiadirfì  ciò  che  ilTarfianeirefcquic  deiBuonarota,chepereflì;/  gradi 
ci  fi  offerì/chino  meno  difficili ,  quando  eglino  migrati  monte  del  Diamante  gì  hanno  ta- 
gliati ,  e  coloriti  tanto  legiadramente,  ibe  oue  prima  il  (ito  fpauentaua  ogni  animofot 
adejjb  fi  faccia  defiderare  infitto  da  timidi ,  tanto  è  fatto  aggradeuole  ;  ed  è  lo  Itefib  di 
che  in  foilanza,  e  chiaramente  trouo  adeflò  appunto  auiiifarne  il  tanto  Tem- 
pre anco  parziale  del  (uo  Rafaellc ,  Girupeno ,  cornato  a  Roma ,  dopo  auer 

Bbbb     z  vedu- 


554  PA7tTETB7l2A 

vedute  le  cofc  did*ttt{}tmi  Carracci  :  ejjer  !ìati lucidi ,  e  chiarirmi  Soli ,  che  co' loto 
raggi  bttanofgombrato  ogni  torbido,  e  tenebrofo  dubbio  d'ignoram^,  &  hauer  ridotta 
la  pittura  ai  vm  via  facile ,  nera ,  e  da  ogni  confitfione  di  fpinofi ,  &  intricati  firgultit 
per  lo  p  affato  ripiena ,  di  modo  che  ad  vn  ben  di/poflo ,  egiouanile  ingegno  riefce  digran- 
diJJìfn4fodisfattioneilp:i[feggiarui  fopra.  Perchè  veramente  nel  Giudizio  di  Mi- 
chelangelo fi  fiudia  vn  terribile  nudo,  che  mai  fi  arriiia  :  nelle  tìaoze  del  Papa 
di  Rafaellevn  corretto  co  ntornoj  a  cui  mai  fi  giunge  :  nella  Cupola  del  Coreg- 
gio  vna  fpiritofa  veriti  infufa  a  lui  folo  dal  Cielo  :  ne*  quadri  di  Tiziano  vn  cole- 
rico a  lui  folo  naturale  ;  nella  fcuoludi  S.  Rocco  vnofpirito>&vn  viuace  moto, 
che  nel  Tentoretto  folo  fìà  bene ,  e  così  rifpetcìuamente  di  tutti  gli  altri  Mae- 
ftri  ;  ma  ne'  Carracci  tutto  fì  troua  ,  vi  è  ogni  parte  da  fludiare  :  gran  rifallo  ne' 
nudi ,  gran  giuflezza  ne'  contorni ,  gran  viuaciti  ne  gli  affetti ,  grand'  armonia 
nelle  tente ,  grand'  intellinsnza  ne'  fcorti  ;  e  tutto  rcfo ,  come  dicemmo,  così  di- 
meftico,  così  facile,  così  comunicabile,  ch'ogni  ingegno  più  timido,  e  più 
reftiofenca  ben  prefto  ad  oprare  inanrmirfiicd  inmtarfi;  fi  che  fino  i  garzoni 
fteflì ,  fino  ipeftacolori  della  loro  ftanza  Pittori  diuenir  Ci  vedeftcro;  onde  ce 
ne  poteffimo  ,quafìdifl),  non  mcn  dolere,  che  il  Lomazzi  dell'Architettura  re- 
fa  così  facile  dal  noftro  SerIio,che  con  quelle  fue  sì  piane  regole  ,  fece  più  maT^ 
^acani  architetti ,  che  non  hauea  peli  in  barba.  Così  fii  di 

PIETRO  FACINI,  che  mai  fi  credette  a  principio  douer'effer  Pittore  , 
e  che  capitando  nell'  Accademia  di  cofloro  huom  già  facto  ,  e  per  mera  curio- 
fiti  , caricato  da  eflj  ben  tofjlo in  piùjidicole  forme,  per  vendicarfi  ben  pre- 
flo,  dato  di  piglio  ad  vn  carbone,  con  l'inerperta  mano  feppe  così  ben'ag- 
grauare con  deformiti  confaceuole  il  loroprohìo,  che  marauigliati  e  confali 
tutti ,  fencì  prima  acclamarfi  Maefìro,  che  aggregarfi  Scolare ,  inuitandolo  An- 
nibale a  quella  Profefsione,  che  mai  d'aueread  efcrcitare  fognoffi.  Quindi  è 
che  tanto  fon  deboli  i  principii  del  fuo  difegno ,  ancorché  poi  fempre  vn  non  so 
che  di  gran  fpirito  vi  fi  fcorga  per  entro;  e  quindi  è  che  perfuafo  dal  fudetto» 
tanto  difegoò  dal  nudo  ,  che  infiniti  fi  vedano  di  que'  fuoi  modelli  in  tutte  le» 
più  famofe  raccolte  ,  frale  quah  que  Ila  del  Serenifs.  Sig.  Principe  Card.  Leopol- 
do, preflb  il  quale  fonfene  ridotte  le  centinaia ,  alle  volte  cosi  Ifrepitofi,  così 
guizzanti,  fuoiazzanti,  e  quel  eh' è  più,  così  facili  e  franchi,  che  fembrano 
del  fuo  Maellro , come  perdi  fua  mano  molti  tutto  il  dì  fi  vendono. 

Fùdi coftui così  veloce, e  così (frepitofo  l'auanzamento,  e'I  profitto,  che 
cominciò  ad  ingelofirfene  Annibale  ,  ondeauendo  a  dir  più  volte,  che  guai  a 
lui  fé  aueffe  Pietro  fludiaco  col  douuco  ordine ,  e  (e  oprato  non  auefle  più  di  fpi- 
rito>chedi  fondamento,  (ì  notò  mtiepidirfi  nel  maggtormeute  auuantaggiar- 
Io,  e  più  infegnargli  sedandogli  noia  la  fempre  più  racchetata,  e  pacifìcaap» 
plicazione  del difcepolo ,  glissò  termini ,  che  lo  necefsitarono  in  fine  torfi  foc- 
to  da  quella  rcuola,alienarfi  dal  primiero  affetto,  dafericirarfi,  &  in  vendetta 
ancora  aprir  nuoua  llanza,  edoppor  loro  non  men  frequentata  Accademia. 
EranfegU  a  priacipio ,  come  a  più  valente  d'ogn' altro  (eoa  inuidia  però  de'più 

vec- 


PIETRO     F  A  C  I^  L  ^6$ 

Tccchijconfìgnaco  le  cbiaui  di  quella  danza  oue  fi  fpogliaua  il  modello  >  per» 
eh' ci  ne  auede  la  cura  d'aprirla  al  debito  tempo  1  ordinar  tuno,  e  finita  ogni 
fera  la  funzione  «ferrare  e  cudodire  le  ordinate  cofe.  Sraua  nell' ifteflo  luogo 
Tempre  a  beneficio  di  tutti  vno  fcheletro  appefo  con  due  corde  ai  palco  difo- 
prai  perche  ftudiarui  attorno  attorno  vi  fi  poteffe  quell'oilatura:  accortifi  i 
duo' fratelli  ,che  ferratoli  tutto,  fingendo  Pietro  d'andarfene  a  cafa,  ritorna- 
ua  io  dietro ,  e  riaprendo  1  vfcio,  vi  s' inferraua  dentro ,  fìudiando  quell  '  ofl'atu- 
ra  fino  a  mezza  notte ,  fi  afcolero  vna  di  quelle  fui  granaio ,  &  aggiuftata  yn ai 
delle  funi  in  modo ,  che  tirandofi  per  di  fopra ,  veniua  a  far  girare  quell'  oliatu- 
ra» e  cambiarle  fito,  afpettaronochefiponoffeadifegnarla  il  Facino,  e  men- 
tre tutto  applicato  all'  operazione,  ad  altro  non  penfaua  che  al  latto  fuo>  vtdde 
jmprouifamente  mouerfi  lo  fcheletro,  everfodilui  piegarfi,onde  aflalitoda 
vn  fubito  timore ,  e  tremore ,  rizzatofi  malamente  in  piedi ,  e  diiBcilmente  tro- 
uando  laviadellefcaie  ,fe  ne  volò  a  cafa ,  atterrito  dallo  fpauento,  e  poflofi 
in  letto,  fi  ebbe  s  morir  di  paura .  Spiacque  a  più  d  vn'  Accademico  quefto  fuc- 
ceffojecome  difgrazia  chepoteua  accadere  a  ciafcun  d'efsi ,  non  peraltro 
poi,  che  per  efler  troppo  itudiofi,  e  cuftodire  con  molta  briga ,  e  fenza  vcile  al- 
cuno tutti  quegli  arnefi  della  danza  ,  fu  efaggerata  da  molti,  che gionfero an- 
che a  pretendere  foddisfaiione  da  Annibale ,  quando  non  fapefse  riuelar  loro 
chi  ftatofof£eilrco,già  ch'egli  vergognandofene ,  e  pentitone,  a  qualcuno  di 
efsi  loro  attribuìua  il  fatto, con  maggiormenteaggrauarne,  contro  il  fuovole- 
re,Ia  loro  innocenza. 

Diuifafi  perciò  in  due  fazzioni  la  fcolarefca  turba  ,  fiì  aOìRito  Pietro  su  quel 
principio  ;  a  fegno  ,  che  condotto  a  pigione  due  gran  camere  nella  cafa  de'  Mi- 
randola nella  via  Imperiale ,  detta  de'  Falegnami ,  furono  pronti  i  folkuati  a  far 
ben  toflo  fabbricar,  la  ftufa ,  appender  la  lumiera ,  a  proueder  di  fcanni ,  a  ritro- 
uar  vnbell'huomo  chefacelTe  il  modello,  ed  infomma  a  piantare  vna  compita 
Accademia  in  faccia  alla  Carraccefca,  che  come auuiene  poi  di  tutte  l'altro, 
maflìme  fondate  falla  vendetta  e  la  picca,  ebbe  corta  durata.  Pofe  ella  tutta- 
uia  in  qualche  appréfione  i  Carracci,chc  per  la  loro  s'erano  guadagnato  vn  gran 
grido,onde  non  pafsò  quell'emulazione  fenza  contrafli,e  pericoli  fra  que'gioua- 
iii  di  porfi  le  mani  addoflb.  Diceuano  quei  dei  Facino ,  efler  la  loro  la  vera  ;  me- 
glio prouifta  di  modello  ;  in  effa  darfi  più  comodo  di  tutto ,  e  più  libertà ,  fenza 
tanti  protomaltri,  e  fenza  foggezione.  Scimars'  in  effa  tutti,  e  riuerirfi,  non  bef- 
ùxCu  non  tutto  il  dì  caricarfi.Infegnarfi  dal  Sig.  Pietro  con  fincerità,e  con  amore^ 
non  co  doppiezza,  e  liuore  :  foflenerfi  gli  fcolari,non  abbatterfi  :  che  predo  pre- 
fto  gl'Incamnati  farianfi  mcaminati  al  lor  fine  :  che  al  Carro  erafi  rotta  vna  ruo- 
ta,ch'  era  per  re'iare  vn  giorno  fenza  fala.  Rifpondeuano  i  Carraccefchi;  ch'erafi 
pure  vna  volta  (  chiamando  i  mali  di  Pietro  gallici  )  fmorbata  da  tanta  pcfle  la 
loro  radunanza  :  che  colui ,  che  prctendeua  poner  il  fuo  foglio  ncll  Aquilono, 
era  vna  voira  caduto ,  tirando  feco  vna  parte  di  quelle  delle  più  ofcure  ,  redan- 
do anzi  più  luminola  l'Orfa  del  loco  Cielo  :  che  molte  auuedutamence  s' era  riti* 

rata 


y6S 


PARTE    T  E  7t  Z  A 


rata  ne'  Falegnami  qucH'Accademia ,  che  predo  prefto  auca  biYogno  di  punte IK? 
eh'  erari  cosi  pazzi  i  ribelli ,  che  fi  credeano  dar'opra  a  tutte  quelle  feghe  per  ta- 
gliare lapis  da  difegnar  la  fera,  quando  non  aurian  potuto  elleno  refiftere  a  fe- 
gar  via  più  collo  quel  di  più  >  che  auuanzaua  a  fpropofitaci  tor/ì  di  Pietro.  Così 
andauafi  piatendo  >  e  contraftando  ;  e  fi  gionfe  a  tale ,  che  dicono ,  che  vna  fera 
di  carnouaie ,  che  Pietro  era  in  Ietto  correan  Settimane ,  aggrauato  da  fuoi  Co- 
liti mali  j  veftitofi  in  mafchera  incognita  Annibale,  non  poteffecrattenerfi  di  an- 
dare a  vedere  quel  loro  tanto  celebrato  nudo ,  e  gli  fcolari  attorno  a  difegnarlo; 
e  che  inuitatoda  vno  dieffi,pcrirchcrzo,ad  infegnar  loro,  e  correggerli, non 
credendofìmaiche  fofle  Pitcore ,  e  tanto  peggio  Annibale ,  flato  vn  pezzo  fo- 
fpefa  la  mafchera ,  prefa  finalmente  la  cannella  portagli ,  prefto  preflo ,  e  in  pO' 
chifegniaduo'di  eflì  aggiuftaffe  il  contorno,  conmarauigliadi  tutti,e  infiem 
con  filenzio ,  e  rirpetto ,  credendo  eh'  ei  fofle  Pietro  rizzacofi  di  Ietto ,  e  paflato 
alla  Danza  per  far  loro  quella  partita  ;  fin  che  rallegrandofene  con  effo  lui  il  gior- 
no feguente,di  ciò  marauigliandofi  egli,ne  fapendo  immaginarfi  chi  potelTe  eller 
fìato,  non  fi  torto  fé  niollrarfi  la  correzione ,  cheaccortofi  i  fegni  eflfer  d'Anni- 
bale, diede  in  tanta  fcandefcenza,  che  voicua  allora  andare  a  trucidarlo.  Ef- 
pofio  poi  fijore  vn  quadro,  nel  quale  flranamente,  oltre  il  fuo  confueto ,  erafi 
egli  affaticato ,  e  particolarmente  bramando  fapere  che  ne  dicefl'cro  i  Carrac- 
ci ,  intcfo  che  non  altro  s'  era  potuto  cauar  loro  di  bocca ,  fé  non  cffcr  vn  qua- 
dro di  maniera  greca  ,mefle  loflbpra  mezzo  mondo  per  auerne  la  interpreta- 
zione ,  e  giongcre  a  fapere  che  volellero  eglino  dire  :  perche  fé  de'  Greci  buoni 
intendeuano,  era  troppo,  ne  queftoera  il  fuo  intento,  ch'era  nemico  affatto 
dellaitacua:efede'catciui,  era  troppa  calunnia  e  perfidia,  non  elTendo  così 
vigliacca  queir  opra, che  tal  cola  di  elfafidouefle  proferire  ;  quando  finalmen- 
te rifeppe  auea  detto  Agoftmo,  che  fi  come  non  v'era  chi  fapefle  di  greco,  e  po-^ 
chi  che  r  intendedero ,  così  quella  pittura  non  intende  rfi  ;  né  come  polaflfero  le 
figure ,  né  che  faccflero ,  né  come  veftice  fodero ,-  che  infomma  Pietro  era  dato 
in  reprobo, e  del  migliore  dikcpolodiuentato  il  peggior  Maellro,  auea,potea 
dirfi,  nella  Profeilìone  paflato  il  fiume,  dmenuto  Gincurino.  Atcefe  di  tal 
maniera  queft'  auuifo  il  Facini ,  che  dato  luogo  alla  difperazione ,  vuò  trattarli, 
dille  >  coftoro  da  quc  1  che  fono ,  da  razza  di  macellari  ;  dar  loro  d'vna  mazzuola 
in  capo  5  e  poflofi  fotto  vn'accetta  da!  manico  corto,  andò  a  cercarli ,  per  effet- 
tuare col  primo  di  loro,  che  gli  foife  dato  tra'piedi,  l' efecraudo  delitto  ;  ma  fco- 
perto  da  vn  comune  amico  pafleggiar  più  volte ,  come  fuor  di  fé  Uefl'o ,  fotto  il 
portico  della  Morce  con  arme  fotto ,  e  ruminar  gran  cofe ,  ne  fu  diftratto ,  e  &i- 
ftolcodal  galantuomo,  che  fcoperto  il  fuo  fine,  lo  fece  più  prefio  che  potette 
penetrare  a' Carracci.  Acquietoifi dunque  Pietro,  conuinto  dall'amico,  che 
gli  fé  vedere ,  e  conofcere  co  gli  efempii>  fempre  fra  concorrenti  effer  fiate  que- 
fle  ride,  fegno  della  fcambieuole  virtù,  che  tuttauia  nonpoteuafi  dir  perfetta, 
fcompagnata  dalla  prudenza  in  fapcr  fcanfar  gì'  impegni ,  e  dalla  fofferenza  per 
non  aggrauar  l'anima  di  quelle  colpe  »  delle  quali,  dopo  il  fatto ,  vorrebbefi  clTer 

digiu- 


Pi  E  T  no     F  A  C  ìJi  h  5^7 

clìgiàhòìe  tanto  pefa  al  punto  dei  morire,  portando  feco  conti  così  graui  da 
faldarc  all'  altro  Mondo. 

Furono  a  tempo  fiixiili  raccordi  >  facendo  la  douuta  imprefsionc  iu  Pietro, 
che  ogni  volta  più  peggiorando  ne'  fudetti  fuoi  mali ,  fentcndo  dì  perderle  fòr- 
ze >  e  fìnirn,pregau3  gli  fcolari  prima  a  raccordarli  di  lui  nelle  orazioni  loro, 
poi  a  prendere  efcmpio  dal  Tuo  flato  >  e  finalmente  ad  imitarlo  nelle  belle  opre 
prima  fatte ,  non  nell'  vltime ,  nelle  quali  conofccua,  e  confefl'aua  non  trouarlì 
più  fpirito,  né  vigore.  Così  finì  ben  preftoi  fuoi  giorni  in  affai  frefcaeti,  man» 
candodel  i5o2.e  lafciando  di  Te  /ugran  nome  per  le  beli' opre  fue>  colle  quali 
talmente  s'accollò  a' Cartacei,  che  vn  pò  più  alle  volte  che  fofTe  flato  corret- 
to >  farebbe  loro  flato  vguale . 

Fu  così  nuouo  , e  bizzarro  neli'inuenzione  ,  eh' io  non  so  mai  chi  s'aueffein 
tefla)  fé  non  vna  propria  ferace  immaginatiua)  tanto  fìmbolica  alle  volte  a 
quella  del  Tentoretto ,  che  parue  non  altri  auere  auuto  egli  in  niente ,  che  queir 
arrifchiato ,  e  copiofo  Maeflro.  Ebbe  varietà  di  ciere,  molla  grande  nelle  figu- 
re, e  nel  colorito  poi  pafsò  ben  quanti  illufiraffero  tele  a  que*  tempi.  Quefl* 
era  quella  parte  ,  che  poneua  il  ceruello  a  partito  ad  Annibale  ,  che  andandoa 
vedere  d'afcofo  la  Tua  tauolina  del  martirio  di  S.  Lorenzo  in  S.  Gio.  in  Monte, 
Dio  miOjfùintefodire  ,  che  cofa  mette  mai  collui  nelle  fue  carnagioni  ?  io 
giurerei  >  che  in  vece  di  colori»  fi  macinare  carne  vmana.  L'ifteflb  ofseruafi 
nella  tanto graziofa  tauolina  dietro  il  Coro  di  S.Francefco  all'Aitar  Pellicani, 
oue  incertiputtinifì  vedeil  fangue  vino  e  vero  nel  volto,  fi  vedono  loro  mo- 
uerfigh  occhi  ,fpirare  il  fiato,  palpitar  l'anima.  US.  Antonino  poi  nella  Cap- 
pella de'  Laudi  in  S.  Domenico  ,ptefo  da  tutti  i  foreflieri  per  de'  Carracci ,  non 
troua  lode  vguale  alla  fua  bellezza  nella  mia  penna,  com'eila  foprabbonda_. 
nella boccad'ogn'vnOjChecontempIa  in  quel  Santo,  in  que' putti, in  quel  Si- 
gnore, in  quella  Beata  V'^ergine  tanta  efprefsione  ,  tanta  grauitd,  tanta  giu- 
Itezza  ,  tanta  nouità ,  tanta  leggiadria ,  fenza  rimpallo ,  che  fernpre  tramonta. 
Non  vi  è  chi  veda  la  tauolina  della  Prefentazione  della  Beata  Verg;nc  al  Tem- 
pio nella  Chiefa  de'  Scalzi  fuori  di  lira  maggiore,  che  non  la  giuri  delle  migliori 
cofe  del  TentorettOiCome  tolfe  a  pareggiarlo  nella  Nonziata  a  lui  vicina  di  quel 
gran  Veneziano,  col  Aio  bizzarriisimo  Prefepe  contiguo  nella  Chiefa  di  S.Mat- 
tia .  Lafcioalla  finaofseruazione  de'più  intelligenti,  e  curiolì la  fua  bell'Af- 
fonta ,  co'  frefchi  laterali  non  men  confiderabili  nella  Cappella  Grati  ne'  Semi; 
e  nell  '  Oratorio  del  Buon  Giesù  la  Santifììma  Annoziata  di  così  nuouo  penfie- 
ro,  e  riloluto  dipingere;  e  nella  quale  ,  dicono,  facelTc  quella  gloria  d'Angeli 
in  nube  colla  ponta  dell;  deta  ('auendo  mandato  a  calai  pennelli)  ad  inchiefta 
di  Giouanni  da  espugnano ,  eh;  da  lui  interrogato  per  ifcherzo,  che  ccfagli 
pareffe  mancare  allora  che  finita  così  frefca ,  l' auea  polla  in  opra  ,  rifpofc,  però 
bene  conia  fua  iemplicird  quel  goffo,  lo  Spirito  Santo  che  in  leifoprauioifTe; 
Li  fua  Decollazione  dei  Bitti  Ila  alia  Cjppe'la  de'Signori  Confortatori  neila_» 
Chiefa  dell' Ofpital  delia  Morte:  Al  quadro  del  Sig.  Guido  all'Aitar  maggiore 

'^^"  '  de'PP. 


5<58 


P  A  ^T  E     T  E  Z  Z  A 


de'  PP.  Capuccini  i  duo'  quadri  laterali,cbe  fono  come  d'Annibale  :  S.  FranCefco 
che  riceue  Chrifto  Bambino  nelle  braccia,  e  l'iftcflo  che  fuiene  a!  fuono  delia  ce- 
lefte  lira .  Infiniti  rametti  poi,  e  quadrettini  piccioli,  ne'  quali  fu  inarriuabile,  & 
andò  al  pari  del  Feti  >  e  che  per  la  maggior  parte  fon  tolti  per  di  Annibale  ;  co- 
me quello  della  Beata  Vergine  ,  che  faglie  al  Tempio  nel  primo  cafino  della_, 
Vigna  Lodouifia  in  Roma ,  e  per  tutto  ;  (enza  le  tante  tauole  fuori  per  il  Conta- 
do, come  ,  per  figura  ,  il  ChrittoCrocefifloin  mezzo  alti  Santi  Pietro  e  Paolo 
fatti  a  tempra ,  e  in  vn  fol  giorno  nella  Chiefa  maggiore  di  Caftcl  S.  Pietro  :  La 
Madonna  del  Santi/lìmo  Rofario  con  S.  Domenico ,  e  que'  Millerii  tanto  fpiri- 
tofi  attorno  nella  Chiefa  ài  Quarto  di  fotto,  e  fimili. 

Vefiì  nobilmente ,  trattofsi  bene ,  e  flette  alla  grande ,  e(Tendo  in  iftato ,  che 
poteaviuere  d'entrata,  quando  cominciò  a  dipingere.  Fu  di  lui  fatto  graiij 
conto  da  gli  altriPittori,  e  volendo  con  lui  taluolta  competere  il  già  detto  Maf- 
fari  in  certo  lauoro ,  lo  difprezzò ,  fé  ne  rife,  e  di(fe  non  iftimarlo ,  e  compatir- 
lo, cffendo  anche  inefperto,  e  giouane.  Fij  più  volte  Sindico  della  Compagnia. 
Eftimatore ,  e  Maflaro,&  adempì  ottimamente  le  fue  parti,  e  die  a  tutti  foddif» 
fazione.  Non  ifdegnòil  Valefio  intagliare  vnfuo  S.Raimondo,chcfuifuo  man- 
tello folca  il  mare,  quando  non  volle  intagliar  le  cofe  de'Carracci. 

Hebbe  fra  gli  altri  della  Sig.  Marta  Bertolelli,  famiglia  rigiiardeuole  ,  e  fua_. 
moglie,  del  1 602.  vn  figlio  poftumo,  al  quale  perciò  fii  potto  l'ifteflo  nome  del 
Padre ,  che  attefe  alla  mercatura  con  qualche  fortuna  :  che  fposò  poi  vna  figli- 
uola del  Sig.  AlelTandro  Tiarini  Pittore  famofifslmo  j  e  fu  quella ,  che  ricama- 
uacosìfquifitamente.eche  fece  vna  trabacca  da  ietto  d'infinito  valore,  che  fi 
vidde  con  iltupore  di  tutta  laCittd,ede'Fore(iicri,chc  l'andauano  ad  ammi- 
rare com'  opera  infigne .  Fra  gii  altri  Scolari  di  Pietro  Facini  fi  contano 

ANNIBALE  CASTELLI, eh'  ebbe  anch' egli  il  vizio,  nel  quale  diede  in  vltì- 
mo  il  fuo  Maeftro,  di  caricare  troppo  i  nudi,  &  efsorbitar  nel  contorno .  Altro 
di  fua  mano  a  olio  non  ho  mai  veduto  fuori  de'  duo'  quadri  appefi  ai  muro ,  la- 
terali alla  porta  maggiore  di  S.  Paolo  dalla  parte  di  dentro ,  entroui  in  vno  la_. 
Refarrezione  del  quattriduano  Lazaro ,  nell'  altro  la  Crocefifsione  dell'inuittif- 
fìmo  Apoflolo  Andrea  ;  eflendofi  egli  buttato  alfrefco,  per  facilita  ,mafsime  al- 
la quadratura ,  &  auendoui  operato  molte  cofe,come  la  quadratura,  &  il  Chrifto 
Crocefifso  foftcnuto  dal  Dio  Padre  in  ifcorto  nei  primo  Dormitorio  a  bafifo  di 
S.Francefco,  &  infinite  altre  cofe  che  non  occocdire.  Si  come  non  riferire» 
r  altre  tante  fatture  di  vn 

BERNARDINO  SANGIO VANNI  pure  allieuo  fuo ,  che gionfe  a  pingero 
pure  vna  tauola  in  S.Sebaftiano  Parrocchia,  di  S.  Cornelio  Papa,e  Martire;  vna 
in  S.  Giofeffb  del  Mercato  ;  fotto  il  portico  di  S.Franccfco  tré  occhi>  e  più  vol- 
te il  libro  de'Signori  Anziani.  Né  le  infinite  di 

GIO.  MARCIA  TAMBVRINI,  chefùfuofcolarcprimachemortoil  Mae- 
ftro,  fi  volgefse  poi  alla  maniera  delicata  di  Guido,  del  quale  per  la  fua  fchiet- 
cezza  e  bontà  fu  gran  confidente  )&  amico:  Che  diede  alle  Ilampe  mediante  il 

Cur- 


1 


GIO.  MATtlA  TAM'BVTtmu 


5<^9 


Gurtijche  ne  fu  1*  incagliacore,  tutte  l'Arti,  &i  Mcftieri  del  Mondo  i/loriati 
in  figure  picciole,  con  introduzione  di  fiti,  architettura  >  Scaltro:  Che  fu  gran 
pratico ,  grand'intclligente  di  profpetciua  :  Che  haueua  vn  certo  carattere ,  che 
voleuaeflcr  del  detto  Guido:  Chefece  quella  Nonziata  nella  Chiefa  della  Vi- 
ta, e  S.  Lorenzo  fotto,  ritoccatagli  dal  dette  :  Che  dipinfe  cosi  franca,  e  pulita- 
mente a  buon  frefco  tutti  quali  gli  occhtfotto  il  portico  di  S.  Francefco;  Che 
fu  ingranconcetto  iempre  fin  che  vifTc  (  morendo  vecchi/fimo  )  preflo  ia  Com- 
pagnia ,  che  r  impiegò molco  ò  ne'Sindicati ,  ò  ne* Maffariati  :  Che  finalmen- 
te quello  fii  chcritrafleil  fuoMaeftro,  come  comunemente  fi  vede,  nel  più 
infelice  fuo  flato ,  e  perduto  affatto  l' occhio  finilko  (  onde  in  tal  guifa  monoco- 
lo gli  nafcefs' anche  il  già  detto  figlio)  e  del  quale  nonmièparfo  bene  valermi 
à principio,  ponendoui  più  tol^oquell  altro, che  su  mezzo  foglio  di  carta 
reale  con  carbone,  biacca,  e  terra  roda,  in  forma  come  di  paflello, 
/ece  egli  di  fé  medefimo  in  fua  giouentò  il  Sig,  Pietro  ;  e  del  qua- 
le bammi  fauorito  il  Sig.Gio.  Francefco  Barbieri;  a  cui 
perciò  sì  di  queRo ,  come  di  relazoni  di  cofe 
accadute  a  fuo  tempo  confelTo  in  tal 
congiuntura  le  mie  ob^ 
i>ligazioni« 


Cccc 


rvr 


INNOCENZO  TACCONI. 


D  I 


I  N  N  O  C  E  N  Z  O 

TACCONI 

E    D  I 

GIOVAMPAOLO   BONCONTI 

PIETRO    PANCOTTI 

ANTONIO    MARIA    PANICO 

LATTANZIO    M  A  I  N  A  R  D  I 

Et  altri  dell'  Accademia  de*  Carracci . 


^^i7y^;9yi  Nnoceiizo  Tacconi  goder  potette  anch' egli  della  parentela^ 
cri  '"^'"^^  de' Carracci,  della  quale  poi  troppo  pregiauafi,  e  troppo 
ìj*2.  valeuafi  nella  danza  di  eflì ,  fuperiorizando  addoflb  aglial- 
"  '^  *<3  I  /S^fj  *■"  condifcepoli ,  di'  cran  taliiolca  neceflìtati  a  rifponderglij 
W^/^  ?.^P^  ^°^^  '°''°  "^^"^  Lodouico  :  veri  loro  parenti  efler  quelli ,  che 
IL^V^^sgs^^  foffero  per  farfi  valentuomini  nella  virtù;  ed  interrogando. 
^^^"^  lo ,  fé  finalmente  in  altro  grado  fpettafs'  egli  al  Sig.Lodouico, 
chein  venire  ad  cflerfigliaftro  della  Sig.  Prudenza  del  detto  forella,  maritata  a 
Francefcofuo padre.  E  ben  poi  vero  che  meglio  fora  per  elE,  che  né  pure-» 
rauefleromaiconofciutoquelto  ceruello  torbido,  volendo  molti,  che  troppo 
dominio auefle  fopra  Annibale  in  Roma  ,  onde  lo  reggefle,  diuoIcalTe ,  efacede 
fare  a  fuo  modo .  Ch'  egli  ftato  fofile ,  che  per  leuarfì  d'appreffo  Agoltino  (  che 
inciòfegliopponeua)  fomcntaffe  le  gelofie di  Annibale  in  materia  dell'Arte 
contro  del  fratello,  al  quale  foggiongeua  anch' egli,  fariafì  attribuito  almeno 
la  metà,  fé  noa  cucco  l'onore  della  GaleriaFarnefiana,  giiì  che  tutta  Roma  ap- 

Cccc     a  plviu- 


57»  VAUTB    TÈnZA 

plaudiua  tanto  alP  Aarora>  &  alla  Galatea  dall'altro  fatteui  ;  e  corréua  quel  pro^ 
uerbio»  già  detto  ,  per  la  Corte  :  portarti  affai  meglio  rintagliatore  del  Pittore. 
Che  ingelo5to(ì  altresì  dell'  Aibaai  >  cercale  talora  f  con  falfi  rapporti ,  leuarlo 
dalla  grazia  del  gran  Maeftro.  Che  vnito  fi  anch' ei  con  Antonio,  e  Francefchi- 
no  corroborane  »  anzi  dalTe  colà  da  fé  principio  alle  calunnie  contro  lo  {S.tSa 
Lodouico,  che  pare  eraquello  fra  tutti  >  che  gli  era  parente,  cercando  mino- 
rargli la  fan>a  e'I  credit»,  per  ergere  maggiormence  fuU'abbaffamentodieflb 
vnabafe  di  maggior  nome  al  folo  Annibale  .  Era  egli  vn  ceruello  così  facto,  im- 
pafiato  d'aftio ,  e  di  mal  talento  :  d'vmor  tetro ,  e  fin  talora  odiòfo  a  fé  Refib, 
come  ben  cale  il  dimoflr'  anche  il  ricracco  auutofi  di  Roma  ;  il  perche  in  fine  da 
fé  ritiratofi ,  lontano  dalla  Corte ,  non  maggiormente  godcua ,  che  della  Tua  fo- 
licudine ,  che  l' atterrò  finalmente  nella  guifa ,  che  qui  in  fine  pone  il  fiaglione» 
al  quale, come  a  teitimonio  di  pratica  e  di  vifta ,  mi  rappcrco  ; 

VITA  D'INNOCENTIO  TACCONE  PITTORE. 

T/^à  gì'  altri  allieui  del  ftmofo  Vittore  Annibale  Can'acci ,  fa  Innocentio  Taccone, 
che  nella  Città  diBologHa.n<xcque;  e  dicono  ,  che  egli  fuffe  vn  poco  parente  dtW 
ijìeffo  Canicci,  e  come  nel  [angue  y  così  nella  virtù  volejje  tnoflrare  la  parentela  ,che 
egli  co'  Caracci  hauea. 

Qjtejii  dipinfe ,  &  aiuto  Annibale  in  varie  cofe ,  che  egli  open  in  diuerfi  tempi ,  m* 
particolarmente  nella  Chiefa della  Madonna  del  Topolo,  outftanno  i  "Padri  di  S.^go- 
flino  della  Uatione  Lombarda ,  dentro  la  Capella  de  Signori  Cerafi ,  fece  nelle  volte  [a- 
pra  l'altare  quelle  tré  ftoriette,  cioè  nelmcT^o  l  incoronatione  di  THaria ,  I{eginadegli 
angeli ,  e  del  Cielo.  Mia  man  diritta  S.  "Pietro  Trincipe  degli  ^pojìoli  all'  bora ,  che 
N  S.  Giesù  Cbriflo  con  la  Croce  in  fpalla  gli  apparue .  E  nella  mano  fianca ,  quando  S» 
"Paolo  Dottore  delle  genti  fu  rapito  al  ter^^o  Cielo  ,  tutte  tré  in  frefco  dipinte  da  Innocen- 
tio ,  con  li  dtfegni  di  Annibale  Caracci  ,e  vi  fi  è  portato  molto  bene. 

Operò  anche  da  fé  co'fuoi  propri  difegni  à  S.  .Angelo  m  Vefcheria  ,  doue  fu  l'antico 
Tempio ,  nella  via  Trionfile ,  dedicato  à  Giunone ,  c^  bora  è  Chiefa  Collegiata,  e  V  é  la 
Compagnia  de'  Tejciuendoli  ,oue  èl'MtareàS.  Andrea  .Apofiolo  dedicato,  e  quiuiil 
Taccone  lauorò  diuvjehifiorie  di  quel  Santo àfief co,  afiat  buone,  e  conprattica  ,  edili- 
ge'i:^a  condotte  ;fe  benealcuni  vogliono,  che  quiui  ancora  fi  valeffe  d 'alcuni  difcgni  del 
fuomaeflro  Caracci, ma  bafia,  che  vi  fi  portafie  bene ,  &  al  debito  del  lauoro  foddif- 
faceffe» 

Doue  nella  via  ^p pia  fu  l  cimiterio  del  "Pontefice  Califìo  fu  edificata  la  Chiefa  in  ho- 
Kore  di  S.  Sebufliano  Martire ,  fece  Innocentio  nel  quadro  dell' Mtar  maggiore ,  bello  di 
frentifpnio  di  colombe  di  finimento  di  marmi  vn  Cbriflo  in  Croce  co»fitto,con  la  f^ergi" 
ne  Madre  ,  e  col  dif cepola  Gtouanni  Euangelifla  ,  fotta  vn  Cielo  affai  me  fio ,  pittura  i* 
fiefco . 

i^efl  '  huomo  poco  lauorò ,  poiché  era  di  natura  f elitario  ,eda  vnfuo  himore  malen- 
tonico  condotto  non  voleua^raltieare  con  dipintoti ,  né  con  altri» 

Final- 


G10\  PAOLO  ^O^CO^Tl.  $js 

Finalmente  da  gli  lìrepiti  di  quefla  Città»  doue  tutti  cotKOrrono  >  partendofi ,  in  non 
so  che  luogo  fuori  di  ^oftiaandojfene  ,&  alcun  tempo  vi  dimorò ,  e  benché  fujfe  di  fre- 
fca  età ,  -pi  morì ,  e  la/ciò  i  romori  di  queflc  tuibolen'é^  mondane ,  per  andar  ai  ripofo 
della  pace  Celefle .  Ma  che  diremo  di 

GIO  VAMPA  OLO  BONCONTI,  del  quale  sì  poco  a  notizia  ci  è  peruenu- 
to ,  e  del  quale  fi  vedono  cofe  priuate  d'vna  paftofità  così  grande ,  e  di  sì  buona 
intelligenza  >  che  ben  meriteuole  il  renderebbono  d'vna  più  fuccora>epiena_a 
telazione^  Fii egli  buon  Cittadino,  efiglio  di  Girolamo  Bonconci, ricco  Mer- 
cante da  feta ,  al  quale  eferciaio  moOrò  altrettanto  abborrimento ,  quanto  in- 
clinazione alla  Pittura;  onde  trouafi,  che  pollo  dal  Padre  nel  negozio  fui  prin- 
cipio dell' anno  1580.  Tene  fuggì  di  cafa, pigliando  la (Irada di  Firenze, nella 
quale  ricercato,  ritrouato,  criconofciuto ,  fu  facto  ritornare  indietro ,  e  a  cafa 
ricondotto.  Pollo  dunque  al  difegno,  non  rifparmiò  il  Padre  a  denaro,  per- 
che l'Arte  imparaffe,  e  ne  diuenifle  eccellente  ;  il  perche  dicefì,  che  interrogan- 
do egli  taluoltaiMacflri,  come  fi  diporcafs'egii  Gio.  Paolo  ,eche  facefle,& 
fluendone  in  nfpofta,  ch'ogni  dì  più  (ì  guadagnaua,  da  i  facitori  del  negozio 
venifleefpofto,queffo  guadagno  intenderfi  rifpetto  a'  Precettori,  che  tutto  il 
dì  regalati ,  certo  potean  dire ,  eh'  ogni  dì  più  guadagnauafi .  Mi  ha  fatto  vede- 
re il  Sig,  Valerio  Polazzi  fucceflbre  nel  negozio,  e  nell'eredità  di  detta  Cafa  Bon- 
conti,  mediante  fuo  Padre  lafciato  erede  da  Valerio  fratello  del  fudetto  Gio. 
Paolo,  &vItimo  di  quella  famiglia,  ne' libri  regolati  di  quel  gran  benefattore 
Je  feguenti  note ,  e  partite  ,  che  feruiranno  per  quel  molto,  e  più  che  doureflì- 
mo  dire  di  Gio.  Paolo ,  e  cioè  : 

t'JelprinciptodeU'illeflo^nno  i'}So.e(fer  flato  poflo  ad  imparare  di  difegnure [otto 
TU.  Bartolomeo  Tafferotti  yper  conofcerfi ,  onere  più  inclinai^oneà  tal  Arte  y  cbealliu. 
mercatura . 

Del  1 5  Si.fouuemto  di  danari,  e  di  ciò  gli  occorreua,  ejfcr  lafciato  andare  à  Fiorert" 
^  per  lafefta  di  S.  Giouanm  con  M.  Camillo  Vrocaccini. 

Laprimafpe/aperfuapropor:^onabil  parteoccorfa  laprima  volta  ,  nel  paJiareaW 
tAccademiade  Carra'zj^;  e  quello  per  fare  vna  grande  e  bella  Madonna,  lalmprefa, 
banchi ,  gj*  altre  cofe  necejfaric  in  effa. 

Gli  danari  fommmtftratigli ,  biancherie,  ed  altro  del  1  ^^^.  per  andare  àVarma ,  à 
vedere  le  cofe  del  Coreggia ,  e  fopra  fìudiarui . 

Del  mede/imo  Anno ,  vna  casìellata  dvua  fquifica ,  mandata  à  donare  ad  Ercole^ 
Trocaccmi ,  e  Camillo  fuo  figliuolo ,  per  le  fatiche  eh'  vfanoneW  infegnareà  Gìo.Taola 
fuo  figlio ,  nell  Accademia. 

Dell' Anno  fieffovn  altro  regalo  àmedtfimi, peri  i^efia  cagione. 

Delii%').vn  regalo  nguardcuole  fatto  à  Bartolomeo  Vaff erotti ,  fuo  precettore  del 
àifegnare . 

Del  1 5  85.  alli  20.  Settembre  danari  datigliper  andar/ene  à  B^oma  con  TU.  Gabrielle. 

De/ 1 5  8  7.  pagelli  danari  à  Lodouico  Carracci ,  perche  proueda  colori ,  e  gli  li  mand{ 
il\pma. 

Del 


574  VAUTETEZZA 

Del  mede  fini  jtmo  efierfi  infermato  inl{pma ,  e  tornato  à  Bologna. 

Del  1 5  9 1 .  donati  danari  à  Bartolomeo ,  &  Aurelio  Tajìerotti. 

Bel  medeftmo  Anno ,  efferfi  cajìata  pna  querela ,  c'haneua  fui  Turrone  >  inJttmS  Col 
detto  Aurelio, Cio.Taolo. 

Ilchetutcomièpiacciuco  vedere  nonfolo»  ma  qui  anco  rapportare,  per  ca- 
uarfi  da  effe  partite  il  non  anche  allora  aHodato ,  benché  forfè  conoftiuco  vaio- 
rc  de  gl'infelici  Carncci  ;  n:ientrcnon  fi  faceua  differenza  alcuna  nel  mandar 
quefto  figlio  indifferentemente ,  e  nello  fteffo  tempo  da'  i  detti ,  e  da'  Paiferotti» 
da  Procaccini ,  come  fé  vguali  ad  elfi  folfero  ftati  coltoro  in  eccellenza  ,  come 
feppero  con  grand' artifìcio  darlo  a  credere  fiii  che  videro ,  come  toccollì  altre 
volte  :  Il  gran  fludio ,  eh'  ei  fece  dunque  in  quefl'  Arce  Gio.  Paolo  fotto  tanti 
Maeftri ,  e  m  tanti  anni ,  fenza  gli  altri  a  quella  Profeifione  confecuriui  e  necef- 
farii,comc  Matematica,  Architettura  ,  e  Prolpettiua,  nelle  quali  fi  vedono  di 
fua  elucubrazione  mirabili  fcricti  dal  mio  cortefilfimo  Sig.  Valerio,  contanti 
altri ,  donatimi  ;  Il  fuo  paffaggio  a  Roma ,  e'I  credito  ,  eh'  è  neceffano  vi  acqui- 
ftafle ,  mentre  con  tanta  (uà  ftima  ,  e  vantaggio  venirui  chiamato  ad  vn  gran  la- 
iioro,appare  da  qnelìa  lettera  fcricca  da  Gio.  Battili  a  fuo  fratello  al  comune  lor 
Padre  «e  che  qui  volentieri  trafcriuo,  per  altra  cunofa  notizia  ancora  : 

"Padre  mio  Canjfmo. 

Domani  ha  da  venir  la  rifpofìa  di  Ciò.  Taulo  alla  mia  prima  lettera ,  che  parla  del 
fuo  ncgotio  :fe  la  dà  brwfca  dirò  bene ,  che  non  conofce  fé  lleffo ,  ne  U  fortuna  ,  che 
li  corre  dietro  ;  non  poffo  imaginarrni  che  ragione  in  contrario  pofja  dedurre  à  nov  accet- 
tare ti  partito  fcrittogli  al  quale  inclinerà  ti  Cardinale  >  Voglio  eh  eglijappia,  che  TU. 
Anmbale  CarraT^'s^i  non  altro  ha  dal  fuo  chefcutidicci  di  moneta  il  mcfe  &  parte  per  lui, 
&f eruttar  e ,  &  vna  ftantietta  alli  tetti ,  &  lauora ,  ^  tira  la  caretta  tutto  il  dì  come 
vn  cauallo ,  c^  fa  loggie ,  camare  &file ,  quadri ,  t^  ancone ,  &■  lauori  da  mille fcuti, 
^fienta,&treppa  ,&hàpocogu[lo  anchora  di  tal  feriiitti ,  ma  quello  di  gratta  non  fi 
dica  ad  alcuno  ;  Diedi  circa  due  me  fi  fa  fcuti  quattro  à  M.  Taulo  l{ujf.  ni  parente  di  M. 
Horatio  Battirame}  dite .;  Ciò,  Taulo  che  li  ne  faccia  parola  acciò  me  li  reHituifca  con 
darli  à  fot. fiate fano .  DiB^omaalli  2,diAgosìo  15  95?. 
yoflro  Figliuolo 

Ciò.  Battifia  Bonconti. 
Studiò  anch' egli  le  cofe  del  Tibaldi,  e  difegnò  quelle  in  Cala  Poggi ,  ma  poi 
fi  diede  ad  vnpiu  faciImodo,e  Itecteaquelhde  Carra>;ci,  onde  fi  vedono  nu- 
di che  fembranode'ftcflì.  Riportò  1!  premio  e  l'onore  di  Principe  dell'Acca- 
demia, e'I  (uo  belliffimodifegno  fi  vede  apprtiflb  il  detto  Sig.  Valerio;  ed  è  Plu- 
tone (opra  il  fohto  carro  tirato  da  i  quattro  caualli ,  e  che  liringe  Proferpinara- 
pita,  di  penna  edacqucre  la;  così  bizzarro,  bennfencito,  tenero,  e  corretto, 
che  refilk'beniffimo  a  fronce  de' tanti  altri  fuptrbifiìmi,  che  poflìcde  di  tuttii 
Maeflci  •  Morì  Luco  >  per  il  troppo  afi^aticaril  nello  itudio ,  dicono  ;  e  la  fua_, 

mor- 


>ÌÈfm  PJìJCOm  ET  AlTTtI,  575 

Sòrèe  viene  gloriofamente  accennata  nel  funerale  di  Agoftino  Carfacci ,  quan- 
do per  l'intelligenza  vniuerfalc  eh'  egli  auea  deJfe  regole  dell'Architettura  an- 
cora R  dice  che  :  Si  difìribuirono  fra  gl'^cademici  i  carichi  con  mollo  auuedimcntoz 
ferciochefù  dato  il  pendere  delU  inuentione ,  e  del  difegno  à  Giouanpuolo  Bonconti ,  co- 
me  quello  ,  che  per  la  lunghe'^  diSÌHdio  ,&eccelleiì'^  digiudicio,era  di  profonda  in- 
telligen's^t ,  e  di  cfqtvfita  effattcT^a ,  fi  come  di  modejìiffime ,  e  nobili  maniere ,  e  compi- 
to ndfapere  j  e  neW  operare  ,il  quale  in  pochi  giorni  doppo  il  funerale  del  Carraccio ,  ce- 
dendoti vna  lunga  indifpojìtione ,  che  gli  Jt  rinforT^  forje  per  lefoumrchie  fatiche  e  di 
corpo  j  e  dimente  foflenute  in  queP'  attione ,  raddoppiò  il  danno,  emacerebbe  il  dolore 
all'Academia  colfarft  compagno  nella  morte,  e  nelle  lodi  à  colui ,  del  quale  in  vita  era 
fiato  congiuiuiffimo  d'amore ,  e  diftudio .  Così  morì  aach'  egli  ben  prcfto ,  nel  fiore 
della  fua  giouentù ,  e  nel  principio  del  [no  beu'operare ,  ia  Roma)  fotto  !a  fcor- 
tadi  Annibale 

-  PIETRO  PANCOTTO,  i!  più  temerario  Pittore  afrefcoche  Me  mai  fla- 
to a!  Mondo,  comeben  lodirnoftraiio  le  pitture  fotco  il  portico  di  S.  Colom- 
bano, eh  "è  quanto  di  lui  abbiamo  in  Bologna,-  oltre  vn  gran  firegozzo  bizzar- 
riflìmo  in  tela  a  olio  >  che  voleuafi  àz  Cartacei  a  difpetto  delle  carte ,  quando 
v' è  tanto  lontano,  e  di  luiècertiffimo.  Siriconofce  molto  bene  ,  e  lisa  fotto 
i]  detto  portico  aueregli  per  difpetto  caricaconel  volto  deirEuangehlta  cht* 
ferine,  quel  Zelante  Pallore,  che  per  correggerlo  1' aueua  fatto  itar  prigione  ;  e 
dall  altraparteilfuoVidente,  altrettanto occulato  in  notare  i  fiioi  errori  j  ed 
auuertirlo  a"d  alìenerfene;  così  l' Orgagna  ,  ferine  il  Vafari ,  dipinfe  nel  Parati- 
fo gii  amici  fuoi,  e  neli' Inferno  i  nemici ,  fra' quali  vnMeflb,  perche  l'auea  pi- 
gnorato ;  e  così  Pari  Spinello,  per  rifcuoterfi  di  certe  male  lingue  ,  chel'anean 
carreggiato  e  lacero  più  volte,  con  fuo  gran  danno,  nella  Cappella  di  S.  Nicolò 
in  S.  Domenico  d'Arezo  dipinfe  lingue  che  abbniciauano,  i  Dianoli  attorno  che 
viattizzauanoilfuoco,  &  inariaChrirto  che  le  malcdiua,  con  quelle  parole: 
à  lingua  dolofa.  Ma  che  di  coUuipoch'opere  fi  trouino  in  Bologna  poco  impor- 
ta :  ben  d  molto  rileua  ,  che  né  vna  h  veda ,  ò  fi  riconofca  di  quelle  di 

ANTONIO  ìMARIA  PANICO,  tanto  lodatomi  fempredall'Albanijpercosì 
brauo  non  meno  in  belle  lettere, che  nella  Pittura  ;  onde  con  marauiglia  di  tutti,e 
lode  degl'intendentijegli  fcriiieOe ,  erifpondelìe  in  terzetti,  &  in  ottauarimaad 
Annibale,  del  quale  dopo  Dionifio  Fiammingo,  era  fiato  fcoiare;e  perciò  a  que- 
fto  fecondo  Precettore  tanto  Gmile,e  conforme  nell'operazioni,  che  tutte  l'opre 
fue  in  Bologna ,  per  mano  del  maefìro  fiano  fiate  leuate ,  e  portate  fuori ,  come 
d'vn  S.  Francefco  dicea  raccordarfi,  fiimato  dallo  ftefifo  Guido  per  di  Annibale, 
e  per  tale  mandatoli  i  Venezia .  Roma  anch'effa ,  ouc  palsò  co  gh  altri  feguaci 
di  Annibale ,  di  poche  forfè  di  Tua  mano  può  pregiarli,  mentre  quella  ben  prello 
lafciando ,  e  titirandoli  su  quel  di  Caitro ,  a  Farnefe  ,  e  luoghi  circonuicini ,  at-. 
tefe  coli  a  lauorare,fenza  emulazione  e  concorrenza;  accafatouifi  con  fuffi- 
ciente  fortuna.  E  perche  l' opre  fne  tanto  s' accofiano  al  Maeffro,  che  come 
dilli  ]  non  clonano  vna  Eaiuima  dii&culU  in  «ile:  tolte  pei  di  fua  mano  >  die  ono> 

la 


57<?  PATiTETEnZA 

la  maggior  parte  effer  ftate  kuate  >  tafciandoui  ò  la  copia  »  ò  riponendouene  »f- 
era  moderna .  Io  non  podo  di  cofa  tanto  a  me  remota  ,e  lontana  il  certo  affer- 
mate; ma  dico  ciò,  che  ho  vdito  dir' più  volte  al  fudetto  Albani,  ch'eftrema- 
mente  lodaua  anche  vna  fua  Cappella  dipinta  a  Barbarano  .  Commendanfì  fra 
le  altre  fue  pitture ,  nel  Duomo  di  Farnefe  nella  Cappella  del  Santiflìmo  il  qua- 
dro dell'Altare  a  olio  :  In  altro  luogo  iui  pure  li  quindici  mideri  del  Santiflìmo 
Rofario,  in  figurine  picciole  a  frefcoj  e  nella  Chiefa  della  Madonna  fuori  di  quel 
luogo,  perandarea  Caftro,illorieafrefco  della  Vita  di  Noftra  Signora  ,  con  li 
quadri  a  olio  della  fteflaAnnonziata  dall'Angelo,  e  della  fteffa  prefentante  al 
"Tempio  il  Figliuolo .  Altre  dicono  mortrarfene  in  Latere ,  &  altre  ecccllentiflì- 
me  nella  Chiefa  principale  di  Bolfena ,  che  quarant'  anni  corrono  (e  fu  la  pri- 
m4  volta  che  pallai  a  RomaJ  mi  furono  date  a  conofcere ,  ma  con  quell  appli- 
cazione che  fi  piiò  credere,  in  vna  eti  tanto  frelca ,  e  tanto  lontana  dall'  imma- 
ginarmi, douelTe  fucceder  quel  giorno ,  che  auelsi  bramato  auerle  io  notate  al- 
lora più  per  bifogno ,  che  per  bizzarria .  L"  ifteffo  diremo  di 

LATTANZ  [Ò  M A  INA  RDI ,  quel  medcfimo  cred'io ,  chz  il  Mafini  dille  de* 
Mangini ,  altra  memoria  non  trouandone  io ,  che  quella  né  fece  dunque  il  det- 
to Mafini  :  Il  Mancini  nel  fuo  dilcorfo  di  Pittura ,  ponendolo  fra'  Pittori  del 
quarto  fecolo,  ed  in  confeguenza  del  perfetcìfsimo  j  e  più  di  tutti  ilBaglioni, 
checQSÌuefcrifle: 

VITA  DI  Ì^ATTANTIO  BOLOGNESE  PITTORE'. 

Ragioneremo  primieramente  d'vn  valente  giouane ,  il  quale  Lattautio  Bolognefe 
appellojjt .  Venne  egli  à  F^oma  net  "Pontificato  di  Tapa  Sifìo  V.  &  haueua  bua- 
nifjimi principi  di  pittura ,  poiché  haueua  diligentemente  fludiato  nell  accademia  di  Bo- 
logna .  Era  Lattantio  della  [cuoia  del  Caracci ,  nella  quale  hauea  fatto  buon  profitto ,  e 
da  principio  fu  meffo  a  dipingere  nella  volta  della  /ala  nel  pala'!;j!^o  di  S.  Gio.  Laterano, 
che  fcende  alla  porta  (anta ,  e  lauorouui  molte  cofe,  e  tra  le  altre  vi  fono  alcune  Virtù 
figure  in  piedi ,  eh  e  per  le  mani  fi  tengono ,  &  affai  buone  riufcirono  ;  e  diedero  molto  gu- 
fio  a'profeffori  della  pittura. 

Dapoi  entro  la  cappella  del  Tontefìce  Sifìo  V.  in  S.  Maria  maggiore  nella  cupola  di- 
finfe  -pn  choro  d'Angeli  affai  belli ,  e  ne'  triangoli  dell  iftefìa  cupola  euui  vna  Sibilla  con 
faccia  velata ,  e  con  puttini  molto  ben  condotta.  E  [opra  il  dtpoftto  di  Vapa  Tio  V.  tt 
mano  fini  fira  della  finellra  fìauui  vn  faldato  con  cora':^a,  timo ,  feudo ,  e  lancia  in  mano 
ben  formato ,  e  da  canto  vna  mcT^a  Donna  calcata  ,  ^  vn  Vecchio  a  federe ,  pittura  fìt- 
ta con  gran  maniera , e  che  diedegli  molta  fama  :  e  tutte  quefleimagini  furono  in  fi  e/co  la- 
uorate.  Dipinfe  il  mede  fimo  nelle  cappellette  alcune  figure.  E  nella  Sagrefiia  della^ 
cappella  fonui  delfuo  alcune  effigie  piccole  ,  che  fpirano  ognigratia. 

Fece  egli  a  man  diritta  della  porta  V imitale  della  Vigna  di  Sifto  la  I{eligione ,  opera 
meriteuole  di  lode . 

£  nel  "Palagio  Vattcanotauorò  molte  cofe,  alcune  delle  quali,  ferfar  la  mouaft- 

bri- 


rmCE^ZQ  A^SALOW  ET  ALTTtì.       577 

irìcit ,  fonò  fiate  guajle  ;  ma  nella  feda ,  che  dalla  cappella  Sijìafcende  in  S.Tietro,  d'or  ». 
dine  di  Tapa  Stjìo  V.  nella  folta  fono  diuerfe  pinture ,  e  tra  le  altre  vi  fi  vedo  no  alcune 
figurine  di  Lattantio  tanto  belle ,  e  leggiadre ,  che  (  per  dir  veì-o  )  in  queflo  gen  ere  non  fi 
può  meglio  defiderare . 

Dipinfe  in  S.  Maria  de'  Monti  nella  cappella  della  Vieta  di  N.  Signore  a  mano  dirit- 
ta la  ^agellatione  di  Chrifìo  di  buona  maniera  ;  e  tutte  queHe  opere  fono  a  frefco  termi- 
nate^. 

Queflo  giouane  hauerehbe  pollo  alla  luce  grand'  opere ,  fé  fufle  campato ,  ma  nel  fio- 
redellafiiaetàfe  nemorì .  Fù  egliafiai  difordinatononfolo  nel  mangiare,  maancorain 
altro ,  et  era  di  poca  complef^one  sì ,  che  grauementc  ammalo(fì  ;  e  fù  configUato  >  che  a 
Bologna  fua  Tatria  fé  ne  tornaffe,  che  hauerebbe  ricuperata  lafanità  ;  m'tfefi  egU  in  riag- 
gio  ,  e  [oprala  montagna  di  Viterbo  accidente  sì  terribile  gli  fopragiunfe ,  che  nefpirò 
l'anima,  e  portato  tn  Viterbo,  con  gran  difguflo  di  tutti  li  profefsori  del  difcgnodi  27., 
anniincirca  vifùfepolto .  Di 

VINCENZO  ANSALONI  abbiam  pure  qualche  vefligio  in  Patria;  perche 
fé  non  altro  >cagioner£Ì  Tempre  in  noi  ammirazione  il  S.Sebaftiaiio  nella  Cap- 
pella de*  Sig.Fiorauanti  in  S.Stefano;  epiù  la  tanto  grazi  ofa,giufta,  e  cosi  te- 
neramente colorita  tauolina  con  la  B.  Verg.  in  aria ,  e  li  Santi  Gio.  Euangelilta, 
Rocco ,  e  Sebaftiano  in  terra ,  nell'Altare  de'  Signori  Boniìgliuoli  in  Chiefa  de' 
RR.  McfiiaciCeleftini.  Sì  come  molti  di 

FRANCESCO  CAMVLLO,  del  quale  già  fi  è  detto,  come  quello  de' Po- 
ueti  j  &  altri  fuori ,  e  de"  quali  non  occor  replicare,  per  non  auer  paffatoegli 
vn'  intelligenza  ordinaria,  e  rutro  oprato  su  i  coloriti  difegni  di  Lodouico.  Di 

ACHILLE  CALICI  non  abbiamo  altro  che  in  S.  Arcangelo  vn  Arcangelo 
Michele  ,  &  vn  Rafaelle  con  Tobia  laterali  all'Aitar  maggiore .  Di 

VINCENZO  GOTTI,  che  trouo  congli  altri  Accademici  nella  ruota  de* 
Carracci  ,a'quali  forfè  pafsò  da  quella  del  Fiammingo,  e  morto  Lodouico  Ci  ap- 
poggiò a  Guido  Reni ,  nulla  abbiamo ,  per  eder'  ito  via ,  e  factofì  poi  Hiniare  per 
quel  valentuomo  che  diuennc,  in  quella  forma  che  compendiofa,  ma  diligen- 
temente così  fcrifse  il  Mafini . 

Vincen-:^  Gotti  Bolognefe  pittore ,  fu  Dìfcepolo  di  Diovigio  Caluart ,  e  con  Guido  ^^eni 
in  età  di  z@.  anni  ,partì  per  ^oma ,  e  dopo  d' hauerui  lafciato  alcune  delle  jue  opere,  an- 
dò à  Napoli ,  richcfìo  dal  V.  I^t ,  e  vi  fi  trattenne  circa  1 8.  meji ,  d' indi  pafsò  à  Meffì~ 
na ,  e  pota  l{eggio ,  nel  qual  luogo  pighavdo  moglie,  fi  fetmòfino  alla  fua  morte,  chefe- 
guì  adì  15.^'  Ottobre  i6^6.bauendo  dipinto  in  effa  Città  nella  Chiefa  del  Duomo  ii 
quadro  dell'aitar  maggiore ,  con  l  '^fjòntione  della  B.  V.  il  S.  Nicolò ,  e  la  Madonna 
col  Bambino  Giesù  tieU'^ltare  de'  Man  ,e  laS.  .Anna ,  con  rane  figure ,  neW  ^itav  de' 
Voti.  Nella  Chiefa  de' Frati  Tredicatori  fece  lataucla  dell'aitar  maggiore,  conS» 
Domenico  ,  e  S.  Giorgio  Vretcttoredi  detta  Città  ;  la  tauola  dell  '  aitare  di  S.  Tictro 
THartire,  quella  dell' anime  del  Turgatorio,  eqwlladclli  SS.  Stefano  Trotomr.y  tu  e  ,e 
Stefano  Vefcouo  della  medefima  Città  di  F{^eggio .  Nella  Chiefa  de'  Francifcani  dipi>ile 
ia  tauola  di  S.  Francefco,  con  vn  Cimo  d'angeli,  In  S. Frane ef co  di  Taolafece  l.i  t-iuola 

Dddd  di 


k' 


57* 


P  :a  Xt  É    T  E  H  2  A 


ài  S.  Totnafo  ^po^olo ,  quella  della  venuta  dello  Spìriti  Santo ,  e  quella  di  S,  Cateri- 
na. Nelli  Giefmti  dipinfe  vn quadro  con  alcuni  Santi,  e  Beati  della  Compagnia  di 
Giesù ,  e  nell  '  Oratorio  della  Congregatione  di  Ciesù  Maria ,  fece  vn  grandiffimo  qua- 
dro, douefono  da  óo.figure.  In  SS.  Cofma,  e  Damiano  fece  la  tauola  dell'altare  de'me- 
icfìmi  Santi ,  e  quella  del  Martirio  di  S.  Sebajiiano ,  e  nella  Chiefa  di  S.  Antonio  dipin- 
fe la  tauola  dell  '  altare  di  detto  Santo  >  con  la  Madonna ,  e  Giesù  Bambino ,  e  quella 
del  martirio  di  S.  Barbara ,  &  in  molti  altri  luoghi  dipinfe,  poiché  quafi  tutte  le  pitture 
delle  Chtefe  di  detta  Città  di  B^eggio  fono  fatte  di  fua  mano ,  e  fi  troua  memoria  fcritta 
difuo  pugno  d'  hauer  dipinto  2 1  S.tauole  d' altari  in  dtuerfi  luoghi  del  ^egno  di  Napo- 
li, oltre  le  molte  ne  luoghi  publici,  epriuati  fatte  a  particolari,  e  delle  quali  Ci  potreb- 
be auer  più  compita  relazione  dail  Eccellentidìmo  Sig.  Dottor  Gotti  Tuo  figlio 
colà  iiatogli>ma  che  ripatriato,ottimamente  efercita  le  parti  di  Lettor  Pubblico 
dell'  Ordinaria  Legale ,  e  di  Auuocato  infigne  .  Di 

FLORIO  MACCHI  così  fido  feguace  di  Lodouico,e  che  nò  douea  mai  rom- 
pere il  corfo  alle  fue  bell'opre  del  pennello  colle  fatture  del  bollino,  farà  fempre 
mirabile  la  graziofa  Vergine  Annonziata  a  frefco  dipinta  da  i  lati  della  porra_> 
della  Chiefa  dello  Spirito  Santo  >  creduta  da*  forellieri  del  fuo  Maeftro  ;  com'cf- 
fet  marauigliofì  >  dicono,  li  sfondati,  che  pafsò  a  fare  a  Mantoua,  non  so  in  qual 
Palagio  di  quel  Sereniilìmo,  non  auendomene  alcuno  colà  faputo  dire ,  ne  io  ri- 
conofcerne;  che  per  altro  la  tauola  all'  Aitar  maggiore  di  S.  Andrea  delMerca» 
to  ;  il  frefco  nella  Chiefa  della  Morte  del  Pellegrino  >  che  a  noi  fen  viene  coii_i 
3a  tanto  da  noi  fempre  adorata  Immagine  della  Madonna  di  S.  Luca  ;  e  fopra_« 
nell'Oratorio  il  Lazzaro  refufcitato;  e'I  miracolo  di  S.Carlo, laterale  alla  porta 
maggiore  in  S.  Gio.  in  Monte ,  fattogli  fare  dal  Mulìco  Confoni,  fono  di  poco 
rilieuo .  Si  come  di  minor'  anco  le  fatte  da  1  duo'  fuoi  fratelli ,  che  furono  va 

GIVLIO  CESARE,  &vn 

GIOVANNI,  de' quali  però  altro  non  occor  dire.  Come  fermarci  poco 
dourcmo  in 

TOMASO  CAMPANA,  che  non  feppc  Lodouico  difguftare ,  iafciandogli 
fra  gli  altri  fuoi  difcepofi  (allora  ancora  che  ribellatofegli,  auea  feguìtoGui-> 
do  )  fare  que' duo' pezzi  nel  fàmofo  Cortile  di  S.  Michele  in  Bofco ,  che  foli  di 
queft'  huomo  regillra  anch'  egli  il  Malìni ,  e  che  non  fono  tanto  cattiui ,  come 
que'  di 

AVRELIO  BONELLI,  anziCatiucIIi,  e  chenondoueua  fimilmente  per- 
mettere l'iUciTo,  cheli  framifchialTe  con  tanti  altri  valenti  fcolari,  ancorché 
poi  correggerli  volefle ,  fàccndoui  dopo  qualch'anni  il  quadretto  affai  fuffi- 
ciente  delia  Madonna  ,  mezza  figura  ,  che  fcAiene  il  Signorino  intero  dirim- 
petto alla  porta  del  Conuento,loura  quell'vfciojch'èlapriinacofa  a  vederli 
prim'anco  de!  Cortile  .  Non  dirò  altro  parimente  di 

SEBASTIANO  RAZALI,  che  ch\amoiR  honoratiffìmo ,  e  vabrofo fogetto  nel 
IFui^erale  d'Agoflino,  ancorché  in  (uo  luogo  vi  operatfe  poi  il  Galanini  ,•  e  po- 
tendoli vedere  yca  fua  operazione  »ch'  è  il  S.  Benedetto  liuolunteli  nudo  fui- 

le 


E7IEA  710SSI  ET  ALTltf.  575^ 

le  fpineì  nel  Cortile  >  ch'alerò  forfè  noncroaeraffi  di  lui  in  Bologna  ;  né  vo- 
lendo io  qui  col  poco  lodarlo  fcemar  la  fede  all'  Autore  del  detto  Funerale ,  che 
dilTe  anche  ilBonelli:  gindiciofo,  e  valorofe  foretto  anch' egli,  non  meno  indefeQ* 
mgli  fiudii  della  Tittura ,  che  eccellente  nella  Mupca .  Lafcio  limilmenee  vit' 

ENEA  ROSSI , che  dipinfe ,  ferme  il  Mafìni ,  ró  5>  TieCro  Martire  U  muoia  deili 
due  altari  di  S»  Giacinto ,  e  quella  di  S.  Raimondo .  Va 

FRANCESCO  CAVAZZONI,  che  dipinfe,  (fcriue  lo  fleffo)  aS.MarU 
THaddalena  di  [Ira  S.  Donato  la  tauola  all'aitar  MaggioYe,con  Chrifto  predicante  ,eviè 
S.  Maria  Maddalena ,  e  S.Marta,  &  in  S.  Gio.  in  Monte  dipinfe  alti  ^oda  vna  tauola  con 
S.  Gio.Battina ,  che  predica  alle  turbe  tpoftatH  vna  colonna  contigua  alla  Cappella  à  S, 
Cecilia  ;  e  che  tirando  allo  ftile  di  Bartolomeo  Paflerottì ,  me  io  fa  credere  èfler 
flato  di  quefti  allieuo,  prima  che  paffaffe  a'Carracci .  Vn' 

ALESSANDRO  PROVALLI ,  che  in  fuagiouentù  dipinfe  vn  ChriHo  morto  nef 
santone  del  portico  fui  muro  della  Cafa  de'  Conti  Zambcccart ,  fituata  (opra  il  canale  di 
I{eno  t  vicino  a  S.  Maria  Maggiore ,  e  nell  '  Oratorio  di  S.  Isacco  dipmje  àfrefco  la  V  ita 
a 5.  Blocco ,  che  difpenfa  ti  fuo  a'  Voueri .  Vn 

GIACINTO  GILIOLI ,  che  dipinfe  nella  Chie/a  deSantiCofma,e  DamianoU 
tauola  di  S.  Romualdo  ;  e  nflla  Chiefa  delle  Monache  di  S.  Mattia  il  tranfito  di  S.  Gio» 
fefft  >  &  altroue .  Vn 

GIACOMO  LIPPI  daBudrio,  detto  perciò  comunemente  Giacomone  da 
BudriOjChe  fece  la  tauola  a  olio  alquanto  riguardeuoJc  all'Aitar  maggiore  della 
Chieia  Parrocchiale  di  S.  Andrea  de  gli  Anfaldi,  col  CroccfifTo  S.  Andrea ,  la_. 
Maddalena  ginocchioni,  &  vn'altro  Santo  Martire,  che  fì  vede  efler  vn  ritratto: 
Tutto  il  Salone  dell' Ofpitale  di  S.  Biaggio  coniftorie  facre ,  ferme  anch' egli  il 
MaHni:  La  facciata  di  fuori  di  quadratura,  edendo  fondatidìmo ,  &intelligen- 
tiflìmo  di  Profpettiua,  e  d' Architettura  ;  La  maggior  parte  de  gli  occhi  a  frefco 
(otto  il  portico  dell' AnnonziatarTutt'i  fregi  delle  ftanze  del  Palagetto  de' Si- 
gori  Spadi  ad  Vzano ,  &  altri  luoghi  priuati ,  Vn 

GIO.  BATTISTA  VERNIGLI,  delqualefi  vede, diccilfudetco,/«  f<i«o/« 
in  S.  Colombano  delli  Santi  Marcello ,  e  Donino.  Vn 

PIETRO  MARIA  PORETTANO,  che  ferine  il  detto  Mafini,  non  folo 
effer  Itato  fcolaro  de' Carav^ ,mahauer  dipinto  ndlaTarocchiàk^iS<Maria Mad- 
dalena della  Toretta  la  tauola  di  S.  Antonio  abbate .  Vn 

DOMENICO  MARIA  MIRANDOLA  ,  che  fu  vnodi quelli,  che  difgu- 
flatofi  poi  co' Cartacei ,  perla  fopradetta  partita  fatta  da  eflì  al  Facìni ,  fì  ritirò 
dalla  loro  Accademia ,  e  dando  luogo  nelle  proprie  cafe  fui  Guazzaduro  a  Pie- 
tro ,  gli  tenne  mano ,  anzi  l' efortò ,  e'I  foflienne  ad  aprir  la  nuoua ,  che  fin  chca# 
Ti(fe  Pietro ,  del  Facini  fu  detta;  ma  quello  morto,  profeguì  fotto  nome  dell'Ac- 
cademia de'  Mirandola  :  molto  famofa  poi  per  effer  (tata(  dopo  U  mancanza 
particola  rmente  de'  detti  Carracci)  frequentata  da'  primi  huomini  di  quel  feco- 
lo, particolarmente  da  M.  Agoftino  Marcucci  Sanefe, Bartolomeo  Gangiolini 
da  Fano ,  Leonello  Spada ,  G:o.  Vaiefìo ,  Andrea  Lungo  da  Rauenna ,  Gio.  Ca- 

Dddd     2  ftclii, 


58o  P  A  7iT  É    T  £  Ti  Z  A 

ftelli ,  Celare  Pofterlà  ;  inducendouifi  a  leggere  duoi  Aaoi  il  dottifUmo  Antonio 
Caftald  j  Profsflbre  così  valente  delle  Matematiche  fulla  noftra  Vniuerfità  >  cj» 
tanto  famofo  per  le  ftampe ,  e  Giacomo  Landi  nelle  raedefime  pure  eccellente: 
Non  ifdegnando  in  effa  portarli  a  di/egnarui  (capitati  elfi  a  BoIogna)iI  Caualie- . 
reGiiifcpped'Arpino,eFrancefco  Vannf;  ammirando  in  ella  i  bei  rilieuibu- 
fcati ,  e  fattili  propi  da  Domenico  nel  finirli  quella  de'  fiidetti  Cartacei  ;  lo  fche- 
letro  Ilenb ,  di  che  s' eran  feruiti  elfi  a  far  paura  al  Facini  :  quel  fuperbo  torfo  di 
vn  Crocefiffo  fermato  fopra  quel  sì  bel  naturale  >  fenza  gli  altri  duo  '  pure  in  tal 
guifa  ricauati  dall' huomo,  e  dalla  donna  ;  la  famofa  telta  del  Cauallo ,  &  altte 
■cùrioficà  dit'ufamcnte  notate  nella  Vita ,  che  di  quelì'  huomo  lafciò  fcritta  il  P. 
Abbate  Mirandola  Canonico  di  S.  Saluatore  ;  e  che  come  io  tralafcio  >  per  non 
effer' ella  di  Pittore,  così  ad  altri,  che  quelle  dc'noftri  Scultori  prendeflea  fcri- 
uere,  potrebbe  ottimamente  feruire  ;  colla  ne  ce  (farla  cautela  ed  auuertenza  pe- 
rò, quando  egli  (non  so  con  qual  fondamento  e  ragione)  confonde,  e  vuoici 
eh'  ella  folte  comune  quelV  Accademia  a"  Mira  ndoli  Se  a'  Carracci ,  e  quella  vna 
e  medefima,  che  aperta  aueaao  efli  prima  i  grand'  huomini  foura  l'Ofpital  della 
Morte  ;  e  nella  quale  ilìudiando  egli  con  gli  al  tri  quello  fuo  parente ,  brauo  fta- 
tuario  dìuenne,  prima  di  ribellarli ,  partirlenc ,  e  la  propria  anzi  quella  di  Pietro 
nuouamente  aprire .  Vn 

BENEDETTO  POSSENTI ,  fpiritofo  al  pari  del  Maftelletta  ne  fuoi  primi 
anni  in  far  paefi  , porti  di  mare,  imbarchi,  mercati,  balli,  quilUoni,  e  limili 
bizzarrie ,  prefe  anch'  oggi  per  di  mano  dello  fteflo  Maftelletta  ;  ma  che  poi  da- 
toli al  guadagno ,  necelfitatoui  maflime  dalla  numerofa  famiglia  ,  aperta  botte- 
ga a  canto  a  S.  Maria  dell'Ade,  li  pofe  a  tirar  giù  ad  ogni  prezzo  armi ,  voti,ta- 
uole  d'Altare  per  campagna,  e  luoghi  baffi,  oue  perciò  tante  fé  ne  vedono,  che 
non  occor  ridire  ;  facendo  i  ritratti  fomigliantilfimi  ancorché  d' infelice  manie- 
ra. Ch'ebbe  fra  gli  altri  quattro  figliuoli,  che  nell' illeffo  grado  dipinfero  anch' 
e£G,etaluokaconpiiìfcherr.o  chelode;  trattone Gio. Pietro  natogli  del  i5i8. 
che  in  far  battaglie  inoltrò  come  vn  genio  particolare ,  così  vna  furia,  &  vno  flile 
molto  commendabile  :  Che  dipinfe  ancora  tauole  da  Chiefa, come  quella  nel 
Duomo  di  Mantoua  al  primo  Aitare  a  man  ritta,  di  tanta  molla  >  cosi  gran  fpiri- 
to,  e  colorire  ardito,  che  alla  prima  ferma;  fi  come  fanno  l'altre,  cioè  la  gran 
tauoladel  Martirio  di  S.Lorenzo  fatta  in  dodici  giorni,  per  fettantafolo  ducati, 
entro  la  picciola Chiefa  di  detto  Santo  nella  Citcà  di  Padoua ,  doue  l'infelice 
frefco  di  età ,  rellò  vccifo  d' archibuggiata  entro  quella  centrata  che  chiamano 
Calandra ,  oue  fempre  Hanno  Pittori  :  e  dfel  quale  in  Bologna  polTono  vederfi  in 
pubblico  li  tré  archi  a  frefco  della  Vita  del  Miracolofofotto  il  portico  diS.Frà-; 
cefco  ;  tutti  que'che  Ci  ammirano  fotro  vn  portico  fimiie  de'  RR.  PP.  Zoccolan- 
ti di  Cafte!  S.  Pietro  :  la  nominata  altre  voice  apparizione  del  Signore  Riforco 
alla  Madre  nella  Cappella  Sacchi  in  S.Barbaziano,  e  fimi!i,ne'qu3li  fi  vedefeoi- 
pre,  e  sifcor'^e  vn  iure  brauo  e  bizzarroj  epcr  così  dire  appunto>ViOlento.  Va 

GIO.  BATTbTA  BVSi,  &vn 

GIV- 


I 


CIGLIO  CES  AIE  P  Aliami  Et  AITU    58r 

GIVLIO  CESARE  PARIGINI,  chefi  buttò  poi  tagliatore  in  rame,  e  cfiè 
Operarono  anch' erti  nel  funerale.  Va' 

ALESSANDRO  ALBINI,  che  firailmente  fece  vna  di  quelle  ftorie  nella  co- 
Ioana funebre;  che  fi  portò  bene  a  fufHcienza  nel  Cortile  a  S.  Michele  in  Bofco» 
e  ne'quadretci  a  concorrenza  nella  Chiefa  di  S.Pietinartire.  Vn 

PIETRO  BOVI.  Vn 

CESARE  GROSSO.  Vn 

TOMASO  ROMANI ,  detto  il  FORNARINO.  Vn 

GIO.  FRANCESCO  MACCAFERRI.  Vn 

FRANCESCO  DE'BICARI.  Vo 

GIACOMO  DIDINI.  Vn" 

ANTONIO  LEVANTE.  Vn 

BENEDETTO  LVCCHINi.   V,, 

GIO.  FRANCESCO  FERRARI,  &  vn 

GIO.  BATTISTA  NATALE,  chediuenneropoibraui  Intagliatori  di  figu- 
re ,  e  di  quadratura  in  legno.  Vn* 

ANDREA  COSTA  ,  che  ha  fatto  cofc  mirabili  nella  Santiffima  Cafa  ^ 
Loreto .  Vn* 

ALESSANDRO  DA  MODANA.  Vn 

PIETRO  DA  FERRARA.  Vn 

BARTOLOMEO  SCHIDONI  MODANESE.  Vn 

CAMILLO  GAVASETTE  MODANESE.  Vn* 

ANTONIO  CASTELLANI ,  &  altri ,  e  fìmili  di  minor  rìfleflìoné  anco  de- 
gni, che  tutti  daran  fine  a  quefta  Terza  Parte,  ed  infiem  Primo  Tomo  ;  douendo 
paflarfeneadimpiegatfì  più  degnamente  Ja  penna  nelle  azioni,  e  nell'opre-» 
d' altri  loro  Condifcepoli  bensì ,  &  de'  Carracci  anch  'efTìallieui ,  e  feguaci,  ma 
che  gran  Maeflri  per  lo  più  diiiennero,  e  Capi  infigoi  riufcirono  di  famofe_» 
Scuole  ,  eh'  anch'  oggi  vigorofa mente  fi  dilatano ,  e  d' vn'altrctanto  ben  fecon- 
da propagazione  la  mia  FELSINA  anco  PITTRICE  ifpcranzano,ed  aflìcnra- 
no .  Daranno  dunque  principio  quefti  con  le  loro  qua/i  fempre  formali,  e  ben 
copiofe  Vite  alla  Quarta  Parte ,  e  infieoj  Secondo  Tomo ,  in  fronte  del  quale-» 
apparirà  prima  d'ogn' altro  Guido  Reni;  non  meno  perche  Ja  tanto, accetta  e 
gradita  moderna  maniera,  della  quale  fu  egli  primo  Capo,  &Inuentore,  da_. 
efsi  ancora  fi  vede  per  lopiù  tentata  ;  e  feguita,  quanto  perche  prima  diefsi 
vfcico  alla  luce  del  iVlondo ,  per  ragion  di  Natura  deue  anche  andar  loro  auanti 
e  precedere. 

Il  jìne  della  ^erz^a  VartLj , 
e  del  Frirno  Tomo . 


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